Carlo Calenda, segretario di Azione, è intervenuto all’evento di Forza Italia al Teatro Manzoni di Milano, una tre giorni che ha celebrato i 32 anni del video della discesa in campo di Silvio Berlusconi e dato il via alla campagna referendaria. «Questo Paese ha disperatamente bisogno di liberali, popolari e riformisti che non si sottomettano né a sovranità di destra né a estremisti di sinistra. Faremo quel percorso e se ci sarà spazio per lavorare insieme sarò felicissimo, perché io a condividere un partito con Conte, Bonelli, Fratoianni, Vannacci e Salvini proprio non ce la faccio», ha detto. «Oggi più che mai la battaglia per la libertà richiede scelte coraggiose, ovvero avere la forza di rendersi autonomi da chi è nemico dell’Europa, e Azione non defletterà», ha continuato. Quindi l’attacco a Salvini e al suo incontro con l’estremista britannico Tommy Robinson: «Non si può far finta di non vedere chi riceve neonazisti cocainomani in un ministero della Repubblica (ndr Robinson, ritenuto islamofobo, è stato condannato diverse volte per violenza, droga e frode). Chi non è in grado di condannare il regime di Putin e quello di Maduro. È arrivato il momento di costruire l’identità europea. E serve farlo subito senza ambiguità».
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha diffuso un messaggio a 10 anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, avvenuta il 25 gennaio 2016. «L’annuale commemorazione che la comunità di Fiumicello Villa Vicentina dedica a Giulio Regeni raccoglie l’Italia intera in un sentito e commosso tributo per una vita ignobilmente spezzata. A 10 anni dalla sua scomparsa, ribadiamo le ragioni universali della giustizia e del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, contro ogni forma di tortura. Il rapimento e il barbaro assassinio di Giulio, un nostro concittadino, rimangono una ferita aperta nel corpo della comunità nazionale», si legge nella nota.
Mattarella: «Si faccia piena luce su circostanze e responsabilità»
«Rivolgo anzitutto un affettuoso pensiero ai suoi genitori, colpiti dal dolore inconsolabile per la perdita di un figlio – avvenuta per cause abiette e con modalità disumane -, ammirevoli esempi di coraggio e determinazione nella ricerca della verità. Un’esigenza condivisa da tutti gli italiani e non solo. Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale e delle relazioni internazionali». E ancora: «L’impegno di quanti, con dedizione, hanno operato e operano per corrispondere, in questa vicenda, alla sete di verità storica e giudiziaria, merita rispetto e gratitudine. La piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova. Nella dolorosa ricorrenza odierna, rinnovo la vicinanza della Repubblica alla famiglia Regeni e l’impegno del nostro ordinamento affinché sia onorata la memoria di Giulio facendo piena luce sulle circostanze e le responsabilità che ne segnarono il tragico destino».
Il rapimento e il ritrovamento del corpo con segni di torture
Regeni era un dottorando italiano dell’Università di Cambridge che venne rapito a Il Cairo e ritrovato senza vita pochi giorni dopo vicino a una prigione dei servizi segreti egiziani. Il corpo presentava evidenti segni di tortura. Sulla pelle erano state incise, con oggetti affilati, alcune lettere dell’alfabeto, e tale pratica di tortura era stata documentata come tratto distintivo della polizia egiziana. La vicenda ha dato vita in tutto il mondo, e soprattutto in Italia, a un acceso dibattito sul coinvolgimento nella vicenda e nei depistaggi successivi dello stesso governo egiziano.
Matteo Salvini è intervenuto in chiusura della tre giorni della Lega a Rivisondoli, in Abruzzo. Tra i temi toccati spiccano questioni interne al partito, come il possibile addio del suo vicesegretario ed eurodeputato Roberto Vannacci, e le polemiche per il suo incontro con l’esponente dell’estrema destra britannica Tommy Robinson (ritenuto islamofobo e condannato diverse volte per violenza, droga e frode).
L’avvertimento di Salvini: «Chi esce dalla Lega finisce nel nulla»
«Ci sono persone che vogliono mantenere la poltrona? Persone elette grazie a chi ha fatto i gazebo senza prendere un euro? Auguri, andate. Se lungo il cammino lo zaino si riduce di peso improduttivo, noi lo lasciamo volentieri agli altri, non abbiamo bisogno di pesi improduttivi. Anche perché la storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla», ha detto Salvini. Pur non avendo esplicitato a chi fossero riferite le dichiarazioni, non è difficile pensare che possano essere per il generale Vannacci, che sta per annunciare la fondazione di un nuovo partito ultra sovranista.
Su Robinson: «Ma potrò incontrare chi voglio?»
Il focus si è poi spostato sull’incontro con Robinson e sulle critiche ricevute dalle opposizioni: «Sulla libertà di parola e pensiero, noi siamo l’unico partito ad aver votato contro la legge bavaglio su cosa si può dire e cosa non si può dire,cosa risponde alla legge, chi può incontrare Salvini e chi non può incontrare. Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia da incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?».
La premier Giorgia Meloni ha definito inaccettabili le parole di Donald Trump sui soldati della Nato, che per lui stavano «a distanza dalla prima linea in Afghanistan». In una nota diffusa da Palazzo Chigi, ha scritto: «Apprendiamo con stupore le dichiarazioni del presidente Trump secondo cui gli alleati della Nato sarebbero “rimasti indietro” in Afghanistan. Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, la Nato ha attivato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia, un atto di solidarietà straordinario nei confronti degli Stati Uniti. In quell’imponente operazione contro chi alimentava il terrorismo, l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command West, una delle aree operative più rilevanti dell’intera missione». Quindi la rivendicazione dell’impegno «lungo quasi 20 anni» del nostro Paese, che «ha sostenuto un costo che non si può mettere in dubbio»: 53 soldati italiani morti, oltre 700 feriti in combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle forze afghane.
Meloni: «L’amicizia merita rispetto»
Alla luce di ciò, per Meloni sono «non accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi Nato in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione alleata». «Italia e Stati Uniti sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in atto», ha continuato. «Ma l’amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica».
La premier Giorgia Meloni ha commentato la scarcerazione di Jacques Moretti, il proprietario del locale di Crans Montana dove si è consumata la tragedia di Capodanno, esprimendo «profonda indignazione e sconcerto per una decisione che infligge un ulteriore, indicibile strazio alle famiglie delle vittime e dei tanti feriti». Parlando con il Corriere della sera, ha assicurato che «lo Stato italiano, e io personalmente, resteremo giorno per giorno al loro fianco nel percorso di ricerca della giustizia e della verità». Insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera chiedendogli di prendere contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese per rappresentarle la viva indignazione del governo e dell’Italia di fronte alla decisione di scarcerare Moretti.
La premier: «Nostra disponibilità a collaborare ignorata»
Meloni è poi entrata nel merito dell’inchiesta, spiegando che dall’inizio l’Italia ha offerto collaborazione alle autorità elvetiche per fare piena luce su quanto accaduto: «La nostra polizia giudiziaria ha consolidata esperienza per svolgere tutte le investigazioni necessarie. Mi rammarico che questa disponibilità finora non sia stata raccolta, e che anzi le indagini abbiano conosciuto incertezze, ritardi e lacune, al punto che non sono state svolte neanche le autopsie di giovani deceduti che non presentavano ustioni». Quindi la richiesta che venga istituita, «senza ritardo e senza ulteriori resistenze, una squadra investigativa comune che utilizzi la competenza e la professionalità degli appartenenti alle forze di polizia italiani».
Solo nell’arco delle due giornate dell’8 e 9 gennaio 2026 «potrebbero essere state uccise nelle strade dell’Iran oltre 30 mila persone». Lo scrive il Time, citando due alti funzionari del ministero della Salute iraniano coperti da anonimato. In quei giorni migliaia di persone erano scese in piazza per manifestare contro il regime. Le autorità avevano bloccato Internet e tutte le altre comunicazioni con il mondo esterno. Testimoni oculari e filmati girati con i cellulari mostrano cecchini appostati sui tetti e camion muniti di mitragliatrici aprire il fuoco sui manifestanti.
Il bilancio è 10 volte superiore a quello fornito dal governo iraniano
Le fonti hanno riferito che in quei due giorni le scorte di sacchi per cadaveri sono andate esaurite e le ambulanze sono state sostituite da autoarticolati a 18 ruote. La stima di 30.304 morti, scrivela rivista, non tiene poi conto dei feriti ricoverati negli ospedali militari deceduti successivamente, o delle vittime in aree dove non sono stati forniti bilanci. Questo bilancio è 10 volte superiore a quello comunicato dal governo iraniano, secondo cui i morti sarebbero 3.117. Il Time ha precisato di non poter verificare in modo indipendente i dati, ma ha segnalato che la stima è coerente con le testimonianze di medici e soccorritori presenti sul campo. La rivista americana ha paragonato la mattanza in Iran a quella compiuta dai nazisti alla periferia di Kyiv, Ucraina, il 29 e 30 settembre 1941, quando vennero trucidati 33 mila ebrei ucraini a Babyn Yar.
Un altro morto sulle strade di Minneapolis, dove un agente della Border Patrol ha ucciso Alex Pretti, un infermiere di 37 anni, sostenendo che fosse armato e si fosse avvicinato con intenzioni ostili. I fatti si sono verificati sabato 24 gennaio 2026 alle nove del mattino. I testimoni e i video sembrano però contraddire la versione ufficiale, secondo cui la vittima avesse in mano una pistola e avesse reagito con violenza al tentativo di disarmarlo, con l’agente che gli avrebbe sparato perché si sentiva in pericolo. Una persona presente sulla scena ha infatti riferito che Pretti stava cercando di aiutare una donna che era stata spinta a terra, quando è stato afferrato da alcuni agenti, e non sembrava opporre resistenza. «Non l’ho visto con una pistola. L’hanno buttato a terra e hanno iniziato a sparargli», ha raccontato.
Un video mostra Alex Pretti con in mano un telefono
C’è anche un filmato analizzato dal New York Times da cui emergerebbe che l’uomo aveva in mano un telefono e si era frapposto tra una donna e un agente che le stava spruzzando spray al peperoncino. Sempre secondo le immagini, la sua arma sarebbe stata trovata solo dopo che era stato immobilizzato sul marciapiede. Intanto nella città sono infiammate le proteste, interrotte solo dall’ondata di gelo che si sta abbattendo sul Nord Est degli Stati Uniti. La temperatura è scesa fino a -23 gradi.
Non ha fine la tragedia di Anguillara Sabazia. Dopo il femminicidio di Federica Torzullo, sono stati trovati morti i genitori di Claudio Carlomagno, il marito della donna accusato di averla uccisa. A casa dell’altro figlio, a Roma, trovato un biglietto di addio che avevano lasciato nel pomeriggio. È stato proprio lui che, allarmato per la sorte dei familiari, ha contattato una zia che, raggiunta la villetta sul Tevere dove vivevano i coniugi, ha fatto la tragica scoperta. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 per la constatazione del decesso e i carabinieri per i rilievi. Gli investigatori hanno ipotizzato fin da subito il suicidio.
Chi erano i genitori di Claudio Carlomagno
La donna, Maria Messenio, era una figura nota nell’amministrazione locale della cittadina laziale, dov’è stata assessora alla sicurezza del Comune di Anguillara fino a pochi giorni prima. Dopo il ritrovamento del corpo della nuora nell’azienda di famiglia e l’arresto del figlio, aveva presentato le dimissioni. Il marito, Pasquale Carlomagno, era finito nei giorni scorsi nelle carte delle indagini. Le telecamere di sorveglianza avevano ripreso il suo furgone transitare davanti alla villa della coppia nelle ore a ridosso del delitto e fermarsi per nove minuti. Nei giorni scorsi non si escludeva che la coppia potesse essere sentita dai carabinieri, anche se non era stata fissata una convocazione.
I tantissimi tifosi italiani che il 13 luglio 2025 percorrevano Church Road, nel quartiere di Southfields di Londra, per dirigersi al campo centrale di Wimbledon, il tempio mondiale del tennis, erano così presi dall’imminente finale tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz che non avranno certo fatto caso ai manifesti affissi nella zona residenziale della periferia londinese puntellata di villette a schiera. Era la protesta dei residenti che da anni si battono contro una mega operazione immobiliare accusata di devastare l’ambiente.
Il progetto prevede la creazione di 39 nuovi campi e di uno stadio
Mentre fervono i preparativi per il prossimo torneo, oggi il silenzio quasi religioso dei campi in erba è rotto dal rumore delle carte bollate. Si sta combattendo infatti una furiosa battaglia per il futuro della competizione di tennis più prestigiosa al mondo. L’AELTC (All England Lawn Tennis Club), la secolare associazione che organizza Wimbledon, da tempo coltiva un progetto ambizioso quanto devastante: triplicare la superficie della già imponente struttura attuale, che conta otto campi con gradinate. Il piano prevede la costruzione di 39 nuovi campi da tennis e di uno stadio da 8 mila posti, con tanto di tetto retrattile, destinato a diventare il futuro centrale. Il tutto dovrebbe sorgere sull’ex sito del Wimbledon Park Golf Club, un’area naturale che per decenni ha rappresentato uno storico polmone verde per la zona. Per gli organizzatori, l’espansione è necessaria per mantenere il torneo ai vertici mondiali, permettendo finalmente di ospitare le qualificazioni “in casa” anziché nella scomoda Roehampton, nel parco di Richmond. L’accorpamento farebbe lievitare ricavi e introiti per l’AELTC, ma l’espansione monstre comporterebbe anche la cementificazione di un’area incontaminata, la stessa che rende Wimbledon così speciale.
L’ingresso dell’AELTC a Wimbledon (Ansa).
Il caso si è trasformato in un intricato rebus politico
La vicenda urbanistica si è trasformata però in un intricato rebus politico. Nel 2023, il Consiglio comunale di Wandsworth, dove ha sede il torneo, aveva alzato il muro del no, bocciando il progetto. Tuttavia, poiché la maggior parte del terreno interessato dal progetto ricade sotto la giurisdizione del vicino Consiglio di Merton, la palla è passata alla Greater London Authority. Nel settembre 2024, il vicesindaco di Londra, Jules Pipe, ha dato il via libera definitivo, scatenando l’ira dei residenti. È nato pure un comitato Save Wimbledon Park (SWP) che accusa gli organizzatori dello storico torneo di prepotenza edilizia mascherata da progresso sportivo.
Un manifesto contro L’AELTC a Wimbledon (Ansa).
Una legge vittoriana potrebbe affossare l’espansione
Quella che finora era stata solo una protesta di quartiere che AELTC pensava di liquidare facilmente ora invece rischia di diventare un ostacolo insormontabile. Il comitato ha scovato una vecchissima legge che potrebbe bloccare tutto: il terreno conteso sarebbe infatti soggetto a un trust statutario in base al Public Health Act, una norma datata 1875, ai tempi della Regina Vittoria, che non è mai stata abolita, secondo cui la zona può essere destinata esclusivamente a “passeggiata pubblica” o ad area ricreativa. Ironia della storia: il primo torneo di tennis a Wimbledon nacque proprio lì, nel 1877, perché la legge vittoriana di due anni prima consentiva di fare degli sport all’aria aperta. La medesima legge che fece nascere l’AELTC oggi potrebbe affossarla.
La protesta del comitato Save Wimbledon Park alla Royal Court of Justice (da Fb).
Non siamo ancora ai livelli della Rai. Ma Netflix sta diventando un motore fondamentale per lo sviluppo dell’industria audiovisiva in Italia. E non è un caso che tutti i maggiori produttori si siano presentati, il 21 gennaio, allo Spazio Colonna di Roma, per il bacio della pantofola ai vertici di Netflix in Italia, in primis alla vicepresidente contenuti Tinny Andreatta (figlia del politico Nino Andreatta, più volte ministro e tra gli ideatori dell’Ulivo), ringraziando per gli investimenti nella serialità originale.
Eleonora “Tinny” Andreatta (foto Imagoeconomica).
Solo per le 11 serie originali Netflix Italia (una distribuita sulla piattaforma nel 2025, le altre nel 2026) la filiale tricolore del colosso americano ha infatti speso circa 147,7 milioni di euro, cui sommare oltre 30 milioni di euro per altri cinque film originali Netflix. Anni luce di distanza rispetto alle cifre, molto più piccole, messe sul piatto italiano da altre piattaforme streaming, tipo Paramount+ o Disney+, insomma.
La differenza la fa anche la sensibilità del management
E la differenza la fa, probabilmente, anche la sensibilità del management: Netflix Italia è guidata da Andreatta, manager con un lungo trascorso nella fiction Rai, mentre le altre piattaforme hanno management di vertice lontano dall’Italia, con base a Londra o direttamente negli Usa.
Giusto per mettere in riga un po’ di numeri, nel dicembre 2025 Netflix ha distribuito la miniserie Sicilia Express (di Ficarra e Picone), costata 12,1 milioni di euro. Poi a gennaio è stata la volta della docu-serie Io sono notizia, dedicata a Fabrizio Corona: 2,5 milioni di euro (e 800 mila euro di tax credit).
Dal 23 gennaio è su piattaforma il film originale Il falsario, con Pietro Castellitto e Giulia Michelini: 11 milioni di budget con un tax credit pari a 3,3 milioni. Quindi, dal 10 febbraio, è la volta della mega-produzione seriale Motorvalley, realizzata dalla società di produzione Groenlandia di Matteo Rovere, con budget da 26,5 milioni (7,6 milioni di tax credit) e cast formato da Luca Argentero e, ancora, Giulia Michelini.
La nuova serie di Zerocalcare, Due spicci, sarà disponibile da maggio: 8,1 milioni di costi produttivi e 3 milioni di tax credit.
Ci sono poi la terza stagione di Lidia Poet (con Matilda De Angelis) a 14 milioni di budget; la seconda stagione di Maschi veri (10,4 milioni di euro) e di Storia della mia famiglia (10,3 milioni di euro).
Matilda De Angelis (foto Ansa).
E altre novità: una serie young-adult ambientata in una scuola militare, tipo Nunziatella, ossia Minerva-La scuola (16,6 milioni di euro); Chiaroscuro, un light crime seriale con Pierpaolo Spollon e Andrea Lattanzi (16,1 milioni di euro); Nemesi, serie thriller con Pierfrancesco Favino, Elodie e Barbara Ronchi (16 milioni di euro di costi produttivi, con un tax credit di 4,8 milioni); Il capo perfetto, prodotto seriale su un imprenditore romagnolo, con Luca Zingaretti (15,1 milioni di budget e 4,4 milioni di tax credit).
Elodie (foto Imagoeconomica).
Fuori dal conto c’è pure Suburramaxima, nuova produzione della saga di Suburra arrivata alla quinta stagione dopo un film e tre serie: è in lavorazione e non ci sono ancora i dati di budget. L’ultima serie prodotta, Suburra Aeterna, era costata oltre 18 milioni di euro. Quindi i 147,7 milioni di cui sopra potrebbero lievitare a quasi 170 milioni di euro per la serialità Netflix. Tra gli altri nuovi film originali Netflix in arrivo, infine, ecco Noi un po’ meglio, con Elio Germano e la regia di Daniele Luchetti: 6,3 milioni di euro di costi produttivi.
È scattato alle 15 il blocco della circolazione dei treni tra FirenzeCampo di Marte e Firenze Rifredi per i lavori al cavalcaferrovia di Ponte al Pino. L’ultimo convoglio Alta velocità è transitato in direzione Sud verso le 14.45, mentre alle 15.30 sono partiti i primi autobus sostitutivi che collegano le due fermate. Il Gruppo Fs e Italo hanno dispiegato una grande quantità di volontari e personale per dare indicazioni, ma il numero dei viaggiatori è risultato inferiore alle attese tanto che un solo pullman aveva passeggeri a bordo. Il blocco proseguirà fino alle 15 di domenica 25 gennaio 2026.
Le ripercussioni sulla circolazione
Per consentire il completamento dei lavori, alcuni treni Alta velocità subiranno cancellazioni, modifiche di orario e/o di fermate, anche con anticipi in partenza. Alcuni convogli fermeranno a Firenze Campo Marte o Firenze Rifredi anziché a Firenze Santa Maria Novella. Anche alcuni treni Intercity e Intercity Notte subiranno limitazioni di percorso e modifiche di orario e/o di fermate, anche con anticipi in partenza. Per i treni Intercity della tratta Trieste – Roma è previsto un collegamento con bus sostitutivo fra le stazioni di Prato Centrale e Firenze Rovezzano. Possibili disagi anche sui treni del Regionale.
Khaby Lame, il tiktoker italiano più seguito al mondo, ha venduto la sua società per 975 milioni di euro. A soli 25 anni, il creator ha ceduto la maggior parte delle quote aprendo le porte a un nuovo progetto, ovvero la creazione di un avatar digitale con intelligenza artificiale basato su di lui. L’accordo concede infatti ai compratori l’autorizzazione a utilizzare i dati biometrici di Khaby – volto, voce e movimenti – per creare un clone digitale che potrà condurre dirette streaming, vendere prodotti, parlare più lingue contemporaneamente e operare 24 ore su 24 al posto suo, senza limiti fisici.
La società è stata aquistata dal Rich Sparkle Holdings Limited
Ad acquistare la Step Distinctive Limited, che controllava l’attività commerciale e di live commerce legata al brand di Lame, è stato Rich Sparkle Holdings Limited, un gruppo quotato al Nasdaq. L’accordo non prevede un pagamento in contanti, ma l’emissione di 75 milioni di azioni ordinarie della società acquirente, che ora detiene il controllo operativo del business. Secondo i documenti depositati presso la Sec, l’autorità di controllo dei mercati americani, Khaby deteneva indirettamente il 49 per cento della società, il che lo ha reso il principale venditore nell’operazione. Lui, in ogni caso, non uscirà di scena. Il contratto specifica che continuerà a essere coinvolto nella gestione operativa del business di live streaming e nella strategia commerciale del brand.
Si è concluso il secondo round di negoziati sull’Ucraina ad Abu Dhabi. «Non si può dire che sia stato infruttuoso, anzi ci sono stati dei risultati», ha detto una fonte all’agenzia di stampa russa Tass. «Il dialogo in formato “troika” potrebbe proseguire nei prossimi giorni», ha aggiunto. Secondo l’Afp, gli inviati di Kiev, Mosca e Washington si vedranno nuovamente la prossima settimana sempre nella capitale emiratina. Zelensky ha riferito che «la nostra delegazione ha presentato un rapporto sugli incontri negli Emirati, si è discusso molto ed è importante che le conversazioni siano state costruttive». «Le parti hanno concordato di riferire nelle capitali», ha aggiunto in un post su X, «e di coordinare le ulteriori fasi con i leader».
Zelensky: «Discussi parametri per la fine della guerra»
«Il tema chiave della discussione sono stati i possibili parametri della fine della guerra», ha scritto sempre Zelensky su Telegram. In particolare, «la parte americana ha sollevato la questione dei possibili formati per l’adozione dei parametri della fine della guerra e delle condizioni di sicurezza necessarie a tal fine». Ai negoziati hanno partecipato:
da Kiev il ministro della Difesa Rustem Umerov, il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il comandante delle forze congiunte Andriy Hnatov, il deputato del partito Servo del popolo David Arakhamia, il rappresentante permanente dell’Ucraina presso le Nazioni Unite Serhiy Kyslytsia e il vice capo della direzione regionale militare Vadym Skibitsky;
da Washington c’erano Steve Witkoff, Jared Kushner, Dan Driscoll, Alex Grinkevich e Josh Gruenbaum;
da Mosca funzionari dell’intelligence militare e dell’esercito guidati dal capo della direzione generale dell’Intelligence dello Stato maggiore russo, Igor Kostyukov.
La procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, titolare dell’inchiesta sulla strage di Crans Montana, è intervenuta dopo che la premier Meloni e il ministro Tajanihanno richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera, incaricandolo di esprimere proprio a Pilloud la grande indignazione del governo italiano per la scarcerazione di Jacques Moretti, il titolare del locale dove si è consumato l’incendio. «Non voglio provocare un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera ma non cederò a un’eventuale pressione delle autorità italiane», ha detto la procuratrice, sottolineando di non essere stata lei a scarcerare l’uomo ma il Tribunale delle misure coercitive. Pilloud ha riferito di essere stata contattata dall’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado: «Gli ho spiegato che non si tratta di una mia scelta e gli ho consigliato di prendere contatto con il tribunale, oppure con le autorità federali».
Svizzera: «Anche noi vogliamo chiarezza e piangiamo le vittime»
Sulla vicenda è intervenuto anche Ignazio Cassis, vicepresidente della Confederazione svizzera, con un post su X: «Come l’Italia, anche la Svizzera piange le 40 vittime e i tanti feriti della tragedia di Crans Montana. Capiamo il dolore, perché è anche il nostro dolore. Vogliamo chiarezza. Seguiamo con attenzione il lavoro della giustizia del canton Vallese. Ne ho discusso oggi con il collega Antonio Tajani e abbiamo ribadito la volontà di Svizzera e Italia di sostenersi reciprocamente in questa tragedia comune».
Come l’Italia, anche la Svizzera piange le 40 vittime e i tanti feriti della tragedia di Crans Montana. Capiamo il dolore, perché è anche il nostro dolore. Vogliamo chiarezza. Seguiamo con attenzione il lavoro della giustizia del canton Vallese.
Il ministero della Difesa cinese ha messo sotto indagine e rimosso Zhang Youxia, il generale di grado più alto dell’esercito nonché vicepresidente della Commissione militare centrale, l’organo direttivo dell’esercito. L’uomo, numero due dell’ente dopo il presidente Xi Jinping, è indagato per sospette gravi violazioni della disciplina e della legge. La sua rimozione è l’ultima delle estesissime epurazioni a cui Xi sta sottoponendo le forze armate. Gli analisti ritengono che le purghe siano mirate sia a riformare l’esercito sia a garantire lealtà al leader cinese. Fanno parte di una più ampia campagna anti corruzione che ha punito oltre 200 mila funzionari da quando è salito al potere nel 2012.
Indagato un altro generale, nella Commissione restano solo due membri
Insieme a Zhang è stato indagato anche un altro generale, Liu Zhenli, anch’egli per presunte violazioni disciplinari su cui non si hanno dettagli. Nella Commissione restano dunque solo due membri, lo stesso Xi e il generale che lui stesso ha incaricato delle epurazioni, Zhang Shengmin. Tutti gli altri sei comandanti nominati in passato da Xi sono stati rimossi.
Incidente mortale all’alba di sabato 24 gennaio 2026 in centro a Milano. Secondo le prime ricostruzioni, un mezzo dell’Amsa (la società che si occupa della raccolta dei rifiuti) non avrebbe dato la precedenza all’incrocio tra corso Sempione e via Filiberto, urtando una Bmw. Dopo l’impatto, avvenuto intorno alle 5.30, l’auto è stata trascinata in avanti, abbattendo semaforo e segnaletica verticale, ed è andata a sbattere contro un’altra vettura che arrivava dalla direzione opposta. Il conducente della Bmw, 45 anni, è morto poco dopo l’incidente, nonostante il trasporto d’urgenza in Pronto soccorso. Si tratta di Simone Bonino, ex bodyguard di Alberto Genovese, l’imprenditore condannato per le violenze e gli abusi di Terrazza sentimento. Bonino, secondo quanto riporta il Corriere, sarebbe stato l’uomo che faceva da guardia mentre Genovese era in camera da letto anche con le ragazze che poi denunciarono i fatti. Il dipendente dell’Amsa è stato trasportato in codice giallo al San Carlo mentre il terzo automobilista è rimasto illeso.
Il cordoglio dell’Amsa
In una nota, l’Amsa ha espresso «profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia dell’automobilista». «In attesa di conoscere gli esiti degli accertamenti in corso, l’azienda si è immediatamente messa a disposizione delle autorità competenti per contribuire a chiarire ogni aspetto dell’accaduto e accertare la dinamica dell’incidente», si legge nel comunicato.
Gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Italia di partecipare, come membro fondatore, alla Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) per Gaza. Si tratta del contingente concepito nell’ambito del piano di pace statunitense per monitorare la sicurezza nell’enclave palestinese. A riferirlo è Bloomberg, citando fonti informate. Secondo queste ultime, la proposta sarebbe stata presentata questa settimana alla premier Meloni e al ministero degli Esteri, che non avrebbero ancora deciso. In base alla richiesta, l’Italia non contribuirebbe con truppe ma sarebbe sufficiente un impegno ad addestrare la futura forza di polizia di Gaza. La portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers, interpellata nel merito, non ha specificato se gli Usa abbiano esteso un invito a Roma. «Gli annunci sull’Isf arriveranno presto», ha detto.
La Farnesina ha deciso di richiamare a Roma l’ambasciatore italiano in Svizzera dopo lascarcerazione di Jacques Moretti, il titolare del locale Le Constellation di Crans-Montana dove si è verificata la strage di Capodanno. L’uomo, indagato per omicidio, lesioni e incendio colposi, è infatti uscito di prigione dopo aver pagato una cauzione di 200 mila franchi. Ora sarà comunque sottoposto a misure cautelari come l’obbligo di firma e la consegna dei documenti di identità, ma la notizia ha suscitato molta rabbia nell’opinione pubblica e tra i membri del governo.
La nota di Palazzo Chigi: «Grave offesa e ulteriore ferita alle famiglie delle vittime»
Per questo la premier Meloni e il ministro degli Esteri Tajani hanno dato istruzione all’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado «di prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud per rappresentarle la viva indignazione del governo e dell’Italia di fronte alla decisione del tribunale di Sion (ndr quello che ha disposto la scarcerazione di Moretti) nonostante l’estrema gravità del reato di cui è sospettato Moretti, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico». Una decisione che, prosegue la nota di Palazzo Chigi, «rappresenta una grave offesa e una ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e di coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale». E infine: «L’Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia, e chiede che a ridosso di questa sciagura vengano adottati provvedimenti rispettosi, che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie».
Insieme al Ministro degli Esteri @Antonio_Tajani abbiamo dato istruzione all’Ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado di prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud per rappresentarle la viva indignazione del…
Sono ancora in corso ad Abu Dhabi i negoziati formali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti «nell’ambito degli sforzi per promuovere il dialogo e individuare soluzioni politiche alla crisi». Sono le parole dello sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, vice primo ministro e ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, il quale ha spiegato che i colloqui dovrebbero durare due giorni, quindi fino a sabato. Le discussioni di venerdì, ha spiegato il principale negoziatore ucraino Rustem Umerov, si sono concentrate sul raggiungimento di una «pace dignitosa e duratura».
Zelensky: «Trump ci darà i Patriot»
Intanto Zelensky ha riferito che, dopo l’incontro tra Stati Uniti e Ucraina al Forum economico mondiale di Davos, le due parti hanno concordato la fornitura di munizioni per il sistema di difesa aerea Patriot. «Ho parlato con il Trump e ho ricevuto missili Pac-3 per il sistema Patriot», ha detto. Sui negoziati, invece, «è ancora troppo presto per trarre conclusioni, vedremo come proseguiranno e quali saranno i risultati». «È necessario», ha scritto su Telegram, «che non solo l’Ucraina desideri porre fine a questa guerra e raggiungere la piena sicurezza, ma che anche in Russia nasca in qualche modo un desiderio simile».
Jannik Sinner è agli ottavi degli Australian Open 2026. Dopo quasi quattro ore di lotta con i crampi e il caldo, l’altoatesino ha battuto lo statunitense Eliot Spizzirri per 4-6, 6-3, 6-4, 6-4. Nel prossimo turno sfiderà in derby Luciano Darderi, che ha avuto la meglio contro il russo Karen Khachanov. Prosegue la corsa anche Lorenzo Musetti, che ha vinto sul ceco Tomas Machac, per un’edizione da record per il nostro tennis con ben tre azzurri agli ottavi. L’atleta toscano sfiderà il vincente tra lo svizzero Stan Wawrinka e lo statunitense Taylor Fritz.