L’acqua alta a Venezia e chi nega il riscaldamento globale

Mentre la città finisce sommersa, Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia hanno bocciato gli emendamenti in Regione per contrastare i cambiamenti climatici. Poco prima che anche l'aula consiliare si allagasse. Greenpeace e ambientalisti lanciano l'allarme. Ma qualcuno parla di «terrorismo» e «catastrofismo».

È il surriscalmento globale che ci presenta il conto? L’acqua alta che ha stravolto Venezia ha proiettato l’Italia sulle prime pagine di tutti i media internazionali. Che non hanno esitato a dare la colpa al «cambiamento climatico» per la «marea più alta degli ultimi 50 anni», come per esempio ha titolato in apertura il sito della Bbc, citando le parole del sindaco Luigi Brugnaro che ha parlato di un evento destinato a lasciare «segni indelebili» sulla città.

LA MAGGIORANZA “NEGAZIONISTA” FINISCE COI PIEDI A MOLLO

Eppure, forse anche per la simpatia che una parte politica proprio non riesce a sviluppare nei confronti dell’attivista Greta Thunberg e delle sue lotte ecologiste, nella Regione Veneto la maggioranza composta da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia ha appena bocciato gli emendamenti per contrastare i cambiamenti climatici. E da lì a poco, ironia della sorte, l’aula consiliare si è allagata, come ha testimoniato Andrea Zanoni del Partito democratico.

Una parte del post su Facebook di Zanoni.

Anche qualcun altro è scettico. Tipo Arrigo Cipriani, 87enne volto storico di Venezia e da anni alla guida dell’Harry’s bar, locale simbolo della Laguna: «Si fa solo del terrorismo climatico senza senso. Nella storia c’è stato il secolo del Rinascimento, questo è il secolo del rimbecillimento», ha detto, parlando di «catastrofismi» che non fanno bene alla città.

MA PER GREENPEACE «NON È SOLO MALTEMPO»

Eppure secondo il responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, Luca Iacoboni, «l’ondata di eventi climatici estremi che ha interessato da Nord a Sud vaste zone dell’Italia non è maltempo, ma la conseguenza della crisi climatica. E quanto accaduto a Venezia non è, purtroppo, altro che un drammatico esempio dell’emergenza che già viviamo ogni giorno sulla nostra pelle».

Il governo per i decenni a venire prevede un massiccio utilizzo del gas, che è parte del problema e non la soluzione


Greenpeace Italia

Greenpeace ha chiesto quindi al governo italiano di «fornire immediatamente supporto alle persone colpite da questi eventi estremi e di lavorare efficacemente sulle cause dei cambiamenti climatici, partendo da un rapido cambiamento dei piani energetici nazionali. In particolare, il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) che il governo sta portando avanti, e che verrà approvato entro la fine del 2019, prevede un massiccio utilizzo del gas per i decenni a venire. Così facendo si aggraverebbe la crisi climatica, perché il gas è parte del problema e non della soluzione, come cercano di far credere governo e grandi aziende del settore».

GLI AMBIENTALISTI: «DECISIONI UMANE SCELLERATE»

Marco Gasparinetti ha parlato invece a nome del Gruppo 24 Aprile, la piattaforma civica impegnata nella difesa ambientale di Venezia. Dicendo che «restare coi piedi per terra è un lusso che a noi è negato, dal cambiamento climatico in corso e da decisioni umane scellerate, dettate da avidità e corruzione. Venezia ha bisogno di scelte coraggiose, di passione contrapposta al cinismo affaristico, di persone integerrime e competenti». E che magari non negano il global warming.

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L’isola di Pellestrina sommersa dall’acqua alta, il racconto del testimone

Il ristoratore Maurizio Vianello aveva 8 anni quando a Venezia ci fu l'alluvione del 1966. Ma stavolta la paura è stata più forte: «Temevo fosse la fine».

L’acqua «continuava a salire, il vento a soffiare impetuoso. Ho pensato di scappare, ma dove? Poi guardando la marea ho temuto il peggio e mi sono detto: questa è la fine». Il ristoratore Maurizio Vianello ha raccontato la sua notte di terrore sull’isola di Pellestrina, la più esposta verso il mare tra quelle che compongono la città di Venezia. Proprio qui c’è stata anche una vittima, un uomo di 78 anni morto folgorato nel tentativo di far partire la pompa idraulica per liberare dall’acqua la sua casa.

LEGGI ANCHE: I danni dell’acqua alta a Venezia colpiscono turismo e hotel

Vianello è il titolare dell’Ostaria La Rosa, un locale sulla spiaggia aperto durante la bella stagione: «Eravamo fuori, stavamo chiacchierando con amici quando improvvisamente verso le 21.30 ci siamo accorti di qualcosa di strano. Le onde della laguna hanno iniziato a essere sempre più alte, spinte dal vento». Pochi attimi ed è stato l’inferno: «Nel giro di dieci minuti eravamo sotto 70 centimetri di acqua».

LA VIOLENZA DELL’ACQUA

L’apprensione è diventata paura quando le pompe non ce l’hanno più fatta a buttar fuori la marea. L’energia elettrica è saltata e l’isola è stata avvolta da un silenzio surreale, rotto solo dalle raffiche di vento. Nonostante gli sforzi, l’osteria si è completamente allagata. «L’acqua è entrata con violenza», ha raccontato ancora Vianello, «ha scardinato saracinesche, sfondato porte, distrutto tutto al suo passaggio».

IL RICORDO DELL’ALLUVIONE DEL 1966

Il suo locale conta danni per almeno 20 mila euro. E nel pomeriggio del 13 novembre la situazione non è migliorata: «Siamo ancora senza corrente, le linee telefoniche non funzionano. Abbiamo visto arrivare alcuni uomini della Protezione civile, ma qui siamo ancora isolati da tutti». Quando ci fu l’alluvione del 1966, Maurizio aveva 8 anni: «Me la ricordo bene, fu impressionante. Ma la paura di ieri è stata un’altra cosa, ben peggiore. Quelle raffiche di vento non le dimenticherò più».

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Quali sono le cause dell’acqua alta che ha colpito Venezia

Un mix di scirocco e marea astronomica all'origine del fenomeno che ha messo in ginocchio la città lagunare. E gli esperti lanciano un nuovo allarme sugli eventi climatici estremi.

Un mix micidiale di forti venti di scirocco sull’Adriatico e marea astronomica è all’origine dell’acqua alta da record a Venezia.

Mentre potrebbero esserci i cambiamenti climatici dietro la violenta tromba d’aria che si è abbattuta nel Salento, nonché dietro le forti piogge e le raffiche di vento, dalla velocità paragonabile a quella dei venti di un uragano, in molte zone l’Italia.

Sulla Penisola è in arrivo una nuova ondata di maltempo che durerà fino a tutto il week end. Ancora una volta saranno possibili precipitazioni molto abbondanti, anche temporalesche, con il rischio di potenziali situazioni di criticità, non solo per le piogge ma anche per i forti venti.

IL MIX CHE HA MESSO IN GINOCCHIO VENEZIA

«La situazione di Venezia è stata determinata dalla combinazione di due fenomeni: i forti venti di scirocco, con raffiche fino a 100 chilometri orari che stanno soffiano su tutto l’Adriatico, sommati alla marea astronomica», ha spiegato Bernardo Gozzini, climatologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e direttore del consorzio Lamma fra Cnr e Regione Toscana. Il vento, ha spiegato, «crea un moto ondoso che fa alzare il livello del mare nella laguna. Sommato alla marea, questo fenomeno ha fatto aumentare in modo eccezionale il livello del mare a Venezia che non era così alto dal 1966, quando si alzò di 194 centimetri». Lo stesso fenomeno fa alzare anche il livello del Po negli ultimi tratti: «In pratica il fiume, quando sfocia in mare, trova una sorta di tappo, dovuto al mare agitato, che non gli permette di scaricare l’acqua».

I EFFETTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI SU TROMBE D’ARIA E PIOGGIA

Diverso invece è il caso della tromba d’aria che si è abbattuta su Porto Cesareo, nel Salento e le veloci raffiche di vento che hanno sferzato l’Italia e le forti piogge in molte zone (160 millimetri in 36 ore a Caltagirone, in Sicilia): secondo l’esperto, non è escluso che questi eventi estremi potrebbero essere collegati ai cambiamenti climatici. «Queste situazioni meteo, dalle trombe d’aria alle forti piogge», ha spiegato Gozzini, «sono abbastanza normali in autunno, ma il cambiamento climatico potrebbe farle diventare più esplosive, perché influisce sui meccanismi alla base della loro formazione, in pratica incrementa le differenze di temperatura tra quota e suolo e le differenze di pressione, creando un ambiente favorevole allo sviluppo di eventi estremi».

LA BASSA PRESSIONE FLAGELLA L’ITALIA

La situazione meteo in questi ultimi due giorni sulla Penisola, ha proseguito, «è dovuta alla bassa pressione che ha raggiunto valori molto bassi, dando origine a forti venti con raffiche paragonabili a quelle di un uragano. I venti infatti hanno superato 180 chilometri orari in alcune zone come Novara di Sicilia e hanno raggiunto 119 chilometri orari a Gallipoli». Quando ci sono condizioni di questo genere, ossia differenze di pressione, differenze di temperatura in quota (20 gradi sotto lo zero a 6.000 metri e 8-10 gradi al suolo), sommate al mare caldo che crea più evaporazione immettendo energia nel sistema, ha concluso Gozzini, possono verificarsi fenomeni localizzati ma molto forti.

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I danni dell’acqua alta a Venezia colpiscono turismo e hotel

In città problemi a strutture, ristoranti, caffè e locali storici. Senza nemmeno l'elettricità per azionare le pompe. Mentre per Natale incombono cancellazioni e cali di prenotazioni. Il n.1 Federalberghi: «Ora provvedimenti immediati, altrimenti i visitatori che guardano i telegiornali non verranno più».

E pensare che uno dei problemi storici di Venezia è l’overtourism, ossia il troppo turismo che quando si concentra in aree così piccole rischia persino di danneggiarle. Ma adesso, con l’acqua (quasi) alla gola, il problema per il settore è un altro. A onor del vero gli stranieri non si sono fermati e hanno continuato ad avventurarsi per le calli ricoperte d’acqua e a San Marco, scattando foto e selfie. Ma intanto ci sono interi piani di strutture ricettive e di ristorazione, caffè e locali storici, negozi di souvenir e di moda, che sono sommersi dai guai, senza nemmeno l’elettricità per azionare le pompe e i sistemi anti-incendio.

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La forte marea che ha invaso l’interno di un hotel a Venezia.

ACQUA CHE INVADE LA HALL DEGLI ALBERGHI

Le parole dell’emergenza fin qui sono state «disastro», con i video della città andata in tilt, e «apocalisse», come l’ha definita il governatore veneto Luca Zaia. Anche gli hotel contano i danni, a partire dal Gritti Palace che ha visto la sua hall invasa dall’acqua. Il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca ha detto che «ci si aspettava l’acqua alta, ma non di certo a questi livelli. Poi c’è stata anche una bora molto forte che ha aumentato il problema. Dal 1966 non si raggiungeva questa situazione. Ma bisogna dire che Venezia è una città delicata e sensibile a determinati problemi atmosferici. È una città sull’acqua, non è certo una frana che cade su un paese dove non si aspettava proprio».

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L’acqua alta nelle vie di Venezia. (Ansa)

Chi guarda le immagini dei telegiornali non ha voglia di venire a Venezia per Natale… se non saranno fatti degli interventi


Bocca di Federalberghi

Quindi, che fare? La crisi climatica incombe e il Mose, il sistema di barriere mobili per fermare l’acqua alta, resta un’opera incompiuta. Se per i Verdi l’unico modo di salvare la città è «sollevarla», il presidente di Federalberghi ha spiegato come ora sia determinante prendere velocemente provvedimenti e comunicarli all’esterno. Perché «chi guarda le immagini dei telegiornali non ha voglia di venire a Venezia per Natale… se non saranno fatti degli interventi».

RISCHIO DI CANCELLAZIONI E CALO DI PRENOTAZIONI

Dal punto di vista turistico a Venezia si sta entrando in bassa stagione: «Se fosse successo a maggio o a Natale sarebbe stato un vero disastro, ma è una città sempre piena di turisti e abbiamo già la certezza di cancellazioni e calo di prenotazioni», ha aggiunto Bocca.

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I danni per gli storici locali del centro di Venezia. (Ansa)

SCARSA FIDUCIA NEL FUNZIONAMENTO DEL MOSE

Marco Michielli, presidente di Confturismo e Federalberghi Veneto, nonché vicepresidente nazionale di entrambe le federazioni, ha parlato anche del Mose che «dovrebbe essere operativo in Laguna da 10 anni». E invece è bloccato: «Ho scarsissima fiducia che possa funzionare, ma spero di sbagliarmi e sono pronto a rimangiarmi quello che ho detto e anche a scusarmi. Ma devono dimostrare velocemente che funziona, collaudandolo nel giro di pochi mesi».

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Locali devastati per il doppio effetto acqua alta e bora. (Ansa)

DUE PROBLEMI: LA CITTÀ SPROFONDA, IL MARE SI ALZA

Venezia ha un duplice problema: «La subsidenza, e cioè il fatto che la città sprofonda, si sta abbassando, e il mare il cui livello si sta alzando. Quindi se il Mose funziona dobbiamo saperlo prestissimo, altrimenti dobbiamo trovare subito altri progetti alternativi. Siamo “letteralmente” con l’acqua alla gola. Senza contare i danni su tutta la costa da Bibione, “macellata” dal maltempo, a Jesolo e Chioggia».

Uno dei nostri associati aveva dei turisti nelle camere al piano terra che sono dovuti fuggire con le loro cose ai piani più alti


L’Associazione veneziana albergatori

Claudio Scarpa, presidente dell’Associazione veneziana albergatori, gli ha fatto eco: «È una devastazione, i danni sono ingentissimi e purtroppo non è finita qui. Stanno continuando le alte maree ed essendo saltati i quadri elettrici gli hotel non hanno nemmeno più le pompe disponibili per far uscire l’acqua. Molte le strutture che si sono trovate in gravi difficoltà la notte tra il 12 e il 13 novembre, con il picco di marea di 187 centimetri. Uno dei nostri associati aveva dei turisti nelle camere al piano terra che sono dovuti fuggire con le loro cose ai piani più alti». Ora l’obiettivo è non farli scappare definitivamente tutti.

CIPRIANI: «NO A CATASTROFISMI»

Una voce fuori dal coro è stata quella di Arrigo Cipriani, 87 anni, da decenni alla guida dell’Harry’s bar, locale simbolo della città lagunare, fondato dal padre Giuseppe nel 1931. Ha visto tante volte l’acqua salire nelle calli e in Piazza San Marco e ha ridimensionato la situazione: «Questa non è un’inondazione, i veneziani dovrebbero essere pronti ad affrontare certe emergenze. Tutto questo catastrofismo non fa bene alla città».

Bisognerebbe fare una causa pubblica contro il governo che non ha fatto nulla per far funzionare il Mose


Arrigo Cipriani

Secondo Cipriani gli abitanti della città lagunare dovrebbero alzare la voce: «Bisognerebbe fare una causa pubblica contro il governo che non ha fatto nulla per far funzionare il Mose. E se poi il Mose non dovesse funzionare bisognerebbe fare causa contro quelli che lo hanno progettato e realizzato. Hanno rubato milioni e non c’è nessuno in galera».

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Arrigo Cipriani nel suo Harry’s bar in una foto del 2012. (Getty Images)

«I VENEZIANI DOVREBBERO ORGANIZZARSI UN PO’»

Cipriani ha ammesso che la città è fragile, ma «abbiamo avuto tanti danni per l’acqua alta e dovremmo essere abituati a fronteggiare questo tipo di emergenze. I veneziani dovrebbero organizzarsi un po’. Tante volte piangono, ma l’acqua alta non è un’inondazione, sale e scende verticalmente. Se uno vive a Venezia, deve essere preparato. Bisogna mettere le prese della corrente più in alto, prendere tutti gli accorgimenti nella consapevolezza che l’acqua può salire fino a 60 centimetri».

HEMINGWAY E CHAPLIN NEL RIFUGIO DEL BELLINI

L’Harry’s bar, inventore del Bellini e del carpaccio, è stato rifugio di personaggi come Ernest Hemingway, Charlie Chaplin e Orson Welles, oltre a essere raccontato in un documentario e citato in canzoni di Fabrizio De Andrè e Paolo Conte. «Questa mattina abbiamo fatto 30 coperti, abbiamo lavorato come tutti i giorni», ha spiegato Cipriani. «Anche per questo dico che si respira un’atmosfera di finzione. Si fa solo del terrorismo climatico senza senso. Nella storia c’è stato il secolo del Rinascimento, questo è il secolo del rimbecillimento».

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La propaganda cinese contro Hong Kong ora passa da PornHub

Bloccati su YouTube e social network, diversi utenti hanno iniziato a pubblicare sulla piattaforma per adulti video contro i manifestanti pro-democrazia.

La propaganda cinese ha trovato nuovo veicolo: PornHub. Twitter, Facebook e YouTube da mesi chiudono profili di giovani cinesi impegnati a diffondere online propaganda contro i manifestanti di Hong Kong. Per questo molti di loro hanno scelto di passare al sito per adulti più frequentato del mondo.

Pechino da mesi è impegnata in una vasta campagna di disinformazione contro gli attivisti pro-democrazia, che da giugno presidiano le strade dell’ex colonia per chiedere maggiore democrazia. Fin dalle prime manifestazioni i media di Stato cinesi hanno descritto tutti i manifestanti come violenti separatisti. Quasi subito le principali piattaforme hanno bloccato l’onda della Repubblica popolare, in particolare YouTube ha chiuso oltre 210 canali che diffondevano video che suggerivano un coordinamento internazionale delle proteste in ottica anti-cinese.

DECINE DI FILMATI SUI MANIFESTANTI

Il 12 novembre, ha scritto Quartz, Shu Chang, nota commentatrice con oltre 3 milioni di follower sul social cinese Weibo, ha raccontato che lei e altri utenti cinesi hanno iniziato a caricare filmati patriottici direttamente su PornHub. «YouTube non ci lasciava caricare questo genere di video, quindi non potevamo fare altro che passare su PornHub», ha spiegato Chang. Effettivamente navigando nel sito con chiavi di ricerca del tipo “Hong Kong rioters” si trovano decine di video che mostrano manifestanti in azione o scene di guerriglia.

IL PROFILO CHE SI DICHIARA VICINO ALLA GIOVENTÚ COMUNISTA

Uno dei profili più attivi è “CCYL_central“. Secondo la scheda presente nel sito, la pagina è stata creata tre mesi fa e stando al nome indicato farebbe capo alla “Lega della Gioventù Comunista Cinese“, anche se non è possibile stabilire un vero legame con l’organizzazione giovanile della Repubblica popolare. In totale, il profilo ha caricato 11 video tra i quali stralci di servizi della tivù di Stato cinese, la Cctv, frammenti di manifestazioni pro-Pechino per le vie di Hong Kong e video di propaganda dell’esercito. Fra gli altri dati disponibili anche quello del libro preferito, indicato come The Governance of China, opera del presidente cinese Xi Jinping.

L’ATTIVISMO DELL’AMERICANO NATHAN RICH

Nella piattaforma, ha notato Quartz, è presente anche un video dal titolo Rioters (Cockroach) in Hong Kong, già apparso su YouTube per mano di Nathan Rich, un americano che vive in Cina e da tempo diffonde video critici contro i manifestanti. Il filmato mostra uno degli episodi più gravi dell’11 novembre quando un cittadino pro-Pechino è stato dato alle fiamme da alcuni manifestanti. «I cittadini cinesi», dice Rich nel video, «rischiano la vita se mostrano di essere in disaccordo con i fascisti di Hong Kong», apostrofati poi anche come «terroristi».

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Bonafede accelera sulla riforma della giustizia

Il ministro: «Tempo scaduto, non possiamo più rinviare». Annunciato un vertice di maggioranza. E sul carcere per i grandi evasori nessun compromesso.

Il ministro Alfonso Bonafede accelera sulla riforma della giustizia, annunciando un vertice di maggioranza che si terrà «domani o dopodomani».

Per il Guardasigilli «è giusto che i partiti si siano presi tempo per esaminare i testi con attenzione, ma ora basta: il tempo è esaurito, non possiamo più dire ai cittadini che rinviamo». Quanto al carcere per i grandi evasori previsto dal decreto fiscale, Bonafede tiene il punto: «Non si possono fare passi indietro, né sono possibili soluzioni di compromesso. Se qualcuno ha cambiato idea sono problemi suoi, questa misura è inserita nel programma di governo».

Il riferimento, implicito, è a Italia viva di Matteo Renzi, che il 12 novebre ha proposto un emendamento per cancellare l’articolo che prevede l’inasprimento delle pene con un aumento delle soglie minime e massime degli anni di carcere e la possibilità di sequestro e confisca per sproporzione.

Il disegno di legge di riforma della giustizia è «pronto da un mese», come ha spiegato di recente il ministro Bonafede in una lunga intervista al quotidiano la Repubblica. Ma gli stessi partiti di maggioranza, finora, hanno cercato di frenarla. Il punto più controverso è il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Blocco destinato a entrare in vigore dal primo gennaio 2020, sia in caso di condanna, sia in caso di assoluzione.

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I militari feriti in Iraq sono tornati in Italia

Sono sbarcati a Ciampino, accolti dai ministri Guerini e Di Maio. Poi sono stati trasferiti all'ospedale del Celio.

Il C130 dell’Aeronautica militare con a bordo i militari italiani feriti nell’attentato in Iraq è atterrato alle 16.43 del 13 novembre all’aeroporto romano di Ciampino. Ad accogliere i feriti, oltre ai familiari, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il capo di Stato maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli. A bordo dell’aereo, proveniente dalla base di Ramstein, in Germania, hanno viaggiato anche alcuni familiari giunti il 12 novembre nella città tedesca con un velivolo messo a disposizione dalla Difesa.

Pochi minuti dopo l’atterraggio del C130 cinque ambulanze militari e pulmini si sono recati sotto bordo del velivolo dalla rappresentanza del 31esimo stormo dell’Aeronautica. A seguire i ministri Guerini e Di Maio, con accanto il capo di stato maggiore della Difesa Vecciarelli, il capo di stato maggiore dell’esercito generale Salvatore Farina ed il capo di stato Maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, hanno incontrato i militari e i familiari. Pochi minuti, lontano dagli occhi della stampa, per poi fare ritorno nella sala di rappresentanza. I militari sono poi stati trasferiti all’ospedale militare del Celio.

Siamo orgogliosi del lavoro che le nostre donne e i nostri uomini in uniforme svolgono con grande professionalità e coraggio ogni giorno nel mondo. Il loro impegno nelle aree di crisi rappresenta un contributo essenziale

Luigi Di Maio

Di Maio ha commentato via Facebook: «Ci stringiamo a loro e alle loro famiglie, felici di poterli riabbracciare. Siamo orgogliosi del lavoro che le nostre donne e i nostri uomini in uniforme svolgono con grande professionalità e coraggio ogni giorno nel mondo. Il loro impegno nelle aree di crisi rappresenta un contributo essenziale per difendere quei diritti, libertà e valori che stanno alla base della nostra costituzione e del diritto internazionale».

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Wenger lascia la panchina per un ruolo nella Fifa

L'ex allenatore dell'Arsenal è il nuovo capo dello sviluppo mondiale del calcio. Negli ultimi giorni il suo nome era stato accostato alla guida del Bayern Monaco.

Arsène Wenger, l’allenatore francese che ha di fatto riscritto il modo di interpretare tecnica e tattica in Premier League con i sistemi di gioco e i successi colti in 22 anni sulla panchina dell’Arsenal, è il nuovo capo dello sviluppo mondiale del calcio della Fifa. Wenger, che ha 70 anni, recentemente era stato dato in pole position per diventare il tecnico di una serie di club di grande livello, tra i quali il Bayern Monaco.

«NON VEDO L’ORA DI AFFRONTARE QUESTA SFIDA»

«Non vedo l’ora di affrontare questa sfida estremamente importante, non solo perché sono sempre stato interessato ad analizzare il calcio da una prospettiva più ampia», ha commentato Wenger, «ma anche perché la missione della Fifa come organo di governo del calcio è veramente globale». «Credo», ha aggiunto, «che la nuova Fifa che abbiamo visto emergere negli ultimi anni abbia lo sport al centro dei suoi obiettivi ed è determinato a sviluppare il gioco in tutte le sue diverse componenti. So di poter contribuire a questo obiettivo e ci metterò tutta la mia energia».

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Nel dl Fisco salta il taglio dell’Iva sugli assorbenti

Dichiarato inammissibile l'emendamento che proponeva una riduzione delle tasse dal 22% al 10% sui prodotti igienici femminili. Prima firmataria Boldrini del Pd. Bocciati pure scudo penale per Mittal, canoni delle spiagge e airbag per motociclisti. Gli ultimi aggiornamenti.

Niente taglio delle tasse sugli assorbenti. La commissione Finanze della Camera ha dichiarato inammissibile l’emendamento al decreto legge Fisco che chiedeva una riduzione dal 22% al 10% dell’Iva su una serie di prodotti igienici femminili, fra cui appunti gli assorbenti.

PRIMA FIRMATARIA LAURA BOLDRINI DEL PD

L’emendamento, con prima firmataria Laura Boldrini del Partito democratico, era stato presentato da una trentina di parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione.

LO SCUDO PENALE PER MITTAL? ESTRANEITÀ DI MATERIA

La stessa commissione ha respinto anche le proposte di modifica presentate da Italia viva e Forza Italia per reintrodurre lo scudo penale per l’ex Ilva. La motivazione sarebbe l’estraneità di materia.

BOCCIATURE PER CANONI DELLE SPIAGGE E AIRBAG SULLE MOTO

Niente da fare poi per gli emendamenti del Movimento 5 stelle che prevedevano una sospensione nel 2020 del pagamento dei canoni per le concessioni delle spiagge, in attesa di una «revisione complessiva del sistema delle concessioni demaniali marittime», e agevolazioni per l’acquisto di airbag per motociclisti, con un bonus di ammontare fino a 250 euro.

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Il giorno della verità sul caso Cucchi: due sentenze in arrivo

Una riguarda cinque carabinieri, accusati a vario titolo di omicidio preterintenzionale, abuso di autorità e falso. L'altra i medici del Pertini, prima condannati e poi assolti. Entrambe sono attese il 14 novembre.

Giovedì 14 novembre può essere il giorno della verità sul caso di Stefano Cucchi. Sono infatti attese due sentenze relative alla vicenda della morte del geometra romano, arrestato per droga nell’ottobre 2009 e deceduto una settimana dopo in ospedale. Due collegi di giudici scriveranno agli atti la loro idea processuale in altrettanti processi: quello che vede sul banco degli imputati cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale, e quello che ancora una volta vede sul banco degli imputati cinque medici del reparto di detenzione dell’Ospedale Pertini di Roma dove Cucchi morì. Un terzo processo, istruito nei confronti di otto alti ufficiali dell’Arma per i depistaggi che secondo l’accusa sarebbero stati compiuti nel 2009 e nel 2015, ancora non è ufficialmente avviato nella sua fase istruttoria dibattimentale, anche a causa dell’astensione del giudice designato.

IL PROCESSO AI CARABINIERI: ACCUSE DI OMICIDIO PRETERINTENZIONALE E FALSO

Il 14 novembre la prima Corte d’Assise, presieduta da Vincenzo Capozza, nell’Aula bunker del carcere romano di Rebibbia, si appresta a pronunciare la sentenza nei confronti di cinque carabinieri per i quali il pm Giovanni Musarò ha chiesto condanne «importanti». Per l’accusa di omicidio preterintenzionale e abuso d’autorità il rappresentante dell’accusa ha chiesto la condanna dei carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro a 18 anni di reclusione ciascuno; per il carabiniere Francesco Tedesco, imputato-accusatore, ha chiesto l’assoluzione dall’omicidio preterintenzionale e tre anni e mezzo di reclusione per l’accusa di falso; otto anni di reclusione per falso sono stati richiesti per il maresciallo Roberto Mandolini; mentre per l’ulteriore imputazione di calunnia, contestata al carabiniere Vincenzo Nicolardi e ai colleghi Tedesco e Mandolini, il pm ha sollecitato una sentenza di non procedibilità per prescrizione del reato. In sostanza, questo processo riguarda il pestaggio che Cucchi avrebbe subito la notte del suo arresto, tanto violento da portarlo una settimana dopo alla morte.

IL PROCESSO AI MEDICI: LA CONDANNA, L’ASSOLUZIONE, IL RINVIO IN CASSAZIONE

Diverso è il processo ai medici del Pertini, che ha avuto un iter tortuoso. L’attività giudiziaria ha interessato il primario del Reparto di medicina protetta dell’Ospedale Pertini, Aldo Fierro, e altri quattro medici, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo. Tutti furono portati a processo inizialmente per l’accusa di abbandono d’incapace (nello stesso processo c’erano imputati anche tre infermieri e tre agenti della Polizia penitenziaria, assolti in via definitiva). Condannati nel giugno 2013 per il reato di omicidio colposo, gli stessi medici furono successivamente assolti in Appello. E da lì iniziò una nuova vita processuale fatta di un primo intervento della Cassazione che rimandò indietro il processo. I nuovi giudici confermarono quell’assoluzione e la Cassazione rinviò per una nuova attività dibattimentale affidata alla Corte d’Assise d’Appello presieduta da Tommaso Picazio. Il procuratore generale Mario Remus ha chiesto una dichiarazione di prescrizione, i difensori l’assoluzione. Il 14 novembre anche per loro è attesa la sentenza.

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Mattarella riceve l’Osservatorio permanente giovani – editori

Il presidente della Repubblica ha incontrato una rappresentanza dell'organizzazione nel giorno del suo 20esimo anniversario.

Martedì 12 novembre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale una rappresentanza dell’Osservatorio permanente giovani – editori, guidata dal presidente Andrea Ceccherini. Nel giorno del 20esimo anniversario dell’Osservatorio, il capo dello Stato si è complimentato per l’importante lavoro svolto dall’organizzazione a favore delle giovani generazioni del Paese, nelle scuole e nelle università italiane, riconoscendo in particolare il valore civile e sociale dei progetti di media literacy Il Quotidiano in Classe e di economic and financial literacy Young Factor.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontra una delegazione dell’Osservatorio permanente dei giovani – editori in occasione del ventennale.

COLLABORAZIONE CON APPLE

Nell’ambito della stessa udienza, il capo dello Stato ha espresso la sua soddisfazione per la partnership strategica raggiunta tra l’azienda informatica statunitense Apple e l’Osservatorio: una collaborazione che cambia la statura e la portata dell’organizzazione, elevando a livello internazionale un progetto italiano dedicato a sviluppare il pensiero critico tra i giovani grazie al confronto tra più fonti di informazione di qualità orientate diversamente.

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Pulizie scuole, perché ci sono 16 mila posti di lavoro a rischio

Allarme delle associazioni di categoria per gli appalti in materia di pulizia scolastica. Le 11 mila assunzioni previste a gennaio non basteranno. A rischio la didattica.

«Chiediamo al più presto l’apertura di un tavolo istituzionale. Il governo convochi le parti datoriali: le nostre imprese sono pronte al confronto per trovare una soluzione, ed evitare un vero e proprio salto nel buio ai lavoratori e le loro famiglie. Fermare gli appalti nelle scuole è anacronistico, dannoso per le imprese, per il mondo scolastico e per i lavoratori». Lo hanno detto in conferenza stampa alla Camera i vertici di ANIP-Confindustria, Legacoop Produzione e Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi.

L’iniziativa unitaria è servita a spiegare le ragioni della contrarietà al provvedimento che, come prima conseguenza, vedrà 16mila procedure di licenziamento a fronte di 11.263 unità che verranno riassunte, secondo il Miur, da gennaio 2020.

Numero palesemente insufficiente, per i relatori, a coprire il fabbisogno di oltre 30mila plessi scolastici in Italia. Le associazioni che rappresentano le imprese individuano diverse criticità del Decreto legge 126/2019 su “Misure di straordinaria necessità e urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti”.

LE CRITICITÀ DEL DECRETO

A loro parere, non si delinea nessun risparmio della spesa pubblica a fronte dell’obiettivo dichiarato di miglioramento della qualità dei servizi: nessuna analisi preliminare su costi benefici sembra supportare questa decisione dell’Esecutivo. Da una prima analisi del provvedimento emergono profili di incostituzionalità, contrasto con decreti, trattati e norme europee, mancanza di una appropriata analisi costi-benefici, tempi di attuazione troppo stretti, incertezza sulle coperture.

PRESUNTI ELEMENTI DI INCOSTITUZIONALITÀ

«Dalla pubblicazione del decreto deriverebbero innumerevoli ricorsi», ha spiegato Lorenzo Mattioli, Presidente di ANIPConfindustria, «rendendolo inattuabile nei tempi necessari. Penso che a gennaio 2020 le scuole non saranno né pulite né manutenute, con rischio per la didattica, senza garanzie per la salute e l’incolumità di alunni e docenti». «Altra criticità», ha spiegato, «è l’obbligo per i candidati di presentare domanda solo nell’àmbito provinciale nel quale già prestano servizio, in palese violazione dei principi costituzionali e comunitari, evocando usanze da Medio Evo». «Il paradosso è che il decreto viene presentato come strumento per superare il precariato, mentre assume dipendenti che già erano a tempo indeterminato presso il privato».

ROTTA UNA PRATICA CONSOLIDATA

Fabrizio Bolzoni, Direttore di Legacoop Produzione e Servizi, ha spiegato che gli organi di categoria considerano «un pesante arretramento l’indirizzo assunto dal governo di internalizzare il servizio delle pulizie scolastiche; un passo indietro rispetto ad una modalità, consolidata da decenni, che ha consentito recuperi di efficienza nei processi produttivi. Vanno sostenuti percorsi di ‘corretta esternalizzazione’, a tutela di lavoratori e aziende che rappresentano un comparto rilevante nell’economia del Paese».

A RISCHIO MIGLIAIA DI POSTI DI LAVORO

Secondo Massimo Stronati, presidente Confcooperative Lavoro e Servizi, «un’internalizzazione che crea esuberi non è un bel segnale al Paese. Il lavoro e le imprese sono il fulcro del public procurement che può rilanciare il PIL. Internalizzando si penalizzano le imprese che sono cresciute mettendo il lavoro al centro. Non ci sono solo Ilva o Alitalia. Il governo convochi le parti sociali. Abbiamo 5.000 esuberi e imprese condannate a pagare la NaSpI per un appalto che finisce per volontà di Stato».

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I problemi del centrodestra con la scelta del candidato in Campania

Per Forza Italia, Salvini, Berlusconi e Meloni sarebbero già d'accordo sul nome di Caldoro. Ma da Lega e Fdi arriva una brusca frenata.

C’è ancora parecchia incertezza sul nome del candidato del centrodestra alle Regionali in Campania. Fonti di Forza Italia hanno confermato che c’è l’accordo sul nome di Stefano Caldoro e che se n’era parlato all’ultimo vertice tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Decisamente più cautela dalle controparti. Per la Lega, in questo momento, si «sta ragionando di programmi e squadra, il dibattito sui candidati governatori verrà dopo».

BERLUSCONI AVEVA DATO L’ACCORDO PER FATTO

Silvio Berlusconi aveva parlato esplicitamente di un accordo con Salvini e Meloni, ma anche per Fratelli d’Italia «sul nome del candidato non ci risulta si sia chiuso alcun accordo. L’intesa che c’è è che in Campania sia Fi a dover individuare il nome, però non c’è nulla di deciso. Così come per la Puglia e le Marche spetta a Fdi indicare il nome».

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Per Forza Italia, Salvini, Berlusconi e Meloni sarebbero già d'accordo sul nome di Caldoro. Ma da Lega e Fdi arriva una brusca frenata.

C’è ancora parecchia incertezza sul nome del candidato del centrodestra alle Regionali in Campania. Fonti di Forza Italia hanno confermato che c’è l’accordo sul nome di Stefano Caldoro e che se n’era parlato all’ultimo vertice tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Decisamente più cautela dalle controparti. Per la Lega, in questo momento, si «sta ragionando di programmi e squadra, il dibattito sui candidati governatori verrà dopo».

BERLUSCONI AVEVA DATO L’ACCORDO PER FATTO

Silvio Berlusconi aveva parlato esplicitamente di un accordo con Salvini e Meloni, ma anche per Fratelli d’Italia «sul nome del candidato non ci risulta si sia chiuso alcun accordo. L’intesa che c’è è che in Campania sia Fi a dover individuare il nome, però non c’è nulla di deciso. Così come per la Puglia e le Marche spetta a Fdi indicare il nome».

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La sentenza su CasaPound: «Non è un’associazione sovversiva»

La Corte di Assise di Napoli ha assolto gli imputati dell'inchiesta sugli scontri con antagonisti nella città partenopea.

Tutti assolti dalle accuse di associazione sovversiva e banda armata, in quanto «il fatto non sussiste»: la seconda Corte di Assise di Napoli (presidente Alfonso Barbarano) non ha condiviso la linea dell’accusa rappresentata dal sostituto procuratore Catello Maresca nell’ambito del maxi processo nei confronti di militanti di CasaPound. Solo una la condanna a tre anni inflitta a Enrico Tarantino, per porto e detenzione in luogo pubblico di ordigni esplosivi, precisamente quattro bottiglie incendiarie.

TRENTACINQUE RICHIESTE DI CONDANNA

Il pm Catello Maresca chiuse con 35 richieste di condanna la requisitoria nei confronti dei militanti del movimento CasaPound e di altre sigle come Blocco studentesco e H.M.O. Le pene più severe furono proposte per quattro imputati, ritenuti capi e organizzatori: 8 anni di reclusione furono chiesti per Tarantino, 6 anni ciascuno per Giuseppe Savuto ed Emmanuela Florino (figlia dell’ex senatore di An Michele) e Andrea Coppola. Il pm Maresca chiese anche pene alternative rispetto all’ipotesi d’accusa secondaria di associazione per delinquere «semplice».

L’OPINIONE CONTRARIA DELLA CASSAZIONE

L’inchiesta partì in seguito a violenti scontri tra gruppi di estrema destra e di antagonisti, a Napoli. Per Maresca erano sussistenti le ipotesi di associazione sovversiva e banda armata perché il gruppo era ispirato da «un’ideologia che cerca lo scontro e si propone di affermare violentemente i propri ideali». Su questi due reati, nella fase delle indagini, si sono registrate decisioni contrastanti: la tesi della Procura è stata accolta dal gip Francesco Cananzi, bocciata dal tribunale del Riesame e riconsiderata invece dalla Cassazione, che aveva ritenuto i fatti al centro dell’inchiesta espressione «di una strategia ideologicamente orientata alla sovversione del fondamento democratico del sistema».

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La sentenza su CasaPound: «Non è un’associazione sovversiva»

La Corte di Assise di Napoli ha assolto gli imputati dell'inchiesta sugli scontri con antagonisti nella città partenopea.

Tutti assolti dalle accuse di associazione sovversiva e banda armata, in quanto «il fatto non sussiste»: la seconda Corte di Assise di Napoli (presidente Alfonso Barbarano) non ha condiviso la linea dell’accusa rappresentata dal sostituto procuratore Catello Maresca nell’ambito del maxi processo nei confronti di militanti di CasaPound. Solo una la condanna a tre anni inflitta a Enrico Tarantino, per porto e detenzione in luogo pubblico di ordigni esplosivi, precisamente quattro bottiglie incendiarie.

TRENTACINQUE RICHIESTE DI CONDANNA

Il pm Catello Maresca chiuse con 35 richieste di condanna la requisitoria nei confronti dei militanti del movimento CasaPound e di altre sigle come Blocco studentesco e H.M.O. Le pene più severe furono proposte per quattro imputati, ritenuti capi e organizzatori: 8 anni di reclusione furono chiesti per Tarantino, 6 anni ciascuno per Giuseppe Savuto ed Emmanuela Florino (figlia dell’ex senatore di An Michele) e Andrea Coppola. Il pm Maresca chiese anche pene alternative rispetto all’ipotesi d’accusa secondaria di associazione per delinquere «semplice».

L’OPINIONE CONTRARIA DELLA CASSAZIONE

L’inchiesta partì in seguito a violenti scontri tra gruppi di estrema destra e di antagonisti, a Napoli. Per Maresca erano sussistenti le ipotesi di associazione sovversiva e banda armata perché il gruppo era ispirato da «un’ideologia che cerca lo scontro e si propone di affermare violentemente i propri ideali». Su questi due reati, nella fase delle indagini, si sono registrate decisioni contrastanti: la tesi della Procura è stata accolta dal gip Francesco Cananzi, bocciata dal tribunale del Riesame e riconsiderata invece dalla Cassazione, che aveva ritenuto i fatti al centro dell’inchiesta espressione «di una strategia ideologicamente orientata alla sovversione del fondamento democratico del sistema».

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La Nike ha tolto i suoi prodotti da Amazon

Il colosso dell'abbigliamento sportivo ha deciso di abbandonare la piattaforma di Jeff Bezos e concentrarsi sulla vendita diretta. Stracciata l'intesa del 2017.

Nike non venderà più i suoi prodotti su Amazon. Il colosso dell’abbigliamento sportivo ha deciso di concentrarsi sulla vendita diretta, anche se continuerà a cercare partnership con altri venditori e altre piattaforme. Nike aveva annunciato un accordo nel 2017 per la vendita di prodotti su Amazon in cambio di politiche più stringenti contro i prodotti contraffatti. Per Amazon si tratta di un colpo ai suoi sforzi per corteggiare i grandi marchi.

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Ilva, i senatori del M5s non cedono sullo scudo penale

Approvato un documento in quattro punti. L'immunità non è tema di discussione. E se dovesse riproporsi per ragioni legali, andrà rimessa all'assemblea degli eletti.

I senatori del M5s non cedono sullo scudo penale per l’Ilva. La pattuglia pentastellata a Palazzo Madama, composta da 105 persone, ha infatti approvato con soli cinque voti contrari un documento in quattro punti sul dossier ArcelorMittal, che ribadisce come l’immunità non sia tema di discussione. Il testo è stato inviato ai colleghi deputati.

LEGGI ANCHE: Stop agli emendamenti di Italia viva e Forza Italia sullo scudo penale

Se la questione dovesse riproporsi per ragioni legali durante il contenzioso con l’azienda davanti al Tribunale di Milano, i senatori chiedono che l’argomento venga sottoposto all’assemblea di tutti gli eletti del M5s, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il documento, in ogni caso, dà piena fiducia alle iniziative che il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli vorrà portare avanti e non collega la vicenda dell’acciaieria alla fiducia nei confronti del governo Conte.

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Con la crisi climatica Venezia e altri 20 porti italiani rischiano di finire sott’acqua

L'Enea stima un innalzamento del mare di un metro al 2100 che può arrivare a 2 metri con onde e vento. Dopo la città lagunare, le più colpite sono Napoli e Cagliari.

In 80 anni il livello del mare che tocca i porti italiani è destinato a crescere di circa un metro: significa che con la crisi climatica Venezia e altri venti porti del nostro Paese finiranno sommersi dall’acqua. Si stima un metro di innalzamento dell’acqua al 2100, con picchi superiori proprio a Venezia (più 1,064 metri), a Napoli (più 1,040 metri), a Cagliari (più 1,033 metri), a Palermo e a Brindisi.

CON VENTO E ONDE SI ARRIVA A UN AUMENTO ANCHE DI DUE METRI

La previsione è il frutto delle proiezioni dell’Enea presentate di recente in un focus dedicato al Mediterraneo. L’innalzamento stimato dall’Enea riguarda 21 porti italiani e prende in considerazione anche l’effetto dello ‘storm surge’, cioè la coesistenza di bassa pressione, onde e vento che in particolari condizioni determina un aumento del livello del mare rispetto al litorale di circa 1 metro. L’innalzamento al 2100 viene stimato ad Ancona di un metro, fino a due con l’effetto ‘storm surge’; ad Augusta 1,028 (fino a 2,028), a Bari 1,025 (fino a 2,025), a Brindisi 1,0282,028, a Cagliari 1,033 (2,033), a Catania 0,952 (1,952), a Civitavecchia 1,015 (2,015), a Genova 0,922 (1,922), a Gioia Tauro 0,956 (1,956), a La Spezia 0,994 (1,994), a Livorno 1,008 (2,008), a Massa 0,999 (1,999), a Messina 0,956 (1,956), a Napoli 1,040 (2,040), a Olbia 1,025 (2,025), a Palermo 1,028 (2,028), a Salerno 1,020 (2,020), a Savona 0,922 (1,922), a Taranto 1,024 (2,024), a Trieste 0,980 (1,980), a Venezia 1,064 (2,064).

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Raid dopo i razzi da Gaza: decine di morti nella Striscia

Finora sono 22 le vittime e 70 i feriti del'offensiva israeliana. Netanyahu: «Fermatevi o continueremo senza pietà».

Altissima tensione nella Striscia di Gaza, dove i raid di Israele hanno fatto decine di vittime in risposta ai razzi lanciati dai palestinesi nel Sud del Paese: la città di Netivot nel Neghev è stata attaccata in mattinata e sirene di allarme sono risuonate, per la prima volta in questa tornata di violenze, nella zona di Latrun e di Beit Shemesh, circa 20 chilometri a Ovest di Gerusalemme.

OLTRE 70 FERITI SECONDO IL MINISTERO DELLA SANITÀ

Sono 22, al momento, i palestinesi uccisi secondo quanto comunicato dal ministero della Sanità della Striscia: circa 70, invece, i feriti. «Fermate questi attacchi o ne subirete sempre di più. A voi la scelta», ha tuonato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. «Sarebbe meglio per la jihad capire ora, credo che il messaggio stia cominciando a passare. Devono comprendere che noi continueremo a colpire senza pietà. Siamo determinati a combattere e a proteggere noi stessi». Dopo aver ribadito che Israele non è interessata a un’escalation, Netanyahu ha aggiunto: se la Jihad «pensa che le salve di razzi o i colpi ci indeboliscano, sbaglia».

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