Gli emendamenti alla manovra approvati al Senato

Plastic tax ridotta a 45 centesimi al chilo, sale la tassa sulla fortuna. Restano le detrazioni sanitarie per tutti e crescono le clausole di salvaguardia sui carburanti a partire dal 2021.

Dopo una maratona notturna, la commissione Bilancio del Senato nella mattinata del 12 dicembre si appresta a chiudere il testo della manovra economica 2020. Nella notte sono stati approvati molti emendamenti-chiave. La plastic tax entrerà in vigore a luglio, ma è stata ridotta a 45 centesimi al chilo. Mentre le clausole di salvaguardia sui carburanti potrebbero portare ad aumenti delle accise sulla benzina da 1,2 miliardi nel 2021, 1,6 miliardi nel 2022 e 1,9 miliardi nel 2023. Ecco le principali modifiche che hanno ottenuto il via libera in commissione.

PLASTIC TAX

Scende a 45 centesimi al chilo la plastic tax, che si applica ai prodotti monouso. L’emendamento approvato reinserisce il tetrapak fra i materiali sottoposti alla tassa. L’imposta entra in vigore a luglio. Esclusi i prodotti in plastica riciclata e quelli composti da più materiali che abbiano una componente di plastica inferiore al 40%.

SUGAR TAX

Via libera anche alla sugar tax, la tassa di 10 centesimi al litro sulle bevande analcoliche zuccherate, che scatterà dal primo ottobre 2020. Lo slittamento da gennaio a ottobre comporta un minor gettito di 175,3 milioni di euro.

TASSA SULLA FORTUNA

Dal primo marzo sale al 20% il prelievo sulle vincite superiori a 500 euro, comprese quelle alle lotterie istantanee come i gratta e vinci. Nel caso delle vincite alle new slot sopra i 200 euro, dal 15 gennaio il prelievo sale al 20%. Rivisti anche il prelievo erariale unico (Preu) e il payout (al 65%), cioè la percentuale di somme giocate destinate alle vincite. L’aumento della tassa sulla fortuna serve anche a coprire i buchi lasciati dalla revisione di plastic tax e sugar tax.

DETRAZIONI SANITARIE

Restano le detrazioni al 19% per le spese sanitarie, senza vincoli di reddito. L’emendamento alla manovra approvato dalla commissione Bilancio del Senato cancella la stretta sui bonus fiscali per i redditi alti, prevista nella prima versione del disegno di legge.

AUTO AZIENDALI

La nuova tassazione sulle auto aziendali scatterà da luglio 2020 e riguarderà le nuove immatricolazioni. Il fringe benefit scende al 25% per le auto meno inquinanti, mentre sale dal 40% fino al 60% nel 2021 per le auto più inquinanti, in base al livello delle emissioni. Lo Stato prevedeva di incassare circa 330 milioni di euro nel 2020, ma la nuova versione della norma annulla il gettito per l’anno considerato.

ACCISE SUI CARBURANTI

Via libera all’aumento delle accise sui carburanti, con un innalzamento del gettito di 303 milioni di euro nel 2021 e di 651 milioni nel 2022. Complessivamente, se le clausole di salvaguardia non saranno sterilizzate, si prevedono maggiori entrate per 1,2 miliardi nel 2021, 1,6 miliardi nel 2022 e 1,9 miliardi nel 2023. Le risorse servono anche a compensare l’alleggerimento di plastic tax e sugar tax, e la rimodulazione delle tasse sulle auto aziendali.

ROBIN TAX

La Robin tax, cioè l’addizionale Ires, sale del 3,5% per i concessionari di autostrade, porti, aeroporti e ferrovie, passando quindi dal 24% al 27,5%. In una precedente versione, la platea dei concessionari colpiti era più vasta, ma il governo ha deciso di ridurla per evitare il rischio che l’aumento venisse scaricato sulle tariffe pagate dai cittadini.

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Salvini indagato per abuso d’ufficio sui voli di Stato

Gli spostamenti già considerati illegittimi dalla Corte dei Conti finiscono nel mirino della Procura di Roma.

L’ex vicepremier e ex titolare del Viminale Matteo Salvini è indagato per abuso d’ufficio dalla procura di Roma, che ha trasmesso gli atti al tribunale dei ministri. Lo scrivono il Corriere della Sera e il Fatto quotidiano. L’accusa si riferisce a 35 voli di Stato già considerati illegittimi dalla Corte dei Conti, che tuttavia archiviò il fascicolo che aveva aperto -trasmettendo però gli atti alla procura di Roma- non riscontrando un danno erariale.

LE TRASFERTE SU AEREI DELLA POLIZIA O DEI VIGILI DEL FUOCO

La Corte dei Conti si interessò della vicenda dopo un’inchiesta di Repubblica sugli abbinamenti di molti appuntamenti istituzionali di Salvini in giro per l’Italia con comizi o altre manifestazioni di partito nella stessa zona. Trasferte eseguite a bordo di aerei in dotazione alla polizia o ai vigili del fuoco. L’uso di quei velivoli venne ritenuto illegittimo dai giudici contabili perché i mezzi della polizia e dei pompieri sono riservati allo svolgimento di compiti istituzionali o di addestramento e non ai cosiddetti voli di Stato, per cui vige un’altra normativa.

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Weinstein vicino al patteggiamento con le accusatrici

Secondo il New York Times il produttore cinematografico attualmente agli arresti è vicino a un accordo da 25 milioni di dollari con le presunte vittime delle molestie.

Harvey Weinstein e le sue accusatrici sono vicini a un patteggiamento extra-giudiziario da 25 milioni di dollari. L’accordo, che coinvolge il board dello studio cinematografico del produttore in bancarotta riguarderebbe decine di presunte vittime di molestie sessuali. Weinstein, riferiscono al New York Times, non dovrebbe pagare nulla di tasca propria né dovrebbe ammettere di essersi in alcun modo comportato male.

IN ATTESA DEL VIA LIBERA DEL TRIBUNALE

L’intesa richiede il via libera del tribunale e la firma finale di tutte le parti. A pagare sarebbero società di assicurazione che rappresentano la Weinstein Company, l’ex studio di produzione di Weinstein finito in bancarotta. I 25 milioni alle accusatrici sarebbero una parte di un totale di 47 milioni di dollari con cui la società chiuderebbe i conti con i creditori. Secondo gli avvocati di alcune delle vittime, lo stesso Weinstein potrebbe essere presto costretto a ricorrere personalmente alle protezioni del Chapter 11. Oggi intanto l‘ex boss di Miramax è comparso in tribunale camminando a fatica con l’aiuto di un “girello”: domani – hanno fatto sapere i suoi legali – sarà operato alla schiena. Al termine dell’udienza il giudice James Burke ha aumentato la cauzione da uno a cinque milioni di dollari per aver violato le condizioni dei domiciliari usando in modo improprio il braccialetto elettronico.

18,5 MILIONI PER PAGARE UNA CLASS ACTION

Weinstein dovrebbe tornare in corte ai primi di gennaio per rispondere alle accuse di due donne che sostengono di essere state aggredite sessualmente nel 2006 e nel 2013. Il processo penale nei confronti dell’ex produttore ha attirato il grosso dell’attenzione mentre le cause civili andavano avanti con trattative segrete che hanno coinvolto donne americane, ma anche canadesi, britanniche e irlandesi, le cui accuse in molti casi erano andate in prescrizione. Diciotto di loro si spartiranno un totale di 6,2 milioni di dollari con la condizione che nessuna riceverà più di mezzo milione a testa. Un’altro blocco di denaro, pari a 18,5 milioni andrà alle partecipanti in una class-action e a future accusatrici, col mandato a un incaricato del tribunale di stabilire l’entità dei pagamenti sulla base della gravita’ del danno subito. Tra le accusatrici di Weinstein ci sono anche attrici famose come Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow e Salma Hayek: nessuna di loro è parte delle denunce al centro del patteggiamento.

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L’impresa dell’Atalanta porta tre italiane agli ottavi di Champions league

Vittoria 3-0 in Ucraina contro lo Shakhtar Donetsk: dopo tre sconfitte nelle prime tre partite del girone arriva così il secondo posto e la qualificazione, così come Napoli e Juventus (passata da prima). Fuori solo gli altri nerazzurri dell'Inter.

Ci sono dei nerazzurri agli ottavi di finale di Champions league. Non quelli dell’Inter, guidati da un tecnico allergico all’Europa come Antonio Conte. Ma quelli dell’Atalanta, che hanno passato il turno in modo del tutto inaspettato.

DECISIVI CASTAGNE, PASALIC E GOSENS

La squadra di Gian Piero Gasperini ha infatti battuto 3-0 fuori casa gli ucraini dello Shakhtar Donetsk nell’ultima partita del girone grazie ai gol di Castagne, Pasalic e Gosens, classificandosi al secondo posto nel gruppo C, alle spalle del Manchester City che ha vinto 4-1 – successo che serviva per la qualificazione della Dea – in Croazia contro la Dinamo Zagabria dopo essere andato in svantaggio.

COME IL NEWCASTLE NEL 2002

Tutto perfetto insomma, all’opposto dell’esordio da incubo dei bergamaschi: tre sconfitte – due pesanti – nelle prime tre partite dell’avventura europea: 4-0, 2-1 e 5-1. Poi destino ribaltato come era riuscito solo al Newcastle nel 2002 dopo un triplice k.o. inziale. E così sono tre (su quattro) le italiane che proseguono la loro strada in Champions: Atalanta, Juventus e Napoli.

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Le conclusioni sul Mes del Consiglio europeo sono ancora da scrivere

Sparito nella bozza il riferimento all'accordo di principio. E il presidente Michel dichara: «Penso che si debba considerare la situazione interna dei Paesi».

«Sono al corrente del dibattito in Italia e prendo in considerazione la natura” della discussione. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel versa parole concilianti sull’arroventata giornata del premier Giuseppe Conte, che nonostante le difficoltà, ottiene il via libera del Parlamento sulla risoluzione di maggioranza del Mes. Un via libera quello delle Camere che – alla vigilia della due giorni del vertice dei leader Ue – evita la promessa di nuove divisioni nella famiglia europea. Divisioni che anche a Bruxelles si cerca con cura di evitare, sgomberando la strada da possibili intoppi. Ne è una dimostrazione anche l’ultima versione della bozza di conclusioni dell’Eurosummit di venerdì (edulcorata rispetto a quella circolata negli ultimi giorni), che attraverso l’uso del minor numero di dettagli, punta ad avere il maggior consenso dai Paesi, Italia compresa.

SPARISCE IL RIFERIMENTO ALL’ACCORDO

Nel documento europeo – soggetto a nuove variazioni – nella parte sul Mes sparisce infatti il paragrafo in cui si indicava: «Prendiamo nota dell’accordo di principio, soggetto alla conclusione delle procedure nazionali». Mentre resta solo: «diamo compito all’Eurogruppo di finalizzare il pacchetto di riforme del Mes e continuare a lavorare su tutti gli elementi di ulteriore rafforzamento dell’unione bancaria, su base consensuale, con l’obiettivo di completarla nel corso di questo ciclo istituzionale». Il testo delle conclusioni comunque resta aperto, e alla fine rispecchierà l’andamento della discussione di venerdì, alla quale prenderanno parte anche la leader della Bce Christine Lagarde ed il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno. Ma a giudicare dalle parole di Michel – «in linea generale penso che si debba considerare la situazione interna dei Paesi, perché so bene che quanto accade nei parlamenti nazionali ha un impatto sulle posizioni europee» – tutto, almeno per questa volta, potrebbe filare liscio».

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Haftar risponde a Erdogan: «In Libia è l’ora delle armi»

Il generale della Cirenaica reagisce all'ipotesi di un sostegno militare turco ad al Sarraj: «Il tempo dei colloqui diplomatici è finito». La Marina libica ha l'ordine di affondare le navi di Ankara.

Alle ipotesi interventiste del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il generale Khalifa Haftar ha risposto affermando che per la Tripoli delle milizie che appoggiano il premier Fayez al-Sarraj non c’è soluzione politica, ma solo militare: visto che Ankara sta per inviare i suoi blindati, è l’ora delle armi e non delle conferenze diplomatiche, a Berlino o altrove. E qualsiasi nave turca dovesse passare davanti a Bengasi per portare soldati in Libia verrà affondata. Haftar ha mandato avanti per dirlo il portavoce del sedicente Esercito nazionale libico (Lna), di cui è comandante generale: «Il tempo dei colloqui diplomatici è finito, ora è il tempo dei fucili», ha scandito Ahmed al-Mismari al megafono panarabo della tv al-Arabiya.

LA CONFERENZA DI BERLINO VERSO IL NAUFRAGIO

Un nuovo siluro contro i pazienti sforzi che la cancelleria tedesca sta profondendo per mettere attorno a un tavolo la comunità internazionale e soprattutto i Paesi (l’Onu ne conta una decina) che ingeriscono nella crisi libica rendendola ormai una classica guerra per procura. Del resto, come ribadito più volte da Mismari, è dall’inizio dell’attacco a Tripoli dell’aprile scorso che il generale considera solo l’opzione militare contro le milizie filo-Sarraj, ai suoi occhi «terroriste» nonostante il premier sia riconosciuto dall’Onu.

IL PORTAVOCE DI HAFTAR: «LA TURCHIA INVIA I BLINDATI»

Il portavoce ha rivelato di avere informazioni secondo le quali la Turchia si appresta ad inviare altri blindati in Libia facendoli atterrare all’aeroporto tripolino Mitiga che riapre proprio nelle prossime ore. E alimentando il clima di tensione, il capo di stato maggiore della Marina militare libica, l’ammiraglio Farag El Mahdawi, ha reso noto di avere in tasca l’ordine di Haftar di «affondare qualsiasi nave turca si avvicini all’area». Il fuoco verbale di sbarramento è una diretta risposta a Erdogan, impegnato assieme al Qatar nell’appoggio a Tripoli estendendo così in Nord Africa la faglia che lo contrappone al fronte egitto-saudita-emiratino alleato di Haftar.

ERDOGAN PRONTO A MANDARE TRUPPE SUL TERRENO

Il presidente turco martedì aveva dichiarato che «se la Libia ce lo chiedesse, saremmo pronti a mandare» truppe, come del resto già apertamente auspicato da Sarraj. La base dell’invio sono le controverse intese di «cooperazione militare e di sicurezza» marittima firmate a fine novembre da Erdogan a Istanbul assieme a Sarraj. «Non abbiamo condiviso gli accordi con la Turchia che, a nostro parere, non sono legittimi perché hanno definito limiti marittimi senza coinvolgere la Grecia. La priorità in Libia resta quella della stabilità», ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. E anche i vertici Ue, secondo indiscrezioni, si preparerebbero a dichiarare l’accordo Ankara-Tripoli contrario alle leggi internazionali. Nel complesso dunque nuova instabilità in un Paese che è l’imbuto della migrazione africana e che, come ha appena segnalato un rapporto dell’Onu, l’Isis ha dichiarato «uno dei principali assi» delle proprie operazioni future.

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Il M5s si spacca sul Mes: tre senatori pronti a passare alla Lega

La risoluzione di maggioranza sul fondo salva Stati alla prova di Palazzo Madama. I numeri sono in bilico: almeno quattro pentastellati voteranno contro. A Montecitorio sono mancati 14 voti.

Sarebbero tre, forse quattro, i senatori del M5s pronti a lasciare il Movimento in occasione della presentazione della risoluzione di maggioranza sul Mes in vista del Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre. Per passare, probabilmente, alla Lega. Le voci su questa possibilità stanno circolando con insistenza in Transatlantico a palazzo Madama dove è cominciato il dibattito sul Salva-Stati. «Matteo Salvini ha deciso di aprire il mercato delle vacche. Mi auguro che a questo mercato non partecipi nessuno», ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, rispondendo a Tirana a una domanda sulle voci di transfughi.

NUMERI RISICATI A PALAZZO MADAMA

A palazzo Madama, hanno calcolato alcuni senatori del Movimento, la risoluzione di maggioranza passerebbe a maggioranza ma con un numero di voti ancora in ribasso: potrebbero essere infatti solo 157 i voti a favore. Tra i contrari, sembra ormai certo, i tre senatori M5s che hanno già votato contro la fiducia sul dl sisma: Stefano Lucidi, Francesco Urraro e Ugo Grassi. In molti prevedono il passaggio alla Lega per almeno due di loro. «Se passerò alla Lega? Non ho mai sentito di nessuno che sale sul carro del perdente», ha detto Lucidi intervistato da Tagadà.

SICURO IL VOTO CONTRARIO DI PARAGONE

A questi si aggiunge il voto contrario di Gianluigi Paragone che intende intervenire in dissenso rispetto al documento di maggioranza. Al contrario la maggioranza potrebbe contare sui voti di alcuni deputati del Misto, a partire dagli “esuli” M5s come il comandante Gregorio De Falco ed altri.

A MONTECITORIO MANCANO 14 VOTI

«Oggi 12 colleghi non hanno potuto partecipare alla votazione sulla risoluzione Mes ed hanno comunicato in anticipo al gruppo la loro impossibilità ad essere presenti alla votazione odierna. Fra i motivi delle loro assenze giustificate ci sono, ad esempio, la malattia e la maternità», è quanto affermano in una nota congiunta i tre delegati D’Aula del MoVimento 5 Stelle alla Camera, Cosimo Adelizzi, Daniele Del Grosso e Davide Zanichelli. Al momento del voto finale, tra i pentastellati, si erano registrati 14 non votanti.

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Si spegne l’Altoforno 2 dell’Ilva: 3.500 in cassa integrazione

Dopo la decisione dei giudici di Taranto, ArcelorMittal ha comunicato ai sindacati l'avvio della Cig straordinaria.

«L’azienda ha informato le organizzazioni sindacali che, in seguito al rigetto dell’istanza avanzata dai Commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria di proroga allo spegnimento dell’Altoforno 2, a breve invieranno alle stesse l’avvio della procedura di cassa integrazione straordinaria per 3.500 unità», ha annunciato la Fim Cisl Taranto-Brindisi, precisando che «nelle 3.500 unità sono compresi 1.273 che sarebbero stati collocati in Cigo».

I COMMISSARI STRAORDINARI VALUTANO IL RICORSO IN APPELLO

I commissari straordinari dell’Ilva in As stanno valutando il ricorso al Tribunale dell’appello contro la decisione del giudice Francesco Maccagnano, che ieri ha respinto l’istanza di proroga della facoltà d’uso che scadrà venerdì 13 dicembre. L’impianto fu sequestrato nel giugno del 2015 dopo l’incidente sul lavoro costato la cita all’operaio Alessandro Morricella, investito da una fiammata mista a ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2.

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Rohingya: Suu Kyi difende la Birmania al tribunale dell’Aja

La leader del Myanmar, un tempo celebrata come paladino della democrazia, ha difeso i militari - gli stessi che l'hanno reclusa ai domiciliari per anni- dalle accuse di genocidio nei confronti della minoranza musulmana.

La leader birmana Aung San Suu Kyi, un tempo celebrata dall’Occidente come paladino della democrazia, ha sostenuto oggi davanti alla Corte penale internazionale dell’Onu all’Aja che l’accusa di ‘genocidio‘ nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya è «incompleta ed errata». L’Onu ha apertamente accusato il Myanmar (Birmania) di pulizia etnica.

I problemi nello Stato di Rakhine, dove vivono molti Rohingya, risalgono a centinaia di anni fa, ha commentato Aung San Suu Kyi. La leader birmana, nella sua veste di testimone, ha poi riconosciuto che i militari del Paese (gli stessi che l’hanno tenuta ai domiciliari per anni) potrebbero avere usato una forza sproporzionata a volte, sottolineando che se hanno commesso crimini di guerra «verranno perseguiti».

La Birmania è impegnata nel rimpatrio in sicurezza dei Rohingya che hanno lasciato Rakhine, ha proseguito Suu Kyi, esortando la Corte ad evitare di prendere qualsiasi misura che potrebbe aggravare il conflitto.

Come è noto, migliaia di Rohingya sono stati uccisi e oltre 700.000 si sono rifugiati nel vicino Bangladesh durante la repressione del 2017 nel Paese a maggioranza buddista. Il governo ha sempre sostenuto di dover far fronte alla minaccia di estremisti nello Stato di Rakhine e Suu Kyi ha appoggiato questa versione, definendo le violenze un «conflitto armato interno provocato da attacchi contro postazioni di polizia». La premio Nobel per la pace, che di fatto è la leader del Paese dall’aprile 2016, non ha il controllo sui militari ma è stata accusata dall’Onu di essere loro «complice».

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Cosa è il Green deal dell’Unione europea

Per l'Europa è «il momento 'uomo sulla Luna'», ha detto la presidente von der Leyen.

Cento miliardi alle regioni europee per abbandonare definitivamente le miniere di carbone e la loro filiera e poi nuove norme per la riduzione delle emissioni e dei pesticidi e in favore di biodiversità e di una economia circolare. Questo è in sostanza il Green Deal presentato l’11 dicembre dalla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen di fronte al parlamento europeo come primo atto del suo esecutivo e della legislatura comunitaria. Il Green Deal è per l’Europa «il momento ‘uomo sulla Luna’», ha detto von der Leyen. «Il nostro obiettivo è riconciliare l’economia con il nostro pianeta», e quindi ‘tagliare emissioni ma creare occupazione e rafforzare l’innovazione’, ha detto parlando della ‘nuova strategia di crescita‘ che vuole rendere l’Ue ‘capofila’ nell’economia pulita. Mettendo in atto la “nuova strategia di crescita” del Green deal, «dobbiamo essere sicuri che nessuno resti indietro, perché o questa strategia funziona per tutti, o per nessuno». Perciò con il «Meccanismo per una transizione equa abbiamo l’ambizione di mobilitare 100 miliardi per le regioni e i settori più vulnerabili».

UNA RIVOLUZIONE VERDE IN 50 AZIONI

La ‘rivoluzione verde’ presentata oggi dalla Commissione Ue si articola su una cinquantina di iniziative che dovranno essere varate nei prossimi due anni. Ecco un quadro delle principali azioni che Ursula von der Leyen prevede di mettere in campo e di cui fa parte anche l’inserimento degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile nel semestre europeo sui conti pubblici.

EMISSIONI ZERO NEL 2050

La Commissione proporrà di aumentare gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 dall’attuale 40% al 50-55% (rispetto al 1990), con conseguente revisione di buona parte della legislazione sul clima approvata negli ultimi cinque anni. L’Ue si doterà inoltre di un meccanismo, che si applicherà alle importazioni in alcuni settori, per assicurare condizioni di parità di concorrenza all’industria europea rispetto ai Paesi terzi. La conformità all’Accordo di Parigi diventerà parte di tutti gli accordi commerciali.

PIANI NAZIONALI DI ENERGIA

I piani nazionali energia e clima del 2023 (prima revisione) dovranno riflettere le nuove ambizioni climatiche dell’Ue. Annunciate iniziative su l’integrazione e la digitalizzazione delle reti, risparmio energetico degli edifici, fonti rinnovabili, revisione del quadro regolamentare delle infrastrutture energetiche (TEN-E). Sarà anche rivista la direttiva per la tassazione dell’energia.

ENERGIA CIRCOLARE

Bruxelles varerà un nuovo piano di azione per l’economia circolare che darà priorità al riutilizzo dei materiali, con iniziative soprattutto su tessile, costruzioni, elettronica e plastica. * Mobilità e trasporti. Un milione di stazioni di ricarica per la mobilità elettrica sarà realizzato entro il 2025. Inoltre, sarà dato sostegno ai trasporti multimodali e saranno fissati standard più stringenti per le emissioni dei veicoli alimentati da motore a combustione.

RIDUZIONE DEI PESTICIDI CHIMICI

Saranno stabiliti insieme alle parti interessate obiettivi di riduzione dell’uso e il rischio di pesticidi chimici, fertilizzanti e antibiotici.

NUOVE STRATEGIE PER LA BIODIVERSITÀ

Indicazione di nuove strategie per la biodiversità e la gestione delle foreste, e misure per suoli, aria e acque a ‘inquinamento zero’.

IL 30% DEL FONDO INVESTEU DEDICATO ALLA TRANSIZIONE

Per finanziare una ‘transizione equa’ servono 260 miliardi l’anno di investimenti pubblici e privati. La Commissione propone che l’Ue contribuisca con il 30% del fondo InvestEU – un meccanismo che sarà presentato nel dettaglio in gennaio – con il rafforzamento del fondo di modernizzazione dell’Ets e con la collaborazione con la Banca europea degli investimenti.

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Greta Thunberg sulla copertina di Time come persona dell’anno

L'attivista svedese che si batte contro i cambiamenti climatici ha conquistato il riconoscimento tributato dal 1927 alle figure più influenti: «Ha trasformato vaghe ansie sul futuro del pianeta in un movimento mondiale».

L’attivista Greta Thunberg è stata scelta da Time come persona dell’anno 2019. La 16enne svedese che si batte contro i cambiamenti climatici ha conquistato la copertina del numero di dicembre, assegnata dal 1927 alla figura capace di segnare l’anno in maniera indelebile, nel bene o nel male.

LEGGI ANCHE: Chi è Greta Thunberg, la giovane attivista che difende il Pianeta

PREFERITA A NANCY PELOSI E AI MANIFESTANTI DI HONG KONG

Greta ha battuto il presidente Donald Trump, la speaker della Camera Nancy Pelosi, la ‘talpa’ che ha messo in moto la procedura per l’impeachment e i manifestanti di Hong Kong. È la più giovane persona dell’anno ad aver mai conquistato la prestigiosa copertina di Time. La foto mostra la ragazza in piedi su uno scoglio davanti al mare, con la scritta: «Il potere della gioventù». La motivazione? «Per aver suonato l’allarme sulla relazione predatrice dell’umanità con l’unica casa che abbiamo, riuscendo a trasformare vaghe ansie sul futuro del pianeta in un movimento mondiale che chiede un cambiamento globale».

L’INTERVENTO ALLA COP25

L’11 dicembre Greta ha parlato alla Cop25, la Conferenza dell’Onu sul clima in corso a Madrid: «I leader dei Paesi più ricchi non provano panico, non hanno un senso d’emergenza» nell’affrontare il tema del riscaldamento globale. «Com’è possibile?», si è chiesta l’attivista, «non abbiamo più tempo per ignorare la scienza, il problema coinvolge tutti e bisogna evitare che le future generazioni respirino solo CO2».

L’APPELLO AD ABBANDONARE IL CARBONE

Oggi, secondo Greta, «le persone sono più consapevoli, ma senza pressioni i politici non si muovono». Quindi ha rivolto un appello ad agire in fretta, «perché ci sono le chance per fermare lo scioglimento dei ghiacci, la deforestazione e gli eventi meteo estremi provocati dal riscaldamento globale». Alla Cop25 gli Stati «hanno l’opportunità di negoziare le loro ambizioni», fissando gli obiettivi per tagliare le emissioni di gas serra che nel 2020 dovranno essere ufficializzate alla Cop26. Ma una cosa va fatta immediatamente: «Abbandonare subito l’uso del carbone».

VON DER LEYEN E IL PIANO PER UN’EUROPA VERDE

Dopo Greta ha preso la parola la presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen. Come promesso a luglio, ha presentato una nuova strategia ambientale il cui successo dipenderà però dagli Stati membri, chiamati a fare la loro parte per trasformare l’Europa nel primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050.

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Come sarà il nuovo Napoli di Gattuso

Il sostituto di Ancelotti in città in attesa della presentazione ufficiale. La prima sfida è il recupero dei 'ribelli'. A cominciare da capitan Insigne. Basterà il ritorno all'amato 4-3-3?

Tutto pronto per l’inizio della nuova avventura di Gennaro Gattuso alla guida del Napoli. All’indomani del’esonero di Carlo Ancelotti, maturato al termine del 4-0 al Genk valso agli azzurri il terzo accesso agli ottavi di Champions League della loro storia, la squadra è pronta ad affifdarsi al tecnico calabrese, che potrebbe dirigere il primo allenamento già nel pomeriggio dell’11 dicembre.

LO SBARCO DI GATTUSO IN CITTÀ

Gattuso è sbarcato a Napoli in mattinata e subito hanno iniziato a circolare le prime immagini, rigorosamente a bocca cucita, dell’ex allenatore del Milan in quella che diventerà la sua nuova città. Secondo quanto fatto trapelare dalla società, il nuovo mister sarà presentato alla stampa a partire dalle 18, nel Centro tecnico di Castel Volturno.

UNA SQUADRA DA RILANCIARE IN CAMPIONATO

Al nuovo allenatore spetta l’arduo compito di rigenerare una squadra cui manca la vittoria da sette turni in campionato e ben lontana da quella zona Champions obiettivo minimo stagionale dei partenopei. In attesa di capire se Aurelio De Laurentiis sarà disposto a metter mano al portafoglio per rinforzare la rosa nella sessione di mercato di gennaio, Gattuso dovrà saper infondere le giuste motivazioni ai ‘ribelli’ protagonisti dell’ammutinamento che ha sancito la frattura con la proprietà.

LE INCOGNITE LEGATE AL ‘RECUPERO’ DEI RIBELLI

Se Koulibaly e Callejon hanno già offerto segni di pentimento, riavvicinandosi ad Ancelotti proprio nelle ore antecedenti l’esonero, resta tutta da testare la volontà di re-immergersi nel progetto di gente come Allan, Mertens o capitan Insigne. Proprio quest’ultimo rappresenta, forse, la più grande incognita sul futuro del Napoli e non soltanto in chiave tecnica, visto pure l’incrinarsi del rapporto con la tifoseria.

GATTUSO PRONTO A RIPARTIRE DAL 4-3-3

Certo è che il probabilissimo ritorno al 4-3-3, marchio di fabbrica del Rino rossonero e abito cucito su misura al Napoli sarriano, potrebbe contribuire a restituire stimoli, fiducia e gol tanto a Insigne quanto a Callejon, forse i più “sacrificati” sull’altare del 4-4-2 di Ancelotti. Riferimento offensivo sarà con ogni probabilità Arkadiusz Milik, anche se difficilmente Dries Mertens potrà accettare un ruolo da subentrante di lusso. E se a destra lo spagnolo dovrà guardarsi dalla concorrenza di un finora poco convincente Lozano, non è da escludere un utilizzo sulla corsia mancina di Zielinski come esterno alto, in attesa di recuperare appieno proprio Insigne.

LA RETROGUARDIA NON SI TOCCA

Allan e Ruiz saranno i perni di un centrocampo che potrebbe beneficiare per un maggior minutaggio della freschezza di Elmas, mentre per quanto riguarda la retroguardia, almeno per il momento, è difficile immaginare stravolgimenti. Di certo, Gattuso farà meno ricorso a quel turnover sistematico che ha probabilmente alimentato qualche incertezza di troppo negli stessi calciatori. Ben conscio, Rino, di aver di fronte un’occasione da non farsi scappare. Probabilmente la più grossa della sua ancor giovane carriera.

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Il premier francese promette pensioni minime di mille euro

La soglia dei 62 anni non verrà modificata. Ma lo Stato «inciterà i cittadini a lavorare più a lungo», con un sistema di bonus-malus che fissa l'età di equilibrio a 64 anni. Sindacati delusi.

Il premier francese Edouard Philippe ha illustrato i contenuti della riforma delle pensioni che il governo di Parigi intende varare. E ha fatto una promessa: «Garantiremo una pensione minima di mille euro al mese per ogni carriera completa, i più ricchi pagheranno un contributo di solidarietà più elevato rispetto a oggi».

LEGGI ANCHE: Cosa prevede la riforma delle pensioni al centro delle proteste in Francia

ETÀ DI EQUILIBRIO A 64 ANNI

L’età pensionabile, fissata in Francia a 62 anni, «non cambierà». Ma Philippe è tornato a sottolineare la necessità di lavorare di più: «Senza forzarli, inciteremo i cittadini» ad andare in questa direzione. Annunciato quindi un sistema di bonus-malus, che introduce «un’età d’equilibrio» fissata a 64 anni. Il sistema pensionistico del futuro, ha detto ancora Philippe, «sarà lo stesso per tutti i francesi, senza eccezioni. Quello che proponiamo è un nuovo patto fra le generazioni». Il premier ha quindi lanciato un appello ai manifestanti, affermando che le misure presentate «giustificano uno stop dello sciopero». La riforma «non è un salto nel buio, ma un ritorno alle orgini».

FREDDA ACCOGLIENZA DA PARTE DEI SINDACATI

Le reazioni non si sono fatte attendere, ma non sono di segno positivo. Laurent Berger, leader del sindacato riformista CFDT, che il governo cercava di attrarre nel suo campo per mettere all’angolo altre sigle considerate più dure come CGT e Force Ouvrière, si è detto fortemente deluso dai contenuti della riforma. Per Berger «la linea rossa è stata oltrepassata» con la proposta dei 64 anni come età di equilibrio.

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Pedone investito da un camion dell’Ama a Roma: è grave

Secondo le prime testimonianze l'uomo sarebbe stato travolto nel mezzo di un attraversamento pedonale. Il conducente sotto choc in ospedale

Investimento su via Casilina, alla periferia di Roma. Dalle prime informazioni, un pedone è stato travolto da un mezzo Ama, l’azienda di raccolta dei rifiuti. Soccorso, è stato trasportato in ospedale in gravi condizioni. Anche il conducente del mezzo, un uomo 35anni, è stato portato in ospedale per gli accertamenti di rito sull’assegnazione di alcol e droga. Alcuni testimoni avrebbero raccontato che il mezzo si era fermato per far attraversare un gruppo di pedoni e nella ripartenza avrebbe investito l’anziano. Sul posto per i rilievi la polizia locale.

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Marta Cartabia è la prima donna presidente della Consulta

Originaria della provincia di Milano, con i suoi 56 anni è anche tra i più giovani presidenti della Corte Costituzionale. Ma il suo mandato sarà breve: nove mesi appena.

La Corte Cistituzionale ha eletto la prima presidente donna della sua toria. La scelta dei giudici è caduta su Marta Cartabia, che con i suoi 56 anni è anche tra i più giovani presidenti che la Consulta abbia mai avuto. È sposata ed è madre di tre figli.

Originaria della provincia di Milano, approdata alla Corte nel 2011 su nomina dell’allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano e vicepresidente dal 2014, Cartabia è docente di diritto costituzionale e ha un profilo internazionale per studi e pubblicazioni.

È stata eletta presidente all’unanimità: 14 voti a favore e una sola scheda bianca, la sua. Ma il suo mandato sarà breve, nove mesi appena. Scadrà infatti il 13 settembre 2020, visto che la nomina alla Consulta risale nel 2011 e l’ufficio di giudice costituzionale non può durare più di nove anni.

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Originaria della provincia di Milano, con i suoi 56 anni è anche tra i più giovani presidenti della Corte Costituzionale. Ma il suo mandato sarà breve: nove mesi appena.

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Originaria della provincia di Milano, approdata alla Corte nel 2011 su nomina dell’allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano e vicepresidente dal 2014, Cartabia è docente di diritto costituzionale e ha un profilo internazionale per studi e pubblicazioni.

È stata eletta presidente all’unanimità: 14 voti a favore e una sola scheda bianca, la sua. Ma il suo mandato sarà breve, nove mesi appena. Scadrà infatti il 13 settembre 2020, visto che la nomina alla Consulta risale nel 2011 e l’ufficio di giudice costituzionale non può durare più di nove anni.

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Che cosa hanno cercato gli italiani su Google nel 2019

Nadia Toffa e Notre Dame le parole più digitate sul motore di ricerca nell'anno che sta per chiudersi. Ma ai primi posti si trovano anche Sanremo, le elezioni europee e Luke Perry.

Nadia Toffa e Notre Dame sono le parole emergenti dell’anno per gli utenti italiani di Google. La conduttrice del programma televisivo Le Iene, venuta a mancare lo scorso agosto, è anche in cima alla lista dei personaggi del 2019. La domanda più digitata dagli utenti di Google nel corso dell’anno che sta finendo è «perché è caduto il governo», ma anche «perché si chiamano Sardine», riferito al movimento che sta riempiendo le piazze italiane.

NADIA TOFFA PRIMA TRA LE RICERCHE PER IL TERZO ANNO DI FILA

Google, come ogni anno, condivide i trend più interessanti dei 12 mesi passati dividendoli in liste: ci sono le parole emergenti, i personaggi, fai da te, come fare, cosa significa, i perché, le mete di vacanza, le ricette, i biglietti degli eventi. Nelle ricerche degli italiani al primo posto emerge per il terzo anno di seguito Nadia Toffa (tra i personaggi più popolari anche nell’analisi di Twitter): è dal 2017, anno in cui rese pubblica la sua malattia, che la conduttrice de Le Iene catalizza l’attenzione degli utenti. Nella lista delle parole emergenti di Google c’è anche Notre Dame, la cattedrale di Parigi che è stata devastata da un incendio il 15 aprile 2019.

AI PRIMI POSTI SANREMO, LUKE PERRY E IL VOTO EUROPEO

Seguono Sanremo, le elezioni europee, l’attore Luke Perry, morto il 4 marzo scorso, e noto per aver recitato nella serie televisiva Beverly Hills 90210. Poi il governo, Joker, personaggio del film interpretato da Joquin Phoenix che ha vinto Il Leone d’Oro a Venezia, Mia Martini, Mahmood (che ha vinto il Festival di Sanremo 2019 con il brano Soldi) e il personaggio dei fumetti Thanos. Tra le ricerche più curiose, segno dei tempi, come fare domanda per navigator (la nuova figura professionale prevista nel decreto del reddito di cittadinanza per aiutare i cittadini a trovare un lavoro); cosa significa Macchu Picchu; mentre la meta di vacanze al top è Zanzibar e la ricetta emergente è di nuovo la pastiera napoletana

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Cosa prevede la risoluzione di maggioranza sul Mes

Accordo chiuso nella notte. Il M5s: «Siamo soddisfatti, ci sarà un nuovo round in parlamento a gennaio».

Accordo chiuso nella notte sul Mes. Oggi la maggioranza è chiamata ad approvare una risoluzione per dare al premier Giuseppe Conte il mandato politico a completare la trattativa in sede europea.

Il M5s aveva minacciato lo strappo, ma l’emergenza almeno per il momento è rientrata: «Siamo soddisfatti, nella risoluzione ci sono le modifiche chieste dal Movimento», hanno fatto sapere fonti pentastellate.

«La logica di pacchetto è stata confermata, ci sarà un nuovo round in parlamento a gennaio, prima del prossimo Eurogruppo, e ci sarà il pieno coinvolgimento dell’Aula. Ogni decisione verrà presa ascoltando le Camere, non firmeremo nulla al buio».

Nella risoluzione di maggioranza sul Mes si chiede di «escludere interventi di carattere restrittivo sulla detenzione di titoli sovrani da parte di banche e istituti finanziari, e comunque la ponderazione dei rischi dei titoli di Stato attraverso la revisione del loro trattamento prudenziale». Oltre a «escludere qualsiasi meccanismo che implichi una ristrutturazione automatica del debito pubblico».

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Il commissario Alitalia lo ha deciso l’ex hostess grillina Lupo

La senatrice con un passato da dipendente sugli aerei ha convinto Patuanelli a scegliere Leogrande. Il che la dice lunga sulle capacità di analisi del ministro. Il nuovo n.1 di Eni verrà nominato da un benzinaio?

Se una hostess indica il commissario straordinario per l’Alitalia è lecito attendersi (per la proprietà transitiva) che il prossimo amministratore delegato dell’Eni venga nominato da un benzinaio. Già, nel mondo del Movimento 5 stelle avviene anche questo. Il principale sponsor di Giuseppe Leogrande quale commissario unico della compagnia aerea è stata Giulia Lupo, senatrice grillina. Ed è a lei che si rivolgono tutti per sapere quale saranno le strategie del governo per l’Alitalia. Persino tra gli addetti ai lavori: risultano, e stupiscono, molte sue interlocuzioni con i diversi candidati alla cordata salvatrice, poi evaporata, a cominciare da Lufthansa.

IL POTERE DELLA LUPO GRAZIE A PATUANELLI

La posizione dell’ineffabile Giulia si è rafforzata dopo che Stefano Patuanelli, suo ex capogruppo a Palazzo Madama, è stato nominato ministro dello Sviluppo economico. Ed è stata proprio questa conoscenza maturata fra i velluti del Senato a far aumentare il peso specifico della Lupo nei confronti del ministro e, quindi, del governo.

Chi è Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico nel Conte bis
Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli.

MA LA SUA ATTIVITÀ PARLAMENTARE NON BRILLA

E pensare che fino alla fine del Conte I la ex hostess non aveva dato una prova brillante della sua attività di parlamentare. Il 30 luglio 2018 aveva presentato un’altisonante proposta di legge delega che si proponeva il riordino del trasporto aereo. Tema talmente urgente che la Commissione Trasporti ha aspettato sei mesi prima di metterla in calendario (l’8 gennaio 2019), un altro mese per indicare un relatore (14 febbraio), e ora giace dimenticata nei cassetti di Palazzo Madama.

L’avvocato Giuseppe Leogrande.

LEOGRANDE ESPERTO DI DIRITTO FALLIMENTARE…

La circostanza che la Lupo abbia convinto Patuanelli a scegliere proprio Leogrande, poi, la dice lunga sulle capacità di analisi del ministro. Non foss’altro per scaramanzia, e senza nulla togliere alle capacità professionali del nuovo commissario unico di Alitalia, ma Leogrande è un esperto di diritto fallimentare: non proprio un buon viatico per una compagnia aerea che ha un piede nella fossa e con l’altro ci sta per entrare. A smentire i superstiziosi non ci sono neppure i risultati – che non sono buoni – di Blue Panorama, la compagnia aerea di cui Leogrande è stato prima commissario, e poi presidente. E comunque, una cosa è Blue Panorama, un’altra è l’Alitalia. Ma questo ai pentastellati frega poco e niente. In attesa che un benzinaio indichi l’amministratore delegato dell’Eni o che un postino faccia il nome per il prossimo numero uno delle Poste.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Il maxi blitz della Digos contro i gruppi ultrà

Daspo per 75 membri degli Hooligans Torino: per 71 di loro scatta anche la denuncia. Lo stesso provvedimento anche per 40 tifosi di Napoli e Inter.

Blitz della polizia contro gli ultrà granata appartenenti agli ‘Hooligans Torino’: gli uomini della Digos hanno notificato il Daspo a tutti e 75 i membri del gruppo, 71 dei quali sono stati denunciati per diversi reati tra i quali violenza privata aggravata, rissa, violenza e lesioni nei confronti di incaricato di pubblico servizio. Sono invece oltre 500 le sanzioni amministrative applicate per violazione del regolamento dello stadio, per un importo superiore agli 80 mila euro.

LO SCONTRO INTERNO ALLA CURVA GRANATA

Le indagini hanno portato alla luce anche lo scontro in corso da anni tra i Torino Hooligans e i gruppi storici della Maratona, la curva da sempre occupata dai tifosi granata. Gli ultrà sono accusati anche di travisamento, porto di strumenti atti ad offendere, accensione e lancio di fumogeni. Oltre ai Daspo, i poliziotti hanno notificato un provvedimento di sospensione della licenza a tre locali pubblici che erano frequentati abitualmente dai membri dei Torino Hooligans.

DENUNCIATI 40 ULTRÀ DI NAPOLI E INTER

Una quarantina di ultrà di Napoli e Inter sono, infine, stati denunciati dalla Digos di Torino per gli scontri con i tifosi granata. Per tutti sono in corso di notifica anche i provvedimenti di Daspo. I supporters napoletani che si sono resi protagonisti degli incidenti dopo Torino-Napoli del 6 ottobre sono 32, mentre gli interisti sono otto e i fatti risalgono all’incontro del 23 novembre scorso.

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