Quanto è costato il Mose e quando è prevista la fine dei lavori

Al 2018 erano già stati spesi 5,5 miliardi di euro, ma l’insieme delle opere deliberate raggiungerebbe 8 miliardi. Doveva essere ultimato nel 2016, ma l'inaugurazione è slittata a fine 2021.

Mentre si contano i danni a Venezia il pensiero non può che andare subito al Mose, il colossale sistema di barriere mobili contro le acque alte che attende ancora di essere ultimato. E lascia intanto la Laguna in balia di catastrofi naturali come questa. Secondo il progetto originario – l’opera è stata pensata negli anni ’80, i lavori sono iniziati nel 2003 – il Mose doveva essere ultimato nel 2016. Problemi tecnici e giudiziari, in primis il commissariamento nel 2014 del consorzio che si occupava dei lavori, hanno fatto slittare l’inaugurazione a fine 2021.

Nel frattempo, il costo complessivo dell’opera è arrivato a quasi 6 miliardi di euro. Di questi, 5,493 milioni di euro sono già stati spesi, mentre altri 221 sono stati messi in conto dallo Stato. Se si considerano tutte le opere deliberate per la salvaguardia della Laguna, faceva sapere L’Espresso, la cifra complessiva raggiunge quota 8 miliardi. «Chiediamo al governo di partecipare», ha detto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, «e di capire a che livello è l’organizzazione del Mose, perché qui si rischia veramente di non farcela più. Domani chiederemo lo stato di calamità. Adesso il Mose si capisce che serve».

«Purtroppo ci sarà un’altra alta marea, a spanne mezzo miliardo di danni. Il Mose è pronto ad entrare in azione ma servono 100 milioni per la manutenzione annua. Uscito da qui andrò al Senato per un emendamento alla manovra per trovare questi soldi», ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, a Mattino 5. In realtà l’opera non è affatto pronta a entrare in azione: il 31 ottobre è arrivato un nuovo stop alla fase di test delle paratoie. Il Consorzio Venezia Nuova ha reso noto che è stato rinviato a un’altra data il sollevamento completo della barriera posata alla bocca di porto di Malamocco.

La ragione è dovuta al riscontro, avvenuto durante i sollevamenti parziali delle dighe mobili, il 21 e 24 ottobre scorso, di alcune vibrazioni in alcuni tratti di tubazioni delle linee di scarico. Un comportamento che ha indotto i tecnici del Consorzio allo stop, in attesa di verifiche dettagliate e di interventi di soluzione del problema. I lavori, in particolare per Malamocco, non sarebbero comunque finiti: la struttura installata sarà infatti oggetto fino a tutto il 2020 di ulteriori opere di consolidamento e ripristino.

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Rai, saltano le nomine e la Lega gode

Il cda del 12 novembre ha deciso di non decidere, posticipando il dossier. Intanto a RaiDue è battaglia tra Di Meo appoggiato da FdI e Marano, decano della tivù pubblica in quota Carroccio. E nel caos Foa rafforza il suo staff.

Ancora giorni di attesa in Rai, dopo che il cda del 12 novembre ha deciso di non decidere, rinviando la palla in avanti. Così, alla vigilia dell’incontro, è stato cambiato in tutta fretta l’ordine del giorno inserendo l’audizione dell’ad di RaiCom Monica Maggioni sulla riorganizzazione della società e il progetto di un canale in inglese e altri temi meno spinosi.

LEGGI ANCHE: La Lega di Salvini è all’opposizione, ma non in Rai

IL GELO TRA DE SANTIS E SALINI

Nel frattempo, dopo che i 5 stelle sono riusciti a far slittare il tormentato capitolo nomine, dopo alcuni giorni di assenza è ricomparsa la direttrice della rete ammiraglia Teresa De Santis (quota Lega) che d’imperio ha bloccato la partecipazione di alcuni ospiti importanti nel programma di Caterina Balivo. I rapporti tra De Santis e l’ad di viale Mazzini Fabrizio Salini restano tesissimi (i due non si parlano) cosa che provoca non pochi intoppi. Come la soluzione della vicenda di Nunzia De Girolamo, l’ex deputata di Forza Italia in predicato per la conduzione di un programma sulla prima rete. La pratica è così passata sulla scrivania del capo delle risorse artistiche Andrea Sassano nel tentativo di sbloccarle il contratto.

LA BATTAGLIA DI RAIDUE TRA DI MEO E MARANO

Guerra aperta anche a RaiDue, contesa tra Ludovico Di Meo, sostenuto dal consigliere di Fratelli d’Italia Giampaolo Rossi, e il decano della tivù pubblica Antonio Marano, leghista della prima ora e in Rai sin dai tempi di Umberto Bossi. Che in alternativa a RaiDue si sta muovendo per ottenere una delle direzioni di genere previste dal piano Salini, ovvero quella del Day Time. Il barometro politico del resto sembra impazzito al punto tale da restringere gli spazi di manovra. Se a questo si aggiunge la crescente irritazione del Pd per la scarsa rappresentanza di cui gode in Rai ora che è diventato partito di governo, il quadro dell’impasse è completo.

FOA RAFFORZA IL SUO STAFF

Intanto, approfittando della caotica situazione, il presidente Marcello Foa sta rafforzando il suo staff. Dal Tg1 è arrivata come addetta stampa la giornalista Fenesia Calluso che si va ad affiancare al portavoce Marco Ventura. Calluso è una seconda scelta, visto che inizialmente Foa aveva puntato sulla giornalista Micaela Palmieri che però ha declinato l’offerta.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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La mappa del maltempo del 13 novembre 2019

Marea record e danni gravissimi a Venezia. Caos sulle Dolomiti. Ancora allerta al Sud, in particolare in Basilicata.

Il maltempo iniziato ieri continuerà per tutta la giornata del 13 novembre, con l’acqua alta a Venezia arrivata a livelli disastrosi. Si registrano due morti in Laguna e danni anche alla Basilica di San Marco. Oggi il sindaco
Brugnaro chiederà lo stato di calamità e le scuole restano
chiuse.

CAOS SULLE DOLOMITI

Sulle Dolomiti si registrano forti problemi alla viabilità. In alcune zone dell’Alto Adige nel corso della notte sono caduti fino a 40 centimetri di neve. Numerose strade sono bloccate per alberi caduti, così anche la linea ferroviaria della val Pusteria. Oltre 200 gli interventi dei vigili del fuoco per liberare le strade, mentre a Bolzano si registrano cantine allagate. I maggiori problemi si registrano in val d’Ega, val Gardena e val Pusteria. Nel pomeriggio è previsto un miglioramento della situazione.

ANCORA ALLERTA AL SUD

Il maltempo ha flagellato anche il Sud. Oggi allerta arancione in Basilicata; gialla in Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Molise, Puglia e Veneto.

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Hong Kong paralizzata dalle proteste: sospesi i lavori del parlamento

Ancora manifestazioni in strada. Bagarre tra il fronte politico pro Pechino e quello schierato con gli attivisti pro democrazia. E il 14 novembre chiudono tutte le scuole.

Le proteste pro-democrazia a Hong Kong, giunte al terzo giorno
di fila, stanno semi paralizzando la città creando pesanti problemi ai trasporti. Il parlamento ha sospeso i lavori per la bagarre scoppiata tra i fronti pan-democratico e pro-Pechino. Molte scuole sono chiuse. L’Ue chiede «che tutte le parti esercitino moderazione».

CHIUSE TUTTE LE SCUOLE «PER MOTIVI DI SICUREZZA»

Una nota dell’ufficio per l’educazione pubblicata sul sito del governo spiega che alla luce delle condizioni attuali e prevedibili del traffico e della situazione generale, tutte le scuole di Hong Kong (tra asili nido, scuole primarie, secondarie e speciali) saranno chiuse il 14 novembre «per motivi di sicurezza».

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Incubo a Venezia, previsto un nuovo picco di acqua alta

Il 13 novembre la città si è svegliata contando i danni, i morti - 2 a Pellestrina - e aspettando un nuovo picco di mareggiata. Mentre la mobilitazione della barriera che doveva salvare la Serenissima è stata rinviata ancora.

Venezia si è risvegliata il 13 novembre ancora nell’incubo: contando i danni, i morti e aspettando una nuova mareggiata. Dopo l’acqua alta che il 12 novembre con il vento di scirocco a 100 chilometri orari ha sfiorato la paurosa soglia di 190 centimetri sul medio mare, il 13 novembre si attende un’altra super-marea, vicina al metro e 45, prevista alle 10.20. Mentre la mobilitazione del Mose, la barriera costata sei miliardi che doveva proteggere la città lagunare dall’acqua, è stata rinviata ancora.

PREVISTI 160 CM DI MAREA

Sono già suonate le sirene d’allarme per il nuovo picco previsto di alta marea a Venezia. La previsione aggiornata del Centro maree è di 160 centimetri alle ore 10.30. Alle 8.30 il livello registrato a Punta della Salute è già di 130 centimetri. Il città il cielo è plumbeo e piove leggermente.

DUE MORTI A PELLESTRINA

Sono due le persone morte la sera del 12 novembre a Pellestrina mentre infuriava la mareggiata che ha devastato la città lagunare e le sue isole, con una punta di marea di 187 centimetri. All’anziano di 78 anni, rimasto fulminato mentre cercava di far ripartire le elettropompe nella sua casa allagata, si è aggiunto un secondo abitante dell’isola, trovato deceduto anche lui in casa, probabilmente per cause naturali. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha scritto nella sua pagina Facebook che si contano i danni a Pellestrina, Murano, ma che sono andate sotto anche Chioggia e Punta Gorzone oltre a numerose località del litorale.

SECONDO RECORD DI MAREGGIATA DAL ’66: LA CONTA DEI DANNI

Quella del 12 novembre è la seconda misura nella storia della Serenissima, subito dietro al record dei 194 centimetri del 1966. I danni in città sono gravi. Gondole e barche strappate dagli ormeggi e spinte sulle rive, tre vaporetti affondati, altre imbarcazioni alla deriva. I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte per spegnere l’incendio all’interno del Museo di Ca’ Pesaro a Venezia, provocato dal mal funzionamento della cabina elettrica, che ha causato il crollo di un solaio a piano terra.

100 INTERVENTI DEI POMPIERI, I SOMMOZZATORI AL LAVORO IN LAGUNA

Nel centro storico e nella laguna permangono le situazioni più critiche: l’acqua alta ha completamente invaso l’isola Pellestrina. Diversi incendi si sono verificati nella notte a causa delle centraline elettriche invase dall’acqua. Le squadre dei Vigili del Fuoco stanno operando insieme con personale del nucleo sommozzatori per liberare la circolazione acquea a causa dell’affondamento di diversi natanti che hanno rotto gli ormeggi. A Venezia sono già stati effettuati oltre 100 interventi e altri 100 sono in attesa.

IN ARRIVO IL CAPO DEI VIGILI DEL FUOCO E DELLA PROTEZIONE CIVILE

L’elicottero Drago 71 dei Vigili del Fuoco sta compiendo un sopralluogo sull’isola di Pellestrina per individuare i luoghi più idonei per piazzare le pompe ad alta capacità di aspirazione. Il dispositivo di soccorso è stato rinforzato con personale arrivato dei comandi vicini. In mattinata a Venezia arriverà anche il capo del corpo nazionale dei vigili del fuoco Fabio Dattilo accompagnato dal capo dell’ emergenza Guido Parisi e il capo della protezione civile Angelo Borrelli.

LA CRIPTA DI SAN MARCO SOMMERSA

Sul fronte culturale, c’è grande apprensione per la Basilica di San Marco, i cui danni dovranno essere valutati quando l’acqua si ritirerà del tutto. La cripta, ha riferito la polizia municipale, è stata sommersa completamente. Nel momento del picco, in Basilica si misurava un metro e 10 d’acqua. Tutto il centro storico è stato allagato, perchè su questi livelli non ci sono passerelle o paratoie che tengano. L’acqua, con il buio fitto e la pioggia battente, è entrata dappertutto. I veneziani hanno assistito attoniti, dalle finestre di casa, o collegati al web, alla laguna che entrava nelle calli, nelle piazze, si prendeva i masegni e sommergeva ogni cosa.

BRUGNARO: «QUESTO È UN DISASTRO»

A cambiare tutto è stato il vento di scirocco che, se al mattino girava da nord est raggiungendo le coste del Veneto, in serata si è incattivito. Lo scirocco ha iniziato a spirare con raffiche fino a 100 km/h, e ha gonfiato la laguna. Alle 22 Piazza San Marco si presentava deserta e spettrale, sommersa da quasi un metro d’acqua, le onde ad infrangersi sulle colonne di Palazzo Ducale, la Basilica di San Marco, indifesa davanti all’attacco del mare. «Questo è un disastro, questa volta bisognerà contare i danni», ha detto il sindaco Luigi Brugnaro, mentre in barca effettuava un sopralluogo nell’area marciana, accompagnato dalla polizia municipale e dal personale di Avm.

E SI ASPETTA ANCORA IL MOSE

La marea rilancia anche il tema del Mose, il colossale sistema di barriere mobili contro le acque alte che attende ancora di essere ultimato, e lascia Venezia in balia di catastrofi naturali come questa. Tutte le scuole di Venezia e delle isole domani resteranno chiuse. Il sindaco ha annunciato che chiederà lo stato di calamità naturale per la città.

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Gli indici di Borsa e spread del 13 novembre 2019

Piazza Affari si prepara all'apertura dopo una giornata positiva. Il differenziale Btp-Bund a 147 punti base. I mercati in diretta.

La Borsa italiana si prepara alla sessione del 13 novembre 2019 dopo una giornata in Piazza Affari terminata in rialzo (+1,2%), come il resto delle Borse europee, tranne per la tendenza negativa di Madrid. Le trimestrali hanno condizionato in parte il listino, a partire dalle banche.

La migliore è stata Ubi (+2,7%) coi conti, insieme a Unicredit (+2). Volata per Banca popolare di Sondrio (+13,58%) sulle attese della vendita di 1 miliardo di npl. Il Tesoro intanto ha collocato Bot a un anno per 5,5 miliardi di euro con tasso in rialzo, il giorno prima dell’asta dei Btp. Bene Fineco (+2,6%), Azimut (+2,5%) e Stm (+2,2%). Su anche Poste (+2,1%) e Mediobanca (+2%) col piano industriale. Su buoni livelli Exor (+1,8%) e Fca (+1,2%), come Enel (+1,8%) e Generali (+1,6%). Mediaset ha guadagnato (+2%) salita al 15% nella tedesca Prosieben (-2,8%). Rialzo per Salini Impregilo (+4,4%) tra i favoriti per un nuovo contratto in Australia. In rosso invece Prysmian (-1,5%) il giorno dei conti, Moncler (-0,6%), Campari e A2a (-0,4%).

LO SPREAD CHIUDE IN CALO A 147 PUNTI

Lo spread tra Btp e Bund chiude in calo a 147 punti base dai 150 punti di ieri. Il rendimento del titolo decennale italiano si attesta all’1,21%.

I MERCATI IN DIRETTA

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Alle Regionali in Emilia-Romagna cresce l’ipotesi desistenza per il M5s

Mentre Salvini prepara la kermesse al PalaDozza,, il Pd corteggia i cinque stelle. Che, però, non escludono più di saltare un giro. La Lega a Bologna attesa dalle contestazioni.

Mentre Matteo Salvini prepara la kermesse al PalaDozza, in vista delle Regionali in Emilia-Romagna del 26 gennaio, prosegue la corte serrata del Partito democratico al Movimento 5 stelle per mettere in piedi un’alleanza che ricalchi la maggioranza di governo. Anche se, in casa cinque stelle, prende sempre più quota l’ipotesi di un giro di riposo, di una sorta di desistenza in chiave anti-Lega, senza il simbolo sulla scheda.

DI MAIO NON ESCLUDE A PRIORI LA DESISTENZA

Dell’ipotesi aveva parlato nei giorni scorsi Max Bugani, capogruppo in Comune a Bologna e membro del direttivo di Rousseau. Il capo politico Luigi Di Maio, che nei giorni scorsi aveva assicurato che il M5s sarebbe stato della partita con un proprio candidato alternativo sia al Pd sia alla Lega, per la prima volta non ha escluso la possibilità. «Dove non saremo pronti non ci presenteremo. Nei prossimi giorni prenderemo decisioni su questo», ha detto. La decisione dovrebbe essere presa il 15 novembre, in un incontro al quale parteciperanno i parlamentari del territorio con il capo politico Luigi Di Maio.

L’APPELLO DEL MINISTRO DE MICHELI

Intanto, dal Pd, agli appelli più volte ripetuti da Bonaccini, si è aggiunto quello di un membro del governo che è anche esponente di spicco del Pd emiliano-romagnolo, la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli. «Mi piacerebbe» – ha detto – «se il ‘primo bacio’ tra Pd e M5s fosse in Emilia, ma capisco che ci sono dei problemi. Con i colleghi dei cinque stelle ho lavorato bene. Ma continuo a rimanere un’emiliano-romagnola che vorrebbe e farà di tutto affinché Bonaccini continui a essere governatore».

PRODI BENEDICE LA CANDIDATURA DI BONACCINI

A Bonaccini è arrivata intanto anche la ‘benedizione’ di Romano Prodi «Questi» – ha detto Prodi riferendosi alla giunta uscente – «hanno governato bene, mentre Salvini porta per mano la candidata. L’elettore riflette non solo sui grandi slogan, ma anche sulle cose e su cosa un’alternativa a questo potrebbe produrre. La disoccupazione cala e tutti vengono a farsi curare qui». La Lega, intanto, Lucia Borgonzoni, puntando a riempire il PalaDozza di Bologna e lanciando le proprie parole d’ordine. Il clima si preannuncia caldissimo: oltre al flashmob delle ‘6 mila sardine’ in piazza Maggiore ci sarà un corteo dei centri sociali e dei collettivi universitari, che cercherà di avvicinarsi il più possibile alla convention del Carroccio, sicuramente ‘blindata’ dalle forze dell’ordine. Nella vicina Porta Lame, prevista anche una biciclettata organizzata dagli anarchici. Appuntamenti che potrebbero rendere molto delicata la gestione dell’ordine pubblico.

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Cosa succede tra Gaza e Israele dopo l’esecuzione di Abu al-Ata

Tensione alle stelle tra Tel Aviv e i membri della Jihad Islamica dopo la morte del comandante delle brigate al-Quds. Oltre 200 razzi verso i territori, mentre l'esercito rinforza il confine lungo la Striscia. E Hamas resta in attesa.

Alta tensione in Medio Oriente. L’uccisione nella mattinata del 12 novembre da parte di Israele del comandante militare della Jihad Islamica a Gaza, Baha Abu al-Ata, responsabile di lanci ripetuti di razzi le passate settimane verso lo Stato ebraico, ha immediatamente riacceso il conflitto con la Striscia.

Subito dopo, e per tutta la giornata, oltre 200 razzi sono piovuti su Israele, con le sirene di allarme risuonate anche a Tel Aviv e nel centro del Paese, aeroporto compreso. In serata il bilancio a Gaza era di 10 morti nella Striscia – inclusi Baha Abu al-Ata e sua moglie Asma – e 45 feriti nei raid israeliani contro i miliziani. Raid poi ripresi in serata.

In Israele, dove circa il 90% dei missili è stato intercettato dal sistema di difesa Iron Dome, si contano decine di feriti per le cadute mentre la gente correva nei rifugi. Lo scontro in atto, la Jihad è appoggiata dall’Iran, è il più grave da mesi e gli esiti non sono prevedibili.

LA MINACCIA DI NUOVI ATTENTATI

Da segnalare infatti che la scorsa notte, quasi in contemporanea con i fatti di Gaza, un altro comandante della Jihad Islamica, Akram Ajuri, è stato oggetto a Damasco di un attacco che la stampa siriana ha attribuito agli israeliani. «Israele», ha detto il premier Benyamin Netanyahu al termine di una riunione del Consiglio di difesa, «non vuole un’escalation ma farà tutto il necessario per difendersi. Occorre avere pazienza e freddezza». Poi ha denunciato che «Baha Abu al-Ata era il principale organizzatore di terrorismo a Gaza. Stava per organizzare nuovi attentati. Era una bomba in procinto di esplodere».

LA RABBIA PALESTINESE PRONTA A ESPLODERE

Da parte sua la Jihad, subito dopo l’uccisione di Al-Ata, ha annunciato che la sua reazione «farà tremare l’entità sionista». «Israele», ha accusato Ziad Nahale, uno dei leader della fazione, «ha oltrepassato tutte le linee rosse. Reagiremo con forza». Mentre da Ramallah, in Cisgiordania, il presidente palestinese Abu Mazen ha bollato l’azione di questa mattina come «un crimine israeliano contro il nostro popolo a Gaza».

NUOVI RINFORZI ISRAELIANI LUNGO IL CONFINE

Israele – che ha inviato al confine con la Striscia rinforzi di mezzi blindati, di unità di fanteria e anche ufficiali della riserva – al momento sembra voler tenere fuori dallo scontro Hamas, che pure governa l’enclave palestinese. Per questo ha fatto sapere ai suoi comandanti che se non si unirà al fuoco della Jihad, non colpirà i suoi obiettivi. Ma il leader Ismail Haniyeh ha garantito che «la politica israeliana delle esecuzioni mirate non avrà successo». Le prossime ore saranno dunque decisive per capire se il conflitto si allargherà, mentre l’Egitto sta mediando con l’obiettivo di riportare la calma.

VITA SOSPESA PER GLI ABITANTI DI GAZA

A Gaza intanto la popolazione si è chiusa nelle abitazioni e le strade sono piombate nel buio a causa delle ripetute interruzioni di elettricità. Di fronte ai panifici si sono viste code di persone accorse a fare scorte nella preoccupazione che un’escalation militare con Israele sia questione di ore. Mentre in Israele il Comando militare ha dato disposizioni alla gente di seguire le istruzioni impartite e di stare vicino ai rifugi. Le zone intorno alla Striscia, con in testa Sderot, sono martellate dai razzi e in molte cittadine non lontano dal confine e vicino a Tel Aviv domani le scuole rimarranno chiuse. L’Ue ha affermato che «il lancio di missili sulle popolazioni civili è totalmente inaccettabile e deve immediatamente cessare» e che «una rapida e completa de-escalation è necessaria per salvaguardare la vita e la sicurezza dei civili palestinesi e israeliani».

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Quanto vale il mercato dei video in streaming dopo il lancio di Disney+

Secondo gli analisti entro il 2025 il settore supererà i 500 milioni di abbonati. Netflix in testa con 235, seguita da Amazon Video 135 e dalla nuova piattaforma a 101.

Con l’arrivo del servizio Disney+ riparte tra i big della tecnologia la sfida sullo streaming video, un settore in crescita per utenti e propensione alla spesa. Stando ad un’analisi di Digital Tv Research, il settore raddoppierà entro il 2025 e andrà ben oltre la cifra di 500 milioni di abbonati nel mondo.

Netflix guiderà la lista, seguita a distanza da Amazon Prime Video. Per la neonata Disney+ si prevede un exploit. Nello specifico, gli analisti prevedono, entro sei anni, che Netflix raggiungerà 235,6 milioni di abbonati (un incremento di 70 milioni, solo 6 milioni negli Stati Uniti); Amazon Prime Video raggiungerà quota 135,9 milioni di utenti paganti; Disney+ 101,2 milioni; HBO Max 30,1 milioni e Apple TV+ 27,1 milioni. Per un totale di 529,9 milioni di abbonati nel mondo ai servizi video in streaming e a pagamento.

Gli Stati Uniti, sottolinea Digital Tv Research, sono «di gran lunga il paese più importante per queste piattaforme», ma anche «il più maturo» con «i mercati internazionali che stanno diventando sempre più significativi». «La concorrenza è intensa con una guerra dei prezzi in atto e offerte di distribuzione esclusive», ha spiegato Simon Murray, analista della società.

AMERICANI DISPOSTI A SPENDERE 44 DOLLARI AL MESE

Per i big della tecnologia statunitensi, quindi, il resto del mondo sarà sempre più importante e dovranno lottare per ogni abbonamento con un occhio ai prezzi. Basti pensare ad Apple, entrata di recente nel settore della tv in streaming con una politica commerciale aggressiva, proponendo abbonamenti a 5 dollari al mese. Secondo il Wall Street Journal, gli americani sono disposti a spendere 44 dollari al mese già da ora, prima che tutte le piattaforme decollino. Un aumento di 14 dollari rispetto all’attuale spesa media.

LA CRESCITA DELLO STRAMING IN ITALIA

I fruitori dello streaming video sono in forte aumento anche in Italia. Nel 2018 – secondo l’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano – il 19% della popolazione Internet italiana ha utilizzato servizi di ‘Subscription video on demand’ rispetto all’8% dell’anno precedente, per un valore di mercato pari a 177 milioni di euro, in crescita del 46%. Si stima che già nel 2019 il numero di sottoscrizioni possa superare quello degli abbonamenti alla PayTv. Nei prossimi anni, inoltre, la banda ultralarga e la diffusione del 5G potrebbero migliorare la fruizione e incrementare ulteriormente il numero di abbonati.

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Le mogli dei calciatori del Napoli in fuga dopo i furti subiti

La procura al lavoro per capire se dietro le azioni dei malvimenti si celi una strategia. Al momento mancano riscontri. Ma le mogli di Allan, Zielinski e Insigne lasciano le proprie abitazioni.

Mere coincidenze o intimidazioni vere e proprie? La procura di Napoli scende in campo e avvia accertamenti per capire se le tensioni in casa azzurra siano da mettere in relazione con i brutti episodi che hanno preso di mira negli ultimi giorni i giocatori azzurri. Prima l’effrazione e il il tentativo di furto venerdì lo scorso 8 novembre in casa Allan, poi il furto subito il 10 dalla moglie del centrocampista azzurro Zielinski.

LA PROCURA, AL MOMENTO, ESCLUDE L’IPOTESI DI UNA STRATEGIA

Al momento – secondo quanto emerge – non si sarebbe in presenza di una strategia finalizzata a intimidire i giocatori ‘ribelli’ del Napoli, ma il fatto stesso che se ne occupi la procura dimostra che i riflettori sono stati accesi. Il Napoli ha ripreso gli allenamenti, ma sarebbe più giusto dire che a Castel Volturno si sono ritrovati soltanto i resti della squadra, visto che ben 13 azzurri sono impegnati con le rispettive Nazionali. Ancelotti vorrebbe sfruttare questi giorni di sosta per ritrovare almeno un po’ della serenità perduta la scorsa settimana. Ma l’ambiente è ancora carico di tensioni che nelle ultime ore si sono spostate dai protagonisti del calcio alle loro famiglie.

I CALCIATORI AZZURRI RESTANO PREOCCUPATI

Ciò che è accaduto nei giorni scorsi ad Allan e a Zielinski ha lasciato il segno in un ambiente già fortemente scosso. Gli investigatori manifestano scetticismo sul fatto che questi episodi di criminalità siano in qualche modo legati alla situazione di crisi del Napoli e, al momento, non ci sarebbe alcun nesso con le contestazioni che con ogni mezzo sono arrivate alla squadra dopo l’ammutinamento e il rifiuto di continuare il ritiro deciso dalla società subito dopo la gara di Champions con il Salisburgo. Ma le indagini e gli accertamenti vanno avanti. E i calciatori, e soprattutto quelli che al momento si trovano lontani dalla città per aver dovuto rispondere alla chiamata delle proprie Nazionali, sono preoccupati. Allan e tutta la famiglia (la moglie Thais è peraltro incinta all’ottavo mese) si sono trasferiti in albergo a scopo precauzionale, anche se il tentativo di furto nella villetta in cui vivono a Pozzuoli è avvenuto in loro assenza. Il tentativo di furto in casa di Allan è fallito perché i ladri non sono riusciti ad aprire la cassaforte. Quanto a Laura, moglie di Zielinski, vittima del furto di autoradio e navigatore della propria auto, si è trasferita con il marito in Polonia e tornerà a Napoli sono insieme al centrocampista polacco, al termine dei suoi impegni con la Nazionale. L’auto era stata parcheggiata in una località di Licola ritenuta dalle forze dell’ordine a rischio furti. Jenny, la moglie di Insigne, il più contestato dai tifosi, a seguito della partenza del marito, si è trasferita con i due figli a casa dei genitori. Come uscire fuori da questo clima di tensione e preoccupazione? Soltanto un’inversione di tendenza dei risultati sul campo e una pace tra calciatori e società potrebbe contribuire a migliorare le cose.

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Lo scudo penale per ArcelorMittal accende lo scontro nel governo

Di Maio avverte Renzi e il Pd sul dossier Ilva: «Un emendamento per reintrodurre l'immunità sarebbe un problema enorme per la maggioranza». E l'azienda «deve restare». Pentastellati pugliesi contro il premier Conte. Ma l'acciaieria va verso la chiusura.

Un emendamento di Italia viva o del Pd per reintrodurre lo scudo penale a favore di ArcelorMittal «sarebbe un problema enorme per la maggioranza».

Luigi Di Maio interviene a gamba tesa nel delicatissimo dossier Ilva, mentre l’azienda va dritta per la sua strada e deposita in Tribunale l’atto con cui chiede il recesso dal contratto.

Il leader del M5s, durante la trasmissione televisiva Fuori dal coro condotta da Mario Giordano su Rete4, ha lanciato un esplicito avvertimento a Matteo Renzi: «Se cominciamo con gli sgambetti, Italia viva è quella che ha più da perdere».

LEGGI ANCHE: Chi è Lakshmi Mittal, il Paperone indiano che vuole lasciare l’Ilva

Lo scudo penale, ancor di più se generalizzato, «piacerebbe a tanti imprenditori». Ma secondo Di Maio il messaggio che deve passare è che «se provochi un disastro ambientale devi pagare». Un ragionamento che però è difficilmente applicabile alla multinazionale guidata in Italia da Lucia Morselli, visto che ArcelorMittal ha iniziato a gestire l’impianto di Taranto nel 2018. Ma Di Maio dice no anche all’ipotesi di una nazionalizzazione. Il motivo? «Sarebbe dare un alibi agli indiani, sarebbe dire che possono andarsene. Invece devono restare qui. Andremo contro di loro in giudizio».

CONTE ALLA RICERCA DI UNA DIFFICILE MEDIAZIONE

La posizione di Di Maio sullo scudo penale, in ogni caso, mette in imbarazzo anche il premier Giuseppe Conte. Il capo del governo ha riunito a Palazzo Chigi i parlamentari pugliesi del M5s alla presenza dello stesso Di Maio, del ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli e di quello per i Rapporti con il parlamento Federico D’Incà. Obiettivo: tastare il terreno sulla possibilità di reintrodurre l’immunità con una norma generale, non solo per Taranto. Secondo indiscrezioni si sarebbe trovato davanti a un muro, eretto soprattutto dalla senatrice Barbara Lezzi, autrice della norma che ha abolito lo scudo. Questa ricostruzione è stata smentita dai capigruppo pentastellati, che hanno parlato di «dialogo costruttivo». Ma è difficile credere alle loro parole, dopo quelle pronunciate in tivù dal capo politico in persona.

PATUANELLI OFFRE UN COMPROMESSO AI SENATORI M5S

La tensione è altissima e il ministro Patuanelli sta incontrando i senatori del M5s a Palazzo Madama. Sul tavolo ci sarebbe il tentativo di raggiungere un compromesso: uno scudo penale temporaneo per ArcelorMittal o per chi in futuro sarà chiamato a gestire l’Ilva, da collegare a un progetto di decarbonizzazione degli impianti. In serata il tema sarà discusso dall’assemblea di tutti i parlamentari pentastellati.

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Le cose da sapere sulla passeggiata spaziale di AstroLuca

Il 15 novembre Luca Parmitano sarà il primo astronauta dell'Esa a guidare un'attività extraveicolare. Dovrà sostituire un pezzo della Iss. È la missione più difficoltosa dopo quella su Hubble.

È una passeggiata spaziale degna del Guinness dei primati, quella che il 15 novembre l’astronauta Luca Parmitano affronterà con il collega americano Andrew Morgan: insieme dovranno sostituire un elemento del cacciatore di antimateria Ams-02 (Alpha Magnetic Spectrometer) al lavoro all’esterno della Stazione Spaziale dal 2011 e non progettato in vista di una manutenzione nello spazio. AstroLuca sarà anche il primo astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ad essere leader di una passeggiata spaziale.

Quella di venerdì 15 sarà la prima di una serie di almeno quattro attività extraveicolari (Eva); la possibilità di una quinta passeggiata spaziale dipenderà dal modo in cui andranno le precedenti. «Lo stesso Luca ha detto che non c’è alcuna sicurezza di portare a termine il compito: di certo staremo col fiato sospeso per 15 giorni», ha detto all’Ansa il fisico Roberto Battiston, dell’Università di Trento e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). È uno dei ‘papà’ dello strumento nato per trovare, fra i raggi cosmici, le spie di un possibile ‘antimondo’.

CHE COS’È L’AMS-02

L’Ams-02 è infatti il risultato del progetto internazionale coordinato dal Nobel Samuel Ting, del Cern, e nel quale l’Italia ha avuto un ruolo di primo piano grazie al ruolo di Battiston e al contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Costruito ai tempi dello Space Shuttle, l’Ams-02 era stato pensato per essere revisionato a Terra, ma con la rapida uscita di scena dello shuttle le cose sono andate diversamente e adesso ad AstroLuca aspetta un compito che nessun uomo nello spazio ha mai affrontato. Per questo l’Esa ha definito la passeggiata spaziale di venerdì 15 «la più difficoltosa dopo quella su Hubble», riferendosi alle acrobatiche missioni affrontare dagli astronauti dello shuttle a partire dal 1993.

AstroLuca dovrà infatti sostituire le pompe di raffreddamento dello strumento, grande come una stanza e pesante 7 tonnellate, progettato senza punti di appoggio. Dai ‘maniglioni’ per la sicurezza degli astronauti agli strumenti di lavoro, qualsiasi oggetto utile per lavorare sull’Ams è stato messo a punto a Terra dai tecnici della Nasa negli ultimi tre anni, ossia da quando l’agenzia spaziale americana ha dato l’ok alla missione per la manutenzione dello strumento. In ogni istante della passeggiata spaziale del 15 novembre AstroLuca sarà facilmente riconoscibile perché il suo ruolo di ‘spacewalker’ principale prevede che la sua tuta abbia delle mostrine rosse sul braccio; quella del collega Andrew Morgan sarà invece del tutto bianca.

CHRISTINA KOCH E JESSICA MEIR: LE COLLEGHE A SUPPORTO

Dall’interno della Stazione Spaziale ad assistere i due astronauti ci saranno le colleghe Christina Koch e Jessica Meir, famose per essere state le protagoniste della prima passeggiata spaziale tutta al femminile: avranno il compito di manovrare il braccio robotico della stazione orbitale per aiutare AstroLuca e AstroDrewMorgan a raggiungere la loro postazione di lavoro, sul traliccio S3.

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La Corte di Hong Kong respinge la richiesta di espatrio di Wong

Lo ha comunicato una nota dell'Ufficio del portavoce del ministero degli Esteri di Pechino rispondendo alla richiesta di chiarimenti in merito alla visita dell'attivista pro-democrazia in Italia.

La richiesta di Joshua Wong di espatrio per un viaggio in Europa è stata rigettata dalla Corte di Hong Kong con una decisione presa l’8 novembre. Lo precisa una nota dell’Ufficio del portavoce del ministero degli Esteri di Pechino rispondendo alla richiesta di chiarimenti in merito alla visita dell’attivista pro-democrazia in Italia su invito della Fondazione Feltrinelli per un evento il 27 novembre a Milano. Wong è in libertà su cauzione.

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La situazione in Bolivia dopo l’arrivo di Morales in Messico

Arrivando il presidente dimissionario ha annunciato l'intenzione di voler «continuare la lotta per fare in modo che tutti i popoli del mondo abbiano tutto il diritto di liberarsi».

Il presidente dimissionario della Bolivia Evo Morales è arrivato in Messico. Lo si apprende dalla stampa locale, secondo la quale il suo aereo è appena atterrato. L’ex presidente, ha scritto la Bbc, ha spiegato di aver chiesto asilo in Messico preoccupato della propria incolumità.

Appena atterrato in Messico, l’ex presidente ha rilanciato la lotta: «È necessario continuare la lotta e siamo sicuri che i popoli del mondo abbiano tutto il diritto di liberarsi e porre fine all’oppressione, ma ci sono comunque dei gruppi che non rispettano la vita né tantomeno la patria. E questo farà parte della lotta ideologica culturale e sociale che porteremo avanti».

In Bolivia intanto la senatrice Jeanine Anez, considerata probabile presidente ad interim in base a quanto indicato dalla successione costituzionale, ha confermato che si terrà una sessione straordinaria del parlamento per designare il successore di Morales.

RESTA L’INCOGNITA DEL QUORUM

«Non ci può più essere un malgoverno», ha detto Anez, affermando che si stanno compiendo sforzi per fare in modo che giungano a La Paz «quei senatori o deputati che per qualche motivo non sono stati in grado di arrivare». La senatrice ha anche dichiarato alla stampa boliviana che ha fiducia che sarà raggiunto il quorum necessario per realizzare la sessione, sebbene il partito Movimento per il socialismo (Mas) di Morales abbia una maggioranza in entrambe le camere dei parlamento.

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Regionali in Calabria, caos candidati per Pd e M5s

A pochi giorni dalla scelta ufficiale, spunta un sondaggio commissionato dai dem che "affonda" Oliverio: l'86% non ha fiducia in lui. E l'imprenditore Callipo dice no ai pentastellati.

Quando mancano pochi giorni alla scelta del candidato ufficiale per le elezioni regionali in Calabria, in programma il 26 gennaio assieme a quelle in Emilia-Romagna, spunta un sondaggio commissionato dal Pd sull’apprezzamento di cui godrebbe – ma sarebbe meglio dire non godrebbe – il governatore uscente Mario Oliverio, espressione dello stesso Pd.

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Alla domanda «negli ultimi cinque anni lei ritiene che la qualità della vita nel suo territorio sia migliorata o peggiorata?», il 64% dei calabresi intervistati ha risposto «peggiorata», solo il 7% «migliorata». Ma il dato più eclatante riguarda proprio Oliverio: l’86% del campione dichiara infatti di non aver fiducia nel governatore uscente, a fronte di un 14% di favorevoli.

OLIVERIO BOCCIATO SU TURISMO E OCCUPAZIONE

Il sondaggio, apparso sul sito del quotidiano la Repubblica, è dell’istituto Swg e prende in considerazione anche altri parametri. Da 1 a 10, per esempio, gli intervistati hanno dato un voto di 3,9 alla promozione turistica della regione e di 3,2 agli interventi per favorire l’occupazione e la creazione di posti di lavoro. Elementi che, secondo i vertici del Pd, dovrebbero spingere Oliverio a farsi da parte. Ma il governatore appare determinato a ripresentarsi anche da solo, con una lista civica, senza l’appoggio del Nazareno.

I POSSIBILI PROFILI ALTERNATIVI

Nella rosa di nomi che il segretario Nicola Zingaretti è chiamato a valutare circolano diversi profili alternativi: dal catanzarese Giuseppe Gualtieri, il super-poliziotto che ha arrestato Bernardo Provenzano, al prefetto Arturo De Felice, ex capo della Dia e originario di Reggio Calabria. Ma ci sarebbero anche il prorettore dell’Università della Calabria, Luigino Filice, e la direttrice generale di Confindustria, Marcella Panucci, nata a Vibo Valentia.

IL PASSO INDIETRO DI CALLIPO

Come se non bastasse l’imprenditore del tonno Pippo Callipo, su cui puntava in particolare il M5s per una candidatura che avrebbe potuto essere sostenuta anche dai dem, ha deciso di non scendere in campo. Pesano i ritardi accumulati dai pentastellati, le indecisioni sulla linea da seguire e le alleanze da stringere. Un quadro pieno di incognite, che ha indotto Callipo a fare un passo indietro.

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Migranti: gli arrivi dal Mediterraneo centrale calati del 45% nel 2019

Nei primi 10 mesi dell'anno sono sbarcati 11.900 profughi. Sulla rotta orientale ne sono partiti 63 mila, +31% rispetto al 2018.

Il totale dei migranti arrivati nell’Ue attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, nei primi dieci mesi del 2019, sono stati 11.900, il 45% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. Il numero dei migranti arrivati su questa rotta in ottobre, si è attestato a quasi 2.050, ovvero il 27% in meno rispetto al mese precedente. Sono i dati di Frontex. Tunisia, Sudan, Costa d’Avorio e Pakistan sono le nazionalità più rappresentate su questa rotta nei primi 10 mesi del 2019.

AUMENTANO GLI ARRIVI NEL MEDITERRANEO ORIENTALE

Nonostante il rallentamento di ottobre, dovuto alle peggiori condizioni meteo, il totale di migranti arrivati nell’Ue attraverso la rotta del Mediterraneo orientale nei primi 10 mesi del 2019 è aumentato del 31% rispetto al 2018, a quasi 63 mila. E anche se a ottobre il numero totale degli arrivi è sceso del 18%, rispetto a settembre, attestandosi a circa 10.800, il dato pesa per i due terzi di tutti i rilevamenti nell’Ue.

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Banche, in 10 anni il numero di sportelli in Italia si è ridotto del 20%

Su scala europea la diminuzione sale fino al 27%. E non mancano gli effetti sull'occupazione. Nel nostro Paese il numero di addetti si è ridotto del 6,7%.

Tra il 2008 e il 2018 il sistema bancario europeo è “dimagrito” di circa un quarto: le filiali si sono ridotte del 27% (65 mila unità in meno). L’Italia non ha fatto eccezione: in un decennio il numero di sportelli bancari è diminuito di circa il 20%. È quanto è emerso dal nuovo numero dell’Osservatorio monetario, curato dal laboratorio di analisi monetaria dell’università Cattolica e diretto da Angelo Baglioni, docente di Economia monetaria nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative.

IL NUMERO DI ADDETTI RIDOTTO DEL 6,7% IN TALIA

Questa “cura dimagrante” non poteva non avere effetto sull’occupazione. Guardando al settore finanziario nel suo complesso (che comprende banche, assicurazioni e attività ausiliarie) il numero di addetti si è ridotto del 5,2% in Europa e del 6,7% in Italia. Se all’inizio del decennio la causa principale di questo ridimensionamento poteva essere individuata nella crisi finanziaria esplosa nel 2007-2008, che ha imposto una drastica ristrutturazione del settore alla ricerca di un taglio dei costi, negli anni più recenti il fenomeno va ricondotto prevalentemente ai mutamenti tecnologici in atto, che rendono obsoleta la rete di filiali tradizionali. L’accesso ai servizi finanziari avviene sempre di più tramite i canali digitali, rendendo così sempre meno necessario disporre di una capillare rete di sportelli al dettaglio.

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Fabrizio Corona in carcere per altri nove mesi

Per i giudici del Tribunale di Sorveglianza, l'ex fotografo deve scontare nuovamente dietro le sbarre il periodo trascorso in affidamento terapeutico. La difesa: «Siamo basiti, faremo ricorso».

Nessuno sconto per Fabrizio Corona, che ha ricevuto un’altra brutta notizia dal Tribunale di Sorveglianza di Milano. I giudici hanno infatti annullato i nove mesi che l’ex fotografo aveva passato in affidamento tra febbraio e novembre 2018, stabilendo che dovrà di nuovo scontarli e stavolta in carcere. Corona è tornato in galera a marzo e il suo fine pena, inizialmente previsto per l’autunno del 2022, si allunga ancora. Il suo avvocato, Ivano Chiesa, ha commentato così la decisione del Tribunale di Sorveglianza: «Sono basito, senza parole. Faremo ricorso».

Alla fine di aprile i giudici hanno revocato l’affidamento terapeutico concesso a Corona per curarsi dalla dipendenza dalla cocaina, a causa di una serie di violazioni. Scontare la pena dietro le sbarre del carcere di San Vittore, per il Tribunale di Sorveglianza, è la soluzione più «adeguata», visto che l’ex fotografo si è dimostrato incapace di seguire le prescrizioni del programma di cura. I giudici avevano tuttavia “salvato” il periodo febbraio-novembre 2018, ritenendolo valido. Dopo un ricorso della procura generale, la Cassazione ha annullato con rinvio e il 12 novembre è arrivato il verdetto bis, che ha accolto la tesi dell’accusa.

Corona, in quel periodo del 2018, sebbene fosse sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale non avrebbe comunicato, come previsto dalle norme, variazioni sul patrimonio e redditi incassati. Tesi contestata dalla difesa, che ha ricordato come per la vicenda dei soldi nascosti nel controsoffitto l’ex fotografo sia stato assolto nel merito e condannato a sei mesi solo per un diverso illecito fiscale. I proventi derivanti dagli interventi televisivi, tuttavia, per la Cassazione rappresentano reddito d’impresa e Corona li avrebbe occultati facendoli fatturare dalla società Athena.

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I pirati del petrolio sono la nuova emergenza in Messico

Gli attacchi ai pozzi a terra e il sequestro delle navi cisterna sono costati al governo un miliardo in un anno. Centinaia di assalti come quello all'italiana Remas. Il presidente Obrador schiera la Marina.

Il Messico, stretto nella tenaglia della guerra tra i cartelli narco che causa migliaia di morti ogni anno, è alle prese da diversi anni con un nuova emergenza criminalità: la pirateria del petrolio, che costa allo Stato quasi un miliardo di dollari l’anno. Il presidente Andrés Manuel López Obrador ha lanciato a inizio 2019 una campagna contro le bande di trafficanti che nell’entroterra perforano gli oleodotti per prelevare carburante da rivendere clandestinamente e al largo attaccano piattaforme, navi cisterna o di rifornimento offshore, come la Remas assaltata oggi.

OLTRE 300 ASSALTI IN UN ANNO: IL MESSICO SCHIERA LA MARINA

Nelle acque del Golfo del Messico il governo ha schierato le navi della Marina, dopo un anno record, il 2018, in cui gli attacchi dei pirati sono cresciuti vertiginosamente del 310%. Da allora, le navi messicane hanno registrato oltre 300 assalti, per rubare il carburante ma anche macchinari e altri equipaggiamenti che valgono una fortuna sul mercato nero, dai pezzi di motori all’alluminio. Questi pirati moderni si travestono da pescatori, oppure da agenti messicani, e riescono a sfuggire ai controlli dei pattugliatori e degli elicotteri. Il fenomeno si sta rapidamente diffondendo e ai pirati non basta più l’oro nero, tanto che non sono mancati i casi di furti di contante negli assalti sulle piattaforme.

A SETTEMBRE PRESI DI MIRA DEI TURISTI

Lo scorso aprile un equipaggio di sei persone di un impianto off-shore è stato sequestrato per ore mentre i pirati davano la caccia a qualsiasi cosa di valore, mentre lo scorso settembre sono stati presi di mira i primi turisti. Le barche vengono abbordate, gli ospiti minacciati con le armi e depredati, come mostra il video girato fortunosamente da uno dei turisti con il proprio telefono divenuto virale nel Paese.

TORNANO ANCHE I PIRATI DEI CARAIBI

Ma non è solo il Messico a patire l’emergenza: i pirati sono rispuntati anche nel Mar dei Caraibi. Qui non è il petrolio l’obiettivo ma soprattutto gli yacht di lusso. Gli attacchi, 71 solo lo scorso anno, avvengono soprattutto davanti alle coste del Venezuela, sguarnite dalla crisi politica nel Paese. In un attacco del 2016 venne ucciso un cittadino tedesco, il suo yacht gravemente danneggiato. I pirati, a volto coperto e armati fino ai denti, assaltarono l’imbarcazione ancorata nella Baia di St Vincent a Wallilabou. La stessa baia dove, ironia della sorte, venne girato Pirati dei Caraibi, che ormai da quelle parti non è più solo il titolo di un film.

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Lo scontro tra Gualtieri e il Forum delle famiglie sugli asili gratis

Il ministro dell'Economia annuncia i fondi per il bonus asili nido. Gratis già da gennaio. Ma l'associazione lo attacca: «Non c'è assegno per figlio unico, sa di presa in giro».

Il ministro all’Economia Roberto Gualtieri si è rallegrato dando l’annuncio in audizione di fronte alla Camera dei deputati: il rafforzamento del bonus per gli asili nido consentirà «la sostanziale gratuità degli asili nido per la grande maggioranza delle famiglie italiane». E ha aggiunto che la misura scatterà «già dal primo gennaio». Non aveva previsto la doccia fredda arrivata dal Forum delle famiglie che ha sostanzialmente bocciato la manovra finanziaria.

Il piccolo asilo nido del reparto di oncoematologia dell?ospedale pediatrico Giannina Gaslini, che stamani e’ stato inaugurato. Genova, 30 settembre 2019. ANSA/LUCA ZENNARO

«NON C’È ASSEGNO PER FIGLIO UNICO, SA DI PRESA IN GIRO»

«Non comprendiamo il motivo per cui il ministro Gualtieri si esalti mostrando i 2,8 miliardi di euro in tre anni per le famiglie. Cifre che, in concreto, non avranno peso né consistenza nella vita quotidiana delle famiglie», ha commentato l’organizzazione, attaccando la legge di bilancio: «grigia e senza coraggio com’è ora, questa manovra non cambierà la vita a nessuno, tantomeno alle famiglie con figli». Le risorse, ha aggiunto il Forum delle famiglie «certamente non sono adeguate a realizzare l’assegno unico per figlio. Come fa a vantarsene? Sa molto di presa in giro».

«PER FAR RIPARTIRE NATALITÀ SERVE VOLONTÀ POLITICA»

«Leggiamo», ha detto il presidente del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo, «cifre e concetti preoccupanti, che denotano purtroppo come per il Governo la difficoltà nel trovare i fondi per far ripartire la natalità e restituire concretamente la fiducia alle famiglie con figli del nostro Paese non sia una questione di tempo, ma di volontà politica». Le risorse, per il Forum «ci sono: i 3 miliardi del bonus ‘Epifania’ per chi compra con carta o bancomat, i 2 miliardi avanzati da quota 100 e reddito di cittadinanza. Mettiamole nelle tasche di quei nuclei familiari che ogni mese si spezzano la schiena per far crescere il futuro professionale, previdenziale, fiscale, sociale ed economico del Paese. Tra pochi giorni, quando l’Istat pubblicherà i nuovi dati sul tasso di natalità leggeremo un nuovo record negativo, peggiore rispetto a quello già drammatico fatto registrare l’anno scorso».

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