La Fifa apre al ritorno nel calcio della Russia

Dopo quattro anni dall’esclusione, la Russia potrebbe tornare ufficialmente a disputare una competizione Fifa. Lo riporta il quotidiano The Athletic, secondo cui la federazione mondiale di calcio non avrebbe posto alcun veto alla partecipazione della nazionale russa né alla Bielorussia al prossimo torneo Under 15, in arrivo nel 2026. I due Paesi non risultano sospesi dalla Fifa e dall’Uefa, ma le loro società sì. Sarebbe la prima competizione dall’inizio della guerra in Ucraina, quindi, per una formazione con bandiera russa. La competizione maschile si terrà nel 2026 mentre quella femminile nel 2027. E saranno tornei aperti «a tutte le associazioni membri». Tra l’altro, anche il presidente Gianni Infantino nei mesi scorsi ha parlato degli atleti russi. In un post su Instagram ha dichiarato di «sostenere» la loro partecipazione, «in particolare dei giovani atleti» ai vari eventi sportivi.

La Bce lascia i tassi invariati

Come da attese, la Banca Centrale Europea ha deciso di lasciare invariati i tassi. Resta al 2 per cento quello sui depositi, mentre quello sui rifinanziamenti principali rimane al 2,15 per cento. Fermo al 2,4 per cento il tasso sui prestiti marginali. Per la quarta volta consecutiva da giugno Francoforte decide di non apportare modifiche, dopo aver ridotto i tassi di due punti percentuali con otto tagli in un anno. Contemporaneamente la Bce ha rivisto al rialzo la stima della crescita economica nel 2025, che dovrebbe essere più sostenuta di quanto previsto: +1,4 per cento. Previsto un +1,2 nel 2026 e un +1,4 nel 2027, livello sul quale dovrebbe mantenersi nel 2028. Secondo i dati della Bce, poi, nel 2025 l’inflazione complessiva nei paesi dell’Eurozona è stata in media del 2,1 per cento: vicino l’obiettivo del 2 per cento.

La Bce lascia i tassi invariati
Christine Lagarde, presidente della Bce (Imagoeconomica).

Askatasuna, la storia del centro sociale di Torino e il significato del termine

Giovedì mattina la polizia ha sgomberato il centro sociale Askatasuna, al termine di perquisizioni legate alle indagini su recenti disordini, tra cui l’assalto alla sede de La Stampa e i vandalismi alle Officine Grandi Riparazioni. Sei persone sono state trovate a dormire al terzo piano, in violazione dell’accordo siglato nel 2024 con il Comune, che prevedeva l’uso limitato al piano terra. Il sindaco Stefano Lo Russo ha dichiarato «cessato» il patto. Dopo l’intervento, le porte sono state murate, tre scuole della zona sono state chiuse per 48 ore e un tratto di corso Regina Margherita è stato interdetto al traffico.

La storia dell’Askatasuna

Askatasuna, la storia del centro sociale di Torino e il significato del termine
Askatasuna (Ansa).

L’Askatasuna – che significa “libertà in basco – occupava dal 15 ottobre 1996 una palazzina comunale di fine Ottocento in corso Regina Margherita 47, nel quartiere Vanchiglia. L’edificio era stato costruito nel 1880 per ospitare istituti di beneficenza riuniti nell’Opera Pia Reynero, poi abbandonato dal 1981. I primi due piani erano dedicati alle attività pubbliche: concerti, assemblee politiche, cene sociali, seminari, laboratori artistici, una camera oscura, una sala di registrazione, una biblioteca e uno sportello per persone in difficoltà abitativa. Il collettivo ha cercato un rapporto con il quartiere, lavorando su diritto alla casa, lavoro e infanzia.

Askatasuna, la storia del centro sociale di Torino e il significato del termine
Alcuni attivisti tentano di opporsi allo sgombero (Ansa).

Nel tempo l’Askatasuna è diventato uno dei principali poli dell’area autonoma: manifestazioni contro Forza Nuova, cortei filo-palestinesi, iniziative contro Cot e sfratti, partecipazione al Primo Maggio torinese e alle mobilitazioni No Tav. Perquisizioni e procedimenti giudiziari hanno segnato la sua storia, così come momenti di esposizione internazionale, incontri con militanti stranieri e la partecipazione di attivisti a esperienze in Siria accanto ai curdi. A gennaio 2024 il Comune aveva riconosciuto lo stabile come «bene comune» e avviato una cogestione, prevedendo la liberazione dei piani inagibili. Il 18 dicembre 2025 il sindaco Lo Russo ha dichiarato chiuso quel percorso: lo sgombero ha posto fine a quasi 30 di occupazione.

Nasa, ufficiale la nomina di Jared Isaacman

Il Senato degli Stati Uniti ha confermato la nomina di Jared Isaacman come nuovo amministratore della Nasa. Noto imprenditore, era stato scelto da Donald Trump nelle scorse settimane e la sua nomina ha ricevuto 67 voti favorevoli. Si tratta del quindicesimo amministratore dalla fondazione dell’Agenzia Spaziale Americana nel 1958. Succede a Sean Duffy, capo del Dipartimento dei Trasporti USA, che per cinque mesi è stato amministratore ad interim. Imprenditore, pilota, astronauta e filantropo, il 41enne Isaacman ha patrimonio netto stimato di 1,9 miliardi di dollari: è il fondatore di Draken International, società con sede in Florida che addestra piloti per le forze armate statunitensi e che società gestisce una delle flotte più grandi al mondo di jet da combattimento privati. Ed è anche amministratore delegato di Shift4, società di elaborazione dei pagamenti con sede in Pennsylvania, da lui stesso fondata quando aveva appena 16 anni.

Visita a sorpresa di Leone XIV in Senato

Papa Leone XIV è arrivato a sorpresa a Palazzo Madama, dove ha in programma una serie di incontri, a partire da quello con Ignazio la Russa, presidente del Senato. Il pontefice visiterà inoltre la mostra sulla Bibbia di Borso d’Este, esposta nella Sala Capitolare di Palazzo della Minerva (che dal 2003 ospita la biblioteca del Senato). Il manoscritto, realizzato tra il 1455 e il 1461 dal calligrafo Pietro Paolo Marone e dai miniatori Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, è considerato uno dei capolavori dell’arte rinascimentale italiana. In esposizione dal 14 novembre 2025 al 16 gennaio 2026 a Palazzo della Minerva, solitamente è conservata nella Biblioteca Estense Universitaria di Modena.

Caso Visibilia, secondo la Gdf Santanchè sapeva dello «squilibrio finanziario»

Visibilia Editore presentava una «situazione economica compromessa già diversi anni prima dell’apertura dell’indagine giudiziaria». Nel corso del processo in corso a Milano per il presunto falso in bilancio del gruppo editoriale, è emerso che la società era «in forte squilibrio finanziario già dal 2016» e che «non è chiaro, però, perché il valore della voce avviamento non fosse stato rettificato già quell’anno». A riferirlo è stato un investigatore della guardia di finanza, primo testimone dell’accusa, secondo il quale «il board che gestiva la società era a conoscenza delle criticità» e, nonostante ciò, non ci furono «risposte», sebbene i soci di minoranza avessero già «sollevato» il problema. In quel periodo, ha ricordato il teste, «all’epoca dei fatti il presidente del Cda era Daniela Santanchè».

Caso Visibilia, secondo la Gdf Santanchè sapeva dello «squilibrio finanziario»
Sede Visibilia, cassetta delle lettere (Imagoeconomica).

In aula ha deposto il maggiore Salvatore Della Corte, che ha condotto le indagini quando era in servizio al Nucleo di polizia economico-finanziaria. Rispondendo alle domande dei pubblici ministeri, l’ufficiale ha illustrato l’analisi dei bilanci della società a partire dal 2014, approfondendo in particolare le voci relative all’avviamento e alle imposte anticipate, dopo l’esposto presentato dai soci di minoranza nel 2022. Secondo la ricostruzione, Visibilia aveva iscritto a bilancio un avviamento pari a 4,3 milioni di euro, ma questo valore avrebbe dovuto essere «svalutato sin dal 2016, perché la perdita di esercizio dava un dato nettamente differente». Gli indicatori economici risultavano «fortemente negativi» e il nodo dell’avviamento, ha spiegato il testimone, venne rinviato fino al bilancio 2021, quando intervenne «la società Deloitte», che indicò la necessità di una svalutazione di 2,7 milioni.

Louise Windsor, chi è la nipote di Re Carlo figlia di Edoardo e Sofia

Vedere una studentessa seduta a gambe incrociate sul pavimento di una carrozza ferroviaria molto affollata non è certo una rarità. Sorprende però quando si scopre che quella ragazza bionda, vestita in jeans e intenta a lavorare sul suo laptop, è la «nipote prediletta» della regina Elisabetta II. Stiamo parlando di Lady Louise Windsor, figlia del principe Edoardo – fratello di Carlo III – e della principessa Sofia di Edimburgo, 17esima nella linea di successione al trono del Regno Unito, immortalata in uno scatto pubblicato dal Daily Mail e divenuto rapidamente virale sui social. Un’immagine che conferma ancora una volta il suo carattere semplice e capace di rompere con la tradizione reale che, secondo alcuni esperti della Royal Family, potrebbe renderla uno dei volti più importanti della Corona.

Chi è Lady Louise Windsor, nipote di Re Carlo III

Louise Windsor, chi è la nipote di Re Carlo figlia di Edoardo e Sofia
Lady Louise Windsor è appassionata di carrozze (Ansa).

Lady Louise Windsor è nata l’8 novembre 2003, ma il parto della madre Sofia non è stato semplice. È venuta alla luce con un mese di anticipo tramite un cesareo d’urgenza presso l’Ospedale Frimley Park nel Surrey senza che il padre, impegnato in una visita ufficiale all’estero, fosse presente. Proprio per via della nascita complicata, ha accusato sin da piccola dei problemi di esotropia, una condizione della vista che fa sì che gli occhi si rivolgano verso l’interno, corretta solamente nel 2013 tramite un intervento chirurgico. Tenuta per lo più lontana dai riflettori, ha fatto la sua prima grande apparizione pubblica nel 2011, quando a soli sette anni fu damigella d’onore alle nozze reali di William e Kate. In tanti la notarono subito, mettendo in risalto soprattutto la sua somiglianza con la regina Elisabetta II da giovane, di cui fu spesso delineata come «nipote prediletta».

Se a livello fisico è stata spesso associata a Elisabetta II, a livello caratteriale è sempre stata vicina al principe Filippo. Fu grazie a lui che scoprì la sua passione per l’equitazione e successivamente per le carrozze, tanto da essere oggi una guidatrice professionista impegnata in diverse competizioni. «Mio suocero l’ha incoraggiata a lungo», ha raccontato la principessa Sofia al Daily Mail. «Chiacchieravano spesso e lui è sempre stato presente alle sue gare a Great Park». Dal punto di vista formativo, ha studiato dapprima alla St. George’s School del castello di Windsor ed è poi passata, a partire dai nove anni, alla St. Mary’s School di Ascot. Attualmente frequenta il quarto e ultimo anno di Letteratura inglese presso la St. Andrews University, la stessa di William e Kate. Una volta laureata si presume che possa assumere anche alcune responsabilità reali.

Il lavoro in un vivaio per poche sterline all’ora

Louise Windsor, chi è la nipote di Re Carlo figlia di Edoardo e Sofia
Lady Louise Windsor con la famiglia (Ansa).

Appassionata di bicicletta, tanto da aver trascorso diverse giornate in sella durante il lockdown, Lady Louise Windsor ha seguito le orme di sua nonna Elisabetta II entrando nella St Andrew’s University Officers’ Training Corps, unità di riserva dell’esercito britannico per studenti universitari che offre esperienza e formazione alla leadership senza impegnare i cadetti nel servizio sul campo. Tuttavia, prima di iniziare gli studi era finita sulle prime pagine dei tabloid di Londra per aver deciso di lavorare in un vivaio. La paga? Appena sette sterline l’ora, circa 10 euro, corrispondente al salario minimo nel Regno Unito. Tra i suoi compiti vi erano l’accoglienza dei clienti, la gestione della cassa e ovviamente la cura delle piante tra potatura e piantumazione. «Era modesta e dolce, educata e attenta», dissero di lei alcuni clienti al Sun. «Non avresti mai pensato che la nipote della regina accettasse di stare dietro alla cassa».

Il fidanzato è Felix da Silva-Clamp? Cosa sappiamo sul ragazzo

Dal punto di vista sentimentale, Lady Louise Windsor è sempre stata riservata. Eppure, alcuni tabloid britannici hanno iniziato a sospettare che possa avere una relazione con Felix da Silva-Clamp, giovane accanto al quale è apparsa in più di un’occasione. Nato a Londra nel 2004, un anno dopo la ragazza, è figlio di un avvocato inglese e una dottoressa australiana, tanto da aver trascorso gran parte della sua vita a Melbourne, dove ha frequentato le scuole superiori. Dopo il diploma, si è trasferito in Scozia per frequentare la St. Andrews University e studiare Inglese e Relazioni internazionali: proprio tra i corridoi dell’ateneo ha conosciuto Lady Louise, con cui sembra aver stretto un legame intenso. Secondo il Daily Mail, lavora nella gelateria dell’istituto mentre prosegue con gli studi

Previsioni neve Natale: dove e in quali giorni

Le indicazioni meteo per il 25 dicembre mostrano l’arrivo in Italia di una perturbazione nord-atlantica, accompagnata da aria più fredda e precipitazioni su gran parte del Paese. Il giorno di Natale si prospetta molto bagnato sul Nord-Ovest, sul Centro-Sud tirrenico e sulle Isole Maggiori. Le precipitazioni potrebbero essere continue su molte aree costiere, con condizioni perturbate anche nell’entroterra. Sulle Alpi è prevista neve abbondante già dai 700-800 metri: uno scenario favorevole alle località sciistiche, che potrebbero beneficiare di accumuli consistenti.

Santo Stefano ancora instabile

Previsioni neve Natale: dove e in quali giorni
Un uomo fa jogging per strada con la neve (Ansa).

Il 26 dicembre non segnerebbe una tregua. La bassa pressione sul Mediterraneo rimarrebbe attiva, mantenendo venti umidi e instabilità diffusa. Le piogge resterebbero probabili su gran parte della Penisola, con ulteriori nevicate sulle Alpi.

Fine dicembre: possibile svolta gelida

Le proiezioni a più lungo termine indicano un possibile cambio di circolazione per la chiusura del 2025: un’irruzione di aria artica dalla Russia verso l’Europa centro-occidentale potrebbe indebolire le correnti miti atlantiche e far scendere masse d’aria molto fredde fino all’Italia. Le temperature calerebbero soprattutto al Nord e lungo l’Adriatico, con il rischio di un ritorno a condizioni pienamente invernali.

Delta Air Lines, il presidente Glen Hauenstein lascia l’incarico

Glen Hauenstein lascerà l’incarico di presidente di Delta Air Lines il 28 febbraio 2026. Il numero uno della compagnia aerea ha annunciato il proprio ritiro. Resterà in azienda come consulente strategico fino alla fine del prossimo anno per garantire la continuità della visione aziendale, per poi lasciare del tutto. Hauenstein è in Delta Air Lines dal 2005. Nel 2016 è stato nominato presidente e ha dato un contributo importante nella crescita della compagnia negli ultimi 10 anni. L’amministratore delegato Ed Bastian, nel salutarlo, ha affermato: «La visione e la mentalità strategica di Glen sono state essenziali per trasformare Delta nella principale compagnia aerea globale che siamo oggi». La compagnia aerea ha contestualmente nominato l’attuale vicepresidente senior della pianificazione delle reti, Joe Esposito, nuovo Executive Vice President e Chief Commercial Officer.

Perché lo chef Locatelli ha così voglia di tornare in Italia?

Dopo decenni passati tra Londra, Bahamas e Cipro, il (Master)chef stellato Giorgio Locatelli ha confessato ancora la sua intenzione di rientrare a casa, in Italia. «È lì che voglio tornare, mia moglie adora il calore della gente e la vita meno frenetica. Voglio aprire un progetto tutto mio», magari al Sud, ha detto al Sole 24 Ore.

Perché lo chef Locatelli ha così voglia di tornare in Italia?
Giorgio Locatelli (dal sito di Locatelli National Gallery).

Secondo i maligni, però, i veri i motivi del ritorno sarebbero un po’ meno nobili: gli affari di Locatelli sembrano non brillare più. Per anni, Locanda Locatelli – chiusa a fine 2024 – è stato il migliore ristorante italiano nella capitale britannica. Vi si attovagliavano celebrità e vip: dall’allora Principe Carlo, cliente abituale, al cantante dei Coldplay Chris Martin, fino a Madonna. Negli ultimi anni, però, la fama del ristorante si era appannata. Almeno per gli esigentissimi palati italici che in qualche occasione – come la cena organizzata da Trenitalia per la stampa per il lancio di Avanti West Coast nel 2019 – ebbero da ridire sulla proposta culinaria dello chef. Ma si sa, noi italiani siamo difficili in materia di cibo. Fatto sta che lo scorso Capodanno, la Locanda chiuse i battenti per gli insostenibili costi di gestione. Il contratto di locazione, come raccontò Locatelli, era in scadenza e non venne trovato un accordo per il rinnovo. «La richiesta di affitto era troppo alta. E non ho cercato altrove perché le locazioni sono troppo care in centro città», ricordò in un’intervista al Corriere dello scorso marzo. A proposito, l’asta dei vini del ristorante – 400 bottiglie – ha fruttato recentemente intorno alle 500 mila sterline. Locatelli, che è pure accademico della Royal Academy of Culinary Art e segue una scuola a Camden Town, non si è dato per vinto, e ha aperto un ristorante definito easy chic all’interno della National Gallery dove propone una cucina popolare, a prezzi accessibili, e alla cui inaugurazione hanno partecipato sia l’affezionato Carlo sia la regina Camilla.

Diciamolo, un museo non è esattamente il luogo più adatto a uno chef stellato. Con l’inizio della nuova stagione di MasterChef, Locatelli ha rilanciato così l’idea di tornare alle sue radici. «Tutto quello che ho imparato nel mondo, dalla disciplina londinese al caos delle Bahamas, dalla multiculturalità di Cipro alla storia della National Gallery, vorrei riportarlo lì», in Italia, ha raccontato sempre al Sole. «Non per tornare indietro, ma per tornare avanti. Perché la cucina italiana vive quando rinasce».

Perché lo chef Locatelli ha così voglia di tornare in Italia?
Giorgio Locatelli, Antonino Cannavacciuolo e Bruno Barbieri al photocall di MasterChef (ANsa).

Vedremo se il progetto prenderà corpo. Nel frattempo, dimenticandosi un istante delle radici, Locatelli ha prestato volto e nome ai cugini francesi per lo spot del Brie Président, brand di punta del gruppo Lactalis. Come on, o meglio Allez, vas-y.


Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto

Una mattinata indimenticabile, quella passata negli inferi romani per festeggiare la nascita di due stazioni della metropolitana. In compagnia del patron di Webuild Pietro Salini e dei ministri Matteo Salvini (Trasporti) e Alessandro Giuli (Cultura), più ovviamente il primo cittadino della Capitale. Certo, quando poi risali al “mondo di sopra” grazie al cosiddetto “oculus” guardi la maestosità del Colosseo e tutto acquisisce un senso, anche se ti stai ancora girando intorno per difenderti dai borseggiatori.

Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
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Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto
Il vernissage surreale della metro romana tra guasti, politici influencer e fotografi nel recinto

Roberto Gualtieri la spara grossa e dice che «verranno 200 milioni di turisti per vedere le nuove stazioni della metro». Vedremo. Fatto sta che il “vernissage” ha regalato momenti di rara ilarità: si comincia con la classica ressa dei fotografi, chiusi in un recinto, manco fossero belve feroci da portare nel vicino Colosseo. Immancabile il sindaco influencer, che con i suoi video sui social sbanca e spacca. E qualcuno sotto l’ultimo post commenta: «C’avemo fatta», qualcun altro invece chiede un «murales sul capitano» (Totti, non Salvini) per abbellire archeologicamente ancora di più l’ambiente. Intanto i giornalisti girano liberamente in tutti gli spazi possibili, intenti a fotografare qualsiasi cosa con il cellulare.

Chi si lamenta di più è il re dei fotografi della Capitale, l’88enne Umberto Pizzi. E così Luigi Coldagelli, braccio destro di Gualtieri, lo estrae dalla massa conducendolo fuori dalla “gabbia”. Inevitabili le proteste di quelli che restano confinati. C’è poi chi si accorge che sotto sotto, al livello dei treni della metropolitana, i telefonini non funzionano, alla faccia della campagna che spopola per il wi-fi nell’underground.

I giornalisti volevano il ministro Salvini per torchiarlo sulle grandi opere

Quindi arriva il turno delle interviste, giustamente suddivise per “competenze” (si fa per dire), con divertenti siparietti causati dalla somiglianza dei cognomi Salini e Salvini: i giornalisti volevano il ministro per torchiarlo sulle grandi opere, a cominciare dal Ponte sullo Stretto di Messina, e l’ufficio stampa di Webuild portava il costruttore. La povera addetta con la faccia allibita e gli occhioni sgranati, davanti alle proteste, aveva l’espressione di chi chiede «ma come, non volevate lui?».

Non potevano mancare i guasti alle scale mobili e agli ascensori

Il tempo passa, e pure le tecnologie si stancano a Roma, dopo aver lavorato un po’. Il primo segnale? I guasti alle scale mobili e agli ascensori. «Capirai, dopo aver portato ministri e vari vip, si sono stufate», dice un addetto alla stazione. Qualcuno ipotizza l’esistenza di un “ascensore blu”, come le auto blu del potere, anche se non sono più blu ma canna di fucile o “grigio Milano”. Comunque, per le riprese televisive funzionavano, e tutto sommato è questo che conta, no?

Alla fine si sono esibiti tre pesi massimi della politica, e ognuno di un partito diverso: Gualtieri del Partito democratico, Salvini della Lega e Giuli di Fratelli d’Italia. Ce n’è per tutti, e quando bisogna tagliare nastri nessuno si tira indietro, figuriamoci. Mancavano solo i pentastellati alla festa romana. Il più democristiano di tutti? Il costruttore Salini.

I cantieri puntano alle prossime mete, destinazione piazzale Clodio…

A dire il vero le stazioni da inaugurare erano due, ma a qualcuno la cosa potrebbe essere sfuggita: Porta Metronia non doveva finire nel dimenticatoio, pur essendo certamente meno nota di quella Colosseo/Fori Imperiali. E poi c’è il futuro, che non è formato solo da archeostazioni. Già, perché i cantieri devono puntare verso le prossime mete, con destinazione piazzale Clodio. Sì, proprio dove c’è la città giudiziaria che attira ogni giorno decine di migliaia di persone tra innocenti e colpevoli, clienti e avvocati, magistrati e cancellieri. Il luogo dove fatalmente finiscono tanti appalti e gare della pubblica amministrazione…

Delitto di Garlasco, ultimo atto dell’incidente probatorio: Stasi a sorpresa in aula

Alberto Stasi si è presentato a sorpresa al tribunale di Pavia, dove si è tenuta l’ultima udienza dell’incidente probatorio nell’inchiesta su Andrea Sempio per il delitto di Garlasco. Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere come unico autore del delitto della fidanzata Chiara Poggi, è entrato accompagnato dai suoi legali, senza rispondere alle domande dei cronisti: non può rilasciare dichiarazioni in quanto in semilibertà. «Voleva esserci perché lo riguarda e il Tribunale della Sorveglianza lo ha concesso», ha spiegato uno dei suoi legali, Antonio De Rensis. All’ora di pranzo si è conclusa la discussione sulla parte della perizia che riguarda il dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi, firmata dalla genetista Denise Albani. Ora si andrà avanti con l’esame delle analisi dattiloscopiche. La Procura di Pavia sta indagando su Sempio (che oggi non era presente) per omicidio in concorso (con Stasi o ignoti). Francesco Compagna, avvocato dei Poggi, in una pausa dell’incidente probatorio, ha detto che «la famiglia di Chiara non ne può più di questa attenzione morbosa in cui ciascuno in qualche modo strumentalizza una vicenda processuale per sostenere le proprie tesi».

Tre militari russi hanno violato il confine dell’Estonia

Tre guardie di frontiera russe hanno varcato senza autorizzazione il confine dell’Estonia, entrando per alcuni minuti nel territorio di un Paese Ue e Nato. Lo riferisce Bild, citando il ministero degli Esteri di Tallin, che ha diffuso un video di sorveglianza dell’incidente avvenuto mercoledì mattina sul fiume Narva, vicino al villaggio di Vasknarva. Secondo la ricostruzione, gli agenti sarebbero arrivati con un mezzo anfibio su cuscino d’aria, avrebbero percorso a piedi un frangiflutti oltre la linea di controllo e, dopo circa 20 minuti, sarebbero tornati indietro verso il proprio veicolo rientrando in Russia. Mosca non ha inviato alcuna notifica preventiva, violando un accordo di frontiera in vigore da anni. La fonte open source Geolnsider ha confermato tempistiche e modalità, mentre sono da chiarire i motivi della violazione. Il ministro dell’Interno estone Igor Taro sostiene che non vi sia stata «alcuna minaccia diretta alla sicurezza», ma le forze di polizia sul confine sono comunque state rafforzate immediatamente. Tallinn ha inoltre convocato l’incaricato d’affari dell’ambasciata russa.

L’episodio avviene in una fase in cui, secondo i servizi di intelligence europei, Mosca starebbe valutando azioni ibride sui confini baltici. A giugno, il capo dell’intelligence tedesca Bruno Kahl aveva avvertito che il Cremlino potrebbe «mettere alla prova la tenuta dell’alleanza Nato» inviando poche decine di uomini in uniforme anonima – i cosiddetti “little green men“, soldati senza mostrine né simboli – lungo la frontiera estone. L’obiettivo, spiegava Kahl, non sarebbe un’avanzata di carri armati verso occidente, ma operazioni mirate a verificare se gli Stati Uniti e gli alleati risponderebbero davvero a un incidente di confine ai sensi dell’articolo 5 del Trattato Atlantico. Secondo l’intervista citata da Reuters, il capo del servizio segreto federale riteneva che Mosca potesse orchestrare provocazioni «al di sotto della soglia del conflitto aperto», invocando la protezione di presunte minoranze russofone, come accadde in Crimea nel 2014 quando le truppe senza insegne occuparono edifici e infrastrutture mentre il Cremlino negava qualsiasi coinvolgimento.

Bando Inps 2025 per 13.228 borse di studio di 2 mila euro: chi può fare domanda e come 

Nella giornata del 17 dicembre 2025, l’Inps ha pubblicato il bando di concorso per assegnare 13.228 borse di studio del valore di 2 mila euro ciascuna. Si tratta di un contributo economico a sostegno dei corsi di laurea universitari e di specializzazione post lauream universitari relativi all’anno accademico 2023-2024. La domanda si può trasmettere a partire dalle ore 12.00 del 29 gennaio 2026 e fino allo stesso orario del 2 marzo 2026. Ecco, quindi, chi può richiedere le borse di studio dell’Inps e come utilizzare il portale per trasmettere la domanda.

Bando Inps 2025 borse studio, chi può partecipare?

Bando Inps 2025 per 13.228 borse di studio di 2 mila euro: chi può fare domanda e come 
Studenti presso l’Università La Sapienza di Roma (Ansafoto).

Si aprirà a fine gennaio prossimo la finestra temporale per rispondere al bando di concorso per l’assegnazione di borse di studio a sostegno di corsi universitari di laurea e di specializzazione post laurea inerenti l’anno accademico 2023-2024. La richiesta può essere presentata a favore di figli e orfani degli iscritti:

  • alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, sia dipendenti che pensionati;
  • alla Gestione Assistenza Magistrale, sia dipendenti che pensionati;
  • al Fondo Ipost.

Come posso ottenere una borsa di studio di 2000 euro?

Gli interessati a presentare la domanda per le borse di studio Inps devono far riferimento all’anno accademico 2023-2024, periodo per il quale si richiede di essere stati iscritti a un corso di laurea o post laurea. Pertanto, il numero e le tipologie dei contributi che l’Inps distribuirà agli aventi diritto sono elencati come di seguito:

  • 9.900 borse di studio per i figli o gli orfani dei dipendenti e pensionati della Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (più 2.900 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione Assistenza Magistrale e 45 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione ex Ipost) del valore di 2 mila euro ciascuna per chi, nell’anno accademico 2023-2024, frequentava corsi di laurea triennale, magistrale o a ciclo unico in un Conservatorio o in Istituti Musicali parificati e Accademie di Belle Arti o corrispondenti a corsi universitari di studio all’estero legalmente riconosciuti in Italia;
  • 300 borse di studio per i figli o gli orfani dei dipendenti e pensionati della Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (più 80 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione Assistenza Magistrale e 3 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione ex Ipost) del valore di 2 mila euro ciascuna per chi, nell’anno accademico 2023-2024, frequentava dei corsi di specializzazione post laurea.

Quali sono i requisiti del bando Inps 2025 borse studio?

Per l’ammissione tra i beneficiari delle borse di studio dell’Inps, oltre ai requisiti sopra esposti, l’articolo 3 del bando – reperibile sul portale dell’istituto di previdenza – richiede, tra i vari criteri, l’età inferiore a 32 anni al momento della scadenza del bando e l’assenza di borse di studio già fruite per lo stesso anno accademico accreditate dall’Inps o da altre istituzioni pubbliche e private dell’importo di almeno il 50 per cento dell’agevolazione messa a concorso.

Quali sono i bonus Inps per gli studenti nel 2025?

Bando Inps 2025 per 13.228 borse di studio di 2 mila euro: chi può fare domanda e come 
Studenti universitari (Freepik).

Per l’invio della domanda è necessario essere in possesso dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) aggiornato, da richiedere preventivamente sul portale dell’Inps mediante domanda del Documento sostitutivo unico (Dsu). Con questo documento è possibile procedere con la domanda della borsa di studio da effettuare sempre sul portale dell’Inps, all’interno della sezione «Portale Prestazioni Welfare», entrando nel campo «Approfondisci» e seguendo il percorso «Accedi all’area tematica», «Vai a gestione domanda», «Utilizza il servizio» dove è presente la voce dedicata alle borse di studio universitarie e ai corsi di specializzazione.

Partita Iva, a chi serve per gli affitti brevi: ultime novità sul ddl Bilancio 2026

A chi serve la partita Iva per gli affitti brevi nel 2026? Sugli adempimenti fiscali di chi dà in locazione i propri immobili per un periodo fino a 30 giorni è stato presentato un emendamento al disegno di legge di Bilancio 2026 che, qualora venisse approvato, renderebbe più immediata la presunzione dello svolgimento di un’attività d’impresa. Di conseguenza, l’obbligo di possesso della partita Iva scatterebbe a partire dal terzo immobile dato in affitto e non più dal quinto come succede tuttora. La differenza non è di poco conto perché comporta adempimenti fiscali e amministrativi ai quali i proprietari degli immobili dovranno abituarsi. La prima scelta da fare è quella del regime fiscale, ovvero se adottare il sistema ordinario o quello forfettario. In quest’ultimo caso, si sfrutterebbero i vantaggi della flat tax del 15 per cento, con l’ulteriore agevolazione del 5 per cento di imposta sostitutiva per i primi anni di attività.

Ultime novità affitti brevi nel Ddl Bilancio 2026: quando scatta l’obbligo di partita Iva

Le ultime novità sulla Manovra 2026 potrebbero rivedere formule contrattuali, regimi fiscali e imposte legate agli affitti brevi. Rispetto a quanto avviene attualmente, nel 2026 potrebbe essere abbassata a tre la soglia degli immobili dati in locazione per far scattare la presunzione di attività d’impresa. Nel calcolo si considerano le sole locazioni fino a 30 giorni. Di conseguenza, gli affitti di durata superiore, come quelli con contratto 4 + 4, non rientrano nel computo dell’esercente attività d’impresa. Chi si ritrovi in questa situazione potrebbe destinare un immobile alla locazione lunga, escludendola di fatto dal nuovo regime in arrivo. Analogo ragionamento si può fare per l’affitto delle singole stanze: l’immobile conterebbe sempre come uno.

Ordinario o forfettario per gli affitti brevi con partita Iva 2026?

Partita Iva, a chi serve per gli affitti brevi: ultime novità sul ddl Bilancio 2026
Una veduta esterna della sede centrale dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, Roma (Imagoeconomica).

Qualche riflessione in più va fatta sul tipo di partita Iva e sull’iscrizione alla gestione previdenziale legata agli affitti brevi. I contributi da versare all’Inps riducono il margine di guadagno sulle locazioni fino a 30 giorni. Chi sceglie il regime ordinario Irpef deve calcolare il reddito annuo sommando i ricavi degli affitti degli immobili al netto della riduzione forfettaria del 15 per cento prevista dall’articolo 90 del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir). La percentuale esclude, tuttavia, la possibilità di portare in deduzione altri possibili costi d’esercizio. Sul reddito ottenuto dalla formula si calcola l’Irpef nelle percentuali in vigore nel prossimo anno, pari al 23, 33 e 43 per cento. Non si paga invece l’Irap, ma è obbligatoria l’emissione della fattura elettronica per tutti i contratti di locazione. Nel documento non si applica l’Iva in quanto l’affitto dei fabbricati abitativi si considera esente.

Quando conviene la flat tax sulle locazioni?

Partita Iva, a chi serve per gli affitti brevi: ultime novità sul ddl Bilancio 2026
Immobile adibito alle locazioni brevi (Imagoeconomica).

L’alternativa per le locazioni brevi di almeno tre immobili nel 2026 è l’apertura della partita Iva a regime forfettario. In questo caso, si paga la flat tax del 15 per cento, ovvero del 5 per cento per i primi cinque anni di attività. Per il calcolo dell’imposta occorre sommare i ricavi percepiti nell’anno e applicare il coefficiente di redditività che, per questo tipo di attività, è pari all’86 per cento. L’aliquota esclude la possibilità di portare in deduzione possibili costi sostenuti per lo svolgimento dell’attività. Dal risultato si deducono i contributi previdenziali versati all’Inps e si applica il 15 per cento (o il 5 per cento) per determinare l’imposta sostitutiva. Anche i forfettari devono emettere la fattura elettronica su ogni contratto di affitto senza applicare l’Iva in quanto l’attività rientra tra le operazioni esenti.

Nuove accuse per Enrico Varriale: rischia fino a sei mesi di reclusione

Nuovi problemi per Enrico Varriale dopo la condanna per lesioni e stalking e conseguente perdita del posto a Rai Sport. Il giornalista, 65 anni, è imputato in un secondo procedimento che riguarda un’altra relazione sentimentale conclusa in modo conflittuale. In questo caso la procura ha contestato il reato di lesioni, chiedendo invece l’archiviazione per le accuse di atti persecutori. Secondo l’impianto accusatorio, al termine di una discussione, Varriale avrebbe aggredito fisicamente la donna con cui aveva iniziato una relazione dopo la fine della precedente. Per questo episodio il rischio è una nuova condanna, con una possibile pena fino a sei mesi di reclusione.

Le accuse nei confronti di Enrico Varriale

La vicenda prende forma dal racconto dell’ex fidanzata, che ha descritto un rapporto segnato fin dall’inizio da frequenti litigi. Il momento più grave risalirebbe all’8 dicembre 2021, quando una discussione degenerò: secondo la denuncia, il giornalista avrebbe spinto e strattonato la donna, arrivando poi a schiaffeggiarla al volto. Dopo l’episodio, la vittima si sarebbe recata al pronto soccorso per farsi medicare. Circa dieci giorni più tardi, la donna ha riferito di aver ricevuto una telefonata con una presunta minaccia di morte, episodio che Varriale ha sempre respinto, sostenendo: «Le ho detto sono Enrico e sono in Rai, non morirai».

Treccani, nel libro dell’anno i neologismi del 2025

Il linguaggio, come il mondo, è in continua evoluzione. Giorno dopo giorno, nuovi termini entrano nella quotidianità della gente per indicare sensazioni, avvenimenti, mutamenti e novità di tutto ciò che ci circonda. Ne è la prova il libro dell’anno Treccani 2025, che l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana ha appena pubblicato e che contiene una sezione dedicata ai neologismi più recenti che raccontano temi di cronaca, politica ed economia, ma anche sport e tecnologia. Da ingiocabile dedicato alle vittorie di Jannik Sinner a la qualunque ispirato all’iconico personaggio di Antonio Albanese Cetto, ecco quelli più significativi.

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Politica, economia e cronaca: i neologismi del 2025 per la Treccani

Diversi neologismi inseriti nel libro dell’anno Treccani 2025 derivano dalla politica. Basti pensare, per esempio, a Pro-Pal e sumud, strettamente legati al conflitto in Medio Oriente. Il primo indica «chi sostiene la causa politica del popolo palestinese», mentre il secondo, derivato dall’arabo, «resilienza, resistenza, speranza nel futuro e solidarietà intesi come valori culturali e politici dei palestinesi che intendono restare nelle terre dove abitano». Di matrice internazionale Brandmauer, «in Germania l’isolamento politico delle forze di estrema destra di tradizione o ispirazione nazista». L’economia ha invece ha contribuito all’introduzione di espressioni come bullismo economico, utilizzata «in senso fortemente polemico per indicare un’azione di sopraffazione esercitata con l’intento di imporre delle condizioni sfavorevoli agli altri attori attivi sulla scena», oppure controdazio, «il dazio che colpisce come strumento di ritorsione». Senza dimenticare cryptogate, «uno scandalo legato all’emissione di criptovalute».

Treccani, nel libro dell’anno i neologismi del 2025
Un corteo pro-Pal a Milano (Ansa).

Sui neologismi del libro dell’anno Treccani 2025 pesa anche l’impatto della cronaca, sia nazionale sia internazionale. Ne sono la prova affidopoli, «il presunto scandalo dello scorretto affidamento diretto di appalti», oppure maranza, termine che nel linguaggio comune viene usato per indicare «giovani che fanno parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccare briga». Dall’estero arriva droga degli zombie, espressione prettamente giornalistica per indicare il Fentanyl, oppiaceo analgesico assunto illegalmente come stupefacente molto potente. C’è poi tornanza, che indica «l’azione, il fatto di ritornare nel luogo di origine». Vi sono infine anche rifugio climatico, «luogo pubblico o privato in grado di offrire rifugio da temperature estreme», e kiss cam, «la telecamera che riprende le coppie sugli spalti che si baciano» divenuta virale a un concerto dei Coldplay.

Tecnologia, curiosità e sport: i nuovi termini dell’anno

Dalla tecnologia, il linguaggio italiano ha ereditato espressioni come allucinazione IA, utilizzata per identificare gli errori dell’intelligenza artificiale, oppure nudificazione, ossia «la creazione abusiva e illegale di falsi nudi, perlopiù femminili». Hi-tech protagonista anche con broligarchia, «la ristretta cerchia di uomini ricchi e potenti, rappresentati da grandi aziende nell’ambito delle tecnologie più avanzate, competitive e innovative, che condizionano o mirano a condizionare orientamenti politici e scelte dei governi», oppure metatelefono, «rettangolo di plastica trasparente simile a un cellulare ma finto». È un tributo a Sinner invece ingiocabile, «detto di atleta o di squadra così forte che non ci si può giocare contro». Curioso infine la qualunque, «una cosa qualunque detta a sproposito» che si ispira a Cetto la Qualunque, ideato da Antonio Albanese. Nel libro dell’anno romantasy, «genere di narrativa che intreccia storie d’amore appassionate e temi del fantasy avventuroso», e occhi spaccanti «che sprigionano uno sguardo intenso».

Treccani, nel libro dell’anno i neologismi del 2025
Antonio Albanese nei panni di Cetto la Qualunque (Ansa).

Fuga di firme da Limes, Caracciolo respinge l’accusa di filoputinismo

Il direttore di Limes Lucio Caracciolo respinge l’idea che la rivista abbia assunto una linea filorussa e replica con fermezza alle dimissioni di quattro firme dal Consiglio scientifico, dopo giorni di accuse pubbliche. «La guerra non può essere un alibi per rinunciare a comprendere il punto di vista di tutte le parti in causa. Questo è il nostro modo di lavorare, senza illusioni perché sappiamo che in guerra la verità è sempre accompagnata da una scorta di bugie», spiega il direttore al Corriere della Sera. I quattro che hanno lasciato la rivista sono Vincenzo Camporini, ex generale e capo di Stato maggiore della Difesa, il professore della John Cabot University Federigo Argentieri, l’analista Franz Gustincich e l’economista Giorgio Arfaras.

Le accuse mosse a Limes

Camporini ha motivato l’addio a Limes così: «Non potevo restare un minuto di più accanto a tutti quei filoputiniani sfegatati», accusando Caracciolo di essere «troppo filorusso e antieuropeista» e sostenendo che «riguardo all’Europa la pensa ormai come Donald Trump». L’accusa più concreta riguarda le mappe pubblicate dopo l’annessione della Crimea, rappresentata come Russia. Per Argentieri, la copertura della guerra in Ucraina sarebbe «una nube tossica che avvelena il pubblico» e il direttore, in quanto fonte autorevole, contribuirebbe «alla disinformazione».

Caracciolo: «Compito dell’informazione non è di militare»

Caracciolo respinge le accuse sulle mappe: «Dobbiamo fare un buon servizio al lettore. Chiunque va a Sebastopoli si accorge che si trova in Russia e non in Ucraina. Le nostre cartine indicano la realtà com’è, non come dovrebbe essere». Rivendica il pluralismo («compito dell’informazione non è di militare ma di offrire al lettore tutti gli strumenti utili a capire ciò che accade») e ammette un errore: alla vigilia del 24 febbraio 2022 aveva escluso un’invasione russa. «È vero ho sbagliato, mi succede. E resto convinto che la Russia abbia fatto una follia».

Il caso accende anche la politica

Il caso è diventato anche terreno di scontro tra Pd e M5s sulle posizioni opposte rispetto alla guerra in Ucraina. La deputata del M5s Chiara Appendino ha scritto su X che «Lucio Caracciolo è sotto attacco perché la sua rivista fa quello che il giornalismo dovrebbe sempre fare: dare spazio a tutte le voci e guardare le cose come stanno, non come la propaganda vorrebbe che fossero». Per Appendino «il mainstream taccia di “tradimento” o bolla come “filorusso” chiunque osi uscire dal coro». Collega poi questo clima alla «vergognosa censura» di eventi culturali a Torino e rifiuta «la narrazione della guerra necessaria» e «un’economia di guerra che divora il nostro futuro». Sul fronte opposto, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno (Pd), che ha replicato al post dell’ex sindaca di Torino così: «Semplicemente, molti autorevoli analisti hanno giustamente preso le distanze da una narrazione tossica e smaccatamente filo putiniana». Picierno definisce «tutto, tranne che giornalismo» la pubblicazione di propagandisti di «un regime criminale».

Convocati in Parlamento i vertici del gruppo Gedi e i cdr

Il Parlamento ha chiesto un approfondimento sulla situazione del Gruppo Gedi, alla luce della possibile cessione da parte di Exor al gruppo greco Antenna, controllato da Theodore Kyriacou. In Aula alla Camera, il presidente della commissione Editoria Federico Mollicone (FdI) ha annunciato l’iniziativa rispondendo alle sollecitazioni delle opposizioni: «Il Parlamento, con il sottoscritto come presidente della commissione editoria, ha convocato sia il gruppo Gedi sia il comitato di redazione». Nei giorni scorsi, sul tema, si era già svolto un incontro a Palazzo Chigi tra il sottosegretario all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini, il management di Gedi e i cdr delle testate.

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Convocati in Parlamento i vertici del gruppo Gedi e i cdr
Federico Mollicone (Imagoeconomica).

Mollicone: «Se non piace il possibile acquirente decide il mercato»

Nel suo intervento, Mollicone ha rivendicato il ruolo delle istituzioni nel garantire tutele e pluralismo, replicando alle critiche sollevate in Parlamento. «Governo e Parlamento sono intervenuti immediatamente per la tutela occupazionale e la libertà di espressione. Se, invece, il problema è che non piace il possibile acquirente, su questo interviene il mercato. Mercato che, con gli scorsi governi di centrosinistra, ha visto tutti silenti quando lo stesso proprietario ha venduto Stellantis. Invito i colleghi a difendere i livelli occupazionali sempre».

Continental, Christian Kötz è il nuovo Ceo

Christian Kötz è il nuovo Chief Executive Officer di Continental, azienda leader nella produzione di pneumatici. Lo ha annunciato il consiglio di sorveglianza, spiegando che l’incarico inizierà il primo gennaio 2026. Il 55enne manager tedesco prenderà il posto di Nikolai Setzer, che lascerà dopo cinque anni da amministratore delegato e 16 anni all’interno del Cda. «Ringrazio per la fiducia accordatami e sono entusiasta di questa nuova responsabilità», ha spiegato il nuovo ad. «Continental è la mia casa professionale da tre decenni. Insieme completeremo il riallineamento e proseguiremo la storia di successo del nostro business degli pneumatici». Rinnovato anche il consiglio di amministrazione composto ora da Philip Nelles, responsabile del gruppo ContiTech, dal Cfo Roland Welzbacher e dalla Chro Ulrike Hintze.

Continental, Christian Kötz è il nuovo Ceo
Nikolai Setzer e Christian Kötz (dal sito ufficiale di Continental).

La carriera di Christian Kötz, nuovo Ceo di Continental

Manager classe 1970, Christian Kötz ha studiato Ingegneria meccanica ed Economia all’Università di Braunschweig, sua città natale, e a Copenaghen, prima di entrare in Continental nel 1996. Figura di riferimento nel settore con 30 anni di esperienza in azienda, ha guidato diverse aree chiave del gruppo Tires tra cui il business degli pneumatici per autovetture per l’area Emea, le Business Unit dedicate al primo equipaggiamento e ai veicoli commerciali e la divisione di Ricerca e sviluppo globale per autovetture. Dal primo aprile 2019 fa parte del consiglio direttivo. «Christian Kötz è uno dei manager più illustri nel settore degli pneumatici a livello globale», ha dichiarato Wolfgang Reitzle, presidente del consiglio di sorveglianza. «Con la sua vasta esperienza e la sua passione per Continental, crediamo fermamente che sia la scelta giusta per guidare con successo l’azienda verso il futuro».

Continental, Christian Kötz è il nuovo Ceo
Uno pneumatico Continental (Imagoeconomica).