Treni, fino a quando dura il blocco della circolazione a Firenze

È scattato alle 15 il blocco della circolazione dei treni tra Firenze Campo di Marte e Firenze Rifredi per i lavori al cavalcaferrovia di Ponte al Pino. L’ultimo convoglio Alta velocità è transitato in direzione Sud verso le 14.45, mentre alle 15.30 sono partiti i primi autobus sostitutivi che collegano le due fermate. Il Gruppo Fs e Italo hanno dispiegato una grande quantità di volontari e personale per dare indicazioni, ma il numero dei viaggiatori è risultato inferiore alle attese tanto che un solo pullman aveva passeggeri a bordo. Il blocco proseguirà fino alle 15 di domenica 25 gennaio 2026.

Le ripercussioni sulla circolazione

Per consentire il completamento dei lavori, alcuni treni Alta velocità subiranno cancellazioni, modifiche di orario e/o di fermate, anche con anticipi in partenza. Alcuni convogli fermeranno a Firenze Campo Marte o Firenze Rifredi anziché a Firenze Santa Maria Novella. Anche alcuni treni Intercity e Intercity Notte subiranno limitazioni di percorso e modifiche di orario e/o di fermate, anche con anticipi in partenza. Per i treni Intercity della tratta Trieste – Roma è previsto un collegamento con bus sostitutivo fra le stazioni di Prato Centrale e Firenze Rovezzano. Possibili disagi anche sui treni del Regionale.

Khaby Lame vende la sua società e crea il suo “gemello digitale” con l’AI

Khaby Lame, il tiktoker italiano più seguito al mondo, ha venduto la sua società per 975 milioni di euro. A soli 25 anni, il creator ha ceduto la maggior parte delle quote aprendo le porte a un nuovo progetto, ovvero la creazione di un avatar digitale con intelligenza artificiale basato su di lui. L’accordo concede infatti ai compratori l’autorizzazione a utilizzare i dati biometrici di Khaby – volto, voce e movimenti – per creare un clone digitale che potrà condurre dirette streaming, vendere prodotti, parlare più lingue contemporaneamente e operare 24 ore su 24 al posto suo, senza limiti fisici.

La società è stata aquistata dal Rich Sparkle Holdings Limited

Ad acquistare la Step Distinctive Limited, che controllava l’attività commerciale e di live commerce legata al brand di Lame, è stato Rich Sparkle Holdings Limited, un gruppo quotato al Nasdaq. L’accordo non prevede un pagamento in contanti, ma l’emissione di 75 milioni di azioni ordinarie della società acquirente, che ora detiene il controllo operativo del business. Secondo i documenti depositati presso la Sec, l’autorità di controllo dei mercati americani, Khaby deteneva indirettamente il 49 per cento della società, il che lo ha reso il principale venditore nell’operazione. Lui, in ogni caso, non uscirà di scena. Il contratto specifica che continuerà a essere coinvolto nella gestione operativa del business di live streaming e nella strategia commerciale del brand.

Russia-Ucraina, concluso il secondo round di negoziati ad Abu Dhabi: com’è andato

Si è concluso il secondo round di negoziati sull’Ucraina ad Abu Dhabi. «Non si può dire che sia stato infruttuoso, anzi ci sono stati dei risultati», ha detto una fonte all’agenzia di stampa russa Tass. «Il dialogo in formato “troika” potrebbe proseguire nei prossimi giorni», ha aggiunto. Secondo l’Afp, gli inviati di Kiev, Mosca e Washington si vedranno nuovamente la prossima settimana sempre nella capitale emiratina. Zelensky ha riferito che «la nostra delegazione ha presentato un rapporto sugli incontri negli Emirati, si è discusso molto ed è importante che le conversazioni siano state costruttive». «Le parti hanno concordato di riferire nelle capitali», ha aggiunto in un post su X, «e di coordinare le ulteriori fasi con i leader».

Zelensky: «Discussi parametri per la fine della guerra»

«Il tema chiave della discussione sono stati i possibili parametri della fine della guerra», ha scritto sempre Zelensky su Telegram. In particolare, «la parte americana ha sollevato la questione dei possibili formati per l’adozione dei parametri della fine della guerra e delle condizioni di sicurezza necessarie a tal fine». Ai negoziati hanno partecipato:

  • da Kiev il ministro della Difesa Rustem Umerov, il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il comandante delle forze congiunte Andriy Hnatov, il deputato del partito Servo del popolo David Arakhamia, il rappresentante permanente dell’Ucraina presso le Nazioni Unite Serhiy Kyslytsia e il vice capo della direzione regionale militare Vadym Skibitsky;
  • da Washington c’erano Steve Witkoff, Jared Kushner, Dan Driscoll, Alex Grinkevich e Josh Gruenbaum;
  • da Mosca funzionari dell’intelligence militare e dell’esercito guidati dal capo della direzione generale dell’Intelligence dello Stato maggiore russo, Igor Kostyukov.

Crans-Montana, la procuratrice svizzera: «Non cederò alle pressioni dell’Italia»

La procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, titolare dell’inchiesta sulla strage di Crans Montana, è intervenuta dopo che la premier Meloni e il ministro Tajani hanno richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera, incaricandolo di esprimere proprio a Pilloud la grande indignazione del governo italiano per la scarcerazione di Jacques Moretti, il titolare del locale dove si è consumato l’incendio. «Non voglio provocare un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera ma non cederò a un’eventuale pressione delle autorità italiane», ha detto la procuratrice, sottolineando di non essere stata lei a scarcerare l’uomo ma il Tribunale delle misure coercitive. Pilloud ha riferito di essere stata contattata dall’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado: «Gli ho spiegato che non si tratta di una mia scelta e gli ho consigliato di prendere contatto con il tribunale, oppure con le autorità federali».

Svizzera: «Anche noi vogliamo chiarezza e piangiamo le vittime»

Sulla vicenda è intervenuto anche Ignazio Cassis, vicepresidente della Confederazione svizzera, con un post su X: «Come l’Italia, anche la Svizzera piange le 40 vittime e i tanti feriti della tragedia di Crans Montana. Capiamo il dolore, perché è anche il nostro dolore. Vogliamo chiarezza. Seguiamo con attenzione il lavoro della giustizia del canton Vallese. Ne ho discusso oggi con il collega Antonio Tajani e abbiamo ribadito la volontà di Svizzera e Italia di sostenersi reciprocamente in questa tragedia comune».

Cina, indagato e rimosso il numero uno dei militari Zhang Youxia

Il ministero della Difesa cinese ha messo sotto indagine e rimosso Zhang Youxia, il generale di grado più alto dell’esercito nonché vicepresidente della Commissione militare centrale, l’organo direttivo dell’esercito. L’uomo, numero due dell’ente dopo il presidente Xi Jinping, è indagato per sospette gravi violazioni della disciplina e della legge. La sua rimozione è l’ultima delle estesissime epurazioni a cui Xi sta sottoponendo le forze armate. Gli analisti ritengono che le purghe siano mirate sia a riformare l’esercito sia a garantire lealtà al leader cinese. Fanno parte di una più ampia campagna anti corruzione che ha punito oltre 200 mila funzionari da quando è salito al potere nel 2012.

Indagato un altro generale, nella Commissione restano solo due membri

Insieme a Zhang è stato indagato anche un altro generale, Liu Zhenli, anch’egli per presunte violazioni disciplinari su cui non si hanno dettagli. Nella Commissione restano dunque solo due membri, lo stesso Xi e il generale che lui stesso ha incaricato delle epurazioni, Zhang Shengmin. Tutti gli altri sei comandanti nominati in passato da Xi sono stati rimossi.

Milano, morto in un incidente l’ex bodyguard di Alberto Genovese

Incidente mortale all’alba di sabato 24 gennaio 2026 in centro a Milano. Secondo le prime ricostruzioni, un mezzo dell’Amsa (la società che si occupa della raccolta dei rifiuti) non avrebbe dato la precedenza all’incrocio tra corso Sempione e via Filiberto, urtando una Bmw. Dopo l’impatto, avvenuto intorno alle 5.30, l’auto è stata trascinata in avanti, abbattendo semaforo e segnaletica verticale, ed è andata a sbattere contro un’altra vettura che arrivava dalla direzione opposta. Il conducente della Bmw, 45 anni, è morto poco dopo l’incidente, nonostante il trasporto d’urgenza in Pronto soccorso. Si tratta di Simone Bonino, ex bodyguard di Alberto Genovese, l’imprenditore condannato per le violenze e gli abusi di Terrazza sentimento. Bonino, secondo quanto riporta il Corriere, sarebbe stato l’uomo che faceva da guardia mentre Genovese era in camera da letto anche con le ragazze che poi denunciarono i fatti. Il dipendente dell’Amsa è stato trasportato in codice giallo al San Carlo mentre il terzo automobilista è rimasto illeso.

Il cordoglio dell’Amsa

In una nota, l’Amsa ha espresso «profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia dell’automobilista». «In attesa di conoscere gli esiti degli accertamenti in corso, l’azienda si è immediatamente messa a disposizione delle autorità competenti per contribuire a chiarire ogni aspetto dell’accaduto e accertare la dinamica dell’incidente», si legge nel comunicato.

Media: «Usa chiedono all’Italia di far parte della Forza di stabilizzazione per Gaza»

Gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Italia di partecipare, come membro fondatore, alla Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) per Gaza. Si tratta del contingente concepito nell’ambito del piano di pace statunitense per monitorare la sicurezza nell’enclave palestinese. A riferirlo è Bloomberg, citando fonti informate. Secondo queste ultime, la proposta sarebbe stata presentata questa settimana alla premier Meloni e al ministero degli Esteri, che non avrebbero ancora deciso. In base alla richiesta, l’Italia non contribuirebbe con truppe ma sarebbe sufficiente un impegno ad addestrare la futura forza di polizia di Gaza. La portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers, interpellata nel merito, non ha specificato se gli Usa abbiano esteso un invito a Roma. «Gli annunci sull’Isf arriveranno presto», ha detto.

Scarcerazione Jacques Moretti, l’Italia richiama il nostro ambasciatore in Svizzera

La Farnesina ha deciso di richiamare a Roma l’ambasciatore italiano in Svizzera dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, il titolare del locale Le Constellation di Crans-Montana dove si è verificata la strage di Capodanno. L’uomo, indagato per omicidio, lesioni e incendio colposi, è infatti uscito di prigione dopo aver pagato una cauzione di 200 mila franchi. Ora sarà comunque sottoposto a misure cautelari come l’obbligo di firma e la consegna dei documenti di identità, ma la notizia ha suscitato molta rabbia nell’opinione pubblica e tra i membri del governo.

La nota di Palazzo Chigi: «Grave offesa e ulteriore ferita alle famiglie delle vittime»

Per questo la premier Meloni e il ministro degli Esteri Tajani hanno dato istruzione all’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado «di prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud per rappresentarle la viva indignazione del governo e dell’Italia di fronte alla decisione del tribunale di Sion (ndr quello che ha disposto la scarcerazione di Moretti) nonostante l’estrema gravità del reato di cui è sospettato Moretti, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico». Una decisione che, prosegue la nota di Palazzo Chigi, «rappresenta una grave offesa e una ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e di coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale». E infine: «L’Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia, e chiede che a ridosso di questa sciagura vengano adottati provvedimenti rispettosi, che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie».

Proseguono i negoziati tra Russia e Ucraina ad Abu Dhabi

Sono ancora in corso ad Abu Dhabi i negoziati formali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti «nell’ambito degli sforzi per promuovere il dialogo e individuare soluzioni politiche alla crisi». Sono le parole dello sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, vice primo ministro e ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, il quale ha spiegato che i colloqui dovrebbero durare due giorni, quindi fino a sabato. Le discussioni di venerdì, ha spiegato il principale negoziatore ucraino Rustem Umerov, si sono concentrate sul raggiungimento di una «pace dignitosa e duratura».

Zelensky: «Trump ci darà i Patriot»

Intanto Zelensky ha riferito che, dopo l’incontro tra Stati Uniti e Ucraina al Forum economico mondiale di Davos, le due parti hanno concordato la fornitura di munizioni per il sistema di difesa aerea Patriot. «Ho parlato con il Trump e ho ricevuto missili Pac-3 per il sistema Patriot», ha detto. Sui negoziati, invece, «è ancora troppo presto per trarre conclusioni, vedremo come proseguiranno e quali saranno i risultati». «È necessario», ha scritto su Telegram, «che non solo l’Ucraina desideri porre fine a questa guerra e raggiungere la piena sicurezza, ma che anche in Russia nasca in qualche modo un desiderio simile».

Australian Open, Sinner lotta con i crampi e finisce agli ottavi

Jannik Sinner è agli ottavi degli Australian Open 2026. Dopo quasi quattro ore di lotta con i crampi e il caldo, l’altoatesino ha battuto lo statunitense Eliot Spizzirri per 4-6, 6-3, 6-4, 6-4. Nel prossimo turno sfiderà in derby Luciano Darderi, che ha avuto la meglio contro il russo Karen Khachanov. Prosegue la corsa anche Lorenzo Musetti, che ha vinto sul ceco Tomas Machac, per un’edizione da record per il nostro tennis con ben tre azzurri agli ottavi. L’atleta toscano sfiderà il vincente tra lo svizzero Stan Wawrinka e lo statunitense Taylor Fritz.

La diplomazia del mattone: Trump, Gaza e il business della pace

Se pensavate di aver visto tutto con la diplomazia affidata ai tweet, preparatevi: siamo entrati ufficialmente nell’era della diplomazia del real estate. Quello che sta accadendo sotto i nostri occhi con il cosiddetto Board of Peace voluto da Donald Trump è la distopia finale del neoliberismo applicata a un campo di macerie. È un incubo geopolitico dove la sovranità si compra, la pace si appalta a fondi di private equity e i diritti umani vengono “tokenizzati” su una blockchain.

L’adesione ridotta a un sistema pay-to-play

Dimenticate le Nazioni Unite. Il Board of Peace è stato disegnato per renderle obsolete, sostituendo il diritto internazionale con le logiche di un club esclusivo a pagamento. La struttura è verticistica e padronale: Donald Trump ne è il presidente a vita, con potere di veto assoluto. Ma il vero scandalo è il meccanismo di adesione: un sistema “pay-to-play” spudorato. Vuoi un seggio permanente per decidere il destino del Medio Oriente? Il prezzo del biglietto è di 1 miliardo di dollari. In contanti. Dal multilateralismo siamo passati alle aste. Stati come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, abituati a comprare influenza, si sono già messi in fila, mentre democrazie come il Canada esitano di fronte a un esborso che trasforma la diplomazia in una transazione commerciale. È la mercificazione definitiva della politica estera: chi paga comanda, chi non paga osserva. E chi sta sotto le bombe? Di quelli ce ne fottiamo. Non hanno voce. Troppo poveri e troppo palestinesi. 

La diplomazia del mattone: Trump, Gaza e il business della pace
Donald Trump a Davos presenta il “Board of Peace” (Ansa).

Witkoff, il genero Kushner, Blair e gli altri

Scorrendo la lista dei membri del board, la sensazione di grottesco diventa fisica. Non ci sono pacificatori, storici o esperti di diritti umani. Ci sono immobiliaristi e finanzieri. Al centro di tutto c’è Jared Kushner, il genero-consigliere che, senza vergogna, ha definito il lungomare di Gaza una «proprietà immobiliare di grande valore» (waterfront property). Mentre la gente moriva di fame, lui guardava le mappe sognando resort di lusso. Il suo fondo, Affinity Partners, è finanziato proprio da quei Paesi arabi che siedono nel board, creando un conflitto di interessi grande quanto la Striscia stessa. Accanto a lui troviamo Steve Witkoff, un magnate del mattone di New York senza alcuna esperienza diplomatica, nominato Inviato Speciale. Un uomo che tratta la pace tra popoli come la chiusura di un deal per un grattacielo a Manhattan. E poi Sir Tony Blair, resuscitato nonostante la sua eredità tossica legata all’Iraq, per dare una patina di rispettabilità a questa operazione predatoria e il segretario di Stato Marco Rubio. Nel comitato esecutivo per Gaza, tra gli altri figurano Marc Rowan, CEO del fondo avvoltoio Apollo Global Management, e Yakir Gabay, miliardario israeliano del settore immobiliare. Personaggio che incarnano la finanziarizzazione della ricostruzione.

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Tony Blair (Ansa).

Il progetto Gaza Riviera e la “deportazione” dei palestinesi

Il cuore pulsante del progetto folle è il piano “Gaza Riviera“. A Davos, Kushner ha presentato slide generate dall’Intelligenza artificiale che mostrano la Striscia trasformata in una Dubai del Mediterraneo: grattacieli scintillanti, marine per yacht e “smart cities”. Ma dietro i rendering patinati si nasconde l’orrore. Il piano prevede la rimozione delle macerie (e con esse della memoria storica) per fare spazio a zone franche per data center e turismo d’élite. E la popolazione? Qui il cinismo raggiunge vette inesplorate. Si parla di «ricollocamento volontario» in zone sicure o Paesi terzi, una perifrasi elegante per la deportazione di massa vietata dalla IV Convenzione di Ginevra. Per chi possiede terre, la proposta è la “tokenizzazione”: cedere i diritti di proprietà reali in cambio di “token digitali” e un pugno di dollari (5.000 e sussidi), trasformando titoli fondiari storici in crypto-asset volatili. È un esproprio 2.0, una pulizia etnica digitale venduta come innovazione finanziaria. Esperti legali e organizzazioni come CAIR e Trial International hanno già definito questo schema un potenziale crimine di guerra e un saccheggio legalizzato.

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Un frame tratto dalla diretta video della Casa Bianca mostra una delle slide mostrate da Jared Kushner, nel suo intervento a Davos (Ansa).

Se a garantire la ricostruzione è un club di autocrati

E chi sono i garanti di questo piano? Un “Club degli Autocrati” a cui venerdì ha aperto anche Giorgia Meloni. E dire che il board finora ha attratto regimi che figurano agli ultimi posti di ogni indice di democrazia. Dall’Arabia Saudita all’Egitto, dagli Emirati Arabi Uniti all’Azerbaigian di Aliyev (fresco di pulizia etnica in Nagorno-Karabakh), fino all’Ungheria di Orbàn e alla Bielorussia di Lukashenko. Mentre le democrazie europee come Francia e Norvegia si sfilano disgustate, il Board of Peace diventa una lavanderia reputazionale per dittatori o aspiranti tali, felici di pagare il biglietto d’ingresso per sedere al tavolo di Trump. La legittimità democratica è assente; la rappresentanza palestinese è affidata a un comitato tecnocratico (NCAG) guidato da Ali Sha’ath, privo di mandato popolare e visto da molti come un mero esecutore testamentario della sovranità palestinese. Come se l’orrore legale e umano non bastasse, c’è l’aspetto estetico e morale che scivola nel grottesco puro. Trump quasi un anno fa aveva rilanciato un video generato dall’IA che mostrava una “Gaza del futuro” surreale: statue d’oro giganti, Elon Musk sotto una pioggia di banconote e, in un tocco di delirio kitsch, uomini barbuti che ballano in bikini. Nato forse come satira, nelle mani del Presidente è diventato propaganda ufficiale. È la banalizzazione suprema della tragedia: mentre a Gaza si muore di fame e freddo tra le tende, il mondo osserva Trump e Netanyahu che sorseggiano cocktail a bordo piscina. È la gamification del genocidio.

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Una slide sulla nuova Rafah che avrebbe in mente Jared Kushner (Ansa).

Ogni crisi umanitaria rischia di diventare un affare

Il Board of Peace nei fatti è un piano di liquidazione. Tratta un popolo come un inquilino moroso da sfrattare per ristrutturare l’immobile e aumentarne il valore di mercato. Ignora sistematicamente il diritto all’autodeterminazione, la sovranità e le leggi di guerra, sostituendole con contratti smart e accordi privati. Se questo modello dovesse passare, creerà un precedente devastante: ogni crisi umanitaria diventerà un’opportunità di investimento, ogni territorio devastato una asset class da tokenizzare. Non siamo di fronte solo a una cattiva politica estera, sarebbe troppo facile. Qui siamo di fronte alla cancellazione della politica stessa in favore del profitto più brutale. E il silenzio, o la complicità, di chi dovrebbe opporsi è forse l’aspetto più spaventoso di tutti.