Morti e feriti dei botti di Capodanno 2020

Un ragazzo di 26 anni ha perso la vita ad Ascoli mentre cercava di spegnere un incendio. Una ragazza di 19 anni colpita all'addome da un proiettile vagante nel Casertano.

Capodanno tragico ad Ascoli Piceno. Un ragazzo di 26 anni, Valerio Amatizi, è morto dopo essere precipitato per un centinaio di metri in un dirupo, nel tentativo di spegnere un principio di incendio innescato dal lancio di fuochi artificiali sul Colle San Marco.

Altre tre persone sono rimaste ferite nel Casertano. La più grave è una ragazza di 19 anni, colpita all’addome da un proiettile vagante mentre era sul balcone di casa. Ricoverata in codice rosso all’ospedale di Aversa, non è in pericolo di vita. Altri due incidenti sono avvenuti a Maddaloni e a San Nicola La Strada, dove un 24enne e un 58enne sono rimasti feriti dai botti con prognosi di 15 e 10 giorni.

A Napoli e provincia i feriti sono in tutto 48: quarantasei a causa dei petardi, due per aver usato dei lanciarazzi. Coinvolti anche tre minorenni. Nessuno è in gravi condizioni.

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Cosa ha detto il presidente Mattarella nel messaggio di fine anno 2019

Lungo intervento del capo dello Stato nel suo discorso di Capodanno. Spazio ai temi dell'unità nazionale e della coesione.

«Si avvia a conclusione un decennio impegnativo, contrassegnato da una lunga crisi economica e da mutamenti tanto veloci quanto impetuosi. In questo tempo sono cambiate molte cose attorno a noi, nella nostra vita e nella società». Ha iniziato così il suo discorso di fine anno il presidente Sergio Mattarella. «Si tratta di un’occasione per pensare – insieme – al domani. Per ampliare l’orizzonte delle nostre riflessioni; senza trascurare il presente e i suoi problemi, ma rendendosi conto che il futuro è già cominciato», ha aggiunto.

L’ITALIA DALL’ALTO COME METAFORA DI COME SIAMO VISTI ALL’ESTERO

«Mi è stata donata poco tempo fa una foto dell’Italia vista dallo spazio», ha continuato il capo dello Stato, «Ve ne sono tante sul web, ma questa mi ha fatto riflettere perché proviene da una astronauta, adesso al vertice di un Paese amico. Vorrei condividere con voi questa immagine. Con un invito: proviamo a guardare l’Italia dal di fuori, allargando lo sguardo oltre il consueto. In fondo, un po’ come ci vedono dall’estero». Mentre parlava il presidente ha mostrato una foto dell’Italia presa dallo spazio che gli ha donato la governatrice generale del Canada, Julie Payette, ex astronauta. All’estero, ha aggiunto, «vedono il nostro bel Paese, proteso nel Mediterraneo e posto, per geografia e per storia, come uno dei punti di incontro dell’Europa con civiltà e culture di altri continenti. Questa condizione ha contribuito a costruire la nostra identità, sinonimo di sapienza, genio, armonia, umanità».

L’ESALTAZIONE DELLA CREATIVITÀ DEL NOSTRO PAESE

«È significativo che, nell’anno che si chiude, abbiamo celebrato Leonardo da Vinci e, nell’anno che si apre, celebreremo Raffaello. E subito dopo renderemo omaggio a Dante Alighieri», ha aggiunto Mattarella esemplificando la ricchezza delle celebrazioni italiane. «Incontro sovente Capi di Stato, qui in Italia o all’estero. Registro ovunque – ha proseguito – una grande apertura verso di noi, un forte desiderio di collaborazione. Simpatia nei confronti del nostro popolo. Non soltanto per il richiamo della sua arte e dei paesaggi, per la sua creatività e per il suo stile di vita; ma anche per la sua politica di pace, per la ricerca e la capacità italiana di dialogo nel rispetto reciproco, per le missioni delle sue Forze Armate in favore della stabilità internazionale e contro il terrorismo, per l’alto valore delle nostre imprese e per il lavoro dei nostri concittadini. Vi è una diffusa domanda di Italia”.

«DOBBIAMO AVERE FIDUCIA NELL’ITALIA E NEGLI ITALIANI»

«L’Italia riscuote fiducia», ha continuato, «Quella stessa fiducia con cui si guarda, da fuori, verso il nostro Paese deve indurci ad averne di più in noi stessi, per dar corpo alla speranza di un futuro migliore». Il presidente ha anche aggiunto che bisogna «aver fiducia e impegnarci attivamente nel comune interesse. Disponiamo di grandi risorse. Di umanità, di ingegno, di capacità di impresa. Tutto questo produce esperienze importanti, buone pratiche di grande rilievo».

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Capodanno di proteste e violenze a Hong Kong

Sit-in e barricate nel cuore dell'ex colonia per la fine del nuovo anno. Gruppi di manifestanti sono stati poi dispersi dall'intervento della polizia. Timori per la manifestazione del primo gennaio.

La polizia di Hong Kong ha sparato gas lacrimogeni sui manifestanti pro democrazia poco dopo lo scoccare del Capodanno 2020, una scadenza che gli attivisti hanno trasformato in una occasione di protesta. Lo riportano i media internazionali. I manifestanti hanno organizzato raduni a tarda sera salutando il nuovo anno in piazza, in vista di un corteo di massa previsto per il primo gennaio. Poco prima della mezzanotte, migliaia di persone si sono radunate nel quartiere degli affari, lungo il lungomare di Victoria Harbour e nella zona della movida di Lan Kwai Fong.

BARRICATE INCENDIATE A MONG KOK

Il gruppo concentrato al porto ha inneggiato un conto alla rovescia verso il nuovo anno cantando: «Dieci! Nove! Liberate Hong Kong, la rivoluzione ora!» ondeggiando i telefoni accesi. Gruppi più piccoli di manifestanti hanno eretto barricate nel distretto di Mong Kok e le hanno incendiate, ed è stato qui che la polizia antisommossa ha scatenato, in risposta, le prime raffiche di gas lacrimogeni del 2020. Mancavano invece pochi secondi alla mezzanotte quando la polizia ha usato i cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti in una zona attigua, mentre nel vicino quartiere Principe Edoardo gli agenti hanno arrestato diversi manifestanti che avevano organizzato una veglia a lume di candela. All’inizio della serata, migliaia di persone hanno inscenato catene umane che si estendevano per miglia lungo le trafficate strade dello shopping e i quartieri residenziali. Il tradizionale spettacolo pirotecnico dei fuochi d’artificio della vigilia di Capodanno è stato annullato per motivi di sicurezza; ammessi solo spettacoli di luci e fuochi d’artificio a dimensione familiare.

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Comune e Regione trovano l’intesa per la discarica di Roma

La Giunta Capitolina ha deliberato che Roma Capitale indicherà come sito per lo smaltimento dei rifiuti nel territorio del Comune,..

La Giunta Capitolina ha deliberato che Roma Capitale indicherà come sito per lo smaltimento dei rifiuti nel territorio del Comune, ovvero la discarica di servizio per la città, l’area di Monte Carnevale, nel Municipio XI nella Valle Galeria. La Regione, tra le altre cose, disporrà tutte le attività necessarie per consentire, come richiesto da Roma Capitale, una serie lavori straordinari all’impianto Tmb di Rocca Cencia. Lo affermano Roma Capitale e Regione Lazio in una nota congiunta.

IN PASSATO SALTATE LE IPOTESI FALCOGNANA E TRAGLIATELLA

La Regione, vista l’individuazione sul territorio comunale dell’impianto, in concomitanza con l’approvazione del provvedimento capitolino, «stralcerà anche dal Piano Rifiuti in via d’approvazione, come da accordo, l’indicazione del sub-ato per il Comune di Roma Capitale», si legge ancora nella nota congiunta. Prima delle festività le due amministrazioni avevano trovato un accordo sui rifiuti di Roma che prevedeva il supporto della Regione nella gestione temporanea dell’immondizia a fronte dell’indicazione di un sito dentro il Comune da parte del Campidoglio da realizzare in circa 18 mesi. Dopo aver detto no all’ ipotesi Falcognana e Tragliatella la scelta è caduta, tra le cosiddette ‘aree bianche’ indicate dalla città metropolitana, su Monte Carnevale.

VIGNAROLI (COMM.ECOMAFIE): «SCELTA INACCETTABILE»

La mossa di Comune e Regione ha fatto andare su tutte le furie il presidente della Commissione parlamentare Ecomafie Stefano Vignaroli: «La decisione di realizzare la nuova discarica di rifiuti urbani di Roma a due chilometri dalla discarica di Malagrotta è inaccettabile». «È una scelta vergognosa nei confronti di un’area già devastata e mai adeguatamente bonificata», ha aggiunto spiegando che «alla chiusura di Malagrotta non è seguito alcun intervento di risanamento ambientale».

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Le mosse del Mit su Autostrade per il 2020

Il ministero dei Trasporti prova a limitare Aspi con l'introduzione di un osservatorio sulle verifiche di sicurezza. E spinge per congelare i pedaggi sul 95% della rete.

L’anno difficile delle strade liguri ha coinciso un un anno complesso soprattutto per Autostrade per l’Italia, tanto da tenere il ministero del Trasporti, e in generale la fazione grillina del governo, sul piede di guerra. Gli ultimi episodi di fine anno, come l’incendio nel cantiere del viadotto Polcevera a Genova o il crollo del soffitto di una galleria sulla A26, hanno spinto il Mit a correre ai ripari.

DAL 2020 NUOVO OSSERVATORIO SUL MONITORIAGGIO DI ASPI

La ministra Paola De Micheli al termine della riunione informativa sul distacco di parte del soffitto della galleria Berté ha deciso che a partire dal prossimo anno verrà istituito presso il Mit un Osservatorio permanente di monitoraggio delle verifiche di sicurezza relative a tutte le strade e autostrade gestite in concessione, anche con il coinvolgimento di Ansfisa, l’agenzia per la sicurezza stradale e ferroviaria. Durante il vertice che si è tenuto al ministero con i vertici di Aspi si è discusso di una accelerazione dei tempi relativi alla manutenzione di autostrade e gallerie gestite da Aspi, dell’istituzione di un osservatorio Mit-Aspi sui controlli realizzati dalla società concessionaria e di un aiuto economico al Porto di Genova. Alla riunione hanno partecipato oltre al ministro in conference call, il capo di gabinetto del Mit, il direttore generale per la Vigilanza sulle concessionarie autostradali del Mit, e l’Amministratore delegato di Aspi.

IL MINISTERO CHIEDE DI COGLEARE GLI AUMENTI PER IL 2020

Il Mit ha reso noto anche che verranno differiti dal decreto Milleproroghe gli incrementi tariffari previsti dal prossimo 1 gennaio 2020 per il «95% della rete autostradale» e che gli aumenti tariffari ci saranno solo per le società CAV 1,20%, Autovia Padana 4,88%, Bre.Be.Mi. 3,79% e Pedemontana Lombarda 0,80%. Inoltre «si conferma l’ulteriore congelamento degli incrementi tariffari relativi agli anni precedenti» per le società Concessionarie quali Strada dei Parchi, Autostrade per l’Italia e Milano Serravalle. Il Ministero ha fatto inoltre presente che «relativamente alla Concessionaria Strada dei Parchi, l’incremento tariffario è ulteriormente sospeso fino al 31 ottobre 2021» per cui sulle autostrade A24 e A25 «continueranno ad applicarsi le tariffe di pedaggio vigenti alla data del 31 dicembre 2017».

IL M5S TORNA A CHIEDERE LA REVOCA DELLE CONCESSIONI

I guai di Autostrade intanto ravvivano anche le tensioni politiche, in particolare sulla delicata questione delle concessioni. Ad alzare la voce in particolare è stato il portavoce del MoVimento 5 Stelle delle commissioni Ambiente e Trasporti della Camera in una nota: «Dopo l’incredibile crollo di un pezzo di soffitto avvenuto nella galleria della A26 dopo Masone appare quanto mai evidente che chi percorre le strade italiane è in costante pericolo. Questo non è accettabile: ieri solo per miracolo non è accaduto nulla. La mancanza di manutenzione su un tratto stradale controllato da Autostrade per l’Italia, ancora una volta, ha rischiato di mietere delle vittime. Ricordiamo sempre che dobbiamo ringraziare il centrodestra di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi per la firma nel 2008 di quello scellerato emendamento che ha regalato le nostre strade ai Benetton a condizioni scandalosamente favorevoli, consentendogli di anteporre i profitti alla sicurezza». «L’unica strada, come il MoVimento 5 Stelle ripete ormai da mesi, è la revoca immediata delle concessioni ad Aspi e l’avvio immediato di un piano di manutenzione straordinario sulle reti autostradali», continua la nota, «non possiamo perdere altro tempo ed è per questo che nel decreto Milleproroghe abbiamo previsto una norma che mette al centro la sicurezza delle autostrade italiane e prevede la possibilità della revoca della concessione per i privati inadempienti: ci auguriamo che anche le altre forze politiche siano responsabili e decidano di lavorare a favore dei cittadini».

TOTI: «LA CONCESSIONE PASSI ALLA REGIONE»

Affondo anche del presidente della Liguria Giovanni Toti: «Autostrade metta in sicurezza la rete e il governo, coinvolgendoci, metta in piedi un sistema di controllo quotidiano e capillare. Se non sono in grado di farlo, passino le concessioni a Regione Liguria e ce la sbrigheremo da soli».

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Le mosse del Mit su Autostrade per il 2020

Il ministero dei Trasporti prova a limitare Aspi con l'introduzione di un osservatorio sulle verifiche di sicurezza. E spinge per congelare i pedaggi sul 95% della rete.

L’anno difficile delle strade liguri ha coinciso un un anno complesso soprattutto per Autostrade per l’Italia, tanto da tenere il ministero del Trasporti, e in generale la fazione grillina del governo, sul piede di guerra. Gli ultimi episodi di fine anno, come l’incendio nel cantiere del viadotto Polcevera a Genova o il crollo del soffitto di una galleria sulla A26, hanno spinto il Mit a correre ai ripari.

DAL 2020 NUOVO OSSERVATORIO SUL MONITORIAGGIO DI ASPI

La ministra Paola De Micheli al termine della riunione informativa sul distacco di parte del soffitto della galleria Berté ha deciso che a partire dal prossimo anno verrà istituito presso il Mit un Osservatorio permanente di monitoraggio delle verifiche di sicurezza relative a tutte le strade e autostrade gestite in concessione, anche con il coinvolgimento di Ansfisa, l’agenzia per la sicurezza stradale e ferroviaria. Durante il vertice che si è tenuto al ministero con i vertici di Aspi si è discusso di una accelerazione dei tempi relativi alla manutenzione di autostrade e gallerie gestite da Aspi, dell’istituzione di un osservatorio Mit-Aspi sui controlli realizzati dalla società concessionaria e di un aiuto economico al Porto di Genova. Alla riunione hanno partecipato oltre al ministro in conference call, il capo di gabinetto del Mit, il direttore generale per la Vigilanza sulle concessionarie autostradali del Mit, e l’Amministratore delegato di Aspi.

IL MINISTERO CHIEDE DI COGLEARE GLI AUMENTI PER IL 2020

Il Mit ha reso noto anche che verranno differiti dal decreto Milleproroghe gli incrementi tariffari previsti dal prossimo 1 gennaio 2020 per il «95% della rete autostradale» e che gli aumenti tariffari ci saranno solo per le società CAV 1,20%, Autovia Padana 4,88%, Bre.Be.Mi. 3,79% e Pedemontana Lombarda 0,80%. Inoltre «si conferma l’ulteriore congelamento degli incrementi tariffari relativi agli anni precedenti» per le società Concessionarie quali Strada dei Parchi, Autostrade per l’Italia e Milano Serravalle. Il Ministero ha fatto inoltre presente che «relativamente alla Concessionaria Strada dei Parchi, l’incremento tariffario è ulteriormente sospeso fino al 31 ottobre 2021» per cui sulle autostrade A24 e A25 «continueranno ad applicarsi le tariffe di pedaggio vigenti alla data del 31 dicembre 2017».

IL M5S TORNA A CHIEDERE LA REVOCA DELLE CONCESSIONI

I guai di Autostrade intanto ravvivano anche le tensioni politiche, in particolare sulla delicata questione delle concessioni. Ad alzare la voce in particolare è stato il portavoce del MoVimento 5 Stelle delle commissioni Ambiente e Trasporti della Camera in una nota: «Dopo l’incredibile crollo di un pezzo di soffitto avvenuto nella galleria della A26 dopo Masone appare quanto mai evidente che chi percorre le strade italiane è in costante pericolo. Questo non è accettabile: ieri solo per miracolo non è accaduto nulla. La mancanza di manutenzione su un tratto stradale controllato da Autostrade per l’Italia, ancora una volta, ha rischiato di mietere delle vittime. Ricordiamo sempre che dobbiamo ringraziare il centrodestra di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi per la firma nel 2008 di quello scellerato emendamento che ha regalato le nostre strade ai Benetton a condizioni scandalosamente favorevoli, consentendogli di anteporre i profitti alla sicurezza». «L’unica strada, come il MoVimento 5 Stelle ripete ormai da mesi, è la revoca immediata delle concessioni ad Aspi e l’avvio immediato di un piano di manutenzione straordinario sulle reti autostradali», continua la nota, «non possiamo perdere altro tempo ed è per questo che nel decreto Milleproroghe abbiamo previsto una norma che mette al centro la sicurezza delle autostrade italiane e prevede la possibilità della revoca della concessione per i privati inadempienti: ci auguriamo che anche le altre forze politiche siano responsabili e decidano di lavorare a favore dei cittadini».

TOTI: «LA CONCESSIONE PASSI ALLA REGIONE»

Affondo anche del presidente della Liguria Giovanni Toti: «Autostrade metta in sicurezza la rete e il governo, coinvolgendoci, metta in piedi un sistema di controllo quotidiano e capillare. Se non sono in grado di farlo, passino le concessioni a Regione Liguria e ce la sbrigheremo da soli».

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Dazi Usa-Cina, verso la firma dell’intesa a metà gennaio

Il presidente americano Trump ha twittato che Washington e Pechino firmeranno la prima parte dell'intesa all'inizio dell'anno per poi continuare avviare la seconda fase dei colloqui.

«Firmerò la fase uno del nostro grande e completo accordo commerciale con la Cina il 15 gennaio. La cerimonia avrà luogo alla Casa Bianca. Saranno presenti rappresentanti di alto livello della Cina. In seguito andrò a Pechino, dove inizieranno i colloqui sulla fase due». È quanto ha scritto su Twitter il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

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Le reazioni dopo la fuga in Libano dell’ex presidente Nissan, Carlos Ghosn

La fuga dal Giappone del manager libanese è ancora avvolta nel mistero. Persino i legali nipponici non sospettavano di niente. E intanto la procura chiede la revoca della libertà vigilata.

Fuggito in Libano per evitare le persecuzioni. Si è giustificato così Carlos Ghosn, ex presidente di Nissan. Il manager con passaporto libanese ha infatti confermato l’indiscrezione del 30 dicembre sul suo arrivo dal Giappone. Attraverso i suoi legali, Ghosn ha dichiarato che non stava fuggendo dalla giustizia ma sta piuttosto cercando di evitare «ingiustizia e persecuzione politica». L’ex presidente di Nissan, che si trovava in libertà vigilata a Tokyo in attesa di processo per frode industriale e fiscale, non ha fornito dettagli su come è uscito dal Giappone ma ha promesso di parlare presto ai giornalisti. Subito dopo la conferma della notizia, il pubblico ministero giapponese ha chiesto alla corte distrettuale di Tokyo la revoca della libertà vigilata, come riportato dai media giapponesi, spiegando che se il tribunale accoglie l’istanza, la libertà vigilata verrà annullata e la cauzione di 1,5 miliardi di yen (12,3 milioni di euro) verrà confiscata.

L’AFFONDO CONTRO LA GIUSTIZIA GIAPPONESE

«Ora sono in Libano e non sarò più tenuto in ostaggio da un sistema giudiziario giapponese truccato in cui si presume la colpa, la discriminazione dilaga e vengono negati i diritti umani di base, in flagrante disprezzo degli obblighi legali del Giappone ai sensi del diritto internazionale e dei trattati che è vincolato a sostenere», si legge in una dichiarazione. I media giapponesi hanno citato pubblici ministeri che affermano di non sapere come Ghosn abbia lasciato il Paese. L’ex presidente di Nissan, che è di origine libanese e detiene passaporti francese e libanese, è stato arrestato in Giappone nel novembre 2018 e sta affrontando varie accuse di cattiva condotta finanziaria. Dovrebbe affrontare un processo nell’aprile del 2020.

ANCHE I LEGALI COLTI DI SORPRESA

L’avvocato di Ghosn in Giappone, Junichiro Hironaka, si è detto «stupito» dalla decisione del suo cliente di lasciare il paese, affermando di non avere avuto alcun contatto con l’ex numero uno della Nissan-Renault. «Siamo completamente interdetti», ha detto Hironaka alla stampa, negando di essere in grado di raggiungere telefonicamente l’ex tycoon, che si trova a Beirut. Nei confronti di Ghosn ci sono quattro capi di imputazione, tra cui l’aver sottostimato i propri compensi per un periodo compreso tra il 2010 e il 2017, e l’abuso di fiducia aggravata. Accuse che Ghosn ha sempre negato, asserendo di essere vittima di una cospirazione all’interno della casa auto nipponica. Dallo scorso aprile era stato rilasciato su cauzione con l’obbligo di rimanere nella sua residenza di Tokyo, e il vincolo di consegna del passaporto al proprio avvocato. Qualsiasi spostamento in Giappone per più di tre giorni doveva essere autorizzato dal suo legale, e anche solo per contattare la moglie l’ex dirigente doveva richiedere il permesso del tribunale. Una telecamera di sorveglianza era installata nella sua residenza, e l’accesso al telefono cellulare doveva essere controllato dal proprio avvocato, così come la navigazione su internet.

TOKYO E BEIRUT NON HANNO UN TRATTATO SULL’ESTRADIZIONE

Secondo il database dell’ufficio non ci sono indicazioni della partenza di Ghosn, ma una fonte del ministero dei Trasporti ha riferito all’agenzia Kyodo che un aereo privato è partito dall’aeroporto internazionale del Kansai di Osaka nella serata di domenica, e diretto a Instabul, ma non si hanno dettagli sulle identità dell’equipaggio a bordo. Il governo di Tokyo non ha firmato un trattato di estradizione con il Libano, rendendo molto difficile l’estradizione di Ghosn se le autorità di Beirut rifiutano di consegnare l’ex tycoon alla giustizia nipponica. Secondo il Financial Times, Ghosn è atterrato all’aeroporto internazionale di Beirut Rafic al-Hariri nella tarda serata del 20 dicembre, mentre il giornale libanese Al-Joumhouria ha scritto che l’ex dirigente è volato dalla Turchia su un aereo privato. Il centro di Immigrazione giapponese ha reso noto di non avere dettagli sulla partenza di Ghosn.

BEIRUT: «GHOSN ENTRATO NEL PAESE LEGALMENTE»

Da Beirut, intanto, hanno fatto sapere che «Carlos Ghosn è entrato in Libano legalmente e contro di lui non c’è alcuna misura né alcun procedimento giudiziario». Secondo un comunicato della Direzione della Sicurezza generale del Libano, citato dal quotidiano libanese L’Orient-Le Jour, «nelle ultime ore ci sono state numerose interpretazioni sull’ingresso del cittadino libanese a Beirut».

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I cantanti in gara a Sanremo 2020 svelati da Amadeus

Per la prima volta Piero Pelù. Ma ci sono anche Bugo (in coppia con Morgan) ed Elettra Lamborghini. Sul palco dell'Ariston torna Francesco Gabbani.

Amadeus, conduttore e direttore artistico di Sanremo 2020, ha annunciato in un’intervista a Repubblica i nomi dei cantanti in gara alla 70esima edizione del Festival. Tanti i rapper e gli artisti provenienti dai talent, ma non mancano le sorprese.

I NOMI DEI 22 BIG IN GARA

I Big sono in tutto ventidue: Marco Masini, Michele Zarrillo, Alberto Urso (il tenore pop vincitore di Amici), Elettra Lamborghini, Achille Lauro, Anastasio (vincitore di X Factor), Bugo e Morgan, Diodato, Elodie, Enrico Nigiotti, Francesco Gabbani. E poi: Irene Grandi, Le Vibrazioni, Levante, Junior Cally, Paolo Jannacci, Piero Pelù (prima volta assoluta) e Giordana Angi (da Amici). Infine Pinguini Tattici Nucleari, Rancore, Raphael Gualazzi e Riki (anche lui da Amici). Tutti gli artisti saranno ospiti il 6 gennaio nella puntata speciale di Rai 1 de I Soliti ignoti dedicata alla Lotteria Italia e annunceranno nel corso della trasmissione i titoli delle loro canzoni.

NON SI CONOSCE ANCORA L’OSPITE INTERNAZIONALE

Per le Nuove Proposte i nomi si sapevano già. Sul palco si sfideranno: Eugenio in Via Di Gioia, Fadi, Fasma, Gabriella Martinelli e Lula, Leo Gassmann, Marco Sentieri, Matteo Faustini, Tecla Insolia. Le due categorie non saranno accorpate, a differenza di quanto accaduto nel 2018. Amadeus ha detto di aver scelto gli artisti tenendo conto «soltanto delle canzoni». Voleva «dei pezzi radiofonici, delle potenziali hit». Tra gli ospiti ci saranno Fiorello, Roberto Benigni, Salmo (la prima serata) e Tiziano Ferro per tutte e cinque le serate. Non si sa ancora quale sarà l’ospite internazionale.

IL NODO DELLE PRESENZE FEMMINILI SCIOLTO IL 3 GENNAIO

Accanto ad Amadeus si alterneranno diverse donne: Antonella Clerici sarebbe felice di partecipare e il conduttore ha confermato di aver contattato la giornalista Rula Jebreal. Ma tutto si deciderà il 3 gennaio: «Vedrò il direttore di rete e solo allora si concretizzeranno le scelte sulle presenze femminili al Festival. Saranno legate alla sola logica dello spettacolo e nient’altro». Sanremo, ha detto ancora Amadeus, «è come un cavallo imbizzarrito, ma io sono figlio di un istruttore di equitazione. Non si dica che ho subito pressioni, non so neanche di quali case discografiche fossero i 22 cantanti che ho scelto».

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Centinaia di manifestanti contro l’ambasciata americana di Baghdad

Hanno tentato di assaltare l'edificio dopo i raid che hanno provocato la morte di 25 combattenti di una milizia sciita appoggiata dall'Iran.

Centinaia di iracheni hanno tentato di assaltare l’ambasciata americana di Baghdad, per protestare contro i raid Usa che hanno ucciso 25 combattenti di una milizia sciita appoggiata dall’Iran.

IL CORTEO DOPO IL FUNERALE

Secondo il New York Times i partecipanti al funerale, una volta terminata la cerimonia, hanno deciso di marciare verso la Zona Verde dove ha sede l’ambasciata. La folla ha uralto: «Down, down Usa!».

DISTRUTTE LE TELECAMERE DI SICUREZZA

Le guardie di sicurezza si sono ritirate all’interno del palazzo, mentre i manifestanti hanno lanciato bottiglie e distrutto le telecamere di sicurezza all’esterno dell’edificio. I manifestanti hanno anche appeso fuori dalle mura dell’ambasciata le bandiere gialle della milizia Kataeb Hezbollah.

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Indagato per corruzione il prefetto di Cosenza

Paola Galeone è accusata di aver preso una mazzetta di 700 euro da un'imprenditrice, che ha denunciato tutto alla polizia.

Il prefetto di Cosenza, Paola Galeone, di 58 anni, é indagata per corruzione. Lo scrive la Gazzetta del Sud’. L’ipotesi accusatoria a carico del prefetto é di avere intascato da un’imprenditrice, che ha denunciato i fatti alla Polizia, una ‘mazzetta’ di 700 euro.

Sarebbe stata videoripresa dal personale della Squadra mobile di Cosenza la consegna da parte di un’imprenditrice al prefetto della città bruzia, Paola Galeone, di una mazzetta di 700 euro per la quale la stessa Galeone é indagata per corruzione. Lo scrive la Gazzetta del sud. La consegna della busta contenente il denaro, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe avvenuta in un bar di Cosenza. Secondo quanto scrive il giornale, il prefetto Galeone avrebbe proposto all’imprenditrice di emettere una fattura fittizia di 1.220 euro allo scopo di intascare la parte di fondo di rappresentanza accordata ai prefetti che era rimasta disponibile alla fine dell’anno. Sempre secondo l’accusa, 700 euro della somma concordata sarebbero andati al prefetto Galeone e 500 all’imprenditrice. Quest’ultima ha denunciato i fatti alla Polizia, con la quale ha concordato luogo, data e ora per la consegna dei soldi al prefetto Galeone, consentendo che il tutto venisse documentato visivamente dal personale della Squadra mobile.

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Incendio nel cantiere del viadotto Polcevera a Genova

In fiamme la pila 13, al momento non si registrano feriti. Il rogo sarebbe partito dalle scintille di un flessibile usato da un operaio.

Un grosso incendio è divampato nel cantiere del nuovo viadotto Polcevera a Genova. Le fiamme hanno avvolto la pila 13. Sul posto sono intervenute cinque squadre dei vigili del fuoco. Al momento non si registrano feriti. Via Fillak è stata chiusa al traffico per consentire le operazioni in sicurezza.

LE POSSIBILI CAUSE DEL ROGO

Secondo una prima ricostruzione, il rogo sarebbe partito da un flessibile usato da un operaio. Le scintille avrebbero raggiunto strutture in polistirolo all’interno della pila, dando origine all’incendio.

LAVORI IN RITARDO

Le fiamme sono adesso sotto controllo, ma l’incidente è destinato a causare ulteriori ritardi nei lavori, che si aggiungono al mese e mezzo annunciato nelle scorse settimane dal sindaco di Genova Marco Bucci, commissario per la ricostruzione.

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Bancarotta Etruria, tra i 14 a processo c’è Pier Luigi Boschi

La procura di Arezzo ha esercitato la citazione diretta a giudizio per gli ex dirigenti e membri del cda dell'istituto toscano. Tra loro il padre dell'ex ministra. Faro degli inquirenti sulle maxi-consulenze.

Citazione diretta a giudizio per bancarotta colposa, davanti al giudice monocratico di Arezzo, per 14 ex dirigenti e membri dell’ultimo cda di Banca Etruria. L’iniziativa è stata esercitata dalla procura di Arezzo per il reato di bancarotta colposa contestata per l’incarico di consulenze esterne date per cercare un partner per la banca aretina ma ritenute dai pm inutili e tali da aggravarne il crac. Tra i citati dalla procura c’è Pier Luigi Boschi, padre dell’ex ministro Maria Elena, che fu membro di quel cda, e stavolta Boschi finirebbe a processo per la prima volta nell’intera vicenda Etruria.

DUE ARCHIVIAZIONI NEL 2019

A ottobre, infatti, una sua posizione è stata archiviata nel filone relativo alla mancata fusione di Etruria con Popolare Vicenza. Per lui e altri imputati il gip non ha ravvisato l’integrazione del reato di bancarotta circa la valutazione di un’eventuale fusione tra le due banche. A febbraio 2019 Boschi era inoltre stato archiviato, sempre con altri indagati, dal filone di falso in prospetto riguardo a comunicazioni date ai risparmiatori per sottoscrivere alcuni prodotti. Invece, entro i primi di gennaio 2020 è attesa la decisione del gup Piergiorgio Ponticelli sul filone dedicato alla liquidazione da 700.000 euro data all’ex dg Luca Bronchi nel 2014: tra i 12 imputati che attendono c’è anche Boschi senior.

FARO DELLA PROCURA SULLE SUPER CONSULENZE

Nella citazione diretta per i 14 la procura ipotizza la bancarotta colposa per superconsulenze fra cui 4 milioni di euro pagati per incarichi a grandi società (Mediobanca e Bain) e importanti studi legali (Grande Stevens a Torino e Zoppini a Roma). Per la procura i 14 imputati citati a giudizio non avrebbero vigilato sulla redazione delle consulenze, che gli inquirenti ritengono in gran parte inutili e ripetitive, nonché tali da contribuire all’aggravamento del dissesto. In questo filone c’erano 17 indagati. Ai 14 per cui la procura ha esercitato la citazione diretta, si aggiungono l’ex presidente Lorenzo Rosi, l’ex dg Luca Bronchi e l’ex vicepresidente Alfredo Berni: ma questi tre, già coinvolti nel processo per bancarotta fraudolenta tuttora in corso (Rosi è imputato, Bronchi e Berni vi sono stati condannati in rito abbreviato), la procura non li ha citati essendo già contestati a loro in quel processo gli stessi fatti del filone consulenze. Il maxi-processo con 25 imputati riprenderà il 9 gennaio ad Arezzo.

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Fioramonti lascia il M5s e passa al gruppo misto

L'ex ministro dell'Istruzione ha annunciato l'intenzione di uscire dei pentastellati. «C'è diffuso sentimento di delusione».

L’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti ha lasciato il gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle e si è iscritto, «a titolo puramente individuale», al gruppo Misto. Lo ha annunciato lo stesso Fioramonti su Facebook.

Questi giorni sono stati difficili. Il mio nome sballottolato sui giornali per ogni sorta di retroscena, speculazione e…

Posted by Lorenzo Fioramonti on Monday, December 30, 2019

«Il Movimento 5 Stelle mi ha deluso molto. So che esiste un senso di delusione profondo, più diffuso di quanto si voglia far credere», ha scritto ancora l’ex titolare del Miur annunciando di aver comunicato al Presidente della Camera la «decisione di lasciare il gruppo parlamentare ed approdare al misto». «È come se quei valori di trasparenza, democrazia interna e vocazione ambientalista che ne hanno animato la nascita si fossero persi nella pura amministrazione, sempre più verticistica, dello status quo», ha aggiunto.

«ATTACCHI FEROCI CONTRO LA MIA PERSONA»

«Gli attacchi più feroci sono arrivati dal Movimento 5 Stelle, non criticando la mia scelta, ma colpendo la mia persona. Anche se tutti, ma proprio tutti, sapevano da mesi come la pensavo», ha aggiunto l’ex titolare del Miur spiegando che l’addio al gruppo è legato anche a «tutti gli attacchi che ho ricevuto». «In questo percorso, ho incontrato tante persone che mi hanno sostenuto. Dentro e fuori dal Movimento», ha continuato. «E non c’è niente di male se con alcune di queste persone si è cercato di collaborare per riportare in auge temi cruciali come l’ambiente, lo sviluppo sostenibile, la formazione e la ricerca. Sono questi i veri temi del presente e del futuro. E invece tutti parlano di altro. Si è parlato di gruppi, correnti, partiti. Tutte parole al vento per riempire giornali e pagine web».

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Casaleggio all’attacco su soldi, lobbying e conflitto d’interessi

Duro affondo social dell'amministratore della Casaleggio Associati. Respinte al mittente tutte le accuse su soldi dei deputati, caso Moby e litigi con Grillo.

Davide Casaleggio ha scelto Facebook per passare al contrattacco. In un lungo post il titolare della Casaleggio Associati ha risposto colpo su colpo a tutte le accuse piovute nelle ultime settimane. Dalla gestione dei fondi dei parlamentari del Movimento 5 stelle fino al suo presunto ruolo del piano innovazione. «Ho preferito non alimentare le polveri in un momento delicato come la legge di bilancio visto che mi sembravano strumentali alla contrattazione in corso da parte delle forze parlamentari», ha esordito nel suo post, «ora che la questione é chiusa credo tuttavia opportuno chiarire alcuni punti, per evitare che alla prossima occasione si torni a diffondere notizie prive di fondamento. Per difendersi da numerosi attacchi, Casaleggio Associati si è tutelata più volte per vie legali. Dunque al termine delle cause si appurerà se i tanti declamati scoop sono stati tali o solo bufale per ingannare le persone», ha attaccato.

RESPINTA OGNI ACCUSA DI CONFLITTO D’INTERESSE

«Da anni prosegue la litania del conflitto di interessi, con teorie al limite dell’assurdo, in cui viene continuamente messa in discussione la mia integrità e quella di Casaleggio Associati», si legge nel post, che ha passato poi in rassegna, punto per punto, «una serie di notizie prive di fondamento». «Il cosiddetto conflitto di interessi», ha continuato, «si manifesta quando una persona ha potere di firma su due lati dello stesso tavolo di contrattazione. Non sono parlamentare né ho incarichi di governo, non voto e non firmo leggi». «Sarebbe interessante sapere se i parlamentari che oggi si riempiono la bocca con attacchi nei miei confronti abbiano società di proprietà o quote in diverse di esse per le quali abbiano presentato direttamente in qualità di parlamentari, qui sì con potere di firma, delle leggi o emendamenti che abbiano avuto impatto sulle loro aziende. Mi risulta che 120 parlamentari abbiano una quota di un’azienda. Immagino che qualche giornalista le andrà a verificare prima o poi».

Al termine delle cause si appurerà se i tanti declamati scoop sono stati tali o solo bufale per ingannare le persone

Davide Casaleggio

«MAI GESTITI I SOLDI DEI PARLAMENTARI»

In merito alla polemica sulle restituzioni dei deputati pentastellati, «Casaleggio Associati», ha spiegato il titolare, «non gestisce in alcun modo soldi dei parlamentari o del Movimento 5 stelle. Non c’è alcuna questione di ‘opacità’ o ‘ruoli poco chiari’, è solo una bufala». Alle accuse sui guadagni che Casaleggio Associati farebbe grazie al M5s, Casaleggio ha risposto spiegando che la società «produceva più utili prima della nascita del movimento: 2.7 milioni di euro di fatturato e 617 mila euro di utile nel 2007 prima del MoVimento, lo scorso anno invece 2 milioni di fatturato e 181 mila euro di utile».

«MAI RETRIBUITO PER ROUSSEAU E LAVORO NEL MOVIMENTO»

Riguardo l’interesse che lo stesso Davide Casaleggio avrebbe ad assistere il Movimento: «Se fossi stato interessato ai soli soldi», ha spiegato, «avrei forse potuto aspirare a una nomina da qualche centinaia di migliaia di euro di solo stipendio. Per le attività di Rousseau e per il Movimento non sono mai stato retribuito». Poi un cenno alla questione Casaleggio-Cambridge Analytica? «Si è anche parlato di un’applicazione realizzata sei anni fa (6!) da parte di Casaleggio Associati quando ancora gestiva il blog di Beppe Grillo. L’applicazione era stata realizzata secondo i principi di legge e secondo le indicazioni di Facebook, come migliaia di applicazioni analoghe», ha chiarito.

Il fine d'anno é stato pieno di fuochi d'artificio mediatici. Proprio contestualmente alla chiusura della manovra di…

Posted by Davide Casaleggio on Monday, December 30, 2019

NESSUN RUOLO NEL PIANO INNOVAZIONE

Nel post viene evidenziato in particolare che non ci sia stato nessun ruolo nella stesura del piano innovazione: «Vedere ridurre la discussione sul Piano Innovazione italiano al fatto che dovesse o meno avere il mio nome tra i ringraziamenti è veramente avvilente», ha spiegato. «Sono contento di aver messo a disposizione gratuitamente tutti gli studi che ho pubblicato in questi anni e spero siano serviti nell’elaborazione della strategia. Se può servire a parlare di innovazione in Italia si tolga pure il mio nome dai ringraziamenti di quel documento».

NEGATE LE PRESSIONI IN FAVORE DI MOBY

Tra le varie accuse rispedite al mittente c’è stata anche quella inerente al rapporto con l’operatore di trasporti marittimi Moby: «Nessun parlamentare o persona con incarichi governativi ha mai ricevuto pressioni di alcun tipo a favore di Moby (o per qualunque altro cliente di Casaleggio Associati) da parte mia o della mia azienda e qualunque parlamentare che si sia occupato di trasporti lo può confermare». «Tanto che, in realtà», ha aggiunto Casaleggio, «per ciò che riguarda i suoi rapporti con lo Stato e con il governo era spesso sotto attacco e non mi risulta alcun vantaggio ‘politico’ ricevuto dall’azienda di traghetti».

SMENTITO ANCHE IL CONFLITTO CON GIRLLO

«Certa stampa», ha proseguito, «mi vorrebbe in conflitto perenne con Beppe arrivando ad inventarsi situazioni e virgolettati mai detti».

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Casaleggio all’attacco su soldi, lobbying e conflitto d’interessi

Duro affondo social dell'amministratore della Casaleggio Associati. Respinte al mittente tutte le accuse su soldi dei deputati, caso Moby e litigi con Grillo.

Davide Casaleggio ha scelto Facebook per passare al contrattacco. In un lungo post il titolare della Casaleggio Associati ha risposto colpo su colpo a tutte le accuse piovute nelle ultime settimane. Dalla gestione dei fondi dei parlamentari del Movimento 5 stelle fino al suo presunto ruolo del piano innovazione. «Ho preferito non alimentare le polveri in un momento delicato come la legge di bilancio visto che mi sembravano strumentali alla contrattazione in corso da parte delle forze parlamentari», ha esordito nel suo post, «ora che la questione é chiusa credo tuttavia opportuno chiarire alcuni punti, per evitare che alla prossima occasione si torni a diffondere notizie prive di fondamento. Per difendersi da numerosi attacchi, Casaleggio Associati si è tutelata più volte per vie legali. Dunque al termine delle cause si appurerà se i tanti declamati scoop sono stati tali o solo bufale per ingannare le persone», ha attaccato.

RESPINTA OGNI ACCUSA DI CONFLITTO D’INTERESSE

«Da anni prosegue la litania del conflitto di interessi, con teorie al limite dell’assurdo, in cui viene continuamente messa in discussione la mia integrità e quella di Casaleggio Associati», si legge nel post, che ha passato poi in rassegna, punto per punto, «una serie di notizie prive di fondamento». «Il cosiddetto conflitto di interessi», ha continuato, «si manifesta quando una persona ha potere di firma su due lati dello stesso tavolo di contrattazione. Non sono parlamentare né ho incarichi di governo, non voto e non firmo leggi». «Sarebbe interessante sapere se i parlamentari che oggi si riempiono la bocca con attacchi nei miei confronti abbiano società di proprietà o quote in diverse di esse per le quali abbiano presentato direttamente in qualità di parlamentari, qui sì con potere di firma, delle leggi o emendamenti che abbiano avuto impatto sulle loro aziende. Mi risulta che 120 parlamentari abbiano una quota di un’azienda. Immagino che qualche giornalista le andrà a verificare prima o poi».

Al termine delle cause si appurerà se i tanti declamati scoop sono stati tali o solo bufale per ingannare le persone

Davide Casaleggio

«MAI GESTITI I SOLDI DEI PARLAMENTARI»

In merito alla polemica sulle restituzioni dei deputati pentastellati, «Casaleggio Associati», ha spiegato il titolare, «non gestisce in alcun modo soldi dei parlamentari o del Movimento 5 stelle. Non c’è alcuna questione di ‘opacità’ o ‘ruoli poco chiari’, è solo una bufala». Alle accuse sui guadagni che Casaleggio Associati farebbe grazie al M5s, Casaleggio ha risposto spiegando che la società «produceva più utili prima della nascita del movimento: 2.7 milioni di euro di fatturato e 617 mila euro di utile nel 2007 prima del MoVimento, lo scorso anno invece 2 milioni di fatturato e 181 mila euro di utile».

«MAI RETRIBUITO PER ROUSSEAU E LAVORO NEL MOVIMENTO»

Riguardo l’interesse che lo stesso Davide Casaleggio avrebbe ad assistere il Movimento: «Se fossi stato interessato ai soli soldi», ha spiegato, «avrei forse potuto aspirare a una nomina da qualche centinaia di migliaia di euro di solo stipendio. Per le attività di Rousseau e per il Movimento non sono mai stato retribuito». Poi un cenno alla questione Casaleggio-Cambridge Analytica? «Si è anche parlato di un’applicazione realizzata sei anni fa (6!) da parte di Casaleggio Associati quando ancora gestiva il blog di Beppe Grillo. L’applicazione era stata realizzata secondo i principi di legge e secondo le indicazioni di Facebook, come migliaia di applicazioni analoghe», ha chiarito.

Il fine d'anno é stato pieno di fuochi d'artificio mediatici. Proprio contestualmente alla chiusura della manovra di…

Posted by Davide Casaleggio on Monday, December 30, 2019

NESSUN RUOLO NEL PIANO INNOVAZIONE

Nel post viene evidenziato in particolare che non ci sia stato nessun ruolo nella stesura del piano innovazione: «Vedere ridurre la discussione sul Piano Innovazione italiano al fatto che dovesse o meno avere il mio nome tra i ringraziamenti è veramente avvilente», ha spiegato. «Sono contento di aver messo a disposizione gratuitamente tutti gli studi che ho pubblicato in questi anni e spero siano serviti nell’elaborazione della strategia. Se può servire a parlare di innovazione in Italia si tolga pure il mio nome dai ringraziamenti di quel documento».

NEGATE LE PRESSIONI IN FAVORE DI MOBY

Tra le varie accuse rispedite al mittente c’è stata anche quella inerente al rapporto con l’operatore di trasporti marittimi Moby: «Nessun parlamentare o persona con incarichi governativi ha mai ricevuto pressioni di alcun tipo a favore di Moby (o per qualunque altro cliente di Casaleggio Associati) da parte mia o della mia azienda e qualunque parlamentare che si sia occupato di trasporti lo può confermare». «Tanto che, in realtà», ha aggiunto Casaleggio, «per ciò che riguarda i suoi rapporti con lo Stato e con il governo era spesso sotto attacco e non mi risulta alcun vantaggio ‘politico’ ricevuto dall’azienda di traghetti».

SMENTITO ANCHE IL CONFLITTO CON GIRLLO

«Certa stampa», ha proseguito, «mi vorrebbe in conflitto perenne con Beppe arrivando ad inventarsi situazioni e virgolettati mai detti».

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Genova, crollano calcinacci dal soffitto di una galleria: chiuso un tratto della A26

Parte del soffitto della galleria Bertè tra fra Ovada e Masone in direzione Genova è crollato, senza però colpire le auto in transito. Chiuso il tratto fino al bivio A26/A10.

Non c’è pace per le autostrade in Liguria. Dopo le code chilometriche in A10, fino a 25 km, che si si sono registrate nei giorni scorsi nel tratto tra Genova e Savona, per la presenza di numerosi cantieri, il 30 dicembre è crollata parte della volta della galleria Bertè in A26, la Genova – Gravellona Toce. Lastre di cemento sono cadute sulla corsia centrale delle tre su ci si viaggia in quel tratto. Solo per un caso nessun mezzo è stato investito.

Il tratto da Masone fino al bivio A26-A10 è stato chiuso con uscita obbligatoria a Masone. La A26 ha aveva fatto parlare di sè nelle settimane scorse quando, per intervento della procura di Genova, era stata chiusa per verificare la staticità di due viadotti del tratto genovese, il Fado e il Pecetti. Seguirono polemiche perché l’intervento isolava la Liguria da Milano e il nord-ovest, poi le verifiche hanno scongiurato particolari pericoli permettendo di realizzare gli interventi di manutenzione con limitazioni alla circolazione, ma l’autostrada era stata riaperta.

IL MIT CONVOCA AUTOSTRADE

Il ministero ha convocato d’urgenza Autostrade per l’Italia per le 10 di martedì 31. Il crollo della volta della galleria è l’ennesimo episodio di un periodo buio per le autostrade liguri dove sono numeri i cantieri e percorrerle diventa spesso una odissea, soprattutto per chi è diretto nel ponente della regione. Così, anche per mitigare i disagi a chi viaggia, Autostrade si è detta pronta a tagliare i pedaggi in Liguria per circa 10 milioni. I cantieri sono allestiti per la messa in sicurezza di ponti e viadotti, per contenere frane e per verificare la stabilità dei pannelli fonoassorbenti dopo che la procura di Genova aveva segnalato irregolarità nelle forniture.

POSSIBILI INTERVENTI ANCHE IN ABRUZZO, MARCHE E CAMPANIA

La disponibilità alla riduzione dei pedaggi è emersa nel corso della riunione che si è svolta al Mit, su impulso del ministro Paola De Micheli, sulle emergenze che oltre alla Liguria coinvolgono Marche, Abruzzo e Campania. Il Mit ha chiesto che, in circostanze di analogo disagio su tutte le altre tratte gestite, il concessionario adotti uguali misure di agevolazione tariffaria. In merito alla situazione ligure sono state verificate le soluzioni tecniche per limitare i disagi e accelerare la cantierizzazione per le barriere antirumore e antivento, oltre agli interventi per la sicurezza. Per quanto riguarda la Liguria il Mit «ha disposto l’attivazione di una cabina di coordinamento tra i concessionari e gli esperti del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per stabilire la priorità dei cantieri e ridurre al massimo i disagi».

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Genova, crollano calcinacci dal soffitto di una galleria: chiuso un tratto della A26

Parte del soffitto della galleria Bertè tra fra Ovada e Masone in direzione Genova è crollato, senza però colpire le auto in transito. Chiuso il tratto fino al bivio A26/A10.

Non c’è pace per le autostrade in Liguria. Dopo le code chilometriche in A10, fino a 25 km, che si si sono registrate nei giorni scorsi nel tratto tra Genova e Savona, per la presenza di numerosi cantieri, il 30 dicembre è crollata parte della volta della galleria Bertè in A26, la Genova – Gravellona Toce. Lastre di cemento sono cadute sulla corsia centrale delle tre su ci si viaggia in quel tratto. Solo per un caso nessun mezzo è stato investito.

Il tratto da Masone fino al bivio A26-A10 è stato chiuso con uscita obbligatoria a Masone. La A26 ha aveva fatto parlare di sè nelle settimane scorse quando, per intervento della procura di Genova, era stata chiusa per verificare la staticità di due viadotti del tratto genovese, il Fado e il Pecetti. Seguirono polemiche perché l’intervento isolava la Liguria da Milano e il nord-ovest, poi le verifiche hanno scongiurato particolari pericoli permettendo di realizzare gli interventi di manutenzione con limitazioni alla circolazione, ma l’autostrada era stata riaperta.

IL MIT CONVOCA AUTOSTRADE

Il ministero ha convocato d’urgenza Autostrade per l’Italia per le 10 di martedì 31. Il crollo della volta della galleria è l’ennesimo episodio di un periodo buio per le autostrade liguri dove sono numeri i cantieri e percorrerle diventa spesso una odissea, soprattutto per chi è diretto nel ponente della regione. Così, anche per mitigare i disagi a chi viaggia, Autostrade si è detta pronta a tagliare i pedaggi in Liguria per circa 10 milioni. I cantieri sono allestiti per la messa in sicurezza di ponti e viadotti, per contenere frane e per verificare la stabilità dei pannelli fonoassorbenti dopo che la procura di Genova aveva segnalato irregolarità nelle forniture.

POSSIBILI INTERVENTI ANCHE IN ABRUZZO, MARCHE E CAMPANIA

La disponibilità alla riduzione dei pedaggi è emersa nel corso della riunione che si è svolta al Mit, su impulso del ministro Paola De Micheli, sulle emergenze che oltre alla Liguria coinvolgono Marche, Abruzzo e Campania. Il Mit ha chiesto che, in circostanze di analogo disagio su tutte le altre tratte gestite, il concessionario adotti uguali misure di agevolazione tariffaria. In merito alla situazione ligure sono state verificate le soluzioni tecniche per limitare i disagi e accelerare la cantierizzazione per le barriere antirumore e antivento, oltre agli interventi per la sicurezza. Per quanto riguarda la Liguria il Mit «ha disposto l’attivazione di una cabina di coordinamento tra i concessionari e gli esperti del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per stabilire la priorità dei cantieri e ridurre al massimo i disagi».

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Sequestri e divieti da Nord a Sud contro i botti in vista del Capodanno 2020

Forze dell'ordine e sindaci si preparano ai festeggiamenti di fine anno. Crescono le confische da Nord a Sud. E sempre più sindaci firmano divieti di utilizzo.

Proseguono serrati i controlli di botti, candelotti e fuochi d’artificio in vista della notte di Capodanno. Allo stesso tempo è aumentato il numero dei sindaci che hanno disposto ordinanze per vietare l’utilizzo di materiale pirotecnico che lo scorso anno, durante la notte di San Silvestro, hanno provocato 216 feriti, tra cui 13 gravi e 41 minorenni. Mentre animalisti e ambientalisti ne ricordano anche i danni per gli animali e l’ambiente.

RAFFICA DI SEQUESTRI TRA MILANO, ROMA E NAPOLI

Nelle ultime ore che precedono la fine dell’anno, le operazioni più importanti hanno visto il sequestro di 740 chili di botti da parte della Guardia di Finanza di Milano, che ha denunciato tre uomini e ne ha arrestato un quarto. Mentre le Fiamme gialle di Roma hanno scoperto oltre 1.500 chili di botti illegali provenienti da una rivendita gestita da un cinese. A Spoleto sono stati sequestrati 25 chili di petardi mentre a Napoli è stato fermato un uomo che viaggiava su un’auto con 50 chili di botti illegali, acquistati tramite i social network. Interventi che si sommano a quelli dei giorni scorsi.

DANNI ANCHE DAI BOTTI LEGALI

Petardi, fontanelle e bengala, però, possono rappresentare un rischio anche se non di provenienza illegale. Basta, infatti, una distrazione a provocare danni che sono «simili a quelli provocati da materiale bellico», ha spiegato Giorgio Pajardi, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia della mano dell’Ospedale San Giuseppe di Milano. In caso di incidenti «vengono danneggiati soprattutto mani, volto, occhi e udito. Per quanto riguarda la mano», ha aggiunto, «l’evento più ricorrente è un trauma da proiettile: i tessuti si bruciano, coinvolgendo ossa, tendini, nervi». Anche se le ricostruzioni chirurgiche oggi possano fare molto, «queste lesioni a volte sono irreversibili».

I RISCHI PER ANIMALI E AMBIENTE

Tradizione irrinunciabile per molti, i botti di Capodanno rappresentano anche un rischio per gli animali, domestici e selvatici. Migliaia ne rimangono feriti in modo diretto, altri come uccelli, cani e gatti perdono il senso dell’orientamento a causa dello spavento, e rischiano la vita per mettersi in fuga. Senza dimenticare i danni per l’inquinamento dell’ambiente, ha osservato il Wwf in una nota. «Va considerata l’enorme quantità di rifiuti generati dai fuochi, soprattutto per quelli detonati in mare. L’alluminio, a contatto con l’acqua salata del mare, può modificarsi e rilasciare sostanze nocive».

BOOM DI DIVIETI DA NORD A SUD

Per questo cresce il numero di città che, da Nord a Sud, hanno deciso quest’anno di vietarne l’utilizzo. Nel 2017 a lasciare Roma senza botti era stata la sindaca Virginia Raggi. Tantissime le città che li metteranno off limits quest’anno, sostituendoli con concerti in piazza e giochi di luce: da Parma a Catania, da Fermo a Pescara e ancora, tra le tante, La Spezia, Sulmona, Aosta, Terni, Pistoia. A Firenze, niente botti e vetro ‘zero’ in area Unesco. Ordinanza anti-botti anche a Palermo. Decisioni che vedono il plauso delle associazioni ambientaliste e degli animalisti, dalla Lipu all’Ente Nazionale per la Protezione degli Animali (Enpa). «Vietarli è un gesto di civiltà e di responsabilità» ma le ordinanze, ha osservato Ilaria Innocenti, responsabile Area Animali Familiari della Lega Antivivisezione (Lav) «vengono emanate troppo tardi e non sono lo strumento ideale».

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Cinque persone sono state indagate per la valanga in Val Senales

Proseguono le rilevazioni delle forze dell'ordine dopo la tragedia del 28 dicembre costata la vita a una donna e due bambine di sette anni. Tra le ipotesi omicidio colposo e disastro colposo.

Cinque persone sono state iscritte nel registro degli indagati per la valanga che sabato 28 dicembre, intorno all’ora di pranzo, ha investito alcuni sciatori sulla pista “Teufelsegg” in Val Senales, provocando la morte di una donna di 25 anni, di sua figlia di sette e di un’altra bambina sempre di sette anni, tutte provenienti dalla Germania. Lo rende noto il procuratore della Repubblica di Bolzano, Giancarlo Bramante.

SI INDAGA PER OMICIDIO COLOSO

Le ipotesi di reato sono omicidio colposo plurimo e disastro colposo derivante da valanga. Durante un volo di ricognizione ed un sopralluogo sulla pista, che è stata sottoposta a sequestro probatorio, sono stati rilevati, anche fotograficamente, la dimensione della valanga ed i punti di distacco. La procura ha anche incaricato un consulente di ricostruire la dinamica dell’accaduto. La magistratura, infine, ha rilasciato i nulla osta per i funerali delle vittime.

I DUE FRONTI DELL’INDAGINE

Gli indagati, a vario titolo, sono responsabili della gestione e della sicurezza del centro sciistico. L’inchiesta si muoverà su due fronti: in primo luogo va chiarito se si è trattato di un distacco spontaneo oppure se la slavina sia stata provocata da uno sciatore durante un fuoripista. Come ha confermato ai microfoni della Rai di Bolzano l’esperto valanghe della Provincia di Bolzano Lukas Rastner, che ha sorvolato la zona in elicottero, sul pendio sul bordo della slavina sono stati individuate tracce di sci. Sarà comunque quasi impossibile stabilire con esattezza a quando risalgono.

TRAGEDIA FORSE DETTATA DAGLI ACCUMULI DI NEVE

Secondo Rastner, una causa è da attribuire agli accumuli eolici in quota. La scorsa settimana è infatti caduta neve fresca che poi è stata spostata dal forte vento che soffiava nei giorni prima della tragedia. Il secondo quesito che dovrà essere chiarito dall’inchiesta riguarda invece la prevedibilità dell’incidente. La pista Teufelsegg (l’Angolo del Diavolo) spesso viene chiusa proprio per non correre rischi. In questo caso gli sciatori dalle piste sul ghiacciaio a oltre 3.000 metri devono tornare a valle in funivia e non con gli sci ai piedi. In serata a Maso Corto, in val Senales, è in programma una commemorazione per ricordare le tre vittime della slavina. La donna morta – scrive oggi il tabloid Bild – era un medico dell’esercito tedesco.

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