Facebook e Instagram down: ancora problemi per i social di Zuckerberg

I due siti irraggiungibili per diverso tempo e in diverse zone del mondo, dall'Europa agli Stati Uniti. Su Twitter un fiume di segnalazioni sotto gli hashtag #facebookdown e #instagramdown.

Pomeriggio difficile per i social di Mark Zuckerberg. Nella giornata del 28 novembre sia Facebook che Instagram sono risultati irraggiungibili per diverso tempo in varie parti del mondo.

SEGNALAZIONI DALL’EUROPA AL SUD AMERICA

Sul sito Downdetector sono state migliaia le segnalazioni di malfunzionamento per i due social network. A livello geografico, le segnalazioni hanno coinvolto l’Europa, il Nord America e il Sud America. Diverse centinaia di segnalazioni hanno riguardato la chat Messenger. Su Twitter diversi utenti stanno postando messaggi con gli hashtag #facebookdown e #instagramdown. C’è chi non è riuscito ad accedere a Facebook e ha pubblicato lo screenshot dell’avviso visualizzato sul social: «Facebook al momento non è disponibile a causa di un’operazione di manutenzione e dovrebbe tornare a essere disponibile tra pochi minuti».

FACEBOOK: «AL LAVORO PER TORNARE ALLA NORMALITÀ»

«Sappiamo che alcune persone stanno riscontrando delle difficoltà nell’accedere alla famiglia delle app di Facebook», ha detto un portavoce del gruppo. «Stiamo lavorando per riportare tutto alla normalità il più velocemente possibile».

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L’omicidio di Daphne Caruana Galizia costò 150 mila euro

È questa la cifra che Yorgen Fenech pagò al tassista-usuraio Theuma per assoldare i tre sicari esecutori materiali dell'assassinio. Il parlamento Ue invia una missione urgente a Malta.

Uccidere Daphne Caruana Galizia costò 150 mila euro. È questa la cifra che Yorgen Fenech, il re dei casinò, nonché ad della holding Tumas Group, che cercò di fuggire da Malta in yacht, pagò all’intermediario di morte Melvin Theuma, il tassista-usuraio il cui arresto ha dato la svolta decisiva alle indagini sull’omicidio della giornalista dilaniata e bruciata viva il 16 ottobre 2017 con una autobomba confezionata, piazzata e fatta esplodere dai tre esecutori materiali (Vince Muscat ed i fratelli Vince e George Degiorgio) arrestati già a dicembre, meno di due mesi dopo.

LA CIFRA CONFERMATA DA INTERROGATORI E REGISTRAZIONI

La cifra, secondo «molteplici fonti giudiziarie» citate dal Times of Malta, è emersa tanto nelle registrazioni presentate da Theuma (che ha ottenuto la grazia e il condono tombale per la sua collaborazione e che testimonierà per la prima volta in tribunale) quanto in separati interrogatori dello stesso Theuma e di Fenech. Le fonti hanno riportato anche che, secondo la versione di Theuma, fu l’imprenditore a commissionare l’omicidio e a consegnare fisicamente 150 mila euro a Theuma per i tre sicari.

MISSIONE URGENTE DEL PARLAMENTO UE

Intano, la Conferenza dei presidenti del parlamento europeo ha deciso di inviare una missione urgente per esaminare lo stato di diritto a Malta dopo i recenti sviluppi sul caso. Il parlamento discuterà della situazione a Malta nella plenaria di dicembre. A comunicarlo è stato l’eurodeputato dei Verdi Sven Giegold, che aveva partecipato alla precedente missione del parlamento a Malta, subito dopo l’omicidio della giornalista.

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L’attivista Wong: «L’Italia sostiene la repressione a Hong Kong»

Il fondatore di Demosisto: «Il vostro Paese fornisce mezzi e armi alla polizia». Poi la stoccata a Di Maio: «Deluso dalla sua indifferenza».

Doveva parlare dal vivo a Milano, ma non gli è stato concesso di lasciare Hong Kong. Joshua Wong, però, ha trovato comunque il modo di far arrivare le sue parole in Italia. L’attivista, fondatore del partito Demosisto e tra i volti più noti delle proteste pro-democrazia che da mesi attraversano l’ex colonia britannica, ha parlato in un collegamento video col nostro Paese, a cui non ha risparmiato dure critiche.

WONG: «L’ITALIA FACCIA COME GLI USA»

«Da cinque mesi viviamo la brutalità della polizia, che ormai usa armi da fuoco contro i manifestanti», ha detto. «Peraltro, ci sono anche aziende italiane che contribuiscono, e forniscono loro mezzi, tra cui autovetture. Credo che un Paese responsabile come l’Italia dovrebbe dimostrare quanto tenga alla libertà e prendere misure adeguate a questo riguardo». Wong ha invitato Roma «a prendere delle iniziative, per quanto riguarda l’esportazione di armi anti-sommossa e i mezzi utilizzati dalla polizia a Hong Kong, e di adottare misure simili al provvedimento approvato dagli Stati Uniti, con un chiaro messaggio da parte dell’Italia di fermare le violazioni dei diritti umani».

L’Italia rimanga fedele alle promesse fatte all’Unione europea, Ue che ha giurato che i diritti umani sono alla sua base

Joshua Wong

L’attivista ha poi criticato l’atteggiamento del ministro degli Esteri Luigi Di Maio: «Sono rimasto piuttosto deluso nel leggere le sue dichiarazioni indifferenti sulla terribile situazione dei diritti umani a Hong Kong», ha detto. «Sono consapevole che gli imprenditori e i leader politici abbiano paura di sollevare preoccupazioni sui diritti umani con Pechino, temendo che questo possa in qualche modo andare contro i loro interessi economici. La mia richiesta umile è che l’Italia rimanga fedele alle promesse fatte all’Unione europea, Ue che ha giurato che i diritti umani sono alla sua base e che non incoraggerà mai violazioni. Chiedo all’Unione europea e all’Italia di non chiudere gli occhi dinanzi alla crisi umanitaria Hong Kong».

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L’assurdo no del Comune di Schio alle pietre d’inciampo per i deportati

Bocciata una mozione del Pd per il posizionamento nei luoghi dove risiedevano le vittime dei lager. Per alcuni membri del centrodestra porterebbero «odio e divisioni». Ma anche Zaia si schiera contro il no.

È diventato un caso politico il ‘no’ del Consiglio comunale di Schio a una mozione presentata dal Partito democratico per il posizionamento di pietre d’inciampo dove risiedevano i deportati della città morti nei lager. La motivazione, ha sottolineato dalle pagine del Giornale di Vicenza Alberto Bertoldo di ‘Noi cittadini’, lista di maggioranza del centrodestra, è che iniziative del genere «rischiano di portare di nuovo odio e divisioni». Renzo Sella, dello stesso gruppo consiliare, ha aggiunto: «Come possiamo pensare di ricordare solamente qualcuno, a discapito di altri?».

MOZIONE DEDICATA ALLE 14 VITTIME DELLA CITTÀ

La mozione, che voleva ricordare le 14 vittime subite dalla città, è stata respinta nell’aula consiliare dalla maggioranza, con l’astensione della Lega. Per la senatrice Daniela Sbrollini di Italia viva «a Schio è stata scritta una brutta pagina. La bocciatura non trova giustificazioni». Secondo la parlamentare, «proprio per occuparsi degli sclediensi, Schio deve avere il coraggio di ricordare. Chi perde la memoria perde il suo futuro». Stefano Fracasso, capogruppo democratico al Consiglio regionale del Veneto, ha sottolineato che «la maggioranza ha bocciato la dignità della città. Proprio a Schio, dove un lungo e paziente processo di riconciliazione della memoria ha dato buoni frutti».

ZAIA: «ASSURDO BOCCIARE UN’INIZIATIVA SIMILE»

Sulla questione è intervenuto anche il governatore del Veneto Luca Zaia. «Ho sentito oggi il presidente della Comunità ebraica di Venezia Paolo Gnignati, al quale ho espresso solidarietà e la disponibilità della Regione, offrendo gli immobili regionali e gli spazi attigui per l’apposizione di pietre d’inciampo laddove vi siano opportuni motivi e riferimenti storici». «È imbarazzante», ha aggiunto, «anche solo sapere che si debba andare a un voto per decidere se mettere o no il ricordo di un deportato o di una vittima della Shoah e trovo assolutamente ingiustificata la posizione assunta a Schio».

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Sale a 41 il bilancio delle vittime del terremoto in Albania

Altri due cadaveri sono stati estratti dalle macerie a Durazzo. Il papa ha mandato un contibuto di 100 mila euro per aiutare la popolazione.

Il bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito l’Albania martedì 26 novambre è salito a 41, mentre una nuova scossa di magnitudo 5.1 è stata avvertita a mezzogiorno del 28 novembre.

Panico a Durazzo, tra residenti e soccorritori che continuano a scavare tra le macerie dell’hotel Miramare, completamente distrutto. Intanto papa Francesco ha inviato un contributo di 100 mila euro per aiutare la popolazione nella fase emergenziale. La somma sarà impiegata nelle diocesi colpite dal sisma.

I centri che hanno pagato il tributo di vite più elevato sono Thumane, con 23 morti, e Durazzo con 18. Tra le vittime anche quattro bambini di età compresa da tre e otto anni e 17 donne.

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Yemen, 8 mila civili uccisi dalle bombe fabbricate (anche) in Italia

Il dato, reso noto da Oxfam, si riferisce agli ultimi quattro anni. Tra i principali fornitori di armi, anche Usa, Francia e Gran Bretagna.

Il conflitto regionale in Yemen ha causato in più di quattro anni circa 100 mila vittime, di cui 20 mila solo quest’anno. Lo ha denunciato il 28 novembre Oxfam, organizzazione umanitaria internazionale che da decenni lavora nel martoriato Paese arabo.

BOMBE FABBRICATE IN GRAN PARTE IN GB, USA, FRANCIA, IRAN E ITALIA

Dal 2015, secondo Oxfam, sono stati uccisi 12 mila civili, 8 mila dei quali hanno trovato la morte a causa di raid aerei sauditi, con bombe fabbricate in gran parte in Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Iran e Italia.

Dall’inizio del conflitto in oltre un caso su tre l’uso di armi esplosive ha ucciso una donna o un bambino, vittime ‘collaterali’ di raid aerei o bombardamenti via terra

Oxfam

In Yemen sono in corso da anni diversi conflitti intrecciati fra loro e che coinvolgono attori locali accanto a potenze regionali e internazionali. La guerra a cui si riferisce l’ultimo rapporto di Oxfam è quella combattuta dal 2015 dalla Coalizione araba a guida saudita contro gli insorti Houthi, vicini all’Iran. In questo quadro, secondo Oxfam, «dall’inizio del conflitto in oltre un caso su tre l’uso di armi esplosive ha ucciso una donna o un bambino, vittime ‘collaterali’ di raid aerei o bombardamenti via terra che colpiscono aree popolate, campi profughi, scuole e ospedali».

IL NUMERO DI CIVILI UCCISI È AUMENTATO DEL 25% NEGLI ULTIMI TRE MESI

Secondo l’organizzazione internazionale, negli ultimi tre mesi il numero dei civili uccisi è aumentato del 25%. Dall’inizio del 2019 sono oltre 1.100 i civili uccisi, 12 mila dal 2015. E per Oxfam di questi 12 mila, 8 mila (67%) sono stati causati da raid aerei della Coalizione a guida saudita. «Bombardamenti che vedono l’utilizzo di armi prodotte in gran parte in Gran Bretagna, Usa, Francia, Iran e Italia».

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Il parlamento Ue ha dichiarato l’emergenza climatica

Via libera ad una risoluzione non legislativa. Uno degli obiettivi è ridurre le emissioni del 55% entro il 2030.

Il Parlamento europeo ha dichiarato l’emergenza climatica e ambientale in Europa e nel mondo, dando il via libera ad una risoluzione non legislativa. L’Eurocamera rilancia così la sfida alla futura Commissione europea a guida Ursula von der Leyen che da parte sua ha annunciato che entro i primi 100 giorni metterà sul tavolo una nuova agenda verde. Il testo è passato con 429 voti a favore, 225 contrari e 19 astensioni.

L’OBIETTIVO DI TAGLIARE LE EMISSIONI DEL 55% ENTRO IL 2030

La Plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo chiede maggiori tagli alle emissioni di Co2 con l’aumento dal 40% al 55% degli obiettivi già al 2030. Il testo della risoluzione sulla conferenza delle parti sul clima (Cop25) in programma a Madrid da lunedì prossimo è passato con 430 voti a favore, 190 contrari e 34 astensioni.

SERVE UNA STRATEGIA PER LA NEUTRALITÀ CLIMATICA

Il Parlamento esorta la Commissione Ue a presentare alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici una strategia per raggiungere la neutralità climatica al più tardi entro il 2050. I deputati chiedono inoltre alla nuova presidente della Commissione europea von der Leyen di includere nel Green Deal europeo un obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030.

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Il parlamento Ue ha dichiarato l’emergenza climatica

Via libera ad una risoluzione non legislativa. Uno degli obiettivi è ridurre le emissioni del 55% entro il 2030.

Il Parlamento europeo ha dichiarato l’emergenza climatica e ambientale in Europa e nel mondo, dando il via libera ad una risoluzione non legislativa. L’Eurocamera rilancia così la sfida alla futura Commissione europea a guida Ursula von der Leyen che da parte sua ha annunciato che entro i primi 100 giorni metterà sul tavolo una nuova agenda verde. Il testo è passato con 429 voti a favore, 225 contrari e 19 astensioni.

L’OBIETTIVO DI TAGLIARE LE EMISSIONI DEL 55% ENTRO IL 2030

La Plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo chiede maggiori tagli alle emissioni di Co2 con l’aumento dal 40% al 55% degli obiettivi già al 2030. Il testo della risoluzione sulla conferenza delle parti sul clima (Cop25) in programma a Madrid da lunedì prossimo è passato con 430 voti a favore, 190 contrari e 34 astensioni.

SERVE UNA STRATEGIA PER LA NEUTRALITÀ CLIMATICA

Il Parlamento esorta la Commissione Ue a presentare alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici una strategia per raggiungere la neutralità climatica al più tardi entro il 2050. I deputati chiedono inoltre alla nuova presidente della Commissione europea von der Leyen di includere nel Green Deal europeo un obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030.

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Salvini tira la giacca di Mattarella sul Mes

Il leader della Lega in conferenza stampa: «Chiederò al garante della Costituzione di far valere il dettato della Carta». Poi cita un messaggino che avrebbe inviato a giugno al premier Conte: «Non firmiamo un cazzo».

L’offensiva della Lega sul Mes, il fondo salva-Stati che i Paesi membri dell’Unione europea si apprestano a riformare, continua. E Matteo Salvini, attaccando il premier Giuseppe Conte, tira per la giacca anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

LEGGI ANCHE: Cos’è il Mes e perché Salvini e Meloni attaccano il governo

«A giudizio nostro Conte ha commesso un atto gravissimo, un attentato ai danni del popolo italiano», ha detto infatti l’ex ministro dell’Interno durante una conferenza stampa alla Camera. Poi si è rivolto direttamente al capo dello Stato: «Chiederò al garante della Costituzione di far valere il dettato della Costituzione. Se il parlamento dice “A” il governo non può fare “B”. Finché il parlamento non si è pronunciato, bisogna stare fermi». Salvini è tornato quindi sulle parole del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri: «Secondo lui il Mes è un “passo avanti”, un “successo per l’Italia” e non è più modificabile. Ha smentito il presidente del Consiglio, uno dei due mente».

LEGGI ANCHE: Cos’è successo nella rissa alla Camera sul Mes

Il leader della Lega ha detto anche che esiste «un atto parlamentare votato il 19 giugno che invitava il governo a fermarsi e in democrazia il voto parlamentare è vincolante. Chi siede a questo tavolo ha amplissima documentazione di messaggi e WhatsApp, inviati al presidente Conte e al ministro dell’Economia, su quale fosse la posizione della Lega». Salvini ha quindi letto uno di tali messaggini, che avrebbe inviato a giugno: «Non firmiamo un cazzo». E ha spiegato: «La Lega non ha cambiato idea. Se il M5s ha cambiato idea, occorre un altro atto parlamentare in cui danno a Conte e al ministro dell’Economia un mandato diverso da quello che hanno dato al governo a giugno. Chiederemo un incontro ai massimi livelli istituzionali. I nostri legali stanno seguendo un altro percorso

LEGGI ANCHE: Borghi minaccia di portare Conte in Tribunale per il Mes

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Salvini tira la giacca di Mattarella sul Mes

Il leader della Lega in conferenza stampa: «Chiederò al garante della Costituzione di far valere il dettato della Carta». Poi cita un messaggino che avrebbe inviato a giugno al premier Conte: «Non firmiamo un cazzo».

L’offensiva della Lega sul Mes, il fondo salva-Stati che i Paesi membri dell’Unione europea si apprestano a riformare, continua. E Matteo Salvini, attaccando il premier Giuseppe Conte, tira per la giacca anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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«A giudizio nostro Conte ha commesso un atto gravissimo, un attentato ai danni del popolo italiano», ha detto infatti l’ex ministro dell’Interno durante una conferenza stampa alla Camera. Poi si è rivolto direttamente al capo dello Stato: «Chiederò al garante della Costituzione di far valere il dettato della Costituzione. Se il parlamento dice “A” il governo non può fare “B”. Finché il parlamento non si è pronunciato, bisogna stare fermi». Salvini è tornato quindi sulle parole del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri: «Secondo lui il Mes è un “passo avanti”, un “successo per l’Italia” e non è più modificabile. Ha smentito il presidente del Consiglio, uno dei due mente».

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Il leader della Lega ha detto anche che esiste «un atto parlamentare votato il 19 giugno che invitava il governo a fermarsi e in democrazia il voto parlamentare è vincolante. Chi siede a questo tavolo ha amplissima documentazione di messaggi e WhatsApp, inviati al presidente Conte e al ministro dell’Economia, su quale fosse la posizione della Lega». Salvini ha quindi letto uno di tali messaggini, che avrebbe inviato a giugno: «Non firmiamo un cazzo». E ha spiegato: «La Lega non ha cambiato idea. Se il M5s ha cambiato idea, occorre un altro atto parlamentare in cui danno a Conte e al ministro dell’Economia un mandato diverso da quello che hanno dato al governo a giugno. Chiederemo un incontro ai massimi livelli istituzionali. I nostri legali stanno seguendo un altro percorso

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Come funziona nugo, l’app su misura per i viaggiatori

Lanciata da Fs, permette di pianificare uno spostamento con più mezzi di trasporto ma un solo clic. La guida.

Tra i settori più rivoluzionati negli ultimi anni dalla digitalizzazione c’è sicuramente quello dei viaggi. Con gli smartphone sempre a portata di mano è diventato via via più facile personalizzare i propri spostamenti in anticipo. In questo contesto, si inserisce una nuova app, lanciata a giugno 2018 dal Gruppo Fs Italiane, che vuole promuovere il trasporto collettivo e sostenibile. Si chiama nugo e ha come obiettivo quello di facilitare i viaggiatori negli spostamenti, integrando diverse modalità di trasporto: treno, autobus,metropolitana, traghetto, car e bikesharing.

DIVERSE COMBINAZIONI DI MEZZI DI TRASPORTO

Ma come funziona precisamente l’app? Attraverso il Journey planner, e dopo che è stata selezionata la città di partenza e di arrivo, nugo elenca tutte le possibili soluzioni per raggiungere la destinazione, combinando diversi mezzi di trasporto e indicando per ognuno di essi la durata del viaggio e il prezzo del biglietto.

Il controllo avviene tramite un codice univoco attraverso il quale i controllori sui mezzi pubblici possono accertare la validità del biglietto

Una volta scelto il mezzo, o la combinazione di mezzi proposti, è possibile acquistare con un clic tutti i biglietti. I titoli di viaggio acquistati tramite nugo non hanno sovrapprezzo e possono essere salvati sul cellulare. Il controllo avviene tramite un codice univoco attraverso il quale i controllori sui mezzi pubblici possono accertare la validità del biglietto.

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È morta Goar Vartanyan, la “zarina” delle spie sovietiche

Si è spenta a 93 anni la leggendaria eroina dell'intelligence russa. Insieme al maritò sventò un attentato contro Roosevelt, Stalin e Churchill nel 1943 a Teheran.

Goar Vartanyan, la “zarina” di tutte le spie russe, figura a dir poco mitica dell’intelligence sovietica, è morta all’età di 93 anni e sarà sepolta nel cimitero di Troekurovsky, accanto al marito Gevorg, scomparso nel 2012 a 87 anni. Vartanyan, originaria dell’Armenia, si trasferì con la famiglia in Iran nei primi anni ’30 ed entrò a far parte del gruppo antifascista – capeggiato dal suo futuro marito – a 16 anni. Insieme contribuirono a sventare il piano nazista (operazione Long Jump) concepito per assassinare Winston Churchill, Franklin D. Roosevelt e Joseph Stalin nel corso del loro primo incontro, nel 1943, a Teheran.

LE CONDOGLIANZE DI PUTIN

Vladimir Putin ha espresso le sue condoglianze ai parenti e agli amici di Vartanyan, che conosceva bene e di persona. «Senza di loro», ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, «la storia del mondo sarebbe stata molto diversa». La coppia, dopo Teheran, ha svolto per conto dei servizi segreti sovietici un lavoro trentennale all’estero, così cruciale che, dicono gli esperti, non verrà mai declassificato.

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Si è spenta a 93 anni la leggendaria eroina dell'intelligence russa. Insieme al maritò sventò un attentato contro Roosevelt, Stalin e Churchill nel 1943 a Teheran.

Goar Vartanyan, la “zarina” di tutte le spie russe, figura a dir poco mitica dell’intelligence sovietica, è morta all’età di 93 anni e sarà sepolta nel cimitero di Troekurovsky, accanto al marito Gevorg, scomparso nel 2012 a 87 anni. Vartanyan, originaria dell’Armenia, si trasferì con la famiglia in Iran nei primi anni ’30 ed entrò a far parte del gruppo antifascista – capeggiato dal suo futuro marito – a 16 anni. Insieme contribuirono a sventare il piano nazista (operazione Long Jump) concepito per assassinare Winston Churchill, Franklin D. Roosevelt e Joseph Stalin nel corso del loro primo incontro, nel 1943, a Teheran.

LE CONDOGLIANZE DI PUTIN

Vladimir Putin ha espresso le sue condoglianze ai parenti e agli amici di Vartanyan, che conosceva bene e di persona. «Senza di loro», ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, «la storia del mondo sarebbe stata molto diversa». La coppia, dopo Teheran, ha svolto per conto dei servizi segreti sovietici un lavoro trentennale all’estero, così cruciale che, dicono gli esperti, non verrà mai declassificato.

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Per Renzi la notizia dell’inchiesta sulla sua villa è un «avvertimento» della magistratura

Il leader di Italia viva contro i magistrati: «Li ho criticati su Open e la risposta è la diffusione di miei documenti personali. Brivido!».

Matteo Renzi non si ferma e continua ad attaccare la magistratura dopo le inchieste della procura di Firenze sulla fondazione Open e sulla villa comprata dall’ex premier a due passi da piazzale Michelangelo.

Il leader di Italia viva si è fatto intervistare da Radio Capital. E ai microfoni della trasmissione Circo Massimo ha dichiarato: «Io non credo al sabotaggio per bloccare Italia viva. Però… alle aziende dico di non finanziarci, se non volete passare guai. Chi finanzia Renzi è uno che rischia la perquisizione».

Il senatore ha proseguito così: «Guarda caso dopo che ho criticato la magistratura esce da qualche ufficio giudiziario una cosa di un anno e mezzo fa sulla mia casa. Non ho niente da nascondere e non ho mai parlato di complotto, ma di coincidenze questo sì. Ho criticato l’invasione di campo di due magistrati nella sfera politica e la risposta è la diffusione di miei documenti privati personali. Brivido! Tuttavia non ho segreti. La mia casa, le mie auto, la mia Vespa: tutto è perfettamente regolare. Quando ho avuto un prestito, fatto con una scrittura privata, l’ho onorato restituendolo in cinque mesi. Guadagno molto bene, non ho niente da nascondere. Ma non vi sembra curioso che uno possa ricevere “avvertimenti” di questo genere?».

RENZI PRESENTA TRE DENUNCE PENALI E DUE AZIONI CIVILI

Renzi ha annunciato quindi che presenterà tre denunce penali e due azioni civili: «Lo farò volutamente a Firenze e sono certo che i magistrati di questa città saranno solerti nel difendere il mio diritto alla giustizia». La prima denuncia «riguarda il signor Travaglio per aver detto che il governo Renzi ha “beneficato il gruppo Toto nel 2017″. Non so di cosa parli Travaglio. Ma so che il governo Renzi termina la propria esperienza nel 2016. Notizia falsa e diffamatoria, reato certo. Attendo che la procura di Firenze apra il procedimento per diffamazione contro il signor Travaglio nel quale mi costituirò parte civile». 

IL PROCURATORE CAPO DI FIRENZE NEL MIRINO

Le altre due denunce «sono indirizzate al dottor Giuseppe Creazzo (procuratore capo a Firenze, ndr) e – per competenza – al procuratore capo di Genova (distretto cui spettano i procedimenti giudiziari riguardanti i magistrati di Firenze, ndr) per rivelazione di segreto bancario o istruttorio alla luce degli articoli de La Verità e l’Espresso sulla mia villa. Quanto alle azioni di risarcimento civile, vi aggiornerò più tardi. Come vedete io credo nella giustizia e nei magistrati di Firenze: a loro mi rivolgo, cittadino tra i cittadini, perché siano riconosciuti i miei diritti. Non attacco la magistratura, ma contesto la trasformazione di Open in partito».

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Per Renzi la notizia dell’inchiesta sulla sua villa è un «avvertimento» della magistratura

Il leader di Italia viva contro i magistrati: «Li ho criticati su Open e la risposta è la diffusione di miei documenti personali. Brivido!».

Matteo Renzi non si ferma e continua ad attaccare la magistratura dopo le inchieste della procura di Firenze sulla fondazione Open e sulla villa comprata dall’ex premier a due passi da piazzale Michelangelo.

Il leader di Italia viva si è fatto intervistare da Radio Capital. E ai microfoni della trasmissione Circo Massimo ha dichiarato: «Io non credo al sabotaggio per bloccare Italia viva. Però… alle aziende dico di non finanziarci, se non volete passare guai. Chi finanzia Renzi è uno che rischia la perquisizione».

Il senatore ha proseguito così: «Guarda caso dopo che ho criticato la magistratura esce da qualche ufficio giudiziario una cosa di un anno e mezzo fa sulla mia casa. Non ho niente da nascondere e non ho mai parlato di complotto, ma di coincidenze questo sì. Ho criticato l’invasione di campo di due magistrati nella sfera politica e la risposta è la diffusione di miei documenti privati personali. Brivido! Tuttavia non ho segreti. La mia casa, le mie auto, la mia Vespa: tutto è perfettamente regolare. Quando ho avuto un prestito, fatto con una scrittura privata, l’ho onorato restituendolo in cinque mesi. Guadagno molto bene, non ho niente da nascondere. Ma non vi sembra curioso che uno possa ricevere “avvertimenti” di questo genere?».

RENZI PRESENTA TRE DENUNCE PENALI E DUE AZIONI CIVILI

Renzi ha annunciato quindi che presenterà tre denunce penali e due azioni civili: «Lo farò volutamente a Firenze e sono certo che i magistrati di questa città saranno solerti nel difendere il mio diritto alla giustizia». La prima denuncia «riguarda il signor Travaglio per aver detto che il governo Renzi ha “beneficato il gruppo Toto nel 2017″. Non so di cosa parli Travaglio. Ma so che il governo Renzi termina la propria esperienza nel 2016. Notizia falsa e diffamatoria, reato certo. Attendo che la procura di Firenze apra il procedimento per diffamazione contro il signor Travaglio nel quale mi costituirò parte civile». 

IL PROCURATORE CAPO DI FIRENZE NEL MIRINO

Le altre due denunce «sono indirizzate al dottor Giuseppe Creazzo (procuratore capo a Firenze, ndr) e – per competenza – al procuratore capo di Genova (distretto cui spettano i procedimenti giudiziari riguardanti i magistrati di Firenze, ndr) per rivelazione di segreto bancario o istruttorio alla luce degli articoli de La Verità e l’Espresso sulla mia villa. Quanto alle azioni di risarcimento civile, vi aggiornerò più tardi. Come vedete io credo nella giustizia e nei magistrati di Firenze: a loro mi rivolgo, cittadino tra i cittadini, perché siano riconosciuti i miei diritti. Non attacco la magistratura, ma contesto la trasformazione di Open in partito».

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Smantellata rete di estrema destra: voleva costituire un partito nazista

Diciannove perquisizioni in tutta Italia: trovate anche armi ed esplosivi. Tra i coinvolti anche uno 'ndranghetista ex referente di Forza Nuova.

Volevano costituire un movimento d’ispirazione apertamente filonazista, xenofoba ed antisemita denominato “Partito Nazionalsocialista Italiano dei Lavoratori“. È quanto emerso dalle indagini della Digos di Enna e del Servizio Antiterrorismo Interno che hanno portato oggi a 19 perquisizioni in tutta Italia nei confronti di altrettanti estremisti di destra. Sempre secondo le indagini, alcuni degli accusati avevano anche fatto riferimento ad una disponibilità di armi ed esplosivi e avevano condotto attività di reclutamento attraverso i propri account social.

LA “SERGENTE MAGGIORE DI HITLER”

Ai vertici del gruppo c’era anche una donna, una 50enne impiegata e incensurata, che faceva parte del direttivo nazionale. La donna si faceva chiamare ‘Sergente maggiore di Hitler’ e aveva il compito di reclutamento e diffusione di ideologie xenofobe. La Digos di Padova oggi ha proceduto ad una perquisizione nei confronti della donna.

UNO ‘NDRANGHETISTA TRA I COINVOLTI

Tra le persone coinvolte c’è anche un pluripregiudicato calabrese, ex “legionario” ed esponente di spicco della ‘ndrangheta, con un passato da collaboratore di giustizia e già referente di Forza Nuova per il ponente ligure.

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Servizio migliorato e squadra rinforzata: il nuovo volto di Dazn

Dopo un anno dall’esordio in Italia i rallentamenti sono stati superati. E il team di commentatori si è arricchito di tanti veterani della Serie A. Ecco i loro trascorsi da calciatori.

Squadra che vince non si cambia o, al limite, si allarga. Devono pensarla così anche dalle parti di Dazn, la piattaforma di streaming specializzata nella trasmissione di eventi sportivi live e on demand e con una programmazione di contenuti originali dedicati allo sport. Il team che segue il campionato di serie A 2019/2020, infatti, ha visto aggiungersi alcuni top player. Nell’area commentatori tecnici sono arrivati ex volti noti del massimo campionato italiano come Dejan Stankovic, Federico Balzaretti e Massimo Gobbi. A loro si aggiungono Mauro German Camoranesi, uno degli eroi Azzurri di Germania 2006, e i vari Francesco Guidolin, Roberto Cravero, Dario Marcolin, Simone Tiribocchi e Alessandro Budel. Anche la squadra di presentatori e giornalisti è ricca: oltre a Diletta Leotta, inviata dagli stadi italiani per la conduzione dei pre e post partita, ci sono Giulia Mizzoni e Federica Zille. Al commento Pierluigi Pardo, Massimo Callegari, Stefano Borghi, Ricky Buscaglia, Riccardo Mancini, Edoardo Testoni e Gabriele Giustiniani.

NIENTE PROBLEMI DI BUFFERING

La cosa più importante è che, adesso, il servizio ha fatto un salto di qualità per quanto riguarda gli aspetti tecnici: niente problemi di buffering né di segnale e un’offerta di eventi sportivi che via via si è sempre più ampliata. Una sorpresa per chi era rimasto scottato l’anno precedente, durante il quale Dazn aveva avuto qualche problema di rodaggio (poi via via risolto nel corso della stagione). Ora che le difficoltà sono state superate, si può vedere Serie A, Serie B e una lunga serie di altri sport per pochi euro al mese. Ma facciamo un passo indietro e conosciamo la squadra di opinionisti.

LE NEW ENTRY: STANKOVIC, BALZARETTI E GOBBI

Partiamo, appunto, dai tre nuovi acquisti. Dejan Stankovic non ha bisogno di tante presentazioni. Da calciatore tutti se lo ricordano, in tempi più recenti, per aver fatto parte dell’Inter di José Mourinho che ha vinto il famoso Triplete: campionato, Coppa Italia e Champions League. Con la maglia della Lazio ha vinto l’ultimo scudetto biancoceleste, che risale al 2000. Federico Balzaretti, con la sua chioma bionda, è stato un terzino fluidificante di talento. Ha vestito, tra le altre, le maglie di Juventus, Torino e Roma ed è stato vice campione d’Europa con l’Italia nel 2012. Massimo Gobbi, invece, è un vero veterano della serie A dove ha all’attivo 330 partite. Era un jolly di fascia, noto ai tifosi Cagliari, Fiorentina, Parma e Chievo.

GLI ALTRI: DA CAMORANESI A TIRIBOCCHI

Al loro fianco c’è sempre l’oriundo Mauro German Camoranesi, grande ex della Juventus e campione del mondo nel 2006. Non manca l’esperienza di mister Francesco Guidolin: che da allenatore ha esordito in serie A nel lontano 1993 e ha vinto la Coppa Italia con il Vicenza nel 1997. E poi c’è il “cuore Toro” Roberto Cravero, storico capitano granata che ha giocato una finale di Coppa Uefa, contro l’Ajax, con la fascia al braccio nel 1992. Il centrocampista Dario Marcolin, poi divenuto allenatore, era un ottimo regista, che ha vestito le maglie, tra le altre, di Lazio, Sampdoria e Napoli.Il centrocampista Alessandro Budel ha giocato oltre 130 partite in A e ha chiuso solo due anni fa, in serie B, con la maglia della Pro Vercelli. Infine Simone Tiribocchi, attaccante, detto il “Tir”: ha segnato più di 150 gol in carriera e in serie A ha giocato con Torino, Atalanta, Chievo e Lecce.

NON SOLO CALCIO: SPAZIO AGLI SPORT AMERICANI

Tanti protagonisti del calcio di ieri, insomma, che commentano i protagonisti di oggi. Nell’offerta di Dazn, in ogni caso, non c’è solo il pallone. Nel parterre di giornalisti si è fatta strada anche Chiara Soldi con le sue interviste a bordo ring durante gli incontri di boxe. Trovano ampio spazio i principali sport americani: ovvero il football della Nfl e il baseball con la MLB. Si prosegue con i combattimenti della Ufc e quindi Indycar, Nascar, WRC e rugby. Da quest’anno, inoltre, si sono aggiunti tennis, basket e ciclismo, insieme allo sci e altri contenuti di Eurosport 1 Hd ed Eurosport 2 Hd.

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Rai, salta la collaborazione con Mn per Sanremo

Dopo le polemiche su un possibile conflitto di interessi, Viale Mazzini ha deciso che la società non gestirà l'ufficio stampa del Festival. Oggi la questione potrebbe essere trattata in cda. Dossier nomine verso l'ennesimo rinvio.

La notizia è che nella tarda serata di mercoledì 27 novembre Rai Uno ha annullato la richiesta per avere la società Mn Italia come ufficio stampa del Festival di Sanremo.

La spinosa questione, che ha per un momento sviato l’attenzione dell’annoso capitolo nomine (che non si riescono a fare) è la vicenda del conflitto di interessi sollevata da Striscia la notizia per i rapporti tra viale Mazzini e la Mn Italia per curare la promozione di alcuni programmi.

IL GIALLO DEL CONTRATTO RAI CON MN

Il caso nasceva dal fatto che l’attuale capo delle relazioni esterne, Marcello Giannotti, prima di arrivare in Rai chiamato dall’ad Fabrizio Salini lavorava proprio in Mn. Nella stessa giornata di mercoledì, nella sua audizione davanti alla commissione di Vigilanza Rai, lo stesso Salini nel merito aveva risposto un po’ piccato. «O decidiamo di penalizzare la società di provenienza di un manager e le inibiamo dal lavorare con la Rai», ha detto l’ad, «oppure questo è un tema». Coda serale con piccolo giallo: Salini aveva sempre negato che ci fosse un contratto con Mn per Sanremo quando invece la società diceva che stava già cominciando a lavorare al Festival. Il comunicato Rai pilatescamente non dice di aver annullato un contratto, ma probabilmente una richiesta di servirsi di quella società che faceva da preludio al contratto vero e proprio.

CAPITOLO NOMINE VERSO UN NUOVO RINVIO

Insomma, un pasticcio destinato a creare ulteriore imbarazzo. E c’è da scommettere che la questione sarà oggetto di discussione del cda di viale Mazzini convocato alle 10.30 di giovedì 28. Anche perché il tanto atteso capitolo nomine, eccezion fatta forse per il sostituto di Carlo Freccero alla direzione di RaiDue, visti i tanti e tali veti incrociati all’interno della maggioranza di governo, è meglio rinviarlo ancora.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Rai, salta la collaborazione con Mn per Sanremo

Dopo le polemiche su un possibile conflitto di interessi, Viale Mazzini ha deciso che la società non gestirà l'ufficio stampa del Festival. Oggi la questione potrebbe essere trattata in cda. Dossier nomine verso l'ennesimo rinvio.

La notizia è che nella tarda serata di mercoledì 27 novembre Rai Uno ha annullato la richiesta per avere la società Mn Italia come ufficio stampa del Festival di Sanremo.

La spinosa questione, che ha per un momento sviato l’attenzione dell’annoso capitolo nomine (che non si riescono a fare) è la vicenda del conflitto di interessi sollevata da Striscia la notizia per i rapporti tra viale Mazzini e la Mn Italia per curare la promozione di alcuni programmi.

IL GIALLO DEL CONTRATTO RAI CON MN

Il caso nasceva dal fatto che l’attuale capo delle relazioni esterne, Marcello Giannotti, prima di arrivare in Rai chiamato dall’ad Fabrizio Salini lavorava proprio in Mn. Nella stessa giornata di mercoledì, nella sua audizione davanti alla commissione di Vigilanza Rai, lo stesso Salini nel merito aveva risposto un po’ piccato. «O decidiamo di penalizzare la società di provenienza di un manager e le inibiamo dal lavorare con la Rai», ha detto l’ad, «oppure questo è un tema». Coda serale con piccolo giallo: Salini aveva sempre negato che ci fosse un contratto con Mn per Sanremo quando invece la società diceva che stava già cominciando a lavorare al Festival. Il comunicato Rai pilatescamente non dice di aver annullato un contratto, ma probabilmente una richiesta di servirsi di quella società che faceva da preludio al contratto vero e proprio.

CAPITOLO NOMINE VERSO UN NUOVO RINVIO

Insomma, un pasticcio destinato a creare ulteriore imbarazzo. E c’è da scommettere che la questione sarà oggetto di discussione del cda di viale Mazzini convocato alle 10.30 di giovedì 28. Anche perché il tanto atteso capitolo nomine, eccezion fatta forse per il sostituto di Carlo Freccero alla direzione di RaiDue, visti i tanti e tali veti incrociati all’interno della maggioranza di governo, è meglio rinviarlo ancora.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Autostrade: anche il Pd ora pensa alla revoca delle concessioni

Dopo le ultime rivelazioni delle inchieste, anche il Partito democratico sembrerebbe essersi convinto che la "caducazione" sia l'unica strada.

«Si va verso la revoca delle concessioni autostradali, bisogna togliere a questi signori la concessione il prima possibile dopo che hanno preso i nostri soldi per i pedaggi senza fare la manutenzione delle strutture», ha detto Luigi Di Maio parlando a Radio Anch’io. In prima pagina su Repubblica è uscito intanto un retroscena che vedrebbe anche il Pd ormai deciso a rimettere in discussione le concessioni.

«La novità, dopo le accuse del procuratore di Genova sugli “omessi controlli come filosofia generale” di Aspi, è che anche il Pd pensa sia, alla fine, la soluzione principale. Il premier Giuseppe Conte, che si è riservato l’ultima parola, vacilla», scrive Goffredo De Marchis, «l’altra via esplorata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è quella della “compensazione“. (…) Sulla base di questa parola d’ordine il governo vuole verificare con Aspi un compromesso. I danni alle persone, alle cose e la ricostruzione del ponte di Genova sono un capitolo a parte. Ma Autostrade per l’Italia deve farsi carico di un “risarcimento” non simbolico nei confronti del Paese».

AUTOSTRADE RIFIUTA LA COMPENSAZIONE AD OMNIA

«Come? Bloccando o abbassando le tariffe e prevedendo la gratuità della percorrenza su alcuni tratti delle rete oggi gestiti a pagamento. Al Ministero delle Infrastrutture hanno quantificato il risparmio per i cittadini (e la rinuncia ai profitti per la società) in qualche miliardo di euro. La prima risposta di Autostrade ha lasciato di sasso la ministra De Micheli. Un no secco, senza margini di trattativa (…) La prossima settimana invece è quella buona per avere una risposta definitiva. O ritiro della concessione o compensazione».

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