Cosa dice l’ultimo bollettino economico della Bce

In evidenza «una protratta debolezza nelle dinamiche di crescita» e «la persistenza di pronunciati rischi al ribasso».

I dati più recenti, fra cui la crescita economica rallentata allo 0,2% nel secondo trimestre dallo 0,4% precedente, «continuano a indicare un’espansione moderata seppur positiva nell’area dell’euro nella seconda metà di quest’anno». Lo scrive la Bce nel bollettino economico, notando tuttavia «una protratta debolezza nelle dinamiche di crescita» e «la persistenza di pronunciati rischi al ribasso».

«PRONTI AD ADEGUARE STIMOLI PER SPINGER L’INFLAZONE»

Anche per questo, il Consiglio direttivo della Bce ribadisce «la necessità di mantenere un orientamento di politica monetaria ampiamente accomodante per un prolungato periodo di tempo» e «resta pronto ad adeguare tutti gli strumenti a disposizione, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente all’obiettivo».

«I RISCHI LEGATI A BREXIT RESTANO ELEVATI»

Infine, «i rischi legati a Brexit restano elevati». Il negoziato per l’addio della Regno Unito all’Ue viene indicato tra gli altri rischi per l’economia internazionale – dai dazi alle incertezze su alcune economie emergenti – che «restano orientati al ribasso».

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EICMA 2019, sulla via della sostenibilità

Attenzione all’ambiente e alle tematiche sociali durante l’evento dedicato alle due ruote che segue la certificazione ISO 20121

Viaggia sulla linea della sostenibilità l’edizione 2019 di EICMA, l’Esposizione Internazionale del Ciclo e Motociclo, in programma da oggi, 5 novembre, fino a domenica 10 novembre a Fiera Milano-Rho. EICMA S.p.A., l’organizzatore di EICMA, per la 77esima edizione dell’evento fieristico di caratura mondiale che detiene la leadership nel settore delle due ruote, ha deciso di impegnarsi nel rendere sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale la manifestazione analizzando le caratteristiche di impatto ambientale e sociale nella progettazione e organizzazione dell’evento, promuovendo buone pratiche prima, durante e dopo l’evento. Obiettivo? La certificazione ISO 20121, ovvero lo standard internazionale per la gestione sostenibile degli eventi grazie alla quale EICMA sarà la prima esposizione al mondo del suo settore (ciclo e motociclo) ad essere certificata secondo questo standard.

I PRINCIPI VERSO LA SOSTENIBILITÀ

Un nuovo approccio dunque che passa attraverso la valorizzazione e l’incremento dell’attenzione verso l’ambiente e le tematiche sociali, puntando al coinvolgimento di tutti gli attori facenti parte della manifestazione (organizzazione, fornitori, espositori, operatori, media e visitatori) il tutto con una gestione che si fonda su alcuni principi che per EICMA S.p.A. sono dei capisaldi: trasparenza, integrità, inclusività, accessibilità, eredità, partecipazione e miglioramento continuo. Per tutte le info nello specifico durante i cinque giorni dell’evento verrà organizzata una postazione fissa di riferimento, presso la palazzina uffici di Fiera Milano dedicata a tutti gli stakeholder che avessero necessità di eventuali chiarimenti e informazioni sulle attività previste dal programma e dalla certificazione ISO 20121.

OBIETTIVI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

Nello specifico due sono gli obiettivi che EICMA ha pianificato di raggiungere seguendo lo standard ISO 20121. Da una parte è importante «aumentare la  consapevolezza da parte dei visitatori, espositori e operatori di essere partecipi di un evento organizzato con un’attenzione particolare alla sostenibilità, mirando a creare un maggiore coinvolgimento di tutti gli stakeholder» hanno specificato gli organizzati e dall’altro è essenziale anche «migliorare e potenziare la gestione dei rifiuti prodotti prima, durante e dopo l’evento, con una particolare attenzione ad espositori e punti di ristoro, bar e ristoranti». Comunicazione e sensibilizzazione, gestione dei rifiuti e riciclo materiali sono dunque un quartetto imprescindibile in questa 77edizione dell’Esposizione attraverso il quale passa il profondo impegno per il miglioramento dell’impatto ambientale e sociale della manifestazione.

VADEMECUM DEL VISITATORE SOSTENIBILE

Per rendere possibile tutto questo l’organizzazione di EICMA ha stilato un vero vademecum del visitatore sostenibile che propone sei “regole”, o meglio consigli e indicazioni di comportamento da adottare durante la visita nei padiglioni fieristici. Niente di così difficile o restrittivo ma solo delle semplici linee guida che permettono di vivere l’evento in modo non solo corretto per sé stesso e gli altri ma anche per l’ambiente, pensando al futuro. Eccole qui di seguito:

  • 1° REGOLA, RISPETTA LE REGOLE! Segui le nostre indicazioni e contribuisci anche tu a rendere più sostenibile l’evento EICMA 2019 e la vita di tutti i giorni.
  • DIFFERENZIA-TI Non gettare i rifiuti a terra. All’interno e all’esterno dei padiglioni trove­rai i contenitori per la raccolta differenziata.
  • FATTI PIÙ IN LÀ! Ricorda di non parcheggiare moto e auto nei parcheggi ri­servati ai disabili e non ingom­brare gli accessi a loro necessari.
  • USA LA TESTA ANCHE QUANDO TI DIVERTI Continua ad avere comporta­menti sostenibili anche quando ti diverti, non solo a casa. Non sprecare acqua ed energia nelle strutture che ti ospitano.
  • NO MOZZICONI A TERRA! Non gettare i mozziconi di sigaretta a terra, una volta spenti puoi gettarli nei contenitori per i rifiuti indifferenziati o, se presenti, negli appositi contenitori per i mozziconi. Se puoi usa il posacenere da tasca.
  • MUOVITI IN MODO SOSTENIBILE Per raggiungere l’esposizione In primis i mezzi pubblici, biciclette, scooter e i vari sistemi di sharing che sono ottime soluzioni per muoversi in modo sostenibile. Utilizza l’autovettura solo se strettamente necessario e condividi il viaggio con amici o colleghi di lavoro.

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Torna in Italia Alvin, il bimbo portato via dalla madre arruolata nell’Isis

Il bambino era stato preso dalla mamma nel 2014 ed era andato con lei in Siria. Dove vive nel campo profughi di al Hol. Lei sarebbe morta in un'esplosione.

Sta tornando in Italia, dopo ricerche da parte dello Scip della Polizia e del Ros dei carabinieri, il bimbo di 11 anni portato da Barzago (Lecco) in Siria dalla madre Valbona, che lasciò il marito e padre del bimbo per arruolarsi nell’Isis, il 17 dicembre 2014. Il ragazzino di nome Alvin, la cui madre sarebbe morta in un’esplosione, si trovava nel campo profughi di Al Hol in Siria. A Milano, dove pende un procedimento sulla donna coordinato dal pm Alberto Nobili, il gup Guido Salvini attivò le ricerche della donna e del figlio. Il bambino potrebbe rientrare in Italia già l’8 novembre.

«SI RICORDA DELL’ITALIA»

«Ricorda di avere avuto dei pregressi in Italia, il minore», ha spiegato in un verbale di fine settembre, di fronte al gup di Milano Guido Salvini, un investigatore del Ros dei carabinieri raccontando passo passo le ricerche per ritrovare e riportare in Italia il bambino. Una foto del piccolo, che veniva da personale della Croce Rossa, è stata mostrata al padre «che ha riconosciuto nel minore il figlio».

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La Cina annuncia l’intesa per una riduzione dei dazi con gli Usa

L'annuncio è stato dato dal portavoce del governo di Pechino Gao Feng, che ha parlato di una misura graduale senza fornire ulteriori dettagli.

Cina e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo per la riduzione «graduale» dei dazi che erano stati posti reciprocamente per penalizzare le importazioni di prodotti. Lo ha detto all’agenzia Bloomberg Gao Feng, portavoce del governo di Pechino, senza fornire ulteriori dettagli sull’intesa.

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Il Corriere della Sera e il contributo non condizionante

In occasione dell'evento Tempo della salute, in Rcs si sono inventati una dicitura inedita nel mondo dei contenuti sponsorizzati: una genialata destinata ad aprire nuovi orizzonti per l'editoria agonizzante.

Peculiarità del tempo, anzi dei Tempi, direbbe la nota influencer Taylor Mega. Dopo quello delle donne, gigantesca macchina che alterna eventi, ospiti e sponsor generalmente catalogati come powered by in quanto fornitori di generoso contributo, il marketing del Corriere della sera replica con il Tempo della salute, una due giorni che inizia sabato 9 novembre e dove ciascuno può ritrovare l’universo mondo dei propri acciacchi e fior di esperti che pensosamente ne dibattono. Con tanto di aziende che per ciascun incontro aprono il portafoglio e finanziano.

Solamente che, a differenza delle Donne, qui lo sponsor puzza, trattandosi per la gran parte di aziende farmaceutiche che evidentemente potrebbero pesantemente condizionare il libero contenuto degli eventi. Naturalmente nessuno dubita della correttezza deontologica per cui se parlo di mal di testa non citerò ai quattro palmenti il marchio di una nota aspirina.

Però siccome a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca, in Rcs si sono inventati una dicitura inedita: il contributo non condizionante. Cosa vuol dire? Beh, che se si parla di osteoporosi e si illustreranno le medicine prodotte dalla Amgen non è perché il nome dell’azienda americana figura il calce come contributore, visto che il suo apporto è specificatamente indicato come non condizionante.

I NUOVI ORIZZONTI DEL CONTENUTO SPONSORIZZATO

Voi capite bene che nel rutilante e sempre più invasivo universo del contenuto sponsorizzato (del resto i giornali da soli faticano a stare in piedi) l’ingresso del contributo non condizionante è una genialata destinata ad aprire nuovi orizzonti. Prendiamo un caso: di recente il cdr del quotidiano si è lamentato dello spazio dato dalle sue austere colonne alla presentazione del calendario di For men magazine, che ha per protagonista una prorompente, sensuale e poco coperta Taylor Mega.

Siamo entusiasticamente convinti che il contributo non condizionante sarà la nuova frontiera, oltre che la panacea, dell’editoria agonizzante

I giornalisti hanno subito storto il naso, biasimando che la loro autorevole testata dedicasse spazio a un calendario per camionisti, ancorché realizzato su iniziativa di un periodico del loro editore. Ebbene, se Rcs avesse accompagnato all’occasione la performance di Taylor Mega con la dicitura di «contributo non condizionante della Cairo communication» si sarebbero evitata la ridda di mal di pancia. Siamo dunque entusiasticamente convinti che il contributo non condizionante sarà la nuova frontiera, oltre che la panacea, dell’editoria agonizzante. Fin da subito.

Urbano Cairo.

LEGGI ANCHE: La Lega di Salvini è all’opposizione, ma non in Rai

Infatti a guardare il calendario di Tempo della salute è tutto un florilegio di contributi non condizionanti. Con qualche effetto di involontaria ironia che deve essere sfuggito agli organizzatori. Quando per esempio si illustrano i contenuti della conferenza sull’emicrania, si definisce l’emicranico come «un malato in libertà condizionata tra una crisi e l’altra». Chissà che il contributo non condizionante della Novartis possa essere un benaugurante segno di guarigione possibile dalla fastidiosa malattia.

P.s. Questo articolo è stato scritto senza alcun contributo non condizionante, ma se qualcuno volesse farsi avanti, sempre senza condizionare, il marketing di Lettera43 è a diposizione.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Il governo in bilico sulla partita ex Ilva

Il premier Conte richiama la maggioranza all'unità dopo le frizioni con ArcelorMittal, che per proseguire con l'acquisizione dell'acciaieria chiede ora il taglio di 5 mila posti di lavoro.

Sull’immunità per ArcelorMittal restano intatte le tensioni nella maggioranza e nel Movimento 5 stelle. «Lo scudo penale è stato offerto ed è stato rifiutato. Il problema è industriale», sottolinea il premier Giuseppe Conte dopo l’incontro con i vertici indiani, riferendo che dall’azienda è arrivata una richiesta di «5 mila esuberi». Una condizione che l’azienda franco-indiana pone non ritenendo sostenibile un così elevato numero di dipendenti. Conte chiama poi tutto il Paese e le forze di opposizione alla compattezza: «Chi viene in Italia deve rispettare le regole», aggiunge infatti il presidente del Consiglio durante le registrazioni di Porta a Porta, «il governo non potrà mai accettare le richieste di Mittal». E ancora: «Non è un problema legale, perché una battaglia legale ci vedrebbe tutti perdenti. Ove mai fosse giudiziaria, sarebbe quella del secolo. Non si può consentire che si vada via senza rispettare gli obblighi contrattuali».

IL GOVERNO SI SPACCA SULLO SCUDO PENALE

«Chiameremo tutto il Paese a raccolta», insiste Conte ribadendo il suo messaggio alla politica: è il momento dell’unione. Una compattezza che, sul decreto offerto a ArcelorMittal sullo scudo penale, manca del tutto vista la ferma contrarietà di una parte del M5s. Tanto che, dopo tre ore e mezza di Consiglio dei ministri quel decreto non salta fuori. Avanti così, sono i commenti dal Pd, non si può andare. Già le bordate arrivano da tutte le parti, dalla Lega di Matteo Salvini a Confindustria, almeno gli alleati devono mettere da parte strappi e polemiche, perché, è l’avvertimento che manda il Partito democratico, «a forza di tirare, la corda si spezza».

LE CONDIZIONI «INACCETTABILI» DI ARCELORMITTAL

Ma per il caso Ilva ora il problema non è questo. La norma sullo scudo penale, raccontano fonti di governo, è stata di fatto messa sul tavolo nell’incontro con ArcelorMittal, al pari di altre rassicurazioni, come il pieno sostegno a un piano che renda l’ex Ilva un «hub della transizione energetica». Tutto inutile. L’azienda vuole l’addio o un taglio draconiano della forza lavoro, che costringerebbe il governo a intervenire sulla cassa integrazione. Con un’appendice: il governo non accetterà mai i 5 mila esuberi richiesti. I sindacati Fiom, Fim e Uilm, proclamando uno sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti ArcelorMittal, hanno definito le condizioni dell’azienda «provocatorie e inaccettabili».

PATUANELLI: «ARCELORMITTAL NON SA GESTIRE IL SUO PIANO»

Saranno 48 ore di suspense. Perché la trattativa con ArcelorMittal non è ancora definitivamente chiusa. Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli sottolinea che ArcelorMittal era a conoscenza della scadenza della «protezione legale» al marzo 2019, pur «auspicando» in una nota «che si risolvesse la criticità» della mancata estensione dello scudo fino al termine dell’esecuzione del Piano Ambientale nel 2023. Nonostante questo l’azienda «presentava offerta irrevocabile» e «palesava quindi di aderire alla misura restrittiva» relativa alla protezione legale. Secondo Patuanelli, non ci sono elementi per far scattare il recesso. «I rappresentanti di ArcelorMittal ci hanno detto chiaramente che non sono in grado di portare a termine il loro Piano industriale per rilanciare l’Ilva», dice Patuanelli.

FONTI DI GOVERNO: «PRATICAMENTE SIAMO GIÀ IN CAUSA»

«Al momento la via concreta è il richiamo alla loro responsabilità», spiega Conte che ha chiesto a Lakshmi Mittal e a suo figlio di aggiornarsi tra massimo due giorni per una nuova proposta. È una delle poche volte, da quando è a Palazzo Chigi, che Conte pone il suo accento sulla serietà del problema. Il premier, secondo alcuni quotidiani, starebbe già studiando di affidare l’azienda a un commissario. E sono parole che danno il tono della fumata nerissima registrata dopo l’incontro con i vertici di ArcelorMittal.

Nel governo si stanno cercando strade alternative. Un piano B che non includerebbe la partecipazione di Cdp ma che potrebbe concretizzarsi con una nuova cordata

«Vogliono il disimpegno o un taglio di 5 mila lavoratori» ma «nessuna responsabilità sulla decisione dell’azienda può essere attribuita al governo», spiega Conte sentenziando un concetto che sa di protesta di un intero sistema: «l’Italia è un Paese serio, non ci facciamo prendere in giro». Già perché, per il governo, semplicemente ArcelorMittal non rispetta un contratto aggiudicato dopo una gara pubblica. Tanto che fonti di governo descrivono lo scontro con l’azienda in questi termini: «Praticamente siamo già in causa». E, nell’esecutivo, emerge anche un’altra considerazione: quanto conviene che l’azienda resti? Per questo, parallelamente, si stanno cercando «strade alternative». Un piano B, insomma, che non includerebbe la partecipazione di Cdp ma che potrebbe concretizzarsi con una nuova cordata. È un’ipotesi che non riguarderebbe necessariamente Jindal o AcciaItalia. Sulla questione si è espresso anche il presidente della regione Puglia Michele Emiliano, che a Tagadà, su La 7 ha detto: «Faremo di tutto per far rispettare a Mittal il suo contratto. Se ciononostante non dovessimo riuscirci, certamente l’Ilva non muore lì, e l’Italia non muore lì: questo deve essere chiaro».

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Due tifosi scozzesi accoltellati a Roma prima di Lazio-Celtic

Ore di tensione alla vigilia del match di Europa League in programma all'Olimpico. Il ferimento al culmine di una rissa davanti a un pub. In città è scattato il piano di sicurezza.

Alta tensione alla vigilia dell’incontro di Europa League tra Lazio e Celtic in programma allo stadio Olimpico di Roma nel tardo pomeriggio del 7 novembre. Due tifosi scozzesi sono stati soccorsi nella notte dopo essere stati accoltelli da supporter biancocelesti in pieno centro .

SCATTATO IL PIANO DI SICUREZZA

A quanto ricostruito finora alla polizia, c’è stata prima una rissa davanti a un pub e poi l’accoltellamento. A essere colpiti uno scozzese 52enne nei pressi del pub e un altro 35enne in piazza Beniamino Gigli, poco distante da lì. Nella giornata del 6 novembre era scattato il piano di sicurezza per la partita di Europa League in programma allo Stadio Olimpico.

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Assegnata la scorta a Liliana Segre

Dopo i continui messaggi d'odio sui social, le autorità hanno deciso di garantire la protezione alla senatrice a vita. Salvini: «Anch'io ricevo minacce ogni giorno».

I carabinieri del Comando provinciale di Milano garantiranno la scorta alla senatrice a vita Liliana Segre, deportata nel gennaio del 1944 dal binario 21 della stazione Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, e sopravvissuta all’Olocausto. Lo fa sapere il Corriere della Sera. La misura di protezione, da tempo sotto esame, è stata disposta nel pomeriggio di mercoledì, durante il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico presieduto dal prefetto Renato Saccone e con al tavolo i vertici cittadini delle forze dell’ordine.

SALVINI: «ANCH’IO RICEVO MINACCE OGNI GIORNO»

«Le minacce contro Segre, contro Salvini, contro chiunque sono gravissime», ha detto il leader della Lega Matteo Salvini lasciando una manifestazione di Coldiretti in corso in piazza Montecitorio. «Anche io ne ricevo quotidianamente», ha aggiunto.

LA COMUNITÀ EBRAICA: «L’ANTISEMITISMO C’È»

«Il fatto che una senatrice sopravvissuta ad Auschwitz abbia bisogno della scorta indica che il Paese ha fallito e che l’antisemitismo c’è. Dopo l’attentato nell’82 a Roma le comunità ebraiche hanno iniziato ad essere sorvegliate, esigenza che non è mai venuta meno. Il rabbino Toaff era scortato, il rabbino Di Segni è scortato, come le presidenti di Roma, Dureghello, dell’Ucei, Di Segni. I nostri bambini entrano nelle nostre scuole scortati», ha dichiarato il vicepresidente della comunità di Roma Ruben Della Rocca.

SOLIDARIETÀ DAL PD

«A Liliana Segre, una delle ultime sopravvissute italiane alle camere a gas di Auschwitz-Birkenau, oggi lo Stato assegna una scorta perché la deve difendere da nuove minacce. È un terribile segnale, è un mondo che corre all’indietro. Difendere oggi chi ha attraversato l’inferno ieri è un dovere ma è anche una sconfitta»: così in una nota il deputato Pd Emanuele Fiano. Per la sottosegretaria ai rapporti con il parlamento Simona Malpezzi, «la decisione di mettere sotto tutela la senatrice Segre, per le continue minacce che riceve, rende l’idea del pericolo che corrono tutte le persone civili e democratiche nel nostro Paese. C’è un clima sociale e politico pesante in Italia che viene spesso sottovalutato, da oggi non deve essere più possibile tollerare qualsiasi manifestazione o cedimento verso posizioni razziste e fasciste. È un impegno che tutti i gruppi parlamentari devono assumere con chiarezza. Lo dobbiamo a Lilliana Segre, lo dobbiamo alla democrazia che va difesa senza alcuna ambiguità».

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La Borsa italiana e il valore dello spread del 7 novembre 2019

Piazza Affari in positivo: occhi puntati su Unicredit, che ha messo in vendita la sua quota in Mediobanca. Il differenziale Btp-Bund riparte da 132 punti base. I mercati in diretta.

Avvio di giornata positivo per Piazza Affari nella seduta di giovedì 7 novembre. L’indice Ftse Mib ha segnato in apertura un rialzo dello 0,49% a 22.490 punti, per poi crescere a +0,9%. La giornata precedente era terminata con un +0,04%. Occhi puntati su Unicredit, che ha messo in vendita l’intera quota di azioni possedute in Mediobanca. Seduta in rialzo per le principali Borse europee. Parigi guadagna lo 0,3% a 5.888 punti, Francoforte lo 0,7% a 13.258 punti e Londra lo 0,3% a 7.423 punti.

LO SPREAD APRE A QUOTA 132 PUNTI BASE

Lo spread tra Btp e Bund è poco mosso in avvio di giornata. Il differenziale ha segnato 132,4 punti, sostanzialmente sugli stessi livelli del giorno precedente. Il rendimento del titolo decennale italiano è pari allo 0,99%.

SEDUTA POSITIVA PER LE BORSE ASIATICHE

Listini di Borsa positivi in Asia e nel Pacifico dopo le dichiarazioni di Gao Feng, portavoce del governo cinese, sul raggiungimento di un accordo con gli Usa per ridurre «gradualmente» le tariffe incrociate che erano state poste sulle importazioni dai due Paesi. Tokyo ha guadagnato lo 0,11%, Shanghai ha chiuso a differenza di Taiwan (-0,4%). Stabile Seul (+0,01%), in deciso rialzo Sidney (+1%), favorita dal rialzo del greggio (Wti +0,5%). Positivi i futures sull’Europa e su Wall Street nonostante il rallentamento della produzione industriale tedesca e in attesa delle vendite al dettaglio in Italia e del bollettino economico della Bce.

GLI AGGIORNAMENTI DEI MERCATI IN DIRETTA

10.27 – L’EUROPA PROSEGUE IN TERRITORIO POSITIVO

Borse europee moderatamente positive in prospettiva di una soluzione sulla guerra dei dazi, dopo l’accordo con gli Usa annunciato da un portavoce del governo cinese. Milano (Ftse Mib +0,9%) è in testa, spinta dalle trimestrali di Unicredit (+4,55%), Generali (+3,63%) e da Pirelli (+2,46%), esposta sulla Cina. Seguono Francoforte (+0,7%), Madrid (+0,5%), Parigi e Londra (+0,3% entrambe). Al rallentatore la produzione industriale tedesca in settembre (-0,6%), mentre sono salite le vendite al dettaglio in Italia (+0,7%) e la Bce ha diffuso il tradizionale bollettino economico mensile. Positivi i futures su Wall Street, in vista delle richieste settimanali di sussidi e del rilascio di credito al consumo. Sugli scudi sulla piazza di Amsterdam ArcelorMittal (+7,27%), dopo un trimestre in linea con le stime degli analisti e le previsioni sulle vendite a fine anno, che rimarranno stabili.

9.58 – MILANO SALE ANCORA

Piazza Affari procede in territorio positivo (Ftse Mib +0,66%), spinta da Unicredit (+4,15%) dopo la cessione dell’8,4% in Mediobanca (-0,33%), piuttosto fiacca, e a seguito di un utile trimestrale salito di oltre l’8%.

9.21 – TUTTI I LISTINI EUROPEI IN RIALZO

Apertura in rialzo per le principali Borse europee. Parigi guadagna lo 0,38% a 5.888 punti, Francoforte lo 0,59% a 13.258 punti e Londra lo 0,36% a 7.423 punti.

9.06 – UNICREDIT CORRE IN BORSA

Avvio sprint per Unicredit in Piazza Affari dopo la cessione del pacchetto dell’8,4% in Mediobanca e i conti trimestrali. Il titolo ha segnato un rialzo del 3,8% a 12,55 euro. Piatto l’andamento delle azioni di Piazzetta Cuccia (-0,23% a 10,77 euro).

9.02 – PIAZZA AFFARI APRE IN POSITIVO

Avvio di seduta positivo per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib segna un rialzo dello 0,49% a 22.490 punti.

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ArcelorMittal vuole 5 mila esuberi per tenersi l’ex Ilva

Conte in una drammatica conferenza stampa: «Richiesta inaccettabile, offrano soluzioni che ci rassicurino». Il governo è disponibile a ripristinare l'immunità. Altre 48 ore per trattare, ma lo scenario è fosco.

Il premier Giuseppe Conte ha confermato in conferenza stampa che ArcelorMittal vuole 5 mila esuberi – su un totale di 10.777 dipendenti, di cui 1.200 già in cassa integrazione – per tenersi l’ex Ilva, che ogni giorno a Taranto perde 2,5 milioni di euro. Una condizione durissima, che il governo ritiene «inaccettabile». L’esecutivo, ha detto Conte, «è disponibile al ripristino dell’immunità sul piano ambientale, per sgombrare il campo da un falso problema. Ma nella discussione con l’azienda è venuto fuori che non è questa la vera causa del disimpegno. Lo dico senza timore di essere smentito: lo scudo penale non è il tema. Il tema vero è che ArcelorMittal ritiene che gli attuali livelli di produzione non siano sostenibili per remunerare gli investimenti. Dunque non ritiene possibile garantire l’occupazione».

In diretta da Palazzo Chigi

Posted by Giuseppe Conte on Wednesday, November 6, 2019

LEGGI ANCHE: Quanto pesa la possibile chiusura dall’ex Ilva sull’indotto

Sul dossier scatta ufficialmente «un allarme rosso» ed è necessario che «il Paese regga l’urto di questa sfida». Ma secondo il premier «nessuna responsabilità sulla decisione dell’azienda può essere attribuita al governo. Siamo disponibili a tenere aperta una finestra negoziale, 24 ore su 24. Invitiamo ArcelorMittal a prendersi un paio di giorni per offrire soluzioni che ci rassicurino sulla continuità dei livelli occupazionali, dei livelli produttivi e sul piano di risanamento ambientale». Ma quali strumenti concreti ha il governo per tentare di convincere l’azienda a tornare sui suoi passi, senza finire in Tribunale? Ben pochi. E Conte lo ha ammesso: «Ho offerto lo scudo penale, è stato rifiutato. Ho quindi chiesto di aprire un tavolo di negoziazione». Ma le mani del governo sono sostanzialmente vuote, a meno di non voler immaginare un ricorso massiccio alla cassa integrazione o un costosissimo subentro dello Stato. «Al momento non c’è nessuna soluzione, nessuna richiesta nostra è stata accettata», ha aggiunto il premier.

PATUANELLI: «LA RIDUZIONE DELLA PRODUZIONE È STRUTTURALE»

Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, visibilmente scosso, ha ribadito il concetto: «Questa è una vertenza industriale. ArcelorMittal vuole ridurre la produzione a 4 milioni di tonnellate e vuole 5 mila persone in meno. Ma ha vinto la gara promettendo 6 milioni di tonnellate e 8 milioni dal 2024. C’è un altro problema: se non si produce, non si investe nemmeno sul risanamento ambientale. Noi siamo disponibili ad accompagnare la situazione attuale, legata alle tensioni commerciali e alla crisi dell’automotive. Ma loro sono stati chiari: la riduzione della produzione è strutturale. Per noi è inaccettabile, il piano industriale di ArcelorMittal è stato proposto nel 2017, di fatto sono dentro da un anno».

SINDACATI CONVOCATI PER IL 7 NOVEMBRE

Conte ha promesso che gli operai e le comunità locali non saranno lasciati soli: «Domani convocheremo i sindacati. C’è l’assoluta determinazione di rilanciare l’ex Ilva e Taranto. Non è questione di minoranza o maggioranza, le polemiche politiche sono assolutamente inutili». Oltre agli esuberi, ArcelorMittal avrebbe chiesto anche una norma ad hoc per tenere in vita l’altoforno 2, che non è a norma e che rischia di essere spento dalla magistratura. Le organizzazioni dei lavoratori sono pronte alla mobilitazione. La Fim-Cisl si è mossa autonomamente con uno sciopero immediato, mentre in serata la Fiom e la Uilm hanno proclamato una giornata di astensione dal lavoro per l’8 novembre e una manifestazione a Roma, «di fronte all’arroganza» di ArceloMittal e alla «totale incapacità della politica».

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Seggiolini antiabbandono obbligatori dal 7 novembre

Il decreto fiscale ha creato un fondo che dà un incentivo di 30 euro per ciascun dispositivo acquistato. Per gli automobilisti inadempienti sanzioni da 81 a 326 euro e decurtazione di 5 punti dalla patente.

Doveva partire a marzo dell’anno prossimo, ma scatta invece il 7 novembre 2019 l’obbligo di montare sulle auto i seggiolini antiabbandono per il trasporto di bambini di età inferiore ai quattro anni. Il ministero dei Trasporti ha infatti appena pubblicato una circolare in cui spiega che il regolamento di attuazione dell’articolo 172 del nuovo Codice della Strada, pubblicato il 23 ottobre sulla Gazzetta Ufficiale, entra in vigore 15 giorni dopo, ovvero il 7 novembre. Chi non si doterà dei seggiolini antiabbandono incorrerà in una sanzione amministrativa da 81 a 326 euro e subirà la decurtazione di 5 punti dalla patente.

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Presunto dirottamento ad Amsterdam, per la compagnia è un falso allarme

La polizia olandese è intervenuta per una «situazione sospetta» nello scalo di Schiphol. Ma poi l'allarme si è rivelato infondato, come confermato dalla stessa compagnia coinvolta.

Momenti di grande paura questa sera all’aeroporto di Amsterdam Schiphol, quando si è temuto un tentativo di dirottamento di un aereo della Air Europa. Per fortuna, invece, si è trattato di un falso allarme, attivato per errore dal pilota, come ha reso noto in seguito la stessa compagnia aerea.

L’allerta è scattata intorno alle 19.30 nello scalo olandese, uno dei più trafficati d’Europa. Il pilota di un volo in partenza per Madrid ha premuto il pulsante che attiva l’allarme dirottamento. Immediate sono scattate le procedure d’emergenza a terra, con diverse ambulanze accorse sul posto, insieme con i reparti speciali della polizia, che nel frattempo ha diramato un avviso cosiddetto Grip 3, che indica un livello di rischio per «un elevato numero di persone».

L’ALLARME VISSUTO DAL GOVERNO

Notizie su un possibile dirottamento sono subito rimbalzate sui social, facendo temere il peggio, perché più fonti hanno confermato l’attivazione dell’allarme dirottamento dall’aeroplano, quando a bordo c’erano circa 27 persone tra passeggeri ed equipaggio. Creando agitazione fino ai piani alti del governo: «Sta succedendo qualcosa, spero che finisca bene», ha fatto sapere il premier Mark Rutte, costantemente aggiornato sulla situazione in corso. Un meeting alla Camera bassa è stato sospeso e un giornalista del quotidiano locale Telegraaf ha spiegato che il ministro della giustizia e sicurezza Ferdinand Bernhard Joseph Grapperhaus «aveva altro per la testa», evidentemente concentrato su quello che stava succedendo ad Amsterdam.

L’AMMISSIONE DI COLPA DELLA AIR EUROPA

Poco più di un’ora dopo, alle 20.30, c’è stata la prima volta che ha fatto tirare un sospiro di sollievo. La polizia ha reso noto che tutti i passeggeri e l’equipaggio erano stati sbarcati dall’aereo in sicurezza. Pochi minuti dopo, l’Air Europa ha chiarito tutta la vicenda, ammettendo la propria responsabilità: «Falso allarme. Nel volo Amsterdam-Madrid, questa sera, è stato attivato, per errore, un allarme che avvia protocolli sui dirottamenti. Non è successo nulla, tutti i passeggeri aspettano di volare presto. Siamo spiacenti». Anche l’aeroporto di Schiphol, che aveva chiuso il gate D, ha poi fatto sapere che l’operatività dello scalo è stata ripristinata.

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La Turchia ha catturato la moglie di al-Baghdadi

Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha confermato che una delle consorti del Califfo è stata catturata. Ma Ankara non ha fornito altri dettagli.

Nuovo colpo della Turchia alla cerchia di Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell’Isis ucciso il 27 ottobre in un blitz americano nel nord della Siria: dopo aver annunciato nei giorni scorsi la cattura della sorella maggiore, Ankara ha rivelato di avere in mano anche una delle quattro mogli dell’autoproclamato Califfo.

Mentre gli Usa hanno condotto una «gigantesca campagna di comunicazione» sulla morte di al-Baghdadi, «noi abbiamo preso sua moglie, lo dico oggi per la prima volta, ma non abbiamo creato clamore. Continueremo a lavorare in questo senso», ha detto il presidente Recep Tayyip Erdogan in un discorso ad Ankara.

Nessun dettaglio è stato finora reso noto sulle circostanze della cattura, né quando sia avvenuta esattamente. Segreta resta al momento anche l’identità della donna. Le informazioni al riguardo saranno diffuse «presto», ha assicurato il ministro della Difesa turco Hulusi Akar.

LE POSSIBILI MOGLI DEL CALIFFO

Secondo le notizie di intelligence disponibili, il defunto leader dell’Isis aveva quattro mogli, il massimo consentito dalla legge islamica. Tra queste, un’irachena conosciuta come Nour, figlia di un suo stretto collaboratore, Abu Abdullah al-Zubaie, e una donna di cui si sa che venne arrestata in Libano nel 2014 e liberata l’anno dopo in uno scambio di prigionieri. Un’altra ex moglie irachena, Saja al-Dulaimi, lo avrebbe abbandonato nel 2009 mentre era incinta della figlia.

IL VALORE DELL’ARRESTO DELLA SORELLA DI AL BAGHDADI

Solo un paio di giorni fa era stata catturata la sorella maggiore di al-Baghdadi, in questo caso subito identificata come la 65enne Rasmiya Awad, con tanto di diffusione di una foto segnaletica. La donna, definita dagli 007 turchi «una miniera d’oro» sul piano delle informazioni di intelligence, era stata fermata in compagnia di marito, nuora e 5 figli ad Azaz, località nel nord-ovest della Siria sotto il controllo di Ankara sin dal 2016 a seguito dell’operazione militare Scudo d’Eufrate, condotta proprio conto il sedicente Califfato. Non è stato indicato tuttavia se abbia anche portato alla cattura della cognata.

ANKARA RIMARCA LA LOTTA AL TERRORSMO

Per la Turchia è comunque l’occasione di ribadire il suo impegno nella lotta ai jihadisti, dopo la valanga di accuse da tutto il mondo di aver aperto spazi per un ritorno dell’Isis con la sua offensiva militare in Siria contro le milizie curde, che invece l’avevano sconfitto sul campo e ne detenevano migliaia di combattenti nelle loro prigioni.

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M5s: nuova fumata nera per elezione capogruppo Camera

Niente da fare in casa grillina per il successore di D'Uva. Fazioni ancora bloccate su due nomi: Silvestri e Crippa.

Nuova fumata nera, a quanto si apprende, per l’elezione del capogruppo del M5s alla Camera. Al termine dello spoglio nè Francesco SilvestriDavide Crippa hanno ottenuto la maggioranza assoluta richiesta dallo statuto del gruppo. Silvestri ha incassato 95 voti, Crippa 83.

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Unicredit ha messo in vendita tutta la quota detenuta in Mediobanca

Si tratta dell'8,4% del capitale. L'operazione ha un controvalore di circa 800 milioni di euro. La mossa va in direzione contraria rispetto alla recente crescita di Del Vecchio nell'azionariato di Piazzetta Cuccia.

Unicredit ha messo in vendita, attraverso un accelerated book building, l’intera quota dell’8,4% detenuta in Mediobanca. Agli attuali valori di mercato l’operazione ha un controvalore di circa 800 milioni di euro. L’istituto guidato da Jean Pierre Mustier ha fatto sapere che il collocamento sarà effettuato nei confronti di «alcuni investitori istituzionali», dunque il “pacchetto” verrà spezzettato. Ma la ratio che sta dietro all’iniziativa è difficile da afferrare.

IN DIREZIONE CONTRARIA RISPETTO A DEL VECCHIO

Unicredit è il primo azionista di Mediobanca e la mossa dell’amministratore delegato, che ricalca le modalità con cui è stata ceduta Fineco, è l’ultima di una serie ininterrotta di dismissioni, che comprendono la polacca Bank Pekao, l’asset manager Pioneer, le attività di elaborazione dei pagamenti con carte in Italia, Germania e Austria e la banca ucraina Ukrsotsbank. In vendita anche un pacchetto di immobili non strumentalii per un valore complessivo di 1 miliardo, mentre nel corso del 2019 sono state emesse obbligazioni per circa 10 miliardi. L’addio a Mediobanca va inoltre in direzione contraria rispetto alla recente crescita della Delfin di Leonardo Del Vecchio nell’azionariato di piazzetta Cuccia, che nel giro di un mese si è portata al 7,52%. Vincent Bolloré è invece sceso al 6,73%. Sullo sfondo la partita per le assicurazioni Generali, di cui Mediobanca possiede il 13%.

UNICREDIT «NON INTERFERIRÀ» CON IL COLLOCAMENTO

Il book building per la cessione di Mediobanca inizierà immediatamente. BofA Securities, Morgan Stanley e Unicredit Corporate & Investment Banking sono i Joint Bookrunners. Unicredit, come detto sopra, ha dato mandato di collocare le azioni presso più investitori e si è impegnata a «non interferire» con la loro assegnazione. La banca ha inoltre dichiarato che il ricavato della dismissione sarà reinvestito «nello sviluppo delle attività dei suoi clienti».

PLUSVALENZA LORDA DI 50 MILIONI EURO O POCO PIÙ

Il collocamento sta avvenendo in un range di prezzo compreso tra i 10,53 euro per azione e i 10,78 euro del prezzo di chiusura di Borsa del 6 novembre. Al prezzo minimo della forchetta ci sarebbe uno sconto del 2,3%. La quota posseduta da Unicredit è iscritta nel bilancio 2018 a 9,89 euro per azione. Dunque l’istituto, che il 7 novembre presenterà i conti dei primi nove mesi del 2019, ne uscirà con una plusvalenza lorda piuttosto esigua: 50 milioni di euro o poco più.

GLI SCENARI PER IL FUTURO

L’addio a Mediobanca può comunque aprire scenari nuovi per Unicredit. Negli ultimi due anni non sono mancate le speculazioni su una possibile virata sempre più prepotente verso l’estero. Al gruppo di piazza Gae Aulenti è stata accostata prima Societè Generale, dove lo stesso Mustier ha lavorato; poi la tedesca Commerzbank, che in primavera era alla ricerca di un partner dopo il fallimento delle trattative con Deutsche Bank. Ipotesi che Unicredit ha sempre rifiutato di commentare. D’altro canto il consolidamento del settore, anche a livello europeo, è diventata una chiara esigenza. E lo stesso Mustier ha rimarcato la necessita di avere istituti più grandi e paneuropei. Qualche schiarita potrebbe arrivare con il nuovo piano industriale, la cui presentazione è prevista fra un mese.

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L’ex speaker Bercow: «La Brexit il più grande errore dal dopoguerra»

L'ex presidente dei Comuni, dopo le dimissioni, esce dall'imparzialità che la carica richiedeva per dichiararsi apertamente un Remainer.

La Brexit? «Il più grande errore di questo Paese nel dopoguerra». John Bercow lo dice a chiare lettere dopo aver dismesso i panni di speaker e detto addio alla Camera dei Comuni dopo un decennio di presidenza dell’assemblea, all’insegna di uno stile interventista e istrionico, durante il quale molti vecchi compagni di partito Tory non gli hanno risparmiato l’accusa di partigianeria anti-brexiteer.

LE SIMPATIE PRO-REMAIN A LUNGO CELATE

Invitato dalla Foreign Press Association a tenere il suo primo discorso da ex, Bercow ha colto l’occasione per regolare qualche conto, per difendere il parlamento dalle accuse e per fare in sostanza il controcanto al discorso d’avvio della campagna elettorale del premier conservatore Boris Johnson. Ma anche per svelare un segreto di Pulcinella: le sue attuali simpatie pro Remain, dopo una carriera politica costruita all’ombra della destra Tory più euroscettica.

«LA BREXIT NON AIUTERÀ IL REGNO UNITO»

«Io non penso che (la Brexit) aiuterà il Regno Unito», ha affermato fra l’altro ‘Mister Order’, «rispetto il primo ministro, ma credo sarebbe meglio restare in un blocco di potere come l’Ue». Bercow – sollecitato a più riprese a fare show e parlare di sé anche come personaggio, noto per le decisioni procedurali chiave prese durante i dibattiti sulla Brexit, oltre che per gli ormai televisivamente celebri richiami alla disciplina al grido ‘order, order!’ – ha quindi insistito che è stata la maggioranza parlamentare, non lui, a imporre nei mesi scorsi il rinvio ripetuto del divorzio da Bruxelles.

«IL PARLAMENTO HA FATTO BENE IL SUO LAVORO»

Bercow del resto è tornato a difendere l’operato del Parlamento, messo oggi di nuovo sotto accusa da Johnson. «Il mio lavoro è stato quello di proteggere i diritti della Camera dei Comuni, e non mi devo scusare per averlo fatto», ha detto al riguardo, contestando apertamente gli attacchi del governo contro un Parlamento definito “di zombie” o paralizzato. «Il Parlamento non ha da vergognarsi, ha fatto bene il suo lavoro», ha replicato con il consueto mix di vis polemica e linguaggio ricercato l’ex speaker, non senza aggiungere poi ai microfoni di Sky Tg 24 di ritenersi «soddisfatto, più che orgoglioso» del compito svolto.

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Il Garante della privacy contro l’archiviazione integrale delle fatture elettroniche

Secondo l'authority i dati memorizzati dall'Agenzia delle entrate comprendono anche informazioni non rilevanti ai fini tributari. Parlamento invitato a modificare la norma contenuta nel decreto fiscale.

L’archiviazione integrale per otto anni di tutte le fatture elettroniche emesse e ricevute da parte dell’Agenzia delle entrate, compresi i dati non fiscalmente rilevanti e quelli relativi alle prestazioni fornite, per il Garante delle privacy è «sproporzionata». L’authority ha quindi invitato il parlamento a «vagliare l’effettiva necessità» di questa norma, valutando la possibilità di sostituirla con procedure «meno invasive» per i cittadini o semplicemente di «oscurare i dati non fiscalmente rilevanti».

LA NORMA È CONTENUTA NEL DECRETO FISCALE

Nella memoria che il Garante ha trasmesso alla commissione Finanze della Camera, dove sono in corso le audizioni sul decreto fiscale, ci si concentra sull’articolo 14 del provvedimento, che consente per l’appunto all’Agenzia delle entrate di memorizzare i file delle fatture elettroniche per gli otto anni successivi alla presentazione della dichiarazione dei redditi.

ARCHIVIAZIONE FINALIZZATA ALL’ANALISI DEL RISCHIO-EVASIONE

L’archiviazione è finalizzata all’analisi del rischio-evasione e all’esecuzione di controlli sia da parte della stessa Agenzia delle entrate, sia da parte della Guardia di finanza in caso di inchieste giudiziarie. Ma secondo il Garante per la privacy, quantità e qualità dei dati archiviati sarebbero eccessive. Anche perché l’intero patrimonio di informazioni sarebbe esposto a rischi di «esfiltrazione o attacchi informatici», per fronteggiare i quali servirebbero apposite leggi.

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Lamorgese difende il memorandum firmato con la Libia

La ministra ha tenuto al sua informativa alla Camera e difeso l'intesa del 2017. Ma ha aperto a possibili modifiche e alla creazione di corridoi umanitari.

Il Memorandum of understanding siglato il 2 febbraio 2017 con la Libia ha contribuito a far calare i flussi migratori ed i morti in mare; ora va però cambiato per migliorare le condizioni dei centri per migranti con l’obiettivo di una loro graduale chiusura per far posto a strutture gestite direttamente dall’Onu.

Lo ha detto la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, nella sua informativa alla Camera, sottolineando che la proposta italiana di rivedere il testo «è stata immediatamente e favorevolmente accolta» da Tripoli. Critico Matteo Orfini (Pd), che ha definito «imbarazzante ed ipocrita» l’intervento della ministra.

All’attacco anche il dem Fausto Raciti: «ha mancato del tutto il punto: quello del rispetto dei diritti umani. Se parti dall’idea che nei campi libici ci siano ospiti e non prigionieri, persone torturate e donne che subiscono violenza, allora il resto viene di conseguenza». Per Erasmo Palazzotto (Leu) va bene rivedere il MoU, ma serve la «chiusura immediata» dei centri. Riccardo Magi (+Europa) ha definito il sistema libico «non riformabile» e sollecitato «un piano di evacuazione e una nuova missione di salvataggio nel Mediterraneo». Gennaro Migliore (Iv) ha aperto alla rinegoziazione dell’accordo.

LA SPINTA A RINNOVARE L’INTESA FINO AL 2023

Lamorgese ha sottolineato che «al momento della sottoscrizione del Memorandum le dimensioni dei flussi erano senz’altro preoccupanti. Oggi», ha sottolineato, «sebbene la situazione sia ben diversa, sarebbe ingiustificabile un calo di attenzione sulle dinamiche migratorie che continuano a interessare il nostro Paese». L’intesa deve dunque proseguire per un altro triennio, anche perchè «ha svolto un ruolo importante per evitare l’isolamento delle autorità libiche e per coinvolgerle in comuni strategie per il contrasto al traffico di esseri umani».

ALLARME INFILTRAZIONI JIHADISTE TRA I MIGRANTI

Ora si punta ad un salto di qualità delle strutture di detenzione (in Libia l’immigrazione illegale è un reato punito con il carcere), nonostante, ha riconosciuto il ministro, «le difficili condizioni generali di insicurezza del Paese, che rischiano di facilitare l’opera di gruppi criminali impegnati nel traffico di esseri umani, anche con il rischio di infiltrazioni di jihadisti tra i migranti che giungono sulle nostre coste». Il conflitto in corso peraltro ha messo sulla linea del fronte anche i centri per migranti. L’obiettivo, per l’Italia, ha puntualizzato Lamorgese, «dovrà essere quello di migliorarne le condizioni, in vista della graduale chiusura di quelli attualmente esistenti, favorendo l’intervento volto alla loro trasformazione, concordata con le autorità libiche, per giungere progressivamente a prevedere centri gestiti direttamente dalle Nazioni Unite».

LE POSSIBILI MODIFICHE VOLUTE DAL GOVERNO

Altri punti da inserire nel rinnovato accordo, per la ministra, sono il rafforzamento dei corridoi umanitari, coinvolgendo altri Paesi europei e con il finanziamento Ue, il potenziamento della capacità di sorveglianza dei confini meridionali della Libia, nonchè il piano di sostegno alle municipalità libiche, con la distribuzione di apparecchiature mediche, materiale sanitario, materiale per scuole e farmaci. Se Tripoli ha risposto subito alla nota verbale italiana manifestando disponibilità a rivedere l’intesa, dal fronte che combatte il governo di accordo nazionale di Fayez al Serraj, è arrivato un avvertimento. L’Italia e l’Europa «non hanno alcun vantaggio» a sostenere il governo di Tripoli, perché la capitale «è in mano alle milizie e finché sarà così arriveranno i barconi sulle vostre coste», ha detto Abdulahdi Ibrahim Lahweej, ‘ministro degli Esteri’ del governo dell’est libico, quello di Khalifa Haftar, non riconosciuto a livello internazionale.

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L’Ue taglia le stime sul Pil dell’Italia nel 2020

Dal +0,7% previsto d'estate, Bruxelles passa al +0,4%. Invariate, invece, quelle per il 2019, confermate al +0,1%.

Nelle previsioni economiche d’autunno in arrivo giovedì 7 novembre, secondo quanto anticipato dall’Ansa, salvo sorprese dell’ultima ora la Commissione Ue lascerà a +0,1% la stima sul Pil italiano 2019, invariata rispetto alle sue ultime previsioni di luglio. Rivedrà invece al ribasso la stima sul 2020: dal +0,7% previsto d’estate, a +0,4%.

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Poste Italiane, ecco i dati dei primi nove mesi

I ricavi del terzo trimestre sono in aumento, con una crescita complessiva nei nove mesi dell'1,7%. Utile netto a +2,6%

Poste Italiane ha chiuso i primi nove mesi del 2019 con ricavi pari a 8,089 miliardi di euro, riscontrando un aumento dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2018. I ricavi nel terzo trimestre si sono attestati a 2,568 miliardi, in salita dell’1,8% rispetto al terzo trimestre del 2018. L’utile netto nei nove mesi è stato pari a 1,083 miliardi (+2,6%), mentre quello dell’ultimo trimestre si è fermato a 320 milioni (-0,4%). I numeri sono in linea con gli obiettivi 2019 del piano Delivery 2022 su tutti i segmenti di business.

Per la prima volta il Gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante ha approvato la distribuzione di un acconto sul dividendo 2019, pari a 0,154 euro per azione, corrispondente a un terzo della somma prevista per il 2019 (pari a 0,463 euro). L’acconto sarà distribuito a partire dal 20 novembre, con data stacco della cedola al 18 e record date al 19 novembre.

Grande spinta data dai Servizi Assicurativi, che hanno ottenuto nel trimestre ricavi pari a € 423 milioni (+16,5% rispetto al terzo trimestre del 2018) mentre il comparto Pagamenti, Mobile e Digitale ha registrato ricavi pari a € 171 milioni (+10,6% rispetto al terzo trimestre del 2018). Nel comparto Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione continua il processo di trasformazione industriale in corso: il Joint Delivery Model è stato implementato nel 95% dei centri di recapito previsti a Piano  e i ricavi scendono del 3,5% a 800 milioni di euro. Stabili i ricavi dei servizi finanziari a 1173 milioni di euro (-0,1%).

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