Santiago Lopez-Vilas è stato nominato socio gestore della divisione europea di Arctos Partners. Si tratta del fondo di investimenti attivo nel ramo sportivo in tutto il pianeta e a un passo da essere acquisita da Kkr. L’intesa è stata raggiunta e manca soltanto l’ufficialità. L’operazione sarà da un miliardo di dollari e sancirà l’ingresso del colosso americano del private equity nello sport.
Arctos, infatti, ha partecipazioni in club di varie discipline: ci sono i Golden State Warriors e gli Utah Jazz in NBA e i Los Angeles Dodgers e gli Houston Astros in MLB. La società possiede anche quote nei Los Angeles Chargers della NFL e nei New Jersey Devils della NHL. E così anche nel calcio, ma in Europa. Il fondo, infatti, è azionista del PSG, dell’Atalanta e del Fenway Sports Group, la holding che possiede il Liverpool. Possiede anche il 20 per cento di Aston Martin in Formula 1.
Lopez-Vilas ex ceo del Bernabeu
A dare notizia del passaggio di Lopez-Vilas ad Arctos Partners è stato il quotidiano spagnolo El Confidential. Il manager è stato dal 2022 all’estate 2025 amministratore delegato dell’Estadio Santiago Bernabeu, la società che gestisce lo stadio del Real Madrid. La separazione è scaturita da alcuni problemi emersi durante la ristrutturazione dell’impianto. Precedentemente Lopez-Vilas è stato direttore degli investimenti del Grupo Milleniuum e direttore del business di OHL Desarollos. Ora la nuova avventura che interesserà anche ai tifosi dell’Atalanta.
Hamnet – Nel nome del figlioè una delle rivelazioni dell’anno. Il nuovo film di Chloé Zhao, già premio Oscar per Nomadland nel 2021 e oggi tra i favoriti per la 98esima edizione degli Academy Awards di marzo 2026, ha trionfato ai Golden Globes, ricevendo l’ambita statuetta per il miglior drama davanti a Sinners – I peccatori, Frankenstein e Un semplice incidente. Premiata anche Jessie Buckley, miglior attrice protagonista in un lungometraggio drammatico nonostante la concorrenza di Julia Roberts per After the Hunt e soprattutto Jennifer Lawrence con Die My Love. Tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell e incentrato sulla vita privata di William Shakespeare e della moglie Agnes, uscirà al cinema in Italia il prossimo 5 febbraio.
Hamnet – Nel nome del figlio, trama e cast del film di Chloé Zhao
Jessie Buckley con il Golden Globe 2026 (Ansa).
La narrazione del film di Zhao ha inizio nell’Inghilterra del Cinquecento. Al centro della storia William Shakespeare in una versione ben distante da quella del Bardo e monumento del teatro mondiale: il talento della letteratura britannica non è ritratto come un genio isolato, ma come un uomo, marito e padre ferito da un grave lutto. Giovane insegnante di latino, interpretato da Paul Mescal, vive ai margini della società con la moglie Agnes (Jessie Buckley) e ai figli Susanna (Bodhi Rae Breathnach) e i gemelli Hamnet (Jacobi Jupe) e Judith (Olivia Lynes). Quando Shakespeare si trasferisce a Londra per inseguire il teatro, la moglie resta da sola a Stratford, custodendo la casa e crescendo i bambini. Tutto cambia con l’arrivo della peste, che causa la morte improvvisa di Hamnet e lacera per sempre la vita della coppia.
Dal lutto in poi, Hamlet – Nel nome del figlio racconta dall’interno il dolore di William e Agnes: l’uno decide di rifugiarsi nella scrittura, mentre la seconda si ritira nel cuore della natura. Una frattura da cui nascerà il grande capolavoro diAmleto. Paul Mescal restituisce sullo schermo uno Shakespeare più umano, che scrive perché non riesce a fare altro per restare attaccato alla vita. Jessie Buckley, che nel 2026 tornerà in sala anche con La sposa! di Maggie Gyllenhaal nei panni della compagna del mostro di Frankenstein e che è la vera rivelazione dei Golden Globes 2026, incarna un personaggio magnetico che si prende la scena centrale della storia. Nel cast anche Emily Watson nel ruolo di Mary Shakespeare, madre severa e ferita, e Joe Alwyn in quelli di Bartholomew, fratello di Agnes.
Da Stratford-upon-Avon alle case di Shakespeare, le location del film
Paul Mescal e Jessie Buckley alla première di Hamnet (Ansa).
Disponibile nelle sale britanniche da venerdì 9 gennaio, Hamnet – Nel nome del figlio è stato girato interamente nel Regno Unito. Sebbene il Bardo fosse originario di Stratford-upon-Avon, cittadina del Warwickshire dove visse con la moglie Agnes e la famiglia, le riprese hanno avuto luogo soprattutto a Weobley, nell’Herefordshire, a poco meno di 100 chilometri di distanza. Località che ora, secondo la Bbc, si attendono un aumento del turismo pari al 20 per cento. Gli amanti della storia potrebbero recarsi per visitare una delle cinque case di famiglia legate al drammaturgo e oggi in possesso dello Shakespeare Birthplace Trust: si tratta del cottage di Anne Hathaway, il luogo di nascita del Bardo, la fattoria di sua madre, la casa in cui morì e Halls Croft, dove gli eredi vissero dopo la morte.
«Stratford è rimasta immutata», ha spiegato Richard Paterson, direttore del Trust, alla Bbc. «È come camminare per le stesse strade percorse da Shakespeare». A Weobley, molti edifici nella classica bicromia bianco e nero risalgono alla fine del XV secolo o agli inizi del XVI così come Penbridge, altro villaggio noto per gli edifici in legno a due ore di cammino. Nella biblioteca e nelle sale del museo cittadino è stata allestita una mostra dedicata alle riprese del film di Zhao.
Papa Leone XIV ha ricevuto in Vaticano María Corina Machado, esponente di primo piano dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace 2025. L’incontro, reso noto dalla Sala Stampa della Santa Sede e inserito tra gli impegni ufficiali della giornata, è avvenuto su richiesta della stessa Machado. Fondatrice e guida del movimento Vente Venezuela, l’attivista è da tempo impegnata nella denuncia delle violazioni dei diritti democratici nel Paese sudamericano. Dopo essere fuggita dal Venezuela per partecipare a Oslo alla cerimonia del Nobel a dicembre 2025, in seguito al sequestro e al trasferimento a New York di Maduro, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso una sua eventuale ascesa alla guida del Paese, annunciando comunque che incontrerà la leader dell’opposizione «martedì o mercoledì» e chiarendo che una grazia per Maduro non è «uno scenario possibile».
L’appello di Machado e l’appello del Pontefice per il Venezuela
Già a ottobre 2025 Machado aveva chiesto al Pontefice di intervenire presso il governo di Caracas per favorire la liberazione dei detenuti politici. Negli ultimi giorni, infatti, diverse scarcerazioni sono state disposte dalle autorità venezuelane, tra cui anche quelle degli italiani Alberto Trentinie Mario Burlò, come annunciato dal presidente dell’Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez, fratello della vicepresidente e presidente facente funzioni Delcy Rodríguez. Durante l’Angelus del 4 gennaio, Papa Leone XIV aveva richiamato l’attenzione sulla crisi venezuelana, affermando di seguirne gli sviluppi «con animo colmo di preoccupazione» e sottolineando che «Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica».
Il ministero degli Esteri ha diffuso le prime foto del cooperante italiano Alberto Trentini e dell’imprenditore torinese Mario Burlò dopo la loro liberazione in Venezuela. L’annuncio è arrivato intorno alle 5 di lunedi mattina dal ministro Antonio Tajani, che ha riferito che entrambi sono stati trasferiti nella sede dell’ambasciata italiana a Caracas, dove sono state scattate le immagini. I due si trovano in buone condizioni e rientreranno in Italia su un volo di Stato tra lunedì notte e martedì.
Mario Burlò e Alberto Trentini (Ansa).
Trentini è stato liberato dopo 423 giorni di detenzione. Il cooperante della ong Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità, era stato fermato senza accuse formali il 15 novembre 2024 a un posto di blocco, circa tre settimane dopo il suo arrivo nel Paese. Dopo il fermo era stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare e successivamente rinchiuso nel carcere di El Rodeo, uno dei più duri del Venezuela. Anche Mario Burlò era arrestato nel novembre 2024 a un posto di blocco, mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. Anche nel suo caso le accuse non sono mai state chiarite e, per gran parte della detenzione, non gli è stato formalmente contestato alcun reato.
Dacia ha nominato Sandra Gomez nuova Vicepresidente Strategia, Prodotti e Business. La manager guiderà il comparto a livello globale e riporterà direttamente a Katrin Adt, ceo di Dacia. La società fa parte del gruppo Renault. Gomez succederà a Patrice Lévy Bencheton, passato a guidare il programma Veicoli commerciali proprio per Renault Group. La nuova vicepresidente vanta una lunga esperienza all’interno del gruppo. È stata nel 2019 Vicepresident Partnership di Renault. Prima ha avuto incarichi di vario tipo in Nissan North America. La ceo Adt si è detta «molto felice di accogliere Sandra Gomez nel ruolo di Vicepresidente Strategia, Prodotti e Business. La sua competenza sul prodotto, la profonda conoscenza del Gruppo e la sua esperienza nelle trasformazioni strategiche saranno risorse fondamentali per accompagnare lo sviluppo e la performance del marchio».
Alberto Trentini è stato liberatodalle autorità del Venezuela dopo 423 giorni in carcere. Il rilascio del cooperante, avvenuto assieme a quello dell’imprenditore Mario Burlò, è arrivato dopo un intenso lavoro di diplomazia e intelligence, che ha subito un’accelerata dopo l’attacco militare degli Stati Uniti nel Paese e la cattura dell’ormai ex presidente Nicolás Maduro. Trentini, cooperantedella ong Humanity & Inclusion,specializzata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità, era stato fermato a un posto di blocco il 15 novembre del 2024, circa tre settimane dopo il suo arrivo in Venezuela. Era poi stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare e poi rinchiuso nel carcere di El Rodeo, uno dei più duri del Paese sudamericano.
Quella di Trentini è stata una detenzione arbitraria
Alberto Trentini e Mario Burlò liberi (Ansa).
Al momento del fermo, Alberto Trentini stava viaggiando per lavoro da Caracas a Guasdualito, nel nordovest del paese, insieme all’autista della ong: entrambi sono stati bloccati senza che venissero formalizzate accuse precise. Da allora Trentini è rimasto detenuto senza capi d’imputazione, in un contesto che la sua avvocata Alessandra Ballerini ha definito una «sparizione forzata». Il caso si inserisce nella pratica, documentata da ong e associazioni per i diritti umani, con cui il regime di Nicolás Maduro ha utilizzato sistematicamente la detenzione di cittadini stranieri — spesso fermati senza imputazioni chiare — come leva politica nelle relazioni internazionali, la cosiddetta “diplomazia degli ostaggi”.
In Venezuela restano detenuti 42 italiani, 24 per motivi politici
Il nuovo governo di Caracas guidato dalla vice di Maduro, Delcy Rodríguez, ha annunciato l’avvio di un processo di riconciliazione con il rilascio di un numero significativo di prigionieri politici, ma le ong indipendenti come Foro Penal confermano che finora solo poche decine — circa41 su un totale stimato tra 800 e 1.200 – sono effettivamente tornate in libertà nonostante l’annuncio ufficiale di 116 scarcerazioni. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato che la diplomazia italiana sta lavorando senza sosta per riportare a casa italiani e italo-venezuelani. Ad oggi, secondo Tajani, 42 connazionali risultano ancora detenuti in Venezuela, di 24 per motivi politici.
Il Tribunale delle misure coercitive del Canton Vallese ha confermato la detenzione preventiva di Jacques Moretti, proprietario e gestore del bar Le Constellation di Crans-Montana. La decisione è stata presa per un periodo iniziale di tre mesi. Confermata dunque la scelta di incarcerare provvisoriamente Moretti al termine dell’udienza di venerdì 9 gennaio, visto il pericolo di fuga. Il tribunale svizzero si è dichiarato disponibile a revocare la custodia cautelare a fronte di diverse misure richieste in via subordinata dal pubblico ministero, tra cui in particolare «il versamento di cauzioni» e «misure adeguate per contrastare il rischio di fuga». Moretti ha confermato che la porta di emergenza del Constellation era chiusa dall’interno e di aver sostituito lui stesso la schiuma fonoassorbente che ha preso fuoco, causando la morte di 40 persone. È accusato con la moglie Jessica Maric (ai domiciliari con braccialetto elettronico) di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali colpose.
Un passo indietro prima della decisione. Il promotore di Giustizia vaticana Alessandro Diddi (l’equivalente del pubblico ministero) si è chiamato fuori dal processo contro il cardinale Angelo Becciu prima che la Cassazione vaticana sostenesse l’inammissibilità dell’appello. Diddi aveva impugnato la sentenza di primo grado del 16 dicembre 2023, dopo che le difese di Becciu avevano fatto ricorso in appello per tentare di ribaltare la condanna (il caso è quello della compravendita di un palazzo a Sloane Avenue a Londra). Solo che aveva commesso degli errori formali e così la Corte d’appello vaticana, presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, aveva dichiarato l’inammissibilità dell’appello. La Cassazione ora doveva decidere se ricusare il promotore di Giustizia vaticana, escludendolo dal processo. Ma lui ha anticipato tutti. Per i suoi detrattori, adesso dovrebbe essere anche rimosso dal suo ruolo di promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano…
Alessandro Diddi (Ansa).
Forza Italia punta tutto sul Sì
Sulla GiustiziaForza Italia non scherza. Del resto la separazione delle carriere dei magistrati è da sempre un cavallo di battaglia dei berluscones. In nome del Cav, il partito ha deciso così di puntare pesante sul Sì al referendum con una serie di iniziative in ogni regione e pure all’estero. Un impegno che non sarà soltanto a parole, ma anche a suon di danè. Quelli raccolti con la campagna di tesseramento – 250 mila circa i nuovi iscritti nel 2025 – sicuramente, ma si sta pensando anche a un contributo ad hoc da parte degli eletti azzurri. Così almeno hanno stabilito Tajani, il coordinatore del comitato per il sì Giorgio Mulè, Enrico Costa, Pierantonio Zanettin e il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini. Si parte con una tre giorni nel weekend del 24 gennaio a Milano, Roma e Napoli. E proprio nella Capitale ci si concentrerà sulla giustizia con un evento – il 24 – all’hotel Ergife. Saranno presenti Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora e presidente del comitato nazionale dei cittadini per il sì, il radicale Maurizio Turco, Giandomenico Caiazza. La ciliegina sulla torta sarebbe l’apparizione di Marina e Pier Silvio, ma l’ipotesi di una loro discesa romana al momento è remota. Intanto Tajani, impegnato a difendere la propria leadership tra richiami di Arcore e correnti interne, si gode i complimenti ricevuti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che nel corso della conferenza stampa di inizio anno ha definito i suoi ultimi tre anni di gestione «miracolosi»: «Forza Italia non aveva più il carisma di Silvio Berlusconi», ha detto la premier. «Nessuno pensava che fosse possibile vedere lo stato di salute attuale di Forza Italia. Antonio Tajani ha fatto un lavoro straordinario». Mentre in qualità di ministro degli Esteri non può che fare silenziosamente il tifo per Donald Trump: grazie all’interventismo spregiudicato del presidente Usa, anche lui si è riconquistato i riflettori di tg e quotidiani…
Antonio Tajani (Imagoeconomica).
Toh, chi si rivede: Enrico Letta
Elly Schlein, tanto per cambiare, deve preoccuparsi: torna Enrico Letta. L’ex segretario del Partito democratico ed ex presidente del Consiglio sarà protagonista del convegno conclusivo del programma Restart, finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca guidato da Anna Maria Bernini con 116 milioni di euro nell’ambito del Pnrr. L’incontro, dal titolo: Shaping Horizons In Future Telecommunications si svilupperà lungo tre giornale, dal 19 al 21 gennaio, a Roma, nell’Auditorium della Tecnica di Confindustria. Il programma coinvolge oltre 130 partner tra università, grandi imprese, con l’obiettivo di rilanciare e rafforzare il settore delle telecomunicazioni in Italia. Tra i presenti, Livia Ferraro head IT Digital Public Policy di Amazon Italia, Giuseppe Gola ceo Open Fiber, Alessandro Gropelli direttore di Connect Europe, Stefano Grieco ceo Nokia Italia, Benedetto Levi ceo iliad, Andrea Missori ceo Ericsson Italia, Antonio Perrucci presidente Astrid, Federico Protto ceo Cellnex Italia. Letta partecipa in qualità di presidente di Arel, l’Agenzia di Ricerca e Legislazione nata da un’idea di Beniamino Andreatta.
Smentendo ogni chiusura totale del dialogo nonostante le tensioni, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha affermato che «è stato aperto» un «canale di comunicazione» tra Abbas Araghchi, capo della diplomazia di Teheran, e «l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti». Nella notte Donald Trump aveva dato notizia della richiesta di negoziazione da parte dell’Iran e di un incontro in preparazione, dopo le minacce Usa di un intervento militare in caso di prosecuzione della repressione violenta delle proteste contro il regime degli ayatollah. Iran International scrive che l’inviato speciale di Trump è Steve Witkoff, il quale ha tenuto i canali aperti con Teheran anche in passato.
Teheran continua però ad accusare Washington di interferenze
«Non vogliamo la guerra, ma siamo pronti a combatterla. Siamo altrettanto pronti al negoziato, purché sia equo, basato sulla parità di diritti e sul rispetto reciproco», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei sulla tivù di Stato, accusando però Stati Uniti e Israele di essere dietro alla trasformazione delle manifestazioni – inizialmente pacifiche – in «atti di violenza armata» e sostenendo che «l’intervento americano e sionista mira a provocare il caos» nella Repubblica Islamica. A due settimane dall’inizio dell’insurrezione popolare sono morte almeno 538 persone, secondo i numeri della ong Hrana: 490 manifestanti e 48 membri delle forze di sicurezza.
Il comma 519 della legge 199 del 30 dicembre 2025 (nuova legge di Bilancio) istituisce un bonus per l’iscrizione alle scuole paritarie per l’anno 2026. La misura è concepita per sostenere i nuclei familiari con un Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) non superiore a 30 mila euro, in modo da facilitare l’accesso all’istruzione presso gli istituti privati facenti parte del sistema nazionale. Il governo ha autorizzato una spesa complessiva di 20 milioni di euro per l’anno 2026, destinando le risorse agli studenti iscritti alla scuola secondaria di primo grado o al primo biennio della secondaria di secondo grado. Il voucher scuole paritarie 2026 viene erogato in base a scaglioni proporzionali al reddito, garantendo un aiuto più alto a chi possiede una capacità economica inferiore. Un decreto ministeriale di prossima emanazione determinerà i dettagli per l’invio delle domande e l’assegnazione dei fondi.
Requisiti e beneficiari del bonus scuole paritarie 2026
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).
L’accesso al bonus scuole paritarie 2026 dipende da parametri reddituali precisi e dal percorso di studi dell’alunno. Per ottenere il voucher le famiglie dovranno presentare un’attestazione Isee valida che rispetti la soglia di 30 mila euro. Il contributo massimo previsto è di 1.500 euro per ogni studente, ma l’importo effettivo varia in base alla situazione economica specifica del nucleo. Gli istituti interessati al provvedimento sono:
le scuole secondarie di primo grado;
il primo biennio delle scuole secondarie di secondo grado.
L’obiettivo è, dunque, quello di garantire la libertà di scelta educativa anche ai redditi medi e bassi. Tuttavia, l’erogazione del contributo dovrà tenere conto anche di eventuali somme già riconosciute dalle Regioni per la medesima finalità. È necessario che la frequenza sia documentata e relativa al solo anno 2026, escludendo esplicitamente le spese per corsi esteri o universitari.
Spese ammissibili e voucher scuole paritarie 2026
Il voucher scuole paritarie 2026 copre diverse tipologie di costi a carico dei genitori durante l’anno scolastico. Infatti, la copertura non riguarda la sola retta di iscrizione, ma abbraccia sia l’attività didattica, sia i servizi accessori necessari alla frequenza. Inoltre, i pagamenti dovranno essere tracciabili per consentire i controlli previsti dalla legge 199 del 30 dicembre 2025. Saranno inlcusi nel conteggio anche i contributi volontari deliberati dagli istituti per l’ampliamento dell’offerta formativa, quali i corsi di teatro o di lingua, svolti al di fuori dell’orario scolastico. Ecco, di seguito, una tabella riepilogativa delle spese incluse nel voucher.
Impatto fiscale e detrazioni Irpef
Persona effettua conti con calcolcatrice (Freepik).
L’utilizzo del voucher scuole paritarie 2026 interagisce con le agevolazioni fiscali esistenti, in particolare con la detrazione Irpef del 19 per cento. Già la scorsa legge di Bilancio aveva previsto una modifica al Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) circa il limite massimo di spesa detraibile di 1.000 euro per ogni studente a partire dal 2025. Poiché il contributo statale riduce la spesa effettiva rimasta a carico della famiglia, di conseguenza diminuisce l’importo su cui calcolare la detrazione fiscale. Pertanto, dal momento che il beneficio diretto di 1.500 euro è superiore al risparmio fiscale, la detrazione massima ottenibile scende a 190 euro. La normativa specifica, inoltre, che il contributo non è cumulabile con altre erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici.
Checco Zalone è il re del cinema italiano. Con l’uscita di Buen Camino, capace di conquistare il box office del nostro Paese, il comico pugliese si è confermato il vero e proprio dominatore della settima arte, portando nelle sale più di 8 milioni di spettatori. Un primato incredibile, che gli ha consentito – secondo i dati Cinetel – di riscrivere i libri dei record nella storia dello spettacolo. Un successo che ha coinvolto anche lo streaming: nella prima settimana di gennaio, Quo Vado?e Cado dalle nubisono entrati in Top 10 su Netflix rispettivamente al secondo e all’ottavo posto. Dal debutto fino a Tolo Tolo del 2020, ecco dove guardare per la prima volta oppure riscoprire i cinque film del comico pugliese.
Checco Zalone, dove vedere in streaming tutti i film della carriera
Cado dalle nubi (2009)
Nel primo film della sua carriera, uscito nel 2009 per la regia di Gennaro Nunziante, Zalone interpreta un giovane cantante neomelodico con grossi problemi nello sbarcare il lunario: sognando il successo, nonostante la rottura con la sua storica fidanzata Angela, si trasferisce a Milano dal cugino Alfredo. E conosce la bella Marika. Capace di incassare 14 milioni di euro, Cado dalle nubiè disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e per gli abbonati Sky.
Che bella giornata (2011)
Due anni dopo Cado dalle nubi, Checco Zalone è tornato in sala con Che bella giornata. Qui il comico veste ancora una volta i panni di un ragazzo pugliese, che però da anni vive al Nord con i genitori Anna e Nicola e che si guadagna da vivere come buttafuori in una discoteca. Grazie allo zio carabiniere, ottiene dall’arcivescovo di Milano un posto come addetto alla sicurezza del Duomo di Milano, ma con la sua incompetenza finisce per creare più guai che ordine. Sul posto di lavoro conosce Farah, ragazza araba che si finge studentessa di storia dell’arte per compiere un attentato terroristico. È disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e per gli abbonati Sky.
Sole a catinelle (2013)
Quasi 52 milioni di euro al box office per Sole a catinelle, terzo film della carriera di Checco Zalone, uscito nel 2013. Il comico pugliese è qui un cameriere che, stanco della vita monotona, lascia il lavoro ma sfortunatamente, nello stesso giorno, la moglie Daniele viene licenziata dalla fabbrica in cui era impiegata. Divenuto venditore di aspirapolveri, ottiene un enorme successo convincendo i suoi numerosi parenti ad acquistarne uno, ma terminati i familiari finisce sul lastrico. Deciso nell’osservare la promessa fatta al figlio di portarlo in vacanza, parte con lui verso la Basilicata, dove conosce la francese Zoe e il figlio Lorenzo. In streaming è possibile recuperarlo su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e TimVision: è disponibile anche sull’on demand di Sky.
Quo vado? (2016)
Nel quarto film della carriera, Quo Vado?, Zalone è un ragazzo pugliese che ha realizzato il suo sogno sin da bambino: avere un posto fisso. Quando un giorno però il governo approva una riforma per il taglio degli impiegati pubblici, viene spinto al licenziamento con cospicua buona uscita. Pur di mantenere il lavoro, tuttavia, accetta di trasferirsi all’estero e di ricoprire i ruoli più improbabili e pericolosi. Al Polo Nord conosce Valeria, ricercatrice di cui si innamora e con cui inizia una nuova avventura prima di sentire il richiamo dell’Italia. È disponibile in streaming sulle piattaforme Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, Now Tv, Mediaset Infinity, TimVision e sull’on demand di Sky.
Tolo Tolo (2020)
InTolo ToloZalone è invece un giovane imprenditore pugliese che sognava di fare successo con un ristorante di sushi in Puglia: oberato dai debiti, fugge in un resort africano, dove si confida con l’amico e collega Oumar. Quando una guerra civile spazza ogni cosa, finisce sulla rotta dei migranti verso l’Europa: determinato a non tornare in Italia, dove debiti e parenti attendono solo di condurlo alla giustizia, decide di sfruttare il viaggio per andare in Liechtenstein. Innamoratosi di Idjaba, anche lei in fuga con il figlio Doudou, finirà in un’avventura capace di insegnarli molto più di quanto potesse immaginare. Il film è disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e sulla piattaforma on demand di Sky.
L’ufficio del procuratore distrettuale del distretto di Columbia ha avviato un’indagine penale nei confronti di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve. L’inchiesta, spiega il New York Times, è stata approvata a novembre da Jeanine Pirro, alleata di Donald Trump nominata a capo dell’ufficio nel corso del 2025, e riguarda la possibilità che Powell abbia mentito di fronte al Congresso sulla portata del progetto di ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede della Fed a Washington. «È un pretesto. La minaccia di accuse penali è conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che serve al pubblico, invece di seguire le preferenze del Presidente», ha dichiarato Powell. Trump, che ha più volte sollecitato tagli dei tassi più rapidi da parte della Fed al fine di dare maggiore slancio all’economia Usa, si è reso protagonista di diversi attacchi a Powell, “colpevole” di essersi opposto alle sue richieste, puntando il dito (tra le altre cose) contro l’onerosa ristrutturazione di alcuni edifici della banca centrale statunitense.
Un operaio è morto lunedì mattina all’acciaieria 2 dello stabilimento ex lIva di Taranto. Si tratta di Claudio Salamida, 46 anni. Ha perso la vita dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’impianto mentre era in servizio. Secondo le prime informazioni, era impegnato in attività di controllo e ispezionedelle valvole su un paiolato, una pedana interna all’impianto, che avrebbe ceduto facendolo cadere per diversi metri, da un’altezza di circa otto metri. L’incidente sarebbe avvenuto al convertitore 3. Sul posto sono intervenuti i responsabili della sicurezza e il personale sanitario del 118, che ha tentato a lungo le manovre di rianimazione, senza esito. I funzionari dello Spesal hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle procedure di sicurezza.
Proclamato sciopero immediato di 24 ore
I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato 24 ore di sciopero a partire da subito, da svolgersi in tutti i siti del gruppo con articolazioni territoriali. «In attesa di conoscere la dinamica, tutti i lavoratori dell’ex Ilva e del mondo metalmeccanico si stringono intorno alla famiglia del lavoratore», comunicano i sindacati. Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, ha espresso «profondo cordoglio» e ha fatto sapere che «sono in corso tutte le verifiche necessarie per accertare la dinamica dei fatti».
Checco Zalone si prepara a riscrivere il libro dei record del cinema italiano. Il suo Buen Camino, sesto lungometraggio della sua carriera, si appresta a diventare il film più redditizio di sempre nel nostro Paese. Con altri 2,1 milioni di euro guadagnati domenica 11 gennaio, è infatti salito all’incredibile cifra di 65.292.956 complessivi: secondo i dati Cinetel è ora a poco più di 70 mila euro di distanza da Quo Vado?, sempre con protagonista il comico pugliese, ad oggi il film italiano con i maggiori incassi della storia. Un gap che verrà, con ogni probabilità, colmato già lunedì 12 e che lo avvicinerà ancor di più al primato di 68.675.722 detenuto da Avatar, kolossal di James Cameron, che resiste dal 2009. Diretto da Gennaro Nunziante, ad oggi ha portato in sala più di 8,1 milioni di spettatori, circa 1,2 milioni in meno rispetto al totale di Quo Vado? del 2016.
Effetto Zalone anche nelle ricerche sul Cammino di Santiago
Il successo incredibile del nuovo film di Luca Medici, vero nome di Checco Zalone, si conferma anche sui motori di ricerca. Come conferma Google Trends, specializzato nell’analisi delle tendenze a livello nazionale e internazionale, da quando Buen Camino è sbarcato nei cinema italiani il 25 dicembre, il Cammino di Santiago de Compostela – cruciale nella trama del film – ha assistito a un incremento medio delle ricerche pari addirittura al 400 per cento rispetto al passato. Un dato in crescita già da Natale, giorno di uscita del lungometraggio, con un aumento del 200 per cento. Il picco tuttavia risale al 28 dicembre, quando il Cammino di Santiago ha avuto una crescita del 600 per cento. Numeri che non fanno altro che confermare come Zalone incarni un vero e proprio fenomeno di tendenza sociale che oltrepassa i confini delle sale.
Gli incassi degli altri film nei cinema italiani
Alle spalle di Buen Camino, che nell’ultimo weekend (8-11 gennaio) ha incassato 5,6 milioni di euro sfiorando le 700 mila presenze, si è piazzato Avatar: Fuoco e cenere, terzo capitolo della saga diretta da James Cameron. Il film con Sam Worthington e Zoe Saldana ha totalizzato 1,4 milioni di euro negli ultimi tre giorni, salendo a 23.667.007 euro complessivi dal giorno dell’uscita, lo scorso 17 dicembre. Terzo posto per Norimbergacon Russell Crowe e Rami Malek che ha registrato altri 878 mila euro nel weekend e si è issato a € 7.055.950 complessivi. Chiudono la Top 5 Spongebob – Un’avventura da piratie Una famiglia – The Housemaid, film con Sydney Sweeney che sta conquistando anche le sale americane tanto da aver convinto i produttori a mettere in cantiere un sequel.
Elena Sorlini è la nuova ceo di Grandi Stazioni Retail, società che dal 2016 gestisce in esclusiva il diritto di sfruttamento commerciale e pubblicitario nei 14 maggiori scali italiani, distribuiti in 11 città (Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Venezia, Bologna, Verona, Genova, Bari e Palermo). Sorlini, che subentra a Francesco Tagliapietra, vanta oltre 20 di esperienza nel settore infrastrutturale e del travel retail: da giugno del 2023 ricopriva l’incarico di amministratrice delegata degli Aeroporti di Abu Dhabi.
Soddisfazione e sollievo per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante veneto detenuto per 423 giorni in Venezuela senza accuse formali e rilasciato nella notte tra domenica 11 e lunedì 12 gennaio 2025. Dal governo alla famiglia, ecco le reazioni alla notizia arrivata intorno alle 5 di mattina. Con lui è stato liberato anche l’imprenditore piemontese Mario Burlò.
Meloni: «Aereo già partito da Roma per riportarlo a casa»
Queste le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni: «Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato».
Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa.
Tajani: «L’annuncio ieri alle 20, Meloni preallertata ma serviva riserbo»
Così invece il ministro degli Esteri Antonio Tajani, informato intorno alle 20 di domenica dal suo omologo venezuelano circa la liberazione dei due connazionali: «Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas. Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha sempre seguito la vicenda in prima persona. Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto». Come ha spiegato in una serie di interviste rilasciate nella mattinata di lunedì, Tajani aveva preannunciato la notizia alla premier Meloni, ma «il riserbo era necessario».
Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas.Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio @GiorgiaMeloni che ha sempre seguito la vicenda in prima persona. .Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone…
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato la madre di Alberto Trentini per dirle che, dopo aver condiviso la sofferenza e l’attesa sua e di suo marito, «condividiamo tutti la vostra felicità». Lo riporta Repubblica.
La famiglia: «Ferite inguaribili, grazie a chi ha reso possibile la liberazione»
In un comunicato rilasciato tramite l’avvocato Alessandra Barberini, la famiglia di Trentini ha così commentato la notizia: «Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!».
Campane a festa a Venezia, il sindaco: «Non abbiamo mai spesso di sperarci»
«Finalmente dopo tanti mesi di detenzione in Venezuela, Alberto Trentini è libero e potrà finalmente tornare in Italia e riabbracciare i suoi genitori e i suoi cari. Oggi per tutta Venezia è una giornata di gioia», ha affermato il sindaco Luigi Brugnaro. «È un risultato importante frutto di un lavoro diplomatico serio, costante e silenzioso che ha visto impegnate con determinazione le istituzioni italiane ai massimi livelli. Per questo desidero esprimere un sentito ringraziamento al ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, con cui abbiamo seguito da subito la vicenda, e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per l’impegno profuso nel raggiungimento di questo obiettivo. La liberazione di Alberto restituisce serenità alla sua famiglia e a un’intera comunità che non ha mai smesso di sperare e di chiedere il suo ritorno».
Alle 7.00, dalla chiesa di Snt’Antonio al Lido (vicino alla quale abita la famiglia di Trentini), sono suonate campane a festa. «È stata una sveglia gioiosa, contenta e piena di speranza», ha detto il parroco don Renato Mazzuia. «È stato un anno intenso di preghiera e di vicinanza ai genitori, che vediamo spesso qui dentro. Ho mandato un messaggino alla mamma, ho sentito l’avvocata Ballerini e ho suonato le campane. Adesso celebreremo una messa di ringraziamento».
Schlein: «Splendida notizia, grazie a chi ha lavorato per riportarlo a casa»
La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha così commentato la notizia: «Alberto Trentini è finalmente libero! È stato liberato insieme a Mario Burlò e si trovano all’ambasciata di Caracas. È una splendida notizia che ci dà tanta gioia, il nostro abbraccio stretto alla sua famiglia e all’avvocata Ballerini, e il nostro ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato per riportarlo a casa».
Alberto Trentini è stato liberatodalle autorità del Venezuela dopo 423 giorni in carcere. Il rilascio del cooperante, avvenuto assieme a quello dell’imprenditore Mario Burlò, è arrivato dopo un intenso lavoro di diplomazia e intelligence, che ha subito un’accelerata dopo l’operazione Absolute Resolve degli Stati Uniti. Ecco le tappe della vicenda Trentini, dell’arresto alla liberazione.
L’arresto e il trasferimento nella prigione El Rodeo
Trentini, cooperante della ong Humanity & Inclusion specializzata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità, era stato fermato il 15 novembre del 2024 – circa tre settimane dopo il suo arrivo in Venezuela – a un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. Arrestato senza accuse formali (mai arrivate), è stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare e poi rinchiuso nel carcere di El Rodeo, uno dei più duri del Paese sudamericano.
Nelle prime settimane non si è saputo nulla
Dopo l’arresto di Trentini sono passate diverse settimane prima dell’arrivo di notizie del cooperante. A gennaio 2025 la famiglia ha rilasciato un comunicato in cui denunciava che a quella data, quasi due mesi dopo il suo arresto, nessuno era riuscito a vederlo o a contattarlo, chiedendo al governo italiano di «compiere tutti gli sforzi diplomatici possibili e necessari» per ottenere il suo rilascio e il ritorno a casa. Dopo la notizia della detenzione, sempre a gennaio 2025 Palazzo Chigi ha assicurato di aver attivato «tutti i canali possibili per garantire una soluzione positiva e tempestiva».
Manifestazione per la liberazione di Alberto Trentini, al centro la madre Armanda Colusso (Ansa).
Il lavoro della Farnesina e le accuse della madre
Nel corso dei mesi il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato almeno due volte l’incaricato d’affari venezuelano a Roma per chiedere un intervento urgente e risolutivo sul caso. A confermare l’impegno dello Stato in tale direzione, l’8 aprile 2025 la premier Giorgia Meloni ha contattato telefonicamente la madre di Trentini, Armanda Colusso. E lo stesso ha fatto prima di Natale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, manifestando la solidarietà di tutto il Paese. La donna, in occasione del primo anniversario dell’arresto del figlio, in una conferenza stampa nella sede del Comune di Milano aveva puntato il dito contro l’esecutivo: «Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto con quello venezuelano. E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio. Sono qui dopo 365 giorni a esprimere indignazione. Per Alberto non si è fatto ciò che era doveroso fare».
Antonio Tajani e sul maxischermo il volto di Alberto Trentini (Ansa).
Trentini ha potuto parlare con la famiglia solo tre volte
In oltre un anno di detenzione, Trentini ha parlato con la famiglia solo tre volte. La prima telefonata risale al 16 maggio del 2025, sei mesi dopo l’arresto. Il cooperante è poi riuscito a parlare con la famiglia il 26 luglio e il 9 ottobre, dopo una visita in carcere da parte dell’ambasciatore a Caracas Giovanni De Vito, che poi è tornato a El Rodeo anche il 27 novembre.
L’accelerata dopo l’operazione militare degli Stati Uniti
La situazione si è sbloccata dopo l’operazione militare degli Stati Uniti del 3 gennaio, che ha portato all’arresto del presidente Nicolas Maduro. Meloni, dopo la liberazione, ha ringraziato la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, «per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato». Trentini, da parte sua, ha raccontato di non essere stato maltrattato e che durante gli spostamenti non è stato incappucciato, aggiungendo che fino al momento della scarcerazione è stato all’oscuro della rimozione di Maduro.
Cambio al vertice di Heineken. Dolf van den Brink lascerà dopo circa sei anni, a partire dal 31 maggio, l’incarico di Chief Executive Officer e presidente del comitato esecutivo dell’azienda, fra i principali produttori internazionali di birra che controlla anche Birra Moretti in Italia. Sotto la sua direzione, il marchio ha intrapreso un lungo percorso di modernizzazione operativa e di rafforzamento della propria posizione globale, conservando però al contempo i valori che ne hanno caratterizzato la storia. Come riporta Heineken, van den Brink sarà a disposizione in qualità di advisor per gli otto mesi successivi alle dimissioni, garantendo in questo modo una transizione ordinata nella leadership. Non è ancora stato individuato il suo successore.
Dolf van den Brink (Imagoeconomica).
Chi è Dolf van den Brink e le parole sull’addio a Heineken
Formatosi in Filosofia e Business Administration all’Università di Groningen e in seguito alla Wharton della Pennsylvania, Dolf van den Brink lavora da più di 28 anni in Heineken, azienda per cui ha ricoperto diversi ruoli di primo piano fino a diventarne amministratore delegato nel giugno del 2020. In precedenza aveva diretto il mercato americano (dal 2009 al 2015), poi quello del Messico (2015-2018) e successivamente era stato eletto presidente Asia Pacific Region and Member of Global Executive Team. «Credo che questo sia il momento giusto per il passaggio di consegne», ha scritto in una nota nell’annunciare l’addio. «Heineken ha progredito nella sua trasformazione e ora ha raggiunto una fase in cui un cambiamento ai vertici sarà il modo migliore per contribuire a realizzare ulteriormente le sue ambizioni a lungo termine. Rimarrò pienamente concentrato sull’esecuzione disciplinata della nostra strategia e sulla garanzia di una transizione fluida».
Alessio Cimmino torna in Google 10 anni dopo la conclusione della sua prima esperienza. Come ha annunciato lui stesso su LinkedIn, ha assunto il ruolo di Head of Communications per l’Italia parlando di un «ritorno a casa» in un momento molto importante per l’azienda, caratterizzato dal lancio delle nuove tecnologie e dallo sviluppo di prodotti avanzati. Guiderà il team italiano della comunicazione attraverso i valori di trasparenza, responsabilità e dialogo con gli stakeholder, elementi strategici per rafforzare il posizionamento dell’azienda tech. «Non potrei essere più felice», ha proseguito online augurando buon lavoro a tutta la squadra.
Il logo di Google (Imagoeconomica).
Chi è Alessio Cimmino, nuovo Head of Communications Italia di Google
Formatosi in Pubbliche relazioni, Comunicazione e Pubblicità all’Università IULM e specializzatosi a Leeds in Marketing & Advertising, Alessio Cimmino aveva già lavorato in Google dal 2006 al 2015 per nove anni in qualità di Corporate Communications & Public Affairs Manager. Dopo aver ricoperto ruoli di primo piano in aziende come Yoox e Uber, nel novembre 2018 aveva assunto l’incarico di Head of Communications in Meta, guidandone la comunicazione per il mercato italiano. Il suo background è fortemente orientato alla comunicazione corporate, con attenzione particolare sull’innovazione, sulle strategie digitali e sulla gestione della reputazione.
A Hollywood, le spille sono diventate il nuovo strumento di protesta. Era accaduto con il conflitto a Gaza durante gli Oscar 2024 e gli Emmy 2025 e, ancor prima, con il Black Lives Matter e il movimento MeToo e si è ripetuto nuovamente ai Golden Globes 2026. Sul red carpet e durante la cerimonia al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, diverse celebrità hanno deciso di appuntarne una sul vestito per attaccare il presidente americano Donald Trump e l’Ice, l’agenzia federale che si occupa di applicare le leggi sull’immigrazione. Un omaggio a Renee Nicole Good, 37enne uccisa il 7 gennaio da un agente a Minneapolis.
Mark Ruffalo e Sunrise Coigney ai Golden Globes 2026 (Ansa).
Golden Globes 2026, origine e significato delle spille di protesta anti-Ice
Sia sul red carpet sia durante la cerimonia di premiazione, diverse celebrità hanno sfoggiato sul petto una spilla con due slogan in primo piano: «Ice Out» in chiara relazione all’Immigration and Customs Enforcement, e «Be Good» in omaggio alla giovane donna uccisa a colpi di pistola nella sua auto a Minneapolis. A ideare le spille è stata Nelini Stamp, attivista Working Families Power, associazione che si batte per la parità di diritti negli States, assieme a Jess Morales Rocketto, direttrice esecutiva di un gruppo di difesa dei latini chiamato Maremoto. «Abbiamo bisogno che ogni parte della società civile, la società, prenda la parola» ha dichiarato Stamp ad Associated Press. «Abbiamo bisogno dei nostri artisti, dei nostri intrattenitori. Abbiamo bisogno delle persone che riflettono la società».
«La campagna #BeGood mira a onorare Renée Nicole Good e Keith Porter (altra vittima degli agenti Ice, ndr.), ricordandoci anche cosa significhi essere buoni gli uni con gli altri di fronte a un simile orrore: essere buoni cittadini, vicini, amici, alleati e esseri umani», si legge in una nota congiunta di Maremoto, Move On e Working Families Power, tra gli organizzatori della protesta. La campagna non si fermerà ai Golden Globes, ma si protrarrà per l’intera stagione dei premi televisivi e cinematografici verosimilmente fino agli Oscar, attesi il 15 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles.
Le parole degli attori, Mark Ruffalo: «Gli agenti Ice come Stormtroopers»
«Abbiamo letteralmente degli Stormtroopers (unità d’assalto dell’esercito imperiale nella saga Star Wars, ndr.) che vanno in giro a spargere terrore», ha dichiarato Mark Ruffalo, noto per aver recitato nei panni di Hulk nel Marvel Cinematic Universe. «Anche se amo tutto ciò (i Golden Globes, ndr.) non so se posso far finta che questa follia non stia avvenendo». Parlando con Variety, invece, Wanda Sykes – che ha ritirato il premio per la stand-up comedy al posto di Ricky Gervais – ha precisato come l’intera comunità di Hollywood debba «essere là fuori per fermare questo governo allo sbando, perché quello che stanno facendo alle persone è semplicemente terribile». Sempre sul red carpet, Jean Smart (premiata ancora una volta per la serie Hacks) ha spiegato di aver aderito alla campagna #BeGood «non come attrice, ma come madre e cittadina». Tra le star che hanno indossato le spille anche Ariana Grande e Natasha Lyonne.
This is for her," Mark Ruffalo said on the Golden Globes red carpet, pointing to his 'Be Good' pin – worn in honor of Renee Good, the 37-year-old Minnesota woman shot and killed by an ICE agent pic.twitter.com/cidxCToZKd