Apple sceglie Google Gemini per potenziare l’IA e Siri

Apple ha scelto Google per potenziare le sue funzionalità di intelligenza artificiale. Come annunciato in una nota congiunta, Cupertino sfrutterà la tecnologia Gemini per alimentare il suo assistente Siri oltre che la prossima generazione di Apple Intelligence, sperando di recuperare il terreno perduto negli ultimi frenetici anni di corsa all’IA. La partnership sarà pluriennale e coinvolgerà la tecnologia cloud di Mountain View. «Dopo un’attenta valutazione, abbiamo stabilito che la tecnologia di Google fornisce la base più valida per i modelli Apple Foundation e siamo entusiasti delle nuove esperienze innovative che offrirà ai nostri utenti», scrivono da Cupertino. Ignote le cifre ufficiali, anche se fonti di TechCrunch ipotizzano un’operazione da circa 1 miliardo di dollari. La nuova versione di Siri è attesa nei prossimi mesi, con l’arrivo dell’aggiornamento iOS 26.4.

Apple punta a recuperare terreno nella corsa all’IA

L’accordo tra Apple e Google era in cantiere già dal 2025, quando Bloomberg anticipò che Cupertino aveva avviato colloqui preliminari con Big G per poter accedere a un modello personalizzato dell’IA di Gemini con l’obiettivo di potenziare Siri, sperando così di poter recuperare il terreno perso. Apple ha infatti più volte rimandato l’aggiornamento del suo assistente vocale, soprattutto dopo le forti critiche per malfunzionamenti nei servizi di Apple Intelligence. Resta ora da capire se la partnership con Google vada a rimpiazzare oppure, più verosimilmente, ad affiancare quella con OpenAI per ChatGPT che è già disponibile nella suite di intelligenza artificiale per iPhone, iPad e Mac. Intanto Google continua a crescere: il valore di mercato del gigante hi-tech ha superato i 4 mila miliardi di dollari. È la quarta di sempre a riuscirci dopo Nvidia, che ha toccato anche i 5 mila, Microsoft e la stessa Apple.

Apple sceglie Google Gemini per potenziare l’IA e Siri
Un panel di Google sull’IA (Ansa).

Ubs, il Ceo Ermotti pianifica le dimissioni

Il Ceo del gruppo Ubs Sergio Ermotti, sta pianificando le sue dimissioni. Lo riporta in anteprima il Financial Times, citando fonti a conoscenza della situazione e spiegando che l’amministratore delegato dovrebbe lasciare il suo incarico di vertice nell’aprile 2027. Alla guida di UBS dal 2011 fino al 2020, prima di rientrarvi nel 2023. In precedenza aveva lavorato in UniCredit, dove dal 2007 al 2010 aveva ricoperto il ruolo di Deputy Ceo e responsabile Corporate & Investment Banking e Private Banking prima di assumere l’incarico di capo della Divisione Markets & Investment Banking. Nel 2024 si era impegnato a guidare il gruppo Ubs almeno fino al completamento dell’integrazione con Credit Suisse, previsto entro fine 2026.

Ubs, il Ceo Ermotti pianifica le dimissioni
Il Ceo di Ubs Sergio Ermotti (Imagoeconomica).

Ubs, i possibili successori di Ermotti per la carica di Ceo

Secondo Reuters, che ha ripreso la notizia del Financial Times, il principale candidato per raccogliere l’eredità di Sergio Ermotti sembra essere Aleksandar Ivanovic, attuale responsabile della gestione patrimoniale di Ubs. Altre fonti interne hanno fatto il nome anche di Robert Karofsky, presidente della banca per le Americhe e co-responsabile del Wealth Management, e di Iqbal Khan, oggi a capo delle attività per l’area Asia-Pacifico e con un passato proprio in Credit Suisse. Tra i candidati anche Bea Martin, nominata a ottobre direttrice operativa della banca e già alla guida della divisione Non-Core and Legacy.

Milano, processo Hydra: le condanne per il «sistema mafioso lombardo»

Si è chiuso il filone del rito abbreviato del processo Hydra: il giudice per l’udienza preliminare Emanuele Mancini ha pronunciato 24 condanne per associazione mafiosa, accogliendo integralmente le richieste avanzate dai pubblici ministeri. La pena più pesante, pari a 16 anni di reclusione, è stata inflitta a Massimo Rosi, indicato come reggente della locale di ’ndrangheta di Lonate Pozzolo. Seguono i 14 anni e 8 mesi comminati a Filippo Crea, ritenuto emissario della ’ndrina Iamonte, e i 14 anni a Giuseppe Fidanzati: per tutti e tre l’accusa aveva sollecitato una condanna a 20 anni. Al termine della camera di consiglio è stata riconosciuta la colpevolezza per 62 dei 78 imputati che avevano optato per il rito abbreviato. Il computo complessivo delle pene sfiora i cinque secoli di carcere, a fronte dei 570 anni richiesti dall’accusa.

Il giudice: «Sistema mafioso lombardo alleato con Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra»

Nel dispositivo letto nell’aula bunker del carcere di Opera, il gup ha inoltre dato atto dell’esistenza del «sistema mafioso lombardo», confermando l’ipotesi investigativa che parlava di una «alleanza» tra appartenenti a Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra in Lombardia finalizzata a fare «affari». Il giudice ha così avallato l’impostazione della Direzione distrettuale antimafia e della Procura ordinaria, secondo cui è operativa un’associazione mafiosa «costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni», con articolazioni riconducibili alle famiglie siciliane di Palermo, Castelvetrano e Catania, alle ramificazioni romane del clan Senese e alle locali calabresi con proiezioni lombarde. Nello stesso procedimento, Mancini ha disposto il rinvio a giudizio di altri 45 indagati e ha pronunciato ulteriori condanne rilevanti: 13 anni e 4 mesi a Rosario Abilone, 14 anni a Bernardo Pace e pene tra gli 11 e i 12 anni per i fratelli Michele e Domenico Pace del mandamento di Trapani, 11 anni a Giacomo Cristello, 13 anni e 8 mesi a Grasso, 11 anni e 8 mesi ad Antonino Galioto, 10 anni e 8 mesi a Maria Domenica Postù e 10 anni e mezzo a Domenico Brancaccio. Sono state riconosciute attenuanti ai collaboratori di giustizia Francesco Bellusci, condannato a 4 anni e mezzo, e a William Alfonso Cerbo con Saverio Pintaudi della cosca Iamonte, che ha ricevuto 5 anni.

Warner-Netflix, Paramount porta l’accordo in tribunale

Paramount Skydance non molla Warner Bros. Discovery. Il colosso cinematografico di proprietà di David Ellison ha infatti deciso di portare il gruppo dei media davanti alla Delaware Chancery Court, chiedendo maggiore trasparenza sull’accordo con Netflix da 82,7 miliardi di dollari. L’intento è quello di costringere il consiglio di amministrazione di WBD a rendere pubblici i dettagli finanziari relativi alla recente accettazione della proposta di acquisizione da parte del gigante dello streaming, mossa che ha escluso quella alternativa avanzata dalla stessa Paramount. Contestualmente, Ellison ha poi informato gli investitori dell’intenzione di avviare una proxy battle, ossia una battaglia per le deleghe, con l’obiettivo di piazzare i suoi consiglieri nel Cda con la prossima assemblea degli azionisti di WBD prevista per il 2026.

Perché Paramount ha fatto causa a Warner Bros. Discovery

La decisione di David Ellison arriva in seguito all’ennesimo no del board di Warner Bros. Discovery, guidato da David Zaslav, all’offerta ostile di Paramount per l’intera azienda (Netflix punta invece solo agli studios cinematografici e allo streaming), arrivata a 30 dollari in contanti per azione e 108 miliardi complessivi. «WBD non ha fornito alcuna informazione su come ha valutato il capitale azionario di Global Networks, su come ha valutato l’intera transazione Netflix, su come funziona la riduzione del prezzo di acquisto per il debito», ha attaccato il presidente e Ceo di Paramount Ellison in una lettera agli investitori. Da qui il ricorso, per chiedere alla Delaware Chancery Court di «ordinare a Warner di fornire informazioni in modo da prendere una decisione informata» sulla questione.

Warner-Netflix, Paramount porta l’accordo in tribunale
I Warner Bros. Studios a Burbank (Ansa).

Non finisce qui. Paramount Skydance ha infatti annunciato di voler presentare una propria lista di amministratori e proporre una modifica allo statuto per imporre il voto degli azionisti su «qualsiasi separazione di Global Networks» in vista della scissione di Warner Bros. Discovery prevista nel 2026 già prima dell’intesa con Netflix. Secondo gli Ellison, che puntano all’acquisizione integrale, infatti la futura Discovery Global rischia di non avere «alcun valore». Netta la replica di WBD che ha accusato Paramount di voler «distrarre l’attenzione con una causa infondata e attacchi a un board che hanno generato un valore per gli azionisti senza precedenti».

Alberto Trentini e Mario Burlò sono atterrati a Ciampino

Alle 8.45 l’aereo di Stato partito ieri da Caracas che riportava a casa Alberto Trentini e Mario Burlò è atterrato all’aeroporto di Ciampino. I due sono stati rilasciati lunedì dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela. Sul volo viaggiava anche il direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, che si era recato nella capitale venezuelana per seguire direttamente la fase finale della trattativa. Ad attendere i due italiani, arrivati su un Falcon del XXXI Stormo, c’erano i familiari, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Poco prima dell’arrivo del volo è giunta in aeroporto anche Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, accompagnata dall’avvocata Alessandra Ballerini, che assiste la famiglia durante questa lunga vicenda.

Trump minaccia dazi del 25 per cento a chi commercia con l’Iran

Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti imporranno dazi del 25 per cento su tutti i Paesi che mantengono relazioni commerciali con l’Iran. Il presidente lo ha scritto in un post su Truth Social, sostenendo che la misura entrerà in vigore «con effetto immediato». In assenza di documenti ufficiali della Casa Bianca, però, non è chiaro quando e su quale base giuridica verranno introdotti i dazi, né se colpiranno indistintamente tutti i partner commerciali di Teheran. Le tariffe, come previsto dalla normativa statunitense, sarebbero pagate dagli importatori americani. Tra i principali destinatari delle esportazioni iraniane figurano Cina, Emirati Arabi Uniti e India. Pechino ha già reagito alla mossa della Casa Bianca, definendo le tariffe «sanzioni unilaterali illegittime» e avvertendo che le guerre commerciali «non hanno vincitori». Intanto, la ong norvegese Iran Human Rights ha confermato che almeno 648 persone sono state uccise nelle proteste, mentre altre associazioni stimano che i morti siano oltre 2.000. Gli arresti invece sono oltre 10.600.

Le opzioni militari contro l’Iran sul tavolo della Casa Bianca

La mossa sui dazi si inserisce in una strategia di pressione più ampia dell’amministrazione Trump, che sta valutando come rispondere alla repressione delle proteste in Iran. Mentre è stato aperto un canale diplomatico tra Washington e Teheran, secondo il New York Times il Pentagono sta presentando a Trump un ventaglio di opzioni militari più ampio rispetto al passato. Tra gli obiettivi possibili figurano il programma nucleare iraniano e i siti missilistici, già colpiti durante la guerra di 12 giorni di giugno. Tuttavia, le opzioni considerate più probabili restano un attacco informatico o un’azione mirata contro l’apparato di sicurezza interno responsabile della repressione. La Casa Bianca ribadisce che la diplomazia resta la prima scelta, prevedendo una dura rappresaglia iraniana, ma conferma che anche i raid aerei sono «tra le molte opzioni sul tavolo». Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno invitato i propri cittadini a lasciare il Paese.

Sulla politica estera Pd e campo largo sono davvero al punto di rottura?

È diventata un caso l’ennesima intervista di Goffredo Bettini – signore al quale viene spesso concesso un abnorme spazio mediatico – al Fatto Quotidiano. Le chiacchiere dell’ex europarlamentare del Pd come al solito sono molte, sempre impreziosite da una autocandidatura a intellettuale massimo della sinistra, ma una riga è sufficiente a capire l’impostazione bettiniana: «La Rus­sia intende pro­teg­gere i suoi enormi con­fini, improv­vi­da­mente avvi­ci­nati dalla Nato, con qual­siasi mezzo». Siamo insomma in zona Orsini o Putin (d’altronde la propaganda sulla Nato brutta, sporca e cattiva è quella).

Sulla politica estera Pd e campo largo sono davvero al punto di rottura?
Goffredo Bettini (Imagoeconomica).

La rivolta dei riformisti contro l’appiattimento sul M5s

Ma qui il punto non è prendersela con Bettini, che è e rimane un problema del Pd. Quanto effettivamente notare che sulla politica estera il maggior partito di opposizione riesce, ancora una volta, a spaccarsi in maniera esiziale. È sempre la politica estera la linea di frattura maggiore dentro il campo largo. Lo si è già visto sul Venezuela (Matteo Renzi dice una cosa, Giuseppe Conte ne dice un’altra) e, di nuovo, lo si vede sulla Russia. L’intervista ha fatto accigliare, non poco, i riformisti del Pd, come Giorgio Gori («Totale sovrapposizione coi 5 stelle ed epurazione di chi non ci sta. Non vedo l’ora che inizi, questo confronto “rispettoso, schietto”… ma risolutivo») e Filippo Sensi («Un importante dirigente del mio partito oggi teorizza – a parte cacciare quelli come me, ma poco importa – di trasformare il Pd sul tema Ucraina nella Lega o nei cinque stelle»).

Sulla politica estera Pd e campo largo sono davvero al punto di rottura?
Giorgio Gori (Imagoeconomica).

Il 2026 pre-elettorale sarà ostaggio della propaganda

Il 2026 è un anno pre-elettorale, e paradossalmente di politica si parlerà poco, perché tutto sarà ostaggio della propaganda di partito o di governo. Giorgia Meloni si radicalizzerà, come gli altri leader del suo esecutivo, e lo stesso accadrà per il centrosinistra, le cui pulsioni elettorali sono già attive. L’assenza di un leader riconosciuto non farà altro che peggiorare la situazione (problema, come spiegato altre volte, che invece non ha il destra-centro). Oltretutto, i sondaggi – l’ultimo di YouTrend è sufficientemente chiaro: Conte è l’unico in grado di insidiare la leadership di Meloni – restituiscono l’immagine di un campo largo in preda all’irenismo. Mentre la rivolta in Iran contro gli ayatollah infiamma il Paese, tra Conte e Schlein è tutto un parlare di diplomazia e dialogo. Come se fosse possibile abbattere un regime con il tè delle cinque. L’offerta politica di Conte si riduce alla critica unilaterale del «furore bellicista», nel quale ci finisce anche la legittima resistenza contro invasori e dittatori. Verosimilmente, Schlein non potrà lasciare in mano a Conte l’opzione ultra pacifista e quindi schiaccerà il Pd sulle posizioni bettiniane, per la gioia di tutti quelli che pensano che le guerre si combattano con la solidarietà internazionale limitata alle storie su Instagram.

Sulla politica estera Pd e campo largo sono davvero al punto di rottura?
Elly Schlein (Imagoeconomica).

I sostenitori del pensiero bettiniano

C’è però un punto sostanziale: il Pd con le scissioni ha già dato, tra Pier Luigi Bersani e Renzi; qualcuno peraltro è rientrato, qualcun altro no. Ma la politica estera potrebbe essere davvero il punto di rottura. Oltretutto, a sinistra, il pensiero bettiniano è condiviso. Basti andare a rileggersi che cosa disse tre anni fa Rosy Bindi, oggi in prima fila per il No al referendum sulla giustizia, dopo l’elezione di Elly Schlein: «L’altra questione riguarda la guerra, argomento sul quale mi ha già delusa quando nella prima intervista da segretaria ha ribadito che l’invio di armi è l’unico modo per aiutare l’Ucraina. Dalla sua biografia, di donna con un cognome straniero e un background culturale internazionale, mi aspetto un’attenzione meno conformista non solo sulla guerra ma soprattutto in politica estera. La guerra si sta combattendo in Europa ma le sue conseguenze non sono affatto territoriali bensì globali. Si sta delineando un nuovo ordine mondiale che noi non dovremmo subire ma anzi orientare. Anche se nella campagna congressuale non le ho mai sentito spendere una parola su questa questione cruciale, adesso vorrei sentire un linguaggio nuovo, perché se vogliamo ricostruire l’identità di un Pd di sinistra, in questo momento bisogna ripartire dalla politica estera». La campagna elettorale per le elezioni politiche potrebbe rendere più felice anche lei, Rosy.

Sulla politica estera Pd e campo largo sono davvero al punto di rottura?
Rosy Bindi (Imagoeconomica).

Sanremo, Laura Pausini co-conduttrice per tutte e cinque le serate

Laura Pausini affiancherà Carlo Conti alla conduzione delle cinque serate del Festival di Sanremo, in programma dal 24 al 28 febbraio. Per la cantante si tratta della prima esperienza all’Ariston nel ruolo di co-conduttrice, anche se la sua presenza al Festival conta numerosi precedenti: quella in arrivo sarà infatti la nona partecipazione complessiva, dopo le gare del 1993, quando vinse tra le Nuove Proposte con La Solitudine, e del 1994, chiusa con il terzo posto grazie a Strani Amori, oltre a sei apparizioni da superospite tra il 2001 e il 2022.

Accanto a lei e a Conti si alterneranno altri co-conduttori, mentre per l’intera durata della manifestazione Max Pezzali sarà presente come “capitano” sulla nave posizionata al largo della Città dei Fiori. Commentando l’annuncio, Carlo Conti ha dichiarato: «Ringrazio Laura per aver accettato subito con entusiasmo il mio invito, è un grande onore e una gioia condividere la conduzione del Festival con un’artista e una donna così forte, così carismatica e divertente come Laura. Con noi poi si alterneranno ogni sera vari co-conduttori e co-conduttrici con i quali animeremo il palco dell’Ariston». L’annuncio è stato accolto con grande entusiasmo dalla stessa Pausini, che sui social ha scritto: «Sanremo è il mio destino. Il mio sorriso. La mia tentazione. La mia paura. A Sanremo sono nata artisticamente nel 1993 e quest’anno torno orgogliosa e commossa perché con tutto l’onore e la gioia del mondo condurrò con Carlo Conti la 76ma edizione del Festival»

Crédit Agricole, ok della Bce all’aumento delle quote in Bpm

Crédit Agricole ha ottenuto dalla Banca centrale europea l’autorizzazione a superare la soglia del 20 per cento nel capitale di Banco Bpm. Secondo quanto riferito da ambienti finanziari, da Francoforte sarebbe arrivata anche una raccomandazione al gruppo francese affinché, nel prossimo consiglio di amministrazione della banca di Piazza Meda, venga designato un numero di consiglieri coerente con il ruolo di socio di minoranza, indicativamente quattro o cinque su un totale di quindici. L’indicazione risponde all’esigenza di evitare che l’operatività del board risulti condizionata, considerando che in situazioni di possibile conflitto di interesse i consiglieri riconducibili a Crédit Agricole sarebbero tenuti ad astenersi dalle decisioni, come previsto dal Testo unico bancario.

Crédit Agricole: «Restiamo sotto la soglia Opa»

L’istituto francese ha ribadito di non avere intenzione di assumere né di esercitare il controllo su Banco Bpm e di voler mantenere la partecipazione al di sotto della soglia che farebbe scattare l’obbligo di un’offerta pubblica di acquisto. In una nota, Crédit Agricole ha confermato il via libera della Bce all’incremento della quota, precisando che, grazie all’esercizio di strumenti derivati riferiti allo 0,3 per cento del capitale, la partecipazione complessiva salirà al 20,1% dell’istituto italiano con sede a Piazza Meda.

Scuola, commissariate quattro regioni: «Mancano piani di dimensionamento»

Il Consiglio dei ministri ha deciso di avviare il commissariamento di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, regioni che non hanno ancora adottato i piani di dimensionamento scolastico per il prossimo anno. La misura, spiegano da Palazzo Chigi, è legata agli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nell’ambito del Pnrr e alla necessità di garantire l’avvio regolare dell’anno scolastico. L’obiettivo dell’intervento è l’adeguamento della rete scolastica all’andamento della popolazione studentesca, poiché «il mancato rispetto di questo adempimento mette a rischio le risorse già erogate». Il ministro dell’Istruzione Valditara ha ricordato che alle quattro regioni «erano già state concesse due proroghe per l’adozione dei piani: una fino al 30 novembre e una seconda fino al 18 dicembre. Nonostante ciò, non sono state compiute le necessarie formalizzazioni, rendendo inevitabile il commissariamento deliberato oggi dal consiglio dei ministri», precisando che la decisione riguarda solo l’organizzazione amministrativa e non prevede la chiusura di plessi scolastici.

Le critiche del Pd: «Manovra inaccettabile»

Critiche dal Partito democratico, secondo cui «la convocazione degli assessori all’istruzione di quattro regioni amministrate dal centrosinistra, con l’intento di imporre dall’alto scelte che riguardano direttamente il futuro delle scuole, è una manovra inaccettabile». Per i parlamentari dem «le scelte di dimensionamento scolastico non sono un semplice problema di numeri, sono una questione di equità, di accessibilità, e di qualità educativa», e la nomina di un commissario ad acta «sembra voler ridurre ogni questione a un semplice calcolo matematico, ignorando le peculiarità geografiche, sociali e culturali che ogni regione porta con sé».

Xabi Alonso non è più l’allenatore del Real Madrid

Gedda fatale per Xabi Alonso. Dopo il ko del Real Madrid nella finale di Supercoppa spagnola contro il Barcellona, l’ex centrocampista non è più l’allenatore delle merengues. Il club ha ufficializzato la fine del rapporto con il tecnico spagnolo attraverso un comunicato, precisando che la separazione avviene «di comune accordo». Nella nota del club si sottolinea che «Xabi Alonso avrà sempre l’affetto e l’ammirazione di tutto il madridismo, perché è una leggenda del Real Madrid e ha rappresentato in ogni momento i valori del nostro club». Il tecnico rinuncia al contratto triennale stipulato con la squadra. A guidare la squadra, almeno momentaneamente, sarà Álvaro Arbeloa, fino a oggi alla guida del Castilla e con una carriera da allenatore interamente dedicata al settore giovanile del club dal 2020.

Basket, Trapani esclusa dal campionato di Serie A

La Trapani Shark è stata esclusa dal campionato di Serie A di basket al termine del girone di andata. Il provvedimento è stato adottato dal Giudice Sportivo sulla base della relazione del sostituto procuratore federale, in seguito alla gara contro Trento interrotta dopo appena quattro minuti. Alla base della decisione viene richiamato il principio di lealtà sportiva, dopo una stagione già segnata da una penalizzazione di dieci punti e da partite disputate con soli tre giocatori senior affiancati da elementi delle giovanili. Nel dispositivo, il Giudice Sportivo parla di «una palese alterazione della uguaglianza competitiva delle squadre in campo».

Con l’esclusione dal torneo, i tesserati del club siciliano sono automaticamente liberi. Il massimo campionato passa quindi da 16 a 15 squadre, con la conseguenza di una retrocessione in meno dall’A1 all’A2 e la garanzia di un ripescaggio a fine stagione in seconda serie, che salvo rinunce riguarderà la migliore tra le retrocesse in Serie B. Nell’immediato, invece, vengono cancellati tutti i risultati ottenuti da Trapani, con la conseguente perdita dei punti conquistati in classifica dalle squadre che avevano affrontato e battuto i siciliani.

Indennità di discontinuità 2026: requisiti e domanda Inps per i lavoratori dello spettacolo disoccupati

Nella giornata del 12 gennaio, l’Inps ha pubblicato una nota per ricordare ai lavoratori dello spettacolo che siano rimasti disoccupati o che abbiano subito dei periodi di inattività involontaria, della possibilità di richiedere l’indennità di discontinuità anche nel 2026. L’ammortizzatore sociale, introdotto originariamente dal decreto legislativo 175/2023, mira a sostenere sia i lavoratori autonomi sia i subordinati a tempo determinato che operino in un settore caratterizzato da cicli lavorativi frammentati. Attraverso la prestazione, il legislatore riconosce la peculiarità delle professioni artistiche e tecniche, fornendo un aiuto concreto per affrontare le pause contrattuali. L’Inps, inoltre, chiarisce che il beneficio viene erogato in un’unica soluzione, previa presentazione di un’apposita istanza telematica. Risulta dunque essenziale monitorare le scadenze e i criteri di accesso stabiliti dalla normativa vigente, onde evitare la perdita di un diritto maturato nel corso dell’anno solare precedente a quello di presentazione della domanda.

Quali sono le istruzioni Inps per l’indennità di discontinuità nel 2026?

Indennità di discontinuità 2026: requisiti e domanda Inps per i lavoratori dello spettacolo disoccupati
Flashmob lavoratori dello spettacolo (Imagoeconomica).

Le indicazioni fornite dall’Inps chiariscono i parametri necessari per accedere all’indennità di discontinuità del 2026. La misura è rivolta a diverse categorie professionali iscritte al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo. Innanzitutto, è previsto un limite reddituale Irpef fissato a 35 mila euro per l’anno di imposta 2025. In secondo luogo, il richiedente deve dimostrare la prevalenza del reddito derivante dal settore dello spettacolo. Infine, il decreto 175/2023 fissa ulteriori requisiti contributivi e di residenza. Pertanto, il richiedente deve:

  • essere cittadino dell’Unione europea o straniero con regolare permesso di soggiorno;
  • risiedere in Italia da almeno un anno;
  • aver maturato almeno 51 giornate di contributi nel 2025. Per gli attori di cinema e audiovisivo, la soglia è di 15 giornate nel 2025 oppure 30 giornate nel biennio precedente;
  • non essere titolare di pensione diretta o di contratti a tempo indeterminato, salvo i casi di lavoro intermittente senza indennità di disponibilità.

L’importo erogato copre un terzo delle giornate accreditate nell’anno precedente.

Come richiedere l’indennità di discontinuità?

La procedura per ottenere l’Indennità di discontinuità è esclusivamente telematica. La domanda deve essere inviata entro il 30 aprile 2026 attraverso il portale ufficiale dell’Inps. In alternativa, i soggetti interessati possono avvalersi del supporto dei patronati o chiamare il contact center multicanale. Quest’ultimo è raggiungibile al numero gratuito 803 164 da rete fissa o al numero 06 164 164 da rete mobile. Si consiglia di preparare tempestivamente la documentazione relativa ai redditi e ai contributi versati, verificando la corretta iscrizione al Fondo Pensione Lavoratori nello Spettacolo. Una volta presentata l’istanza, l’istituto procede alla verifica dei dati e, in caso di esito positivo, liquida la somma spettante direttamente sul conto corrente indicato dal beneficiario. Per agevolare la compilazione, è disponibile un tutorial ufficiale dell’Inps in formato pdf che illustra i passaggi necessari per il corretto invio della richiesta.

Quali sono le novità per i disoccupati nel 2026?

Le recenti modifiche normative hanno introdotto alcuni aggiornamenti rilevanti per il comparto. Per esempio, la legge di bilancio 2026 ha confermato l’estensione della platea dei beneficiari, includendo diverse figure professionali tecniche e amministrative. Per maggiore chiarezza, si propone una sintesi delle principali categorie ammesse:

Tuttavia, è fondamentale ricordare che l’Indennità di discontinuità 2026 non è cumulabile, nello stesso periodo, con altre prestazioni relative alla disoccupazione, come la Naspi. Per questo motivo, l’Inps raccomanda a chi svolge più attività durante l’anno di prestare attenzione a non sovrapporre le giornate già indennizzate o coperte da altri contributi.

Rimpasti e correnti, Zelensky in Ucraina prepara la transizione verso le elezioni

Mentre l’inverno ha congelato la linea del fronte e i negoziati per la pace procedono a singhiozzo, Volodymyr Zelensky a Kyiv ha avviato l’ennesima girandola di poltrone, resasi necessaria dopo le dimissioni forzate del numero uno dell’amministrazione presidenziale Andriy Yermak alla fine del 2025. Al posto dell’ex braccio destro del capo dello Stato è arrivato così Kyrylo Budanov, prima a capo del servizio segreto militare Gur, accompagnato da una buona dose di favore popolare e dal sostegno esterno degli Stati Uniti, con cui ha da tempo buoni rapporti. Non solo: al vertice dell’Sbu, l’intelligence civile, è giunto Oleh Ivashchenko, in precedenza alla testa del servizio estero Svr, e ha rimpiazzato l’irrequieto Vasyl Malyuk, spesso e volentieri in contrasto con Olexey Syrsky, capo delle Forze armate, amato invero poco all’interno delle strutture militari e di sicurezza, ma molto da Zelensky e per questo ancora al suo posto.

Rimpasti e correnti, Zelensky in Ucraina prepara la transizione verso le elezioni
Kyrylo Budanov (Ansa).

Nuovi spostamenti imminenti al ministero della Giustizia

Anche al governo vi sono stati cambiamenti, con l’ex premier e poi ministro della Difesa Denys Shmyhal passato all’Energia e sostituito da Mykhailo Fedorov, giovane astro sempre più in ascesa con favori trasversali, interni ed esteri. Altri spostamenti imminenti potrebbero riguardare il ministero della Giustizia, con la vice capa dell’amministrazione presidenziale, Iryna Mudra, che attualmente ha maggiori probabilità di ottenere la carica. E circolano anche voci secondo cui Rustem Umjerov, segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale, perderà il suo incarico.

Rimpasti e correnti, Zelensky in Ucraina prepara la transizione verso le elezioni
Rustem Umjerov (Ansa).

Elezioni presidenziali e parlamentari probabilmente già nel 2026

Insomma, anche se non è la prima volta che avvengono rimpasti nel corso degli ultimi anni, è evidente come Zelensky sia impegnato in quella che può essere definita la fase di transizione verso le prossime elezioni presidenziali e parlamentari, da tenersi probabilmente già nel 2026, ammesso e non concesso che le trattative per risolvere la guerra non si fermino sul binario morto.

Rimpasti e correnti, Zelensky in Ucraina prepara la transizione verso le elezioni
Volodymyr Zelensky (Ansa).

Le correnti all’interno del più ristretto cerchio magico sono fluide

In realtà di grandi scossoni non ce ne sono stati e pochi ve ne saranno, in senso stretto, visto che comunque i ricambi stanno avvenendo tutti all’interno della squadra del presidente, in ogni caso ampia. Per ora Zelensky sembra avere le pedine sotto controllo, aiutato dal fatto che la guerra è in corso e la priorità è ancora quella di conservare l’unità di facciata. Le correnti all’interno del più ristretto cerchio magico, spezzato con le dimissioni di Yermak e rappezzato con la nomina di Budanov, sono però più fluide che mai: i punti interrogativi sono ancora molti, per esempio sui poteri del nuovo capo dell’amministrazione presidenziale, la macchina con la quale il presidente gestisce di fatto il Paese, mentre il parlamento è sempre più marginalizzato.

Rimpasti e correnti, Zelensky in Ucraina prepara la transizione verso le elezioni
Andriy Yermak (Getty Images).

Contro Zelensky un’alleanza capitanata dall’ex presidente Poroshenko

L’unica cosa forse certa è che il capo dello Stato stia prendendo le misure in vista delle possibili elezioni e preparandosi allo scontro interno con quella che è stata definita la coalizione anti-Zelensky, cioè la variegata alleanza capitanata internamente dall’ex presidente Petro Poroshenko e che raggruppa vari esponenti dei poteri forti dentro e fuori la Rada, cioè il parlamento, accomunati dallo scontento verso la Bankova, la sede governativa.

Rimpasti e correnti, Zelensky in Ucraina prepara la transizione verso le elezioni
Yulia Tymoshenko e Petro Poroshenko (Getty Images).

Volodymyr sta cercando di rinnovare gli equilibri interni a suo favore

Budanov potrebbe essere quindi stato designato per rafforzare il gruppo presidenziale, con il doppio intento di rimpiazzare davvero Yermak da un lato e di disinnescare le ambizioni autonome dell’ex capo del Gur; è possibile che Zelensky stia cercando di rinnovare gli equilibri interni a suo favore, tentando di controllare da vicino i possibili futuri avversari. E in questa direzione andrebbe anche il compito di Oleksandr Poklad, vice capo dell’Sbu e rivale del silurato Malyuk.

L’ex generale Zaluzhny avanti nei sondaggi

La vera incognita è che al momento nessuno a Kyiv o altrove può prevedere davvero quello che succederà nei prossimi mesi e se un eventuale accordo di pace accelererà la disintegrazione del sistema Zelensky, con il capo dello Stato che in una recente intervista ha detto che alla fine della guerra vorrà comunque riposarsi. Nel frattempo le faide interne proseguono, con la giustizia selettiva degli uffici anticorruzione Nabu e Sap che continua a pizzicare pesci piccoli nel bacino di Servitore del popolo, il partito del presidente. E la guerra sul campo prosegue, con la Russia che fa piovere missili ovunque, anche per fiaccare il sostegno alla Bankova. Tanto che nell’ultimo sondaggio di inizio gennaio Zelensky è sceso al 20 per cento, dietro al 23 dell’ex generale Valery Zaluzhny.

Rimpasti e correnti, Zelensky in Ucraina prepara la transizione verso le elezioni
Valery Zaluzhny (Ansa).

Iran, convocati i diplomatici di Italia, Francia, Germania e Regno Unito

Le autorità iraniane hanno convocato a Teheran gli ambasciatori o gli incaricati d’affari di Germania, Francia, Italia e Regno Unito, contestando il sostegno manifestato da questi Paesi alle proteste in corso nel Paese. La notizia è stata diffusa dal ministero degli Esteri iraniano attraverso la televisione di Stato. La convocazione è stata confermata anche da Parigi: «Confermiamo la convocazione degli ambasciatori europei», ha dichiarato il ministero degli Esteri francese all’Afp.

Metsola: «Interdetto l’accesso al parlamento a rappresentanti di Teheran»

A Bruxelles, intanto, il Parlamento europeo ha deciso di interdire l’accesso ai propri edifici a diplomatici e rappresentanti della Repubblica islamica dell’Iran. L’annuncio è arrivato dalla presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, che ha spiegato la decisione con un messaggio pubblicato su X: «Non si può andare avanti come se nulla fosse accaduto. Mentre il coraggioso popolo iraniano continua a difendere i propri diritti e la propria libertà, oggi ho preso la decisione di vietare l’accesso a tutto il personale diplomatico e a qualsiasi altro rappresentante della Repubblica islamica dell’Iran da tutti i locali dell’Europarlamento». Metsola ha poi aggiunto: «Questa assemblea non contribuirà a legittimare un regime che si è sostenuto attraverso torture, repressione e omicidi».

Fissata la data per il referendum sulla giustizia

Il Consiglio dei ministri ha deciso di indicare domenica 22 e lunedì 23 marzo come date del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. Il governo ha dunque forzato la mano, senza attendere per l’apertura dei seggi i tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale e ignorando le oltre 350 mila firme già raccolte dall’iniziativa popolare per il referendum, che si concluderà il 30 gennaio. Si tratta comunque di un compromesso tra l’1-2 marzo, giorni che non sarebbero dispiaciute alla maggioranza, e il mese di aprile, auspicato dall’opposizione. Nelle stesse date si voterà in Veneto anche per le elezioni suppletive per i collegi lasciati vacanti dagli ex deputati Alberto Stefani (diventato governatore) e Massimo Bitonci (ora assessore regionale).

Jessie Buckley: età, carriera e marito dell’attrice di Hamnet

A Hollywood è nata una nuova stella. Jessie Buckley ha vinto il Golden Globe come miglior attrice protagonista in un film drammatico con Hamnet di Chloé Zhao, in cui veste i panni della moglie di William Shakespeare, Agnes. Una performance acclamata dalla critica che le ha permesso di vincere anche il Critics Choice Award e di iscriversi nella lista dei favoriti per il premio Oscar. «Non è una situazione normale in cui trovarsi, ma grazie a tutti», ha esordito sul palco di Los Angeles nel ritirare la statuetta, prima di ringraziare molti collaboratori, tra cui il capo macchinista per la zuppa che ha preparato sul set. Un plauso anche alle 400 comparse del film: «Vi adoro, passerei il resto della mia vita con voi».

Chi è Jessie Buckley, attrice di Hamnet premiata ai Golden Globes

Jessie Buckley: età, carriera e marito dell’attrice di Hamnet
Jessie Buckley con il Golden Globe 2026 (Ansa).

Pur nominata agli Academy Awards nel 2022, Jessie Buckley è ancora poco nota al grande pubblico, carattere che tuttavia non le dispiace. «Forse è per i capelli, li cambio spesso per nascondermi», ha spiegato in una recente intervista, in cui ha ammesso di amare quella maschera di anonimato che le consente di vivere una «vita tranquilla» e lontana dai riflettori. Classe 1989, è cresciuta a Killarney, in Irlanda, e lavora nel cinema e nello spettacolo da circa due decenni. Figlia di un barista e poeta e di un’insegnante di canto, prima di cinque fratelli, ha studiato pianoforte, clarinetto, arpa e sassofono, oltre al canto, alla Royal Irish Academy of Music di Dublino. Da sempre appassionata di recitazione e arte, a 17 anni ha vinto un provino con I’d Do Anything, talent show televisivo della Bbc per trovare la protagonista di uno spettacolo teatrale nel West End.

Jessie Buckley: età, carriera e marito dell’attrice di Hamnet
Jessie Buckley al Met Gala 2022 (Ansa).

Pur arrivata seconda alle spalle di Jodie Prenger, apparsa nella pièce accanto a Rowan Atkinson, ottenne un ruolo in A Little Night Music al teatro Menier Chocolate Factory. Laureatasi in recitazione alla Royal Academy of Dramatic Art nel 2013, ha accresciuto la sua fama grazie alla tv. Nel 2017 ha partecipato alla serie Taboo con Tom Hardy, Stephen Graham e Oona Chaplin, mentre dopo due anni ha ottenuto la parte di Ljudmila Ignatenko, moglie di una vittima di Pripyat, in Chernobyl. Dopo essere apparsa in una produzione teatrale di Enrico V con Jude Law, nel 2022 ha ottenuto la prima notorietà con La figlia oscura, film di Maggie Gyllenhaal in cui ha recitato nei panni della versione giovane della protagonista, Olivia Colman, e per cui ha ricevuto la nomination agli Oscar. Nel 2026 sarà ancora alla corte della regista americana per La sposa!, ispirata a La moglie di Frankenstein.

Il matrimonio e la maternità proprio dopo le riprese di Hamnet

Jessie Buckley: età, carriera e marito dell’attrice di Hamnet
L’attrice Jessie Buckley nel 2019 (Ansa).

Pur già nota agli esperti del settore, Jessie Buckley vive Hollywood lontana dai riflettori e dalle serate glamour. Tanto da lasciare persino Londra per vivere nella campagna del Norfolk. Lì, nel 2023, ha sposato il suo Freddie, di cui tuttavia non si conoscono dettagli circa la professione. Poco dopo aver terminato le riprese di Hamnet, è diventata mamma, spinta proprio dalle emozioni provate sul set del film di Zhao. «Questo film mi ha fatto sentire il bisogno profondo di diventare madre», ha spiegato all’edizione inglese di Vogue, che le ha dedicato una copertina, aggiungendo di essere rimasta incinta subito dopo la fine delle riprese. Diventare genitore è un cambiamento «sistemico, che ti rende una nuova persona per come ti relazioni con il mondo, con il tuo compagno, con il tuo lavoro».

Gabetti Agency, Daniele Martignetti nuovo ceo

Gabetti Agency, società del Gruppo Gabetti specializzata in Advisory & Transactions, ha nominato un nuovo ceo. Si tratta di Daniele Martignetti, manager che vanta oltre 20 anni di esperienza nel settore immobiliare. Il nuovo amministratore delegato di Gabetti Agency, infatti, ha lavorato per gruppi come Pirelli RE, Savills Investment Management, Jones Lang LaSalle e BNP Paribas Real Estate. Recentemente ha guidato la direzione di Real Estate di BPER Banca.

Martignetti: «La competenza valore aggiunto»

Dopo la nomina Martignetti ha affermato: «La nostra sfida sarà avvicinare questa realtà a quelle che sono le esigenze attuali di un mercato immobiliare sempre più istituzionale, in cui la competenza rappresenta oggi è il vero valore aggiunto ricercato dai clienti. In sinergia con il team interno e il top management, saremo chiamati a portare la solidità e il know how del Gruppo all’interno di un contesto internazionale, veloce, evoluto e globale, confrontandoci con player europei e non solo. Un percorso che produrrà beneficio a Gabetti e contribuirà anche alla crescita e al rafforzamento del mercato immobiliare in Italia».

Titoli di studio, quali sono i più richiesti a gennaio 2026?

Profili qualificati, titoli di studio e mercato del lavoro confermano la stretta correlazione anche per le assunzioni di gennaio 2026, mese nel quale si focalizzano le attenzioni sulle competenze tecniche e specialistiche. Le immissioni programmate dalle imprese per questo mese vedono i titoli di studio tecnici e le lauree scientifiche in cima alle preferenze dei reclutatori, con un incremento della domanda per i diplomi professionali legati alla manifattura e alla logistica. È questo il quadro che emerge dal Sistema Informativo Excelsior, progetto promosso da Unioncamere in collaborazione con il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con l’Unione europea. Gli esperti di risorse umane hanno osservato che, su un totale di 527 mila inserimenti previsti a gennaio 2026, la quota destinata a chi possiede una formazione terziaria o tecnica superiore è in costante crescita. Tuttavia, persiste un significativo scostamento tra i titoli di studio posseduti dai candidati e le reali necessità del sistema produttivo. Il mismatch rende complessa la copertura di quasi la metà delle posizioni aperte a causa della mancanza di competenze specifiche.

Titoli di studio, quali sono i percorsi formativi vincenti a gennaio 2026?

Titoli di studio, quali sono i più richiesti a gennaio 2026?
Studenti che hanno scelto di svolgere le prove di ingresso alla facoltà di Medicina (Imagoeconomica).

L’analisi dettagliata delle entrate programmate indica che le imprese hanno privilegiato i candidati con una preparazione orientata all’innovazione digitale e alla sostenibilità ambientale. Innanzitutto, si è registrata una forte domanda per i laureati in ambito economico e ingegneristico, seguiti dai profili sanitari. Le classi di laurea più ricercate sono le seguenti:

  • indirizzo economico, 23 mila ingressi;
  • indirizzo insegnamento e formazione, 13 mila unità;
  • indirizzo sanitario e paramedico, 12 mila contratti;
  • indirizzo ingegneria, 11 mila assunzioni;
  • indirizzo giuridico, 7 mila unità.

La ricerca di personale laureato riguarda, complessivamente, circa 78 mila posizioni nel solo mese di gennaio 2026.

Diplomi e qualifiche professionali più cercati

Per quanto riguarda l’istruzione secondaria, gli indirizzi tecnici risultano i più ambiti per sostenere la transizione tecnologica. Il sistema produttivo mostra una fame di competenze operative, con 153 mila posti riservati ai diplomati e 104 mila ai qualificati professionali. In particolare, gli esperti del mercato del lavoro segnalano la difficoltà di reperimento per i percorsi legati alla meccatronica e all’elettronica. Insieme con i titoli di studio classici, cresce il valore dei diplomi ottenuti presso gli Its Academy, che vantano tassi di occupazione estremamente elevati. I diplomi secondari maggiormente richiesti a gennaio 2026 sono quelli di:

  • amministrazione, finanza e marketing, 42 mila contratti;
  • turismo, enogastronomia e ospitalità, 25 mila ingressi;
  • meccanica, meccatronica ed energia, 18 mila unità;
  • trasporti e logistica, 12 mila assunzioni;
  • elettronica ed elettrotecnica, 11 mila unità.

Per le qualifiche professionali (3-4 anni), l’indirizzo ristorazione e quello meccanico sono i principali motori della domanda.

Tabella riassuntiva dei livelli di istruzione

Le imprese hanno pianificato le assunzioni di gennaio 2026 basandosi su una gerarchia di titoli di studio che riflette la necessità di bilanciare competenze teoriche e capacità pratiche. Di seguito, si riportano i dati relativi alla distribuzione dei contratti per livello di formazione:

I settori dei servizi e dell’industria richiedono, in particolare, professionisti capaci di integrare le soft skill con una solida base tecnica, a testimonianza dell’importanza dell’esperienza nel settore per circa il 65 per cento delle entrate previste.