Ex Ilva, le aziende dell’indotto minacciano il blocco delle attività

Le società degli appalti riprenderanno lo stop ai lavori alle 12 del 21 novembre se non arriveranno i pagamenti.

Le aziende degli appalti dell’acciaieria ex Ilva di Taranto «in assenza del saldo dei crediti riprenderanno con il blocco delle attività interne allo stabilimento a partire dalle 12 di domani». Lo indica Confindustria Taranto sottolineando che non c’è stato «nessun pagamento effettuato da parte di ArcelorMittal Italia alle aziende dell’indotto neanche in minima percentuale, contrariamente a quanto dichiarato dall’azienda nella serata di ieri a Confindustria e sindacati».

«NESSUN CREDITO È STATO SODDISFATTO»

«Nessun credito è stato soddisfatto neanche come anticipo rispetto alla mole creditizia maturata da parte delle aziende fornitrici», spiega Confindustria Taranto. «Le imprese, che da lunedì scorso continuano a tenere il presidio spontaneo e auto di tutto davanti allo stabilimento hanno assicurato già da ieri sera, accogliendo la richiesta di Confindustria Taranto, gli interventi necessari per la messa in sicurezza degli impianti». Tuttavia, avverte l’associazione degli industriali, «in assenza del saldo dei crediti riprenderanno con il blocco» da domani.

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La banche minacciano di non comprare più Btp se cambiano le regole del Mes

Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, avverte il governo sulle modifiche al fondo salva-Stati europeo: «Cosa fa la Repubblica per tutelare il debito pubblico?».

Le banche italiane sono pronte alla “rivolta” se le regole del Mes, il fondo salva-Stati europeo, dovessero cambiare.

Il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi), Antonio Patuelli, non ha usato mezzi termini: «Noi siamo liberi di comprare titoli sovrani, non abbiamo un vincolo di portafoglio e in questa fase abbiamo circa 400 miliardi di debito pubblico italiano». Ma il problema è «cosa fa la Repubblica italiana per tutelare il debito pubblico. Non si tratta di debito delle banche».

Quindi l’avvertimento: «Se le condizioni relative al debito si alterano, o per maggiori assorbimenti o per elementi che favoriscono sinistri, è chiaro che le banche sottoscriveranno meno debito pubblico, non compreremo più» Btp.

LEGGI ANCHE: Di Maio: «La riforma del Mes stritola l’Italia»

I possibili cambiamenti evocati da Patuelli si riferiscono proprio all’approvazione definitiva della riforma del Mes. Al processo manca ancora una riunione dei capi di governo europei fissata a dicembre, poi toccherà ai parlamenti nazionali portare avanti il percorso di ratifica.

Alcuni Paesi nordici dell’Eurozona hanno chiesto con insistenza di modificare le cosiddette clausole di azione collettiva (Cac), che definiscono le procedure in caso di ristrutturazione di un debito sovrano facente parte della moneta unica.

In futuro, secondo questa impostazione, il fondo salva-Stati potrebbe intervenire per aiutare un Paese in difficoltà solo se il deficit non supera il 3% del Pil e solo se il rapporto debito/Pil è inferiore al 60%.

In alternativa il Paese in questione (ad esempio l’Italia, che ha un rapporto debito/Pil pari al 134,8%) dovrebbe approvare un piano di riforme strutturali con cui portare il differenziale alla soglia desiderata a un ritmo di un ventesimo all’anno nella media dei due anni precedenti. È inoltre richiesta l’assenza di «gravi vulnerabilità» del settore finanziario, capaci di mettere a rischio la stabilità.

Queste proposte di riforma hanno allarmato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco: «I piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere ponderati rispetto all’enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default».

Tutto è infine tracimato nella polemica politica quando il leader della Lega, Matteo Salvini, ha accusato di «alto tradimento» il premier Giuseppe Conte, sostenendo che avesse dato «di nascosto» l’ok dell’Italia alle nuove regole del Mes.

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La banche minacciano di non comprare più Btp se cambiano le regole del Mes

Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, avverte il governo sulle modifiche al fondo salva-Stati europeo: «Cosa fa la Repubblica per tutelare il debito pubblico?».

Le banche italiane sono pronte alla “rivolta” se le regole del Mes, il fondo salva-Stati europeo, dovessero cambiare.

Il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi), Antonio Patuelli, non ha usato mezzi termini: «Noi siamo liberi di comprare titoli sovrani, non abbiamo un vincolo di portafoglio e in questa fase abbiamo circa 400 miliardi di debito pubblico italiano». Ma il problema è «cosa fa la Repubblica italiana per tutelare il debito pubblico. Non si tratta di debito delle banche».

Quindi l’avvertimento: «Se le condizioni relative al debito si alterano, o per maggiori assorbimenti o per elementi che favoriscono sinistri, è chiaro che le banche sottoscriveranno meno debito pubblico, non compreremo più» Btp.

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I possibili cambiamenti evocati da Patuelli si riferiscono proprio all’approvazione definitiva della riforma del Mes. Al processo manca ancora una riunione dei capi di governo europei fissata a dicembre, poi toccherà ai parlamenti nazionali portare avanti il percorso di ratifica.

Alcuni Paesi nordici dell’Eurozona hanno chiesto con insistenza di modificare le cosiddette clausole di azione collettiva (Cac), che definiscono le procedure in caso di ristrutturazione di un debito sovrano facente parte della moneta unica.

In futuro, secondo questa impostazione, il fondo salva-Stati potrebbe intervenire per aiutare un Paese in difficoltà solo se il deficit non supera il 3% del Pil e solo se il rapporto debito/Pil è inferiore al 60%.

In alternativa il Paese in questione (ad esempio l’Italia, che ha un rapporto debito/Pil pari al 134,8%) dovrebbe approvare un piano di riforme strutturali con cui portare il differenziale alla soglia desiderata a un ritmo di un ventesimo all’anno nella media dei due anni precedenti. È inoltre richiesta l’assenza di «gravi vulnerabilità» del settore finanziario, capaci di mettere a rischio la stabilità.

Queste proposte di riforma hanno allarmato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco: «I piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere ponderati rispetto all’enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default».

Tutto è infine tracimato nella polemica politica quando il leader della Lega, Matteo Salvini, ha accusato di «alto tradimento» il premier Giuseppe Conte, sostenendo che avesse dato «di nascosto» l’ok dell’Italia alle nuove regole del Mes.

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Gantz non riesce a formare un governo: Israele ancora verso il voto

Dopo i tentativi di Netanyahu di trovare una maggioranza, vanno a vuoto anche quelli del rivale del partito Blu Bianco.

Sono falliti i tentativi di Avigdor Lieberman (leader del partito di destra Israel Beitenu) di dar vita a un «governo unitario nazionale e liberale» con il Likud di Benjamin Netanyahu e con i centristi di Benny Gantz, leader di Blu Bianco. Lo ha affermato Lieberman alla Knesset osservando che «a causa della loro mancanza di leadership, esiste il rischio di nuove elezioni». Nella notte tra il 20 e il 21 novembre scade il termine massimo per il premier incaricato Gantz di annunciare la formazione di un governo.

LIEBERMAN CONTRO NETANYAHU E GANTZ

Lieberman ha polemizzato sia con Netanyahu, il quale «non ha voluto separarsi dal blocco dei partiti ortodossi e messianici» sia con Gantz «il quale non ha accettato il tracciato indicato dal presidente Reuven Rivlin» per superare il blocco fra Likud e Blu Bianco. Lieberman ha rilevato che la situazione si è fatta adesso particolarmente preoccupante «a causa delle due sfide con cui Israele deve misurarsi: quella della sicurezza e quella economica». Lieberman ha inoltre accusato i deputati della Lista araba unita di essere «una quinta colonna» nel Paese e ha messo in guardia dal rafforzamento di correnti anti-sioniste che a suo parere si avverte anche nei partiti degli ebrei ortodossi.

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Gantz non riesce a formare un governo: Israele ancora verso il voto

Dopo i tentativi di Netanyahu di trovare una maggioranza, vanno a vuoto anche quelli del rivale del partito Blu Bianco.

Sono falliti i tentativi di Avigdor Lieberman (leader del partito di destra Israel Beitenu) di dar vita a un «governo unitario nazionale e liberale» con il Likud di Benjamin Netanyahu e con i centristi di Benny Gantz, leader di Blu Bianco. Lo ha affermato Lieberman alla Knesset osservando che «a causa della loro mancanza di leadership, esiste il rischio di nuove elezioni». Nella notte tra il 20 e il 21 novembre scade il termine massimo per il premier incaricato Gantz di annunciare la formazione di un governo.

LIEBERMAN CONTRO NETANYAHU E GANTZ

Lieberman ha polemizzato sia con Netanyahu, il quale «non ha voluto separarsi dal blocco dei partiti ortodossi e messianici» sia con Gantz «il quale non ha accettato il tracciato indicato dal presidente Reuven Rivlin» per superare il blocco fra Likud e Blu Bianco. Lieberman ha rilevato che la situazione si è fatta adesso particolarmente preoccupante «a causa delle due sfide con cui Israele deve misurarsi: quella della sicurezza e quella economica». Lieberman ha inoltre accusato i deputati della Lista araba unita di essere «una quinta colonna» nel Paese e ha messo in guardia dal rafforzamento di correnti anti-sioniste che a suo parere si avverte anche nei partiti degli ebrei ortodossi.

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Sì di Bruxelles alla manovra giallorossa, anche se rischia di violare le regole

La Commissione europea ha dato l'ok. Ma restano le preoccupazioni sul debito. In primavera nuovo giudizio su conti e flessibilità, con Gentiloni agli Affari economici. A rischio violazione anche Belgio, Francia e Spagna.

La Commissione europea ha detto alla manovra economica italiana 2020, sebbene sussista il rischio di un mancato rispetto del Patto di stabilità e crescita.

La legge di bilancio del governo giallorosso, infatti, potrebbe portare a una «deviazione significativa» dagli obiettivi di medio termine per la sostenibilità delle finanze pubbiche. La Commissione europea tornerà a valutare i nostri conti in primavera, ma a farlo sarà la nuova squadra guidata da Ursula Von Der Leyen, con Paolo Gentiloni commissario agli Affari economici.

Anche il criterio della progressiva riduzione del debito pubblico rischia di essere disatteso. È quasi una certezza, ma sotto questo profilo l’Italia è in “buona” compagnia. Lo stesso discorso vale infatti anche per Belgio, Spagna, Francia, Portogallo, Finlandia, Slovenia e Slovacchia.

Tanto che il vicepresidente dell’esecutivo comunitario, Valdis Dombrovskis, ha sottolineato che da tali Stati membri «ci si aspetta che non rispettino la regola del debito». I Paesi in questione «non hanno usato a sufficienza le condizioni economiche favorevoli per mettere in ordine i loro conti pubblici e nel 2020 non pianificano alcun significativo aggiustamento». Un elemento che preoccupa l’Unione europea, «perché i debiti molto alti limitano la capacità di rispondere agli choc economici e alle pressioni del mercato».

Per quanto riguarda in particolare l’Italia, la Commissione europea precisa che «la sostenibilità a breve termine delle finanze pubbliche continua ad apparire vulnerabile agli aumenti del costo di emissione del debito». Ma Bruxelles si dice pronta ad analizzare ex post la richiesta di flessibilità motivata dalle emergenze idrogeologiche e quantificata nello 0,2% del Pil, ovvero in 3,6 miliardi di euro.

È probabile che i recenti eventi meteorologici estremi che hanno colpito Venezia e Matera peseranno in modo favorevole. E in ogni caso anche questa analisi spetterà alla nuova Commissione targata Von Der Leyen.

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Tassa sui rifiuti: a Nord tariffe più leggere, Catania la città più cara

Secondo le rilevazioni di Cittadinanzattiva la Tari in media ammonta a 300 euro. La regione più economica è il Trentino Alto Adige dove si spendono 190 euro l'anno, la più tartassata la Campania. La mappa.

L’immondizia costa, e pure parecchio. In media la tassa sui rifiuti nel 2019 (la Tari) è di 300 euro, ma le differenze da regione a regione sono piuttosto marcate. A spendere meno sono i cittadini del Trentino Alto Adige con 190 euro, i più tartassati quelli della Campania con 421 euro l’anno. Scendendo ai capoluoghi di provincia, a Catania la tassa arriva a 504 euro, la più alta d’Italia, con un aumento del 15,9% rispetto al 2018. Potenza, invece, è la città più economica con 121 euro e un decremento del 13,7% rispetto al 2018.

SMALTIRE I RIFIUTI COSTA MENO AL NORD

È questo il quadro che emerge dalla rilevazione dell’Osservatorio prezzi e tariffe della onlus Cittadinanzattiva. L’indagine sui costi sostenuti dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti in tutti i capoluoghi di provincia prende come riferimento nel 2019 una famiglia tipo composta da tre persone e una casa di proprietà di 100 metri quadri. A livello di aree geografiche, i rifiuti costano meno al Nord (in media 258 euro). Segue il Centro (299 euro), infine il Sud, il più costoso (351 euro).

A MATERA L’AUMENTO PIÙ CONSISTENTE

Analizzando le tariffe dei 112 capoluoghi di provincia, sono state riscontrati aumenti in circa la metà, 51 capoluoghi, tariffe stabili in 27 e in diminuzione in 34. A Matera si registra l’incremento più consistente (+19,1%), a Trapani il calo più netto (-16,8%). Le 10 città più costose per la tassa rifiuti dopo Catania sono Cagliari (490), Trapani (475), Benevento (471), Salerno (467), Napoli (455), Reggio Calabria (443), Siracusa (442), Agrigento (425), Messina (419). Quelle più economiche Potenza (121 euro), Udine (167), Belluno (168), Pordenone (181), Vibo Valentia (184), Isernia (185), Bolzano (186), Brescia (191), Verona (193), Trento e Cremona a pari merito (195).

LEGGI ANCHE: Rifiuti: Polonia e Italia divise da 45 tonnellate di plastica

LA CLASSIFICA DELLE REGIONI

Tra le regioni dove la tassa sui rifiuti è più leggera oltre il Trentino Alto Adige ci sono il Molise (219), la Basilicata (221), il Friuli Venezia Giulia (228), il Veneto (234), le Marche (235), la Lombardia (241), l’Emilia-Romagna (274), la Valle d’Aosta (275), il Piemonte (276), la Calabria (296), l’Umbria (301), la Toscana (323), il Lazio (325), l’Abruzzo (326), la Liguria (333), la Sardegna (345), la Puglia (373), la Sicilia (394) e maglia nera la già citata Campania (421). La Tari è diminuita in Lazio (-2%, con Roma che cala del 4,1%), l’Emilia-Romagna con un -0,8%, le Marche (-1,4%), la Sicilia (-1,3%) e la Valle d’Aosta con un calo del 2,3%. 

CITTADINANZATTIVA: «IN MOLTE AREE RITARDI E INEFFICIENZE»

«In tema di smaltimento dei rifiuti continuano a registrarsi in molte aree del Paese ritardi e inefficienze», spiega Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, «e la transizione verso uneconomia circolare, prevista dalla strategia 2020, sembra essere ancora lontana». Si continua a registrare, continua Gaudioso, «una modalità di calcolo dei costi che non tiene conto dei rifiuti realmente prodotti e quindi non incentiva il cittadino a cambiare i propri comportamenti. Molto marcate sono le differenze territoriali, non solo in termini di costi del servizio, ma anche di qualità: vivere in una città anziché un’altra può voler dire disporre di un servizio gestione rifiuti costoso e insoddisfacente».

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I sondaggi del 20 novembre 2019 sulle elezioni in Emilia-Romagna

Il candidato del centrosinistra Bonaccini avanti nelle preferenze sulla leghista Borgonzoni. Ma tra le liste è testa a testa.

In vista delle elezioni regionali in EmiliaRomagna, un’alleanza tra Pd e M5s vedrebbe Stefano Bonaccini avanti con il 40%, molto più dietro la candidata del centrodestra Borgonzoni con il 29,2%. Senza il Movimento le preferenze rimangono simili con Bonaccini in testa con il 41,2% dei voti e Borgonzoni al 29,4%. Il 68% degli elettori avrebbe al momento più fiducia in Bonaccini, contro il 45% riservato alla Borgonzoni. A rivelarlo è un sondaggio Ixè condotto per la trasmissione CartaBianca in onda su Rai 3.

TESTA A TESTA TRA LE LISTE

Sugli scenari di voto alle liste siamo di fronte a un testa e testa. Una eventuale alleanza del centrosinistra con il M5s vedrebbe il centrodestra avanti con il 33,1%, dietro invece il centrosinistra con il 31,6. In caso contrario (ossia se il centrosinistra decidesse di correre smarcandosi dal Movimento) le preferenze vedrebbero sempre la lista di centrodestra leggermente in testa con il 34,0% rispetto al 33,7 del centrosinistra.

IL PD QUATTRO PUNTI DAVANTI ALLA LEGA

Una preferenza confermata dalle intenzioni di voto relative ai singoli partiti, che vedono in testa il Pd con il 34,3%, in crescita di tre punti percentuali rispetto alle elezioni Europee dello scorso maggio. Cala invece nei sondaggi la Lega, che in EmiliaRomagna scende dal 33,8% al 30,9% rispetto al voto europeo. Stessa sorte per il Movimento 5 Stelle, in perdita di due punti percentuali, mentre cresce Fratelli d’Italia passando dal 4,7% delle europee al 6%.

SUL PIANO NAZIONALE FRENA IL CARROCCIO

Sul piano nazionale, la Lega registra dopo settimane una battuta d’arresto e scende al 31,9 da 32,6% dei consensi della scorsa settimana. In lieve crescita il Pd al 21,2 dal 21 mentre il Movimento 5 stelle ferma la sua discesa al 16,3. Nella maggioranza cresce ancora Iv che arriva al 4,6 dal 4,3. All’opposizione sale Fdi al 9,9 dal 9,6 mentre sale Fi dal 7,3 al 7,5. In crescita +Europa al 3,1 dal 2,7.

Nota Metodologica: Soggetto realizzatore: istituto Ixè srl. Soggetto acquirente: Rai – Cartabianca Metodologia: indagine quantitativa campionaria metodo di Raccolta dati: telefono fisso (cati), mobile (cami) e via web (cawi) universo: popolazione italiana maggiorenne campione intervistato: rappresentativo (quote campionarie e ponderazione) in base a: genere, età, zona di residenza, ampiezza comune, votato 2018/2019 dimensione campionaria: 1.000 casi (margine d’errore massimo 3,10%) periodo di rilevazione: dal 18 al 19 novembre 2019.

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I sondaggi del 20 novembre 2019 sulle elezioni in Emilia-Romagna

Il candidato del centrosinistra Bonaccini avanti nelle preferenze sulla leghista Borgonzoni. Ma tra le liste è testa a testa.

In vista delle elezioni regionali in EmiliaRomagna, un’alleanza tra Pd e M5s vedrebbe Stefano Bonaccini avanti con il 40%, molto più dietro la candidata del centrodestra Borgonzoni con il 29,2%. Senza il Movimento le preferenze rimangono simili con Bonaccini in testa con il 41,2% dei voti e Borgonzoni al 29,4%. Il 68% degli elettori avrebbe al momento più fiducia in Bonaccini, contro il 45% riservato alla Borgonzoni. A rivelarlo è un sondaggio Ixè condotto per la trasmissione CartaBianca in onda su Rai 3.

TESTA A TESTA TRA LE LISTE

Sugli scenari di voto alle liste siamo di fronte a un testa e testa. Una eventuale alleanza del centrosinistra con il M5s vedrebbe il centrodestra avanti con il 33,1%, dietro invece il centrosinistra con il 31,6. In caso contrario (ossia se il centrosinistra decidesse di correre smarcandosi dal Movimento) le preferenze vedrebbero sempre la lista di centrodestra leggermente in testa con il 34,0% rispetto al 33,7 del centrosinistra.

IL PD QUATTRO PUNTI DAVANTI ALLA LEGA

Una preferenza confermata dalle intenzioni di voto relative ai singoli partiti, che vedono in testa il Pd con il 34,3%, in crescita di tre punti percentuali rispetto alle elezioni Europee dello scorso maggio. Cala invece nei sondaggi la Lega, che in EmiliaRomagna scende dal 33,8% al 30,9% rispetto al voto europeo. Stessa sorte per il Movimento 5 Stelle, in perdita di due punti percentuali, mentre cresce Fratelli d’Italia passando dal 4,7% delle europee al 6%.

SUL PIANO NAZIONALE FRENA IL CARROCCIO

Sul piano nazionale, la Lega registra dopo settimane una battuta d’arresto e scende al 31,9 da 32,6% dei consensi della scorsa settimana. In lieve crescita il Pd al 21,2 dal 21 mentre il Movimento 5 stelle ferma la sua discesa al 16,3. Nella maggioranza cresce ancora Iv che arriva al 4,6 dal 4,3. All’opposizione sale Fdi al 9,9 dal 9,6 mentre sale Fi dal 7,3 al 7,5. In crescita +Europa al 3,1 dal 2,7.

Nota Metodologica: Soggetto realizzatore: istituto Ixè srl. Soggetto acquirente: Rai – Cartabianca Metodologia: indagine quantitativa campionaria metodo di Raccolta dati: telefono fisso (cati), mobile (cami) e via web (cawi) universo: popolazione italiana maggiorenne campione intervistato: rappresentativo (quote campionarie e ponderazione) in base a: genere, età, zona di residenza, ampiezza comune, votato 2018/2019 dimensione campionaria: 1.000 casi (margine d’errore massimo 3,10%) periodo di rilevazione: dal 18 al 19 novembre 2019.

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Sorpresa: in Italia i matrimoni sono in crescita

Nel 2018 sono state celebrate 195.778 nozze, quasi 4.500 in più rispetto all'anno precedente (+2,3%). Rito civile al Nord, al Sud prevale quello religioso. E l'età media continua ad alzarsi.

Strano ma vero, in Italia secondo l’Istat i matrimoni sono in crescita. Le nozze celebrate nel 2018 sono state infatti 195.778, circa 4.500 in più rispetto al 2017, con un incremento del 2,3%. Il dato, tuttavia, è nettamente più basso rispetto al 2008, quando i matrimoni furono 246.613.

Il 50,1% delle nozze celebrate nel 2018 si è svolto con rito civile, formula che nel Nord Italia rappresenta ormai il 63,9% del totale. Al Sud, invece, due matrimoni su tre (il 69,6%) si celebrano in chiesa. E alla tradizione restano legati i più giovani, visto che la percentuale degli under 30 che scelgono il rito civile (24,8%) è inferiore a quella di chi si sposa in età più matura (37,8%).

Degli oltre 195 mila matrimoni, il 17,3% del totale ha avuto almeno uno degli sposi straniero. E prosegue la tendenza a sposarsi sempre più tardi. Attualmente gli uomini al primo matrimonio hanno in media 33,7 anni e le donne 31,5. Rispettivamente 1,6 e 2,1 anni in più rispetto al 2008.

Le seconde nozze o successive, dopo una fase di crescita rilevata negli ultimi anni dovuta anche all’introduzione del divorzio breve, rimangono invece stabili. L’incidenza sul totale dei matrimoni raggiunge il 19,9%.

Per quanto riguarda invece le unioni civili, le coppie dello stesso sesso che nel 2019 hanno deciso di registrarsi sono state 2.808. Confermata la prevalenza maschile (64,2%) e del Nord-Ovest come area geografica (37,2%).

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Sorpresa: in Italia i matrimoni sono in crescita

Nel 2018 sono state celebrate 195.778 nozze, quasi 4.500 in più rispetto all'anno precedente (+2,3%). Rito civile al Nord, al Sud prevale quello religioso. E l'età media continua ad alzarsi.

Strano ma vero, in Italia secondo l’Istat i matrimoni sono in crescita. Le nozze celebrate nel 2018 sono state infatti 195.778, circa 4.500 in più rispetto al 2017, con un incremento del 2,3%. Il dato, tuttavia, è nettamente più basso rispetto al 2008, quando i matrimoni furono 246.613.

Il 50,1% delle nozze celebrate nel 2018 si è svolto con rito civile, formula che nel Nord Italia rappresenta ormai il 63,9% del totale. Al Sud, invece, due matrimoni su tre (il 69,6%) si celebrano in chiesa. E alla tradizione restano legati i più giovani, visto che la percentuale degli under 30 che scelgono il rito civile (24,8%) è inferiore a quella di chi si sposa in età più matura (37,8%).

Degli oltre 195 mila matrimoni, il 17,3% del totale ha avuto almeno uno degli sposi straniero. E prosegue la tendenza a sposarsi sempre più tardi. Attualmente gli uomini al primo matrimonio hanno in media 33,7 anni e le donne 31,5. Rispettivamente 1,6 e 2,1 anni in più rispetto al 2008.

Le seconde nozze o successive, dopo una fase di crescita rilevata negli ultimi anni dovuta anche all’introduzione del divorzio breve, rimangono invece stabili. L’incidenza sul totale dei matrimoni raggiunge il 19,9%.

Per quanto riguarda invece le unioni civili, le coppie dello stesso sesso che nel 2019 hanno deciso di registrarsi sono state 2.808. Confermata la prevalenza maschile (64,2%) e del Nord-Ovest come area geografica (37,2%).

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Proteste e torture: alta tensione tra Cina, Usa e Uk su Hong Kong

Il Senato statunitense ha approvato un pacchetto di norme in favore dell'ex colonia. Intanto un ex dipendente del consolato britannico dell'ex colonia denuncia di essere stato torturato.

Altissima tensione tra Cina e Usa su Hong Kong. Il senato americano ha infatti approvato all’unanimità un pacchetto di norme a sostegno dei manifestanti pro-democrazia dell’ex colonia britannica. Pechino «condanna con forza e si oppone con determinazione» alla mossa Usa, che definisce un’interferenza negli affari interni della Cina».

IL DIPENDENTE DEL CONSOLATO BRITANNICO DENUNCIA TORTURE

Intanto Simon Cheng, ex dipendente del consolato Gb a Hong Kong scomparso ad agosto per giorni durante un viaggio a Shenzhen, ha denunciato di essere stato torturato e accusato dalle autorità cinesi di alimentare le proteste pro-democrazia nell’ex colonia. Cheng, 29 anni, ha spiegato ai media stranieri di essere stato bendato e picchiato nella detenzione dalla polizia cinese, ritenendo che identica sorte sia capitata ad altri di Hong Kong. Per la vicenda, il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ha convocato l’ambasciatore cinese Liu Xiaoming.

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Proteste e torture: alta tensione tra Cina, Usa e Uk su Hong Kong

Il Senato statunitense ha approvato un pacchetto di norme in favore dell'ex colonia. Intanto un ex dipendente del consolato britannico dell'ex colonia denuncia di essere stato torturato.

Altissima tensione tra Cina e Usa su Hong Kong. Il senato americano ha infatti approvato all’unanimità un pacchetto di norme a sostegno dei manifestanti pro-democrazia dell’ex colonia britannica. Pechino «condanna con forza e si oppone con determinazione» alla mossa Usa, che definisce un’interferenza negli affari interni della Cina».

IL DIPENDENTE DEL CONSOLATO BRITANNICO DENUNCIA TORTURE

Intanto Simon Cheng, ex dipendente del consolato Gb a Hong Kong scomparso ad agosto per giorni durante un viaggio a Shenzhen, ha denunciato di essere stato torturato e accusato dalle autorità cinesi di alimentare le proteste pro-democrazia nell’ex colonia. Cheng, 29 anni, ha spiegato ai media stranieri di essere stato bendato e picchiato nella detenzione dalla polizia cinese, ritenendo che identica sorte sia capitata ad altri di Hong Kong. Per la vicenda, il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ha convocato l’ambasciatore cinese Liu Xiaoming.

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Inchiesta a Torino su un traffico di migranti, coinvolto un avvocato

Tramite finti ricongiungimenti familiari un gruppo di persone originarie di Pakistan, Bangladesh e India faceva entrare in Italia alcuni connazionali, anche minorenni.

I carabinieri di Torino hanno scoperto un traffico di migranti che sarebbe stato organizzato da otto persone originarie del Pakistan, del Bangladesh e dell’India. Vittime alcuni connazionali, anche minorenni.

Il traffico sarebbe stato organizzato con l’aiuto di un avvocato, che dietro pagamento avrebbe agevolato le pratiche per ottenere i permessi di soggiorno. L’uomo è stato sottoposto all’obbligo di dimora e i carabinieri hanno perquisito il suo studio e la sua abitazione.

Le indagini dell’Arma hanno accertato l’esistenza di falsi documenti su stati di famiglia e dichiarazioni di ospitalità con cui consentire l’ingresso in Italia di migranti tramite finti ricongiungimenti familiari.

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Inchiesta a Torino su un traffico di migranti, coinvolto un avvocato

Tramite finti ricongiungimenti familiari un gruppo di persone originarie di Pakistan, Bangladesh e India faceva entrare in Italia alcuni connazionali, anche minorenni.

I carabinieri di Torino hanno scoperto un traffico di migranti che sarebbe stato organizzato da otto persone originarie del Pakistan, del Bangladesh e dell’India. Vittime alcuni connazionali, anche minorenni.

Il traffico sarebbe stato organizzato con l’aiuto di un avvocato, che dietro pagamento avrebbe agevolato le pratiche per ottenere i permessi di soggiorno. L’uomo è stato sottoposto all’obbligo di dimora e i carabinieri hanno perquisito il suo studio e la sua abitazione.

Le indagini dell’Arma hanno accertato l’esistenza di falsi documenti su stati di famiglia e dichiarazioni di ospitalità con cui consentire l’ingresso in Italia di migranti tramite finti ricongiungimenti familiari.

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Cultura Crea, 107 milioni per la filiera culturale e creativa

La misura gestita da Invitalia si rivolge alle micro, piccole e medie imprese del settore in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia

Tra i tanti incentivi alle imprese istituiti dal Governo c’è anche Cultura Crea, la misura di agevolazione, promossa dal Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) e gestita da Invitalia, che sostiene la nascita e la crescita di iniziative imprenditoriali e no profit nel settore della filiera culturale e creativa.

Un sostegno a tutte quelle realtà che puntano a valorizzare le risorse culturali del territorio di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia oltre che a consolidare i settori produttivi collegati, rafforzando la competitività delle micro, piccole e medie imprese in attuazione del PON FESR “Cultura e Sviluppo” 2014-2020 (Asse Prioritario II). Le risorse finanziarie stanziate ammontano a circa 107 milioni di euro. È prevista una dotazione aggiuntiva di 7 milioni di euro.

A CHI SI RIVOLGE

Cultura Crea si rivolge alle micro, piccole e medie imprese dell’industria culturale e creativa, inclusi i team di persone che vogliono costituire una società, e ai soggetti del terzo settore che vogliono realizzare i loro programmi di investimento in Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.  

TRE SOTTOMISURE

Esistono tre sottomisure dI Cultura Crea, tutte rivolte alle PMI, che finanziano l’acquisizione di beni materiali ed immateriali, mai opere murarie. Le agevolazioni sono concesse nei limiti del regolamento de minimis

  1. TITOLO II per le newco:  imprese dell’industria culturale costituite da meno di 36 mesi, comprese, le cooperative. Si rivolge anche ai team di persone fisiche che vogliono costituire un’impresa ma la costituzione deve avvenire  entro i 30 giorni successivi alla comunicazione di ammissione alle agevolazioni. E’ possibile presentare domanda da tutti i Comuni delle cinque regioni oggetto dell’intervento. I programmi presentati possono prevedere spese fino a 400.000 euro, il 20% delle quali riferite alla gestione (consulenze specialistiche, costo del personale interno qualificato e spese per l’acquisizione di tecnologie dell’informazione e della comunicazione). Cultura Crea finanzia iniziative che prevedono la creazione o l’introduzione di prodotti o servizi innovativi in specifiche aree tematiche: a) economia della conoscenza:  si intende lo sviluppo o l’applicazione di tecnologie che permettano di creare, organizzare, archiviare e accedere a dati e alle informazioni sull’industria culturale; b) conservazione:  indica lo sviluppo o l’applicazione di modalità e processi innovativi per le attività legate a restauro/manutenzione e recupero del patrimonio culturale; c) fruizione: si sviluppano modalità e strumenti innovativi di offerta di beni, anche in forma integrata con le risorse del territorio, processi innovativi per la gestione, acquisizione, classificazione, valorizzazione, diffusione del patrimonio culturale e risorse del territorio; piattaforme digitali, prodotti hardware e software per nuove modalità di fruizione e nuovi format narrativi, di comunicazione e promozione; d) gestione: indica lo sviluppo di strumenti e soluzioni applicative in grado di ingegnerizzare le attività di gestione di beni e attività culturali. Le agevolazioni prevedono congiuntamente: un finanziamento agevolato a tasso zero e un contributo a fondo perduto, entrambi fino al 40% della spesa ammessa.  In entrambi i casi il tetto delle agevolazioni è elevabile al 45% per i progetti presentati da imprese femminili, giovanili o in possesso del rating di legalità.
  • TITOLO III per il consolidamento di imprese già costituite: le proposte devono essere presentate da imprese costituite da più di 36 mesi. La localizzazione dell’impresa deve essere fissata in uno dei Comuni agevolati (quelli previsti dall’Allegato 1 sezione A del Decreto dell’11 Maggio del 2016 direttamente riferiti agli Attrattori); è interamente escluso il territorio della Regione Sicilia. I programmi presentati possono prevedere spese fino a 500.000 euro, il 20% delle quali riferite alla gestione (consulenze specialistiche e costo del personale interno qualificato, spese per l’acquisizione di tecnologie dell’informazione e della comunicazione). In questa sottomisura è possibile presentare iniziative imprenditoriali che si riferiscano anche all’accoglienza turistica ed all’incoming, all’artigianato ed alla ristorazione, purché connesse agli attrattori individuati, oltre ai già citati interventi connessi all’industria culturale e creativa in senso stretto. Le agevolazioni prevedono congiuntamente: un finanziamento agevolato a tasso zero fino al 60% e un contributo a fondo perduto fino al 20% della spesa ammessa.  In entrambi i casi il tetto delle agevolazioni è elevabile rispettivamente al 65% ed al 25% per i progetti presentati da imprese femminili, giovanili o in possesso del rating di legalità.
  • TITOLO IV per il terzo settore: iniziative già costituite al momento della presentazione della domanda, programmid’investimento nel limite di 400.000 euro. Le imprese devono essere localizzate nel territorio dei Comuni agevolati (individuati dall’Allegato 1 sezione B del Decreto dell’11 Maggio del 2016 e direttamente riferiti agli Attrattori). Non è prevista l’agevolazione delle spese di gestione. Le tipologie di iniziative ammesse sono: attività culturali ed artistiche, ricreative e di socializzazione, di protezione dell’ambiente e degli animali, manifatturiere, alberghi e ristoranti.  L’agevolazione concessa è nell’ordine dell’80% delle spese ammesse, interamente sotto forma di fondo perduto. L’agevolazione sale al 90% in caso di compagine a prevalente titolarità giovanile o femminile o in possesso del rating di legalità.

COME PRESENTARE LA DOMANDA

La domanda può essere inviata esclusivamente online, attraverso la piattaforma informatica di Invitalia che gestisce l’incentivo e valuta i business plan, eroga i finanziamenti e monitora la realizzazione dei progetti d’impresa.

Lo sportello è aperto e le domande di finanziamento sono valutate, entro 60 giorni, secondo l’ordine cronologico di arrivo.

Per richiedere le agevolazioni è necessario registrarsi ai servizi online di Invitalia (www.invitalia.it) per compilare direttamente online la domanda, caricare il business plan e la documentazione da allegare. Per concludere la procedura di presentazione della domanda è necessario disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).

TRE STORIE DI SUCCESSO

Tra le diverse attività finanziate con la misura Cultura Crea ci sono tre storie di successo che arrivano da Caserta, Napoli e Catania. Energreenup s.r.l., è la start-up innovativa di Caserta che realizza sistemi di monitoraggio ambientale per i musei ed i monumenti attraverso strumenti digitali che mettono in campo l’utilizzo di tecnologie efficienti e rinnovabili per garantire un reale abbattimento dei costi e migliorare le performances ambientali. Le mostre impossibili di Napoli realizza, invece, mostre di grandi artisti (Caravaggio, Leonardo, Botticelli etc.), con riproduzioni a dimensione reali ad altissima definizione in un unico luogo. Smartourism a Catania realizza applicazioni mobile per i Teatri dell’Opera che permettono agli spettatori di seguire su smartphone e tablet il libretto dell’Opera.

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Cultura Crea, 107 milioni per la filiera culturale e creativa

La misura gestita da Invitalia si rivolge alle micro, piccole e medie imprese del settore in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia

Tra i tanti incentivi alle imprese istituiti dal Governo c’è anche Cultura Crea, la misura di agevolazione, promossa dal Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) e gestita da Invitalia, che sostiene la nascita e la crescita di iniziative imprenditoriali e no profit nel settore della filiera culturale e creativa.

Un sostegno a tutte quelle realtà che puntano a valorizzare le risorse culturali del territorio di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia oltre che a consolidare i settori produttivi collegati, rafforzando la competitività delle micro, piccole e medie imprese in attuazione del PON FESR “Cultura e Sviluppo” 2014-2020 (Asse Prioritario II). Le risorse finanziarie stanziate ammontano a circa 107 milioni di euro. È prevista una dotazione aggiuntiva di 7 milioni di euro.

A CHI SI RIVOLGE

Cultura Crea si rivolge alle micro, piccole e medie imprese dell’industria culturale e creativa, inclusi i team di persone che vogliono costituire una società, e ai soggetti del terzo settore che vogliono realizzare i loro programmi di investimento in Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.  

TRE SOTTOMISURE

Esistono tre sottomisure dI Cultura Crea, tutte rivolte alle PMI, che finanziano l’acquisizione di beni materiali ed immateriali, mai opere murarie. Le agevolazioni sono concesse nei limiti del regolamento de minimis

  1. TITOLO II per le newco:  imprese dell’industria culturale costituite da meno di 36 mesi, comprese, le cooperative. Si rivolge anche ai team di persone fisiche che vogliono costituire un’impresa ma la costituzione deve avvenire  entro i 30 giorni successivi alla comunicazione di ammissione alle agevolazioni. E’ possibile presentare domanda da tutti i Comuni delle cinque regioni oggetto dell’intervento. I programmi presentati possono prevedere spese fino a 400.000 euro, il 20% delle quali riferite alla gestione (consulenze specialistiche, costo del personale interno qualificato e spese per l’acquisizione di tecnologie dell’informazione e della comunicazione). Cultura Crea finanzia iniziative che prevedono la creazione o l’introduzione di prodotti o servizi innovativi in specifiche aree tematiche: a) economia della conoscenza:  si intende lo sviluppo o l’applicazione di tecnologie che permettano di creare, organizzare, archiviare e accedere a dati e alle informazioni sull’industria culturale; b) conservazione:  indica lo sviluppo o l’applicazione di modalità e processi innovativi per le attività legate a restauro/manutenzione e recupero del patrimonio culturale; c) fruizione: si sviluppano modalità e strumenti innovativi di offerta di beni, anche in forma integrata con le risorse del territorio, processi innovativi per la gestione, acquisizione, classificazione, valorizzazione, diffusione del patrimonio culturale e risorse del territorio; piattaforme digitali, prodotti hardware e software per nuove modalità di fruizione e nuovi format narrativi, di comunicazione e promozione; d) gestione: indica lo sviluppo di strumenti e soluzioni applicative in grado di ingegnerizzare le attività di gestione di beni e attività culturali. Le agevolazioni prevedono congiuntamente: un finanziamento agevolato a tasso zero e un contributo a fondo perduto, entrambi fino al 40% della spesa ammessa.  In entrambi i casi il tetto delle agevolazioni è elevabile al 45% per i progetti presentati da imprese femminili, giovanili o in possesso del rating di legalità.
  • TITOLO III per il consolidamento di imprese già costituite: le proposte devono essere presentate da imprese costituite da più di 36 mesi. La localizzazione dell’impresa deve essere fissata in uno dei Comuni agevolati (quelli previsti dall’Allegato 1 sezione A del Decreto dell’11 Maggio del 2016 direttamente riferiti agli Attrattori); è interamente escluso il territorio della Regione Sicilia. I programmi presentati possono prevedere spese fino a 500.000 euro, il 20% delle quali riferite alla gestione (consulenze specialistiche e costo del personale interno qualificato, spese per l’acquisizione di tecnologie dell’informazione e della comunicazione). In questa sottomisura è possibile presentare iniziative imprenditoriali che si riferiscano anche all’accoglienza turistica ed all’incoming, all’artigianato ed alla ristorazione, purché connesse agli attrattori individuati, oltre ai già citati interventi connessi all’industria culturale e creativa in senso stretto. Le agevolazioni prevedono congiuntamente: un finanziamento agevolato a tasso zero fino al 60% e un contributo a fondo perduto fino al 20% della spesa ammessa.  In entrambi i casi il tetto delle agevolazioni è elevabile rispettivamente al 65% ed al 25% per i progetti presentati da imprese femminili, giovanili o in possesso del rating di legalità.
  • TITOLO IV per il terzo settore: iniziative già costituite al momento della presentazione della domanda, programmid’investimento nel limite di 400.000 euro. Le imprese devono essere localizzate nel territorio dei Comuni agevolati (individuati dall’Allegato 1 sezione B del Decreto dell’11 Maggio del 2016 e direttamente riferiti agli Attrattori). Non è prevista l’agevolazione delle spese di gestione. Le tipologie di iniziative ammesse sono: attività culturali ed artistiche, ricreative e di socializzazione, di protezione dell’ambiente e degli animali, manifatturiere, alberghi e ristoranti.  L’agevolazione concessa è nell’ordine dell’80% delle spese ammesse, interamente sotto forma di fondo perduto. L’agevolazione sale al 90% in caso di compagine a prevalente titolarità giovanile o femminile o in possesso del rating di legalità.

COME PRESENTARE LA DOMANDA

La domanda può essere inviata esclusivamente online, attraverso la piattaforma informatica di Invitalia che gestisce l’incentivo e valuta i business plan, eroga i finanziamenti e monitora la realizzazione dei progetti d’impresa.

Lo sportello è aperto e le domande di finanziamento sono valutate, entro 60 giorni, secondo l’ordine cronologico di arrivo.

Per richiedere le agevolazioni è necessario registrarsi ai servizi online di Invitalia (www.invitalia.it) per compilare direttamente online la domanda, caricare il business plan e la documentazione da allegare. Per concludere la procedura di presentazione della domanda è necessario disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).

TRE STORIE DI SUCCESSO

Tra le diverse attività finanziate con la misura Cultura Crea ci sono tre storie di successo che arrivano da Caserta, Napoli e Catania. Energreenup s.r.l., è la start-up innovativa di Caserta che realizza sistemi di monitoraggio ambientale per i musei ed i monumenti attraverso strumenti digitali che mettono in campo l’utilizzo di tecnologie efficienti e rinnovabili per garantire un reale abbattimento dei costi e migliorare le performances ambientali. Le mostre impossibili di Napoli realizza, invece, mostre di grandi artisti (Caravaggio, Leonardo, Botticelli etc.), con riproduzioni a dimensione reali ad altissima definizione in un unico luogo. Smartourism a Catania realizza applicazioni mobile per i Teatri dell’Opera che permettono agli spettatori di seguire su smartphone e tablet il libretto dell’Opera.

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Stretta di Israele contro l’Iran in Siria: raid contro decine di obiettivi

Tel Aviv ha dichiarato di aver risposto a razzi sparati dal Golan: «Non lasceremo che Teheran si radichi oltreconfine». Almeno 11 morti.

«In seguito al lancio di razzi verso il Golan ieri da parte di una forza iraniana situata in territorio siriano, Israele ha colpito questa notte decine di obiettivi militari in Siria», ha annunciato il portavoce militare israeliano. Fra l’altro sono stati centrati obiettivi della Forza Quds iraniana ed obiettivi delle forze armate siriane. Israele continuerà a operare contro l’approfondimento della presenza militare iraniana in Siria, ha aggiunto il portavoce. Durante l’attacco, ha aggiunto il portavoce, da una batteria di difesa aerea è stato lanciato un missile verso gli aerei da combattimento israeliani «malgrado i nostri chiari avvertimenti».

DISTRUTTI ANCHE OBIETTIVI MILITARI SIRIANI

Di conseguenza – ha precisato – sono state distrutte anche alcune batterie di difesa aerea siriana. L’attacco di ieri verso le alture del Golan, secondo il portavoce, «è una chiara prova a conferma della volontà dell’Iran di mettere radici militari in Siria, cosa che minaccia la sicurezza israeliana, la stabilità regionale ed il regime siriano». Israele, ha precisato, considera il regime siriano responsabile per attacchi lanciati dal proprio territorio verso lo Stato ebraico.

ALMENO 11 MORTI

Sono 11 le persone uccise in raid israeliani in Siria nelle prime ore del mattino oggi, fra cui sette non siriani e molto probabilmente iraniani, stando a Rami Abdurrahman che guida l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo lo stesso Osservatorio i raid israeliani hanno avuto come obiettivo arsenali della forza Al Quds iraniana alla periferia di Damasco, nei quartieri di Kisweh e Qudsaya. Sempre secondo Abdurrahman nel mirino dei raid anche altre aree, fra cui la base aerea di Mazzeh dell’Ovest di Damasco.

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Stretta di Israele contro l’Iran in Siria: raid contro decine di obiettivi

Tel Aviv ha dichiarato di aver risposto a razzi sparati dal Golan: «Non lasceremo che Teheran si radichi oltreconfine». Almeno 11 morti.

«In seguito al lancio di razzi verso il Golan ieri da parte di una forza iraniana situata in territorio siriano, Israele ha colpito questa notte decine di obiettivi militari in Siria», ha annunciato il portavoce militare israeliano. Fra l’altro sono stati centrati obiettivi della Forza Quds iraniana ed obiettivi delle forze armate siriane. Israele continuerà a operare contro l’approfondimento della presenza militare iraniana in Siria, ha aggiunto il portavoce. Durante l’attacco, ha aggiunto il portavoce, da una batteria di difesa aerea è stato lanciato un missile verso gli aerei da combattimento israeliani «malgrado i nostri chiari avvertimenti».

DISTRUTTI ANCHE OBIETTIVI MILITARI SIRIANI

Di conseguenza – ha precisato – sono state distrutte anche alcune batterie di difesa aerea siriana. L’attacco di ieri verso le alture del Golan, secondo il portavoce, «è una chiara prova a conferma della volontà dell’Iran di mettere radici militari in Siria, cosa che minaccia la sicurezza israeliana, la stabilità regionale ed il regime siriano». Israele, ha precisato, considera il regime siriano responsabile per attacchi lanciati dal proprio territorio verso lo Stato ebraico.

ALMENO 11 MORTI

Sono 11 le persone uccise in raid israeliani in Siria nelle prime ore del mattino oggi, fra cui sette non siriani e molto probabilmente iraniani, stando a Rami Abdurrahman che guida l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo lo stesso Osservatorio i raid israeliani hanno avuto come obiettivo arsenali della forza Al Quds iraniana alla periferia di Damasco, nei quartieri di Kisweh e Qudsaya. Sempre secondo Abdurrahman nel mirino dei raid anche altre aree, fra cui la base aerea di Mazzeh dell’Ovest di Damasco.

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Barillari e il dossier bomba del neofascista Paliani contro Zingaretti

Un sindacalista di Avanguardia nazionale finito agli arresti. Stava raccogliendo informazioni sul segretario Pd e aveva coinvolto il consigliere regionale del M5s.

Un dossieraggio contro Nicola Zingaretti, presidente della regione Lazio e attuale segretario del Partito democratico. Questo stava macchinando, secondo le carte di un’inchiesta della procura di Roma, Andrea Paliani, sindacalista del «sindacato italiano confederazione europea del lavoro» e pure esponente neofascista di Avanguardia nazionale finito agli arresti, secondo quanto riporta il quotidiano Sole 24 Ore. Per il suo obiettivo – attaccare il sistema di clinichhe private accreditate della compagnia Ini spa, Paliani aveva puntanto al presidente della Regione e cercato di coinvolgere e trovato l’apparente sostegno del consigliere regionale M5s Davide Barillari e parlato anche con Mario Borghezio, europarlamentare della Lega. spiegando di avere informazioni sul segretario Pd.

«MO’ DISTRUGGE PURE IL PD»

«Qui tra poco scoppia la bomba contro Nicola Zingaretti», dice Paliani nelle intercettazioni rivelate dal quotidiano salmonato che spiega come il neofascista avesse tentato di arrivare al ministro della Sanità Giulia Grillo attraverso il consigliere M5s. .«Quindi tra poco scoppia la bomba penso…che con questa penso Zingaretti…il Pd…mo distrugge pure il Pd… Questa storia del milione di euro noi la conosciamo perché come danno i soldi questi in giro no! Con la sanità privata, con le porcate loro e questa è la verità», spiega parlando con Barillari che risponde: «Si, si». Il consigliere pentastellato, spiega Il Sole 24 Ore, dichiara di essere intenzionato a mandare gli ispettori all’Ini. E Paliani lo incita: «Li fai male anche a Zingaretti, capito? Che quelli sono gli amici suoi quelli della Asl». Con il sindacalista sono stati arrestati Giuseppe Costantino e Alessandro Tricarico, rispettivamente maresciallo dei carabinieri e consulente del lavoro. de gruppo Ini.

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