Schlein: «Salvini ambisce a fare il portavoce di Mosca?»

Nel dibattito alla Camera dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo, la segretaria del Pd Elly Schlein ha attaccato la linea del governo sulla politica estera, accusando l’Italia di non esercitare un ruolo incisivo nello scenario internazionale. «Il consiglio europeo affronterà un bivio cruciale, l’Italia deve avere una voce autorevole, la sua è un sussurro. Avete tre posizioni diverse, è vero che avete una risoluzione unica ma non ci avete scritto niente dentro», ha affermato, contestando anche l’atteggiamento attendista dell’esecutivo «in attesa di capire che aria tira a Washington». Schlein ha poi criticato l’ipotesi di un accordo legato a Donald Trump, sostenendo che «il piano di Trump concede a Putin ciò che non è riuscito ancora a conquistare sul campo» e aggiungendo: «Matteo Salvini è ancora il vicepresidente o ambisce a fare il portavoce di Mosca?».

Schlein: «Manovra furto ai giovani e agli anziani»

La leader dem è intervenuta anche sul fronte economico e sociale, puntando il dito contro le scelte del governo nella manovra: «Avete riscritto la manovra e con una sola mossa fate un stangata sulle pensioni che è un furto sia ai giovani che agli anziani», ha detto, parlando di «promesse tradite» e accusando l’esecutivo di aver allungato l’età pensionabile nonostante gli impegni presi sulla riforma Fornero.

Sulla sanità: «Gli italiani che rinunciano a curarsi sono sei milioni»

Nel suo intervento ha affrontato anche il tema della sanità e del potere d’acquisto, citando le segnalazioni sui tempi di attesa: «Cara presidente secondo le segnalazioni arrivate a Cittadinanzattiva per una tac al torace le liste di attesa sono di un anno, per una colonscopia aspetti due anni». Secondo Schlein, «il governo pare aver dimenticato le persone», mentre «gli italiani che rinunciano a curarsi sono saliti a sei milioni» e, con l’aumento dei prezzi, «con lo stesso stipendio in tasca quando vai a fare la spesa non riesci a comprare le stesse cose». Accuse che si sono chiuse con un attacco al mancato intervento sugli stipendi e al «bloccare il salario minimo».

Caso Almasri, il Csm archivia la pratica di trasferimento di Lo Voi

Il Consiglio Superiore della Magistratura ha archiviato la pratica di trasferimento d’ufficio del procuratore della Repubblica di Roma, Francesco Lo Voi, che era stata aperta in relazione al caso Almasri su richiesta dei consiglieri laici del centrodestra, secondo cui il magistrato era incompatibile con la procura capitolina dopo la denuncia del Dis a Perugia. L’archiviazione è stata approvata con sei astensioni (Isabella Bertolini, Claudia Eccher, Daniela Bianchini, Enrico Aimi e Felice Giuffrè e Daniele Porena).

Medicina, il governo pronto a modifiche sul semestre filtro: cosa sapere

Il semestre filtro per l’accesso a Medicina non verrà messo in discussione nei suoi principi, ma il governo apre a delle correzioni già dal prossimo anno accademico. La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, intervenendo al Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu), ha annunciato la volontà di istituire un tavolo di confronto permanente sulla riforma, dopo le difficoltà emerse nella prima applicazione del nuovo sistema. Bernini ha escluso esplicitamente un ritorno ai test d’ingresso tradizionali, ma ha riconosciuto la necessità di intervenire sul funzionamento concreto del semestre filtro. L’obiettivo dichiarato è rendere il percorso più sostenibile dal punto di vista didattico, senza modificare l’impianto complessivo della riforma.

Le possibili modifiche al semestre filtro

Medicina, il governo pronto a modifiche sul semestre filtro: cosa sapere
Studenti durante il secondo appello degli esami del semestre filtro di Medicina (Ansa).

Tra le ipotesi al vaglio del ministero figurano una possibile riduzione dei programmi d’esame, l’allungamento della durata delle lezioni e un maggiore intervallo di tempo tra la fine dei corsi e gli appelli. Misure pensate per garantire più spazio alla didattica e ridurre la pressione concentrata sugli esami, emersa come uno dei nodi critici di questa prima fase. Nel frattempo, il semestre filtro resta operativo con il meccanismo delle graduatorie basate sulla somma dei voti dei due appelli. Non sarà necessario ottenere tre sufficienze piene: eventuali insufficienze potranno essere compensate attraverso debiti formativi, secondo criteri rimessi all’autonomia dei singoli atenei. La graduatoria nazionale verrà completata entro gennaio e, ha assicurato la ministra, non ci saranno posti vacanti. Il ministero però rivendica il principio cardine del nuovo modello: trasformare i candidati esclusi dai quiz in studenti universitari che non perdono un anno e iniziano subito ad accumulare crediti. Una riforma, ha ribadito Bernini, che è «perfettibile», ma pensata per essere inclusiva e non selettiva all’ingresso.

Informativa di Meloni alla Camera: cosa ha detto su Ucraina e Medio Oriente

Giorgia Meloni ha parlato alla Camera dei deputati per le Comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 18-19 dicembre. Tra i principali temi affrontati l’Ucraina e il Medio Oriente. «Manteniamo chiaro che non intendiamo abbandonare Kyiv nella fase più delicata degli ultimi anni», ha dichiarato la premier, aggiungendo che «la Russia si è impantanata» e che «l’unica cosa che può costringere Mosca a un accordo» è insistere sulla deterrenza. Per quanto riguarda le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, la presidente del Consiglio ha spiegato che «sono tre gli elementi dei quali si sta discutendo: la garanzia di un solido esercito ucraino; l’ipotesi di dispiegamento di una forza multinazionale per la rigenerazione delle forze armate, guidata dalla coalizione dei Volenterosi con la partecipazione volontaria dei Paesi; le garanzie da parte degli alleati internazionali, a partire dagli Stati Uniti, sul modello dell’articolo 5 della Nato». A proposito del secondo punto, Meloni ha assicurato che «l’Italia non intende inviare soldati in Ucraina». Il Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, ha detto Meloni parlando della decisione sull’eventuale uso degli asset russi congelati, «è chiamato ad assicurare la continuità del sostegno finanziario» all’Ucraina, ma «trovare una soluzione sostenibile sarà tutt’altro che semplice».

Meloni: «Abu Mazen ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso»

Sul Medio Oriente, Meloni ha detto che il presidente palestinese Abu Mazen (ricevuto due volte a Palazzo Chigi in poco più di un mese) «ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso nei passaggi necessari a fissare il piano di pace proposto dagli Stati Uniti e sottoscritto da tutti i protagonisti» e che l’Italia «non si deve sottrarre a questo impegno, che le viene richiesto appunto da più parti in un momento tanto decisivo». La premier ha poi commentato il piano di pace di Donald Trump che «ha avuto il grande merito di porre fine al conflitto a Gaza», sottolineando che «si tratta di una tregua fragile e di un percorso complesso e ambizioso». E poi: «Guardiamo con attenzione anche al contributo che potremmo assicurare alla forza internazionale di stabilizzazione che sarà dispiegata sulla base della risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Il testo delle stesse comunicazioni sarà consegnato al Senato, dove la discussione è prevista nel pomeriggio, verso le 16.30.

Informativa di Meloni alla Camera: cosa ha detto su Ucraina e Medio Oriente
Giorgia Meloni (Ansa).

Al termine del dibattito alla Camera, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata a intervenire in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, ribadendo la linea del governo in politica estera. «Vi ho detto mille volte che non considero che il ruolo dell’Italia in politica estera debba essere un ruolo da cheerleader. Non è questione di stare con, è questione di costruire delle prospettive strategiche», ha affermato durante le repliche, sottolineando che «L’Italia è in Europa e vuole rafforzare l’occidente».  

Meloni: «L’utilizzo di asset russi solo su basi giuridiche solide»

Sul tema dell’utilizzo degli asset sovrani russi, Meloni ha ribadito: «Io dico sì se la base giuridica è solida». E ha avvertito che un passo falso potrebbe favorire Mosca: «se la base giuridica di questa iniziativa non fosse solida, noi regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall’inizio del questo conflitto», precisando comunque che «Bisogna sì puntare a utilizzare gli asset sovrani russi perché è giusto che sia la Russia a ripagare per la guerra di aggressione che ha mosso ma – puntualizza – bisogna essere sicuri di fare la cosa giusta».

Sulla Russia: «È meno forte di quanto racconti»

Nel confronto con il deputato Luigi Marattin, che aveva sollecitato un commento sulle recenti dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini, la premier ha spiegato: «Io penso che la realtà sul campo in questi quasi quattro anni abbia dimostrato che la Russia è meno forte di quanto abbia voluto raccontare», ha affermato, ricordando che «Certo che quando è iniziata – aggiunge – era una guerra impari». Meloni ha quindi rivendicato i risultati ottenuti grazie al sostegno internazionale: «il lavoro che noi abbiamo fatto racconta una storia un po’ diversa rispetto a quella per cui non c’era niente da fare. Come ho sentito più volte dire dal M5S». Risultati che, ha concluso, «sono obiettivi che sono stati raggiunti con il sostegno occidentale» e sui quali, a suo giudizio, «dovremmo essere consapevoli del nostro peso negli obiettivi che sono stati raggiunti in questi anni».

Pd e M5s presentano risoluzioni opposte sul sostegno all’Ucraina

La guerra in Ucraina mette di nuovo in evidenza le fratture interne al campo largo. L’occasione sono le due risoluzioni del Pd e del M5s in arrivo mercoledì alla Camera, alla vigilia del Consiglio europeo del 18 dicembre, che confermano i due approcci completamente divergenti sul sostegno a Kyiv e sulla pressione politica ed economica contro la Russia.

Le risoluzioni di Pd e M5s sull’Ucraina

Secondo quanto anticipato dall’Ansa, la risoluzione del M5s chiede ancora lo stop all’invio di nuove armi all’Ucraina. Invita inoltre il governo a non sostenere, al Consiglio europeo, la confisca definitiva degli asset sovrani russi e dei beni riconducibili a soggetti terzi detenuti in Europa, e propone di rivalutare la possibilità di tornare ad acquistare gas russo. Di segno opposto la posizione dei dem, che ribadiscono la «ferma condanna all’aggressione russa» e il pieno sostegno alla popolazione ucraina, attraverso «tutte le forme di assistenza necessarie», tra cui l’utilizzo «legalmente fondato» dei beni russi congelati. Il Pd sollecita inoltre il governo a «scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall’amministrazione americana, l’interesse europeo».

Pd e M5s presentano risoluzioni opposte sul sostegno all’Ucraina
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Meloni: «Difficile trovare soluzione sostenibile sugli asset»

Nelle sue comunicazioni alla Camera la premier Giorgia Meloni ha riferito del vertice di Berlino con Zelensky, leader europei e negoziatori statunitensi, sottolineando che c’è stato «un clima costruttivo e unitario che vale la pena di sottolineare». Centrale, ha detto, è «il mantenimento della pressione sulla Russia», che «si è impantanata in una durissima guerra di posizione» e solo così può essere «costretta a un accordo». Sul sostegno a Kyiv, Meloni ha affermato che il Consiglio Ue deve «assicurare la continuità del sostegno finanziario» con la «soluzione più sostenibile per i Paesi membri nel breve e lungo periodo», mentre sull’uso degli asset russi congelati ha avvertito che «trovare una soluzione sostenibile sarà tutt’altro che semplice». Quanto alle garanzie di sicurezza, ha ribadito che l’Italia «non intende inviare soldati in Ucraina». Sui territori, ha concluso, «è lo scoglio più difficile» e «nessuno può imporre da fuori la sua volontà».

È stato ritirato l’emendamento sul tetto al contante

È stato ritirato l’emendamento che avrebbe modificato le regole sull’uso del contante portando il tetto massimo a 10 mila euro. La proposta, presentata da Fratelli d’Italia e a prima firma di Gelmetti, era stata depositata nell’ambito dell’esame della legge di bilancio 2026 ma non proseguirà l’iter parlamentare. Lo riporta l’Ansa.

Cosa prevedeva l’emendamento sul tetto al contante

L’emendamento prevedeva, a partire dal primo gennaio 2026, un innalzamento della soglia per i pagamenti in contanti fino a 10 mila euro. Il meccanismo ipotizzato introduceva però un’imposta speciale di bollo pari a 500 euro per tutte le transazioni in contanti comprese tra 5.001 e 10 mila euro, accompagnata dall’obbligo di emissione della fattura. Oltre i 10 mila euro sarebbe rimasto il divieto assoluto di utilizzo del contante. La Lega aveva annunciato il proprio sostegno, mentre il testo doveva ancora essere esaminato dalla Commissione bilancio del Senato. Con il ritiro dell’emendamento, però, il quadro normativo resta invariato. Attualmente in Italia è possibile effettuare pagamenti in contanti solo fino a un massimo di 5 mila euro: oltre questa soglia è obbligatorio ricorrere a strumenti tracciabili, come carte o bonifici. Il limite all’uso del contante è uno degli strumenti storicamente utilizzati per contrastare evasione fiscale e riciclaggio, e nella forma attuale è in vigore dal 2023.

Affitti brevi, respinto il ricorso del governo sulla legge in Toscana

La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Toscana e ha respinto il ricorso del governo contro la legge regionale sul turismo, approvata lo scorso dicembre. L’esecutivo, infatti, aveva impugnato in primavera la legge e la Regione, in tutta risposta, si era costituita in giudizio. Una scelta azzeccata, visto che la Consulta ha respinto il ricorso in ogni profilo di impugnazione. Per la Corte non ci sono né rischi di ingerenza in materia di competenza statale né profili di violazione della libertà d’impresa. Le norme approvate dal Consiglio regionale toscano riguardano gli affitti brevi e i b&b.

Tra queste c’è la regola che permette ai Comuni ad alta densità turistica di introdurre limiti specifici alle locazioni brevi in alcune zone della città. Sono state considerate legittime anche le disposizioni con cui è imposta la gestione in forma imprenditoriale della ricezione turistica nelle abitazioni civili. E restano legittime anche le norme sui limiti di dimensioni per affittacamere e b&b. Il governo aveva sollevato questioni anche sulla possibilità data agli alberghi di associare nella gestione unità esterne, purché entro i 200 metri. Per la Corte la materia è il turismo, quindi resta in capo alla singola Regione e non allo Stato.

Ponte sullo Stretto, per la Corte dei Conti l’iter non rispetta le norme Ue

Per la Corte dei Conti l’iter per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina non rispetta le norme europee. È quanto si legge nelle motivazioni con cui i giudici contabili hanno bocciato il contratto stipulato tra il ministero dell’Economia, quello dei Trasporti e la società Stretto di Messina spa. Di fatto l’atto aggiuntivo presentato dopo la precedente bocciatura della delibera Cipess con cui venivano stanziato i 13,5 miliardi di euro per l’opera.

Ponte sullo Stretto, i tre passaggi bocciati

Per la Corte dei Conti bisognava fare un’altra gara, visto che i criteri sono cambiati rispetto a quella svolta nel 2005. E inoltre non ci sarebbe nessuna certezza di un aumento dei costi inferiore al 50 per cento. Per i giudici contabili i calcoli sono stati, quindi, troppo generici. Infine non si possono prevedere, nelle condizioni attuali, risarcimenti o penali in favore dei privati che si erano aggiudicati la gara del 2005. I tre passaggi bocciati, quindi, sono i costi, la gara d’appalto e il contratto, con le conseguenti penali.

Università, l’annuncio sul semestre filtro di Medicina

Il semestre filtro d’accesso alla facoltà di Medicina, che ha debuttato alcuni mesi fa, sarà rivisto e corretto. La ministra dell’Università Anna Maria Bernini presenterà alcune modifiche per rivedere l’iter e dare maggiori garanzie agli studenti. Secondo Repubblica, Bernini ha escluso il ritorno ai test d’ingresso ma punta a intervenire sul nuovo sistema per dare più spazio alla didattica già dall’anno accademico 2026/2027. E quali potrebbe essere le modifiche? Innanzitutto si starebbe valutando una riduzione dei programmi d’esame, estendendo la durata delle lezioni e garantendo agli universitari più tempo tra la fine dei corsi e l’inizio degli esami. Bernini ne ha parlato al Consiglio nazionale degli studenti universitari, convocato a distanza di mesi dall’ultima volta. La ministra ha anche suggerito di istituire un tavolo di confronto permanente sulla riforma d’accesso a Medicina.

Semestre filtro, Bernini contestata ad Atreju

Le novità arrivano a distanza di alcuni giorni dallo scontro che la stessa Bernini ha avuto con alcuni studenti ad Atreju. La ministra è stata contestata e ha risposto citando Silvio Berlusconi: «Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre dei poveri comunisti. Prima di contestare fatemi parlare. Questo dimostra la vostra inutilità». Poco dopo è scesa tra il pubblico per confrontarsi direttamente con i giovani, ai quali ha rivolto anche la domanda: «Stavate meglio pagando 30 mila euro?». Bernini ha ricordato gli investimenti effettuati dal ministero, sostenendo: «Ho investito 9,4 miliardi sull’università e oltre 800 milioni sulle borse di studio». Ha poi accusato gli studenti di adottare «la strategia del caos», aggiungendo: «Parlano ma non ascoltano. Comincio a preoccuparmi quando qualche partito politico fa loro eco».

I risultati del primo appello

Ma il tema si è aperto dopo il primo appello delle tre prove d’esame, Chimica, Biologia e Fisica, tenutosi il 20 novembre. Soltanto il 22-23 per cento degli studenti ha superato le prime due materie. Mentre per la terza, ad aver preso almeno 18 è stato il 10-15 per cento degli esaminandi. Il secondo appello è stato il 10 dicembre e l’attesa per conoscere i risultati cresce. Il prossimo 12 gennaio, infine, sarà pubblicata la graduatoria nazionale. Un elenco in cui saranno inseriti anche gli studenti con solo due sufficienze su tre. Questi dovranno poi recuperare la terza materia entro il 28 febbraio.

Manovra, dal Ponte sullo Stretto alla pensione anticipata: le novità

Arrivato il maxi emendamento alla Manovra annunciato dal ministro Giancarlo Giorgetti, che ridefinisce una Legge di bilancio da circa 3,5 miliardi di euro, intervenendo su più fronti: dalla Transizione 5.0 ai crediti d’imposta Zes fino alla questione Ponte sullo Stretto. La Manovra approderà in Senato lunedì 22 dicembre e il voto finale dovrebbe avere luogo il giorno successivo.

Spostati al 2033 i 780 milioni iscritti a bilancio nel 2025 per il Ponte sullo Stretto

Sul fronte delle grandi opere, sono stati spostati al 2033 i 780 milioni di euro iscritti a bilancio nel 2025 per l’avvio dei lavori per il Ponte sullo Stretto, posticipati sulla scia dello stop della Corte dei Conti. Non è stato modificato l’ammontare complessivo dei fondi autorizzati

Trasformazione 4.0 e 5.0, prorogate le agevolazioni per gli investimenti

Gli incentivi per la Transizione 4.0 e 5.0 vengono prorogati fino al 30 settembre 2028. Ma con due cambiamenti: è stata eliminata la maggiorazione prevista per gli investimenti “green” e l’accesso ai benefici è stato subordinato alla condizione che i beni acquistati siano prodotti all’interno dell’Ue. Iperammortamento e superammortamento diventano poi triennali per le imprese che investono in beni strumentali.

Balza al 58 per cento il credito d’imposta per la Zes unica agricoltura e pesca

Le percentuali del credito d’imposta per la Zes unica per agricoltura, pesca e acquacoltura nel 2026 salgono dal 15,2538 per cento al 58,7839 per cento, con riferimento agli investimenti effettuati dalle microimprese e dalle piccole e medie imprese nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli e nel settore forestale, e dal 18,4805 per cento al 58,6102 per cento con riferimento agli investimenti effettuati dalle grandi imprese nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli.

Si allungano i mesi per la decorrenza della pensione anticipata

Aumentano i mesi per la decorrenza del trattamento pensionistico per i lavoratori che maturano i requisiti per il ritiro anticipato dal lavoro dal 2032. Per chi matura i requisiti per l’uscita anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi, con un anno in meno per le donne) nel 2031 c’è un posticipo della decorrenza di tre mesi. Che aumenta poi progressivamente: a quattro mesi per chi matura i requisiti nel 2032 e 2033, a cinque mesi per il 2034 e a sei mesi per il 2035.

Ampliata la platea delle aziende obbligate a versare il Tfr al fondo Inps

L’ultimo emendamento depositato dal governo alla manovra prevede anche, dal primo luglio 2026, l’adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione, con possibilità di rinunciare entro 60 giorni. Ampliata inoltre la platea delle aziende obbligate a versare il Tfr al fondo presso l’Inps. Per quanto riguarda le coperture, l’emendamento prevede un contributo da 1,3 miliardi di euro a carico delle assicurazioni, con un meccanismo di versamento anticipato pari all’85 per cento del contributo dovuto sui premi delle assicurazioni di veicoli e natanti relativi all’anno precedente.

Tetto al contante, cosa vuole fare il governo e come funziona negli altri Paesi

Nel confronto sulla legge di bilancio 2026 torna al centro il tema del tetto all’uso del contante. Un emendamento presentato da Fratelli d’Italia propone di portare la soglia dagli attuali 5 mila a 10 mila euro, introducendo però un meccanismo correttivo: per i pagamenti in contanti compresi tra 5.001 e 10 mila euro sarebbe dovuta un’imposta fissa di 500 euro, insieme all’obbligo di emissione della fattura. La Lega ha annunciato il proprio sostegno alla proposta, che deve ancora essere esaminata dalla Commissione bilancio del Senato. Il limite al contante è da decenni uno degli strumenti usati in Italia per contrastare evasione fiscale e riciclaggio. Introdotto all’inizio degli Anni ’90, è stato più volte modificato, con soglie alzate e abbassate a seconda delle fasi politiche ed economiche. L’attuale tetto di 5 mila euro è in vigore dal 2023.

Come funziona il tetto al contante negli altri Paesi

Il quadro europeo è molto eterogeneo. In diversi Paesi, come Germania, Austria, Paesi Bassi o Svezia, non esiste un limite generale ai pagamenti in contanti, anche se per importi elevati sono previsti obblighi di identificazione o segnalazione. Altri Stati hanno invece scelto soglie basse: in Francia e Spagna il tetto è fissato a 1.000 euro, in Grecia scende a 500, mentre in Romania è di 2.000 euro. Esistono poi limiti intermedi, tra i 3.000 e i 5.000 euro, e casi con soglie più alte, fino ai 10.000 o 15.000 euro.

Tetto al contante, cosa vuole fare il governo e come funziona negli altri Paesi
Denaro contante (Imagoeconomica).

È vero che «ce lo chiede l’Europa»?

In un’intervista a Repubblica, il sottosegretario al ministero dei Trasporti della Lega Armando Siri ha sostenuto che portare il tetto al contante a 10 mila euro sarebbe «doveroso» perché si tratterebbe di «un livello deciso dall’Europa», presentando la proposta come un adeguamento necessario alle norme europee. In realtà non è proprio così. È vero che dal 2027 entrerà in vigore un regolamento dell’Unione europea che introduce per la prima volta una soglia massima comune: i pagamenti in contanti per beni e servizi non potranno superare i 10 mila euro. Ma il testo chiarisce che gli Stati membri possono mantenere o introdurre limiti nazionali più bassi. Questo significa che l’Italia, con un tetto a 5 mila euro, è già pienamente conforme alle regole europee.

Superbonus, emendamento al Ddl Bilancio 2026: possibile proroga, ecco le novità

Proroga del superbonus per il 2026 e stanziamento di risorse fino al 2036, contributi diretti a copertura dei lavori relativi alle aree del Centro Italia (Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche) colpite da eventi sismici, a partire dal 1° aprile 2009 e non più dal 24 agosto 2016: sono queste le due maggiori novità dell’emendamento presentato al disegno di legge di Bilancio 2026 rispetto alla precedente versione dell’ex bonus 110 trasmesso al Senato. Le modifiche si sono rese necessarie per evitare che i cantieri dei lavori agevolati per la ricostruzione delle case danneggiate da eventi sismici potessero subire uno stop a causa della mancata capienza fiscale delle famiglie. Non essendoci più la possibilità di ottenere lo sconto in fattura o la cessione del credito sono molti i beneficiari del bonus, infatti, che non riuscirebbero a rientrare delle spese sostenute.

Superbonus, emendamento al Ddl Bilancio 2026: quali sono le novità?

Superbonus, emendamento al Ddl Bilancio 2026: possibile proroga, ecco le novità
Ristrutturazioni effettuate con gli incentivi edilizi (Imagoeconomica).

E, dunque, la proroga per il 2026 potrebbe arrivare con altre regole, a integrazione dell’articolo 4 sul superbonus del decreto legge numero 95/2025 che già prevedeva la possibilità di utilizzare gli incentivi per la ricostruzione dei comuni colpiti da terremoti. La novità più importante dell’emendamento è la previsione di contributi diretti finalizzati alla ricostruzione, a copertura delle spese eccedenti l’importo che poteva essere concesso con le domande presentate fino al 31 dicembre 2024. In questo modo, i contributi diretti consentiranno di completare quei lavori a rischio di blocco per la mancata possibilità dei committenti di utilizzare lo sconto in fattura o la cessione del credito e di dover utilizzare il 110% solo come detrazione fiscale nella dichiarazione dei redditi.

Che cos’è il contributo diretto dell’emendamento sul superbonus al Bilancio 2026?

Il disagio per le famiglie nasce dal fatto che i lavori avviati prima del 30 marzo 2024 – giorno di entrata in vigore del decreto legge numero 39 che ha definitivamente eliminato lo sconto in fattura e la cessione dei crediti d’imposta – non avrebbero altro modo di essere incentivati se non con la detrazione fiscale decennale. Alle famiglie interessate arriverebbe, dunque, il contributo diretto e si scongiurerebbe l’eventualità di un blocco dei lavori di ricostruzione. Sulla base del monitoraggio effettuato dal governo sulla ricostruzione, a oggi i cantieri in corso sono 9.400, dei quali circa 5 mila sarebbero interessati al nuovo superbonus 2026. Le risorse necessarie, pari a 1,3 miliardi di euro, avrebbero già la copertura necessaria dai fondi stanziati per prolungare le detrazioni fiscali del 2026.

Bonus edilizi, ultime notizie sui bonus edilizi per la ricostruzione dal sisma

Superbonus, emendamento al Ddl Bilancio 2026: possibile proroga, ecco le novità
Ristrutturazioni edilizie con il superbonus (Imagoeconomica).

Inoltre, l’emendamento al Ddl di Bilancio 2026 stabilisce che rientrano nel cratere dei lavori di ricostruzione ai fini del superbonus tutte le aree colpite da terremoti dal 1° aprile 2009 (in pratica, dal terremoto dell’Abruzzo in avanti) nelle quali sia stato riconosciuto lo stato di emergenza. Infine, l’emendamento propone l’autorizzazione di spesa di 232,4 milioni per il 2027 e di 132,89 milioni per ciascuno degli anni dal 2028 al 2036. Tra i lavori ammissibili al nuovo superbonus sono esclusi gli interventi effettuati, anche in misura parziale, in violazione delle regole urbanistiche e di tutela del paesaggio o dell’ambiente.

Zaia eletto presidente del Consiglio Regionale del Veneto

L’ex governatore Luca Zaia è stato eletto presidente del Consiglio regionale del Veneto durante la prima seduta della nuova assemblea, riunitasi a Palazzo Ferro Fini. La nomina di Zaia (eletto consigliere con oltre 200 mila preferenze) è avvenuta con 34 preferenze su 51 al primo scrutinio, che richiedeva la maggioranza qualificata dei due terzi dei voti degli aventi diritto. «Non nego l’emozione. Questa per me è una nuova esperienza. Voglio ringraziare il gruppo di maggioranza che mi ha chiesto la disponibilità a presiedere questo Consiglio. Le dinamiche della Regione penso di conoscerle sufficientemente bene e sento fino in fondo questa responsabilità», ha detto Zaia nel suo primo intervento nel nuovo ruolo, definendosi una «figura terza» e una «fonte di garanzia» per l’intera assemblea. Nel corso della seduta sono stati eletti anche i vicepresidenti del Consiglio regionale. Per la maggioranza è stato scelto Francesco Rucco, ex sindaco di Vicenza, mentre per la minoranza l’incarico è andato ad Andrea Micalizzi, già vicesindaco di Padova.

Manovra, l’annuncio di Giorgetti: «Pacchetto da 3,5 miliardi di euro»

Intervento inaspettato in Senato per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, presentatosi poco prima dell’avvio dell’ufficio di presidenza della commissione Bilancio. Il titolare del Tesoro ha annunciato l’arrivo di nuove risorse destinate al sistema produttivo, per un ammontare complessivo di 3,5 miliardi di euro. A fornire i dettagli è stato il relatore del provvedimento, il senatore di Fratelli d’Italia Guido Quintino Liris. Le risorse serviranno a compensare strumenti che non hanno soddisfatto tutte le richieste, come Transizione 5.0 e i crediti d’imposta per gli investimenti nella Zes, oltre a interventi su previdenza complementare e alla rimodulazione temporale dei fondi per il Ponte sullo Stretto.

Giorgetti sull’oro di Bankitalia: «Tutto chiarito con la Bce, questione chiusa»

Nel corso del confronto con i senatori, il ministro ha affrontato anche un altro dossier sensibile, quello relativo all’oro di Bankitalia, al centro di un emendamento di Fratelli d’Italia. Giorgetti ha riferito l’esito del dialogo con la Banca centrale europea, spiegando di aver voluto informare direttamente il Parlamento: «Ho voluto chiarire la questione perché ne hanno letto solo sui giornali e mi sembrava corretto». Quanto alla sostanza del confronto con Francoforte, il ministro ha aggiunto: «Siamo a posto, nella riformulazione che ho presentato a nome del governo riteniamo che la questione possa essere chiusa».

Il Mit: «Fondi per il Ponte ricollocati perchè i cantieri partiranno nei prossimi mesi»

Dal ministero dei Trasporti arrivano chiarimenti sul ricollocamento delle risorse destinate al Ponte sullo Stretto, escludendo qualsiasi passo indietro sull’opera e ribadendo che «Matteo Salvini è determinato a realizzare il Ponte sullo Stretto e farà di tutto per velocizzare il via ai lavori». In una nota, il dicastero spiega che il governo «ha garantito la copertura finanziaria per l’opera» e che, a seguito dell’intervento della Corte dei Conti, sono in corso ulteriori verifiche richieste, motivo per cui i fondi sono stati riallineati dal punto di vista temporale, considerando che l’apertura dei cantieri avverrà nei prossimi mesi e non entro la fine dell’anno come inizialmente previsto. Sulla stessa linea l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, che ha dichiarato all’Ansa: «Non c’è alcun definanziamento del ponte sullo Stretto di Messina, come ha confermato il ministero delle Infrastrutture», precisando che «si tratta di un dovuto adeguamento e allineamento temporale della copertura finanziaria al nuovo cronoprogramma realizzativo, conseguente alla mancata registrazione da parte della Corte dei conti della delibera Cipess di approvazione del progetto definitivo».

Le mire di Cirio in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Roberto Occhiuto, rampante governatore della Calabria, ha cercato di minimizzare: «Quella del 17 dicembre è solo un’iniziativa per discutere insieme su come rendere Forza Italia e il centrodestra un po’ più liberali», ha assicurato dopo il suo intervento ad Atreju, smentendo di fatto eventuali mire alla leadership di Forza Italia. Insomma, il convegno-corrente-evento In libertà che si terrà a Palazzo Grazioli non vuole essere un guanto di sfida gettato ad Antonio Tajani. Vero, quelle «facce e idee nuove» che Pier Silvio vede nel futuro del partito di famiglia ancora non si scorgono. Ma in pochi scommettono che la faccia di Occhiuto sia la soluzione. Più felpato del collega calabrese, ma comunque attento manovratore delle faccende azzurre, è il presidente piemontese Alberto Cirio. Del resto i due vicesegretari sono tra i tanti berluscones andati in pellegrinaggio da Marina B a Milano nelle scorse settimane. Bene, secondo Lo Spiffero, Cirio starebbe pensando per se stesso a un ruolo più pesante, senza ovviamente pestare troppo i piedi a Tajani. Forza Italia ha quattro vice – oltre a Occhiuto e Cirio, Deborah Bergamini e Stefano Benigni – ruoli più di facciata che di sostanza, a cui si aggiungono una serie di altre cariche per lo più onorifiche. Perché allora non ambire al ruolo di coordinatore nazionale? Vero è che la regione del buon Cirio non lo sta aiutando. Mentre da Arcore si chiedevano freschezza ed energia, il ministro della PA e coordinatore piemontese Paolo Zangrillo festeggiava il ritorno in Forza Italia di Daniele Cantore. Storico esponente socialista ai tempi di Bettino – non a caso ad ‘accoglierlo’ c’era Stefania Craxi – Cantore aveva lasciato gli azzurri prima per una capatina nel Nuovo centrodestra di Angelino Alfano e poi per Alternativa Popolare di Stefano Bandecchi. Certo è che se son queste le facce nuove…

Le mire di Cirio in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Alberto Cirio e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Al ministero di Urso si dice messa

Il «19 dicembre, alle ore 13, Santa Messa alla presenza del ministro Adolfo Urso». No, non si tratta di un luogo di culto, la celebrazione eucaristica si svolgerà a Roma, in via Veneto, a Palazzo Piacentini sede del Mimit, il ministero delle Imprese e del Made in Italy. È nel programma delle iniziative di Signa Pacis, una «mostra d’arte filatelica e digitale dedicata al mezzo simbolico del francobollo come messaggero di pace, realizzata dalla Fondazione Venezia per la Ricerca sulla Pace in collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy». Già, perché nel salone degli Arazzi è visibile «una selezione di francobolli, dedicati al tema della pace declinato in macrosezioni come ‘Assisi città della pace e del dialogo’, ‘I grandi protagonisti’ e ‘La pace nell’arte, letteratura, musica e cinema’». Che poi, dopo il danno causato dall’assessore sardo che ha distrutto una vetrata di Mario Sironi, alcuni dicono che in quel palazzo di «una benedizione ce n’è proprio bisogno».

Le mire di Cirio in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy (Imagoeconomica).

Bindi, Canfora e D’Alema ricordano Cossutta

Armando Cossutta, un comunista italiano”. Lunedì, a 10 anni dalla scomparsa dello storico esponente del Pci definito «il più filosovietico dei leader di Botteghe Oscure», a Roma, nel Palazzo Theodoli-Bianchelli, va in scena un lungo pomeriggio con Rosy Bindi, Luciano Canfora, Luciana Castellina, Carlotta Cossutta e Massimo D’Alema. Non ditelo alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini: c’è il rischio che irrompa al grido: «Siete solo dei poveri comunisti».

Telese come Giuli annusa i libri

«Odora di quadricromia», ha affermato estasiato Luca Telese tenendo tra le mani l’ultima pubblicazione di Tomaso Montanari, domenica sera a In Onda su La7. E giù elogi per il profumo che sprigiona la carta dei libri. E la mente va a un’altra celebre “annusata”: quella del ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Era l’ottobre 2024 e il titolare del MiC divenne, suo malgrado, virale per aver annusato le pagine del periodico della Biennale di Venezia, rinato 53 anni dopo la sua ultima pubblicazione. «Quando si prende in mano una rivista bisogna annusarla, toccarla e ricordarsi che è fatta di acqua. Dopo tanti decenni, comincia una grande storia», disse Giuli. «Dietro questa rivista, c’è dell’acqua, altrimenti non ci sarebbe. Il corpo umano e tutto ciò che è creatività nasce nel liquido amniotico, si nutre di acqua ed è un contenitore di acqua che tende a disidratarsi. La Biennale è dimostrazione di come ci si può reidratare dal punto di vista della cultura, attraverso attività artistica di cultura, architettura, musica, moda, attraverso la riscoperta di un archivio fatto di acqua trasformata in carta». Ah, l’eau de typographie…

Le mire di Cirio in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Luca Telese a In Onda.

Quel fascicolo “riservato” sugli ospiti delle trasmissioni di Radio Rai

Ufficialmente è un fascicolo «riservato», come si legge nella prima pagina del dossier della Rai guidata da Giampaolo Rossi e Roberto Sergio, però si trova comodamente su internet con un clic. Si tratta della Rilevazione degli ospiti partecipanti alle trasmissioni di tutti i canali Radio Rai e dei podcast dal primo gennaio al 30 giugno 2025. Un malloppo di 239 pagine scorrendo il quale si scopre l’esistenza di emittenti sconosciute ai più come Radio Digitale – Rai Radio Live Napoli. Grandissimi nomi della musica, roba da palinsesto con milioni di ascoltatori, per Rai Radio Tutta Italiana: da Fiorella Mannoia a Claudio Baglioni da Lucio Corsi a Niccolò Fabi solo per citarne alcuni. Comunque, nella trasmissione Io Chiara e il green condotta da Chiara Giallonardo su Isoradio spicca tra gli ospiti Ludovica Casellati, figlia della ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati. Conosciuta anche come LadyBici, Casellati jr – sorella di Alvise, direttore d’orchestra – da oltre 10 anni si occupa di due ruote e cicloturismo su RadioMontecarlo e TgCom24 oltre a essere direttrice di Viagginbici.com. Dopo una lunga carriera nella comunicazione e nei media all’interno di Mediaset e Publitalia ’80, nel 2025 lasciò il posto ‘fisso’ per seguire la madre allora nominata sottosegretaria alla Sanità come Capo della sua segreteria sollevando un vespaio di polemiche. Incarico che terminò nel 2006 con l’arrivo a Palazzo Chigi di Romano Prodi.

Alemanno: «Mio movimento per indipendenza oltre destra e sinistra»

«Non è un movimento di estrema destra, ad esempio io penso che la vittoria di Milei sia un problema grave per il popolo argentino e critico molto il governo Netanyahu». Così Gianni Alemanno durante una conferenza alla Camera parla del Forum per l’Indipendenza. «Di fronte al governo più atlantista della storia, che ci fa rimpiangere Craxi e Fanfani, bisogna uscire dalle definizioni di destra e sinistra e mettere al centro l’indipendenza dell’Italia, superare il dogma del neoliberismo e rimettere al centro il sociale. Partiamo dalla destra sociale e facciamo uno sforzo all’insegna del dialogo con tutte le forze antisistema», ha continuato Alemanno dando appuntamento all’assemblea di fondazione del soggetto politico, sabato 25 e domenica 26 novembre al Midas Palace Hotel.

Su cosa punterà il nuovo soggetto politico

Il nuovo soggetto politico punterà anche a partecipare alle future tornate elettorali, ma non si sa se già alle prossime europee. «Da quando è nata l’idea di questo movimento sono stato prima associato a Pillon, poi dovevo per forza fare un partito con Vannacci, ora devo fare per forza un partito con Marco Rizzo. In realtà ci sarà una tavola rotonda per confrontarci. Con Rizzo abbiamo raccolto le firme per il referendum per bloccare l’invio di armi in Ucraina e ci sono delle convergenze importanti. Ci sarà questo confronto, poi vedremo cosa uscirà fuori».

Il piano del ministro Valditara: «La scuola deve educare all’empatia»

A seguito del terribile epilogo della storia di Giulia Cecchettin, 22enne uccisa dall’ex fidanzato e ritrovata nei pressi del Lago Barcis sabato 18 novembre 2023, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha individuato un nuovo piano da attuare nelle scuole. L’idea del ministro è quella di introdurre un’ora di «educazione alle relazioni» negli istituti superiori, aggiunta come attività extracurricolare con una durata di tre mesi all’anno e un’ora in più in classe.

Le nuove linee guida del ministero per la scuola

Si tratta di 12 incontri in totale, durante i quali gli studenti sono disposti in cerchio, divisi in gruppi dedicati alla «discussione e autoconsapevolezza». Al centro un docente che funge da moderatore, occasionalmente supportato da psicologi, avvocati, assistenti sociali e organizzazioni impegnate nella lotta contro la violenza di genere. La partecipazione di testimonial vicini ai giovani, come influencer, cantanti e attori, completa l’approccio educativo.

Il piano del ministro Valditara: «No è no»

Il progetto si fonda su dei concetti fondamentali: «un no è un no», «un vestito non è un invito», «le parole sono pietre», «innamorata da morire è un modo di dire», «non rinunciare a denunciare» e così via. Ha spiegato il ministro che «La scuola deve educare a sentire l’altro, all’empatia, alla cultura del rispetto, superando il pregiudizio, la cultura maschilista, la discriminazione, la prepotenza. Questo e altro sta alla base del mio progetto Educare alle relazioni».

Giulia Cecchettin, la leghista Matone: «I maschi disturbati non hanno mai mamme normali»

Oltre al consigliere regionale veneto Stefano Valdegamberi, un altro esponente della Lega è stato travolto dalle polemiche dopo alcune frasi sul caso del femminicidio di Giulia Cecchettin. Si tratta della deputata Simonetta Matone, ex magistrata e ora parlamentare del Carroccio, invitata a partecipare alla trasmissione Domenica In. Ed è stato lì che nel pomeriggio del 19 novembre ha pronunciato parole che ora hanno vengono rilanciate sui social. Matone ha infatti dichiarato: «Io non ho mai incontrato soggetti gravemente maltrattati e gravemente disturbati che avessero però delle mamme normali».

Matone: «I maltrattamenti sono una catena di Sant’Antonio»

La deputata, parlando con la conduttrice Mara Venier, ha spiegato il proprio punto di vista: «In tutti i casi di maltrattamenti gravissimi di cui mi sono occupata nella mia purtroppo lunghissima attività professionale il soggetto era il classico maschio italico, così lo definisco nella peggiore accezione, frutto e figlio di una madre italica. Cosa voglio dire. Che sono archetipi che si perpetrano attraverso l’educazione, l’esempio, il perdonargliele tutte, il pensare che quella ossessione sia amore. Io non voglio crocifiggere questa povera donna che sarà distrutta, però il problema è quello. Io non ho mai incontrato soggetti gravemente maltrattati e gravemente disturbati che avessero però delle mamme normali. Non le avevano. Vuol dire prendere le botte dal padre e non reagire, far vivere il figlio in un clima di terrore e violenza e fargli credere che tutto questo è normale, non ribellarsi mai, subire ricatti di tutti i generi e imporre questo modello familiare al proprio figlio che lo perpetrerà. Perché i maltrattamenti sono una catena di Sant’Antonio. Non è questo il caso, però anche qui nessuno ha intercettato i segnali».

Bonelli contro Matone e la Rai: 

La leghista è stata criticata da molti utenti sui social e anche da colleghi in ambito politico. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Avs, ha commentato su Facebook: «Occuparsi di femminicidio non è di destra e né di sinistra dice Mara Venier oggi a Domenica In ma a parlarne invitano 2 deputate di dx: Dalla Chiesa e Matone. La Matone, Lega, dice che i colpevoli di femminicidio avevano sempre modelli materni diseducativi e non avevano mamme normali ! Donne che avevano mariti che le picchiavano e non si ribellavano, per esempio. Quindi il modello diseducativo, per i figli assassini era la madre che subiva, non l’uomo che picchiava. Questa è la Rai del pluralismo e del contratto di servizio contro la violenza di genere?». Tra gli altri, ha commentato anche la giornalista Selvaggia Lucarelli: «Colpa nostra. Delle madri. Il padre picchiatore invece un modello».

 

 

Chi è Ettore Prandini, il presidente di Coldiretti e i legami con Fratelli d’Italia

La carne coltivata può piacere o meno, ma di sicuro bisognerebbe coltivare meglio i modi. Lo scontro di piazza tra il focoso presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, e i deputati di +Europa, Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi, segnala che la situazione è un po’ sfuggita di mano. Perché se in democrazia e nelle istituzioni la forma è sostanza, non è edificante vedere dei qualificati rappresentanti politici e dei corpi economici intermedi accapigliarsi proprio davanti a Palazzo Chigi come adolescenti di borgata. Ora capiremo che ne sarà della denuncia inoltrata da Della Vedova e Magi al commissariato di Polizia di Montecitorio, ma di certo Prandini, un po’ in imbarazzo nel ricostruire i fatti, ha prima toccato vette di surrealtà situazionista e poi ha corretto il tiro in modo alquanto pasticciato.

 

Siamo infatti partiti con un «non c’è stata alcuna aggressione, solo una piccola spinta nell’allontanarlo», riferito a Della Vedova. E allora, volendo seguire il ragionamento dell’imprenditore agricolo, quale è la soglia di intensità entro la quale una spinta si può definire «piccola»? Poi siamo passati a un accenno di velata autocritica, parlando al Messaggero: «Certo, avrei potuto agire diversamente». Salvo infine negare qualunque contatto fisico con il parlamentare d’area radicale: «Come dimostrano le immagini, al di là di quello che è stato raccontato si è limitato tutto a un confronto verbale acceso. Come abbiamo sempre detto, nessuno ha alzato le mani». In ogni caso, all’ombra della Colonna Antonina, mentre a Montecitorio si approvava il ddl che vieta di produrre la carne cosiddetta “sintetica”, c’erano due manifestazioni contrapposte sul tema, a poche decine di metri l’una dall’altra. E Prandini non ha negato di essere andato lui incontro ai parlamentari di +Europa per uno scambio ravvicinato, giustificando il proprio atteggiamento con la natura dei cartelli «offensivi» sventolati dagli oppositori del partito liberal-centrista.

Chi è Ettore Prandini, il presidente di Coldiretti e i legami con Fratelli d'Italia
Ettore Prandini e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

L’asse tra Coldiretti e Fratelli d’Italia da cui proviene Borriello, capo di gabinetto di Lollobrigida

Dopo l’alterco, la maggioranza ha fatto quadrato attorno a lui e le opposizioni gli hanno del «bullo», del «fascista», dello «squadrista». Magi ha usato il fioretto: «Coltivatore di teppismo». Qualcuno ha osservato che il suo è l’atteggiamento di chi si fa forte in ragione della sponda politica del governo. «Prandini si è sentito legittimato ad aggredire nel momento del suo massimo potere visto che alla fine la Camera ha approvato il ddl», ha chiosato Della Vedova. E in effetti in piazza si è sentito un boato da stadio da parte degli agricoltori di Coldiretti quando si è saputo che la legge era passata. D’altronde la sigla, che dichiara 1,6 milioni di associati, è filogovernativa da sempre, ma adesso appare più influente e ascoltata che mai. Da Fratelli d’Italia in particolare e di rimando dall’esecutivo: la stessa premier Giorgia Meloni è stata il primo capo del governo a visitare il villaggio Coldiretti di Milano. Per non parlare del cognato d’Italia che guida il dicastero dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida: in nome della difesa della “sovranità alimentare” il ministero ha pure cambiato nome e l’attuale capo di gabinetto, Raffaele Borriello, viene dalle fila dell’associazione. Prandini e i suoi hanno vinto la battaglia contro la carne coltivata, ma fanno sentire il loro peso anche su altri dossier: dalle quote di migranti regolari per il lavoro agricolo ai biocarburanti, fino alla pesca a strascico, giusto per fare qualche esempio. Tanto che l’altro giorno lo stesso Lollobrigida ha dapprima condannato la “prodezza” del numero uno di Coldiretti, ma poi ha aggiustato un po’ il tiro: «Nessuna violenza, ha difeso gli agricoltori».

Chi è Ettore Prandini, il presidente di Coldiretti e i legami con Fratelli d'Italia
Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, con Raffaele Borriello (Imagoeconomica).

Figlio di un ex ministro Dc, Prandini è in Coldiretti dal 2006 e ora qualcuno lo dà candidato alle Europee (ma lui smentisce)

E pensare che una volta l’associazione giallo-verde faceva capo alla Democrazia cristiana. Dopotutto Prandini è figlio di cotanto padre: Giovanni, ex ministro scudocrociato della Marina mercantile e soprattutto dei Lavori pubblici, finito nel tritacarne di Tangentopoli e poi prosciolto. Ettore invece ha 51 anni, tre figli, è bresciano di Leno, una laurea in giurisprudenza e fa l’imprenditore agricolo a Lonato del Garda, dove è stato assessore comunale per 10 anni in una Giunta di centrodestra. Lo avevano dato come probabile ministro dell’Agricoltura quando nacque l’esecutivo Meloni. Adesso qualcuno lo dà come possibile candidato alle Europee, ma lui smentisce tutto e dice di voler continuare a guidare l’associazione, magari per un altro mandato. Il suo percorso inizia nel 2006 al comando di Coldiretti Brescia. Sei anni dopo prende le redini della sigla nell’intera Lombardia. E dopo altri sei anni, nel 2018, ecco lo scettro a livello nazionale. Una sua foto in pullover scuro, a braccia conserte, spicca sulla home page dell’azienda vitivinicola Perla del Garda, che produce Vini Garda, Valtenesi e Lugana Dop, avviata nel 2006 con la sorella Giovanna. Ma Prandini è pure presidente dell’Osservatorio Agromafie e guida il Cda dell’Istituto sperimentale italiano Lazzaro Spallanzani.

Chi è Ettore Prandini, il presidente di Coldiretti e i legami con Fratelli d'Italia
Ettore Prandini e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La battaglia dell’associazione contro la carne sintetica e le presunte lobby

Lui dice di voler tutelare la qualità, la sicurezza alimentare e l’italianità contro l’assalto delle perfide multinazionali. Una visione in cui spesso è sottilissimo il confine tra realtà e complottismo naïf. Ma tant’è: anche sul tema della carne coltivata Coldiretti denuncia le pressioni della piovra internazionale, della lobby globale del profitto, una sorta di grande macchinazione dei “signori della carne”, che quindi, celiando, potremmo definire “demo-pluto-sarco-massonica”. Restando sul centrodestra a trazione agricola viene in mente che «è l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende». E però la citazione del Duce sembra onestamente sproporzionata: dopotutto il fattaccio dell’altro giorno si è verificato sotto il balcone di Palazzo Chigi, mica sul balcone di Palazzo Venezia.

Vannacci premiato per meriti letterari, rissa per il Calendario Pirelli, Caltagirone fa guerra ai tram: le pillole del giorno

Leone d’Oro per meriti letterari al generale Roberto Vannacci. Possibile? Sì, ma «il prestigioso premio a livello mondiale» non c’entra nulla con la Biennale di Venezia, di mezzo c’è il presidente del Leone d’Oro per la Pace che risponde al nome di Mario Baccini, sindaco di Fiumicino e già sottosegretario al ministero degli Affari esteri ex Udc. Vannacci comunque con il suo Il mondo al contrario ha segnato il record di vendite, e di incassi. Sui meriti letterari le opinioni sono discordanti: comunque l’evento si svolgerà venerdì prossimo, 24 novembre, a Roma a Palazzo Giustiniani, nella sala Zuccari.

Vannacci premiato per meriti letterari, rissa per il Calendario Pirelli, Caltagirone fa guerra ai tram: le pillole del giorno
L’invito a Roberto Vannacci per il ritiro del Leone d’Oro.

Pirelli, rissa per partecipare alla festa del celebre calendario

Sono tanti i giornalisti che attendono la fine dell’anno sperando di partecipare alla festa Pirelli per il calendario, ricco di immagini di top model e scenari da favola. E così anche nel 2023 si ripetono scene già viste: quando il direttore di un giornale, di un settimanale o di un mensile, ma ci sono anche i siti internet, declina l’invito mettendo in palio il viaggio premio, quest’anno in programma il 30 novembre a Londra, si scatena l’inferno. C’è chi racconta di grandi firme che arrivano quasi alla rissa per contendersi il prezioso “tour delle gomme”.

Tra il ministro Sangiuliano e Sgarbi, Borgonzoni gode

«Gli altri fanno i ministri, io faccio Sgarbi»: il sottosegretario non smette di polemizzare con Gennaro Sangiuliano, anzi. E pure all’esposizione genovese dedicata ad Artemisia Gentileschi attacca il titolare del dicastero della Cultura: «In questa mostra così importante il ministro non c’è, era distratto», ha dichiarato Sgarbi. Intanto, tra i due litiganti, come recita il detto popolare, il terzo gode. Di chi si tratta? Della sottosegretaria con delega al cinema Lucia Borgonzoni. Che nel caos ministeriale ha scelto da alcune settimane di adottare un bassissimo profilo. Tanto il festival di Venezia e la kermesse romana per il cinema sono ormai state messe in archivio.

Vannacci premiato per meriti letterari, rissa per il Calendario Pirelli, Caltagirone fa guerra ai tram: le pillole del giorno
I sottosegretari alla Cultura Vittorio Sgarbi e Lucia Borgonzoni (Imagoeconomica).

Rai, Radio 1 contro Giorgia Meloni

Alla Rai succede di tutto: nella tarda mattinata di venerdì 17 novembre, RaiNews24 ha mandato in onda in diretta da Zagabria la conferenza stampa di Giorgia Meloni. Negli stessi minuti, su Radio 1, Francesco Storace e Vladimir Luxuria nella trasmissione Il rosso e il nero intervistavano Gianni Alemanno che “sparava” contro Meloni, accusandola di ogni male. A viale Mazzini ad alcuni è andato di traverso il caffè. Nero bollente, ovviamente. E lunedì si tiene la conferenza alla Camera dei Deputati di Alemanno, per presentare il suo nuovo movimento politico.

Caltagirone e la guerra contro i tram

A Roma c’è una guerra in corso, quella contro i tram: a guidarla è l’ingegner Francesco Gaetano Caltagirone, con Il Messaggero in prima linea contro il progetto comunale di mettere i binari a via Nazionale. Gli schieramenti sono chiari: se il quotidiano di via del Tritone ogni giorno spara contro il tram, facendo parlare commercianti, sacerdoti e personaggi di qualsiasi tipo, dall’altra parte la Repubblica si schiera a favore, con in testa il genero di Giulio Andreotti, Marco Ravaglioli, presidente di Per Roma, che insieme all’assessore alla Mobilità Eugenio Patané promuove seminari e incontri per promuovere «un sistema di trasporto pubblico moderno, efficiente e sostenibile». E il Corriere della Sera da che parte sta? Nella pagina romana delle lettere è apparsa una missiva, senza firma, intitolata Basta coi tram, accusando il mezzo di trasporto di essere ormai inadeguato «in un mondo che oggi corre e si evolve con grande velocità sicuramente superiore a quello di un tram».