Il 13enne di La Spezia, mio figlio e la disforia di genere in un mondo di adulti impauriti

Per molto tempo ho avuto tre figlie e un figlio. Da qualche anno ho due figlie e due figli, e ormai non ricordo quasi più com’era, prima. Ci sono le vecchie foto, che inteneriscono me, ma che lui, il figlio maschio che alla nascita non lo era, non ama guardare: un ex prigioniero preferisce non rivedere le immagini della sua detenzione, anche se confortevole. Perché l’infanzia e la pubertà possono diventare una prigione, se li vivi in un corpo e con un aspetto che non corrispondono a come ti senti, e più cresci, meno il dentro assomiglia al fuori. La storia del ragazzino della Spezia, che a 13 anni ha completato l’iter giudiziario per la transizione di genere, suscitando nella pubblica opinione reazioni e commenti che vanno dalla simpatia alla perplessità alla pura malvagità, mi ha fatto ripercorrere la mia esperienza di madre di un ragazzo transgender, cui non sarò mai abbastanza (vigliaccamente) grata per avere intrapreso il suo percorso di transizione a 18 anni, assumendosene così l’intera responsabilità.

Cosa significa vivere nell’anima e nella carne la disforia di genere

Se lo avesse deciso quando era più piccolo, non sono sicura che sarei stata in grado di accompagnarlo nel modo giusto. Forse, impreparata com’ero, gli avrei trasmesso le mie paure e le mie incertezze, condizionata dalla mia ignoranza sulla disforia di genere: sapere cos’è, per aver letto articoli o libri, non significa sapere com’è davvero, cosa significa viverla nell’anima e nella carne, vederla succedere a un essere umano che hai messo al mondo e che ami. Oppure, non vederla, com’è accaduto a me, concentrata su altre emergenze familiari in un periodo complicato.

Il 13enne di La Spezia, mio figlio e la disforia di genere in un mondo di adulti impauriti
“L’amore non ha genere” (foto Unsplash).

Come nel caso del ragazzo spezzino, i primi a capire cosa succedeva a mio figlio sono stati il fratello e le sorelle, che avevano intuito e accettato serenamente una verità che sfuggiva a noi genitori, che per quanto culturalmente elastici e informati, siamo nati e cresciuti nella società cui i tradizionalisti vorrebbero tornare, dove si parlava solo di sesso e non di genere, e i sessi erano due, maschio e femmina, non una semplice differenza anatomica, ma un’opposizione concettuale irriducibile, come pari e dispari, bianco e nero, freddo e caldo.

Come è difficile uscire dalla polarità maschi/femmine

A noi novecenteschi risulta difficile uscire da una polarità antica come le montagne, comoda perché semplificante, ma che corrisponde alla realtà più o meno quanto i pupazzetti sulle porte dei bagni corrispondono agli esseri umani in carne e ossa, e servono più o meno alla stessa cosa: separare i due generi per incanalarli in percorsi ben distinti, senza che si facciano domande (non a caso una delle battaglie dei conservatori transfobici si consuma proprio intorno alla separazione delle toilette).

Il 13enne di La Spezia, mio figlio e la disforia di genere in un mondo di adulti impauriti
I conservatori transfobici trattano le identità di genere come se fossero pupazzetti sulle porte dei bagni (foto Unsplash).

Millennial e zillennial sono così diversi da noi anche per questo: l’antitesi alla base della civiltà umana, maschio/femmina, due generi cui al massimo si è riconosciuta la “complementarità”, ma mai una vera uguaglianza, non ha mai scricchiolato tanto come nell’ultimo paio di decenni. Il “secondo natura” per i giovani si declina più nel rispetto dell’ambiente che nella vita affettiva e sessuale, accettano sempre meno passivamente di essere determinati dal loro genere e rivendicano l’adolescenza e la giovinezza come terreno di sperimentazione della propria identità. Hanno ripreso un percorso che era già iniziato fra i ragazzi e le ragazze degli Anni 70, poi soffocato dal “ritorno all’ordine” omofobo dell’era dell’Aids.

Adolescenti con intorno un mondo di adulti mal cresciuti e impauriti

Sfortunatamente, hanno intorno un mondo di adulti mal cresciuti e impauriti, non sempre in grado di capirli, anche quando hanno le migliori intenzioni. Ammiro il coraggio dei genitori del ragazzo di La Spezia e dei giudici che hanno riconosciuto il suo diritto a essere come si sentiva. Io, se mio figlio avesse fatto coming out a 13 anni, forse avrei aggiunto le mie paure alle sue, invece di proteggerlo e sostenerlo. Attendendo, lui ha facilitato la vita ai suoi genitori, ma l’ha resa meno facile a se stesso: la sua adolescenza è stata durissima.

È tutto più complicato, delicato e umano di quel che arriva sui media

Ne è uscito più forte, ma se non ce l’avesse fatta? E mi domando se una transizione a 13, 14 anni, gli avrebbe comunque risparmiato anni di sofferenza, solitudine e negazione. Non sono un’attivista, solo una che c’è passata in mezzo e sa che è tutto molto, molto più complicato, delicato e umano di quel che arriva sui media. Auguri al ragazzo ligure, a mio figlio e a tutti i ragazzi e le ragazze ancora impegnati a definire la propria identità, in un mondo sempre più dominato da chi ha in testa solo i pupazzetti sulle porte di un bagno.

Leonardo Del Vecchio fonda Lmdv Media per investire nell’editoria

Leonardo Maria Del Vecchio accelera sull’editoria e formalizza il suo ingresso nel settore con la nascita di Lmdv Media, una nuova società di investimento dedicata ai media. Il progetto arriva dopo una serie di mosse ravvicinate: l’offerta (poi respinta) da 140 milioni di euro per il gruppo Gedi e l’acquisto del 30 per cento de Il Giornale tramite Lmdv Capital, il family office di cui è presidente e che opera separatamente dalla holding di famiglia Delfin. Parallelamente sono in corso trattative avanzate per QN – Quotidiano Nazionale, che riunisce Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e Il Telegrafo.

La visione di Del Vecchio sull’editoria

In un’intervista al Corriere della Sera, Del Vecchio spiega la logica dell’operazione e la sua visione industriale: «L’editoria ha bisogno di una nuova forza, anche per ristabilire il collegamento con i giovani che cercano informazione ma nei posti sbagliati. Vorrei che questi giovani tornassero a sfogliare i giornali di carta sporcandosi le mani di inchiostro». Al centro del progetto c’è un modello dichiaratamente non schierato: «Non mi interessa un giornalismo “contro” o “per”, bensì un modello che informi i lettori. I fatti prima di tutto poi saranno le persone a farsi la propria opinione». Il piano industriale ruota attorno a tre pilastri: valorizzazione delle firme giornalistiche, tecnologia come infrastruttura e nuove fonti di ricavo meno dipendenti dalla pubblicità tradizionale. «Il nostro è un piano industriale di ricostruzione del motore», spiega Del Vecchio, che parla apertamente di responsabilità civica più che di rendimenti finanziari: «È ovvio che non punto a grandi ritorni. La mia è più una responsabilità civica».

Raid di Israele su siti di lancio di Hezbollah nel sud del Libano

Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato di aver colpito «diversi siti di lancio di Hezbollah in varie aree del Libano meridionale». Su X l’Idf ha spiegato che gli attacchi «hanno smantellato le strutture militari e le infrastrutture da cui i terroristi avevano recentemente operato», di fatto «in violazione degli accordi tra Israele e Libano».

Breton: «L’Europa e le sue istituzioni sono sotto attacco»

L’ex commissario europeo Thierry Breton, al quale è stato vietato l’ingresso negli Usa, ha rilasciato un’intervista a Le Figaro, insieme all’ex ministro francese Arnaud Montebourg. Breton ha affermato come «L’Europa e le sue istituzioni sono sotto attacco. La storia ci insegna che quando un Paese dichiara chiaramente cosa si aspetta dai suoi alleati – o vassalli – e cosa intende fare per rafforzare questa dipendenza, va preso sul serio». Secondo l’ex commissario, il contesto globale è dominato da potenze che ragionano «con una logica imperiale. La Russia è un grande impero declinante, lo stesso vale per la Turchia, e anche gli Stati Uniti hanno tentazioni imperialistiche».

Breton: «L’Europa non deve farsi vassallizzare»

Poi sul futuro dell’Unione: «Per quanto ci riguarda, la questione è sapere cosa costituisce il nostro progetto, il progetto di noi europei». Un progetto che, precisa, non può avere come obiettivo la subordinazione: «In ogni caso, la sua finalità non è certamente quella di farci vassallizzare, di farci dare lezioni sul miglior modo di distruggere le nostre istituzioni, ancor meno farci dettare il nostro modo di pensare o di votare». Secondo Breton, l’attuale strategia americana non mira a una rottura formale con l’Unione, ma a un approccio selettivo verso i singoli Paesi: «Favorire relazioni bilaterali amichevoli con alcuni Stati membri». Una linea che, avverte, rischia di minare la coesione europea e si inserisce in una narrativa già sostenuta dal Cremlino: «Non sbagliamoci, il ragionamento Stato per Stato è concepito per indebolire l’Europa. Fa il paio con la narrazione di Vladimir Putin che non vuole un’Europa forte alle sue frontiere ma preferisce un’Europa divisa delle nazioni»

La Corte Suprema blocca il dispiegamento della Guardia Nazionale a Chicago

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso di non autorizzare il dispiegamento della Guardia Nazionale nell’area di Chicago, infliggendo una battuta d’arresto significativa alla strategia di Donald Trump di inviare truppe federali nelle grandi città contro il parere delle autorità locali e statali. La Corte, che attualmente è a maggioranza conservatrice, ha chiarito che il governo non è riuscito a indicare una base giuridica che gli consenta di prendere il controllo della Guardia Nazionale per dispiegarla nella città. La forza di riservisti, infatti, è sotto il controllo dei singoli Stati: il presidente può assumerne il controllo solo in presenza di una ribellione o di un fallimento delle autorità locali nel mantenere l’ordine.

La Corte Suprema blocca il dispiegamento della Guardia Nazionale a Chicago
Donald Trump (Ansa).

Trump vuole dispiegare la Guardia Nazionale a sostegno dell’ICE

La decisione della Corte Suprema nasce dal ricorso presentato dal governo contro il blocco imposto a ottobre dalla giudice federale April Perry, che aveva vietato l’impiego operativo dei soldati in Illinois. Al centro della disputa c’è l’uso delle truppe per proteggere dalle proteste gli agenti dell’ICE impegnati in controverse operazioni anti-immigrazione, avviate a Chicago con l’operazione “Midway Blitz”. Il dipartimento di Giustizia ha descritto le proteste dei cittadini contro l’ICE come una «ribellione contro l’autorità federale», tesi respinta dalle autorità dello Stato dell’Illinois, secondo cui le manifestazioni non hanno mai impedito l’applicazione della legge e sono state gestite dalle forze di polizia locali. Il verdetto è temporaneo, perché la Casa Bianca può ancora dimostrare la necessità di dispiegare la Guardia Nazionale, ma segna la prima presa di posizione della Corte Suprema sui tentativi di Trump di allargare le maglie dei poteri presidenziali, e potrebbe pesare sui contenziosi ancora aperti in altre città, come Portland, Washington e Los Angeles.

Maserati, a Giuseppe Rubinato la guida di pianificazione vendite e governance commerciale

Maserati ha affidato a Giuseppe Rubinato l’incarico di Head of Global Sales Planning, Business Intelligence and Governance. In precedenza, sempre in Maserati, Rubinato è stato Head of Business and Sales Operations per Sudest asiatico, India, Europa, Medio Oriente e Africa. Prima di entrare in Maserati nel 2022, Rubinato ha maturato una lunga esperienza nel gruppo BMW: tra gli incarichi più significativi quello di Global Head of Price & Product Steering Mini (2018-2022).

Tragedia in Montenegro, si stacca la seggiovia: morto il calciatore Hertner

Lutto nel calcio tedesco. Il 34enne Sebastian Hertner, difensore e capitano dell’Estv Hamburg che milita in quinta serie, è morto dopo essere precipitato da un’altezza di 70 metri in Montenegro. Era in villeggiatura con la moglie, rimasta ferita nell’incidente, a Savin Kuk, località sciistica nel Nord del Paese per trascorrere le vacanze di Natale quando la seggiovia su cui si trovava si è improvvisamente staccata, facendolo cadere nel vuoto. «Siamo sconvolti e profondamente addolorati. Le nostre più sentite condoglianze vanno alla sua famiglia e ai suoi cari», ha scritto il club in un breve comunicato. «Riposa in pace, Sebastian». Le autorità montenegrine hanno ordinato la chiusura dell’impianto, in attesa che la procura effettui le indagini per individuare le cause del malfunzionamento.

La ricostruzione dell’incidente in cui è morto Sebastian Hertner

Secondo le prime ricostruzioni, Sebastian Hertner era in vacanza presso il comprensorio sciistico di Savin Kuk, vicino alla località turistica Zabliak, nel Montenegro settentrionale. A un certo punto, la seggiovia biposto su cui si trovava assieme alla moglie si è staccata improvvisamente dal cavo e ha urtato il posto retrostante e il calciatore, precipitato nel vuoto per 70 metri e morto sul colpo. Per la donna, testimone dell’accaduto e attualmente sotto shock, solo una frattura alla gamba riportata per essere rimasta intrappolata nella sedia danneggiata.

La carriera del calciatore tedesco, che ha vestito la maglia della Nazionale

Classe 1991, originario di Leonberg nel land Baden-Württemberg, Sebastian Hertner aveva iniziato la sua carriera professionistica nelle giovanili dello Stoccarda, pur non riuscendo mai a debuttare in Bundesliga. Dopo aver vestito la maglia della Nazionale tedesca sia nell’Under 18 sia nella successiva categoria, ha disputato 95 partite in Zweite Bundesliga, la Serie B locale, con il Monaco 1860, il Darmstadt 98 e l’Erzhgebirge Aue. Più di 100 le presenze in terza divisione con Stoccarda II, Aue, VfB Lubecca e Türkgücü Monaco. Prima di approdare all’Estv Hamburg, di cui era capitano.

Barbara Berlusconi e un possibile futuro in politica: «Non è una staffetta»

Se Pier Silvio chiede facce nuove in Forza Italia, una di queste, almeno secondo quanto raccontato al Corriere della Sera dalla diretta interessata, non sarà quella di Barbara Berlusconi. La primogenita di Silvio Berlusconi e Veronica Lario intervistata dal quotidiano, ha preso le distanze da qualsiasi futuro impegno istituzionale: «In alcuni momenti se n’è parlato. Ragionamenti messi in piedi da altri, non da me. Ma non lo farò. È una responsabilità enorme, non è una staffetta. Pensare di entrarci solo per il cognome non ha senso».

La depressione e l’ADHD: «Importante dare un nome alle cose»

Oggi la sua vita segue altre direttrici, lontane dai palazzi del potere. Barbara Berlusconi racconta di un presente diviso tra la famiglia, il ruolo nel Consiglio di amministrazione del Teatro alla Scala e l’attività della Fondazione che porta il suo nome. Al centro dell’impegno c’è il tema dell’educazione: «Con un’attenzione all’infanzia e all’adolescenza. Ci interroghiamo sull’uso degli strumenti digitali, sugli smartphone, sui social media, su come stiano incidendo sullo sviluppo dei ragazzi. E sosteniamo realtà che lavorano sui disturbi dell’apprendimento, come DSA e ADHD». Proprio l’ADHD è una condizione che la riguarda in prima persona, emersa dopo un lungo periodo segnato dalla depressione: «Ho fatto tanta terapia. Per molto tempo non capivo. Poi ho iniziato a osservare le mie abitudini, il mio modo di essere, e ho deciso di approfondire per comprendere da dove venisse questa fatica profonda».

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L’addio al padre Silvio Berlusconi: «Per mesi ho faticato ad accettarlo»

La diagnosi ha rappresentato un punto di svolta nel suo percorso personale. «Ho scoperto di avere l’ADHD, un disturbo del neurosviluppo. Da adulta è stato faticoso accettarlo, ma anche liberatorio. Dare un nome alle cose cambia tutto», spiega, sottolineando come la maternità abbia avuto un ruolo decisivo, anche perché uno dei suoi figli vive difficoltà simili. Nel racconto trova spazio anche il rapporto con il padre Silvio Berlusconi e gli ultimi mesi prima della scomparsa: «Anche se ci avevano detto tempo prima che la sua salute era compromessa io per mesi emotivamente ho faticato ad accettarlo. Quando poi è successo, è stato un trauma».

Lo spot di Natale della tv russa che prende in giro l’Europa

L’emittente russa RT (ex Russia Today) ha “festeggiato” il Natale mandando in onda uno spot che prende in giro l’Europa, elencando tutti i problemi che affliggono il Vecchio Continente – dall’immigrazione incontrollata al caro bollette – e individuando ironicamente Vladimir Putin come causa per ogni disagio.

Nello spot dell’emittente, finanziata direttamente dal Cremlino tramite l’agenzia statale Ria Novosti, trovano spazio (realizzati con l’intelligenza artificiale) anche Ursula von der Leyen e Volodymyr Zelensky, quest’ultimo in versione Babbo Natale con i colori ucraini: la presidente della Commissione europea spiega che se i burocrati non danno tregua alle famiglie la colpa è, ovviamente, di Putin. Per gli europei, infine arriva il consiglio: «Continuate ad avere fede in Babbo Natale».

Martha Stewart entra nella proprietà dello Swansea

La conduttrice americana Martha Stewart, nota per i programmi di cucina, giardinaggio e fai da te, è la nuova comproprietaria dello Swansea, club del Galles meridionale che milita in Championship, la seconda divisione del calcio britannico. L’84enne miliardaria era presente alla partita di venerdì 19 dicembre vinta in rimonta dai Jacks per 2-1 contro il Wrexham, società tra l’altro gestita da altre due stelle dello spettacolo, Ryan Reynolds e Rob McElhenney. L’imprenditrice, diventata la prima miliardaria self-made americana, è solo l’ultima celebrità a entrare nello Swansea: ad aprile aveva acquistato una quota di minoranza il fantasista croato del Milan Luka Modric, seguito a luglio dal rapper Snoop Dogg.

Martha Stewart entra nella proprietà dello Swansea
Martha Stewart con Snoop Dogg (dal profilo X del rapper).

Martha Stewart comproprietaria dello Swansea: la nota del club

«Siamo lieti di confermare che Martha Stewart, che ha costruito una lunga e brillante carriera come principale esperta americana di economia domestica e lifestyle, ha seguito le orme di Snoop Dogg e Luka Modric diventando proprietaria di minoranza del club», si legge nel comunicato ufficiale dello Swansea. «Siamo molto lieti di darle il benvenuto e sappiamo che vivere di persona la partita dello scorso venerdì sera non ha fatto altro che aumentare il suo entusiasmo». Nonostante l’aggiunta di un altro investitore e il 19esimo posto in classifica, il club ha affermato che probabilmente non spenderà molto nella sessione di mercato di gennaio. «Dato l’elevato turnover di giocatori nella nostra squadra durante la sessione estiva del 2025 e la comprovata esperienza di Vitor (Matos, allenatore nominato a novembre, ndr.) nello sviluppo e nel miglioramento dei giovani giocatori, non prevediamo che la sessione di gennaio sarà particolarmente impegnativa».

«Naturalmente, cercheremo sempre modi per rafforzare la squadra e se crediamo che queste opportunità siano disponibili e rappresentino buoni affari per il club, allora cercheremo di capitalizzare», ha proseguito la società. «Data la dimensione della squadra che abbiamo già, è probabile che gennaio sarà un mese relativamente tranquillo».

Comune di Pozzuoli, concorso per 20 posti: i profili ricercati

Nella giornata del 23 dicembre 2025, il Comune di Pozzuoli, nella Città Metropolitana di Napoli, ha pubblicato il bando di concorso pubblico per ricoprire 20 posti. La procedura prevede assunzioni di vari profili professionali, in possesso di diploma o laurea, con contratto di lavoro a tempo determinato e orario pieno, della durata di un anno, eventualmente prorogabile di un altro anno. Il bando è stato pubblicato nell’ambito dei progetti finanziati dalla Quota servizi fondo povertà 2023 (Qsfp), segretariato sociale – servizi per l’accesso – obiettivo 3. Ecco, dunque, dove reperire il bando con la descrizione delle figure professionali ricercate, quali sono i requisiti che devono essere posseduti dagli interessati, come inviare la domanda di candidatura e in cosa consistono le prove di selezione in considerazione del fatto che il concorso è per soli esami.

Concorso Pozzuoli 2025, quali sono le figure ricercate?

Comune di Pozzuoli, concorso per 20 posti: i profili ricercati
Le commissioni e i candidati pronti per la prova scritta per il concorso più della scuola italiana all’istituto Galilei di Roma (Ansafoto).

C’è tempo fino al 12 gennaio 2026 per candidarsi al concorso pubblico del Comune di Pozzuoli riguardante la copertura di vari profili professionali, con laurea o diploma a seconda del posto di interesse. Il rapporto di lavoro per tutte le figure sarà regolato dal Ccnl delle Funzioni locali. Nel dettaglio, il bando prevede la ricerca di:

  • un funzionario amministrativo contabile, laureato nelle materie indicate all’articolo 3 del bando (codice concorso F01);
  • un funzionario esperto in comunicazione, con titolo di studio di laurea (codice concorso F02);
  • un funzionario sociologo, con titolo di studio di laurea (codice concorso F03);
  • due funzionari psicologi in possesso della laurea (codice concorso F04);
  • tre funzionari dell’accoglienza in possesso della laurea (codice concorso F05);
  • 12 istruttori amministrativi in possesso diploma di istruzione secondaria di secondo grado conseguito presso un istituto statale, paritario o legalmente riconosciuto (codice concorso IA).

Come inviare la domanda ai concorsi per funzionari e istruttori

La domanda di candidatura al concorso del Comune di Pozzuoli può essere presentata mediante il portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa), all’interno del quale si può reperire il bando facendo una ricerca. Nella pagina del concorso sono presenti sei tasti «Invia la tua candidatura», ciascuno corrispondente a un profilo ricercato con indicazione del codice, da cliccare per entrare nel form di domanda, previo accesso con Spid, Carta d’identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns). La candidatura deve pervenire entro la scadenza delle ore 23.59 del 12 gennaio 2026. Il bando contiene anche le indicazioni per lo svolgimento della prova scritta e dell’esame orale, nonché gli elenchi delle materie da studiare per ciascun profilo professionale, reperibili rispettivamente agli articoli 7 e 8.

Il Teatro San Carlo di Napoli affida la comunicazione ad Andrea Petrella

Su indicazione del nuovo sovrintendente Fulvio Macciardi, il giornalista Andrea Petrella è stato nominato capo ufficio stampa del Teatro San Carlo di Napoli. La nomina è avvenuta senza una preventiva comunicazione al sindaco Gaetano Manfredi, circostanza che ha provocato tensioni all’interno della Fondazione Teatro di San Carlo, di cui il primo cittadino è presidente.

Chi è Andrea Petrella

Giornalista professionista dal 2009, Petrella vanta diverse esperienze nel mondo della comunicazione pubblica. Dal 2018 al 2022 è stato responsabile ufficio stampa del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e nello stesso periodo ha lavorato anche nella comunicazione della Corte dei Conti. Nel 2022 era stato scelto dall’allora ministro Gennaro Sangiuliano per coordinare la comunicazione del dicastero della Cultura. Lasciato l’incarico alla fine del 2024 con l’arrivo di Alessandro Giuli, ha poi ha ricoperto un ruolo analogo all’ASL di Latina. Nel curriculum di Petrella anche esperienze nella comunicazione di Deliveroo, Interporto Sud Europa e 24finance, Gruppo Garofalo e del Comune di Acerra.

Dall’ingresso nella Nato alle elezioni in Ucraina, cosa ha detto Zelensky

Il piano elaborato dagli Stati Uniti per la fine del conflitto tra Russia e Ucraina non impone a Kyiv una «rinuncia formale all’ingresso nella Nato». A chiarirlo è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante un incontro con la stampa nella capitale ucraina. «Spetta alla Nato decidere se accogliere o meno l’Ucraina tra i suoi membri. La nostra scelta è stata fatta. Abbiamo rinunciato a modificare la Costituzione per includere una clausola che stabilisca che il Paese non aderirà alla Nato», ha dichiarato il capo dello Stato, ricordando che una precedente bozza statunitense prevedeva un impegno giuridico in tal senso, in linea con le richieste avanzate dalla Russia.

Zelensky: «Disaccordo con gli Usa su Zaporizhzhia»

Zelensky ha poi sottolineato che restano forti divergenze con Washington su alcuni nodi centrali del piano, in particolare sui territori e sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia: «Non abbiamo raggiunto un consenso con la parte americana riguardo al territorio della regione di Donetsk e alla centrale nucleare di Zaporizhzhia», ha affermato, precisando che Kyiv è disponibile a un confronto diretto: «Siamo pronti per un incontro con gli Stati Uniti a livello di leader per affrontare questioni delicate». Secondo il progetto americano, l’impianto di Zaporizhzhia dovrebbe essere amministrato congiuntamente da Ucraina, Stati Uniti e Russia, un’ipotesi che Zelensky ha giudicato problematica: «Questo ci sembra molto inappropriato e non del tutto realistico».

Zelensky: «Elezioni dopo la firma di un accordo di pace»

Nel quadro dell’ultima versione del piano Usa-Ucraina, Zelensky ha anche spiegato che è prevista l’organizzazione delle elezioni presidenziali subito dopo la firma di un accordo che metta fine all’invasione russa. Un passaggio del documento, già trasmesso a Mosca, stabilisce infatti: «L’Ucraina deve tenere le elezioni il prima possibile dopo la firma dell’accordo». Il presidente ha aggiunto che la proposta americana contempla inoltre il congelamento delle operazioni militari lungo le attuali linee del fronte e l’apertura di un dialogo sulle zone demilitarizzate. «La linea di dispiegamento delle truppe alla data dell’accordo è la linea di contatto de facto riconosciuta», ha spiegato, annunciando la creazione di un tavolo tecnico: «Un gruppo di lavoro si riunirà per determinare il ridispiegamento delle forze necessario per porre fine al conflitto, nonché per definire i parametri di possibili future zone economiche speciali».

Eurovision, Marvin Dietmann è il nuovo direttore artistico

L’Eurovision ha un nuovo direttore artistico. L’emittente austriaca Orf ha nominato Marvin Dietmann, noto registra e coreografo, Head of Contest per l’edizione 2026, in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio. Prende il posto di Christer Björkman, ex capo del Melodifestivalen svedese, che ha ricoperto l’incarico negli ultimi tre anni. Tra i suoi compiti, ci sarà il coordinamento delle delegazioni dei vari Paesi partecipanti, di cui dovrà tradurre in performance sul palco le idee artistiche, e la definizione dell’ordine di uscita per le semifinali e la finale. La sua nomina arriva in un momento di profonda riorganizzazione strutturale della manifestazione canora, che ha recentemente deciso di scorporare le funzioni manageriali e artistiche prima nelle mani di un solo Executive Supervisor. Accanto a Dietmann, infatti, Martin Green si dovrà occupare del comparto gestionale e operativo.

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Marvin Dietmann, chi è il nuovo Head of Contest dell’Eurovision

Regista e coreografo austriaco, Marvin Dietmann ha diretto e prodotto programmi televisivi, film, video musicali e opere teatrali. Originario di Vienna, dove è nato nel novembre 1986, ha iniziato a ballare all’età di sei anni e a 13 ha iniziato gli studi di danza classica a livello professionale, partecipando a opere come Il lago dei Cigni e Lo schiaccianoci. A 16 anni è passato al teatro musicale, seguendo corsi di canto e recitazione, per poi apparire stabilmente in diversi musical. Vittima di un grave infortunio a soli 22 anni, ha deciso di cambiare rotta e intraprendere la carriera di direttore artistico. Lunga la sua esperienza anche con l’Eurovision. Nel 2014 era nel team che ha portato al successo Conchita Wurst, mentre quattro anni dopo ha portato sul podio Cesar Simpson, inserito tra l’altro tra i papabili conduttori dell’edizione 2026.

Eurovision, Marvin Dietmann è il nuovo direttore artistico
Marvin Dietmann (da Instagram).

Tra le sue numerose collaborazioni figurano artisti di Spagna, Croazia, Germania, Estonia, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca e ovviamente Austria, per cui ha diretto le performance tra il 2012 e il 2017. Nel 2022 ha invece curato la performance del britannico Sam Ryder, che con la sua Spaceman si piazzò terzo nell’edizione andata in scena a Torino. Nel 2024 è stato Creative Producer per la cerimonia di chiusura del campionato europeo di calcio in Germania. Dal punto di vista personale, è sposato con l’artista Kaleen, cantante oltre che ballerina e coreografa classe 1994 che ha rappresentato l’Austria proprio lo scorso anno con la canzone We Will Rave a Malmö, piazzandosi 24esima.

Arrestato a Napoli il camorrista Ciro Andolfi: era nella lista dei latitanti più pericolosi

È stato arrestato nel quartiere Barra di Napoli il latitante Ciro Andolfi: era ricercato dal 2022, in quanto destinatario di un ordine di carcerazione per una una pena residua di 8 anni, 3 mesi e 10 giorni di reclusione, per i reati di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso e corruzione.

Andolfi era in un nascondiglio in muratura

Andolfi figurava nell’elenco dei primi 100 latitanti più pericolosi, stilato dal ministero dell’Interno: ritenuto parte del clan di camorra ‘Andolfi Cuccaro’, operante nell’area orientale di Napoli, è stato rintracciato all’interno di un nascondiglio in muratura ricavato all’interno di un appartamento sottoposto a perquisizione.

Meta, Antitrust: «Apra WhatsApp ai chatbot concorrenti»

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha disposto una misura cautelare nei confronti di Meta al termine di un’istruttoria avviata nel luglio 2025 per un presunto abuso di posizione dominante. Al centro dell’indagine c’è l’integrazione di Meta AI all’interno di WhatsApp, collocata in modo privilegiato rispetto alle soluzioni offerte da operatori concorrenti. Il procedimento è stato poi esteso il 25 novembre, quando l’Antitrust ha avviato anche un sub-procedimento cautelare legato alle nuove condizioni contrattuali dei WhatsApp Business Solution Terms, introdotte il 15 ottobre e destinate a diventare pienamente operative entro il 15 gennaio 2026. Secondo l’Autorità, tali clausole impediscono di fatto alle imprese che competono con Meta AI nel settore dei chatbot di intelligenza artificiale di accedere alla piattaforma WhatsApp.

Meta, Antitrust: «Apra WhatsApp ai chatbot concorrenti»
Il logo di WhatsApp su uno smartphone (Ansa).

Nella comunicazione ufficiale, l’Antitrust spiega che, dopo l’esame delle memorie difensive e l’audizione delle parti, «ha ritenuto che sussistano i requisiti necessari per l’adozione della misura cautelare in relazione agli effetti della condotta sul territorio italiano». L’Autorità osserva che il comportamento di Meta appare potenzialmente abusivo perché idoneo a comprimere lo sviluppo e l’innovazione nel mercato dei servizi di chatbot AI, con possibili ricadute negative sui consumatori, oltre a determinare «un danno grave e irreparabile» alle dinamiche concorrenziali durante lo svolgimento dell’istruttoria.

Meta: «Decisione senza fondamento, faremo ricorso»

Meta ha replicato così: «La decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è infondata. L’emergere di chatbot di intelligenza artificiale sulle nostre Business API ha messo sotto pressione i nostri sistemi, che non erano stati progettati per supportare questo tipo di utilizzo. L’Autorità italiana parte dal presupposto che WhatsApp sia, in qualche modo, un app store di fatto. I canali di accesso al mercato per le aziende di IA sono gli app store, i loro siti web e le partnership di settore, non la piattaforma WhatsApp Business. Faremo ricorso».

BP vende la quota di maggioranza di Castrol per 6 miliardi di dollari

BP ha annunciato la vendita del 65 per cento di Castrol alla società di investimenti Stonepeak con sede a New York. L’operazione da circa 6 miliardi di dollari fa parte di un accordo che valuta l’unità di lubrificanti della grande azienda petrolifera 10,1 miliardi. Mantenendo il 35 per cento, la big oil – che di recente ha nominato Meg O’Neill nuova amministratrice delegata – conserverà l’esposizione al piano di crescita nei prossimi anni. Potrebbe cedere la partecipazione dopo un periodo di lock-in di ulteriori 24 mesi. La vendita di Castrol rientra in una strategia attraverso la quale BP vuole ridurre il proprio debito e tagliare i costi: come anticipa Reuters, il colosso britannico intende disfarsi di 20 miliardi di asset entro il 2027.

BP vende la maggioranza di Castrol: «Ottimo risultato per gli stakeholder»

La transazione dovrebbe ultimarsi entro la prima metà del 2026, previa approvazione delle autorità competenti. «L’annuncio di oggi rappresenta un ottimo risultato per tutti gli stakeholder: abbiamo concluso un’approfondita revisione strategica di Castrol, che ha generato un notevole interesse e ha portato alla vendita di una quota di maggioranza a Stonepeak», ha dichiarato Carol Howle, Ceo ad interim di BP in attesa che subentri O’Neill. «Con questo, abbiamo completato o annunciato oltre la metà del nostro programma di disinvestimento da 20 miliardi di dollari, i cui proventi rafforzeranno significativamente il bilancio di BP. La vendita segna un traguardo importante nell’attuazione continua della nostra strategia di rilancio».

Stonepeak: «Entusiasti di lavorare al fianco dei dipendenti Castrol»

Entusiasta anche Anthony Borreca, Senior Managing Director e Co-Head of Energy di Stonepeak. «I lubrificanti sono un prodotto essenziale per il funzionamento sicuro ed efficiente di ogni veicolo, macchina e processo industriale al mondo», ha dichiarato in una nota. «I 126 anni di esperienza di Castrol hanno creato una posizione di leadership sul mercato, un marchio iconico e un portafoglio di prodotti differenziati che offrono un valore significativo ai clienti. Siamo entusiasti di lavorare a fianco dei talentuosi dipendenti di Castrol, con la costante guida di BP in qualità di azionista di minoranza, per supportare la continua crescita dell’azienda».

Pensioni, calendario dei pagamenti 2026: ecco i giorni di accredito di poste e banche

L’Inps ha reso ufficiale il calendario dei pagamenti delle pensioni per l’anno 2026 nella circolare numero 153 dello scorso 19 dicembre. Pensioni, assegni, indennità di accompagnamento a favore degli invalidi civili e rendite vitalizie dell’Inail sono pagati il primo giorno bancabile del mese o il successivo nel caso in cui il primo dovesse capitare di giornata festiva o non bancabile. Si parte subito con l’eccezione del mese di gennaio 2026, il cui pagamento delle pensioni viene eseguito il secondo giorno bancabile. Inoltre, in caso di mancata coincidenza, il pagamento effettuato mediante Poste Italiane precede quello delle banche. Ecco, quindi, qual è il calendario e quando viene pagata la pensione a partire dal trattamento di gennaio 2026.

Pensioni calendario dei pagamenti 2026: quando arriva la pensione a gennaio?

Pensioni, calendario dei pagamenti 2026: ecco i giorni di accredito di poste e banche
Anziani, pensionati (Imagoeconomica).

L’Inps ha comunicato le giornate di pagamento delle pensioni per l’anno 2026. Si inizia con il trattamento di gennaio nel quale il versamento avverrà il giorno 3 presso Poste Italiane, considerando le festività, mentre il giorno di disponibilità di valuta delle banche è il 5 gennaio. A febbraio e a marzo 2026, poste e banche pagheranno le pensioni il giorno 2, capitando l’1 di domenica, mentre ad aprile, giugno, luglio, settembre, ottobre e dicembre l’accredito avverrà sempre il primo giorno del mese. Fanno eccezione, i pagamenti di maggio (il giorno 2 per Poste Italiane e 4 per le banche), agosto, rispettivamente l’1 e il 3, mentre a novembre sia per le poste che per le banche la data di pagamento è il giorno 2, essendo l’1 festivo.

Pagamenti pensioni, qual è l’importo delle minime nel 2026?

Si ricorda, infine, che da gennaio 2026 scatteranno gli aumenti delle pensioni. Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha ufficializzato la percentuale provvisoria di inflazione riferita all’anno 2025, aliquota in base alla quale si effettuano i calcoli per la rivalutazione degli assegni. Pertanto, chi prende la pensione minima, di importo pari a 603,40 euro nel 2025, avrà un aumento dell’1,4 per cento. Il nuovo importo da gennaio è, dunque, di 611,85 euro al mese, pari a 7.954,05 euro all’anno. Tuttavia, nella stessa circolare, l’Inps chiarisce che a favore delle pensioni più basse sarà calcolata la maggiorazione già prevista dalla legge di Bilancio 2025 e pari, per il 2026, all’1,3 per cento (7,95 euro in più al mese). Quindi i pensionati con la minima, da gennaio, percepiranno 619,80 euro.

Rivalutazione trattamenti di pensioni nel 2026: ecco di quanto

Pensioni, calendario dei pagamenti 2026: ecco i giorni di accredito di poste e banche
Sede dell’Inps (Imagoeconomica).

Le pensioni più alte e fino a quattro volte il trattamento minimo, cioè fino a 2.413,60 euro ai valori del 2025, riceveranno l’aumento del 100 per cento del tasso di inflazione, quindi dell’1,4 per cento. Gli assegni più alti e fino a cinque volte il minimo (3.017,00 euro) saranno rivalutati dell’1,26 per cento (pari al 90 per cento dell’1,4 per cento), mentre quelle oltre questa soglia avranno un aumento dell’1,05 per cento, corrispondente al 75 per cento dell’1,40 per cento.

Stefano Pellegrino presidente del nuovo cda di Health Italia

A seguito delle dimissioni dell’intero board precedente, l’assemblea degli azionisti di Health Italia – tra i principali attori nel mercato della sanità integrativa e delle soluzioni per il welfare e il benessere di famiglie e dipendenti aziendali – ha proceduto alla nomina dei nuovi consiglieri d’amministrazione, scelti tra i candidati presentati dalla società Lonvita. Eletto presidente del cda Stefano Pellegrino, ex Mediobanca. Il rinnovato consiglio d’amministrazione, che resterà in carica per tre esercizi (2025-2027) e sarà composto in tutto da sette membri, di cui due indipendenti. Oltre a Pellegrino sono stati eletti Giovanni Giuliani, Mario Fera, Roberto Ippolito, Giorgio Ortolani, Matteo Almini (indipendente) e Daniele Sotgiu (indipendente).

Queen, svelata un’inedita canzone di Natale con Freddie Mercury

Brian May ha fatto un regalo a tutti i fan. Durante un programma radiofonico di Planet Rock, l’iconico e storico chitarrista dei Queen ha infatti presentato un’inedita canzone di Natale della band, incisa nel lontano 1974. Si intitola Not For Sale (Polar Bear) e venne registrata durante le sessioni di Queen II, secondo album del gruppo, salvo essere esclusa dalla tracklist finale. Alla voce, dunque, c’è ancora Freddie Mercury. «Forse la gente ha sentito una versione degli Smile (prima band di May, ndr.)», ha spiegato il musicista. «Per quello che so, tuttavia, nessuno ha mai sentito questa». La traccia non è ancora stata pubblicata ufficialmente sulle piattaforme streaming, ma è già possibile ascoltarla su YouTube assieme a uno stralcio dell’ospitata di Brian May su Planet Rock.

Non solo Not For Sale (Polar Bear): in arrivo una riedizione di Queen II

Pur essendo a tema natalizio, la canzone non ne presenta la tipica atmosfera come, per esempio, Thank God It’s Christmas che i Queen avrebbero scritto e registrato 10 anni dopo. Struggente ballata acustica, è caratterizzata da una malinconica voce del compianto Freddie Mercury che le conferisce un senso di nostalgia del Natale, familiare in diverse pubblicazioni per le festività. Pur interpretato dai Queen, il brano era stato scritto da May già alla fine degli Anni 60 per gli Smile, prima band che assieme al batterista Roger Taylor, poi suo compagno nei Queen, aveva messo su con il cantante Tim Staffel poi rimpiazzato da Freddie. «Sono affascinato dall’idea di sapere cosa ne pensa la gente», ha precisato il chitarrista. Not For Sale (Polar Bear) non è solo il titolo di un nuovo brano, ma darà anche il nome a una riedizione di Queen II attesa per la prima metà del 2026.