A Venezia arriva LiFE 2019, la nuova rotta dei Servizi

Il 21 e 22 novembre il più grande evento dedicato al settore in Italia. Dibattiti sul futuro dell’Economia e del Lavoro: appuntamento nel segno della solidarietà con la città colpita dal maltempo

Tutto pronto, a Venezia, per la quarta edizione di LiFE 2019, l’evento di punta per il mondo dei Servizi in Italia, in programma i prossimi 21 e 22 novembre. Anche quest’anno l’evento (acronimo di Labour Intensive Facility Event), che ha come location la Serenissima che in questi giorni si sta rialzando dai disagi dell’ondata di maltempo, si propone come un luogo di confronto, dibattito oltre che di presentazione dei prodotti e delle soluzioni per i Servizi industriali.

In programma un’agenda di lavori molto ricca e con relatori di rilievo, provenienti dal mondo delle imprese e delle istituzioni, con professionisti e opinion maker che contribuiranno a definire il tema scelto per quest’anno: “La nuova rotta dei Servizi industriali”.

UN MEETING BUSINESS PER LE IMPRESE

LiFE è promosso per la prima volta da CONFINDUSTRIA SERVIZI HYGIENE, CLEANING & FACILITY SERVICES, LABOUR SAFETY SOLUTIONS, costituita da quattro associazioni imprenditoriali quali ANIP-Confindustria (Associazione Nazionale Imprese di Pulizia e Servizi Integrati), A.N.I.D. (Associazione Nazionale delle imprese di disinfestazione), ASSOSISTEMA (Associazione Sistema Industriale Integrato di beni e Servizi Tessili e Medici Affini) e UNIFerr (Unione Nazionale Imprese esercenti attività di Pulizia e Servizi Integrati Ferroviari) che hanno deciso di svolgere un ruolo comune sotto l’egida confindustriale nel promuovere e sostenere il comparto dei Servizi.

«LiFE – ricorda il direttore Paolo Valente – è promosso per la prima volta dalla compagine confindustriale che raccoglie le associazioni più rappresentative nel mondo dei Servizi: si configura come un vero e proprio meeting business per consentire alle imprese di rafforzare la propria presenza nel mercato, contaminarsi ed esplorare nuovi modi di fare impresa: l’evento offrirà molto spazio per il matching e lo scambio di esperienze tra i partecipanti, una formula ‘aperta’ in grado di far sentire ognuno come parte integrante dell’evento e poterlo vivere al meglio. Nella scorsa edizione, hanno partecipato più di 50 relatori, 45 aziende e 22 studi di consulenza; 15 enti ed istituzioni coinvolte, 400 partecipanti ai lavori, più di 10.000 persone raggiunte attraverso i media con centinaia di articoli stampa a carattere nazionale, con il risultato di circa 30 partnership attivate».

Lorenzo Mattioli, presidente di CONFINDUSTRIA SERVIZI HYGIENE, CLEANING & FACILITY SERVICES, LABOUR SAFETY SOLUTIONS

NEL SEGNO DELLA SOLIDARIETÀ PER VENEZIA

 Un’edizione quella 2019 ricca e speciale per LiFE, a partire dalla location scelta, la città di Venezia, che nell’immaginario collettivo rappresenta il luogo ideale per lanciare sfide e scoprire nuovi orizzonti. Stavolta è il mondo dei Servizi ad essere protagonista, confrontandosi e lanciando proposte su questioni di grande attualità in campo economico, politico e industriale.

L’organizzazione dell’evento prosegue anche in questo momento difficile per Venezia e per la sua comunità. CONFINDUSTRIA SERVIZI HYGIENE, CLEANING & FACILITY SERVICES, LABOUR SAFETY SOLUTIONS vuole convintamente essere presente, tramite l’evento LiFE, per testimoniare la vicinanza alla città, ai residenti, alle imprese colpite dall’ondata eccezionale di maltempo, aderendo alle iniziative di concreto aiuto messe in campo in questi giorni. In particolare, LiFE darà il via alla raccolta fondi per sostenere Venezia che, coraggiosamente, si sta già rimettendo in moto.

IL PROGRAMMA

L’evento si svolgerà nella cornice dell’Hilton Molino Stucky sull’isola della Giudecca a Venezia, in uno degli edifici più rappresentativi dell’architettura industriale italiana.

Il programma della due giorni è veramente ricco e prevede importanti contributi. L’apertura dei lavori, prevista per il 21 novembre, sarà dedicata agli scenari futuri del mondo del lavoro, con l’intervento di Davide Casaleggio della Casaleggio Associati, Jean Paul Fitoussi, professore di Economia all’istituto di Studi Politici di Parigi, Pierangelo Albini, Direttore area Lavoro, welfare e capitale umano in Confindustria, Lorenzo Mattioli, presidente di CONFINDUSTRIA SERVIZI HYGIENE, CLEANING & FACILITY SERVICES, LABOUR SAFETY SOLUTIONS. Presenti anche numerosi esponenti di Governo e Parlamento, ed i presidenti delle associazioni che promuovono l’evento. Oltra a Mattioli per ANIP-Confindustria, ci saranno Marco Benedetti (A.N.I.D.), Marco Marchetti (ASSOSISTEMA) e Pietro Auletta (UNIFerr).

Previsto anche un talk dal titolo “Arte, contemporaneità e la trasformazione del mondo del Lavoro” che si svolgerà alla Biennale Arte 2019 al quale partecipa come guida esclusiva Leonardo Caffo, saggista, filosofo e professore del Politecnico di Torino e al NABA di Milano .

Si proseguirà con la seconda giornata, quella del 22 novembre, con ben tre tavoli tematici (table&speech) su “Innovazione e trasformazione digitale nel mondo dei Servizi”; “Green e Blu Economy”; “Verso un nuovo ciclo di mercato: nuove regole, nuove opportunità?”. Interverranno i più importanti stakeholder e decision maker, esponenti delle istituzioni e del Governo che raccoglieranno le proposte che dall’evento veneziano saranno indirizzate al Paese.

I lavori si concluderanno nel pomeriggio con due talk incentrati su: “Peso e misura dei Servizi industriali in Italia e in Europa” dove verrà delineata la dimensione del comparto a livello nazionale ed europeo, e “Una nuova proposta industriale al Paese” con la raccolta e il rilancio delle sfide elaborate nel corso della due giorni.

LiFE 2019 prevede anche dei momenti conviviali e d’incontro che fanno della manifestazione veneziana una kermesse unica nel suo genere. Parliamo della sera di gala nel seicentesco Palazzo Ca’ Vendramin con la vista al Casinò e il “Running for Venice” dedicato a quanti amano l’attività fisica senza stress.

Per iscriversi e partecipare si può visitare il sito www.life-event.it dove sono disponibili tutte le notizie aggiornate e le indicazioni utili per raggiungere la location via treno o areo e poi tramite il servizio di trasporto attivo in laguna, sia pubblico, sia privato, con relativi costi.

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Lo scontro Salvini-Conte sul fondo salva Stati (Mes)

Il leader della Lega accusa il premier di «alto tradimento» per aver dato il via libera al nuovo meccanismo europeo di stabilità. Ma al momento della firma il Carroccio era al governo. E manca ancora l'ok del parlamento.

«Pare che Conte abbia firmato un accordo per cambiare il fondo salva-Stati (Mes), di notte, di nascosto, un fondo ‘ammazza-Stati’. I giornalisti chiedano a Conte e Tria, se, senza l’autorizzazione del parlamento, hanno dato l’ok dell’Italia, perché in quel caso sarebbe alto tradimento» Matteo Salvini, via Facebook, parte all’attacco sul nuovo accordo che il governo Conte avrebbe firmato in Ue «senza chiedere il via libera del parlamento». A dare la notizia della firma è stato per primo LaVerità.

Piovono tasse…….Nonostante tutto, buona settimana Amici.

Posted by Matteo Salvini on Monday, November 18, 2019

«Se qualcuno ci infila in questa gabbia del Mes, i titoli di Stato rischiano di valere sempre meno», aggiunge Salvini: «Se qualcuno ha firmato all’oscuro del popolo e del parlamento lo dica adesso, altrimenti sarà alto tradimento e per i traditori in pace e guerra il posto giusto è la galera».

LA FIRMA DURANTE IL GOVERNO M5S-LEGA

Salta subito all’occhio che l’accusa di Salvini è diretta anche all’ex ministro Tria, titolare dell’Economia quando anche la Lega era al governo. Il “tradimento” sarebbe stato fatto, secondo l’accusa del leader del Carroccio, proprio sotto al naso del partito di Salvini. Il quale, tra l’altro, si indigna lasciando pensare che il via libera del governo sia definitivo, mentre il parlamento deve comunque ratificare l’eventuale decisione presa.

COSA PREVEDE LA RIFORMA DEL FONDO SALVA STATI

«La riforma del Fondo salvastati», spiega Federico Giuliani su InsideOver, «intende trasformare il Mes in una sorta di meccanismo di stabilizzazione dei rischi sui debiti sovrani, facendo in modo che le procedure e le condizioni per ricorrere agli aiuti dello stesso siano automatiche. Tutto questo contribuisce ad acuire le diseguaglianze tra i vari Paesi dell’Eurozona, con paletti molto duri per gli Stati che devono fare i conti con le finanze pubbliche più disastrate, come ad esempio l’Italia. A proposito del nostro Paese, se Roma dovesse perdere l’accesso al mercato e chiedere aiuto, dovrebbe essere sottoposta alla Dsa, cioè a un’analisi di sostenibilità del debito: alcuni tecnici stileranno una pagella sul debito italiano. A seconda del voto, potrebbe scattare la ristrutturazione e un conseguente massacro per banche e sottoscrittori». 

MELONI: «IL MES SARÀ UNA SUPER TROIKA»

A Salvini si sono subito aggiunti gli altri partiti di opposizione, a partire da Fratelli d’Italia. «All’Eurosummit dello scorso giugno il presidente Conte ha dato l’ok alla riforma del Fondo salva-Stati senza coinvolgere il parlamento, che entro il mese di dicembre sarà chiamato a ratificare questa nuova eurofollia», ha dichiarato la presidente Giorgia Meloni, «la riforma del Mes impone in sintesi una maxi patrimoniale per gli Stati che non rispettano i parametri stabiliti, e ovviamente l’Italia è fuori da questi. Il Mes si trasformerà in un super troika onnipotente che avrà come unico scopo quello di agire nell’esclusivo interesse della speculazione finanziaria. Fratelli d’Italia annuncia sin da ora le barricate in parlamento contro l’ennesimo atto di tradimento nei confronti del nostro popolo».

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Le cose da sapere sulla Coppa Davis 2019 di tennis

Il nuovo formato. Il programma. Le chance dell'Italia. Le nazionali favorite. Guida all'evento (ripensato dal difensore del Barcellona Piqué) che strizza l'occhio al Mondiale di calcio.

La prima volta della nuova Coppa Davis. La competizione di tennis per nazionali, la cui edizione del 2019 è al suo atto finale dal 18 al 24 novembre, fa il suo esordio a Madrid nel rinnovato format che ricorda da vicino il Mondiale di calcio. E non è un caso se a pensarlo è stato Gerard Piqué, difensore del Barcellona, che col suo fondo di investimento Kosmos ha siglato un accordo venticinquennale del valore di 2,5 miliardi di euro con la Federazione Internazionale Tennis (Itf). Ai nastri di partenza anche un’Italia rinfrancata dagli ottimi risultati di Matteo Berrettini, numero otto del ranking mondiale e fresco di partecipazione alle Atp Finals di Londra.

Coppa Davis: i gironi della fase finale.

IL NUOVO FORMAT: SEI GIRONI, POI GLI SCONTRI DIRETTI

Sui campi indoor in cemento e con tetto mobile della Caja Magica di Madrid sono pronte a sfidarsi 18 nazionali divise in sei gironi: l’Italia è nel gruppo F, con Canada e Stati Uniti. La fase a gironi si svolge da lunedì 18 novembre a giovedì 21 novembre. Passano ai quarti di finale le sei vincenti dei gironi e le due migliori seconde. I quarti, a eliminazione diretta, cominciano giovedì nella sessione serale con la prima sfida, mentre le altre tre sono in programma venerdì. Sabato le semifinali e domenica la finale che assegnerà l’Insalatiera d’argento. Per snellire il torneo, ciascun incrocio prevede due singolari e un doppio e tutti i match sono al meglio dei tre set (non più cinque come in passato).

GLI AZZURRI: BERRETTINI-FOGNINI CONTRO CANADA E USA

A difendere i colori dell’Italia (in diretta tv su Supertennis) sono Berrettini, Fabio Fognini, numero 12 del mondo, Lorenzo Sonego, alla prima chiamata in azzurro, e i veterani Andreas Seppi e Simone Bolelli. Il capitano è Corrado Barazzutti, che firmò nel 1976 l’unico trionfo italiano in Davis nella storia. Il primo impegno è il 18 novembre contro il Canada, rappresentato nel singolare dagli enfant prodige Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime. In squadra anche Vasek Pospisil, specialista del doppio, mentre non c’è l’ex top ten Milos Raonic, infortunato alla schiena. Al suo posto il capitano Frank Dancevic ha chiamato Brayden Schnur. Il 20 novembre, poi, l’Italia sfida gli Stati Uniti, che hanno sì conquistato per 32 volte il torneo che si assegna dal 1900, ma non arrivano in finale da 12 anni. Il team statunitense è ancora nel bel mezzo di un ricambio generazionale che ha in Taylor Fritz e Frances Tiafoe giovani di buona prospettiva, ma non futuri top player. Per l’Italia, un girone non facile, ma nemmeno proibitivo.

GLI ALTRI GRUPPI: FARI SU SPAGNA, FRANCIA E SERBIA

Gli altri gironi vedono la Francia insieme alla Serbia del numero due del mondo Novak Djokovic e al Giappone; la Croazia con la Spagna del numero uno Rafa Nadal e con la Russia del numero quattro Daniil Medvedev; l’Argentina nel gruppo di Germania e Cile; il Belgio con Australia e Colombia; il Regno Unito assieme a Kazakhstan e Paesi Bassi. La Spagna, forte anche del fattore campo, è data dai bookmaker come favorita. Alle sue spalle, tra le altre, Francia, Serbia e Russia. L’Italia parte in seconda fila, dietro Australia, Regno Unito, Usa, Croazia, Argentina e Germania, e davanti al Canada. Più staccati Belgio, Giappone, Cile e Kazakhstan. Fanalini di coda Colombia e Paesi Bassi.

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Le anticipazioni di Amadeus sul Festival di Sanremo 2020

I big in gara saranno non meno di 20 e non più di 24. I nomi verranno resi pubblici il 6 gennaio, durante la puntata speciale dei "Soliti ignoti" dedicata alla Lotteria Italia. Spunta l'ipotesi Chiara Ferragni sul palco dell'Ariston.

I big in gara al Festival di Sanremo 2020 li conosceremo ufficialmente il 6 gennaio, durante la puntata speciale dei Soliti ignoti su Rai 1 dedicata alla Lotteria Italia. Lo show sarà condotto da Amadeus, che come tutti sanno è anche il direttore artistico della 70esima edizione del Festival. Ma nelle ultime ore si sta facendo largo un’ipotesi suggestiva: accanto a lui, sul palco dell’Ariston, potrebbe esserci Chiara Ferragni.

Amadeus ha dato qualche anticipazione sul Festival che verrà durante l’incontro ‘Milano-Saremo’, che ha aperto la Milano Music Week. Il numero dei cantanti in gara, ha spiegato l’ex dj, è ancora incerto, ma «saranno non meno di 20 e non più di 24, per motivi televisivi». Gli otto artisti che si contenderanno il Sanremo Giovani si conosceranno il 19 dicembre, mentre il cast dei conduttori sarà presentato a metà gennaio, nella tradizionale conferenza stampa ufficiale del Festival.

In Rete, tuttavia, circola con insistenza un’indiscrezione. A Sanremo 2020 potrebbe approdare l‘influencer più famosa d’Italia, ovvero Chiara Ferragni. Lei stessa, intervistata dal quotidiano il Messaggero, ha in qualche modo contribuito ad alimentare queste voci. Alla domanda: «A Sanremo va oppure no?», ha infatti risposto: «Mi dicono di dire no comment su Sanremo». Una frase che – naturalmente – ha scatenato le speculazioni. Dopo l’esperienza al cinema con il documentario Chiara Ferragni Unposted, non è quindi escluso che la moglie di Fedez possa misurarsi anche con la televisione. E il debutto a Sanremo sarebbe un colpo mediatico di grande richiamo.

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Per la Procura di Roma Silvia Romano è nelle mani di un gruppo islamista somalo

Secondo le indagini la cooperante milanese rapita il 20 novembre 2018 sarebbe stata trasferita in Somalia e tenuta prigioniera di una formazione affiliata ad al-Shabaab.

C’è una svolta nel rapimento di Silvia Romano avvenuto il 20 novembre dello scorso anno in Kenya. Secondo quanto emerge dagli sviluppi dell’indagine della Procura di Roma e dei carabinieri del Ros, la cooperante milanese sarebbe tenuta sotto sequestro in Somalia da un gruppo islamista legato agli jihadisti di Al-Shabaab. Gli inquirenti stanno valutando l’ipotesi di inviare una rogatoria internazionale alle autorità somale.

LE CONCLUSIONI DOPO IL VIAGGIO DEL PROCURATORE IN KENYA

Gli elementi raccolti dal Raggruppamento operativo speciale, coordinato dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, dopo la trasferta in Kenya dell’agosto scorso, hanno rafforzato la convinzione che Silvia Romano si trovi in Somalia e dall’analisi dei documenti messi a disposizione dalle autorità kenyote la ragazza si troverebbe in una area del Paese dove gravitano milizie locali legate al gruppo terroristico di matrice islamica.

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Dalla plastic tax all’Imu: raffica di emendamenti alla manovra

Sono oltre 400 le proposte di modifica presentate dal M5s. Che rilancia la battaglia sul pagamento dell'imposta da parte della Chiesa.

Escludere dalla nuova plastic tax i prodotti monouso in plastica biodegradabile o quelli che contengono almeno il 25% o il 50% di plastica riciclata. E far pagare alla Chiesa l’Imu, arretrati inclusi. Sono alcuni degli emendamenti del Movimento 5 stelle alla manovra, parte di un pacchetto di oltre 400 proposte di modifica pronte a essere depositate in commissione Bilancio al Senato.

DETRAZIONI PER CHI INSTALLA I FILTRI PER L’ACQUA

Si chiede anche di esentare tutti i dispositivi sanitari monouso, non solo le siringhe, e di ridurre al 5% l’imposizione sulla cancelleria di plastica (come le penne). E ancora: vuoto a rendere non solo per il vetro ma anche per i contenitori di plastica per acqua e bibite, saponi, detersivi, shampoo, e pure per le lattine. Tra gli emendamenti anche una detrazione fino a 1.000 euro per chi installa a casa i filtri per l’acqua (e 5 mila per chi li mette in bar e ristoranti), un ecobonus per alberghi e strutture ricettive ‘eco-sostenibili’ e un programma ‘Mangiaplastica’ con incentivi ai Comuni che installano ecocompattatori. Quanto all’emendamento sull’Imu, la richiesta è che la Chiesa la paghi sui suoi immobili adibiti a bar, ristoranti, alberghi e anche sugli ospedali. Nella proposta di modifica sono compresi gli arretrati tra il 2006 e il 2012.

MISIANI (PD): «RIPENSEREMO PROFONDAMENTE ALCUNE MISURE»

«In parlamento lavoreremo per migliorare una serie di norme del decreto fiscale e del disegno di legge di bilancio, dialogando con i gruppi parlamentari e le forze economiche e sociali», ha detto da parte sua Antonio Misiani, viceministro Pd all’economia. «Ripenseremo profondamente alcune misure come quelle sulla tassazione delle auto aziendali e la plastica monouso». «Cercheremo di aiutare gli enti locali, che beneficeranno di stanziamenti senza precedenti per gli investimenti ma continuano a soffrire difficoltà per la parte corrente dei loro bilanci», ha aggiunto Misiani.

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La presenza in mare delle Ong non fa aumentare le partenze di migranti

Lo ha dimostrato il primo studio sistemico sulla questione, firmato dai ricercatori italiani Villa e Cusumano. I numeri del report.

La presenza in mare delle Ong non provoca un aumento del flusso migratorio. Il fenomeno, spesso citato dai detrattori delle organizzazioni umanitarie e noto come pull factor, è stato smontato dal primo studio sistemico sulla questione firmato per lo European University Institute da due ricercatori italiani, Matteo Villa dell’Ispi ed Eugenio Cusumano dell’Università di Leiden, e fondato sui dati ufficiali dalle agenzie delle Nazioni unite (Oim e Unhcr) e delle guardie costiere italiana e libica. La ricerca, analizzando un arco temporale di cinque anni che va da ottobre 2014 a ottobre 2019, dimostra che la presenza nel Mar Mediterraneo delle navi delle Ong non ha effetto sul numero delle partenze dalle coste libiche.

LA TESI (SMENTITA) DEL PULL FACTOR

I sostenitori della tesi del pull factor ritengono che un aumento del numero delle persone salvate in mare faccia crescere anche il numero di quelle che partono. Villa e Cusumano dimostrano che semmai è vero il contrario, ossia che il numero di salvati dipende dal numero di partenze. Nel 2015, quando le Ong rafforzarono sensibilmente la presenza in mare e i loro soccorsi passarono dallo 0,8 al 13%, il numero totale delle partenze dalla Libia diminuì rispetto all’anno precedente. Stesso copione nella seconda metà del 2017.

La crociata contro le Ong non ha fatto che aumentare il tasso di mortalità tra i migranti

Un crollo riconducibile innanzitutto, secondo i due ricercatori, agli accordi tra Italia e Libia. La crociata contro le Ong, da parte sua, non ha fatto che aumentare il tasso di mortalità tra i migranti. Un terzo indizio arriva dal 2019: negli 85 giorni in cui la zona Search and Reascue (Sar) è stata battuta dalle Ong non si sono registrate più partenze rispetto ai 225 giorni in cui in mare c’erano soltanto le motovedette libiche. Nel complesso, i numeri parlano chiaro: se le Ong non sono in mare, in media partono 53 persone al giorno, in caso contrario il dato scende a 49.

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Il lavoro di cura affonda il tasso di occupazione femminile in Italia

Solo il 57% delle donne con figli piccoli o parenti non autosufficienti riesce ad avere un impiego anche al di fuori dell'ambito familiare. Mentre per gli uomini la quota è pari all'89,3%.

Il lavoro di cura affonda il tasso di occupazione femminile in Italia e il confronto con quello maschile non lascia spazio a dubbi: le donne sono pesantemente penalizzate per quanto riguarda la possibilità di conciliare i tempi da dedicare alla famiglia con quelli richiesti da un impiego nella società.

Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, il tasso di occupazione delle madri tra i 25 e i 54 anni che si occupano di figli piccoli o parenti non autosufficienti è fermo al 57%, mentre quello dei padri tocca l’89,3%.

Inoltre, le diverse dinamiche occupazionali tra madri e donne senza figli sono più evidenti al Sud, con uno scarto del 16% a favore delle seconde. Risultano invece più contenute al Centro e al Nord, con una differenza dell’11 e del 10% rispettivamente.

POCO MENO DI UN TERZO DELLE FAMIGLIE FA RICORSO AL WELFARE

In generale poco meno di un terzo delle famiglie italiane con figli piccoli usa servizi pubblici o privati come asili nido, scuole materne, ludoteche, baby sitter o altro. Al Nord il 34,5%, al Centro il 33,3% e al Sud il 24,9%.

AFFIDAMENTO SU NONNI E AMICI

Ben il 38% dei nuclei familiari conta sull’aiuto dei parenti, soprattutto dei nonni, oppure degli amici. I servizi sono infatti considerati troppo costosi nel 9,4% dei casi, oppure assenti o privi di posti disponibili (4,4%). Tra le madri con figli piccoli che dicono di non utilizzare i servizi, tuttavia, il 15% ne avrebbe bisogno. E la quota sale al 23,2% per chi ha figli fino a 5 anni.

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Nuovo allarme Unicef: ogni giorno muoiono 15mila bambini

Il rapporto dell'agenzia traccia un bilancio della Convenzione per l'infanzia avviata 30 anni fa. Grandi passi avanti, ma la mortalità infantile resta alta.

Secondo il nuovo rapporto Unicef “Ogni diritto per ogni bambino – La Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a un punto di svolta”, da quando la stessa Convenzione è stata adottata 30 anni fa, sono stati raggiunti storici traguardi per tutti bambini del mondo, ma ancora molti tra i bambini più poveri devono sentirne gli impatti, come testimoniano i 15 mila morti registrati ogni giorno.

IN 30 ANNI TASSI DI MORTALITÀ RIDOTTI DEL 60%

Sui progressi nei diritti dei bambini degli ultimi 30 anni, il rapporto ha rilevato che: i tassi globali di mortalità dei bambini sotto i 5 anni sono diminuiti di circa il 60%; il numero di bambini in età da scuola primaria che non vanno a scuola è diminuito dal 18 all’8%; i principi guida della Convenzione: non discriminazione, superiore interesse dei bambini, diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, il diritto alla protezione hanno influenzato numerose costituzioni, leggi, politiche e pratiche a livello globale.

NEL 2018 OGNI GIORNO MORTI 15 MILA BAMBINI

Tuttavia questi progressi non sono stati realizzati ugualmente nel mondo: a livello globale, più di un bambino su quattro vive in paesi colpiti da conflitti o disastri naturali; il numero di gravi violazioni verificate contro i bambini durante i conflitti si è quasi triplicato dal 2010; quasi 20 milioni di bambini sono a rischio di contrarre malattie prevenibili con i vaccini; si stima che per il 2040, in tutto il mondo, una persona su quattro sotto i 18 anni (circa 600 milioni) vivrà in aree soggette a stress idrico molto elevato; solo nel 2018, sono morti ogni giorno mediamente 15mila bambini sotto i 5 anni, principalmente a causa di malattie curabili o per altre cause prevedibili; nel 2018 sono stati registrati circa 350mila casi di morbillo, più del doppio rispetto al 2017.

ALLARME MALATTIE: 800 MORTI AL GIORNO PER DIARREA

Più di 800 bambini ogni giorno muoiono a causa di malattie diarroiche legate a un inadeguato approvvigionamento idrico e scarsità di servizi igienici e sanitari. Nel 2017, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati, solo la malaria ha causato 266mila morti sotto i 5 anni. Nei paesi a basso e medio reddito, i bambini delle famiglie più povere hanno il doppio delle probabilità di morire per cause prevenibili prima dei 5 anni rispetto ai bambini di famiglie più ricche. Secondo gli ultimi dati disponibili, solo la metà dei bambini delle famiglie più povere i Africa Sub Sahariana sono vaccinati contro il morbillo, rispetto all’85% dei bambini delle famiglie più ricche.

ALLARME SULLA COPERTURA VACCINALE

Nonostante siano oggi vaccinati più bambini che mai, un rallentamento dei tassi di copertura vaccinale negli ultimi 10 anni sta minacciando di capovolgere i difficili traguardi raggiunti, si legge ancora nel dossier: la copertura vaccinale per il morbillo è agli stessi livelli dal 2010, contribuendo a una ricomparsa di questa malattia mortale in diversi paesi. Nel 2018 sono stati registrati circa 350mila casi di morbillo, più del doppio rispetto al 2017.

IL PESO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO SULLA SICUREZZA DEL CLIMA

Il rapporto affronta anche le minacce vecchie e nuove che colpiscono i bambini nel mondo. Povertà, discriminazione e marginalizzazione continuano a lasciare milioni fra i bambini più svantaggiati a rischio: conflitti armati, crescente xenofobia e la crisi globale dei migranti e rifugiati hanno avuto un impatto devastante sui progressi global. I bambini sono fisicamente, fisiologicamente e dal punto di vista epidemiologico i più a rischio per gli impatti legati alla crisi del clima: il rapido cambiamento del clima sta diffondendo malattie, incrementando l’intensità e la frequenza di condizioni meteorologiche estreme e creando insicurezza alimentare e idrica.

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Anche Di Maio “sfratta” la Trenta

L'ex ministra della Difesa si difende sulla vicenda della casa di Roma assegnata al marito militare: «Ho spiegato a Luigi che è tutto regolare». Ma il leader del M5s insiste: «Inaccettabile, è bene che ora la lasci. Questa storia fa arrabbiare i cittadini».

L’ex ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, si difende sulla vicenda della casa a Roma ottenuta quando faceva parte del governo e riassegnata al marito militare, il capitano maggiore dell’esercito Claudio Passarelli.

Secondo il Corriere della Sera, che per primo ha dato la notizia, il grado di Passarelli non giustificherebbe l’assegnazione di un appartamento di primo livello come quello in questione.

E il 18 novembre anche il leader del M5s, Luigi Di Maio, ha attaccato pubblicamente l’ex ministra ai microfoni di Rtl: «Questa cosa dal mio punto di vista non è accettabile. Ha smesso di fare la ministra due mesi fa e ha avuto il tempo per lasciare la casa, è bene che ora la lasci. Se il marito in quanto militare ha diritto a un alloggio, può fare domanda e lo otterrà. Ma questa cosa fa arrabbiare i cittadini e anche noi, perché siamo quelli che si tagliano gli stipendi».

Intervistata sempre dal Corriere della Sera, l’ex ministra non sembra però intenzionata a mollare: «Sono molto arrabbiata. Questa storia mi porterà dei danni. È evidente che ormai sono sotto attacco». A suo giudizio la casa al centro delle polemiche «ormai è stata assegnata a mio marito e in maniera regolare, per quale motivo dovrebbe lasciarla?».

«Non credo proprio che si tratti di un privilegio perché io l’appartamento lo pago, e lo pago pure abbastanza», ha ggiunto Trenta. Quanto alla grandezza della casa, il prestigio sarebbe in qualche modo “giustificato” dal fatto che oggi la famiglia Trenta fa una vita «completamente diversa», una vita «di relazioni, di incontri».

Quanto a Di Maio, «gli ho spiegato che tutto è stato fatto correttamente, quando l’incarico di mio marito sarà terminato lasceremo la casa come dicono le regole». Resterà nel M5s? Anche su questo punto, Trenta è sicura: «Ho chiesto di essere una dei 12 facilitatori. Ci rimarrò di sicuro».

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Di Maio tra taglio delle tasse e sintonia col Pd

Rimandare lo ius soli e tagliare le tasse. Sono le due “priorità” di Luigi Di Maio in vista dei prossimi..

Rimandare lo ius soli e tagliare le tasse. Sono le due “priorità” di Luigi Di Maio in vista dei prossimi lavori del governo. Il ministro degli Esteri, ospite di Rtl, ha parlato a tutto tondo delle prossime mosse del governo e dei rapporti non semplici con il Partito democratico.

SINTONIA CON CONTE SUL TAGLIO DELLE TASSE

Per quanto riguarda la partita della manovra, che sta affrontando il passaggio parlamentare, il leader grillino si è limitato a dire di sostenere le posizioni del premier Conte sulla pressione fiscale: «Sento di poter accogliere l’appello del presidente consiglio, che ha detto: dobbiamo fare di più sull’abbassamento tasse, è un obiettivo ambizioso però io ci sto», ha spiegato Di Maio. «Dobbiamo ridurre le tasse aumentando il taglio degli sprechi, oggi pomeriggio ho una riunione con i ministri del movimento, abbiamo delle idee da mettere sul tavolo».

«BENE IL LAVORO IL PD, MA RIMANDIAMO LO IUS SOLI»

Per quanto riguarda il rapporto coi dem il titolare della Farnesina ha spiegato che «stiamo lavorando bene sui punti concreti come la legge di bilancio, abbiamo mantenuto la promessa di non aumentare l’iva, tolto il superticket, aumentiamo un pochino il netto in busta paga. Quando si tratta di affrontare temi concreti il governo provvede e anche i gruppi parlamentari stanno lavorando bene». Dove però manca l’intesa è lo ius soli: «Chiaro che abbiamo l’Italia sott’acqua, a causa del dissesto idrogeologico, il problema dei cambiamenti climatici e la corruzione, un’emergenza come la questione Ilva…in questo momento se sento che rilanciano temi» come lo ius soli «credo di avere il diritto di essere sconcertato perché la priorità è l’emergenza dei lavoratori che rischiano di perdere posto. Lo Ius soli non è neanche nel programma di governo», ha tagliato corto.

«MAI PIÙ UN CONTRATTO CON LA LEGA»

Di Maio ha poi chiarito quanto conti un “contratto di governo“: «è più efficace, anche con il Pd siamo forze che hanno storie diverse, il contratto ti permette di scrivere cosa fare e cosa no», in particolare rispondendo ad una domanda sulla formula del contratto di governo stilato con il leader della Lega Matteo Salvini. Con il quale però Di Maio ha assicurato di aver chiuso l’esperienza politica: «Nella vita come in politica io mi fido fino a prova contraria: l’8 agosto è arrivata la prova di slealtà nei confronti del paese, la prova è arrivata e con me ha chiuso».

INACCETTABILE CHE TRENTA MANTENGA LA CASA

Di Maio ha affrontato anche un’altra grana, tutta interna al M5s, quella della casa dell’ex minitra Elisabetta Trenta: «Questa cosa dal mio punto di vista non è accettabile, ha smesso di fare la ministra due mesi fa, ha avuto il tempo per lasciare la casa, è bene che ora la lasci e se il marito in quanto militare ha diritto ad un alloggio può fare domanda e lo otterrà. Questa cosa fa arrabbiare i cittadini e anche noi perché siamo quelli che si tagliano gli stipendi».

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I sindacati portano il caso ArcelorMittal al Quirinale

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil saranno ricevuti da Mattarella in serata. Il ministro Boccia: «Commissariamento e prestito ponte, ecco il piano B del governo».

I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil sono attesi la sera del 18 novembre alle 19.30 al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per affrontare la questione dell’ex Ilva e in generale delle crisi industriali. Lo si apprende da fonti sindacali. Nel frattempo, il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia a chi gli chiedeva quale fosse il piano B del governo sull’ex Ilva ha risposto che, se ArcelorMittal non rivede la decisione di lasciare Taranto, per l’ex Ilva scatterà «l’amministrazione straordinaria, con un prestito ponte» da parte dello Stato in modo da riportare l’azienda sul mercato entro un paio d’anni.

BOCCIA: «DA MITTAL UN RICATTO INACCETTABILE»

«Mittal ha posto un ricatto occupazionale inaccettabile, che il governo ha già respinto», ha detto Boccia. «E dunque deve assumersi le proprie responsabilità e rispettare le leggi della Repubblica italiana». E se non lo facesse? «C’è l’amministrazione straordinaria che ha salvato l’Ilva dal crack dei Riva con un prestito ponte e con l’obiettivo di riportare entro uno-due anni, come previsto dalla legge, l’azienda sul mercato. Se fosse necessario lo rifaremo senza alcun problema. Alternativa non c’è». Solo una volta decisa l’amministrazione straordinaria «si deciderà se ci sono altre aziende dello Stato che possono entrare nella cordata. Io penso che abbia assolutamente fondamento la possibilità che entrino altre aziende, tra cui Cdp, ma è un tema che si porranno i commissari».

IL PRESIDIO DELLE AZIENDE DELL’INDOTTO

Il 18 novembre s’è tenuto il presidio delle aziende dell’indotto di ArcelorMittal davanti alla portineria C dello stabilimento siderurgico di Taranto. Presente anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha spiegato: «Stiamo studiando un sistema che consenta alla Regione di pagare le fatture al posto di Mittal e poi subentreremmo come creditori dell’Ilva ma sconsiglio a Mittal di trasformare la Regione Puglia anche in un creditore della loro azienda perché a quel punto li perseguiteremo legalmente ovunque al mondo. Questo modo di fare è vergognoso».

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Gualtieri, come buttare il ministero dell’Economia in Vacca

Il titolare di via XX Settembre è in ambasce a causa del suo staff. Il principale "imputato" è il capo segreteria che la fa da padrone. Seguono il capo di gabinetto Luigi Carbone, rimasto su pressione di Tria e del Nazareno, e il portavoce ombra Roberto Basso che coordina il consiglio di comunicazione.

«A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio». La formula attribuita a Oscar Wilde sembra una seconda pelle per lo staff di Roberto Gualtieri. Il ministro dell’Economia è un po’ in ambasce. E non soltanto perché – come ama dire – «ho recuperato in 23 giorni i 23 miliardi di aumento dell’Iva». Ma anche perché si sta rendendo conto che alcune scelte di staff stanno mostrando la corda. Il principale indagato è Ignazio Vacca, il suo capo della segreteria, figlio del filosofo comunista Giuseppe Vacca, che in via XX Settembre la fa da padrone, tanto da essere considerato una sorta di ministro ombra. Forse perché abituato all’ufficio del personale delle Poste dove ha lavorato, una delle prime mosse che ha fatto è stata quella di sostituire le segretarie. E pensare che sedevano al loro posto da una ventina d’anni, indifferentemente dal colore politico del ministro. 

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I NODI DI CARBONE E BASSO

Al secondo posto, pari merito, ci sono il suo capo di gabinetto, Luigi Carbone, e il suo portavoce “ombra” Roberto Basso. Il primo, Gualtieri lo voleva sostituire con il dalemiano Roberto Garofoli, ma non c’è riuscito: un po’ per le pressioni ricevute anche dal Nazareno (Carbone è arrivato pure lì, senza usare il monopattino), un po’ per le pressanti richieste di Giovanni Tria per confermarlo. Più articolata la situazione per il portavoce. Formalmente, il Mef non ha un portavoce. Ha un consigliere per la comunicazione. Si racconta che con questa formula Basso sia riuscito a confermare le consulenze che ha accumulato come professionista, anche nel pianeta del ministero dell’Economia. Per salvare capra e cavoli (incarico istituzionale e contratti privatistici), Vacca si è inventato una specie di consiglio della comunicazione, coordinato da Basso e animato dal capo ufficio stampa, Michele Baccinelli, e da altri due giovani professionisti piovuti dal Nazareno piddino.

I CONSULENTI DEM BLOCCATI DA DAL VERME

In realtà, proprio dal Pd erano attesi una trentina di consulenti di vario genere per supportare il ministro nelle scelte strategiche. In realtà non se n’è visto nessuno. A stopparli, si racconta, sarebbe stato l’atteggiamento disincentivante di Alessandra Dal Verme. La ruvida dirigente della Ragioneria generale dello Stato sembra abbia operato una resistenza passiva all’ingresso di questi esperti dem. Tale da indurre il ministro, da una parte, e i potenziali candidati dall’altra, tutti presi per stanchezza, a soprassedere all’operazione. D’altra parte, Dal Verme è molto ascoltata al Nazareno: è pur sempre la cognata dell’ex premier Paolo Gentiloni, e nessuno ha il coraggio di mandarla a quel paese. Tuttavia, dopo la fallita scalata alla poltrona di Ragioniere generale dello Stato, Dal Verme avrebbe puntato quella di direttore del Demanio. Ma l’uscita dai radar romani di Gentiloni (trasferito a Bruxelles) e la titubanza nelle nomine dello staff di Gualtieri, rischiano di rovinarle l’operazione.  

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere


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Allarme fiumi nell’Italia flagellata dal maltempo

Nuovi temporali in arrivo. Monitorati l'Arno e il Reno. Mentre in val Pusteria deraglia un treno.

Nell’Italia flagellata dal maltempo resta alta l’allerta anche lunedì 18 novembre. Situazione critica, in particolare, in Toscana ed Emilia-Romagna, dove i livelli di Arno e Reno continuano a destare preoccupazione nonostante il lieve miglioramento delle ultime ore, mentre a Venezia è atteso un picco di 110 centrimetri di acqua in città.

MONITORATO IL LIVELLO DELL’ARNO

Dopo la grande apprensione della domenica per la piena dell’Arno, dalle 4 i livelli del reticolo idraulico di Firenze e della provincia – Arno e suoi affluenti – sono scesi sotto il primo livello di guardia. Rimane, sull’asta dell’Arno, a valle di Firenze, solo l’idrometro di Fucecchio sopra il primo livello di guardia ma dovrebbe rientrare in tarda mattinata. Rimane attivo il monitoraggio dei corsi d’acqua da parte della sala di Piena del Genio Civile e il monitoraggio del territorio da parte della Protezione Civile Metropolitana. Risolte le criticità più importanti sulla viabilità statale, regionale e provinciale e non ci sono strade chiuse al traffico. A Pisa è passata senza procurare danni l’ondata di piena dell’Arno che ha tenuto con il fiato sospeso la città tutta la notte. Restano comunque chiuse scuole, università, attività commerciali, al pari di altri uffici privati aperti al pubblico come banche e uffici postali.

DERAGLIA UN TRENO IN VAL PUSTERIA

Un treno dalla val Pusteria è deragliato a causa di una frana, nei pressi di Rio Pusteria. Non si segnalano feriti. Il treno era partito da Fortezza e diretto a Brunico. La Val Pusteria risulta attualmente isolata. Sono bloccati per motivi di sicurezza tutti gli accessi: la strada statale tra San Sigismondo e San Lorenzo, la Strada del Sole, come anche le strade interpoderali, che i pendolari usano di solito per bypassare eventuali chiusure della Ss48. «Restate a casa, ogni auto in più crea caos», è l’appello lanciato su Facebook dal sindaco di San Lorenzo in Sebato, Martin Ausserdorfer.

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Sparatoria durante una festa a Fresno, in California: quattro morti

Uno o più uomini ha fatto irruzione in un giardino privato aprendo il fuoco sui presenti. Ancora ignoti i motivi del gesto. Killer ancora in fuga.

Almeno quattro persone sono morte e altre sei sono rimaste ferite a Fresno, in California, dove qualcuno in serata, forse più di un killer, è entrato in un giardino di casa dove era in corso un party privato e ha aperto il fuoco sulla gente, che stava guardando insieme una partita di football. Lo rendono noto i media statunitensi, fra cui il New York Times. Non è ancora chiaro il motivo del gesto, né chi siano gli autori dell’agguato. Alcuni dei feriti sono stati portati in ospedale in condizioni critiche.

Michael Reid, vicecapo della polizia di Fresno, ha spiegato che nel giardino privato erano radunate 35 persone quando i killer si sono introdotti aprendo il fuoco. I quattro morti – ha aggiunto il funzionario di polizia – sono tutti uomini fra i 25 e i 30 anni e non ci sono indicazioni sul fatto che chi ha sparato conoscesse le vittime. La polizia ha ricevuto numerose chiamate di vicini che hanno udito gli spari e all’arrivo di polizia e ambulanze tre delle vittime erano già decedute mentre una quarta è morta in seguito, in ospedale.

Nessuno ha visto i killer né ha descritto la presenza di veicoli sospetti nei paraggi. La polizia sta ora esaminando i filmati delle telecamere di sicurezza. «Il mio cuore è con le famiglie delle vittime di questa violenza insensata», ha detto Reid, aggiungendo che sarà fatto tutto il possibile per assicurare i responsabili alla giustizia.

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Traffico europeo di beni archeologici: 123 persone indagate

La Procura di Crotone ha disposto 23 misure cautelari nell'ambito di un indagine per scavi non autorizzati. Secondo gli inquirenti c'era un sistema che permetteva di esportare beni trafugati in tutta Europa.

É in corso sul territorio nazionale e in alcuni Paesi esteri un’operazione dei carabinieri del Comando Tutela patrimonio culturale, diretta dalla Procura della Repubblica di Crotone, che stanno eseguendo 23 misure cautelari contro i presunti componenti di una holding criminale che gestiva un ingente traffico di beni archeologici. I reperti, provento di scavi clandestini in Calabria, venivano esportati illecitamente fuori dall’Italia.

123 PERSONE INDAGATE

Nelle carte dell’inchiesta della Procura ci sono complessivamente 123 indagati. Quattro delle persone coinvolte nell’inchiesta, secondo quanto riferito dai carabinieri, sono domiciliate all’estero. Le indagini, avviate nel 2017, hanno permesso di recuperare numerosi reperti archeologici, per un valore di alcuni milioni di euro. I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa in programma stamattina, alle 10:30, nella sede del Comando provinciale carabinieri di Crotone, alla presenza del Procuratore Giuseppe Capoccia.

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Le proteste a Hong Kong del 18 novembre 2019

Duri scontri intorno al Politecnico. Fallita la mediazione tra rettore e forze dell'ordine sono ripresi gli scontri intorno alla struttura. E intanto l'Alta corte giudica incostituzionale il bando delle maschere.

È altissima la tensione a Hong Kong, dove prosegue l’assedio al Politecnico occupato mentre altri manifestanti pro democrazia sono tornati a bloccare questa nella mattinata del 18 novembre la centralissima Nathan Road.

La polizia ha eseguito decine di arresti fuori dall’Hotel Icon, su Science Museum Road, nelle vicinanze del PolyU. Poco prima le 7:00 locali (mezzanotte in Italia), il rettore dell’ateneo Teng Jin-Guang ha reso noto di aver raggiunto una tregua con la polizia a patto che gli studenti fermassero gli attacchi. L’evacuazione pacifica è però saltata quando la polizia ha ripreso a lanciare i lacrimogeni, spingendo molti studenti a tornare indietro

Sui social media sono circolate le immagini degli studenti ammanettati e schierati in riga in attesa di essere portati via. Non è chiara la dinamica che ha portato alla rottura della tregua e al ritorno degli scontri, ma alcuni media locali hanno parlato di carenza di comunicazione tra gli agenti impegnati nell’assedio del campus, alcuni dei quali avrebbero reagito istintivamente alla vista dei manifestanti dopo i violentissimi scontri partiti il 17 e continuati nella notte, tra ripetuti (e falliti) tentativi di sfondamento.

STUDENTI RESPINTI DAI GAS LACRIMOGENI

Le drammatiche immagini delle tv hanno mostrato corposi gruppi di studenti lasciare il campus sulla Science Museum Road prima di essere rispediti indietro dai lacrimogeni della polizia. Scenari simili si sono ripetuti vicino ad Austin Road, con gli studenti in fase di evacuazione e costretti a rientrare per sfuggire agli effetti dei gas.

ALMENO 39 FERITI NEGLI SCONTRI

La battaglia tra manifestanti arroccati nel PolyU e la polizia ha registrato un totale di 38 feriti, di cui 5 in condizioni gravi, secondo il bilancio stilato dalla Hospital Authority. Sono invece 18 le persone segnalate in condizioni stabili, mentre sei sono state dimesse. Un totale di 24 persone, invece, sono state ricoverate tra la mezzanotte e le 7:30 del mattino locali, e tra questi c’è anche un uomo di 84 anni.

L’ALTA CORTE DICE “NO” AL BANDO DELLE MASCHERE

Mentre gli scontri imperversavano l’Alta Corte di Hong Kong ha dichiarato l’incostituzionalità del divieto dell’uso delle maschere introdotto lo scorso mese dalla governatrice Carrie Lam facendo leva sulla legislazione di emergenza, una norma che aveva suscitato violentissime polemiche. La sentenza dell’Alta Corte, ha riferito il network pubblico Rthk, stabilisce la «incompatibilità con la Basic Law», la Costituzione locale, ed è maturata a seguito del ricorso promosso da 24 parlamentari pan-democratici.

I GIUDICI: GOVERNO OLTRE LE SUE PREROGATIVE

L’Alta Corte ha sancito che il divieto dell’uso delle maschere nelle manifestazioni pubbliche, con la previsione del carcere fino a sei mesi in caso di trasgressione, sia incostituzionale perché è una restrizione dei diritti fondamentali delle persone spinta oltre il necessario. In altri termini, «eccede quello che è ragionevolmente necessario da ottenere puntando all’applicazione della legge, alle indagini e alla punizione dei dimostranti violenti». La normativa, varata in base ai poteri d’emergenza di una ordinanza del 1922, in pieno periodo coloniale, puntava nei piani del governo a scoraggiare l’adesione di massa alle manifestazioni pro-democrazia che stanno scuotendo l’ex colonia da giugno. La polizia aveva anche il potere di ordinare o di togliere direttamente le maschere in qualsiasi momento e luogo. Sui social media, una volta diffusasi la notizia, sono apparsi foto e video di persone che consegnano le maschere a chi che si preparano ai sit-in di protesta in Central.

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L’andamento della Borsa italiana e lo spread del 18 novembre 2019

Piazza Affari riparte dal +0,46 del 15 novembre. Spread intorno ai 160 punti. I mercati in diretta.

La Borsa italiana riapre la settimana dopo la chiusura positiva del 15 novembre. Nell’ultima seduta della settimana Piazza Affari aveva terminato le contrattazioni in rialzo a +0,46% con l’indice Ftse Mib a 23.588 punti. Finale di settimana positivo per tutti i listini europei con Parigi a +0,65, Francoforte a +0,45% e Londra a +0,14%.

SPREAD INTORNO A QUOTA 160 PUNTI

Il 15 lo spread tra Btp e Bund ha chiuso sotto la soglia dei 160 punti base, a quota 156, contro i 168 punti base della chiusura del 14 quanto il differenziale aveva rivisto i massimi da fine agosto. Il rendimento del decennale italiano è sceso all’1,23%.

I MERCATI IN DIRETTA

3.03 – HONG KONG APRE IN POSITIVO NONOSTANTE GLI SCONTRI

La Borsa di Hong Hong apre la seduta positiva con i nuovi record raggiunti da Wall Street e malgrado le violenti proteste pro-democrazia del weekend nell’ex colonia: l’Hang Seng sale dello 0,47%, a 26.451,64 punti. In frazionale calo, invece, Shanghai e Shenzhen, i cui indici Composite cedono, rispettivamente, lo 0,06% (a 2.889,55 punti) e lo 0,15%, a quota 1.603,32.

1.31 – APERTURA SENZA VARIAZIONI PER TOKYO

La Borsa di Tokyo apre la prima seduta della settimana all’insegna della cautela, malgrado i livelli record registrati a Wall Street lo scorso venerdì, con gli investitori che attendono sviluppi dalle trattative sul commercio internazionale tra Cina e Stati Uniti. Il Nikkei è piatto ad inizio di contrattazioni facendo segnare quota 23.304,06 (0,00%). Sul fronte valutario lo yen scambia a 108,40 sul dollaro, e a 120,20 sull’euro.

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Chi è Tsitsipas, il 21enne greco vincitore delle Atp Finals

Dopo aver battuto Federer, ha piegato l'austriaco Thiem per 6-7, 6-2, 7-6 nella sfida decisiva per l'assegnazione del titolo.

Era l’allievo che aveva battuto il maestro Roger Federer in semifinale. E si è preso la consacrazione nell’atto conclusivo. Il 21enne greco Stefanos Tsitsipas ha vinto le Atp Finals a Londra piegando l’austriaco Dominic Thiem per 6-7, 6-2, 7-6 nella sfida decisiva per l’assegnazione del titolo, in due ore e 35 minuti di gioco.

NEI TOP 100 SOLO DA 25 MESI, PRIMO GRECO AL TORNEO DEI MAESTRI

Tsitsipas era al debutto assoluto alle Finals di Londra dopo la vittoria, 12 mesi prima, del torneo Next Gen di Milano. È stato il primo greco di sempre a qualificarsi per il torneo dei maestri ed è entrato nei Top 100 solo da 25 mesi.

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Autolesionismo Ferrari, in Brasile vince Verstappen

Seconda la Toro Rosso di Gasly, Hamilton terzo ma penalizzato e scivolato al sesto posto. Le due Rosse di Vettel e Leclerc si sono toccate durante un controsorpasso: entrambe costrette al ritiro.

Più che automobilismo, questo è autolesionismo. Le Ferrari sono andate a sbattere l’una contro l’altra, eliminandosi a vicenda. E alla fine il Gran Premio del Brasile di Formula 1 l’ha vinto Max Verstappen. Inizialmente terza la Mercedes di Lewis Hamilton dietro alla Toro Rosso di Pierre Gasly, seconda: ma poi il campione del mondo britannico è stato penalizzato di 5 secondi per l’urto con la Red Bull di Alexander Albon ed è scivolato al sesto posto. Sul podio è salito quindi Carlos Sainz (McLaren).

IL PASTICCIO FRA LE ROSSE NEL FINALE

Ma cosa è successo alle due Rosse? Un gran pasticcio proprio nel finale. Che ha costretto sia Sebastian Vettel sia Charles Leclerc a un mesto ritiro. Il pilota monegasco della Ferrari si è toccato con il suo compagno durante un controsorpasso per la quarta posizione, bucando la gomma anteriore destra. Danni anche alla posteriore destra di Vettel: anche lui quindi si è dovuto fermare.

LECLERC DISPIACIUTO: «RAPPORTO INVARIATO COL COMPAGNO»

Leclerc dopo l’incidente ha parlato di «una situazione da analizzare, siamo tutti e due dispiaciuti per il team, lui ha provato ad andare verso l’interno. L’episodio non condiziona il nostro rapporto, siamo abbastanza maturi». Ai microfoni di Sky ha aggiunto: «Sono molto dispiaciuto, ma sono sicuro che i rapporti con Seb resteranno invariati».

VETTEL: «NON SO PERCHÉ CI SIAMO TOCCATI»

Vettel ha dato la sua versione: «Credo che sia un peccato per la squadra, avremmo potuto ottenere un risultato migliore e, secondo me, l’avremmo meritato oggi. Eravamo in lotta tra di noi alla chicane, una lotta abbastanza aggressiva. Ero uscito meglio alle curva due o tre, pensavo di essere già passato e non so perché ci siamo toccati. Questo ha chiuso la gara di entrambi, purtroppo».

Entrambi erano liberi di gareggiare, ma con i loro errori hanno danneggiato l’intera squadra


Il team principal Binotto

Il team principal della Ferrari Mattia Binotto ha bacchettato entrambi: «Siamo delusi e dispiaciuti, i due piloti si devono rendere conto che hanno danneggiato l’intera squadra. Erano liberi di gareggiare tra di loro, però sono piccoli errori che si pagano come squadra e non va bene. Ognuno di loro avrà una parte di colpa».

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