La Bce di Lagarde in pressing sui Paesi che possono spendere

Stime di crescita al ribasso: +1,1% per il 2020. La presidente dell'Eurotower: «I governi che hanno spazio di bilancio dovrebbero essere pronti ad agire in maniera efficace e tempestiva». E poi precisa: «Non sono né una colomba né un falco, la mia ambizione è essere un gufo, che è dotato di saggezza».

La prima riunione di politica monetaria della Banca Centrale Europea guidata da Christine Lagarde si è conclusa lasciando i tassi d’interesse invariati: il tasso principale resta fermo a zero, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,50%.

«NÉ FALCO NÉ COLOMBA, SARÒ GUFO»

La Bce ha «leggermente rivisto» al ribasso le stime di crescita per il 2020, a 1,1%. Le stime sono ora di una crescita dell’1,2% quest’anno, dell’1,1% il prossimo, e dell’1,4% nel 2021 e 2022. Nella conferenza stampa al termine del board Lagarde ha spiegato: «Non sono né una colomba né un falco, la mia ambizione è essere un gufo, che è dotato di saggezza».

«CHI HA SPAZIO DI BILANCIO, AGISCA IN MANIERA TEMPESTIVA»

Poi Lagarde è tornata in pressing sulla Germania e gli altri Paesi che hanno surplus di bilancio: «I governi che hanno spazio di bilancio dovrebbero essere pronti ad agire in maniera efficace e tempestiva» per stimolare la crescita.

«L’EUROPA NON VA VERSO LA JAPANIFICATION»

Infine, riferendosi al rischio, evocato da alcuni economisti, di una spirale di deflazione e bassa crescita come quella del ‘decennio perduto’ giapponese, ha commentato: «Una ‘Japanification’? non credo affatto che siamo a questo punto, il credito alle imprese europee presenta un quadro completamente diverso da quello giapponese. Non credo affatto che una ‘Japanification’ sia fra le ipotesi sul tavolo»

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La Bce di Lagarde in pressing sui Paesi che possono spendere

Stime di crescita al ribasso: +1,1% per il 2020. La presidente dell'Eurotower: «I governi che hanno spazio di bilancio dovrebbero essere pronti ad agire in maniera efficace e tempestiva». E poi precisa: «Non sono né una colomba né un falco, la mia ambizione è essere un gufo, che è dotato di saggezza».

La prima riunione di politica monetaria della Banca Centrale Europea guidata da Christine Lagarde si è conclusa lasciando i tassi d’interesse invariati: il tasso principale resta fermo a zero, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,50%.

«NÉ FALCO NÉ COLOMBA, SARÒ GUFO»

La Bce ha «leggermente rivisto» al ribasso le stime di crescita per il 2020, a 1,1%. Le stime sono ora di una crescita dell’1,2% quest’anno, dell’1,1% il prossimo, e dell’1,4% nel 2021 e 2022. Nella conferenza stampa al termine del board Lagarde ha spiegato: «Non sono né una colomba né un falco, la mia ambizione è essere un gufo, che è dotato di saggezza».

«CHI HA SPAZIO DI BILANCIO, AGISCA IN MANIERA TEMPESTIVA»

Poi Lagarde è tornata in pressing sulla Germania e gli altri Paesi che hanno surplus di bilancio: «I governi che hanno spazio di bilancio dovrebbero essere pronti ad agire in maniera efficace e tempestiva» per stimolare la crescita.

«L’EUROPA NON VA VERSO LA JAPANIFICATION»

Infine, riferendosi al rischio, evocato da alcuni economisti, di una spirale di deflazione e bassa crescita come quella del ‘decennio perduto’ giapponese, ha commentato: «Una ‘Japanification’? non credo affatto che siamo a questo punto, il credito alle imprese europee presenta un quadro completamente diverso da quello giapponese. Non credo affatto che una ‘Japanification’ sia fra le ipotesi sul tavolo»

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La polemica tra Trump e Greta Thunberg dopo la copertina del Time

Il presidente Usa ha attaccato l'attivista svedese via social invitandola a curare la sua rabbia. E la giovane ironicamente cambia la bio.

Botta e risposta via social tra “persone dell’anno”. I protagonisti della vicenda sono il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, incoronato dalla rivista Time nel 2016, e Greta Thunberg fresca di nomina per il 2019. L’inquilino della Casa Bianca, noto negazionista climatico, ha attaccato la giovane attivista svedese via Twitter. Commentando un tweet di congratulazioni Trump ha affermato: «È ridicolo», è andato all’attacco, «Greta dovrebbe lavorare sul suo problema di controllo della rabbia e poi andare a vedere un buon film con un amico! Calma Greta, calma!».

Trump, forse in maniera inconsapevole, ha quindi puntato il dito contro uno degli aspetti che caratterizza una persona affetta da sindrome di Asperger come Greta. Negli adulti, infatti, la patologia comporta una certa difficoltà a regolare le emozioni, in particolare ansia e rabbia.

E GRETA CAMBIA LA BIO SU TWITTER

L’attivista ha scelto invece l’ironia per rispondere al tycoon, non direttamente con un tweet ma cambiando la sua biografia e descrivendosi come una «teenager che lavora sul problema della gestione della sua rabbia. Attualmente sto uscendo per andare a vedere un vecchio buon film con un amico».

time greta thunberg trump

ATTIVISTA IN DIREZIONE DI TORINO

Per il 13 dicembre intanto resta confermata la presenza di Greta all’appuntamento del movimento FridaysForFuture in piazza a Torino. L’11 dicembre la stessa Greta ha twittato che alle 15 scenderà in Piazza Castello con gli altri giovani: «Non vedo l’ora di unirmi allo sciopero per il clima a Torino, in Italia, sulla via del ritorno a casa».

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Il presidente Usa ha attaccato l'attivista svedese via social invitandola a curare la sua rabbia. E la giovane ironicamente cambia la bio.

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Trump, forse in maniera inconsapevole, ha quindi puntato il dito contro uno degli aspetti che caratterizza una persona affetta da sindrome di Asperger come Greta. Negli adulti, infatti, la patologia comporta una certa difficoltà a regolare le emozioni, in particolare ansia e rabbia.

E GRETA CAMBIA LA BIO SU TWITTER

L’attivista ha scelto invece l’ironia per rispondere al tycoon, non direttamente con un tweet ma cambiando la sua biografia e descrivendosi come una «teenager che lavora sul problema della gestione della sua rabbia. Attualmente sto uscendo per andare a vedere un vecchio buon film con un amico».

time greta thunberg trump

ATTIVISTA IN DIREZIONE DI TORINO

Per il 13 dicembre intanto resta confermata la presenza di Greta all’appuntamento del movimento FridaysForFuture in piazza a Torino. L’11 dicembre la stessa Greta ha twittato che alle 15 scenderà in Piazza Castello con gli altri giovani: «Non vedo l’ora di unirmi allo sciopero per il clima a Torino, in Italia, sulla via del ritorno a casa».

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La manovra salva la cannabis light

Un emendamento prevede che sotto lo 0,5 il thc non sia più considerata sostanza stupefacente, liberalizzata la vendita dei fiori e la biomassa di canapa.

La cannabis light è alla fine stata salvata. Almeno stando a quanto scritto dal senatore Del Movimento Cinque stelle Matteo Mantero su Facebook: «Ragazzi ce l’abbiamo fatta: questa notte in commissione bilancio abbiamo approvato uno dei nostri emendamenti» alla manovra «sulla canapa industriale. È quello meno ambizioso, che riguarda principalmente la biomassa, ma che comunque modifica le legge sulla canapa consentendo di commercializzare i fiori e soprattutto modifica il testo unico per gli stupefacenti stabilendo una volta per tutte che sotto lo 0,5% di thc la canapa non si può considerare sostanza stupefacente».

LEGGI ANCHE: La sentenza della Cassazione sulla cannabis

A fine maggio la Cassazione aveva imposto il divieto di vendita di tutti i  prodotti «derivati dalla coltivazione della cannabis», mettendo in crisi il commercio da poco legalizzato della cannabis light.

LEGGI ANCHE: Tutti gli emendamenti alla manovra approvati in commissione al Senato

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La manovra salva la cannabis light

Un emendamento prevede che sotto lo 0,5 il thc non sia più considerata sostanza stupefacente, liberalizzata la vendita dei fiori e la biomassa di canapa.

La cannabis light è alla fine stata salvata. Almeno stando a quanto scritto dal senatore Del Movimento Cinque stelle Matteo Mantero su Facebook: «Ragazzi ce l’abbiamo fatta: questa notte in commissione bilancio abbiamo approvato uno dei nostri emendamenti» alla manovra «sulla canapa industriale. È quello meno ambizioso, che riguarda principalmente la biomassa, ma che comunque modifica le legge sulla canapa consentendo di commercializzare i fiori e soprattutto modifica il testo unico per gli stupefacenti stabilendo una volta per tutte che sotto lo 0,5% di thc la canapa non si può considerare sostanza stupefacente».

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A fine maggio la Cassazione aveva imposto il divieto di vendita di tutti i  prodotti «derivati dalla coltivazione della cannabis», mettendo in crisi il commercio da poco legalizzato della cannabis light.

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Il senatore Ugo Grassi passa dal M5s alla Lega

Nel 2018 difendeva le multe per chi cambia casacca. Salvini lo accoglie a braccia aperte. Di Maio durissimo su Facebook: «Quelli come lui ci dicano quanto costa un senatore al chilo».

Il senatore Ugo Grassi ha lasciato il gruppo parlamentare del M5s per passare a quello della Lega. Il giurista napoletano, eletto nel 2018 nel collegio uninominale di Avellino, l’11 dicembre ha votato in dissenso sulla risoluzione con cui la maggioranza ha dato mandato al premier Giuseppe Conte di proseguire la trattativa sul Mes in sede europea. Altri due senatori pentastellati, Stefano Lucidi e Francesco Urraro, hanno votato in dissenso e sono passati al gruppo Misto, mentre Gianluigi Paragone ha votato contro ma non ha cambiato gruppo. Lucidi (che in Aula ha detto: «Voglio uscire dalla ruota del criceto») e Urraro potrebbero presto seguire le orme di Grassi. Il quale nel 2018 difendeva le multe per i “trasformisti”, come ha ricordato il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia, ripescando un vecchio post sul Blog delle Stelle. Grassi, per l’esattezza, scriveva che il principio del divieto di mandato imperativo «ha un suo interno limite: quello della lealtà verso l’elettore».

SALVINI LO ACCOGLIE A BRACCIA APERTE

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha accolto il “disertore” con entusiasmo: «Diamo il benvenuto al senatore Grassi. Porte aperte per chi, con coerenza, competenza e serietà ha idee positive per l’Italia e non è succube del Pd. Sulla riforma della giustizia e sul rilancio delle università italiane col senatore Grassi lavoreremo bene».

DI MAIO FURIOSO SU FACEBOOK

Opposto il commento del capo politico del M5s, Luigi Di Maio, affidato a una diretta video su Facebook: «Senatori come Grassi possono passare alla Lega, ma non raccontino balle. Dicano che il tema non è il Mes, ma che gli hanno proposto altre contropartite. Il mercato delle vacche a cui stiamo assistendo è la solita logica dei voltagabbana che noi abbiamo sempre combattuto. Ci dicano quanto costa un senatore al chilo».

Grassi, da parte sua, ha scritto una lettera per rendere pubblici i motivi che lo avrebbero spinto a cambiare gruppo: «Il mio dissenso non nasce da un mio cambiamento di opinioni, bensì dalla determinazione dei vertici del M5s di guidare il Paese con la granitica convinzione di essere i depositari del vero e di poter assumere ogni decisione in totale solitudine. Gli effetti di questo modo di procedere sono così gravi ed evidenti (a chi vuol vedere), da non dover neppure essere esposti. Basti l’esempio della gestione dell’ex Ilva per dar conto dell’assenza di una programmazione nella gestione delle crisi».

GRASSI: «LA LEGA MI OFFRE UNA SECONDA OPPORTUNITÀ»

Il senatore ha quindi rievocato l’esperienza del governo Conte I, quando avrebbe avuto modo di «comprendere che molti dei miei obiettivi politici erano condivisi dal partito partner di governo», ovvero dalla Lega. Lo stesso partito che oggi «mi offre una seconda opportunità per raggiungere quegli obiettivi, forte di una reciproca stima costruita nei mesi appena trascorsi e a fronte di un evidente fallimento della mia iniziale esperienza». Ma per Di Maio non basta: «Senatori come Grassi dicano semplicemente che vogliono cambiare casacca e tradire il mandato che i cittadini gli hanno dato. Non c’è nulla di male. Ma vadano a casa, altrimenti a quella lettera alleghino anche un listino prezzi sul mercato delle vacche aperto da Salvini in Senato, che ci ricorda lo stesso mercato delle vacche di Silvio Berlusconi ai tempi di Sergio De Gregorio».

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Il senatore Ugo Grassi passa dal M5s alla Lega

Nel 2018 difendeva le multe per chi cambia casacca. Salvini lo accoglie a braccia aperte. Di Maio durissimo su Facebook: «Quelli come lui ci dicano quanto costa un senatore al chilo».

Il senatore Ugo Grassi ha lasciato il gruppo parlamentare del M5s per passare a quello della Lega. Il giurista napoletano, eletto nel 2018 nel collegio uninominale di Avellino, l’11 dicembre ha votato in dissenso sulla risoluzione con cui la maggioranza ha dato mandato al premier Giuseppe Conte di proseguire la trattativa sul Mes in sede europea. Altri due senatori pentastellati, Stefano Lucidi e Francesco Urraro, hanno votato in dissenso e sono passati al gruppo Misto, mentre Gianluigi Paragone ha votato contro ma non ha cambiato gruppo. Lucidi (che in Aula ha detto: «Voglio uscire dalla ruota del criceto») e Urraro potrebbero presto seguire le orme di Grassi. Il quale nel 2018 difendeva le multe per i “trasformisti”, come ha ricordato il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia, ripescando un vecchio post sul Blog delle Stelle. Grassi, per l’esattezza, scriveva che il principio del divieto di mandato imperativo «ha un suo interno limite: quello della lealtà verso l’elettore».

SALVINI LO ACCOGLIE A BRACCIA APERTE

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha accolto il “disertore” con entusiasmo: «Diamo il benvenuto al senatore Grassi. Porte aperte per chi, con coerenza, competenza e serietà ha idee positive per l’Italia e non è succube del Pd. Sulla riforma della giustizia e sul rilancio delle università italiane col senatore Grassi lavoreremo bene».

DI MAIO FURIOSO SU FACEBOOK

Opposto il commento del capo politico del M5s, Luigi Di Maio, affidato a una diretta video su Facebook: «Senatori come Grassi possono passare alla Lega, ma non raccontino balle. Dicano che il tema non è il Mes, ma che gli hanno proposto altre contropartite. Il mercato delle vacche a cui stiamo assistendo è la solita logica dei voltagabbana che noi abbiamo sempre combattuto. Ci dicano quanto costa un senatore al chilo».

Grassi, da parte sua, ha scritto una lettera per rendere pubblici i motivi che lo avrebbero spinto a cambiare gruppo: «Il mio dissenso non nasce da un mio cambiamento di opinioni, bensì dalla determinazione dei vertici del M5s di guidare il Paese con la granitica convinzione di essere i depositari del vero e di poter assumere ogni decisione in totale solitudine. Gli effetti di questo modo di procedere sono così gravi ed evidenti (a chi vuol vedere), da non dover neppure essere esposti. Basti l’esempio della gestione dell’ex Ilva per dar conto dell’assenza di una programmazione nella gestione delle crisi».

GRASSI: «LA LEGA MI OFFRE UNA SECONDA OPPORTUNITÀ»

Il senatore ha quindi rievocato l’esperienza del governo Conte I, quando avrebbe avuto modo di «comprendere che molti dei miei obiettivi politici erano condivisi dal partito partner di governo», ovvero dalla Lega. Lo stesso partito che oggi «mi offre una seconda opportunità per raggiungere quegli obiettivi, forte di una reciproca stima costruita nei mesi appena trascorsi e a fronte di un evidente fallimento della mia iniziale esperienza». Ma per Di Maio non basta: «Senatori come Grassi dicano semplicemente che vogliono cambiare casacca e tradire il mandato che i cittadini gli hanno dato. Non c’è nulla di male. Ma vadano a casa, altrimenti a quella lettera alleghino anche un listino prezzi sul mercato delle vacche aperto da Salvini in Senato, che ci ricorda lo stesso mercato delle vacche di Silvio Berlusconi ai tempi di Sergio De Gregorio».

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Omicidio Sacchi: per il gip la versione di Anastasia è inverosimile

Il giudice per le indagini preliminari ha valutato «lacunose e scarsamente plausibili» le dichiarazioni della fidanzata di Luca.

«Lacunose, inverosimili e in più punti scarsamente plausibili»: così giudica il gip di Roma le dichiarazioni rese da Anastasia, la fidanzata di Luca Sacchi, nel provvedimento con cui ha respinto una istanza di revoca della misura dell’obbligo di firma presentata dal difensore al termine dell’interrogatorio svolto il 4 dicembre scorso. Per il giudice Costantino De Robbio le dichiarazione di Anastasia «appaiono del tutto inidonee a scalfire il quadro indiziario» e arrivano da un soggetto «interessato e non obbligato a rispondere dicendo la verità».

L’ORIGINE DELLA PISTOLA

Si aggrava intanto la posizione di uno degli indagati nell’inchiesta. Il gip di Roma ha notificato un provvedimento di custodia cautelare in carcere a Armando De Propris, padre di Marcello, il giovane di San Basilio che ha dato l’arma a Valerio Del Grosso, autore materiale dello sparo. All’uomo,in carcere per possesso di droga, i pm contestano la detenzione illegale della pistola calibro 38, mai trovata, utilizzata da Del Grosso.

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Respinto il sequestro del profilo Twitter del prof che ha elogiato Hitler

Secondo il gip di Siena, il post del docente Emanuele Castrucci non integra il reato di propaganda o istigazione all'odio razziale. La procura farà ricorso.

Il gip di Siena, Roberta Malavasi, ha respinto l’ordinanza di sequestro del profilo Twitter di Emanuele Castrucci, docente universitario di Filosofia del diritto e autore di un post elogiativo della figura di Adolf Hitler.

Il tweet pro Hitler del professor Emanuele Castrucci.

Il gip, secondo il quotidiano La Nazione, avrebbe motivato la sua decisione affermando che «non ci sarebbero gli estremi del reato di propaganda e istigazione all’odio razziale, ma solo una rilettura storica e apologetica della figura di Hitler».

ANNUNCIATO IL RICORSO AL TRIBUNALE DEL RIESAME

La procura di Siena farà ricorso al Tribunale del Riesame. I pm si appellano alla legge Fiano e all’articolo 604 bis del codice penale, che punisce «propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa». L’ateneo toscano, da parte sua, per limitare i contatti del prof con gli studenti lo ha sospeso dalle sessioni d’esame. Gli studenti che si erano iscritti sosterranno la prova con un sostituto.

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Respinto il sequestro del profilo Twitter del prof che ha elogiato Hitler

Secondo il gip di Siena, il post del docente Emanuele Castrucci non integra il reato di propaganda o istigazione all'odio razziale. La procura farà ricorso.

Il gip di Siena, Roberta Malavasi, ha respinto l’ordinanza di sequestro del profilo Twitter di Emanuele Castrucci, docente universitario di Filosofia del diritto e autore di un post elogiativo della figura di Adolf Hitler.

Il tweet pro Hitler del professor Emanuele Castrucci.

Il gip, secondo il quotidiano La Nazione, avrebbe motivato la sua decisione affermando che «non ci sarebbero gli estremi del reato di propaganda e istigazione all’odio razziale, ma solo una rilettura storica e apologetica della figura di Hitler».

ANNUNCIATO IL RICORSO AL TRIBUNALE DEL RIESAME

La procura di Siena farà ricorso al Tribunale del Riesame. I pm si appellano alla legge Fiano e all’articolo 604 bis del codice penale, che punisce «propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa». L’ateneo toscano, da parte sua, per limitare i contatti del prof con gli studenti lo ha sospeso dalle sessioni d’esame. Gli studenti che si erano iscritti sosterranno la prova con un sostituto.

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“Patata bollente”: Feltri a processo per il titolo sulla Raggi

Il direttore editoriale di Libero rinviato a giudizio insieme al responsabile Senaldi con l'accusa di diffamazione aggravata.

«Molti ricorderanno un “raffinatissimo” titolo che mi dedicò oltre due anni fa il quotidiano Libero, “La patata bollente“, ed un articolo di Feltri condito dai più beceri insulti volgari, sessisti rivolti alla mia persona: nessun diritto di cronaca esercitato né di critica politica… semplicemente parole vomitevoli», ha scritto su Facebook la sindaca di Roma Virginia Raggi, annunciando che il Gup di Catania «accogliendo la richiesta della procura, ha disposto il rinvio a giudizio per il direttore Vittorio Feltri per diffamazione aggravata».

«Avevo annunciato che avrei querelato il giornale e i suoi responsabili per diffamazione. L’ho fatto», ha spiegato la sindaca Raggi sul Facebook, «e oggi voglio darvi un aggiornamento: mi sono costituita parte civile ed il Gup di Catania ieri, accogliendo la richiesta della procura, ha disposto il rinvio a giudizio per il direttore Vittorio Feltri e per il direttore responsabile Pietro Senaldi. Andranno a processo per rispondere di diffamazione aggravata».

«VITTORIA PER TUTTE LE DONNE»

«È un primo importante risultato. Non tanto per me, ma per tutte le donne e tutti gli uomini che non si rassegnano a un clima maschilista, a una retorica fatta di insulti o di squallida ironia», continua la sindaca di Roma, «e il mio pensiero va a tutti coloro, donne e uomini, che hanno subito violenze favorite proprio da quel clima. Gli pseudointellettuali, i politici e alcuni giornalisti che fanno da megafono ai peggiori luoghi comuni, nella speranza di vendere qualche copia o conquistare qualche voto in più, arrivano persino a infangare la memoria di figure istituzionali come Nilde Iotti o a insultare le donne emiliane e romagnole. Patata bollente e tubero incandescente mi scrivevano..io non dimentico… vediamo come finisce in Tribunale questa vicenda».

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“Patata bollente”: Feltri a processo per il titolo sulla Raggi

Il direttore editoriale di Libero rinviato a giudizio insieme al responsabile Senaldi con l'accusa di diffamazione aggravata.

«Molti ricorderanno un “raffinatissimo” titolo che mi dedicò oltre due anni fa il quotidiano Libero, “La patata bollente“, ed un articolo di Feltri condito dai più beceri insulti volgari, sessisti rivolti alla mia persona: nessun diritto di cronaca esercitato né di critica politica… semplicemente parole vomitevoli», ha scritto su Facebook la sindaca di Roma Virginia Raggi, annunciando che il Gup di Catania «accogliendo la richiesta della procura, ha disposto il rinvio a giudizio per il direttore Vittorio Feltri per diffamazione aggravata».

«Avevo annunciato che avrei querelato il giornale e i suoi responsabili per diffamazione. L’ho fatto», ha spiegato la sindaca Raggi sul Facebook, «e oggi voglio darvi un aggiornamento: mi sono costituita parte civile ed il Gup di Catania ieri, accogliendo la richiesta della procura, ha disposto il rinvio a giudizio per il direttore Vittorio Feltri e per il direttore responsabile Pietro Senaldi. Andranno a processo per rispondere di diffamazione aggravata».

«VITTORIA PER TUTTE LE DONNE»

«È un primo importante risultato. Non tanto per me, ma per tutte le donne e tutti gli uomini che non si rassegnano a un clima maschilista, a una retorica fatta di insulti o di squallida ironia», continua la sindaca di Roma, «e il mio pensiero va a tutti coloro, donne e uomini, che hanno subito violenze favorite proprio da quel clima. Gli pseudointellettuali, i politici e alcuni giornalisti che fanno da megafono ai peggiori luoghi comuni, nella speranza di vendere qualche copia o conquistare qualche voto in più, arrivano persino a infangare la memoria di figure istituzionali come Nilde Iotti o a insultare le donne emiliane e romagnole. Patata bollente e tubero incandescente mi scrivevano..io non dimentico… vediamo come finisce in Tribunale questa vicenda».

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I giudici danno ragione a CasaPound: «Facebook riattivi il profilo»

Il tribunale civile di Roma ha accolto il ricorso dell'organizzazione: «Se il soggetto non è sui social è escluso dal dibattito politico». Zuckerberg dovrà anche risarcire 15 mila euro.

Il tribunale civile di Roma ha accolto il ricorso di CasaPound e ha ordinato a Facebook la riattivazione immediata del profilo chiuso lo scorso 9 settembre. A darne notizia è lo stesso movimento in una nota in cui spiega che la società di Zuckerberg dovrà anche risarcire CasaPound per 15 mila euro.

«SE IL SOGGETTO NON È SU FB È ESCLUSO DAL DIBATTITO POLITICO»

Nella sentenza con cui il tribunale civile di Roma ha accolto il ricorso, il giudice spiega che «il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso (o fortemente limitato) dal dibattito politico italiano, come testimoniato dal fatto che la quasi totalità degli esponenti politici italiani quotidianamente affida alla propria pagina Facebook i messaggi politici e la diffusione delle idee del proprio movimento».

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Salini cede ad Agnes e la Rai rifà Check-up

Collocata nel palinsesto 2020 sul secondo canale la trasmissione ideata negli Anni 70 dallo storico direttore generale. Ora la figlia Simona ha convinto l'attuale ad dopo i no di Gubitosi, Campo Dall'Orto e Orfeo. Arriva dunque l'ennesimo programma sulla salute.

La Rai del cambiamento che a detta di presidente e amministratore delegato dovrebbe cambiare linguaggi, contenuti editoriali e modalità di fruizione, sta decidendo in queste ore per un ritorno al passato. L’idea è quella di riprogrammare Check-up, una famosa trasmissione ideata negli Anni 70 da Biagio Agnes che è stato per lungo tempo direttore generale a Viale Mazzini.

SU RAIDUE NEL PERIODO FEBBRAIO-MARZO 2020

Perciò si sta lavorando per trovargli una collocazione in palinsesto e, salvo sorprese, l’ipotesi è che la nuova edizione di Check-up possa essere inserita nella programmazione di RaiDue nel periodo febbraio-marzo 2020.

PRESSING ASFISSIANTE PER IL FORMAT

Simona Agnes, figlia di Biagio, e presidente della fondazione che porta il nome del padre, aveva già tentato più volte in passato di riproporre il format ricevendo sempre un cortese quanto fermo no da parte degli ultimi tre direttori generali della tivù pubblica, ossia Luigi Gubitosi, Antonio Campo Dall’Orto e Mario Orfeo.

salini-rai-Check-up-agnes
Simona Agnes. (Ansa)

UNA MIRIADE DI PROGRAMMI SULLA SALUTE

Invece con Fabrizio Salini è riuscita nell’impresa, avendo anche trovato una buona sponda in un consigliere del consiglio di amministrazione. L’attuale ad, dopo una serie di riunioni operative che hanno visto coinvolte alcune direzioni, avrebbe dato semaforo verde. L’appalto è esterno, visto che il nuovo Check-up sarà un prodotto fornito chiavi in mano da una società della Agnes. E andrà ad aggiungersi alla miriade di programmi sulla salute che già esistono nei palinsesti delle tre reti.

SULLA RETE DI CUI SALINI È DIRETTORE AD INTERIM

Unica novità rispetto all’originale che andava in onda sul primo canale, per il nuovo Check-up è stata scelta RaiDue, la rete di cui dopo l’uscita di Carlo Freccero l’ad Salini è direttore ad interim.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Renzi attacca i magistrati al Senato dopo l’inchiesta su Open

L'ex premier cita Moro e Craxi. Poi affonda il colpo: «Diritto e giustizia sono diversi dal giustizialismo, barbarie contro di me».

Si incendia il dibattito al Senato sui finanziamenti alla politica. Matteo Renzi ha preso la parola a Palazzo Madama e ha attaccato i magistrati dopo l’inchiesta della procura di Firenze sulla fondazione Open.

AZIONE PENALE O AZIONE POLITICA?

Per il leader di Italia viva, infatti, «la magistratura pretende di decidere cosa è un partito e cosa no. E se al pm affidiamo non già la titolarità dell’azione penale, ma dell’azione politica, quest’Aula fa un passo indietro per pavidità e lascia alla magistratura la scelta di cosa è politica e cosa non lo è».

LA CITAZIONE DI MORO E CRAXI

Renzi ha esordito citando Aldo Moro, quando sullo scandalo Lockheed – l’acquisto nel 1971 di 14 aerei Hercules C-130 pagati 39 miliardi di lire, con accuse di corruzione che portarono al processo per i ministri Luigi Gui e Mario Tanassi, il primo assolto e il secondo condannato – per difendere il ruolo della Democrazia cristiana disse: «Non ci faremo processare nelle piazze». Il caso provocò anche le dimissioni di Giovanni Leone dalla presidenza della Repubblica: «Non perchè coinvolto», ha detto Renzi, «ma per uno scandalo montato dai media e da una parte della politica. Per distruggere la reputazione di un uomo può bastare la copertina di un settimanale». Poi un’altra citazione, questa volta di Bettino Craxi: «Ho imparato ad avere orrore del vuoto politico».

LA DIFFERENZA TRA GIUSTIZIA E GIUSTIZIALISMO

L’inchiesta su Open, a giudizio di Renzi, sarebbe “macchiata” da una «violazione sistematica del segreto d’ufficio sulle vicende personali del sottoscritto. Non è uno stato di diritto questo, siamo alla barbarie». Avere rispetto per la magistratura, sempre secondo l’ex premier, è «riconoscere che ci sono magistrati che hanno perso la vita per il loro impegno. Ci inchiniamo davanti a queste storie. Ma a chi oggi volesse immaginare che questo inchino diventi una debolezza del potere legislativo, si abbia la forza di dire: contestateci per le nostre idee o per il Jobs act. Chi volesse contestarci per via giudiziaria, sappia che dalla nostra parte abbiamo il coraggio di dire che diritto e giustizia sono diversi dal giustizialismo».

LE PERQUISIZIONI AI FINANZIATORI DI OPEN

Renzi ha quindi duramente contestato le scelte della procura di Firenze: «Trecento agenti della Guardia di Finanza alle 6 del mattino, in casa di persone non indagate (non tutti i finanziatori di Open sono sotto inchiesta, ma sono stati perquisiti per verificare la natura dei loro rapporti con l’ex presidente della fondazione Alberto Bianchi e l’ex consigliere Marco Carrai, ndr) sono una retata, non uno strumento a tutela degli indagati». Tali modalità sarebbero finalizzate «a descrivere come criminale non il comportamento dei singoli, ma qualsiasi finanziamento privato che venga fatto in maniera legale e regolare. Il risultato è che nessuno finanzierà più quella parte politica. Io rivendico l’abolizione del finanziamento pubblico, ma se viene penalizzato il finanziamento privato nessuno lo farà più».

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Milano ricorda Piazza Fontana a 50 anni dalla strage

La città commemora le 17 vittime della bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura del 12 dicembre 1969. Nel pomeriggio il saluto di Mattarella.

Milano ricorda oggi, alla presenza del presidente Sergio Mattarella, la strage di piazza Fontana a 50 anni dalla bomba che uccise 17 persone e per la quale fu ingiustamente accusato l’anarchico Pinelli, morto poi in circostanze mai chiarite cadendo da una finestra della questura. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha chiesto «scusa e perdono» da parte di tutta la città alla famiglia di Pinelli. In suo ricordo, nel quartiere di San Siro, è stata piantata ieri una quercia rossa.

ALLE 16.30 MATTARELLA IN PIAZZA FONTANA

Il presidente Mattarella sarà alle 16.30 in Piazza Fontana per le commemorazioni insieme al segretario della Cgil Maurizio Landini. «Non dimentichiamo le 17 vittime della strage di piazza Fontana. Sono passati 50 anni ma quelle immagini continuano ad addolorarci. Anche le pagine più buie fanno parte della nostra storia. Ci spronano a impegnarci, ogni giorno per consegnare ai nostri figli una storia più luminosa»: così il premier Giuseppe Conte su Facebook.

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Il sindaco di Scalea arrestato per assenteismo dal lavoro

Secondo la procura di Paola, anziché lavorare all'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza passava ore ed ore al bar. Sospesi altri tre dipendenti, accusati di complicità.

Più di 650 ore di assenze ingiustificate dal posto di lavoro all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Per questo motivo, con l’accusa di truffa aggravata, è stato arrestato Gennaro Licursi, sindaco di Scalea, rinomata località turistica affacciata sul Tirreno calabrese. Altri tre dipendenti della stessa Azienda sanitaria sono stati sospesi, perché ritenuti suoi complici.

L’operazione della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto del primo cittadino, coordinata dal procuratore di Paola Pierpaolo Bruni, è stata ribattezzata “Ghost work”, lavoro fantasma. Le Fiamme Gialle hanno eseguito anche un sequestro di beni per un valore di 12 mila euro. Le indagini hanno portato alla luce quello che secondo gli inquirenti era «un radicato e consolidato meccanismo» illecito, che avrebbe permesso al sindaco di «assentarsi senza alcuna giustificazione dal luogo di lavoro».

Licursi, secondo l’accusa, una volta timbrato il cartellino «lasciava l’ufficio e si dedicava allo svolgimento di quotidiane attività di natura personale. Sovente attestava falsamente di essersi recato in missione per conto dell’ufficio, occupandosi anche in questo caso di questioni non attinenti al servizio». Mentre i tre colleghi accusati di complicità «attestavano che le missioni si erano svolte regolarmente».

Le riprese di telecamere nascoste, le analisi dei tabulati telefonici e un’accurata attività di pedinamento hanno permesso di ricostruire «la marcata disinvoltura con la quale gli indagati hanno agito», rendendo necessario il provvedimento cautelare. In molte circostanze il sindaco Licursi, anziché lavorare, avrebbe passato ore ed ore al bar.

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Sorgente Sein, parte il piano per diventare un big dei biocarburanti

Il progetto della società del gruppo di Valter Mainetti prevede investimenti per 3 miliardi al fine di realizzare impianti tra l’Italia e gli Usa. Lo farà con la collaborazione di Saipem.

Un maxi piano da 3 miliardi di investimenti nel triennio 2020-2022 per la produzione di biocarburanti. È il progetto di Sorgente Sein, società per l’energia e le infrastrutture che fa capo a Sorgente Group, di Valter Mainetti. Un nuovo filone di business, che si affianca a quello tradizionale del gruppo focalizzato sul mercato immobiliare. «Il nostro obiettivo era diversificare il portafoglio», spiega a Lettera43 Carlo Petagna, amministratore delegato di Sorgente Sein, «perché il mercato immobiliare oggi ha meno prospettive rispetto al passato, gli investimenti si concentrano soprattutto a Milano e, in misura minore, a Roma. Mentre il business dei biocarburanti è più democratico, si può fare in Puglia come in Lombardia, e utilizza scarti di produzione agricola per fare il biometano. Da cui peraltro si può creare anche un fertilizzante biologico. Non si butta via niente, insomma, e così facendo si crea un perfetto modello di economia circolare».

UN PROGETTO TRA ITALIA E USA CON SAIPEM

Nei piani si parla di realizzare una sessantina di impianti di produzione in Italia e si vuole fare almeno altrettanto negli Stati Uniti. Per farlo il gruppo Sorgente si è affidato a Saipem, con la quale ha stretto una partnership: «Per noi l’accordo con Saipem è un punto di partenza importante per dare credibilità alla nostra iniziativa», continua Petagna, «La nostra collaborazione si basa, da un lato, sulle nostre competenze sul lato della finanza e sulla la nostra credibilità sul mercato statunitense, e dall’altra sull’esperienza di ingegneria applicata che può offrire un colosso come Saipem».

BIOCARBURANTI: UN BUSINESS IN PIENO SVILUPPO

L’iniziativa, se da una lato può avere risvolti ambientali positivi con la produzione di energia pulita, dall’altra s’incanala in un trend di mercato attraente come quello della sostenibilità. «Questo tipo d’investimenti è in grado di offrire rendimenti a doppia cifra: anche del 10, 12, 13%», ne è convinto Petagna, «più alti di molti altri prodotti sul mercato e migliore di quello che può offrire il mercato immobiliare. Per di più, quello dei biocarburanti, si tratta di un comparto anticiclico, che offre rischi contenuti ed è poco soggetto a fluttuazioni. A nostro modo di vedere, nel contesto attuale, si sta delineando un’opportunità d’investimento che ritengo più appetibile anche del fotovoltaico. Quest’ultimo infatti offre buoni rendimenti, ma soprattutto all’estero perché in Italia ci sono pochi incentivi e il mercato è saturo».

RISVOLTI LAVORATIVI SULL’ECONOMIA DEL SUD

Il biometano viene prodotto partendo dagli scarti agricoli, che sono prodotti in buona parte dal Sud Italia. E, qualora il business si sviluppasse come nei progetti di Sorgente Sein, si potrebbero avere delle buone ricadute economiche su un’area del Paese che ne ha parecchio bisogno: «È proprio così», conclude Petagna, «per i produttori agricoli potrebbe tramutarsi in una miniera d’oro. Anche perché saprebbero dove collocare e valorizzare i loro scarti di produzione, i rifiuti organici o i prodotti rimasti invenduti. Per il sud potrebbe rivelarsi una bella operazione di micro-economia. Tant’è che stiamo guardando per ottenere la maggior parte delle autorizzazioni al centro-sud. Infatti, di una sessantina di impianti che vorremmo realizzare in Italia, l’80% sarà dislocato tra centro e sud della penisola e altri 15-20 saranno invece al centro-nord».

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Incendio sulla portaerei russa Ammiraglio Kuznetsov

Il rogo mentre erano in corso lavori di manutenzione al porto di Murmansk. Almeno tre dispersi.

Un incendio è scoppiato sulla portaerei russa ‘Ammiraglio Kuznetsov’ durante lavori di manutenzione nel porto di Murmansk, nel Nord del Paese. Secondo i media locali almeno tre persone risultano al momento disperse.

(notizia in aggiornamento)

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