Bando Inps corsi lingua all’estero 2026: al via la domanda del contributo fino a 3.900 euro

Il bando dell’Inps per i corsi di lingua all’estero 2026 rappresenta una rilevante opportunità per gli studenti delle scuole superiori che desiderino perfezionare le proprie competenze linguistiche durante l’estate. L’iniziativa, promossa dall’Istituto di previdenza, mira a sostenere economicamente il conseguimento di certificazioni di livello B2, C1 o C2 secondo il quadro comune europeo di riferimento (Cefr). Attraverso l’erogazione di 670 contributi, l’ente finanzia soggiorni studio della durata compresa tra tre e cinque settimane, da svolgersi nel periodo tra giugno e il 31 agosto 2026. È opportuno considerare che il beneficio è rivolto specificamente ai figli di dipendenti e pensionati della Pubblica amministrazione iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali o alla Gestione fondo postelegrafonici. La procedura di invio delle istanze avviene esclusivamente per via telematica, garantendo trasparenza e tracciabilità attraverso il portale dedicato.

Requisiti di ammissione per il bando Inps corsi di lingua all’estero 2026

Bando Inps corsi lingua all’estero 2026: al via la domanda del contributo fino a 3.900 euro
Facoltà di Lingue e Letterature straniere di un ateneo (Imagoeconomica).

La partecipazione al concorso è subordinata al possesso di specifici requisiti anagrafici, scolastici e linguistici al fine di garantire l’accesso ai profili meritevoli. Possono presentare domanda gli studenti che rispondano alle seguenti caratteristiche:

  • aver compiuto almeno 16 anni ed avere un’età compresa tra 16 e 23 anni al 30 giugno 2026;
  • frequentare, nell’anno scolastico 2025-2026, la classe seconda, terza, quarta o quinta di una scuola superiore;
  • essere titolari, al 31 dicembre 2025, di una certificazione linguistica di livello almeno B1 rilasciata da enti riconosciuti dal ministero dell’Istruzione e del Merito;
  • aver conseguito la promozione nell’anno scolastico 2024-2025;
  • non essere risultati assegnatari di altri benefici incompatibili, come il programma Itaca 2025-2026 o 2026-2027.

Importo dei contributi e criteri di ripartizione delle spese

Il valore massimo del contributo per ogni studente è di 3 mila 900 euro, calcolato sulla base dell’indicatore Isee del nucleo familiare. La somma è destinata a coprire diverse voci di spesa relative al soggiorno, riportate di seguito nel dettaglio.

Inoltre, è previsto un premio di 200 euro in caso di effettivo superamento dell’esame di certificazione. La percentuale di copertura varia dal 100 per cento per redditi Isee fino a 8 mila euro, a un’aliquota progressivamente più bassa (fino al 65 per cento) per valori superiori a 56 mila euro o in assenza di dichiarazione sostitutiva unica.

Modalità e termini per la presentazione della domanda online

Bando Inps corsi lingua all’estero 2026: al via la domanda del contributo fino a 3.900 euro
Due studenti di scuola superiore (Freepik).

La domanda deve essere trasmessa dal richiedente a decorrere dalle 15.00 del 20 gennaio prossimo e, tassativamente, entro le 12.00 del 10 febbraio 2026. L’invio avviene tramite il Portale prestazioni welfare sul sito dell’Inps, previa autenticazione con credenziali SPID, Cie o Cns. Tuttavia, è necessario che il richiedente abbia presentato la dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) per l’attestazione Isee 2026 ordinario prima dell’inoltro dell’istanza. Le graduatorie degli ammessi con riserva saranno pubblicate entro il 18 marzo 2026. In seguito alla pubblicazione, i vincitori dovranno caricare la documentazione relativa all’iscrizione e la fattura del corso entro il 3 aprile 2026, pena la decadenza dal beneficio. Successivamente, l’Istituto provvederà al pagamento di un acconto pari al 100 per cento del costo del solo corso di lingua entro il 3 giugno 2026.

Inps, misure di sostegno al reddito: ecco le novità del 2026 per lavoratori e famiglie

La legge di Bilancio 2026 ha delineato il quadro normativo inerente le modalità di sostegno al reddito da parte dell’Inps, introducendo modifiche strutturali per garantire una rete di protezione sociale più efficace. Secondo quanto illustrato nella circolare numero 1 del 15 gennaio 2026, l’Inps gestirà le nuove risorse destinate ai lavoratori e nuclei familiari, con particolare attenzione alla continuità dei trattamenti di integrazione salariale. Le misure di sostegno al reddito includono proroghe per le aree di crisi industriale e innovazioni nelle modalità di erogazione degli indennizzi. L’azione dell’istituto di previdenza si concentra sulla digitalizzazione dei processi e sulla semplificazione dell’accesso ai sussidi, dando priorità ai più fragili e ai percettori di Naspi, nonché ai soggetti disoccupati che intendano sfruttare le opportunità dell’autoimpiego.

A chi spetta il sostegno al reddito Inps 2026?

Inps, misure di sostegno al reddito: ecco le novità del 2026 per lavoratori e famiglie

Il diritto a beneficiare degli interventi dell’Inps a sostegno del reddito previsti per l’anno 2026 riguarda una platea diversificata di destinatari, che spazia dai dipendenti di grandi gruppi industriali ai lavoratori dello spettacolo. In particolare, il trattamento straordinario di integrazione salariale è stato prorogato per le imprese operanti in aree di crisi complessa e per il gruppo ex Ilva. Una novità rilevante concerne l’indennità di discontinuità per il settore dello spettacolo, con il limite di reddito Irpef fissato a 35 mila euro. Per quanto riguarda la tutela della genitorialità, il congedo parentale è stato esteso, permettendo la fruizione fino ai 14 anni di vita del bambino. Di seguito si riportano le principali categorie interessate dalle proroghe e dalle nuove soglie:

  • lavoratori di imprese in aree di crisi industriale;
  • dipendenti di aziende del settore call center con oltre 50 unità;
  • lavoratori socialmente utili, con convenzioni attive fino al 31 dicembre 2026;
  • attori cinematografici con almeno 15 giornate di contributi nell’anno precedente;
  • genitori lavoratori dipendenti, sia per le nascite sia per le adozioni.

Come posso richiedere il nuovo bonus dell’Inps

La presentazione delle domande delle misure di sostegno al reddito deve avvenire attraverso i servizi telematici dell’istituto previdenziale, rispettando i nuovi criteri di erogazione stabiliti dal legislatore. Per l’incentivo all’autoimprenditorialità, ovvero l’anticipazione della Naspi, il pagamento non avviene più in un’unica soluzione, ma in due rate. La prima rata, pari al 70 per cento dell’importo totale, viene corrisposta subito mentre la seconda, del restante 30 per cento, viene erogata dopo la verifica della mancata rioccupazione. Tuttavia, è fondamentale che il lavoratore comunichi tempestivamente al datore di lavoro e all’ente previdenziale qualsiasi variazione dell’attività lavorativa durante la fruizione degli ammortizzatori, al fine di evitare la decadenza dal beneficio. Le domande per i trattamenti straordinari richiedono spesso la stipula di accordi in sede governativa presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. È inoltre opportuno monitorare i messaggi procedurali che l’istituto pubblicherà nel corso dell’anno per gestire le singole scadenze.

Vincenzo Riili a capo del marketing globale di Ikea

Ikea Retail ha affidato a Vincenzo Riili il ruolo di Head of Global Marketing. Il manager vanta un’esperienza di oltre due decenni nel mondo del marketing, maturati nei settori dei beni di consumo e della tecnologia. Prima di entrare nel colosso svedese dell’arredamento, Riili è stato per un decennio Chief Marketing Officer di Google per Italia, Spagna e Portogallo, occupandosi di prodotti chiave come Google Ads, YouTube, Android e Gemini. In precedenza aveva lavorato in Unilever e in PepsiCo. La nomina di Riili arriva a stretto giro da quella di Marco Galimberti come Country Marketing Manager per l’Italia.

Bluvertigo, ufficiale la reunion: annunciato un unico concerto

I Bluvertigo annunciano una reunion della formazione originale. La storica band lombarda capitanata da Morgan e Andy, al secolo Marco Castoldi e Andrea Fumagalli, si esibirà il 14 aprile per un unico concerto all’Alcatraz di Milano. «Non è nostalgia, è il nucleo originario che torna a vibrare», si legge in un post sui social. «La formazione che ha dato inizio a tutto, sul palco, nel presente. Una sola notte. Solo tensione, visione, suono». I biglietti sono già disponibili online su Vivaticket al prezzo di 46 euro più prevendita. Il ritorno dei Bluvertigo, come precisa un comunicato stampa, non guarda al passato come un archivio, quanto piuttosto come una base da cui ripartire, «un nuovo modo di rimettere in movimento ciò che non ha mai smesso di vibrare». Il concerto di Milano porta come sottotitolo «Essere umani». La spiegazione in un virgolettato: «Un essere umano è una linea di luce in mezzo al rumore».

Gli ultimi anni dei Bluvertigo dopo lo scioglimento del 2017

Formatasi all’inizio degli Anni 90, la band si era sciolta nel 2017, un anno dopo la seconda partecipazione al Festival di Sanremo. Quattro anni dopo Morgan, con conferme anche da altri componenti, aveva annunciato un nuovo disco, tanto che nel settembre di quello stesso anno il gruppo si esibì all’Arena di Verona per un tributo a Franco Battiato. Tenendo nel 2022 alcuni live. A distanza di pochi mesi, tuttavia, la reunion era naufragata assieme allo stesso progetto dell’album. Ora una nuova ripartenza con un concerto-evento, che tuttavia lascia presagire qualcosa di più.

Bluvertigo, ufficiale la reunion: annunciato un unico concerto
I Bluvertigo a Sanremo 2016 (Ansa).

Gaza, Putin invitato da Trump a far parte del Consiglio per la pace

Vladimir Putin è stato invitato da Donald Trump a far parte del ‘Board of Peace‘ per Gaza, ovvero il comitato che supervisionerà la ricostruzione della Striscia. Lo ha dichiarato Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, aggiungendo che l’invito è «in fase di valutazione» da parte del presidente russo e che Mosca «spera di ottenere maggiori dettagli» da Washington. L’istituzione del consiglio, presieduto da Trump, è un passo fondamentale nel piano americano sostenuto dalle Nazioni Unite per smilitarizzare e ricostruire Gaza, devastata da due anni di attacchi da parte di Israele. Anche l’Italia, come annunciato da Giorgia Meloni, è stata invitata a far parte del Consiglio per la pace. «Penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano nel processo di pace», ha affermato la premier. Anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, quello argentino Javier Milei e quello egiziano Abdel Fattah al-Sisi hanno ricevuto inviti a partecipare.

Federica Brignone torna in Coppa del Mondo: «Sono qui per testarmi»

Federica Brignone è tornata. L’azzurra, detentrice della coppa di cristallo, si appresta a rimettere gli sci per il Gigante di Kronplatz, in programma domani 20 gennaio sul Plan de Corones. La fuoriclasse 35enne rientrerà in Coppa del Mondo a 292 giorni dal terribile infortunio in Val di Fassa durante i campionati italiani di marzo 2025. «Già essere qui è un grande risultato. È fantastico esserci e non c’è posto migliore per tornare in gara: la pista di Kronplatz mi è sempre piaciuta. Sono qui per testare mente, corpo e gamba. Non gareggio per un grande risultato, ma per me stessa. Sono qui solo per gareggiare e non ho paura di non ottenere molto». Per lei sarà un test importante soprattutto in vista dei Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026, al via tra poco più di tre settimane.

Federica Brignone: «Non c’è giorno in cui non abbia provato dolore»

Nel corso della conferenza stampa a Plan de Corones, Federica Brignone ha raccontato le difficoltà durante il recupero. «A dicembre ho rimesso gli sci da turismo, poi quando è toccato a quelli da gigante è stato un disastro», ha spiegato la fuoriclasse. «Nella seconda metà del mese ho iniziato a vedere un po’ di luce, è stata veramente tosta. Dolore? Non c’è giorno dal momento dell’infortunio in cui finora non ne abbia provato. Non solo sugli sci, ma anche nella vita di tutti i giorni. A volte è maggiore, in altre situazioni è inferiore. Se è troppo, non salgo sugli sci». Impossibile, allo stato delle cose, definire il programma per le prossime settimane. «Dipende molto da come andrà domani a livello di dolore e sensazioni. Mi sposterò poi a Cortina per allenarmi un po’ di più sulla velocità. Non ho mai fatto finora salti e dossi».

Federica Brignone torna in Coppa del Mondo: «Sono qui per testarmi»
La sciatrice Federica Brignone (Ansa).

«Mi sono allenata a Cortina e poi a Dobbiaco», ha proseguito Brignone. «Ho solo 10 giorni all’attivo tra i pali, pochi. Il Gigante è la prova in cui sento più dolore anche se è la gara che mi viene meglio, sulla velocità sento meno dolore. Finora ogni giorno è come se fosse un test, non ho svolto una vera preparazione. L’obiettivo poi è andare a Cortina e in base alle sensazioni decidere se fare altre gare prima, durante e dopo le Olimpiadi. Se sono qui è per gareggiare».

Ferrarelle, Francesco Rosati nuovo Head of Sales Horeca

Ferrarelle Società Benefit, quarto gruppo italiano a valore e a volume nel settore delle acque minerali, ha annunciato la nomina di Francesco Rosati come nuovo Head of Sales Horeca: avrà la responsabilità di consolidare le partnership con i principali clienti, sviluppare i clienti organizzati e rafforzare il presidio dei gruppi consortili Ho.Re.Ca (Hotellerie-Restaurant-Café). Subentra ad Antonio Marzocchella e riporterà direttamente a Mario Iaccarino, a capo della Direzione Commerciale. Rosati è entrato in Ferrarelle nel 2024 come Area Manager Lazio, ricoprendo poi il ruolo di Region Manager Centro Italia. In precedenza aveva lavorato 18 anni in Birra Peroni, con incarichi di crescente responsabilità fino a diventare On Premise Franchisee & Consortia Channel Manager.

Francesco Maestrelli, esordio da sogno agli Australian Open: chi è il tennista italiano

L’Italia del tennis ha trovato un nuovo beniamino. Agli Australian Open 2026, primo Slam che apre la stagione 2026 del circuito, brilla la stella di Francesco Maestrelli, alla sua prima apparizione in un torneo major in carriera. L’azzurro, nato a Pisa nel 2002 e approdato nel main draw grazie al successo nelle qualificazioni contro Dusan Lajovic, ha eliminato al primo turno il francese Terence Atmane, 64esimo del mondo, in cinque set dopo una battaglia di quasi tre ore e mezza con il punteggio di 6-4, 3-6, 6-7, 6-1, 6-1. Ora potrebbe affrontare sulla Rod Laver Arena Novak Djokovic, che ha sollevato il trofeo per 10 volte in carriera, l’ultima nel 2023.

Chi è Francesco Maestrelli, il piccolo Medvedev del tennis italiano

Classe 2002 di Pisa, Francesco Maestrelli è un ragazzone di un metro e 93 centimetri. Dotato di una battuta fulminea che il più delle volte supera i 220 chilometri orari, per il suo stile di gioco e per le movenze è soprannominato il “piccolo Medvedev” in quanto ricorda molto da vicino il tennista russo ex numero uno del mondo. Figlio di un commercialista, ha impugnato la prima racchetta a quattro anni assieme alla sorella Valentina. Eppure, fino ai 12 anni, ha affiancato al tennis anche la passione per il calcio, giocando nelle giovanili del Pisa di cui oggi è sfegatato tifoso. Alla fine, tuttavia, non ha resistito al richiamo della racchetta. Dopo aver iniziato sotto la guida di Claudio Galoppini, ex storico coach di Paolo Lorenzi, nel 2022 ha vinto il Challenger di Verona issandosi al 149esimo posto della classifica Atp. Salvo scivolare dopo due anni al numero 240.

Grazie al lavoro duro e con l’aiuto del coach Giovanni Galuppo, ex di Andrea Pellegrino, ha risalito la china e nel 2025 ha conquistato tre titoli Challenger che gli hanno permesso di tornare nuovamente nei primi 150 posti del ranking Atp. Ora il successo contro Atmane alla prima apparizione in uno Slam. «Un sogno che si avvera», aveva già postato sul suo profilo Instagram, che al momento conta poco più di 7.500 follower destinati inevitabilmente ad aumentare, dopo essere entrato nel main draw. «Mi alleno dalle 9 alle 18 per cercare di salire ad alti livelli», ha dichiarato in alcune interviste. «Tutto questo impegno mi ha portato a credere di potercela fare. L’esempio di Sinner e dello stesso Musetti mi hanno dato una carica anche quando le cose non andavano come volevo».

Trump alla Norvegia: «Non mi sento più obbligato a pensare alla pace»

Nelle ultime ore Donald Trump ha inasprito lo scontro politico con i leader europei, in una mossa che sembra preparare il terreno per il controllo della Groenlandia. L’ultima trovata del presidente americano è una lettera scritta al premier norvegese Jonas Gahr Store, che sembra un avvertimento a tutti i leader del continente: «Considerato che il tuo Paese ha deciso di non assegnarmi il premio Nobel per la pace per aver fermato 8 guerre più altre, non mi sento più obbligato a pensare esclusivamente alla pace». Fa nulla se il Nobel non lo assegna il governo ma un board indipendente con base a Oslo, la missiva è un pretesto per inviare un messaggio chiaro: «Anche se il pensiero della pace resterà sempre predominante, ora posso pensare a ciò che è giusto per gli Stati Uniti».

Trump alla Norvegia: «Non mi sento più obbligato a pensare alla pace»
Uno scorcio della Groenlandia (Ansa).

Trump: «Gli europei si adegueranno all’ombrello degli Stati Uniti»

Trump e altri membri senior della Casa Bianca hanno rilanciato le minacce sul controllo della Groenlandia poche ore dopo che i leader europei hanno iniziato a lavorare a controdazi per un valore di 93 miliardi di euro, dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato nuove tariffe per i Paesi che ostacolano l’annessione dell’isola. In un post su Truth il presidente americano ha scritto: «Da 20 anni la Nato dice alla Danimarca che deve allontanare la minaccia russa dalla Groenlandia», ma «la Danimarca non può proteggere quella terra, e perché mai dovrebbe avere un “diritto di proprietà”? Non esistono documenti scritti, solo il fatto che una barca vi sia arrivata centinaia di anni fa, ma anche noi avevamo barche che arrivavano lì». Poi una frase che risuona come un avvertimento: «I leader europei si adegueranno e capiranno di dover stare sotto l’ombrello di sicurezza degli Stati Uniti. Cosa accadrebbe in Ucraina se gli Stati Uniti ritirassero il loro sostegno? Tutto crollerebbe». Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha poi rincarato la dose: «Gli europei proiettano debolezza, gli Stati Uniti proiettano forza», ha detto all’Nbc. «Il presidente ritiene che una sicurezza rafforzata non sia possibile senza che la Groenlandia faccia parte degli Stati Uniti».

Giappone, Takaichi annuncia elezioni anticipate

La prima ministra nipponica Sanae Takaichi, in carica da tre mesi, ha annunciato che scioglierà la Camera dei rappresentanti della Dieta del Giappone venerdì 23 gennaio, in vista di elezioni anticipate che riguarderanno il rinnovo dei suoi 465 membri. La decisione era nell’aria: la leader conservatrice Takaichi, diventata premier dopo le dimissioni di Shigeru Ishiba, conta di ottenere un mandato più forte per poter mettere in atto il suo programma politico. La coalizione di governo Partito Liberal Democratico- Nippon Ishin al momento detiene infatti una maggioranza risicata alla Camera dei rappresentanti (la camera bassa), ottenuta solo grazie all’appoggio di tre parlamentari indipendenti. Alla Camera dei consiglieri (la camera alta) resta in minoranza e perciò deve negoziare con le opposizioni per l’approvazione di qualsiasi provvedimento. «Takaichi è adatta alla carica di primo ministro? Volevo lasciare che fosse il popolo sovrano a decidere», ha dichiarato in conferenza stampa. Il voto si terrà l’8 febbraio.

David Guggina è il nuovo Ceo di Walmart per gli Usa

Walmart Inc. ha annunciato una serie di cambiamenti ai vertici della propria organizzazione in vista del passaggio di consegne al nuovo Ceo e presidente John Furner. Deliberate dal cda entreranno in vigore a partire dal primo febbraio, puntando a rafforzare la struttura per affrontare le sfide future e sfruttare le potenzialità offerte dall’intelligenza artificiale. In primo luogo, David Guggina diventerà Ceo della divisione Walmart US, dove prenderà proprio il posto di Furner. Attuale Chief eCommerce Officer e vice presidente esecutivo, gestirà le piattaforme globali dell’azienda tra cui Walmart Data Ventures, Walmart Connect, Walmart+, Vizio, Sam’s Club MAP e il marketplace globale.

David Guggina è il nuovo Ceo di Walmart per gli Usa
Una sede di Walmart (Imagoeconomica).

Non solo David Guggina, le altre nomine di Walmart

Parallelamente, Walmart ha anche nominato Chris Nicholas Ceo della divisione International da 100 miliardi di dollari: subentrerà a Kathryn McLay, che ha deciso di lasciare l’azienda. Con una carriera costruita in più di 10 nazioni che l’ha visto anche ricoprire le cariche di Coo e Cfo di Walmart US e Cfo di Walmart International, attualmente era alla guida della catena Sam’s Club, dove sarà sostituito dalla responsabile del merchandising di Walmart US, Latriece Watkins. Inoltre, Seth Dallaire, attualmente Chief Growth Officer di Walmart US, amplierà le sue responsabilità a livello globale in qualità di Chief Growth Officer di Walmart Inc. «Questi cambiamenti nella leadership segnano un passo fondamentale nel modo in cui ci organizziamo per il futuro», ha spiegato Furner in una nota. «Anche le squadre migliori hanno bisogno della giusta struttura per vincere».

David Guggina è il nuovo Ceo di Walmart per gli Usa
Chris Nicholas di Walmart (da LinkedIn).

Fedele Usai lascia Dolce&Gabbana e passa a Kering

Fedele Usai ha lasciato il ruolo di Managing Director Group di Dolce&Gabbana, posizione che ricopriva dal 2021. Adesso lo attende una nuova avventura professionale in Kering, dove ritroverà l’amico Luca De Meo, ex ceo di Renault nominato a giugno 2025 amministratore delegato del colosso francese del lusso. I dettagli sulla nuova posizione di Usai all’interno di Kering non sono ancora stati resi noti.

Chi è Fedele Usai

De Meo e Usai avevano lavorato insieme già in Fiat durante l’era Marchionne, quando il secondo era a capo della comunicazione globale. Usai dal 2013 al 2017 è stato poi deputy managing director del gruppo Condé Nast. All’inizio del 2021 aveva assunto la guida di Tenderstories, azienda specializzata nella creazione di contenuti originali e nella produzione audiovisiva, per poi passare poco dopo a Dolce&Gabbana. All’inizio della carriera Usai ha lavorato in agenzie di pubblicità come Bgs poi in Bates, Leo Burnett e Tbwa, di cui nel 2009 è stato amministratore delegato assieme a Marco Fanfani.

Coppa d’Africa, Brahim Diaz e i dubbi sul rigore sbagliato di proposito in Marocco-Senegal

La verità la sa solamente lui e chissà se deciderà mai di raccontarla al mondo. Sta di fatto che Brahim Diaz, per il momento, si è chiuso in silenzio anche sui social. L’ex numero 10 del Milan, oggi al Real Madrid e pilastro del Marocco, ha fallito all’ultimo secondo della Coppa d’Africa un calcio di rigore che avrebbe consegnato il trofeo alla sua Nazionale, permettendo di spezzare una maledizione lunga 50 anni. Invece il suo cucchiaio, comodamente parato dal portiere del Senegal Edouard Mendy, ha dato ai Leoni della Teranga la possibilità di giocarsela, e poi vincerla, ai supplementari. Fin qui tutto normale, come è accaduto e forse accadrà altre volte nella storia del calcio, se non fosse che prima di quel penalty a Rabat si è assistito a una serata di straordinaria follia: 20 minuti in cui a perdere è stato solamente il calcio. Facciamo un passo indietro.

Coppa d’Africa, Brahim Diaz e i dubbi sul rigore sbagliato di proposito in Marocco-Senegal
Sadio Mane festeggia con la Coppa d’Africa 2025 (Ansa).

Senegal-Marocco: i 20 minuti di follia nella finale di Coppa d’Africa

Minuti di recupero della finale di Coppa d’Africa, Senegal e Marocco sono inchiodate sullo 0-0. Tutto lascia pensare ai tempi supplementari, quando il fischietto congolese Jean Jaques Ngambo Ndala, negli otto minuti di recupero, scatena il caos per un arbitraggio molto rivedibile. Al 91’ annulla un gol regolare ai Leoni della Teranga per una spinta – molto leggera – di Ismaila Sarr. Passano soltanto pochi secondi e viene richiamato al Var per assegnare un rigore inesistente ai padroni di casa per una trattenuta – ancora una volta, molto leggera – su Brahim Diaz. Da qui, scoppia l’inferno. Risse tra giocatori, tafferugli sugli spalti e invasione di campo da parte di alcuni tifosi del Senegal. Poi accade qualcosa di imprevedibile: il tecnico dei senegalesi Pape Thiaw invita i suoi a lasciare il campo in segno di protesta.

Escono tutti, tranne Sadio Mané, bandiera della squadra, che ha più testa degli altri. Sa benissimo che in caso di abbandono della finale, il Senegal avrebbe rischiato una squalifica di due anni, tanto da perdere anche il Mondiale 2026. L’ex Liverpool chiama i suoi a raccolta, li fa ragionare e tornare in campo per giocarsela fino alla fine. Sul dischetto, al 24’ minuto di recupero, va Brahim Diaz, fin lì protagonista di una serata molto distante dalle sfavillanti prove dei match precedenti. Il madridista, ex Milan, sceglie di calciare con un telefonato cucchiaio: il portiere Mendy resta fermo, ringrazia e tiene in vita i suoi. Che nei supplementari andranno a vincerla con una fucilata sotto l’incrocio dei pali di Pape Gueye, centrocampista del Villareal. Per Brahim, sostituito quattro minuti dopo la rete, una serata da incubo su cui subito dopo si alza una bufera: ha sbagliato di proposito?

Il presunto accordo con Mané per salvare la Coppa d’Africa

Sono in tanti a pensare che l’ex rossonero – che ha scelto il Marocco e non la Spagna per onorare le origini di suo padre – lo abbia fatto apposta. «Ha sacrificato sé stesso per salvare la Coppa d’Africa», scrivono in tanti sui social. Le telecamere lo hanno inquadrato mentre parlava al centro del campo con i compagni, coprendosi la bocca con la mano. Un’immagine che ha alimentato le indiscrezioni di un possibile accordo fra l’ex rossonero e il senegalese Mané: far rientrare il Senegal, salvando così la reputazione del torneo, e sbagliare il rigore di proposito. Ad appoggiare questa tesi, si racconta, una riunione del Marocco a centrocampo prima del tiro e la non esultanza dei giocatori del Senegal sulla parata di Mendy. Diaz tuttavia chiude con gli occhi lucidi tra lacrime e pioggia, secondo alcuni anche insultato dai suoi stessi compagni, inconsolabile anche mentre ritira il premio di capocannoniere del torneo

Groenlandia, l’Ue valuta controdazi nei confronti degli Usa

L’Unione europea sta lavorando a controdazi per un valore di 93 miliardi di euro in risposta a Donald Trump, che ha maggiorato le tariffe doganali al 10 per cento da febbraio e al 25 per cento da giugno per i Paesi che stanno ostacolando l’annessione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti. L’ipotesi alternativa è quella di limitazioni all’accesso delle aziende americane al mercato europeo. Lo riporta il Financial Times, citando alcune fonti: tra i Ventisette per ora prevale la linea diplomatica e durante la riunione d’urgenza che si è tenuta nella serata del 18 gennaio è stato deciso di rinviare fino a febbraio l’eventuale introduzione delle controtariffe. Ma si fa strada l’interventismo: Bruxelles intende attrezzarsi in vista degli incontri tra i leader Ue con il presidente Usa che si terranno al World Economic Forum di Davos.

Presidenziali in Portogallo, al ballottaggio il socialista Seguro e l’ultradestra di Ventura

In Portogallo il ballottaggio delle elezioni presidenziali sarà tra un candidato socialista e uno di estrema destra. Il candidato del Partito Socialista António José Seguro ha ottenuto il 31,1 per cento dei voti, mentre il leader di Chega!, André Ventura, ha raccolto il 23,5 per cento. Il secondo turno si terrà l’8 febbraio. Al terzo posto si è classificato João Cotrim de Figueiredo, leader del partito liberale e pro-mercato Iniciativa Liberal, con circa il 16 per cento. Seguono l’indipendente conservatore Henrique Gouveia e Melo, già noto per aver guidato la campagna vaccinale anti-Covid, con il 12,3 per cento, e Luís Marques Mendes, candidato dei socialdemocratici di centrodestra, con l’11,3 per cento.

Presidenziali in Portogallo, al ballottaggio il socialista Seguro e l’ultradestra di Ventura
Andre Ventura (Ansa).

Nel 2025 Chega! è diventato il principale partito di opposizione in Portogallo

Alle presidenziali nessun candidato ha superato la soglia del 50 per cento necessaria per l’elezione diretta: una situazione che non si verificava dal 1986, segnalando una forte frammentazione del quadro politico e il peso crescente dell’estrema destra. A maggio del 2025 Chega!, che è stato fondato solo sette anni fa, è diventato il principale partito di opposizione alle elezioni legislative, superando i Socialisti con il 22,8 per cento dei voti. Come avvenuto in altri Paesi europei, l’ascesa dell’estrema destra ha influenzato verso una posizione più restrittiva le politiche migratorie del governo di centrodestra, guidato da Luís Montenegro. Tuttavia, i sondaggi più recenti mostrano che Ventura, un ex telecronista sportivo, potrebbe perdere il ballottaggio a causa della sua impopolarità nel 60 per cento degli elettori.

Metro C, i «mammozzoni» e il palazzo Generali: perché Caltagirone attacca Salini


Una volta lo spirito era collaborativo, tra Francesco Gaetano Caltagirone e Pietro Salini. Sempre nello stile della casa dell’Ingegnere: ossia il primo comanda e il secondo esegue. Punto. Ora tutto è cambiato, e Il Messaggero venerdì ha inserito il patron di Webuild tra gli «ometti». Definendolo un personaggio che entra «in una situazione senza che quella situazione l’avesse creata o gli appartenesse e poi, aggiuntasi, quella persona si è volutamente piazzata al centro, si è sistemata e ha preteso di essere riconosciuta molto più di quanto il suo ruolo le consentisse».

Metro C, i «mammozzoni» e il palazzo Generali: perché Caltagirone attacca Salini
Francesco Gaetano Caltagirone (Imagoeconomica).

Salini «il complementare»

Tutta colpa della Metro C di Roma, ma non solo. Il testo della fatwa pubblicata dal quotidiano di via del Tritone recita: «Salini il complementare rilevò con la sua Webuild la società Astaldi, che era nel progetto della metro, ed entrò così, per combinazione, in seconda battuta, non per caso ma come subentrante della società acquisita, nella realizzazione di questa infrastruttura cruciale per la modernizzazione della Capitale. Ma si sa come sono fatti gli ultimi arrivati. C’è un detto popolare che spiritosamente li descrive: “Si trasut ‘e spighetto e ti si mis ‘e chiatto”. Significa che una persona è entrata in una situazione senza che quella situazione l’avesse creata o gli appartenesse e poi, aggiuntasi, quella persona si è volutamente piazzata al centro, si è sistemata e ha preteso di essere riconosciuta molto più di quanto il suo ruolo le consentisse».

Metro C, i «mammozzoni» e il palazzo Generali: perché Caltagirone attacca Salini
Pietro Salini (Imagoeconomica).

Quei «mammozzoni» di piazza Venezia…

Tutti hanno subito pensato all’archeostazione del Colosseo, presentata in pompa magna con tanto di ministri, ma c’è altro. «Ci mancavano pure i mammozzoni a piazza Venezia», si è sentito dire dalle parti di Calta. Il riferimento è ai silos piazzati a pochi passi dal balcone mussoliniano che, ciclicamente, vengono adornati con opere d’arte realizzate su grandi tele. Iniziative pure costose, che Salini ama presentare presso la Coffee House di Palazzo Colonna, con ingresso dal Museo delle Cere, con tanto di lunch. Che poi, per i casi della vita, nel comitato che sceglie gli artisti c’è pure Renata Cristina Mazzantini, ora a capo della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, quella di Valle Giulia, che fu pure testimone di nozze di Azzurra Caltagirone e Pier Ferdinando Casini. Questi «mammozzoni», visibilissimi anche a causa del traffico micidiale che ingorga tutta la zona di piazza Venezia e che obbliga a guardarli anche per un quarto d’ora, fanno il paio con la mostra Evolution che Salini ha proposto nel mese di ottobre all’Ara Pacis, con il suo comunicatore Gigi Vianello ancora dolorante e con il tutore. Dal palazzo delle Assicurazioni Generali di piazza Venezia i silos si vedono benissimo, e guardando come sta andando l’avventura con il Leone di Trieste è chiaro che l’animosità nei confronti di Salini cresca sempre di più.

Metro C, i «mammozzoni» e il palazzo Generali: perché Caltagirone attacca Salini
La nuova opera a rivestimento dei silos del cantiere della Metro C di piazza Venezia (Ansa).

I lavori sotto l’edificio di Generali

A proposito: dato che Vianini, società di Caltagirone, e Salini sono costretti a lavorare insieme nel cantiere della Metro C, qualcuno si chiede cosa succederebbe se, per un malaugurato caso, la talpa danneggiasse l’edificio delle Generali, che è stato costruito seguendo l’esempio dei palazzi veneziani. Come si legge nei volumi del gruppo triestino, «la Compagnia riesce a inserirsi nelle vicende di demolizione del palazzo Torlonia a piazza Venezia e di ricostruzione di un immobile nell’area, progetto non portato avanti dai precedenti proponenti per motivi finanziari. Il palazzo è posto come quinta scenografica e pendant del quattrocentesco palazzo Venezia di Paolo II Barbo, ai piedi dell’Altare della Patria, rappresentando entrambi i due propilei che introducono la celebrazione del nuovo stato e richiamano le glorie antiche e moderne della cultura veneziana». L’immobile ha un valore stratosferico, e danneggiarlo avrebbe conseguenze inenarrabili per chi guida il cantiere. «Per un curioso paradosso, se riuscisse a terminare la scalata che vede come bersaglio le Generali, Caltagirone subirebbe da una parte un danno e dall’altra si troverebbe insieme agli autori, vestendo contemporaneamente i panni della vittima e del colpevole, un classico ‘caso di scuola’ per gli appassionati del diritto», sussurra un vecchio avvocato. Intanto, Luigi Lovaglio, l’ad di Montepaschi che voleva fondere Mediobanca con l’istituto senese, sarebbe stato giubilato da Caltagirone. E Piazzetta Cuccia ha il 13 per cento della compagnia triestina. 

Al Bano ancora contro Sanremo: «Io un re, con il Festival ho chiuso»

Al Bano torna nuovamente ad attaccare il Festival di Sanremo e il direttore artistico Carlo Conti dopo l’esclusione dall’edizione 2025. Il cantautore pugliese ne ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera, in cui ha spiegato di non voler più tornare sul palco dell’Ariston. «Nel 2017 avevo una canzone meravigliosa, ma mi cacciarono la prima sera. Ora basta, non propongo più niente. Carlo Conti? Da lui ho ricevuto solo scorrettezze, pazienza: la rabbia non fa bene. Non abbiamo un buon rapporto. Io sono un re della musica italiana, non mi mischio con dei semplici Conti». Giorni prima, parlando in diretta al programma Un giorno da Pecora, aveva già affrontato la questione: «Ero abituato a Pippo Baudo, un signore e un fratello. Amadeus e Conti mi hanno dimostrato che il mondo è cambiato. Sul Festival ho messo una croce».

Al Bano ancora contro Sanremo: «Io un re, con il Festival ho chiuso»
Al Bano Carrisi (Imagoeconomica).

Al Bano e le critiche a Romina: «Le stroncature a Felicità? Meglio se sto zitto»

Parlando con il Corriere, Al Bano ha anche avuto modo di parlare della sua carriera, concentrandosi sui brani emblematici. «Felicità? Appena l’ho ascoltata ho chiamato il discografico dicendogli che avrebbe venduto almeno un milione di copie. Siamo arrivati a 20, è un inno». Eppure Romina Power, che con l’artista di Cellino ha inciso il brano, l’ha stroncata definendola «banale» tanto da non volerla nemmeno cantare. «Meglio se sto zitto», ha puntualizzato Al Bano. «È come sputare nel piatto in cui mangi. Ci ha guadagnato bei soldi, grazie a me. Avercene canzoni così, è tutto meno che banale».

Al Bano ancora contro Sanremo: «Io un re, con il Festival ho chiuso»
Al Bano e Romina ospiti a Sanremo nel 2020 (Ansa)

L’aneddoto con Claudio Villa a Sanremo 1982

Al brano Felicità, cantato sul palco dell’Ariston nel 1982, si lega anche un aneddoto di Al Bano riguardante Claudio Villa, quell’anno alla sua prima partecipazione al Festival di Sanremo dal 1970. «Portò una canzone bruttissima, pur di esserci: un peccato», ha raccontato l’artista. «Lo dissi a un giornale e lui si infuriò. Io però ero un suo fan, mi dispiaceva per lui». I due hanno infatti condiviso diversi momenti di amicizia. «Nel 1974 giravamo sul treno con il Cantaeuropa. Lui ogni mattina correva su e giù per il corridoio del vagone in mutande e maglietta. Durante una sosta alla stazione di Ginevra, mi sfidò: “Vediamo chi arriva primo. Sei pronto a perdere?”. Solo che io ero velocissimo. Claudio inciampò e cadde. “T acci tua, proprio adesso che nun ce sta manco un fotografo!».

Spagna, deragliano due treni ad Adamuz: decine di morti

Domenica sera in Spagna un treno ad alta velocità è deragliato ad Adamuz, in Andalusia, invadendo il binario opposto e scontrandosi con un altro convoglio che viaggiava in direzione contraria. L’incidente ha provocato almeno 39 morti e 75 feriti, di cui 15 in condizioni gravi, secondo l’ultimo bilancio diffuso dal ministero dell’Interno spagnolo. Il treno Iryo, una compagnia privata partecipata da Ferrovie Italiane, era partito da Málaga alle 18.40 ed era diretto a Madrid con circa 300 passeggeri a bordo. A dieci minuti dalla partenza, diversi vagoni sono usciti dai binari e hanno colpito un treno Renfe che procedeva verso Huelva con 184 persone. Dopo l’impatto, alcune carrozze del secondo convoglio sono precipitate da un terrapieno di circa quattro metri, rendendo più complessi i soccorsi. Le squadre di emergenza hanno lavorato per tutta la notte tra lamiere contorte e vagoni rovesciati. Il capo dei vigili del fuoco di Cordoba, Paco Carmona, ha spiegato che i soccorritori stanno operando in spazi molto stretti e che «ci sono ancora persone intrappolate».

Il ministro dei Traporti Puente: «Incidente estremamente strano»

Il ministro dei Trasporti, Óscar Puente, ha dichiarato che «l’incidente è stato estremamente strano», perché avvenuto «su un tratto retto, su una linea rinnovata di recente» e ha coinvolto un treno Iryo «praticamente nuovo», aggiungendo che «lo stato della via ferroviaria era buono». Le cause dello schianto restano al momento sconosciute. Secondo la stampa spagnola, si tratta del primo incidente ferroviario con vittime dalla liberalizzazione del settore nel 2020. Adif ha sospeso tutti i collegamenti ferroviari tra Madrid e l’Andalusia. Il premier Pedro Sánchez ha parlato di «una notte di profondo dolore» e ha cancellato tutti gli impegni ufficiali. Anche i reali Felipe VI e Letizia hanno sporto «le più sentite condoglianze ai familiari e ai cari delle vittime», hanno scritto dal profilo della Casa Reale su X.

Dolly Parton compie 80 anni: dalle canzoni più famose alla parentela con Miley Cyrus

Oggi 19 gennaio compie 80 anni una vera e propria leggenda vivente della musica internazionale. È il compleanno infatti di Dolly Parton, classe 1946 e incontrastata regina del country americano con più di 40 album all’attivo e centinaia di successi pubblicati in sei decenni di carriera. Per festeggiare in anticipo, la diva ha rilasciato online da qualche giorno Light of a Clear Blue Morning, una versione della sua hit del 1977 con la collaborazione di Lainey Wilson, Reba McEntire, Queen Latifah e della sua figlioccia Miley Cyrus. «Mentre festeggio il mio 80esimo compleanno, questa nuova versione è il mio modo di usare ciò di cui sono stata benedetta per far brillare un po’ di luce, condividendola con alcune donne davvero incredibili», ha spiegato in una nota. Il ricavato sarà devoluto interamente in beneficenza per la ricerca sul cancro pediatrico.

Dolly Parton: quella volta che disse no a Elvis Presley

Dolly Parton compie 80 anni: dalle canzoni più famose alla parentela con Miley Cyrus
La regina del country Dolly Parton (Instagram).

Icona della musica mondiale, Dolly Parton è passata alla storia quando, ancora giovanissima, disse di no persino al re del rock Elvis. Nei primi Anni 70, dopo aver già iniziato a costruire il suo status di regina del country, incise due brani che avrebbero cambiato per sempre la sua carriera, ossia la hit celebre Jolene e I Will Always Love You, dedicata alla sua rottura con Porter Wagoner, cantante con cui aveva mosso i primi passi nella musica. Quando arrivò alle orecchie di Presley, quest’ultimo la apprezzò talmente tanto da volerne incidere una cover.

Durante la trattativa, però, il colonnello Tom Parker – manager di Elvispretese la metà dei diritti. Al che Parton, come raccontato nel libro Una forza della natura di Sarah Smarsh, bloccò tutto: «Dissi che la canzone aveva già avuto successo: era tutto ciò che avrei lasciato alla mia famiglia». E così, dopo un «mi dispiace molto» e molte lacrime versate nella notte, la cover andò in fumo. La traccia avrebbe ottenuto tuttavia il successo internazionale proprio con una cover, realizzata nel 1992 dall’indimenticabile Whitney Houston come tema portante del film Guardia del corpo.

Le canzoni più famose della sua carriera

Dolly Parton compie 80 anni: dalle canzoni più famose alla parentela con Miley Cyrus
La regina del country Dolly Parton (Ansa).

Jolene, di cui una Dolly Parton ormai ultrasettantenne ha inciso una bella cover con i Maneskin, è solo uno dei tanti successi indimenticabili della regina del country. Celebre, oltre a Light of a Clear Blue Morning e I Will Always Love You, è anche 9 To 5, inno che racconta la continuità lavorativa e denuncia le disparità di genere, presente nella colonna sonora di Dalle 9 alle 5… orario continuato, film di Colin Higgins in cui Parton ha recitato al fianco di Jane Fonda, Lily Tomlin e Dabney Coleman interpretando l’ingenua segretaria Doralee tanto da venir candidata ai Golden Globes del 1981. Tra i grandi successi dell’artista si ricordano anche Cost of Many Colors, There Was Jesus e Rockin’ Years, oltre a Powerful Women, Here You Come Again e Islands in the Stream.

Capolavori che hanno spinto il governatore del Tennessee – è nata a Pittman Center, nella contea di Sevier – a decretare il 19 gennaio Dolly Parton Day. «La sua vita e la sua carriera sono intrecciate con la musica, la cultura e la ricca storia del Tennessee», ha affermato Bill Lee. «Il suo talento e la sua generosità hanno avuto un impatto duraturo sul mondo ed è giusto che onoriamo il suo 80esimo compleanno celebrando la sua straordinaria eredità e la sua dedizione allo Stato». Appassionata filantropa, nel corso della sua carriera ha fatto molto per favorire l’alfabetizzazione e sostenere con ogni mezzo l’istruzione dei bambini. Proprio per la sua beneficenza, nel 2025 è stata insignita del Jean Hersholt Humanitarian Award, Oscar umanitario alla carriera.

La parentela con Miley Cyrus, di cui è anche madrina

«Stare con Miley (Cyrus, ndr.) è come stare in famiglia», ha più volte detto Dolly Parton della star di Hannah Montana, di cui è madrina. Non a caso, analizzando il loro albero genealogico, le due artiste hanno scoperto di essere veramente parenti, seppur alla lontana. Ad unirle un antenato comune del XVIII secolo di nome John Brickey, vissuto attorno al 1740 e che lasciò la Virginia con la sua famiglia per andare a vivere nella contea di Blount, nel Tennessee. Le due hanno collaborato diverse volte, duettando sulle note di Wreaking Ball, I Will Always Love You, I Love Rock and Roll e, recentemente, Light of a Clear Blue Morning.