Nel giorno dell'appuntamento elettorale di Matteo Salvini sono tra le 6 e le 7 mila le persone scese in strada nella contro-manifestazione ispirata a quella bolognese di piazza Maggiore.
Il popolo delle ‘sardine’ risponde in massa anche a Modena nel giorno dell’appuntamento elettorale di Matteo Salvini. Dopo aver riempito piazza Maggiore a Bologna, infatti, si è riempita anche piazza Grande a Modena. Secondo le prime stime sono tre le 6 e le 7 mila le persone che hanno raggiunto piazza Grande, nonostante la pioggia battente che sta interessando tutto il territorio modenese. I manifestanti, sotto gli ombrelli aperti, hanno intonato Bella ciao e ripetuto lo slogan «Modena non si lega».
PIAZZA GREMITA NONOSTANTE LA PIOGGIA
«Loro queste cose non le sanno fare», hanno detto gli organizzatori dell’iniziativa, giovani bolognesi, facendo riferimento al «populismo di destra». La folla, che ha riempito piazza Grande completamente con gli ombrelli a causa della pioggia incessante, ha riposta con lo slogan già sentito a Bologna, ma in chiave modenese. Agitando gli ombrelli, con le riproduzioni in cartone di sardine a portata di mano, i manifestanti, soprattutto giovani, ma anche tante famiglie, hanno intonato più volte Bella ciao. Tra i concetti che il popolo delle sardine ha ribadito più volte: «L’Italia intera ci sta guardando, l’Europa intera ci vede». Gli organizzatori avevano inizialmente programmato l’iniziativa in piazza Mazzini, ma poi, visto l’alto numero di adesioni, hanno deciso di spostarsi in piazza Grande, sotto la Ghirlandina, il campanile che è uno dei simboli di Modena.
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Il presidente tentato dalla possibilità di uno show. Ma i suoi avvocati temono possa tirarsi la zappa sui piedi.
Donald Trump apre all’ipotesi di testimoniare nell’indagine di impeachment, mentre il suo castello difensivo continua a crollare sotto il colpo delle testimonianze e sfoga la sua ira anche con il segretario di StatoMike Pompeo, uno dei suoi più stretti alleati, colpevole ai suoi occhi di non aver fatto abbastanza per bloccare le deposizioni dei diplomatici. «La nostra pazza speaker della Camera, la nervosa Nancy Pelosi, che è pietrificata dalla sua sinistra radicale…ha suggerito domenica che io testimoni nella caccia alle streghe del falso impeachment. Ha detto che potrei farlo anche per iscritto», ha twittato il presidente.
Our Crazy, Do Nothing (where’s USMCA, infrastructure, lower drug pricing & much more?) Speaker of the House, Nervous Nancy Pelosi, who is petrified by her Radical Left knowing she will soon be gone (they & Fake News Media are her BOSS), suggested on Sunday’s DEFACE THE NATION….
«Benché non abbia fatto nulla di male e non mi piaccia dare credibilità a questa bufala di processo ingiusto, mi piace l’idea e la esaminerò fortemente», ha aggiunto. Difficile valutare le vere intenzioni del tycoon. Un suo interrogatorio sarebbe un vero show ma comporterebbe molti rischi. Innanzitutto darebbe legittimità ad una indagine che ha sempre definito illegale, vietando ai dirigenti della sua amministrazione di cooperare. In secondo luogo Trump, abituato ad uscire dal copione, potrebbe cadere involontariamente in ammissioni o contraddizioni che aggraverebbero la sua posizione. Per questo i suoi avvocati gli avevano sconsigliato di farsi interrogare dal procuratore speciale Robert Mueller nell’indagine sul Russiagate, indirizzandolo invece su risposte scritte.
LE ACCUSE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
Potrebbe essere un’opzione anche in questo caso, ma non esente da pericoli. Come dimostra la causa intentata dalla Camera per acquisire il materiale del gran giurì sul Russiagate coperto da omissis, sostenendo che Trump potrebbe aver mentito «quando nelle sue risposte scritte alle domande del procuratore speciale ha negato di essere a conoscenza di qualsiasi comunicazione tra la sua campagna e Wikileaks». Per sostenere la loro tesi, i legali della House citano un passaggio del rapporto Mueller in cui l’ex capo della campagna di Trump, Paul Manafort, ricorda che il presidente gli chiese di essere tenuto «aggiornato» sulle rivelazioni da parte di Wikileaks delle email del partito democratico. Rivelazioni di cui pare fosse a conoscenza Roger Stone, consigliere informale della campagna del tycon, dichiarato colpevole proprio nei giorni scorsi.
LA DIFESA DI TRUMP FA ACQUA
Il presidente inoltre continua a sostenere che nella sua telefonata del 25 luglio, al centro dell’indagine di impeachment, non esercitò alcuna pressione sul presidente ucraino Volodymyr Zelenski per far indagare il suo rivale politico Joe Biden e suo figlio Hunter. Ma ora l’Ap ha svelato che l’ambasciata Usa Kiev fu informata già il 7 maggio di un incontro in cui un preoccupato Zelensky chiese consiglio su come gestire le pressioni di Trump e dei suoi collaboratori. Rivelazione che conferma le versioni dei testi sentiti finora, cui questa settimana se ne aggiungeranno altri otto: quello più atteso, mercoledì, è l’ambasciatore Usa alla Ue Gordon Sondland, cinghia di trasmissioni delle pressioni di Trump. Intanto il tycoon è ai ferri corti con Pompeo, cui ha rimproverato di aver assunto al dipartimento di Stato ‘Never Trumpers‘ e di non aver impedito le loro deposizioni. Pompeo si tiene aperta una via di fuga pensando di candidarsi al Senato nel suo Kansas.
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Il presidente tentato dalla possibilità di uno show. Ma i suoi avvocati temono possa tirarsi la zappa sui piedi.
Donald Trump apre all’ipotesi di testimoniare nell’indagine di impeachment, mentre il suo castello difensivo continua a crollare sotto il colpo delle testimonianze e sfoga la sua ira anche con il segretario di StatoMike Pompeo, uno dei suoi più stretti alleati, colpevole ai suoi occhi di non aver fatto abbastanza per bloccare le deposizioni dei diplomatici. «La nostra pazza speaker della Camera, la nervosa Nancy Pelosi, che è pietrificata dalla sua sinistra radicale…ha suggerito domenica che io testimoni nella caccia alle streghe del falso impeachment. Ha detto che potrei farlo anche per iscritto», ha twittato il presidente.
Our Crazy, Do Nothing (where’s USMCA, infrastructure, lower drug pricing & much more?) Speaker of the House, Nervous Nancy Pelosi, who is petrified by her Radical Left knowing she will soon be gone (they & Fake News Media are her BOSS), suggested on Sunday’s DEFACE THE NATION….
«Benché non abbia fatto nulla di male e non mi piaccia dare credibilità a questa bufala di processo ingiusto, mi piace l’idea e la esaminerò fortemente», ha aggiunto. Difficile valutare le vere intenzioni del tycoon. Un suo interrogatorio sarebbe un vero show ma comporterebbe molti rischi. Innanzitutto darebbe legittimità ad una indagine che ha sempre definito illegale, vietando ai dirigenti della sua amministrazione di cooperare. In secondo luogo Trump, abituato ad uscire dal copione, potrebbe cadere involontariamente in ammissioni o contraddizioni che aggraverebbero la sua posizione. Per questo i suoi avvocati gli avevano sconsigliato di farsi interrogare dal procuratore speciale Robert Mueller nell’indagine sul Russiagate, indirizzandolo invece su risposte scritte.
LE ACCUSE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
Potrebbe essere un’opzione anche in questo caso, ma non esente da pericoli. Come dimostra la causa intentata dalla Camera per acquisire il materiale del gran giurì sul Russiagate coperto da omissis, sostenendo che Trump potrebbe aver mentito «quando nelle sue risposte scritte alle domande del procuratore speciale ha negato di essere a conoscenza di qualsiasi comunicazione tra la sua campagna e Wikileaks». Per sostenere la loro tesi, i legali della House citano un passaggio del rapporto Mueller in cui l’ex capo della campagna di Trump, Paul Manafort, ricorda che il presidente gli chiese di essere tenuto «aggiornato» sulle rivelazioni da parte di Wikileaks delle email del partito democratico. Rivelazioni di cui pare fosse a conoscenza Roger Stone, consigliere informale della campagna del tycon, dichiarato colpevole proprio nei giorni scorsi.
LA DIFESA DI TRUMP FA ACQUA
Il presidente inoltre continua a sostenere che nella sua telefonata del 25 luglio, al centro dell’indagine di impeachment, non esercitò alcuna pressione sul presidente ucraino Volodymyr Zelenski per far indagare il suo rivale politico Joe Biden e suo figlio Hunter. Ma ora l’Ap ha svelato che l’ambasciata Usa Kiev fu informata già il 7 maggio di un incontro in cui un preoccupato Zelensky chiese consiglio su come gestire le pressioni di Trump e dei suoi collaboratori. Rivelazione che conferma le versioni dei testi sentiti finora, cui questa settimana se ne aggiungeranno altri otto: quello più atteso, mercoledì, è l’ambasciatore Usa alla Ue Gordon Sondland, cinghia di trasmissioni delle pressioni di Trump. Intanto il tycoon è ai ferri corti con Pompeo, cui ha rimproverato di aver assunto al dipartimento di Stato ‘Never Trumpers‘ e di non aver impedito le loro deposizioni. Pompeo si tiene aperta una via di fuga pensando di candidarsi al Senato nel suo Kansas.
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Dalla Russia 1 milione. L'università di Ca' Foscari ha raccolto 30 mila euro in tre giorni. Costa Crociere pronta a devolvere 100 mila euro. E altri 150 mila sono in arrivo grazie alla Siae. Il conto della pioggia di aiuti per la Serenissima dopo l'acqua alta.
Una “gara della solidarietà” che ha suscitato persino invidie e contrapposizioni Nord–Sud, con Matera a fare da vittima della discriminazione. Dopo l’acqua alta, su Venezia sono piovuti copiosi aiuti in denaro. Merito del fascino della Serenissima che creato una sorta di mobilitazione internazionale tra privati, soggetti pubblici, associazioni e imprese, con raccolte fondi su conti bancari, piattaforme online, iniziative diplomatiche e culturali.
SMS SOLIDALE 45500 E CONTI CORRENTI
I primi canali ufficiali sono stati il numero di sms solidale 45500 della Protezione civile nazionale, i cui proventi devono essere quantificati dopo la fase di emergenza. Offerte possibili su numerosi conti correnti, tra i quali in particolare quello del Comune di Venezia e quello aperto dal TgLa7 con il Corriere della sera. In città, l’università di Ca’ Foscari ha lanciato una campagna di raccolta fondi online sulla sua piattaforma di fundraising, che in meno di tre giorni ha fatto registrare quasi 30 mila euro; per l’isola di San Servolo, sede del Collegio internazionale, sono già arrivati 4.700 euro.
ATTIVATE ANCHE LE AMBASCIATE ITALIANE
Anche la rete delle ambasciate italiane all’estero è stata attivata, su input del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Ed è giunto l’annuncio che in meno di 24 ore l’ambasciata italiana di Mosca ha già raccolto un milione di euro di promesse donazioni, come ha riferito l’ambasciatore Pasquale Terracciano.
SENSIBILE IL SETTORE CROCIERISTICO
Ulteriori aiuti sono attesi dal settore crocieristico, che in Venezia ha uno degli scali preminenti e controversi, vedi la diatriba sulle Grandi navi. Il presidente dell’authority portuale di Venezia, Pino Musolino, le aveva sollecitate in questo senso e il Gruppo Costa Crociere, attraverso la sua Fondazione, si è detto pronto a devolvere 100 mila euro al Comune per i primi interventi urgenti.
UN FILONE DAGLI ENTI LIRICI
Un ulteriore filone riguarda gli Enti lirici, mobilitati in particolare per l’aiuto al Teatro la Fenice, a cui hanno destinato o destineranno incassi: lo ha fatto l’Arena di Verona, con il botteghino della prima dell’Elisir d’Amore al Filarmonico, lo faranno la Scala e il Maggio fiorentino, quest’ultimo con l’incasso del concerto del 30 novembre dell’Orchestra nazionale dei conservatori italiani.
CHIEVO E CITTADELLA SCENDONO IN CAMPO
Dalla Siae arrivano altri 150 mila euro e una raccolta fondi per le librerie e le biblioteche. Dallo sport si sono mosse le squadre venete del Cittadella e del Chievo, che hanno devoluto gli incassi delle loro ultime gare di campionato alla città.
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Un cavo invisibile, lungo 445 km e adagiato sotto le acque del mare Adriatico. Il progetto è costato 1,1 miliardi di euro ed entrerà in funzione entro la fine dell’anno.
Terna collega per la prima volta i
Balcani all’Europa con un elettrodotto invisibile. La società che gestisce la
rete elettrica nazionale ha infatti completato un “ponte elettrico” di 445 km
tra le stazioni di Cepagatti, in provincia di Pescara, e Lastva, nel comune di
Kotor, in Montenegro. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il
suo omologo montenegrino, Milo Đukanović, hanno inaugurato lo scorso 15
novembre quella che è considerata un’eccellenza ingegneristica internazionale.
«Sono molto orgoglioso di questa importante e innovativa infrastruttura», ha
detto l’amministratore delegato di Terna, Luigi Ferraris, «L’opera costituisce
il volano di sviluppo per una serie di opportunità relative alla sicurezza dei sistemi
energetici interconnessi e la gestione dei flussi sulla rete elettrica ed è
necessaria per la crescita di un mercato elettrico integrato affidabile,
efficiente e sostenibile».
Luigi Ferraris, amministratore delegato di Terna
ENTRERÀ IN FUNZIONE ENTRO LA FINE DELL’ANNO.
L’infrastruttura in corrente continua entrerà in funzione entro la fine dell’anno, in linea con le tempistiche pianificate. Consentirà ai due Paesi di scambiare elettricità in maniera bidirezionale: inizialmente per una potenza di 600 MW, che diventeranno successivamente 1.200 MW quando sarà realizzato anche il secondo cavo, previsto nei prossimi anni. L’importo complessivo del progetto è stimato in circa 1,1 miliardi di euro. Rappresenta il più lungo collegamento sottomarino in alta tensione mai realizzato da Terna: 423 km sono posati sotto le acque dell’Adriatico, a una profondità massima di 1.215 metri, a cui si aggiungono 22 km di cavo interrato, 16 in Italia (dall’approdo costiero fino alla stazione di Cepagatti) e 6 in Montenegro (da Budva alla stazione di Kotor). Le stazioni elettriche di Cepagatti e Kotor avranno un’ulteriore particolarità, perché dotate del convertitore di elettricità più potente mai realizzato da Terna.
L’intervento di Sergio Mattarella
I NUMERI: REALIZZATO IN 5 ANNI, DA 124 IMPRESE.
L’elettrodotto è il risultato del lavoro di anni di tecnici e professionisti altamente qualificati e specializzati: ha coinvolto complessivamente 124 imprese (80 in Italia, il 62% delle quali abruzzesi, e 44 in Montenegro) nei cantieri avviati nel 2012. I cavi sottomarini sono stati collocati sul fondale adriatico attraverso tre distinte campagne di posa, avvenute tra il 2015 e il 2017. Lo scambio bidirezionale dei flussi di elettricità permetterà di diversificare gli approvvigionamenti, rafforzare l’affidabilità, l’efficienza, la sicurezza, la sostenibilità ambientale e la resilienza delle reti elettriche delle due sponde adriatiche e consentirà di sfruttare pienamente il potenziale di produzione da fonti rinnovabili, disponibili sia in Italia che nell’area balcanica.
UN PROGETTO DI RILEVANZA STRATEGICA.
L’interconnessione Italia-Montenegro, frutto di una solida cooperazione bilaterale in ambito energetico sancita dai due accordi intergovernativi firmati tra i Paesi nel 2007 e nel 2010, è considerata di rilevanza strategica per l’integrazione dei mercati elettrici a livello continentale. A tal punto che l’infrastruttura è stata inserita tra i Progetti di Interesse Comune (PCI) dalla Commissione Europea, che nel 2008 ne ha co-finanziato gli studi di fattibilità nel quadro del programma di supporto alle infrastrutture elettriche prioritarie Trans-European Network (TEN) con la banca europea EBRD (European Bank for Reconstruction and Development) che ne ha finanziato l’analisi costi-benefici lato montenegrino. Il progetto porta a 26 le linee di interconnessione con l’estero gestite da Terna e consente all’Italia di rafforzare il ruolo di hub europeo e mediterraneo della trasmissione elettrica. Per il Montenegro e per la regione balcanica si tratta della prima interconnessione in corrente continua e rappresenta un contributo al rafforzamento dell’indipendenza energetica del Paese e dell’intera area.
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In un post su Facebook confermata la volontà espressa nei giorni scorsi. Dopo la sentenza di condanna per i due carabinieri l'ex ministro aveva detto: «Questo caso conferma che la droga fa male».
Le ipotesi circolate nei giorni scorsi hanno trovato conferma in un post su Facebook, pubblicato nella giornata del 18 novembre. Ilaria Cucchi presenterà una querela per le affermazioni fatte dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini dopo la sentenza con cui la Corte d’Assise ha condannato cinque carabinieri, due per omicidio preterintenzionale, in relazione alla morte del fratello Stefano.
IL COMMENTO DI SALVINI SUBITO DOPO LA SENTENZA
Salvini aveva detto che il caso del giovane geometra romano «dimostra che la droga fa male». Facebook non oscura «i commenti e i post di insulti e minacce e falsità che, molto bene organizzati, sono comparsi sui social dopo la presa di posizione pubblica dell’ex ministro», ha scritto Ilaria, aggiungendo, «mi piacerebbe tanto che l’attuale ministro dell’Interno sostituisse la costituzione di parte civile fatta proprio da Salvini con la propria. Non sono un avvocato ma forse potrebbe essere possibile».
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In ginocchio anche il "tesoro verde" della città lagunare. Alberi secolari sradicati, piante divelte e muretti crollati.
L’eccezionale acqua alta che negli ultimi giorni ha sommerso Venezia ha messo in ginocchio anche il “tesoro verde” della città lagunare, con i suoi 500 giardini storici. Alberi secolari sradicati, piante divelte, muretti crollati. Un tracollo silenzioso di pioppi, robinie, querce centenarie, ulivi e viti, abbattuti dal vento e dalle mareggiate.
«Stiamo ricevendo molte segnalazioni, i terreni sono inzuppati di acqua salmastra», racconta Mariagrazia Dammicco, presidente di Wigwam Club Giardini Storici Venezia, «giardini, orti e frutteti con alberi antichissimi oggi non esistono più». Fazzoletti verdi nelle corti interne dei palazzi nobili, che nulla hanno potuto contro la rabbia della natura: «Sono piante con radici che non superano i 70-80 centimetri di profondità. Proprio le radici non hanno retto, come accaduto con la tempesta Vaia»
Giovanni Masut, maestro-giardiniere che lavora alla Giudecca, fornisce un quadro della situazione. «L’ottocentesco giardino Eden, alla Giudecca, ha perduto un centinaio di piante. Il classico giardino Volpi, con le aiuole alla veneta e le pergole, è stato travolto dall’acqua che ha abbattuto il muro di protezione sul lato laguna e ha sradicato cipressi centenari, mettendone a nudo radici altissime. Stessa sorte è toccata agli storici orti della palladiana».
Un patrimonio che, secondo Antonella Pietrogrande, coordinatore del Gruppo Giardino Storico-Università di Padova, «forse è perduto per sempre». Le situazioni più critiche riguardano, tra l’altro, l’orto del Campanile ai Carmini, il giardino di impronta rinascimentale di Palazzo Nani Bernardo, confinante con il museo di Ca’ Rezzonico, e gli spazi verdi di molte residenze della Giudecca. Ma anche oltre il centro storico, la situazione non è diversa: «Siamo impegnati a recuperare un vitigno di due ettari nell’isola di Mazzorbo», dice Gianluca Bisol, proprietario della tenuta Venissa, «se il nostro lavoro non avrà un risultato positivo, stimo che il danno possa essere intorno al mezzo milione di euro».
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Varhelyi, designato da Budapest all'Allargamento, promosso nel nuovo "esame" a Bruxelles dopo la bocciatura del 14 novembre.
E alla fine il candidato ungherese passò. Il commissario designato all’Allargamento, Oliver Varhelyi, è stato promosso nel suo nuovo “esame” al parlamento europeo dopo essere stato rimandato giovedì 14 novembre. È stato sostenuto dal gruppo dei Socialisti e democratici (S&D) e dai Liberali di Renew Europe, oltre che dal Partito popolare europeo (Ppe).
CHIESTA UNA PRESA DI DISTANZA DAL SOVRANISMO DI ORBAN
Nelle risposte – questa volta evidentemente ritenute convincenti – ai quesiti che gli sono stati posti ha scritto: «Non sarò vincolato né influenzato da alcuna dichiarazione o posizione di alcun primo ministro di qualsivoglia Paese o rappresentante di alcun governo». I membri della commissione per gli Affari esteri del parlamento europeo gli chiedevano in particolare una presa di distanza dalle politiche sovraniste del premier magiaro Viktor Orban.
L’UNGHERESE PROMETTE «SPIRITO EUROPEO»
Varhelyi ha aggiunto che in qualità di commissario il suo «unico obiettivo è attuare le priorità politiche dell’Ue verso tutti i partner dell’allargamento e del vicinato, elaborare e attuare politiche nei Balcani occidentali e nel vicinato orientale e meridionale, sotto la guida dell’Alto rappresentante Ue e in piena collegialità in uno spirito europeo».
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Fonti ufficiali parlano di 12 morti, ma gruppi di attivisti parlano di oltre 40 morti. Almeno mille gli arresti.
Sono almeno 12 le vittime tra i manifestanti dall’inizio venerdì notte delle proteste contro il caro benzina in Iran. Lo confermano fonti ufficiali di Teheran, citate dalla Bbc. Secondo notizie non verificabili diffuse da gruppi di attivisti, il bilancio sarebbe in realtà di oltre 40 morti. A seguito delle proteste ci sono stati oltre mille arresti e diverse vittime tra i dimostranti. Almeno un poliziotto è stato inoltre ucciso.
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Il 21 e 22 novembre il più grande evento dedicato al settore in Italia. Dibattiti sul futuro dell’Economia e del Lavoro: appuntamento nel segno della solidarietà con la città colpita dal maltempo
Tutto
pronto, a Venezia, per la quarta edizione di LiFE 2019,
l’evento di punta per il mondo dei Servizi in Italia, in programma i
prossimi 21 e 22 novembre. Anche quest’anno l’evento (acronimo di Labour
Intensive Facility Event), che ha come location la Serenissima che in
questi giorni si sta rialzando dai disagi dell’ondata di maltempo, si propone
come un luogo di confronto, dibattito oltre che di presentazione
dei prodotti e delle soluzioni per i Servizi industriali.
In
programma un’agenda di lavori molto ricca e con relatori di rilievo,
provenienti dal mondo delle imprese e delle istituzioni, con
professionisti e opinion maker che contribuiranno a definire il tema scelto per
quest’anno: “La nuova rotta dei Servizi industriali”.
UN
MEETING BUSINESS PER LE IMPRESE
LiFE
è promosso per la prima volta da CONFINDUSTRIA SERVIZI HYGIENE,
CLEANING & FACILITY SERVICES, LABOUR SAFETY SOLUTIONS, costituita da quattro
associazioni imprenditoriali quali ANIP-Confindustria (Associazione
Nazionale Imprese di Pulizia e Servizi Integrati), A.N.I.D.
(Associazione Nazionale delle imprese di disinfestazione), ASSOSISTEMA (Associazione
Sistema Industriale Integrato di beni e Servizi Tessili e Medici Affini) e UNIFerr
(Unione Nazionale Imprese esercenti attività di Pulizia e Servizi Integrati
Ferroviari) che hanno deciso di svolgere un ruolo comune sotto l’egida
confindustriale nel promuovere e sostenere il comparto dei Servizi.
«LiFE
– ricorda il direttore Paolo Valente – è promosso per la prima volta dalla
compagine confindustriale che raccoglie le associazioni più
rappresentative nel mondo dei Servizi: si configura come un vero e proprio
meeting business per consentire alle imprese di rafforzare la
propria presenza nel mercato, contaminarsi ed esplorare nuovi modi di
fare impresa: l’evento offrirà molto spazio per il matching e lo scambio
di esperienze tra i partecipanti, una formula ‘aperta’ in grado di
far sentire ognuno come parte integrante dell’evento e poterlo vivere al
meglio. Nella scorsa edizione, hanno partecipato più di 50 relatori, 45 aziende
e 22 studi di consulenza; 15 enti ed istituzioni coinvolte, 400 partecipanti ai
lavori, più di 10.000 persone raggiunte attraverso i media con centinaia di
articoli stampa a carattere nazionale, con il risultato di circa 30 partnership
attivate».
Lorenzo Mattioli, presidente di CONFINDUSTRIA SERVIZI HYGIENE, CLEANING & FACILITY SERVICES, LABOUR SAFETY SOLUTIONS
NEL
SEGNO DELLA SOLIDARIETÀ PER VENEZIA
Un’edizione quella 2019 ricca e speciale per
LiFE, a partire dalla location scelta, la città di Venezia, che
nell’immaginario collettivo rappresenta il luogo ideale per lanciare
sfide e scoprire nuovi orizzonti. Stavolta è il mondo dei Servizi ad
essere protagonista, confrontandosi e lanciando proposte su questioni di grande
attualità in campo economico, politico e industriale.
L’organizzazione
dell’evento prosegue anche in questo momento difficile per Venezia e per
la sua comunità. CONFINDUSTRIA SERVIZI HYGIENE, CLEANING & FACILITY
SERVICES, LABOUR SAFETY SOLUTIONS vuole convintamente essere presente, tramite
l’evento LiFE, per testimoniare la vicinanza alla città, ai residenti,
alle imprese colpite dall’ondata eccezionale di maltempo, aderendo alle iniziative
di concreto aiuto messe in campo in questi giorni. In particolare, LiFE darà il via
alla raccolta fondi per sostenere Venezia che, coraggiosamente, si sta già
rimettendo in moto.
IL
PROGRAMMA
L’evento
si svolgerà nella cornice dell’Hilton Molino Stucky sull’isola della
Giudecca a Venezia, in uno degli edifici più rappresentativi
dell’architettura industriale italiana.
Il
programma della due giorni è veramente ricco e prevede importanti
contributi. L’apertura dei lavori, prevista per il 21 novembre, sarà
dedicata agli scenari futuri del mondo del lavoro, con l’intervento di Davide
Casaleggio della Casaleggio Associati, Jean Paul Fitoussi, professore
di Economia all’istituto di Studi Politici di Parigi, Pierangelo Albini,
Direttore area Lavoro, welfare e capitale umano in Confindustria, Lorenzo
Mattioli, presidente di CONFINDUSTRIA SERVIZI HYGIENE, CLEANING &
FACILITY SERVICES, LABOUR SAFETY SOLUTIONS. Presenti anche numerosi esponenti di Governo e
Parlamento, ed i presidenti delle associazioni che promuovono l’evento. Oltra a
Mattioli per ANIP-Confindustria, ci saranno Marco
Benedetti (A.N.I.D.), Marco Marchetti (ASSOSISTEMA) e Pietro Auletta (UNIFerr).
Previsto
anche un talk dal titolo “Arte, contemporaneità e la trasformazione
del mondo del Lavoro” che si svolgerà alla Biennale Arte 2019 al
quale partecipa come guida esclusiva Leonardo Caffo, saggista, filosofo
e professore del Politecnico di Torino e al NABA di Milano .
Si
proseguirà con la seconda giornata, quella del 22 novembre, con
ben tre tavoli tematici (table&speech) su “Innovazione e
trasformazione digitale nel mondo dei Servizi”; “Green e Blu Economy”;
“Verso un nuovo ciclo di mercato: nuove regole, nuove opportunità?”.
Interverranno i più importanti stakeholder e decision maker,
esponenti delle istituzioni e del Governo che raccoglieranno le
proposte che dall’evento veneziano saranno indirizzate al Paese.
I
lavori si concluderanno nel pomeriggio con due talk incentrati su: “Peso
e misura dei Servizi industriali in Italia e in Europa” dove verrà
delineata la dimensione del comparto a livello nazionale ed europeo, e “Una
nuova proposta industriale al Paese” con la raccolta e il rilancio delle
sfide elaborate nel corso della due giorni.
LiFE
2019 prevede anche dei momenti conviviali e d’incontro che fanno della
manifestazione veneziana una kermesse unica nel suo genere. Parliamo della sera
di gala nel seicentesco Palazzo Ca’ Vendramin con la vista al Casinò e il “Running
for Venice” dedicato a quanti amano l’attività fisica senza stress.
Per
iscriversi e partecipare si può visitare il sito www.life-event.it dove sono disponibili tutte le notizie
aggiornate e le indicazioni utili per raggiungere la location via treno o areo
e poi tramite il servizio di trasporto attivo in laguna, sia pubblico, sia
privato, con relativi costi.
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Il leader della Lega accusa il premier di «alto tradimento» per aver dato il via libera al nuovo meccanismo europeo di stabilità. Ma al momento della firma il Carroccio era al governo. E manca ancora l'ok del parlamento.
«Pare che Conte abbia firmato un accordo per cambiare il fondo salva-Stati (Mes), di notte, di nascosto, un fondo ‘ammazza-Stati’. I giornalisti chiedano a Conte e Tria, se, senza l’autorizzazione del parlamento, hanno dato l’ok dell’Italia, perché in quel caso sarebbe alto tradimento» Matteo Salvini, via Facebook, parte all’attacco sul nuovo accordo che il governo Conte avrebbe firmato in Ue «senza chiedere il via libera del parlamento». A dare la notizia della firma è stato per primo LaVerità.
«Se qualcuno ci infila in questa gabbia del Mes, i titoli di Stato rischiano di valere sempre meno», aggiunge Salvini: «Se qualcuno ha firmato all’oscuro del popolo e del parlamento lo dica adesso, altrimenti sarà alto tradimento e per i traditori in pace e guerra il posto giusto è la galera».
LA FIRMA DURANTE IL GOVERNO M5S-LEGA
Salta subito all’occhio che l’accusa di Salvini è diretta anche all’ex ministro Tria, titolare dell’Economia quando anche la Lega era al governo. Il “tradimento” sarebbe stato fatto, secondo l’accusa del leader del Carroccio, proprio sotto al naso del partito di Salvini. Il quale, tra l’altro, si indigna lasciando pensare che il via libera del governo sia definitivo, mentre il parlamento deve comunque ratificare l’eventuale decisione presa.
COSA PREVEDE LA RIFORMA DEL FONDO SALVA STATI
«La riforma del Fondo salvastati», spiega Federico Giuliani su InsideOver, «intende trasformare il Mes in una sorta di meccanismo di stabilizzazione dei rischi sui debiti sovrani, facendo in modo che le procedure e le condizioni per ricorrere agli aiuti dello stesso siano automatiche. Tutto questo contribuisce ad acuire le diseguaglianze tra i vari Paesi dell’Eurozona, con paletti molto duri per gli Stati che devono fare i conti con le finanze pubbliche più disastrate, come ad esempio l’Italia. A proposito del nostro Paese, se Roma dovesse perdere l’accesso al mercato e chiedere aiuto, dovrebbe essere sottoposta alla Dsa, cioè a un’analisi di sostenibilità del debito: alcuni tecnici stileranno una pagella sul debito italiano. A seconda del voto, potrebbe scattare la ristrutturazione e un conseguente massacro per banche e sottoscrittori».
MELONI: «IL MES SARÀ UNA SUPER TROIKA»
A Salvini si sono subito aggiunti gli altri partiti di opposizione, a partire da Fratelli d’Italia. «All’Eurosummit dello scorso giugno il presidente Conte ha dato l’ok alla riforma del Fondo salva-Stati senza coinvolgere il parlamento, che entro il mese di dicembre sarà chiamato a ratificare questa nuova eurofollia», ha dichiarato la presidente Giorgia Meloni, «la riforma del Mes impone in sintesi una maxi patrimoniale per gli Stati che non rispettano i parametri stabiliti, e ovviamente l’Italia è fuori da questi. Il Mes si trasformerà in un super troika onnipotente che avrà come unico scopo quello di agire nell’esclusivo interesse della speculazione finanziaria. Fratelli d’Italia annuncia sin da ora le barricate in parlamento contro l’ennesimo atto di tradimento nei confronti del nostro popolo».
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Il nuovo formato. Il programma. Le chance dell'Italia. Le nazionali favorite. Guida all'evento (ripensato dal difensore del Barcellona Piqué) che strizza l'occhio al Mondiale di calcio.
La prima volta della nuova Coppa Davis. La competizione di tennis per nazionali, la cui edizione del 2019 è al suo atto finale dal 18 al 24 novembre, fa il suo esordio a Madrid nel rinnovato format che ricorda da vicino il Mondiale di calcio. E non è un caso se a pensarlo è stato Gerard Piqué, difensore del Barcellona, che col suo fondo di investimento Kosmos ha siglato un accordo venticinquennale del valore di 2,5 miliardi di euro con la Federazione Internazionale Tennis (Itf). Ai nastri di partenza anche un’Italia rinfrancata dagli ottimi risultati di Matteo Berrettini, numero otto del ranking mondiale e fresco di partecipazione alle Atp Finals di Londra.
Coppa Davis: i gironi della fase finale.
IL NUOVO FORMAT: SEI GIRONI, POI GLI SCONTRI DIRETTI
Sui campi indoor in cemento e con tetto mobile della Caja Magica di Madrid sono pronte a sfidarsi 18 nazionali divise in sei gironi: l’Italia è nel gruppo F, con Canada e Stati Uniti. La fase a gironi si svolge da lunedì 18 novembre a giovedì 21 novembre. Passano ai quarti di finale le sei vincenti dei gironi e le due migliori seconde. I quarti, a eliminazione diretta, cominciano giovedì nella sessione serale con la prima sfida, mentre le altre tre sono in programma venerdì. Sabato le semifinali e domenica la finale che assegnerà l’Insalatiera d’argento. Per snellire il torneo, ciascun incrocio prevede due singolari e un doppio e tutti i match sono al meglio dei tre set (non più cinque come in passato).
GLI AZZURRI: BERRETTINI-FOGNINI CONTRO CANADA E USA
A difendere i colori dell’Italia (in diretta tv su Supertennis) sono Berrettini, Fabio Fognini, numero 12 del mondo, Lorenzo Sonego, alla prima chiamata in azzurro, e i veterani Andreas Seppi e Simone Bolelli. Il capitano è Corrado Barazzutti, che firmò nel 1976 l’unico trionfo italiano in Davis nella storia. Il primo impegno è il 18 novembre contro il Canada, rappresentato nel singolare dagli enfant prodigeDenis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime. In squadra anche Vasek Pospisil, specialista del doppio, mentre non c’è l’ex top ten Milos Raonic, infortunato alla schiena. Al suo posto il capitano Frank Dancevic ha chiamato Brayden Schnur. Il 20 novembre, poi, l’Italia sfida gli Stati Uniti, che hanno sì conquistato per 32 volte il torneo che si assegna dal 1900, ma non arrivano in finale da 12 anni. Il team statunitense è ancora nel bel mezzo di un ricambio generazionale che ha in Taylor Fritz e Frances Tiafoe giovani di buona prospettiva, ma non futuri top player. Per l’Italia, un girone non facile, ma nemmeno proibitivo.
GLI ALTRI GRUPPI: FARI SU SPAGNA, FRANCIA E SERBIA
Gli altri gironi vedono la Francia insieme alla Serbia del numero due del mondo Novak Djokovic e al Giappone; la Croazia con la Spagna del numero uno Rafa Nadal e con la Russia del numero quattro Daniil Medvedev; l’Argentina nel gruppo di Germania e Cile; il Belgio con Australia e Colombia; il Regno Unito assieme a Kazakhstan e Paesi Bassi. La Spagna, forte anche del fattore campo, è data dai bookmaker come favorita. Alle sue spalle, tra le altre, Francia, Serbia e Russia. L’Italia parte in seconda fila, dietro Australia, Regno Unito, Usa, Croazia, Argentina e Germania, e davanti al Canada. Più staccati Belgio, Giappone, Cile e Kazakhstan. Fanalini di coda Colombia e Paesi Bassi.
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I big in gara saranno non meno di 20 e non più di 24. I nomi verranno resi pubblici il 6 gennaio, durante la puntata speciale dei "Soliti ignoti" dedicata alla Lotteria Italia. Spunta l'ipotesi Chiara Ferragni sul palco dell'Ariston.
I big in gara al Festival di Sanremo 2020 li conosceremo ufficialmente il 6 gennaio, durante la puntata speciale dei Soliti ignoti su Rai 1 dedicata alla Lotteria Italia. Lo show sarà condotto da Amadeus, che come tutti sanno è anche il direttore artistico della 70esima edizione del Festival. Ma nelle ultime ore si sta facendo largo un’ipotesi suggestiva: accanto a lui, sul palco dell’Ariston, potrebbe esserci Chiara Ferragni.
Amadeus ha dato qualche anticipazione sul Festival che verrà durante l’incontro ‘Milano-Saremo’, che ha aperto la Milano Music Week. Il numero dei cantanti in gara, ha spiegato l’ex dj, è ancora incerto, ma «saranno non meno di 20 e non più di 24, per motivi televisivi». Gli otto artisti che si contenderanno il Sanremo Giovani si conosceranno il 19 dicembre, mentre il cast dei conduttori sarà presentato a metà gennaio, nella tradizionale conferenza stampa ufficiale del Festival.
In Rete, tuttavia, circola con insistenza un’indiscrezione. A Sanremo 2020 potrebbe approdare l‘influencer più famosa d’Italia, ovvero Chiara Ferragni. Lei stessa, intervistata dal quotidiano il Messaggero, ha in qualche modo contribuito ad alimentare queste voci. Alla domanda: «A Sanremo va oppure no?», ha infatti risposto: «Mi dicono di dire no comment su Sanremo». Una frase che – naturalmente – ha scatenato le speculazioni. Dopo l’esperienza al cinema con il documentario Chiara Ferragni Unposted, non è quindi escluso che la moglie di Fedez possa misurarsi anche con la televisione. E il debutto a Sanremo sarebbe un colpo mediatico di grande richiamo.
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Secondo le indagini la cooperante milanese rapita il 20 novembre 2018 sarebbe stata trasferita in Somalia e tenuta prigioniera di una formazione affiliata ad al-Shabaab.
C’è una svolta nel rapimento di Silvia Romano avvenuto il 20 novembre dello scorso anno in Kenya. Secondo quanto emerge dagli sviluppi dell’indagine della Procura di Roma e dei carabinieri del Ros, la cooperante milanese sarebbe tenuta sotto sequestro in Somalia da un gruppo islamista legato agli jihadisti di Al-Shabaab. Gli inquirenti stanno valutando l’ipotesi di inviare una rogatoria internazionale alle autorità somale.
LE CONCLUSIONI DOPO IL VIAGGIO DEL PROCURATORE IN KENYA
Gli elementi raccolti dal Raggruppamento operativo speciale, coordinato dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, dopo la trasferta in Kenya dell’agosto scorso, hanno rafforzato la convinzione che Silvia Romano si trovi in Somalia e dall’analisi dei documenti messi a disposizione dalle autorità kenyote la ragazza si troverebbe in una area del Paese dove gravitano milizie locali legate al gruppo terroristico di matrice islamica.
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Sono oltre 400 le proposte di modifica presentate dal M5s. Che rilancia la battaglia sul pagamento dell'imposta da parte della Chiesa.
Escludere dalla nuova plastic tax i prodotti monouso in plastica biodegradabile o quelli che contengono almeno il 25% o il 50% di plastica riciclata. E far pagare alla Chiesa l’Imu, arretrati inclusi. Sono alcuni degli emendamenti del Movimento 5 stelle alla manovra, parte di un pacchetto di oltre 400 proposte di modifica pronte a essere depositate in commissione Bilancio al Senato.
DETRAZIONI PER CHI INSTALLA I FILTRI PER L’ACQUA
Si chiede anche di esentare tutti i dispositivi sanitari monouso, non solo le siringhe, e di ridurre al 5% l’imposizione sulla cancelleria di plastica (come le penne). E ancora: vuoto a rendere non solo per il vetro ma anche per i contenitori di plastica per acqua e bibite, saponi, detersivi, shampoo, e pure per le lattine. Tra gli emendamenti anche una detrazione fino a 1.000 euro per chi installa a casa i filtri per l’acqua (e 5 mila per chi li mette in bar e ristoranti), un ecobonus per alberghi e strutture ricettive ‘eco-sostenibili’ e un programma ‘Mangiaplastica’ con incentivi ai Comuni che installano ecocompattatori. Quanto all’emendamento sull’Imu, la richiesta è che la Chiesa la paghi sui suoi immobili adibiti a bar, ristoranti, alberghi e anche sugli ospedali. Nella proposta di modifica sono compresi gli arretrati tra il 2006 e il 2012.
MISIANI (PD): «RIPENSEREMO PROFONDAMENTE ALCUNE MISURE»
«In parlamento lavoreremo per migliorare una serie di norme del decreto fiscale e del disegno di legge di bilancio, dialogando con i gruppi parlamentari e le forze economiche e sociali», ha detto da parte sua Antonio Misiani, viceministro Pd all’economia. «Ripenseremo profondamente alcune misure come quelle sulla tassazione delle auto aziendali e la plastica monouso». «Cercheremo di aiutare gli enti locali, che beneficeranno di stanziamenti senza precedenti per gli investimenti ma continuano a soffrire difficoltà per la parte corrente dei loro bilanci», ha aggiunto Misiani.
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Lo ha dimostrato il primo studio sistemico sulla questione, firmato dai ricercatori italiani Villa e Cusumano. I numeri del report.
La presenza in mare delle Ong non provoca un aumento del flusso migratorio. Il fenomeno, spesso citato dai detrattori delle organizzazioni umanitarie e noto come pull factor, è stato smontato dal primo studio sistemico sulla questione firmato per lo European University Institute da due ricercatori italiani, Matteo Villa dell’Ispi ed Eugenio Cusumano dell’Università di Leiden, e fondato sui dati ufficiali dalle agenzie delle Nazioni unite (Oim e Unhcr) e delle guardie costiere italiana e libica. La ricerca, analizzando un arco temporale di cinque anni che va da ottobre 2014 a ottobre 2019, dimostra che la presenza nel Mar Mediterraneo delle navi delle Ong non ha effetto sul numero delle partenze dalle coste libiche.
Eccoci, finalmente!
No, le Ong non sono un fattore di attrazione per le partenze di migranti dalla Libia.
I sostenitori della tesi del pull factor ritengono che un aumento del numero delle persone salvate in mare faccia crescere anche il numero di quelle che partono. Villa e Cusumano dimostrano che semmai è vero il contrario, ossia che il numero di salvati dipende dal numero di partenze. Nel 2015, quando le Ong rafforzarono sensibilmente la presenza in mare e i loro soccorsi passarono dallo 0,8 al 13%, il numero totale delle partenze dalla Libia diminuì rispetto all’anno precedente. Stesso copione nella seconda metà del 2017.
La crociata contro le Ong non ha fatto che aumentare il tasso di mortalità tra i migranti
Un crollo riconducibile innanzitutto, secondo i due ricercatori, agli accordi tra Italia e Libia. La crociata contro le Ong, da parte sua, non ha fatto che aumentare il tasso di mortalità tra i migranti. Un terzo indizio arriva dal 2019: negli 85 giorni in cui la zona Search and Reascue (Sar) è stata battuta dalle Ong non si sono registrate più partenze rispetto ai 225 giorni in cui in mare c’erano soltanto le motovedette libiche. Nel complesso, i numeri parlano chiaro: se le Ong non sono in mare, in media partono 53 persone al giorno, in caso contrario il dato scende a 49.
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Solo il 57% delle donne con figli piccoli o parenti non autosufficienti riesce ad avere un impiego anche al di fuori dell'ambito familiare. Mentre per gli uomini la quota è pari all'89,3%.
Il lavoro di cura affonda il tasso di occupazione femminile in Italia e il confronto con quello maschile non lascia spazio a dubbi: le donne sono pesantemente penalizzate per quanto riguarda la possibilità di conciliare i tempi da dedicare alla famiglia con quelli richiesti da un impiego nella società.
Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, il tasso di occupazione delle madri tra i 25 e i 54 anni che si occupano di figli piccoli o parenti non autosufficienti è fermo al 57%, mentre quello dei padri tocca l’89,3%.
Inoltre, le diverse dinamiche occupazionali tra madri e donne senza figli sono più evidenti al Sud, con uno scarto del 16% a favore delle seconde. Risultano invece più contenute al Centro e al Nord, con una differenza dell’11 e del 10% rispettivamente.
POCO MENO DI UN TERZO DELLE FAMIGLIE FA RICORSO AL WELFARE
In generale poco meno di un terzo delle famiglie italiane con figli piccoli usa servizi pubblici o privati come asili nido, scuole materne, ludoteche, baby sitter o altro. Al Nord il 34,5%, al Centro il 33,3% e al Sud il 24,9%.
AFFIDAMENTO SU NONNI E AMICI
Ben il 38% dei nuclei familiari conta sull’aiuto dei parenti, soprattutto dei nonni, oppure degli amici. I servizi sono infatti considerati troppo costosi nel 9,4% dei casi, oppure assenti o privi di posti disponibili (4,4%). Tra le madri con figli piccoli che dicono di non utilizzare i servizi, tuttavia, il 15% ne avrebbe bisogno. E la quota sale al 23,2% per chi ha figli fino a 5 anni.
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Il rapporto dell'agenzia traccia un bilancio della Convenzione per l'infanzia avviata 30 anni fa. Grandi passi avanti, ma la mortalità infantile resta alta.
Secondo il nuovo rapporto Unicef “Ogni diritto per ogni bambino – La Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a un punto di svolta”, da quando la stessa Convenzione è stata adottata 30 anni fa, sono stati raggiunti storici traguardi per tutti bambini del mondo, ma ancora molti tra i bambini più poveri devono sentirne gli impatti, come testimoniano i 15 mila morti registrati ogni giorno.
IN 30 ANNI TASSI DI MORTALITÀ RIDOTTI DEL 60%
Sui progressi nei diritti dei bambini degli ultimi 30 anni, il rapporto ha rilevato che: i tassi globali di mortalità dei bambini sotto i 5 anni sono diminuiti di circa il 60%; il numero di bambini in età da scuola primaria che non vanno a scuola è diminuito dal 18 all’8%; i principi guida della Convenzione: non discriminazione, superiore interesse dei bambini, diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, il diritto alla protezione hanno influenzato numerose costituzioni, leggi, politiche e pratiche a livello globale.
NEL 2018 OGNI GIORNO MORTI 15 MILA BAMBINI
Tuttavia questi progressi non sono stati realizzati ugualmente nel mondo: a livello globale, più di un bambino su quattro vive in paesi colpiti da conflitti o disastri naturali; il numero di gravi violazioni verificate contro i bambini durante i conflitti si è quasi triplicato dal 2010; quasi 20 milioni di bambini sono a rischio di contrarre malattie prevenibili con i vaccini; si stima che per il 2040, in tutto il mondo, una persona su quattro sotto i 18 anni (circa 600 milioni) vivrà in aree soggette a stress idrico molto elevato; solo nel 2018, sono morti ogni giorno mediamente 15mila bambini sotto i 5 anni, principalmente a causa di malattie curabili o per altre cause prevedibili; nel 2018 sono stati registrati circa 350mila casi di morbillo, più del doppio rispetto al 2017.
ALLARME MALATTIE: 800 MORTI AL GIORNO PER DIARREA
Più di 800 bambini ogni giorno muoiono a causa di malattie diarroiche legate a un inadeguato approvvigionamento idrico e scarsità di servizi igienici e sanitari. Nel 2017, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati, solo la malaria ha causato 266mila morti sotto i 5 anni. Nei paesi a basso e medio reddito, i bambini delle famiglie più povere hanno il doppio delle probabilità di morire per cause prevenibili prima dei 5 anni rispetto ai bambini di famiglie più ricche. Secondo gli ultimi dati disponibili, solo la metà dei bambini delle famiglie più povere i Africa Sub Sahariana sono vaccinati contro il morbillo, rispetto all’85% dei bambini delle famiglie più ricche.
ALLARME SULLA COPERTURA VACCINALE
Nonostante siano oggi vaccinati più bambini che mai, un rallentamento dei tassi di copertura vaccinale negli ultimi 10 anni sta minacciando di capovolgere i difficili traguardi raggiunti, si legge ancora nel dossier: la copertura vaccinale per il morbillo è agli stessi livelli dal 2010, contribuendo a una ricomparsa di questa malattia mortale in diversi paesi. Nel 2018 sono stati registrati circa 350mila casi di morbillo, più del doppio rispetto al 2017.
IL PESO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO SULLA SICUREZZA DEL CLIMA
Il rapporto affronta anche le minacce vecchie e nuove che colpiscono i bambini nel mondo. Povertà, discriminazione e marginalizzazione continuano a lasciare milioni fra i bambini più svantaggiati a rischio: conflitti armati, crescente xenofobia e la crisi globale dei migranti e rifugiati hanno avuto un impatto devastante sui progressi global. I bambini sono fisicamente, fisiologicamente e dal punto di vista epidemiologico i più a rischio per gli impatti legati alla crisi del clima: il rapido cambiamento del clima sta diffondendo malattie, incrementando l’intensità e la frequenza di condizioni meteorologiche estreme e creando insicurezza alimentare e idrica.
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L'ex ministra della Difesa si difende sulla vicenda della casa di Roma assegnata al marito militare: «Ho spiegato a Luigi che è tutto regolare». Ma il leader del M5s insiste: «Inaccettabile, è bene che ora la lasci. Questa storia fa arrabbiare i cittadini».
L’ex ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, si difende sulla vicenda della casa a Roma ottenuta quando faceva parte del governo e riassegnata al marito militare, il capitano maggiore dell’esercito Claudio Passarelli.
Secondo il Corriere della Sera, che per primo ha dato la notizia, il grado di Passarelli non giustificherebbe l’assegnazione di un appartamento di primo livello come quello in questione.
E il 18 novembre anche il leader del M5s, Luigi Di Maio, ha attaccato pubblicamente l’ex ministra ai microfoni di Rtl: «Questa cosa dal mio punto di vista non è accettabile. Ha smesso di fare la ministra due mesi fa e ha avuto il tempo per lasciare la casa, è bene che ora la lasci. Se il marito in quanto militare ha diritto a un alloggio, può fare domanda e lo otterrà. Ma questa cosa fa arrabbiare i cittadini e anche noi, perché siamo quelli che si tagliano gli stipendi».
Intervistata sempre dal Corriere della Sera, l’ex ministra non sembra però intenzionata a mollare: «Sono molto arrabbiata. Questa storia mi porterà dei danni. È evidente che ormai sono sotto attacco». A suo giudizio la casa al centro delle polemiche «ormai è stata assegnata a mio marito e in maniera regolare, per quale motivo dovrebbe lasciarla?».
«Non credo proprio che si tratti di un privilegio perché io l’appartamento lo pago, e lo pago pure abbastanza», ha ggiunto Trenta. Quanto alla grandezza della casa, il prestigio sarebbe in qualche modo “giustificato” dal fatto che oggi la famiglia Trenta fa una vita «completamente diversa», una vita «di relazioni, di incontri».
Quanto a Di Maio, «gli ho spiegato che tutto è stato fatto correttamente, quando l’incarico di mio marito sarà terminato lasceremo la casa come dicono le regole». Resterà nel M5s? Anche su questo punto, Trenta è sicura: «Ho chiesto di essere una dei 12 facilitatori. Ci rimarrò di sicuro».
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Rimandare lo ius soli e tagliare le tasse. Sono le due “priorità” di Luigi Di Maio in vista dei prossimi..
Rimandare lo ius soli e tagliare le tasse. Sono le due “priorità” di Luigi Di Maio in vista dei prossimi lavori del governo. Il ministro degli Esteri, ospite di Rtl, ha parlato a tutto tondo delle prossime mosse del governo e dei rapporti non semplici con il Partito democratico.
SINTONIA CON CONTE SUL TAGLIO DELLE TASSE
Per quanto riguarda la partita della manovra, che sta affrontando il passaggio parlamentare, il leader grillino si è limitato a dire di sostenere le posizioni del premier Conte sulla pressione fiscale: «Sento di poter accogliere l’appello del presidente consiglio, che ha detto: dobbiamo fare di più sull’abbassamento tasse, è un obiettivo ambizioso però io ci sto», ha spiegato Di Maio. «Dobbiamo ridurre le tasse aumentando il taglio degli sprechi, oggi pomeriggio ho una riunione con i ministri del movimento, abbiamo delle idee da mettere sul tavolo».
«BENE IL LAVORO IL PD, MA RIMANDIAMO LO IUS SOLI»
Per quanto riguarda il rapporto coi dem il titolare della Farnesina ha spiegato che «stiamo lavorando bene sui punti concreti come la legge di bilancio, abbiamo mantenuto la promessa di non aumentare l’iva, tolto il superticket, aumentiamo un pochino il netto in busta paga. Quando si tratta di affrontare temi concreti il governo provvede e anche i gruppi parlamentari stanno lavorando bene». Dove però manca l’intesa è lo ius soli: «Chiaro che abbiamo l’Italia sott’acqua, a causa del dissesto idrogeologico, il problema dei cambiamenti climatici e la corruzione, un’emergenza come la questione Ilva…in questo momento se sento che rilanciano temi» come lo ius soli «credo di avere il diritto di essere sconcertato perché la priorità è l’emergenza dei lavoratori che rischiano di perdere posto. Lo Ius soli non è neanche nel programma di governo», ha tagliato corto.
«MAI PIÙ UN CONTRATTO CON LA LEGA»
Di Maio ha poi chiarito quanto conti un “contratto di governo“: «è più efficace, anche con il Pd siamo forze che hanno storie diverse, il contratto ti permette di scrivere cosa fare e cosa no», in particolare rispondendo ad una domanda sulla formula del contratto di governo stilato con il leader della Lega Matteo Salvini. Con il quale però Di Maio ha assicurato di aver chiuso l’esperienza politica: «Nella vita come in politica io mi fido fino a prova contraria: l’8 agosto è arrivata la prova di slealtà nei confronti del paese, la prova è arrivata e con me ha chiuso».
INACCETTABILE CHE TRENTA MANTENGA LA CASA
Di Maio ha affrontato anche un’altra grana, tutta interna al M5s, quella della casa dell’ex minitra Elisabetta Trenta: «Questa cosa dal mio punto di vista non è accettabile, ha smesso di fare la ministra due mesi fa, ha avuto il tempo per lasciare la casa, è bene che ora la lasci e se il marito in quanto militare ha diritto ad un alloggio può fare domanda e lo otterrà. Questa cosa fa arrabbiare i cittadini e anche noi perché siamo quelli che si tagliano gli stipendi».
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