Dal 1° gennaio 2026 usare lo smartphone all’estero nell’Unione europea diventa più conveniente. Scatta un nuovo tassello del roaming like at home, il meccanismo che consente di chiamare, inviare sms e navigare nei Paesi Ue come in Italia, con alcune regole tecniche sui dati. Il cambiamento principale riguarda internet mobile: a parità di offerta, aumentano i gigabyte utilizzabili senza costi aggiuntivi. La spinta arriva dalla riduzione del prezzo massimo all’ingrosso dei dati fissato a livello europeo, che incide direttamente su quanta navigazione gli operatori devono includere per l’estero. Dal 2026, inoltre, l’area coperta si allarga: Moldavia e Ucraina entrano nel perimetro del roaming Ue, mentre il Regno Unito ne resta escluso.
Più giga all’estero: come funziona il roaming dal 2026
Persone con gli smartphone (Unsplash).
In Ue restano invariati minuti e sms: si usano quelli già compresi nel proprio piano nazionale. Sui dati, invece, si applica una formula. Fino al 31 dicembre 2025 il calcolo è: costo mensile dell’offerta (Iva esclusa) diviso 1,30, il tutto moltiplicato per due. Dal 2026 il divisore scende a 1,10. L’effetto è immediato: con un canone di 10 euro (Iva esclusa) i giga in roaming passano da circa 15,4 a circa 18,2. Migliora anche il costo oltre soglia, che cala a 1,34 cent per Mb Iva inclusa. Alcuni operatori hanno anticipato queste condizioni minime; altri possono offrire pacchetti ancora più generosi.
Paesi inclusi e possibili eccezioni
Dal 2026 il roaming senza sovrapprezzi vale in tutti i Paesi Ue. La Svizzera rimane un caso a parte, a discrezione dei singoli operatori. La normativa europea fissa soglie minime: in casi specifici, operatori più piccoli possono chiedere una deroga all’Agcom, che valuta se autorizzare condizioni diverse. Dal 2027 è previsto un ulteriore miglioramento della formula, il roaming like at home è in vigore fino al 2032.
Brigitte Bardot è morta all’età di 91 anni. Domenica 28 dicembre, il cinema francese e internazionale hanno detto addio a una delle icone più rappresentative del XX secolo. È solo l’ultima di numerose star che ci hanno lasciato negli ultimi 12 mesi tra celebrità dello spettacolo, simboli dell’alta moda e divi del cinema e della musica. Da Oliviero Toscani e David Lynch scomparsi a gennaio alla scrittrice Sophie Kinsella, deceduta per una grave malattia a metà dicembre, ecco un recap del 2025.
Tutte le celebrità che ci hanno lasciato nel 2025
Gennaio
Il regista David Lynch (Ansa).
Nel primo mese dell’anno, la fotografia italiana salutava Oliviero Toscani, morto il 13 all’età di 82 anni dopo una breve malattia. Tre giorni dopo, un grave lutto ha colpito il cinema con la scomparsa a 78 anni del regista visionario David Lynch, autore di cult come Mudholland Drive e la serie Twin Peaks.
Il 26 febbraio, Gene Hackman è stato trovato senza vita nella sua abitazione di Santa Fe assieme alla moglie Betsy Arakawa: secondo il medico legale, il celebre attore de Il braccio violento della legge e Gli spietati era deceduto probabilmente otto giorni prima. Sempre il 26 febbraio, il mondo ha detto addio anche a Michelle Trachtenberg, nota per aver vestito i panni di Georgina Sparks in Gossip Girl e Dawn Summers in Buffy l’ammazzavampiri.
Il 3 marzo si spegneva a 71 anni, dopo una lunga malattia, Eleonora Giorgi, affetta da un tumore al pancreas di cui aveva parlato pubblicamente. Due giorni dopo ci ha lasciato l’iconico telecronista della Nazionale italiana Bruno Pizzul, storica voce del calcio per la Rai e conduttore di Domenica Sprint e della Domenica Sportiva.
Il primo aprile un grave lutto ha colpito Hollywood. Si è spento a 65 anni infatti Val Kilmer, stella del cinema americano e volto di Jim Morrison in The Doors, di Bruce Wayne in Batman Forever e di Tom Kazansky in Top Gun. Il 21 aprile, giorno di Pasquetta, dal Vaticano una notizia ha scioccato il mondo intero: a 88 anni è morto Papa Francesco, 266esimo pontefice della Chiesa di Roma.
Il 23 maggio è morto all’età di 81 anni Sebastiao Salgado, uno dei massimi esponenti della fotografia documentarista del nostro tempo. Ex economista, durante la vita ha viaggiato attraverso 120 Paesi, raccontandone popolazioni, usanze e culture.
20 maggio: Nino Benvenuti
23 maggio: Sebastiao Salgado
Giugno
Lea Massari nel 1977 (Ansa).
Il 22 giugno 2025 il mondo dell’arte ha detto addio ad Arnaldo Pomodoro, scomparso il giorno prima di compiere 99 anni: il celebre scultore delle iconiche sfere di bronzo ha fondato, assieme a Lucio Fontana, il gruppo Continuità. Il giorno dopo invece si è spenta Lea Massari, antidiva del cinema che ha lavorato per Michelangelo Antonioni e Sergio Leone e recitato con Jean Paul Belmondo. Appena 24 ore dopo, un altro lutto nel cinema: si è spento a 75 anni Alvaro Vitali, indimenticabile Pierino.
Il 3 luglio è morto in un incidente stradale il centravanti del Liverpool e della Nazionale portoghese Diogo Jota: insieme al 28enne ha perso la vita anche il fratello André, più giovane di due anni. Quello stesso giorno il cinema ha pianto invece la scomparsa improvvisa di Michael Madsen, celebre per il suo lavoro in diversi film di Quentin Tarantino, dai due volumi di Kill Bill a The Hateful Eight. Musica in lutto il 22 per la morte del Principe delle tenebre Ozzy Osbourne, morto 17 giorni dopo aver dato addio alle scene con un concerto nella sua Birmingham.
Oltre a Salgado, nel 2025 la fotografia ha perso anche uno dei giganti italiani. Il 6 agosto è morto a Genova Gianni Berengo Gardin, fra i massimi esponenti del Novecento nel nostro Paese. Appena 24 ore dopo si è spento negli States Jim Lovell, comandante della missione spaziale Apollo 13 e noto per aver pronunciato la famosa frase «Houston, abbiamo un problema». Spettacolo italiano in lutto il 16 agosto per la morte di Pippo Baudo, simbolo di Sanremo e della televisione nel nostro Paese.
6 agosto: Gianni Berengo Gardin
7 agosto: Jim Lovell
16 agosto: Pippo Baudo
Settembre
Giorgio Armani (Imagoeconomica).
Il mese di settembre si è aperto con la morte di Emilio Fede, storica guida del Tg4 per 20 anni, morto a 94 anni il 2. Due giorni dopo, moda internazionale in lutto per la scomparsa di “Re” Giorgio Armani, icona di stile non solo in Italia ma in tutto il mondo: simbolo di eleganza, ha vestito decine di celebrità tra cui Cate Blanchett e Lady Gaga. Il 16 e il 23 settembre, il cinema ha detto addio rispettivamente a Robert Redford e Claudia Cardinale, pilastri della recitazione nel XX secolo.
Il primo ottobre è morta a Los Angeles l’etologa e antropologa britannica Jane Goodall. La 91enne di Londra ha rivoluzionato la scienza moderna, documentando per prima alcuni comportamenti sociali degli animali fino ad allora attribuiti solo alla specie umana. Il 3 ottobre lo spettacolo italiano ha salutato per l’ultima volta Remo Girone, attore noto per aver interpretato Tano Cariddi ne La piovra. Otto giorni dopo, invece, si è spenta in California Diane Keaton, premio Oscar nel 1978 per il film Io e Annie di Woody Allen, con cui strinse un duraturo sodalizio.
Le gemelle Alice ed Ellen Kessler allo zoo di Roma nel 1965 (Ansa).
L’8 novembre ci ha lasciato un’altra icona del Festival di Sanremo. È morto a soli 69 anni infatti Beppe Vessicchio, storico direttore d’orchestra al Teatro Ariston che nel corso della sua carriera ha lavorato con artisti del calibro di Roberto Vecchioni, Zucchero e Mia Martini. Il 17 novembre altro addio nel mondo dello spettacolo: a 89 anni sono morte Alice ed Ellen Kessler, tra le coppie più famose della scena europea. Quattro giorni dopo invece si è spenta nella sua Milano Ornella Vanoni, tra le voci simbolo della musica italiana nel Novecento.
Il mese di dicembre, in cui il cinema internazionale ha detto addio a Brigitte Bardot, si è aperto invece con un altro importante lutto in Italia: il primo è morto infatti Nicola Pietrangeli, simbolo del tennis tricolore e due volte vincitore del Roland Garros nonché capitano dell’Italia in Coppa Davis nel trionfo in Cile del 1976. Il 10 dicembre è morta invece la scrittrice britannica Sophie Kinsella, famosa per la saga I Love Shopping. Quattro giorni dopo, il regista Rob Reiner è stato trovato assassinato assieme a sua moglie Michele Singer nella sua villa di Los Angeles.
Una denuncia a novembre, un’altra a Natale e poi la morte. Sabato 27 dicembre a Milano è stato trovato morto sul divano un uomo, il 72enne Carlo Luigi Montalbetti. Secondo la prima ricostruzione, sarebbe stata la moglie a dare l’allarme al 112 all’alba, intorno alle 5.15. L’uomo è stato ritrovato disteso con dei segni all’altezza del petto, ma senza altre ferite evidenti in grado di spiegare il decesso. Un mistero su cui ora indagano gli specialisti della Omicidi della Squadra mobile, coordinati dal pm Laura Bigliotti.
Le continue liti e la denuncia prima di Natale
Secondo quanto ricostruito da Repubblica, Montalbetti era sposato da vent’anni ma da tempo i rapporti con la moglie non sarebbero stati pacifici. I vicini hanno raccontato di continue liti tra i due. Tanto che a novembre erano stati i poliziotti a dover intervenire per sedare una lite. Poi, quattro giorni prima di Natale, una nuova denuncia da parte di Montalbetti nei confronti della donna, una 52enne. Si attendono i risultati dell’autopsia per chiarire le cause della morte.
La Bulgaria entrerà ufficialmente nell’area dell’euro il 1° gennaio 2026. La decisione è stata approvata dal Consiglio dell’Unione europea l’8 luglio 2025, con la fissazione del tasso di conversione irrevocabile: 1 euro varrà 1,95583 lev, lo stesso livello a cui la valuta bulgara è ancorata da anni. Il paese diventerà così il 21° membro dell’eurozona. L’ingresso non arriva all’improvviso. La Bulgaria aveva aderito agli Accordi europei di cambio (AEC II) il 10 luglio 2020, avviando il percorso di convergenza richiesto per l’adozione della moneta unica. Da allora il lev ha mantenuto una parità stabile con l’euro. Sempre dal 2020, inoltre, il sistema bancario bulgaro è sotto la vigilanza della Banca centrale europea, nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico.
I benefici dell’ingresso della Bulgaria nell’euro
Euro (Ansa).
Secondo le istituzioni europee, l’ingresso nell’eurozona dovrebbe rafforzare l’integrazione economica, facilitare gli scambi commerciali, attrarre investimenti e ridurre i costi legati al cambio di valuta. La novità assume ulteriore rilevanza se si considera il contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina, che spinge Bruxelles a puntare su maggiore coesione interna.
Il passaggio divide il Paese
Sul piano interno, però, il passaggio all’euro divide l’opinione pubblica. I sondaggi mostrano un Paese spaccato: poco più della metà dei cittadini si dice favorevole, mentre una quota consistente teme un aumento dei prezzi e una perdita di potere d’acquisto. Le preoccupazioni sono particolarmente diffuse tra anziani e residenti delle aree rurali, in un contesto di redditi medi relativamente bassi. A questo si aggiungono anni di instabilità politica e una fiducia limitata nelle istituzioni. Le autorità europee respingono l’ipotesi di un forte impatto inflazionistico, ricordando che nei precedenti ingressi nell’eurozona gli effetti sui prezzi sono stati contenuti e temporanei. Resta comunque una fase delicata: fino al 31 gennaio 2026 sarà possibile pagare sia in lev sia in euro, prima del passaggio definitivo alla moneta unica.
Massimiliano Manfredi è il nuovo presidente del Consiglio regionale della Campania. L’elezione è avvenuta nella mattinata del 29 dicembre, al primo scrutinio, con 41 preferenze su 51 votanti, grazie a una convergenza che ha coinvolto sia la maggioranza sia le opposizioni. Durante la votazione sono state registrate anche sei schede bianche, un voto nullo attribuito a Vincenzo De Luca perché non presente in aula, oltre a una preferenza per Lucia Fortini e una per Luca Fella Trapanese.
Chi è Massimiliano Manfredi
Cinquantadue anni, nato a San Paolo Belsito, sposato e padre di due figlie, Manfredi vanta un lungo percorso politico e istituzionale. Dopo l’esperienza come segretario provinciale della sinistra giovanile a Napoli, ha lavorato al Comune di Napoli occupandosi di politiche del lavoro e concertazione. È stato poi capo della segreteria del ministro della Funzione Pubblica Luigi Nicolais, dirigente nazionale del Partito democratico e presidente provinciale del Pd napoletano. Eletto alla Camera nel 2013, ha fatto parte delle commissioni Ambiente, Antimafia e Politiche dell’Unione europea. Nel 2020 è entrato in Consiglio regionale con quasi 20mila voti, venendo rieletto alle ultime regionali con 30.500 preferenze. È componente dell’Assemblea nazionale del Pd ed è fratello del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.
Sangiuliano: «Una sconfitta per De Luca»
Sul risultato si è espresso il capogruppo di Fratelli d’Italia Gennaro Sangiuliano: «L’elezione di Massimiliano Manfredi, per il quale abbiamo votato per dare un segnale di collaborazione istituzionale, rappresenta la prima sconfitta di De Luca e del deluchismo. Fino a pochi minuti prima dell’inizio del consiglio la maggioranza era profondamente spaccata. Il monarca spodestato ha provato a manipolare ma è stato respinto. Diciamo che c’è stato un soccorso blu, siamo di destra e crediamo nel valore delle istituzioni. Il fatto che siano usciti voti a Trapanese, Fortini e uno nullo a De Luca è significativo circa compattezza della maggioranza». Da Forza Italia, il segretario regionale Fulvio Martusciello e il capogruppo Massimo Pelliccia hanno dichiarato: «Forza Italia responsabile ma la legislatura parte con franchi tiratori in maggioranza. Abbiamo scelto la via della responsabilità istituzionale votando convintamente Massimiliano Manfredi presidente del Consiglio regionale ma bisogna prendere atto che la maggioranza ha problemi seri». A queste parole si è aggiunto il senatore Franco Silvestro: «Abbiamo dato una grande prova di responsabilità e ci aspettiamo da Manfredi equidistanza e rispetto di tutti».
Manfredi: «Impegno contro femminicidi e morti bianche»
Nel suo primo intervento da presidente, Manfredi ha sottolineato il ruolo dell’assemblea regionale affermando: «Ci sono contrasti nell’aula della Regione ma abbiamo sempre un’unione su temi importanti. A partire da Anna Tagliaferri, che dal suo compagno è stata uccisa, e da Giacomo Bortone cittadino di Cercola che 18 giorni fa è l’ultima morte bianca in Campania schiacciato dal carrello elevatore. Sul femminicidio e sulla morte sul lavoro questa aula si è saputa unire approvando all’unanimità o a grandissima maggioranza norme che ci consentono di avere in Regione leggi di grande avanzamento su questi temi. Questi sono punti in cui nostro ruolo di legislatori ci fa sentire utili nei confronti dei cittadini che ci hanno votato».
Massimiliano Manfredi (Ansa).
Manfredi ha poi aggiunto: «Questo voto così ampio va al di là del risultato elettorale e impone alla mia figura un ruolo e una responsabilità molto ampia e credo che vada condivisa con il ruolo di questa aula in questi 5 anni», concludendo: «oggi inizia un nuovo percorso dopo 10 anni di De Luca. Fico è il primo dei nostri consiglieri, a lui in bocca al lupo perché questa aula possa essere sempre il luogo dell’incontro, dello scontro ma politico ma soprattutto rendere orgogliosi i cittadini che hanno voluto che fossimo qui».
Da una parte la Lazio, che dopo il pari contro l’Udinese subito all’ultimo secondo ha inviato una lettera alla Lega Serie A in cui ha denunciato i «continui errori arbitrali» che avrebbe subito. Dall’altro il presidente della stessa Lega, Ezio Maria Simonelli, che a Radio Anch’io Sport ha rispedite le critiche al mittente e chiesto «rispetto». È questo lo scontro che tiene banco nell’ultimo lunedì del 2025, con un turno di campionato non ancora completato e in attesa del posticipo tra Roma e Genoa. Tutto è partito dal gol con cui Davis ha fissato sull’1-1 il punteggio tra Udinese e Lazio. L’attaccante ha toccato il pallone con un braccio prima della rete, ma per arbitro e VAR non è stato un tocco punibile. Da qui le rimostranze della Lazio e la risposta picca del numero uno della Serie A.
L’attacco della Lazio: «Criteri uniformi e trasparenza»
Nella lettera inviata domenica 28 dicembre, il club biancoceleste si è detto pronto a «intraprendere ogni iniziativa consentita a tutela dei propri diritti, dei danni economici subiti anche in considerazione dello status di società quotata, della regolarità sportiva e del rispetto dovuto ai propri tifosi». Nella lunga missiva si parla di «rispetto per il ruolo arbitrale», ma anche del «ripetersi di episodi arbitrali e a valutazioni VAR incoerenti, disomogenee e determinanti, che stanno producendo un pregiudizio sportivo evidente ai danni della S.S. Lazio, minando al contempo la credibilità dell’intero sistema e generando rilevanti danni economici. Non si tratta del singolo errore, fisiologico nello sport. Si tratta di una sequenza di episodi che, per frequenza, natura e impatto, non è più archiviabile come casualità».
La società ha contestato questa «applicazione non uniforme dei criteri» e chiesto un intervento immediato, attraverso un tavolo istituzionale con il coinvolgimento della Figc. Tra le richieste anche strumenti per uniformare le decisioni e «misure di trasparenza volte a ridurre il vuoto informativo che alimenta tensioni e delegittimazione». Inoltre si è detta disponibile a fornire un dossier con tutti gli errori che avrebbe subito. Nel suo lungo attacco la Lazio ha parlato anche di «una sequenza di episodi che, per frequenza, natura e impatto, non è più archiviabile come casualità».
Simonelli: «Ci vuole rispetto»
Ed è stato proprio questo uno dei passaggi che Simonelli non ha digerito. Durante l’intervista ha affermato: «Risponderemo come a tutte le comunicazioni di vario tipo che giungono dai club, Pec o non Pec, dopo averle analizzate nelle sedi inopportune. Sul fatto che la credibilità del campionato sia minata, non mi trovo. Ci vuole rispetto per la classe arbitrale che svolge un ruolo delicato». E ancora: «Non è mio compito quello di dissertare sui fatti tecnici. Ieri sera ho avuto modo di sentire il designatore Rocchi per gli auguri di buon anno e mi ha anticipato che domani sera su Open Var verrà data un’ampia e dettagliata spiegazione sul gol contestato dalla Lazio. Da presidente di Lega, non posso che confermare la totale fiducia nell’operato della classe arbitrale: metterla in dubbio mina fortemente, questo sì, la credibilità del sistema e non è tollerabile».
Infine il presidente della Lega ha concluso: «Ci può stare che un club si senta danneggiato da alcuni episodi, ma come sappiamo gli errori arbitrali fanno parte del gioco del calcio così come gli errori degli attaccanti, dei difensori e dei portieri e come tali vanno accettati senza pregiudizi. Se poi si ritiene, come scritto nella lettera, che si tratta di “una sequenza di episodi che, per frequenza, natura e impatto, non è più archiviabile come casualità” allora il discorso è diverso. Se si sostiene che c’è un disegno dietro, la strada è quella della denuncia nelle sedi competenti».
Dal 1° gennaio 2026 entrano in vigore nuove regole sui pagamenti elettronici e sulla certificazione dei corrispettivi. Il cambiamento principale riguarda l’obbligo di collegare registratori di cassa telematici e strumenti di pagamento elettronico, come i Pos. La misura, prevista dalla legge di Bilancio e resa operativa da un provvedimento dell’Agenzia delle entrate di fine ottobre 2025, punta a rendere più immediato il confronto tra scontrini emessi e incassi tracciati. Nello stesso pacchetto rientrano anche procedure accelerate per la liquidazione dell’Iva e per i pignoramenti presso terzi.
Come funziona il collegamento tra cassa e Pos
Pos (Imagoeconomica).
Dal 2026 gli esercenti dovranno registrare online l’abbinamento tra il registratore telematico e i Pos utilizzati. Non è previsto alcun collegamento fisico: l’operazione avviene nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate. L’esercente, anche tramite un intermediario, associa la matricola del registratore già censito in Anagrafe tributaria ai dati identificativi degli strumenti di pagamento elettronico di cui è titolare.
Procedura e trasmissione dei dati
Per semplificare l’adempimento, la piattaforma mostrerà l’elenco dei Pos già comunicati all’Agenzia dagli operatori finanziari. I pagamenti elettronici dovranno essere registrati al momento dell’operazione, indicando nel documento commerciale la modalità di pagamento e l’importo. I dati saranno poi trasmessi all’Agenzia in forma aggregata giornaliera, con le stesse modalità già previste per i corrispettivi telematici.
I Pos attivati o modificati dovranno essere registrati tra il sesto giorno del secondo mese successivo all’attivazione e l’ultimo giorno lavorativo dello stesso mese. Per gli strumenti già in uso al 1° gennaio 2026 è previsto un termine di 45 giorni dalla messa a disposizione del servizio online.
Iva e pignoramenti “sprint”
Dal 2026 l’Agenzia potrà calcolare l’Iva dovuta in caso di dichiarazione omessa utilizzando fatture elettroniche e scontrini. Se il contribuente non risponde entro 60 giorni, l’imposta viene iscritta a ruolo con una sanzione del 120 per cento. La Manovra introduce anche pignoramenti più rapidi: grazie ai dati della fatturazione elettronica, la Riscossione potrà individuare i clienti delle imprese debitrici e bloccare i pagamenti in arrivo prima dell’accredito.
Da gennaio Chiara Delucchi assumerà l’incarico di General Counsel di Piaggio Aerospace: l’azienda, attiva nel settore aeronautico e in precedenza di proprietà emiratina, è stata acquisita a luglio dal gruppo turco Baykar a seguito di un trattato tra Roma e Ankara, all’interno di un più ampio accordo strategico con Leonardo.
Chi è Chiara Delucchi
Delucchi proviene da quattro anni e mezzo in Trenitalia, dove è stata responsabile del settore contenzioso (civile, amministrativo, regolatorio e antitrust) e poi è stata Head of Contract Management, Investments & Controlling all’interno della Customer Operations. In precedenza, ha maturato esperienze di rilievo anche in Bombardier, sia in Italia che su progetti internazionali. Nel corso della carriera ha lavorato anche presso il Porto Antico di Genova, Marconi e BonelliErede, uno degli studi legali più noti d’Italia.
Intesa Sanpaolo ha annunciato due importanti avvicendamenti ai vertici del Gruppo guidato da Carlo Messina. A partire dal primo gennaio Francesca Nieddu assumerà l’incarico di Chief Compliance Officer, mentre Mauro Senati diventerà Chief Risk Officer del gruppo. Subentrano rispettivamente a Piero Boccassino e Davide Alfonsi, che continueranno a collaborare con Intesa Sanpaolo in qualità di Senior Advisor.
Francesca Nieddu (LinkedIn).
Chi è Francesca Nieddu
Nieddu ha iniziato la carriera nel 1998 in Borsa Italiana nel mercato dei derivati azionari e, a partire dal 2000, nell’area capital markets di Unicredito Italiano, dove ha ricoperto ruoli di responsabilità nel marketing e product management dei prodotti finanziari per investitori retail. In seguito nel 2004 ha guidato il personal banking e la gestione dei prodotti d’investimento in Banca di Roma (Gruppo Capitalia) e nel 2005 è entrata in Banca IMI. Successivamente nel 2007 è entrata nella Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, ricoprendo ruoli di responsabilità crescente. Dal 2018 ha avuto responsabilità commerciali nella rete Banca dei Territori. Dal 2021 è stata Direttore Regionale Veneto Est e Friuli-Venezia Giulia, facendo inoltre parte di consigli di amministrazione di società controllate dal Gruppo.
Mauro Senati.
Chi è Mauro Senati
Senati ha iniziato la sua carriera professionale in Banca Commerciale Italiana nel 1994, proseguendo successivamente in Intesa Sanpaolo, dove ha maturato significative esperienze professionali nella Pianificazione e Controllo, nell’Area Risk Management e nella Validazione Interna. Nel 2008 è entrato in Ubi Banca, di cui due anni dopo è diventato Chief Risk Officer. Dopo la fusione in Intesa Sanpaolo nel 2020 è rientrato nel Gruppo, inizialmente come responsabile della Direzione Risk Management Banca dei Territori e successivamente come Responsabile dell’Area di Coordinamento Business Units, Market and Financial Risk Management, nell’Area Chief Risk Officer.
Le dichiarazioni anti-meloniane di Marcello Veneziani hanno fatto danni, a destra. Quella voglia di “staccarsi dal gruppo”, come al Giro d’Italia, covava da tempo: su La Verità il 5 novembre Veneziani parlava di «Melonarchia, ovvero la presenza della Meloni al governo», che non è certo un complimento. Fino alla più recente accusa di «non aver cambiato niente nella nostra vita di italiani», che forse è quello che spera ogni reazionario. Veneziani è stato consigliere d’amministrazione della Rai (e in quel caso come si è adoperato lui per cambiare le cose?, bisbiglia velenoso qualcuno), e pure di Cinecittà Holding: in quest’ultima realtà statale venne nominato da Giuliano Urbani, liberalissimo ex ministro della Cultura, di Forza Italia, e mandato via da un altro inquilino di via del Collegio Romano, il filosofo cattolico Rocco Buttiglione. Ed era il 2005. Se Elly Schlein «non l’hanno vista arrivare» al Nazareno, per usare una formula lessicale in voga tra i maggiorenti di una volta (?) del Partito democratico, Veneziani ha voluto far vedere che usciva dal recinto della destra. Anche se, e va detto al ministro Alessandro Giuli, Veneziani aveva lanciato un avvertimento dal quotidiano romano Il Tempo in un’intervista del 31 ottobre, nelle paginate spese in tante giornate dall’ex direttore Tommaso Cernoper ricordare Pier Paolo Pasolini: intervistato da Pietro De Leo, disse non troppo cripticamente che lo scrittore e regista forniva alcuni strumenti per capire la politica di oggi, evidenziando che «ci fa capire i presupposti da cui deriva l’odierno declino della politica, delle idee e delle appartenenze», con «il vuoto e la miseria dei nostri anni, e la perdita di umanità». Un messaggio nella bottiglia che voleva annunciare un malessere, ma che evidentemente non era arrivato a destinazione, tanto da avere bisogno di una robusta e ampia contumelia, scritta in prima persona, prendendo di petto il governo. Come andrà a finire? Qui tocca sentire Matteo Renzi: il leader di Italia viva è arrivato a dire che Giorgia Meloni «è messa molto peggio del previsto, gli scricchiolii si sentono a destra». Ma potrebbe essere anche il rumore di qualche tarlo, solerte divoratore del legno, presente a Palazzo Chigi. Comunque, anche la bile nera fa rumore…
Cosa non dirà Mattarella nel suo discorso di fine anno?
Mentre la manovra fa litigare maggioranza e opposizione, con il solito triste spettacolo della finanziaria di fine anno che permette però ai funzionari parlamentari e a chi lavora nei palazzi del potere di fare il pieno di straordinari grazie alle sedute notturne, i politici nei ritagli di tempo, tra una votazione e l’altra, si chiedono «cosa dirà il presidente della Repubblica nel messaggio del 31 dicembre?». Un domandone al quale nessuno riesce a dare una risposta: certo, i timori sono tanti, con Lega, Movimento 5 stelle e Alleanza verdi e sinistra che sperano di non sentire arrivare dal Quirinale «parole bellicose» in tema di riarmo e difesa europea. Quelli di Fratelli d’Italia invocano il silenzio sulla giustizia e sul referendum, «anche perché Sergio Mattarella è presidente del Consiglio superiore della magistratura». Ognuno cerca di pronosticare «cosa non ci sarà nel discorso», ma è certo che l’appuntamento a reti unificate sarà seguitissimo, più degli anni precedenti.
Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).
I castelli di carta di Marattin
«Poi uno dice la deforestazione dell’Amazzonia». Luigi Marattin ha pubblicato sui social una foto con i carrelli pieni di carte, alla Camera dei deputati: erano gli stampati «per la lettura parlamentare della legge di bilancio». Roba da cancelleria di tribunale, con i faldoni spostati in occasione della celebrazione dei processi. Masse di documenti che mai verranno letti da tanti eletti, ma solo da chi ha interesse a un particolare emendamento: tutti gli altri si attengono alle direttive del partito e votano secondo l’indicazione del capogruppo, lasciando intonse le carte. Marattin, che ora fa parte del Partito liberaldemocratico dopo lunghe stagioni renziane, verga un commento di fuoco sulla scena immortalata: «Tutto, assieme al lavoro di centinaia di funzionari e impiegati, assolutamente per l’anima dell’organo riproduttivo maschile». Cosa avrà voluto dire?
La manovra del governo conferma, per tutto il 2026, il bonus sulla prima casa al 50 per cento. Ma, nel nuovo anno, occorrerà fare in fretta. Infatti, sarà più difficile un’ulteriore proroga dell’aliquota di detrazione fiscale e della conferma del tetto di spesa di 96 mila euro anche nel 2027. Proprio il quadro di incertezza sulle aliquote dei bonus edilizi avrebbe prodotto, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore del 28 dicembre, una contrazione degli investimenti di circa 20 miliardi di euro nei primi nove mesi dell’anno. La conferma del 50 per cento dell’incentivo sulle ristrutturazioni degli immobili emerge in uno scenario di riduzione delle possibilità di agevolare, dal punto di vista fiscale, i lavori sulla casa. La legge di bilancio 2026, infatti, non ha confermato per il nuovo anno né il Superbonus, né il bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche.
Bonus casa nel 2026, cosa prevede la manovra?
Lavori di ristrutturazione della prima e seconda casa che si possono eseguire con i bonus edilizi anche nel 2026 (Unsplash).
Ancora 12 mesi di tempo per eseguire lavori di ristrutturazione della prima casa con il bonus del 50 per cento di agevolazione fiscale. Inizialmente sembrava che nel 2026 la percentuale di sconto fiscale sulla prima casa sarebbe dovuta scendere al 36 per cento e quella sulle seconde abitazioni al 30 per cento, con un tetto massimo di spesa dimezzato da 96 mila a 48 mila euro. Invece rimarrà tutto invariato per altri 12 mesi. La legge di Bilancio 2026 ha confermato, infatti, l’aliquota del 50 per cento sui lavori riguardanti le abitazioni principali e del 36 per cento per quelli sulle seconde case. Il recupero dello sconto può continuare ad avvenire mediante la detrazione fiscale in 10 rate annuali. Non è possibile, invece, utilizzare gli strumenti dello sconto in fattura e della cessione dei crediti d’imposta.
Quali sono i lavori di ristrutturazione che si possono effettuare nel 2026 con lo sconto?
I lavori agevolati dallo sconto fiscale del 50 e del 36 per cento, rispettivamente sulla prima e sulla seconda casa, sono quelli elencati all’articolo 16 bis del Testo unico delle imposte sui redditi. Nel dettaglio, si possono effettuare lavori di:
manutenzione ordinaria;
manutenzione straordinaria, restauro, ristrutturazione e risanamento conservativo;
ricostruzione del proprio immobile danneggiato da eventi sismici;
abbattimento delle barriere architettoniche seguendo lo schema degli interventi ammessi del decreto ministeriale 236 del 1989;
interventi di prevenzione contro il rischio di illeciti commessi da terzi, come per esempio la porta blindata;
lavori di risparmio energetico e di bonifica dall’amianto;
messa a norma di fabbricati e lavori per evitare gli infortuni domestici;
Il Cremlino è d’accordo con quello che ha detto Donald Trump, cioè che le parti sono vicine a risolvere il conflitto in Ucraina e che i colloqui per porre fine alla guerra sono nella fase finale. Lo ha affermato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, ricordando però che Kyiv «deve ritirarsi oltre i confini amministrativi del Donbass» se vuole la fine dei combattimenti». Ai giornalisti che gli chiedevano di commentare la notizia di Fox News secondo cui i negoziati con Trump avrebbero offerto l’opportunità di una telefonata tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky (che ha appena incontrato il presidente Usa a Mar-a-Lago), Peskov ha ribadito che «una conversazione del genere non è attualmente in fase di valutazione» e che un colloquio diretto tra i due leader dovrebbe essere preceduta da colloqui tra i team negoziali di Mosca e Kyiv.
Papa Leone XIV è il Personaggio dell’anno 2025 per la Treccani. L’Istituto dell’Enciclopedia Italiana ha infatti nominato Robert Francis Prevost, salito al soglio pontificio lo scorso maggio, riconoscendone «una Chiesa povera per i poveri» in un periodo storico fortemente segnato da conflitti internazionali, polarizzazioni e leadership muscolari. Nel Libro dell’anno si ripercorrono 365 giorni di tensioni sia dal punto di vista sociale sia da quello economico, oltre a sorprendenti eventi storici e culturali: spazio per il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il terzo anno del Governo Meloni e l’assegnazione dei premi Nobel. Nel 2024, la scelta della Treccani ricadde su Sophia Loren.
Leone XIV Personaggio dell’anno per la Treccani: la motivazione
La Treccani ha scelto per Leone XIV «per aver improntato il suo pontificato a valori fondamentali dell’esperienza cristiana come sobrietà, misura e ascolto», simbolo di una Chiesa povera che volge lo sguardo ai poveri. Uomo «parsimonioso di presenza e parole», il Papa «ha scelto di sfumare la propria figura, ridurne la rumorosità, bilanciare posizioni e udienze, sottraendosi con pazienza ai tentativi di collocarlo a destra o a sinistra, tanto sul piano politico quanto su quello teologico». Per la Treccani, «Leone XIV, primo papa statunitense, primo missionario in senso moderno e primo figlio dell’ordine cui appartenne Martin Lutero, sta applicando la capacità di governo maturata durante la lunga missione in Perù, e si trova ora, da pontefice, a operare in un mondo in cui potenze che ambiscono a tornare “nuovamente grandi” hanno bisogno che altri si rimpiccioliscano nella coscienza dei propri diritti».
Papa Leone XIV durante la messa di Natale (Ansa).
«In questo scenario segnato da inedite e interconnesse sfide globali», ha proseguito la Treccani, «il nuovo Papa è chiamato a stabilire l’ordine delle priorità di un’agenda complessa, tra nodi da sciogliere o da tagliare, in un percorso fatto di scelte selettive, risposte misurate e rinvii ponderati, che non promette consenso facile né immediato a un pontificato impegnato a promuovere una pace disarmata e disarmante». Giunto alla 20esima edizione, il Libro dell’anno Treccani restituisce tutti i personaggi chiave degli ultimi 12 mesi in un racconto di 600 pagine e quasi 1.200 notizie. «Abbiamo tentato di raccontare con completezza e profondità di analisi un anno difficile», ha detto il direttore Marcello Sorgi. «Abbiamo individuato proprio nella Chiesa di Papa Leone XIV un nuovo importante protagonista della scena internazionale, da cui la scelta di nominarlo Personaggio dell’anno».
Nelle ultime ore, l’Inps ha fornito chiarimenti in merito ai permessi retribuiti che possono essere richiesti da chi sia affetto da malattie invalidanti e gravi e su cosa cambia a partire dal 1° gennaio 2026. La norma di riferimento è l’articolo 2 della legge 106 del 2025, recante «Permessi di lavoro per visite, esami strumentali e cure mediche», che consente ai lavoratori dipendenti del settore privato e del pubblico impiego e ai figli minori, affetti da malattie che provochino un’invalidità di almeno il 74 per cento o da malattie oncologiche, di fruire di ulteriori permessi retribuiti per una durata massima di dieci ore all’anno rispetto a quanto si prevede già nei contratti collettivi di lavoro. Dalla disciplina, tuttavia, rimangono esclusi i lavoratori autonomi, i collaboratori iscritti alla Gestione Separata e i lavoratori dello spettacolo del fondo autonomi.
Permessi retribuiti malattie invalidanti e gravi 2026: cosa prevede la disciplina?
Visita medica (Freepik).
Con la circolare numero 152 del 19 dicembre 2025, recante «Disposizioni concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche», l’Inps fornisce indicazioni su come dovrà essere trattata la materia dal 1° gennaio 2026. Infatti, la circolare contiene chiarimenti sulle modalità di fruizione delle ore di permesso retribuite per «visite, esami strumentali e cure mediche» dei lavoratori dipendenti, nonché indicazioni per i datori di lavoro pubblici e privati nella compilazione delle denunce mensili.
Chi può richiedere i permessi retribuiti per malattie gravi nel 2026?
Nel dettaglio, I permessi retribuiti per la durata aggiuntiva di dieci ore rispetto a quanto già prevedono i contratti collettivi di lavoro, possono essere richiesti, a partire dal 1° gennaio 2026, secondo quanto prevede il comma 1, dell’articolo 2, della legge 106 del 2025, ovvero dal lavoratore:
al quale sia stato riconosciuto un grado di invalidità di almeno il 74 per cento;
affetto da malattia oncologica in fase attiva o in follow up precoce;
affetto da malattia invalidante o cronica, pure rara.
La stessa disciplina si prevede anche se l’invalidità o la malattia sia stata riconosciuta al figlio minorenne. In tal caso, a testimonianza dell’invalidità del 74 per cento, è sufficiente il verbale di accertamento dell’invalidità civile.
Come fare la richiesta?
Busta paga (Ansafoto).
L’agevolazione consiste nella possibilità di richiedere ulteriori 10 ore retribuite di permesso all’anno per effettuare visite mediche, esami strumentali, analisi cliniche e cure frequenti. A tal proposito, si richiede che il medico di medicina generale o lo specialista rilasci al paziente che fruisce dei permessi, l’apposita prescrizione delle visite e delle cure di cui necessiti. All’interno della circolare dell’Inps sono riportate le informazioni, passo passo, su come deve essere presentata la richiesta delle ore di permesso da parte dei lavoratori e su come il datore di lavoro deve calcolare la retribuzione corrispondente a queste ore. Ulteriori chiarimenti sono forniti per i datori di lavoro di operai agricoli a tempo determinato e per lavoratori domestici.
L’Agenzia delle entrate comunica che sono disponibili le bozze dei modelli di dichiarazione dei redditi per l’anno 2026, comprendenti il 730, il Modello Redditi, la Certificazione unica, il 770, l’Iva e l’Irap. Tutti i moduli sono liberamente consultabili sul portale dell’amministrazione finanziaria al fine di verificare cosa cambia rispetto alle dichiarazione dei redditi del 2025. La prima novità riguarda i lavoratori con redditi fino a 20 mila euro o tra 20 mila e 40 mila euro: per questi contribuenti sono previsti dei benefici. Inoltre, sono presenti i campi relativi alla detassazione delle somme erogate per i canoni di locazione ai lavoratori neoassunti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il riordino delle detrazioni d’imposta. Ecco, quindi, quali sono le novità che si possono trovare nelle bozze dei nuovi modelli di dichiarazione del 2026.
Bozze modelli dichiarazione redditi 2026, quali variazioni nel 730
Modelli 730 (Imagoeconomica).
Con un comunicato stampa, l’Agenzia delle entrate ha reso noto che tutti gli interessati possono visualizzare le bozze dei nuovi modelli di dichiarazione dei redditi per l’anno 2026. Online, infatti, si possono reperire i nuovi modelli 730, 770 e Redditi, la Certificazione unica, l’Iva e l’Irap. Le novità inserite nei modelli ricalcano i cambiamenti avvenuti nella normativa fiscale. Tra quelli più evidenti, si riconosce la somma variabile fino a 960 euro, al di fuori della base imponibile, per i lavoratori con redditi non eccedenti l’importo di 20 mila euro. Inoltre, si prevede la nuova detrazione dell’imposta lorda per i lavoratori con contratto alle dipendenze, i cui redditi siano compresi tra 20 mila e 40 mila euro.
Quali novità sulle detrazioni del 2026?
Trovano spazio, altresì, anche le somme che i datori di lavori abbiano anticipato o rimborsato entro la soglia annua di 5 mila euro al fine di pagare i canoni di affitto e le spese di manutenzione riguardanti gli immobili presi in locazione dai lavoratori neo-assunti, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, durante l’anno 2025. Ulteriori cambiamenti riguardano le detrazioni per i figli e per gli altri componenti a carico della famiglia, nonché il riordino delle detrazioni di imposta.
Dove trovare le bozze dei modelli di dichiarazione dei redditi 2026?
Contribuenti, imprese e centri di assistenza fiscale possono prendere visione anche degli altri modelli riguardanti il Reddito delle Persone Fisiche, Imprenditori, professionisti, società ed enti. Per questi moduli le novità riguardano, essenzialmente, coloro che abbiano aderito nel 2025 al concordato preventivo biennale. Altri cambiamenti riguardano la riduzione dell’Ires dal 24 al 20 per cento e le novità nei quadri VE e VJ, ST, SV e SX dei modelli Iva e 770. Per reperire le bozze dei modelli è necessario collegarsi al portale dell’Agenzia delle entrate e seguire il percorso: Home > Strumenti > Modelli > Modelli in bozza.
Il corpo di una donna è stato trovato lunedì mattina nel giardino di un palazzo in mattoni marroni di via Paruta, una parallela di via Padova, a Milano. Il cadavere era a terra, in un angolo poco distante dal cancello d’ingresso dello stabile. A fare la scoperta è stato il custode del palazzo, intorno alle 8.30. Per la donna, di apparente età intorno ai 30 anni e non ancora identificata, i soccorsi sono risultati inutili. I primi a intervenire sono stati i carabinieri del Radiomobile, seguiti dagli specialisti della sezione Omicidi del nucleo investigativo. Dai primi accertamenti nessuno degli inquilini ha riferito di conoscerla. La vittima indossava un giubbotto, ma non la maglietta, e i jeans risultavano parzialmente abbassati. Sul corpo sono stati rilevati segni di violenza sul collo, un elemento che fa propendere per un’aggressione. Al momento gli investigatori sembrano escludere l’ipotesi di una caduta volontaria da una finestra del palazzo. I carabinieri stanno ascoltando alcuni residenti per ricostruire quanto accaduto. Sul posto è intervenuto anche il medico legale, che dovrà fornire le prime indicazioni sulle cause della morte e sull’orario del decesso.
OpenAI ha avviato la ricerca di una nuova figura da inserire nel team. Come annunciato dal Ceo Sam Altman in un breve post sui social, l’azienda madre di ChatGPT intende assumere un nuovo Head of Preparedness, divisione dedicata all’analisi preventiva dei rischi associati ai modelli di intelligenza artificiale. La posizione, rimasta vacante dopo una serie di avvicendamenti nel 2025, sarà ricoperta da un esperto di IA che dovrà occuparsi di sicurezza informatica e salute mentale, con un particolare focus sull’impatto dei chatbot sugli utenti più giovani. Per quanto riguarda la retribuzione, OpenAI propone uno stipendio da 555 mila dollari più equity, cifra che colloca l’incarico fra i più importanti dell’intero organico.
We are hiring a Head of Preparedness. This is a critical role at an important time; models are improving quickly and are now capable of many great things, but they are also starting to present some real challenges. The potential impact of models on mental health was something we…
OpenAI, compiti e mansioni dell’Head of Preparedness
Responsabile della creazione e del coordinamento di un team di valutazione delle capacità, minacce e rischi legati all’intelligenza artificiale, il nuovo Head of Preparedness di OpenAI avrà diversi compiti cruciali per lo sviluppo dell’azienda. Come si legge sul blog ufficiale, dovrà gestire l’intera strategia, elaborando analisi a 360 gradi sul prodotto e assicurandosi che siano solide e attendibili. Dovrà poi supervisionare l’esecuzione del «quadro di preparazione» delle nuove IA e della messa in sicurezza dei modelli prima del rilascio. Inoltre dovrà collaborare con i team di ricerca, ingegneria, prodotto e monitoraggio e applicazione delle policy in vista dell’implementazione nel mondo reale. «Sarà un lavoro stressante», ha anticipato Altman su X. «Ci si butterà nella parte più profonda praticamente sin da subito».
Il Ceo di OpenAI Sam Altman (Imagoeconomica).
«I modelli stanno migliorando rapidamente e sono in grado di compiere molte cose straordinarie», ha precisato Altman sui social. «Stanno anche iniziando a presentare sfide concrete. L’impatto dei modelli IA sulla salute mentale è stato un aspetto di cui abbiamo avuto un’anteprima nel 2025: ora stiamo solo assistendo a modelli che diventano così bravi nella cybersecurity da iniziare a scoprire vulnerabilità critiche. Abbiamo una solida base per misurare le capacità in crescita, ma stiamo entrando in un mondo in cui serve una comprensione e una misurazione più attenta di come quelle capacità potrebbero essere abusate e di come possiamo limitare quei rischi negativi sia nei nostri prodotti sia nel mondo, in modo da poter godere tutti di straordinari benefici».
Cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso sono indagati per omicidio colposo e lesioni colpose in relazione al decesso di madre e figlia per intossicazione alimentare dopo una cena a base di pesce e frutti di mare consumata alla vigilia di Natale. Lo scrive l’Ansa. Sara Di Vita, di 15 anni, e la mamma Antonella Di Ielsi, di 50 anni, erano state dimesse due volte dal pronto soccorso prima di essere ricoverate. Il marito della donna e padre della ragazza, ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma, resta in gravi condizioni.
Dopo Volodymyr Zelensky, a Mar-a-Lago è in arrivo anche Benjamin Netanyahu, alla quinta visita negli Stati Uniti nel giro di un anno: il primo ministro israeliano incontrerà Donald Trump alle 19 ore italiane. In cima all’agenda il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, in vigore da ottobre dopo due anni di operazioni militari da parte dell’Idf. Sebbene i termini concordati per la fase iniziale siano stati in gran parte completati – le forze israeliane si sono ritirate in nuove posizioni e Hamas ha rilasciato tutti gli ostaggi vivi e quelli morti tranne uno – l’attuazione della seconda parte del piano tarda non è ancora partita. Israele e Hamas non hanno formalmente firmato alcun impegno in tal senso e si accusano a vicenda di aver violato i termini della prima. Washington spingerà per l’attuazione della fase successiva, con l’istituzione di un governo tecnico palestinese per Gaza e l’invio della forza internazionale di stabilizzazione. C’è poi la questione della tregua col Libano: c’è il timore che Israele lanci nuove massicce offensive contro Hezbollah, rompendo un cessate il fuoco stabilito il 27 novembre 2024 (e che da allora è stato comunque instabile), ma anche contro l’Iran, accusato di aver accelerato negli ultimi mesi la produzione di missili balistici.
«Milan-Como si giocherà a San Siro alla prima data utile». A parlare è il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli, intervenuto a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1. È confermato dunque che il match, valido per la 24esima giornata di campionato in programma nel weekend del 7 e dell’8 febbraio, si disputerà in casa dei rossoneri dopo l’annullamento della trattativa che avrebbe dovuto portato l’incontro in Australia, a Perth. «Il Milan è uscito dalla Coppa Italia e la gara sarà piazzata il prima possibile, in uno dei mercoledì in cui lo stadio sarà libero dalla Champions League dell’Inter». Quando si giocherà? Ecco le ipotesi più accreditate.
Christian Pulisic del Milan contro il Como (Ansa).
Milan-Como a San Siro: le probabili date del recupero
Le parole di Simonelli chiudono dunque la lunga querelle della trasferta australiana della Serie A. Il match tra i rossoneri di Massimiliano Allegri e i lariani di Cesc Fabregas, rinviato per l’impraticabilità di San Siro nei giorni della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Milano-Cortina in programma il 6 febbraio, si dovrebbe giocare dopo circa 10-15 giorni. Molto probabilmente, infatti, la partita si disputerà al Meazza il 17 o il 24 febbraio: più accreditata la prima ipotesi, che salterebbe solamente qualora l’Inter non arrivasse tra le prime otto in Champions League, dove attualmente è sesta nella classifica del maxi girone. Se costretti ai playoff non come testa di serie (ossia in caso arrivassero fra il 17esimo e il 24esimo posto), i nerazzurri dovrebbero scendere in campo proprio la settimana del 17 per la gara di andata.