I sindacati portano il caso ArcelorMittal al Quirinale

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil saranno ricevuti da Mattarella in serata. Il ministro Boccia: «Commissariamento e prestito ponte, ecco il piano B del governo».

I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil sono attesi la sera del 18 novembre alle 19.30 al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per affrontare la questione dell’ex Ilva e in generale delle crisi industriali. Lo si apprende da fonti sindacali. Nel frattempo, il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia a chi gli chiedeva quale fosse il piano B del governo sull’ex Ilva ha risposto che, se ArcelorMittal non rivede la decisione di lasciare Taranto, per l’ex Ilva scatterà «l’amministrazione straordinaria, con un prestito ponte» da parte dello Stato in modo da riportare l’azienda sul mercato entro un paio d’anni.

BOCCIA: «DA MITTAL UN RICATTO INACCETTABILE»

«Mittal ha posto un ricatto occupazionale inaccettabile, che il governo ha già respinto», ha detto Boccia. «E dunque deve assumersi le proprie responsabilità e rispettare le leggi della Repubblica italiana». E se non lo facesse? «C’è l’amministrazione straordinaria che ha salvato l’Ilva dal crack dei Riva con un prestito ponte e con l’obiettivo di riportare entro uno-due anni, come previsto dalla legge, l’azienda sul mercato. Se fosse necessario lo rifaremo senza alcun problema. Alternativa non c’è». Solo una volta decisa l’amministrazione straordinaria «si deciderà se ci sono altre aziende dello Stato che possono entrare nella cordata. Io penso che abbia assolutamente fondamento la possibilità che entrino altre aziende, tra cui Cdp, ma è un tema che si porranno i commissari».

IL PRESIDIO DELLE AZIENDE DELL’INDOTTO

Il 18 novembre s’è tenuto il presidio delle aziende dell’indotto di ArcelorMittal davanti alla portineria C dello stabilimento siderurgico di Taranto. Presente anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha spiegato: «Stiamo studiando un sistema che consenta alla Regione di pagare le fatture al posto di Mittal e poi subentreremmo come creditori dell’Ilva ma sconsiglio a Mittal di trasformare la Regione Puglia anche in un creditore della loro azienda perché a quel punto li perseguiteremo legalmente ovunque al mondo. Questo modo di fare è vergognoso».

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Gualtieri, come buttare il ministero dell’Economia in Vacca

Il titolare di via XX Settembre è in ambasce a causa del suo staff. Il principale "imputato" è il capo segreteria che la fa da padrone. Seguono il capo di gabinetto Luigi Carbone, rimasto su pressione di Tria e del Nazareno, e il portavoce ombra Roberto Basso che coordina il consiglio di comunicazione.

«A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio». La formula attribuita a Oscar Wilde sembra una seconda pelle per lo staff di Roberto Gualtieri. Il ministro dell’Economia è un po’ in ambasce. E non soltanto perché – come ama dire – «ho recuperato in 23 giorni i 23 miliardi di aumento dell’Iva». Ma anche perché si sta rendendo conto che alcune scelte di staff stanno mostrando la corda. Il principale indagato è Ignazio Vacca, il suo capo della segreteria, figlio del filosofo comunista Giuseppe Vacca, che in via XX Settembre la fa da padrone, tanto da essere considerato una sorta di ministro ombra. Forse perché abituato all’ufficio del personale delle Poste dove ha lavorato, una delle prime mosse che ha fatto è stata quella di sostituire le segretarie. E pensare che sedevano al loro posto da una ventina d’anni, indifferentemente dal colore politico del ministro. 

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I NODI DI CARBONE E BASSO

Al secondo posto, pari merito, ci sono il suo capo di gabinetto, Luigi Carbone, e il suo portavoce “ombra” Roberto Basso. Il primo, Gualtieri lo voleva sostituire con il dalemiano Roberto Garofoli, ma non c’è riuscito: un po’ per le pressioni ricevute anche dal Nazareno (Carbone è arrivato pure lì, senza usare il monopattino), un po’ per le pressanti richieste di Giovanni Tria per confermarlo. Più articolata la situazione per il portavoce. Formalmente, il Mef non ha un portavoce. Ha un consigliere per la comunicazione. Si racconta che con questa formula Basso sia riuscito a confermare le consulenze che ha accumulato come professionista, anche nel pianeta del ministero dell’Economia. Per salvare capra e cavoli (incarico istituzionale e contratti privatistici), Vacca si è inventato una specie di consiglio della comunicazione, coordinato da Basso e animato dal capo ufficio stampa, Michele Baccinelli, e da altri due giovani professionisti piovuti dal Nazareno piddino.

I CONSULENTI DEM BLOCCATI DA DAL VERME

In realtà, proprio dal Pd erano attesi una trentina di consulenti di vario genere per supportare il ministro nelle scelte strategiche. In realtà non se n’è visto nessuno. A stopparli, si racconta, sarebbe stato l’atteggiamento disincentivante di Alessandra Dal Verme. La ruvida dirigente della Ragioneria generale dello Stato sembra abbia operato una resistenza passiva all’ingresso di questi esperti dem. Tale da indurre il ministro, da una parte, e i potenziali candidati dall’altra, tutti presi per stanchezza, a soprassedere all’operazione. D’altra parte, Dal Verme è molto ascoltata al Nazareno: è pur sempre la cognata dell’ex premier Paolo Gentiloni, e nessuno ha il coraggio di mandarla a quel paese. Tuttavia, dopo la fallita scalata alla poltrona di Ragioniere generale dello Stato, Dal Verme avrebbe puntato quella di direttore del Demanio. Ma l’uscita dai radar romani di Gentiloni (trasferito a Bruxelles) e la titubanza nelle nomine dello staff di Gualtieri, rischiano di rovinarle l’operazione.  

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere


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Allarme fiumi nell’Italia flagellata dal maltempo

Nuovi temporali in arrivo. Monitorati l'Arno e il Reno. Mentre in val Pusteria deraglia un treno.

Nell’Italia flagellata dal maltempo resta alta l’allerta anche lunedì 18 novembre. Situazione critica, in particolare, in Toscana ed Emilia-Romagna, dove i livelli di Arno e Reno continuano a destare preoccupazione nonostante il lieve miglioramento delle ultime ore, mentre a Venezia è atteso un picco di 110 centrimetri di acqua in città.

MONITORATO IL LIVELLO DELL’ARNO

Dopo la grande apprensione della domenica per la piena dell’Arno, dalle 4 i livelli del reticolo idraulico di Firenze e della provincia – Arno e suoi affluenti – sono scesi sotto il primo livello di guardia. Rimane, sull’asta dell’Arno, a valle di Firenze, solo l’idrometro di Fucecchio sopra il primo livello di guardia ma dovrebbe rientrare in tarda mattinata. Rimane attivo il monitoraggio dei corsi d’acqua da parte della sala di Piena del Genio Civile e il monitoraggio del territorio da parte della Protezione Civile Metropolitana. Risolte le criticità più importanti sulla viabilità statale, regionale e provinciale e non ci sono strade chiuse al traffico. A Pisa è passata senza procurare danni l’ondata di piena dell’Arno che ha tenuto con il fiato sospeso la città tutta la notte. Restano comunque chiuse scuole, università, attività commerciali, al pari di altri uffici privati aperti al pubblico come banche e uffici postali.

DERAGLIA UN TRENO IN VAL PUSTERIA

Un treno dalla val Pusteria è deragliato a causa di una frana, nei pressi di Rio Pusteria. Non si segnalano feriti. Il treno era partito da Fortezza e diretto a Brunico. La Val Pusteria risulta attualmente isolata. Sono bloccati per motivi di sicurezza tutti gli accessi: la strada statale tra San Sigismondo e San Lorenzo, la Strada del Sole, come anche le strade interpoderali, che i pendolari usano di solito per bypassare eventuali chiusure della Ss48. «Restate a casa, ogni auto in più crea caos», è l’appello lanciato su Facebook dal sindaco di San Lorenzo in Sebato, Martin Ausserdorfer.

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Sparatoria durante una festa a Fresno, in California: quattro morti

Uno o più uomini ha fatto irruzione in un giardino privato aprendo il fuoco sui presenti. Ancora ignoti i motivi del gesto. Killer ancora in fuga.

Almeno quattro persone sono morte e altre sei sono rimaste ferite a Fresno, in California, dove qualcuno in serata, forse più di un killer, è entrato in un giardino di casa dove era in corso un party privato e ha aperto il fuoco sulla gente, che stava guardando insieme una partita di football. Lo rendono noto i media statunitensi, fra cui il New York Times. Non è ancora chiaro il motivo del gesto, né chi siano gli autori dell’agguato. Alcuni dei feriti sono stati portati in ospedale in condizioni critiche.

Michael Reid, vicecapo della polizia di Fresno, ha spiegato che nel giardino privato erano radunate 35 persone quando i killer si sono introdotti aprendo il fuoco. I quattro morti – ha aggiunto il funzionario di polizia – sono tutti uomini fra i 25 e i 30 anni e non ci sono indicazioni sul fatto che chi ha sparato conoscesse le vittime. La polizia ha ricevuto numerose chiamate di vicini che hanno udito gli spari e all’arrivo di polizia e ambulanze tre delle vittime erano già decedute mentre una quarta è morta in seguito, in ospedale.

Nessuno ha visto i killer né ha descritto la presenza di veicoli sospetti nei paraggi. La polizia sta ora esaminando i filmati delle telecamere di sicurezza. «Il mio cuore è con le famiglie delle vittime di questa violenza insensata», ha detto Reid, aggiungendo che sarà fatto tutto il possibile per assicurare i responsabili alla giustizia.

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Traffico europeo di beni archeologici: 123 persone indagate

La Procura di Crotone ha disposto 23 misure cautelari nell'ambito di un indagine per scavi non autorizzati. Secondo gli inquirenti c'era un sistema che permetteva di esportare beni trafugati in tutta Europa.

É in corso sul territorio nazionale e in alcuni Paesi esteri un’operazione dei carabinieri del Comando Tutela patrimonio culturale, diretta dalla Procura della Repubblica di Crotone, che stanno eseguendo 23 misure cautelari contro i presunti componenti di una holding criminale che gestiva un ingente traffico di beni archeologici. I reperti, provento di scavi clandestini in Calabria, venivano esportati illecitamente fuori dall’Italia.

123 PERSONE INDAGATE

Nelle carte dell’inchiesta della Procura ci sono complessivamente 123 indagati. Quattro delle persone coinvolte nell’inchiesta, secondo quanto riferito dai carabinieri, sono domiciliate all’estero. Le indagini, avviate nel 2017, hanno permesso di recuperare numerosi reperti archeologici, per un valore di alcuni milioni di euro. I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa in programma stamattina, alle 10:30, nella sede del Comando provinciale carabinieri di Crotone, alla presenza del Procuratore Giuseppe Capoccia.

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Le proteste a Hong Kong del 18 novembre 2019

Duri scontri intorno al Politecnico. Fallita la mediazione tra rettore e forze dell'ordine sono ripresi gli scontri intorno alla struttura. E intanto l'Alta corte giudica incostituzionale il bando delle maschere.

È altissima la tensione a Hong Kong, dove prosegue l’assedio al Politecnico occupato mentre altri manifestanti pro democrazia sono tornati a bloccare questa nella mattinata del 18 novembre la centralissima Nathan Road.

La polizia ha eseguito decine di arresti fuori dall’Hotel Icon, su Science Museum Road, nelle vicinanze del PolyU. Poco prima le 7:00 locali (mezzanotte in Italia), il rettore dell’ateneo Teng Jin-Guang ha reso noto di aver raggiunto una tregua con la polizia a patto che gli studenti fermassero gli attacchi. L’evacuazione pacifica è però saltata quando la polizia ha ripreso a lanciare i lacrimogeni, spingendo molti studenti a tornare indietro

Sui social media sono circolate le immagini degli studenti ammanettati e schierati in riga in attesa di essere portati via. Non è chiara la dinamica che ha portato alla rottura della tregua e al ritorno degli scontri, ma alcuni media locali hanno parlato di carenza di comunicazione tra gli agenti impegnati nell’assedio del campus, alcuni dei quali avrebbero reagito istintivamente alla vista dei manifestanti dopo i violentissimi scontri partiti il 17 e continuati nella notte, tra ripetuti (e falliti) tentativi di sfondamento.

STUDENTI RESPINTI DAI GAS LACRIMOGENI

Le drammatiche immagini delle tv hanno mostrato corposi gruppi di studenti lasciare il campus sulla Science Museum Road prima di essere rispediti indietro dai lacrimogeni della polizia. Scenari simili si sono ripetuti vicino ad Austin Road, con gli studenti in fase di evacuazione e costretti a rientrare per sfuggire agli effetti dei gas.

ALMENO 39 FERITI NEGLI SCONTRI

La battaglia tra manifestanti arroccati nel PolyU e la polizia ha registrato un totale di 38 feriti, di cui 5 in condizioni gravi, secondo il bilancio stilato dalla Hospital Authority. Sono invece 18 le persone segnalate in condizioni stabili, mentre sei sono state dimesse. Un totale di 24 persone, invece, sono state ricoverate tra la mezzanotte e le 7:30 del mattino locali, e tra questi c’è anche un uomo di 84 anni.

L’ALTA CORTE DICE “NO” AL BANDO DELLE MASCHERE

Mentre gli scontri imperversavano l’Alta Corte di Hong Kong ha dichiarato l’incostituzionalità del divieto dell’uso delle maschere introdotto lo scorso mese dalla governatrice Carrie Lam facendo leva sulla legislazione di emergenza, una norma che aveva suscitato violentissime polemiche. La sentenza dell’Alta Corte, ha riferito il network pubblico Rthk, stabilisce la «incompatibilità con la Basic Law», la Costituzione locale, ed è maturata a seguito del ricorso promosso da 24 parlamentari pan-democratici.

I GIUDICI: GOVERNO OLTRE LE SUE PREROGATIVE

L’Alta Corte ha sancito che il divieto dell’uso delle maschere nelle manifestazioni pubbliche, con la previsione del carcere fino a sei mesi in caso di trasgressione, sia incostituzionale perché è una restrizione dei diritti fondamentali delle persone spinta oltre il necessario. In altri termini, «eccede quello che è ragionevolmente necessario da ottenere puntando all’applicazione della legge, alle indagini e alla punizione dei dimostranti violenti». La normativa, varata in base ai poteri d’emergenza di una ordinanza del 1922, in pieno periodo coloniale, puntava nei piani del governo a scoraggiare l’adesione di massa alle manifestazioni pro-democrazia che stanno scuotendo l’ex colonia da giugno. La polizia aveva anche il potere di ordinare o di togliere direttamente le maschere in qualsiasi momento e luogo. Sui social media, una volta diffusasi la notizia, sono apparsi foto e video di persone che consegnano le maschere a chi che si preparano ai sit-in di protesta in Central.

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L’andamento della Borsa italiana e lo spread del 18 novembre 2019

Piazza Affari riparte dal +0,46 del 15 novembre. Spread intorno ai 160 punti. I mercati in diretta.

La Borsa italiana riapre la settimana dopo la chiusura positiva del 15 novembre. Nell’ultima seduta della settimana Piazza Affari aveva terminato le contrattazioni in rialzo a +0,46% con l’indice Ftse Mib a 23.588 punti. Finale di settimana positivo per tutti i listini europei con Parigi a +0,65, Francoforte a +0,45% e Londra a +0,14%.

SPREAD INTORNO A QUOTA 160 PUNTI

Il 15 lo spread tra Btp e Bund ha chiuso sotto la soglia dei 160 punti base, a quota 156, contro i 168 punti base della chiusura del 14 quanto il differenziale aveva rivisto i massimi da fine agosto. Il rendimento del decennale italiano è sceso all’1,23%.

I MERCATI IN DIRETTA

3.03 – HONG KONG APRE IN POSITIVO NONOSTANTE GLI SCONTRI

La Borsa di Hong Hong apre la seduta positiva con i nuovi record raggiunti da Wall Street e malgrado le violenti proteste pro-democrazia del weekend nell’ex colonia: l’Hang Seng sale dello 0,47%, a 26.451,64 punti. In frazionale calo, invece, Shanghai e Shenzhen, i cui indici Composite cedono, rispettivamente, lo 0,06% (a 2.889,55 punti) e lo 0,15%, a quota 1.603,32.

1.31 – APERTURA SENZA VARIAZIONI PER TOKYO

La Borsa di Tokyo apre la prima seduta della settimana all’insegna della cautela, malgrado i livelli record registrati a Wall Street lo scorso venerdì, con gli investitori che attendono sviluppi dalle trattative sul commercio internazionale tra Cina e Stati Uniti. Il Nikkei è piatto ad inizio di contrattazioni facendo segnare quota 23.304,06 (0,00%). Sul fronte valutario lo yen scambia a 108,40 sul dollaro, e a 120,20 sull’euro.

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Chi è Tsitsipas, il 21enne greco vincitore delle Atp Finals

Dopo aver battuto Federer, ha piegato l'austriaco Thiem per 6-7, 6-2, 7-6 nella sfida decisiva per l'assegnazione del titolo.

Era l’allievo che aveva battuto il maestro Roger Federer in semifinale. E si è preso la consacrazione nell’atto conclusivo. Il 21enne greco Stefanos Tsitsipas ha vinto le Atp Finals a Londra piegando l’austriaco Dominic Thiem per 6-7, 6-2, 7-6 nella sfida decisiva per l’assegnazione del titolo, in due ore e 35 minuti di gioco.

NEI TOP 100 SOLO DA 25 MESI, PRIMO GRECO AL TORNEO DEI MAESTRI

Tsitsipas era al debutto assoluto alle Finals di Londra dopo la vittoria, 12 mesi prima, del torneo Next Gen di Milano. È stato il primo greco di sempre a qualificarsi per il torneo dei maestri ed è entrato nei Top 100 solo da 25 mesi.

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Autolesionismo Ferrari, in Brasile vince Verstappen

Seconda la Toro Rosso di Gasly, Hamilton terzo ma penalizzato e scivolato al sesto posto. Le due Rosse di Vettel e Leclerc si sono toccate durante un controsorpasso: entrambe costrette al ritiro.

Più che automobilismo, questo è autolesionismo. Le Ferrari sono andate a sbattere l’una contro l’altra, eliminandosi a vicenda. E alla fine il Gran Premio del Brasile di Formula 1 l’ha vinto Max Verstappen. Inizialmente terza la Mercedes di Lewis Hamilton dietro alla Toro Rosso di Pierre Gasly, seconda: ma poi il campione del mondo britannico è stato penalizzato di 5 secondi per l’urto con la Red Bull di Alexander Albon ed è scivolato al sesto posto. Sul podio è salito quindi Carlos Sainz (McLaren).

IL PASTICCIO FRA LE ROSSE NEL FINALE

Ma cosa è successo alle due Rosse? Un gran pasticcio proprio nel finale. Che ha costretto sia Sebastian Vettel sia Charles Leclerc a un mesto ritiro. Il pilota monegasco della Ferrari si è toccato con il suo compagno durante un controsorpasso per la quarta posizione, bucando la gomma anteriore destra. Danni anche alla posteriore destra di Vettel: anche lui quindi si è dovuto fermare.

LECLERC DISPIACIUTO: «RAPPORTO INVARIATO COL COMPAGNO»

Leclerc dopo l’incidente ha parlato di «una situazione da analizzare, siamo tutti e due dispiaciuti per il team, lui ha provato ad andare verso l’interno. L’episodio non condiziona il nostro rapporto, siamo abbastanza maturi». Ai microfoni di Sky ha aggiunto: «Sono molto dispiaciuto, ma sono sicuro che i rapporti con Seb resteranno invariati».

VETTEL: «NON SO PERCHÉ CI SIAMO TOCCATI»

Vettel ha dato la sua versione: «Credo che sia un peccato per la squadra, avremmo potuto ottenere un risultato migliore e, secondo me, l’avremmo meritato oggi. Eravamo in lotta tra di noi alla chicane, una lotta abbastanza aggressiva. Ero uscito meglio alle curva due o tre, pensavo di essere già passato e non so perché ci siamo toccati. Questo ha chiuso la gara di entrambi, purtroppo».

Entrambi erano liberi di gareggiare, ma con i loro errori hanno danneggiato l’intera squadra


Il team principal Binotto

Il team principal della Ferrari Mattia Binotto ha bacchettato entrambi: «Siamo delusi e dispiaciuti, i due piloti si devono rendere conto che hanno danneggiato l’intera squadra. Erano liberi di gareggiare tra di loro, però sono piccoli errori che si pagano come squadra e non va bene. Ognuno di loro avrà una parte di colpa».

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Anche il M5s scarica l’ex ministra Trenta sulla casa tenuta

La titolare della Difesa del governo gialloverde soggiorna ancora nell'appartamento "di servizio" ottenuto quando faceva parte dell'esecutivo. Il motivo? La riassegnazione al marito militare, che ne ha diritto. Ma Di Maio: «Inopportuno, lasci l'alloggio».

Politicamente Elisabetta Trenta è “tornata a casa” con la caduta del governo gialloverde formato da Movimento 5 stelle e Lega, quando l’ex ministra della Difesa ha lasciato il suo posto a Lorenzo Guerini del Partito democratico. Il problema è che non ha lasciato l’appartamento dove soggiornava: quello “di servizio” che le era stato assegnato in quanto la grillina – si era candidata coi cinque stelle in Senato nella parte proporzionale senza riuscire a essere eletta – faceva parte dell’esecutivo. E subito sul caso si è aperta una polemica politica.

IL MARITO MILITARE NE HA PIENO DIRITTO

La questione è stata sollevata dal Corriere della sera, con tanto di richiamo in prima pagina. E tutti, anche il suo partito, le hanno chiesto di lasciare l’abitazione. Ma la Trenta ha tenuto il punto, spiegando che la casa è stata riassegnata al marito, militare, che ne ha pieno diritto, in osservanza di ogni regola.

CENTRODESTRA CONTRO LA «DOPPIA MORALE» GRILLINA

Gli attacchi più duri sono arrivati ovviamente dall’opposizione di centrodestra. Maurizio Gasparri ha definito i pentastellati «moralisti “un tanto al chilo”, bugiardi e ipocriti». Anche un’altra esponente azzurra, Licia Ronzulli, ha parlato di «doppia morale dei grillini», che «urlano “onestà” ma pensano solo a occupare le poltrone e, a quanto pare, gli appartamenti di servizio». Da Fratelli d’Italia è arrivato un commento sarcastico: «I privilegi sono “di casa” per i grillini».

casa Elisabetta Trenta marito
La casa dell’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta a Roma. (Ansa)

INTERROGAZIONE URGENTE ANNUNCIATA DAL PD

Irritato anche il Partito democratico: il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci, ha chiesto all’ex ministra di chiarire «velocemente» annunciando una interrogazione urgente.

Trenta lasci la casa. Poi il marito farà la richiesta per ottenere un alloggio come tutti gli ufficiali dell’esercito seguendo la normale graduatoria


Luigi Di Maio

Infine la presa di distanza che ha fatto più rumore, quella del M5s. Il capo politico Luigi Di Maio è stato chiaro: «Penso che sicuramente il marito avrà diritto a quell’alloggio. Ma è opportuno che in questo momento l’ex ministra, dopo aver avuto tre mesi di tempo per lasciarlo, abbandoni l’appartamento. Poi il marito farà la richiesta per ottenere la casa come tutti gli ufficiali dell’esercito seguendo la normale graduatoria. È la cosa più corretta da fare».

PER BUFFAGNI È UN COMPORTAMENTO «NON DA CINQUE STELLE»

Un altro pentastellato, il viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni, aveva espresso la stessa richiesta: «Ho letto stamattina la notizia dell’ex ministro Trenta sull’immobile di pregio assegnato al marito, in cui vive. Ho altresì letto la risposta dell’ex ministra Trenta: formalmente pare anche ineccepibile, ma non è da cinque stelle! Noi siamo nati con un’altra missione, stare nei palazzi rischia sempre di contaminarci, di cambiarci ed è contro questa “droga” che dobbiamo tenere alta l’attenzione».

Se fosse stato uno del Pd o uno della Lega a comportarsi alla stessa maniera cosa avremmo detto?


Stefano Buffagni

Buffagni poi ha concluso: «Non sono mai stato un giustizialista e capisco che durante il mandato possano nascere esigenze funzionali. Ma se fosse stato uno del Pd o uno della Lega ad assegnare al marito una casa di quel genere da tenere anche dopo il mandato cosa avremmo detto?».

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La polemica meteo su Venezia coccolata e Matera discriminata

Attacchi via social alla Serenissima sotto i riflettori della destra e della stampa. Mentre il Sud colpito dal maltempo viene considerato «una Cenerentola di cui prende le difese la sinistra». E pure Di Maio si schiera: «No a regioni di serie B».

Neanche sotto il “flagello” del maltempo l’Italia riesce a trovare unità. Anzi: ne approfitta per rimarcare le differenze, in questo caso tra Nord e Sud. Venezia è travolta dall’acqua alta? E allora Matera? E allora il Mezzogiorno? Una polemica che il Paese dei campanili ha cavalcato anche e soprattutto sui social.

DISPUTA FRA MALTEMPO “DI DESTRA” E “DI SINISTRA”

Non soltanto una questione puramente geografica: si tratta di una disputa tra una sorta di “maltempo di sinistra“, cioè quello di Matera, contro il meteo avverso a Venezia che, considerando la Regione da anni governata dai leghisti, diventa di “destra” nello scontro sul web.

IN DIFESA DELLA CAPITALE DELLA CULTURA

Tra post e commenti su Twitter e Facebook molti utenti hanno ribadito la convinzione che Venezia sia una città «coccolata dalla destra», ma anche dalla stampa mainstream, con raccolta di fondi e continui appelli «a non abbandonarla», mentre Matera, nonostante sia capitale della cultura, resta la Cenerentola di cui «prende le difese la sinistra».

Tutti si mobilitano per Venezia: soldi alle aziende, soldi ai cittadini, Iban per raccolta fondi. E Matera?


Un utente sui social

Qualche esempio: «Danni ingenti a tutto il Sud, ma pare non importi a nessuno», ha scritto un account. E un tale Mike ha postato: «Non me ne frega un c… di #Venezia, tutti si mobilitano: soldi alle aziende, soldi ai cittadini, Iban per raccolta fondi in tutti i telegiornali. In questa foto non è ritratta Venezia, bensì #Matera! Non se ne è preoccupato nessuno! Il #Maltempo al Sud non fa rumore!».

ATTACCHI CONTRO MATTEO SALVINI E MARA VENIER

Gli strali dei pro Matera se la sono presa con i politici, anche con Matteo Salvini che, secondo Luisa, «preferisce farsi fotografare nell’acqua alta di Piazza San Marco. Perché del Sud non gliene frega nulla, lo ribadisco ai meridionali che lo osannano». Qualcuno ha azzardato persino previsioni nefaste come «tanto Venezia è destinata a essere sommersa, meglio salvare Matera». Altri hanno attaccato Mara Venier che a Domenica In «parla di Venezia perché è veneziana».

ARRIVA PURE DI MAIO A FARE L’INDIGNATO

In mezzo a questa “indignazione” è arrivato anche il post del ministro degli Esteri Luigi Di Maio: «Venezia è nel dramma, ma non solo Venezia. Altre città e Regioni sono state travolte dal maltempo. Penso alla Basilicata con Matera, la capitale europea della cultura, penso alla Puglia, alla Calabria, alla Sicilia. E nessuno ne parla. Nessuno», ha scritto su Facebook puntando il dito contro quello che considera una sorta di black out mediatico a sfavore del maltempo al Sud.

Non esistono regioni di serie B, dobbiamo occuparci di ogni singolo italiano


Luigi Di Maio

Poi il capo politico del Movimento 5 stelle ha concluso così: «Non esistono regioni di serie B, dobbiamo occuparci di ogni singolo italiano, di ogni singola famiglia, di ogni singolo lavoratore, di ogni singolo commerciante. L’Italia sia unita, perché unita trova la sua forza». Anche se sui social è riuscita a dividersi pure per questioni di meteo.

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Il Pd rilancia sullo ius soli ma il M5s fa il benaltrista

Zingaretti promette battaglia per la cittadinanza ai "nuovi italiani". Ma i grillini lo gelano: «Sconcertante, preoccupiamoci di famiglie, imprese e del Paese sott'acqua». Orlando: «Noi pensiamo a più cose insieme».

La questione dei diritti civili ha ridato animo alle fibrillazioni tra i giallorossi. Tutta “colpa” dell’Assemblea nazionale del Partito democratico, dalla quale il segretario dem Nicola Zingaretti ha rilanciato: «Ci battiamo perché al più presto si rivedano i decreti Salvini, dentro questo governo come scelta di campo. Ci batteremo con i gruppi parlamentari per far approvare lo ius culturae e lo ius soli, certo che lo faremo». Poi ha aggiunto: «Faremo una legge per parità salariale tra donne e uomini, ma per raggiungere l’obiettivo e non per mettere bandierine e avere un’intervista sui giornali. Ci vuole serietà, non comizi».

I GRILLINI: «PENSIAMO AL PAESE SOTT’ACQUA»

Dal Movimento 5 stelle – che sul tema ha cambiato idea – non hanno digerito gli annunci zingarettiani. E fonti grilline hanno risposto sfoggiando dosi di benaltrismo: «C’è mezzo Paese sott’acqua e uno pensa allo ius soli? Siamo sconcertati. Preoccupiamoci delle famiglie in difficoltà, del lavoro, delle imprese. Pensiamo all’Italia, già abbiamo avuto uno (Matteo Salvini, ndr) che per un anno e mezzo ha fatto solo campagna elettorale. Noi vogliamo pensare a lavorare».

ANCHE DI MAIO SPOSTA L’ATTENZIONE SU ALTRO

Il capo politico del M5s Luigi Di Maio ha usato più o meno le stesse parole da Salerno, dove si trovava per l’ultima tappa del suo tour in Campania: «Col maltempo che flagella l’Italia, il futuro di 11 mila lavoratori a Taranto in discussione, qui si parla di ius soli: io sono sconcertato. Siamo al governo per governare e non per lanciare slogan o fare campagna elettorale».

A molti dei cinque stelle sembrerà impossibile. Ma noi riusciamo a pensare anche due cose nello stessa giornata


Andrea Orlando del Pd

Dal Pd ha replicato il vicesegretario Andrea Orlando: «A molti esponenti dei cinque stelle sembrerà impossibile. Ma noi riusciamo a pensare anche due cose nello stessa giornata».

Lavoriamo per una nuova agenda di Governo che rispetti gli accordi di programma e vicino ai bisogni delle persone….

Posted by Nicola Zingaretti on Sunday, November 17, 2019

LA “SPERIMENTAZIONE” DI GOVERNO REGGERÀ?

Segnali di alleanza di governo che scricchiola? E pensare che Zingaretti, poco prima, aveva comunque confermato il “laboratorio” giallorosso: «Stiamo vivendo una difficile esperienza di governo, ma ribadiamo la scelta di sperimentare le alleanze. Qualcuno dice “Non vogliamo un accordo storico con il M5s”. Ma cosa vuol dire? Non si governa tra avversari politici, ma solo se si condividono almeno i fondamenti di una prospettiva politica e si calano nei territori. Ci vuole tempo, certo». Ora bisogna vedere se si riuscirà anche a condividere una visione in tema di diritti civili.

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Le aziende dell’indotto minacciano ritiro operai dall’ArcelorMittal

Le ditte appaltatrici pronte a incrociare le braccia. Gli autotrasportatori invece hanno intenzione di bloccare le portinerie di ingresso e uscita delle merci. E Di Maio invita i vertici dell'ex Ilva al tavolo della trattativa.

Anche le aziende dell’indotto-appalto contro ArcelorMittal. Nel caso in cui il colosso siderurgico non dovesse pagare le fatture arretrate si potrebbe procedere a un ritiro degli operai dai cantieri. A Taranto è sempre più spinoso il caso dell’ex Ilva. Tanto che, oltre alle aziende dell’indotto, anche gli autotrasportatori tarantini a minacciare l’azienda di bloccare le portinerie d’ingresso ed uscita merci dello stabilimento siderurgico nel caso in cui ArcelorMittal non dovesse saldare a stretto giro di posta le fatture di trasporti effettuati da agosto a oggi. A lanciare il guanto di sfida sono stati i sindacati che hanno anche spiegato come le imprese abbiano maturato un credito complessivo intorno ai 60 milioni.

DI MAIO INVITA MITTAL A RISEDERSI AL TAVOLO DELLE TRATTATIVE

Intanto Luigi Di Maio ha invitato ArcelorMittal a sedersi nuovamente al tavolo delle trattative. «Tutte le scelte che verranno fatte su Ilva derivano dal fatto che Mittal si risieda al tavolo. Qui stiamo parlando di una multinazionale che se ne va. Noi speriamo ci possa essere un incontro a Palazzo Chigi», ha spiegato il capo politico del M5s intervenuto a un incontro con gli attivisti di Acerra a Napoli. «La strada su cui stiamo puntando come governo è far desistere Mittal dall’andare via da Taranto per via giudiziarie. Abbiamo presentato un ricorso ed è su quello che in questo momento aspettiamo una risposta dai giudici», ha aggiunto. Sostenendo che l’esecutivo non possa «permettere a una multinazionale indiana di venire in Italia, firmare un contratto e un anno dopo dire che se ne va perché non gli sta più bene. Perché se lo permettiamo a questa multinazionale lo permettiamo a chiunque».

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Ecco quali sono le città dove si vive meglio in Italia

Trento è la provincia con la miglior qualità dei servizi. Male il Sud dove la prima città, Potenza, è al 69esimo posto. Chiude la classifica Agrigento.

Trento si aggiudica il podio 2019 per la città in cui si vive meglio. Lo dice la classifica annuale stilata da ItaliaOggi e Università La Sapienza con la collaborazione di Cattolica Assicurazioni. La provincia autonoma risulta al primo posto per gli affari, il lavoro, l’ambiente, l’istruzione, il tempo
libero e il turismo. Un amplein che fa da contraltare all’ultima posizione di Agrigento. Secondo quanto scrive ItaliaOggi la città siciliana è risultata carente quasi sotto tutti gli aspetti ad eccezione della dimensione demografica.

AL NORD SI VIVE MEGLIO CHE AL CENTRO E AL SUD

Le città del Nord su quelle in cui si vive meglio. Poi viene il Centro Italia e infine il Sud. Basti pensare che nelle prime 68 città della classifica non se ne trova nessuna del Mezzogiorno. Una classifica sintomatica di una Nazione che ancora una volta sembra spaccata in due. Va detto inoltre che nelle piccole province si vive meglio che in quelle grandi e le città minori risultano più vivibili di quelle grandi seppur con una flessione in positivo di queste ultime. Va comunque detto che nel 2019 la qualità della vita in Italia è complessivamente migliorata. Oggi sono 65 su 107 le province italiane in cui la qualità di vita è buona o accettabile, il miglior dato degli ultimi cinque anni.

LE PRIME DIECI POSIZIONI

Le prime dieci province in testa alla classifica per qualità della vita sono ancora una volta tutte al Nord. Dopo Trento seguono Pordenone, Sondrio, Verbano-Cusio-Ossola, Belluno, Aosta, Treviso, Cuneo, Udine e Bolzano, che scende dal primo al decimo posto rispetto al 2018. Per incontrare le prime province del Sud bisogna scorrere la classifica fino ad arrivare alla 69esima e 70esima posizione dove si trovano le lucane Potenza e Matera. Nel Mezzogiorno e nelle Isole 35 delle 38 province la qualità della vita è risultata scarsa o insufficiente.

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È morto Terry O’Neill, il fotografo che raccontò la Swinging London

L'artista aveva lavorato con i più grandi artisti britannici degli Anni 60: dai Beatles sino ai Rolling Stones. Ma ha anche avuto l'onore di ritrarre la regina Elisabetta II.

Aveva raccontato negli Anni ’60 la Londra della musica diventando famoso grazie a celebri scatti fatti ai Beatles, ai Rolling Stones e a David Bowie. È morto all’età di 81 anni, dopo una lunga lotta contro il cancro alla prostata, il fotografo Terry O’Neill, celebre fotografo che raccontò la Swinging London. Negli ultimi anni aveva lavorato con per ritrarre Amy Winehouse, Nicole Kidman, Nelson Mandela e la regina Elisabetta II.

LA CARRIERA DI TERRY O’NEILL

Nato il 30 luglio 1938 a Romford, una città a Est di Londra, O’Neill ha iniziato a lavorare sin dagli Anni 50 come fotografo. Il suo primo lavoro fu in una unità fotografica dell’aeroporto londinese di Heathtrow. Il suo primo lavoro professionale lo ottenne a partire dagli Anni 60. Il primo soggetto a finire davanti al suo obbiettivo fu Laurence Oliver. Da lì in poi una grande escalation che lo portò a fotografare i più importanti gruppi londinesi del periodo. Dai Beatles sino ai Rolling Stones, passando per figure di spicco del panorama musicale come Elton John.

FOTOGRAFO PER IL CINEMA

Terry O’Neill è stato direttore della fotografia per il film del 1981 Mommie Dearest e per quello del 1987 Aria. Si tratta degli unici due lavori fatti per il grande schermo. Nel 2004 è diventato membro onorario della Royal Photographic Society mentre nel 2008 è anche uscito un libro che raccoglie i suoi scatti più belli. Una sorta di antologia del suo lungo lavoro fatto con molte star. I suoi lavori più belli sono invece custoditi presso il National Portrait Gallery di Londra. O’Neill è stato sposato tre volte e ha avuto tre figli.

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È morto Terry O’Neill, il fotografo che raccontò la Swinging London

L'artista aveva lavorato con i più grandi artisti britannici degli Anni 60: dai Beatles sino ai Rolling Stones. Ma ha anche avuto l'onore di ritrarre la regina Elisabetta II.

Aveva raccontato negli Anni ’60 la Londra della musica diventando famoso grazie a celebri scatti fatti ai Beatles, ai Rolling Stones e a David Bowie. È morto all’età di 81 anni, dopo una lunga lotta contro il cancro alla prostata, il fotografo Terry O’Neill, celebre fotografo che raccontò la Swinging London. Negli ultimi anni aveva lavorato con per ritrarre Amy Winehouse, Nicole Kidman, Nelson Mandela e la regina Elisabetta II.

LA CARRIERA DI TERRY O’NEILL

Nato il 30 luglio 1938 a Romford, una città a Est di Londra, O’Neill ha iniziato a lavorare sin dagli Anni 50 come fotografo. Il suo primo lavoro fu in una unità fotografica dell’aeroporto londinese di Heathtrow. Il suo primo lavoro professionale lo ottenne a partire dagli Anni 60. Il primo soggetto a finire davanti al suo obbiettivo fu Laurence Oliver. Da lì in poi una grande escalation che lo portò a fotografare i più importanti gruppi londinesi del periodo. Dai Beatles sino ai Rolling Stones, passando per figure di spicco del panorama musicale come Elton John.

FOTOGRAFO PER IL CINEMA

Terry O’Neill è stato direttore della fotografia per il film del 1981 Mommie Dearest e per quello del 1987 Aria. Si tratta degli unici due lavori fatti per il grande schermo. Nel 2004 è diventato membro onorario della Royal Photographic Society mentre nel 2008 è anche uscito un libro che raccoglie i suoi scatti più belli. Una sorta di antologia del suo lungo lavoro fatto con molte star. I suoi lavori più belli sono invece custoditi presso il National Portrait Gallery di Londra. O’Neill è stato sposato tre volte e ha avuto tre figli.

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Nuova giornata di scontri e proteste a Hong Kong

Gli studenti si sono asserragliati nel Politecnico di Kowloon. Ferito un agente colpito da una freccia al polpaccio. Lunedì scuole chiuse per motivi di sicurezza.

Ancora un giorno di scontri e proteste a Hong Kong. Anche domenica 17 novembre, come ormai avviene da mesi, i manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro la governatrice Carrie Lam e la Cina.

Gli scontri più accesi sono avvenuti sulla penisola di Kowloon dove gli studenti del Politecnico hanno scagliato frecce e usato catapulte artigianali per lanciare oggetti contro la polizia. In questi tafferugli in agente è stato colpito a un polpaccio ed è stato trasportato d’urgenza in ospedale. L’uomo non sarebbe comunque in pericolo di vita. Per tutta risposta gli agenti hanno utilizzato gas lacrimogeni e idranti con liquido chimico blu. La polizia ha inoltre chiesto «a tutti i cittadini di non dirigersi verso l’area del PolyU, il Politecnico, perchè la situazione si sta rapidamente deteriorando» dato che la situazione sta sempre più degenerando.

A HONG KONG SCUOLE CHIUSE LUNEDÌ

A causa dei disordini l’Ufficio per l’Istruzione ha annunciato che è prevista la chiusura straordinaria delle scuole per la giornata di lunedì 18 novembre. Tutte le lezioni, spiegano ancora i portavoce dell’istituzione scolastica, dalla scuola materna fino alla scuola superiore sono state sospese per motivi che riguardano la sicurezza. Del resto molti studenti si sono uniti alla protesta. Molti sono anche degli adolescenti come testimoniano gli arresti fatti nelle settimane scorse e che riguardavano anche alcuni ragazzini di appena 12 anni.

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Smacco a Trump in Louisiana: rieletto governatore dem

Gli elettori hanno dato nuovamente fiducia all'uscente John Edwards. Un chiaro segnale per The Donald e i Repubblicani a meno di un anno dalle presidenziali.

La Louisiana ha preferito i democratici ai repubblicani scegliendo di confermare John Edwards come governatore dello Stato. Il Edwards ha battuto la concorrenza del candidato repubblicano Eddie Rispone confermandosi inoltre come unica guida dem alla guida di uno Stato del profondo Sud americano.

SCHIAFFO A DONALD TRUMP

Sicuramente la rielezione di John Edwards alla guida della Louisiana è un duro schiaffo a Donald Trump. Il tycoon si era infatti speso molto per sostenere la candidatura di Rispone. Tanto che nei dieci giorni prima delle elezioni aveva tenuto due comizi elettorali nello Stato. Una sconfitta che mette in dubbio anche una possibile rielezione di Trump come presidente il 3 novembre 2020 quando gli americani saranno chiamati a scegliere se confermare o chiamare qualcun altro a guidare il Paese. L’elezione del governatore in Louisiana era infatti considerato dai media statunitensi un test chiave in vista delle presidenziali.

IN LOUISIANA VITTORIA DEM DI MISURA

Va tuttavia detto che Edwards ha battuto Rispone di misura. Questo non sminuisce il fatto che, nonostante la scesa in campo dello stesso Trump, i Repubblicani hanno subito un duro colpo psicologico. Molti, infatti, ritenevano che Edwards non ce l’avrebbe fatta a strappare il secondo mandato. Anche i sondaggi davano Rispone avanti al candidato dem. Secondo i media Usa l’errore dei Repubblicani sarebbe da rintracciare nella campagna elettorale fatta da Rispone e interamente basata su Trump. Tanto da affidare a The Donald tutte le sue fortune politiche. Un errore fatale visto il diminuito consenso nei confronti del presidente degli ultimi periodi.

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L’Iran scende in piazza contro il caro-benzina

Le proteste sono iniziate venerdì 15 novembre e non accennano a diminuire. Questo nonostante le minacce della polizia e il placet al rincaro della Guida suprema iraniana Ali Khamenei.

Continua la rivolta della benzina in Iran per protestare contro l’aumento dei prezzi del carburante annunciato dalla Repubblica islamica iraniana dopo le sanzioni economiche inflitte dagli Usa. Decine le città che da venerdì 15 novembre sono in rivolta dopo la decisione presa dal governo. Gli scontri più duri a Teheran dove negli scontri sono morte almeno due persone, anche se fonti non ufficiali e vicine ai manifestanti parlano di oltre una decina di vittime.

LA POLIZIA AMMONISCE I MANIFESTANTI

Intanto la polizia iraniana ha lanciato un monito a coloro che «creano insicurezza e disordine». Il riferimento è alle manifestazioni degli ultimi due giorni che ha provocato diversi disordini in tutto il Paese. Le forze dell’ordine hanno annunciato che identificheranno e affronteranno «con decisione i provocatori e i capi che hanno creato le tensioni». Una minaccia concreta portata avanti dal portavoce della polizia, il generale Ahmad Nourian.

KHAMENEI SOSTIENE L’AUMENTO DELLA BENZINA

In questo clima di forti tensioni spicca la voce di Ali Khamenei. La Guida suprema iraniana ha infatti manifestato il suo appoggio alla decisione governativa di razionare e aumentare i prezzi della benzina. Lo ha fatto attraverso un discorso riportato dalla televisione di Stato. Khamenei ha anche additato i manifestanti come banditi poiché responsabili degli incidenti avvenuti durante le proteste di piazza. «Io non sono un esperto, ma poiché la scelta è stata fatta dai capi dei tre rami istituzionali, la sostengo», ha detto. Per poi aggiungere: «Le proteste violente non risolveranno niente, ma porteranno solo insicurezza nel Paese»

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L’Italia stretta nella morsa del maltempo

Da Nord a Sud sono tante le criticità. A Venezia l'acqua è tornata a salire con il picco massimo in mattinata mentre sulle Alpi è caduta la neve. Diverse le esondazioni in Toscana. La situazione.

Neve, acqua alta, mareggiate, piogge torrenziali e venti forti. Non si ferma nemmeno domenica 17 novembre l’ondata di maltempo che sta imperversando sull’Italia. Sono 11 le regioni in allerta per rischio idrogeologico con le situazioni più critiche in Trentino Alto Adige e in Toscana

PERICOLO ALLUVIONI IN TOSCANA

A destare preoccupazioni in Toscana sono le condizioni dell’Arno. A Firenze la protezione civile sta monitoriando le sponde e ha invitato i cittadini a non sostare nelle vicinanze del fiume. Che al momento ha superato anche la seconda soglia di allerta. Il picco di piena è atteso intorno alle 12 con un livello di criticità intorno ai 5,5 metri. A Pontassieve è invece esondato il Sieve. Allerta massima anche a Pisa dove sui lungarni sono state montate delle paratie protettive e contenitive. Nel Livornese sono state evacuate 500 persone a causa della piena del Cecina.

LA NEVE BLOCCA L’ALTO ADIGE

Sin dalla notte tra sabato 16 e domenica 17 novembre i problemi maggiori si sono verificati in Alto Adige dove 11 mila famiglie sono rimaste corrente elettrica e una quarantina le strade sono state chiuse al traffico a causa delle abbondanti nevicate. È stata invece riaperta, dopo una momentanea chiusura, la linea ferroviaria del Brennero. Al contrario risulta chiusa sin dalla tarda mattinata di domenica l’autostrada del Brennero tra Bressanone e Vipiteno. Difficoltà anche nelle comunicazioni con Tim che ha parlato di situazione critica in particolare in Val Pusteria, Val Aurina e Val Badia. Alle 8.50 di domenica, in Val Martello, una valanga si è abbattuta su una zona abitata senza creare fortunatamente vittime.

LA SITUAZIONE IN VENETO

In Veneto non è la sola Venezia a essere stata messa in ginocchio dal maltempo. Le zone del litorale, dal Polesine al Trevigiano, stanno infatti combattendo con forti mareggiate. Lo stesso governatore Luca Zaia ha lanciato l’allarme. «Ricordiamoci che c’è tutta una regione che è martoriata, è in ginocchio. Il pensiero va alle località del litorale veneziano. Pensate a Chioggia, Caorle e Jesolo. Ma anche alla montagna dove ci sono problemi di viabilità e di isolamento di alcuni centri», ha spiegato aggiornando i veneti delle situazioni più critiche sul proprio profilo Facebook.

🔴 Notevoli i danni, che ho constatato questa mattina insieme ai titolari, a quel patrimonio artistico, culturale e identitaria che è l’antico Caffè Florian di piazza San Marco.

Posted by Luca Zaia on Saturday, November 16, 2019

DANNI AL CENTRO-SUD

La pioggia non hanno risparmiato nemmeno il Centro-Sud con Roma spazzata da forti raffiche di vento che ha costretto a oltre 200 interventi dei Vigili del Fuoco per alberi e rami caduti, danni ai tetti e infiltrazioni di acqua. Sempre nella Capitale, in via dei Cappuccini, una pianta si è abbattuta su una vettura al cui interno si trovava un uomo. L’automobilista è stato trasportato in codice rosso, ma non in pericolo di vita, all’ospedale. A causa della piena dell’Arno i lungarni di Pisa sono stati chiusi al traffico per montare delle paratie. Allagamenti anche a Napoli e in particolare nel Rione Sanità, mentre nel Casertano un cacciatore 74enne è stato salvato dalla piena del fiume Volturno straripato a causa delle forti piogge.

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