Milano si prepara ad accogliere le Olimpiadi invernali. Con la cerimonia di apertura allo stadio San Siro di venerdì 6 febbraio scatterà infatti la nuova edizione dei Giochi, che accoglieranno nella città lombarda migliaia di atleti e milioni di tifosi e appassionati da tutto il mondo. Per l’occasione, fino al 22 (ultimo giorno di gare) Atm ha programmato un servizio straordinario per tutti i mezzi pubblici, dai bus alle linee metropolitane, per permettere uno spostamento più comodo e libero fra le varie sedi delle discipline. Online sul sito ufficiale e in formato cartaceo in 30 mila copie sull’intera rete la guida ufficiale, realizzata in italiano e in inglese, per muoversi attraverso i principali snodi urbani.
Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, cosa sapere su bus, tram e metro
I simboli di Olimpiadi e Paralimpiadi (Imagoeconomica).
Per quanto riguarda le cinque linee metropolitane, dal 5 al 21 febbraio gli ultimi treni partiranno dai capolinea alle 2 di notte e passeranno dal centro attorno alle 2.20. Faranno eccezione i rami Gobba-Cologno Nord e Gobba-Gessate sulla M2, che invece non registreranno cambiamenti. Previsto il potenziamento anche per le Paralimpiadi dal 7 al 14 marzo, quando le ultime corse scatteranno dai capolinea all’1 del mattino e passeranno dal centro circa 20 minuti dopo. Previsti inoltre dei servizi straordinari per raggiungere l’Arena Santagiulia o Ice Hockey Arena con shuttle che la collegheranno con la stazione di Rogoredo dalle 7 del mattino alle 2 di notte. La guida indica anche il potenziamento delle linee 12 (Roserio-Ungheria) e 27 (Duomo-Ungheria) dei tram oltre che dei bus 45 (Lambrate-San Donato) e 88 (Rogoredo-Linate) che manterranno il servizio fino alle 2 di notte.
Durante l’intera durata delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi invernali, l’intera rete dei bus notturni farà servizio tutte le notti. In particolare, la linea NM1 fermerà anche alla stazione M5 di Portello, dove si troverà il Centro Media di Milano-Cortina 2026. Solo durante i Giochi olimpici, la linea farà anche servizio extraurbano fino a Rho Fiera (Ice Park). Per quanto riguarda invece la linea NM2, ci sarà servizio straordinario fino ad Assago Forum (Ice Skating Arena) sia durante le Olimpiadi sia per le Paralimpiadi successive: come si evince dalla guida, non fermerà tra Gobba, Cologno Monzese e Gessate. Cambieranno anche gli orari dei parcheggi, aperti fino a tarda notte. Quelli di Bisceglie, Molino Dorino, Lampugnano, Famagosta, San Donato, Cascina Gobba e Maciachini saranno aperti fino alle 3.10 del mattino durante le Olimpiadi e fino alle 2.10 durante le Paralimpiadi.
Chi si mette alla guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti è punibile solo se crea un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale. Lo ha stabilito una sentenza depositata il 29 gennaio dalla Corte costituzionale, in cui si legge che «la nuova formulazione dell’articolo 187 del codice della strada», risalente al 2024, «non è costituzionalmente illegittima, purché venga interpretata nel senso che possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale». Prima della modifica, la norma puniva chi guidava «in stato di alterazione psico-fisica» dopo aver assunto stupefacenti. Nel 2024 è stato eliminato il requisito dell’alterazione (complicata da dimostrare nella prassi giudiziaria): da allora la norma ha sanzionato semplicemente la guida successiva all’assunzione di droga, senza però specificare tempistiche né condizioni, rischiando dunque di punire – per esempio – automobilisti con tracce residue di sostanze assunte giorni o settimane prima, ormai prive di qualsiasi effetto sulle capacità di stare al volante.
La Consulta ha imposto un’interpretazione restrittiva della norma
La Corte Costituzionale, senza accogliere le censure di illegittimità, ha pertanto imposto un’interpretazione restrittiva della norma basata sui principi di «proporzionalità e offensività». Secondo la Consulta, va dunque accertata la presenza nei liquidi corporei del conducente di stupefacenti «che per qualità e quantità, in relazione alle singole matrici biologiche in cui sono riscontrate, risultino generalmente idonee, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a determinare in un assuntore medio un’alterazione delle condizioni psico-fisiche». Insomma, non basta la semplice traccia di sostanza nel sangue, ma serve una quantità potenzialmente capace di alterare le normali capacità di controllo del veicolo.
Entro l’estate tutti gli operatori di Fs Security saranno dotati di bodycam, le telecamere indossabili pensate per aumentare la sicurezza sui treni e nelle stazioni. La decisione arriva dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e segue un accordo raggiunto da Fs Security con le organizzazioni sindacali. L’obiettivo è rafforzare gli strumenti a disposizione degli addetti alla sicurezza, che spesso affiancano capitreno e controllori durante i viaggi più delicati.
Quando può essere attivata la bodycam
Treno Frecciarossa in stazione (Imagoeconomica).
La bodycam potrà essere attivata solo in situazioni di potenziale pericolo, a tutela dei passeggeri e del personale ferroviario, e sarà utilizzata nel rispetto delle regole sulla privacy. Le registrazioni non saranno continue, ma limitate ai casi in cui si presentino condizioni di rischio. La misura rappresenta l’estensione di una sperimentazione avviata nei mesi scorsi. A febbraio 2025 Fs Security aveva già introdotto le bodycam in cinque regioni – Liguria, Toscana, Piemonte e Puglia – dopo i primi test in Emilia-Romagna. I dati del 2025 mostrano oltre 316 mila azioni operative svolte, con controlli su 32,7 milioni di viaggiatori e 253 mila treni. Nello stesso periodo, le aggressioni denunciate sono diminuite del 24 per cento rispetto all’anno precedente. Il ministro Matteo Salvini ha espresso soddisfazione per l’iniziativa, definendo le bodycam un passaggio importante per migliorare la sicurezza del trasporto ferroviario.
Il decreto Pnrr-Coesione, ribattezzato come “Dl Semplificazioni“, èin arrivo giovedì sul tavolo del Consiglio dei ministri e contiene un pacchetto di semplificazioni che incide direttamente su alcuni strumenti centrali nei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione. Le novità riguardano l’Isee, la carta d’identità elettronica e la tessera elettorale, con l’obiettivo di ridurre adempimenti e rendere più lineare l’accesso a servizi e diritti.
Come cambia l’Isee: si calcolerà in modo automatico
La sede Inps di via dell’Amba Aradam a Roma (Ansafoto).
Sul fronte dell’Isee, il decreto introduce il modello automatico. Non sarà più il cittadino a dover presentare ogni volta la Dichiarazione sostitutiva unica: scuole, università, Comuni e altri enti che erogano bonus o agevolazioni dovranno acquisire direttamente dall’Inps, attraverso la piattaforma digitale nazionale, i dati necessari al calcolo dell’indicatore. La misura è pensata per alleggerire le procedure e per evitare i rallentamenti che si registrano ogni anno all’inizio.
Le novità sulla carta d’identità
Cambia anche la durata della carta d’identità elettronica per gli over 70. Le nuove Cie rilasciate a chi ha compiuto 70 anni avranno una validità di 50 anni e potranno essere utilizzate anche per l’espatrio. Le carte già rilasciate prima dell’entrata in vigore del decreto resteranno utilizzabili oltre la scadenza ordinaria, ma solo sul territorio nazionale. Chi raggiungerà i 70 anni entro la conversione in legge potrà chiedere una nuova Cie valida anche all’estero.
La tessera elettorale diventa digitale
Il decreto avvia infine la tessera elettorale digitale. Il documento sarà basato sui dati dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente. Un decreto attuativo, da adottare entro 12 mesi, definirà le modalità di utilizzo. La versione digitale servirà per il voto fuori dal proprio seggio, mentre nei seggi tradizionali resterà in vigore l’obbligo della tessera cartacea, per evitare il rischio di doppio voto.
La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha firmato due decreti decisivi per l’avvio dei corsi di abilitazione per gli insegnanti che devono acquisire i crediti formativi universitari (Cfu). Il primo provvedimento, il decreto numero 138 del 27 gennaio 2026, ripartisce i posti tra le istituzioni universitarie e quelle dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam). I percorsi sono destinati agli aspiranti docenti di posto comune per le scuole secondarie di primo e secondo grado, inclusi gli insegnamenti tecnico-pratici. Contestualmente, il decreto numero 137 del 26 gennaio 2026 ha definito le riserve di posti per specifiche categorie di candidati. Le nuove procedure di abilitazione degli insegnanti si inseriscono nel quadro delle riforme del sistema di reclutamento che mirano a immettere nelle scuole figure professionali qualificate attraverso il conseguimento dei crediti formativi necessari. La partecipazione richiede il possesso di titoli di studio coerenti con le classi di concorso vigenti.
Corsi di abilitazione insegnanti 2026: requisiti e posti
Le commissioni e i candidati pronti per la prova scritta di un concorso nella scuola (Ansafoto).
L’attivazione dei percorsi formativi per l’anno accademico 2025-2026 prevede una distribuzione capillare sul territorio nazionale per garantire la copertura di tutte le discipline richieste. Il decreto ministeriale dei 60 Cfu stabilisce che le università e le istituzioni Afam gestiscano le procedure di iscrizione in base alla propria capacità ricettiva. In sintesi, nell’assegnazione di corsi e posti, le università dovranno tener conto delle principali caratteristiche dell’offerta formativa, ovvero:
dell’autorizzazione di circa 60 mila posti totali;
della destinazione ai posti comuni delle medie e superiori;
dell’inclusione degli insegnanti tecnico-pratici (Itp);
dei percorsi differenziati da 60, 30 o 36 crediti formativi universitari.
Le istituzioni accademiche pubblicheranno, a breve, ogni singolo bando relativo al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento per consentire la presentazione delle domande degli interessati. Si ricorda che per l’infanzia e la primaria resta attiva la laurea in Scienze della formazione primaria.
Come accedere ai percorsi formativi?
Il decreto numero 137 di abilitazione dei docenti introduce una specifica riserva di posti per facilitare l’accesso a chi abbia già maturato anni di servizio nella scuola o possieda determinati requisiti. Il provvedimento bilancia l’ingresso di nuovi insegnanti con la valorizzazione del personale già operante. I criteri per beneficiare delle quote riservate riguardano:
i docenti con almeno tre anni di servizio negli ultimi cinque;
il servizio prestato per almeno un anno nella specifica classe di concorso;
i vincitori di concorsi straordinari ancora privi di abilitazione.
Per quanto concerne i costi, il ministero ha previsto dei tetti massimi per le tasse di iscrizione. La quota per l’abilitazione all’insegnamento di 60 Cfu non può superare i 2.500 euro, mentre per i corsi da 30 crediti il limite è fissato a 2.000 euro. Le prove finali di abilitazione hanno un costo fisso di 150 euro.
Come fare l’iscrizione alle università: procedure e scadenze
La sede del ministero della Pubblica Istruzione a Trastevere (Ansafoto).
In seguito alla firma di Anna Maria Bernini, gli atenei devono avviare le procedure amministrative per l’accoglimento dei candidati. Il sistema si basa sulla collaborazione tra il ministero dell’Istruzione e del Merito e quello dell’Università. È dunque necessario verificare la coerenza del proprio piano di studi con i requisiti d’accesso. Tuttavia, la pubblicazione degli elenchi delle sedi disponibili e delle relative quote per classe di concorso permette agli aspiranti di pianificare la scelta dell’ateneo. La frequenza è obbligatoria per una percentuale definita delle ore di lezione, solitamente pari al 70 per cento per ogni attività formativa. Le lezioni possono essere svolte in modalità telematica solo per una quota minoritaria, fatta eccezione per specifiche disposizioni normative. L’ottenimento dell’abilitazione è subordinato al superamento di una prova finale composta da un esame scritto e una lezione simulata.
Finalmente chi guarda di mattina il TgCom24 può tornare a divertirsi: è riapparso in conduzione Andrea Giambruno, nella fascia oraria occupata su La7 da Andrea Pancani, dopo mesi passati lontano dalle telecamere di Mediaset per via del famigerato caso dei fuorionda pubblicati da Striscia la notizia, che avevano fatto deragliare la sua relazione con Giorgia Meloni. Questo periodo di sospensione forzata è stato comunque riempito da paparazzate varie con la nuova fiamma, selfie comparsi e poi rimossi, un’ospitata a Belvebloccata dal Biscione e le parole di riconciliazione di Pier Silvio Berlusconi, la scorsa estate: «Penso che presto dovrà e potrà tornare in onda, magari alla conduzione di un tg. È un bravo giornalista». Detto, fatto: riecco il vispo Andrea gigioneggiare e lanciare i servizi dei colleghi dedicati alla premier e al referendum sulla giustizia. Il ciuffo è sempre verticale, il viso sbarbato. Tutto (o quasi) è perdonato.
Fabrizio Corona “scende in campo”? Suggestioni e fantapolitica
C’è la politica nel futuro di Fabrizio Corona? Pare una boutade, se non fosse che Mario Adinolfi la vedrebbe come una strada percorribile, anzi salvifica. Il fondatore del Popolo della Famiglia ha lanciato la proposta sui social: «Spero in un tridente Adinolfi-Vannacci-Corona». In questa visione, Roberto Vannacci sarebbe l’utile patriota, mentre Fabrizio Corona «il campione della famiglia». Tradizionale e naturale, ça va sans dire. «Se la Trimurti assoluta in politica è Dio, Patria e Famiglia, secondo me un tridente Adinolfi-Vannacci-Corona avrebbe la capacità di spaccare gli equilibri politici e poter ambire al governo del Paese», chiude Adinolfi. Un tridente che, a dirla tutta, per molti italiani assomiglia a un board of peace trumpiano, nemmeno in sedicesimi, piuttosto in diluizione omeopatica. Ma la suggestione di un Corona politico va ben oltre Adinolfi. I milioni di visualizzazioni che macina con Falsissimo su YouTube potrebbero fare gola a molti, soprattutto in tempi in cui l’astensione è il primo partito in Italia. In più ha costruito su di sé l’immagine di «uomo del popolo», di alfiere della «verità» (la sua, fino a prova contraria), di kamikaze contro il potere, il sistema, il circolino. Una narrazione che, al netto del personaggio, richiama molto quella del Vaffa grillino delle origini. Automatico dunque pensare che questa macchina possa essere messa a servizio, magari sottotraccia, di un partito o di un aspirante leader. Le picconate assestate da Corona a Mediaset e a Marina e Pier Silvio Berlusconi sono la ciliegina sulla torta della fantapolitica. Solo la primogenita di Silvio, infatti, potrebbe dare del filo da torcere a Giorgia Meloni e restituire un briciolo di autenticità allo slogan “Berlusconi presidente” che campeggia ancora sul simbolo di Forza Italia. Solo chiacchiere. C’è qualcuno però che racconta di un certo interessamento dell’orbita italofraterna. Fantapolitica appunto. Per ora. Anche perché Furbizio (copyright Dagospia) non è stato esattamente tenero con il figlio di Ignazio La Russa, ras della fiamma a Milano e in Lombardia. L’unica vera grana incassata dalla premier non è arrivata da Elly Schlein o Giuseppe Conte, né tantomeno dalla magistratura, ma da Striscia la Notizia, cioè il Biscione, con la diffusione dei fuorionda malandrini di Andrea Giambruno…
Fabrizio Corona al Palazzo di Giustizia di Milano per l’interrogatorio, da lui richiesto, nell’inchiesta che lo vede indagato per revenge porn, sulla base della denuncia di Alfonso Signorini (foto Ansa).
Vespa gioca in difesa
Bruno Vespa, classe 1944, lavora senza sosta. Nel pomeriggio di giovedì 29 gennaio alla Fondazione Roma va in scena il forum “Difesa e sicurezza in un mondo instabile”, che sembra ideato apposta per parlare di truppe Ice e Olimpiadi Milano-Cortina. Chi ci sarà? Ovviamente Guido Crosetto, ministro della Difesa, oltre a Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, Michele Valensise, presidente dell’Istituto Affari internazionali, Domitilla Benigni, ceo & coo Elt Group, Pierroberto Folgiero, ad di Fincantieri, Lorenzo Mariani, ad e dg di Mbda Italia, Massimo Claudio Comparini, managing director Space Division di Leonardo, e molti altri ancora. Non c’è che dire, Vespa gioca in difesa.
Guido Crosetto e Bruno Vespa (foto Imagoeconomica).
Vigilanza sui direttori Chiocci e Travaglio
Metti insieme Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1, Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, Giovanni Floris, conduttore di diMartedì su La7, Veronica Gentili de Le Iene su Italia 1, Giorgio Lauro di Un Giorno da Pecora, Radio 1, e poi Peter Gomez, Francesca Fialdini e Luisella Costamagna: non sono i protagonisti di un talk sul piccolo schermo, ma quelli dell’evento organizzato nel pomeriggio di giovedì 29 gennaio e intitolato “Le sfide dell’informazione. Il futuro del giornalismo e della comunicazione: tv, stampa libera, digitale e inchieste”, nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati, su iniziativa della presidente della commissione Vigilanza sulla Rai, la pentastellata Daniela Floridia. Nell’elenco degli interventi in programma non appare il nome di Sigfrido Ranucci.
È tornata Anna Maria Tarantola
Era stata vista numerose volte in Vaticano, dopo la dimenticabile esperienza in Rai (fu presidente dal 2012 al 2015): ora Anna Maria Tarantola, a 80 anni, è tornata sulla scena. A Roma ha partecipato da protagonista al “Forum nazionale sulla parità di genere nelle aziende”, promosso dal Winning Women Institute, società benefit che «accompagna le aziende nei percorsi di certificazione per la parità di genere e offre consulenza e formazione per diffondere la cultura dell’uguaglianza e dell’inclusione». Folla di parlamentari, alla riunione: Walter Rizzetto, presidente della commissione Lavoro della Camera, e poi Elena Bonetti, Chiara Gribaudo, Debora Serracchiani, Elena Murelli, Silvia Fregolent e Sandra Cioffi. Per la cronaca, Tarantola ha parlato in qualità di vicepresidente della Fondazione Giulia Cecchettin.
Anna Maria Tarantola, vicepresidente della fondazione Giulia Cecchettin (foto Imagoeconomica).
Bonaccini va in aceto
Di cosa si occupa Stefano Bonaccini al parlamento europeo? Di aceto. Manco fosse un Francesco Lollobrigida qualsiasi, l’esponente del Partito democratico, che voleva la poltrona di segretario poi “conquistata” da Elly Schlein, è stato il promotore di «un incontro dedicato al comparto degli aceti e alla necessità di introdurre una definizione europea unitaria per produzione, denominazioni ed etichettatura, colmando un vuoto normativo che incide su un settore in forte crescita». Questo perché, «attualmente, il diritto dell’Unione europea prevede una definizione armonizzata esclusivamente per l’aceto di vino, mentre tutte le altre tipologie di aceto restano disciplinate da normative nazionali eterogenee. Una frammentazione che, in un contesto di scambi internazionali sempre più intensi, genera distorsioni concorrenziali, incertezza per gli operatori e confusione per i consumatori». Nel corso del confronto, comunicano dall’europarlamento, «è stato ribadito anche il peso economico e internazionale dell’aceto balsamico di Modena, uno dei principali ambasciatori dell’agroalimentare italiano nel mondo».
Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).
Suigo a Engineering, Scrivo in Angelini Pharma
Dal 16 febbraio Michelangelo Suigo ricoprirà l’incarico di chief public affairs, corporate communication & sustainability officer del Gruppo Engineering, subentrando a Roberto Scrivo, che ha lasciato il primo gennaio. Suigo «definirà e implementerà le strategie di comunicazione, delle relazioni istituzionali e dell’agenda Esg del gruppo» a diretto riporto con il ceo, Aldo Bisio. Suigo lascia Inwit, dopo una carriera passata a Leonardo e Vodafone. Invece Scrivo dal Gruppo Engineering entra in Angelini Pharma, nel ruolo di chief external affairs, communication and sustainability officer, con la responsabilità di guidare le attività di relazioni istituzionali, comunicazione corporate e sostenibilità per l’azienda a livello globale a diretto riporto del ceo, Sergio Marullo di Condojanni. In precedenza, Scrivo ha lavorato in Sky Italia e al ministero della Salute.
Il panorama dei concorsi del 2026 si apre con una significativa mobilitazione delle risorse umane per il rafforzamento della Pubblica amministrazione, prevedendo l’inserimento di oltre 14 mila unità di personale a tempo indeterminato. Le procedure selettive, coordinate in gran parte tramite il portale inPA, riguardano profili amministrativi, tecnici e informatici destinati a ministeri, enti locali e sanità. In questo contesto, assume una rilevanza centrale il rispetto dei termini per l’invio delle candidature, in particolare per i bandi di concorso in scadenza tra la fine di gennaio e le prime due settimane di febbraio 2026.
Quali sono i concorsi in scadenza a gennaio 2026?
La sede Inps in piazza della Vittoria a Genova (Ansafoto).
Per i candidati interessati a inserirsi nei ruoli dello Stato, risultano ancora aperti diversi termini per la presentazione delle domande. In particolare, si segnalano tre concorsi presso l’Inps con termine fissato dal 28 gennaio 2026 in poi:
248 assistenti informatici per diplomati, scadenza il 28 gennaio 2026;
88 funzionari esperti tecnologici per laureati Stem, scadenza il 29 gennaio 2026;
49 dirigenti di seconda fascia, termine per l’invio delle domande il 30 gennaio 2026.
Si ricorda che la trasmissione della documentazione deve avvenire esclusivamente per via telematica. Molte delle selezioni precedenti, legate a profili ministeriali e alla Banca d’Italia, hanno invece concluso la fase di ricezione delle candidature nella giornata del 27 gennaio 2026. Pertanto, i candidati devono monitorare con attenzione l’orario di chiusura dei portali per non incorrere in esclusioni.
Quali sono i prossimi concorsi pubblici in uscita nel 2026?
Oltre alle scadenze immediate, il piano delle politiche assunzionali prevede l’imminente pubblicazione di nuovi bandi già autorizzati da specifici decreti. Innanzitutto, è prevista l’apertura delle selezioni per 98 segretari comunali per il ministero dell’Interno. Successivamente, la programmazione prevede l’inserimento di 216 funzionari e 47 assistenti presso l’Automobile Club d’Italia. Il ministero dell’Istruzione e del Merito bandirà a breve un concorso unico per 136 funzionari, mentre il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale ricercherà 35 segretari di legazione e 25 funzionari. Ulteriori posti saranno resi disponibili da agenzie nazionali come l’inail, che prevede l’assunzione di 98 funzionari amministrativi e 24 medici. Le procedure concorsuali si inseriscono in un quadro di costante aggiornamento delle dotazioni organiche degli enti centrali e periferici, garantendo una continuità nelle opportunità occupazionali per l’intero anno.
A quale bando presentare la domanda se si vuole lavorare nella Pubblica amministrazione?
La scelta del bando di concorso al quale candidarsi dipende strettamente dal titolo di studio e dalle competenze maturate. Innanzitutto, per chi possiede un diploma o una laurea magistrale in economia, rimane attivo il bando della Guardia di finanza per 69 allievi ufficiali, con scadenza il 16 febbraio 2026. A livello territoriale, la Regione Siciliana offre una delle opportunità più consistente. Ecco nel dettaglio i bandi di concorso e le date di scadenza per trasmettere la candidatura.
Questi concorsi rappresentano delle opportunità sia per gli specialisti tecnici che per le figure amministrative. Tuttavia, è necessario verificare il possesso dei requisiti specifici, come l’abilitazione professionale o i limiti di età per le carriere nelle Forze armate, prima di procedere con l’invio della domanda tramite la piattaforma dedicata.
Manca sempre meno per scoprire quali saranno le materie della seconda prova della Maturità 2026. Nella giornata di mercoledì 28 gennaio il portale ufficiale del Ministero dell’Istruzione e del Merito, dedicato alle prove dell’esame di Stato, è entrato in una fase di aggiornamento, segnale che dunque qualcosa si sta muovendo dietro le quinte. Nel corso della giornata di erano diffuse alcune fake news, consultate e confermate come bufale da Skuola.net, riportanti presunte discipline oppure un orario certo per la pubblicazione. Non è chiaro ancora quando realmente gli studenti potranno conoscere le materie della Maturità 2026, ma considerando che lo scorso anno vennero comunicate online il 29 gennaio, è verosimile manchi davvero poco.
Maturità 2026, quali potrebbero essere le materie d’esame
Una studentessa del classico durante la seconda prova di maturità (Imagoeconomica).
La seconda prova viene decisa ogni anno partendo dalle discipline caratterizzanti di ciascun indirizzo, ossia quelle più importanti che gli studenti affrontano durante il percorso di studi. Quanto al liceo scientifico si opta sempre per una fra matematica e fisica, mentre per il classico i maturandi avranno il compito di tradurre una versione dal latino oppure dal greco. Se per il primo si opta quasi sempre per i quesiti matematici, per il secondo vige una regola non scritta dell’alternanza. E così, dato che nel 2025 i ragazzi dovettero vedersela con il compito di latino, è verosimile che questa volta tocchi a un testo dal greco antico. Tra gli autori papabili Platone, che tuttavia uscì nel 2024, ma anche uno fra Aristotele e Luciano, che ricorrono con più regolarità.
Un esame di maturità (Imagoeconomica).
Quest’anno il Ministero dell’Istruzione e del Merito comunicherà anche le quattro materie sulle quali si concentrerà il colloquio orale, non più incentrato sull’intero programma scolastico ma appunto solo su una ristretta cerchia di discipline. Gli studenti dovranno rispondere a quesiti materie che costituiranno il perimetro disciplinare dell’esame, definito a livello nazionale. Una sarà certamente l’italiano, in quanto la prima prova è obbligatoria per tutti e deve necessariamente essere coperta da un membro della commissione. Ogni studente dovrà dimostrare, oltre che le proprie conoscenze sugli argomenti, anche la capacità di collegarli tra i vari settori, argomentarli con un pensiero critico e dimostrare maturità personale
Il governo italiano ha chiarito in modo formale cosa faranno – e soprattutto cosa non faranno – gli agenti statunitensi legati all’Immigration and Customs Enforcement (ICE) durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Dopo ore di polemiche, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha escluso qualsiasi attività operativa sul territorio nazionale. La presenza americana resterà infatti confinata a funzioni di supporto e coordinamento attraverso l’Homeland Security Investigations, il ramo investigativo dell’ICE.
Cosa farà l’ICE in Italia
Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).
Piantedosi ha spiegato che eventuali unità statunitensi non avranno compiti di ordine pubblico, immigrazione o sicurezza esterna, ambiti che restano di esclusiva competenza delle forze di polizia italiane. Anche nell’ipotesi dell’arrivo di personale di sicurezza al seguito delle delegazioni, gli agenti sarebbero impiegati «in modo funzionale e non operativo», senza possibilità di intervento diretto. Il perimetro dell’attività è stato chiarito martedì durante un incontro al Viminale tra Piantedosi e l’ambasciatore degli Stati Uniti Tilman J. Fertitta. In quell’occasione, il ministro ha indicato che il coordinamento riguarderà le sale operative, dove l’Homeland Security Investigations fornirà supporto informativo e cooperazione investigativa a tutela di atleti e delegazioni statunitensi. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha escluso la presenza di agenti americani «in mezzo alla strada», ricordando che la collaborazione nelle sale operative è una prassi consolidata nei grandi eventi internazionali. Piantedosi ha infine annunciato un’informativa alla Camera fissata per mercoledì 4 febbraio alle 17.
La Rottamazione 2026 per Imu, Tari e multe stradali non pagati rappresenta una novità introdotta dalla legge 30 dicembre 2025, n. 199, che concede ai Comuni la facoltà di disciplinare la definizione agevolata delle proprie entrate. Attraverso questa misura, le amministrazioni locali possono favorire la riscossione dei crediti di difficile esigibilità, offrendo ai contribuenti l’opportunità di regolarizzare la propria posizione. È indispensabile sottolineare che non si tratta di un automatismo statale, bensì di una scelta autonoma di ogni singolo ente, il quale deve approvare un apposito regolamento. La norma diventa immediatamente operativa per regioni, città metropolitane, province e comuni, decongestionando il carico amministrativo degli uffici.
Chi può scegliere la Rottamazione 2026 per Imu, Tari e multe?
Sede dell’Agenzia delle entrate – Rottamazione (Imagoeconomica).
La definizione agevolata prevista dalla normativa sulla Rottamazione 2026 permette l’abbattimento totale delle sanzioni e degli interessi di mora, rendendo il pagamento del solo tributo base più sostenibile per il cittadino. Tuttavia, per gli enti locali questa operazione non deve essere considerata ordinaria, ma un intervento straordinario finalizzato a stimolare l’incasso di somme altrimenti difficilmente recuperabili. In conformità con la nota pubblicata dalla Fondazione Ifel, l’adesione comporta benefici immediati, quali:
l’annullamento delle sanzioni amministrative;
l’esclusione degli interessi di mora e di rateizzazione;
la possibilità di dilazionare il pagamento in più rate;
la sospensione delle procedure esecutive in corso;
l’annullamento delle maggiorazioni previste per le sanzioni. I Comuni possono modulare la durata della rateizzazione e i termini di presentazione della domanda, garantendo flessibilità rispetto alla situazione del territorio. In questo modo, si persegue un equilibrio tra l’esigenza di cassa e il supporto ai debitori.
Quali cartelle rientrano nella Rottamazione 2026?
L’ambito di applicazione della norma è vasto, includendo sia le entrate tributarie sia quelle patrimoniali dell’ente locale. In particolare, rientrano nella definizione agevolata i debiti derivanti da atti di accertamento e ingiunzioni di pagamento notificati entro le scadenze stabilite dal Comune. Per quanto riguarda le diverse categorie, si può fare riferimento alla tabella predisposta di seguito.
Inoltre, la procedura è applicabile anche ai carichi già affidati a soggetti esterni per la riscossione coattiva. È importante precisare che la misura non riguarda solo le pendenze attuali, ma può estendersi anche a debiti oggetto di precedenti rateizzazioni ancora in corso. Tuttavia, l’ente deve definire criteri precisi per circoscrivere i periodi temporali interessati dalla misura.
Quando ci sarà la definizione agevolata delle multe?
La tempistica per la definizione agevolata delle sanzioni per le violazioni del Codice della strada dipende esclusivamente dall’adozione dell’atto deliberativo comunale. In queste ultime ore, Ifel ha pubblicato le linee guida operative per facilitare questo processo. Una volta approvato, il regolamento deve essere pubblicato sul sito istituzionale dell’ente e inviato al ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). Per quanto riguarda le multe, la definizione agevolata comporta l’abbattimento degli interessi, comprese le maggiorazioni previste dalla legge, fermo restando il pagamento della sanzione originaria. Per esempio, il cittadino potrà richiedere l’adesione entro i termini fissati dall’amministrazione, che non possono essere inferiori a 60 giorni dalla pubblicazione dell’atto. Successivamente, l’ufficio comunale comunica l’importo dovuto, specificando le scadenze delle rate e le modalità di versamento. Quest’ultimo può avvenire sia in un’unica soluzione sia attraverso un piano dilazionato con interessi al tasso legale maggiorato del 2 per cento
L’onnipotente primario di pneumologia ed endoscopia respiratoria, il collezionista di cariche e finanziamenti abituato a chiedere e ottenere sempre e subito, ha preso una cinquantina di punti in meno (53,2, per essere precisi) rispetto agli altri candidati. Eh quindi sì: nonostante le previsioni, il concorso dell’Università di Brescia – consorziato con gli Spedali Civili – per assumere un docente in Malattie respiratorie non è stato vinto dal predestinato. E adesso che si fa?
Il candidato non riusciva a condividere lo schermo del computer
Il bando, di cui Lettera43 aveva parlato nelle puntate precedenti di questa inchiesta sanitaria, sembrava fatto su misura per il primario. Sembrava, perché alla fine è arrivato terzo. Su tre. Il verbale della Commissione è molto interessante. Il primario, per esempio, ha chiesto e ottenuto di invertire l’ordine della prova didattica, però non è nemmeno riuscito a condividere lo schermo (ce l’ha fatta dopo 20 minuti di tempo supplementare gentilmente concesso dagli esaminatori).
Il primo test è stato superato ma sono subentrati altri problemi, sostanzialmente gli stessi, nel secondo: anche qui il primario non è riuscito a condividere lo schermo del pc. Tra una seccatura e l’altra, al termine dei lavori il nostro ha ottenuto un punteggio di 26,3 (al vincitore ne sono stati assegnati 79,5).
Il rettore dell’Università degli studi di Brescia Francesco Castelli (foto Imagoeconomica).
Rinuncia all’incarico da parte del vincitore
Finita qui? Figuriamoci. In ateneo, fino a qualche giorno fa, tra le vipere girava voce che il capo dipartimento fosse intenzionato a cestinare il verbale: non ha vinto il candidato designato, dunque la cattedra è inutile. E, nelle ultime ore, alla notizia presunta se ne è aggiunta una certa: il primo classificato ha presentato formale rinuncia all’incarico.
Massimo 45 giorni per deliberare la chiamata
In teoria, il posto spetterebbe di diritto al collega secondo classificato, che ha ricevuto 72,15 punti. In pratica, il punto uno dell’articolo 9 del regolamento dice che, dopo l’approvazione degli atti da parte del rettore, il Consiglio del dipartimento ha al massimo 45 giorni di tempo per deliberare la chiamata del vincitore. In caso di rinuncia, la Commissione viene riconvocata per dare l’incarico a un altro candidato, il più idoneo. E dunque il secondo classificato.
Se si annulla tutto, poi per due anni niente concorsi…
Nel caso il dipartimento rinunci alla cattedra, rendendo inutile tutto l’ambaradan, deve dare spiegazioni al rettore. E per i due anni successivi non può chiedere nessun concorso per la copertura di un posto da professore per la stessa fascia e per lo stesso gruppo e settore scientifico e disciplinare. Come finirà?
Con 65 atenei l’Italia è il quarto paese europeo più rappresentato nella classifica ‘Qs World University Rankings: Europa 2026‘, che comprende in tutto 958 università di 42 Paesi e territori. Ma le buone notizie finiscono qui o quasi. A fronte di un aumento della presenza, c’è infatti un peggioramento delle posizioni in classifica.
Quattro italiane in top 100: svetta ancora il Politecnico di Milano
Sono 14 le new entry, tra esse l’Università di Cagliari e l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Delle 51 università italiane precedentemente classificate, 14 hanno fatto passi in avanti e 35 invece indietro. Due quelle rimaste stabili nelle loro posizioni. Il Politecnico di Milano resta l’università italiana con il punteggio più alto nella classifica europea, ma scende di sette posizioni dal 38esimo al 45esimo posto. L’Alma Mater Studiorum di Bologna esce dalla top 50, passando dal 48esimo al 59esimo posto. La Sapienza di Roma passa dal 66esimo al 77esimo posto. Giù anche l’Università di Padova, ultima delle quattro italiane in top 100, sceda dall’87esimo al 92esimo posto. Scorrendo la classifica, tra la posizione 101 e 200 ci sono 10 atenei italiani, in generale calo: Statale di Milano, Politecnico Torino, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma), Pisa, Tor Vergata (che fa un balzo di 17 posizioni fino alla 150esima), Federico II (Napoli), Torino, Firenze, Trento e Pavia.
Domina il Regno Unito sette università nelle prime dieci
Come detto, l’Italia è il quarto paese europeo più rappresentato. In testa c’è il Regno Unito, con ben 129 università, seguito da Turchia (107) e Germania (102). Ci sono ben sette università britanniche nelle prime dieci posizioni. Tra esse anche la “regina” Oxford, al terzo posto nel 2025: soffiato lo scettro al Politecnico federale di Zurigo (ETH), che scivola al secondo posto. Gradino più basso del podio – a pari merito – per l’Imperial College di Londra e lo University College London (rispettivamente secondo e quinto nel 2025). Chiude la top 5 Cambridge. Per quanto riguarda i singoli Paesi in classifica, dopo il Regno Unito ci sono Turchia (107) e Germania (102).
Giorgia Meloni è a Niscemi per partecipare alla riunione operativa per fare il punto della situazione sulla frana che ha colpito il Comune in provincia di Caltanissetta. Prima di arrivare in municipio, la presidente del Consiglio ha anche eseguito, con un sorvolo in elicottero assieme Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile nazionale, un sopralluogo nelle zone colpite dal maltempo in Sicilia. Presenti in municipio il sindaco Massimiliano Conti, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, il prefetto di Caltanissetta Donatella Licia Messina e il deputato di Avs Angelo Bonelli.
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Schifani: «A Niscemi situazione senza precedenti»
«A Niscemi c’è una situazione senza precedenti: ho visto di persona un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme. Bisogna rimboccarsi le maniche, cosa che stiamo facendo. Studieremo un piano urbanistico di ricostruzione parziale di quella struttura, lontana dalla frana». Lo ha detto a Sky Tg24Renato Schifani, presidente della Regione Sicilia, spiegando che stata istituita opportunamente una zona rossa a 150 metri di distanza dalla frana. Per quanto riguarda gli sfollati, è stata messa a disposizione una palestra, ma «soltanto 20 persone hanno deciso di andarci perché in questo momento si sono riallineate altrove», trovando posto da amici o parenti.
Niscemi dopo la frana (Ansa).
Il ciclone Harry ha fatto due miliardi di danni in Sicilia
«Questa mattina mi è stato prospettato un documento da cui si evince che l’entità dei danni del ciclone Harry in Sicilia, come segnalato dagli amministratori, ammonta a circa due miliardi. È una situazione che si evolve sempre con maggiore gravità», ha aggiunto Schifani: «In questo momento, come Regione, abbiamo stanziato subito 90 milioni di euro. Li abbiamo messi a disposizione proprio per un decreto che viene adottato oggi e che consente l’erogazione, quasi immediata, di 5 mila euro a famiglia e altre somme verranno erogate per le attività commerciali».
Giorgia Meloni stamani si è finalmente svegliata ed è andata in Sicilia. È arrivata dopo la Schlein, è arrivata dopo la mia uscita, è arrivata dopo giorni di menefreghismo. Ma è arrivata. Meglio tardi che mai. Ora vediamo se tira fuori gli stivali e soprattutto i soldi.…
Renzi: «Meloni si è svegliata dopo giorni di menefreghismo»
«Meloni stamani si è finalmente svegliata ed è andata in Sicilia. È arrivata dopo Elly Schlein, è arrivata dopo la mia uscita, è arrivata dopo giorni di menefreghismo. Ma è arrivata. Meglio tardi che mai. Ora vediamo se tira fuori gli stivali e soprattutto i soldi», ha scritto Matteo Renzi su X. Per far fronte ai danni, la segretaria del Pd ha proposto di «dirottare immediatamente un miliardo di euro che era stato messo sul progetto del ponte di Messina per il 2026, che chiaramente non potrà essere usato per effetto dello stop della Corte dei conti».
All’alba dell’era nucleare, un team di scienziati creò l’Orologio dell’Apocalisse come rappresentazione simbolica di quanto l’umanità sia vicina alla distruzione del pianeta. Martedì 28 gennaio, a quasi 80 anni di distanza, le lancette sono state spostate a 85 secondi dalla mezzanotte, l’ora di un ipotetico annientamento globale. Lo ha annunciato il Bulletin of the Atomic Scientists, fondato nel 1945 da ex fisici del progetto Manhattan, e che dal 1947 scandisce il tempo che manca alla fine del mondo: con quattro secondi in meno rispetto al 2025, è il margine più ristretto nella storia dell’orologio. «È una metafora delle minacce che mettono in pericolo l’umanità», ha spiegato la presidente del Bulletin Alexandra Bell. «È anche un simbolo positivo, una chiamata all’azione, un invito a lavorare assieme. Il tempo sta scadendo».
L’Orologio dell’Apocalisse si avvicina alla mezzanotte: cosa significa e perché
Attivo a partire dal 1947, durante gli anni della Guerra Fredda che scandirono il secondo Dopoguerra, l’Orologio dell’Apocalisse è un timer simbolico con l’obiettivo di misurare la distanza da un’ipotetica fine del mondo, stabilita alla mezzanotte e in origine identificata come una guerra nucleare. Con il tempo la catastrofe ha assunto altri aspetti, tra cui un mondo reso inabitabile dalla crisi climatica e dalle conseguenze dell’operato, spesso irresponsabile, dell’uomo. Inizialmente il countdown era scandito in minuti: la decisione di passare ai secondi risale al 2017, anno della crescita dei nazionalismi spinta dalle dichiarazioni dell’allora neo-presidente americano Donald Trump sulle armi nucleari. L’unità di tempo è puramente simbolica, tanto che non esiste una corrispondenza con il tempo reale. Ogni secondo è un’unità di rischio che intende alzare il livello di allerta.
A spostare in avanti le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse a inizio 2026 sono più fattori. Gli esperti del Bulletin of the Atomic Scientists hanno citato il comportamento di Russia, Cina e Stati Uniti sul nucleare, con l’indebolimento sul controllo delle armi atomiche: l’ultimo trattato rimasto in vigore tra Washington e Mosca, il New START, scadrà infatti il 5 febbraio. Tra le cause anche i conflitti in corso sia in Medio Oriente sia in Ucraina, oltre alle tensioni nella penisola coreana, gli scontri tra India e Pakistan lungo il confine e i recenti eventi in Iran. Non mancano poi le preoccupazioni dovute allo sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale, la crisi climatica con livelli record di emissioni di anidride carbonica, e l’aumento della disinformazione.
Chi sposta le lancette e quando sono state più lontane dalla mezzanotte
A decidere costantemente sull’andamento delle lancette dell’Orologio dell’Apocalisse è il comitato della Scienza e della Sicurezza del Bulletin, in accordo con alcuni esperti esterni tra cui diversi premi Nobel. L’anno della sua creazione, nel 1947, segnava sette minuti alla mezzanotte ma negli anni si è avvicinato o allontanato più volte a seconda degli eventi più significativi su scala globale. Il momento più lontano? Nel 1991, dopo la fine della Guerra Fredda, la caduta del Muro di Berlino e la firma del Trattato di Riduzione di Armi Strategiche, gli scienziati spostarono le lancette a 17 minuti. Oggi, dopo 35 anni, è stato raggiunto il record negativo con 85 secondi dalla mezzanotte.
The Doomsday Clock timeline explores every shift of the Clock—forward and backward— over the past 79 years.
Torna il Carnevale di Ivrea con il suo momento più atteso, la Battaglia delle arance, in programma domenica 15 febbraio 2026. La città si trasformerà in un’arena a cielo aperto tra colori, adrenalina e storia, con nove squadre di aranceri a piedi e oltre 50 carri da getto che si sfideranno in un combattimento all’ultimo frutto, rievocando la storica ribellione popolare contro la tirannia. La giornata sarà un susseguirsi di emozioni tra piazze colorate di arance e bandiere, il corteo storico con la Vezzosa Mugnaia e il Generale e il coinvolgimento attivo di migliaia di spettatori. Un evento unico al mondo dove storia, spettacolo e partecipazione si fondono in un’esperienza indimenticabile.
Si inizia domenica 8 febbraio con la Penultima
Il Carnevale entra nel vivo già domenica 8 febbraio con la Penultima. La mattinata è dedicata ai cavalli e ai carri da getto, sfilati lungo corso Massimo D’Azeglio con cavalli bardati, finimenti curati e sponde dipinte, seguiti dalla valutazione delle giurie. La giornata include anche fagiolate rionali, riti storici come la Riappacificazione, l’Alzata degli Abbà, la sfilata del corteo storico e il mercatino degli aranceri, offrendo un assaggio completo della tradizione eporediese e preparando il terreno alla Battaglia delle Arance. Un Carnevale da vivere ogni giorno in ogni angolo della città, tra adrenalina, storia, spettacolo e tradizione.
Il significato del Carnevale di Ivrea
Il Carnevale affonda le radici nella leggenda di Violetta, figlia di un mugnaio, che liberò la città dalla tirannia del barone ribellandosi allo ius primae noctis. La Battaglia delle arance rievoca questa rivolta. Le squadre di aranceri a piedi combattono senza protezioni, mentre gli aranceri sui carri, trainati da cavalli, indossano maschere e protezioni che richiamano le armature antiche. Oltre al divertimento, la manifestazione è un esempio di partecipazione civile e lealtà. Dopo ogni “testa a testa”, una stretta di mano sancisce il rispetto reciproco.
In arrivo una nuova ondata di rincari sulle sigarette. In settimana è infatti prevista la seconda tranche di aumenti dopo quello di 30 centesimi già scattato per Philip Morris e altre marche, come Marlboro Gold e Merit, acquistabili rispettivamente al costo di 6,80 e 6,50 euro al pacchetto, e Chesterfield, il cui prezzo per confezione da 20 è salito a 5,80 euro. Stavolta toccherà alle Camel che, con analogo surplus da 30 centesimi, arriverebbero a costare mediamente 6,30 euro a pacchetto. I rincari sono stabiliti dall’ultima manovra di Bilancio: l’intero settore, a fronte di un giro d’affari da 20 miliardi di euro, garantisce allo Stato entrate per 15 miliardi.
Sigarette, gli aumenti previsti per il triennio: i rincari fino al 2028
Sigarette in vendita in un tabacchino (Imagoeconomica).
Come previsto dalla Legge di Bilancio, gli aumenti riguarderanno l’intero settore delle sigarette, tra cui anche il trinciato, e proseguiranno per il prossimo triennio. Il rincaro medio delle bionde è stimato per il 2026 attorno ai 15 centesimi a pacchetto, con una previsione di crescita progressiva fino a quasi 40 centesimi nel 2028. Tale manovra intende garantire un maggiore gettito da 1,47 miliardi di euro nel triennio, di cui 213 milioni per l’anno in corso e quasi 800 milioni per il 2028. La tassazione sul tabacco porta nelle casse dello Stato circa 15 miliardi di euro annui. L’accisa per mille sigarette sarà di 32 euro nel 2026, 35,50 l’anno successivo e 38,50 nel 2028. Un incremento complessivo di oltre il 30 per cento in tre anni. Per quanto riguarda invece il trinciato, l’accisa aumenterà a 161,50 euro al chilo quest’anno, 165,50 euro nel 2027 e 169,50 dal 2028.
Prosegue la campagna per aumentare di 5 euro il prezzo di un pacchetto
Una macchinetta automatica per le sigarette (Imagoeconomica).
L’aumento arriva proprio mentre è in corso una campagna di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che intende aumentare di 5 euro il prezzo di un pacchetto e dei prodotti legati al mercato del fumo. Promossa dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) assieme ad Airc, Fondazione Aiom e Fondazione Veronesi, ha l’obiettivo di contrastare il tabagismo e ridurre le morti causate dal fumo, 93mila l’anno in Italia con costi pari a oltre 26 miliardi di euro. Sperando così di ridurre anche le risorse necessarie per il servizio sanitario nazionale. Per presentare la proposta di legge in Parlamento, che successivamente ne dovrà discutere, sono necessarie 50 mila firme.
«Chiediamo a tutti i cittadini di firmare e aderire a questa campagna, che rappresenta una battaglia di civiltà», ha sottolineato in conferenza stampa Francesco Perrone, presidente Fondazione Aiom. «Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio oncologico. Il 27 per cento di tutti i casi di cancro è determinato proprio dall’abitudine tabagica. Per ogni settimana di fumo, un consumatore perde un giorno di vita». I sostenitori della campagna stimano che un rincaro di 5 euro sul prezzo in Italia, tra l’altro tra i più bassi in Europa, possa contribuire a un calo del 37 per cento del consumo.
In un contesto in cui il mercato lavorativo evolve rapidamente e richiede competenze sempre più specializzate, le università sono chiamate a ripensare modelli formativi, strumenti didattici e relazione con gli studenti. Ne parliamo con Vilberto Stocchi, rettore dell’Università San Raffaele Roma, che ci ha illustrato le scelte strategiche dell’ateneo, l’attenzione alla qualità della ricerca e il ruolo dell’innovazione tecnologica nella formazione.
D: Quali sono i punti di forza del vostro ateneo e come è calibrata l’offerta formativa alla luce delle nuove competenze richieste dal mercato del lavoro?
R: L’Università San Raffaele Roma sta investendo con convinzione in un’offerta formativa capace di anticipare le esigenze di un mercato del lavoro in costante mutamento. Il nostro ateneo si distingue nel panorama nazionale per quelli che definirei “pilastri di eccellenza“, certificati ufficialmente dagli organismi di valutazione. Il primo è senza dubbio la ricerca scientifica. Per noi non è un esercizio teorico, ma il vero motore della didattica. Già nel quinquennio 2015-2019, la Vqr (Valutazione della qualità della ricerca) ci ha posizionati al quinto posto su 98 atenei italiani — primi tra le università digitali. È un primato che oggi trova conferma su scala globale: molti dei nostri docenti figurano infatti nella prestigiosa classifica World’s Top 2% Scientists di Stanford, che seleziona i ricercatori più influenti al mondo. C’è poi un traguardo più recente. Nel 2024 l’ateneo ha superato con successo il processo di accreditamento periodico dell’Anvur, ottenendo il giudizio di “soddisfacente”. Si tratta di un passaggio tecnico cruciale perché valida la solidità dell’intera istituzione e certifica l’efficacia dell’insegnamento, l’efficienza dei servizi agli studenti e la trasparenza dei nostri processi interni. In sintesi, questi risultati — dal quello della Vqr al prestigio internazionale dei nostri scienziati, fino al recente accreditamento — rappresentano la garanzia che offriamo agli studenti. Proprio grazie a questa solidità strutturale e a un rapporto docenti-studenti perfettamente in linea con gli standard richiesti, quest’anno abbiamo attivato sette nuovi corsi di studio, ampliando la nostra offerta verso nuove frontiere professionali con la certezza di offrire, come sempre, una formazione di alto profilo.
Quali?
Abbiamo accreditato i corsi magistrali in Management, diritto e governance della pubblica amministrazione, con particolare attenzione all’utilizzo di tecniche digitali e innovative orientate a migliorare l’efficienza della pa, inLingue e cultura straniere nell’era digitale: scuola, società e professioni e in Ingegneria informatica e dell’intelligenza artificiale applicata. Per quanto riguarda i corsi triennali, tra le novità ci sono quelli in Ingegneria biomedica, per sviluppare soluzioni innovative in ambito sanitario, in Ingegneria informatica e intelligenza artificiale, alla luce della diffusione di questo strumento in ogni settore, in Patrimonio culturale nell’era digitale, per formare figure in grado di valorizzare le nostre tradizioni in maniera innovativa, e in Lingue e culture straniere per l’era digitale. Il nostro mondo sempre più globalizzato richiede infatti l’utilizzo di nuovi strumenti anche nella gestione delle lingue. L’ateneo ne ha già adottati alcuni, tra cui un software che consente di trasmettere in diversi idiomi una lezione originariamente registrata in italiano. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante, perché rende l’educazione e la diffusione della conoscenza più accessibili.
Il rettore Vilberto Stocchi (Imagoeconomica).
Dal punto di vista tecnologico, quali sono gli elementi che vi distinguono dalle altre università telematiche?
Un aspetto che l’Anvur ha particolarmente apprezzato nella valutazione del 2024 è stata l’attenzione che l’ateneo rivolge alla didattica innovativa e l’impegno nel garantire una efficace trasmissione digitale dei contenuti. Abbiamo infatti stilato un piano triennale per l’innovazione didattica dove i nostri docenti vengono costantemente formati e supportati nell’insegnamento in modalità e-learning. Una metodologia che si sta affermando per la sua straordinaria capacità di ottimizzare l’apprendimento. A confermarne il valore è la letteratura scientifica internazionale: uno studio pubblicato su Nature Biotechnology ha certificato come le tecnologie digitali risultino estremamente efficaci nella trasmissione dei contenuti, superando le aspettative anche in ambiti complessi come le attività di laboratorio. Questo approccio permette di rivolgere molta più attenzione al singolo studente e di creare percorsi ad hoc per gli iscritti in base alle loro skills e competenze. Si tratta di qualcosa di davvero importante perché, a mio avviso, questo è il modo davvero efficace di promuovere il diritto allo studio.
Può fornirci qualche esempio di come viene garantita, agli studenti, la personalizzazione del percorso formativo?
Il Gruppo Multiversityha messo a disposizione una piattaforma tecnologicamente molto avanzata, che integra un chatbot sviluppato in collaborazione con OpenAI e Bain & Company. Per esempio, uno studente che segue una lezione in modalità asincrona e, ascoltando il professore, abbia necessità di chiarimenti su un passaggio specifico, può interrompere il video e chiedere al chatbot di spiegare meglio quanto affermato dal docente, oppure di riformulare il concetto in modo più chiaro. Questo strumento risponde in tempo reale, attingendo dai contenuti didattici che il professore ha messo a disposizione degli alunni. Va anche detto che le università digitali non si basano esclusivamente sulla modalità asincrona: il 20 per cento delle attività didattiche deve essere erogato in modalità sincrona. A questo si aggiungono i laboratori in presenza, che consentono un’interazione diretta tra il docente e lo studente, oltre a momenti di confronto, dialogo e discussione anche tra gli studenti stessi. Un ulteriore strumento che gli studenti hanno a disposizione è un tool che valuta la loro preparazione. Per ogni corso, possono infatti svolgere delle autovalutazioni che restituiscono il loro grado di conoscenza rispetto a una materia, così da individuare eventuali lacune e prepararsi al meglio per l’esame.
Il rettore Vilberto Stocchi (Imagoeconomica).
Tornando al punto da cui siamo partiti, la San Raffaele Roma (e, in generale, gli atenei di Multiversity) sta direzionando l’offerta verso ambiti in cui sul mercato c’è grande richiesta di personale ma spesso carenza di figure adeguatamente competenti. Quali sono le sfide che dovrà affrontare in futuro il mondo accademico?
I nostri nuovi corsi sono stati introdotti proprio per colmare questo gap. Secondo un rapporto di Confindustria del 2024, più di due terzi delle imprese italiane segnalano difficoltà nel trovare competenze necessarie per le proprie attività, con delle criticità particolarmente evidenti nel reperimento di profili tecnici e in settori chiave come la transizione digitale. Noi stiamo anche riflettendo sulla possibilità di attivare nuove facoltà, ma l’attuale accelerazione dei processi di produzione della conoscenza rende sempre più complesso prevedere quali saranno le professioni più richieste anche solo nei prossimi due o tre anni. Per il sistema universitario, la sfida sarà dunque quella di progettare percorsi formativi capaci di rimanere allineati all’evoluzione del mercato del lavoro.
Un colpo di ramazza da record. Per pulire le sedi Rai di Roma Nord, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi e il direttore generale Roberto Sergio hanno dato il via a un appalto “monstre”, che arriva praticamente a 13 milioni di euro. Il titolo del disciplinare è «Gara europea a procedura aperta ai sensi dell’art. 71 del D.lgs. n.36/2023, articolata in un unico lotto, per l’affidamento di un contratto avente a oggetto il servizio di pulizia presso gli insediamenti Rai di Roma Nord», con scadenza fissata all’11 febbraio per i gruppi che volessero partecipare. Sono previsti anche sopralluoghi, facoltativi, per rendersi conto del lavoro da fare. Viene chiesto «il servizio di pulizia presso gli insediamenti Rai di Roma Nord (i.e. Saxa Rubra, Centro Nomentano Fabrizio Frizzi, Salario 1 e 2)», anche perché in viale Mazzini non c’è più nessuno, dato che si tratta di un cantiere. I «servizi programmati a canone» prevedono spolveratura, lavatura a secco e a umido, lucidatura (compresa la deceratura e ceratura per le pavimentazioni in linoleum laminato vinilamianto), raccolta dei rifiuti (oltre che lo svuotamento dei raccoglitori, secondo tipologia, dei contenitori di rifiuti nei corridoi per la raccolta differenziata), disinfezione di locali, ambienti, attrezzature, pulizia dei “beverini” (erogatori d’acqua presenti lungo i corridoi delle varie palazzine), «il tutto per assicurare il comfort igienico-ambientale all’interno e all’esterno degli immobili».
La sede Rai di Saxa Rubra (foto Imagoeconomica).
Nelle prestazioni programmate è inclusa anche la fornitura, l’installazione e la manutenzione di tutti gli apparecchi dispensatori, il periodico rifornimento dei cosiddetti «consumabili (a titolo esemplificativo, carta asciugamani, carta igienica, sapone lavamani)». I servizi di pulizia straordinaria “a richiesta” sono tanti, anche perché ogni giorno non si sa cosa può accadere. C’è anche il «lavaggio stoviglie utilizzate negli studi che potrebbero avere inserti a carattere culinario/diete (trattandosi di cibi utilizzati come elemento di scena, non sono necessari gli adempimenti previsti dall’Haccp)». E qui viene in mente la polemica che ha avuto protagonista Fiorello e la sua cucina nella sua stanzetta in Rai, con lite a distanza con Dagospia che gli rinfacciava di non aver rispettato le misure di sicurezza antincendio (ma il fornelletto era a induzione, ha risposto il conduttore). Comunque, il valore globale massimo dell’appalto è pari a 12 milioni 758 mila 168 euro, per la durata massima di 48 mesi, comprensiva dell’opzione di proroga di ulteriori massimo 12 mesi, al netto di Iva e/o di altre imposte e contributi di legge di cui 9 milioni 568 mila 921 euro per la durata base di 36 mesi. Non c’è dubbio: per essere puliti dentro (e belli fuori?) bisogna sborsare.
D’Alema e Cirino Pomicino parlano di Andreotti e Cossiga
Questa settimana il tour romano del mercoledì pomeriggio si annuncia stressante, per tutti gli amanti della politica, e non solo. Il 28 gennaio il programma prevede “piatti forti”, e si comincerà dall’istituto intitolato a don Luigi Sturzo, per la presentazione del libro La crisi della Repubblica nel carteggio Andreotti-Cossiga 1985-1992, con Massimo D’Alema, Giuseppe De Rita e Paolo Cirino Pomicino. Per gli storici si tratta di un appuntamento straordinario. A seguire, nella Biblioteca del Senato, ecco un altro volume imperdibile: I popolari di Giorgio Merlo: qui interverranno Carlo Calenda, Pier Ferdinando Casini, Dario Franceschini, monsignor Vincenzo Paglia, Antonio Tajani, con la moderazione affidata a Bianca Berlinguer. Ma il giro continua, con un gran finale nell’Associazione della Stampa estera in Italia, in via del Plebiscito, a Palazzo Grazioli, dove una volta c’era Silvio Berlusconi: altra presentazione di un libro, stavolta tocca a Quel che resta del femminismo, a cura di Anna Paola Concia e Lucetta Scaraffia. Con le autrici, a parlarne, Mara Carfagna di Noi moderati e la renziana Maria Elena Boschi.
Chi si rivede: l’ex ministra Cartabia
I magistrati non la rimpiangono: l’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, sparita per lungo tempo dai radar, torna a presentarsi con un libro pubblicato da Egea, Custodi della democrazia – La Costituzione, le corti e i confini del politico. Già, perché Cartabia ha ricoperto pure la carica di presidente della Corte costituzionale. Cosa scrive? Diciamo che parte da lontano, perché si occupa innanzitutto di «regressione democratica», con il dato dell’Università di Göteborg dove si indica, alla fine del 2024, «che il 72 per cento della popolazione mondiale, in 91 Paesi, viveva in regimi illiberali di stampo autocratico, caratterizzati da elezioni debolmente competitive e da un progressivo svuotamento delle libertà fondamentali, in particolare quelle di espressione e di informazione. A questo arretramento si accompagna un impoverimento dell’idea stessa di democrazia, sempre più ridotta, nel senso comune, a pura volontà della maggioranza». Forse «vuole tornare in pista per il Quirinale», spiffera un suo vecchio collega. Non resta che attendere.
Sergio Mattarella e Marta Cartabia (foto Imagoeconomica).
Il quadro dei concorsi dell’Agenzia delle entrate del 2026 delinea la nuova fase del programma di rafforzamento del personale dell’amministrazione finanziaria. I dettagli del Piano integrato di attività e organizzazione confermano la volontà dell’ente, guidato dal direttore generale Vincenzo Carbone, di proseguire la cura ricostituente degli organici per colmare i 5.689 posti vacanti rilevati al 31 dicembre scorso. Secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, il documento fissa gli obiettivi per il triennio 2026-2028, seguendo le strategie fissate dal governo di Giorgia Meloni negli atti di indirizzo firmati dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. L’obiettivo principale è quello di capovolgere il rapporto tra cittadini e Fisco, favorendo il dialogo preventivo e l’adempimento spontaneo. Parallelamente, l’Agenzia delle entrate intende potenziare la lotta all’evasione attraverso 605 mila controlli sostanziali. Tra i traguardi da raggiungere figura il miglioramento dei servizi, primo tra i quali quello della riduzione dei tempi medi per i rimborsi Iva dai 74 giorni del 2024 ai 64 giorni previsti per il 2028.
Quali concorsi usciranno nel 2026 per l’Agenzia delle entrate?
Sede dell’Agenzia delle entrate (Imagoeconomica).
Il programma di reclutamento per l’anno 2026 prevede l’ingresso nell’Agenzia delle entrate di 1.000 nuove unità dai concorsi, che saliranno ad ulteriori 1.300 nel corso del 2027. Il rafforzamento è necessario per dare seguito alla riforma che semplifica gli adempimenti nella Pubblica amministrazione. Innanzitutto, l’ente attiverà una nuova Direzione specialistica dedicata alla cooperative compliance. La struttura sarà organizzata in quattro aree distribuite tra Milano e Roma e richiederà un contingente iniziale di 300 funzionari per gestire il patto con le imprese che superano i 500 milioni di ricavi. Le selezioni del 2026 riguarderanno diverse figure professionali, da reperire tra i vecchie i nuovi concorsi mediante:
lo scorrimento delle graduatorie pubblicate nel 2025 per 628 funzionari;
il completamento delle procedure per 300 assistenti del bando Ripam datato 23 dicembre 2025;
l’inserimento di 14 dirigenti tramite il XII corso-concorso della Scuola nazionale dell’amministrazione;
i nuovi bandi per il reclutamento di 20 dirigenti di II fascia.
L’integrazione di queste risorse è fondamentale per sostenere l’invio di 7 milioni 200 mila lettere di compliance.
Quando esce il concorso dell’Agenzia delle Entrate 2026
L’uscita dei bandi per le nuove posizioni dirigenziali e per le eventuali integrazioni del profilo assistenti è programmata per la prima metà del 2026. L’amministrazione finanziaria deve completare, infatti, le procedure già in atto prima di avviare nuovi cicli di reclutamento. Tuttavia, la pubblicazione ufficiale nei canali istituzionali dei nuovi bandi dipende dai tempi tecnici di approvazione del ministero dell’Economia. L’obiettivo è quello di assicurare che le procedureconcorsuali si concludano rapidamente per permettere l’operatività dei nuovi assunti entro il 31 dicembre 2026.
Qual è il prossimo bando di concorso in uscita con più posti
Il contingente più numeroso per il triennio riguarda la figura dei funzionari, essenziale per le attività di controllo e consulenza. Sebbene molti ingressi derivino da graduatorie già approvate, il piano prevede nuovi stanziamenti per coprire le carenze organiche residue. Per completezza, si riporta la distribuzione dei posti nel seguente schema.
Nuovo capitolo del caso relativo all’impiego dell’Ice in Italiain occasione di Milano-Cortina 2026. «Durante le Olimpiadi, l’Ice Homeland Security Investigations fornirà supporto al Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e alla nazione ospitante per verificare e mitigare i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali transnazionali», ha detto all’Afp un portavoce dell’agenzia statunitense Immigration and Customs Enforcement, nell’occhio del ciclone per i fatti di Minneapolis.
Cosa avevano detto fonti dell’Ambasciata Usa
Nella serata del 26 gennaio, fonti dell’Ambasciata degli Stati Uniti avevano dichiarato che agenti dell’Ice avrebbero preso parte al dispositivo di sicurezza delle Olimpiadi invernali, affiancando altri apparati Usa nell’ambito delle attività coordinate dal Servizio di sicurezza diplomatica del Dipartimento di Stato, precisando che il personale americano avrebbe operato a supporto e che «tutte le operazioni di sicurezza restano sotto l’autorità italiana». Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, aveva confermato la presenza dell’agenzia federale Usa per la sicurezza del vicepresidente JD Vance e del segretario di Stato Marco Rubio. Poi era arrivata la smentita. L’Ice, come aveva già sottolineato il Dipartimento della Sicurezza, «non svolgerà operazioni di controllo dell’immigrazione».