La lettera in cui le Sardine spiegano di non voler diventare un partito

I quattro fondatori pubblicano un lungo messaggio su Repubblica. E spiegano: «Siamo un movimento pacifico, incorniciarlo sarebbe come mettere confini al mare».

«La pentola era pronta per scoppiare, le Sardine le hanno permesso semplicemente di fischiare. L’ Italia è nel mezzo di una rivolta popolare pacifica che non ha precedenti negli ultimi decenni. Chi cercherà di osteggiarla sentirà solo più acuto il fischio, chi tenterà di cavalcarla rimarrà deluso». Scrivono così i quattro fondatori delle Sardine – Andrea Garreffa, Roberto Morotti, Mattia Santori e Giulia Trappoloni – in una lettera a Repubblica in apertura di prima pagina. E aggiungono: «La forma stessa di un partito sarebbe un oltraggio a ciò che è stato e che potrebbe essere. E non perché i partiti siano sbagliati, ma perché veniamo da una pentola e non è lì che vogliamo tornare».

«CI SENTIAMO IMPREPARATI, MA LIBERI»

«Chiedere che cornice dare a una rivolta è come mettere confini al mare. Noi ci chiediamo ogni giorno come fare e ci sentiamo ridicoli, inadatti e impreparati… ma finalmente liberi», scrivono i quattro ragazzi. «L’unica certezza che abbiamo è che siamo stati sdraiati per troppo tempo. E che ora abbiamo bisogno di nuotare». I quattro trentenni raccontano il percorso che li ha portati dalla manifestazione del 14 novembre a Bologna a quella del 14 dicembre in piazza San Giovanni a Roma, fino alla riunione del giorno seguente. Oggi «siamo quattro trentenni come ce ne sono tanti in Italia. Il processo che abbiamo contribuito a creare sarà lungo, ma intanto è iniziato. E per quanto possiamo essere qualcuno all’interno delle piazze, dei nostri collettivi e dei nostri circoli, non siamo nessuno all’interno di questo processo», osservano.

«LE SARDINE SONO SOLO UN PRETESTO»

«Le Sardine non esistono, non sono mai esistite. Sono state solo un pretesto. Potevano essere storioni, salmoni o stambecchi. La verità è che la pentola era pronta per scoppiare. Poteva farlo e lasciare tutti scottati. Per fortuna le sardine le hanno permesso semplicemente di fischiare», sottolineano. «Non è stato grazie a noi, né tanto meno a chi ha organizzato le piazze dopo di noi. È stato grazie a un bisogno condiviso di tornare a sentirsi liberi. Liberi di esprimere pacificamente un pensiero e di farlo con il corpo, contro ogni tentativo di manipolazione imposto dai tunnel solipsistici dei social media. La condivisione dello stesso male ci ha resi alleati coesi, ha unito il fronte».

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In Piemonte voto di scambio con la ‘ndrangheta, arrestato l’assessore di Fdi Rosso

Responsabile dei diritti civili nella giunta di centrodestra, a lungo era stato parlamentare di Forza Italia. Eseguite altre sette misure di custodia cautelare.

Il blitz contro la ‘ndrangheta non si ferma e dopo la maxi operazione del 19 dicembre e gli arresti eseguiti in Valle D’Aosta, questa volta le indagini toccano il Piemonte. Roberto Rosso, assessore ai Diritti civili della Regione Piemonte, a lungo parlamentare di Forza Italia, per cui all’inizio degli anni ’90 è stato candidato sindaco di Torino, e ora in Fratelli d’Italia, è stato arrestato la mattina del 20 dicembre dalla guardia di di Finanza nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta che ipotizza anche il voto di scambio.

ACCORDO CON I BOSS PER LE ULTIME ELEZIONI REGIONALI

Le accuse nei suoi confronti riguarderebbero le ultime elezioni regionali. «Secondo le risultanze delle indagini Roberto Rosso è sceso a patti con i mafiosi. E l’accordo ha avuto successo», ha detto Francesco Saluzzo, procuratore generale del Piemonte. Gli investigatori hanno documentato – anche con immagini – diversi incontri tra Rosso e alcuni presunti boss, tra cui Onofrio Garcea, esponente del clan Bonavota in Liguria, anche in piazza San Carlo a Torino. Oltre all’arresto di Rosso le Fiamme gialle hanno eseguito altre sette ordinanze di custodia cautelare e sequestri di beni nei confronti di soggetti legati alla ‘ndrangheta e operanti a Torino.

ALLONTANATO DAL PARTITO

Fratelli d’Italia, da parte sua, ha allontanato Rosso dal partito. Apprendiamo che stamattina è stato arrestato con l’accusa più infamante di tutte: voto di scambio politico-mafioso. Mi viene il voltastomaco», ha dichiarato Giorgia Meloni. «Mi auguro dal profondo del cuore che dimostri la sua innocenza, ma annuncio fin da ora che Fratelli d’Italia si costituirà parte civile nell’eventuale processo a suo carico. Ovviamente, fin quando questa vicenda non sarà chiarita, Rosso è da considerarsi ufficialmente fuori da Fdi».

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In Piemonte voto di scambio con la ‘ndrangheta, arrestato l’assessore di Fdi Rosso

Responsabile dei diritti civili nella giunta di centrodestra, a lungo era stato parlamentare di Forza Italia. Eseguite altre sette misure di custodia cautelare.

Il blitz contro la ‘ndrangheta non si ferma e dopo la maxi operazione del 19 dicembre e gli arresti eseguiti in Valle D’Aosta, questa volta le indagini toccano il Piemonte. Roberto Rosso, assessore ai Diritti civili della Regione Piemonte, a lungo parlamentare di Forza Italia, per cui all’inizio degli anni ’90 è stato candidato sindaco di Torino, e ora in Fratelli d’Italia, è stato arrestato la mattina del 20 dicembre dalla guardia di di Finanza nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta che ipotizza anche il voto di scambio.

ACCORDO CON I BOSS PER LE ULTIME ELEZIONI REGIONALI

Le accuse nei suoi confronti riguarderebbero le ultime elezioni regionali. «Secondo le risultanze delle indagini Roberto Rosso è sceso a patti con i mafiosi. E l’accordo ha avuto successo», ha detto Francesco Saluzzo, procuratore generale del Piemonte. Gli investigatori hanno documentato – anche con immagini – diversi incontri tra Rosso e alcuni presunti boss, tra cui Onofrio Garcea, esponente del clan Bonavota in Liguria, anche in piazza San Carlo a Torino. Oltre all’arresto di Rosso le Fiamme gialle hanno eseguito altre sette ordinanze di custodia cautelare e sequestri di beni nei confronti di soggetti legati alla ‘ndrangheta e operanti a Torino.

ALLONTANATO DAL PARTITO

Fratelli d’Italia, da parte sua, ha allontanato Rosso dal partito. Apprendiamo che stamattina è stato arrestato con l’accusa più infamante di tutte: voto di scambio politico-mafioso. Mi viene il voltastomaco», ha dichiarato Giorgia Meloni. «Mi auguro dal profondo del cuore che dimostri la sua innocenza, ma annuncio fin da ora che Fratelli d’Italia si costituirà parte civile nell’eventuale processo a suo carico. Ovviamente, fin quando questa vicenda non sarà chiarita, Rosso è da considerarsi ufficialmente fuori da Fdi».

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Liguria in allerta rossa per il maltempo

Chiusi porti, scuole e la A6. Ma il codice è arancione anche per Piemonte, Emilia Romanga e Lombardia.

Allerta rossa per il maltempo il 20 dicembre in Liguria: chiusi porti e
scuole; chiusa la A6 tra Savona e Altare; è attesa una
perturbazione “molto violenta”, avverte l’assessore alla
Protezione civile Giampedrone.

ALLERTA ARANCIONE IN TRE REGIONI

Allerta arancione invece sempre in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna; gialla in Sardegna, Campania, Lazio, Toscana, Umbria e Friuli Venezia Giulia.

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Le quotazioni di Borsa e spread del 20 dicembre 2019

Piazza Affari in rialzo nell'ultima seduta settimanale. Il differenziale Btp-Bund a 166 punti. I mercati in diretta.

Borsa italiana in rialzo nella giornata del 20 dicembre, con l’indice Ftse Mib che ha guadagnato in apertura lo 0,58% a 23.846 punti e che a metà giornata ha segnato il migliore risultato del Vecchio Continente a +0,8%. Marciano in rialzo Parigi e Francoforte (+0,5%), Londra (+0,2%) e Madrid (+0,3%). Sullo sfondo restano i nodi della brexit ed il contenuto dell’accordo tra Usa e Cina sul fronte del commercio internazionale.

LO SPREAD A 166 PUNTI BASE

In crescita lo spread tra Btp e Bund. Il differenziale tra il decennale italiano e quello tedesco si attesta a 166 punti, oltre i livelli del giorno precedente a fine seduta. Il rendimento del Btp è all’1,38%.

I MERCATI IN DIRETTA

15.22 – BORSE EUROPEE ANCORA IN CRESCITA

Positive le Borse europee, in attesa dell’apertura di Wall Street, coi future che aumentano la loro crescita dopo i dati sul Pil del terzo trimestre confermati in salita, così come i consumi. D’altra parte il parlamento Ue congela i negoziati sul bilancio 2021-2027 con gli Stati membri sul nuovo bilancio dell’Unione. La migliore è Milano (+0,8%), seguita da Francoforte e Parigi (+0,6%), Madrid (+0,3%) e Londra (+0,06%). Bene generi di prima necessità e petroliferi, col greggio in calo (wti -0,3%): guadagni per Neste Oyj (+1,9%) e Lundin (+1,3%), non Royal Dutch (-0,7%). Piatte le auto, in ordine sparso le banche, con le italiane deboli, con lo spread Btp-Bund a 166 e con segno positivo di quattro punti sulla Grecia, a dimostrare il sorpasso su Roma sul contenimento del premio di rischio, mentre il rendimento del decennale italiano è a 1,41%, sui massimi da agosto. Giù Ubi (-1,9%), Bper (-1,4%) e Banco Bpm (-1%), insieme a Virgin Money (-2%) e Barlclays (-1,9%), su Bankinter (+2%) e Swedbank (+1,5%).

14.50 – MILANO RESTA POSITIVA

Positiva la Borsa di Milano (+0,8%) a metà seduta, anche se con tendenza negativa, in una giornata in cui, secondo i dati Istat, sale la fiducia dei consumatori.

13.30 – IN RIALZO I LISTINI EUROPEI, MILANO LA MIGLIORE

Le Borse europee accelerano, spinte dalla performance positiva dei gruppi industriali. I mercati attendono l’avvio di Wall Street con i futures positivi e dopo la performance positiva di ieri. Milano (+0,9%) è maglia rosa dopo una raffica di dati macroeconomici. Prosegue stabile l’euro sul dollaro a 1,1094 a Londra. Corrono le utility (+0,9%) e l’hi tech (+0,6%) mentre sono in lieve rialzo le banche e l’energia(+0,1%).

11.20 – DEBOLI LE BORSE EUROPEE

Le Borse europee proseguono deboli dopo un timido tentativo di rialzo. I mercati guardano agli sviluppi politici nel Regno Unito sul fronte della brexit mentre si attendono alcuni dati macroeconomici dagli Stati Uniti. Resta stabile l’euro sul dollaro a 1,1121 a Londra. Nel Vecchio continente marciano in rialzo le utility (+0,4%) e l’hi-tech (+0,2%). Poco mosso il settore dell’energia con il prezzo del petrolio che resta sopra i 61 dollari al barile. Debole il comparto finanziario con le banche in calo dello 0,1%. In rosso Barclay (-1,3%), Banco Bilbao (-0,4%), Credit Agricole e Banco Santander (-0,3%) e Commerzbank (-0,2%).

10.02 – MILANO MAGLIA ROSA IN EUROPA

La Borsa di Milano prosegue la seduta con slancio e guida i listini del Vecchio Continente.

9.28 – BORSE EUROPEE DEBOLI IN APERTURA DI SEDUTA

Borse europee deboli in apertura dell’ultima seduta della settimana. Gli investitori guardano alle vicende politiche degli Stati Uniti con il via libera della Camera all’impeachment per Donald Trump. Intanto si attende il dato definitivo del Pil del terzo trimestre e altri indicatori macroeconomici. Sul fronte valutario è in lieve calo l’euro sul dollaro che passa di mano a 1,1118. La moneta unica inoltre vale 121,50 yen. In rialzo Parigi (+0,12%), piatte Londra (-0,02%), Francoforte (-0,01%) e Madrid (+0,03%).

9.07- PIAZZA AFFARI APRE IN RIALZO

La Borsa di Milano apre in rialzo. L’indice Ftse Mib guadagna lo 0,58% a 23.846 punti.

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Riforma della prescrizione dal 1 gennaio, rinviata la legge sulle intercettazioni

Il ministro Bonafede ha annunciato i risultati del vertice di maggioranza sulla giustizia. Tra le novità gli audio irrilevanti per un'inchiesta non saranno più messi per iscritto.

La legge sulla prescrizione entrerà in vigore il 1 gennaio. L’annuncio è del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. «Dal 7 ci metteremo al lavoro per ridurre i tempi dei processi», ha spiegato al termine del vertice di governos sulla giustizia, aggiungendo che sul tema le posizione nella maggioranza «sono diverse».

GLI AUDIO IRRILEVANTI NON SARANNO MESSI PER ISCRITTO

La legge Orlando sulle intercettazioni sarà modificata in due punti: «il pubblico ministero (e non più la polizia giudiziaria, ndr) torna ad avere la supervisione nella scelta tra intercettazioni rilevanti e non rilevanti; per il difensore ci sarà la possibilità di richiedere una copia solo delle intercettazioni rilevanti. Quelle irrilevanti le potrà ascoltare e se c’è divergenza sulla rilevanza o meno di queste si andrà dal pm», ha dichiarato il guardasigilli.

RINVIATA LA NORMA SULLE INTERCETTAZIONI

Inoltre, ha spiegato Bonafede, nel milleproroghe verrà inserito invece il rinvio dell’entrata in vigore al 2 marzo 2020: «C’è stato un accordo di massimo per rinviare l’entrata in vigore della legge sulle intercettazioni al 2 marzo e per una norma che modifichi il provvedimento. Domani tutte le forze avranno modo di vedere la norma nero su bianco che potrebbe entrare, come decreto, nel Cdm di sabato».

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La Popolare di Bari e quelle azioni vendute senza contratto

La storia di un socio che dal 2009 al 2013 ha investito tutti i suoi risparmi in titoli dell'istituto. Un'operazione da 105 mila euro. Per cui è stato risarcito cinque mesi prima del commissariamento della banca.

Obbligazioni ed azioni vendute senza nemmeno che esistesse un contratto. È uno dei casi, ma non il solo, per cui l’arbitro per le controversie finanziarie ha dato ragione a uno dei soci della Banca Popolare di Bari in uno dei tanti ricorsi – sono 200 i fascicoli nelle mani solo di Confconsumatori Puglia, e 26 mila su 70 mila il numero dei soci il cui profilo di rischio presenta delle irregolarità – presentati contro l’istituto di credito gestito per 40 anni da Marco Jacobini e appena commissariato. La decisione del collegio, di cui Lettera43.it ha preso visione, è stata adottata il 16 luglio di quest’anno, e cioè cinque mesi prima del commissariamento dalla banca, e mostra bene le pratiche sanzionate dalla Consob con le multe comminate a tutti i vertici dell’istituto nell’ottobre del 2018.

UNA BANCA «SANA» AL LIVELLO DI LEHMAN BROTHERS

Il signor V. N. L. che si è rivolto ai giudici è un socio di lungo corso, di quelli che per 10 anni hanno riposto fiducia in quello che si presentava come il «primo istituto del Mezzogiorno», o una «banca sana», come ostentava l’attuale ministro per le Politiche regionali Francesco Boccia in una intervista del 2017 ancora presente sul suo sito. E che invece già un anno fa, nel 2018, aveva un rapporto tra i crediti deteriorati e gli attivi pari a quelli della Lehman Brothers del 2008, come ha commentato in questi giorni in cui tutto è stato portato agli onori delle cronache il professore Francesco Daveri dell’Università Bocconi. Dunque, mentre un ministro difendeva di fronte alla stampa la solidità di un istituto incapace di risollevarsi dalle perdite, un socio si fidava di chi gli aveva offerto un investimento.

TUTTO IL CAPITALE INVESTITO IN TITOLI ILLIQUIDI

Peccato che l’investimento offerto al signor V. N. L. fosse tutto nell’interesse della banca. A partire dal fatto che lui, con una consorte invalida civile al 100%, non avesse «una situazione finanziaria idonea a sostenere l’acquisto» degli strumenti finanziari offerti dall’istituto, e cioè azioni e obbligazioni convertibili per un valore di circa 105 mila euro. E che gli acquisti compiuti tra 2009 e 2013 fossero stati giustificati dalla banca con un questionario del 2016 che mostrava un profilo di rischio basato sugli acquisti precedenti e che l’arbitro ha rigettato perché appunto posteriore alle compravendite, prendendo in considerazione i questionari degli anni precedenti. Per di più, le operazioni iniziate nel 2009 non poggiavano nemmeno su un contratto, erano state raccomandate dalla banca, comportamento vietato perché in conflitto di interessi. E soprattutto rappresentavano il solo investimento del cliente.

In sostanza, la banca aveva suggerito la concentrazione di tutto il capitale da investire nei suoi titoli, un comportamento che di per sé suggerisce che l’operazione sia stata raccomandata

In sostanza, la banca aveva suggerito la concentrazione di tutto il capitale da investire nei suoi titoli, un comportamento che di per sé suggerisce che l’operazione sia stata raccomandata. Alla fine V. N. L ha visto accolto il suo ricorso e riconosciuto il risarcimento danni, ma quanti altri come lui sono stati truffati lo si scoprirà solo quando la magistratura farà luce sul buco nero di Popolare di Bari.

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Cosa sappiamo sull’attacco alla sede dei servizi segreti a Mosca

Uno o più uomini avrebbero iniziato a sparare nelle immediate vicinanze del palazzo della Lubjanka, quartier generale del Fsb (ex Kgb). Ci sarebbe almeno un morto.

Gli autori dell’assalto alla sede dei servizi di sicurezza interni russi (Fsb) erano tre. Lo conferma l’Fsb stesso, chiarendo che la sparatoria è iniziata nella sala d’ingresso al pubblico del palazzo di Lubyanka. Due assalitori sono stati neutralizzati mentre il terzo è riuscito a fuggire ed è stato ucciso in seguito. Un vigile urbano, in servizio di fronte all’entrata, è rimasto ucciso nel corso della sparatoria. L’Fsb ha classificato l’incidente come un attacco terroristico. Lo riporta l’agenzia Moskva.

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Cosa sappiamo sull’attacco alla sede dei servizi segreti a Mosca

Uno o più uomini avrebbero iniziato a sparare nelle immediate vicinanze del palazzo della Lubjanka, quartier generale del Fsb (ex Kgb). Ci sarebbe almeno un morto.

Gli autori dell’assalto alla sede dei servizi di sicurezza interni russi (Fsb) erano tre. Lo conferma l’Fsb stesso, chiarendo che la sparatoria è iniziata nella sala d’ingresso al pubblico del palazzo di Lubyanka. Due assalitori sono stati neutralizzati mentre il terzo è riuscito a fuggire ed è stato ucciso in seguito. Un vigile urbano, in servizio di fronte all’entrata, è rimasto ucciso nel corso della sparatoria. L’Fsb ha classificato l’incidente come un attacco terroristico. Lo riporta l’agenzia Moskva.

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Come funziona il processo di impeachment al Senato

La messa in stato d'accusa di Trump si configura come un vero e proprio dibattimento con accusa e difesa, prove e testimonianze. Ecco come si svolge, passaggio per passaggio.

Ora che la Camera ha deciso per l’impeachment di Donald Trump la palla passerà al Senato, dove la maggioranza repubblicana – a scanso di sorprese decisamente improbabili – salverà il presidente.

Al di là dell’esito finale, è utile capire come il Senato affronterà quello che si sviluppa come un vero e proprio processo e soprattutto chi tra i repubblicani e i democratici si avvantaggerà maggiormente in vista delle elezioni presidenziali di novembre 2020. Ecco quali sono i passaggi previsti:

1. La Camera nomina un team di giuristi, che rappresenterà l’accusa nel processo, e passa la palla al Senato (la data prevista è il 6 gennaio).

2. Il giudice capo della Corte suprema Usa, John G. Roberts Jr, presta giuramento e diventa ufficialmente il giudice del processo.

3. Il Senato cita in giudizio il presidente, chiedendogli di rispondere alle accuse fissate dagli articoli dell’impeachment votati alla Camera (in questo caso, abuso di potere e ostruzione). Il presidente o il suo avvocato (il legale della Camera, Pat Cipollone) risponde alle accuse. Una mancata risposta viene considerata come dichiarazione di non colpevolezza.

4. Il Senato può decidere di votare subito per far finire il processo, in questo caso basta una maggioranza semplice. Non è detto, tuttavia, che i repubblicani vogliano intraprendere questa strada: un processo lungo potrebbe mettere in difficoltà per primi i democratici, con Trump convinto di poter avvantaggiarsi di uno show al Senato e i sondaggi che rivelano che il 51% degli americani è contro l’impeachment, un incremento del 5% da quando la speaker della Camera Nancy Pelosi ha annunciato l’avvio dell’inchiesta. Se nessun senatore chiede di andare subito al voto il processo procede regolarmente.

5. L’accusa e gli avvocati del presidente espongono i loro punti di vista sul caso.

6. Vengono presentate le prove e sentiti i testimoni di accusa e difesa. Anche i senatori possono fare domande ai testimoni, ma devono prima sottoporle al giudice.

7. I pubblici ministeri della Camera e i difensori del presidente discutono la loro arringa finale.

8. Il Senato vota: per una condanna sono necessari due terzi dei voti per uno o più articoli. Se la maggioranza qualificata vota per la condanna, il presidente Trump viene rimosso dall’incarico.

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Come funziona il processo di impeachment al Senato

La messa in stato d'accusa di Trump si configura come un vero e proprio dibattimento con accusa e difesa, prove e testimonianze. Ecco come si svolge, passaggio per passaggio.

Ora che la Camera ha deciso per l’impeachment di Donald Trump la palla passerà al Senato, dove la maggioranza repubblicana – a scanso di sorprese decisamente improbabili – salverà il presidente.

Al di là dell’esito finale, è utile capire come il Senato affronterà quello che si sviluppa come un vero e proprio processo e soprattutto chi tra i repubblicani e i democratici si avvantaggerà maggiormente in vista delle elezioni presidenziali di novembre 2020. Ecco quali sono i passaggi previsti:

1. La Camera nomina un team di giuristi, che rappresenterà l’accusa nel processo, e passa la palla al Senato (la data prevista è il 6 gennaio).

2. Il giudice capo della Corte suprema Usa, John G. Roberts Jr, presta giuramento e diventa ufficialmente il giudice del processo.

3. Il Senato cita in giudizio il presidente, chiedendogli di rispondere alle accuse fissate dagli articoli dell’impeachment votati alla Camera (in questo caso, abuso di potere e ostruzione). Il presidente o il suo avvocato (il legale della Camera, Pat Cipollone) risponde alle accuse. Una mancata risposta viene considerata come dichiarazione di non colpevolezza.

4. Il Senato può decidere di votare subito per far finire il processo, in questo caso basta una maggioranza semplice. Non è detto, tuttavia, che i repubblicani vogliano intraprendere questa strada: un processo lungo potrebbe mettere in difficoltà per primi i democratici, con Trump convinto di poter avvantaggiarsi di uno show al Senato e i sondaggi che rivelano che il 51% degli americani è contro l’impeachment, un incremento del 5% da quando la speaker della Camera Nancy Pelosi ha annunciato l’avvio dell’inchiesta. Se nessun senatore chiede di andare subito al voto il processo procede regolarmente.

5. L’accusa e gli avvocati del presidente espongono i loro punti di vista sul caso.

6. Vengono presentate le prove e sentiti i testimoni di accusa e difesa. Anche i senatori possono fare domande ai testimoni, ma devono prima sottoporle al giudice.

7. I pubblici ministeri della Camera e i difensori del presidente discutono la loro arringa finale.

8. Il Senato vota: per una condanna sono necessari due terzi dei voti per uno o più articoli. Se la maggioranza qualificata vota per la condanna, il presidente Trump viene rimosso dall’incarico.

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Ritrovato lo scudo di Garibaldi

Era sparito dal museo del Risorgimento di Roma, era nella casa di un architetto.

Era sparito dal Museo del Risorgimento ed è stato ritrovato a casa di un architetto. I carabinieri del Reparto Tutela Patrimonio Culturale e della Stazione di Roma Gianicolense hanno recuperato lo scudo di Garibaldi, dono del popolo siciliano nel maggio del 1878, dopo lo sbarco a Marsala. Dalle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, risulta il trafugamento dell’opera sia avvenuto nei primi anni del 2000. Non è ancora chiaro però come lo scudo possa essere sparito dal Museo Nazionale del Risorgimento, per finire poi presso l’abitazione di un architetto romano dove è stata trovato. Lo scudo è un’opera unica nel suo genere: una scultura bronzea policroma di forma circolare, del diametro di 118 cm e del peso di circa 50 chilogrammi, realizzata da Antonio Ximenes, padre del più noto scultore Ettore Ximenes.

DONO ALLA CITTÀ DI ROMA

Nel centro dello scudo, al posto dell’antico brocchetto che serviva per colpire il nemico, sporge da una conchiglia, per l’appunto Caprera, sormontata dalla testa di Giuseppe Garibaldi. Fa da cornice una corona di quercia cinta da un nastro: sulle foglie sono incise le principali battaglie combattute da Garibaldi, da Montevideo e Digione. Lo scudo è diviso in otto raggi, in ognuno dei quali sono incisi gruppi allegorici che riportano gli stemmi delle principali città italiane, oltre ad icone simboliche che rappresentano la Carità, la Giustizia, la Gloria e la Scienza strategica. L’intero scudo è cinto da una corona d’alloro dove sono incisi i nomi di tutti i “Mille” di Marsala. Lo scudo fu donato da Garibaldi alla città di Roma, che lo custodì nel Museo Capitolino, per poi essere trasferito presso il Museo Nazionale del Risorgimento nel Palazzo del Vittoriano, come documentato in vari cataloghi di esposizioni dell’opera, per ultimo nel 1982, in occasione del centenario della scomparsa dell‘Eroe.

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Putin pronto a cambiare la costituzione per regnare fino al 2030

Il presidente ha detto nella sua tradizionale conferenza stampa fiume di fine anno che è sufficiente un emendamento per togliere il limite di massimo due mandati consecutivi. Secondo la legge in vigore dovrebbe lasciare nel 2024.

La Russia non ha bisogno di una «nuova costituzione» ma alcuni emendamenti sono «possibili», benché non alle «disposizioni fondamentali», ha detto Vladimir Putin nel corso della sua usuale conferenza stampa di fine anno (durata 4 ore e 19 minunti) sottolineando che il termine «consecutivo» riferito ai mandati presidenziali potrebbe però «essere rimosso».

AL POTERE DAL 2000 GRAZIE A DIVERSI ESCAMOTAGE

Putin è stato presidente per due mandati, dal 2000 al 2008; ha poi lasciato la poltrona al fedelissimo Dmitry Medvedev, dal 2008 al 2012 (rimanendo come primo ministro a capo de facto del Paese), facendo intanto passare una legge per allungare il mandato presidenziale da quattro a sei anni; tornato alla presidenza nel 2012, è stato rieletto nel 2018. Il suo attuale incarico terminerà nel 2024, ma come è evidente Putin sta già mettendo le mani avanti.

LA CLAUSOLA DA RIMUOVERE

Il termine «consecutivo» potrebbe essere rimosso dalla disposizione costituzionale che limita il periodo durante il quale la stessa persona può servire come presidente con «due termini consecutivi».

«Ciò che si potrebbe fare per quanto riguarda i mandati in carica è la rimozione della clausola ‘consecutiva’», ha detto Putin quando gli è stato chiesto degli emendamenti che ritiene possano essere fatti alla Costituzione russa.

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Salvini ha violato il suo stesso decreto

L'ex ministro indagato per sequestro e abuso di potere perché ha superato i limiti della norma che lui stesso ha pensato: «Su una nave militare, non trovano applicazione le norme contenute nel cosiddetto Decreto sicurezza bis».

Salvini ha violato il decreto Salvini, o meglio il decreto sicurezza bis. L’ex ministro dell’Interno è indagato per il caso del blocco della nave Gregoretti dal tribunale dei ministri perché ne ha esteso l’applicazione alle navi militari, sconfinando dai suoi poteri ed entrando in quelli dell’apparato della Difesa.

L’articolo 1 del decreto sicurezza bis, che riguarda l’ambito di autorità del ministro dell’Interno.

«ALLE NAVI MILITARI LE NORME NON SI APPLICANO»

«Nel caso in esame, poiché i fatti hanno coinvolto una nave della Guardia Costiera Italiana, e quindi, una nave militare, non trovano applicazione le norme contenute nel cosiddetto Decreto sicurezza bis», ha scritto il Tribunale dei ministri di Catania nella richiesta di autorizzazione a procedere al Senato per Salvini. Il ministro dell’Interno non può infatti vietare l’ingresso, il transito o la sosta a «naviglio militare» o a «navi in servizio governativo non commerciale».

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Salvini ha violato il suo stesso decreto

L'ex ministro indagato per sequestro e abuso di potere perché ha superato i limiti della norma che lui stesso ha pensato: «Su una nave militare, non trovano applicazione le norme contenute nel cosiddetto Decreto sicurezza bis».

Salvini ha violato il decreto Salvini, o meglio il decreto sicurezza bis. L’ex ministro dell’Interno è indagato per il caso del blocco della nave Gregoretti dal tribunale dei ministri perché ne ha esteso l’applicazione alle navi militari, sconfinando dai suoi poteri ed entrando in quelli dell’apparato della Difesa.

L’articolo 1 del decreto sicurezza bis, che riguarda l’ambito di autorità del ministro dell’Interno.

«ALLE NAVI MILITARI LE NORME NON SI APPLICANO»

«Nel caso in esame, poiché i fatti hanno coinvolto una nave della Guardia Costiera Italiana, e quindi, una nave militare, non trovano applicazione le norme contenute nel cosiddetto Decreto sicurezza bis», ha scritto il Tribunale dei ministri di Catania nella richiesta di autorizzazione a procedere al Senato per Salvini. Il ministro dell’Interno non può infatti vietare l’ingresso, il transito o la sosta a «naviglio militare» o a «navi in servizio governativo non commerciale».

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Grave incidente stradale per Lapo Elkann in Israele

L'erede di casa Agnelli ricoverato in reparto emergenze in coma per uno scontro avvenuto una decina di giorni fa. Ora sta meglio: «Adesso voglio impegnarmi a fare del bene».

Lapo Elkann ha avuto un grave incidente d’auto una decina di giorni fa a Tel Aviv, tappa di un viaggio in Israele. È stato ricoverato in reparto emergenze in coma. Ora è ritornato in Europa ed è in convalescenza. «Ringrazio Dio e i medici», ha commentato Lapo.

SOLO IN AUTO, LA DINAMICA NON CHIARA

Lapo stava tornando a Tel Aviv da Gerusalemme, dove aveva visitato il Muro del Pianto. Al momento dell’incidente, di cui non è chiara la dinamica, era solo in auto. Non sarebbero rimaste coinvolte altre persone. Il nipote dell’Avvocato Agnelli, fratello del presidente di Fca e Exor John Elkann, è ora convalescente in un ospedale della Svizzera.

«DEDICHERÒ IL MIO TEMPO A FARE DEL BENE»

«Voglio innanzitutto ringraziare Dio, e poi i medici israeliani e quelli europei. Voglio pregare per i ragazzi giovani che ho visto morire in Israele accanto a me nei letti delle emergenze dell’ospedale, gli amici che mi sono stati vicini, la mia famiglia», ha detto Lapo in una videochiamata al Corriere della Sera, «voglio ringraziare Dio di avermi dato la possibilità di ridarmi la vita. Voglio dedicare il mio tempo, il mio cuore e risorse economiche a fare del bene occupandomi della mia Onlus, che non è un capriccio da bambino viziato. Umanamente Lapo Elkann non è come lo descrivono gli altri ma un uomo con il cuore aperto e che ha voglia di fare del bene. Con l’incidente ho capito che è questo il mio nuovo motto di vita».

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Grave incidente stradale per Lapo Elkann in Israele

L'erede di casa Agnelli ricoverato in reparto emergenze in coma per uno scontro avvenuto una decina di giorni fa. Ora sta meglio: «Adesso voglio impegnarmi a fare del bene».

Lapo Elkann ha avuto un grave incidente d’auto una decina di giorni fa a Tel Aviv, tappa di un viaggio in Israele. È stato ricoverato in reparto emergenze in coma. Ora è ritornato in Europa ed è in convalescenza. «Ringrazio Dio e i medici», ha commentato Lapo.

SOLO IN AUTO, LA DINAMICA NON CHIARA

Lapo stava tornando a Tel Aviv da Gerusalemme, dove aveva visitato il Muro del Pianto. Al momento dell’incidente, di cui non è chiara la dinamica, era solo in auto. Non sarebbero rimaste coinvolte altre persone. Il nipote dell’Avvocato Agnelli, fratello del presidente di Fca e Exor John Elkann, è ora convalescente in un ospedale della Svizzera.

«DEDICHERÒ IL MIO TEMPO A FARE DEL BENE»

«Voglio innanzitutto ringraziare Dio, e poi i medici israeliani e quelli europei. Voglio pregare per i ragazzi giovani che ho visto morire in Israele accanto a me nei letti delle emergenze dell’ospedale, gli amici che mi sono stati vicini, la mia famiglia», ha detto Lapo in una videochiamata al Corriere della Sera, «voglio ringraziare Dio di avermi dato la possibilità di ridarmi la vita. Voglio dedicare il mio tempo, il mio cuore e risorse economiche a fare del bene occupandomi della mia Onlus, che non è un capriccio da bambino viziato. Umanamente Lapo Elkann non è come lo descrivono gli altri ma un uomo con il cuore aperto e che ha voglia di fare del bene. Con l’incidente ho capito che è questo il mio nuovo motto di vita».

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Per l’Istat in Italia ci sono almeno 2 milioni di giovani in sofferenza

Secondo il rapporto "Benessere equo e sostenibile" nel nostro Paese ci sono milioni di giovani che soffrono privazioni nelle dimensioni del benessere, come lavoro, salute o istruzione.

Sono quasi due milioni i giovani tra i 18 e i 34 anni in condizioni di sofferenza, ovvero a cui mancano due o più dimensioni del benessere (dalla salute al lavoro, dalla sfera sociale a quella territoriale, passando per l’istruzione). È quanto è emerso da rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile (Bes). Quella che l’Istituto chiama la “multi-deprivazione” è più alta, si sottolinea, «tra i giovani adulti di 25-34 anni e nel Mezzogiorno».

IL REDDITO NON È TUTTO, FELICI SE LAUREATI

Il dossier si legge anche che sui livelli di benessere pesa di certo la componente economica, in primis il reddito familiare, ma «in misura minore rispetto ad altre caratteristiche come il titolo di studio, le condizioni di salute, l’occupazione e le condizioni abitative». «Ad esempio», ha scritto l’Istat, «la propensione a essere molto soddisfatti della vita è circa il triplo tra i laureati rispetto a coloro che posseggono al massimo la licenza secondaria inferiore, mentre all’aumentare del reddito familiare la propensione a essere molto soddisfatti cresce in misura minore».

UN RAGAZZO SU TRE INSUFFICIENTE IN ITALIANO

I ricercatori si sono concentrati anche sull’istruzione dei giovanissimi e hanno sottolineato che tra i ragazzi del secondo anno delle scuole superiori la quota di coloro che non «raggiunge la sufficienza (low performer) nelle competenze è del 30,4% per l’italiano e del 37,8% per la matematica». I dati del Bes si riferiscono in particolare all’anno scolastico 2018/2019. «Nelle regioni del Mezzogiorno la quota di studenti che non raggiungono un livello sufficiente sale al 41,9% per le competenze in italiano e al 53,5% per quelle in matematica».

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Le reazioni internazionali dopo l’impeachment contro Donald Trump

Il mondo sovranista si stringe intorno al presidente Trump dopo la messa in stato d'accusa. Putin: «Solo accuse inventate». E Salvini parla di una sinistra globale che «vuole sovvertire la volontà popolare».

L’internazionale sovranista si muove in difesa di Donald Trump, dopo il via libera della Camera dei Rappresentati all’impeachment. Il presidente russo Vladimir Putin, nella sua conferenza stampa di fine anno, ha toccato brevemente il caso sottolineando che la messa in stato d’accusa «si basa su accuse inventate e il Senato respingerà le imputazioni contro il presidente americano». «È estremamente difficile», ha aggiunto il capo del Cremlino, «che i repubblicani tolgano la carica di presidente a un rappresentante del loro stesso partito per motivi che sono assolutamente inventati».

ANCHE SALVINI CORRE IN DIFESA DI TRUMP

In Italia intanto è corsa a destra per dare il proprio sostegno al tycoon. Matteo Salvini, che dovrà fronteggiare la Giunta per le Immunità sul caso Gregoretti, ha espresso tutto il suo sostegno a Trump e vedendo nei due casi un certo parallelismo: «Mal comune e mezzo gaudio», ha detto in una conferenza stampa alla Camera, «Evidentemente c’è una reazione al sistema politico mediatico e giudiziario, non solo in Italia: pensiamo agli Usa, coi risultati economici della presidenza Trump che sta ottenendo dati alla mano… C’è un Presidente che deve passare le sue giornate preoccupandosi di difendersi da un impeachment che lo vedrebbe come traditore del popolo… Evidentemente in giro per il mondo a sinistra c’è qualcuno che usa qualsiasi arma per sovvertire la volontà popolare».

MELONI ESPRIME SOLIDARIETÀ VIA TWITTER

Appoggio sovranista via Twitter anche dalla presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «Negli Usa una sinistra perdente e incapace di dare risposte tenta di salire al potere rovesciando con ogni mezzo chi è stato eletto e sta ottenendo risultati straordinari. La sinistra è uguale in tutto il mondo. Solidarietà e sostegno a Donald Trump e al popolo americano».

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Scontro sugli sci a Plan de Corones: un morto e un ferito

Un turista sloveno ha perso la vita sulla pista Sonne. Ricoverato a Brunico in condizioni non gravi un giovane tedesco.

Un turista sloveno di 47 anni ha perso la vita in un incidente sugli sci in Val Pusteria. Sulla pista Sonne a Plan de Corones l’uomo si è scontrato con un giovane tedesco. Lo sloveno è morto, mentre il tedesco è stato trasportato all’ospedale di Brunico con ferite giudicate non gravi. Sul posto sono, tra l’altro, intervenuti i carabinieri per i rilievi di legge.

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