Buen Camino di Checco Zalone domina il box office: incassi record in quattro giorni

Checco Zalone è inarrestabile. Tornato in sala dopo quasi sei anni di assenza, con il suo Buen Camino sta dominando il box office italiano, facendo registrare numeri come sempre da capogiro. In quattro giorni, secondo i dati Cinetel, il film diretto da Gennaro Nunziante ha totalizzato 26.921.300 euro, richiamando nelle sale più di 3,3 milioni di spettatori. Dopo aver registrato il miglior esordio natalizio della storia e il miglior Santo Stefano di sempre per un lungometraggio al cinema, il 28 dicembre ha incassato altri 6,7 milioni di euro. Le cifre lo pongono così in linea, seppur leggermente al di sotto, di Quo Vado?, che nei primi quattro giorni guadagnò 27,09 milioni di euro prima di chiudere con 65 milioni al primo posto della classifica dei film italiani con i maggiori incassi di sempre.

Zalone da record, ma Avatar 3 si difende bene in Italia

Alle spalle di Checco Zalone si è piazzato come da pronostico Avatar: Fuoco e Cenere, terzo capitolo della saga di fantascienza diretta da James Cameron. Il kolossal internazionale ha incassato altri 1,4 milioni di euro il 28 dicembre, sfiorando gli 8 nella settimana di Natale e issandosi a 15 milioni totali. Difficile che raggiunga i risultati fatti registrare da La via dell’acqua, che tra la fine del 2022 e i primi giorni del 2023 incassò poco più di 45 milioni di euro: inarrivabile invece il primo storico capitolo del 2009, ad oggi in vetta alla classifica degli incassi in Italia con 68,6 milioni di euro. A livello mondiale, il terzo film di Avatar ha sfondato il tetto dei 760 milioni di dollari, di cui più di 200 nei soli States, tanto da mettere nel mirino il miliardo ad appena 10 giorni dall’uscita.

Gli altri incassi nei cinema italiani: sul podio Norimberga

Alle spalle dei due giganti si è piazzato Norimberga, film di James Vanderbilt con Russell Crowe nei panni di Hermann Göring e Rami Malek in quelli dello psichiatra dell’esercito Usa Douglas Kelley. In sala dal 18 dicembre, ha incassato 2,2 milioni di euro nel periodo compreso fra il 25 e il 28, salendo a 3,4 milioni complessivi. Ai piedi del podio, considerando lo stesso range temporale, Zootropolis 2 con 1,999 milioni di euro: in totale, il nuovo film Disney è salito a 15,9 milioni di euro, confermando gli ottimi risultati dell’animazione nel nostro Paese. Quinto posto per Un topolino sotto l’albero, film natalizio norvegese che ha guadagnato 570 mila euro salendo a 903 mila complessivi. Seguono Primavera di Damiano Michieletto, Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, Leone d’oro a Venezia 2025, e Oi vita mia con il duo Pio e Amedeo.

La Cina lancia esercitazioni a fuoco vivo attorno a Taiwan

La Cina ha avviato nuove esercitazioni militari a fuoco vivo attorno a Taiwan. Le manovre, denominate “Justice Mission 2025”, sono iniziate lunedì e coinvolgono marina, aviazione e forze missilistiche dell’Esercito Popolare di Liberazione. Secondo il comando del teatro orientale, le unità cinesi stanno simulando il blocco dei principali porti taiwanesi, attacchi contro obiettivi marittimi e operazioni di controllo dell’area attorno all’isola. Alle esercitazioni partecipano cacciatorpediniere, fregate, caccia, bombardieri, droni e missili a lungo raggio. La guardia costiera cinese infine è stata schierata per ispezioni definite di «law enforcement» nelle acque vicine alle isole periferiche di Taiwan.

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Gli Usa hanno approvato un pacchetto di vendita di armi da 11 miliardi a Taiwan

Taiwan ha reagito alla provocazione cinese denunciando un’escalation delle tensioni e una minaccia alla sicurezza della navigazione e dei pescatori, annunciando in risposta esercitazioni di prontezza operativa. Le autorità taiwanesi hanno anche segnalato l’avvicinamento di navi e velivoli cinesi fino alla zona contigua, a 24 miglia nautiche dalla costa. Le manovre di Pechino arrivano dopo l’approvazione da parte degli Stati Uniti di un pacchetto di vendite di armi a Taiwan da oltre 11 miliardi di dollari e dopo dichiarazioni del Giappone sulla possibilità di un suo coinvolgimento militare in caso di attacco cinese. Pechino rivendica Taiwan come parte integrante del proprio territorio e, sotto la guida di Xi Jinping, continua a combinare pressioni militari e retorica sulla «riunificazione pacifica», una visione respinta dalla maggioranza della popolazione taiwanese.

Joint venture Prysmian-Fincantieri per l’acquisizione di Xtera

Una joint venture guidata da Prysmian (partecipazione dell’80 per cento) con Fincantieri ha firmato un accordo per l’acquisizione da H.I.G. Capital di Xtera, società con sede nel Regno Unito e negli Stati Uniti: si tratta di una delle sole cinque aziende al mondo in grado di realizzare reti sottomarine globali. La transazione implica un enterprise value pari a 65 milioni di dollari. L’acquisizione di Xtera rimane soggetta alle approvazioni regolamentari: il completamento dell’operazione avverrà nel primo trimestre del 2026. Come si legge in una nota congiunta, Prysmian (azienda italiana specializzata nella produzione di cavi per applicazioni nel settore dell’energia e delle telecomunicazioni e di fibre ottiche) e Fincantieri hanno inoltre avviato una partnership che prevede lo sviluppo di servizi innovativi di installazione e sicurezza, con l’obiettivo di offrire un modello ‘one-stop shop’ per soluzioni complete di telecomunicazioni sottomarine.

È morto Louis Gerstner, ex Ceo di IBM: salvò l’azienda dalla bancarotta

Louis Gerstner, Ceo e presidente di IBM dal 1993 al 2002, è morto all’età di 83 anni. Lo ha annunciato l’ad Arvind Krishna in una mail inviata ai dipendenti nella giornata di domenica 28 dicembre, senza tuttavia spiegare la causa del decesso: «Arrivò in IBM in un momento in cui il futuro dell’azienda era davvero incerto. La sua leadership in quel periodo rimodellò il marchio: non guardando indietro, ma concentrandosi incessantemente sulle future esigenze dei nostri clienti». Prevista, all’interno del colosso informatico, una celebrazione della sua eredità per riflettere sull’importanza del suo operato. Tanti gli omaggi dei colleghi sui social. «È stato un onore apprendere da lui all’inizio della mia carriera in IBM», ha scritto su X Lisa Su, Ceo di AMD. «Era incredibilmente curioso e perspicace».

È morto Louis Gerstner, ex Ceo di IBM: salvò l’azienda dalla bancarotta
La sede di IBM (Imagoeconomica).

Chi era Louis Gerstner, l’uomo che risollevò IBM dal baratro

Gerstner passò in IBM nell’aprile del 1993, dopo aver già ricoperto la carica di Ceo in RJR Nabisco, un conglomerato americano attivo nel commercio di tabacco e prodotti alimentari. In precedenza, aveva anche lavorato in American Express e nella società di consulenza McKinsey. Nel corso dei suoi nove anni alla guida di Big Blue, gli è stato ampiamente riconosciuto il merito di aver risollevato un marchio, un tempo leader nel settore, in profonda crisi finanziaria e ormai sull’orlo del fallimento, orientandone la produzione verso i servizi alle imprese. Cambiando radicalmente la cultura oltre che l’attenzione di IBM, riducendo le spese e vendendo asset, lasciò nel 2002 con il titolo azionario circa l’800 per cento più in su di quando lo aveva preso negli Anni 90.

«Lou aveva compreso che l’azienda aveva perso di vista una verità fondamentale del nostro business: comprendere il cliente e offrire ciò che il cliente apprezza realmente», ha proseguito Krishna nella mail ai dipendenti. «Questa intuizione ha portato a un vero cambiamento. Le riunioni sono diventate più dirette, le decisioni si sono basate più sui fatti e sull’impatto sul cliente che sulla gerarchia o sulla tradizione. Ciò che mi ha colpito è stata la sua intensità e la sua concentrazione. Aveva la capacità di tenere a mente contemporaneamente il breve e il lungo termine». Lasciato l’incarico di Ceo per IBM, Gerstner divenne presidente del Carlyle Group, società internazionale di asset management, fino al 2008, anno del suo pensionamento. Non riuscì comunque a evitare la vendita del comparto computer, a lungo core business di IBM. La società venne ceduta a Lenovo nel 2004.

È morto Louis Gerstner, ex Ceo di IBM: salvò l’azienda dalla bancarotta
Una sede di IBM (Imagoeconomica).

Com’è andato il vertice tra Trump e Zelensky

Donald Trump e Volodymyr Zelensky si sono incontrati domenica a Mar-a-Lago, la residenza privata in Florida del presidente americano, per discutere del piano di pace in 20 punti elaborato dall’Ucraina e dagli Stati Uniti, nato per sostituire il progetto iniziale proposto da Washington dopo che era stato giudicato da Kyiv e alleati come troppo sbilanciato a favore di Mosca. A margine del vertice Trump ha detto che un accordo per la fine dell’invasione russa «è più vicino che mai» e che la bozza sarebbe «al 95 per cento» completa, pur ammettendo la presenza di «uno o due temi spinosi» ancora irrisolti. Prima dell’incontro, il presidente aveva sentito Vladimir Putin al telefono, descrivendo la chiamata come «buona e molto produttiva».

I nodi centrali del vertice tra Trump e Zelensky

Il principale nodo riguarda il futuro del Donbas, regione orientale dell’Ucraina su cui la Russia rivendica la piena sovranità. Zelensky respinge l’idea di cedere il territorio a Mosca ma ha aperto alla possibilità di creare una zona demilitarizzata come compromesso: «Non direi che su questo punto c’è accordo, ma ci stiamo avvicinando», ha detto. Per quanto riguarda le garanzie di sicurezza, Zelensky ha ribadito che il tema resta centrale per Kyiv: senza impegni chiari e credibili da parte dei partner occidentali, qualsiasi intesa rischierebbe di non reggere nel tempo. Questo è il punto su cui i due presidenti sembrano più d’accordo: Trump ha riconosciuto l’importanza della questione e ha parlato di un coinvolgimento europeo, spiegando che «ci sarà un’intesa sulla sicurezza» e che «le nazioni europee sono coinvolte», senza però entrare nei dettagli. Altro nodo cruciale è la centrale nucleare di Zaporizhzhia, sotto occupazione russa dall’inizio dell’invasione. Zelensky considera l’impianto essenziale per la ricostruzione postbellica e propone una gestione condivisa con gli Stati Uniti, che a loro volta potrebbero concedere alla Russia un controllo parziale della centrale. Zelensky, infine, si è detto aperto a rinunciare all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, mentre ha insistito sulla necessità di una tregua di 60-90 giorni come fase preliminare per il cessate il fuoco: una proposta che Putin rifiuta perché gli permette di continuare a guadagnare vantaggio sul terreno.