Grande raccordo criminale, 51 arresti a Roma per traffico di droga

Nel mirino della Direzione distrettuale antimafia un'organizzazione di nacrotrafficanti capace di rifornire gran parte delle piazze di spaccio della Capitale.

Dal Grande raccordo anulare al Grande raccordo criminale. La Guardia di Finanza di Roma, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha fatto scattare un’operazione che ha portato a 51 arresti fra Lazio, Calabria e Sicilia.

Nel mirino una presunta organizzazione specializzata nel traffico di droga, in grado di rifornire gran parte delle piazze di spaccio della Capitale.

Secondo gli inquirenti, la banda aveva anche messo in piedi una «batteria di picchiatori», incaricata di eseguire le estorsioni per il reupero dei crediti maturati mediante la violenza. All’operazione hanno preso parte circa 400 militari delle Fiamme Gialle, con il supporto di elicotteri e unità cinofile.

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Trump firma la legge a favore delle proteste di Hong Kong

Il presidente Usa sfida Pechino e dà l'ok al pacchetto di misure a sostegno dei manifestanti. La Cina minaccia «decise contromisure».

Donald Trump ha firmato la legge varata dal Congresso americano che sostiene le proteste per la democrazia a Hong Kong. Il presidente americano in una dichiarazione ha auspicato quindi che le autorità cinesi e di Hong Kong siano in grado di trovare una soluzione amichevole che porti alla pace e alla prosperità di tutti.

IL GOVERNO DI HONG KONG DICE NO ALLE INTERFERENZE

Il governo di Hong Kong ha espresso «rammarico» per la firma di Trump al pacchetto di misure a sostegno delle proteste, in corso da oltre cinque mesi nell’ex colonia. La normativa, si legge in una nota, manda «un segnale sbagliato ai manifestanti», oltre a «interferire negli affari interni di Hong Kong» e «a essere priva di fondamento».

LA CINA MINACCIA CONTROMISURE

La Cina ha minacciato di essere pronta ad adottare «decise contromisure» dopo la firma. «La natura di ciò è estremamente abominevole e nasconde assolutamente intenzioni minacciose», si legge in una nota del ministero degli Esteri, «avvisiamo gli Usa di non procedere ostinatamente sulla sua strada, altrimenti la Cina adotterà decise contromisure e gli Usa dovranno rispondere di tutte le relative conseguenze».

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L’insulto del direttore leghista di Aler: «Le sardine infilatevele nel c…»

Della Torre dell'Azienda lombarda edilizia residenziale: «Quello degli imbecilli è un gene». Di Marco, consigliere regionale M5s: «Becero e vergognoso, riveste ruoli di vertice nell'amministrazione dei beni pubblici».

Ormai sono un marchio registrato, hanno più o meno un leader e un manifesto, invadono le piazze e collezionano nuovi fan. Ma anche tanti nemici. Sono le sardine, il movimento nato dal basso per contrastare l’avanzata populista e sovranista di Matteo Salvini. A qualcuno però la cosa non va giù. Prima c’è stato il professore emiliano che ha minacciato i suoi studenti nel caso fossero andati a manifestare, ora è spuntato Corrado Della Torre, direttore generale di Aler, l’Azienda lombarda edilizia residenziale di Brescia-Mantova-Cremona in quota Lega. Che ha scatenato un altro caso politico.

IL M5S: «PARLA COME UN ODIATORE QUALSIASI»

In un post su Facebook ha scritto: «Le sardine infilatevele nel c…, evidentemente quello degli imbecilli è un gene». Nicola Di Marco, consigliere regionale del Movimento 5 stelle Lombardia, ha commentato così: «Sono dichiarazioni becere e vergognose, Della Torre ogni volta che parla rappresenta un ente regionale di primo piano, non può parlare come un odiatore qualsiasi». Poi ha aggiunto: «Il movimento delle sardine, al di là di quello che esprime, va rispettato soprattutto da chi riveste ruoli di vertice nell’amministrazione di beni pubblici».

MA A FERRARA C’È UN LEGHISTA CHE VUOLE INCONTRARLE

Non tutti i leghisti però dialogano a suon di insulti. Il sindaco di Ferrara Alan Fabbri, in vista della manifestazione prevista per sabato 30 novembre, ha detto: «Per le sardine la porta del Comune è sempre aperta, sono disponibile a incontrare gli organizzatori e ad ascoltare idee e proposte». Fabbri, ospite di Omnibus, ha aggiunto: «L’occasione è ottima per uscire dagli schemi della contrapposizione, la nostra amministrazione si è insediata da poco, stiamo costruendo le basi per il futuro della città e siamo aperti al dialogo con chiunque abbia qualcosa da dire e voglia contribuire al bene comune, superando le logiche della strumentalizzazione politica».

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Cos’è successo nella rissa alla Camera sul Mes

Bagarre a Montecitorio mentre si parlava della riforma del fondo salva-Stati. Fischi e urla dai banchi del centrodestra, sedia sfasciata (da un leghista?), polso slogato per Mulè di Forza Italia e una deputata di Leu uscita in lacrime. Il tutto davanti alle scolaresche. Fico: «Spettacolo inaccettabile, presto sanzioni».

Non bastava la polemica politica in salsa sovranista e la già insopportabile leggerezza del dibattito sul Mes. È arrivata anche la rissa nell’Aula della Camera. Tutta colpa, ancora una volta, dell’ormai famigerato Meccanismo europeo di stabilità, cioè il fondo salva-Stati che dopo mesi di negoziati è a un passo dal traguardo.

TESTO NON PIÙ NEGOZIABILE: APRITI CIELO

La bagarre è scoppiata a Montecitorio dopo l’audizione del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ha definito «comico» il rischio paventato dall’opposizione che vedrebbe l’Italia messa a in pericolo dalla riforma del trattato istitutivo del Mes. Gualtieri a Palazzo Madama ha anche detto che, «no», il testo ormai non si può più rinegoziare, «è stato chiuso». Tanto è bastato per scatenare il putiferio.

SI PARLA ADDIRITTURA DI «ALTO TRADIMENTO»

Il ministro del Tesoro così si è attirato l’accusa di «alto tradimento» (già peraltro paventata con nonchalance in televisione da Matteo Salvini per il premier Giuseppe Conte) da parte della presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Il leghista Claudio Borghi ha invece parlato di «infedeltà in affari di Stato», invitando il governo a riferire alla Camera: «Altrimenti porteremo Conte in tribunale».

E C’ERANO PURE GLI STUDENTI AD ASSISTERE

Nel frattempo in Aula si è quasi venuti alle mani, tanto che il presidente Roberto Fico è stato costretto a sospendere la seduta e convocare una Capigruppo. Con l’aggravante che lo “spettacolo” è andato in scena di fronte alle scolaresche presenti. Dai banchi del centrodestra sono arrivati fischi e urla e vicino a dove siedono gli stenografi si sono accalcati diversi deputati: Giorgio Mulè di Forza Italia ha provato a mettersi in mezzo e ne è uscito con un polso slogato.

Ho sempre pensato che ci chiamassero onorevoli perché dobbiamo comportarci in maniera onorevole. Stasera non c’era onore, solo violenza e io me ne vergogno


Rossella Muroni di Leu

Un altro parlamentare – secondo alcuni colleghi sarebbe stato il leghista Daniele Belotti – ha presino distrutto una sedia. Rossella Muroni, deputata di Liberi e uguali, se n’è andata piangendo. E sui social network ha scritto: «Abbandono l’aula di Montecitorio in lacrime e non mi vergogno a dirlo. Mi vergogno invece per la scena di violenza a cui hanno assistito due scolaresche in visita. Una rissa in piena regola come ci si aspetterebbe in un bar malfamato. E invece era l’aula di Montecitorio. Ho sempre pensato che ci chiamassero onorevoli non perché qualcuno ci debba rendere onore, ma perché dobbiamo comportarci sempre in maniera onorevole. Stasera non c’era onore, solo violenza e io me ne vergogno».

FICO: «ISTRUTTORIA DEI QUESTORI SUI DISORDINI»

Su Facebook invece è intervenuto Fico: «Quello che è successo nell’aula della Camera è inaccettabile. Lo voglio stigmatizzare in maniera netta. Sono comportamenti che non possono appartenere alle istituzioni. Ad assistere a questo indecente spettacolo sono stati anche dei ragazzi delle scuole che erano in visita qui alla Camera. Al più presto i questori faranno un’istruttoria sui disordini e l’Ufficio di presidenza provvederà alle opportune sanzioni».

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Confermata in Appello la seconda condanna per Lula

L'ex presidente del Brasile riconosciuto colpevole dei reati di corruzione e riciclaggio da due giudici su tre.

Il Tribunale Federale Regionale di Porto Alegre ha confermato la seconda condanna a carico di Lula. L’ex presidente del Brasile è stato riconosciuto colpevole dei reati di corruzione e riciclaggio da due giudici su tre.

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Clima e migranti tra le priorità della nuova Europa di Von der Leyen

Via libera alla Commissione. La presidente cita l'emergenza dell'acqua alta a Venezia come simbolo della lotta al riscaldamento globale. E sui profughi chiede «solidarietà» da parte degli Stati membri, parlando di un approccio «umano». Le sfide.

Adesso che ha passato la prova del voto del parlamento europeo, la Commissione targata Ursula von der Leyen può insediarsi a Palazzo Berlaymont il primo dicembre 2019. Con sfide definite «esistenziali» di fronte a sé, come quella dell’ambiente e della protezione del clima. Ma non solo.

GREEN NEW DEAL NEI PRIMI 100 GIORNI

Nel discorso prima del voto di fiducia alla sua squadra, l’ex ministra della Difesa tedesca ha citato il caso di Venezia sott’acqua, lanciando poi un monito a «non perdere neanche un secondo». Propositi pronti a prendere forma nel pacchetto sul Green New Deal che il neo esecutivo comunitario intende mettere sul tavolo nei primi 100 giorni.

«ITALIA, SERVE EQUILIBRIO TRA CONTI E INVESTIMENTI»

Sull’Italia, in particolare, ha detto poi a SkyTg24 che è «molto importante trovare un giusto equilibrio tra conti pubblici solidi, di cui c’è ovviamente bisogno, e gli investimenti per cui c’è abbastanza spazio».

MIGRANTI DA TRATTARE IN MODO «UMANO, EFFICACE ED ESAUSTIVO»

Spazio in Aula anche al tema dei migranti, che va trattato in modo «umano, efficace ed esaustivo», ha avvertito Von der Leyen, con ogni Stato membro chiamato a «mostrare solidarietà». Alla neo presidente non resta che mettersi al lavoro, conscia del fatto di avere alle spalle «un’ampia e stabile maggioranza», ma di poter contare allo stesso tempo anche su maggioranze trasversali a seconda dei temi affrontati di volta in volta.

POPOLARI, S&D E LIBERALI COMPATTI A FAVORE

In effetti il via libera è arrivato con numeri larghi: le tre grandi famiglie politiche dell’Eurocamera – Popolari, Socialisti & democratici e liberali di Renew Europe – hanno votato in modo compatto a favore, con qualche piccola sbavatura solo tra le file socialiste. Si è invece spaccata la delegazione dei cinque stelle (a luglio era stata determinante per eleggere la tedesca): 10 hanno votato a favore, due si sono astenuti e altri due hanno detto no.

CONSENSO MAGGIORE RISPETTO AL PREDECESSORE JUNCKER

Divisi anche i conservatori, con la bocciatura di Fratelli d’Italia e i sì del Pis polacco. Ma pure i Verdi si sono sfilacciati, e la maggioranza del gruppo si è astenuta. Dai sovranisti di Identità e democrazia (di cui fa parte la Lega) è invece arrivata una unanime porta in faccia. Complessivamente comunque la nuova Commissione – promossa con 461 sì, 157 contrari e 89 astenuti – ha portato a casa un ottimo risultato, facendo meglio di quella precedente targata Juncker: nel 2014 l’esecutivo del lussemburghese ebbe 423 voti a favore, 209 contrari e 67 astenuti (su 751 eurodeputati). I numeri ci sono, alla squadra composta da 27 commissari – manca quello britannico – ora non resta che affrontare le sfide enunciate.

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Le carte di Corbyn, tra voto giovanile e indipendentisti scozzesi

I 4,1 milioni di nuovi elettori sono un'ottima notizia per il leader laburista, popolarissimo tra i ventenni. Mentre l'Snp apre a un'alleanza progressista contro Johnson.

Oltre 4 milioni di nuovi elettori. A loro si aggrappa il partito laburista di Jeremy Corbyn per rovesciare il tavolo e sorprendere il premier conservatore Boris Johnson alle elezioni britanniche del 12 dicembre. Il dato rappresenta un record, nel 2017 furono 2,9 milioni. Su questo voto giovanile fa leva il Labour contro i conservatori favoriti dai sondaggi. Di quei 4,1 milioni di nuovi elettori i tre quarti sono under 34: una platea che 2 anni fa aveva quasi fatto saltare il banco portando i laburisti a un 40% non previsto da nessuno, con tassi di consenso pro-Corbyn fra i ventenni a livelli da plebiscito. Il dato va preso con le molle, anche perché le nuove iscrizioni vanno validate. Ma comunque rischia di minacciare i piani di BoJo, che per vincere le elezioni (e onorare la promessa di attuare la Brexit entro Natale) ha bisogno di assicurarsi una maggioranza assoluta di seggi nella nuova Camera dei Comuni. Al Labour e al resto delle opposizioni potrebbe invece anche bastare il risultato di un parlamento frammentato.

OCCHI PUNTATI SULLA SANITÀ

Per recuperare consensi Corbyn ha giocato la carta di una conferenza stampa sulla difesa della sanità pubblica (Nhs), uno dei suoi cavalli di battaglia più popolari. E ha svelato 451 pagine di documenti riservati sui negoziati preliminari fra i governi Tory e l’amministrazione di Donald Trump sui temi di un futuro accordo bilaterale di libero scambio post Brexit che sembrano almeno in parte accreditare lo scenario d’ipotetici cedimenti a infiltrazioni delle corporation Usa negli ospedali del Paese. La conferma che «la Nhs sarà messa in vendita», nelle denunce laburiste liquidate da Johnson come «assurdità e bugie». Corbyn poi ha incassato l’apertura degli indipendentisti scozzesi dell’Snp – potenzialmente cruciali nel parlamento del dopo 12 dicembre – all’idea di «un’alleanza progressista»: l’appoggio a un eventuale governo Corbyn di minoranza cementato dall’obiettivo comune di un secondo referendum sulla Brexit, pur con la condizione-capestro ripetuta dalla first minister di Edimburgo, Nicola Sturgeon, di un parallelo bis referendario sulla secessione della Scozia pure nel 2020.

TORNANO LE ACCUSE DI ANTISEMITISMO

Segnali di incoraggiamento che tuttavia non cancellano il coro ostile anti-Jeremy dei media mainstream, rilanciato dalle accuse di appeasement verso «il veleno» di certi rigurgiti «anti-ebraici» scagliate il 26 novembre contro il numero uno laburista dal gran rabbino del Regno Unito, Ephraim Mirvis. Accuse da cui Corbyn ha tentato di difendersi in un’affannata intervista alla Bbc di fronte alle incalzanti domande di Andrew Neil, ex firma del conservatore Spectator, condannando con forza l’antisemitismo. Ma ostinandosi a non rinnovare le scuse rivolte alla comunità ebraica un anno fa. Scuse che invece Boris s’è d’un tratto affrettato a fare, dopo essersi rifiutato per mesi, sui fenomeni d’islamofobia imputati ai Tory. Un modo per lasciare al solo Corbyn l’etichetta di “cattivo”.

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Borghi minaccia di portare Conte in Tribunale per il Mes

Secondo il deputato della Lega, il premier avrebbe «approvato un testo definitivo senza informare il parlamento».

Il deputato della Lega Claudio Borghi minaccia di portare il premier Giuseppe Conte in Tribunale per la gestione del dossier Mes, il fondo salva-Stati che i Paesi membri dell’Unione europea si apprestano a riformare.

LEGGI ANCHE: Cos’è il Mes e perché Salvini e Meloni attaccano il governo

Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nel corso di un’audizione in parlamento ha detto che le preoccupazioni in merito sono «del tutto infondate», precisando che il testo di riforma «non è firmato» e che «le polemiche sono pretestuose». Per l’Italia, a suo giudizio, «non ci sono profili critici, dunque sarebbe bene concentrare l’attenzione sugli altri aspetti del pacchetto in linea con le indicazioni del parlamento».

LEGGI ANCHE: L’insopportabile leggerezza del dibattito sul Mes

Ma secondo Borghi «quanto detto da Gualtieri sul Mes è gravissimo ed evidenzia comportamenti che potrebbero anche configurare eversione. Il premier Conte ha nei fatti approvato un testo definitivo e inemendabile senza informare il parlamento. Una cosa gravissima. È stato scavalcato il parlamento su un trattato internazionale da approvare a scatola chiusa. Questa è infedeltà in affari di Stato. Vogliamo che Conte riferisca subito in parlamento. Se non arriva, lo porteremo in Tribunale. L’avvocato del popolo si cerchi un avvocato».

AL SENATO APPUNTAMENTO FISSATO IL 10 DICEMBRE

L‘appuntamento di Conte con il parlamento, in ogni caso, è già fissato da tempo. Il 10 dicembre, come richiesto dalla Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, il premier riferirà in Senato. E il presidente della Camera, Roberto Fico, ha detto che l’esecutivo riferirà «a brevissimo» anche a Montecitorio.

CONTE SI È GIÀ DIFESO DAGLI ATTACCHI DELLA LEGA

Pochi giorni fa Conte si è difeso pubblicamente dagli attacchi della Lega: «Abbiamo scoperto che c’è un negoziato in corso da un anno. Il delirio collettivo sul Mes è stato suscitato dal leader dell’opposizione (Matteo Salvini, ndr), lo stesso che qualche mese fa partecipava ai tavoli discutendo di questo argomento. Abbiamo avuto vertici di maggioranza con i massimi esponenti della Lega, quattro incontri. E ora c’è chi scopre che era al tavolo a sua insaputa». I cittadini, ha aggiunto Conte, «pretendono dal governo un atteggiamento responsabile e io pretendo un’opposizione seria, credibile, perché difendiamo tutti gli interessi nazionali, altrimenti è un sovranismo da operetta».

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Il caso della villa di Renzi sulle colline di Firenze

Il settimanale l'Espresso pubblica un'inchiesta esclusiva. L'ex premier avrebbe ricevuto un prestito dalla famiglia Maestrelli, che ha finanziato la fondazione Open. Uno dei membri nominato in Cassa depositi e prestiti.

Il settimanale l’Espresso, con un’inchiesta esclusiva in edicola domenica 1 dicembre e anticipata dal sito web, mette in imbarazzo il leader di Italia viva Matteo Renzi.

Secondo i giornalisti Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian, un imprenditore nominato dal governo Renzi in Cassa depositi e prestiti, e che figura tra i finanziatori della fondazione Open, avrebbe prestato 700 mila euro all’ex premier tramite l’anziana madre, per comprare una villa sulle colline di Firenze.

L’acquisto, per un totale di 1,5 milioni di euro, risale a luglio 2018. La villa è intestata per metà a Renzi e per l’altra metà alla moglie Agnese Landini. Il prestito sarebbe arrivato, sempre secondo l’Espresso, dalla famiglia Maestrelli.

La stessa famiglia cui appartiene Riccardo Maestrelli, nominato dal governo Renzi il 5 maggio 2015 nel cda di Cassa depositi e prestiti. Contattato da l’Espresso, il leader di Italia viva ha risposto così: «Vi risulta il prestito e non vi risulta la restituzione? Sicuro sicuro? Non confermo e non smentisco nulla. Andremo in causa».

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La visita di Grillo all’ambasciata cinese e l’imbarazzo del governo

Dopo l'incontro del fondatore del M5s con Li Junhua nella sede diplomatica di Pechino a Roma erano arrivate critiche e domande da parte di Lega e Pd. Il ministro degli Esteri nonché capo politico grillino Di Maio alla Camera: «Non è andato a nome dell'esecutivo. Non siamo tenuti a risponderne».

Una visita che non è certo passata inosservata. Finendo per imbarazzare il governo. Beppe Grillo all’ambasciata cinese di Roma: l’incontro datato 23 novembre si è portato dietro diverse polemiche politiche. Tanto da costringere l’esecutivo a una spiegazione ufficiale in parlamento.

FACCIA A FACCIA DI OLTRE DUE ORE E FOTO SU FACEBOOK

I fatti: il fondatore e guru del Movimento 5 stelle ha trascorso oltre due ore sabato nella sede diplomatica del quartiere Parioli e la sera prima a cena aveva avuto un incontro con l’ambasciatore di Pechino Li Junhua.

Un piacevole incontro ieri con l'Ambasciatore della Cina Li Junhua. Gli ho portato del pesto e gli ho detto che se gli…

Posted by Beppe Grillo on Sunday, November 24, 2019

Nulla di particolarmente segreto, visto che Grillo ha pubblicato una foto su Facebook a testimoniare il faccia a faccia. Con questo commento ironico: «Un piacevole incontro con l’ambasciatore della Cina Li Junhua. Gli ho portato del pesto e gli ho detto che se gli piacerà dovrà avvisarmi in tempo perché sarei in grado di spedirne una tonnellata alla settimana, sia con aglio che senza, per incoraggiare gli scambi economici!».

IL BLOG CHE NEGA LA REPRESSIONE SUGLI UIGURI

Ma in un momento di gravi tensioni tra Cina e Hong Kong, e nei giorni in cui il Blog di Grillo ha sposato la propaganda di Pechino negando la repressione degli uiguri, diversi politici hanno chiesto chiarimenti.

È andato là a parlare di cosa? Di business di telecomunicazione, di internet, di 5G, di piattaforma Rousseau, di via della Seta?


Matteo Salvini

Il leader della Lega Matteo Salvini in diretta Facebook non si è lasciato sfuggire l’occasione di attaccare gli ex alleati: «Sono democratico e ognuno è libero di incontrare chi vuole, ma vi sembra normale che un capo politico come Grillo, in un momento in cui ci sono tanti dossier economici aperti, vada a incontrare una-due-tre volte l’ambasciatore cinese?». Poi l’ex ministro dell’Interno si è chiesto: «È andato là a parlare di cosa? Di business di telecomunicazione, di internet, di 5G, di piattaforma Rousseau, di via della Seta? E poi parlano di conflitti d’interessi degli altri».

QUARTAPELLE (PD): «INQUIETANTE DA CHI ERA PRO TIBET»

Lia Quartapelle, capogruppo del Partito democratico in commissione Esteri, in un’intervista a La Stampa a proposito della situazione di Hong Kong aveva detto: «C’è questa novità inquietante di Grillo che pare addirittura sposare la posizione cinese. Anche io sono stata in ambasciata e ho espresso la mia preoccupazione per Hong Kong. La cosa bizzarra è che Grillo ci sia andato due volte e non abbia rilasciato dichiarazioni. Lui, che un tempo era pro Tibet e anche pro uiguri, adesso non dice nulla. Comunque il problema non è lui, la politica si fa nelle sedi istituzionali».

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Lia Quartapelle del Pd. (Ansa)

Non spetta al governo rispondere di questo tipo inviti di esponenti della società civile nelle sedi diplomatiche


Luigi Di Maio

E nella sede istituzionale della Camera Luigi Di Maio, ministro degli Esteri ma anche capo politico del M5s fondato da Grillo, ha detto rispondendo a una domanda durante il Question time: «Il signor Grillo ha ricevuto un invito dell’ambasciatore cinese, ed è andato non rappresentando il governo». Di Maio ha aggiunto che «non spetta all’esecutivo rispondere di questo tipo inviti di esponenti della società civile nelle sedi diplomatiche, che peraltro avvengono regolarmente non solo in Italia, ma anche negli altri Paesi».

DI MAIO A SALVINI: «E LE SUE VISITE IN RUSSIA?»

Alla trasmissione Agorà invece Di Maio aveva replicato così a Salvini: «Capita spesso che un ambasciatore voglia incontrare una personalità italiana. Perché scandalizza questa visita di Grillo quando non c’è alcuna possibilità che lui sia andato a portare la pozione del governo italiano. Piuttosto sono rimasto colpito dalle visite di Salvini in Russia».

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Le tasse pagate dai giganti del web in Italia

Nel 2018 le 15 maggiori compagnie hanno versato al Fisco appena 64 milioni di euro, il 2,7% del loro fatturato. Lo studio di Mediobanca.

Appena 64 milioni di euro, corrispondenti al 2,7% del fatturato. A “tanto” ammontano le tasse pagate in Italia nel 2018 dai giganti del web, da Amazon a Microsoft e Google, passando per Facebook e Alibaba. Apple, non inclusa nel campione, ha pagato 12,5 milioni.

I dati sono contenuti nell’ultimo report di Mediobanca, secondo cui a livello globale le 25 maggiori compagnie con fatturato superiore a 8 miliardi di euro hanno risparmiato oltre 49 miliardi di tasse, spostando circa il 50% degli utili in Paesi con regimi fiscali più favorevoli. Il risparmio sale a 74 miliardi se si includono i 25 di Apple.

Per quanto riguarda l’Italia, le società analizzate dallo studio di Mediobanca sono 15. Microsoft ha pagato 16,5 milioni, Amazon 6 milioni, Google 4,7 milioni, Oracle 3,2 milioni, Facebook 1,7 milioni. Al conto vanno aggiunte le sanzioni, per un totale di 39 milioni, applicate dopo aver raggiunto accordi con l’Agenzia delle Entrate.

Il fatturato aggregato realizzato in Italia dai 15 giganti è pari a 2,4 miliardi di euro e i 64 milioni pagati nel 2018 rappresentano, come detto sopra, appena il 2,7%. Tale quota risulta in calo rispetto al 2017 (2,9%). In Italia, per giunta, rimane solo il 14% della liquidità totale, mentre l’84,7% confluisce in Paesi a fiscalità agevolata.

A livello mondiale, l’aliquota media effettiva pagata dal campione considerato è stata pari 14,1%. Cifra di gran lunga inferiore al 21% ufficialmente in vigore negli Stati Uniti e al 25% in vigore in Cina.

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Il csm bacchetta Di Maio, Salvini e Renzi per gli attacchi ai pm

Il leader del M5s nel mirino dei consiglieri per le parole pronunciate dopo la sentenza sulla tragedia del bus di Avellino, quello della Lega per le critiche al tribunale dei ministri e quello di Iv per il caso dei suoi genitori.

La Prima Commissione del Csm a maggioranza ha approvato la proposta di pratica a tutela dei magistrati di diversi uffici giudiziari che erano stati attaccati da esponenti di spicco della politica: Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Matteo Renzi. A favore hanno votato i quattro componenti togati, contro i consiglieri laici della Lega Emanuele Basile e del M5s Filippo Donati.

I CASI IN QUESTIONE

Per quanto riguarda Renzi, a finire nel mirino dei consiglieri sono le dichiarazioni fatte in occasione dell’arresto dei suoi genitori. Per Di Maio, la censura dei consiglieri togati riguarda le parole pronunciate dopo la sentenza del giudice di Avellino sul bus, carico di pellegrini che finì in una scarpata, causando 40 morti. Per Salvini invece, sono finite sotto accusa, le espressioni usate dall’allora titolare del Viminale dopo la decisione del tribunale per i ministri sul caso della Nave Diciotti.

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Giacimento dell’Eni chiuso in Libia a causa dei combattimenti

Attività sospese a El Feel. Le forze fedeli al premier Sarraj e quelle del generale Haftar si stanno scontrando nel Sud del Paese.

Il giacimento di El Feel della joint venture Mellitah Oil and Gas, nel Sud della Libia, è stato chiuso a causa dei combattimenti in corso tra le forze fedeli al governo di Tripoli, presieduto dal premier Fayez al-Sarraj, e quelle del generale Khalifa Haftar.

Il giacimento è gestito dall’Eni e dalla Noc, la compagnia petrolifera nazionale libica. Le attività saranno sospese fino al termine delle operazioni militari.

La Noc non ha segnalato danni a cose o persone e ha fatto sapere che i dipendenti del giacimento «sono al sicuro, ma non possono riprendere i loro normali compiti».

El Feel ha una produzione giornaliera stimata in circa 70 mila barili di petrolio. Sabha, la città nei pressi della quale si trova, dista 650 km in linea d’aria da Tripoli.

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L’Albania trema ancora: nuova scossa da 5,6

Un sisma di magnitudo 5,6 ha colpito il Paese mentre sta ancora contando i danni del primo sciame. I morti salgono a 27.

Pochi minuti fa una nuova forte scossa di magnitudo 5,6 si è registrata ad una quarantina di chilometri dalla capitale albanese Tirana. L’epicentro è nell’Adriatico. In seguito a questa scossa il Ministero della Difesa ha annunciato che le operazioni di soccorso sono momentaneamente sospese. È salito ad almeno 27, tra i quali tre bambini fra i 4 e gli 8 anni e nove donne, il bilancio del terremoto.

SCOSSE ANCHE IN MONTENEGRO E KOSOVO

Il nuovo forte sisma è stato chiaramente avvertito anche in Montenegro e Kosovo. I media locali parlano di una prima scossa di magnitudo 5,3, seguita da altre di minore intensità, intorno a magnitudo 3.0.

IL PRESIDENTE ALBANESE RINGRAZIA L’ITALIA

«Voglio ringraziare il popolo italiano e le sue istituzioni per il grande contributo in questa tragedia», ha detto il presidente della Repubblica albanese, Ilir Meta. «Il ringraziamento è doveroso non solo per le squadre altamente professionali che sono al lavoro in questo momento, ma per tutto quello che l’Italia sta facendo per affrontare questa tragedia».

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Torna Studio in Triennale: il programma dell’edizione 2019

La due giorni di dibattiti e interviste organizzata da Rivista Studio va in scena sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre. Moda, design, mobilità sostenibile, sport e tanto altro ancora.

Studio in Triennale, il festival organizzato da Rivista Studio in collaborazione con Triennale Milano, torna per l’ottava edizione in programma sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre 2019. Teatro dell’evento il Palazzo dell’Arte in viale Alemagna.

Il filo rosso della due giorni di dibattiti e interviste dedicati a media, cultura, innovazione, design, stili di vita, sport e ambiente sarà il superamento di ogni codice, genere, limite e barriera. Tutti gli incontri sono a ingresso libero. Ecco il programma completo.

SABATO 30 NOVEMBRE

Ore 14.00
No Code!
Moda, design, arte, stili di vita: la rottura dei codici
Con: Yong Bae Seok (designer), Lorenza Baroncelli (direttrice artistica Triennale Milano), Michele Lupi (Tod’s), Angela Rui (curatrice).
Modera: Federico Sarica (direttore Rivista Studio)

Ore 15.15
Come ci muoveremo
Dallo skateboard all’elettrico, ragionamenti attorno alla mobilità sostenibile
Con: Pablo Baruffo (skatepark designer, CTRL+Z), Paolo Gagliardo (Ad Qooder), Michele Lupi (Tod’s), Diana Manfredi (regista).
Modera: Serena Scarpello (Rivista Studio)

Ore 16.30
I nuovi femminili
Le donne, i media e le community, fra social e giornali tradizionali
Con: Imen Boulahrajane (esperta di economia e influencer), Francesca Delogu (direttrice Cosmopolitan), Cristina Fogazzi (Estetista Cinica), Annalisa Monfreda (direttrice Donna Moderna).
Modera: Silvia Schirinzi (Rivista Studio)

Ore 17.45
Incontro con David Szalay, scrittore (Turbolenza, Adelphi)
Intervengono: Veronica Raimo, Marco Rossari (autori di Le Bambinacce, Feltrinelli).

Ore 18.45
Incontro con Lawrence Wright, scrittore (Dio salvi il Texas, NR Edizioni)
Intervengono: Giuseppe De Bellis (direttore Sky Tg24), Paola Peduzzi (Il Foglio)

DOMENICA 1 DICEMBRE

Ore 11.00
Fabbrica Futuro
Dalle nuove professioni alla formazione continua, ragionamenti sul futuro del lavoro
Con: Riccardo Barberis (AD ManpowerGroup Italia), Davide Oldani (chef)
Modera: Giuseppe De Bellis (direttore SkyTg24)
Case history: Barbara Cominelli (Microsoft Italia), Giampaolo Grossi (Starbucks Italy) 

Ore 12.00
Il calcio è donna (finalmente!)
La rottura dei codici tradizionali nello sport maschile per eccellenza
Con: Regina Baresi (Inter FC), Carolina Morace (Sky), Francesca Vitale (AC Milan)
Modera: Alessia Tarquinio (Sky Sport)

A seguire
Il tennis come istigazione al racconto
Un monologo breve
di Matteo Codignola (Adelphi)

Ore 14.30
Incontro con Marracash, musicista
Interviene: Giovanni Robertini (autore tv e giornalista)

Ore 15.30
Il caso Fitzcarraldo
Come un editore indipendente può arrivare, in cinque anni, a pubblicare due premi Nobel (e delle copertine bellissime)
Con: Jacques Testard (direttore Fitzcarraldo Editions)
Modera: Cristiano de Majo (Rivista Studio)

Ore 16.45
Contro Milano. Viva Milano
Una riflessione aperta sulla città e il suo rapporto col resto del Paese
Con: Michele Masneri (Il Foglio), Francesco Caldarola (autore tv), Mattia Carzaniga (giornalista), Irene Graziosi (autrice Venti), Virginia Valsecchi (produttrice).
Modera: Federico Sarica (direttore Rivista Studio)

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Accordo tra SIA e Unicocampania per i pagamenti contactless a Napoli e sui mezzi di trasporto regionali

A partire dalla seconda metà del 2020, cittadini e turisti potranno pagare il biglietto direttamente ai terminali presenti nelle stazioni della rete metropolitana, ferroviaria, funicolare e degli autobus.

Il mondo del trasporto pubblico si prepara ad affrontare una nuova sfida. Grazie all’accordo siglato tra SIA e il Consorzio Unicocampania, dalla seconda metà del 2020 partirà la sperimentazione a Napoli, Salerno, Avellino e rispettive province per i pagamenti dei biglietti dei mezzi pubblici locali tramite carte di credito e di debito contactless.

Una vera e propria rivoluzione che, a regime, consentirà ai cittadini e ai turisti che si recheranno in Campania di pagare il biglietto della rete metropolitana, ferroviaria, funicolare e degli autobus con carte dotate di tecnologia NFC, anche virtualizzate su smartphone e dispositivi wearable, in modo facile, veloce e sicuro.

L’INFRASTRUTTURA TECNOLOGICA DI SIA

L’innovativo servizio si basa sull’infrastruttura tecnologica di SIA che collegherà tutti i terminali dove avvicinare le carte per accedere ai mezzi pubblici campani, nonché i circuiti di pagamento ed il sistema regionale per il calcolo delle tariffe.

Le avanzate funzionalità, a supporto dello sviluppo della Smart Mobility, permetteranno la gestione, l’autorizzazione, la contabilizzazione e la rendicontazione delle transazioni di pagamento e, al tempo stesso, consentiranno all’utente di beneficiare della miglior tariffa disponibile in base al numero di viaggi effettuati.

Grazie all’infrastruttura di SIA, inoltre, sarà possibile utilizzare la propria carta di credito come se fosse un abbonamento: una modalità innovativa a disposizione degli utenti che, dopo aver acquistato online l’abbonamento con una carta di credito contactless, potranno avvalersi della stessa carta per spostarsi sull’intera rete di trasporto pubblico campana.

INVESTIMENTI DELLA REGIONE CAMPANIA PER LO SVILUPPO TECNOLOGICO

“Il Consorzio Unicocampania è stato, fin dalla sua nascita, un precursore dell’integrazione tariffaria, realizzandone uno dei modelli più complessi, per numero di attori coinvolti ed estesi dal punto di vista territoriale – sottolinea il Presidente di Unicocampania, Gaetano Ratto – Quello spirito pioneristico non è mai andato perso e il Consorzio si appresta ad affrontare una nuova sfida, quella della EMV, in una realtà che, negli anni, è cresciuta diventando ancora più complessa visto che, accanto alla tariffa integrata, oggi il Consorzio gestisce anche gran parte di quella aziendale. Siamo pronti, quindi, nell’ambito dei più ampi investimenti che la Regione Campania sta stanziando per lo sviluppo tecnologico, ad affrontare – affiancati da un partner prestigioso come SIA – un nuovo capitolo nella lunga storia delle conquiste di Unicocampania”.

“Grazie alla tecnologia di SIA, la Campania sarà la prima regione in Italia ad adottare un sistema integrato di pagamento digitale nel trasporto pubblico. Ne siamo particolarmente fieri, perché è una ulteriore conferma del nostro contributo al percorso di innovazione che il nostro Paese ha intrapreso e su cui sta progressivamente accelerando. Presto Napoli e tutti i capoluoghi di provincia campani entreranno nel novero delle grandi città – come Milano, Venezia e Roma – che stanno utilizzando la nostra piattaforma per digitalizzare milioni di titoli di viaggio. Il pagamento elettronico entra così nella quotidianità dei cittadini e diventa, de facto, uno standard alternativo al contante”, ha dichiarato Eugenio Tornaghi, Direttore Marketing & Sales di SIA.

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Gualtieri difende il Mes: «Preoccupazioni infondate»

Il ministro dell'Economia in audizione: «Comico sostenere che minacci la stabilità. Successo per l'Italia».

Le preoccupazioni sul Meccanismo europeo di stabilità, che «adesso in alcuni settori sembra suscitare grande interesse», sono «del tutto infondate e basate su informazioni non precise e non corrette», ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri durante un’audizione alle commissioni riunite Finanze e politiche Ue a Palazzo Madama.

«RADDOPPIANO I FONDI PER SALVARE LE BANCHE»

Il ‘backstop‘, ossia la disponibilità del Meccanismo europeo di stabilità ad essere utilizzato dal fondo per le risoluzioni bancarie, «raddoppia» i fondi disponibili per salvare le banche: si tratta dunque «di un successo per l’Italia». Che la modifica alle linee di credito precauzionali introdotta dalla riforma del Meccanismo europeo di stabilità «rappresenti una terribile innovazione che definisce due categorie di Paesi, o attenti alla stabilità finanziaria dell’Italia, lo trovo comico».

«NESSUNA RISTRUTTURAZIONE AUTOMATICA DEL DEBITO»

«Chi scrive che la riforma del trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) introduce una ristrutturazione automatica del debito dice una cosa falsa», ha detto Gualtieri riferendosi all’automatismo che avrebbero voluto alcuni Paesi falchi” e su cui «c’è stato il negoziato più duro, fortunatamente concluso con la vittoria dell’Italia e di altri che hanno detto no».

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I commissari Ilva e ArcelorMittal verso un accordo per la continuità della produzione

Gli avvocati di entrambe le parti sono fiduciosi dopo la prima udienza al Tribunale di Milano.

I commissari dell’Ilva e i vertici di ArcelorMittal vanno verso un accordo per consentire la continuità della produzione negli stabilimenti italiani.

Gli avvocati di entrambe le parti, dopo l’udienza che si è svolta a Milano sul ricorso d’urgenza presentato dagli amministratori straordinari dell’acciaieria, hanno fatto filtrare un certo ottimismo.

«Ci sono degli impegni assunti secondo quanto previsto», ha detto infatti Giorgio De Nova, legale dei commissari Ilva, «c’è un clima positivo e quando le udienze sono così corte… comunque, c’è sempre da lavorare».

LEGGI ANCHE: L’intervento dei pm di Milano nella vicenda dell’Ilva

Anche per l’avvocato Enrico Castellani «ci sono le basi per una trattativa che possa arrivare a un accordo». E sulla stessa linea si è espresso Ferdinando Emanuele, legale di ArcelorMittal.

Entrambi hanno comunque precisato che il presidente del Tribunale di Milano, Claudio Marangoni, giudice davanti al quale si svolge il procedimento civile, fornirà alla stampa un comunicato in merito all’udienza di oggi, che è stata aggiornata al prossimo 20 dicembre.

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Trenitalia ha vinto la gara per l’alta velocità in Spagna

È il primo operatore privato ad accedere al mercato iberico.

Trenitalia sbarca in Spagna per i servizi alta velocità Madrid-Barcellona, Madrid-Valencia/Alicante e Madrid-Malaga/Siviglia. Il consorzio Ilsa, composto da Trenitalia ed Air Nostrum, ha infatti vinto la gara bandita da Adif, società che gestisce la rete ferroviaria spagnola. Sarà quindi il primo operatore privato a entrare nel mercato iberico. L’inizio del servizio commerciale è previsto per gennaio 2022 e avrà una durata decennale. Il consorzio Ilsa offrirà 32 collegamenti giornalieri con una flotta di 23 treni.

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Delrio contro lo spezzatino Alitalia

Si tratta della soluzione a cui Lufthansa punta da anni, anche prima dell'addio di Etihad. Ma l'ex ministro dei trasporti ora la boccia, E Buffagni annuncia: Cambieremo le norme per riorganizzarla.

«Alitalia dopo un anno e mezzo rimane ancora senza ipotesi industriali serie e si conferma quanto avevamo detto e cioè che Ferrovie dello Stato non dovevano partecipare a questa avventura. E si parla di spezzatino che sarebbe inaccettabile. Ho fiducia nel ministro ma spero che il governo ci faccia presto sapere come intende proseguire senza evocare nuove Iri», ha detto il presidente dei deputati del Pd ed ex ministro dei Trasporti Graziano Delrio.

IL VICEMINSITRO BUFFAGNI: «DOBBIAMO RIORGANIZZARLA»

L’ex ministro su questo punto va d’accordo coi Cinque stelle. «Noi siamo al lavoro anche per fare alcune modifiche legislative che ci garantiscano un cambio di strategia su Alitalia. È arrivato il momento di dire basta a un buco nero che per anni ha generato solo costi», ha detto a Matera il viceministro dello Sviluppo economico, Stefano Buffagni. «Dobbiamo lavorare per salvare l’asset, i posti di lavoro, ma – ha aggiunto – dobbiamo riorganizzarla perché abbiamo da rispettare delle regole e degli accordi europei, ma soprattutto l’azienda ha bisogno di imprenditoria, non ha bisogno di commissari continuamente». Secondo il Viceministro, «non si può, ad esempio, non garantire il collegamento con le Isole, che oggi viene assicurato e tutta un’altra serie di peculiarità. Noi non vogliamo assolutamente fare un autogol, però non si può usare la strategia che si è usata fino ad oggi: credo che questo – ha concluso – sia largamente condiviso nel Paese».

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