James Ransone, attore statunitense noto soprattutto per aver recitato nella serie HBO The Wire, si è tolto la vita a 46 anni. Secondo l’ufficio del medico legale di Los Angeles, la star si sarebbe suicidata in un capanno lo scorso 19 dicembre. «Ti ho detto che ti avrei amato 1.000 volte e so che ti amerò ancora», ha scritto la moglie Jamie McPhee su Instagram. «Grazie per avermi fatto i doni più grandi: te, Jack e Violet (i due figli, ndr.). Saremo insieme per sempre». Nel 2021, Ransone aveva denunciato abusi sessuali subiti da bambino da parte di un ex tutor durante gli Anni 90 che lo costrinsero a lottare contro la tossicodipendenza per diverso tempo.
RIP James Ransone. His horror credits included the Sinister movies, It: Chapter Two, and The Black Phone. pic.twitter.com/1qb7EOgljZ
La carriera di James Ransone: da The Wire a It – Capitolo 2
Originario di Baltimora, dove era nato il 2 giugno 1979, James Ransone ha studiato presso il George Washington Carver Center for Arts and Technology prima di frequentare i corsi alla School of Visual Arts di Manhattan. Il primo ruolo è arrivato nel 2001 con il film The American Astronaut, cui due anni dopo ha fatto seguito il grande successo con The Wire. Nella serie HBO, racconto duro e realistico della società statunitense nel rapporto con il traffico di stupefacenti, ha vestito i panni dello sfacciato Charles “Ziggy” Sobotka, figlio del leader sindacale Frank (Chris Bauer). Pur avendo preso parte a soli 12 episodi, il suo personaggio è rimasto fra i più noti della seconda stagione, in quanto protagonista di alcune scene cult fra gli appassionati. Avrebbe collaborato con HBO anche nel 2008 con la serie Generation Kill, tratta dall’esperienza del giornalista di Rolling Stone Evan Wright in Iraq.
Fra il 2010 e il 2013, sempre sul piccolo schermo, fu nel cast della serie Treme, cui seguirono alcune esperienze in Bosch e Mosaic. Nella seconda parte di carriera, James Ransone ha recitato soprattutto al cinema. In Tangerine, diretto dal regista premio Oscar per AnoraSean Baker, fu un personaggio di nome Chester, losco fidanzato di una prostituta transgender. Fra il 2012 e il 2015 è apparso anche nella dilogia horror soprannaturale Sinister, dove ha vestito i panni del vicesceriffo di Chatford, paese della Pennsylvania teatro di orribili tragedie. Nel 2019 è stato invece Eddie Kaspbrak in It – Capitolo 2, secondo capitolo della saga tratta dal romanzo di Stephen King con Jessica Chastain, Bill Hader e Bill Skarsgard. Nel 2021 e nel 2025 ha interpretato Max in The Black Phonee nel sequel diretto con Mason Thames e Ethan Hawke.
Gli omaggi dei colleghi, da Spike Lee a Sean Baker
Immediato il cordoglio di Hollywood. «Riposa in pace, caro fratello», ha postato su Instagram Spike Lee, che ha diretto James Ransone in Inside Man e Red Hook Summer. Commosso anche Sean Baker, che oltre a Tangerine lo ha voluto nel cast di Starlet: «Mi mancherai tantissimo, amico mio». Anche Mya Taylor, sua co-protagonista proprio in Tangerine, gli ha reso omaggio parlando di «un ragazzo molto dolce e divertente» che, con il suo sorriso, l’ha aiutata «ad affrontare la celebrità». Sui social ha parlato anche Madeleine McGraw, apparsa in The Black Phone. «Faccio fatica a esprimere con le parole il profondo vuoto che avverto», ha scritto in una story Instagram. «Il mio cuore è a pezzi. Era pieno di gentilezza e colmo di passione, un’anima molto bella».
Manca sempre meno alla 76esima edizione del Festival di Sanremo, in programma all’Ariston dal 24 al 28 febbraio 2026 e in diretta su Rai 1 e in simulcast su Rai Radio 2 e in streaming su RaiPlay. Pronti i 30 Big, che hanno svelato i titoli delle loro canzoni in gara, e le Nuove Proposte, selezionate due da Area Sanremo e altrettante dal talent Sarà Sanremo. Chiunque voglia assistere alla performance dal vivo deve dunque iniziare a pensare ai biglietti. Per l’acquisto, dati i posti limitati, bisognerà dapprima registrarsi sul sito ufficiale e poi aspettare la selezione, effettuata a sorte da un software automatico. Ciascun utente potrà, se estratto, comprare due ticket. Ecco il costo.
Sanremo 2026, quanto costano i biglietti: aumenti di circa il 20 per cento
Carlo Conti sul palco di Sanremo 2025 (Ansa).
Dopo anni in cui il prezzo era rimasto invariato, dal 2026 è aumentato il costo dei biglietti. A deciderlo il Comune di Sanremo assieme alla Rai, che hanno optato per un surplus pari a circa il 20 per cento rispetto allo scorso anno, giustificando la mossa come un’imposizione da parte del mercato, anche alla luce della grande richiesta. Quanto bisognerà spendere? Per un posto in galleria, ossia il settore più economico dell’Ariston, occorrerà sborsare 135 euro per le prime quattro serate, ossia dal 24 al 27 febbraio. Per la finale il costo salirà a 430 euro. Ben più alti invece i prezzi per la Platea, dove per i primi quattro appuntamenti saranno necessari 240 euro a persona. Il costo sale a 875 euro per la finale in cui scoprire tutti i premi. Nessuno sconto nemmeno se si acquista il carnet completo per le cinque serate: in galleria costa 958 euro, in platea ben 1.835.
Come registrarsi per sperare in un posto all’Ariston
Per potersi aggiudicare un posto al Teatro Ariston in vista di Sanremo 2026 bisognerà innanzitutto effettuare la registrazione su sanremo2026rai.vivaticket.it. Le iscrizioni saranno concesse nel periodo che va dalle ore 9 di lunedì 22 dicembre fino alle ore 18 dell’8 gennaio successivo. Ciascun utente dovrà inserire, negli appositi campi, diversi dati personali: nome e cognome, data e luogo di nascita, codice fiscale, indirizzo di posta elettronica, numero di recapito telefonico e l’indicazione di un documento d’identità in corso di validità. Sempre in fase di registrazione sarà richiesto anche di inserire il giorno e il settore dell’Ariston (Galleria, più economica, o Platea) per cui si intende acquistare uno o due biglietti. È consentita una sola registrazione per utente: ulteriori iscrizioni multiple saranno bloccate o eliminate in un secondo momento.
L’esterno del Teatro Ariston durante Sanremo (Ansa).
A questo punto non resterà che aspettare. Sarà un software automatico a scegliere i partecipanti in modo del tutto casuale, alla presenza di un notaio per valutarne il corretto ed equo funzionamento. Svolti tutti i passaggi, infatti, dal 15 gennaio al 3 febbraio, tutti gli utenti che avranno completato la fase di registrazione riceveranno una mail all’indirizzo indicato all’iscrizione da parte di Vivaticket. I fortunati estratti troveranno anche le indicazioni su quando e come procedere con il proprio acquisto per assistere al Festival. Resta dunque inteso che completare la propria registrazione sul sito ufficiale non dà alcun diritto automatico all’acquisto del tagliando, ma consente solo di partecipare al processo di selezione.
I 30 Big hanno presentato i titoli e il tema principale delle loro canzoni. Le Nuove Proposte sono state scelte. Ufficiali le conduttrici del PrimaFestival. Il conto alla rovescia per Sanremo 2026 è già iniziato, con il direttore artistico e presentatore della kermesse Carlo Conti pronto a salire sul palco del Teatro Ariston dal 24 al 28 febbraio, in un’edizione spostata in avanti di qualche giorno per lasciare spazio alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Per tutti gli appassionati è arrivato dunque il momento di iniziare a pensare ai biglietti per assistere dal vivo alle performance. In considerazione dei posti limitati, sarà necessaria una procedura di registrazione e selezione preliminare. Ecco come funziona.
Sanremo 2026, come funziona la selezione per l’acquisto dei biglietti
L’esterno del Teatro Ariston (Imagoeconomica).
Per Sanremo 2026, la vendita e la gestione dei biglietti saranno curate da Vivaticket. Come fare per aggiudicarsi un posto nell’Ariston? Bisognerà innanzitutto registrarsi su sanremo2026rai.vivaticket.it: le iscrizioni apriranno alle ore 9 di lunedì 22 dicembre e chiuderanno alle ore 18 dell’8 gennaio 2026. Ciascun utente dovrà inserire, quando richiesto, nome e cognome, data e luogo di nascita, codice fiscale, indirizzo di posta elettronica, numero di recapito telefonico e l’indicazione di un documento d’identità in corso di validità. Sempre in fase di registrazione sarà richiesto anche di inserire la data e il settore dell’Ariston (Platea, più costosa, o Galleria) per cui intenderebbe acquistare i biglietti. È ammessa una sola registrazione per utente: ulteriori iscrizioni multiple saranno immediatamente bloccate oppure eliminate a posteriori.
A questo punto non resterà che aspettare. Un software automatico infatti sceglierà i partecipanti in modo del tutto casuale, alla presenza di un notaio per valutarne il corretto ed equo funzionamento. Svolti tutti i passaggi, infatti, dal 15 gennaio al 3 febbraio, tutti gli utenti che avranno completato la fase di registrazione correttamente riceveranno una mail all’indirizzo indicato all’iscrizione da parte di Vivaticket. I fortunati estratti troveranno anche le indicazioni su quando e come procedere con il proprio acquisto per assistere al Festival di Sanremo 2026. Resta dunque inteso che completare la propria registrazione sul sito ufficiale non dà alcun diritto automatico all’acquisto del tagliando, ma consente solo di partecipare al processo di selezione.
Il prezzo è aumentato del 20 per cento rispetto all’anno scorso
Carlo Conti insieme al pubblico di Sanremo nel 2025 (Ansa).
Capitolo prezzo. Dopo diversi anni in cui il costo dei biglietti è rimasto invariato per Sanremo 2026 il Comune, in accordo con la Rai, ha deciso per un aumento pari a circa il 20 per cento rispetto allo scorso anno. Per un posto in platea bisognerà spendere 240 euro per le prime quattro serate, arrivando a 875 euro per assistere dal vivo alla finale di sabato 28 febbraio. Nessuno sconto neanche se si acquista il carnet completo, dato che costerà 1.835 euro per tutti i cinque appuntamenti. Più popolare invece il costo della galleria. Per le prime quattro serate sarà necessario spendere 132 euro a posto, mentre per la finale bisognerà salire a 430 euro. Il totale per le cinque serate porterà a una spesa di 958 euro. Gli organizzatori hanno giustificato l’aumento con esigenze di mercato, alla luce anche delle enormi richieste. Tante le proteste sui social.
Snoopy e Charlie Brown diventano giapponesi. Sony ha infatti raggiunto un accordo con il gruppo canadese WildBrain per acquistare il 41 per cento di Peanuts Holding, creatore dell’universo del cane a fumetti e del suo fidato amico, per 630 milioni di dollari canadesi, pari a circa 457 milioni di dollari americani. Il gigante giapponese dell’intrattenimento ha rafforzato la sua posizione nell’azionariato, in cui era già presente dal 2018 con il 39 per cento, salendo così all’80 per cento. L’acquisizione è avvenuta tramite due controllate, Sony Music Entertainment Japan e Sony Pictures Entertainment. La famiglia del creatore Charles M. Schultz manterrà il restante 20 per cento della proprietà, garantendo così continuità con l’eredità dell’artista originale.
Il Ceo di Sony: «Entusiasti di arricchire il valore dei Peanuts»
«Con questa ulteriore quota di partecipazione siamo entusiasti di poter accrescere ulteriormente il valore del marchio Peanuts attingendo all’ampia rete globale e all’esperienza collettiva del Gruppo», ha spiegato il presidente e Ceo di Sony Music Entertainment Japan, Shunsuke Muramatsu. «Siamo profondamente impegnati a portare avanti l’eredità di Charles M. Schultz e della sua famiglia. Con Sony Pictures Entertainment e il supporto della continua partnership con WildBrain continueremo a cogliere nuove opportunità per garantire che i Peanuts rimangano una presenza rilevante e amata attraverso più generazioni». Josh Scherba, presidente di WildBrain, ha confermato che Sony è stato «un partner eccellente sul brand Peanuts per molti anni» e che Charlie Brown, Snoopy e compagni «sono in buone mani».
Charlie Brown nei fumetti Peanuts (Ansa).
L’annuncio arriva mentre Sony sta spostando sempre più la propria strategia verso l’animazione, con particolare attenzione agli anime e i live action: lo testimoniano i blockbuster Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba e Kokuho, inserito nella shortlist per gli Oscar fra i migliori film internazionali. Nati negli Anni 50, Charlie Brown, Snoopy e il resto dei Peanuts sono diventati rapidamente un vero successo internazionale che, oltre alla serie a fumetti e agli speciali su Apple Tv, hanno visto la diffusione di prodotti di consumo, parchi a tema, eventi culturali e social media. Nel 2015 è sbarcato al cinema il lungometraggio Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts.
May Britt, attrice svedese il cui matrimonio con Sammy Davis Jr. fu oggetto di controversia per via dell’atteggiamento degli Usa contro le nozze miste, è morta all’età di 91 anni. A darne notizia è stato il figlio Mark Davis in una nota all’Hollywood Reporter, spiegando che il decesso è avvenuto lo scorso 11 dicembre a Los Angeles per cause naturali. Originaria di un piccolo centro vicino Stoccolma, iniziò la carriera in Italia negli Anni 50 dopo essere stata scoperta da Carlo Ponti e Mario Soldati. A seguito delle nozze con Davis Jr., perse il contratto con la Fox e abbandonò definitivamente la recitazione.
La carriera di May Britt e i film in Italia per Soldati e Monicelli
Nata Maj-Britt Wilkens nel 1934, ottenne il primo ruolo per caso. Mentre lavorava come assistente di un fotografo di Stoccolma, fu notata appena 18enne da Ponti e Soldati, in cerca di una ragazza cui affidare il ruolo da protagonista nel loro nuovo film Jolanda, la figlia del Corsaro Nero. Presentatisi per vedere degli shooting con alcune modelle, non appena la videro decisero di scritturarla proprio per la parte principale della ragazza in cerca di vendetta per la morte del padre. Dopo il trasferimento a Roma, recitò in diverse produzioni di Cinecittà: ne Le Infedeli di Steno e Mario Monicelli interpretò Liliana al fianco di Gina Lollobrigida e Pierre Cressoy. Apparve anche ne La lupa di Alberto Lattuada, Il più comico spettacolo del mondo di Mario Mattioli e Vergine moderna di Marcello Pagliero.
Grazie alle sue performance ottenne una parte in Guerra e pace, adattamento di King Vidor del 1956, che la vide dividere il set con Vittorio Gassmann, Henry Fonda, Anita Ekberg e Audrey Hepbrurn. La sua interpretazione le valse un contratto con la 20th Century Fox, firmato l’anno seguente, che le permise di apparire ne I giovani leoni al fianco di Marlon Brando e ne I cacciatori con Robert Mitchum fra il 1958 e il 1959. Spesso descritta come «una Greta Garbo più calorosa», raggiunse la fama grazie a L’angelo azzurrodi Edward Dmytryk, per cui vestì i panni della cabarettista Lola-Lola, negli Anni 30 interpretata da Marlene Dietrich. Un ruolo per cui vinse la concorrenza di Marilyn Monroe. Lo stesso anno apparve sulla copertina di Life, senza sapere che la sua carriera sarebbe finita poco dopo.
Il matrimonio con Sammy Davis Jr. che cambiò tutto
Reduce dal naufragio delle sue prime nozze con Edward Gregson, rampollo di un’agenzia immobiliare sposato nel 1958 ma da cui si separò dopo appena un anno, sul set de L’angelo azzurroMay Britt fece la conoscenza di Sammy Davis Jr., icona della musica afroamericana e attivista per i diritti civili. Quest’ultimo, che a sua volta usciva da un flirt clandestino con Kim Novak, la invitò dapprima a cena. Dopo poche sere la coppia si fidanzò e qualche mese dopo annunciò le nozze. Immediatamente, la 20the Century Fox decise di non rinnovare il contratto di Britt: all’epoca, le unioni miste erano illegali in 31 Stati degli Usa e in 15 erano perseguite con la massima pena. I due, che si sposarono nel 1960 con Frank Sinatra testimone di nozze, ricevettero minacce di morte che li costrinsero ad assumere guardie del corpo 24 ore su 24.
Ebbero una figlia, Tracy, e adottarono due bambini, Mark e Jeff. Lei smise di lavorare, ma negli anni l’artista iniziò a bere troppo e ad esserci sempre meno. Nel 1968 Martin Luther King, grande amico di Sammy Davis Jr., venne assassinato e l’artista andò in pezzi e con lui anche il matrimonio. «Non potevo essere quello che lei voleva», avrebbe dichiarato il cantante anni dopo. «Non potevo essere un uomo di famiglia». Britt non si risposò fino al maggio 1993, quando convolò a nozze con Lennart Ringquist, dirigente del mondo dello spettacolo e allevatore di cavalli, morto nel 2017.
Emily in Parisè tornata. Giovedì 18 dicembre è infatti uscita la quinta stagione della serie Netflix con Lily Collins nei panni della giovane responsabile marketing di Agence Grateau. Nel corso delle nuove 10 puntate, sarà possibile seguire il prossimo capitolo nella vita professionale della protagonista, che ha lasciato la capitale francese per trovare stabilmente lavoro in Italia, a Roma. Al suo fianco ci sarà ancora il fidanzato Marcello, interpretato da Eugenio Franceschini. In attesa di scoprire i risvolti della trama, una domanda inizia ad aleggiare tra i fan: ci sarà Emily in Paris 6oppure quelli in streaming saranno gli ultimi episodi della serie? Ecco quello che sappiamo finora.
Emily in Paris 6 si farà? Le indiscrezioni sul futuro
Per il momento, non ci sono conferme ufficiali per il ritorno di Emily in Paris per una sesta stagione. Netflix infatti non ha rinnovato la produzione, aspettando verosimilmente i dati sugli episodi ad oggi in streaming prima di prendere una decisione concreta. Tuttavia, come riporta Tv Insider, il Ceo della piattaforma Ted Sarandos sembra essersi lasciato sfuggire un futuro roseo per la serie. Durante una conference call con gli azionisti dello scorso ottobre per comunicare i risultati relativi al terzo trimestre del 2025, l’amministratore delegato ha anticipato alcuni dei titoli che arriveranno nel prossimo anno. Assieme a Bridgerton, di cui è attesa la quarta stagione a gennaio, e One Piece 2, che a marzo riporterà in scena Cappello di paglia e la sua ciurma di pirati, il Ceo ha inserito anche Emily in Paris. Lasciando intendere che un rinnovo è solo pura formalità.
La trama della quinta stagione e dove eravamo rimasti
Tornando alla quinta stagione, disponibile in streaming su Netflix, l’Italia torna a fare da sfondo alle avventure dell’ambiziosa Emily Cooper, interpretata da Lily Collins. A Roma, la ragazza di Chicago ha assunto la guida della sede italiana dell’Agence Grateau, trovandosi a gestire nuove responsabilità professionali mentre cerca anche di adattarsi a una nuova realtà cittadina dopo gli anni a Parigi. Con lei anche il fidanzato Marcello, con il quale scopre la Città Eterna e i suoi dintorni, visitando luoghi dal grande fascino come il buco della serratura sull’Aventino, tramite cui ammirare la Basilica di San Pietro attraverso il giardino del Priorato dei Cavalieri di Malta. Come spesso accade nella sua vita, tuttavia, la stabilità dura poco e una semplice idea sbagliata si rivelerà non solo un fallimento a livello lavorativo, ma anche un turbine capace di risucchiare la sua sfera sentimentale.
Parallelamente, Emily in Paris 5 racconterà anche l’evoluzione di tutti gli altri personaggi. Così, oltre a Emily e Marcello sarà possibile concentrarsi su Sylvie, vertice di Agence Grateau, protagonista di una fase di trasformazione che la porterà, come dichiarato dall’interprete Philippine Leroy-Beaulieu, a «rompere la sua armatura». Emily Cooper dovrà superare anche alcune divergenze con la sua amica Mindy, nei cui panni apparirà ancora una volta Ashley Park. Quest’ultima, che si esibisce nel cabaret di Parigi, ha ora molto di più da perdere, fattore che metterà in crisi la sorellanza che la lega a Emily. Nel cast anche Raoul Bova nei panni dell’amante romano di Sylvie.
Emily in Parisdiventa ufficialmente Emily in Rome. Con la quinta stagione, disponibile in streaming su Netflix a partire da giovedì 18 dicembre con tutti i 10 episodi, la serie di Darren Star – già autore di Sex and the City e Beverly Hills 90210 – sbarca definitivamente in Italia dopo aver ambientato nel nostro Paese già diverse scene della precedente tornata di puntate. La responsabile marketing, nei cui panni c’è ancora ovviamente la 36enne Lily Collins, figlia della rockstar Phil, è al comando della sede romana dell’Agence Grateau di Sylvie (Philippine Leroy-Beaulieu). I critici, soprattutto francesi, hanno storto il naso fin dall’inizio, ma gli spettatori l’hanno promossa tanto che la quarta stagione è stata vista da più di 20 milioni di persone in quattro giorni.
Emily in Paris 5, le location italiane della quinta stagione della serie
Da Piazza Costaguti al Colosseo quadrato, Roma è l’anima della stagione
Con la nuova stagione, come detto, Emily in Paris abbandona la capitale francese per trasferirsi nel nostro Paese. «Girare a Roma e Venezia è assolutamente magico, mi do sempre qualche pizzicotto», ha rivelato Lily Collins sul sito ufficiale di Netflix. «Entrambe le città sono cinematograficamente meravigliose, ricche di storia e di un palpabile senso di magia: la puoi percepire, vedere e ascoltare, passeggiando per i vicoli o in riva al mare». Centrale nella quinta stagione sarà la Capitale. Emily si trasferisce in un nuovo appartamento in Piazza Costaguti, non lontana da Piazza Venezia o da Largo Argentina. «Tornare a Roma è stato speciale, sia per me sia per Emily», ha confessato Collins. «Per entrambe era più familiare». A lavoro, nella sede di Agence Grateau, di reca tra via Dora e Piazza Mincio, «luogo perfetto per allestire l’ufficio e radicare Emily nella sua vita professionale».
Nel corso della serie è possibile imbattersi nel ristorante Zuma con vista panoramica su Piazza di Spagna, a Palazzo Fendi: è qui che Sylvie si ritrova più volte a colazione sul rooftop con il suo amante romano Giancarlo, interpretato da Raoul Bova. In scena l’Hotel de Russie, nel cui giardino segreto si incontrano Emily e il fidanzato Marcello. Questi ultimi possono essere visti passeggiare per i Mercati di Traiano, vicino ai Fori imperiali, condividendo diversi momenti intimi e personali. In Emily in Paris 5 gli appassionati potranno anche vedere uno dei luoghi più suggestivi di Roma, ossia il buco della serratura sul portone del Priorato dei Cavalieri di Malta, sull’Aventino: un foro attraverso il quale ammirare, in tutta la sua magnificenza, la cupola della Basilica di San Pietro e il giardino di Santa Maria del Priorato. Appariranno anche il quartiere Coppedè e il Colosseo quadrato.
Venezia ospita diverse scene della quinta stagione
Italia protagonista anche con Venezia. Qui le riprese si snodano attraverso calli e iconici canali, tra cui ovviamente Canal Grande, fino ad arrivare ai luoghi più iconici della città in laguna, tra cui Piazza SanMarco. «Non ero mai stata a Venezia prima d’ora, era nella mia lista dei desideri. Ricordo il mio stupore alla vista di Piazza San Marco, sembrava rispecchiasse d’oro sull’acqua», ha raccontato Lily Collins. «Quando sono arrivata in hotel, sono entrata nella mia stanza, ho aperto le finestre e mi è sembrata una scena di una serie. Non riuscivo a credere alla bellezza davanti a me». Trovano spazio la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo oppure le aree vicine alle Gallerie dell’Accademia, ma anche delle gite in barca all’alba o al tramonto. Senza dimenticare gli alberghi Danieli e St. Regis, dove Emily alloggia con Marcello durante la settimana della moda.
Emily in Paris non dimentica ovviamente la capitale francese
Pur accogliendo la nuova vita professionale della protagonista a Roma, Emily in Paris non dimentica la capitale francese che resta comunque il cuore della serie Netflix. È possibile ancora trovare Gabriel (Lucas Bravo) nel suo L’Esprit de Gigi, ristorante in cui ha appena ottenuto una stella Michelin, che in realtà è un locale italiano chiamato La Torre Nera e situato in Rue des Fossés Saint-Jacques. Al nr. 1 di Place de l’Estrapade c’è ancora il condominio con gli appartamenti di Emily e dello stesso Gabriel, nel V arrondissement. Sorge in Place de Valois invece la sede centrale dei Agenzia Grateau, mentre Mindy (Ashley Park) continuerà a esibirsi nel cabaret di Avenue George V.
A partire dal 2029 la notte degli Oscarsarà visibile in esclusiva mondiale su YouTube, grazie a un’intesa siglata con l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, l’ente che assegna ogni anno gli Academy Awards, permettendo la visione in tutti i Paesi in cui la piattaforma è disponibile, con un accordo valido fino al 2033. Fino al 2028, però, negli Stati Uniti la diretta resterà appannaggio di ABC, che arriverà a trasmettere la centesima edizione. I dettagli economici dell’accordo con YouTube non sono stati resi noti: finora Disney, proprietaria di ABC, versava circa 100 milioni di dollari l’anno per i diritti, e l’ultima cerimonia aveva raggiunto un’audience di quasi 20 milioni di spettatori.
L’attesa è finita. Da mercoledì 17 dicembre è disponibile in streaming su Amazon Prime Video il primo episodio di Fallout 2, nuova stagione della serie tratta dall’iconico videogame survival di Bethesda. Otto le puntate previste, con uscita a cadenza settimanale e gran finale in programma il 4 febbraio 2025. Già in lavorazione la terza, il cui rinnovo è arrivato già diversi mesi prima della messa in onda della precedente. Il produttore esecutivo Jonathan Nolan, fratello del più acclamato Christopher, ha spiegato a IGN che spera di poter iniziare le riprese già entro l’estate 2026.
Fallout 2, trama e cast della seconda stagione
Kyle MacLachlan alla premiere di Fallout (Ansa).
Per quanto riguarda la trama della nuova stagione, i dettagli sugli episodi sono molto scarsi. L’azione ripartirà tuttavia dal finale della prima con la giovane Lucy (Ella Purnell) alla ricerca di suo padre Hank (Kyle MacLachlan) e decisa a fare giustizia per i suoi crimini. La sua caccia la vedrà ancora una volta attraversare la Wasteland o Zona Contaminata al fianco del misterioso Ghoul (Walton Goggins), il cui passato sta man mano riaffiorando nel corso della narrazione. Contemporaneamente, Maximus (Aaron Moten) è ormai diventato un Cavaliere della Confraternita d’acciaio, il cui operato lo inizia a mettere sempre più in crisi. Torneranno in scena anche gli abitanti del Vault 33 da cui Lucy ha iniziato il suo viaggio: qui, il fratello della ragazza Norm (Moisés Arias) lavora sotto traccia per smascherare una cospirazione.
La seconda stagione porterà la narrazione all’interno di una delle città più note soprattutto ai fan di lunga data della saga videoludica. Come già visto nel finale della prima tornata di episodi, Lucy e il Ghoul finiranno per attraversare New Vegas, l’unica grande città del Nord America a essere stata risparmiata da un’esplosione nucleare che ha devastato il mondo. Tra le new entry più attese c’è il personaggio di Robert Edwin House, interpretato da Justin Theroux, molto noti agli appassionati gamer: si tratta di una figura di grande rilievo, paragonabile ai grandi tecnocrati del mondo moderno, ammirati ma anche temuti per la loro eccezionale inventiva e creatività. A lui si aggiungeranno Macaulay Culkin – il celebre Kevin di Mamma, ho perso l’aereo – e Kumal Nanjiani, di recente visto in Only Murders in the Building e Ghostbusters – Minaccia glaciale.
La terza stagione è già stata confermata
Sebbene la seconda stagione sia appena sbarcata in streaming, Amazon Prime Video ha confermato già la produzione della terza. «Ci sono un sacco di sorprese», ha dichiarato a VarietyTodd Howard, direttore di Bethesda Game Studios, sviluppatore del videogioco omonimo e produttore esecutivo della serie. «La cosa principale è che pubblicheremo un episodio ogni settimana, quindi direi semplicemente di continuare così. Sono curioso di vedere come andrà a finire per tutti, perché ora sarà una serie settimanale, invece di una maratona da vedere tutta d’un fiato. Stiamo scrivendo la terza stagione ora e stiamo discutendo su cosa faremo e quali elementi potremo introdurre nei nostri giochi quando usciranno, senza che sembrino forzati o falsi».
È iniziato ufficialmente il conto alla rovescia verso la 98esima edizione dei premi Oscar. L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha infatti annunciato le shortlist, elenco preliminare con i migliori titoli che possono sperare in una nomination. Per le candidature vere e proprie, che determineranno le cinquine che si giocheranno la statuetta nella cerimonia di gala del Dolby Theatre, bisognerà però aspettare ancora. L’annuncio è previsto, in diretta streaming sul sito ufficiale dell’organizzazione, il 22 gennaio, quando in Italia sarà tardo pomeriggio. La premiazione si terrà invece a Los Angeles il 15 marzo con la conduzione, per il secondo anno consecutivo, di Conan O’Brien.
Oscar 2026, tra le novità dell’edizione la categoria del casting
Una replica delle statuetta degli Oscar (Ansa).
I 98esimi premi Oscar, che hanno purtroppo sancito l’esclusione del film italianoFamilia e tagliato fuori dunque il nostro Paese dalla corsa per il miglior lungometraggio internazionale, saranno ricordati soprattutto per una grande novità: la categoria per il Casting. È la prima introduzione dal 2001, quando Shrek si aggiudicò la prima statuetta per un film animato. Atteso da tempo, il riconoscimento andrà a coloro che sono riusciti, tramite un lungo processo di selezione, a mettere assieme un gruppo di attori ben amalgamato e di alto livello. Nel novero della shortlist ci sono Sinnerscon Michael B. Jordan, Marty Supremecon Timothée Chalamet e Una battaglia dopo l’altracon Leonardo DiCaprio, che si dovrebbero giocare anche la statuetta per il miglior film. Presenti, tra gli altri, Hamnet, Sentimental Value e Frankenstein con Oscar Isaac e Jacob Elordi. Due le esclusioni eccellenti: Bugonia con Emma Stone e Jay Kelly con George Clooney.
Gli attori favoriti secondo la stampa americana
Leonardo DiCaprio ai Governors Awards 2025 (Ansa).
Per quanto riguarda la regia, secondo la stampa americana il favorito è Paul Thomas Anderson con il suo Una battaglia dopo l’altra. Più staccati Ryan Coogler per Sinners e Jafar Panahi per Un semplice incidente, già premiato a Cannes. Per quanto riguarda gli attori, il 2026 potrebbe essere nuovamente l’anno di Leonardo DiCaprio, che potrebbe tornare a vincere 10 anni dopo Revenant – Il redivivo, suo unico trionfo su sette candidature, grazie all’opera di Anderson. Occhio però anche a Chalamet per Marty Supreme e a Wagner Moura per Agente segreto. Fra le donne, dovrebbe imporsi invece Jesse Buckley di Hamnet davanti a Emma Stone, immancabile presenza ormai nelle serate di gala dell’Academy, per Bugonia. Quanto agli interpreti non protagonisti, la stampa Usa punta su Benicio del Toro di Una battaglia dopo l’altra e Amy Madigan di Weapons.
Buone e cattive notizie per l’Italia dalle shortlist degli Oscar 2026. Niente da fare per Familia, il film di Francesco Costabile selezionato dal nostro Paese per la corsa alla statuetta per il lungometraggio internazionale. In lizza per le nomination, che saranno annunciate il 22 gennaio, ci sono titoli come Un semplice incidente di Jafar Panahi, Sentimental Value di Joachim Trier e La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania. Un’esclusione sorprendente, soprattutto se si considera che le indiscrezioni di stampa americana davano il film italiano tra i favoriti della vigilia anche in ottica candidature. Tuttavia il nostro Paese può sorridere grazie all’animazione. A sfondo italiano, tra le 15 canzoni originali, c’è anche Sweet Dreams of Joy da Viva Verdi, il documentario di Yvonne Russo che racconta la vita degli ospiti della Casa di Riposo per Musicisti di Milano nota come Casa Verdi.
Oscar 2026, nelle shortlist dei corti animati anche due italiani
Una riproduzione delle statuette degli Oscar (Ansa).
A rappresentare l’Italia saranno due cortometraggi animati. In lizza per una nomination ci sono infatti Playing God di Mattia Burani, vincitore del Tribeca Film Festival e dell’Animayo Festival delle Canarie, ed Éiru, esordio alla regia per la bolognese Giovanna Ferrari: ecco tutto quello che bisogna sapere.
Playing God, di cosa parla il cortometraggio di Burani
Completamente made in Italy, il cortometraggio Playing God di Mattia Burani, classe 1991 originario di Bologna, concorrerà per una candidatura ai premi Oscar nell’animazione. Body horror, racconta in sette minuti la storia di un artista tormentato che tenta in ogni modo di plasmare una figura umana dalle proporzioni ideali, modellando l’argilla come fosse carne viva. Quando tuttavia si accorge di aver fallito, la rinnega e abbandona sulla scia di un moderno Frankenstein. La creatura, nel tentativo disperato di raggiungerlo, finisce tuttavia per autodistruggersi, trovando compassione in altre opere come lei rifiutate. In scena 60 pupazzi in terracotta di 58 centimetri, plasmati da Arianna Gheller, fondatrice assieme a Burani dello Studio Croma di Bologna. «È stata un’odissea», ha spiegato l’autore all’Ansa. «Tuttavia, ci ha formati come artisti e produttori».
«Mi affascina l’imperfezione, la materia che resiste alla forma imposta», ha proseguito Burani. «La storia nasce dal desiderio di esplorare la fragilità del creato e del creatore. L’idea si è poi evoluta molto e la chiave è diventata il rapporto tra le creature. Quando anche l’ultima statuetta viene rifiutata perché imperfetta, cade, perde letteralmente la faccia, e sono le altre ad accoglierla, accettarla e capirla». Prima di poter sperare nel premio, Playing God dovrà superare l’ultimo ostacolo dell’annuncio delle nomination, in programma il 22 gennaio. Da notare, tuttavia, che lo scorso vincitore del Festival delle Canarie, In the Shadow of the Cypress, ha poi vinto l’Oscar a Los Angeles.
Éiru, l’esordio alla regia di Giovanna Ferrari
Oltre a Playing God, a rappresentare l’Italia sarà Giovanna Ferrari, bolognese classe 1979 e autrice di Éiru, la storia di una bambina minuta dai capelli color fiamma nell’Irlanda dei Celti. Il suo sogno è diventare una guerriera rispettabile e ben considerata dal suo clan durante l’Età del Ferro. Tuttavia, proprio per la sua corporatura gracile che la rende la più piccola del villaggio, combattere sembra un’impresa impossibile. Il riscatto arriva quando un pozzo si prosciuga improvvisamente, lasciando la gente senza acqua: solo lei è in grado di calarsi attraverso la piccola apertura e scoprire la causa del problema. «È una storia di ecologia, ma anche una riflessione sull’assurdità della guerra», ha spiegato la regista all’Ansa. «È un’emozione incredibile, sono davvero orgogliosa di essere tra i 15 corti più votati tra gli oltre 110 ammessi da tutto il mondo».
Il 2025 sta per terminare ed è già tempo di guardare alla prossima stagione cinematografica. Nelle sale italiane sono pronti a sbarcare alcuni dei titoli più attesi degli ultimi anni, tra cui grandi novità e importanti ritorni. Su tutti, quelli di Christopher Nolan, pronto a svelare il suo adattamento kolossal de L’Odissea di Omero, e degli Avengers dei Marvel Studios con Doomsday, che vedrà di nuovo in scena Robert Downey Jr., stavolta nell’inedita veste del villain. Il 2026 sarà ricco di qualità anche sul piccolo schermo: in arrivo la terza stagione di Euphoria e il prequel di Gomorra. Si partirà subito con il botto il primo gennaio con il finale-evento di Stranger Things. Il meglio del 2026.
I film più attesi al cinema nel corso del 2026
Un proiettore al cinema (Foto di Alex Litvin via Unsplash).
Il biopic su Michael Jackson e L’Odissea: quali film arriveranno nel 2026
Il 2026 al cinema si aprirà già il primo gennaio con No Other Choice, produzione sudcoreana con la star di Squid Game Lee Byung-hun, iconico volto del Front Man. Il 15 gennaio sarà il turno di 28 anni dopo: Il tempio delle ossa, sequel diretto di 28 anni dopo uscito appena sei mesi fa con Ralph Fiennes ancora una volta nei panni del dottor Kelson. Il 22 toccherà a Marty Supreme, film sul ping pong Anni 50 con Timothée Chalamet acclamato dalla critica. A febbraio sarà invece il turno dell’atteso Cime tempestose, adattamento del romanzo di Emily Brontë diretto da Emerald Fennell (Saltburn) con Jacob Elordi e Margot Robbie e colonna sonora di Charli XCX. Forte del successo di Frankenstein di Guillermo del Toro, l’opera di Mary Shelley tornerà il 5 marzo con La sposa!, con Jessie Buckley nel ruolo della moglie rianimata della creatura, interpretata da Christian Bale.
Il 24 aprile sarà il momento di ballare e cantare con Michael, atteso biopic sul Re del Pop con Jafaar Jackson, nipote della star, nei panni dello zio protagonista. Cinque giorni dopo torneranno al cinema Miranda Priestly e Andrea Sachs con Il diavolo veste Prada 2, sequel che vedrà ancora una volta in scena Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci. Il 20 maggio si tornerà nell’universo di Star Wars con The Mandalorian & Grogu, sequel della serie tv Disney+ con Pedro Pascal nei panni del mercenario protagonista. Al suo fianco Sigourney Weaver e Jeremy Allen White. L’estate si aprirà il 17 giugno con il quinto capitolo di Toy Storycon le nuove avventure di Buzz Lightyear e Woody. Il 16 luglio toccherà a L’Odissea di Nolan con un cast stellare che vede in scena Matt Damon, Tom Holland, Zendaya, Charlize Theron, Robert Pattinson e Anne Hathaway.
A dicembre sarà duello fra Dune – Parte 3 e Avengers: Doomsday
A ottobre i cinema accoglieranno Judy, nuovo film di Alejandro Gonzalez Inarritu con Tom Cruise nei panni dell’uomo più potente del pianeta che intraprende un’apparente missione suicida. Il 18 dicembre spazio invece a due colossi della stagione. In sala il terzo e ultimo capitolo della trilogia diDunediretta da Denis Villeneuve. La trama si concentrerà su un Paul Atreides – sempre interpretato dall’eccezionale Chalamet – ormai sull’orlo della follia, prendendo spunto dal capolavoro letterario di Frank Herbert Messiah. Parallelamente uscirà anche Avengers: Doomsday, l’ultimo disperato tentativo dei Marvel Studios di riaccendere l’interesse verso i supereroi che hanno costantemente perso appeal. Per l’occasione tornerà anche Robert Downey Jr., che lasciata l’armatura di Iron Man è pronto a indossare il costume del dottor Destino.
Dal finale di Stranger Things 5 a Euphoria 3, le serie tv più attese del 2026
Per quanto riguarda il piccolo schermo, grande attesa il primo gennaio per l’ottava e ultima puntata di Stranger Things 5, che chiuderà definitivamente la serie sul Sottosopra firmata dai fratelli Duffer. Il 18 toccherà invece a Il cavaliere dei sette regni, nuovo spin-off/prequel de Il Trono di Spade con cui debutterà in Italia la piattaforma HBO Max. Protagonisti, circa un secolo prima della serie madre, Sir Duncan l’Alto e il suo scudiero Egg. A fine mese su Netflix sarà la volta di Bridgerton 4, prevista in due volumi. A marzo lo streamer rilascerà One Piece 2con le nuove avventure di Cappello di Paglia e della sua ciurma tratte dall’omonimo manga giapponese. In aprile, dopo quattro lunghi anni di attesa, uscirà la terza stagione di Euphoria con Zendaya affiancata da star come Sidney Sweeney e Jacob Elordi. Ancora da confermare la data di uscita di Blade Runner 2099, serie televisiva spin-off del cult di Ridley Scott: nel cast Michelle Yeoh e Hunter Schafer.
Archiviato il successo di Stranger Things, Matt e Ross Duffer sono pronti a svelare il nuovo progetto streaming. Nel 2026 arriverà Something Very Bad is Going to Happen, la cui trama è ancora avvolta nel mistero: parlerà di una coppia durante la settimana che precede il loro matrimonio sventurato. A giugno uscirà invece su HBO Max e Sky Atlantic House of the Dragon 3, che riprenderà la Danza dei Draghi nel momento più delicato per Rhaenyra Targaryen. Ancora da confermare invece il debutto nel nostro Paese – negli Usa uscirà a febbraio – del revival di Scrubsche riporterà sugli schermi JD e Turk. E dall’Italia? Il 9 gennaio su Sky e Now uscirà Gomorra – Le origini, prequel della fortunata serie tratta dal libro di Roberto Saviano che racconterà la giovinezza di Pietro Savastano. A febbraio su HBO Max ci sarà Portobellocon Fabrizio Gifuni nei panni di Enzo Tortora.
James Cameron e Disney accusati di violazione del copyright per la saga di successo Avatar. Proprio nel giorno in cui il terzo capitolo, Fuoco e cenere, debutta nei cinema di tutto il mondo, il regista e la major statunitense sono stati citati in giudizio presso un tribunale federale della California. Ad alzare la voce è Eric Ryder, animatore 3D che afferma di aver collaborato con il cineasta alla fine degli Anni 90, secondo cui Cameron ha copiato un suo lavoro per realizzare La via dell’acqua, secondo capitolo di Avatar uscito nel 2022. Chiesti 500 milioni di dollari di risarcimento e lo stop alla distribuzione del nuovo film nelle sale. Ancora nessuna risposta da parte dei diretti interessati.
Perché James Cameron è stato accusato di violazione del copyright per Avatar
A ricostruire la vicenda è Reuters. Eric Ryder sostiene di aver ideato, negli Anni 90, un suo racconto di fantascienza dal titolo KRZ che presenta forti somiglianze con il cult Avatar. Protagonisti del film sono in entrambi i casi «esseri antropomorfi, un vasto ambiente oceanico e una sinistra corporazione terrestre impegnata in operazioni minerarie dannose per l’ambiente sulla luna di un pianeta gassoso gigante». Chiari i rimandi, quindi, a Pandora, teatro delle avventure dell’ex Marine Jake Sully (Sam Worthington) che decide di appoggiare la causa dei nativi Na’Vi contro le pretese degli umani, che dal pianeta intendono estrarre preziosi materiali da portare sulla Terra. La denuncia non si ferma qui. Secondo Ryder, Cameron ha copiato per il secondo capitolo, La via dell’acqua, l’idea della raccolta di una sostanza organica di origine animale con proprietà in grado di prolungare la vita umana.
Il regista James Cameron (Ansa).
Non è la prima volta che Ryder accusa James Cameron
Quella intentata in California non è la prima causa di Eric Ryder contro James Cameron. L’animatore aveva denunciato il regista di Titanic anche nel 2011 per il primo Avatar, ma un tribunale dello Stato aveva respinto le accuse dopo aver scoperto che il premio Oscar aveva ideato il suo cult fantasy ben prima che Ryder presentasse il suo KRZ. «Questa nuova azione non è un tentativo di rimettere in discussione precedenti rivendicazioni», ha precisato l’accusa. «Contesta nuovi atti di copia che si verificano per la prima volta in Avatar 2».
È morta Rachael Carpani, attrice australiana nota soprattutto per aver recitato nelle serie televisive Le sorelle McLeod e, più recentemente, NCIS: Los Angeles. A darne notizia è stata la sorella Georgia, compositrice musicale, che su Instagram ha condiviso un breve comunicato dei genitori Tony e Gael. «L’amata Rachael è mancata improvvisamente, ma serenamente, dopo una lunga battaglia contro una malattia cronica nelle prime ore di domenica 7 dicembre», si legge nella nota. «Chiediamo massima riservatezza in un momento così difficile». Nel 2021, l’attrice aveva parlato pubblicamente della sua diagnosi di endometriosi, di cui soffriva già dall’adolescenza ma diagnosticatale solo a 35 anni.
Morta Rachael Carpani: film e serie tv con l’attrice australiana
All Saints, uno dei primi ruoli in carriera
Poco più che ventenne – è nata nell’agosto 1980 a Sydney – Rachael Carpani ha ottenuto un piccolo ruolo nella serie televisiva All Saints, medical drama australiano andato in onda dal 1998 al 2004 per sette stagioni. È apparsa, nei panni di Emily Martin, in un solo episodio del 2001 intitolato Troppo poco e troppo tardi. Incentrata sulle giornate del personale dell’All Saints Western General Hospital, in particolare segue quello del complicato reparto 17 gestito da suor Terri Sullivan (Georgie Parker). Tra i personaggi ricorrenti anche gli infermieri Connor (Jeremy Cumpston) e Von Ryan (Judith McGrath).
Home and Away, due apparizioni nella 14esima stagione
Ancora agli inizi della sua carriera sul piccolo schermo, Rachael Carboni ha recitato in due puntate della 14esima stagione della soap opera Home and Away, rispettivamente l’87esima e l’88esima. La trama dello show, tra i più longevi della tv australiana tanto da essere ancora in onda su Seven Network, si concentra sugli amori e sulle vite degli abitanti di Summer Bay, immaginaria cittadina costiera del Nuovo Galles del Sud. Personaggi ricorrenti sono gli esponenti della famiglia Fletcher, tra cui Tom (Roger Oakley) e Pippa (Vanessa Downing) e i cinque figli adottivi.
Le sorelle McLeod, il ruolo che ha portato Rachael Carboni al successo
Sempre nel 2001, Rachael Carboni ottenne il primo ruolo principale in una produzione televisiva. Fu infatti ne Le sorelle McLeod, serie australiana di Nine Network fino al 2009 e giunta anche in Italia su Rai 1. Tratta da una miniserie quasi omonima degli Anni 90, racconta la storia di Claire e Tess che si ritrovano a dover gestire una tenuta in Australia ereditata dal padre. Sebbene in principio fra le due non scorra buon sangue, con il tempo imparano a gestire le loro divergenze e trovare un accordo. Carpani presta il volto per sette stagioni a Jodi Fountain, figlia di Meg un tempo fidanzata con il padre di Claire e Tess.
It’s 2025 and I don’t know that I’ve ever cried as much on a series exit as I have on Jodi leaving McLeod’s Daughters in 2007. It was beautiful, perfect and wholly heartbreaking. It was the perfect goodbye. And I feel it’s perfectly appropriate for Rachael Carpani. Rest easy pic.twitter.com/pdERIu8KOK
NCIS: Los Angeles, la comparsa nella produzione americana
Oltre a recitare in Australia, Rachael Carpani ha anche lavorato negli Stati Uniti, come testimonia la sua breve comparsa in NCIS: Los Angeles, spin-off di NCIS – Unità anticrimine andato in onda per 14 stagioni fino al 2023 e trasmesso in Italia da Italia 1 e Rai 2. Nel cast Chris O’Donnell, che interpreta il capo squadra ed ex agente della CIA Grisha Cullen, ma anche Daniela Ruah e LL Cool J. Carpani ha recitato in una puntata della prima stagione, vestendo i panni di una ragazza di nome Amy.
The Glades, una piccola parte anche nella serie poliziesca
Nel 2010 ha invece vestito, per tre episodi, i panni di Heather Thompson nella serie tvThe Glades, produzione americana andata in onda per quattro stagioni su A&E Network. Protagonista è Jim Longworth (Matt Passmore), detective di Chicago che dopo essere stato ingiustamente accusato dal suo capo di essere andato a letto con sua moglie, decide di cambiare vita e trasferirsi in Florida. Qui spera di trovare una vita più tranquilla in una piccola cittadina, ma i crimini lo seguiranno ovunque. Nel cast anche Kiele Sanchez, Michelle Hurd e Natalia Cigliuti.
Against the Wall, Rachael Carpani in un altro ruolo da protagonista
Dieci anni dopo il suo debutto in All Saints, Rachael Carpani è stata protagonista di Against the Wall, serie televisiva statunitense di genere poliziesco trasmessa su Lifetime. L’attrice australiana veste qui i panni di Abby Kowalski, detective entrata a far parte della divisione Affari interni del Dipartimento di Chicago. Una decisione che la mette subito in conflitto con i membri della sua famiglia, a loro volta impiegati presso la stessa autorità dell’Illinois. Per quanto riguarda la sfera sentimentale, si trova coinvolta in due relazioni contemporanee, l’una con il partner di suo fratello John (Andrew Walker) e l’altra con Danny (Chris Johnson), suo vecchio amico conosciuto nell’ufficio del procuratore.
Triangle, sul grande schermo al fianco di Liam Hemsworth
In carriera, Rachael Carpani ha lavorato anche per il cinema. Nel 2009 è stata infatti nel cast del film Triangle di Christopher Smith, thriller-horror di ambientazione distopica, in cui ha interpretato una donna di nome Sally. Protagonista della storia è Jess (Melissa George), ragazza e madre di Tommy, un bambino affetto da autismo. Dopo un naufragio durante una giornata in barca a vela con amici, scopre che una tempesta elettrica l’ha trascinata in un loop temporale. Nel cast figurano anche Jack Taylor e soprattutto Liam Hemsworth, che presta il volto a un ragazzo di nome Victor.
Triangle (2009) Directed by Christopher Smith.
Starring: Melissa George, Michael Dorman, Rachael Carpani, Henry Nixon, Liam Hemsworth. pic.twitter.com/TcPB1m2EkJ
Tornare a vincere, Rachael Carpani nel film con Ben Affleck
La sua ultima apparizione sul grande schermo risale al 2020, quando ha recitato nel film Tornare a vincere di Gavin O’Connor con protagonista Ben Affleck. Il divo di Hollywood è qui Jack Cunningham, carpentiere separato dalla moglie e con gravi problemi di alcolismo. Improvvisamente, ottiene una chance di riscatto quando gli viene offerto il ruolo di primo allenatore della Bishop Hayes, squadra di basket della scuola cattolica di cui, negli anni di studio, era campione indiscusso. Sfruttando la sua conoscenza dello sport, riuscirà a mettere assieme un gruppo di ragazzi talentuosi ma indisciplinati e riportare il club, dopo 25 anni di assenza, di nuovo ai playoff. Carpani veste i panni di una donna di nome Diane.
If There Be Thorns, la prima apparizione nel ruolo di Cathy
Tra gli ultimi ruoli della carriera di Rachael Carpani c’è quello di Cathy in If There Be Thorns, film televisivo di Lifetime tratto dall’omonimo romanzo di V.C. Andrews. Ambientato sei anni dopo il precedente capitolo, Petals on the Wind, vede la giovane ragazza (in quel film interpretata da Rose McIver) felicemente sposata con Chris (Jason Lewis), da cui ha avuto tre figli e assieme al quale vive in California. Il loro passato però non sembra volerli lasciare e torna a perseguitarli anche nella loro nuova abitazione. Nel cast anche Heather Graham, Mason Cook e Mackenzie Gray.
Seeds of Yesterday, il sequel di If There Be Thorns
Rachael Carpani ha ripreso il ruolo di Cathy anche nel sequel di If There Be Thorns, uscito nel 2015 con il titolo di Seeds of Yesterday. Ambientato 13 anni dopo gli eventi del capitolo precedente, vede ormai cresciuti i figli della coppia protagonista, tanto che uno di loro, Bart, sta per festeggiare i suoi 25 anni. Da tempo tuttavia non ha un rapporto con i genitori, tanto da aver persino cambiato il proprio cognome anagrafico per sottolineare la distanza da loro. Nel cast, oltre a Jason Lewis che ha ripreso il ruolo di Chris, figurano James Maslow Sammi Hanratty e Andrew Kerr.
Fabrizio Corona: Io sono notizia. È il titolo della nuova docuserie Netflix, in streaming dal 9 gennaio, incentrata sul re dei paparazzi, di cui racconterà ascesa e caduta. Composta da cinque episodi, sarà occasione non soltanto per ricordare la carriera dell’ex agente fotografico, ma fornire uno spaccato dell’Italia dagli Anni 90 fino a oggi, dove il confine tra realtà e reality show stia diventando sempre meno netto. Corona è un genio della comunicazione oppure un manipolatore senza scrupoli? Nella sua carriera è stato più vittima o carnefice? Sono le domande cui la serie, di cui è stato diffuso online il primo trailer, proverà a dare risposta. Alla regia Massimo Cappello (Il caso Alex Schwazer), che ha firmato anche la sceneggiatura assieme a Marzia Maniscalco.
Cosa sappiamo sulla docuserie di Netflix dedicata a Fabrizio Corona
La docuserie Fabrizio Corona: Io sono notizia racconterà l’Italia attraversando l’epoca berlusconiana, l’avvento dei social e le contraddizioni della sua giustizia. Come si intuisce dal teaser già diffuso sui social, è destinata a far discutere molto. «Lavoro, sesso, alcol: mi divertivo ed ero assolutamente maledetto», afferma a un certo punto Corona rivolto alle telecamere. «La mia personalità, la mia intelligenza, le mie arti erano troppo forti… e avevo in mano le vite di tutti». Poi la confessione: «Ho un’idea del mondo dove non esite il bene». Figlio di Vittorio Corona, giornalista che ha plasmato il settore editoriale negli Anni 80, Fabrizio è cresciuto con l’ossessione di essere all’altezza. E così, se il padre è stato emarginato dal sistema, opta per divorare quello stesso sistema dall’interno, trasformando il gossip in un’arma di potere e il denaro nel solo strumento di successo.
Un frame del trailer di Fabrizio Corona – Io Sono Notizia (Ansa).
Al fianco di Lele Mora, Fabrizio Corona ha costruito un impero basato sulla vendita delle vite altrui. Fino all’inchiesta Vallettopoli: accusato di estorsione, il golden boy diventa un nemico pubblico, ma al contempo un uomo capace di rendere la propria esistenza uno spettacolo estremamente vitale, costellato di personaggi surreali e situazioni ai limiti del tragicomico, dove realtà e finzione spesso si confondono tra loro. Tra immagini dei vari processi che lo hanno coinvolto, si delinea una vera guerra mediatica e giudiziaria combattuta con prime pagine e dichiarazioni al veleno volte a polarizzare e dividere l’opinione pubblica italiana. Nel trailer si può ascoltare anche Nina Moric, sua ex moglie, definirlo «un pagliaccio». Prima della chiosa di Corona: «Ci sarà da divertirsi».
Ampiamente riconosciuto come un capolavoro della commedia romantica, Harry, ti presento Sally è anche un pilastro della carriera di Rob Reiner, regista e produttore assassinato nella sua abitazione di Los Angeles assieme alla moglie Michele Singer. Basato su un copione di Nora Ephron, racconta l’evoluzione della relazione tra i due protagonisti, nei cui panni recitano Meg Ryan e Billy Crystal, che da amicizia si tramuta in amore. Candidato all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale e a cinque Golden Globes, è disponibile in streaming su varie piattaforme. Trama, cast e dove recuperarlo.
Harry, ti presento Sally: trama e cast del film di Rob Reiner
Protagonisti della storia sono, come si evince dal titolo, Harry (Crystal) e Sally (Ryan) che, terminata l’università, si trasferiscono da Chicago e New York per le rispettive carriere professionali. Il primo spera di diventare un consulente politico, mentre la seconda intende far strada nel giornalismo. Una volta entrati in contatto grazie ad Amanda (Michelle Nicastro), iniziano un viaggio di 18 ore in auto durante il quale hanno una discussione molto accesa sul rapporto fra uomo e donna. Lei infatti non è d’accordo con il pensiero secondo cui non possa mai esistere un’amicizia, in quanto «il sesso ci si mette sempre di mezzo». Arrivati nella Grande Mela, dunque, si separano credendo, e in cuor loro sperando, di non doversi mai più incontrare. Il destino tuttavia la pensa diversamente.
Cinque anni dopo, Harry e Sally si incontrano nuovamente in aeroporto, in procinto di imbarcarsi sullo stesso volo. La ragazza è riuscita nel suo sogno di diventare una giornalista e ha una relazione con Joe (Steven Ford), tra l’altro vecchio conoscente di Harry che, dal canto suo, ha soddisfatto le sue aspirazioni ed è ora un consulente politico. Come lei, anche lui ha un rapporto sentimentale solido, in quanto sta per sposare la fidanzata Helen (Harley Jane Kozak), un’avvocata. Ancora una volta tra i due nasce una discussione conflittuale sui rapporti tra uomo e donna, come cinque anni prima. Ne passeranno altrettanti prima del terzo incontro: entrambi ora hanno tuttavia rotto con i rispettivi partner e le loro solitudini faranno intraprendere loro una nuova e inaspettata direzione.
Dove trovare il film in streaming
Caposaldo della carriera di Rob Reiner, Harry, ti presento Sally è disponibile su diverse piattaforme streaming. È possibile trovarlo, infatti, su TimVision oppure su Apple Tv. Fino al primo gennaio 2026 sarà anche possibile recuperarlo on demand su Mediaset Infinity.
Come Michele Singer ha spinto Reiner a cambiare il finale
Il regista Rob Reiner (Ansa).
Nel 1989, sul set di Harry, ti presento Sally, Rob Reiner conobbe Michele Singer, fotografa che quello stesso anno avrebbe sposato. Un incontro che avrebbe influenzato anche la sua produzione. Reduce dal divorzio con la prima moglie Penny Marshall e in piena crisi personale, aveva deciso di raccontare i suoi tentativi di rifarsi una vita da single proprio con il lungometraggio con Ryan e Crystal. Traendo spunto dagli insuccessi privati, aveva scritto un finale diverso in cui i due protagonisti si sarebbero allontanati per sempre. «Avrebbero parlato e poi si sarebbero detti addio», ha rivelato nel 2024 alla Cnn. Dopo essere riuscito anche lui a ritrovare l’amore affianco a Singer, decise di modificare la trama e terminare la storia di Harry e Sally con il matrimonio.
Annunciata la prima grande ospite internazionale della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026. La Fondazione ha infatti ufficializzato che il 6 febbraio, allo stadio San Siro, ci sarà la star della musica nonché icona del Natale Mariah Carey. L’artista di All I Want for Christmas Is You, tornata come da tradizione in classifica con l’approssimarsi delle feste, terrà una performance per dare il via all’Olimpiade invernale alla Scala del calcio durante lo show inaugurale, realizzato da Balich Wonder Studio e incentrato sul tema dell’armonia per raccontare innovazione, creatività e lo Spirito italiano. «Ci vediamo a Milano», ha commentato l’artista sui social.
Milano-Cortina, arriva Mariah Carey: «Incarna lo spirito dei Giochi»
L’annuncio ufficiale è arrivato sul sito della Fondazione Milano-Cortina, secondo cui Mariah Carey è un’artista capace di incarnare «l’atmosfera emozionale che accompagna il percorso verso i Giochi» nonché «un’ulteriore prova del respiro internazionale della cerimonia di apertura e dei messaggi» che intende trasporre al grande pubblico. L’evento, in programma il 6 febbraio, sarà unico nel suo genere e pensato per sorprendere, unire e lasciare un ricordo indelebile nel cuore e nella mente di milioni di spettatori in tutto il mondo. «Lo sport, con i suoi valori di uguaglianza, rispetto e inclusione, amplifica questo racconto, trasformando Armonia in un’esperienza condivisa», spiega ancora la Fondazione. «Insieme, musica e sport danno vita a una Cerimonia in cui l’Armonia diventa esperienza viva, un luogo simbolico dove le comunità si incontrano, superano confini e si riconoscono parte della stessa energia collettiva dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026».
Il figlio di Gina Lollobrigida, Milko Skofic, ha lanciato l’appello per i cani della madre. Durante il programma Colpo di coda, in onda su Radio2, ha dichiarato: «Vivo all’estero, non posso seguire i cinque pastori tedeschi che erano di mia madre come meriterebbero. Servono adozioni consapevoli». L’uomo è stato intervistato da Alessandra Zavoli e Pino Strabioli, insieme all’attrice Rosanna Banfi. L’intervista a Skofic è arrivata pochi giorni dopo la chiusura del processo all’ex factotum dell’attrice, Andrea Piazzolla. L’ex assistente di Gina Lollobrigida è stato condannato a tre anni per circonvenzione d’incapace.
Il figlio di Gina Lollobrigida ha raccontato: «L’amore di mamma e papà per i cani è stato qualcosa di speciale. Sono cresciuto circondato da pastori tedeschi che sorvegliavano la mia carrozzina. Era come avere tanti baby sitter a quattro zampe: bellissimo». Poi l’appello: «Sono due femmine e tre maschi. Io vivo all’estero e non potrò seguirli come meritano. Vorrei una mano dai rescue specializzati nella razza perché insieme possiamo valutare adozioni consapevoli».
Milko Skofic (Imagoeconomica).
Banfi: «Adottare fa bene al cuore»
Nel tentativo di aiutare, Rosanna Banfi ha parlato del proprio amore per gli animali e dell’importanza dell’adozione: «La nostra casa è sempre stata aperta a cani e gatti sfortunati. Mamma era pazza d’amore per loro e anche papà Lino. La sua preoccupazione era: hanno mangiato i cani? Le ultime arrivate sono una coppia di cucciole abbandonate in una discarica. Lo ripeterò sempre: adottare fa bene al cuore».
All’età di 85 anni, è morta Marisa Jossa, Miss Italia 1959 e madre di Roberta Capua, a sua volta vincitrice del concorso di bellezza 27 anni dopo, nel 1986. Ad annunciare la scomparsa della donna è stata proprio la conduttrice tv, che ha pubblicato una foto con una semplice scritta: «Ciao mamma».
Chi era Marisa Jossa
Jossa è stata la prima miss della gestione di Enzo Mirigliani, che ha debuttato come patron dell’evento proprio nel 1959. In quell’anno, la donna aveva appena 21 anni e ha vinto davanti alle altre 33 ragazze partecipanti, durante la finale che si è svolta a Ischia. 27 anni dopo, sarà lei ad accompagnare la figlia Roberta Capua, diventata anch’essa Miss Italia. Si tratta di un caso unico e mai più ripetutosi nella storia della manifestazione. Nove anni fa Marisa Jossa è stata investita da uno scooter all’uscita di un mercatino nel quartiere napoletano del Vomero, a Napoli, città in cui ha vissuto ed è morta nelle scorse ore.
Mirigliani: «Vinse la più alta»
Gli organizzatori di Miss Italia hanno ricordato in un comunicato la finalissima, con le parole dello stesso Mirigliani. Il patron Mirigliani, ricordando la vittoria di Marisa Jossa, ha raccontato: «Vinse la più alta, che si era imposta nelle selezioni di Selva di Val Gardena, dove da dieci anni andava in vacanza con la famiglia. Marisa era accompagnata dalla mamma, Anna Vasdeki, di origine greca». Sui giornali dell’epoca, come ricorda Adnkronos, la vittoria della 21enne è stata descritta così: «Ha vinto una di quelle bellezze che non fanno voltare la gente per strada non si trucca gli occhi, né si tinge le sopracciglia e le unghie».
Lunedì 20 novembre 2023 Shakira ha accettato di patteggiare una multa milionaria, ammettendo di aver evaso il fisco, per evitare la galera ed eventuali danni all’immagine. La cantante colombiana ha raggiunto, quindi, un accordo con il pubblico ministero spagnolo nell’ambito del processo che si è aperto a Barcellona per frode fiscale.
Shakira evita otto anni di prigione
I procuratori spagnoli avevano richiesto una pena detentiva di oltre otto anni e una multa di 24 milioni di dollari per l’artista. I giudici hanno accusato la 46enne di aver evaso il fisco spagnolo per un ammontare di 14,5 milioni di euro (15,7 milioni di dollari), riferito ai redditi percepiti tra il 2012 e il 2014. Tali accuse sono state negate dalla cantante, la quale sostiene di essersi trasferita in Spagna a tempo pieno solo nel 2015. Alla fine, la pop star ha deciso di accettare il patteggiamento di 7 milioni e 432 mila euro.
Le udienze proseguiranno fino a dicembre 2023
Secondo il piano stabilito, le udienze continueranno fino al 14 dicembre 2023. La celebre cantante colombiana, che ha risieduto in Spagna per diversi anni durante la sua relazione con l’ex calciatore del Barcellona Gerard Piqué, ha costantemente dichiarato la propria innocenza rispetto alle accuse di reati fiscali. Nel frattempo, un giudice ha mantenuto aperta un’ulteriore indagine su possibili illeciti fiscali da parte di Shakira relative al pagamento dell’imposta sul reddito e dell’IVA nel 2018.