Nuova giornata di scontri e proteste a Hong Kong

Gli studenti si sono asserragliati nel Politecnico di Kowloon. Ferito un agente colpito da una freccia al polpaccio. Lunedì scuole chiuse per motivi di sicurezza.

Ancora un giorno di scontri e proteste a Hong Kong. Anche domenica 17 novembre, come ormai avviene da mesi, i manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro la governatrice Carrie Lam e la Cina.

Gli scontri più accesi sono avvenuti sulla penisola di Kowloon dove gli studenti del Politecnico hanno scagliato frecce e usato catapulte artigianali per lanciare oggetti contro la polizia. In questi tafferugli in agente è stato colpito a un polpaccio ed è stato trasportato d’urgenza in ospedale. L’uomo non sarebbe comunque in pericolo di vita. Per tutta risposta gli agenti hanno utilizzato gas lacrimogeni e idranti con liquido chimico blu. La polizia ha inoltre chiesto «a tutti i cittadini di non dirigersi verso l’area del PolyU, il Politecnico, perchè la situazione si sta rapidamente deteriorando» dato che la situazione sta sempre più degenerando.

A HONG KONG SCUOLE CHIUSE LUNEDÌ

A causa dei disordini l’Ufficio per l’Istruzione ha annunciato che è prevista la chiusura straordinaria delle scuole per la giornata di lunedì 18 novembre. Tutte le lezioni, spiegano ancora i portavoce dell’istituzione scolastica, dalla scuola materna fino alla scuola superiore sono state sospese per motivi che riguardano la sicurezza. Del resto molti studenti si sono uniti alla protesta. Molti sono anche degli adolescenti come testimoniano gli arresti fatti nelle settimane scorse e che riguardavano anche alcuni ragazzini di appena 12 anni.

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Smacco a Trump in Louisiana: rieletto governatore dem

Gli elettori hanno dato nuovamente fiducia all'uscente John Edwards. Un chiaro segnale per The Donald e i Repubblicani a meno di un anno dalle presidenziali.

La Louisiana ha preferito i democratici ai repubblicani scegliendo di confermare John Edwards come governatore dello Stato. Il Edwards ha battuto la concorrenza del candidato repubblicano Eddie Rispone confermandosi inoltre come unica guida dem alla guida di uno Stato del profondo Sud americano.

SCHIAFFO A DONALD TRUMP

Sicuramente la rielezione di John Edwards alla guida della Louisiana è un duro schiaffo a Donald Trump. Il tycoon si era infatti speso molto per sostenere la candidatura di Rispone. Tanto che nei dieci giorni prima delle elezioni aveva tenuto due comizi elettorali nello Stato. Una sconfitta che mette in dubbio anche una possibile rielezione di Trump come presidente il 3 novembre 2020 quando gli americani saranno chiamati a scegliere se confermare o chiamare qualcun altro a guidare il Paese. L’elezione del governatore in Louisiana era infatti considerato dai media statunitensi un test chiave in vista delle presidenziali.

IN LOUISIANA VITTORIA DEM DI MISURA

Va tuttavia detto che Edwards ha battuto Rispone di misura. Questo non sminuisce il fatto che, nonostante la scesa in campo dello stesso Trump, i Repubblicani hanno subito un duro colpo psicologico. Molti, infatti, ritenevano che Edwards non ce l’avrebbe fatta a strappare il secondo mandato. Anche i sondaggi davano Rispone avanti al candidato dem. Secondo i media Usa l’errore dei Repubblicani sarebbe da rintracciare nella campagna elettorale fatta da Rispone e interamente basata su Trump. Tanto da affidare a The Donald tutte le sue fortune politiche. Un errore fatale visto il diminuito consenso nei confronti del presidente degli ultimi periodi.

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L’Iran scende in piazza contro il caro-benzina

Le proteste sono iniziate venerdì 15 novembre e non accennano a diminuire. Questo nonostante le minacce della polizia e il placet al rincaro della Guida suprema iraniana Ali Khamenei.

Continua la rivolta della benzina in Iran per protestare contro l’aumento dei prezzi del carburante annunciato dalla Repubblica islamica iraniana dopo le sanzioni economiche inflitte dagli Usa. Decine le città che da venerdì 15 novembre sono in rivolta dopo la decisione presa dal governo. Gli scontri più duri a Teheran dove negli scontri sono morte almeno due persone, anche se fonti non ufficiali e vicine ai manifestanti parlano di oltre una decina di vittime.

LA POLIZIA AMMONISCE I MANIFESTANTI

Intanto la polizia iraniana ha lanciato un monito a coloro che «creano insicurezza e disordine». Il riferimento è alle manifestazioni degli ultimi due giorni che ha provocato diversi disordini in tutto il Paese. Le forze dell’ordine hanno annunciato che identificheranno e affronteranno «con decisione i provocatori e i capi che hanno creato le tensioni». Una minaccia concreta portata avanti dal portavoce della polizia, il generale Ahmad Nourian.

KHAMENEI SOSTIENE L’AUMENTO DELLA BENZINA

In questo clima di forti tensioni spicca la voce di Ali Khamenei. La Guida suprema iraniana ha infatti manifestato il suo appoggio alla decisione governativa di razionare e aumentare i prezzi della benzina. Lo ha fatto attraverso un discorso riportato dalla televisione di Stato. Khamenei ha anche additato i manifestanti come banditi poiché responsabili degli incidenti avvenuti durante le proteste di piazza. «Io non sono un esperto, ma poiché la scelta è stata fatta dai capi dei tre rami istituzionali, la sostengo», ha detto. Per poi aggiungere: «Le proteste violente non risolveranno niente, ma porteranno solo insicurezza nel Paese»

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L’Italia stretta nella morsa del maltempo

Da Nord a Sud sono tante le criticità. A Venezia l'acqua è tornata a salire con il picco massimo in mattinata mentre sulle Alpi è caduta la neve. Diverse le esondazioni in Toscana. La situazione.

Neve, acqua alta, mareggiate, piogge torrenziali e venti forti. Non si ferma nemmeno domenica 17 novembre l’ondata di maltempo che sta imperversando sull’Italia. Sono 11 le regioni in allerta per rischio idrogeologico con le situazioni più critiche in Trentino Alto Adige e in Toscana

PERICOLO ALLUVIONI IN TOSCANA

A destare preoccupazioni in Toscana sono le condizioni dell’Arno. A Firenze la protezione civile sta monitoriando le sponde e ha invitato i cittadini a non sostare nelle vicinanze del fiume. Che al momento ha superato anche la seconda soglia di allerta. Il picco di piena è atteso intorno alle 12 con un livello di criticità intorno ai 5,5 metri. A Pontassieve è invece esondato il Sieve. Allerta massima anche a Pisa dove sui lungarni sono state montate delle paratie protettive e contenitive. Nel Livornese sono state evacuate 500 persone a causa della piena del Cecina.

LA NEVE BLOCCA L’ALTO ADIGE

Sin dalla notte tra sabato 16 e domenica 17 novembre i problemi maggiori si sono verificati in Alto Adige dove 11 mila famiglie sono rimaste corrente elettrica e una quarantina le strade sono state chiuse al traffico a causa delle abbondanti nevicate. È stata invece riaperta, dopo una momentanea chiusura, la linea ferroviaria del Brennero. Al contrario risulta chiusa sin dalla tarda mattinata di domenica l’autostrada del Brennero tra Bressanone e Vipiteno. Difficoltà anche nelle comunicazioni con Tim che ha parlato di situazione critica in particolare in Val Pusteria, Val Aurina e Val Badia. Alle 8.50 di domenica, in Val Martello, una valanga si è abbattuta su una zona abitata senza creare fortunatamente vittime.

LA SITUAZIONE IN VENETO

In Veneto non è la sola Venezia a essere stata messa in ginocchio dal maltempo. Le zone del litorale, dal Polesine al Trevigiano, stanno infatti combattendo con forti mareggiate. Lo stesso governatore Luca Zaia ha lanciato l’allarme. «Ricordiamoci che c’è tutta una regione che è martoriata, è in ginocchio. Il pensiero va alle località del litorale veneziano. Pensate a Chioggia, Caorle e Jesolo. Ma anche alla montagna dove ci sono problemi di viabilità e di isolamento di alcuni centri», ha spiegato aggiornando i veneti delle situazioni più critiche sul proprio profilo Facebook.

🔴 Notevoli i danni, che ho constatato questa mattina insieme ai titolari, a quel patrimonio artistico, culturale e identitaria che è l’antico Caffè Florian di piazza San Marco.

Posted by Luca Zaia on Saturday, November 16, 2019

DANNI AL CENTRO-SUD

La pioggia non hanno risparmiato nemmeno il Centro-Sud con Roma spazzata da forti raffiche di vento che ha costretto a oltre 200 interventi dei Vigili del Fuoco per alberi e rami caduti, danni ai tetti e infiltrazioni di acqua. Sempre nella Capitale, in via dei Cappuccini, una pianta si è abbattuta su una vettura al cui interno si trovava un uomo. L’automobilista è stato trasportato in codice rosso, ma non in pericolo di vita, all’ospedale. A causa della piena dell’Arno i lungarni di Pisa sono stati chiusi al traffico per montare delle paratie. Allagamenti anche a Napoli e in particolare nel Rione Sanità, mentre nel Casertano un cacciatore 74enne è stato salvato dalla piena del fiume Volturno straripato a causa delle forti piogge.

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Il vergognoso post di un consigliere laziale contro Ilaria Cucchi

Adriano Palozzi di Cambiamo!, con un passato in Forza Italia, ha scritto su Facebook: «Sfrutta il fratello tossico per avere successo». Dopo le critiche sono arrivate la rimozione del messaggio e le scuse.

Ilaria Cucchi «sfrutta il fratello tossico per il proprio successo». Questo era il messaggio contenuto nel vergognoso post di un consigliere regionale del Lazio di Cambiamo!, Adriano Palozzi, già Forza Italia, poi cancellato con tanto di scuse. Il post però è rimasto su Facebook abbastanza per circolare e indignare il web. Anche per i toni usati. Nel post Palozzi sosteneva che Cucchi «è stato maltrattato» e lo definiva «tossico». gettando un velo anche sulle condanne dei due carabinieri commentando: «Giuste? Bah».

L’OFFESA ALLA MEMORIA DI STEFANO: «ERA UN TOSSICO E PURE SPOCCHIOSO»

«Stefano Cucchi ha avuto finalmente giustizia (Bah)!» – aveva scritto Palozzi – «la sorella finalmente è soddisfatta e si lancia in una nuova e brillante carriera politica o nello spettacolo (insomma cerca un modo per guadagnare). Stefano Cucchi sarà anche stato maltrattato e per questo ci sono state delle condanne (giuste? Bah)! Va però ricordato che non parliamo di uno studente modello o di un bravo ragazzo di città, bensì di un tossico preso con 20 grammi di hashish e con alcune dosi di cocaina destinate evidentemente allo spaccio e pure abbastanza spocchioso».

LE SCUSE IN SERATA: «IMPOSSIBILE NON ESSERE FRAINTESI»

Il post, intitolato ‘Io non sto con Ilaria Cucchi’, si concludeva con l’attacco a Ilaria: «Per carità nessuno può morire e deve morire di botte, ma neanche può passare per vittima o per eroi lui e tanto meno la sorella che sta sfruttando il fratello tossico per il proprio successo!». In serata le parole sono state cancellate e sono arrivate le scuse: «Tolgo il post sulla vicenda Cucchi perché ormai su Facebook non è più possibile esprimere una opinione senza essere fraintesi o giudicati. Mi scuso con chi si è sentito offeso non era questo lo scopo!”. Ilaria Cucchi da sempre è oggetto di episodi di odio online. Anche dopo la sentenza di condanna dei due carabinieri. Un’altra esponente di Cambiamo! dopo la sentenza aveva sempre su Fb: «I carabinieri avranno anche sbagliato!!!!…. ma tuo fratello rimarrà sempre un drogato e spacciatore che uccideva altre persone …. Non c’è nulla da festeggiare!!!!! #ILARIACUCCHI Vergognati». «Parole vergognose», è stato il commento del segretario del Pd Lazio, senatore Bruno Astorre, sul post di Palozzi. «Non varrebbe la pena replicare né fare polemica con chi immagino sia in cerca di visibilità sfruttando il dramma di una famiglia. Voglio, tuttavia, ringraziare Ilaria Cucchi per aver combattuto una battaglia di civiltà, sui diritti che ha aiutato tutto il Paese a compiere passi avanti nelle coscienze di ciascuno perché lo Stato di diritto vale per tutti, anche per chi specula sui drammi».

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L’ultimo disperato tentativo del governo per strappare un accordo sull’Ilva

A inizio settimana nuovo vertice di Conte con i Mittal. Ma tra Pd e M5s le distanze sullo scudo restano abissali. E l'ipotesi di un piano B si fa strada. Mentre indaga la procura di Taranto e i lavoratori preparano lo sciopero "al contrario".

È un «fate presto» corale quello che giunge al governo da sindacati e imprenditori. Ora che lo spegnimento dell’ex Ilva di Taranto è una realtà scandita da un cronoprogramma cresce la richiesta al governo di trovare una soluzione. Anche i magistrati tarantini, dopo un ricorso dei commissari, indagano su ArcelorMittal. Ma tutti gli occhi sono puntati su Palazzo Chigi: a Giuseppe Conte è affidata la trattativa ai più alti livelli e un nuovo incontro del premier e del ministro Stefano Patuanelli con i Mittal dovrebbe esserci a inizio settimana.

ULTIMO TENTATIVO PRIMO DI UN PIANO B

Sarà l’ultimo tentativo, prima di lavorare a un piano B. Ma a complicare l’estrema trattativa ci sono le divisioni della maggioranza sulle soluzioni da proporre. Il Pd, con Andrea Marcucci, invoca un decreto che ripristini lo scudo penale. Luigi Di Maio frena: «Lo scudo è solo un pretesto». Il presidente del Consiglio, raccontano dal governo, lavora in queste ore attraverso ogni canale, anche diplomatico, per una soluzione che eviti lo spegnimento degli altiforni e la perdita di oltre 10 mila posti di lavoro. Il ministro Stefano Patuanelli tiene i contatti con i commissari e con i dirigenti italiani dell’azienda.

IL GOVERNO NON CEDE SUI 5 MILA ESUBERI

I Mittal potrebbero tornare a Palazzo Chigi a inizio settimana (ma manca ancora ogni ufficialità), poi mercoledì o giovedì il Consiglio dei ministri si riunirà con all’ordine del giorno proprio il dossier Taranto. Tra le armi di cui l’esecutivo dispone per trattare ci sarebbero ammortizzatori sociali per i lavoratori (ma di certo non i 5 mila esuberi chiesti da Mittal), sconti sull’affitto degli impianti, defiscalizzazione delle bonifiche, una soluzione per l’altoforno 2 su cui devono pronunciarsi i giudizi, una partecipazione di Cdp. E lo scudo penale su eventuali inchieste per danno ambientale. Ma quando si tocca il tema arrivano le divisioni. Tanto che Michele Emiliano denuncia un allarme creato ad arte da Mittal per «mettere in crisi il governo». Di Maio è convinto che prima si debba «trascinare in tribunale» l’azienda e attendere il risultato del ricorso d’urgenza presentato dai commissari a Milano: lo scudo è solo un «pretesto», ininfluente, e di piani B per ora non si deve neanche parlare, sostiene.

IL PD TIRA DRITTO SULLO SCUDO

Dal Pd, invece, Nicola Zingaretti dà ragione agli operai quando chiedono al governo di «accelerare» il confronto con l’azienda. Non aspettare. «Non si accettano ricatti», dice Peppe Provenzano. Ma se l’azienda accetta di sedersi al tavolo e tratta per restare, dichiara Andrea Marcucci, l’esecutivo deve varare subito un decreto con uno scudo per tutte le aziende «in contesti di forte criticità ambientale, a partire dall’ex Ilva». Anche Iv, con Teresa Bellanova, invoca lo scudo. Ma il M5s spiega che ad ora non se ne parla e spera non si renda necessario, perché se è vero che Patuanelli e Conte sono pronti a spiegare ai gruppi pentastellati le ragioni per reintrodurre la tutela, al Senato rischierebbe di aprirsi una faglia con una pattuglia di pentastellati irremovibili (e decisivi per il governo). Ma, mentre partono iniziative individuali come quella dell’ex ministro Carlo Calenda per «parlare con i Mittal», lo scudo lo invocano tanto i sindacati, con Annamaria Furlan della Cisl, quanto Vincenzo Boccia per Confindustria («Servono soluzioni, non prove muscolari»).

IL LAVORATORI PRONTI ALLO SCIOPERO “AL CONTRARIO”

«Resisteremo alla chiusura degli impianti», annuncia Francesco Brigati della Fiom: lunedì si terrò un consiglio di fabbrica, si pensa a uno «sciopero al contrario» per tenere accesi gli altoforni. «Sarebbe barbarie», osserva Maurizio Landini della Cgil, se l’azienda vincesse. I commissari, intanto, a Taranto presentano una denuncia per «fatti e comportamenti lesivi dell’economia nazionale»: i magistrati indagano per distruzione dei mezzi di produzione. E il ministro Patuanelli li ringrazia. Sul fronte legale il governo è pronto a usare ogni arma. Nell’attesa di capire se ci siano davvero i margini per un’estrema trattativa, prima di lavorare a un piano B con una «nazionalizzazione» transitoria e la ricerca di nuovi azionisti.

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L’ultimo disperato tentativo del governo per strappare un accordo sull’Ilva

A inizio settimana nuovo vertice di Conte con i Mittal. Ma tra Pd e M5s le distanze sullo scudo restano abissali. E l'ipotesi di un piano B si fa strada. Mentre indaga la procura di Taranto e i lavoratori preparano lo sciopero "al contrario".

È un «fate presto» corale quello che giunge al governo da sindacati e imprenditori. Ora che lo spegnimento dell’ex Ilva di Taranto è una realtà scandita da un cronoprogramma cresce la richiesta al governo di trovare una soluzione. Anche i magistrati tarantini, dopo un ricorso dei commissari, indagano su ArcelorMittal. Ma tutti gli occhi sono puntati su Palazzo Chigi: a Giuseppe Conte è affidata la trattativa ai più alti livelli e un nuovo incontro del premier e del ministro Stefano Patuanelli con i Mittal dovrebbe esserci a inizio settimana.

ULTIMO TENTATIVO PRIMO DI UN PIANO B

Sarà l’ultimo tentativo, prima di lavorare a un piano B. Ma a complicare l’estrema trattativa ci sono le divisioni della maggioranza sulle soluzioni da proporre. Il Pd, con Andrea Marcucci, invoca un decreto che ripristini lo scudo penale. Luigi Di Maio frena: «Lo scudo è solo un pretesto». Il presidente del Consiglio, raccontano dal governo, lavora in queste ore attraverso ogni canale, anche diplomatico, per una soluzione che eviti lo spegnimento degli altiforni e la perdita di oltre 10 mila posti di lavoro. Il ministro Stefano Patuanelli tiene i contatti con i commissari e con i dirigenti italiani dell’azienda.

IL GOVERNO NON CEDE SUI 5 MILA ESUBERI

I Mittal potrebbero tornare a Palazzo Chigi a inizio settimana (ma manca ancora ogni ufficialità), poi mercoledì o giovedì il Consiglio dei ministri si riunirà con all’ordine del giorno proprio il dossier Taranto. Tra le armi di cui l’esecutivo dispone per trattare ci sarebbero ammortizzatori sociali per i lavoratori (ma di certo non i 5 mila esuberi chiesti da Mittal), sconti sull’affitto degli impianti, defiscalizzazione delle bonifiche, una soluzione per l’altoforno 2 su cui devono pronunciarsi i giudizi, una partecipazione di Cdp. E lo scudo penale su eventuali inchieste per danno ambientale. Ma quando si tocca il tema arrivano le divisioni. Tanto che Michele Emiliano denuncia un allarme creato ad arte da Mittal per «mettere in crisi il governo». Di Maio è convinto che prima si debba «trascinare in tribunale» l’azienda e attendere il risultato del ricorso d’urgenza presentato dai commissari a Milano: lo scudo è solo un «pretesto», ininfluente, e di piani B per ora non si deve neanche parlare, sostiene.

IL PD TIRA DRITTO SULLO SCUDO

Dal Pd, invece, Nicola Zingaretti dà ragione agli operai quando chiedono al governo di «accelerare» il confronto con l’azienda. Non aspettare. «Non si accettano ricatti», dice Peppe Provenzano. Ma se l’azienda accetta di sedersi al tavolo e tratta per restare, dichiara Andrea Marcucci, l’esecutivo deve varare subito un decreto con uno scudo per tutte le aziende «in contesti di forte criticità ambientale, a partire dall’ex Ilva». Anche Iv, con Teresa Bellanova, invoca lo scudo. Ma il M5s spiega che ad ora non se ne parla e spera non si renda necessario, perché se è vero che Patuanelli e Conte sono pronti a spiegare ai gruppi pentastellati le ragioni per reintrodurre la tutela, al Senato rischierebbe di aprirsi una faglia con una pattuglia di pentastellati irremovibili (e decisivi per il governo). Ma, mentre partono iniziative individuali come quella dell’ex ministro Carlo Calenda per «parlare con i Mittal», lo scudo lo invocano tanto i sindacati, con Annamaria Furlan della Cisl, quanto Vincenzo Boccia per Confindustria («Servono soluzioni, non prove muscolari»).

IL LAVORATORI PRONTI ALLO SCIOPERO “AL CONTRARIO”

«Resisteremo alla chiusura degli impianti», annuncia Francesco Brigati della Fiom: lunedì si terrò un consiglio di fabbrica, si pensa a uno «sciopero al contrario» per tenere accesi gli altoforni. «Sarebbe barbarie», osserva Maurizio Landini della Cgil, se l’azienda vincesse. I commissari, intanto, a Taranto presentano una denuncia per «fatti e comportamenti lesivi dell’economia nazionale»: i magistrati indagano per distruzione dei mezzi di produzione. E il ministro Patuanelli li ringrazia. Sul fronte legale il governo è pronto a usare ogni arma. Nell’attesa di capire se ci siano davvero i margini per un’estrema trattativa, prima di lavorare a un piano B con una «nazionalizzazione» transitoria e la ricerca di nuovi azionisti.

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I lavoratori dell’Ilva pronti allo sciopero “al contrario” per salvare la fabbrica

Conto alla rovescia verso il 4 dicembre. Crescono le adesioni alla proposta d'insubordinazione lanciata dalla Uilm per non spegnere gli impianti. Mentre rischia di deflagrare la vertenza dell'indotto.

Il 4 dicembre è sempre più vicino e la soluzione sembra drammaticamente lontana, ma gli operai dell’ex Ilva non vogliono rendersi complici della morte della fabbrica. Due settimane per resistere, con il cronoprogramma di sospensione degli impianti consegnato da ArcelorMittal che ha fatto scattare il conto alla rovescia. E l’idea dell’insubordinazione annunciata il 15 novembre dal leader della Uilm Rocco Palombella per non spegnere gli impianti è stata rilanciata anche da Francesco Brigati, coordinatore delle Rsu Fiom dell’ex Ilva e componente della segreteria provinciale della Fiom, che ha parlato dell’ipotesi di «una sorta di sciopero al contrario». Anche se, ha precisato, «ogni decisione comunque andrà condivisa con le altre sigle e i lavoratori».

ATTESA PER IL CONSIGLIO DI FABBRICA

Le rappresentanze sindacali unitarie dei sindacati metalmeccanici hanno convocato per lunedì 18, alle ore 11, il consiglio di fabbrica dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto, allargato ai delegati sindacali delle imprese dell’indotto, per decidere eventuali iniziative di mobilitazione. Brigati ha detto che si stanno «prendendo in considerazione anche modalità che sarebbero diverse dalle forme solite, come manifestazioni classiche o scioperi». Il problema, ha fatto notare l’esponente della Fiom, è che «anche se gli altiforni restano in marcia, il governo deve chiedere di garantire le materie prime per consentire il proseguimento delle attività e della loro funzione. Senza materie prime la produzione si ferma».

IL SETTORE ELETTRICO GIÀ PRONTO ALL’INSUBORDINAZIONE

A favore dell’insubordinazione si sono già espressi i sindacati del settore elettrico, annunciando che «i lavoratori delle centrali non procederanno ad alcuna fermata degli impianti e di conseguenza rigettano al mittente la improvvida comunicazione aziendale». Le segreterie Filctem-Cgil, Flaei-Cisl Reti, Uiltec-Uil e Ugl-Chimici hanno spiegato che «anche il settore elettrico rischia di subire una notevole ripercussione occupazionale dalla parziale e/o totale chiusura degli impianti produttivi dello stabilimento Ilva. Sono 100 i dipendenti diretti, al netto dell’indotto, più nove lavoratori già in Cigs, allocati nelle due centrali elettriche (Cet 2 e Cet 3)». Rischia di deflagrare anche la vertenza dell’indotto. Le imprese che attendono il saldo delle fatture da parte di ArcelorMittal aspetteranno fino a lunedì. «Se questi soldi non arriveranno» – è il timore di Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl – «è molto probabile che le aziende metteranno in libertà i dipendenti. Siamo già stati convocati da Confindustria Taranto per martedì prossimo. Bisogna fare di tutto per disinnescare quella che sta già diventando una vera bomba sociale».

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Bill Gates scavalca Bezos e torna il più ricco del mondo

Il fondatore si riprende lo scettro della classifica stilata da Bloomberg con un patrimonio stimato di 110 miliardi di dollari. Il numero uno di Amazon fermo a 108,7. Al terzo posto si piazza Bernard Arnault.

Bill Gates si riprende il titolo di paperone mondiale, strappandolo a Jeff Bezos. Secondo l’indice dei miliardari di Bloomberg, il fondatore di Microsoft vale 110 miliardi di dollari contro i 108,7 miliardi di Bezos. Al terzo posto Bernard Arnault con 102,7 miliardi. Nelle scorse settimane Gates aveva superato per un breve lasso di tempo Bezos che, comunque, si era poi ripreso lo scettro.

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Bill Gates scavalca Bezos e torna il più ricco del mondo

Il fondatore si riprende lo scettro della classifica stilata da Bloomberg con un patrimonio stimato di 110 miliardi di dollari. Il numero uno di Amazon fermo a 108,7. Al terzo posto si piazza Bernard Arnault.

Bill Gates si riprende il titolo di paperone mondiale, strappandolo a Jeff Bezos. Secondo l’indice dei miliardari di Bloomberg, il fondatore di Microsoft vale 110 miliardi di dollari contro i 108,7 miliardi di Bezos. Al terzo posto Bernard Arnault con 102,7 miliardi. Nelle scorse settimane Gates aveva superato per un breve lasso di tempo Bezos che, comunque, si era poi ripreso lo scettro.

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Morti e feriti negli scontri in Bolivia tra pro Morales e polizia

Otto vittime e almeno 75 feriti nei disordini scoppiati vicino a Cochabamba. Il presidente dimissionario chiede una riunione nazionale per pacificare il Paese.

Otto persone sono state uccise e almeno 75 sono rimaste ferite negli scontri tra manifestanti pro-Evo Morales e soldati e polizia nella città boliviana di Sacaba, vicino a Cochabamba, nel Centro del Paese. Lo ha riferito il direttore dell’ospedale cittadino, Guadalberto Lara. La maggior parte delle vittime – ha aggiunto – sono è stata raggiunta da colpi di arma da fuoco. Migliaia di manifestanti, in gran parte indigeni, si erano radunati a Sacaba fin dal mattino, protestando pacificamente. Gli scontri sono scoppiati quando un folto gruppo di manifestanti ha tentato di attraversare un checkpoint militare vicino a Cochabamba, dove sostenitori e avversari di Morales si sono affrontati per settimane.

IL NUOVO APPELLO DI MORALES

Da parte sua, Morales ha rivolto un nuovo appello a una «grande riunione nazionale» per pacificare la Bolivia anche se, ritiene, al punto a cui è giunta la situazione, le proteste in corso non si fermeranno fino a espellere «la dittatura» dal palazzo di governo. Intervistato dalla Cnn in spagnolo, Morales ha ricordato che «martedì ho proposto una grande riunione nazionale con autorità del massimo livello». E ora, ha aggiunto, “ripeto che il modo migliore per pacificare il Paese è rendere possibile una riunione con Carlos Mesa, (Luis Fernando) Camacho, Evo, i movimenti sociali e anche il governo ‘de facto’ di Jeanine Anez».

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Ilva, depositata la denuncia contro ArcerlorMittal: la procura di Taranto apre un fascicolo

L'esposto è stato presentato daI commissari straordinari. Si ipotizzano danni all'economia nazionale.

Il dossier Ilva ormai si gioca sui tavoli delle procure. Dopo l’apertura il 15 novembre di un fascicolo esplorativo a Milano scendendo in campo a difesa degli interessi pubblici anche nel giudizio civile (che dovrà decidere sul ricorso di ArcelorMittal per il recesso e sul controricorso presentato dagli amministratori straordinari dell’ex Ilva) ora è il turno di Taranto. La procura pugliese, infatti, il 16 novembre ha aperto un fascicolo d’indagine contro ignoti (modello 44) dopo l’esposto denuncia presentato dai commissari straordinari dell’Ilva per «fatti e comportamenti inerenti al rapporto contrattuale con ArcelorMittal, lesivi dell’economia nazionale». Finora il procuratore Carlo Maria Capristo non ipotizza reati, ma è quasi certo che saranno quelli citati nell’esposto. Nei prossimi giorni saranno programmate le audizioni di alcuni testimoni che saranno ascoltati o dai pm o dalla polizia giudiziaria.

IPOTIZZATA LA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 449 DEL CODICE PENALE

L’esposto denuncia ipotizzava nei confronti di Arcelor Mittal la violazione dell’articolo 499 del Codice penale che punisce con la reclusione da 3 a 12 anni o con una multa non inferiore circa 2.000 euro «chiunque, distruggendo materie prime o prodotti agricoli o industriali, ovvero mezzi di produzione, cagiona un grave nocumento alla produzione nazionale» e quindi all’economia del nostro Paese, «o fa venir meno in misura notevole merci di comune o largo consumo». Per sostenere tale ipotesi di reato nella denuncia si fa riferimento al fatto che il processo messo in atto da parte del gruppo anglo-indiano di abbassamento della produzione degli impianti e di riduzione del loro calore li può danneggiare e si sottolinea che lo stabilimento di Taranto è strategico dal punto di vista nazionale “ex lege”.

LEGGI ANCHE: Chi è Lucia Morselli, amministratore delegato di ArcelorMittal Italia

CATALFO: «INACCETTABILI 5 MILA ESUBERI»

La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo a Sky Tg24 ha ribadito che sull’Ilva sono «allo studio delle norme che vadano a tutela dei lavoratori e garantiscano i livelli occupazionali». La ministra ha bollato come inaccettabile la proposta dell’azienda di tagliare 5.000 posti, così come inaccettabile era la richiesta di «andare in deroga delle norme sulla sicurezza sul lavoro». «Stiamo studiando», ha aggiunto l’esponente pentastellata, «anche delle norme che consentano una riqualificazione del personale nel caso in cui ci sia una possibile riconversione dell’azienda». Si tratta, ha concluso Catalfo, di «un progetto a lungo termine, però si può investire in nuove tecnologie e riqualificare nel frattempo i lavoratori. Ovviamente non si può fare subito, ora in emergenza bisogna tutelare quello che c’è già».

VINCENZO BOCCIA: «LA PRIMA COSA DA FARE È RIMETTERE LO SCUDO»

Per il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, «la dimensione muscolare non serve a nessuno. Per l’Ilva occorrono soluzioni». Per Boccia «la prima cosa da fare è rimettere lo scudo, e occorre ammettere l’errore che si è fatto, da cui si determinata questa situazione». Della stessa opinione anche il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci. «Se Mittal assicurasse il rispetto del contratto con lo Stato», ha detto, «il governo dovrebbe valutare velocemente un decreto che preveda uno scudo penale di carattere generale. Tale provvedimento dovrebbe essere valido per tutte le aziende che si muovono in contesti di forte criticità ambientale, a partire dall’ex Ilva».

LANDINI (CGIL): «SPEGNERE GLI IMPIANTI È INACCETTABILE»

Toni opposti per il segretario generale della CgilMaurizio Landini, secondo il quale «quello che ArcelorMittal sta facendo è illegittimo, perché c’è un accordo che va applicato e anche l’idea di spegnere gli impianti è per noi inaccettabile. Non saremo complici di una scelta di questo genere, troveremo tutti i modi e tutte le forme possibili, perché lì la gente vuole produrre acciaio senza inquinare, non vuole chiudere impianti». 

LEGGI ANCHE: Quanto pesa la possibile chiusura dall’ex Ilva sull’indotto

CONSIGLIO DI FABBRICA FISSATO PER LUNEDÌ

Lunedì mattina le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) dei sindacati metalmeccanici hanno convocato il consiglio di fabbrica dello stabilimento allargato ai delegati sindacali delle imprese dell’indotto, per fare il punto della situazione. I sindacati decideranno eventuali iniziative di mobilitazione considerando anche il fatto che ArcelorMittal ha comunicato il cronopogramma di sospensione degli impianti, con la fermata degli altiforni, delle cokerie e dell’agglomerazione entro il 15 gennaio 2020. La multinazionale ha scritto nella lettera inviata al governo e agli organi tecnici che andrà via il 4 dicembre, in concomitanza con la scadenza della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e la restituzione degli impianti e dei lavoratori all’amministrazione straordinaria.

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Ilva, depositata la denuncia contro ArcerlorMittal: la procura di Taranto apre un fascicolo

L'esposto è stato presentato daI commissari straordinari. Si ipotizzano danni all'economia nazionale.

Il dossier Ilva ormai si gioca sui tavoli delle procure. Dopo l’apertura il 15 novembre di un fascicolo esplorativo a Milano scendendo in campo a difesa degli interessi pubblici anche nel giudizio civile (che dovrà decidere sul ricorso di ArcelorMittal per il recesso e sul controricorso presentato dagli amministratori straordinari dell’ex Ilva) ora è il turno di Taranto. La procura pugliese, infatti, il 16 novembre ha aperto un fascicolo d’indagine contro ignoti (modello 44) dopo l’esposto denuncia presentato dai commissari straordinari dell’Ilva per «fatti e comportamenti inerenti al rapporto contrattuale con ArcelorMittal, lesivi dell’economia nazionale». Finora il procuratore Carlo Maria Capristo non ipotizza reati, ma è quasi certo che saranno quelli citati nell’esposto. Nei prossimi giorni saranno programmate le audizioni di alcuni testimoni che saranno ascoltati o dai pm o dalla polizia giudiziaria.

IPOTIZZATA LA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 449 DEL CODICE PENALE

L’esposto denuncia ipotizzava nei confronti di Arcelor Mittal la violazione dell’articolo 499 del Codice penale che punisce con la reclusione da 3 a 12 anni o con una multa non inferiore circa 2.000 euro «chiunque, distruggendo materie prime o prodotti agricoli o industriali, ovvero mezzi di produzione, cagiona un grave nocumento alla produzione nazionale» e quindi all’economia del nostro Paese, «o fa venir meno in misura notevole merci di comune o largo consumo». Per sostenere tale ipotesi di reato nella denuncia si fa riferimento al fatto che il processo messo in atto da parte del gruppo anglo-indiano di abbassamento della produzione degli impianti e di riduzione del loro calore li può danneggiare e si sottolinea che lo stabilimento di Taranto è strategico dal punto di vista nazionale “ex lege”.

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CATALFO: «INACCETTABILI 5 MILA ESUBERI»

La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo a Sky Tg24 ha ribadito che sull’Ilva sono «allo studio delle norme che vadano a tutela dei lavoratori e garantiscano i livelli occupazionali». La ministra ha bollato come inaccettabile la proposta dell’azienda di tagliare 5.000 posti, così come inaccettabile era la richiesta di «andare in deroga delle norme sulla sicurezza sul lavoro». «Stiamo studiando», ha aggiunto l’esponente pentastellata, «anche delle norme che consentano una riqualificazione del personale nel caso in cui ci sia una possibile riconversione dell’azienda». Si tratta, ha concluso Catalfo, di «un progetto a lungo termine, però si può investire in nuove tecnologie e riqualificare nel frattempo i lavoratori. Ovviamente non si può fare subito, ora in emergenza bisogna tutelare quello che c’è già».

VINCENZO BOCCIA: «LA PRIMA COSA DA FARE È RIMETTERE LO SCUDO»

Per il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, «la dimensione muscolare non serve a nessuno. Per l’Ilva occorrono soluzioni». Per Boccia «la prima cosa da fare è rimettere lo scudo, e occorre ammettere l’errore che si è fatto, da cui si determinata questa situazione». Della stessa opinione anche il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci. «Se Mittal assicurasse il rispetto del contratto con lo Stato», ha detto, «il governo dovrebbe valutare velocemente un decreto che preveda uno scudo penale di carattere generale. Tale provvedimento dovrebbe essere valido per tutte le aziende che si muovono in contesti di forte criticità ambientale, a partire dall’ex Ilva».

LANDINI (CGIL): «SPEGNERE GLI IMPIANTI È INACCETTABILE»

Toni opposti per il segretario generale della CgilMaurizio Landini, secondo il quale «quello che ArcelorMittal sta facendo è illegittimo, perché c’è un accordo che va applicato e anche l’idea di spegnere gli impianti è per noi inaccettabile. Non saremo complici di una scelta di questo genere, troveremo tutti i modi e tutte le forme possibili, perché lì la gente vuole produrre acciaio senza inquinare, non vuole chiudere impianti». 

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CONSIGLIO DI FABBRICA FISSATO PER LUNEDÌ

Lunedì mattina le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) dei sindacati metalmeccanici hanno convocato il consiglio di fabbrica dello stabilimento allargato ai delegati sindacali delle imprese dell’indotto, per fare il punto della situazione. I sindacati decideranno eventuali iniziative di mobilitazione considerando anche il fatto che ArcelorMittal ha comunicato il cronopogramma di sospensione degli impianti, con la fermata degli altiforni, delle cokerie e dell’agglomerazione entro il 15 gennaio 2020. La multinazionale ha scritto nella lettera inviata al governo e agli organi tecnici che andrà via il 4 dicembre, in concomitanza con la scadenza della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e la restituzione degli impianti e dei lavoratori all’amministrazione straordinaria.

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Tensione a Parigi per l’Atto 53 dei Gilet gialli

Qualche migliaio di manifestanti si sono dati appuntamento nella Capitale francese per il primo anniversario della protesta. Tafferugli a Place d'Italie, spaccata la vetrina di una banca. Una quarantina gli arresti. Gli aggiornamenti.

A un anno dall’Atto primo che diede il via ai cortei del sabato, i Gilet gialli tornano a farsi sentire. Sabato 16 novembre, data dell’anniversario dell’inizio della protesta, si sono registrati i primi scontri con la polizia a Parigi.

Tafferugli a Porte de Champerreta Parigi-

TAFFERUGLI A PLACE D’ITALIE

Alcune migliaia di persone si sono date appuntamento per l‘Atto 53 in diversi punti della città, compresa la zona vietata degli Champs-Elysées e dell’Arc de Triomphe – teatri delle violenze dei primi mesi della protesta – e l’area di Pigalle. A Place d’Italie, punto di partenza del corteo autorizzato (l’altro punto di incontro era Porte de Champerre) è andato in scena qualche tafferuglio con la polizia e alcuni cassonetti e barricate sono state date alle fiamme. Una filiale della banca Hsbc è stata presa di mira e la vetrina spaccata a colpi di pietre. Un centinaio di gilet hanno invaso per qualche minuti una parte della périphérique, la tangenziale della Capitale francese, disperdendosi all’arrivo delle forze dell’ordine. Intorno a mezzogiorno, la polizia aveva controllato preventivamente 1.497 persone, 41 i fermi.

MANIFESTAZIONI ANCHE A BORDEAUX, LIONE E MARSIGLIA

Nella Capitale le forze dell’ordine, come riportato da Le Monde, si attendono una forte mobilitazione ma lontana dai numeri dello scorso anno: il 17 novembre 2018 si registrarono bel 282 mila manifestanti. Altri cortei sono attesi in altre città: da Bordeaux a Lille, fino a Lione, Marseille, Nantes e Toulouse.

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Acqua alta a Venezia, il sindaco Brugnaro: «Danni per circa 1 miliardo»

Il primo cittadino ha annunciato un primo stanziamento del governo di 20 milioni. Intanto scatta l'allerta per domenica: l'alta marea toccherà i 160 centimetri intorno a mezzogiorno. Gli aggiornamenti.

Venezia non ha pace. Se la marea alle 11 e 25 di sabato mattina ha toccato una massima di 97 centimetri, un centimetro in più a Chioggia, per domenica 17 novembre si attende un picco, a mezzogiorno, di 160 centimetri. Lo rende noto il Centro maree del Comune.

La previsione è aggravata dal fatto che i modelli di calcolo prefigurano per la laguna un’intera mezza giornata di marea oltre il metro, a partire dalle 3 della notte con 130 centimetri. Da lunedì si passerà a una massima di 105 centimetri nella notte per poi veder scemare il fenomeno.

BRUGNARO: «DANNI PER CIRCA 1 MILIARDO»

Intanto si fanno le stime dei danni calcolati in circa 1 miliardo di euro. «Quando tutto si asciugherà, si potranno capire con precisione i danni arrecati dall’acqua salsa alle abitazioni, alle imprese, ai negozi, al patrimonio culturale e artistico», ha detto il sindaco Luigi Brugnaro al Messaggero e Gazzettino.

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Dal governo «ci sarà un primo stanziamento di 20 milioni di euro per gestire l’emergenza e far ripartire la funzionalità della città. Le cabine elettriche, i pontili, i pontoni. E se non dovessero bastare, sia il premier Giuseppe Conte che il ministro Paola De Micheli e il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli mi hanno promesso ulteriori stanziamenti».

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Il primo cittadino ha ribadito la necessità che il Mose venga completato. «Vogliamo partecipare, sapere, essere informati. Voglio, non dico una data precisa della fine dei lavori, ma almeno un cronoprogramma», ha ribadito, sottolineando però come la mega opera non basti. «È tutto il ‘sistema’ che deve essere completato. Le pompe idrauliche, l’impianto antincendio, lo scavo dei canali», ha ricordato il sindaco. «E va rifinanziata la Legge speciale, si deve poter finanziare l’acquisto di beni strumentali per chi lavora in centro storico».

Lo striscione appeso dagli attivisti sul Ponte di Rialto.

LO STRISCIONE: «BASTA PASSERELLE ELETTORALI»

Non mancano però le critiche e le proteste degli abitanti. «Da Venezia a Matera, basta passerelle elettorali», recita lo striscione posizionato da alcuni attivisti sul ponte di Rialto. «Uniti contro i cambiamenti climatici, è tempo di agire», si legge con riferimento al movimento ‘Fridays for future di Greta Thunberg.

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Una quindicina di persone in tutto hanno invece accolto a Piazzale Roma la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, in città per incontrare la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e le autorità locali. «Vent’anni di Lega, Venezia annega, 20 anni di Lega, basta ipocrisia, andate via», hanno scandito i contestatori, attrezzati con un pala e gli stivali da acqua alta.

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Stupro di Viterbo, condannati i due ex militanti di CasaPound

Erano accusati di aver fatto ubriacare, picchiato e violentato una 36enne in un pub considerato luogo di ritrovo dell'estrema destra. Il giudice ha inflitto 3 anni a Francesco Chiricozzi e 2 anni e 10 mesi a Riccardo Licci, disponendo anche un risarcimento in favore della vittima pari a 40 mila euro.

Erano accusati di aver stuprato lo scorso aprile una donna di 36 anni in un pub di Viterbo riprendendo la violenza con il telefonino. Ora per i due ex militanti di CasaPound è arrivata la condanna. In abbreviato, il giudice ha inflitto 3 anni a Francesco Chiricozzi e 2 anni e 10 mesi a Riccardo Licci, disponendo anche un risarcimento in favore della vittima pari a 40 mila euro.

«VIOLENZA CONTINUA E RIPETUTA»

Dal 13 settembre i due erano agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. L’accusa era di aver fatto ubriacare la donna, di averla picchiata fino a farle perdere i sensi, di averla violentata per ore, prima l’uno e poi l’altro, riprendendo la scena con i telefonini. Agli atti dell’inchiesta ci sono tre video e quattro foto con l’orrore della violenza. «Le immagini sono agghiaccianti», hanno più volte ripetuto gli investigatori, «una violenza continua e ripetuta».

LA RICOSTRUZIONE DEL GIP

In base alla ricostruzione contenuta nell’ordinanza firmata dal Gip, la donna «intorno alle 23 dell’11 aprile, dopo avere consumato una birra al bancone, si era seduta al tavolo per ordinare una pizza intrattenendosi a conversare con i due ragazzi che nel prosieguo l’avevano invitata a seguirli per continuare a bere gratuitamente nell’altro pub di loro proprietà». Il posto è l’Old Manners tavern, un locale che è registrato come associazione sportiva ma in realtà è considerato uno dei luoghi di ritrovo di Casapound, di cui i due avevano le chiavi. Dopo avere bevuto un superalcolico, la donna aveva subito la violenza dopo essere stata colpita con un pugno al volto sferrato da uno dei due che le ha causato una sorta di ‘black out’, «tale da offuscare ogni ricordo di quanto verificatosi», al punto che la donna non ha saputo spiegare «neppure come fosse tornata nella sua abitazione», dove si era «svegliata il mattino seguente completamente vestita e dolorante». In realtà all’alba i due l’avevano lasciata sotto la sua abitazione, minacciandola di non parlare e poi sono tornati a dormire come se nulla fosse accaduto.

IMMAGINI DIFFUSE IN ALMENO DUE CHAT DI WHATSAPP

Le immagini della violenza nei giorni successivi erano state inviate da Licci ad almeno due chat di whatsapp, così come emerge dall’ordinanza. All’epoca Chirizzozzi, 19 anni, era consigliere comunale di Vallerano, eletto con il movimento di estrema destra alle elezioni del 2018 prese il 21%, circa 300 voti. Ha anche dei precedenti: un‘aggressione a un ragazzo di sinistra, con il suo capogruppo ed ex candidato a sindaco, perché su Facebook aveva fatto ironia su un manifesto del movimento, un Daspo di 3 anni rimediato da ultrà della Viterbese, la ‘cacciata’ dal Blocco studentesco perché «troppo violento». Per Lecci, 21 anni, solo attacchinaggi e banchetti.

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Addio ad Antonello Falqui, il padre del grande varietà all’italiana

Il grande regista è scomparso a 94 anni. In Rai dal 1952, firmò programmi culto come StudioUno, Il Musichiere e Canzonissima.

Studio Uno, il Musichiere, Canzonissima, Milleluci. In una parola la storia della televisione italiana. La Rai di Mina, Walter Chiari, di Paolo Panelli e Bice Valori, di Franca Valeri e delle gemelle Kessler. Artisti e programmi che hanno segnato un’epoca e che portavano tutti la sua firma. Antonello Falqui se ne è andato a 94 anni nella notte tra il 15 e il 16 novembre, con la stessa leggerezza e ironia con cui aveva vissuto e aveva fatto vivere generazioni di italiani. La notizia della scomparsa del regista padre del varietà all’italiana ha fatto il giro del web nel modo più singolare: «Sono partito per un lungo lungo lungo viaggio», recita il post apparso sul profilo Facebook, «potete venire a salutarmi lunedì 18 novembre alle 11 alla chiesa di Sant’Eugenio a viale Belle Arti a Roma».

Sono partito per un Lungo Lungo Lungo Viaggio……potete venire a salutarmi LUNEDI 18 NOVEMBRE alle ore 11 alla…

Posted by Antonello Falqui on Friday, November 15, 2019

IN RAI DAL 1952

In Rai Falqui aveva cominciato a lavorare dal 1952, pioniere di un mondo allora ancora tutto da inventare. Nato a Roma il 6 novembre 1925, figlio del critico e scrittore Enrico Falqui, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza, che lasciò prima della laurea affascinato dal mondo del cinema. Dal 1947 al 1949 frequentò il corso di regia del Centro Sperimentale di Cinematografia. Cominciò la carriera nel mondo dello spettacolo nel 1950 come aiuto regista di Curzio Malaparte nel film Cristo proibito. Due anni dopo l’arrivo in Viale Mazzini, lavorando inizialmente nella sede di Milano.

LA TIVÙ CHE FACEVA SOGNARE L’ITALIA

Era l’alba della televisione: le prime trasmissioni, infatti, vennero inaugurate il 3 gennaio 1954. Si occupò prim dei documentari, ma la celebrità arrivò con i varietà amatissimi dal grande pubblico, che all’epoca si riuniva nelle poche abitazioni o locali pubblici dotati di un televisore per guardare i programmi. Prima il Musichiere condotto da Mario Riva, in onda dal 1957 al 1960. Poi quattro edizioni di Canzonissima (1958, 1959, 1968, 1969), altrettante di Studio Uno (1961, 1962-63, 1965 e 1966), forse il più famoso e celebrato, e Milleluci (1974). Antonello Falqui aveva compiuto lo scorso 6 novembre 94 anni, e il giorno dopo si rammaricava sui social per non aver potuto festeggiare il compleanno in compagnia dei molti suoi amici, dando loro appuntamento per il 2020. Il post successivo è quello che annuncia la sua scomparsa, il suo «lungo viaggio».

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Busta con minacce e un proiettile indirizzata ad Antonio Conte

Minacce e una busta con all’interno un proiettile hanno fatto scattare la ‘vigilanza dinamica‘ (il livello più basso di tutela)..

Minacce e una busta con all’interno un proiettile hanno fatto scattare la ‘vigilanza dinamica‘ (il livello più basso di tutela) per l’allenatore dell’Inter Antonio Conte. Lo riportano sabato 16 novembre il Corriere della Sera e Il Giorno. Dopo la misura decisa dalla Prefettura di Milano, pattuglie di polizia e carabinieri passeranno in strada con più frequenza intorno allo stabile di Milano dove vive l’allenatore salentino, e agli uffici della società nerazzurra. Al momento l’ipotesi prevalente sarebbe «l’azione di un mitomane». Uno squilibrato che avrebbe preso di mira Conte per la sua esposizione mediatica.

REPERTI SOTTOPOSTI AD ACCERTAMENTI SCIENTIFICI

La busta e le minacce, secondo quanto riportato dai due quotidiani, sarebbero giunte qualche giorno fa. Al momento tutti i reperti sono stati sottoposti al vaglio di accertamenti scientifici. A chiamare le forze dell’ordine è stato lo stesso Conte che ha sporto denuncia contro ignoti. Da quanto riportato non esisterebbe alcuna frase, nelle minacce, che faccia pensare «a qualche ambiente di spessore criminale» o a «qualche frangia del tifo organizzato». Il livello di rischio verrebbe per questi motivi ritenuto «molto basso»

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Attacco hacker all’account bancario di Sigfrido Ranucci

L'attività di spionaggio partita da un Paese dell'Est sarebbe stata finalizzata ad acquisire dati personali. La redazione di Report aveva ricevuto minacce dopo le inchieste relative alle multinazionali delle fake news.

Attacco hacker all’account bancario di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. «La banca di Sigfrido Ranucci ha informato il conduttore di Report che il suo account bancario è stato violato da un hacker operante in un Paese dell’Est europeo. L’attività di spionaggio sarebbe stata finalizzata ad acquisire dati personali relativi all’identità, alla residenza, ai familiari. Tra i dati violati anche quelli aziendali, in particolare mail e cellulare». Lo affermano, in una nota, la Federazione nazionale della Stampa italiana (fasi) e l’Usigrai.

"La banca di Sigfrido #Ranucci ha informato il conduttore di #Report che il suo account bancario e' stato violato da un…

Posted by Report on Friday, November 15, 2019

«Elementi preoccupanti», continua la nota, «che appaiono ancora più inquietanti se collegati alle polemiche e alle minacce ricevute dalla redazione di Report dopo le documentate inchieste relative proprio alle fabbriche dell’odio e alle multinazionali delle fake news che, non casualmente, hanno la loro sede anche nei Paesi dell’Est. Siamo certi che gli apparati di sicurezza individueranno mandanti ed esecutori e li segnaleranno alle autorità competenti, chiunque essi siano e ovunque operino. Fnsi ed Usigrai condivideranno e sosterranno tutte le iniziative che Sigfrido Ranucci e la redazione di Report decideranno di promuovere in tutte le sedi, compresa quella giudiziaria».

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Maltempo: la situazione di sabato 16 novembre

Abbondanti nevicate in tutto l'Alto Adige, bloccata la linea del Brennero, quattro valli isolate e 13 mila utenze senza elettricità. Situazione critica anche in Piemonte. A Saturnia una piena ha travolto le cascate termali.

Il maltempo continua a flagellare l’Italia. Mentre a Venezia la marea ha toccato una nuova punta massima di 115 centimetri sul medio mare poco dopo la mezzanotte di venerdì 15 novembre (per sabato il picco di 120 centimetri è atteso per le 11 e 55), in Alto Adige è emergenza neve. Ancora 13 mila utenze sono senza corrente elettrica. A Brunico invece nella notte è tornata la luce.

ALTO ADIGE: INTERROTTA LA FERROVIA DEL BRENNERO

La linea ferroviaria del Brennero è ancora interrotta all’altezza di Bolzano per una frana, è stato istituito un servizio di bus sostitutivi tra la stazione di Bolzano e quella di Bronzolo. Risultano isolate cinque valli: la val Gardena, la val Badia, la val d’Ega, la val Senales, la val Martello. Sono in tutto 70 le strade chiuse per motivi di sicurezza.

IN PIEMONTE DISAGI PER LA NEVE

Situazione simile in Piemonte dove da venerdì si registrano black-out e disagi nella viabilità. La ferrovia ‘Vigezzina’ è ferma nella tratta italiana, fra Domodossola e il confine di ponte Ribellasca; sospesa la circolazione fra Acqui (Alessandria) e San Giuseppe di Cairo (Savona). Alcuni abitanti della frazione Roncaccio di Cravagliana, in Alta Valsesia (Vercelli) sono rimasti isolati per alcune ore a causa di alberi appesantiti e piegati sulla strada. Uncem (Unione dei comuni montani) segnala «migliaia di distacchi»” nell’erogazione di energia elettrica in provincia di Torino, Cuneo, Verbano-Cusio-Ossola. La neve è caduta fino a 400-500 nella provincia di Cuneo, nelle vallate ossolane fino a 70-100 cm. Oltre il mezzo metro lo spessore a Limone Piemonte (Cuneo), 76 a Sauze d’Oulx (Torino).

Un’ondata di piena ha travolto le cascate termali di Saturnia (Grosseto).

PIENA A SATURNIA

Nel Centro Italia, un’ondata di piena venerdì sera ha travolto le cascate termali di Saturnia (Grosseto).

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