Wsj: A Epstein fu vietato l’accesso a Mar-a-Lago

Il Wall Street Journal ha ricostruito in dettaglio il rapporto tra Jeffrey Epstein e Donald Trump, rivelando che l’ex finanziere fu per anni un frequentatore abituale di Mar-a-Lago, la residenza privata del presidente americano. Secondo il giornale, Epstein chiedeva che alcune giovani dipendenti della spa interna di proprietà di Trump fossero mandate nella sua villa in Florida per effettuare massaggi a domicilio. Le visite sarebbero proseguite fino al 2003, fino a quando un’estetista di 18 anni, rientrata da una di queste trasferte, riferì ai manager del club di aver subito pressioni per avere rapporti sessuali.

Wsj: A Epstein fu vietato l’accesso a Mar-a-Lago
Donald Trump immortalato a un party con Jeffrey Epstein (Ansa).

Uno dei responsabili inviò un fax a Trump descrivendo l’episodio e suggerendo di vietare l’accesso a Epstein, che non tornò più a Mar-a-Lago. Epstein era già noto a livello internazionale per i suoi legami con politici e personaggi del jet set, e la seconda moglie di Trump, Marla Maples, aveva messo in guardia il marito e altri, definendolo «strano» e dicendosi preoccupata per la sua influenza. La polizia di Palm Beach, in Florida, aveva iniziato a indagare su Epstein poco dopo l’allontanamento da Mar-a-Lago, nel 2005, dopo che un genitore lo aveva denunciato per abuso sessuale. Nel 2008 fu condannato per aver procurato delle ragazze minorenni ad alcuni politici, e fu arrestato di nuovo nel 2019 con l’accusa di traffico sessuale di minori. La Casa Bianca ha respinto la ricostruzione del Wsj. La portavoce Karoline Leavitt ha parlato di «falsità e insinuazioni», ribadendo che Trump non ha commesso illeciti e che Epstein fu allontanato perché considerato una persona spregevole.

È morto Isiah Whitlock Jr., star di The Wire e dei film di Spike Lee

Isiah Whitlock Jr., attore statunitense noto soprattutto per la serie HBO The Wire, è morto all’età di 71 anni. A darne notizia è stato il suo manager Brian Liebman con un breve post su Instagram: «Se lo avete conosciuto, lo avete amato. Un attore brillante e una persona ancora migliore. Che il ricordo di lui sia per sempre una benedizione, ci mancherà moltissimo». Celebre il suo sodalizio con Spike Lee, per cui ha recitato in cinque film tra cui La 25esima ora e BlacKkKlansman. In carriera ha avuto modo di collaborare anche con Martin Scorsese, Woody Allen, Antoine Fuqua ed Elizabeth Banks.

È morto Isiah Whitlock Jr., star di The Wire e dei film di Spike Lee
L’attore Isiah Whitlock Jr. (Ansa).

Isiah Whitlock Jr., la carriera e il suo ruolo simbolo

Nato a South Bend, in Indiana, il 13 settembre 1954 in una famiglia di 11 figli, Whitlock ha iniziato a studiare recitazione teatrale alla Southwest Minnesota State University laureandosi nel 1976. Ha poi frequentato l’American Conservatory Theater di San Francisco, ottenendo il primo ruolo nel film per la tv del 1981 A Christmas Carol. Per il debutto al cinema dovette aspettare nove anni, prima che nel 1990 ricevette la parte di un medico nel cult Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese. A consegnargli la fama è stato tuttavia il ruolo di Clay Davis, politico corrotto nonché uno dei volti più riconoscibili di The Wire, serie creata da David Simon. «Il pubblico ha capito che è stato davvero uno dei più grandi spettacoli di tutti i tempi», ha raccontato nel 2010 a Blackfilm. «Questo mi fa sentire molto, molto bene e molto orgoglioso di averne fatto parte».

In carriera, Isiah Whitlock Jr. ha recitato anche in diversi progetti di Spike Lee. È stato l’agente Flood ne La 25esima ora del 2002 con Edward Norton e Philip Seymour Hoffman, prima di partecipare due anni dopo a Lei mi odia con Anthony Mackie e Monica Bellucci. Per il regista di Atlanta è apparso in Chi-Raq, BlacKkKlansman e Da 5 Bloods – Come fratelli con il compianto Chadwick Boseman, alla sua ultima performance cinematografica. Di recente aveva recitato in Cocainorso di Elizabeth Banks e, sul piccolo schermo, nelle serie Your Honor con Brian Cranston e The Residence di Netflix.

Il ricordo di Spike Lee: «Ho perso un amato fratello»

Tanti gli omaggi sui social, tra cui quello di Spike Lee che lo ha diretto in diversi lungometraggi. «Oggi ho appreso della scomparsa del mio caro amato fratello Isiah Whitlock Jr.», ha postato il regista sui social assieme a una scena cult de La 25esima ora. «Possa riposare in pace». Tributi anche dalla HBO, che ha condiviso sui propri canali ufficiali una foto dell’attore nei panni di Clay Davis in The Wire.

Enel promuove il car pooling per una mobilità sostenibile tra dipendenti

Enel vede nel car pooling una risorsa preziosa per contribuire alla sostenibilità ambientale e a decongestionare il traffico nelle città.
Proprio per questo ha realizzato una piattaforma interna per permettere ai dipendenti, soprattutto nei grandi centri urbani, di sfruttare la potenzialità di questa forma di mobilità green che consiste nel condividere l’auto privata con più persone per raggiungere la sede di lavoro. Il progetto è stato lanciato su quattro città, tra cui Roma, con l’obiettivo di ridurre l’uso dei veicoli privati tra i dipendenti, risparmiare sui costi di viaggio e diminuire lo stress e l’impatto ambientale. Le persone hanno risposto in modo molto positivo, soprattutto nelle grandi metropoli. Gli utenti attivi ad oggi sono oltre 200 e i viaggi caricati più di 6 mila. Da marzo a ottobre 2025 sono state risparmiate ben 1,74 tonnellate di Co2, l’equivalente di 32 viaggi andata e ritorno da Roma e Milano, quattro viaggi intercontinentali e un centinaio di alberi piantati.

Una soluzione che riduce emissioni, spese di viaggio e traffico

I dipendenti si organizzano tramite piattaforme dedicate per trovare colleghi e colleghe che abitano vicino con cui condividere il tragitto casa-lavoro. Le aziende possono supportare il car pooling aziendale promuovendo piattaforme che facilitano l’incontro tra colleghi con percorsi simili. I partecipanti possono condividere le spese di viaggio, come benzina, pedaggi e parcheggi, riducendo i costi per tutti. Sono molti i vantaggi di questa pratica. Per i dipendenti riduzione dei costi, meno stress da guida e miglioramento dei rapporti con i colleghi. Per le aziende il raggiungimento di obiettivi ambientali e sociali. In ultimo, ma non per importanza, per l’ambiente riduzione del traffico e delle emissioni di Co2 e altri inquinanti, contribuendo a un’aria più pulita. 

L’impegno di Enel per una mobilità sempre più sostenibile

Sul tema della mobilità sostenibile Enel è molto attiva, offrendo anche convenzioni e contributi per il trasporto pubblico locale e mettendo a disposizione un efficiente servizio di navette aziendali nelle grandi città che permette il collegamento tra i principali punti strategici della mobilità urbana e le sedi. Come azienda leader del comparto elettrico in Italia, Enel ha ben chiari da tempo tutti i vantaggi della mobilità sostenibile, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale (inquinamento, congestione, consumo di suolo) e promuovere l’uso di mezzi come il trasporto pubblico, la bicicletta, la mobilità elettrica e le soluzioni condivise, come lo sharing e il pooling.

Chico Forti potrà lavorare fuori dal carcere

Il tribunale di sorveglianza di Venezia ha autorizzato Chico Forti a svolgere attività fuori dalla casa circondariale di Verona, consentendogli di partecipare a un percorso di formazione per pizzaioli, di impegnarsi in iniziative di volontariato rivolte agli anziani e di insegnare windsurf a persone con disabilità. Come riferisce Il Gazzettino, il via libera è arrivato su richiesta dei suoi difensori dopo che, a settembre, era stata respinta un’istanza di libertà condizionale. Nei mesi precedenti Forti aveva già beneficiato di alcune aperture: a febbraio aveva ottenuto permessi per recarsi a Trento a trovare la madre, mentre a giugno gli era stato concesso l’accesso alle aule studio del carcere. A settembre, però, lo stesso tribunale aveva bocciato una prima domanda ritenendo che non fossero emersi «sentimenti di colpa o di autentico dispiacere per i familiari della vittima né per i propri familiari», evidenziando anche il «mancato risarcimento del danno, anche solo parziale». Diverso l’esito, invece, per la successiva richiesta di permessi lavorativi avanzata dalla direttrice dell’istituto penitenziario, che è stata accolta.

Machu Picchu, scontro frontale tra due treni: decine di turisti feriti

Nel pomeriggio di martedì 30 dicembre, due treni si sono scontrati sulla linea ferroviaria per Machu Picchu, la cittadella Inca nonché principale attrazione turistica del Perù. Nell’incidente una persona ha perso la vita, mentre circa 40 sono rimaste ferite, alcune in modo grave. Le autorità, come riporta la stampa locale, sono al lavoro per identificare i passeggeri contusi, molti dei quali sono visitatori stranieri, di cui non sono state ancora rese note le nazionalità. L’ambasciata americana ha tuttavia già confermato che ci sono cittadini statunitensi tra i feriti. In corso anche accertamenti per poter chiarire le cause dell’impatto.

Machu Picchu, la dinamica dell’incidente e chi è la vittima

L’incidente è avvenuto all’altezza di Qoriwayrachina, altro noto sito archeologico che si trova circa 10 chilometri a Sud-est di Machu Picchu e a circa due ore da Cuzco, lungo una delle tratte più frequentate da visitatori peruviani e stranieri. Secondo Jhonathan Castillo Gonzalez, capitano del dipartimento di polizia, uno dei due convogli proveniente dalla cittadella Inca si è scontrato, per motivi ancora ignoti, con un altro che invece era diretto lì. A perdere la vita è stato Roberto Cardenas Loayza, macchinista 61enne di uno dei due mezzi. Sul posto sono intervenute diverse ambulanze e squadre di soccorso, che hanno condotto i turisti feriti in diversi ospedali e in alcune cliniche della capitale regionale Cuzco.

Flop, equilibri e delusioni: un anno di Rai targata Meloni

La decisione del governo di ridurre di 10 milioni di euro il budget per la Rai nel 2026 è l’ultima mazzata di un anno che per la tv pubblica è trascorso nel grigiore più totale e all’insegna della mediocrità. Tanto che, secondo i boatos che dal Parlamento rimbalzano a Palazzo Chigi fino a Via Asiago, Giorgia Meloni ormai la considera una partita persa. Tutte le beghe sono state delegate al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari che le fa da filtro e parafulmine.

Flop, equilibri e delusioni: un anno di Rai targata Meloni
Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio (Imagoeconomica).

Certo, la definizione di TeleMeloni ripetuta come un mantra dai giornali non allineati la infastidisce parecchio, anche perché non la considera veritiera. La premier sembra però aver rinunciato alla partita. Pure Matteo Renzi, con la sua riforma e la nomina ad ad di Antonio Campo Dall’Orto, aveva provato a disegnare una nuova Rai. Meloni forse si illudeva di poterlo fare, mettendo alla guida Giampaolo Rossi, il “guru”. Ma così non è stato. Tanto che ora la presidente del Consiglio sembra aver perso le speranze: si accontenta, raccontano, di avere dalla sua parte i principali tg, a cominciare dal Tg1 di Gian Marco Chiocci, e i due programmi di Bruno Vespa. Tutto il resto è contorno.

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Gian Marco Chiocci (foto Ansa).

Giampaolo Rossi tra dubbi e flop

Per Meloni Rossi rappresenta una grande delusione, tanto che qualche mese fa ha tentato di sostituirlo proprio con Chiocci, il “suo” direttore del Tg1, che però ha rifiutato perché quello dell’amministratore delegato «non è il mio ruolo». Meloni si è anche guardata intorno tra i manager pubblici di area, ma non ne ha trovato nessuno disponibile a trasferirsi in Rai, anche per via del tetto ai compensi di 240 mila euro, che resiste solo nella tv pubblica. Arrivato con grandi aspettative, Rossi non ha lasciato traccia e sembra incarnare perfettamente la descrizione del governo che Marcello Veneziani ha vergato sulle pagine della Verità, che tanto trambusto ha generato nel dibattito politico. L’unico segno del passaggio di Rossi è stato lo smembramento di Rai3, la cui identità di rete progressista e sociale non esiste (quasi) più. L’ex Telekabul ora è un gran guazzabuglio, tenuta in piedi da programmi già esistenti: Report, Presa Diretta, Chi l’ha visto, Splendida Cornice. E Rossi, insieme al direttore dell’approfondimento Paolo Corsini, non è finora riuscito a dare una scossa all’informazione, il terreno più caldo della tv pubblica. Le uniche novità della sua gestione sono i flop dell’ex Iena Antonino Monteleone, partito in prima serata e finito su RaiPlay, e Far West di Salvo Sottile, che si barcamena con ascolti mediocri. L’unico vero successo, per Rossi e Corsini, è stato il ritorno di Massimo Giletti, che il lunedì sera, dopo un inizio in salita, si è conquistato il suo pubblico. Ora un nuovo programma d’informazione è all’orizzonte: sarà un talk, nella prima serata del mercoledì, per la cui conduzione sono in pole position Claudio Brachino e Hoara Borselli. Ma non si esclude nemmeno un ticket con entrambi: la decisione verrà presa a inizio gennaio. Vedremo.

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Giampaolo Rossi, ad Rai (Imagoeconomica).

Le mosse di Marano e Sergio

Per un Rossi che piange, c’è un Antonio Marano che ride. Il consigliere più anziano del Cda, a causa dell’impasse sulla nomina di Simona Agnes alla presidenza, da due anni è presidente facente funzione e questo gli permette di fare il bello e cattivo tempo. Per esempio, a lui si deve la nomina di Williams Di Liberatore nella casella della direzione prime time, in quota Lega. Insomma, Matteo Salvini o il suo uomo-tv Alessandro Morelli alzano il telefono e Marano esegue senza colpo ferire. E siccome l’ex direttore di Rai2 e di Rai Pubblicità l’azienda la conosce come le sue tasche, si muove come un topo nel formaggio. Di recente, però, ha dovuto ingoiare due bei bocconi amari. Innanzitutto è stato beccato con le mani nella marmellata per l’assunzione a Rai Pubblicità del compagno della figlia, Alessandro Valadè: lui nega di aver avuto un ruolo nella vicenda, ma i fatti rivelati da Repubblica paiono smentirlo. Insomma, pure Marano “tiene famiglia”. Poi c’è il caos alla Rai di Milano, da sempre il suo orticello personale, perché quel gran volpone del direttore generale Roberto Sergio, che ha la delega sugli asset immobiliari, ha deciso di accelerare la vendita del palazzo di corso Sempione ben prima del trasloco al MiCo, in Fiera, previsto nel 2030. Così i dipendenti milanesi saranno costretti a un trasferimento intermedio di almeno un paio d’anni in un’altra sede in zona Mecenate. Davanti a Sempione si è già tenuta una manifestazione di protesta, i sindacati sono sul piede di guerra e Marano, che sulla vicenda non ha toccato palla, è su tutte le furie. A Roma, invece, tra mille mugugni e malumori, è terminato il trasloco nella sede di Via Alessandro Severo, ma i lavori per la bonifica dell’amianto in Viale Mazzini non sono ancora nemmeno cominciati. Ed è difficile prevedere quando i dipendenti potranno tornarci (una decina d’anni?). 

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Antonio Marano (foto Imagoeconomica).

Show e fiction: alti e bassi tra De Martino e Sandokan

Nonostante il bilancio sostanzialmente positivo del 2025 – «le reti generaliste del Servizio pubblico», recita una nota dell’azienda, «confermano la propria leadership nell’intera giornata sfiorando il 30 per cento di share con Rai1 che cresce di 0,6 punti percentuali rispetto al 2024, con uno share medio del 18,6 per cento» – i problemi non sono mancati. Anche corazzate come Ballando con le stelle sono state tallonate e superate da Mediaset. Per non parlare del caso De Martino-Scotti. Se c’era un programma che andava alla grande, oltretutto nella fascia più ricca per introiti pubblicitari, era Affari Tuoi che macinava ascolti su ascolti. Poi il programma in estate è andato in letargo. Gli altri però non dormivano: Canale5 nei mesi estivi è tornato alla carica sull’access con La ruota della fortuna, condotta da Gerry Scotti. Risultato: a settembre De Martino è tornato ma Scotti è rimasto in testa e la Rai ha perso il primato nella fascia del preserale. Tanto che molti ormai danno in partenza il direttore del Day Time Angelo Mellone, sempre più distratto dai suoi spettacoli teatrali e dalle manifestazioni di libri. E pure a lui non dispiacerebbe spostarsi, poiché da anni ambisce a prendere il posto di Paolo Del Brocco alla direzione di Rai Cinema. Il quale, forse unico caso in Europa, guida quella struttura da una quindicina d’anni, facendo il bello e cattivo tempo sui finanziamenti pubblici alle pellicole nostrane e alle case di produzione. Sarà difficile spostarlo, ma il suo mandato scade in aprile e Mellone ci spera.

Flop, equilibri e delusioni: un anno di Rai targata Meloni
Angelo Mellone, direttore Intrattenimento Day Time Rai (foto Imagoeconomica).

Sembra salda, invece, la posizione della direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, che, senza eccellere, ha portato a casa il successo de Il conte di Montecristo e di Sandokan che, se ha fatto storcere il naso a pubblico colto e critica per i paragoni col Sandokan di Sollima, i suoi numeri li ha fatti. Sembra per ora azzeccato, invece, lo spostamento di Paolo Petrecca da Rainews a Raisport. «Almeno lì non fa danni», si sussurra in Via Asiago, dopo le diverse figuracce collezionate da Petrecca alla guida del canale all-news, quello sì diventato nelle sue mani TeleMeloni. Per quanto riguarda i tg, da registrare il crollo del Tg2 di Antonio Preziosi, mentre tengono Tg3 di Pierluca Terzulli e Tg1 di Chiocci, che però in più occasioni è stato superato dal Tg5.

Flop, equilibri e delusioni: un anno di Rai targata Meloni
Paolo Petrecca (Imagoeconomica).

Media Freedom Act questo sconosciuto

Infine, c’è la grande incognita del Media Freedom Act, il regolamento dell’Unione europea che impone alcuni parametri alle tv pubbliche degli Stati membri, tra i quali una certa indipendenza dal potere politico e dal governo di turno, la tutela della libertà di stampa e del lavoro giornalistico, la verifica delle notizie, eccetera eccetera. L’Mfa (entrato in vigore il 5 agosto scorso) impone dunque all’Italia una riforma del sistema televisivo pubblico che però ancora non si vede. La maggioranza di centrodestra ha depositato un testo base che non fa altro che togliere potere all’esecutivo per consegnarlo al Parlamento, con il vertice Rai eletto a maggioranza semplice da Camera e Senato. Troppo poco. Ma da lì non ci si è più mossi poiché, dopo una lunga serie di audizioni, la legge di bilancio si è presa tutto lo spazio. Se ne riparlerà a gennaio, anche se le posizioni di maggioranza e opposizione sembrano inconciliabili. E pure tra gli stessi partiti di minoranza non c’è una proposta comune sulla Rai. La procedura d’infrazione per il mancato recepimento del Mfa da Bruxelles non è ancora partita, ma senza una riforma tra qualche mese l’Italia potrebbe essere sanzionata.  

Israele ha vietato a decine di ong di operare a Gaza

Israele ha annunciato che dal 1° gennaio 2026 sospenderà l’operatività di decine di organizzazioni umanitarie internazionali nella Striscia di Gaza, accusandole di non aver fornito dettagli necessari per accertare che i loro dipendenti non abbiano legami con Hamas. Il provvedimento riguarda una trentina di ong e colpisce anche realtà di primo piano come ActionAid, Medici Senza Frontiere, International Rescue Committee e Norwegian Refugee Council, che avranno due mesi di tempo per concludere le loro attività. Israele ha detto che la distribuzione degli aiuti potrà continuare attraverso «canali approvati» o partner bilaterali, accentrando ulteriormente il controllo dell’assistenza umanitaria.

Israele ha vietato a decine di ong di operare a Gaza
Khan Younis (Ansa).

Dal 2007 Hamas controlla di fatto la Striscia di Gaza. In questo contesto, molte organizzazioni umanitarie sono spesso costrette ad avere contatti operativi con le autorità locali per poter distribuire aiuti. Israele ha usato questo fatto per accusare varie ong di essere colluse con il gruppo e di avere dei dipendenti che ne fanno parte. Nel 2024, Israele aveva già vietato di operare all’Unwra, agenzia delle Nazioni Unite, anche se un rapporto indipendente commissionato dall’Onu aveva concluso che non erano state fornite prove a sostegno delle accuse.

La catastrofe umanitaria a Gaza

La decisione è destinata ad aggravare l’emergenza umanitaria presente nella Striscia di Gaza, dove 1,3 milioni di persone necessitano ancora di un riparo urgente. Nelle ultime settimane violente tempeste hanno distrutto migliaia di tende, esponendo gli sfollati a condizioni di freddo estremo: almeno 15 persone, tra cui dei neonati, sono morte di ipotermia. Inoltre, oltre la metà delle strutture sanitarie è solo parzialmente funzionante e soffre una grave carenza di attrezzature e forniture mediche, mentre il collasso delle infrastrutture igienico-sanitarie ha lasciato 740 mila persone esposte al rischio di inondazioni contaminate. In un comunicato congiunto, i ministri degli Esteri di dieci Paesi – tra cui Regno Unito, Francia, Canada e Giappone – hanno avvertito che la sospensione forzata delle attività delle ong avrà un impatto diretto sull’accesso della popolazione civile a cure mediche, cibo e altri servizi essenziali.