WhatsApp, chatbot IA a pagamento in Italia: da quando e quanto costerà
Importanti novità in arrivo su WhatsApp per gli sviluppatori in Italia. Meta ha infatti annunciato che i chatbot IA saranno a pagamento nel nostro Paese a partire dal prossimo 16 febbraio. Una mossa che arriva dopo l’entrata in vigore, il 15 gennaio scorso, della politica che blocca gli assistenti digitali di terze parti sulla piattaforma. Nel nostro Paese, tuttavia, l’Antitrust aveva chiesto all’azienda di Menlo Park di fare marcia indietro e sospendere la stretta: Meta ha obbedito, introducendo dunque un’eccezione tuttavia accompagnata da un listino apposito. «Laddove siamo legalmente obbligati a fornire chatbot AI tramite le WhatsApp Business API, stiamo introducendo una tariffazione per le aziende che scelgono di utilizzare la nostra piattaforma per offrire questi servizi», ha dichiarato a TechCrunch un portavoce della società. Ecco quanto bisognerà spendere.
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Chatbot IA di terzi a pagamento su WhatsApp: cosa cambia e il prezzo
La novità entrerà in vigore il 16 febbraio 2026: a partire da quel giorno, ogni messaggio di risposta generato dall’intelligenza artificiale costerà agli sviluppatori poco più di cinque centesimi (per la precisione 0,0572 euro). Sebbene la cifra possa sembrare apparentemente irrisoria, se moltiplicata per migliaia di conversazioni al giorno rischia di far pagare un conto salato all’utente. Se un chatbot dovesse rispondere infatti a 10 mila domande quotidiane, l’ammontare complessivo sarebbe di 572 euro, salendo vertiginosamente a 17 mila euro mensili per un singolo bot. L’annuncio arriva anche a sorpresa se si considera che, a inizio anno, l’azienda di Mark Zuckerberg aveva comunicato agli sviluppatori un avviso con un’esenzione temporanea per i numeri italiani senza accennare ad alcun tipo di costo.

WhatsApp tuttavia non è nuovo a costi simili. Già oggi infatti le aziende che utilizzano le Business API con messaggi predefiniti (template) nel marketing, nelle notifiche di servizi e nell’autenticazione sono costrette a sborsare una tariffa. Le nuove sottoscrizioni si applicano però alle risposte dinamiche dei chatbot IA, quindi all’interazione diretta generata dall’intelligenza artificiale. Il caso italiano potrebbe inoltre generare un precedente per altre aree geografiche, qualora le autorità garanti di altri Stati dovessero imporre a Meta aperture simili. Se il modello dovesse infatti funzionare da noi, è facile intuire che Zuckerberg e soci decidano di applicarlo anche ovunque le circostanze lo rendano necessario.
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