A Mira, Comune della provincia di Venezia, i carabinieri hanno trovato un cadavere. Si tratterebbe di un giovane di età compresa apparente tra 25 e 30 anni. A notarlo è stato un passente, che ha subito allertato i militari. La vittima era vestita e riversa su un fianco. Sulla tempia una ferita che sembra essere compatibile con un colpo di arma da fuoco. Ora indaga il nucleo investigativo dell’Arma.
Il 2026 si aprirà con un rincaro per circa 17 milioni di automobilisti in Italia. È infatti previsto a partire dal primo gennaio l’aumento delle accise sul gasolio in virtù di un riallineamento voluto dal governo per quanto riguarda la tassazione della benzina e del diesel. Per quest’ultimo è previsto un surplus pari a 4,05 centesimi al litro, mentre per la prima è in programma una diminuzione della stessa cifra. L’intento è quello di ridurre i «sussidi ambientalmente dannosi», ossia gli incentivi economici statali che tendono a favorire attività potenzialmente dannose per l’ambiente. Il Codacons ha calcolato per le casse dello Stato un incremento delle entrate pari a 552 milioni di euro nel 2026. Ecco che cosa cambierà per un pieno alla stazione di servizio.
Aumentano le accise sul gasolio: quanto costerà fare un pieno
Una stazione di rifornimento (Imagoeconomica).
Come detto, con l’aumento delle accise ogni litro di gasolio costerà 4,05 centesimi in più. Quanto si arriverà dunque a spendere per un pieno? Tenendo anche conto dell’Iva al 22 per cento, rifornire 50 litri di diesel richiederà una spesa di 2,47 euro in più rispetto a oggi: su base annua, ipotizzandone due al mese, per ciascun automobilista si prevede un rincaro di 59,30 euro. Considerando però anche l’incremento di 1,5 centesimi scattato lo scorso maggio 2025, l’aumento complessivo sale a 3,38 euro per ogni pieno e supera gli 80 euro in 12 mesi.
Una stazione di rifornimento (Imagoeconomica).
Discorso inverso invece per la benzina: mentre da un lato il gasolio aumenta, quest’ultima infatti cala grazie a una riduzione analoga per quanto riguarda le apposite accise. Tuttavia, se si considera quanto accaduto a maggio, il risparmio rischia di rimanere solamente sulla carta. Anche in quel caso, nonostante per la verde al distributore ci fosse una riduzione di 1,5 centesimi al litro (a fronte di un analogo rincaro per il diesel), i ribassi sono stati minimi. Per questo motivo, Assoutenti ha chiesto al governo di allertare Mister Prezzi – Garante per la sorveglianza dei prezzi – affinché vigili sulla corretta applicazione del riallineamento accise. «Non vorremmo che la storia si ripetesse anche a gennaio», ha spiegato il presidente Gabriele Melluso. «Ciò rappresenterebbe non solo un danno economico per gli automobilisti, ma anche una vera e propria speculazione vietata dalla legge».
Mimit: «Prezzo della benzina ai minimi dal 2021
Una pompa di benzina in una stazione di rifornimento (Imagoeconomica).
Intanto il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha rilevato come il ribasso dei prezzi medi del carburante sia già iniziato lo scorso 26 novembre, in linea con i mercati internazionali. Il Mimit ha parlato di un «calo particolarmente significativo in quanto coincide con il periodo delle festività di Natale, caratterizzato da un aumento degli spostamenti degli italiani, e che ha portato il prezzo della benzina a toccare il livello più basso da ottobre 2021». Alla fine del 2025, i valori medi nazionali del self sono di 1,68 euro al litro per la verde e 1,64 euro al litro per il diesel.
Un valzer dall’irresistibile profumo blues,Rainbow Waltz, sarà eseguito al Concerto di Capodanno più famoso, quello che si tiene nella Goldener Saal del Musikverein a Vienna, vetrina planetaria per la grande tradizione degli Strauss (in differita su Rai2 alle 13.30, in diretta su Rai Radio3 alle 11.15). Il pezzo è stato scritto nel 1939 da Florence Price, compositrice africana-americana attiva nella prima metà del Novecento (1887-1953), a lungo dimenticata e tornata alla ribalta solo da poco tempo. Di più, nel programma voluto da Yannick Nézet-Séguin, direttore musicale della Philadelphia Orchestra e del Met di New York, al suo debutto in questo specialissimo evento, fra gli Strauss di varie generazioni (di prammatica nell’occasione) compare anche un’altra donna, Josefine Weinlich (1848-1887), viennese di adozione. Se non è una rivoluzione, per gli immutabili riti del concerto più tradizionale oltre che più popolare, poco ci manca. E non si può non annotare che Weinlich divenne famosa ai suoi tempi per avere fondato un’orchestra composta esclusivamente da donne. A Capodanno la sua musica verrà eseguita da una formazione, i Wiener Philharmoniker, che solo tra la fine degli Anni 90 e i primi anni del XXI secolo ha iniziato cautamente ad accogliere le donne tra le sue file.
L’orchestra di sole donne di Josefine Weinlich.
La definitiva ri-consacrazione di Florence Price
Quanto a Price l’approdo al programma dei Wiener ha l’aspetto di una definitiva ri-consacrazione, che archivia definitivamente quella che a lungo era stata – nella definizione di uno studioso americano – «una reputazione fantasmatica»: l’ultimo passaggio di una riscoperta per molti aspetti romanzesca, come romanzesca fu la vita di questa musicista.
Una famiglia dell’élite afro-americana
Florence Beatrice Smith, in seguito coniugata Price, era nata a Little Rock il 9 aprile 1887. In quel periodo la capitale dello Stato dell’Arkansas veniva definita «Negro Paradise», a indicare le condizioni sostanzialmente buone in cui si trovava a vivere la popolazione afro-americana. La futura compositrice apparteneva a una famiglia della middle class e fra i suoi antenati, sia per parte di padre che di madre, c’erano stati almeno un paio di bianchi. In quanto di mixed race, la sua pelle era meno scura di quella della maggior parte della popolazione nera. Inoltre, il fatto che i suoi genitori fossero nati liberi prima dell’abolizione della schiavitù (dicembre 1865) e avessero compiuto studi regolari e di buon livello aveva permesso loro di entrare nella cosiddetta élite afro-americana, formata da persone colte e impegnate, inserite nelle attività culturali e imprenditoriali (il padre era odontoiatra, la madre immobiliarista).
Gli studi al conservatorio di Boston e la ‘fuga’ a Chicago
Era quindi naturale, per le consuetudini e le ambizioni familiari, che la giovane Florence fosse mandata 16enne a studiare a oltre duemila chilometri da casa, in uno dei maggiori conservatori del Paese, quello di Boston, peraltro uno dei pochi che all’epoca accoglievano allievi non bianchi. Qui conseguì un doppio diploma, da organista e da insegnante di musica. Al suo ritorno a Little Rock si dedicò principalmente all’insegnamento e sposò un avvocato, Thomas Price. Tuttavia, la situazione sociale negli anni a cavallo della Prima Guerra mondiale e subito dopo peggiorò in maniera radicale, con accentuate forme di segregazionismo nei confronti degli afro-americani e crescente insofferenza e violenza nei loro confronti. Secondo gli studi più recenti, il trasferimento della famiglia Price a Chicago, avvenuto fra il 1928 e il 1929, fu per molti aspetti una vera e propria fuga da una situazione divenuta ormai insostenibile per le violenze diffuse e incontrollate, che ormai dilagavano nella capitale dell’Arkansas e che suscitavano fra l’altro concreti timori per la sorte delle due figlie. Poco dopo l’arrivo a Chicago, Florence Price divorziò dal marito, responsabile di pesanti maltrattamenti nei suoi confronti, scegliendo però di conservarne sempre il cognome. I problemi familiari e le difficoltà legate anche alla situazione economica generale (erano gli anni della Grande Depressione) non le impedirono di affermarsi non solo nella evoluta e brillante società di colore attiva in questa città, ma anche nel mondo dei bianchi.
Florence Price (Library of Congress- Chicago Symphony Orchestra).
Le influenze blues e gospel
A contatto con i protagonisti del blues, del gospel, di sound afro-americani di ogni tipo, che ascoltava nelle innumerevoli sedi musicali della città in cui abitava, culturalmente vivacissima, la qualità e l’originalità creativa di Price la portarono rapidamente in primo piano. Il culmine della sua carriera reca la data del 15 giugno 1933, quando la Chicago Symphony, diretta da Friedrich Stock, eseguì la sua Sinfonia n. 1 in Mi minore, la composizione vincitrice, l’anno prima, dell’importante premio Wanamaker destinato ai compositori di colore. Fu un grandissimo successo: Price diventava così la prima compositrice nera a essere eseguita da una “major orchestra”, come gli americani chiamano le formazioni strumentali principali del loro Paese. In questa composizione di ampie proporzioni, l’elaborata adesione al patrimonio musicale afro-americano è evidente specialmente nel secondo movimento, in sostanza uno Spiritual in versione orchestrale basato su un tema pentatonico, mentre il terzo movimento fa riferimento a una danza densa di ritmi sincopati chiamata Juba, proveniente da Charleston, South Carolina, dov’era approdata probabilmente con gli schiavi di origine congolese.
Dopo il successo, l’anonimato
Raggiunto il successo, per la compositrice sarebbe iniziata però una sorta di lenta traversata nel deserto dell’anonimato, resa tale da quelli che in alcune sintomatiche lettere al potente direttore della Boston Symphony, Serge Koussevitzky, aveva definito i suoi due handicap: il sesso e la razza. Un percorso dentro a pregiudizi duri a morire anche oggi. «Sfortunatamente», gli aveva scritto nel 1943 il lavoro di una compositrice è considerato da molti, in maniera preconcetta, leggero e frivolo, privo di profondità, di logica e di virilità. Aggiunga a questo il problema della razza – nelle mie vene scorre sangue africano-americano – e comprenderà bene le difficoltà che una persona come me si trova ad affrontare…».
La rinascita grazie al ritrovamento di composizioni credute perse
Sono dovuti passare 80 anni perché la Boston Symphony nella primavera del 2019 eseguisse finalmente la Sinfonia n. 3 di Florence Price, una delle partiture inviate nel New England con la vana speranza che venissero prese in considerazione. Quanto alla discografia, fino a qualche tempo fa limitata a sporadiche presenze in qualche raccolta di Song, essa è cresciuta impetuosamente, diretta conseguenza delle rinnovate esecuzioni dal vivo. La rinascita è collegata a un singolare episodio. Nel 2009, in una casa in ristrutturazione nel minuscolo villaggio di St. Anne, Illinois, un centinaio di chilometri a sud di Chicago, è stata trovata una grande quantità di manoscritti musicali. Quella era l’abitazione in cui Price trascorreva le estati negli Anni 30 e 40, e quella musica era la sua: uno straordinario giacimento di composizioni credute perse, che è stato conferito, come doveva essere, all’archivio dell’Università dell’Arkansas e che ha stimolato la ripresa di un interesse sopito da più di mezzo secolo.
Price protagonista dell’Afro-Romantic Music
Perché la realtà è questa: oltre l’attività come autrice di musica didattica, Florence Price ha scritto tre Sinfonie, due Concerti per violino, un Concerto per pianoforte in un solo movimento, composizioni varie per orchestra, molta musica per pianoforte, compreso il Rainbow Waltz, che nell’arrangiamento orchestrale di Wolfgang Dörner assurge alla vetrina del Concerto di Capodanno viennese. E ancora brani da camera per vari organici, per voce sola e per coro, con o senza accompagnamento di strumenti. Una produzione che la pone al centro non solo della musica classica afro-americana, ma in generale della musica americana del XX secolo, sul versante di chi cercava una dimensione originale non nel modernismo ma nella riflessione sul rapporto fra la tradizione colta europea e il patrimonio popolare degli americani di origine africana. E che ne fa una protagonista di quella che è stata definita “Afro-Romantic Music”: uno stile parallelo e autonomo, ma provvisto di molte intersezioni con il jazz. Artista determinata e dalla forte impronta creativa, durante la sua vita Price riuscì solo in rare occasioni a sfondare il “tetto di cristallo” che incombeva sulla sua arte. Oggi però la sua musica sta iniziando a raccogliere il successo che non le arrise se non in minima parte durante l’esistenza della sua autrice. L’esecuzione viennese è una tappa fortemente simbolica in questo emblematico percorso.
La nuova giunta regionale della Campania guidata da Roberto Fico è stata ufficializzata nel primo pomeriggio del 31 dicembre, al termine di una fase di confronti con le forze della maggioranza che ha richiesto più passaggi rispetto alle previsioni iniziali. Alla vicepresidenza, secondo le attese, è stato nominato l’esponente del Pd Mario Casillo, che seguirà le deleghe a Trasporti, Mobilità e Mare. Confermata anche la presenza di Fulvio Bonavitacola, per un decennio vice del presidente uscente Vincenzo De Luca e volto della lista “A Testa Alta”. La squadra comprende quattro donne e vede lo stesso Fico mantenere per sé competenze centrali come Sanità, Bilancio e gestione dei fondi nazionali ed europei.
Da chi è composta la giunta
Tra le novità annunciate dal neo governatore figura il ritorno di un assessorato dedicato alla Cultura, affidato a Onofrio Ninni Cutaia, a lui vanno anche le deleghe a Eventi e Personale. Completano la Giunta Vincenzo Cuomo, sindaco Pd di Portici, con competenze su Governo del territorio e Patrimonio, Andrea Morniroli, cui spettano Scuola e Politiche sociali, Claudia Pecoraro alle Politiche abitative e Pari opportunità, Angelica Saggese al Lavoro e Formazione, Vincenzo Maraio per Turismo, Promozione del territorio e Transizione digitale. Infine figurano Fiorella Zabatta con pacchetto che include Politiche giovanili, Protezione civile, Sport, Biodiversità, Riforestazione, Pesca, Acquacoltura e Tutela degli animali e Maria Carmela Serluca con delega all’Agricoltura.
Tre uomini sono stati arrestati a Catania per detenzione e porto illegale in luogo pubblico di manufatti esplosivi. Si tratta di due fratelli di 25 e 29 anni e di un loro operaio di 28. I primi sono i titolari di una fabbrica di fuochi d’artificio e trasportavano all’interno di un furgone 220 chili di esplosivo diviso in diversi ordigni in vista di Capodanno. Tra questi anche una bomba pirotecnica di quasi 12 kg. I tre hanno risposto alle autorità, al momento dell’arresto, di stare preparando uno spettacolo per le proprie famiglie e i vicini di casa. Tutto il materiale era privo di etichette che ne attestassero la provenienza. Ora i fratelli e l’operaio si trovano in carcere in attesa del giudizio di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari.
Un appello rivolto a tutti gli italiani, soprattutto ai più giovani, a riprendere in mano il proprio futuro, rafforzando la coesione sociale del nostro Paese in nome della Costituzione. Ricordandone i valori e tenendo a mente che nel 2026 cadrà anche l’80esimo anniversario della nascita della Repubblica. È il tema centrale del tradizionale discorso di fine anno del presidente Sergio Mattarella, pronto ad augurare un buon 2026 pieno di speranze e buoni propositi. Il capo dello Stato, atteso dall’undicesimo messaggio dall’inizio del suo primo mandato, sarà inquadrato in piedi nello Studio della Vetrata. Ecco a che ora e dove vederlo in tv e in streaming e quanto durerà.
Quando e dove vedere il discorso di fine anno di Mattarella
Il presidente Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
Come da tradizione, il discorso di fine anno del capo dello Stato precederà i cenoni e i brindisi degli italiani. Andrà in onda (non in diretta, in quanto i presidenti sono soliti registrare qualche giorno in anticipo) alle 20.30 a reti unificate. Sarà quindi possibile vederlo su tutti i e tre canali principali della Rai, ma anche su Canale 5 e Rete 4 (durante 4 di Sera) di Mediaset, su La7 e su Tv2000. Oltre che in televisione, si potrà seguire il messaggio di Sergio Mattarella anche in streaming sulle piattaforme delle emittenti citate, tra cui RaiPlay e Mediaset Infinity. Sul sito del governo si potrà invece trovare anche la trascrizione integrale del discorso parola per parola. Quanto durerà? Seguendo il format degli altri anni, circa 15 minuti, terminando quindi verso le 20.45.
I temi principali nel messaggio di fine anno del capo dello Stato
Per quanto riguarda gli argomenti cardine del discorso di fine anno di Sergio Mattarella, dal Quirinale filtrano poche anticipazioni che tuttavia consentono di intuire su cosa si concentrerà l’attenzione del capo dello Stato. Principali destinatari del messaggio saranno i giovani, i millennial, che il presidente intende esortare a riprendere le redini del proprio destino divenendo protagonisti attivi e non passivi della società e della vita collettiva. L’invito arriverà in un periodo segnato dal profondo astensionismo che ha caratterizzato le ultime tornate elettorali, confermando una scarsa partecipazione al voto di gran parte della popolazione, in particolare delle fasce più giovani. Non mancheranno, ovviamente, riferimenti alla necessità per il mondo di una pace solida e duratura, nella speranza che si depongano le armi in Ucraina e Medio Oriente.
Il presidente Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
Spazio, inoltre, ai tanti mali che affliggono l’Italia e che, negli anni, restano ancora senza apparente soluzione: dalle liste d’attesa nella sanità al sovraffollamento delle carceri, passando per i bassi salari, le disparità territoriali, i femminicidi e gli incidenti sul lavoro. Il presidente farà leva sui valori civili, sui buoni sentimenti e sulla Costituzione. Proprio su quest’ultima si fonderà gran parte del messaggio del presidente Mattarella, il quale richiamerà un’importante ricorrenza del 2026: saranno infatti gli 80 anni dalla nascita della Repubblica grazie al referendum del 2 giugno 1946 in cui la popolazione decise fra monarchia e repubblica. Stando alle anticipazioni, non dovrebbero esserci richiami politici per la sinistra o la destra: inutile cercare messaggi subliminali alle autorità, in quanto il presidente intende rivolgersi alla cittadinanza.
Dal 31 dicembre 2025 entra in vigore un aumento di prezzo per 393 marche di tabacco e sigarette. L’aggiornamento è stato pubblicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e riguarda soprattutto sigari e tabacco trinciato, con variazioni richieste da produttori e importatori nelle prime due settimane di dicembre. Si tratta di un passaggio distinto, ma collegato, ai rincari fiscali previsti dalla legge di bilancio 2026, che inizieranno a produrre effetti dal 1° gennaio.
L’aumento di prezzo su tabacco e sigarette
Con la manovra, il governo Meloni ha programmato un rafforzamento graduale delle accise sui prodotti del tabacco lungo un orizzonte di tre anni. Per le sigarette tradizionali, l’aumento medio atteso è di circa 14-15 centesimi a pacchetto dal 1° gennaio 2026, con ulteriori scatti nel 2027 e nel 2028 che portano il rincaro complessivo a circa 40 centesimi. Le stime tengono conto dell’aumento dell’accisa al chilo e del contestuale, lieve, calo della componente legata al prezzo di vendita. Consistente l’impatto sul tabacco trinciato: l’aumento dell’accisa comporta circa 50 centesimi in più una busta da 30 grammi dal 2026 e fino a 80 centesimi complessivi entro il 2028. Per il tabacco riscaldato, gli aumenti vengono diluiti nel triennio, con un effetto iniziale stimato in pochi centesimi. Sui liquidi per sigarette elettroniche salgono le aliquote, con rincari limitati per millilitro. In tutti i casi, il prezzo finale resta una scelta delle singole aziende. Di seguito le tabelle con tutti i prezzi aggiornati al 31 dicembre.
Il Dipartimento di Polizia ha chiesto e ottenuto lo stop alla diffusione dei referti medici legati alla morte del regista Rob Reiner e della moglie Michele Singer. Lo ha stabilito un tribunale e comunicato l’Ufficio del medico legale della contea. L’ordine è stato ricevuto alla vigilia di Natale. Su tutta la documentazione sanitaria, mentre l’indagine prosegue per omicidio, è stato apposto «un blocco di sicurezza».
In una nota si legge: «Benché in precedenza siano state rese note la causa e le modalità del decesso, a seguito dell’ordine del tribunale tali informazioni non sono più disponibili. Nessun’altra informazione o documento, incluso il rapporto del medico legale, potrà essere diffuso o pubblicato sul sito fino a nuovo avviso». Intanto si indaga mentre per il 7 gennaio è fissata l’udienza di rinvio a giudizio per Nick Reiner, figlio della coppia, incriminato con due capi d’accusa per omicidio di primo grado.
L’agenzia russa Tass ha diffuso un filmato che mostrerebbe i resti di un drone che, secondo la versione di Mosca, si sarebbe schiantato nei pressi della residenza del presidente Vladimir Putin. In un briefing, il generale Alexander Romanenkov ha ricostruito quello che le autorità russe definiscono un attacco contro la residenza presidenziale sul lago Valdaj, nella regione di Novgorod: «Intorno alle 19:20 del 28 dicembre 2025, unità delle truppe radio-tecniche delle forze aerospaziali hanno rilevato un attacco con droni ad ala fissa operanti a quote estremamente basse dalle regioni di Sumy e Chernihiv in Ucraina», ha dichiarato l’alto ufficiale, aggiungendo che «L’attacco nemico, come mostrato sulla mappa, è stato condotto in diverse direzioni verso la residenza del presidente russo, sorvolando le regioni di Bryansk, Smolensk, Tver e Novgorod, utilizzando 91 droni».
FIRST FOOTAGE OF UKRAINE'S DRONE TARGETED PUTIN'S RESIDENCE
The Russian Defense Ministry publishes flight path of Ukraine's UAVs that took off from Sumy and Chernigov regions pic.twitter.com/VlQA8ZriLg
Kallas: «Da parte di Mosca una deliberata distrazione»
Alle accuse russe ha replicato l’Unione europea attraverso l’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, che in un messaggio pubblicato su X ha contestato la ricostruzione di Mosca. «L’affermazione della Russia secondo cui l’Ucraina avrebbe recentemente preso di mira siti governativi chiave in Russia è una deliberata distrazione. Mosca mira a ostacolare i reali progressi verso la pace dell’Ucraina e dei suoi partner occidentali», ha scritto, invitando a non dare credito alla versione del Cremlino. «Nessuno dovrebbe accettare affermazioni infondate da parte dell’aggressore che ha preso di mira indiscriminatamente le infrastrutture e i civili ucraini dall’inizio della guerra».
La Corte Suprema israeliana ha bloccato l’iniziativa voluta dal primo ministro Benjamin Netanyahu sulle responsabilità del massacro del 7 ottobre 2023. I giudici hanno infatti emesso un’ordinanza che sospende la commissione d’inchiestaistituita dal governo e affidata al Controllore dello Stato Matanyahu Englman, un organismo che era stato fin dall’inizio contestato da numerosi oppositori per una presunta impostazione politica e per la mancanza di garanzie di imparzialità. Con il provvedimento, la Corte ha ordinato a Englman di interrompere immediatamente le attività, vietandogli sia di proseguire con gli interrogatori sia di rendere pubbliche eventuali conclusioni, anche parziali, maturate nel corso dell’indagine.
«La speranza siamo noi, il nostro impegno, la nostra libertà, le nostre scelte». Così Sergio Mattarella chiuse il tradizionale discorso di fine anno appena 12 mesi fa, augurando un sereno 2025 a tutta la popolazione italiana. Sarà il concetto da cui il capo dello Stato partirà anche stasera, 31 dicembre, a reti unificate dallo studio alla Vetrata del Quirinale per accogliere il 2026. Lo si potrà dunque ascoltare su Rai 1, Rai 2 e Rai 3, ma anche Canale 5, Rete 4, La 7, SkyTg24 e Tv2000 oltre che sulle relative piattaforme streaming. Sul sito del governo ci sarà anche la trascrizione integrale dell’intero messaggio di auguri. Dalla pace alla coesione sociale, ecco quali saranno i temi portanti.
I temi principali di cui parlerà il discorso di fine anno 2025 di Mattarella
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
L’undicesimo discorso di San Silvestro di Sergio Mattarella arriverà, come da tradizione, a precedere veglione e spumante per invitare tutta la popolazione alla riflessione collettiva e a volgere lo sguardo al futuro. Il capo dello Stato parlerà in piedi, con alle spalle il tricolore e le 12 stelle dorate dell’Unione europea. In circa 15 minuti, in linea con le versioni degli scorsi anni, il presidente della Repubblica si concentrerà si vari temi, spaziando dalla speranza di pace alla coesione sociale, pur senza entrare nei meriti dell’attualità della politica internazionale. Come anticipa l’Ansa, inoltre, Mattarella userà toni pacati e un lessico semplice, fornendo spunti su cui concentrarsi in vista del 2026 ormai alle porte. Un anno cruciale, in cui cadrà l’80esimo anniversario della Repubblica italiana, nata nel 1946.
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
Obiettivo delle parole del presidente Mattarella saranno soprattutto i giovani, con cui cercherà di colmare il distacco sempre più marcato dalla politica che si manifesta in un astensionismo evidente durante le tornate elettorali. Il capo dello Stato parlerà della necessità di pace, in un periodo in cui il mondo – dall’Ucraina al Medio Oriente – è attraversato da numerosi conflitti che ne destabilizzano l’ordine. Ci sarà spazio anche per la coesione sociale, spronando le istituzioni a unire il Paese invece che dividerlo e i cittadini a fare la propria parte nella tenuta della società. Ricordando soprattutto i valori che sono il fondamento della nostra democrazia, dal lavoro all’equo salario, dal rispetto per i diritti umani alla dignità di ciascuno, passando per l’uguaglianza, l’accoglienza, la solidarietà, la tutela dei bisognosi e la sanità.
Cosa non ci sarà nel messaggio del capo dello Stato
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
Il discorso del presidente Mattarella eviterà, com’è doveroso, giudizi e commenti diretti sulla politica interna, soprattutto in un periodo come quello attuale attraversato da forti tensioni sulla manovra economica e sul referendum sulla giustizia. Stasera 31 dicembre 2025, stando alle anticipazioni, si concentrerà su un altro referendum, quello del 2 giugno 1946 in cui il popolo sovrano si espresse sulla decisione tra monarchia e repubblica. L’occasione sarà l’80esimo anniversario, che cadrà proprio nel 2026.
Lvmh, colosso del lusso con all’interno marchi del calibro di Fendi, Loewe e Givenchy, ha acquisito il 100% di Les Éditions Croque Futur, casa editrice francese. Così facendo le pubblicazioni Challenges, Sciences & Avenir e La Recherche entrano a far parte della società di investimento UFIPAR. A completamento dell’operazione, Lvmh ha nominato presidente di Les Éditions Maurice Szafran. Sarà anche direttore editoriale delle tre riviste. Già collaboratore storico del fondatore Claude Pedriel, il neo presidente vanta una lunga esperienza nel mondo dei media francesi. Tra le sfide che dovrà affrontare c’è quella della fidelizzazione dei lettori e l’ampliamento del proprio pubblico attraverso nuovi processi di digitalizzazione.
Mentre l’Italia attende la mezzanotte del 31 dicembre, in alcuni Paesi stanno già festeggiando l’anno nuovo. Il Capodanno, infatti, non scatta ovunque allo stesso momento: il calendario globale segue la linea del cambio di data, che attraversa l’oceano Pacifico e assegna ad alcuni Paesi il primato simbolico dell’ingresso nel nuovo anno.
I primi Paesi che festeggiano il Capodanno
epa12618900 Fireworks light up the sky over Sydney Harbour during the 9 pm Calling Country display of the New Year’s Eve Celebrations at Mrs Macquaries Point in Sydney, Australia, December 31, 2025. EPA/DAN HIMBRECHTS NO ARCHIVING AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT
Quando in Italia è ancora primo pomeriggio, il nuovo anno è già realtà in alcune isole dell’Oceania. Il primo Stato sovrano a salutare il 2026 è Kiribati, in particolare nelle Line Islands, che adottano il fuso UTC+14, il più avanzato al mondo: qui la mezzanotte scatta alle 12 italiane. Circa un’ora dopo, alle 13 italiane, il nuovo anno arriva anche in Samoa e Tonga, che condividono lo stesso fuso orario. Alle 14 italiane entra nel 2026 la Nuova Zelanda, spesso indicata come il primo Paese a festeggiare, anche se in realtà è preceduta di circa due ore dalle isole di Kiribati. Solo più tardi, tra le 15 e le 17 italiane a seconda delle aree e dei fusi, il Capodanno raggiunge anche l’Australia.
Gli ultimi a entrare nell’anno nuovo
All’estremo opposto della linea del cambio di data ci sono invece gli ultimi Paesi a entrare nel 2026. Si tratta delle isole del Pacifico centrale che adottano il fuso UTC-12, le più “indietro” al mondo. In particolare, Stati Uniti per quanto riguarda le Howland e Baker Islands, territori disabitati ma ufficialmente parte del Paese, saranno gli ultimi a salutare il nuovo anno: qui la mezzanotte scatterà alle 13:00 italiane del 1° gennaio. Poco prima, alle 12:00 italiane, entrerà nel 2026 anche Samoa Americane, che condividono lo stesso fuso orario. Questo significa che, mentre in Italia il nuovo anno sarà già iniziato da oltre mezza giornata, in alcune aree del Pacifico sarà ancora pieno 31 dicembre, chiudendo un ciclo globale che si estende complessivamente per 26 ore.
L’ordinanza ha un che di assurdo: a Roma il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato il divieto dei botti di fine anno dalle 00.01 del 31 dicembre alle ore 24 del 6 gennaio. Anche Beppe Sala a Milano ha previsto una serie di limitazioni, ma solo nelle aree più affollate della città, in particolare in piazza Duomo. Nella Capitale, invece, ci sarà (in teoria…) un’intera settimana di astinenza dai fuochi. Gli obiettivi del primo cittadino? Salvaguardare «il patrimonio storico e archeologico di Roma», combattere «gli agenti inquinanti nell’aria, come biossido di azoto e il Pm10, per i quali si assiste ancora a situazioni di criticità» nella città, vietando «fuochi artificiali, petardi, botti, razzi e simili artifici pirotecnici», e poi «tubi di lancio e candele romane». Ammessi solo petardini da ballo, fontane pirotecniche, bengala, bottigliette a strappo lancia coriandoli, fontane per torte, bacchette scintillanti, ossia quelle conosciute dai più piccoli come “stelline”, trottole, girandole e palline luminose. Sanzioni amministrative previste: da 25 a 500 euro, senza contare il sequestro del materiale esplodente. E qui viene il bello: come si fanno i controlli? Quanti vigili andranno in giro per le strade della Capitale a controllare la situazione dei “botti”, cercando di identificare gli autori dei lanci di petardi? Con quale equipaggiamento dovranno vagare per la città? Non sarà un compito troppo pericoloso per l’incolumità dei lavoratori? Anche perché nel corpo della polizia municipale di Roma Capitale non esiste un reparto artificieri…
Botti sequestrati a Roma a fine 2024 (foto Ansa).
Per Emiliano un posto da assessore in Puglia
Quale sarà il futuro di Michele Emiliano? A Bari tutti sono sicuri che l’ex governatore della Regione Puglia alla fine farà l’assessore nella giunta di Antonio Decaro, nonostante le promesse e i giuramenti di quest’ultimo che non avrebbe mai dato un posto a Emiliano e a Nichi Vendola. «Il ritorno in magistratura di Emiliano sta creando problemi al Consiglio superiore della magistratura», afferma un vecchio giurista, dato che sono vent’anni che non esercita funzioni, e l’ex presidente aveva lasciato la toga «con la quarta valutazione di professionalità (un controllo periodico quadriennale, gestito dal Csm, ndr), mentre punta a tornare con la settima» che gli garantirebbe un raddoppio dello stipendio. Ma come si fa a saltare le valutazioni senza incorrere nelle ire dei colleghi, che a questo punto potrebbero protestare con la segretaria del Partito democratico Elly Schlein, proprio adesso che c’è in ballo il referendum sulla giustizia? Nell’attesa, che rischia di essere lunghissima, meglio trovargli un posto nella giunta pugliese fino al raggiungimento della pensione. Emiliano ora ha 66 anni (nel 2025 è pure diventato padre per la quarta volta) e lui stesso ha detto che il traguardo dovrebbe scattare a 67 anni, anche se in qualità di magistrato il limite di età per il collocamento a riposo d’ufficio è fissato a 70 anni. Insomma, dato che la giunta regionale dura cinque anni, il timing per risolvere il “problema Emiliano” appare perfetto…
Michele Emiliano (foto Imagoeconomica).
Pure Lvmh acquista giornali, non solo Lmdv
Lotta tra sigle quasi simili per conquistare il mondo dell’editoria. La francese Lvmh (Louis Vuitton Moët Hennessy), il più grande conglomerato del lusso al mondo, ha acquistato il 100 per cento delle azioni della casa editrice francese Les Editions Croque Futur, che vanta tre testate come Challenges, Sciences & Avenir e La Recherche, con l’impegno di fornire «un’informazione di alta qualità» per rendere la cultura scientifica «accessibile a un pubblico più ampio». E pensare che il quasi omonimo Lmdv, ossia Leonardo Maria Del Vecchio, dopo lo shopping (si è comprato una parte de il Giornale e ha fondato Lmdv Media proprio per investire nel settore) ha puntato in Ciociaria su una società attiva nel settore delle costruzioni, Impredo, che era stata fondata dall’imprenditore Daniele D’Orazio, di Monte San Giovanni Campano. Impredo ha firmato la realizzazione del Twiga e delle milanesi Terme De Montel. Cioè quelle che fanno riferimento a Massimo Caputi, uno dei fedelissimi, da sempre, di Francesco Gaetano Caltagirone…
Bernard Arnault, fondatore, chairman e ceo di Lvmh (foto Ansa).
Brunetta fa scuola, i mega stipendi piacciono a tutti…
«Fece il passo più lungo della gamba, Renato Brunetta, da presidente del Cnel, aumentandosi lo stipendio da 250 mila a 310 mila euro annui», dicono a una cena alcuni suoi ex colleghi di Forza Italia. Dopo una forte polemica politica e l’irritazione del governo, e in particolare di Giorgia Meloni, Brunetta revocò l’infausta decisione, annullando l’aumento. «Ora che è passata la buriana sul maxi stipendio, molti potrebbero seguire il suo esempio, anche perché l’Italia è un Paese che dimentica velocemente, come dimostra il caso del Garante della Privacy: sono rimasti inchiodati alla poltrona, a piazza Venezia, nonostante le richieste di dimissioni per Pasquale Stanzione e tutti gli altri», commentano i forzisti. Quindi che succederà adesso? I rumors indicano una schiera di altissimi dirigenti di società, enti e casse previdenziali in fila per cercare di approdare all’Inps, l’istituto che – dopo la sentenza della Corte costituzionale che a luglio del 2025 ha cancellato il tetto di 240 mila euro per gli stipendi pubblici (Brunetta ne prendeva 250 mila dopo l’adeguamento Istat del tetto) – garantirebbe ai super dirigenti compensi a quota 310 mila euro. Certo, un’eventuale manovra del genere, quando lo saprà Meloni, rischia di finire affossata nel peggiore dei modi…
Renato Brunetta (foto Imagoeconomica).
E pure il Corriere si dedica all’oroscopo
«Leone, Sagittario e Ariete i favoriti del 2026», si legge a tutta pagina sul Corriere della Sera. Sono i pronostici sull’oroscopo del prossimo anno firmati da Paolo Fox, che grazie a Candida Morvillo allieta l’ultimo giorno dell’anno con i segni zodiacali. E pensare che una volta dalle parti di via Solferino parlare di astrologia era vietatissimo. Ma chi è del Leone? Giuseppe Conte, il leader M5s, è nato l’8 agosto, e dello stesso segno sono Barack Obama e Federica Pellegrini. Del Sagittario è Pier Ferdinando Casini, in compagnia di Antonella Clerici e Maria De Filippi. E dell’Ariete è Massimo D’Alema, senza dimenticare Flavio Briatore e Lilli Gruber. Sarà il loro anno…
Alla fine il T1, primo smartphone di Trump Mobile, non arriverà sul mercato nel 2025. La compagnia telefonica lanciata dall’azienda di famiglia del presidente americano ha infatti rinviato le consegne del dispositivo dorato da 499 dollari. Lo riporta il Financial Times citando il servizio clienti della stessa società, secondo cui l’imprevisto è dovuto all’ultimo shutdown, che avrebbe interrotto tutte le spedizioni. Presentato a giugno dai figli del tycoon Eric e Donald Jr., il device intende rappresentare una risposta Made in Usa agli iPhone di Apple e ai Galaxy di Samsung, realizzati all’estero. Ignoti una possibile nuova data di uscita e lo stesso produttore.
Trump Mobile, le caratteristiche dello smartphone T1
Caratterizzato da una scocca interamente color oro, il T1 di Trump Mobile presenta il logo sulla parte posteriore del device, dove campeggia anche una bandiera americana stilizzata. Passando invece alle specifiche tecniche, si sa che monterà un display AMOLED da 6,25 pollici con una frequenza di aggiornamento a 120 Hz. Dotato di una memoria Ram da 12 Gb e uno spazio di archiviazione pari a 256 Gb (espandibile tramite uno slot per schede esterne), avrà una tripla fotocamera posteriore con obiettivo principale da 50 Mp e una frontale da 16 Mp. La batteria sarà da 5 mila mAh con ricarica rapida da 20 W, mentre dal punto di vista della sicurezza presenterà sia il sensore per le impronte digitali sullo schermo sia il riconoscimento facciale. Per prenotarlo è necessario un acconto da 100 dollari.
Donald Trump (Imagoeconomica).
Trump Mobile, in qualità di operatore telefonico, offre assieme allo smartphone T1 un contratto dal costo simbolico di 47,45 dollari (i numeri dei due mandati del tycoon alla Casa Bianca) al mese con 20 Gb di dati per la navigazione e chiamate internazionali verso 100 Paesi. In attesa di poter mettere le mani sul nuovo device della compagnia del presidente Usa, sul sito ufficiale è possibile acquistare dispositivi ricondizionati a prezzi piuttosto elevati. Sul portale ci sono, per esempio, un iPhone 15 al costo di 629 dollari oppure un iPhone 14 a 489 dollari, fino ad arrivare al Samsung Galaxy S24, per cui bisogna spendere 459 dollari.
Proudly patriotic and customer-first—Trump Mobile offers U.S.-based support, unlimited talk/text/data, 24/7 roadside assistance, telehealth and global calling for just $47.45/mo.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito «un manipolo di ragazzini» gli autori delle violenze attribuite ai coloni in Cisgiordania, rispondendo a una domanda sul tema. «Quando ne parlano, parlano di un manipolo di ragazzini», ha spiegato, precisando che «Si tratta di circa 70 ragazzi. Non sono della Cisgiordania. Sono adolescenti che compiono azioni come abbattere ulivi e talvolta tentano di incendiare una casa. Non posso accettarlo». Dopo l’incontro con Donald Trump, Netanyahu ha riferito di una convergenza di vedute con il presidente statunitense: «penso entrambi vogliamo vedere un futuro in cui quel territorio non viene usato per attacchi terroristici» e «vogliamo anche costruire molte infrastrutture, per noi e per i nostri vicini palestinesi». Il premier ha inoltre ribadito che «Israele deve avere il controllo militare sull’area».
Netanyahu: «A Gaza ancora circa 20 mila persone armate»
Parlando della situazione a Gaza, Netanyahu ha dichiarato in un’intervista a Fox News che Hamas dispone ancora di «ancora circa 20 mila persone armate, fondamentalmente di fucili Kalashnikov che usano periodicamente per giustiziare chiunque non voglia la continuazione della loro tirannia. Bisogna prendere tutte queste armi, toglierle, e distruggere i tunnel del terrore». Il premier ha anche affermato di ritenere opportuno dare «una possibilità» alla seconda fase del piano di pace per Gaza promosso da Donald Trump, richiamando «un tentativo di portare una forza internazionale» nell’enclave palestinese. Riguardo alla Forza internazionale di stabilizzazione prevista dal piano statunitense, Netanyahu ha precisato: «Finora non si è concretizzato, ma gli daremo una possibilità», avvertendo che, in caso di fallimento, si procederà «in un altro modo».
SoftBank sale all’11 per cento di OpenAI dimostrando di voler puntare sempre di più sull’IA. Come ha riportato Cnbc, citando fonti a conoscenza dell’operazione, il gigante giapponese ha completato la seconda fase di un investimento complessivo da 41 miliardi di dollari, uno dei più grandi di sempre nel settore tecnologico per quanto riguarda i privati. Il finanziamento segna dunque il culmine di una strategia di riallineamento radicale da parte del gruppo di Masayoshi Son, negli ultimi anni orientato verso l’intelligenza artificiale. Fonti americane hanno precisato che 30 miliardi provengono dal fondo Vision Fund di SoftBank, mentre i restanti 11 da investitori terzi.
SoftBank investe in OpenAI: le parole dei due Ceo
«Siamo profondamente allineati con la visione di OpenAI di portare i vantaggi dell’AGI (intelligenza artificiale generale, ndr.) a tutta l’umanità attraverso lo sviluppo», ha spiegato Masayoshi Son in una nota congiunta in cui ha anche anticipato l’avvicinamento a una fase teorica in cui i sistemi IA potrebbero eguagliare o addirittura superare le capacità cognitive umane in compiti eterogenei. «SoftBank ha riconosciuto il potenziale dell’intelligenza artificiale fin da subito e crede fermamente nel suo impatto sull’umanità», ha aggiunto Sam Altman, Ceo e co-fondatore di OpenAI. «La loro leadership globale ci aiuterà a muoverci più velocemente e a portare un’intelligenza più avanzata al mondo».
Il Ceo di SoftBank Masayoshi Son (Ansa).
L’intesa fra SoftBank e OpenAI si inserisce in un contesto decisamente più ampio volto a collaborare per sviluppare e potenziare l’intelligenza artificiale. I due giganti tech, assieme a Oracle, sono infatti promotori negli States del progetto Stargate, iniziativa da circa 500 miliardi di dollari per costruire infrastrutture IA nel Paese lanciata a gennaio scorso dal presidente Donald Trump. L’annuncio del nuovo investimento in OpenAI arriva a circa 24 ore di distanza dalla conferma di un altro accordo di SoftBank. Il gigante giapponese ha rilevato DigitalBridge, gruppo americano attivo negli investimenti in infrastrutture per data center, con un’operazione dal valore complessivo di circa 4 miliardi di dollari.
La Cina ha reso noto che dal 2026 introdurrà dazi aggiuntivi del 55 per cento su una parte delle importazioni di carne bovina provenienti da Brasile, Australia e Stati Uniti. La decisione, comunicata dal ministero del Commercio, segue la conclusione di un’indagine secondo cui l’afflusso di carne dall’estero avrebbe arrecato danni all’economia nazionale. Il provvedimento riguarda sia i prodotti freschi sia quelli congelati, disossati e non, ed è stato adottato con l’obiettivo di sostenere i prezzi interni e tutelare gli allevatori locali. Secondo le autorità, l’intervento potrebbe anche contribuire a ridurre le tensioni sui mercati internazionali della carne bovina, dove i prezzi rischierebbero di toccare livelli record a causa dell’elevata domanda e della limitata disponibilità in aree chiave, inclusi gli Stati Uniti.
Pechino: «Il mercato cinese resta aperto e ci sono margini di cooperazione»
Durante l’applicazione delle nuove regole saranno inoltre sospese le clausole di salvaguardia sulla carne bovina previste dall’accordo di libero scambio tra Cina e Australia. Sono escluse dal provvedimento le forniture provenienti da Paesi o regioni in via di sviluppo con una quota inferiore al 3 per cento, a condizione che il totale non superi il 9 per cento, anche se tali esenzioni potranno essere revocate in futuro qualora le soglie vengano oltrepassate. Un portavoce del Mofcom ha precisato che la misura ha carattere temporaneo e non mira a ostacolare gli scambi, sottolineando che «il mercato cinese resta aperto e vi sono ampi margini di cooperazione con i partner commerciali».
La Russia ha annunciato il dispiegamento in Bielorussia del nuovo sistema missilistico Oreshnik, con capacità nucleare. Secondo il ministero della Difesa russo, i missili sarebbero già entrati in servizio operativo. Le immagini diffuse mostrano mezzi militari mimetizzati nelle foreste innevate e una base aerea nella parte orientale della Bielorussia, vicino al confine russo. Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha parlato di dieci sistemi Oreshnik destinati al suo Paese, mentre Vladimir Putin ha ribadito l’intenzione di proseguire l’offensiva militare e conquistare nuovi territori ucraini, inclusa Zaporizhzhia. L’annuncio è arrivato all’indomani delle accuse del Cremlino su un presunto maxi attacco di droni ucraini contro una residenza di Putin nella regione di Novgorod. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha minacciato ritorsioni, ma il Cremlino non ha fornito prove. Testimonianze locali e media indipendenti russi riferiscono di assenza di esplosioni, allarmi o immagini di danni, mentre Kyiv ha respinto le accuse accusando la Russia di voler ostacolare i negoziati.
Il Ministero della Difesa russo ha presentato con questo video per la prima volta il sistema missilistico ipersonico Oreshnik e ha annunciato che è entrato in servizio operativo in Bielorussia. pic.twitter.com/l8DNUoXDba
Lo stato dei negoziati al 1.407mo giorno dall’inizio dell’invasione russa
Nel 1.407mo giorno dall’inizio dell’invasione russa la risoluzione del conflitto appare ancora lontana. Nelle ultime ore nella regione di Mosca si sono verificati blackout estesi durante attacchi di droni a infrastrutture elettriche, mentre le forze russe hanno colpito Odessa, ferendo quattro civili, tra cui tre bambini. Lo Stato maggiore ucraino segnala oltre 140 scontri in 24 ore lungo il fronte, con un uso massiccio di droni e bombe guidate da parte russa. Sul piano diplomatico, le trattative sono in stallo a causa di alcuni nodi centrali sui quali la Russia non vuole cedere. Mosca considera le regioni orientali del Donbas – Donetsk e Luhansk – come territorio da annettere definitivamente, ponendo la loro cessione come condizione per qualsiasi accordo. Volodymyr Zelenskyy ha escluso la possibilità di cedere territori, proponendo come compromesso la creazione di una zona demilitarizzata e un cessate il fuoco verificabile come prerequisito per un eventuale referendum nella regione. Neanche l’incontro tra i leader ucraino con Donald Trump ha prodotto aperture su questo punto, che resta il principale ostacolo politico e militare ai negoziati.
Tatiana Schlossberg, figlia di Caroline Kennedy e nipote dell’ex presidente Usa JFK, è morta a soli 35 anni. Lo ha comunicato la famiglia con un breve post su Instagram: «La nostra bellissima Tatiana è mancata questa mattina. Sarà sempre nei nostri cuori». Giornalista scientifica specializzata su temi ambientali, lo scorso 22 novembre aveva svelato in un saggio sul New Yorker di essere affetta da una leucemia mieloide acuta con una rara mutazione, l’Inversione 3, riscontrata in appena il 2 per cento dei casi. Tra le sue parole anche una dura critica al cugino Robert F. Kennedy Jr., attuale Segretario alla salute americano, che ha definito «un imbarazzo» per le sue posizioni contrarie alla ricerca medica finanziata dallo Stato e ai vaccini.
Chi era Tatiana Schlossberg e il racconto della malattia
Nata dalla diplomatica Caroline Kennedy, figlia maggiore di John Fitzgerald Kennedy, e dall’artista Edwin Schlossberg, la nipote dell’ex presidente degli Stati Uniti era un’apprezzata giornalista attiva soprattutto nel campo scientifico e ambientale. Laureatasi sia a Yale sia a Oxford e interessata ai temi climatici, ha scritto per New York Times, The Atlantic, Washington Post, Vanity Fair e Bloomberg. Nel maggio 2024, poco dopo aver dato alla luce il suo secondo figlio, la sua vita è cambiata. A seguito del parto, un medico notò un aumento di globuli bianchi insolitamente alto e ordinò ulteriori esami, che rivelarono la diagnosi di una leucemia. Tatiana Schlossberg ha iniziato così un’odissea che lei stessa ha raccontato in un saggio sul New Yorker dal titolo La battaglia contro il mio sangue, uscito il 22 novembre 2025, giorno del 62esimo anniversario dell’assassinio di JFK.
Tatiana Schlossberg fra la madre Caroline Kennedy e il padre Ed Schlossberg (Ansa).
Tatiana Schlossberg ha trascorso cinque settimane al Columbia-Presbyterian Hospital di New York prima di iniziare la chemioterapia a casa e di sottoporsi a un intervento chirurgico per il trapianto di midollo osseo. «Il giorno prima, al nono mese di gravidanza, avevo fatto trenta vasche in piscina. Non ero malata. Non mi sentivo malata», ha raccontato lei stessa su Vanity Fair. «In realtà ero una delle persone più in salute che conoscessi. Correvo regolarmente da 10 a 15 chilometri a Central Park. Una volta avevo attraversato a nuoto i cinque chilometri dell’Hudson». Raccontandosi senza filtri durante le ultime settimane, ha a lungo affrontato il peso psicologico di affrontare la malattia con due figli piccoli. «Il mio primo pensiero è stato che non si sarebbero ricordati di me», ha scritto Schlossberg. «Per lo più cerco di vivere e di stare con loro, adesso. Ma abitare davvero il presente è più difficile di quanto sembri, così lascio che i ricordi vadano e vengano».
Il desiderio di scrivere un libro sugli oceani
«Se non mi fossi ammalata, il mio progetto sarebbe stato scrivere un libro sugli oceani: sulla loro distruzione, ma anche sulle possibilità che offrono», ha raccontato nel suo ultimo articolo uscito su Vanity Fair. «Durante le cure ho scoperto che uno dei farmaci chemioterapici che ho ricevuto, la citarabina, esiste grazie a un animale marino: una spugna che vive nel Mar dei Caraibi, la Tectitethya crypta. La scoperta si deve a scienziati dell’Università della California, a Berkeley, che per primi hanno sintetizzato il farmaco nel 1959 e che, con ogni probabilità, hanno fatto affidamento proprio su quei finanziamenti pubblici che Bobby (Kennedy, ndr.) ha già iniziato a tagliare. Non scriverò della citarabina. Non saprò se siamo riusciti a incanalare la forza degli oceani o se li abbiamo lasciati bollire e trasformarsi in una discarica».