La manovra attesa al via libero definitivo della Camera

Appuntamento alle 18 per il voto conclusivo di Montecitorio. In una giornata campale per il governo, tra il Consiglio dei ministri e il vertice sui nodi del Milleproroghe.

Giornata di fuoco per il governo quella dell’antivigilia di Natale. L’appuntamento cruciale è fissato per le 18, quando alla Camera andrà in scena il voto destinato a dare il via libera definitivo alla legge di Bilancio. Subito dopo sono previsti, nell’ordine, un Consiglio dei ministri e un vertice con all’ordine del giorno il cosiddetto “salvo intese”, vale a dire tutti i nodi ancora aperti nel “decretone” Milleproroghe.

SUL TAVOLO LA REVOCA DELLE CONCESSIONI AUTOSTRADALI

Si tornerà sul tasto che ha innescato lo scontro nella riunione di governo dello scorso 20 dicembre: la revoca delle concessioni autostradali che ha avuto l’ok senza il voto delle due ministre renziane Teresa Bellanova e Elena Bonetti. Alcune limature sono state messe a punto dal ministero delle Infrastrutture, però il quadro d’insieme è chiuso. Va, invece. affrontato il piano di innovazione digitale della ministra pentastellata Paola Pisano che – secondo il compromesso proposto dal dem Dario Franceschini – dovrebbe avere comunque un “gancio” nel Milleproroghe: poi, in parlamento, si vedrà.

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Cappato assolto per aver accompagnato a morire dj Fabo

L'esponente radicale: «Ho agito per la libertà di scelta». Per la procura c'è l'esigenza di una legge. Ma il parlamento è fermo dal 2013.

Ora il parlamento deve agire: «L’esigenza di una legge sussiste». Così ha dichiarato la procura di Milano nel pronunciare la richiesta di assoluzione per Marco Cappato, imputato per aiuto al suicidio nel caso di dj Fabo. Richiesta accolta dalla corte d’Assise di Milano che ha assolto l’esponente radicale con formula piena «perché il fatto non sussiste».

«HO AGITO PER LA LIBERTÀ
DI SCELTA»

L’esponente dei radicali era imputato per aiuto al suicidio per la vicenda di dj Fabo, accompagnato a morire in Svizzera nel febbraio 2017. Nel chiedere l’assoluzione, l’accusa aveva ricordato la recente sentenza della Corte costituzionale, spiegando che nella vicenda ricorrono tutti e 4 i requisiti indicati dalla Consulta, che ha tracciato la via sulla non punibilità dell’aiuto al suicidio. «Ho agito per libertà di scelta e per il diritto di autodeterminazione individuale», ha detto Cappato, che durante il processo ha ricevuto la notizia della morte della madre, malata da tempo.

IL PARLAMENTO FERMO DAL 2013

«L’assoluzione di oggi di Marco Cappato dà libertà alla libertà», ha commentato Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni, commentando la sentenza di oggi aggiungendo che «la strada che abbiamo intrapreso era giusta fin dall’inizio» e sottolineando che «la politica è ferma su questi temi» in quanto su fine vita ed eutanasia il Parlamento dal 2013 non fa alcuna legge». L’avvocato Massimo Rossi ha precisato che “c’è stato un passo in più verso la civiltà, non soltanto giuridica»

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Inchiesta della Corte dei conti sulle autostrade, Atlantia crolla in Borsa

I magistrati contabili in sostegno al governo: clausole troppo favorevoli ai concessionari. Grosse perdite per il titolo della società dei Benetton dopo le modifiche alla legge sugli indennizzi delle concessioni.

Mai era stata realizzata una inchiesta così approfondita sulle autostrade e i loro concessionari. E mai aveva mosso accuse così argomentate al sistema di gestione della rete italiana. Sono 200 le pagine con cui la Corte dei conti spiega quanto il regime attuale abbia favorito i concessionari e non l’interesse dei cittadini: erano attese da mesi dal governo già ai ferri corti con Autostrade per l’Italia dopo il crollo del ponte Morandi. E sono arrivate sul tavolo dell’esecutivo venerdì. Per questo forte della sponda dei magistrati contabili il governo ha emesso il decreto su Aspi.

LEGGI ANCHE: Via libera al Milleproroghe con una mina ai concessionari autostradali

Nella relazione della Corte dei Conti sulle “Concessioni autostradali” si afferma, «l’esigenza di procedere alla rapida introduzione di un sistema tariffario tale da consentire un rendimento sul capitale investito, compatibile con quello di mercato per investimenti di rischio comparabile e di procedere all’accelerazione delle procedure per la messa a gara delle convenzioni scadute». La Corte rileva la necessità di una maggiore effettività dei controlli, anche sulle infrastrutture, accompagnata da una continua verifica sugli investimenti.

ATLANTIA TRASCINA AL RIBASSO PIAZZA AFFARI

Intanto dopo la nuova norma sulle concessioni autostradali nel decreto Milleproroghe, è scivolone in borsa per Atlantia – società dei Benetton che controlla Autostrade per l’Italia – che arriva a sfiorare il -4% per lo scontro col governo. E resta altissima la tensione nella maggioranza sulle autostrade. Per il Movimento Cinque Stelle non ci sono dubbi: è stata aperta la porta alla revoca delle concessioni. Ma il Pd non la pensa così. E Italia Viva, chiede che il tema venga affrontato in Parlamento. Intanto Aspi fa sapere che se confermata norma sulle concessioni, valuterà azioni a propria tutela.

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Cinque condannati a morte per l’omicidio Khashoggi, ma zero addebiti al principe

L'annuncio della procura di Riad. L'Onu aveva trovato "prove credibili" contro Mohammed bin Salman e il consigliere Saud al Qahtani,

Giustizia non è fatta. La procura di Riad ha annunciato che cinque persone sono state condannate a morte in Arabia Saudita per l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita a Istanbul nel 2018. Sempre la procura della capitale saudita ha spiegato che Saud al Qahtani, stretto consigliere ed ex responsabile per la comunicazione sui social media del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman non è stato incriminato per l’omicidio del giornalista. Secondo le indagini condotte dagli esperti dell’Onu c’erano «prove credibili» di responsabilità individuali del principe e del suo consigliere.

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A Venezia è sempre acqua alta

Prevista una marea di 150 centimetri sul medio mare. In città è già a un metro e 15.

A Venezia l’acqua alta continua a salire. I rilevamenti alla Punta della Dogana davanti a San Marco registrati dal Centro maree del Comune hanno segnato alle 8.30 del 23 dicembre 135 centimetri. Lo stesso Centro conferma, al momento, la previsione di 150 centimetri di acqua alta sul medio mare per le ore 9.40. A favorire il fenomeno l’assenza del vento di bora e lo scirocco, invece, che persiste in centro Adriatico favorendo la cosiddetta onda di sessa, cioè il movimento oscillatorio del mare. Nelle stazioni di rilevamento in mare la marea tocca già in questi momenti i 147 cm in città sta salendo, ed è intorno ai 115 cm.

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La Libia non è un porto sicuro e Sarraj vuole armi

L'allarme dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite: «Tra gennaio e novembre, oltre 8.600 migranti sono stati intercettati in mare dalla Guardia costiera e riportati indietro dove sono vittime di violenze e abusi». Intanto il premier ricorda la sua richiesta: «Da Roma nessuna risposta ufficiale»

Nel giorno in cui le Nazioni Unite ricordano che la Libia non è un porto sicuro, il primo ministro Fayez Sarraj sottolinea di averci chiesto armi per la guerra di Tripoli.

QUEGLI 8.600 RIPORTATI IN LIBIA

Il 23 dicembre in una nota l ‘Alto Commissariato dell’Onu per i diritti Umani (Ohchr) ha lanciato l’allarme: «Tra gennaio e novembre, oltre 8.600 migranti sono stati intercettati in mare dalla Guardia costiera libica e riportati in Libia, che ovviamente non può essere considerato in nessun modo come un porto sicuro per lo sbarco». «Migranti e rifugiati in Libia «continuano a essere regolarmente sottoposti a violazioni e abusi tra cui uccisioni extragiudiziali e arbitrarie, detenzione arbitraria, sparizioni forzate, torture, violenza sessuale e di genere, rapimento per riscatto, estorsione e lavoro forzato da parte di funzionari statali, trafficanti e trafficanti », denuncia l’Onu.

SARRAJ CHIAMA L’ITALIA NON RISPONDE

Intanto il premier libico Fayez Sarraj intervistato dal Corriere della Sera ha dichiarato: «Noi avevamo chiesto le armi a tanti Paesi, inclusa l‘Italia, che pure ha diritto di scegliere la politica che più le aggrada e con cui i rapporti restano comunque ottimi. Da Roma, in verità, non sono mai giunte risposte ufficiali». «Con Di Maio – spiega Sarraj – abbiamo avuto un ricco scambio d’opinioni. Quanto invece alla sua tappa a Bengasi dal nostro aggressore (il generale Haftar, ndr) e Tobruk non ho visto alcuna sostanza, oltre a generiche dichiarazioni di amicizia che lasciano il tempo che trovano. Così, la comunità internazionale risulta divisa. Da una parte i Paesi disposti ad armare i nostri avversari-aggressori. A loro – prosegue – si contrappongono altri Paesi, tra cui l’Italia, che credono tutt’ora alla formula per cui l’unica soluzione resta il dialogo politico». «Ma si tenga a mente – sottolinea – che qui siamo sotto attacco militare, con sofferenze indicibili per la popolazione vittima di bombardamenti, morti, feriti, con centinaia di migliaia di sfollati».

L’UE CI RICORDA L’EMBARGO

Il portavoce dell’attuale Alto rappresentante dell’Ue, Joseph Borrell a proposito ha ricordato che sulla Libia c’è un embargo: «Alla luce dell’attuale escalation in Libia, soprattutto attorno a Tripoli, l’Unione europea reitera il suo appello a tutte le parti libiche perché cessino tutte le azioni militari e ricomincino il dialogo politico». «Tutti i membri della comunità internazionale dovrebbero osservare e rispettare l’embargo sulle armi dell’Onu»

TRA PUTIN, ERDOGAN, GLI USA E LA GERMANIA

Alla domanda se alla fine saranno Putin ed Erdogan a dettare le regole del gioco, risponde: «È uno scenario difficile, reso ancora più complesso dagli interventi stranieri. Non credo però che l’intera questione possa venire risolta solo dai colloqui tra Putin ed Erdogan. È un processo caratterizzato da continui contatti bilaterali e multilaterali, in cui non mancano le voci degli Stati Uniti, della Germania impegnata con l’Onu a preparare la conferenza di Berlino e degli altri partner europei. Il nostro aggressore ha già fallito. Al momento del suo improvviso attacco il 4 aprile diceva che avrebbe preso Tripoli entro 48 ore. Nove mesi dopo la guerra continua»

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Visco gioca in difesa sulla Popolare di Bari

Dopo le critiche sui mancati interventi sulla banca pugliese, il capo di via nazionale spiega il perché il commissariamento è arrivato solo ora.

«La Banca d’Italia ha sempre svolto il proprio compito rispettando le regole, ha sempre collaborato e continuerà a farlo ed è pronta a fornire, come sempre», tutte le informazioni disponibili, così come è pronta a rendere conto del proprio operato, nelle sedi istituzionali.

Una veduta esterna di una filiale della Banca Popolare di Bari davanti alla quale risparmiatori e azionisti hanno inscenato una protesta, Bari, 18 dicembre 2019. ANSA / DONATO FASANO

Intervistato in apertura di prima pagina dal Corriere della Sera, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco interviene sul caso della Popolare di Bari. E spiega che il commissariamento è stato disposto «quando le perdite hanno ridotto i livelli di capitale al di sotto dei minimi stabiliti dalle regole prudenziali».

«UNA COSA È LA VIGILANZA, L’ALTRA LA RISOLUZIONE DELLE CRISI»

«Bisogna esaminare individualmente – osserva Visco dopo le critiche arrivate in questi giorni sui compiti di Bankitalia – le due attività: quella di vigilanza e quella di gestione e risoluzione delle crisi, che sono cose diverse. La vigilanza sulle banche ha svolto il suo compito, con il massimo impegno e io reputo positivamente. La scelta di porre in amministrazione straordinaria questa banca – aggiunge – è il risultato, come sempre in questi casi, di un’attenta analisi, è un atto possibile in termini di legge solo dopo aver rilevato gravi perdite o carenze nei sistemi di governo societario. Ma la vigilanza non può intervenire nella conduzione della banca, che spetta agli amministratori scelti dagli azionisti. La banca deve seguire delle regole, la vigilanza verifica che ciò effettivamente accada».

DAL 2007 80 BANCHE COMMISSARIATE

«Dal 2007 – continua Visco – abbiamo posto in amministrazione straordinaria circa 80 intermediari: più della metà è tornata alla gestione ordinaria, per quelli liquidati o aggregati con altre banche, non vi sono state, nella generalità dei casi, perdite per depositanti e risparmiatori. La soluzione ordinata delle crisi bancarie, di per sé non semplice, è complicata dal nuovo approccio europeo in materia di gestione delle crisi e aiuti di Stato. Ma questo non ha niente a che fare con l’essere arbitro e giocatore». Comunque, puntualizza Visco, «sono stati difesi correntisti e risparmiatori. E sulla Tercas, secondo Visco, la Popolare di Bari paga la mancata trasformazione in società per azioni.

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Le quotazioni di Borsa e spread del 23 dicembre 2019

Piazza Affari si prepara all'apertura dopo una conclusione di settimana positiva. Il differenziale Btp Bund a 165 punti base. I mercati in diretta.

La Borsa italiana si prepara all’apertura dopo una conclusione di settimana positiva per Piazza Affari (+1,2%), banche a parte.

La peggiore è stata Ubi (-2,3%) completata la cessione degli npl prevista per fine anno, seguita da Bper (-0,9%), Banco Bpm (-0,5%) e Unicredit (-0,2%). In positivo Intesa (+1%). In negativo Brembo (-0,8%) e Saipem (-0,9%), col greggio in calo (wti -1,4%) che non ha pesato su Tenaris (+0,5%) e Eni (+0,9%), mentre ha favorito Pirelli (+1,4%). Bene Enel (+2,9%) siglata una partnership con Melita, Tim (+2,6) il giorno seguente il via libera alla fusione di Inwit con Vodafone Towers. Lo stesso le assicurazioni: rialzi per Generali (+2,6%), UnipolSai (+1,9%) e Unipol (+1,6%). Su il lusso con Ferragamo (+1,7%) e Moncler (+1,4%). Cresce Nexi (+2,3%) il giorno dopo l’accordo con Intesa, e Campari (+1,4%) con l’acquisto di Rfd. In rialzo Juve (+1,5%), Poste (+1,3%) e Prysmian (+1%) siglati due contratti con Terna (+1,8%). Debole Atlantia (-0,3%) col blocco delle tariffe autostradali a gennaio.

LO SPREAD A 165 PUNTI BASE

Lo spread tra Btp e Bund chiude la settimana in rialzo a 165 punti base dai 161 di ieri. Il rendimento del titolo decennale del Tesoro si attesta all’1,39%.

I MERCATI IN DIRETTA

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Alta tensione in Libia: Erdogan pronto ad aumentare gli aiuti militari

Le truppe del generale Haftar hanno sequestrato un cargo turco e Ankara ha fatto sapere che potrebbe mandare più armi e soldati a Tripoli.

Sale alle stelle la tensione in Libia: le forze di Khalifa Haftar hanno annunciato il sequestro di un cargo con a bordo diversi marinai turchi, mentre da Ankara il presidente Recep Tayyip Erdogan afferma di essere pronto a sostenere militarmente Tripoli in ogni modo. La Turchia «può elevare il proprio sostegno militare navale, aereo e terrestre al governo legittimo libico se richiesto», ha ribadito oggi il Sultano dopo la ratifica, ad Ankara e Tripoli, dell’accordo bilaterale sulla cooperazione militare. Erdogan ha poi sottolineato che la politica turca «in Libia e Siria non cambierà», annunciando inoltre che entro il 2027 verranno schierati nel Mediterraneo sei sottomarini di nuova generazione. «Rimarremo al fianco dei nostri fratelli libici finché la pace e la sicurezza non verranno assicurate, come stiamo facendo in Siria», ha sottolineato dal canto suo il ministro della Difesa di Ankara.

SEQUESTRATO UN CARGO TURCO

Erdogan è intervenuto dopo l’incidente avvenuto davanti alle coste dell’Est libico, dove le forze navali di Haftar hanno sequestrato un cargo con equipaggio turco. «Nel corso di un pattugliamento delle acque territoriali libiche, al largo delle coste di Derna», si legge in un comunicato sulla pagina Facebook del portavoce di Haftar, al Mismari, «la Brigata navale Sussa ha sequestrato un mercantile battente bandiera di Grenada e comandato da un’equipaggio turco». La nota è a corredo di un video che mostra le fasi salienti dell’operazione. «Il cargo è stato rimorchiato al porto di Ras Lanuf per controllo e perquisizione del carico e per adottare le misure necessarie», si prosegue. A bordo, secondo quanto si è appreso, ci sarebbero almeno tre marinai turchi.

ULTIMATUM DI HAFTAR ALLE MILIZIE DI MISURATA

Le forze navali di Haftar hanno quindi annunciano lo stato di allerta massima in previsione del probabile «invio di armi e soldati dalla Turchia in forza dell’accordo con il governo» di Tripoli, bollato come l’intesa «della vergogna». «Abbiamo le forze necessarie per respingere qualsiasi violazione turca delle acque libiche», ha avvertito il generale Mahdawi. I ribelli dell’Est hanno intensificato nelle ultime 24 ore i raid aerei su Tripoli e altre città libiche, mentre giovedì scorso sono stati dieci, secondo alcune fonti, i raid contro Misurata. E alla mezzanotte scade l’ultimatum di Haftar proprio alle forze militari di Misurata, a cui è stato intimato di lasciare Tripoli e Sirte o sarà un diluvio di fuoco.

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Lo sfogo di Lapo Elkann contro la Juve dopo il 3-1 dalla Lazio

L'erede di casa Agnelli dopo la sconfitta dei bianconeri in finale di Supercoppa italiana: «Juve vergognati».

La Lazio ha vinto la Supercoppa italiana, battendo la Juventus 3-1, e qualcuno non l’ha presa bene. «Juve VERGOGNATI. COMPLIMENTI alla Lazio», è stato il commento di Lapo Elkann su Twitter. L’erede di casa Agnelli, proprietaria del team, è convalescente dopo un incidente avvenuto in Israele circa due settimane fa.

La Lazio ripete a Riad, anche nel punteggio, l’impresa fatta in campionato, infliggendo alla Juventus di Sarri la seconda sconfitta stagionale, sottolineata con una smorfia di dolore da Cristiano Ronaldo a fine partita, mentre Simone Inzaghi esulta dicendo che «abbiamo fatto qualcosa di magico battendo la Juve per due volte». Dopo le otto vittorie consecutive in Serie A, arriva il successo di Riad che vale la quinta Supercoppa nazionale per i biancocelesti.

SERATA NO PER RONALDO

A farne le spese dopo la beffa del 2017 (Murgia segnò il gol-partita al 93′) è di nuovo la Juventus, per la quale ha fatto il tifo quasi tutto il pubblico presente al ‘King Saud‘, fra i quali tante donne, alcune senza velo, altre vestite con la maglia bianconera di Cristiano Ronaldo, idolo della folla saudita che ha spesso sottolineato con grida ogni suo tocco di palla. Una dimostrazione d’amore non ripagata: per il fuoriclasse portoghese è stata una serata di luna storta anche personale, non solo della squadra. Così la vittoria del gruppo dell’ottimo Simone Inzaghi, nettamente superiore ai rivali a centrocampo, è stata meritata, proprio come quella in campionato, e frutto di una condotta di gara attenta contro una Juve in cui continua a non vedersi l’impronta del gioco di Sarri.

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La polemica sulle parole di Bossi al congresso della Lega

Diventa virale la dichiarazione del fondatore del partito: «I meridionali aiutiamoli a casa loro perché se no straripano al Nord». Salvini alla fine si dissocia dal Senatur.

Il fondatore della Lega Umberto Bossi sembra non aver cambiato alcune sue convinzioni sul tema Nord-Sud. E anche se il partito ha dovuto cambiare pelle per esigenze elettorali, al Congresso di sabato è venuto fuori tutto l’animo della vecchia Lega Nord.

«Mi sembra giusto aiutare il Sud, mi sembra giusto, sennò se non li aiutiamo a casa loro straripano e vengono qui. È un po’ come l’Africa, non è stata aiutata e ci arrivano tutti addosso», ha detto il Senatùr alla platea di fianco a Matteo Salvini, che indaffarato con il telefono non ha voluto rettificare le parole del vecchio leader. Il video del discorso ha iniziato a circolare sui social, con sempre più voci che chiedevano al nuovo “Capitano” di dissociarsi dall’”Umberto”. 

Dopo aver fatto indigestione di gol (il Milan di oggi inguardabile, peggio del governo PD-5Stelle) si riparte!Incontri con la gente previsti stasera a Chieti, domani a Pescara, Ancona, Cesena, Crevalcore e Sant’Agata Bolognese.Una preghiera per Gaia e Camilla, non si può morire così a 16 anni🙏.

Posted by Matteo Salvini on Sunday, December 22, 2019

Alla fine Salvini è stato costretto a prendere le distanze. «Se qualcuno pensa che ci sia una parte del Paese che merita meno dell’altra ha sbagliato. Qualcuno è fermo al passato. Solo uniti si vince», ha detto domenica pomeriggio in diretta Facebook. Così come il congresso ha sancito l’esistenza di due partiti, Lega Nord e Lega con Salvini, così lo scontro sul meridione ha rimesso in luce quelle che sembrano ancora essere le due anime del Carroccio: quella a vocazione nazionale e quella ancora legata alla battaglia per il secessionismo.

IL M5S: «LA LEGA NORD È TRAVESTITA DA LEGA SALVINI»

«Aiutiamoli a casa loro altrimenti straripano al Nord? Che Bossi avesse certe idee in testa non è una novità. Ma Salvini prenderà le distanze? O pensa anche lui che i cittadini del Sud debbano essere tenuti in gabbia? Diffidate dalla Lega Nord travestita da Lega Salvini: evidentemente sono la stessa cosa», aveva detto la deputata M5s Anna Macina.

FORZA ITALIA: «DISSENSO TOTALE»

«Dissento totalmente dalle inaccettabili parole in libertà del Senatore Bossi ricordandogli che quando la gente del Sud è andata a lavorare al Nord d’Italia ha realizzato strade, ponti, infrastrutture, ha creato diritto e ha tirato su intere generazioni di italiani ‘del Nord’», ha scritto su Twitter il senatore di Forza Italia Renato Schifani.

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Lo stilista franco-italiano Emanuel Ungaro è morto

Figlio di un antifascista pugliese, aveva 86 anni.

Si è spento la sera del 21 dicembre a Parigi lo stilista Emanuel Ungaro. Aveva 86 anni ed era uno dei grandi della moda del XX Secolo. Nato in Francia, ad Aix en-Provence, il 13 febbraio 1933, Ungaro aveva chiare origini italiane. Il padre, pugliese di Francavilla Fontana, era un antifascista e fu costretto a emigrare in Provenza durante il Ventennio. Ungaro lascia la moglie Laura Bernabei e la figlia Cosima. I funerali sono in programma la mattina del 23 dicembre a Parigi.

GLI INIZI COL PADRE

Ungaro era stato avviato all’attività sartoriale proprio dal padre, che l’aveva preso come apprendista fin dalla più tenera età, a nove anni. Dalla Provenza si trasferì prima a Parigi e poi a Barcellona, dove cominciò a lavorare con Balenciaga. Con lui passò sei anni, prima di andare a lavorare per altri due con Courrèges. Una “gavetta” che l’avrebbe portato a creare la sua griffe nel 1965, arrivando a presentare la sua prima collezione a 32 anni.

TRA I GRANDI DELLA MODA PARIGINA

Tornato a Parigi, Ungaro aprì il suo negozio principale all’inizio dell’Avenue Montaigne, arrivando negli anni Ottanta a essere considerato uno dei cinque nomi più importanti dell’alta moda parigina. La sua azienda è stata acquistata dal gruppo italiano Ferragamo nel 1996. A 63 anni, Ungaro decise di ritirarsi dalle gestione del marchio, per poi allontanarsi definitivamente dalla moda il 26 maggio 2004, dopo un’attività personale durata 35 anni. Nel 2012 la produzione e distribuzione del marchio è ripresa sotto l’egida di un’altra azienda italiana, la Aeffe.

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Lo stilista franco-italiano Emanuel Ungaro è morto

Figlio di un antifascista pugliese, aveva 86 anni.

Si è spento la sera del 21 dicembre a Parigi lo stilista Emanuel Ungaro. Aveva 86 anni ed era uno dei grandi della moda del XX Secolo. Nato in Francia, ad Aix en-Provence, il 13 febbraio 1933, Ungaro aveva chiare origini italiane. Il padre, pugliese di Francavilla Fontana, era un antifascista e fu costretto a emigrare in Provenza durante il Ventennio. Ungaro lascia la moglie Laura Bernabei e la figlia Cosima. I funerali sono in programma la mattina del 23 dicembre a Parigi.

GLI INIZI COL PADRE

Ungaro era stato avviato all’attività sartoriale proprio dal padre, che l’aveva preso come apprendista fin dalla più tenera età, a nove anni. Dalla Provenza si trasferì prima a Parigi e poi a Barcellona, dove cominciò a lavorare con Balenciaga. Con lui passò sei anni, prima di andare a lavorare per altri due con Courrèges. Una “gavetta” che l’avrebbe portato a creare la sua griffe nel 1965, arrivando a presentare la sua prima collezione a 32 anni.

TRA I GRANDI DELLA MODA PARIGINA

Tornato a Parigi, Ungaro aprì il suo negozio principale all’inizio dell’Avenue Montaigne, arrivando negli anni Ottanta a essere considerato uno dei cinque nomi più importanti dell’alta moda parigina. La sua azienda è stata acquistata dal gruppo italiano Ferragamo nel 1996. A 63 anni, Ungaro decise di ritirarsi dalle gestione del marchio, per poi allontanarsi definitivamente dalla moda il 26 maggio 2004, dopo un’attività personale durata 35 anni. Nel 2012 la produzione e distribuzione del marchio è ripresa sotto l’egida di un’altra azienda italiana, la Aeffe.

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L’agghiacciante report dei Legionari di Cristo sulla pedofilia

Accertati 175 casi in 78 anni. Sessanta da parte del fondatore Maciel. Responsabili 33 sacerdoti.

Praticamente due casi di pedofilia ogni anno. E anche qualcosa in più. La Congregazione dei Legionari di Cristo ha pubblicato un Rapporto riguardante gli abusi sessuali su minori commessi da membri dell’associazione nel corso della sua storia e i numeri sono agghiaccianti: 175 casi in 78 anni, 33 sacerdoti responsabili. Il rapporto, che sarà presentato il 20 gennaio a Roma in occasione del Capitolo generale della Congregazione, precisa che il fondatore di essa, il padre messicano Marcial Maciel, è responsabile di almeno 60 casi di abusi di minori. Lo studio, si è inoltre appreso, è stato realizzato durante sei mesi da una commissione interna e riguarda la storia dei Legionari dalla fondazione in Messico, il 3 gennaio 1941, ad oggi.

CONDANNA DEGLI ABUSI

Nella presentazione del documento, pubblicato nel portale ceroabusos.org, si sottolinea che con esso «i Legionari di Cristo desiderano fare un ulteriore passo per conoscere e riconoscere il fenomeno dell’abuso sessuale su minori e favorire la riconciliazione con le vittime». Il Rapporto inoltre «condanna e deplora» gli abusi commessi, così come «quelle pratiche istituzionali o personali che possano aver favorito o propiziato qualsiasi forma di abuso o rivittimizzazione». Dopo aver sottolineato che fra i 175 minori abusati sono inclusi le 60 vittime dello stesso fondatore della Congregazione, padre Maciel, lo studio precisa che i 33 sacerdoti responsabili degli abusi rappresentano il 2,44% dei 1.353 legionari ordinati nel corso della storia dell’associazione.

27 PRETI PEDOFILI ANCORA VIVI

Dei responsabili, «sei sono morti, otto hanno abbandonato il sacerdozio, uno ha lasciato la Congregazione e 18 vi sono rimasti. Di questi ultimi, il 100% è escluso da rapporti pastorali con minori, quattro hanno restrizioni nell’esercizio del ministero e osservano un piano di sicurezza, mentre 14 non esercitano il ministero sacerdotale pubblico».

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L’agghiacciante report dei Legionari di Cristo sulla pedofilia

Accertati 175 casi in 78 anni. Sessanta da parte del fondatore Maciel. Responsabili 33 sacerdoti.

Praticamente due casi di pedofilia ogni anno. E anche qualcosa in più. La Congregazione dei Legionari di Cristo ha pubblicato un Rapporto riguardante gli abusi sessuali su minori commessi da membri dell’associazione nel corso della sua storia e i numeri sono agghiaccianti: 175 casi in 78 anni, 33 sacerdoti responsabili. Il rapporto, che sarà presentato il 20 gennaio a Roma in occasione del Capitolo generale della Congregazione, precisa che il fondatore di essa, il padre messicano Marcial Maciel, è responsabile di almeno 60 casi di abusi di minori. Lo studio, si è inoltre appreso, è stato realizzato durante sei mesi da una commissione interna e riguarda la storia dei Legionari dalla fondazione in Messico, il 3 gennaio 1941, ad oggi.

CONDANNA DEGLI ABUSI

Nella presentazione del documento, pubblicato nel portale ceroabusos.org, si sottolinea che con esso «i Legionari di Cristo desiderano fare un ulteriore passo per conoscere e riconoscere il fenomeno dell’abuso sessuale su minori e favorire la riconciliazione con le vittime». Il Rapporto inoltre «condanna e deplora» gli abusi commessi, così come «quelle pratiche istituzionali o personali che possano aver favorito o propiziato qualsiasi forma di abuso o rivittimizzazione». Dopo aver sottolineato che fra i 175 minori abusati sono inclusi le 60 vittime dello stesso fondatore della Congregazione, padre Maciel, lo studio precisa che i 33 sacerdoti responsabili degli abusi rappresentano il 2,44% dei 1.353 legionari ordinati nel corso della storia dell’associazione.

27 PRETI PEDOFILI ANCORA VIVI

Dei responsabili, «sei sono morti, otto hanno abbandonato il sacerdozio, uno ha lasciato la Congregazione e 18 vi sono rimasti. Di questi ultimi, il 100% è escluso da rapporti pastorali con minori, quattro hanno restrizioni nell’esercizio del ministero e osservano un piano di sicurezza, mentre 14 non esercitano il ministero sacerdotale pubblico».

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La finanza indaga sui soldi di Onorato a Grillo e Casaleggio

Non solo i soldi a Open, ora anche quelli versati al Movimento 5 Stelle e al blog di Beppe Grillo..

Non solo i soldi a Open, ora anche quelli versati al Movimento 5 Stelle e al blog di Beppe Grillo riportano l’armatore Vincenzo Onorato sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di finanza. Una segnalazione dell’Unità antiriciclaggio di Bankitalia ha infatti indicato come oltre ai 150 mila euro elargiti alla fondazione che ha contribuito a portare Matteo Renzi fino a Palazzo Chigi (50 mila a titolo personale, 100 mila versati dalla sua società), il patron di Moby e Tirrenia ne abbia pagati circa 800 mila alla società che gestisce il blog di Beppe Grillo e alla Casaleggio associati.

10 MILA EURO AL MESE PER UNO SPOT

Secondo Corriere della Sera, la Stampa e il Messaggero, che hanno ricostruito la vicenda, si tratterebbe di due accordi diversi. Il primo è una partnership di due anni (2018 e 2019) con la Beppe Grillo srl, l’azienda che gestisce il blog del fondatore del Movimento 5 stelle da 120 mila euro l’anno in cambio di uno spot al mese da pubblicare anche su Facebook, Twitter e Instagram. Gli investigatori stanno conducendo verifiche sui prezzi offerti ad altri inserzionisti per capire se si tratti di una tariffa esagerata che dunque potrebbe nascondere un finanziamento politico volto a ottenere vantaggi normativi. Il secondo accordo è quello siglato con la Casaleggio Associati il 7 giugno 2018 e prevede la «stesura di un piano strategico e la gestione di iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica e gli stakeholder del settore marittimo sulla limitazione dei benefici fiscali del Registro Internazionale alle sole navi che imbarcano equipaggi italiani o comunitari». Prezzo: 600 mila euro con alcune clausole legate al raggiungimento di determinati risultati.

LA BATTAGLIA PER I MARITTIMI ITALIANI

Ed è proprio sul fronte dei benefici fiscali del Registro internazionale alle navi che imbarcano equipaggi italiani o comunitari che gira la questione. È una vecchia battaglia di Onorato, che in più occasioni della scelta di ingaggiare solo marittimi italiani ha fatto un vanto per la sua azienda. E che per questo richiede vantaggi fiscali. È per questo motivo che secondo la procura di Firenze avrebbe finanziato Open: per ottenere benefici dai governi di centrosinistra. E i fondi elargiti a Grillo e Casaleggio potrebbero suggerire una ripetizione dello schema per cercare di garantirsi una sponda da diverse forze politiche. Un appoggio che sicuramente ottenne, anche in forma pubblica, da parte di Grillo, che nel settembre 2018 pubblicò un tweet rilanciando un articolo sul suo blog a sostegno della battaglia di Onorato per i marittimi italiani.

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SOTTO LA LENTE DELL’UE

Le somme elargite da Onorato al M5s sono ritenute sospette «sia per gli importi, sia per la descrizione generica della prestazione ricevuta, che per la circostanza di essere disposti a beneficio di persone politicamente esposte», scrive l’Uif nel documento inviato alla guardia di finanza. La compagnia di Onorato ha il monopolio su alcune rotte marittime ed è titolare di una convenzione con lo Stato da 72 milioni di euro l’anno finita in un’istruttoria dell’Unione europea nel sospetto che possa trattarsi di «aiuti di Stato».

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Due indagati per maltrattamenti in casa famiglia a Mantova

Una donna di 62 anni e un uomo di 25 allontanati dalla struttura per abusi su giovani, minorenni e disabili.

Maltrattavano con regolarità i giovani di cui si sarebbero dovuti prendere cura. Gli agenti della polizia di Stato di Mantova hanno eseguito una misura cautelare di allontanamento dalla casa familiare nei confronti di una donna di 62 anni e di un uomo di 25 per maltrattamenti aggravati e continuati ai danni di ragazzi, in prevalenza minorenni e alcuni affetti da disabilità, affidati alla casa famiglia da loro gestita con altre persone. Le indagini si sono basate su due reportage diffusi dalla trasmissione Le Iene a marzo, su acquisizioni documentali e intercettazioni ambientali.

PERQUISIZIONI E SEQUESTRI

Il provvedimento è stato chiesto dalla procura di Mantova che da tempo sta conducendo le indagini nei confronti dei due allontanati e di altre persone. Al momento della notifica dell’ordinanza gli uomini della squadra mobile e della sezione di polizia giudiziaria della polizia hanno eseguito perquisizioni e sequestri. I ragazzi rimasti nella struttura di accoglienza sono stati affidati dagli agenti ad altre persone e sono stati avvisati gli organi competenti per la presa in carico dei minori.

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Le notizie sul maltempo del 22 dicembre 2019

Il primo giorno d'inverno è accompagnato da bufere su tutta la Penisola. Un uomo schiacciato da un albero è morto a Napoli. Frane in Liguria, esondazioni in Toscana. Mareggiate sul Lazio e la Sardegna.

Il maltempo che imperversa su gran parte della Penisola in questi giorni che precedono il Natale sta facendo le sue vittime. A Napoli un uomo di 62 anni è morto schiacciato da un albero di grosse dimensioni, a Chiavari una persona è rimasta ferita da una frana. Disagi e pericoli anche nella Capitale, dove tre persone sono rimaste uccise in due incidenti mortali legati comunque alla forte pioggia che si è abbattuta sulla capitale, facendo cadere anche degli alberi.

UN MORTO A NAPOLI

Si chiamava Mohamed Boulhaziz e aveva 62 anni l’uomo rimasto ucciso schiacciato da un albero a Napoli. Il fatto è accaduto intorno alle 7 del mattino in via Nuova Agnano, alla periferia occidentale della città. L’uomo, di nazionalità marocchina, è stato soccorso dal 118 ma in ospedale i medici hanno potuto solo constatarne il decesso. Mohamed Boulhaziz risiedeva regolarmente a Maddaloni (Caserta) e lavorava come commerciante. Sul posto è intervenuta la polizia. La bufera di vento che ha colpito la Campania nelle prime ore del mattino ha provocato la caduta di numerosi altri alberi e cartelloni pubblicitari in tutta la città.

FRANA SULL’AURELIA, UNA FERITA A CHIAVARI

Una automobilista è rimasta lievemente ferita in un incidente stradale causato da una frana caduta all’alba sulla statale Aurelia nei pressi della galleria delle Grazie nel comune di Chiavari. L’utilitaria, proveniente da Rapallo, è transitata all’uscita della galleria proprio mentre scendeva la frana ed è andata a sbattere contro la massa di detriti e fango. La frana, staccatasi da una collina, ha invaso entrambe le corsie di transito. Il traffico è stato bloccato. I vigili del fuoco e gli uomini della polizia locale hanno controllato che sotto le macerie non vi fossero mezzi, ma l’ipotesi è stata scongiurata. La donna è stata soccorsa dal personale del 118 e trasportata al pronto soccorso di Lavagna in codice giallo. Uomini e mezzi dell’Anas stanno verificando le condizioni della collina per capire se la frana è ancora attiva o se possono cominciare la rimozione dei detriti. Unica alternativa al transito per raggiungere il Tigullio orientale da Zoagli a Rapallo è l’autostrada A12. Un’altra frana c’è stata nella notte sulla statale del Turchino, nel ponente genovese, vicino a Mele. Parte della carreggiata è stata ripulita ed è stato istituito il senso unico alternato.

MAREGGIATA SUL LITORALE ROMANO

Una forte mareggiata ha colpito il litorale romano. Particolarmente critica la situazione a Fregene Sud, dove l’acqua ha circondato le strutture balneari e sulle dune di Focene aggredite dalle onde. Il vento, che a tratti supera anche i 100 chilometri orari, sta provocando problemi anche agli alberi, alcuni caduti in giardini di abitazioni private a Fregene, a strutture e palizzate, oltre che a trascinare detriti sulle strade. Al Passo della Sentinella, nella zona abitata alla foce del Tevere, a Fiumicino, una persona è stata soccorsa a causa delle mareggiate che ne avevano allagato la casa. Il cimitero di via Portuense è stato chiuso a causa del crollo di un albero. Un altro albero è caduto in viale Traiano all’altezza del Ponte 2 Giugno; a Parco Leonardo sono volati calcinacci dal cantiere in corso; a Largo Formichi un albero caduto ha invaso la carreggiata; il semaforo all’incrocio tra viale di Porto e via della Veneziana è stata abbattuto e anche i semafori sul viadotto di via dell’aeroporto risultano danneggiati. Un grosso ramo ha invece invaso la carreggiata di via Casale Sant’Angelo. Un albero è caduto anche a Ladispoli. L’amministrazione comunale di Fiumicino «invita alla prudenza, poiché il vento di burrasca proseguirà anche nelle prossime ore». In azione, per interventi e monitoraggio, Protezione civile e polizia locale di Fiumicino.

UN AUTOMOBILISTA SALVATO NEL PISANO

Decine glil interventi dei vigili del fuoco in Toscana per allagamenti e rimozione di alberi e rami pericolanti a causa dal maltempo che continua a interessare la regione. Un automobilista è stato tratto in salvo dai vigili del fuoco a San Miniato (Pisa) perché era rimasto intrappolato su un ponticello in località Serra in seguito allo straripamento di un corso d’acqua per le intense piogge delle scorse ore. L’allarme è scattato intorno alle 6: il conducente dell’auto non ha riportato danni. Il tratto stradale è stato chiuso al traffico. Disagi si sono verificati anche nel resto della provincia di Pisa, da Volterra al mare, per le forti raffiche di vento che hanno spezzato rami e portato detriti sulle sedi stradali. Sull’Aurelia, tra Pisa e Livorno, un grosso ramo si è spezzato e ha travolto un’auto in transito: miracolosamente illesa la conducente. Danni anche a Madonna dell’Acqua per una piccola tromba d’aria. Complessivamente su tutto il territorio sono una quarantina le richieste di intervento pervenute nel corso della notte alla sala operativa dei vigili del fuoco. A Livorno i pompieri hanno soccorso gli occupanti di un’auto rimasti bloccati, con l’auto in panne, in un sottopasso allagato di via Firenze. Per le forti raffiche di Ponente che stanno sferzando il canale di Piombino (Livorno) fermi poi i traghetti in arrivo e in partenza dall’isola d’Elba.

TORRENTE SOTTERRANEO SOLLEVA LE PIAZZE NELL’AVELLINESE

Evacuate 300 persone nel centro storico di San Martino Valle Caudina, in provincia di Avellino, dopo le abbondanti e violenti piogge delle ultime ore. La piazza principale del paese è in condizioni di dissesto a causa delle acque sotterranee di un torrente ‘tombato’ negli anni scorsi, il cui livello è cresciuto a dismisura sollevando il manto stradale. Bilancio pesante anche nel Vallo di Lauro. A Moschiano, nella frazione San Michele, è franato un costone collinare. Per precauzione alcune famiglie che abitano in zona sono state evacuate. A Forino una frana ha invaso le carreggiate di due strade provinciali mentre a Montoro uno smottamento con un fronte di 15 metri ha invaso la strada che collega a Contrada e Avellino.

MERCANTILE INCAGLIATO A SUD DELLA SARDEGNA

A causa delle cattive condizioni meteo-marine, una nave mercantile battente bandiera italiana si è incagliata a Sant’Antioco, nella Sardegna sud occidentale. L’imbarcazione, partita da Cagliari, dove aveva sbarcato un carico di caffè, era ripartita alla volta della Spagna. Il mare grosso e il forte vento hanno fatto propendere per un rientro in porto, ma il cargo ha urtato gli scogli rimanendo bloccato. La Capitaneria di Porto e della protezione civile hanno messo in salvo i 12 membri di equipaggio. Per il trasbordo sono stati messi a disposizione due mezzi navali della guardia costiera e un elicottero. Secondo le prime notizie nessuno è rimasto ferito. A Sant’Antioco sono intervenuti anche i sommozzatori e un equipaggio dei vigili del fuoco di Cagliari e un’ambulanza del 118, inviata in via precauzionale.

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Due ragazze di 16 anni uccise in da un’auto a Ponte Milvio

Gaia e Camilla stavano attraversando Corso Francia. A investirle è stato un giovane di 20 anni che se le sarebbe trovate davanti all'improvviso.

Avevano 16 anni e passavano un sabato come tanti, nella zona della movida romana, a Ponte Milvio. Gaia Vonfreymann e Camilla Romagnoli , residenti poco distanti alla Collina Fleming, stavano attraversando il viadotto di corso Francia, quando, all’altezza del McDonald’s, sono state investite e uccise da una Renault Koleos guidata da un giovane di 20 anni, Pietro Genovese, figlio del regista Paolo, che si è immediatamente fermato per prestare soccorso. L’autista è stato trasportato sotto choc in ambulanza in ospedale dove è stato sottoposto agli esami del sangue per capire se fosse sotto l’effetto di alcol o droghe.

STRADA BAGNATA

La strada era bagnata dalla pioggia che è scesa copiosa sulla città già da ieri sera. I vigili urbani indagano sulla dinamica dell’incidente. Dai primi accertamenti pare che il ragazzo di 20 anni fosse appena ripartito dall’incrocio con il semaforo verde e che all’improvviso si sia ritrovato davanti le due giovani in un tratto a visibilità ridotta, non riuscendo a evitarle. L’impatto è stato molto violento e le ragazze sono morte sul colpo. Sul posto, poco dopo l’impatto, sono giunti gli amici con cui Gaia e Camilla erano uscite, i familiari sono stati avvisati dagli stessi e dagli agenti della Municipale. I pm hanno aperto un’indagine per omicidio stradale.

123 MORTI IN UN ANNO

Poche ore dopo, intorno alle 7 di mattina di domenica 22 dicembre, un altro incidente mortale è avvenuto in via Marco Polo, in zona Ostiense, dove un’auto ha travolto un motorino elettrico uccidendo il conducente dello scooter. Le morti per incidenti stradali a Roma sono salite a 123 nel 2019, 45 delle vittime sono pedoni. Se si include la provincia di Roma, i decessi salgono a 142.

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Chi è Sebastiano Esposito, il 2002 da record in gol nell’Inter

Titolare più giovane in nerazzurro nel XXI secolo (superato Balotelli), rete più "verde" a San Siro (meglio di Bergomi). Storia dell'attaccante che ha segnato su rigore contro il Genoa e a fine partita è andato in lacrime dalla mamma.

E voi, a 17 anni, cosa facevate? Il liceo svogliatamente? La raccolta delle figurine Panini? Sebastiano Esposito, nato il 2 luglio 2002, su quelle figurine dei calciatori è già finito da inizio stagione e ora, a 17 anni, ha segnato il suo primo gol in Serie A in InterGenoa 4-0 del 21 dicembre.

SECONDO 2002 A SEGNO IN A DOPO TRAORÉ

L’allenatore Antonio Conte lo ha preferito a Matteo Politano – che proprio non rientra nei piani del tecnico – per sostituire lo squalificato Lautaro Martinez. Ed Esposito lo ha ripagato segnando (il secondo classe 2002 a farlo nel campionato italiano dopo Amad Diallo Traoré dell’Atalanta contro l’Udinese) su rigore gentilmente concesso dal compagno d’attacco Romelu Lukaku, tra il boato del pubblico nerazzurro di San Siro: grande freddezza e palla nell’angolino basso.

IN LACRIME DALLA MAMMA A FINE PARTITA

A fine partita il ragazzone (1,87) di Castellamare di Stabia è andato in lacrime dalla mamma e poi ha ringraziato proprio Lukaku: «È una persona fantastica oltre a essere un giocatore straordinario. Mi ha detto “vai convinto sulla palla e fai gol”». Così è stato. «Ho appena visto mia mamma, il gol è per lei. Non nego che stanotte non ho dormito, ho pensato a questa serata e non potevo sognarla nel modo migliore».

BATTUTI I RECORD DI BALOTELLI E BERGOMI

Esposito è diventato il più giovane giocatore dell’Inter a segnare in casa. Battendo Beppe Bergomi che fece gol in un derby Inter-Milan 2-2 del 6 settembre 1981 a 17 anni, 9 mesi e 15 giorni. Una carriera di record abbattuti: è il più giovane ad aver giocato titolare in Serie A con l’Inter nel XXI secolo, scavalcando Mario Balotelli.

CONTE: «È SVEGLIO, AVRÀ FUTURO»

Il presidente Steven Zhang gli ha dedicato una storia su Instagram: «Con il duro lavoro e con il coraggio, le belle storie possono nascere in giovane età». E gli applausi sono arrivati anche da Conte: «L’ho visto crescere, l’ho trovato in ritiro che anche nel volto era un ragazzino… È un ragazzo sveglio, avrà futuro».

Sto raccogliendo i frutti del mio lavoro, di quei panini mangiati prima degli allenamenti


Sebastiano Esposito

Il baby centravanti ha commentato così la sua serata d’oro: «Sto raccogliendo i frutti del mio lavoro, di quei panini mangiati prima degli allenamenti. Nella vita non bisogna mai mollare. Ma c’è ancora tanto da lavorare». I sacrifici di una famiglia trapiantata dalla Campania per seguire le ambizioni calcistiche dei figli. Sebastiano svettava tra i compagni nelle giovanili dell’Inter, poi la chiamata in prima squadra, la rinuncia al Mondiale Under 17, il debutto in Champions, la partita da titolare contro il Genoa.

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Il passaggio di consegne tra Lukaku ed Esposito prima del rigore. (Ansa)

E L’INTER È IN TESTA ALLA CLASSIFICA CON LA JUVE

Il padre aveva detto di lui: «Deve restare con i piedi per terra». E lo farà seguendo insegnamenti e movimenti dei compagni più grandi e di giocatori del calibro di Lukaku, oggi un po’ maestro un po’ fratello maggiore. Dopo che l’arbitro ha concesso il rigore, ha preso palla, l’ha messa sul dischetto, poi si è avvicinato ad Esposito e, abbracciandolo, gli ha dato la carica per scrivere un pezzo di storia nerazzurra. Intanto l’Inter, tra parentesi ma non troppo, è tornata in testa alla classifica a quota 42 punti assieme alla Juventus. Una poltrona per due.

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