Chiesto il processo per il tesoriere della Lega

Al centro dell'inchiesta, un presunto finanziamento illecito da 40 mila euro concordato, tra il 2015 e il 2016, con l'allora patron di Esselunga Caprotti.

I pm di Milano Stefano Civardi e Gianluca Prisco hanno chiesto il rinvio a giudizio per il tesoriere della Lega Giulio Centemero per un presunto finanziamento illecito da 40 mila euro concordato, tra il 2015 e il 2016, con il patron di Esselunga Bernardo Caprotti (morto nel 2016). Finanziamento che doveva andare all’associazione ‘Più voci’, di cui Centemero era legale rappresentante, ma che sarebbe andato al Carroccio per rimpinguare le casse di Radio Padania. L’inchiesta era stata chiusa a ottobre.

Stando ai pm, Caprotti e Centemero avevano concordato un finanziamento di 150 mila euro, ma alla fine i soldi incassati dal Carroccio per risanare le casse di Radio Padania sarebbero stati “solo” i 40 mila euro contestati

Stando alle indagini della procura milanese, inizialmente Caprotti e Centemero avevano concordato un finanziamento per ‘Più voci‘ di 150 mila euro e poi, però, alla fine i soldi incassati dal Carroccio per risanare le casse di Radio Padania sarebbero stati “solo” i 40 mila euro contestati nell’imputazione. Gli inquirenti, infatti, avrebbero trovato traccia di bonifici dalla ‘Più voci’ verso Radio Padania. Dopo la richiesta di processo, verrà fissata l’udienza preliminare al termine della quale il giudice deciderà se mandare o meno a giudizio Centemero.

L’ALTRA INDAGINE SUL CASO PARNASI

Centemero, capogruppo della Lega in Commissione Finanze e tesoriere del Carroccio, è anche indagato, tra l’altro, nell’inchiesta romana, chiusa nelle scorse settimane, su un presunto finanziamento illecito da 250 mila euro, sempre all’associazione ‘Più voci’, da parte dell’imprenditore romano Luca Parnasi. Fascicolo della procura di Roma che vede indagato anche Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Partito democratico, poi passato nelle fila di Italia Viva, per un altro presunto finanziamento illecito da Parnasi.

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Scontri in Francia nel giorno dello sciopero contro la riforma delle pensioni

Alta tensione a Parigi, dove i black bloc sono entrati in azione danneggiando vetrine e e dando fuoco ai cassonetti: fermate 41 persone.

Alta tensione a Parigi, in occasione dello sciopero contro la riforma delle pensioni varata dal governo di Emmanuel Macron. Scontri lungo il percorso del corteo con destinazione République: nei dintorni della grande piazza, dove hanno preso posizione centinaia di black bloc con il volto coperto, sono stati dati alle fiamme alcuni cassonetti e i pompieri sono stati costretti a intervenire. I casseur hanno lanciato sassi contro le vetrine, con la situazione che è fatta sempre più tesa. Un gruppo di black bloc, composto da almeno 500 individui vestiti di nero, si è appostato all’angolo del boulevard Magenta e Place de la République, nel cuore della capitale, inscenando scontri e provocazioni con gli agenti di polizia costretti a replicare.

LA POLIZIA HA FERMATO 41 PERSONE

Un grande rogo si è stagliato al centro di place de la République. Lì i black bloc hanno dato alle fiamme materiale di cantiere, arredo urbano e cassonetti proprio in corrispondenza di un ingresso della metropolitana, che è chiusa dal mattino. Alcuni giovani vestiti di nero e con il volto coperto si sono arrampicati sul monumento nel centro della piazza. Al momento sono 41 le persone fermate dalla polizia per le violenze a margine della manifestazione. Secondo la questura, sono invece 71 le persone controllate dalla polizia e 9.350 i controlli preventivi.

DISAGI PER TUTTO IL FINE SETTIMANA

Intanto, la città si prepara a un fine settimana di pesanti disagi su metro e bus. I sindacati della Ratp la compagnia che gestisce il trasporto pubblico parigino, hanno infatti annunciato che lo sciopero indetto per oggi contro la riforma delle pensioni di Emmanuel Macron verrà prorogato «fino a lunedì» per «la quasi totalità dei lavoratori in sciopero». La mobilitazione, già molto forte in questo ‘giovedì nero’ dei trasporti, con collegamenti praticamente paralizzati, sarà «la stessa fino a lunedì», ha riferito Thierry Babec, rappresentante di Unsa, primo sindacato della Ratp.

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Schwazer ricorre alla giustizia svizzera contro la squalifica del Tas

Il marciatore chiede la sospensione degli otto anni di stop inflittagli alla vigilia delle Olimpiadi di Rio. Sullo sfondo i crescenti sospetti di manipolazione delle urine avvalorati dal Gip di Bolzano.

Lo aveva annunciato e ora è ufficiale: il marciatore Alex Schwazer, oro a Pechino 2008, si è rivolto alla giustizia ordinaria svizzera e ha chiesto la sospensione della squalifica di otto anni per doping inflittagli dal Tribunale arbitrale dello sport nell’agosto 2016, alla vigilia delle Olimpiadi di Rio. Una squalifica – la seconda dopo quella del 2012 a Londra, con la positività ammessa dallo stesso Schwazer – arrivata dopo che il 15 dicembre 2015 Alex aveva testimoniato al processo contro i medici della Federazione internazionale.

IL CONTROLLO ANTIDOPING A SORPRESA DI CAPODANNO

Lo stesso giorno, la Iaaf aveva ordinato un controllo antidoping a sorpresa, che in effetti avvenne il primo gennaio 2016 alle 7 del mattino nella casa altoatesina del marciatore, che in quel periodo si allenava con il maestro di sport del Coni Sandro Donati, da decenni in prima linea nella lotta contro il doping. Schwazer, scegliendo un allenatore come Donati, intendeva infatti dimostrare non solo di essere «pulito», ma di essere anche competitivo, come dimostrarono i tempi registrati ai Mondiali di Roma della primavera 2016 che gli permisero di staccare il pass per le Olimpiadi: Alex vinse la 50 chilometri di marcia, prima gara dopo la lunga squalifica post Londra di tre anni e nove mesi, con il tempo di 3 ore e 39 minuti, secondo miglior risultato stagionale a livello mondiale.

L’IPOTESI FONDATA DI UNA MANIPOLAZIONE DELLE PROVETTE

La seconda positività del campione venne però comunicata solo a giugno, alla vigilia della gara olimpica in Brasile, quando il Tas di Losanna decise di squalificare Alex per otto anni, di fatto interrompendo la sua carriera. Il caso si è poi spostato in tribunale a Bolzano, dove si cerca di capire se l’atleta si sia realmente dopato di sua volontà o se qualcuno l’abbia, invece, incastrato. Il Gip di Bolzano, Walter Pelino, ha ritenuto fondata l’ipotesi della manipolazione delle urine usate per il controllo antidoping che portò Schwazer alla squalifica e ha ordinato numerose perizie. Per cercare di arrivare a un punto fermo il giudice ha disposto anche dei prelievi su 50 atleti volontari, un fatto mai verificatosi prima in un processo per doping. Novità dal processo sono attese nella primavera del 2020. Ora arriva l’istanza al Tribunale federale della Confederazione elvetica di Losanna. Intanto Schwazer continua ad allenarsi e culla il sogno di poter partecipare alle Olimpiadi di Tokio 2020.

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Vertice di maggioranza sulla manovra a Palazzo Chigi

I renziani chiedono di eliminare del tutto la plastic tax, già ridotta a 50 centesimi al chilo dal maxi emendamento presentato dal governo. Il 6 dicembre si cominciano a votare al Senato le proposte di modifica.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte vedrà alle 17 a Palazzo Chigi tutti i partiti di maggioranza, per un vertice sulle proposte di modifica alla manovra che si voteranno in Senato a partire dal 6 dicembre. Italia viva, in particolare, aveva chiesto un incontro dopo aver lasciato il tavolo in dissenso su plastic tax e tassa sulle auto aziendali, fortemente ridotte ma non del tutto cancellate dal maxi emendamento messo a punto il 4 dicembre dal governo.

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Innovazione e brevetti, da Mise e Invitalia due nuovi incentivi

Da gennaio 2020 saranno attivi, e gestiti da Invitalia, “Brevetti+” e “Proof of Concept” dedicati a imprese, università ed enti di ricerca

Al via due nuovi incentivi del Ministero dello Sviluppo Economico gestiti da Invitalia per valorizzare l’innovazione delle imprese, delle università e degli enti di ricerca. È tutto pronto ormai per la partenza di “Brevetti+” dedicato alle imprese che mette in campo 21,8 milioni stanziati dal Mise e “Proof of Concept” che con 5,3 milioni si rivolge alle università e agli enti di ricerca. Decolleranno a partire dall’anno nuovo con le date fissate al 30 gennaio 2020 per il primo e al 13 gennaio 2020 per il secondo. 

PROOF OF CONCEPT (PoC)

A partire dal 13 gennaio 2020 le università, gli enti pubblici di ricerca, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) potranno presentare domanda fino al 27 febbraio 2020 per richiedere le agevolazioni proposte da Proof of Concept (POC), l’incentivo che finanzia programmi di valorizzazione dei brevetti al fine di innalzarne il livello di maturità tecnologica delle invenzioni brevettate da soggetti appartenenti al mondo della ricerca, appunto. Il fine ultimo è che queste invenzioni possano diventare oggetto di azioni di sviluppo anche, e soprattutto, da parte del sistema imprenditoriale. 

Il Bando POC pubblicato dal Ministero dello sviluppo economico – Direzione Generale per la tutela della proprietà industriale – Ufficio italiano brevetti e marchi, è gestito da Invitalia e ha una dotazione di 5,3 milioni di euro

I soggetti saranno ritenuti ammissibili solo se in possesso del requisito di Organismo di Ricerca (OdR) ai sensi del Regolamento UE n.651/2014. 

I programmi di valorizzazione dovranno, inoltre, essere trasmessi esclusivamente tramite PEC all’indirizzo poc2020@postacert.invitalia.it, indicando nell’oggetto “BANDO MISE POC 2020”. Ad esito positivo della valutazione i soggetti ammessi dovranno selezionare, secondo i requisiti di ammissione e le modalità di selezione specificate nel programma presentato, i brevetti o le domande di brevetto da valorizzare attraverso progetti di PoC per innalzarne il livello di maturità tecnologica e comunicarne l’esito. A conclusione del programma di valorizzazione i soggetti ammessi dovranno inviare una relazione delle attività svolte. 

BREVETTI+

Dal 30 gennaio 2020 a partire dalle ore 12 e fino ad esaurimento delle risorse disponibili, invece, le micro, piccole e medie imprese, comprese le startup innovative, alle quali è riservato il 15% delle risorse stanziate, potranno presentare ad Invitalia la richiesta di accesso agli incentivi del bando Brevetti+ per l’acquisto di servizi specialistici (relativi a industrializzazione e ingegnerizzazione, organizzazione e sviluppo, trasferimento tecnologico) finalizzati alla valorizzazione e lo sfruttamento economico di un brevetto in termini di redditività, produttività e sviluppo sui mercati nazionali e internazionali.

Gestito da Invitalia, Brevetti+ ha una dotazione di 21,8 milioni di euro, a cui potranno aggiungersi le risorse del PON Imprese e Competitività a favore delle iniziative localizzate nelle regioni meno sviluppate. Le agevolazioni consistono in un contributo in conto capitale, nel rispetto della regola del de minimis, del valore massimo di 140 mila euro.

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La Regione Lombardia ha limitato la libertà religiosa

Sentenza della Consulta contro la legge del 2005 che imponeva un piano per le attrezzature religiose e lo vincolava all'approvazione del piano del governo del territorio rendendo incerta la possibilità di aprire nuovi luoghi di culto.

La Lombardia ha limitato irragionevolmente la libertà di culto: lo ha stabilito la Consulta con una sentenza relativa agli spazi per le moschee e altri luoghi religiosi. Secondo la Corte, la libertà religiosa garantita dall’articolo 19 della Costituzione comprende anche la libertà di culto e, con essa, il diritto di disporre di spazi adeguati per poterla concretamente esercitare. Pertanto, quando disciplina l’uso del territorio, il legislatore deve tener conto della necessità di dare risposta a questa esigenza e non può comunque ostacolare l’insediamento di attrezzature religiose.

QUELLA RICHIESTA DI UN PIANO PER LE ATTREZZATURE RELIGIOSE

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 254 depositata il 5 dicembre (relatrice Daria de Pretis) ha accolto le questioni sollevate dal Tar Lombardia e, conseguentemente, ha annullato due disposizioni in materia di localizzazione dei luoghi di culto introdotte nella disciplina urbanistica lombarda (legge 12/2005) dalla legge regionale della Lombardia n. 2 del 2015. La prima poneva come condizione per l’apertura di qualsiasi nuovo luogo di culto l’esistenza del piano per le attrezzature religiose (PAR).

«COMPRESSIONE DELLA LIBERTÀ CHE NON È BUON GOVERNO»

La Corte, riferisce l’ufficio stampa, «ha fatto riferimento al carattere assoluto della norma, che riguardava indistintamente tutte le nuove attrezzature religiose a prescindere dal loro impatto urbanistico, e al regime differenziato irragionevolmente riservato alle sole attrezzature religiose e non alle altre opere di urbanizzazione secondaria». In base alla seconda disposizione dichiarata incostituzionale, il PAR poteva essere adottato solo unitamente al piano di governo del territorio (PGT). Secondo la Corte, «questa necessaria contestualità e il carattere del tutto discrezionale del potere del Comune di procedere alla formazione del PGT rendevano assolutamente incerta e aleatoria la possibilità di realizzare nuovi luoghi di culto». Le norme censurate finivano così per «determinare una forte compressione della libertà religiosa senza che a ciò corrispondesse alcun reale interesse di buon governo del territorio».

SALVINI: «NON SI SENTE CERTO BISOGNO DI CONSULTA ISLAMICA»

Il segretario leghista Matteo Salvini ha commentato critico: «Reciprocità e rispetto delle nostre leggi e regole, per aprire moschee e altri luoghi di culto, chiediamo troppo? Non si sente certo il bisogno di un’altra Consulta islamica…».

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Prima richiesta di aiuto della Popolare di Bari al Fitd

Sul tavolo del comitato di gestione, è arrivata «una rappresentazione della situazione aziendale di difficoltà in vista di un possibile intervento».

Prima richiesta di aiuto da parte della Popolare di Bari al Fitd, il Fondo interbancario di tutela dei depositi. Sul tavolo del comitato di gestione, a quanto si apprende, è arrivata «una rappresentazione della situazione aziendale di difficoltà in vista di un possibile intervento». Della richiesta è stata data informativa ai consiglieri. Il Fondo attende ora «un piano industriale da cui emerga un fabbisogno di capitale»

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Fallito l’esperimento delle gemelle cinesi col dna modificato

Secondo una rivista del Mit il test del professore Hi Jiankui non sarebbe andato a buon fine. E anzi avrebbe introdotto altre mutazioni.

Il controverso esperimento in cui il ricercatore cinese Hi Jiankui ha affermato di aver fatto nascere due bimbe con il Dna modificato con la tecnica Crispr è probabilmente fallito, e non ha dato alle gemelle alcuna protezione dall’infezione da Hiv. Lo affermano alla rivista del Mit alcuni esperti che hanno visionato lo studio originale che il ricercatore aveva inviato ad alcune riviste scientifiche.

L’intenzione di Jiankui, che aveva annunciato l’esperimento circa un anno fa ad un congresso scientifico, era di conferire alle bimbe una mutazione genetica che protegge dall’infezione da Hiv. Nel manoscritto, che fu rifiutato da Nature e Jama, il ricercatore aveva affermato nell’abstract di essere riuscito a riprodurre la variante nelle bimbe, e che la tecnica poteva aiutare milioni di persone a rischio di contrarre l’Aids.

Dai dati contenuti nello stesso manoscritto, ha spiegato però alla rivista Fyodor Urnov, genetista dell’università di Berkeley, emerge un’altra realtà. «L’affermazione di aver riprodotto la variante è uno sfacciato travisamento della verità, che può essere descritta solo in un modo: un falso deliberato. Lo studio mostra che il team di ricercatori invece ha fallito nel riprodurre la variante, e al suo posto hanno provocato delle altre mutazioni, il cui effetto è sconosciuto».

NESSUN TEST PRIMA DELLE GRAVIDANZE

Secondo il manoscritto inoltre, ha scritto ancora la rivista, i ricercatori non hanno condotto nessun test sulle mutazioni ottenute sugli embrioni per verificarne l’efficacia contro l’Hiv prima di iniziare le gravidanze. I genitori delle gemelline inoltre potrebbero non essere stati informati correttamente sull’esperimento, che non avrebbe ricevuto nessuna approvazione da comitati etici.

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Cosa dicono i dati dell’Ocse sulla pressione fiscale in Italia nel 2018

Secondo il Revenue Statistics dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, il nostro Paese è al 7° posto per il peso del fisco fissato al 42,1% del Pil. In testa alla classifica la Francia col 46%.

L’Italia è settima tra i 37 Paesi Osce per il peso del fisco. Nel 2018 la pressione fiscale si è attestata al 42,1% del Pil contro una media dell’aerea del 34,3%. Ad aprire la classifica è la Francia, che supera il 46%, mentre all’opposto si trova il Messico, ad appena il 16%. I dati sono contenuti nelle ultime Revenue Statistics dell’Ocse. Quattro Paesi, ha spiegato l’Ocse, hanno percentuali superiori al 43% ed altri quattro sono sopra il 40%. Cinque sono invece sotto il 25% del Pil.

IL RECORD DEI PAESI SCANDINAVI

In dettaglio, in seconda posizione dopo la Francia, con un peso del fisco pari al 44,9%, si piazza la Danimarca, paese dove storicamente la tassazione è al top delle graduatorie internazionali. Seguono il Belgio (44,8%), la Svezia (43,9%), la Finlandia (42,7%), e l’Austria (42,2%) che per un solo decimale sorpassa l’Italia rispetto al 2017. Il Lussemburgo è al 40%, la Norvegia al 39%, la Grecia e l’Olanda sono al 38,7%, davanti alla Germania con il 38,2%. Tra gli altri maggiori Paesi, la Spagna è al 34%, il Regno Unito al 33,5%, la Svizzera al 27,9% e gli Stati Uniti, dove la riforma voluta da Donald Trump, ha portato la pressione fiscale al 24,3% dal precedente 26,8%. All’opposto della classifica, si è piazzato appunto il Messico preceduto da Cile (21%) e Irlanda (22,3%).

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Fedez potrebbe ammalarsi di sclerosi multipla

Il rapper, intervistato da Peter Gomez a La confessione sul Nove, ha rivelato di averlo scoperto facendo una risonanza magnetica.

Fedez rischia di ammalarsi di sclerosi multipla, ma per ora sta bene. Il rapper, intervistato da Peter Gomez a La confessione sul Nove, ha rivelato di essersi sottoposto a una risonanza magnetica durante la quale «mi è stata trovata una cosa chiamata demielinizzazione nella testa, che è quello che avviene quando hai la sclerosi multipla».

Si tratta di una «piccola cicatrice bianca, sono dovuto restare sotto controllo perché, clinicamente, quello che mi hanno riscontrato è una sindrome radiologicamente verificata». Una scoperta che lo avrebbe portato a ridefinire le priorità della sua vita: «Questo è stato per me il motivo di iniziare un percorso per migliorare e per scegliere le mie battaglie».

Su Instagram, Fedez ha comunque voluto rassicurare i suoi fan: «Ho visto che sono già usciti tanti articoli, alcuni con dei titoli molto allarmanti. Purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista) sto bene. Vi chiedo di guardare l’intervista completa. Quello che dico non si riesce a riassumere in un titolo. Ribadisco che sto bene».

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Fedez potrebbe ammalarsi di sclerosi multipla

Il rapper, intervistato da Peter Gomez a La confessione sul Nove, ha rivelato di averlo scoperto facendo una risonanza magnetica.

Fedez rischia di ammalarsi di sclerosi multipla, ma per ora sta bene. Il rapper, intervistato da Peter Gomez a La confessione sul Nove, ha rivelato di essersi sottoposto a una risonanza magnetica durante la quale «mi è stata trovata una cosa chiamata demielinizzazione nella testa, che è quello che avviene quando hai la sclerosi multipla».

Si tratta di una «piccola cicatrice bianca, sono dovuto restare sotto controllo perché, clinicamente, quello che mi hanno riscontrato è una sindrome radiologicamente verificata». Una scoperta che lo avrebbe portato a ridefinire le priorità della sua vita: «Questo è stato per me il motivo di iniziare un percorso per migliorare e per scegliere le mie battaglie».

Su Instagram, Fedez ha comunque voluto rassicurare i suoi fan: «Ho visto che sono già usciti tanti articoli, alcuni con dei titoli molto allarmanti. Purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista) sto bene. Vi chiedo di guardare l’intervista completa. Quello che dico non si riesce a riassumere in un titolo. Ribadisco che sto bene».

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I dati dell’Istat sui redditi delle famiglie e le disuguaglianze nel 2017

Crescita positiva sia in termini nominali (+2,6%) che in potere d'acquisto (+1,2%), ma permangono forti disuguaglianze Nord-Sud. E i numeri pre crisi restano ancora lontani: -8,8% rispetto al 2007.

Nel 2017 il reddito netto medio delle famiglie italiane (31.393 euro annui) è cresciuto ancora sia in termini nominali (+2,6%) sia come potere d’acquisto (+1,2%). La rilevazione è arrivata dall’Istat che ha spiegato però come «la disuguaglianza non si riduca» e che il reddito totale delle famiglie più abbienti «continua a essere più di sei volte quello delle famiglie più povere».

Diminuisce la percentuale di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (dal 28,9% al 27,3%) per una minore incidenza di situazioni di grave deprivazione materiale. Resta ferma al 20,3% quota di individui a rischio povertà.

Per i residenti nel Mezzogiorno la disuguaglianza reddituale è più accentuata con il 20% più ricco della popolazione che riceve un ammontare di reddito, inclusivo degli affitti figurativi, pari a 5,7 volte quello della fascia più povera. Il dato più basso si registra nel Nord-est (4 volte), seguito dal Nord-ovest (4,5) e dal Centro (4,8).

REDDITO ANCORA SOTTO L’8,8% DEL 2007

Secondo i dati dell’istituto nazionale di statistica nonostante la crescita registrata nel 2017, la contrazione complessiva dei redditi rispetto al 2007, anno precedente la crisi economica, resta ancora notevole, con una perdita in termini reali pari in media all’8,8% per il reddito familiare. Nel Mezzogiorno il livello di reddito medio è più basso dell’11,9%, nel Centro dell’11%, del 6,7% nel Nord-ovest e del 6% nel Nord-est. La diminuzione dei redditi familiari in termini reali è più alta per le famiglie più numerose mentre è decisamente più contenuta per le famiglie con due componenti (-1,8%).

CALANO I REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE

Diminuiscono i redditi da lavoro dipendente mentre salgono tutti gli altri: l’andamento del reddito familiare nel corso del 2017 ha mostrato una dinamica differenziata per tipo di fonte: mentre i redditi da lavoro autonomo e i redditi da pensione e/o trasferimenti pubblici sono cresciuti rispettivamente del 3,1% e del 2%, i redditi da lavoro dipendente sono diminuiti dello 0,5% con la prima contrazione dal 2013. I redditi da capitale, ha segnalato l’Istituto di statistica, sono aumentati del 4,4% grazie all’incremento degli affitti figurativi. Se si guarda però al dato rispetto al 2007, anno che ha preceduto la crisi economica, la perdita complessiva resta decisamente più ampia per i redditi familiari da lavoro autonomo (-20% in termini reali) rispetto ai redditi da lavoro dipendente (-11,4%) e ai redditi da pensione e trasferimenti pubblici (-1,5%). I redditi da capitale mostrano una perdita complessiva del 14,3% interamente attribuibile alla dinamica negativa degli affitti figurativi (-18% in termini reali dal 2007).

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L’ex Ilva e i sindacati contro la proposta di Arcelor Mittal sugli esuberi

Nella causa davanti ai giudici di Milano la vecchia proprietà afferma che il livello occupazionale era il caposaldo del contratto. Per ogni lavoratore prevista una penale da 150 mila euro.

I posti di lavoro non possono essere oggetto di una trattativa, perché sono il caposaldo del contratto. È questa la posizione, dell’ex Ilva nella causa in corso al tribunale di Milano che porta il nodo esuberi al centro dello scontro legale con la società franco indiana.

LA PENALE DA 150 MILA EURO PER OGNI LAVORATORE

Un negoziato sulle basi presentate il 4 dicembre nel piano di ArcelorMittal, che prevede 4700 esuberi, non può nemmeno iniziare, perché il caposaldo del contratto è l’aspetto occupazionale e il gruppo un anno fa si è impegnato a garantire, indipendentemente dalla situazione del mercato, 10 mila posti di lavoro fino al 2023 con una penale prevista di 150mila euro su ogni lavoratore messo alla porta sotto quella cifra. Circa 705 milioni di euro, quindi, per i quasi 5mila esuberi richiesti.

LA FIOM: NIENTE FIRMA, SCIOPERO IL 10 DICEMBRE

«Dopo lo sciopero del 10 dicembre vedremo se il governo deciderà di aprire un tavolo di trattativa sulla crisi congiunturale», ha detto il segretario generale della Fiom-Cgil, Francesca Re David, a margine di una iniziativa a Milano circa la vicenda dell‘Ilva. «Mittal sapeva benissimo – ha aggiunto – già un anno fa che c’erano i dazi e altre questioni da affrontare. Se c’é un problema congiunturale allora bisogna affrontarlo con strumenti congiunturali. Quindi noi siamo aperti a una discussione che migliori la situazione attuale e affronti le criticità, ma il sindacato non firmerà accordi che prevedono esuberi».

L’IMPEGNO A GARANTIRE 10MILA POSTI

Ma lo scontro non è solo politico, ma legale. Nella causa civile tra ArcelorMittal e l’ex Ilva, il 27 novembre era stato messo un punto fermo, davanti al giudice Claudio Marangoni. Il gruppo franco indiano, tramite il suo ad Lucia Morselli, aveva garantito «il normale funzionamento degli impianti e la continuità produttiva», impegno fondamentale per raggiungere un accordo sul contratto di affitto e acquisizione degli stabilimenti che la multinazionale aveva chiesto di sciogliere con un atto che, invece, i commissari dell’ex Ilva ritengono «illegittimo». E per questo hanno depositato un ricorso cautelare d’urgenza. Il giudice ha rinviato il procedimento al prossimo 20 dicembre per consentire, appunto, alla “trattativa” di «svolgersi sulla base delle intese e degli impegni assunti». Con la presentazione del nuovo piano di Mittal, però, il quadro è cambiato, perché per i commissari dell’ex Ilva le affermazioni del gruppo sugli esuberi sono ritenute assolutamente inaccettabili, senza giustificazioni e improponibili. Un anno fa circa, infatti, ArcelorMittal, vincendo la gara e firmando il contratto, si impegnò a garantire, indipendentemente dalla situazione del mercato, 10mila posti di lavoro e a pagare, in caso contrario, una penale di 150mila euro per ogni lavoratore lasciato a casa.

IN ATTESA DELLE DECISIONI DEL GOVERNO

In sostanza, per l’ex Ilva in amministrazione straordinaria si può sì trattare sulla revisione degli accordi presi, ma non certo sul caposaldo del contratto che è l’aspetto occupazionale. A questo punto, anche sul fronte della causa si aspettano le decisioni che prenderà il governo rispetto al nuovo piano del gruppo. Mittal, rappresentata, tra gli altri, dai legali Romano Vaccarella e Ferdinando Emanuele, avrà tempo fino al 16 dicembre per depositare, nell’eventualità di un naufragio delle intese, una propria memoria nel procedimento sul ricorso cautelare dei commissari, assistiti tra gli altri dagli avvocati Giorgio De Nova ed Enrico Castellani. Se si andasse avanti nel negoziato, invece, le parti di comune accordo potrebbero anche chiedere al giudice un rinvio dell’udienza almeno fino a gennaio.

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Continua lo scontro sulla prescrizione tra M5s, Pd e Italia viva

I pentastellati premono sui dem: «Siano leali». Ma Marcucci si appella al premier Conte, mentre i renziani sono pronti a sostenere la proposta di Forza Italia.

Se per quanto riguarda la riforma del Mes le tensioni nella maggioranza sembrano destinate a calare, continua invece lo scontro che riguarda l’entrata in vigore – a partire dal primo gennaio 2020 – della nuova legge sulla prescrizione.

Il M5s fa pressione sul Pd: «Con le minacce non si va da nessuna parte. È opportuno, invece, dimostrare chiaramente di essere leali e andare avanti in maniera compatta. Con la riforma della prescrizione abbiamo la possibilità di mettere la parola fine all’era Berlusconi, che ha fatto solo del male al nostro Paese. Siamo certi che il Pd farà la scelta giusta pensando all’interesse dei cittadini».

Ma i dem, attraverso il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, si appellano al premier Giuseppe Conte: «La riforma della prescrizione è nelle mani del presidente Conte, non certo delle veline del M5s. Serve un intervento correttivo, decida Di Maio se vuole condividerlo con la maggioranza o lasciare che il parlamento si esprima liberamente».

ITALIA VIVA MANIFESTA CONTRO LA RIFORMA BONAFEDE

Italia viva, da parte sua, ha manifestato contro la riforma voluta dal ministro Alfonso Bonafede, prendendo parte alla protesta delle Camere penali davanti alla Corte di Cassazione. «Sulla prescrizione noi sosteniamo la proposta di Enrico Costa», ha spiegato la capogruppo dei renziani alla Camera, Maria Elena Boschi. Ovvero la proposta di legge avanzata da Forza Italia, che sta all’opposizione del governo giallorosso e che bloccherebbe gli effetti della riforma, rinviando l’entrata in vigore.

IL PESO DEI RENZIANI ALLA CAMERA

Alla Camera, i voti di Italia viva sono già stati decisivi quando si è votato sulla richiesta di procedura di urgenza per la proposta Costa, respinta dall’Aula. I renziani, dopo un incontro con il premier Conte, si sono astenuti. Ma avrebbero potuto far finire il voto in parità (244 sì e 244 no) o addirittura mandare sotto il governo, potendo contare su una truppa di 25 deputati.

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Le polemiche per il titolo del Corriere dello Sport su Lukaku e Smalling

Bufera per la prima pagina del quotidiano sportivo con la scritta "Black Friday" con a fianco le foto dei giocatori. E anche Inter e Roma prendono le distanze.

Bufera per la prima pagina del Corriere dello Sport del 5 dicembre 2019. Il quotidiano, per presentare la sfida di campionato del 6 tra Inter e Roma, ha deciso di titolare “Black Friday” con a fianco le foto dell’attaccante dei nerazzurri Romelu Lukaku il difensore giallorosso Chris Smalling. Subito dopo che la pagina ha iniziato a diffondersi sui social sono partite le polemiche.

LO SDEGNO DI TIFOSI E ADDETTI AI LAVORI

Il Daily Mail, sensibile al tema anche per il passato al Manchester United dei due giocatori, ha raccolto un po’ di reazioni da tifosi e addetti ai lavori. «Proprio quando pensavi che il calcio italiano non potesse raggiungere un nuovo minimo, il Corriere dello Sport ha lanciato con questa prima pagina», ha scritto un tifoso sui social. Dura anche la presa di posizione dei giornalisti. Matteo Bonetti, della Espn, ha attaccato il tono «sordo, ignorante e con la solita sfumatura razziale».

LO SDEGNO DI TIFOSI SU TWITTER

Per rendersi conto della polemica basta scorrere tutti i commenti sotto il tweet di presentazione della prima pagina. Da generici «vergognatevi» a post molto indignati: «Tanti anni fa era il mio quotidiano preferito. Oggi avete toccato davvero il fondo!! PRIMA PAGINA VERGOGNOSA!!! Chiedete scusa… ma solo chi ha un minimo di dignità lo farebbe…». E ancora «Se aveste un briciolo di dignità, il vostro direttore darebbe le dimissioni seduta stante».

ANCHE I CLUB PRENDONO LE DISTANZE

Roma e Inter coi propri profili hanno preso le distanze. L’account in inglese della Roma ripostanto la prima pagina ha scritto che nessuno sarebbe arrivato a dire una cosa del genere tranne il titolista del Corriere dello Sport, mentre i nerazzurri hanno rilanciato un messaggio contro il razzismo: «l calcio è passione, cultura e fratellanza. Siamo e saremo sempre contro ogni forma discriminazione».

NESSUN COMMENTO DALL’EDITORE

Al momento il giornale non ha ancora replicato, ma diversi giornalisti della stampa inglese stanno utilizzando i profili social per cercare un commento da parte della direzione o dell’editore per spiegare la scelta della prima pagina.

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Spara per aver sentito “armeggiare” davanti casa e uccide un uomo

È successo a Bazzano in Valsamoggia. La vittima non è ancora stata identificata.

Ha sentito «armeggiare» davanti alla porta di casa e ha sparato. Questo il racconto di una donna di Bazzano, in Valsamoggia nel bolognese, che ha chiamato il 112 dopo che suo marito ha aperto il fuoco dalla finestra. Uscendo in attesa dei carabinieri, i coniugi hanno trovato il cadavere di un uomo la cui morte è stata accertata dal 118. I carabinieri stanno indagando per chiarire quanto è accaduto. È

LA VITTIMA NON ANCORA IDENTIFICATA

Sul posto sono intervenuti i militari del nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Borgo Panigale insieme con quelli della stazione di Bazzano e del Nucleo investigativo del comando provinciale di Bologna. La salma dell’uomo non è ancora stata identificata. La pistola era regolarmente detenuta.

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I sondaggi politici elettorali del 5 dicembre 2019

Il centrodestra sfiora il 50% mentre le forze di governo si fermano al 41%. Crescono Lega e Fratelli d'Italia. Male Pd e M5s. Le rilevazioni di Emg Acqua.

Secondo un sondaggio Emg Acqua presentato il 5 ad Agorà, se si votasse oggi la Lega sarebbe il primo partito con il 32,5%, seguito dal Pd al 19,5% e dal M5s al 16,3%. Poi Fratelli d’Italia al 10,1%, Forza Italia al 6,9%. Italia Viva è al 5,3%, La Sinistra 1,8%, Azione(Calenda) al 1,8%, +Europa al 1,6%, Europa Verde al 1,2% e Cambiamo! (Toti) al 0,9%. Complessivamente il centrodestra sfiora il 50% fermandosi al 49,5%, mentre l’area giallorossa (Pd+M5s-Iv) si ferma al 41,1%.

LE VARIAZIONI RISPETTO ALL’ULTIMA SETTIMANA

Rispetto alle rilevazioni del 28 novembre il Carroccio conquista un altro 0,1%, mentre i dem perdono lo 0,2%, stesso calo registrato anche dai grillini. Balzo di 0,2 punti per il partito di Giorgia Meloni mentre nel centrodestra perde quota Forza Italia, in sette giorni perso lo 0,4%. Stabile Italia viva mentre scende ancora +Europa dopo l’1,9% del 28.

COME È STATO CONDOTTO IL SONDAGGIO

Autore: EMG Acqua Committente/Acquirente: RAI PER AGORA’ Criteri seguiti per la formazione del campione: Campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per sesso, età, regione, classe d’ampiezza demografica dei comuni Metodo di raccolta delle informazioni: Rilevazione telematica su panel Numero delle persone interpellate, universo di riferimento, intervallo fiduciario: Universo: popolazione italiana maggiorenne; campione: 1.623 casi; intervallo fiduciario delle stime: ±2,3%; totale contatti: 2.000 (tasso di risposta: 81%); rifiuti/sostituzioni: 377 (tasso di rifiuti: 19%). Periodo in cui è stato realizzato il sondaggio: 04 DICEMBRE 2019

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Il presidente di Amsa ama la pulizia. Anche in bagno

Dopo l'inchiesta che ha coinvolto l'ex municipalizzata milanese che si occupa della raccolta rifiuti, al vertice è arrivato D’Andrea. Che deve aver preso alla lettera il suo incarico: dopo aver cambiato i mobili dell'ufficio, si è subito fatto rifare la toilette.

L’Amsa è la ex municipalizzata di Milano che gestisce i servizi di raccolta delle immondizie nel capoluogo e in altri comuni delI’hinterland. Dal 2010 è posseduta da A2a, società controllata dai comuni di Milano e Brescia.

Da qualche mese è nella bufera per una inchiesta della magistratura milanese che, come spesso accade, ha trovato particolari connivenze tra la politica locale, qualche dirigente dell’azienda e alcuni fornitori della società.

L’accusa dei magistrati è quella classica, ovvero che il politico si sarebbe fatto portatore degli interessi del privato presso l’Amsa agevolando alcune operazioni. Nella fattispecie il politico (Pietro Tatarella, ex consigliere comunale milanese ed ex vicecoordinatore lombardo di Forza Italia) avrebbe ricevuto denaro dalla Ecol Service di Daniele D’Alfonso, per forniture varie che alcuni dirigenti, in particolare il sindacalista e dipendente Amsa Sergio Salerno, avrebbero facilitato.

L’ARRIVO ALLA PRESIDENZA DI FEDERICO MAURIZIO D’ANDREA

Che cosa hanno fatto allora i vertici di A2a, spinti da Beppe Sala, per cercare di superare una situazione che imbarazzava Amsa, la capogruppo, tra l’altro quotata, e il buon nome del sindaco di Milano? La soluzione, probabilmente anche suggerita dal tribunale di Milano, è stata trovata lo scorso settembre, quando alla presidenza di Amsa è arrivato Federico Maurizio D’Andrea, 59 anni, un passato nella Guardia di Finanza (è stato comandante a Monza e in provincia di Bergamo), poi manager al centro di un robusto network di relazioni con privati e pubblica amministrazione che vanno dalla presidenza della Sangalli di Monza (azienda che opera nello stesso settore dell’igiene urbana) e della Pedemontana Lombarda, fino alla partecipazione negli organismi di vigilanza del Banco Bpm, di Smeralda Holding, del Sole 24 Ore, di Metropolitane Milanesi e di A2a.

DOPO L’AUTISTA PERSONALE, IL BAGNO NUOVO

Appena arrivato in Amsa, per prima cosa, ha richiesto un autista personale. D’Andrea deve aver preso poi alla lettera il suo incarico e ha cominciato a fare pulizia: ha cambiato tutti i mobili del suo ufficio e si è fatto rifare il bagno, il bagno personale. Con una spesa importante e soprattutto inutile. Del resto sulla pulizia non si transige, a cominciare dagli ambienti di lavoro. Pulizia e sicurezza, perché se non si fa attenzione nei bagni si può anche scivolare.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Il Fisco contesta a Fca più di un miliardo di tasse arretrate

Per l'Agenzia delle Entrate il gruppo avrebbe sottostimato il valore dell'acquisizione di Chrysler nel 2014.

L’Agenzia delle Entrate ha contestato a Fca di aver sottostimato le attività americane di Chrysler per 5,1 miliardi di euro. Il gruppo rischia quindi di dover pagare gli arretrati al Fisco per circa 1,3 miliardi di euro, anche se un eventuale accordo per chiudere il contenzioso in tempi rapidi potrebbe ridurre in maniera significativa la cifra.

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Morta di meningite a Brescia, sette medici indagati

La Procura ha aperto un fascicolo contro i dottori che hanno seguito la 19 morta il 2 dicembre scorso. L'ipotesi è di omicidio colposo. I Pm: atto dovuto per accertare i fatti.

Sarà eseguita questa mattina agli Spedali civili di Brescia l’autopsia sul corpo della 19enne stroncata dalla meningite lunedì 3 dicembre a Brescia. Intanto la Procura ha iscritto nel registro degli indagati sette medici con l’accusa di omicidio colposo. Atto dovuto quello della magistratura per permettere tutti gli accertamenti medici necessari. I medici indagati sono professionisti che hanno preso in carico la paziente dal momento dell’arrivo al pronto soccorso fino al decesso.

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