Operaio della Ford a Trump: «Difensore dei pedofili» e lui mostra il dito medio

Donald Trump ha mostrato il dito medio e mandato a quel paese un operaio della Ford che lo ha contestato duramente e definito «difensore dei pedofili» in relazione agli Epstein Files. L’episodio è avvenuto durante una visita del presidente degli Stati Uniti a uno stabilimento dell’azienda a Detroit in cui ha poi tenuto un discorso. Il filmato, diffuso da Tmz, ha catturato lo scambio di battute in cui il tycoon, oltre al gesto, ha rivolto un chiaro «Vaff***» all’impiegato prima di allontanarsi. «Un folle stava urlando insulti in modo incontrollato, in un vero e proprio accesso d’ira», ha commentato il portavoce della Casa Bianca Steven Cheung. «Il presidente ha dato una risposta appropriata e inequivocabile». Non tutti i dipendenti Ford hanno condiviso la protesta: in tanti hanno accolto Trump con applausi, incoraggiamenti e strette di mano. Il presidente esecutivo di Ford, Bill Ford, ha definito l’incidente «spiacevole» e ammesso di esserne rimasto imbarazzato.

La Cina ordina alle proprie aziende di non usare software di sicurezza di Stati Uniti e Israele

Le autorità cinesi hanno ordinato alle aziende nazionali di smettere di utilizzare software per la cybersicurezza sviluppati da circa una dozzina di società statunitensi e israeliane, citando motivi di sicurezza nazionale. Lo riferiscono a Reuters due persone informate sui fatti. Tra le aziende coinvolte figurano Broadcom, attraverso la controllata VMware, Palo Alto Networks e Fortinet per gli Stati Uniti, e Check Point Software Technologies per Israele. Le autorità di Pechino temono che questi software possano raccogliere e trasferire all’estero informazioni sensibili, esponendo aziende e infrastrutture a rischi di sicurezza. Non è chiaro quante imprese cinesi abbiano ricevuto la direttiva. La misura si inserisce nel contesto della crescente rivalità tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Negli ultimi anni Pechino ha intensificato gli sforzi per sostituire tecnologie occidentali con alternative domestiche, non solo nei semiconduttori e nell’intelligenza artificiale, ma anche nelle infrastrutture informatiche di base.

Netflix prepara una nuova offerta in contanti per Warner Bros. Discovery

Netflix potrebbe essere sul punto di giocare una nuova carta nella partita per Warner Bros. Discovery con Paramount. Il gigante dello streaming sta valutando l’idea di rimettere mano all’accordo da quasi 83 miliardi di dollari, presentando un’offerta di acquisizione interamente in contanti. Lo riporta in anteprima Bloomberg, citando alcune fonti vicine al dossier. Una mossa tramite cui semplificare la struttura dell’operazione, ridurne i rischi esecutivi e rafforzare l’appeal degli azionisti, accorciando se possibile i tempi di chiusura. Obiettivo dell’azienda californiana sarebbe anche quello di mettersi al sicuro dalla concorrenza di Paramount Skydance, che proprio poche ore prima aveva alzato il livello dello scontro portando l’accordo in tribunale e annunciando una proxy fight.

Netflix aggiorna l’offerta per Warner? Il quadro completo della situazione

L’accordo originario, firmato e annunciato a inizio dicembre 2025 da Netflix e WBD, ha valutato gli studi cinematografici di Warner Bros. e lo streaming (HBO Max) 27,75 dollari per azione (23,25 in contanti e 4,50 in azioni Netflix), portando l’offerta complessiva a 82,7 miliardi di dollari. L’eventuale passaggio a una proposta interamente in contanti punterebbe dunque a ridurre le complessità tipiche di un’operazione mista, avvicinando il closing. Sul tavolo tuttavia rimane anche la proposta ostile di Paramount da 30 dollari per azione, tutta cash, per l’intera società Warner Bros. Discovery – includendo anche la divisione della televisione via cavo tra cui la Cnn – da circa 108 miliardi di dollari. Nella giornata di martedì 13 gennaio, Paramount ha deciso di portare l’intesa in tribunale, chiedendo maggiori informazioni sulle cifre.

Netflix prepara una nuova offerta in contanti per Warner Bros. Discovery
I loghi di Netflix, Warner e Paramount (Ansa).

Warner Bros. Discovery, dal canto suo, ha confermato all’unanimità che l’offerta ostile di Paramount è inferiore rispetto a quella di Netflix, citando anche il tema di un rischio di finanziamento. Secondo la società di intrattenimento, la proposta degli Ellison dipenderebbe in maniera rilevante dal debito, creando incertezza per le capacità di closing. Timori cui Paramount ha risposto con il rafforzamento patrimoniale attraverso un sostegno di capitale riconducibile a Larry Ellison, patron di Oracle nonché padre del Ceo David. La partita per accaparrarsi franchise come Harry Potter, Il Trono di Spade e tanti altri è ancora aperta.

Meloni in Asia fino al 19 gennaio: gli incontri in agenda

Al via la missione in Asia di Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio è in volo per l’Oman, prima tappa del viaggio che la porterà successivamente in Giappone e poi in Corea del Sud, prima del ritorno in Italia. Gli incontri in agenda e i temi sul tavolo.

Prima tappa in Oman, per un bilaterale con il sultano

In Oman è in programma un incontro bilaterale con il sultano Haitham bin Tarik al Said, presso la residenza reale Al Baraka Palace. La premier e il sultano tornano a vedersi dopo il bilaterale del 3 dicembre in Bahrein, tenutosi a margine del Vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Al centro del colloquio l’ampliamento della cooperazione nei settori della difesa, giustizia, cultura, istruzione, ricerca, sport e politiche sociali. Sil tavolo anche i principali dossier regionali, su tutti Yemen e Iran.

Meloni in Asia fino al 19 gennaio: gli incontri in agenda
Haitham bin Tarik al Said (Ansa).

Il 16 gennaio vertice con la premier giapponese Takaichi

Conclusa la tappa in Oman, Meloni il 15 gennaio (giorno del suo 49esimo compleanno) volerà a Tokyo, dove il giorno successivo gennaio è previsto il bilaterale con l’omologa giapponese Sanae Takaichi, conservatrice come lei e fresca di insediamento. Meloni e Takaichi adotteranno una Dichiarazione congiunta che eleverà i rapporti bilaterali a Partenariato Strategico Speciale, definendo impegni concreti per accelerare il Piano d’Azione Italia-Giappone 2024-2027, in continuità con il rafforzamento delle relazioni avviato nel 2023 con l’allora primo ministro Fumio Kishida. Il Giappone è il terzo partner commerciale dell’Italia in Asia.

Meloni in Asia fino al 19 gennaio: gli incontri in agenda
Sanae Takaichi e Lee Jae-myung (Ansa).

Il 19 gennaio Meloni vedrà il presidente sudcoreano Lee

Il 19 gennaio Meloni sarà a Seul, dove incontrerà Lee Jae-myung, presidente della Corea del Sud. Come per Takaichi, si tratta della prima visita di un leader europeo dall’insediamento del capo di Stato. Il colloquio verterà sui rapporti politici, economici e industriali tra i due Paesi: la Corea del Nord rappresenta il quarto partner commerciale dell’Italia in Asia. Al termine del bilaterale, ci sarà la firma di diverse intese: un memorandum sulla prevenzione e gestione delle calamità naturali, un accordo per rafforzare la cooperazione industriale nel settore dei semiconduttori e un accordo sul patrimonio culturale.

Torino, misure cautelari tra i pro Pal per gli scontri di ottobre

La polizia ha eseguito arresti nei confronti di alcuni giovani torinesi individuati come figure centrali nei violenti episodi verificatisi in città durante le manifestazioni a sostegno della Palestina del 3 ottobre 2025. L’operazione, coordinata dalla procura di Torino insieme alla procura per i minorenni, è stata denominata Riot e punta a fare luce sulle responsabilità legate ai disordini che avevano interessato diversi quartieri nel corso della giornata.

Gli scontri nella giornata del 3 ottobre

Quel giorno a Torino si erano svolti più cortei in occasione dello sciopero generale promosso da Cgil e Usb, con decine di migliaia di partecipanti scesi in piazza anche in solidarietà con la Palestina e con la Global Sumud Flotilla. La manifestazione organizzata dai sindacati si era conclusa senza criticità, mentre altri gruppi avevano dato origine a scontri e atti vandalici. Le prime tensioni si erano registrate nell’area delle Ogr, dove era in corso l’Italian Tech Week alla presenza, tra gli altri, della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del fondatore di Amazon Jeff Bezos.

Torino, misure cautelari tra i pro Pal per gli scontri di ottobre
I danneggiamenti all’Ogr di Torino (Ansa).

Successivamente alcuni gruppi antagonisti si erano diretti verso la sede della Leonardo a Collegno, lungo corso Francia, dando vita a un confronto con le forze dell’ordine durato circa un’ora e provocando danni all’esterno dell’azienda e nel parcheggio riservato ai dipendenti. In serata si erano verificati ulteriori episodi nel centro cittadino: alla stazione di Porta Susa persone con il volto coperto avevano lanciato bottiglie e pietre contro la polizia, mentre la notte si era conclusa con nuovi disordini davanti alla Prefettura e in via Po, dove era stato danneggiato l’allestimento di Portici di Carta, la rassegna libraria prevista dal 4 ottobre.

Valentino, Esther Hörmann nuova ceo per l’Europa

Valentino ha annunciato la nomina di Esther Hörmann come nuova Chief Executive Officer per l’Europa. Hörmann assume l’incarico dopo una carriera internazionale di quasi due decenni legata ad alcune delle principali aziende del settore del lusso e della moda. Arriva da Rimowa, dove è stata prima Managing Director EMEA e poi Chief Commercial Officer, in un periodo di forte consolidamento globale del marchio. In precedenza è stata per quattro anni direttrice di Prada Iberia e prima ancora Head of Southern Europe & Middle East per Loewe. Nel suo curriculum anche un periodo in Pronovias, dove ha ricoperto ruoli chiave come Global Retail Director e Global Franchise Manager, e in Mango.

Matteo Mascazzini è il nuovo Ceo di Giorgio Armani Corp.

Giorgio Armani Corp. ha annunciato la nomina, effettiva sin da subito, di Matteo Mascazzini per la carica di Chief Executive Officer, con responsabilità di sovrintendere tutte le attività del gruppo nelle Americhe. Succederà a Izumi Sasano, che ha ricoperto l’incarico dal 2023 dopo essere stato al timone di Giorgio Armani Giappone per quasi 20 anni. Lo riporta il sito specializzato Wwd, spiegando anche che Mascazzini risponderà direttamente a Michele Tacchella, Deputy Managing Director – Global Chief Branding and Commercial Officer di Giorgio Armani SpA.

Matteo Mascazzini è il nuovo Ceo di Giorgio Armani Corp.
Matteo Mascazzini (Imagoeconomica).

Chi è Matteo Mascazzini, Ceo di Giorgio Armani Corp.

Formatosi alla Bocconi in Business Administration and Management e poi specializzatosi alla London Business School, Matteo Mascazzini è stato presidente di Gucci Europa, Medio Oriente e Africa per tre anni. Ha ricoperto anche l’incarico di Chief Executive Officer di Geox fra il 2018 e il 2020, oltre a una lunga esperienza in Gucci, azienda in cui ha trascorso circa 10 anni occupando la posizione di Senior Vice President e Chief Operating Officer di Gucci America. All’inizio della sua carriera, dopo alcune esperienze in Versace, Matteo Mascazzini ha lavorato per circa 15 anni nel Gruppo Armani, di cui è stato, tra le altre cose, Chief Financial Officer per il Giappone, amministratore delegato per l’Australia e Chief Operating Officer per gli Stati Uniti.

È morta Valeria Fedeli, sindacalista ed ex ministra dell’Istruzione

È morta mercoledì mattina a Roma, all’età di 76 anni, Valeria Fedeli, sindacalista, ex senatrice del Partito democratico e ministra dell’Istruzione nel governo guidato da Paolo Gentiloni. Ne danno notizia i suoi famigliari.

La carriera politica di Valeria Fedeli

Nata a Treviglio nel 1949, aveva iniziato il suo percorso nel sindacato, diventando una figura di rilievo della Cgil. Ha ricoperto incarichi di vertice fino a essere segretaria generale della Filtea-Cgil, la federazione dei lavoratori del tessile e dell’abbigliamento. Nel 2012 era stata anche vicepresidente di Federconsumatori. Nello stesso anno aveva lasciato il sindacato per dedicarsi all’impegno politico. Candidata con il Pd alle elezioni politiche del 2013, era stata eletta senatrice e successivamente vicepresidente del Senato. Tra gennaio e febbraio 2015 aveva presieduto temporaneamente l’aula del Senato, subentrando a Pietro Grasso. Nel 2016 la nomina a ministra dell’Istruzione, incarico mantenuto fino al 2018. Rieletta senatrice nello stesso anno, non era stata ricandidata alle politiche del 2022. Fedeli è stata anche tra le fondatrici del comitato femminista «Se non ora, quando?». Era sposata con Achille Passoni, sindacalista ed ex esponente del Pd.

È morta Valeria Fedeli, sindacalista ed ex ministra dell’Istruzione
Valeria Fedeli (Imagoeconomica).

Il ricordo dei colleghi

«Un male inesorabile e feroce ci ha portato via Valeria Fedeli», ha scritto Piero Fassino, ricordandola come una «donna coraggiosa, sempre in prima linea in ogni battaglia per l’affermazione dei diritti dei lavoratori, delle donne, dei giovani, dei cittadini, credeva in una sinistra riformista capace di esprimere una cultura di governo». «Una donna intelligente, sensibile e molto lucida», dice citato dall’Adnkronos Matteo Renzi, che con un ricordo personale parla «dell’affetto con cui mi ha accompagnato sia negli anni del governo, quando era vicepresidente del Senato, sia negli ultimi anni. Era facile volerle bene ed era bello farlo».

Trevor Noah condurrà i Grammy Awards per l’ultima volta

Cbs ha confermato Trevor Noah alla conduzione dei Grammy Awards 2026: sarà la sesta apparizione consecutiva del comico sudafricano, ex presentatore del Daily Show, sul palco della Crypto.com di Los Angeles che ospiterà l’evento il prossimo primo febbraio. «Sono felicissimo di dare il benvenuto ancora una volta a Trevor per la sua sesta e purtroppo ultima volta», ha dichiarato Ben Winston, produttore esecutivo della manifestazione che premia il meglio della musica internazionale. «È stato un presentatore fenomenale, il migliore dello show. Il suo impatto è stato spettacolare, non vediamo l’ora di farlo assieme un’ultima volta». A partire dall’edizione 2027, i Grammy cambieranno anche casa, spostandosi su Abc e Disney+.

Trevor Noah presenta i Grammy Awards ininterrottamente dal 2021

Collaboratore ricorrente del The Daily Show su Comedy Central dal 2014, Trevor Noah ne è stato il conduttore per sette anni dal 2015 al 2022 quando lasciò per dedicarsi alla stand-up comedy. Al suo posto c’è ora Jon Stewart, il cui contratto è tuttavia in scadenza. Il comico sudafricano ha preso in mano le redini dei Grammy Awards nel 2021, quando subentrò ad Alicia Keys che aveva presentato le due edizioni precedenti. Districatosi bene nelle difficili condizioni della pandemia da Covid-19 in un evento segnato dal distanziamento sociale e dall’uso di più palchi proprio nel 2021, lo scorso anno guidò la cerimonia di premiazione che seguì di poche settimane i devastanti incendi di Palisades e di Eaton.

Trevor Noah condurrà i Grammy Awards per l’ultima volta
Il comico e conduttore Trevor Noah (Ansa).

I favoriti per vincere un premio nel 2026

La cerimonia di premiazione dei Grammy Awards 2026 scatterà domenica primo febbraio alle ore 17 di Los Angeles, quando in Italia saranno ormai le 2 del mattino successivo. Per quanto riguarda le nomination, in vetta c’è il rapper Kendrick Lamar con nove, seguito da Lady Gaga con sette. Appaiati Sabrina Carpenter, Leon Thomas e Bad Bunny a quota sei. Da segnalare l’esordio tra i candidati dell’attore Timothée Chalamet, nominato nella sezione dedicata ai progetti per il visual media. Tra le canzoni dell’anno, favoriti Lady Gaga per Abracadabra, Doechii per Anxiety e il duo Rosé e Bruno Mars con APT, mentre fra gli album occhio a Bad Bunny, Kendrick Lamar e Lady Gaga. Per il premio Best New Artist, riflettori puntati sulle Katseye, su Lola Young e Alex Warren.

Trump all’Iran: «Azioni molto forti se il governo impicca i manifestanti»

Tutti gli occhi sono puntati sulla Casa Bianca per vedere quali azioni Donald Trump potrebbe decidere di intraprendere contro l’Iran. Da giorni il presidente americano minaccia di intervenire contro la violenta repressione delle manifestazioni anti-regime, in corso da oltre due settimane. Martedì sera, in un’intervista alla Cbs, Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti reagiranno se il governo procederà con le esecuzioni capitali degli arrestati. Alla domanda sulle impiccagioni che, secondo diverse segnalazioni, potrebbero iniziare a breve, il presidente ha risposto: «Prenderemo misure molto forti. Se faranno una cosa del genere, prenderemo misure molto forti».

Incitato a chiarire cosa intenda per “misure forti”, Trump ha richiamato il raid in Venezuela e l’uccisione nel 2019 del leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi: «Vedremo come andrà a finire per loro. Non finirà bene». Poi, su Truth, il presidente ha lanciato un messaggio diretto ai manifestanti iraniani: «Continuate a manifestare. Prendete il controllo delle istituzioni. Segnate i nomi di chi uccide e abusa, pagheranno un prezzo alto. Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l’insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà. L’aiuto è in arrivo». Secondo l’organizzazione per i diritti umani Hrana, nelle prime due settimane di proteste in Iran sono morte 2.571 persone, tra cui 2.403 manifestanti, 147 affiliati al governo e 12 minori. Gli arrestati sono oltre 18 mila.

LEGGI ANCHE: Trump e «l’aiuto in arrivo» per gli iraniani: cosa potrebbero fare gli Usa

L’Iran sta iniziano le condanne a morte

Nonostante le minacce americane, l’Iran ha annunciato l’intenzione di eseguire processi rapidi ed esecuzioni per sedare le proteste: «Se vogliamo fare qualcosa, dobbiamo farla adesso. Se facciamo tardi, due o tre mesi dopo, non ha lo stesso effetto», ha detto il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni-Ejei, che ha già trascorso cinque ore in un carcere di Teheran per esaminare i casi. Ha inoltre detto che i processi dovrebbero essere tenuti «in pubblico». Tra le prime imminenti esecuzioni di cui si ha notizia, c’è quella di Erfan Soltani, arrestato giovedì scorso a Karaj, una città nella periferia nord-occidentale di Teheran. Secondo le informazioni raccolte da Amnesty International, il gruppo ha detto che una fonte informata ha appreso l’11 gennaio che i funzionari avevano detto alla famiglia di Soltani che è stato condannato a morte. Soltani ha perso i contatti con i propri cari l’8 gennaio. Sul piano militare, il ministro della Difesa Aziz Nafizardeh ha avvertito che l’Iran «attaccherà le basi statunitensi» se verrà attaccato, promettendo una «risposta dolora».