Papa Francesco si prende il controllore di Bankitalia per le finanze vaticane

Barbagallo nominato presidente dell'Aif. Prima era funzionario generale con l'incarico di alta consulenza al Direttorio della Banca d'Italia in materia di vigilanza bancaria e finanziaria e nei rapporti con il Single Supervisory Mechanism a Palazzo Koch.

Da consulente della vigilanza a Banca d’Italia a capo dell’Autorità di informazione del Vaticano Carmelo Barbagallo, alto funzionario di Palazzo Koch, ha varcato la riva del Teevere. Papa Francesco lo ha infatti scelto come presidente dell’Aif. Barbagallo prende il posto di René Brulhart, il cui mandato non è stato rinnovato dal pontefice, anche a seguito dell’ultimo scandalo finanziario che ha scosso il Vaticano. Barbagallo è stato finora funzionario generale con l’incarico di alta consulenza al Direttorio della Banca d’Italia in materia di vigilanza bancaria e finanziaria e nei rapporti con il Single Supervisory Mechanism.

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L’ad del Catania Lo Monaco è stato aggredito dai suoi tifosi

Il dirigente è stato colpito sul traghetto che collega Messina a Villa San Giovanni, dove si trovava per seguire la squadra rossazzurra impegnata a Potenza. Ora il club non scenderà in campo.

L‘amministratore delegato dal Catania, Pietro Lo Monaco, è stato colpito da alcuni tifosi etnei, che contestano la gestione della società, mentre si trovava sul traghetto che collega Messina e Villa San Giovanni. Lo Monaco si stava recando a Potenza per seguire la gara valida per gli ottavi di finale della Coppia Italia di Serie C. Partita che il Catania non disputerà: la squadra è rientrata a Catania. «La vile e vergognosa aggressione subita oggi dall’ad Pietro Lo Monaco da parte di ultras catanesi a bordo della nave traghetto durante il viaggio per raggiungere Potenza», spiega una nota, «già prevedibile alla luce dello striscione intimidatorio esposto in città e di quanto denunciato dal nostro amministratore delegato in occasione della conferenza stampa di ieri, ci obbliga a fermarci».

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«Le ong sbarchino nei loro Paesi»: la norma Minniti “salva” Salvini

Il tribunale dei ministri ha archiviato la posizione del leader della Lega per il caso Alan Kurdi basandosi anche sul codice di condotta voluto dall'ex ministro degli Interni Pd.

Il tribunale dei ministri che ha deciso di archiviare la posizione dell’ex titolare degli Interni Matteo Salvini ha dato una motivazione destinata a diventare un precedente importante. «La responsabilità di assegnare un “porto sicuro” alle navi con i profughi soccorsi in mare spetta allo “Stato di primo contatto”», riporta il Corriere della Sera, «che però non è sempre facile individuare, «tuttavia, volendo seguire “alla lettera” le indicazioni che si possono ricavare da convenzioni e accordi, “lo Stato di primo contatto non può che identificarsi in quello della nave che ha provveduto al salvataggio”; dunque se un’imbarcazione che ha raccolto i naufraghi batte bandiera tedesca, è alla Germania che deve rivolgersi per ottenere l’approdo».

Tra le «convenzioni e accordi» che cita il Corsera, risalta il codice di condotta per le ong dell’estate 2017 voluto dall’allora ministro Marco Minniti. Proprio in quel codice, approvato dall’Unione europea, vengono stabilite le regole sulla bandiera di riferimento della ong che ora hanno “salvato” Salvini.

La decisione del tribunale dei ministri, che ha accolto la richiesta della Procura di Roma, riguarda la vicenda della nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye alla quale fu vietato l’approdo in un porto italiano lo scorso 3 aprile. Il leader della Lega era indagato per abuso d’ufficio e rifiuto di atti di ufficio, assieme al suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi e anche nei confronti del prefetto è stata decisa l’archiviazione.

La nave della Ong soccorse al largo della Libia 64 migranti a bordo di un gommone in difficoltà. Dopo il no di Salvini allo sbarco, la nave rimase in mare dieci giorni: il 13 aprile fu Malta a concedere il porto sicuro e i migranti furono ridistribuiti tra Germania, Francia, Lussemburgo e Portogallo.

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Accordo tra Snam e Accenture per innovazione e sostenibilità delle reti energetiche

Le due aziende studieranno insieme soluzioni per dispositivi connessi a Internet e altre tecnologie, per ottimizzare e rendere più sostenibili le infrastrutture.

Accenture, azienda leader a livello globale nel settore dei servizi professionali, e Snam, una delle principali aziende di infrastrutture energetiche al mondo, hanno siglato oggi un memorandum di intesa per studiare e valutare soluzioni basate su tecnologie IOT (Internet of Things) allo scopo di rafforzare l’innovazione e la sostenibilità delle reti energetiche nel contesto strategico mondiale di spinta verso la transizione energetica.

L’accordo è stato siglato alla presenza del CEO di Accenture, Julie Sweet, dell’amministratore delegato di Snam, Marco Alverà, e del presidente e amministratore delegato di Accenture Italia, Fabio Benasso.

La collaborazione rientra nell’ambito di un’ampia iniziativa portata avanti da Snam, “SnamTec, Tomorrow’s Energy Company”, che prevede al 2023 investimenti per oltre 1,4 miliardi di euro nell’innovazione e nella transizione energetica, dall’applicazione di nuove tecnologie per aumentare la sostenibilità delle reti all’impegno in settori “green” come la mobilità sostenibile, il gas rinnovabile, l’idrogeno e l’efficienza energetica.

Accenture e Snam studieranno e valuteranno soluzioni per dispositivi connessi a Internet e altre tecnologie, tra cui machine learning e intelligenza artificiale, edge e fog computing, ed advanced analytics, per ottimizzare il monitoraggio e la manutenzione delle infrastrutture e renderle più intelligenti e sostenibili, generando impatti positivi per i territori e le comunità.

Un altro obiettivo della collaborazione sarà effettuare analisi sul crescente ruolo dei gas rinnovabili come biometano e idrogeno nel mix energetico del futuro.

«La scelta della giusta strategia digitale è fondamentale per costruire un futuro a basse emissioni di CO2, aumentare la sicurezza e consolidare il coinvolgimento delle comunità locali» – afferma Julie Sweet, Ceo di Accenture. «Snam è un’azienda leader di settore e quest’iniziativa rappresenta un nuovo entusiasmante capitolo nel nostro rapporto di fiducia di lunga data. Siamo entusiasti di collaborare allo sviluppo di soluzioni che aiutino Snam e il settore ad accelerare l’innovazione e incrementare la sostenibilità.»

Marco Alverà, amministratore delegato di Snam, dichiara «L’innovazione è un pilastro del progetto SnamTec, con il quale stiamo ponendo le basi dell’azienda energetica del futuro, anche attraverso accordi con operatori internazionali come Accenture. L’obiettivo è rendere la nostra rete sempre più moderna, sostenibile e integrata con i territori e le comunità, utilizzando sistemi innovativi come l’IOT per agevolare la manutenzione degli impianti e ridurre le emissioni. Proprio grazie all’impegno sull’innovazione, nel nostro nuovo piano prevediamo di ridurre del 40% le emissioni di metano al 2025 e del 40% le emissioni di CO2 equivalente entro il 2030».

Fabio Benasso, presidente e amministratore delegato di Accenture Italia, aggiunge: «Nel corso degli anni abbiamo costruito una solida relazione commerciale con Snam che ci ha permesso di raggiungere obiettivi ambiziosi a livello sia nazionale che internazionale. Continueremo a fornire le nostre competenze nel campo dell’energia e le nostre capacità tecnologiche per supportare il nostro partner nel complesso processo di transizione verso un’economia più moderna, prospera, competitiva e a impatto zero.»

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Sette condanne a morte per l’attacco in Bangladesh costato la vita a nove italiani

A Dacca, nel 2016, rimasero uccise complessivamente 22 persone. In un primo momento l'attacco era stato rivendicato dall'Isis.

Sette miliziani islamici sono stati condannati a morte in Bangladesh per un attacco a un caffè a Dacca in cui, nel 2016, furono uccise 22 persone, tra cui nove italiani. I sette erano accusati di appartenere all’organizzazione islamista locale Jamaat-ul-Mujahideen Bangladesh (Jmb). Inizialmente l’attacco, con la presa di ostaggi, era stato rivendicato dall’Isis, ma le autorità locali hanno concentrato le indagini negli ambienti jihadisti del Paese.

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L’Italia spende in pensioni il 16% del Pil

Nel nostro Paese il reddito medio delle persone con più di 65 anni è simile a quello dell'intera popolazione mentre nella media Ocse è più basso del 13%.

Un Paese in cui la distribuzione dei redditi e la spesa sociale favorisce gli anziani che non lavorano. La fotografia scattata dall’Ocse nel suo rapporto Pension at a Glance presentato il 27 novembre è chiara. Secondo l’Ocse l’Italia spende per il sistema pensionistico il 16% del Pil, il secondo livello più alto nell’area Ocse.

REDDITO DEGLI ULTRA 65ENNI IN LINEA CON QUELLO DI CHI LAVORA

Secondo l’organizzazione con sede a Parigi nel nostro Paese inoltre il reddito medio delle persone con più di 65 anni è simile a quello dell’intera popolazione mentre nella media Ocse è più basso del 13%. L’Ocse sottolinea che l’età di ritiro legale è 67 anni, tre anni superiore a quella della media Ocse ma che di recente «è andata indietro rispetto alle recenti riforme introducendo Quota 100».

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Merkel sfida Macron e promette più impegno nella Nato

Il leader dell'Eliseo dichiara l'Alleanza «in morte cerebrale» e ora la cancelliera promette di rafforzarla. Berlino non vuole lasciare a Parigi il monopolio sulla discussione sul futuro della Difesa Ue.

La cancelliera Angela Merkel non vuole lasciare al socio di maggioranza europeo Emmanuel Macron il monopolio sulla discussione sul futuro della Difesa europea. «L’Europa al momento non può difendersi da sola», ha detto Merkel, parlando al Bundestag, «perciò è importante che la Germania lavori di più per la Nato e la sua unità, assumendosi più responsabilità».

L’ATTACCO DI MACRON ALLA NATO

Il 7 novembre, il presidente francese aveva dichiarato in un’intervista all’Economist che «la Nato è in morte cerebrale». Fin dalla sua elezione, il leader dell’Eliseo si è speso per far partire un serio progetto di Difesa comune europea indipendente dalla Nato. Un progetto, ça va sans dire, alla cui guida si metterebbe proprio Parigi.

IL RETROSCENA DEL NYT SULLO SCONTRO FACCIA A FACCIA

Il 24 novembre, il New York Times riportava di uno scontro proprio sulla Nato tra i due leader europei alla cena del trentennale della caduta del muro a Berlino. Il portavoce della Merkel ha smentito che una lite sia mai avvenuta. Secondo il Nyt, la cancelliera, che vuole contrastare l’idea di un’egemonia difensiva francese in Ue, avrebbe detto a Macron: «Capisco il suo desiderio di una politica distruttiva, ma sono stanca di rimettere a posto i pezzi. Devo continuamente rimettere insieme le tazze di porcellana che lei rompe, in modo che si possa sedere insieme a bere un ». Sulla Nato la Merkel ha sempre detto che l’Europa deve assumere maggiore responsabilità nella propria Difesa, «ma sempre all’interno della Nato e senza sostituirne l’impegno».

LE PRESSIONI DI TRUMP SULLE SPESE

La cancelliera ha ribadito il concetto davanti al parlamento tedesco, sostenendo che le spese per la Difesa della Germania dovrebbero arrivare al 2% «entro i primi anni trenta». «Preservare la Nato è nel nostro interesse ora ancora più che durante la guerra fredda», ha detto. La cancelliera ha anche ricordato che entro il 2024 le spese arriveranno all’1,5%. Gli Usa di Donald Trump fanno forte pressione sulla Germania e su tutti i suoi alleati (gli “scrocconi”) sul tema delle spese per la Difesa fin dall’inizio del mandato del tycoon.

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I sondaggi politici elettorali del 27 novembre 2019

La Lega si conferma saldamente al comando, ma fa registrare una battuta d'arresto. Crescita continua per Fratelli d'Italia. Lieve flessione per il Pd, stabile il M5s. La rilevazione Ixè.

Si conferma la battuta d’arresto della Lega nei sondaggi. L’ultima rilevazione condotta dall’istituto Ixè per a trasmissione di RaiTre Cartabianca ha rivelato che il partito di Matteo Salvini è sceso al 31,5% dal 31,9% dei consensi della settimana precedente.

FRATELLI D’ITALIA SUPERA LA SOGLIA DEL 10%

Boom, invece, di Fratelli d’Italia, che ha superato il 10,6 dal 9,9% dell’ultima rilevazione. Per quanto riguarda i partiti di governo, scende il Partito democratico, al 20,4% dal 21,2% della scorsa settimana, mentre il Movimento 5 stelle è sostanzialmente stabile al 16,06% dal 16,3%.

ITALIA VIVA SI CONFERMA STABILE

Stabile anche Italia viva di Matteo Renzi, che si assesta al 4,5% dal precedente 4,6%: +Europa è al 3%, la Sinistra sale al 2,2%, mentre Europa verde scende all’1%. A crescere è poi il numero degli indecisi o degli astenuti, che rappresenta il 37,6% del campione intervistato.

IL CENTRODESTRA POCO SOTTO IL 50%

Roberto Weber, presidente dell’istituto Ixè, commentando i dati ha spiegato: «Nel sondaggio si registra lo sfondamento di Fratelli d’Italia. Per un voto che Fdi dà alla Lega di Salvini, tre voti dal Carroccio si spostano sul partito di Giorgia Meloni. Quindi abbiamo questa radicalizzazione sulla destra e il centrodestra arriva a quota 49,5%». 

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La strategia di Salvini: sfida ai parlamentari M5s sul Mes

Il leader della Lega: «Si tratta di un fondo 'ammazza Stati'. Voglio vedere negli occhi i parlamentari dei Cinque Stelle quando voteranno»,

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha deciso di cavalcare la battaglia sul Mes. «Ormai è chiaro che si tratta di un fondo ‘ammazza Stati’. Voglio vedere negli occhi i parlamentari dei Cinque Stelle quando voteranno questa cambiale in bianco a favore di un istituto privato», ha affermato Salvini, parlando del Mes a margine della manifestazione degli ambulanti davanti a Montecitorio. «Su questo tema del Mes come su mille altri – aggiunge – non so se il governo sia composto da complici o da incapaci».

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Resto al Sud si apre a professionisti e under 46

Dall’8 dicembre il decreto che allarga la platea sarà operativo. I progetti dovranno essere presentati online sulla piattaforma di Invitalia

È finalmente operativa l’estensione della platea dei beneficiari della misura Resto al Sud, l’incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno. Il decreto attuativo firmato lo scorso agosto dai ministri per il Sud, dell’Economia e dello Sviluppo economico, è stato sottoscritto e pubblicato sulla “Gazzetta ufficiale” sabato 23 novembre e dall’8 dicembre 2019 sarà dunque operativo.

A quasi un anno dalla legge di Bilancio che aveva previsto l’ampliamento della platea dei beneficiari diventa realtà. Così anche i professionisti e agli under 46 avranno la possibilità di partecipare alla misura che prevede una dotazione finanziaria complessiva è di 1.250 milioni di euro, presentando i progetti sulla piattaforma online di Invitalia che gestisce Resto al Sud per conto del Ministero dello Sviluppo economico.

A CHI SI RIVOLGE

Le agevolazioni previste da Resto al Sud sono rivolte agli under 46 residenti, al momento della presentazione della domanda, nel Mezzogiorno, più precisamente in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia oppure che trasferiscono la residenza nelle suddette regioni dopo la comunicazione di esito positivo. La misura si rivolge, inoltre, ai professionisti e under 46 che non hanno un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per tutta la durata del finanziamento e non sono già titolari di altra attività di impresa in esercizio. Per i liberi professionisti è importante che non risultino titolari di partita IVA, nei dodici mesi antecedenti alla presentazione della domanda, per lo svolgimento di un’attività analoga a quella per cui chiedono le agevolazioni

Possono presentare richiesta di finanziamento le società, anche cooperative, le ditte individuali costituite successivamente alla data del 21 giugno 2017, o i team di persone che si costituiscono entro 60 giorni (o 120 se residenti all’estero) dopo l’esito positivo della valutazione.

LE AGEVOLAZIONI

Il finanziamento previsto da Resto al Sud copre il 100% delle spese ammissibili (ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili, acquisto di impianti, macchinari, attrezzature, programmi informatici, spesa per l’avvio dell’attività) e consiste in un contributo a fondo perduto pari al 35% dell’investimento complessivo e un finanziamento bancario pari al 65% dell’investimento complessivo, garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI. Gli interessi del finanziamento sono interamente coperti da un contributo in conto interessi

COME PRESENTARE DOMANDA

Resto al Sud è un incentivo a sportello per cui le domande, che devono essere presentate esclusivamente online attraverso la piattaforma web di Invitalia, vengono esaminate senza graduatorie in base all’ordine cronologico di arrivo. 

Per procedere alla presentazione è necessario registrarsi ai servizi online di Invitalia compilando l’apposito form, disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) valido e attivo. Tutte le comunicazioni tra l’Agenzia e i proponenti vengono, infatti, inviate, solo via PEC. Nella domanda bisogna inserire il progetto imprenditoriale, da compilare on line, e la documentazione necessaria da allegare. Per predisporre il progetto i proponenti possono richiedere assistenza gratuita a uno dei soggetti accreditati (pubbliche amministrazioni, università, associazioni o enti del terzo settore) con Invitalia.

Le domande vengono valutate in ordine cronologico di arrivo mediamente entro due mesi dalla presentazione. Invitalia verifica il possesso dei requisiti e poi esamina nel merito le iniziative, anche attraverso un colloquio con i proponenti.

IL ROADSHOW DI RESTO AL SUD

Quattro tappe in quattro università italiane per generare cambiamento nei territori del Sud Italia, portando innovazione, valore e impatto sociale attraverso le imprese. Questa la sfida del roadshow di Resto al Sud, l’iniziativa che prende il nome di Hackathon Tour che si propone di trovare le migliori idee imprenditoriali di giovani universitari tra i 18 e i 35 anni da sviluppare attraverso un hackathon di accelerazione da finanziare con gli incentivi Resto al Sud. La prima tappa si svolge a Bari, il 29 e 30 novembre, presso l’Università Aldo Moro mentre la seconda si ferma in Calabria, a Rende, il 10 e l’11 dicembre, presso l’Università della Calabria.

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Confindustria, si complica la corsa di Bonomi

Il sostegno di Bonometti è finito in un nulla di fatto e il presidente di Assolombarda perde terreno tra le territoriali. Brescia e Lecco si sono schierate con Pasini mentre la Brianza e alcuni imprenditori milanesi guardano con favore una discesa in campo di Orsini.

La situazione in Lombardia nella corsa alla presidenza di Confindustria sta prendendo una piega difficilmente immaginabile fino a qualche mese fa dai sostenitori di Carlo Bonomi, numero uno della potente Assolombarda, nonché da chi sperava nel buon esito del sostegno di Marco Bonometti in versione king maker. L’ultima conta doveva essere fatta lo scorso 14 novembre, ma è terminata in un nulla di fatto

IL TENTATIVO DI BONOMETTI NON È ANDATO A BUON FINE

Prima del Consiglio delle territoriali lombarde, previsto nel pomeriggio, Bonometti aveva organizzato un pranzo con lo scopo di far confluire l’orientamento su una candidatura unitaria, appunto quella di Bonomi. Ma il tentativo non è andato a buon fine, perché Bergamo e Brescia non hanno partecipato al pranzo (i Consigli sono in agenda da tempo, questi pranzi sono organizzati all’ultimo momento e scontano sempre qualche defezione degli imprenditori per impegni precedenti) e perché altre territoriali hanno volutamente evitato di prendere una posizione netta. In più è emerso che i presidenti delle associazioni di Bergamo e Como non vogliono pronunciarsi prima di passare dai loro rispettivi Consigli generali. Per Bonometti il 14 novembre non è certo stata una giornata facile, perché oltre al pranzo che si è chiuso con un nulla di fatto, è arrivata anche la notizia dell’arresto di Lara Comi, l’ex eurodeputata di Forza Italia che, secondo la Dda di Milano, il presidente di Confindustria Lombardia avrebbe illecitamente finanziato.

BRESCIA E LECCO APPOGGIANO PASINI, LA BRIANZA CON ORSINI

Il gran regista deve dunque fare i conti con il fatto che nella sua corsa pro Bonomi gli sta venendo a mancare buona parte della spina dorsale della manifattura lombarda. Non ha Brescia e Lecco, che si sono schierate con Giuseppe Pasini, il presidente degli industriali bresciani che è finora l’unico a essere sceso apertamente in campo. Ha le territoriali di Como e Bergamo alla finestra (Alberto Bombassei, patron di Brembo, tiene infatti nel giusto conto anche gli orientamenti dei suoi grandi clienti della Motor Valley emiliana) mentre, sembra, che anche Mantova si stia portando su posizioni più attendiste. Senza contare la Brianza dei mobilieri o alcuni illustri imprenditori milanesi schierati con Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo, o quanti nella stessa Milano si stanno attrezzando per la successione a Carlo Bonomi in Assolombarda e preferirebbero l’attuale presidente sconfitto nella corsa a Viale dell’Astronomia e quindi non in grado di avere voce in capitolo a via Pantano. 

MATTIOLI PRONTA A SCENDERE IN CAMPO PER IL DOPO BOCCIA

Pare che nel pranzo del 14 si sia anche ipotizzata la soluzione di un voto di maggioranza, che però sarebbe una molto debole per Bonomi, vista la sua golden share in termini di peso in un voto maggioritario delle territoriali lombarde. «Chi porta il pallone e fa anche le squadre funziona all’oratorio, non nel calcio professionistico», hanno commentato alcuni presidenti. Alzando lo sguardo dall’orizzonte lombardo, niente di nuovo rispetto a quanto trapelato nelle scorse settimane. Ovvero la rinuncia di Edoardo Garrone a correre per il dopo Boccia, e la conferma che Orsini e la piemontese Licia Mattioli hanno invece tutta l’intenzione di farlo.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.


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Imbrattate a Roma le targhe per le vittime delle leggi razziali

Erano recentemente state apposte dal Campidoglio al posto di quelle intitolate ai firmatari del manifesto della razza. La sindaca Raggi: «Una vergogna, ripuliremo subito».

Sono state imbrattate a Roma le due targhe dedicate alle vittime delle leggi razziali che la scorsa settimana per volere del Campidoglio avevano sostituito altre targhe che intitolavano le stesse strade ai firmatari del Manifesto della razza. A darne l’annuncio è stata la sindaca Virginia Raggi con un tweet. «Gesto vergognoso, ripuliamo subito», ha promesso.

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Erano recentemente state apposte dal Campidoglio al posto di quelle intitolate ai firmatari del manifesto della razza. La sindaca Raggi: «Una vergogna, ripuliremo subito».

Sono state imbrattate a Roma le due targhe dedicate alle vittime delle leggi razziali che la scorsa settimana per volere del Campidoglio avevano sostituito altre targhe che intitolavano le stesse strade ai firmatari del Manifesto della razza. A darne l’annuncio è stata la sindaca Virginia Raggi con un tweet. «Gesto vergognoso, ripuliamo subito», ha promesso.

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La commissione Von der Leyen alla prova del voto del parlamento europeo

Con la preferenza palese, la maggioranza Ppe, socalisti e liberali dovrebbe reggere. Il M5s ha comunque deciso di votare a favore, mentre i Verdi hanno parlato di un'astensione ragionata e qualche voto potrebbe arrivare dalle fila dei conservatori, in particolare del Pis, All'opposizione l'estrema destra, con Fdi e Lega, e la sinistra europea.

Il giorno è infine arrivato: dopo tre aspiranti commissari bocciati – della Francia, dell’Ungheria e della Romania – dopo sostituzioni in corsa, polemiche e franchi tiratori – la nuova squadra della Commissione europea – senza il commissario britannico per via della Brexit – è pronta per cercare la conferma del parlamento europeo.

La neopresidente della Commissione europea Urusula von der Leyen e il presidente uscente Jean Claude Juncker, Bruxelles, 4 luglio 2019. (Thierry Monasse/Getty Images)

M5s e PIS CON LA MAGGIORANZA PPE, SOCIALISTI E LIBERALI

La sua presidente Ursula von der Leyen ha ottenuto il mandato con appena nove voti sopra la maggioranza: fondamentali dunque erano stati i voti del Movimento Cinquestelle che hanno definitivamente diviso le strade di grillini e leghisti, a Bruxelles ma anche a Roma. Per il voto sulla commissione, palese, la maggioranza Ppe, socalisti e liberali dovrebbe reggere. Il M5s ha comunque deciso di votare a favore, mentre i Verdi hanno parlato di un’astensione ragionata e qualche voto potrebbe arrivare dalle fila dei conservatori, in particolare del Pis, il partito di governo polacco. All’opposizione l’estrema destra, con Fdi e Lega, e la sinistra europea.

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La commissione Von der Leyen alla prova del voto del parlamento europeo

Con la preferenza palese, la maggioranza Ppe, socalisti e liberali dovrebbe reggere. Il M5s ha comunque deciso di votare a favore, mentre i Verdi hanno parlato di un'astensione ragionata e qualche voto potrebbe arrivare dalle fila dei conservatori, in particolare del Pis, All'opposizione l'estrema destra, con Fdi e Lega, e la sinistra europea.

Il giorno è infine arrivato: dopo tre aspiranti commissari bocciati – della Francia, dell’Ungheria e della Romania – dopo sostituzioni in corsa, polemiche e franchi tiratori – la nuova squadra della Commissione europea – senza il commissario britannico per via della Brexit – è pronta per cercare la conferma del parlamento europeo.

La neopresidente della Commissione europea Urusula von der Leyen e il presidente uscente Jean Claude Juncker, Bruxelles, 4 luglio 2019. (Thierry Monasse/Getty Images)

M5s e PIS CON LA MAGGIORANZA PPE, SOCIALISTI E LIBERALI

La sua presidente Ursula von der Leyen ha ottenuto il mandato con appena nove voti sopra la maggioranza: fondamentali dunque erano stati i voti del Movimento Cinquestelle che hanno definitivamente diviso le strade di grillini e leghisti, a Bruxelles ma anche a Roma. Per il voto sulla commissione, palese, la maggioranza Ppe, socalisti e liberali dovrebbe reggere. Il M5s ha comunque deciso di votare a favore, mentre i Verdi hanno parlato di un’astensione ragionata e qualche voto potrebbe arrivare dalle fila dei conservatori, in particolare del Pis, il partito di governo polacco. All’opposizione l’estrema destra, con Fdi e Lega, e la sinistra europea.

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Per Amnesty la procura suprema egiziana è coinvolta in torture e sparizioni

Per l'organizzazione non governativa i pm responsabili di abusi regolari della legge anti terrorismo che non garantiscono un giusto processo.

La verità sulla morte di Giulio Regeni non è ancora stata scritta e intanto in un nuovo rapporto sull’Egitto diffuso il 27 novembre, Amnesty International ha accusato la Procura suprema per la sicurezza di abusare regolarmente delle norme antiterrorismo per annullare le garanzie sul giusto processo e perseguire migliaia di persone che hanno criticato il governo in modo pacifico. Il rapporto rivela quelle che Amnesty denuncia come «le complicità della Procura suprema nelle sparizioni forzate, nella privazione arbitraria della libertà, nei maltrattamenti e nelle torture».

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Per Amnesty la procura suprema egiziana è coinvolta in torture e sparizioni

Per l'organizzazione non governativa i pm responsabili di abusi regolari della legge anti terrorismo che non garantiscono un giusto processo.

La verità sulla morte di Giulio Regeni non è ancora stata scritta e intanto in un nuovo rapporto sull’Egitto diffuso il 27 novembre, Amnesty International ha accusato la Procura suprema per la sicurezza di abusare regolarmente delle norme antiterrorismo per annullare le garanzie sul giusto processo e perseguire migliaia di persone che hanno criticato il governo in modo pacifico. Il rapporto rivela quelle che Amnesty denuncia come «le complicità della Procura suprema nelle sparizioni forzate, nella privazione arbitraria della libertà, nei maltrattamenti e nelle torture».

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Le modifiche nella manovra su plastic tax e auto aziendali

Il governo pronto a un dietrofront col dimezzamento della tassa da 1 euro a 50 centesimi al chilogrammo. Il Pd preme per un ammorbidimento dell'imposta sulle bibite gassate. Ma resta il nodo coperture.

Al rallentatore, con coperture ancora da trovare e liti di maggioranza da dirimere. La manovra e il decreto fiscale procedono così, con un andamento che fa già annunciare nuovi slittamenti e potrebbe portare nelle prossime settimane a una tagliola dell’esame, con modifiche approvate da un ramo del parlamento e ratificate dall’altro. In una giornata senza votazioni, una lunga riunione al ministero dell’Economia non basta a risolvere i nodi aperti nel decreto fiscale: i partiti della maggioranza sono divisi sull’inasprimento del carcere agli evasori e sulla stretta per gli appalti.

ALLO STUDIO ESTENSIONE DEGLI 80 EURO

Mentre venerdì dovrebbero arrivare gli emendamenti del governo alla manovra, a partire da plastic tax e tassa sulle auto aziendali. Roberto Gualtieri annuncia che è allo studio l’ipotesi, nell’ambito del taglio del cuneo fiscale, di «estendere gli 80 euro alla fascia di redditi fino 35 mila euro e facendoli diventare i 120 euro per tutti gli altri». Il ministro spiega anche che sulle auto aziendali la misura sarà a gettito quasi zero con un «sussidio aumentato per le auto meno inquinanti» e «un parallelo e limitato aumento solo per quelle superinquinanti».

SI LAVORA AL DIMEZZAMENTO DELLA PLASTIC TAX

Il ministro lancia anche, con gli operatori del settore un piano nazionale per la plastica, mentre si lavora a un dimezzamento della tassa, che dovrebbe passare da 1 euro a 50 centesimi al chilogrammo. La misura dovrebbe anche slittare «di almeno sei mesi», secondo quanto spiega il ministro Stefano Patuanelli: «La rimoduliamo per allungarla nel tempo e limitarne l’introduzione nel primo periodo ad alcuni specifici prodotti che sono fortemente impattanti sull’ambiente come le plastiche non riciclabili».

IL PD VUOLE RIDURRE LA TASSA SULLE BIBITE

Il Pd preme anche per un ammorbidimento della tassa sulle bibite gassate, fortemente voluta dai cinque stelle e per una nuova pace fiscale con la rottamazione degli avvisi bonari. Ma in che direzione si vada si capirà probabilmente solo dopo una riunione prevista mercoledì pomeriggio al ministero. Il nodo resta quello delle coperture necessarie a ridurre l’impatto delle nuove imposte, anche perché gli spazi di bilancio sono limitati e, sebbene in ambienti parlamentari si ipotizzi la richiesta di un supplemento di flessibilità a Bruxelles, dal governo lo escludono. Anche per la “tampon tax”, ovvero l’abbassamento dell’Iva per gli assorbenti, non sarebbero stati ancora definiti i circa 200 milioni di copertura. E nuove risorse si rendono necessarie per interventi come quello annunciato dal ministro Paola De Micheli per concludere il Mose con 325 milioni e per opere idrauliche nella laguna veneziana per altri 60 milioni.

STALLO PER IL DECRETO FISCALE ALLA CAMERA

È stallo intanto per il decreto fiscale alla Camera. Restano irrisolti i nodi del carcere agli evasori e delle nuove norme sugli appalti. Per la norma che inasprisce il carcere per gli evasori e disciplina la confisca, il ministero della Giustizia avrebbe aperto ad alcune correzioni non di sostanza, ma non basterebbe agli altri partiti e in particolare a Iv, che minaccia barricate. Quanto agli appalti, si starebbe lavorando sull’ipotesi di limitare l’obbligo di ritenuta negli appalti e subappalti solo oltre un limite minimo (l’ipotesi è di 200 mila euro) e solo per la sola somministrazione di personale che riguardi aziende che siano nate da meno di tre anni.

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Le modifiche nella manovra su plastic tax e auto aziendali

Il governo pronto a un dietrofront col dimezzamento della tassa da 1 euro a 50 centesimi al chilogrammo. Il Pd preme per un ammorbidimento dell'imposta sulle bibite gassate. Ma resta il nodo coperture.

Al rallentatore, con coperture ancora da trovare e liti di maggioranza da dirimere. La manovra e il decreto fiscale procedono così, con un andamento che fa già annunciare nuovi slittamenti e potrebbe portare nelle prossime settimane a una tagliola dell’esame, con modifiche approvate da un ramo del parlamento e ratificate dall’altro. In una giornata senza votazioni, una lunga riunione al ministero dell’Economia non basta a risolvere i nodi aperti nel decreto fiscale: i partiti della maggioranza sono divisi sull’inasprimento del carcere agli evasori e sulla stretta per gli appalti.

ALLO STUDIO ESTENSIONE DEGLI 80 EURO

Mentre venerdì dovrebbero arrivare gli emendamenti del governo alla manovra, a partire da plastic tax e tassa sulle auto aziendali. Roberto Gualtieri annuncia che è allo studio l’ipotesi, nell’ambito del taglio del cuneo fiscale, di «estendere gli 80 euro alla fascia di redditi fino 35 mila euro e facendoli diventare i 120 euro per tutti gli altri». Il ministro spiega anche che sulle auto aziendali la misura sarà a gettito quasi zero con un «sussidio aumentato per le auto meno inquinanti» e «un parallelo e limitato aumento solo per quelle superinquinanti».

SI LAVORA AL DIMEZZAMENTO DELLA PLASTIC TAX

Il ministro lancia anche, con gli operatori del settore un piano nazionale per la plastica, mentre si lavora a un dimezzamento della tassa, che dovrebbe passare da 1 euro a 50 centesimi al chilogrammo. La misura dovrebbe anche slittare «di almeno sei mesi», secondo quanto spiega il ministro Stefano Patuanelli: «La rimoduliamo per allungarla nel tempo e limitarne l’introduzione nel primo periodo ad alcuni specifici prodotti che sono fortemente impattanti sull’ambiente come le plastiche non riciclabili».

IL PD VUOLE RIDURRE LA TASSA SULLE BIBITE

Il Pd preme anche per un ammorbidimento della tassa sulle bibite gassate, fortemente voluta dai cinque stelle e per una nuova pace fiscale con la rottamazione degli avvisi bonari. Ma in che direzione si vada si capirà probabilmente solo dopo una riunione prevista mercoledì pomeriggio al ministero. Il nodo resta quello delle coperture necessarie a ridurre l’impatto delle nuove imposte, anche perché gli spazi di bilancio sono limitati e, sebbene in ambienti parlamentari si ipotizzi la richiesta di un supplemento di flessibilità a Bruxelles, dal governo lo escludono. Anche per la “tampon tax”, ovvero l’abbassamento dell’Iva per gli assorbenti, non sarebbero stati ancora definiti i circa 200 milioni di copertura. E nuove risorse si rendono necessarie per interventi come quello annunciato dal ministro Paola De Micheli per concludere il Mose con 325 milioni e per opere idrauliche nella laguna veneziana per altri 60 milioni.

STALLO PER IL DECRETO FISCALE ALLA CAMERA

È stallo intanto per il decreto fiscale alla Camera. Restano irrisolti i nodi del carcere agli evasori e delle nuove norme sugli appalti. Per la norma che inasprisce il carcere per gli evasori e disciplina la confisca, il ministero della Giustizia avrebbe aperto ad alcune correzioni non di sostanza, ma non basterebbe agli altri partiti e in particolare a Iv, che minaccia barricate. Quanto agli appalti, si starebbe lavorando sull’ipotesi di limitare l’obbligo di ritenuta negli appalti e subappalti solo oltre un limite minimo (l’ipotesi è di 200 mila euro) e solo per la sola somministrazione di personale che riguardi aziende che siano nate da meno di tre anni.

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Il caso dell’Ong sotto accusa per i roghi in Amazzonia

Quattro volontari sono stati arrestati per aver appiccato i roghi dello scorso settembre. Ma l'associazione si difende. E parla di montatura orchestrata da Bolsonaro.

La polizia brasiliana ha arrestato quattro volontari di una Ong che combatte i roghi forestali in Amazzonia, accusandoli di aver appiccato incendi ad Alter do Chao, paradisiaca località nello Stato del Parà, per ottenere finanziamenti internazionali.

SEQUESTRATI COMPUTER E DOCUMENTI

Gli agenti hanno perquisito la sede del Progetto Salute ed Allegri (Psa) a Santarem, dove hanno sequestrato computer e documenti e arrestato i quattro volontari, tre dei quali sono attivi nella brigata antincendio di Alter do Chao. Un portavoce della polizia ha detto che sono sospettati di essere responsabili degli incendi registrati nella zona nel settembre scorso.

NEL MIRINO UN CONTRATTO COL WWF

In base a intercettazioni telefoniche, ha spiegato, la polizia ha scoperto che la Ong «aveva ottenuto un contratto con il Wwf, al quale ha venduto 40 immagini per 70 mila reais (circa 15 mila euro) e il Wwf ha ottenuto per loro donazioni, come quella dell’attore Leonardo DiCaprio, per 500 mila dollari, per combattere i roghi in Amazzonia». Il direttore del Psa, Caetano Scannavino, ha respinto le accuse, che ha definito assurde. «Sembra quasi uno scherzo, una situazione senza senso», ha detto in una conferenza stampa, aggiungendo che «ora manca solo che vadano ad arrestare i volontari che stanno pulendo le chiazze di greggio sulle spiagge».

UNA MONTATURA ORCHESTRATA DA BOLSONARO?

Il deputato Edmilson Rodrigues, del Partito Socialismo e Libertà (Psol, sinistra) ha ricordato che il presidente Jair Bolsonaro ha accusato le Ong di essere responsabili degli incendi in Amazzonia, aumentati in modo drammatico durante gli ultimi mesi. «Questa è chiaramente una montatura, una storia che stanno inventando per dare ragione a Bolsonaro», ha detto, sottolineando che «non si può permettere questa criminalizzazione dei movimenti sociali e delle Ong».

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