Perché l’Italia vuole regalare la Garibaldi all’Indonesia (e perché i conti non tornano)
Il governo italiano ha chiesto al Parlamento di autorizzare la cessione a titolo gratuito di Nave Garibaldi — prima portaerei della Marina Militare, in servizio dal 1985 al 2024 — alla Repubblica di Indonesia. Lo schema di decreto, trasmesso dal ministro della Difesa Guido Crosetto alle Camere il 19 febbraio, è ora all’esame delle commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato, che dovranno esprimere un parere vincolante entro il 16 marzo.
Il regalo a Giacarta per ottenere commesse
L’Indonesia aveva stanziato 450 milioni di dollari per comprare la nave. Ora la riceverà gratis. In cambio — secondo un dossier dello Stato Maggiore che accompagna la proposta — l’Italia si aspetta «ricadute positive per il sistema industriale nazionale»: commesse per Fincantieri, Leonardo e una società privata di Livorno chiamata Drass. Il pacchetto descritto nel dossier comprende il retrofitting della nave, 24 aerei M-346, tre pattugliatori e sei sottomarini classe DGK, per un controvalore complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. Ma un’inchiesta del Fatto Quotidiano ha rivelato l’esistenza di una lettera del ministero della Difesa indonesiano che nomina la Drass come «entità designata» per i pagamenti e gli offset legati alla cessione, documento che non risulta mai essere stato trasmesso alle Commissioni parlamentari. Le opposizioni hanno ottenuto il rinvio del voto e chiedono che Crosetto riferisca di persona. Il governo diserta le sedute.

I costi per la demolizione e il confronto con il Regno Unito
Fin qui la cronaca. Ma il cuore della questione è nei numeri. E i numeri — quelli del dossier della Difesa, quelli dei bilanci depositati al Registro Imprese, quelli dei precedenti internazionali — raccontano una storia diversa da quella ufficiale. Diciannove milioni di euro. È quanto lo Stato Maggiore stima che costerebbe demolire la Garibaldi: 18,7 milioni, 24 mesi di lavoro. Questa cifra è l’argomento economico decisivo per giustificare la cessione gratuita di una nave da 54 milioni di valore residuo. Ma quei 19 milioni non reggono a una verifica elementare. Basta guardare cosa ha fatto il Regno Unito. Tra il 2011 e il 2016, il Ministry of Defence (MoD) di Londra ha dismesso tutte e tre le portaerei della classe Invincible. Navi più grandi della Garibaldi: 22 mila tonnellate contro 14 mila. Stessa tipologia di propulsione: turbine a gas. Stessa epoca di costruzione. Il MoD non ha speso un centesimo. Ha incassato. Per la HMS Invincible 2 milioni di sterline (2011); per la HMS Ark Royal 2,9 milioni (2012) e per la HMS Illustrious 2-2,1 milioni (2016). Per una media di 2,3 milioni di sterline per nave, circa 2,7 milioni di euro al cambio dell’epoca. L’acquirente, in tutti e tre i casi, era Leyal Ship Recycling, cantiere di Aliaga, Turchia (fonti pubbliche: MoD UK, USNI News, UK Defence Journal).
L’acciaio della Garibaldi varrebbe tra i 3,5 e i 4,3 milioni di dollari
Ora il confronto. Gli inglesi demoliscono navi da 22 mila tonnellate e incassano 2,7 milioni di euro ciascuna. L’Italia sostiene che demolire una nave da 14 mila tonnellate — più piccola di un terzo — costerebbe 19 milioni. È un’anomalia che esige spiegazioni. La sola variabile che potrebbe giustificare costi più alti è la presenza di amianto. Ma la bonifica della Garibaldi è già stata eseguita nel 2013, durante la ristrutturazione all’Arsenale di Taranto, come documenta l’Associazione Marinai Chiaravalle. Quella voce di costo è stata assorbita 12 anni fa. Il precedente che conta è britannico, non americano: il Regno Unito operava sotto lo stesso Regolamento UE 1257/2013 sul riciclaggio delle navi. E il distretto di Aliaga non è un’ipotesi accademica per la nostra Marina: nel giugno 2021, l’incrociatore Vittorio Veneto è stato rimorchiato da Taranto ad Aliaga e demolito presso il cantiere Simsekler. Stesso porto, stessa filiera. Quanto allo scrap, il prezzo dell’acciaio HMS 1&2 CFR Turkey si attesta tra 350 e 390 dollari per tonnellata. La Garibaldi contiene circa 10-12 mila tonnellate di acciaio: valore lordo tra 3,5 e 4,3 milioni di dollari. Non un costo, ma un ricavo potenziale.

I numeri della Drass
Ma la vera domanda non è quanto costa demolire la Garibaldi. È a chi conviene regalarla. L’Indonesia aveva 450 milioni di dollari pronti per comprare la nave. Quei soldi vengono dirottati sul retrofitting (Fincantieri, controllata dallo Stato) e su commesse Leonardo (partecipata dal Tesoro al 30 per cento). Fin qui, c’è una logica di ritorno pubblico. E poi c’è Drass. La struttura è semplice. Al vertice c’è Drass spa con sede legale in Piazza del Popolo 18 a Roma, con un capitale sociale di 500 mila euro, 46 dipendenti e due soci: Sergio Cappelletti al 90 per cento e Marco Bellomo al 10 per cento. Sotto di lei, come socio unico, Drass Galeazzi S.r.l. unipersonale, sede operativa a Livorno, 94 dipendenti. Il gruppo Drass è un’impresa familiare: due persone fisiche, un capitale di capogruppo che equivale a quello di una piccola società di consulenza, e un totale di 140 addetti tra le due entità. Tutti i dati che seguono provengono dal bilancio ufficiale depositato al Registro Imprese l’11 marzo 2026 e dalla visura camerale della stessa data. Drass Galeazzi chiude il 2024 con ricavi per 16,9 milioni di euro, un patrimonio netto di 32,2 milioni, e una perdita d’esercizio di 103.591 euro. È il secondo anno consecutivo in rosso: nel 2023 la perdita era stata di 787.247 euro. Le perdite fiscali cumulate ammontano a 8 milioni. Il capitale sociale della controllata è di 3,81 milioni. Quello della capogruppo — l’entità che in ultima istanza risponde — è 500 mila euro. Nessuna partecipazione statale in nessuna delle due società.

I dubbi sulla capacità patrimoniale in una gara pubblica
Ora i contratti. Il primo lotto del programma sottomarini DGK per la marina indonesiana vale 480 milioni di euro secondo il dossier parlamentare. Il programma complessivo per sei unità è stimato da Naval News in 1,4 miliardi. Il patrimonio netto di Drass Galeazzi — l’entità che la lettera indonesiana nomina come «partner designato» — non arriva al 3 per cento del valore totale del programma. Il capitale della capogruppo, 500 mila euro, ne copre lo 0,036 per cento. In qualsiasi gara pubblica, in qualsiasi procedura di procurement della Difesa, la capacità patrimoniale del contraente è un requisito fondamentale: chi risponde se il programma va in default? Con quali asset? Non con quelli di Fincantieri (controllata dallo Stato). Non con quelli di Leonardo (partecipata dal Tesoro). Con quelli di due persone fisiche che detengono una spa da mezzo milione di capitale. Nella relazione sulla gestione della Galeazzi, firmata dal presidente Cappelletti il 30 maggio 2025, si legge che «sono in corso importanti trattative, che dovrebbero concludersi entro il 2025, per la vendita di mezzi subacquei DGK». Trattative, non contratti firmati. Su un programma che il dossier dello Stato Maggiore presenta al Parlamento come fatto compiuto tra le «ricadute positive» della cessione gratuita.
Giacarta avrebbe comprato sottomarini anche senza il ‘regalo’?
La domanda è semplice: l’Indonesia avrebbe comprato i sottomarini anche pagando la Garibaldi? Il framework agreement Drass-Republik Palindo è stato firmato a IDEX Abu Dhabi il 17 febbraio 2025. L’export credit loan era già in fase di finalizzazione. Secondo una fonte citata da Naval News, il programma «si muove velocemente grazie alla relazione e alla fiducia cresciute grazie al progetto di trasferimento della Garibaldi». La cessione gratuita ha accelerato e facilitato un contratto privato. Non l’ha generato. Lo Stato rinuncia a un incasso tra i 54 e i 450 milioni per velocizzare commesse destinate a un gruppo familiare in perdita, il cui capitale complessivo — capogruppo e controllata sommate — non arriva a 4,5 milioni di euro. E la lettera indonesiana propone di accreditare a questa stessa impresa il valore di compensazione di una portaerei.
Il giallo della lettera indirizzata alla Direzione Armamenti
C’è poi un documento che le Commissioni non avrebbero mai visto: la lettera del 25 settembre 2025 del ministero della Difesa indonesiano, rivelata dal Fatto Quotidiano. Diretta al capo della Direzione Armamenti italiana, mescola cessione governativa e interessi commerciali privati in un unico testo. Alla voce “Payment Facilitation”, l’Indonesia propone di nominare Drass Galeazzi come «entità designata» per i pagamenti. Alla voce “Offset Value”, il valore di compensazione della Garibaldi verrebbe accreditato «sul conto del partner designato, Drass Galeazzi». Il ministero italiano dice di non aver mai accettato quei contenuti. Ma la lettera è stata ricevuta dalla Direzione Armamenti e non è mai stata portata a conoscenza dei parlamentari chiamati a votare. La sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti la definisce «irrituale». Irrituale è anche il fatto che un Paese al 109° posto nel Corruption Perceptions Index di Transparency International — punteggio 34 su 100, in peggioramento di 10 posizioni in un anno — nomini in una comunicazione ufficiale un’azienda privata come tramite finanziario per un accordo tra governi.
Le opposizioni chiedono che Crosetto riferisca in Parlamento
Il voto è stato rinviato. Le opposizioni unite chiedono che Crosetto riferisca in prima persona. Le domande restano semplici e aritmetiche. Perché il dossier dello Stato Maggiore non cita il precedente britannico delle Invincible, l’unico benchmark occidentale comparabile? Quali voci compongono i 18,7 milioni, e includono la bonifica amianto già eseguita nel 2013? È stato chiesto un preventivo a un demolitore di Aliaga prima di formalizzare la stima? Perché la lettera indonesiana non è stata trasmessa alle Commissioni? E poi la domanda che lega tutto: il ministro della Difesa si trovava a Dubai nelle stesse ore e nello stesso luogo del presidente di Drass, pochi giorni prima che scoppiasse la crisi iraniana? C’è stato un incontro tra i due? I numeri non mentono. Il conto, così com’è, non torna.

