Il calciatore Quincy Promes condannato a 18 mesi, aveva accoltellato il cugino

Un tribunale dei Paesi Bassi ha condannato Quincy Promes, calciatore dello Spartak Mosca, a un anno e mezzo di carcere con l’accusa di aggressione: nell’estate del 2020, a una festa di famiglia, aveva accoltellato suo cugino a una gamba durante una discussione. L’ufficio del pubblico ministero aveva chiesto che fosse condannato a due anni, in quanto essendo un atleta famoso «funge da modello per gli altri». Promes, che al momento si trova in Russia, è pronto a fare ricorso. Lo ha reso noto il suo avvocato.

Il calciatore Quincy Promes condannato a 18 mesi, aveva accoltellato il cugino. È anche indagato per traffico di cocaina.
Quincy Promes con lo Spartak Mosca, in azione contro il Napoli nel 2021 (Getty Images).

Promes continua a dichiararsi innocente, ma in alcune intercettazioni ha praticamente ammesso la sua colpevolezza. «Siete fortunati che non giro più con un’arma da fuoco, altrimenti quel coso sarebbe finito pure peggio», ha detto in una telefonata poi acquisita dagli inquirenti.

Olandese, ha raccolto le principali soddisfazioni con la maglia dello Spartak Mosca

Nel 2020, quando si è verificato l’accoltellamento, Promes giocava in patria nell’Ajax, con cui a fine stagione era poi diventato campione dei Paesi Bassi. Dopo un inizio di carriera nei Paesi Bassi con Twente e Go Ahead Eagles, ha militato perlopiù nello Spartak Mosca, dove ha giocato dal 2014 al 2018 e poi di nuovo dal 2021. In mezzo all’anno e mezzo trascorso con l’Ajax, anche una stagione da dimenticare nel Siviglia. Una volta campione di Russia, Promes nel 2018 si è laureato capocannoniere della Prem’er-Liga. Nel corso della carriera, ha collezionato 50 presenze nella nazionale olandese, condite da sette reti.

Il calciatore Quincy Promes condannato a 18 mesi, aveva accoltellato il cugino. È anche indagato per traffico di cocaina.
Quincy Promes con la maglia dei Paesi Bassi: vanta 50 presenze in Nazionale (Getty Images)

Promes è anche indagato per il contrabbando di oltre una tonnellata di cocaina

Il caso dell’accoltellamento al cugino non è il principale grattacapo per Promes, che è attualmente indagato per traffico di cocaina: alla fine di maggio è stato infatti accusato di complicità nel contrabbando di due carichi del peso complessivo di 1.370 chilogrammi, dal valore di 75 milioni di euro, attraverso il porto di Anversa in Belgio. Il calciatore, che già in passato era stato sospettato di contrabbando di stupefacenti e di partecipazione a un’organizzazione criminale, rischia molti anni di carcere.

L’addio di Flavio Insinna a l’Eredità: «Siete stati la mia famiglia»

Si chiude un’era. In occasione della puntata trasmessa su Rai Uno la scorsa domenica, 18 giugno, Flavio Insinna ha detto ufficialmente addio ai milioni di telespettatori che fin dal 2018 seguivano fedeli L’Eredità, l’amato quiz che ha condotto negli ultimi 5 anni.

Il saluto commosso di Flavio Insinna a L’Eredità

Appena entrato in studio, il pubblico ha accolto Flavio Insinna con un fragoroso applauso. Terminati i convenevoli, il presentatore ha dichiarato: «Famiglia, è l’ultima puntata della stagione. Grazie, grazie, grazie a tutti. In tutte le lingue del mondo. Grazie alla famiglia de l’Eredità». A questo punto il pubblico presente in studio gli ha regalato una standing ovation, alla quale Insinna ha risposto, commosso: «Basta non si può fare. Grazie famiglia, questa dal vivo e quelle nelle case. In Italia e nel mondo. Grazie con tutto il cuore, mi imbarazzo».

A fine puntata, inoltre, Flavio Insinna ha ripreso con i ringraziamenti, rivolgendosi alla società di produzione Banijay ma ricordando anche tutto quello che lui e gli spettatori hanno vissuto negli ultimi anni, dalle «puntate più corte» ai Mondiali di calcio passando per la guerra in Ucraina tuttora in corso. Qui il video con i saluti finali di Insinna.

Il futuro dell’Eredità: spunta l’ipotesi Pino Insegno

Da ormai diverso tempo si vocifera che molto presto Rai Uno avrà un nuovo volto di punta, quello di Pino Insegno, vicino agli ambienti meloniani. Stando alle ultime indiscrezioni apparse su Dagospia riportate da Giuseppe Candela, sembra che il testimone dell’Eredità sarà preso proprio da Insegno, a partire dal prossimo 1° gennaio 2024.

In base alle ultime indiscrezioni, tra l’altro, Pino Insegno potrebbe ricevere ben presto in Rai uno spazio ancor maggiore. Parlando del futuro di Insegno il giornale di Roberto D’Agostino ha riportato: «C’è chi ipotizza un ritorno alla fiction ma anche uno show in prime time su Rai 1, uno spettacolo in qualche modo legato al mondo della tv. Lavori in corso».

L’addio di Flavio Insinna a l’Eredità: «Siete stati la mia famiglia»

Si chiude un’era. In occasione della puntata trasmessa su Rai Uno la scorsa domenica, 18 giugno, Flavio Insinna ha detto ufficialmente addio ai milioni di telespettatori che fin dal 2018 seguivano fedeli L’Eredità, l’amato quiz che ha condotto negli ultimi 5 anni.

Il saluto commosso di Flavio Insinna a L’Eredità

Appena entrato in studio, il pubblico ha accolto Flavio Insinna con un fragoroso applauso. Terminati i convenevoli, il presentatore ha dichiarato: «Famiglia, è l’ultima puntata della stagione. Grazie, grazie, grazie a tutti. In tutte le lingue del mondo. Grazie alla famiglia de l’Eredità». A questo punto il pubblico presente in studio gli ha regalato una standing ovation, alla quale Insinna ha risposto, commosso: «Basta non si può fare. Grazie famiglia, questa dal vivo e quelle nelle case. In Italia e nel mondo. Grazie con tutto il cuore, mi imbarazzo».

A fine puntata, inoltre, Flavio Insinna ha ripreso con i ringraziamenti, rivolgendosi alla società di produzione Banijay ma ricordando anche tutto quello che lui e gli spettatori hanno vissuto negli ultimi anni, dalle «puntate più corte» ai Mondiali di calcio passando per la guerra in Ucraina tuttora in corso. Qui il video con i saluti finali di Insinna.

Il futuro dell’Eredità: spunta l’ipotesi Pino Insegno

Da ormai diverso tempo si vocifera che molto presto Rai Uno avrà un nuovo volto di punta, quello di Pino Insegno, vicino agli ambienti meloniani. Stando alle ultime indiscrezioni apparse su Dagospia riportate da Giuseppe Candela, sembra che il testimone dell’Eredità sarà preso proprio da Insegno, a partire dal prossimo 1° gennaio 2024.

In base alle ultime indiscrezioni, tra l’altro, Pino Insegno potrebbe ricevere ben presto in Rai uno spazio ancor maggiore. Parlando del futuro di Insegno il giornale di Roberto D’Agostino ha riportato: «C’è chi ipotizza un ritorno alla fiction ma anche uno show in prime time su Rai 1, uno spettacolo in qualche modo legato al mondo della tv. Lavori in corso».

Previsioni meteo, ondata di caldo in arrivo: mercoledì 21 giugno fino a 43 gradi

L’anticiclone africano Scipione si appresta a riscaldare l’Italia. Dopo le recenti perturbazioni, infatti, è in arrivo la prima ondata di caldo che porterà le temperature nel nostro Paese regolarmente oltre i 30 gradi. Picchi previsti per la giornata di mercoledì 21 giugno, data del solstizio d’estate, con valori in rialzo da Nord a Sud. La calura colpirà soprattutto le zone interne della Sardegna, dove si supereranno i 40 gradi, ma non risparmierà l’intero meridione e la Pianura Padana. Giovedì 22 giugno invece il passaggio di forti temporali dovrebbe far scendere nuovamente le temperature, che però raramente caleranno sotto i 30 gradi. La tendenza dovrebbe protrarsi poi fino al weekend.

Il dettaglio delle previsioni meteo con l’arrivo di notti tropicali

Come riportano gli esperti de IlMeteo.it, fino a martedì 20 giugno i valori termici non subiranno grosse variazioni. Previste temperature tra i 28 e i 32 gradi sulla maggior parte delle città italiane. Con il primo giorno d’estate, mercoledì 21, si registreranno invece punte di 33-34 gradi da Nord a Sud fra Pianura Padana, vallate alpine, Toscana, Campania e Sicilia. Farà invece ancora più caldo in Puglia dove, fra Barese e Foggiano, si toccheranno i 38 gradi. Previsti 36 gradi invece nelle altre principali città italiane tra cui Roma, Firenze, Bolzano, Siracusa, Padova, Mantova e Ferrara. Più alti i valori in Sardegna, dato che soprattutto nelle zone interne si prevedono picchi di 43 gradi. La Protezione civile sconsiglia, soprattutto ai soggetti più fragili, di uscire nelle ore più calde, dalle 12 alle 18. In casa sempre meglio proteggersi con tende e persiane e idratarsi a sufficienza, evitando bevande alcoliche.

Dopo le perturbazioni, in Italia scoppia l’estate. Previste punte di 43 gradi e notti tropicali, ma giovedì 22 giugno arrivano i temporali.
In arrivo l’anticiclone Scipione che alzerà le temperature in tutta Italia (Getty Images)

Proveniente dal deserto del Sahara, l’anticiclone Scipione si caricherà di umidità non appena attraverserà il Mar Mediterraneo. Oltre al caldo, dunque, gli esperti prevedono alti tassi di afa, che porteranno anche alle temibili notti tropicali. In questi casi le temperature, mai al di sotto dei 20 gradi, sommandosi all’umidità porteranno il corpo umano a percepire un costante disagio, talvolta anche intenso. Per quanto riguarda il meteo, su tutta Italia splenderà il sole con qualche nube soltanto nelle regioni del Nord-Ovest. Possibili pertanto alcuni temporali di calore, localmente anche intensi, soprattutto sulle Alpi occidentali.

Previsioni meteo, ondata di caldo in arrivo: mercoledì 21 giugno fino a 43 gradi

L’anticiclone africano Scipione si appresta a riscaldare l’Italia. Dopo le recenti perturbazioni, infatti, è in arrivo la prima ondata di caldo che porterà le temperature nel nostro Paese regolarmente oltre i 30 gradi. Picchi previsti per la giornata di mercoledì 21 giugno, data del solstizio d’estate, con valori in rialzo da Nord a Sud. La calura colpirà soprattutto le zone interne della Sardegna, dove si supereranno i 40 gradi, ma non risparmierà l’intero meridione e la Pianura Padana. Giovedì 22 giugno invece il passaggio di forti temporali dovrebbe far scendere nuovamente le temperature, che però raramente caleranno sotto i 30 gradi. La tendenza dovrebbe protrarsi poi fino al weekend.

Il dettaglio delle previsioni meteo con l’arrivo di notti tropicali

Come riportano gli esperti de IlMeteo.it, fino a martedì 20 giugno i valori termici non subiranno grosse variazioni. Previste temperature tra i 28 e i 32 gradi sulla maggior parte delle città italiane. Con il primo giorno d’estate, mercoledì 21, si registreranno invece punte di 33-34 gradi da Nord a Sud fra Pianura Padana, vallate alpine, Toscana, Campania e Sicilia. Farà invece ancora più caldo in Puglia dove, fra Barese e Foggiano, si toccheranno i 38 gradi. Previsti 36 gradi invece nelle altre principali città italiane tra cui Roma, Firenze, Bolzano, Siracusa, Padova, Mantova e Ferrara. Più alti i valori in Sardegna, dato che soprattutto nelle zone interne si prevedono picchi di 43 gradi. La Protezione civile sconsiglia, soprattutto ai soggetti più fragili, di uscire nelle ore più calde, dalle 12 alle 18. In casa sempre meglio proteggersi con tende e persiane e idratarsi a sufficienza, evitando bevande alcoliche.

Dopo le perturbazioni, in Italia scoppia l’estate. Previste punte di 43 gradi e notti tropicali, ma giovedì 22 giugno arrivano i temporali.
In arrivo l’anticiclone Scipione che alzerà le temperature in tutta Italia (Getty Images)

Proveniente dal deserto del Sahara, l’anticiclone Scipione si caricherà di umidità non appena attraverserà il Mar Mediterraneo. Oltre al caldo, dunque, gli esperti prevedono alti tassi di afa, che porteranno anche alle temibili notti tropicali. In questi casi le temperature, mai al di sotto dei 20 gradi, sommandosi all’umidità porteranno il corpo umano a percepire un costante disagio, talvolta anche intenso. Per quanto riguarda il meteo, su tutta Italia splenderà il sole con qualche nube soltanto nelle regioni del Nord-Ovest. Possibili pertanto alcuni temporali di calore, localmente anche intensi, soprattutto sulle Alpi occidentali.

Isola dei Famosi 2023, la finale: anticipazioni e pronostici

Ancora pochissime ore e i telespettatori di Mediaset scopriranno chi sarà il vincitore dell‘Isola dei Famosi 2023. La finale in onda lunedì 19 giugno vedrà trionfare un naufrago fra i concorrenti rimasti in gara, ovvero Pamela Camassa, Andrea Lo Cicero, Marco Mazzoli, Cristina Scuccia, Luca Vetrone, Alessandra Drusian, ecco chi tra di loro potrebbe portarsi a casa la vittoria finale e tutte le anticipazioni.

Le anticipazioni sulla finale dell’Isola dei Famosi 2023

La puntata andrà come sempre in onda su Canale 5 a partire dalle 21:30 circa. Nel corso della serata gli spettatori scopriranno prima di tutto chi ha avrà avuto la peggio all’ultimo televoto di questa edizione tra i nominati Cristina Scuccia e Luca Vetrone. I naufraghi ancora in gara, inoltre, non si aspettano che all’ultimo rientrerà in gara anche un altro elemento, ovvero Alessandra Drusian, rimasta in questi giorni sull’Ultima Spiaggia.

Rispetto all’episodio in onda a breve, inoltre, già sappiamo che i concorrenti rimasti in gara potranno finalnente riabbracciare i loro affetti più cari, volati in Honduras proprio in occasione di questa tanto attesa finale. Vale, infine, ricordare che c’è il fantasma del meteo che aleggia sulla diretta: l’inviato Alvin ha tenuto a sottolineare che le previsioni per le prossime ore sull’Isola non sono delle migliori, raccontando: «Domani la finale, oggi le prove della finale. Però, le previsioni non sono per niente belle. Oggi sta iniziando già a essere nuvoloso, c’è mare grosso. Le previsioni per domani non sono buone. Quindi ci stiamo preparando per questo. Dopo due mesi e mezzo che siamo qui e ne abbiamo vissute di ogni, anche molto brutte, facciamo la finale col sole? No. Poi non è detta l’ultima parola, ma le previsioni sono catastrofiche. Quindi vedremo, sarà un’avventura anche domani, come ogni giorno. Non vediamo l’ora. La diretta della finale sarà una diretta importante, piena di emozioni, ancora più delle altre dirette. Anche perché è l’ultima, è finita questa avventura».

I pronostici: Marco Mazzoli vincitore annunciato?

A breve distanza temporale dalla finale dell’Isola i principali siti di scommesse, come per esempio SNAI, puntano tutti a un solo nome per quanto riguarda il possibile vincitore: è quello di Marco Mazzoli, entrato in gara al fianco del collega dello Zoo di 105 Paolo Noise, ritiratosi dal gioco per motivi di salute.

Isola dei Famosi 2023, la finale: anticipazioni e pronostici

Ancora pochissime ore e i telespettatori di Mediaset scopriranno chi sarà il vincitore dell‘Isola dei Famosi 2023. La finale in onda lunedì 19 giugno vedrà trionfare un naufrago fra i concorrenti rimasti in gara, ovvero Pamela Camassa, Andrea Lo Cicero, Marco Mazzoli, Cristina Scuccia, Luca Vetrone, Alessandra Drusian, ecco chi tra di loro potrebbe portarsi a casa la vittoria finale e tutte le anticipazioni.

Le anticipazioni sulla finale dell’Isola dei Famosi 2023

La puntata andrà come sempre in onda su Canale 5 a partire dalle 21:30 circa. Nel corso della serata gli spettatori scopriranno prima di tutto chi ha avrà avuto la peggio all’ultimo televoto di questa edizione tra i nominati Cristina Scuccia e Luca Vetrone. I naufraghi ancora in gara, inoltre, non si aspettano che all’ultimo rientrerà in gara anche un altro elemento, ovvero Alessandra Drusian, rimasta in questi giorni sull’Ultima Spiaggia.

Rispetto all’episodio in onda a breve, inoltre, già sappiamo che i concorrenti rimasti in gara potranno finalnente riabbracciare i loro affetti più cari, volati in Honduras proprio in occasione di questa tanto attesa finale. Vale, infine, ricordare che c’è il fantasma del meteo che aleggia sulla diretta: l’inviato Alvin ha tenuto a sottolineare che le previsioni per le prossime ore sull’Isola non sono delle migliori, raccontando: «Domani la finale, oggi le prove della finale. Però, le previsioni non sono per niente belle. Oggi sta iniziando già a essere nuvoloso, c’è mare grosso. Le previsioni per domani non sono buone. Quindi ci stiamo preparando per questo. Dopo due mesi e mezzo che siamo qui e ne abbiamo vissute di ogni, anche molto brutte, facciamo la finale col sole? No. Poi non è detta l’ultima parola, ma le previsioni sono catastrofiche. Quindi vedremo, sarà un’avventura anche domani, come ogni giorno. Non vediamo l’ora. La diretta della finale sarà una diretta importante, piena di emozioni, ancora più delle altre dirette. Anche perché è l’ultima, è finita questa avventura».

I pronostici: Marco Mazzoli vincitore annunciato?

A breve distanza temporale dalla finale dell’Isola i principali siti di scommesse, come per esempio SNAI, puntano tutti a un solo nome per quanto riguarda il possibile vincitore: è quello di Marco Mazzoli, entrato in gara al fianco del collega dello Zoo di 105 Paolo Noise, ritiratosi dal gioco per motivi di salute.

Un dirigente di Spotify attacca Harry e Meghan dopo la cancellazione del podcast: «Truffatori»

«Harry e Meghan sono dei truffatori». A parlare è Bill Simmons, giornalista sportivo e manager di Spotify. Il riferimento è alla fine dell’accordo da circa 20 milioni di euro con i duchi di Sussex per il loro podcast Achetypes annunciata venerdì scorso. Presentata come «decisione consensuale», a quanto pare non è stata così reciproca. Durante una puntata del suo podcast The Ringer, Simmons ha inoltre fatto riferimento a una telefonata con il principe Harry risalente ad alcuni mesi fa. «Dovrei ubriacarmi una notte e raccontare la storia della conversazione», ha detto in diretta. «È uno dei miei racconti migliori». I Sussex avrebbero dovuto realizzare più stagioni del loro progetto audio, ma si sono fermati dopo appena 12 episodi in cui l’ex attrice aveva incontrato diverse star, tra cui Serena Williams e Mariah Carey.

Non solo Spotify, per Harry e Meghan si moltiplicano le voci di divorzio

La conclusione dell’accordo con Spotify è però solo uno dei tanti e recenti problemi di Harry e Meghan. Negli ultimi giorni infatti si stanno moltiplicando i rumors di una crisi di coppia che starebbe spingendo i Sussex verso il divorzio. Secondo Jennie Bond, ex corrispondente reale della Bbc, un’eventuale separazione permetterebbe al principe di ottenere il perdono da re Carlo III e da tutta la famiglia. «Probabilmente non troverebbe alcun muro», ha sottolineato in esclusiva per Ok Magazine. «Potrebbe recuperare il terreno che ha perso nel tempo ed essere di nuovo accolto a corte». Secondo Paul Burrell, l’ex maggiordomo della principessa Diana, Harry avrebbe rimandato la decisione soltanto per «veder crescere i suoi due figli, Archie e Lilibet». Quanto alle ragioni del divorzio, i tabloid hanno fatto varie supposizioni. Fra queste anche un imbarazzo di Meghan per le dichiarazioni di Harry nella sua autobiografia Spare.

Bill Simmons di Spotify attacca Harry e Meghan dopo la conclusione del contratto: «Sono dei truffatori». E aumentano le voci di divorzio.
Una copia di “Spare”, la discussa autobiografia di Harry (Getty Images)

Un dirigente di Spotify attacca Harry e Meghan dopo la cancellazione del podcast: «Truffatori»

«Harry e Meghan sono dei truffatori». A parlare è Bill Simmons, giornalista sportivo e manager di Spotify. Il riferimento è alla fine dell’accordo da circa 20 milioni di euro con i duchi di Sussex per il loro podcast Achetypes annunciata venerdì scorso. Presentata come «decisione consensuale», a quanto pare non è stata così reciproca. Durante una puntata del suo podcast The Ringer, Simmons ha inoltre fatto riferimento a una telefonata con il principe Harry risalente ad alcuni mesi fa. «Dovrei ubriacarmi una notte e raccontare la storia della conversazione», ha detto in diretta. «È uno dei miei racconti migliori». I Sussex avrebbero dovuto realizzare più stagioni del loro progetto audio, ma si sono fermati dopo appena 12 episodi in cui l’ex attrice aveva incontrato diverse star, tra cui Serena Williams e Mariah Carey.

Non solo Spotify, per Harry e Meghan si moltiplicano le voci di divorzio

La conclusione dell’accordo con Spotify è però solo uno dei tanti e recenti problemi di Harry e Meghan. Negli ultimi giorni infatti si stanno moltiplicando i rumors di una crisi di coppia che starebbe spingendo i Sussex verso il divorzio. Secondo Jennie Bond, ex corrispondente reale della Bbc, un’eventuale separazione permetterebbe al principe di ottenere il perdono da re Carlo III e da tutta la famiglia. «Probabilmente non troverebbe alcun muro», ha sottolineato in esclusiva per Ok Magazine. «Potrebbe recuperare il terreno che ha perso nel tempo ed essere di nuovo accolto a corte». Secondo Paul Burrell, l’ex maggiordomo della principessa Diana, Harry avrebbe rimandato la decisione soltanto per «veder crescere i suoi due figli, Archie e Lilibet». Quanto alle ragioni del divorzio, i tabloid hanno fatto varie supposizioni. Fra queste anche un imbarazzo di Meghan per le dichiarazioni di Harry nella sua autobiografia Spare.

Bill Simmons di Spotify attacca Harry e Meghan dopo la conclusione del contratto: «Sono dei truffatori». E aumentano le voci di divorzio.
Una copia di “Spare”, la discussa autobiografia di Harry (Getty Images)

Prigozhin: «Tornati a casa 32 mila ex detenuti che hanno combattuto con la Wagner»

Sono 32 mila gli ex carcerati che, dopo aver combattuto in Ucraina con il Gruppo Wagner, sono tornati a casa in Russia, come uomini liberi. Lo ha detto il capo della milizia mercenaria Yevgeny Prigozhin. L’annuncio è arrivato pochi giorni dopo che il presidente Vladimir Putin ha confermato pubblicamente i rapporti investigativi secondo cui lo zar aveva graziato personalmente i detenuti russi che si erano arruolati per combattere con il gruppo paramilitare, che ha svolto un ruolo chiave a Bakhmut, nella battaglia più lunga e sanguinosa della guerra in Ucraina.

Prigozhin: «Tornati a casa 32 mila ex detenuti che hanno combattuto con la Wagner». L'annuncio del fondatore della milizia mercenaria.
La sede del Gruppo Wagner a San Pietroburgo (Getty Images)

Per i carcerati che si arruolano c’è la grazia dopo sei mesi al fronte

«Al 18 giugno 2023, 32 mila persone precedentemente condannate e che hanno preso parte all’operazione militare speciale tra i ranghi del Gruppo Wagner sono tornate a casa alla fine dei loro contratti», ha dichiarato Prigozhin, sottolineando che meno dell’1 per cento di tutti i soldati Wagner reclutati nelle carceri della Federazione Russa ha commesso crimini, una volta tornati in libertà dopo aver combattuto in Ucraina. «Le persone rilasciate dal carcere nello stesso periodo senza un contratto con il Gruppo Wagner hanno commesso 80 volte più crimini», ha affermato Prigozhin. La milizia dell’ex “cuoco di Putin” ha iniziato a reclutare prigionieri nel tentacolare sistema penale russo la scorsa estate, offrendo ai detenuti la grazia se fossero sopravvissuti a sei mesi di servizio in Ucraina.

Prigozhin: «Tornati a casa 32 mila ex detenuti che hanno combattuto con la Wagner». L'annuncio del fondatore della milizia mercenaria.
Una pubblicità del Gruppo Wagner: la campagna di reclutamento è finita a febbraio (Getty Images).

Secondo gli attivisti per i diritti dei detenuti i conti non tornano

Secondo Olga Romanova, principale attivista per i diritti dei detenuti, l’esercito privato di Prigozhin avrebbe reclutato in totale quasi 50 mila carcerati, di cui circa 30 mila sarebbero morti in combattimento: in base a queste stime, la cifra indicata da Prigozhin – che ha annunciato la fine della sua campagna di reclutamento di prigionieri a febbraio – risulterebbe dunque esagerata. Dopo aver negato per anni ogni legame con il gruppo mercenario, accusato di brutalità e destabilizzazione nelle zone di conflitto in tutto il mondo, Prigozhin ha confermato l’anno scorso di aver fondato la compagnia militare privata Wagner che, in base alla legge russa, sarebbe illegale.

Prigozhin: «Tornati a casa 32 mila ex detenuti che hanno combattuto con la Wagner»

Sono 32 mila gli ex carcerati che, dopo aver combattuto in Ucraina con il Gruppo Wagner, sono tornati a casa in Russia, come uomini liberi. Lo ha detto il capo della milizia mercenaria Yevgeny Prigozhin. L’annuncio è arrivato pochi giorni dopo che il presidente Vladimir Putin ha confermato pubblicamente i rapporti investigativi secondo cui lo zar aveva graziato personalmente i detenuti russi che si erano arruolati per combattere con il gruppo paramilitare, che ha svolto un ruolo chiave a Bakhmut, nella battaglia più lunga e sanguinosa della guerra in Ucraina.

Prigozhin: «Tornati a casa 32 mila ex detenuti che hanno combattuto con la Wagner». L'annuncio del fondatore della milizia mercenaria.
La sede del Gruppo Wagner a San Pietroburgo (Getty Images)

Per i carcerati che si arruolano c’è la grazia dopo sei mesi al fronte

«Al 18 giugno 2023, 32 mila persone precedentemente condannate e che hanno preso parte all’operazione militare speciale tra i ranghi del Gruppo Wagner sono tornate a casa alla fine dei loro contratti», ha dichiarato Prigozhin, sottolineando che meno dell’1 per cento di tutti i soldati Wagner reclutati nelle carceri della Federazione Russa ha commesso crimini, una volta tornati in libertà dopo aver combattuto in Ucraina. «Le persone rilasciate dal carcere nello stesso periodo senza un contratto con il Gruppo Wagner hanno commesso 80 volte più crimini», ha affermato Prigozhin. La milizia dell’ex “cuoco di Putin” ha iniziato a reclutare prigionieri nel tentacolare sistema penale russo la scorsa estate, offrendo ai detenuti la grazia se fossero sopravvissuti a sei mesi di servizio in Ucraina.

Prigozhin: «Tornati a casa 32 mila ex detenuti che hanno combattuto con la Wagner». L'annuncio del fondatore della milizia mercenaria.
Una pubblicità del Gruppo Wagner: la campagna di reclutamento è finita a febbraio (Getty Images).

Secondo gli attivisti per i diritti dei detenuti i conti non tornano

Secondo Olga Romanova, principale attivista per i diritti dei detenuti, l’esercito privato di Prigozhin avrebbe reclutato in totale quasi 50 mila carcerati, di cui circa 30 mila sarebbero morti in combattimento: in base a queste stime, la cifra indicata da Prigozhin – che ha annunciato la fine della sua campagna di reclutamento di prigionieri a febbraio – risulterebbe dunque esagerata. Dopo aver negato per anni ogni legame con il gruppo mercenario, accusato di brutalità e destabilizzazione nelle zone di conflitto in tutto il mondo, Prigozhin ha confermato l’anno scorso di aver fondato la compagnia militare privata Wagner che, in base alla legge russa, sarebbe illegale.

La relazione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale: 1.094 attacchi nel 2022

Dal malware al phishing, dal ransomware alla compromissione della casella mail, nel 2022 sono stati 1.094 gli “eventi cyber” trattati dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Di questi, 126 hanno avuto un impatto confermato dalla vittima e per questo sono stati classificati come “incidenti”. È quanto emerge dalla prima relazione annuale dell’Agenzia trasmessa oggi al parlamento, che dà conto di «un deciso aumento di attività malevole ai danni di settori governativi e infrastrutture critiche». Il fenomeno si è acuito con la guerra in Ucraina: l’Italia «è tra i Paesi maggiormente interessati dalla diffusione generalizzata di malware e da attacchi cibernetici mirati, specie in danno del comparto sanitario e di quello energetico».

Agenzia per la cybersicurezza nazionale: 1.094 attacchi nel 2022. La prima relazione annuale in parlamento.
L’Italia ha subito 1.094 attacchi cyber nel 2022 (Pixabay).

L’Italia è il Paese europeo più colpito dai malware

Per quanto riguarda gli oltre mille attacchi, spiegano i curatori del report, è stato possibile individuare le tipologie più ricorrenti: diffusione di malware tramite email (517, Italia Paese europeo più colpito), brand abuse (204), phishing (203), ransomware (130), sfruttamento di vulnerabilità (126), information disclosure (103),  sfruttamento vulnerabilità verso web server (87), scansioni (74),  esposizione di dati (67), tentativi di intrusione tramite credenziali (64), Ddos (44), smishing (41). «È sicuramente cresciuta l’attenzione dell’opinione pubblica verso incidenti e attacchi di varia origine e intensità», tuttavia «dall’altra la piena consapevolezza dei rischi cyber – specie se comparata al livello di pervasività che le tecnologie dell’informazione hanno raggiunto nella nostra vita quotidiana – è di là da venire». Lo scrive nella relazione annuale al parlamento il prefetto Bruno Frattasi, che a marzo ha assunto la direzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. «Il necessario adeguamento ai continui mutamenti che l’ambiente impone non va disgiunto da un’azione programmatica di lungo termine, che sostenga lo sviluppo di capacità tecnologiche nazionali all’interno di un ecosistema virtuoso, anche ai fini del perseguimento di un’autonomia strategica di settore», scrive il sottosegretario Alfredo Mantovano, autorità delegata per la sicurezza della Repubblica.

Agenzia per la cybersicurezza nazionale: 1.094 attacchi nel 2022. La prima relazione annuale in parlamento.
La camera dei Deputati (Getty Images).

L’Agenzia per la cybersicurezza ha impegnato 70 milioni del Pnrr

Il 2022 è stato di fatto il primo anno di piena operatività dell’Agenzia per la cybersicurezza, che è nata a metà 2021 con il governo Draghi, sotto la direzione di Roberto Baldoni. Nel corso del primo anno di attività, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha impegnato oltre 70 milioni dei 623 che ha in dote con il Pnrr, ovvero l’11 per cento del totale: 129 i progetti di cybersecurity finanziati, 67 le misure per l’affidabilità delle infrastrutture digitali realizzate, cinque le missioni internazionali, 19 gli incontri bilaterali, 27 le riunioni del Nucleo di cybersicurezza. Come spiega la relazione di 140 pagine, nel secondo semestre del 2022 è stato avviato il vero e proprio processo di pianificazione strategica per il triennio 2023-2025. Nel corso di quest’anno, invece, in linea con la Strategia nazionale di cybersicurezza 2022-2026, terminerà la fase di definizione degli obiettivi strategici e delle relative linee d’azione.

La relazione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale: 1.094 attacchi nel 2022

Dal malware al phishing, dal ransomware alla compromissione della casella mail, nel 2022 sono stati 1.094 gli “eventi cyber” trattati dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Di questi, 126 hanno avuto un impatto confermato dalla vittima e per questo sono stati classificati come “incidenti”. È quanto emerge dalla prima relazione annuale dell’Agenzia trasmessa oggi al parlamento, che dà conto di «un deciso aumento di attività malevole ai danni di settori governativi e infrastrutture critiche». Il fenomeno si è acuito con la guerra in Ucraina: l’Italia «è tra i Paesi maggiormente interessati dalla diffusione generalizzata di malware e da attacchi cibernetici mirati, specie in danno del comparto sanitario e di quello energetico».

Agenzia per la cybersicurezza nazionale: 1.094 attacchi nel 2022. La prima relazione annuale in parlamento.
L’Italia ha subito 1.094 attacchi cyber nel 2022 (Pixabay).

L’Italia è il Paese europeo più colpito dai malware

Per quanto riguarda gli oltre mille attacchi, spiegano i curatori del report, è stato possibile individuare le tipologie più ricorrenti: diffusione di malware tramite email (517, Italia Paese europeo più colpito), brand abuse (204), phishing (203), ransomware (130), sfruttamento di vulnerabilità (126), information disclosure (103),  sfruttamento vulnerabilità verso web server (87), scansioni (74),  esposizione di dati (67), tentativi di intrusione tramite credenziali (64), Ddos (44), smishing (41). «È sicuramente cresciuta l’attenzione dell’opinione pubblica verso incidenti e attacchi di varia origine e intensità», tuttavia «dall’altra la piena consapevolezza dei rischi cyber – specie se comparata al livello di pervasività che le tecnologie dell’informazione hanno raggiunto nella nostra vita quotidiana – è di là da venire». Lo scrive nella relazione annuale al parlamento il prefetto Bruno Frattasi, che a marzo ha assunto la direzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. «Il necessario adeguamento ai continui mutamenti che l’ambiente impone non va disgiunto da un’azione programmatica di lungo termine, che sostenga lo sviluppo di capacità tecnologiche nazionali all’interno di un ecosistema virtuoso, anche ai fini del perseguimento di un’autonomia strategica di settore», scrive il sottosegretario Alfredo Mantovano, autorità delegata per la sicurezza della Repubblica.

Agenzia per la cybersicurezza nazionale: 1.094 attacchi nel 2022. La prima relazione annuale in parlamento.
La camera dei Deputati (Getty Images).

L’Agenzia per la cybersicurezza ha impegnato 70 milioni del Pnrr

Il 2022 è stato di fatto il primo anno di piena operatività dell’Agenzia per la cybersicurezza, che è nata a metà 2021 con il governo Draghi, sotto la direzione di Roberto Baldoni. Nel corso del primo anno di attività, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha impegnato oltre 70 milioni dei 623 che ha in dote con il Pnrr, ovvero l’11 per cento del totale: 129 i progetti di cybersecurity finanziati, 67 le misure per l’affidabilità delle infrastrutture digitali realizzate, cinque le missioni internazionali, 19 gli incontri bilaterali, 27 le riunioni del Nucleo di cybersicurezza. Come spiega la relazione di 140 pagine, nel secondo semestre del 2022 è stato avviato il vero e proprio processo di pianificazione strategica per il triennio 2023-2025. Nel corso di quest’anno, invece, in linea con la Strategia nazionale di cybersicurezza 2022-2026, terminerà la fase di definizione degli obiettivi strategici e delle relative linee d’azione.

Meloni, il rapporto col direttore del Corriere Fontana e la rete dei media

Pubblichiamo un estratto del libro I potenti al tempo di Giorgia, edito da Chiarelettere, uscito il 30 maggio e scritto proprio dal direttore di Tag43.it Paolo Madron e da Luigi Bisignani. Il capitolo in questione è quello su “Giorgia e la rete dei media”.

I potenti al tempo di Giorgia, arriva il libro di Paolo Madron e Luigi Bisignani
I potenti al tempo di Giorgia.

La7 procura a Cairo dei mal di pancia, può sempre contare su Luciano Fontana, che gli fa da pontiere come meglio non si può. Il rapporto tra uno dei più longevi direttori del «Corriere della Sera» e la premier è di lunga data e solidissimo. Tra i due messaggi ed emoticon, che lei ama usare à gogo.

Se n’è avuta prova anche di recente, in uno degli inciampi più spinosi che il governo ha dovuto affrontare, il caso dell’anarchico Cospito e le polemiche sul 41 bis. Meloni non è andata a rendere conto in Parlamento, ma ha scritto al «Corriere» per far sapere la sua posizione. Come ha fatto Rachele Silvestri per la fake sul figlio.

Se è per questo, Fontana ha anche dato un’intera pagina a Lollobrigida perché potesse giustificarsi dell’infelice uscita sulla sostituzione etnica, e ha dato ampio spazio ad Arianna per dire che non conosceva la nuova ad di Terna Giuseppina Di Foggia, e ancora alla premier per illustrare la sua posizione sul 25 aprile.

Selvaggia Lucarelli contro il ministro Lollobrigida: «Chiede di lavorare nei campi ma si è laureato dal divano». Il tweet si riferisce alle parole dell'uomo al Vinitaly
Giorgia Meloni e Francesco Lollobrigida. (Getty)

A questo punto Giorgia direbbe: «Noi a Quarto potere je famo ’na pippa».

Cortesia e disponibilità si ricambiano. Quando Berlusconi ha deciso di non candidare la brianzola Michela Vittoria Brambilla alle ultime elezioni, Fontana ha chiesto aiuto a Meloni e lei l’ha piazzata in un collegio sicuro in Sicilia. Nel feudo dove il Cavaliere ha fatto eleggere anche la sua finta moglie Marta Fascina.

Ad accomunarle, per usare un eufemismo, la scarsa frequentazione dell’isola e lo stupore dei locali elettori di trovarsele in lista.

E che c’entra Fontana con la più animalista dei parlamentari, conduttrice di una fortunata trasmissione tivù a difesa dei quattro zampe?

Si dice che sia stata proprio Brambilla, con la quale vanta un’antica amicizia, a portarlo la prima volta ad Arcore a conoscere Berlusconi. E che Fontana abbia ricambiato il favore presentandola a Bernardo Caprotti, il patron di Esselunga, perché la sua azienda ittica potesse trovare spazio tra gli ambiti scaffali dei suoi supermercati. Ma magari sono solo favole metropolitane.

Corsa alla candidatura nel centrodestra: tutti i nomi in lizza
Michela Vittoria Brambilla e Silvio Berlusconi nel 2009. (Getty)

Per Meloni avere il «Corriere della Sera» non pregiudizialmente contro mi pare cosa non da poco. Basterà a farla sentire meno isolata, a mitigare la sindrome di accerchiamento di cui lei e il suo entourage sembrano sempre più soffrire.

Mi verrebbe da dire «lo scopriremo solo vivendo», ma già qualche scenario lo si intuisce. Meloni dovrà stare attenta alle invasioni di campo. Non ti sarà sfuggito che Cairo non ha preso benissimo l’espansione a Milano della famiglia Angelucci, importanti imprenditori della sanità.

Paolo Berlusconi, Antonio Angelucci e il Giornale.

Ma se lo sapevano anche i muri che stavano trattando con Berlusconi l’acquisto del «Giornale»

Sì, ma considerando che la partita andava avanti da tempo in un lungo tira e molla, tutti erano convinti che alla fine il Cav non avrebbe venduto. E invece la costanza e il rapporto personale tra le due famiglie hanno favorito la conclusione dell’affare, suggellata con un pranzo milanese a casa di Marina.

Un segnale dell’indurimento di Cairo è arrivato anche dal rinnovo dei vertici della Fondazione Corriere, uno dei salottini buoni dell’intellighenzia meneghina. Poteva essere l’occasione per mettere dentro qualcuno che strizzasse l’occhio alla destra. Ha scelto De Bortoli, Mieli, Calabi e Mario Monti, che non sembrano meloniani sfegatati.

Milano è una enclave della sinistra, un editore non può non tenerne conto.

Tiriamo le somme. Tra i media su chi può contare Meloni? «Libero», «il Giornale», «Il Tempo», «La Verità», «La Gazzetta del Mezzogiorno», i quotidiani di Riffeser, Mediaset e due telegiornali Rai. E la non ostilità di via Solferino. Fossi in lei non mi lamenterei.

E i giornali di Caltagirone da che parte stanno?

L’ingegnere, col suo fiuto, da tempo ha puntato su Meloni.

Tra i direttori che più fanno opinione, Giorgia ha dalla sua Vittorio Feltri, che si è tra l’altro dimostrato un formidabile acchiappavoti, portandosi dietro un bacino di consensi importante, le due volte che si è candidato con lei. Al punto che nel 2015 Meloni e Salvini lo volevano pure portare al Quirinale.

Emilia-Romagna, il tweet choc di Feltri: «Prima piangono che non piove, poi perché qualcuno annega». Critiche sui social
Vittorio Feltri (Youtube)

Forse la premier deve cercare di essere più inclusiva, di non chiudersi a riccio bollando come reato di lesa maestà quando un giornale scrive un articolo critico nei suoi confronti. Non deve essere difficile, in fondo è giornalista anche lei. Ma ora sta seguendo la massima di Francesco Cossiga, suggerita da Margaret Thatcher: i giornali è meglio non leggerli.

Libertà di movimento tra Regioni dal 3 giugno

La fine delle restrizioni prevista nella bozza del decreto del governo. Il governo potrà intervenire se si saranno nuovi focolai. Per il resto autonomia agli enti locali. Che mostrano tutti basso rischio. Tranne la Lombardia.

Libertà di movimento all’interno della propria regione senza limiti dal 18 maggio e tra le regioni dal 3 giugno. Secondo il quotidiano La Stampa è quanto prevede la nuova bozza del decreto voluto dal governo che dovrebbe essere presentato oggi e poi avere il vaglio del parlamento. La grande novità, secondo quanto riporta il quotidiano di Torino, è che saranno le Regioni a decidere eventuali restrizioni o istituzione di zone rosse.

A woman wearing a protective face mask walks at Piazza Affari where Palazzo Mezzanotte, headquarters of the Italian Stock Exchange, is located, in Milan, Italy, 25 February 2020. So far seven people with the coronavirus have died in Italy – all of them over 60 and several with pre-existing conditions. ANSA / MATTEO BAZZI

I POSSIBILI INTERVENTI DEL GOVERNO

Tuttavia il governo dovrà essere informato dell’andamento epidemiologico dei contagi e potrà intervenire se veranno individuati dei focolai.

L’ECCEZIONE LOMBARDA

La decisione dell‘esecutivo è stata presa dopo che tutte le regioni hanno mostrato di aver raggiunto un basso rischio di diffusione dell‘epidemia, tutte con l’eccezione della Lombardia.

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Morto il pianista Ezio Bosso

Aveva 48 anni, affetto da una malattia degenerativa. Da settembre non riusciva più a suonare il pianoforte.

È morto a 48 anni il pianista, compositore e direttore d’orchestra Ezio Bosso.

Nato a Torino nel 1971, nel 2011 Bosso aveva subito l’intervento per un tumore al cervello, a cui poi era seguita la diagnosi di una malattia degenerativa che lo aveva costretto da settembre a rinunciare al tanto amato pianoforte.

Era diventato conosciuto al grande pubblico dopo l’esibizione a Sanremo del 2016 che aveva portato il suo album, “The 12th,room”, La dodicesima stanza, subito in classifica.

A proposito dell’impossibilità di suonare come lui voleva, aveva dichiarato al Corriere della Sera: «Se mi volete bene, non chiedetemi più di sedermi al pianoforte e di suonare. Tra i miei acciacchi adesso ho anche due dita fuori uso. Se non posso dare abbastanza al pianoforte, è meglio lasciar perdere».

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Eni: crolla il petrolio, ma non gli stipendi

Granata confermato. Mondazzi va alle rinnovabili, Ferraris (ex Terna) diventa cfo. Per la presidente Calvosa un compenso di 400 mila euro.

Per l’Eni, visto il crollo del prezzo del petrolio e la contrazione dei consumi che per la benzina ha raggiunto l’85% del totale, il momento è assai delicato. La circostanza però non ha impedito a Claudio Descalzi di uscire dall’assestamento di vertice del cane a sei zampe non solo con la riconferma per altri tre anni del suo mandato di amministratore delegato, ma anche con lo stesso stipendio – sulla base di quello dell’ultimo triennio – e con addirittura un aumento dei bonus.

Inoltre Descalzi – che ha lasciato Emma Marcegaglia e tutti consiglieri uscenti di stucco non presentandosi alla loro cena d’addio – ha deciso di non ascoltare i suggerimenti che da più parti gli erano venuti e ha riconfermato quale suo plenipotenziario Claudio Granata, attraverso la cui discrezionalità passeranno o meno tutte le decisioni strategiche interne.

AVANTI FERRARIS, MA CON L’ADDIO DI SIMONI

Viceversa, ha deciso di spostare Massimo Mondazzi a sovraintendere l’area delle rinnovabili – per ora marginale – per lasciare libero il posto di Cfo a Luigi Ferraris, appena silurato dalla guida di Terna. Il compito di Ferraris sarà reso complicato dalla decisione di Andrea Simoni, storico direttore Amministrazione e Bilancio dell’Eni, depositario di tutti i segreti dei numeri della compagnia petrolifera, di andare in pensione. Una decisione improvvisa con un forte retrogusto polemico.

SUBITO UNA RICHIESTA DI AUMENTO PER CALVOSA

Ma anche i nuovi membri del cda si sono sistemati alla grande. Prima di tutto la presidente Lucia Calvosa, che si è vista riconfermare tutte le attribuzioni che aveva la Marcegaglia, cui ha aggiunto la delega per l’individuazione e la promozione di progetti integrati ed accordi internazionali di rilevanza strategica, in condivisione con l’ad. Non contenta, la signora che deve la sua nomina a Marco Travaglio, ha già chiesto un aumento della sua retribuzione che, come nel caso della predecessora, è di 400 mila euro. E poi Pietro Guindani si è preso la guida del Comitato Rischi, Nathalie Tocci il Comitato Remunerazione, Ada Lucia De Cesaris il Comitato Nomine, mentre il delicato Comitato Sostenibilità e Scenari è finito nelle mani di Karina Litvack, che ai tempi di Luigi Zingales in cda aveva fatto fuoco e fiamme contro Descalzi.

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Risale il numero delle vittime da Covid-19: i dati del 14 maggio

In 24 ore registrate 262 vittime, 111 solo in Lombardia. I nuovi casi sono 992, contro gli 888 del 13 maggio. I numeri.

Tornano a crescere le vittime da coronavirus in Italia. Dopo i dati positivi del 13 maggio, 24 ore dopo si registra una pur lieve inversione di tendenza. I morti in un giorno sono 262 (111 soltanto in Lombardia), contro i 195 di mercoledì. Il totale arriva così a 31.368. Risale anche l’incremento dei nuovi casi, che passa da 888 a 992, con la Lombardia (522) che da sola vale oltre il 50% del dato nazionale. Il totale delle persone che hanno contratto il coronavirus è 223.096. Tra le persone attualmente positive, 855 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 38 pazienti rispetto al 13 maggio.

EFFETTUATI 14 MILA TAMPONI IN LOMBARDIA

In Lombardia, ha detto l’assessore al Welfare Giulio Gallera, «i guariti completamente dal Covid-19, con il doppio tampone negativo, hanno superato quota 30.000, ben 653 in un giorno solo. Calano in modo costante anche i pazienti ricoverati – ha aggiunto – quelli in terapia intensiva sono 297, mentre nei reparti di medicina e pneumologia sono rimasti 4.818 pazienti, 189 in meno rispetto a ieri. Più di 14 mila i tamponi effettuati».

Gli strumenti che abbiamo in messo in atto in modo strutturale accompagneranno tutti i lombardi verso una “nuova normalità” anche in ambito sanitario

Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia

«I nostri medici, infermieri e operatori – ha sottolineato l’assessore – stanno svolgendo un grande lavoro, sia all’interno delle strutture ospedaliere che sul territorio. Gli strumenti che abbiamo in messo in atto in modo strutturale accompagneranno tutti i lombardi verso una “nuova normalità” anche in ambito sanitario».

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Gli Usa, l’Ue e il braccio di ferro sul vaccino anti coronavirus

Gli Stati Uniti puntano ad assicurarsi le prime dosi grazie agli investimenti nella ricerca. Sanofi chiarisce: «Non daremo la priorità a Washington». Ma chiede un maggiore sforzo all'Unione europea.

Il gigante farmaceutico francese Sanofi non distribuirà prioritariamente negli Usa un eventuale vaccino contro Covid-19, come dichiarato il 13 maggio – suscitando un’ ondata di polemiche – dal suo dg. Sanofi ha però sottolineato che non darà preferenza agli Usa se l’Unione Europea si mostrerà «altrettanto efficace» nel finanziare lo sviluppo del vaccino. «In questo periodo gli americani sono efficaci – ha detto a BFM-TV il presidente di Sanofi France, Olivier Bogillot – anche l’Ue deve esserlo altrettanto, aiutandoci a mettere a disposizione molto rapidamente il vaccino».

PARIGI E BRUXELLES ALZANO LA VOCE

Il 13 maggio, Sanofi, attraverso il dg Paul Hudson, aveva fatto sapere che avrebbe distribuito agli Usa, prima che agli altri Paesi, un eventuale vaccino, poiché le autorità americane hanno investito finanziariamente per sostenere le ricerche del gruppo farmaceutico. Hudson aveva precisato che l’anticipo potrebbe essere di qualche giorno o di qualche settimana. L’annuncio era stato definito inaccettabile dalla sottosegretaria all’Economia francese, Agnès Pannier-Runacher. Anche l’Ue, attraverso un portavoce della Commissione europea, si era fatta sentire, spiegando che l’accesso al vaccino contro il coronavirus deve essere universale e ricordando che la «solidarietà e lo stretto coordinamento è la migliore risposta».

Siamo in grado di vedere, se tutto procede come previsto, che alcuni di essi (vaccini) potrebbero essere pronti per l’approvazione tra un anno

Ema

I tempi ancora restano incerti. Il vaccino potrebbe essere pronto in un anno in uno scenario «ottimistico», basato sui dati degli studi in corso, ha affermato l’Agenzia europea del farmaco. «Siamo in grado di vedere, se tutto procede come previsto, che alcuni di essi (vaccini) potrebbero essere pronti per l’approvazione tra un anno», ha detto Marco Cavaleri, responsabile dell’Ema per le minacce alla salute biologica e la strategia dei vaccini, durante una conferenza stampa video.

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Per la Bce il peggio deve ancora venire

Francoforte è pronta ad acquistare i bond «in maniera flessibile nel corso del tempo» e «ribadisce il massimo impegno» a sostegno dei cittadini. Ma le previsioni sull'Eurozona fanno tremare le borse: nel secondo trimestre il Pil può crollare tra il -5 e il -12%.

La Bce continuerà ad acquistare i bond «in maniera flessibile nel corso del tempo» e finché non sarà ritenuta «conclusa la fase critica legata al coronavirus». Il Consiglio «ribadisce il massimo impegno» a fare il necessario «per sostenere tutti i cittadini dell’area dell’euro in questo momento di estrema difficoltà».

NEL SECONDO TRIMESTRE PIL DELL’EUROZONA TRA -5 E -12%

Ma l’Eurotower avverte che nel secondo trimestre dell’anno la situazione potrebbe rivelarsi ancora più grave del primo quando il Pil dell’Eurozona ha segnato -3,8%. Ci si attende infatti una caduta del Pil dell’Eurozona compresa fra il -5 e -12%

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