Chi è Tommy Robinson, l’attivista di estrema destra ricevuto da Salvini al ministero

La foto della stretta di mano tra Matteo Salvini e Tommy Robinson, pubblicata dall’attivista britannico sui social, è un caso politico. Lo scatto, realizzato negli uffici del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, mostra il leader della Lega accanto a uno dei personaggi più controversi dell’estrema destra europea. Tanto da spingere il vicepremier Antonio Tajani a prendere le distanze definendo Robinson «incompatibile coi miei valori». Salvini, invece, ha rivendicato la stretta di mano, replicando secco: «Potrò incontrare chi fico secco ho voglia di incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno?». Robinson, il cui vero nome è Stephen Yaxley-Lennon, nel Regno Unito è considerato una figura impresentabile, troppo radicale persino per Nigel Farage.

L’attivismo politico negli ambienti di estrema destra e i casi giudiziari

Chi è Tommy Robinson, l’attivista di estrema destra ricevuto da Salvini al ministero
Tommy Robinson alla protesta da lui organizzata a Londra “Unite The Kingdom” (Ansa).

La carriera politica di Tommy Robinson è legata soprattutto all’English Defence League (EDL), organizzazione neofascista e islamofoba fondata nel 2009, protagonista tra il 2010 e il 2013 di manifestazioni violente e di un clima di costante tensione contro le comunità musulmane. L’EDL si è progressivamente dissolta dopo che emersero collegamenti tra alcuni suoi sostenitori e ambienti dell’estremismo violento europeo. Robinson proviene dal tifo organizzato della sua città natale, Luton, e ha alle spalle un lungo curriculum giudiziario. È stato condannato più volte, anche a pene detentive, per reati che vanno dall’aggressione all’oltraggio alla corte, fino al possesso di droga e alla frode. Nel 2024 ha scontato una condanna a 18 mesi per aver violato un’ingiunzione che gli vietava di diffamare un rifugiato siriano, dopo aver diffuso per anni accuse false attraverso video e un documentario pubblicato online.

Le posizioni no-vax e il sostegno di Elon Musk

Negli ultimi anni Robinson si è reinventato come attivista digitale. Durante la pandemia ha guidato campagne contro le restrizioni sanitarie e i vaccini. La sua visibilità è cresciuta ulteriormente dopo il ritorno su X, dove il suo profilo era stato sospeso nel 2018 per incitamento all’odio e poi riattivato dopo l’acquisto della piattaforma da parte di Elon Musk, che lo ha sostenuto pubblicamente. Oggi conta oltre un milione di follower e utilizza i social per diffondere contenuti xenofobi e teorie complottiste, contribuendo a fomentare le proteste antimigranti nel Regno Unito. A settembre 2025, è riuscito a portare per le strade di Londra 110 mila persone organizzando la manifestazione anti-immigrazione “Unite the Kingdom“.

Calenda a Forza Italia: «Felicissimo se ci sarà spazio per lavorare insieme»

Carlo Calenda, segretario di Azione, è intervenuto all’evento di Forza Italia al Teatro Manzoni di Milano, una tre giorni che ha celebrato i 32 anni del video della discesa in campo di Silvio Berlusconi e dato il via alla campagna referendaria. «Questo Paese ha disperatamente bisogno di liberali, popolari e riformisti che non si sottomettano né a sovranità di destra né a estremisti di sinistra. Faremo quel percorso e se ci sarà spazio per lavorare insieme sarò felicissimo, perché io a condividere un partito con Conte, Bonelli, Fratoianni, Vannacci e Salvini proprio non ce la faccio», ha detto. «Oggi più che mai la battaglia per la libertà richiede scelte coraggiose, ovvero avere la forza di rendersi autonomi da chi è nemico dell’Europa, e Azione non defletterà», ha continuato. Quindi l’attacco a Salvini e al suo incontro con l’estremista britannico Tommy Robinson: «Non si può far finta di non vedere chi riceve neonazisti cocainomani in un ministero della Repubblica (ndr Robinson, ritenuto islamofobo, è stato condannato diverse volte per violenza, droga e frode). Chi non è in grado di condannare il regime di Putin e quello di Maduro. È arrivato il momento di costruire l’identità europea. E serve farlo subito senza ambiguità».

La nota di Mattarella a 10 anni dalla scomparsa di Giulio Regeni

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha diffuso un messaggio a 10 anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, avvenuta il 25 gennaio 2016. «L’annuale commemorazione che la comunità di Fiumicello Villa Vicentina dedica a Giulio Regeni raccoglie l’Italia intera in un sentito e commosso tributo per una vita ignobilmente spezzata. A 10 anni dalla sua scomparsa, ribadiamo le ragioni universali della giustizia e del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, contro ogni forma di tortura. Il rapimento e il barbaro assassinio di Giulio, un nostro concittadino, rimangono una ferita aperta nel corpo della comunità nazionale», si legge nella nota.

Mattarella: «Si faccia piena luce su circostanze e responsabilità»

«Rivolgo anzitutto un affettuoso pensiero ai suoi genitori, colpiti dal dolore inconsolabile per la perdita di un figlio – avvenuta per cause abiette e con modalità disumane -, ammirevoli esempi di coraggio e determinazione nella ricerca della verità. Un’esigenza condivisa da tutti gli italiani e non solo. Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale e delle relazioni internazionali». E ancora: «L’impegno di quanti, con dedizione, hanno operato e operano per corrispondere, in questa vicenda, alla sete di verità storica e giudiziaria, merita rispetto e gratitudine. La piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova. Nella dolorosa ricorrenza odierna, rinnovo la vicinanza della Repubblica alla famiglia Regeni e l’impegno del nostro ordinamento affinché sia onorata la memoria di Giulio facendo piena luce sulle circostanze e le responsabilità che ne segnarono il tragico destino».

Il rapimento e il ritrovamento del corpo con segni di torture

Regeni era un dottorando italiano dell’Università di Cambridge che venne rapito a Il Cairo e ritrovato senza vita pochi giorni dopo vicino a una prigione dei servizi segreti egiziani. Il corpo presentava evidenti segni di tortura. Sulla pelle erano state incise, con oggetti affilati, alcune lettere dell’alfabeto, e tale pratica di tortura era stata documentata come tratto distintivo della polizia egiziana. La vicenda ha dato vita in tutto il mondo, e soprattutto in Italia, a un acceso dibattito sul coinvolgimento nella vicenda e nei depistaggi successivi dello stesso governo egiziano.

Salvini avverte Vannacci e risponde alle polemiche su Robinson

Matteo Salvini è intervenuto in chiusura della tre giorni della Lega a Rivisondoli, in Abruzzo. Tra i temi toccati spiccano questioni interne al partito, come il possibile addio del suo vicesegretario ed eurodeputato Roberto Vannacci, e le polemiche per il suo incontro con l’esponente dell’estrema destra britannica Tommy Robinson (ritenuto islamofobo e condannato diverse volte per violenza, droga e frode).

L’avvertimento di Salvini: «Chi esce dalla Lega finisce nel nulla»

«Ci sono persone che vogliono mantenere la poltrona? Persone elette grazie a chi ha fatto i gazebo senza prendere un euro? Auguri, andate. Se lungo il cammino lo zaino si riduce di peso improduttivo, noi lo lasciamo volentieri agli altri, non abbiamo bisogno di pesi improduttivi. Anche perché la storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla», ha detto Salvini. Pur non avendo esplicitato a chi fossero riferite le dichiarazioni, non è difficile pensare che possano essere per il generale Vannacci, che sta per annunciare la fondazione di un nuovo partito ultra sovranista.

Su Robinson: «Ma potrò incontrare chi voglio?»

Il focus si è poi spostato sull’incontro con Robinson e sulle critiche ricevute dalle opposizioni: «Sulla libertà di parola e pensiero, noi siamo l’unico partito ad aver votato contro la legge bavaglio su cosa si può dire e cosa non si può dire, cosa risponde alla legge, chi può incontrare Salvini e chi non può incontrare. Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia da incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?».

Afghanistan, Meloni: «Stupore per le parole di Trump, affermazioni inaccettabili»

La premier Giorgia Meloni ha definito inaccettabili le parole di Donald Trump sui soldati della Nato, che per lui stavano «a distanza dalla prima linea in Afghanistan». In una nota diffusa da Palazzo Chigi, ha scritto: «Apprendiamo con stupore le dichiarazioni del presidente Trump secondo cui gli alleati della Nato sarebbero “rimasti indietro” in Afghanistan. Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, la Nato ha attivato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia, un atto di solidarietà straordinario nei confronti degli Stati Uniti. In quell’imponente operazione contro chi alimentava il terrorismo, l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command West, una delle aree operative più rilevanti dell’intera missione». Quindi la rivendicazione dell’impegno «lungo quasi 20 anni» del nostro Paese, che «ha sostenuto un costo che non si può mettere in dubbio»: 53 soldati italiani morti, oltre 700 feriti in combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle forze afghane.

Meloni: «L’amicizia merita rispetto»

Alla luce di ciò, per Meloni sono «non accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi Nato in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione alleata». «Italia e Stati Uniti sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in atto», ha continuato. «Ma l’amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica».

Crans Montana, Meloni: «Lacune nelle indagini, costituire squadra investigativa comune»

La premier Giorgia Meloni ha commentato la scarcerazione di Jacques Moretti, il proprietario del locale di Crans Montana dove si è consumata la tragedia di Capodanno, esprimendo «profonda indignazione e sconcerto per una decisione che infligge un ulteriore, indicibile strazio alle famiglie delle vittime e dei tanti feriti». Parlando con il Corriere della sera, ha assicurato che «lo Stato italiano, e io personalmente, resteremo giorno per giorno al loro fianco nel percorso di ricerca della giustizia e della verità». Insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera chiedendogli di prendere contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese per rappresentarle la viva indignazione del governo e dell’Italia di fronte alla decisione di scarcerare Moretti.

La premier: «Nostra disponibilità a collaborare ignorata»

Meloni è poi entrata nel merito dell’inchiesta, spiegando che dall’inizio l’Italia ha offerto collaborazione alle autorità elvetiche per fare piena luce su quanto accaduto: «La nostra polizia giudiziaria ha consolidata esperienza per svolgere tutte le investigazioni necessarie. Mi rammarico che questa disponibilità finora non sia stata raccolta, e che anzi le indagini abbiano conosciuto incertezze, ritardi e lacune, al punto che non sono state svolte neanche le autopsie di giovani deceduti che non presentavano ustioni». Quindi la richiesta che venga istituita, «senza ritardo e senza ulteriori resistenze, una squadra investigativa comune che utilizzi la competenza e la professionalità degli appartenenti alle forze di polizia italiani».

Scarcerazione Jacques Moretti, l’Italia richiama il nostro ambasciatore in Svizzera

La Farnesina ha deciso di richiamare a Roma l’ambasciatore italiano in Svizzera dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, il titolare del locale Le Constellation di Crans-Montana dove si è verificata la strage di Capodanno. L’uomo, indagato per omicidio, lesioni e incendio colposi, è infatti uscito di prigione dopo aver pagato una cauzione di 200 mila franchi. Ora sarà comunque sottoposto a misure cautelari come l’obbligo di firma e la consegna dei documenti di identità, ma la notizia ha suscitato molta rabbia nell’opinione pubblica e tra i membri del governo.

La nota di Palazzo Chigi: «Grave offesa e ulteriore ferita alle famiglie delle vittime»

Per questo la premier Meloni e il ministro degli Esteri Tajani hanno dato istruzione all’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado «di prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud per rappresentarle la viva indignazione del governo e dell’Italia di fronte alla decisione del tribunale di Sion (ndr quello che ha disposto la scarcerazione di Moretti) nonostante l’estrema gravità del reato di cui è sospettato Moretti, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico». Una decisione che, prosegue la nota di Palazzo Chigi, «rappresenta una grave offesa e una ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e di coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale». E infine: «L’Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia, e chiede che a ridosso di questa sciagura vengano adottati provvedimenti rispettosi, che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie».

Roma, la Lega indica Antonio Maria Rinaldi come candidato sindaco

La Lega ha indicato Antonio Maria Rinaldi come proprio candidato sindaco per Roma, una proposta ufficializzata durante la tre giorni “Idee in Movimento” promossa dal partito di Matteo Salvini in Abruzzo, tra Roccaraso e Rivisondoli, che ha riunito amministratori locali, esponenti di governo, rappresentanti politici e della società civile. Economista ed ex europarlamentare, Rinaldi è descritto dal Carroccio come «profondo conoscitore della realtà romana» e il suo nome sarà ora sottoposto al confronto con gli alleati del centrodestra nelle prossime settimane. «La Lega ha già una squadra forte da mettere al servizio della comunità e è pronta ad amministrare Roma, risollevando la Capitale dalla cattiva gestione targata Gualtieri». In vista delle elezioni comunali, previste tra aprile e giugno del 2027, il quadro dei possibili candidati inizia così a delinearsi, mentre resta confermata la ricandidatura dell’attuale sindaco Roberto Gualtieri.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi

Un’ammucchiata di nomi che spuntano, circolano, si testano e spesso si bruciano. Controfigure para-civiche, candidati per autoproclamazione personale e gente buttata nella mischia milanese a caso. A un anno e mezzo dal voto per Palazzo Marino (appuntamento fissato per la primavera del 2027), il dopo Beppe Sala è un gran bailamme da qualsiasi punto lo si voglia guardare: destra e sinistra.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Beppe Sala (Imagoeconomica).

L’eterna vicesindaca o l’ex candidato alla Regione già sconfitto una volta

Al momento il Partito democratico è nella fase della successione senza progetto. Si muove in ordine sparso e scava nel suo passato recente. I wannabe sono Anna Scavuzzo, l’eterna vice(sindaca) in lista d’attesa da anni, e Pierfrancesco Majorino, che dopo la batosta alle Regionali 2023 cerca la sua ennesima nuova occasione.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi

I profili civici per rassicurare i salotti

Accanto a loro riaffiorano i soliti nomi “civici”: Mario Calabresi, profilo rassicurante per i salotti che contano, e Umberto Ambrosoli, già protagonista in passato e già sconfitto (battuto da Roberto Maroni sempre alle Regionali, nel 2013), ma mai davvero archiviato.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi

In questo contesto si inserisce il dibattito sulle Primarie. Il segretario metropolitano del Pd, Alessandro Capelli, ha parlato di Primarie “omeopatiche”: una definizione efficace che, tradotta dal politichese, significa una consultazione placebo, utile a simulare partecipazione mentre le decisioni reali restano chiuse nelle segreterie. Un modo elegante per prendere tempo, non per cambiare passo.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Alessandro Capelli (Imagoeconomica).

A destra cronico problema di classe dirigente

Se a sinistra il problema è il logoramento di un sistema arrivato a fine corsa, a destra la questione è ancora più elementare: la mancanza di una classe dirigente pronta a metterci la faccia. Nel centrodestra milanese il dibattito ruota da mesi intorno alle Primarie, chieste con insistenza dall’area che fa riferimento all’ex assessore regionale Giulio Gallera e sostenute in Consiglio comunale da Alessandro De Chirico. Ma anche qui la procedura viene prima della politica, perché il nome condiviso semplicemente non c’è.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi

Dai sandwich a 17 euro alla visione di una Milano inclusiva

Nel vuoto, sbucano candidature improbabili e profili civici. L’ultimo è quello di Antonio Civita, proprietario della catena di locali Panino Giusto. Bravo, bravissimo come imprenditore – parlano le visure camerali -, come politico chi lo sa. «Mi metto a disposizione. La Milano di Sala è esclusiva e escludente», ha detto. Chissà in che modo invece i suoi sandwich gourmet a 17 euro sono inclusivi e includenti.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Antonio Civita (Imagoeconomica).

Ricordare Bernardo? Difficile fare peggio

Forza Italia sogna il civico moderato per non allarmare l’elettorato; la Lega porta ancora i segni della candidatura di Luca Bernardo, pediatra “pistolero” (si diceva avesse un’arma con cui girava in ospedale, ma lui disse che la teneva in cassaforte), idea fallimentare del 2021, mentre Fratelli d’Italia chiede – legittimamente – un purosangue, un politico vero. Nel frattempo, nessuno guida.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Luca Bernardo (Imagoeconomica).

Con Albertini votava l’82,2 per cento, ora siamo arrivati al 47…

Mentre i partiti giocano a Risiko con i nomi, Milano si allontana dalle urne. Il dato che dovrebbe imbarazzare tutti è l’affluenza: dal picco record dell’82,2 per cento toccato al primo turno da Gabriele Albertini (correva l’anno 2001) al 47 per cento del Sala bis. Più della metà dei milanesi ha smesso di partecipare perché non si riconosce più in questo gioco di sostituzioni interne. La città è accusata di essere diventata un privé sempre più esclusivo, dove gli affitti sono fuori scala, il ceto medio è in via di estinzione e la sicurezza è percepita come un lusso da ZTL.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Giuseppe Sala e Gabriele Albertini (Imagoeconomica).

Il centrosinistra insiste su diritti e sostenibilità, ma governa una città sempre più inaccessibile a chi lavora. Il centrodestra parla di legalità, però non riesce a costruire un’alternativa credibile prima del calendario elettorale. In mezzo restano i milanesi. Spettatori disillusi di una competizione che sembra riguardare tutti tranne loro.

Referendum giustizia, il caso della presunta censura al video di Barbero

Alleanza Verdi e Sinistra denuncia un presunto caso di censura da parte di Meta. Secondo quanto riferito dal partito, sarebbe stato oscurato un video in cui lo storico Alessandro Barbero spiega le ragioni del suo voto contrario nel referendum della giustizia, etichettandolo come “informazione falsa” dopo un fact-checking commissionato dalla stessa piattaforma. «Un atto gravissimo: una big tech statunitense decide di silenziare un’opinione politica legittima di uno dei più autorevoli intellettuali italiani su un tema centrale per la nostra democrazia», afferma Avs. In risposta, il movimento ha annunciato che il filmato è stato nuovamente sui canali social di Avs, Europa Verde e Sinistra Italiana, oltre che sulle pagine Facebook dei parlamentari, a partire da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.

In una nota, Avs parla di una dinamica che favorirebbe il governo «Una ‘coincidenza‘ fin troppo comoda per Meloni, un vero e proprio regalo politico. Un pericolo per l’Italia e per la libera espressione dell’opinione, visto che Meta ha già dimostrato di segnalare e oscurare contenuti soltanto in base alla posizione politica e non alla falsità o verità delle informazioni. Proprio mentre il NO cresce nei consensi, un colosso Usa guidato da miliardari sempre più vicini a Trump interviene per limitare il dibattito pubblico italiano. È la prova di un sistema di social e big tech che non garantisce democrazia e partecipazione. Per questo tocca a noi rompere la censura: Condividiamo il video, facciamolo girare ovunque, parliamone. E Al referendum costituzionale, votiamo No», si legge nel comunicato.

Ddl stupri, Bongiorno: «Il Pd ha chiesto di ridurre le pene»

Dopo le novità nel testo del Ddl stupri depositate in Commissione Giustizia, la relatrice Giulia Bongiorno ha spiegato all’Ansa che «la rimodulazione delle pene è stata fatta su richiesta del Pd. Sono venute fuori delle polemiche, ma riportiamo le cose alla realtà». Bongiorno ha precisato che la sua proposta «prevede il reato di violenza quando si compiono atti sessuali contro la volontà di una persona. Si tratta innegabilmente di un deciso ampliamento della tutela per le vittime di violenza», sottolineando il cambiamento terminologico più discusso: la parola «consenso» è stata sostituita con «dissenso».

Bongiorno: «Rafforzare la protezione delle vittime senza complicare l’iter giudiziario»

Un’altra novità rilevante riguarda l’introduzione del cosiddetto reato di freezing: «Quando la donna non manifesta la sua volontà perché congelata dalla paura, si debba presumere il dissenso. Quindi, è sempre reato se manca una manifestazione chiara», ha chiarito Bongiorno in un’intervista al Corriere della Sera. La senatrice leghista ha inoltre sottolineato che «secondo alcuni il testo invertiva l’onere della prova, cioè imponeva all’imputato una serie di prove a volte impossibili da fornire. Con il mio testo si valorizza la volontà della donna senza alterare le dinamiche processuali», assicurando così che le modifiche mirano a «rafforzare la protezione delle vittime senza complicare eccessivamente il percorso giudiziario».

Romeo: «Siamo pronti a intervenire per aumentare le pene»

Sulla riduzione della pena, che passa da 6-12 anni del vecchio testo a 4-10 anni per il caso di violenza senza minaccia o costrizione, Bongiorno ha precisato: «La mia idea era di creare una cascata di aggravanti. Trattandosi di un testo unificato, ho accolto poi la richiesta del Pd di ridurre la pena». Dal fronte leghista, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha dichiarato all’Ansa che «siamo assolutamente pronti a intervenire per aumentare» le pene «in sede emendativa», ribadendo la disponibilità a integrare le sanzioni durante l’iter parlamentare. Bongiorno ha infine sottolineato il carattere inclusivo del testo unificato: «Io come è noto avrei voluto alzare le sanzioni. Il mio è un testo unificato che ha voluto dare spazio anche alle richieste del Pd di ridurre la pena. Vedremo in sede di emendamenti».

Il caso della conferenza stampa di CasaPound alla Camera

CasaPound sbarca alla Camera dei deputati. Accadrà il 30 gennaio, giorno in cui è stata fissata una conferenza stampa per il lancio della raccolta firme della proposta di legge dedicata alla “remigrazione” degli stranieri che si trovano in Italia, promossa dal comitato Remigrazione e riconquista, fondato appunto CasaPound e altri gruppi di estrema destra. Tra i relatori annunciati figurano esponenti noti dell’ultradestra: Luca Marsella di CasaPound, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti (già Forza Nuova) e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti. A programmare la conferenza alla Camera è stato il deputato leghista Domenico Furgiuele, molto vicino a Roberto Vannacci e noto per aver esposto la scritta “X Mas” sul balcone della sede del Carroccio a Lamezia Terme.

La protesta delle opposizioni: «Inaccettabile»

«È inaccettabile che la Camera dei deputati ospiti una conferenza stampa sulla cosiddetta ‘remigrazione’, promossa da esponenti di CasaPound e da personaggi noti per iniziative svolte insieme a soggetti poi risultati appartenenti alla criminalità organizzata. La Camera non può diventare una tribuna per chi propaganda ideologie fasciste, viola la Costituzione e si pone apertamente contro le istituzioni democratiche». Così Matteo Orfini, deputato del Partito democratico. «La Lega di Salvini, che esprime il presidente della Camera Lorenzo Fontana, con il generale Vannacci il 30 gennaio porta una bella carrellata di neofascisti a Montecitorio. Davanti a quello che sta accadendo negli Usa, con le squadracce dell’Ice di Trump che stanno gettando l’America nel caos, sarebbe quantomeno opportuno che Fontana, in quanto presidente della Camera, esponente della Lega e con un passato vicino a queste realtà, prendesse le distanze, tutelando l’istituzione che rappresenta», ha dichiara Riccardo Magi, segretario di +Europa. Angelo Bonelli, parlamentare di Avs e portavoce di Europa Verde, ha detto: «Non si tratta di una ‘iniziativa politica’, ma della legittimazione dell’odio razziale dentro le istituzioni della Repubblica, fondate sull’antifascismo e sulla Costituzione. I nazifascisti saranno in Parlamento grazie alla Lega, che ha prenotato la sala sotto l’etichetta tossica della ‘remigrazione’. È uno sfregio alla memoria democratica del Paese. Un progetto apertamente incostituzionale, mascherato da raccolta firme».

La precisazione dell’ufficio stampa della Camera

L’ufficio stampa della Camera ha precisato che «le conferenze stampa si svolgono sotto la piena e unica responsabilità dei deputati, o dei gruppi, che ne curano la prenotazione, e che rispondono dei contenuti, e dei partecipanti a esse, sotto ogni profilo».

Il ritorno di Ermini in Valdarno e l’incognita Renzi

Un ritorno all’antico; sarà un progresso. David Ermini, già vicepresidente del Csm (vice dunque del presidente della Repubblica Sergio Mattarella), già parlamentare del Partito Democratico, avvocato penalista con il no alla riforma della giustizia in tasca, in ottimi rapporti con la responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani, sarà il candidato sindaco del centrosinistra alle elezioni amministrative di Figline e Incisa Valdarno, nato nel 2014 dalla fusione di due Comuni del Valdarno fiorentino (c’è anche un valdarno aretino e ovviamente fra i due territori contigui esiste un’accigliata contesa).

Il ritorno di Ermini in Valdarno e l’incognita Renzi
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con David Ermini e Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Sulla candidatura si allunga l’ombra di Renzi

L’annuncio ufficiale è stato dato questa settimana dopo una riunione serale del Pd locale, ma la notizia era nell’aria da tempo. Almeno dalle dimissioni del precedente sindaco, Valerio Pianigiani, che i conterranei descrivono come ingenuo e impolitico (non il massimo per guidare una comunità), avvenute nel novembre del 2025 ad appena un anno dal voto. Ermini, un tempo compagno di classe dell’allenatore Maurizio Sarri, sarà dunque il candidato sindaco del centrosinistra e torna nel suo Valdarno: l’esordio in politica fu infatti da consigliere comunale a Figline (tra il 1980 e il 1985, incarico che poi ha ricoperto anche tra il 2001 e il 2006). Tutto semplice, tutto chiaro, tutto risolto? Naturalmente no. Ermini è appena tornato ma deve già affrontare un enigma proveniente dal suo passato politico: che farà Italia Viva? Che farà Matteo Renzi, con cui ci sono stati cospicui e stranoti scazzi a mezzo stampa? L’ex presidente del Consiglio è in una fase ecumenica, va d’accordo con tutti nel campo largo, ha buone parole per chiunque (da Elly Schlein in giù), ha favorito anche alleanze in ogni dove alle Regionali. Ha accettato di buon grado l’idea di farsi perdonare qualcosa (l’essere Renzi, a occhio). Ma chissà se riuscirà a sostenere anche l’ex amico Ermini, considerato nientemeno che un traditore sia da Renzi sia da un altro ex membro autorevole del vecchio Giglio Magico, Luca Lotti (ma anche con lui Renzi ha avuto non pochi problemi; c’è qualcuno che ancora non ha litigato con il fondatore di Italia Viva?). 

Il ritorno di Ermini in Valdarno e l’incognita Renzi
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

La rottura tra Ermini e il leader di Italia viva

Il problema è che il renzismo vive di superlativi, tutto è bellissimo o bruttissimo. Nella renziana guerra dei superlativi – un giorno sei un genio, quello dopo uno sfigato – Ermini è rimasto sempre sulla linea mediana. Non una parola di troppo, non un bercio, mai una parola contro il Capo, neanche quando ci rimase male perché nel 2017 Renzi fece un rimpasto della segreteria e lui rimase fuori. Sempre basso profilo, anche sui social dove basta un “ciaone” a far deragliare. Questo però era vero un tempo. Nel senso che la rottura con Renzi è conclamata, aspra, superlativa appunto. Una bellissima rottura (dipende dai punti di vista; giornalisticamente, lo è). Ermini tuttavia non sembra essere troppo preoccupato, alle persone con cui ha parlato in queste ore spiega di non aver bisogno di Italia Viva, che può anche farne a meno. Per il momento, comunque, non sono arrivate dichiarazioni di Francesco Bonifazi, parlamentare di primo piano di Italia Viva, che di solito viene mandato in avanscoperta quando c’è da tirare una legnata a qualche avversario. 

Il ritorno di Ermini in Valdarno e l’incognita Renzi
Francesco Bonifazi (Ansa).

Il mite avvocato diventato battagliero

Aver fatto il vice di Mattarella ha dunque dato non poco coraggio a questo mite avvocato, ex mite, oggi piuttosto battagliero. Si è pure messo a scrivere un libro, Ermini, ma chissà se a questo punto vedrà mai la luce. «Arriva un momento nella vita in cui chi ha avuto l’onore di ricoprire incarichi di grande prestigio come ho avuto l’onore di ricoprire io, può dimostrare che le Istituzioni, le proprie idee e i propri valori si possono servire provando a mettersi al servizio e a disposizione della Comunità di cui si è figli». È questo un modo anche per rintuzzare chi non lo voleva, tipo appunto Italia Viva: io ho fatto il vice di Mattarella, dice Ermini, che altro volete di più da me?

Il ritorno di Ermini in Valdarno e l’incognita Renzi
David Ermini (Imagoeconomica).

Nomine, chi è la donna in corsa per Leonardo

Sarà una tornata di nomine pesante quella primaverile. Anche per Leonardo, dove ad aprile scade il mandato del presidente Stefano Pontecorvo. E, com’è naturale, è partita la solita girandola di nomi e relativi incastri. Con una possibile sorpresa.

Cossiga jr non dispiacerebbe a Crosetto

Tra i papabili, come riportato dal Fatto Quotidiano, c’è Giuseppe Cossiga, figlio dell’ex presidente della Repubblica. Classe 1963, laureato in Ingegneria aeronautica, Cossiga jr ha dalla sua un cv invidiabile: ex parlamentare di Forza Italia e sottosegretario alla Difesa nel Berlusconi IV, nel 2012 ha aderito a Fratelli d’Italia, suo main sponsor nella corsa alla poltrona. Dal 2017 è direttore delle relazioni istituzionali di Mdba, gruppo missilistico europeo controllato da Airbus, BAE Systems (entrambe con il 37,5 per cento) e la stessa Leonardo (25 per cento) e nel 2022 è subentrato a Guido Crosetto alla guida dell’Aiad, la Federazione aziende italiane per l’Aereospazio, la Difesa e la Sicurezza.

Nomine, chi è la donna in corsa per Leonardo
Giuseppe Cossiga (Imagoeconomica).

I desiderata di Forza Italia

Forza Italia, dal canto suo, spingerebbe per Stefano Cuzzilla, attuale presidente di Trenitalia. Ma le sue chance sono al lumicino, visto che i Berlusconi difficilmente rinunceranno alla presidenza di Paolo Scaroni all’Enel.

Nomine, chi è la donna in corsa per Leonardo
Stefano Cuzzilla (Imagoeconomica).

Della rosa fa parte anche Andrea De Gennaro, capo della Guardia di Finanza in scadenza a maggio. Le sue quotazioni sono in salita, anche se occupare la poltrona che fu del fratello Gianni (presidente di Leonardo dal 2013 al 2020) potrebbe sembrare poco ortodosso. Infine il jolly: il generale Francesco Paolo Figliuolo, ex commissario straordinario alla ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione in Emilia-Romagna, Toscana e Marche.

Nomine, chi è la donna in corsa per Leonardo
Andrea De Gennaro (Imagoeconomica).

Torna a circolare il nome di Belloni

Fin qui i profili noti. Ma Lettera43 conferma che nella corsa alla presidenza del colosso italiano della Difesa c’è anche una donna. E non una qualunque, perché si tratta di Elisabetta Belloni, il cui nome riappare puntualmente ogni volta che spunta una poltrona strategica da assegnare come nel caso di Eni. C’è però un “ma” che non riguarda certo le competenze, semmai la funzione che Belloni andrebbe a ricoprire: Leonardo oggi gioca nel mondo delle guerre, delle fratture geopolitiche, delle tensioni UeUsa e dei dossier Nato. La presidenza non è un ruolo prettamente istituzionale e contro Belloni potrebbero giocare le frizioni che si porta dietro. La sua uscita dal DIS, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, è arrivata in un clima tutt’altro che lineare, con retroscena di attriti nel perimetro di Palazzo Chigi. E il passaggio a Bruxelles nello staff di Ursula von der Leyen si è chiuso dopo appena sei mesi, senza che restasse l’immagine di un addio “sereno”. In altre parole Belloni non è una figura neutra, ma porta con sé un carico politico già acceso, e in questo momento storico è un lusso che Leonardo non può permettersi. Perciò la domanda non è se Belloni “meriti” la poltrona. La domanda è se davvero “serva”.

Nomine, chi è la donna in corsa per Leonardo
Elisabetta Belloni con l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (Imagoeconomica).

Ddl stupri, Bongiorno modifica il testo: cosa cambia

Giulia Bongiorno, senatrice relatrice del ddl sulla violenza sessuale, ha presento una proposta di riformulazione del testo, che è ora all’esame della commissione Giustizia e che verrà votato martedì 27 gennaio. Nel nuovo testo è sparita la parola “consenso”: quello approvato alla Camera parlava di “consenso libero e attuale”, concetto al centro dell’accordo bipartisan tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein. Il primo ddl avrebbe dovuto ricevere il via libera da Palazzo Madama il 25 novembre, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma era stato stoppato dal centrodestra, che aveva chiesto approfondimenti.

Il nuovo testo del ddl

Nel nuovo testo dell’articolo 609 bis relativo al reato di violenza sessuale si legge che «la volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso». E che «l’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostante del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».

Ddl stupri, Bongiorno modifica il testo: cosa cambia
Giulia Bongiorno (Imagoeconomica).

Le altre modifiche al ddl

Le pene vengono inoltre distinte: per la violenza sessuale senza altre specificazioni, la reclusione viene ridotta a 4-10 anni, rispetto ai 6-12 anni del testo votato all’unanimità in prima lettura. Resta invece, il range di 6-12 anni se «il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa». Sulle sanzioni dei casi di minore gravità, che possono essere ridotte fino a due terzi, si fa riferimento alle «modalità della condotta» e alle «circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persone offesa».

Avs: «Proposta inaccettabile»

«La violenza sessuale è un crimine contro le donne, senza un sì non c’è rapporto sessuale, ma un reato. Bongiorno ci fa fare un enorme passo indietro. Dal consenso si passa al dissenso», ha dichiarato Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs e presidente del gruppo misto al Senato. Così Ilaria Cucchi, sempre di Avs: «La proposta della presidente Bongiorno non è accettabile. Per la destra chi subisce violenza ha l’onere di dimostrare perché non ha reagito o perché non ha detto un no abbastanza forte. Come se non bastasse la violenza subita. Meloni ci aveva messo la faccia, oggi la perde».

La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole

Giuseppe Conte e Giorgio La Malfa, insieme, per parlare di politica: la coppia è senz’altro inedita, ma il pentastellato e il repubblicano storico si riuniranno davvero, nella mattinata di sabato 24 gennaio, a Roma. Lo scenario sarà quello di piazza Campo de’ Fiori, all’ombra di Giordano Bruno, l’eretico: nella sala del cinema Farnese andrà in scena la presentazione di Officina Repubblicana, che viene definito come «un movimento di opinione erede delle posizioni politico-culturali della sinistra democratica». Protagonista, appunto, Conte, ex presidente del Consiglio e leader del Movimento 5 stelle. A seguire Vincenzo Amendola, già ministro per gli Affari europei del governo Conte II e sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei nell’esecutivo guidato da Mario Draghi. E poi l’emergente Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi, Sport, Turismo e Moda del Comune di Roma e coordinatore di “Progetto Civico Italia”. La Malfa, alla fine dell’incontro, riassumerà i contenuti della giornata e lancerà la sfida politica, alla tenera età di 86 anni. Qualcuno dica a Conte che dai “sacri palazzi”, quelli vaticani, viene guardata con preoccupazione la sua partecipazione a questo incontro, «dal carattere sicuramente laico», si sente affermare, «e poi, con quella statua di Giordano Bruno lì davanti, che affronto per la Chiesa che lui ha tanto frequentato».

La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole

I funerali di Valentino o un convegno con Amato e Ruffini?

Venerdì mattina di fuoco a Roma, il 23 gennaio. Da una parte i funerali di Valentino, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, con autorità e vip provenienti da ogni parte del Pianeta. Dall’altra, all’Istituto Sturzo, ecco una mattinata in stile Prima Repubblica, sul tema “Parliamo seriamente di politica”, ossia “Ricostruire la partecipazione della politica muovendo dall’esempio di cattolici e socialisti”, con l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, il fondatore del Censis Giuseppe De Rita, il democristiano di lungo corso Marco Follini, l’eterno riformista Enrico Morando, monsignor Vincenzo Paglia e l’attesissimo Ernesto Maria Ruffini, che poi è il più giovane della compagnia, già direttore dell’Agenzia delle Entrate e fondatore di un nuovo movimento politico di ispirazione cattolica Più Uno. La sede, l’istituto dedicato a don Luigi Sturzo, è quella giusta, «anche per le origini siciliane del sacerdote e di Ruffini, nipote del cardinale Ernesto Ruffini», spiffera uno degli organizzatori.

La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole

Un prete c’è sempre

Ormai, quando si deve organizzare un convegno, il mix perfetto sembra essere questo: «Metti un po’ di politici, un rappresentante delle forze dell’ordine, un prete». Detto fatto: il 27 gennaio, nella sede della Camera di Commercio di Roma, va in scena l’incontro intitolato “Emergenza abitativa. Una casa che manca, un bisogno che cresce”. E chi ci sarà? Oltre al padrone di casa, appena confermato, il presidente Lorenzo Tagliavanti, il direttore generale di Federlazio Luciano Mocci che deve presentare il rapporto dell’Osservatorio Edilizia, e anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il prefetto di Roma Lamberto Giannini (già capo della Polizia di Stato) e don Antonio Coluccia. Il convegno può cominciare.

La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
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La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole

Comunicare stanca, a una certa età

Dicono che un comunicatore, ormai anziano, faccia «sempre più fatica». Un commento che viene fatto anche nel suo “quartier generale”, non solo all’esterno. Dopo una lunga carriera passata nei panni del giornalista, al comando del settore dell’economia di un importante organo di informazione, ha cambiato casacca per servire il mondo della finanza e, infine, quello dei grandi appalti. Ma la lucidità è solo un ricordo, gli acciacchi sono continui, comunicare stanca, a una certa età. E lui sta trascinando il suo datore di lavoro nella fossa delle Marianne, non rendendosi conto che è ora di andare in pensione. E che pensione…

Giustizia, tutti all’Ergife sabato con Tajani

A Roma l’Hotel Ergife, storico feudo andreottiano, sabato torna protagonista con la politica. “Valori: Più Libertà Più Giustizia”, organizzato da Forza Italia, è l’appuntamento programmato in vista del referendum. Dopo i saluti istituzionali, tra gli altri, di Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Forza Italia al Senato, e di Paolo Barelli, presidente del gruppo Fi alla Camera, ecco Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, Enrico Costa, vicepresidente della commissione Giustizia, Deborah Bergamini, vicesegretario nazionale Fi, Francesca Scopelliti, presidente del comitato “Cittadini per il sì, Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale, Gian Domenico Caiazza, presidente del comitato “Sì separa”, e poi Stefania Craxi, presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato. Conclusioni affidate ad Antonio Tajani, nei ruoli di segretario nazionale di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. Olè.

La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
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La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole

Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia

Contrordine compagni, abbiamo scherzato. Roberto Occhiuto non si candida più alla guida di Forza Italia e non sfiderà per la leadership Antonio Tajani. Il governatore calabrese ha fatto dietrofront mercoledì pomeriggio, a Milano, alla presentazione del libro del direttore del Foglio, Claudio Cerasa: L’Antidoto. «Non mi candiderò al congresso, Silvio Berlusconi mi ha insegnato che bisogna lavorare per unire e non per dividere e io voglio portare avanti la sua lezione», ha spiegato il vicesegretario azzurro a margine dell’evento. E poi addirittura è arrivato a elogiare Tajani. «Ha fatto un lavoro straordinario, è una persona dotata di grande saggezza ed equilibrio», ha ribadito. «Lui stesso si è proposto come obiettivo quello di far diventare Forza Italia un partito del 20 per cento. Io vorrei lavorare insieme a lui per realizzare questo nostro obiettivo. Se non si è ancora realizzato non è colpa sua».

Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia
Roberto Occhiuto durante la conferenza stampa di In Libertà (Ansa).

La truppa che credeva nella «scossa liberale»

E dire che poco più di un mese fa, a metà dicembre, lo stesso Occhiuto aveva dato ufficialmente il via alla sua corrente, spiegando che Fi aveva «bisogno di una scossa liberale». L’iniziativa di lancio era stata organizzata in un luogo evocativo come Palazzo Grazioli, ex residenza romana del Cavaliere, di fronte a imprenditori, giornalisti e oltre una ventina di parlamentari pronti a seguirlo. Ovvero tutti gli scontenti della gestione del leader, chi per motivi politici e chi per recriminazioni personali. In prima fila, tra gli altri, c’erano Licia Ronzulli, Giorgio Mulè, Alessandro Cattaneo, Paolo Emilio Russo, Francesco Paolo Sisto, Stefania Craxi, Deborah Bergamini. Con due presenze assai vicine alla famiglia come l’avvocato e tesoriere Fininvest Fabio Roscioli e l’avvocata civilista Cristina Rossello, deputata azzurra e legale di Silvio Berlusconi. Una truppa pronta, a parole, a dare battaglia per rinforzare l’ala liberale nel partito e dare una spinta verso laicità, difesa dei diritti civili, ius scholae, liberalizzazioni in economia e svecchiamento generale del partito. Input arrivati a più riprese anche da Marina e Pier Silvio Berlusconi. Tra l’altro, la primogenita di B, prima dell’evento a Palazzo Grazioli, aveva ricevuto il governatore a Milano. Incontro che era stato interpretato come una benedizione implicita dell’iniziativa. E, infatti, Occhiuto nei giorni seguenti, in un paio di interviste, aveva dichiarato chiaramente di voler sfidare Tajani al congresso nazionale previsto per l’inizio del 2027.

Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia
Deborah Bergamini (Imagoeconomica).

Occhiuto ha fatto due conti: FI per ora non è scalabile

Ora però Occhiuto ha cambiato idea. Perché? Secondo le voci che circolano nel partito, il governatore si è reso conto che così com’è, il regolamento congressuale lo sfavorisce: ai congressi, infatti, potrà partecipare solo chi è iscritto al partito da almeno due anni. E nel 2025 gli iscritti sono stati circa 240 mila. La stragrande maggioranza dei quali pro-Tajani. Molto difficile, dunque, per Occhiuto, scalare il partito tramite le assise comunali e regionali, quindi anche la partita nazionale sembra già compromessa. «Occhiuto e i suoi raggiungono a malapena il 5 per cento del partito. Quando si è reso conto che non sarebbe andato da nessuna parte e che sfidare Tajani era una partita improba, per non rischiare una figuraccia s’è tirato indietro», sussurra chi è vicino al ministro degli Esteri. «Hanno blindato il partito, che ora è impossibile da scalare, quindi non vogliamo prestarci al loro gioco. Candidarsi avrebbe significato servire la vittoria a Tajani su un piatto d’argento», spiega invece a Lettera43 un parlamentare vicino a Occhiuto. Insomma, la corrente del governatore andrà avanti come pungolo liberale, ma senza sfidare la leadership. Una corrente monca. «Occhiuto ha fatto esporre i suoi e ora li abbandona», sottolineano gli uomini del ministro degli Esteri. Ma nella retromarcia può aver contato anche l’appoggio tiepido di Marina Berlusconi che prima ha benedetto l’iniziativa, poi ha assunto un atteggiamento più prudente. Sta di fatto che Tajani finora non ha dato seguito a nessuna delle richieste dei figli del Cav: né svolta liberale, né facce nuove. I due capigruppo Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, di cui alcuni berluscones avevano chiesto la testa, sono ancora al loro posto. E ci resteranno a lungo. Tutta questa storia ha però reso poco credibile, se non addirittura inaffidabile, Occhiuto. E questo alla lunga nel suo curriculum avrà un peso.  

Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia
Maurtizio Gasparri, Paolo Barelli e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Meloni conferma che l’Italia non entrerà nel Board of peace su Gaza

L’Italia non parteciperà al Board of peace su Gaza voluto da Donald Trump. Lo ha confermato in serata la premier Giorgia Meloni dopo le indiscrezioni di questa mattina, e dopo aver parlato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Intervistata da Bruno Vespa, la premier ha citato l’articolo 11 della Costituzione italiana che ci consente di partecipare a organismi internazionali solo se fondati sulla «parità tra Stati». Il board invece nasce come struttura privata, con gli Stati Uniti in posizione di primato e un accesso subordinato al pagamento di una quota stimata in un miliardo di dollari. 

Meloni: «È un organismo che comunque è interessante»

Per non voltare le spalle a Trump, tuttavia, la premier ha sottolineato che «la posizione dell’Italia è di apertura», sostenendo che possa «giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati». Mentre la Francia si è sfilata dal progetto sottolineando come esso rischi di svuotare il ruolo delle Nazioni Unite, Meloni ha detto di non considerare «una scelta intelligente da parte dell’Italia e dell’Europa quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante». In questo senso il governo vuole comunque ritagliarsi un ruolo: «Ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura».

Pensioni minime, arriva la proposta di un sussidio di 350 euro: ecco dove

Un sussidio a supporto delle pensioni minime per l’anno 2026: è questa la proposta presentata dai sindacati lucani per aiutare le famiglie e le persone in condizioni di fragilità economica. In una fase storica segnata dall’incertezza e da un sensibile invecchiamento della popolazione, la Uil ha inoltrato una richiesta formale alla Regione affinché venga istituito un aiuto economico annuale. Vincenzo Tortorelli, segretario generale della Uil Basilicata, ha ribadito la necessità di adottare modelli di sviluppo che favoriscano una distribuzione equa della ricchezza territoriale. L’iniziativa punta a contrastare la povertà e l’esclusione sociale, fenomeni che colpiscono duramente i piccoli centri soggetti a spopolamento. Attraverso questo intervento, si intende garantire il rispetto della dignità umana e promuovere l’invecchiamento attivo dei cittadini più anziani.

Requisiti per il sussidio sulle pensioni minime del 2026

Pensioni minime, arriva la proposta di un sussidio di 350 euro: ecco dove
Anziani, pensionati (Imagoeconomica).

L’erogazione del contributo prevede regole precise per individuare i destinatari residenti nel territorio lucano. Innanzitutto, la misura costituisce un sussidio a chi percepisce le pensioni minime dell’Inps o i trattamenti di importo inferiore, includendo le diverse tipologie di assegni previdenziali. Per accedere al beneficio, è indispensabile presentare un’attestazione Isee non superiore a 15 mila euro. Carmine Vaccaro, segretario generale della Uil Pensionati Basilicata, ha chiarito che l’aiuto mira a sostenere 27.701 persone. La suddivisione dei potenziali beneficiari evidenzia la portata sociale dell’intervento:

  • 11.891 titolari di pensione di vecchiaia;
  • 10.943 percettori di assegni di reversibilità;
  • 2.154 beneficiari di assegni di invalidità;
  • 1.478 titolari di pensione di anzianità;
  • 939 soggetti con pensione di inabilità.

Tuttavia, l’assegnazione dei fondi richiede una verifica puntuale delle dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) presentate dai cittadini.

Nuovo assegno per chi percepisce una pensione minima in Basilicata: di cosa si tratta?

Il fabbisogno economico per coprire l’intero bacino di utenza del nuovo sussidio sulle pensioni minime ammonta a 9 milioni 695 mila 350 euro all’anno. Per reperire questa somma, nella proposta si suggerisce di utilizzare le entrate derivanti dai diritti di sfruttamento per l’estrazione di idrocarburi. In questo modo, le royalty petrolifere si trasformerebbero in uno strumento di giustizia sociale a vantaggio della comunità locale. L’inserimento di un nuovo capitolo di spesa nella legge di Bilancio regionale per il triennio 2026-2028 garantirebbe la stabilità della misura nel tempo, generando ricadute positive sull’intera economia regionale.

Come ricevere il sostegno se già si percepisce la pensione dall’Inps?

La realizzazione del piano assistenziale richiede la definizione di un regolamento attuativo e una convenzione con l’Inps per automatizzare i pagamenti. Si osserva con interesse l’esperienza della Regione Friuli Venezia Giulia o della Provincia Autonoma di Bolzano, che hanno già adottato simili forme di sostegno assistenziale. L’analisi dei dati statistici mostra che la maggioranza dei pensionati lucani interessati riceve trattamenti mensili compresi tra 601 e 700 euro.

Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno

Niente da fare. Anche stavolta, Antonio Tajani con la “sua” (davvero?) Forza Italia si è messo di traverso. Tanto che i leghisti duri e puri ormai lo hanno ribattezzato «Rompitajani». Non bastava la politica estera ad accendere le scintille tra Lega e FI, ora anche la Consob è diventata un casus belli: il leader azzurro in zona Cesarini ha posto il veto alla nomina di Federico Freni, indicato da Matteo Salvini e pare già bollinato dal potente sottosegretario Alfredo Mantovano, come successore di Paolo Savona. E il Consiglio dei ministri ha rinviato la decisione. «Abbiamo rinunciato ad altre nomine su altri enti», ha sbottato il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, minacciando indirettamente di fatto di far crollare il castello di carta delle nomine, presidenze, amministratori delegati, direttori generali, che devono essere fatte dal governo meloniano. «Quella di Freni era una nomina che partiva già con un accordo di massima con Forza Italia e che ora è stata messa in discussione», ha aggiunto assicurando: «Noi continueremo a portare avanti quel nome».

Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
Riccardo Molinari (Imagoeconomica).

Alla Consob però difficilmente sarà possibile rimpiazzare Freni con un altro leghista. Il dossier banche è infatti caro a Forza Italia che pare abbia già avanzato il nome di Federico Cornelli, dal 2023 commissario dell’Autorità per la vigilanza dei mercati. L’altro nome tornato in circolo è quello di Marina Brogi, professoressa di Economia e tecnica alla Bicocca di Milano. Ma i problemi non finiscono qui. Tajani lo scorso ottobre aveva accolto alcuni transfughi alleati da Noi Moderati, tra cui il sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli. Un ritorno pesante, il suo, perché vale una poltrona al governo. Ora Maurizio Lupi, che aveva appoggiato la nomina di Freni – « Evitiamo veti pregiudiziali. Non sempre, peraltro, i ‘tecnici’ si dimostrano migliori», ha commentato – potrebbe rivendicare un posto per i suoi. E perché non proprio alla Consob?

Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
Maurizio Lupi e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Mieli nelle foto di Di Piazza

C’era anche Paolo Mieli martedì sera a Roma all’inaugurazione della mostra dedicata alle fotografie dell’amico Giuseppe Di Piazza, per anni a capo delle pagine romane del Corriere della Sera, e rimpianto da molti giornalisti quando se n’è andato in pensione. Tra i tanti che sono accorsi ai Musei di San Salvatore in Lauro, negli spazi artistici de Il Cigno di Lorenzo Zichichi, c’erano anche Fabrizio Roncone, Bobo Craxi, Francesco Rutelli e Peppe Cerasa.

Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
Giuseppe Di Piazza (L43).

Da segnalare pure la presenza dell’attrice, pittrice e scultrice Marilina Succo. Nota al pubblico Rai per le previsioni del tempo, Succo vanta nel suo cv artistico anche la performance The Process andata in scena nel marzo 2025 al Vittoriale degli Italiani.

Tornando a Mieli: il giornalista e storico era “presente” anche nelle opere esposte con un scatto che lo ritrae assieme alla figlia Oleandra.

Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
Paolo Mieli e la figlia ritratti da Giuseppe Di Piazza (L43).

Parolin per Ceccherini e i giovani editori

È già passato un quarto di secolo dalla fondazione dell’Osservatorio dei giovani editori di Andrea Ceccherini recentemente ribattezzato Osservatorio for independent thinking. E mercoledì 21 gennaio a Roma, nell’Auditorium Antonianum, all’incontro con gli studenti sarà presente anche il cardinale Pietro Parolin. L’evento sarà moderato dal direttore del Corriere della sera, Luciano Fontana, e dalla giornalista Maria Latella.

Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
Andrea Ceccherini (Imagoeconomica).