Dl Ucraina, passa la fiducia alla Camera

La Camera dei deputati ha approvato la questione di fiducia posta dal governo al decreto legge Ucraina con 207 sì, 119 no e 4 astenuti. Tra i parlamentari a favore anche i tre vannacciani: i due ex leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso e l’ex Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo. Roberto Vannacci aveva messo in chiaro la posizione di Futuro Nazionale, a favore della fiducia «perché questo voto non è nel merito del provvedimento», sul quale il nuovo partito dell’ex generale resta contrario. L’esame del decreto, con il voto finale, riprenderà dopo il question time, a partire dalle 16:45.

Armi all’Ucraina, Vannacci vota sì alla fiducia e no al decreto

«Futuro Nazionale vota a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare». Lo ha scritto su Facebook Roberto Vannacci, riferendosi al voto previsto alla Camera sul decreto legge Ucraina, su cui l’esecutivo ha deciso di porre la fiducia. I deputati di Furuto Nazionale chiamati a votare sono i due ex leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso e l’ex Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo.

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Vannacci: «Non siamo uno strumento della sinistra»

«Ho sempre detto che non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la Nazione, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni e lo dimostriamo nei fatti. Manterremo i nostri Ordini del Giorno, che contengono l’impegno ad interrompere le forniture di armi, a favore dell’esercito di Zelensky e voteremo, altresì, contro nel voto finale», ha scritto poi Vannacci, chiosando: «Non ci prestiamo ai giochini di chi vorrebbe addossarci l’etichetta di essere insieme ai Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte e Schlein di turno, ma, al contempo, non rinunciamo alla nostra identità». Il provvedimento, da inviare al Senato, deve essere convertito in legge, pena la decadenza, entro il primo marzo.

L’attacco alla Lega, accusata di incoerenza sull’Ucraina

«DAL 2022 AL 2026: CRONISTORIA DELL’INCOERENZA. Oggi la Lega chiede al governo di porre la fiducia sul decreto di invio armi all’Ucraina per evitare di far palesare il voto di coscienza (o le assenze in aula) di molti leghisti che dal 2022 seguono e credono nelle indicazioni del partito. Io sono sempre coerente con i miei principi e i miei valori!». Lo aveva scritto il 10 febbraio Vannacci, accentuando lo scontro col Carroccio.

Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia

C’è qualcosa di grottesco nella scena che si ripete, con puntualità liturgica, sulle colonne del Corriere della sera: Marina Berlusconi, tono da azionista di maggioranza che misura le parole, ricorda ad Antonio Tajani che dentro Forza Italia il tempo scorre e il rinnovamento non è più eludibile. E il finto mite segretario, con aplomb democristiano riverniciato d’azzurro, replica che il rinnovamento è già in corso. Tradotto in metafora immobiliare: la proprietaria manda continui avvisi di sfratto all’inquilino, lui risponde che i lavori di ristrutturazione dell’appartamento stanno procedendo. E intanto non si schioda. Anzi, vi si accomoda sempre meglio.

Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
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Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia

Forza Italia è un sistema di equilibri che resiste alla volontà del proprietario

A questo punto Marina, se non vuole che i suoi inviti finiscano sommersi da ironici sorrisetti, dovrebbe cambiare approccio. Partendo dalla consapevolezza che Forza Italia non è un attico in centro né il cda di una delle sue aziende. È un partito. E come tale, anche quando sopravvive come proiezione carismatica del fondatore, non è un asset patrimoniale ma un organismo fatto di correnti, sottocorrenti, capibastone, tessere, pacchetti di voti, feudi territoriali. Un sistema di equilibri che resiste alla volontà del proprietario.

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Tajani si difende con la carta dei congressi, tanto odiata da Silvio

Il paradosso è che Tajani si difende invocando democrazia interna e congressi. Cioè prerogative a cui Silvio Berlusconi, che si considerava monarca assoluto, era allergico. Per il Cav la parola congresso era un concetto filosofico. Si faceva quando serviva, ossia quando decideva che servisse. Cioè mai. Forza Italia era lui, il congresso pure. Il sornione Tajani invece si trincera dietro la liturgia democratica: assise regionali, confronto interno, pluralismo. Una prassi che ai vecchi tempi sarebbe apparsa, se non sovversiva, irriguardosa nei confronti del padre fondatore.

Puoi possedere il marchio, ma non comandi così da Milano…

Forse nelle varie peregrinazioni dei maggiorenti azzurri a casa di Marina, qualcuno dovrebbe spiegare alla presidente di Fininvest che la creatura politica di famiglia ha sviluppato un proprio sistema immunitario. Puoi possederne il marchio, le fideiussioni, custodirne la memoria, rivendicarne l’eredità simbolica. Ma non comandi da Milano il vertice di una piramide fatta di gruppi parlamentari, delegati, coordinatori regionali, notabili con pacchetti di preferenze e variegati interessi da rappresentare.

Occhiuto si è ritirato per evitare una sconfitta plateale

Ecco perché il rinnovamento langue. E gridare al lupo che non arriva mai rischia di diventare un siparietto stucchevole. Infatti il lupo indicato dalla famiglia come volto nuovo, Roberto Occhiuto, ha fatto un passo indietro tornandosene nel bosco. Ufficialmente per evitare lacerazioni. In realtà perché la designazione rischiava di trasformarsi in una sconfitta plateale.

Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
Antonio Tajani e Roberto Occhiuto durante un evento del 2021 (Imagoeconomica).

Tajani e Barelli giocano in proprio anche sulle nomine nelle partecipate

E mentre dal Nord arrivano risentiti mugugni – linea troppo romana, laconicamente ministeriale, poco identitaria – il partito resta saldamente a conduzione capitolina. I congressi regionali si celebrano, le mozioni si votano, ma il baricentro non si sposta. Roma decide, il territorio ratifica, il rinnovamento resta un titolo buono per un’intervista. Tajani e Paolo Barelli, Stanlio e Ollio come li chiamano i detrattori, giocano in proprio anche al tavolo delle nomine nelle partecipate.

Gli errori di Marina con il finto mite Tajani e l’unica via per rinnovare davvero Forza Italia
Paolo Barelli e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Marina probabilmente pensa che un partito personale possa restare tale anche dopo la scomparsa del fondatore. Ma quando il carisma del capo svanisce, a comandare sono le procedure. Lente, opache, spesso irritanti, una burocrazia efficacissima nel difendere chi è già seduto al tavolo e respingere chi ambisce a prendervi posto. Risultato? La primogenita del Cav invia segnali, Tajani risponde con rassicurazioni, Occhiuto attende tempi migliori, mentre Forza Italia continua la sua navigazione controllata. Non è una marcia trionfale ma, complici gli sbandamenti della Lega e qualche scivolone dei Fratelli, una postura che solo un intervento più deciso della primogenita del Cav potrebbe ravvivare. Sempre che, al di là del consunto refrain sul nuovo che non avanza, lo voglia far avanzare davvero.

Tensione in Lega: guai a essere gentili con i «traditori» vannacciani

L’episodio misura il tasso di nervosismo dentro la Lega. Dopo l‘adesione a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci insieme con il collega Edoardo Ziello, Rossano Sasso ha perso la poltrona di capogruppo in commissione Cultura. Lo ha comunicato martedì il partito di Matteo Salvini, provvedendo a sostituirlo con la deputata pontina Giovanna Miele. Scelta che può essere letta come tentativo di arginare nuove fuoriuscite promuovendo rappresentanti del Centro-Sud, area più sensibile alle sirene vannacciane.

Tensione in Lega: guai a essere gentili con i «traditori» vannacciani
Giovanna Miele (Imagoeconomica).

Anche inviare un messaggio in chat diventa pericoloso

Il fatto è che dopo il “congedo” di Sasso, una delle deputate che siede in commissione ha scritto un messaggio nella chat comune, un saluto affettuoso per ringraziarlo dell’ottimo lavoro svolto come capogruppo. Un semplice segno di cordialità tra ex colleghi, si dirà. Ma qualcuno non ha proprio gradito la gentilezza. Il messaggio infatti è stato immediatamente screenshottato e inviato a un vicesegretario di ‘peso’ della Lega. La deputata in questione è stata subito rimproverata per l’affetto mostrato verso Sasso «il traditore». «Mi hanno chiamata urlandomi: “Ma come ti permetti di scrivere un messaggio così?”. Non dirò più niente», si è sfogata la leghista coi colleghi. «Non si finisce mai di imparare».

Ennesima fumata nera in Vigilanza Rai, Floridia convoca l’ad Rossi

Tredicesima fumata nera in commissione di Vigilanza Rai, convocata mercoledì 11 febbraio 2026 per il voto sulla nomina di Simona Agnes come presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda. La maggioranza ha disertato per l’ennesima volta la seduta, facendo così mancare il numero legale. Uno stallo che procede da mesi e che ha costretto la presidente della commissione Barbara Floridia a convocare l’amministratore delegato Giampaolo Rossi. La sua audizione potrà tenersi il 18 o 19 febbraio oppure il 3 o 5 marzo, a seconda delle sue disponibilità. «È mio dovere garantire che la commissione possa finalmente svolgere le proprie funzioni, tanto più in un momento in cui c’è un grande dibattito che attraversa l’opinione pubblica e la stampa su questioni essenziali relative al servizio pubblico, da cui il Parlamento non può in alcun modo rimanere fuori», ha detto Floridia ai giornalisti.

La denuncia delle opposizioni: «Lavori bloccati da oltre un anno»

A chiedere la convocazione dell’ad sono state le opposizioni con una nota firmata dai capigruppo Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5S), Angelo Bonelli (Avs) e Maria Elena Boschi (Iv). «Come noto, da oltre un anno i lavori sono bloccati per il ricatto della maggioranza, che impedisce il numero legale con l’obiettivo di imporre la propria candidata alla presidenza della Rai», hanno denunciato.

Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella

Tra le colline di viti della zona di Orvieto, al confine tra l’Umbria e il Lazio, scalda i motori il futuro presidente di Coldiretti, la potente associazione degli agricoltori italiani. La famiglia Cotarella, che ha costruito un piccolo impero nei vini, spera di piazzare l’erede Dominga al vertice del mondo agro-alimentare italiano.

Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
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Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella

La Coldiretti è molto più di un’associazione: è una lobby di peso

Nel Paese che, per la fortuna della sua fama e del suo export, vanta il miglior cibo al mondo e anche quello più desiderato all’estero, la Coldiretti è molto più di un’associazione: è una lobby di peso in qualsiasi governo, soprattutto poi se il governo in carica ha fatto del “nazionalismo” (pardon, della “sovranità”) alimentare una bandiera: non a caso, dopo la vittoria di Fratelli d’Italia alle elezioni del 2022, Francesco Lollobrigida, il cognato (in realtà ormai ex) di Giorgia Meloni, ha voluto per sé il ministero dell’Agricoltura: la terra porta voti e denaro (sotto forma di sussidi dell’Unione europea per la filiera contadina).

Cambio al vertice? Su Prandini voci per il dopo Fontana in Regione

Oggi, la poltrona di numero uno di Coldiretti è saldamente in mano a Ettore Prandini, 53enne bresciano. Ma il suo nome è tra i preferiti dei meloniani come possibile candidato alla presidenza della Regione Lombardia, quando Attilio Fontana lascerà il posto nel 2028: ci sarebbe pure un imprimatur di Matteo Salvini su Prandini.

Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
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Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella

Se così fosse, andrebbe trovato un successore per il presidente della Coldiretti: è qui che entra in scena Dominga Cotarella. Orvietana, classe 1974, è oggi un cavallo di razza dell’associazione: tre anni fa è stata eletta alla presidenza di Coldiretti Terni e poi è stata cooptata nella Giunta nazionale dell’organizzazione. Tra una comparsata al Foro Italico per gli Internazionali d’Italia, dove si aggirava tra Jannik Sinner e Novak Djokovic, e la frequentazione dei campi da tennis dove si allenano i figli, Dominga ha trovato il tempo di un’altra carica nella galassia Coldiretti: è diventata presidente nazionale di Terranostra, l’associazione agrituristica di Coldiretti. Indiscrezioni dentro gli uffici di Via Nazionale, a Roma, la danno in corsa per la presidenza con la P maiuscola, quella di tutta Coldiretti, aiutata anche dal titolo di Cavaliere insignitole dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La fortuna del Montiano e un fatturato di oltre 12,2 milioni nel 2024

Figlia di Riccardo Cotarella (celebre enologo e deus ex machina del vino Falesco), Dominga è stata la più intraprendente tra le varie sorelle: ricopre il ruolo di amministratrice delegata e direttrice commerciale di Famiglia Cotarella, l’azienda vinicola fondata dal padre che nel 2024 ha toccato un fatturato di oltre 12,2 milioni di euro, con picchi di 15 milioni negli anni passati, spinti dal successo del vino Montiano, l’etichetta più celebre della cantina umbra. Nel 2021 la cantina umbra è stata classificata al nono posto tra le prime 10 aziende italiane per redditività.

Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Riccardo Cotarella in mezzo fra Giorgia Meloni e Francesco Lollobrigida (foto Imagoeconomica).

Definito spesso come il “Sassicaia del Lazio“, il vino Montiano ha riscritto la storia della viticoltura regionale, dimostrando che anche le terre vulcaniche tra Montefiascone e Castiglione in Teverina potevano produrre vini rossi di statura mondiale. Nato nel 1993 da un’intuizione di Riccardo e Renzo Cotarella, il Montiano rappresentava all’epoca una rottura col passato. In una zona storicamente votata ai vini bianchi (come il celebre Est! Est!! Est!!!, di cui Cotarella ne produce una versione), la famiglia decise di piantare uve di Merlot, innestando vitigni che arrivavano direttamente da Montpellier, nel Sud della Francia.

Da D’Alema a Vespa, così si costruisce il network giusto…

Nessuno ha mai scalato l’ascensore della politica con il vino, ma Dominga ha trasformato le vigne in un’arma di diplomazia e relazioni: la famiglia produce il vino per le tenute pugliesi dell’ex primo ministro Massimo D’Alema e per l’immarcescibile Bruno Vespa. Ha poi puntato sulla formazione con l’alta accademia “Intrecci“, una scuola per il personale di sala a Castiglione in Teverina: i suoi alunni hanno servito i potenti della terra durante il G7 di Borgo Egnazia. Sono tutti piccoli segnali dell’ingresso nell’Italia che conta, pure con qualche puntata “estera” e fuori dalla politica.

Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella

Uno degli episodi più chiacchierati dalle cronache “social” è stata la partecipazione di Dominga e della sua famiglia al party per il 30esimo anniversario di matrimonio della rockstar Sting e della moglie Trudie nella loro tenuta vinicola toscana nel Chianti, Il Palagio, a suggello di una stretta collaborazione professionale e personale.

Scontro Calenda-Vannacci: «Lei è il patriota di Putin». «Vai a Kyiv». Il video

Toni accesi a L’aria che tira su La7 tra il leader di Azione Carlo Calenda e Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale. Terreno di scontro la guerra in Ucraina e il decreto che concede nuovi aiuti, anche militari a Kyiv. «Prolungare questa guerra, continuando a dare armi e sostegno economico incondizionato all’Ucraina, non fa bene all’Ucraina perché l’esercito russo sta continuando inesorabilmente ad avanzare. Più si allunga la guerra e più si allunga la sofferenza del popolo ucraino e la pace di oggi ci costerà sicuramente di meno della pace di domani», ha detto l’ex generale.

Vannacci: «Se Calenda vuole andare a combattere prenda il fucile e vada in Ucraina»

Dura la risposta di Calenda: «Gli ucraini combattono per la propria patria, concetto che a un ex generale dovrebbe essere chiaro. Non combattono per procura, chiedono di combattere. E lo stanno facendo con una grande lezione di coraggio. Io, però, riconosco al generale Vannacci, ma da quando era in Russia come militare, una coerenza, perché lui ha sempre supportato la Russia. Poi uno si può domandare come sia finito un generale appartenente a un paese della Nato a sostenere la Russia. Penso che abbiamo un problema di gestione dei curriculum delle forze armate. Ma lui è sempre stato coerente, lui è pro Putin. Riconosco l’assoluta fedeltà del generale Vannacci a Putin. Poi c’è un articolo del codice penale, che purtroppo io non posso applicare e che si chiama “intelligenza con lo straniero”, Io ci darei uno sguardo in più». Parole che hanno causato l’ira di Vannacci: «Comincio col replicare al re Mida al contrario, cioè all’onorevole Calenda. No, non sono assolutamente pro Putin, né pro Russia, io sono pro Italia e pro Europa. E siccome le spese di questa guerra, oltre che pagarle gli ucraini chiaramente, le paga l’Europa a tutto tondo, sia con il prezzo dell’energia e delle materie prime che è andato alle stelle, con le famiglie che non pagano più le bollette a fine mese, ma anche con l’invio di soldi a qualcuno che poi ci compra i cessi d’oro, le ville di lusso e gli yacht e magari ci passa anche qualche serata con qualche prostituta, ritengo che questi soldi e questi armi siano inopportuni. L’esito della guerra in Ucraina è ormai stabilito, peraltro sono quattro anni che noi continuiamo con questa strategia, che non ha dato alcun risultato. Se Calenda vuole andare a combattere, prenda lo zaino, prenda il fucile, prenda gli scarponi e vada ad aiutare gli ucraini».

Calenda: «A Vannacci un sacco di soldi ad minchiam»

«Vannacci, noi ti abbiamo pagato lo stipendio per anni per difendere l’Italia, cioè la cosa che stanno facendo gli ucraini dalla Russia. Se uno che non capisce questo, vuol dire che gli abbiamo dato un sacco di soldi ad minchiam, perché uno che non comprende che difendere la propria patria è un fatto fondamentale per una persona che è stata nell’esercito, vuol dire che noi abbiamo speso un sacco di soldi per uno che, se avesse avuto un invasore di fronte, se la sarebbe fatta sotto e sarebbe scappato. Gli ucraini non chiedono a nessuno di andare a combattere per loro, chiedono di avere le armi per combattere per noi. E quindi, quando ne parla, lo faccia con rispetto, perché hanno un senso della patria che lei, dopo tutte queste cazzate su patria, onore, eccetera, eccetera, dimostra di non avere. Lei è il patriota di Putin. E, come tale, un traditore della patria. Questo è lei, signor Vannacci».

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno

Ai toscani piace l’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana, detta IILA. Carissima all’aretino Amintore Fanfani, che da ministro degli Esteri la istituì nel 1966, ora è nelle mani di Giorgio Silli, fiorentino, che per guidarla ha lasciato l’incarico di sottosegretario agli Esteri. Per la cronaca, lo scorso ottobre Silli aveva anche cambiato casacca, passando da Noi Moderati a Forza Italia. Certo, negli anni l’importanza dell’IILA è diminuita: la prima sede, ai tempi di Fanfani, era in un gigantesco palazzo dell’Eur, a pochi passi da quella della Democrazia Cristiana. Poi alla fine degli Anni 90 venne trasferita in piazza Cairoli, vicino al ministero della Giustizia, mentre ora l’IILA ha sede in uno stabile ai Parioli. Chissà se con Silli l’Organizzazione tornerà ai vecchi fasti. La domanda è lecita, visto che il Sud America interessa molto al ministro Antonio Tajani, che in qualità di vicepremier vuole fare sentire il suo peso e quello di quel continente, dicono, per contrapporlo al Piano Mattei di Giorgia Meloni. Vedremo…

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno
Giorgio Silli (Imagoeconomica).

Silenzio, parla Cipollone

Banchieri e politici hanno in agenda un appuntamento importante, a Roma, il 12 febbraio: all’Accademia Nazionale dei Lincei si terrà una conferenza con protagonista assoluto Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Bce. Il tema? “Europa e sovranità monetaria”. La platea sarà affollata di personalità, a cominciare dai vertici di Bankitalia. Chissà, potrebbe arrivare anche il governatore Fabio Panetta.

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno
Piero Cipollone (Imagoeconomica).

Zuppi star delle Notti di Nicodemo

Tra i cardinali pronti a intrattenere le platee non c’è solo Gianfranco Ravasi. A scendere in pista ora c’è il numero uno della Conferenza episcopale italiana. Il dialogo tra il cardinale Matteo Maria Zuppi, il poeta Andrew Faber e la psicologa Laura Pirotta aprirà infatti gli appuntamenti de Le notti di Nicodemo, il ciclo proposto dalla Chiesa di Bologna e animato dall’equipe dell’Ufficio diocesano per la Pastorale universitaria. Il primo incontro, dal titolo La Parola si fa incontro interpersonale, si terrà nella cattedrale di San Pietro mercoledì 11 febbraio, la stessa giornata in cui nel 1929 vennero siglati i Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa. Già in calendario anche un secondo appuntamento – La Parola si fa incontro internazionale – che si svolgerà mercoledì 25 febbraio, con Zuppi in dialogo con Lucio Caracciolo, fondatore e direttore della rivista di geopolitica Limes.

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno
Matteo Zuppi, presidente della Cei (Getty Images).

Da Caprarica c’è anche Veltroni

Appuntamento imperdibile nel pomeriggio di mercoledì 11 febbraio a Roma, a largo Argentina: non alla storica libreria Feltrinelli, ma presso la Fondazione Marco Besso. Qui, nell’appartamento di uno dei protagonisti dello sviluppo delle Assicurazioni Generali nella seconda metà dell’Ottocento, quel Besso che fu iscritto alla massoneria, verrà presentato il libro di Antonio Caprarica intitolato Il bullo. Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente. E chi ci sarà con l’autore che all’inizio della carriera scrisse per l’Unità, e per anni è stato corrispondente Rai prima da Mosca (è sposato con una pianista russa) e poi da Londra? Walter Veltroni, ex direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e la «mezzabusta» (a Mediaset la chiamano così) Cesara Buonamici, direttrice “ad personam” del Tg5. All’ambasciata degli Stati Uniti dicono, scherzando, che «Trump già trema»…

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno
Antonio Caprarica (Imagoeconomica).

Il governo pone la fiducia sul Dl Ucraina: polemiche dalle opposizioni

Polemica in Parlamento dopo che il governo ha deciso di porre la fiducia alla Camera sul Dl Ucraina, il provvedimento che prevede l’invio di un nuovo pacchetto di aiuti a Kyiv, tra cui quelli militari. Questo vuol dire che non si voteranno gli emendamenti, tra cui quelli del M5s, di Avs e dei vannacciani che chiedevano lo stop alla spedizione di armi all’Ucraina. Le opposizioni hanno accusato la maggioranza di essersi deflagrata dopo la nascita di Futuro nazionale, il partito dell’ex generale fuoriuscito dalla Lega, mentre il ministro della Difesa Crosetto prova a spiegare che «non è un modo di scappare da una crisi interna ma semmai di evidenziarla ancora di più», perché in questo modo i rappresentanti della maggioranza «vengono obbligati a dire se su un tema così rilevante continuano ad appoggiare il governo». Insomma, una scelta che «separa e rende chiarezza sulle posizioni delle persone».

I vannacciani: «Valutiamo cosa fare»

Cosa faranno i seguaci di Vannacci? «Siamo in una fase di valutazione», ha detto il deputato Rossano Sasso, tra i primi a passare con l’ex generale. «Noi siamo interlocutori del centrodestra e assicuro che faremo di tutto per non far vincere Schlein, Fratoianni e Conte». Della stessa idea il collega Edoardo Ziello: «Siamo convintamente alternativi alla sinistra e nelle prossime elezioni in Aula lo dimostreremo. La strategia la decide Vannacci, ci darà indicazioni».

Il Pd: «La maggioranza aveva paura di qualche emendamento?»

All’attacco il Pd, che intuisce nella decisione di porre la fiducia «la paura di qualche emendamento che avrebbe potuto far cedere la maggioranza». «È cambiato il perimetro della maggioranza con la nascita della componente di Futuro Nazionale o no? La coalizione di centrodestra arriva fino a Vannacci o si ferma alle soglie della Lega? Questo cambia molto», ha detto il deputato dem Federico Fornaro.

Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista

Matteo Salvini sarebbe furioso. Chi lo ha visto inquadrato durante la cerimonia di inaugurazione di Milano-Cortina 2026 ha notato il broncio del vicepremier. Ma cosa ha rovinato al leghista la giornata di festa per l’apertura dei Giochi ‘padani’? Salvini si sarebbe legato al dito la scelta di Giorgia Meloni di escluderlo dall’incontro in prefettura a Milano, con J.D. Vance. D’altronde, il protocollo prevedeva l’incontro della premier con il vicepresidente degli Stati Uniti, alla presenza del segretario di Stato Usa Marc Rubio e dell’omologo italiano Antonio Tajani. Nessuno spazio per l’altro vicepremier. Ed è così che Salvini si sarebbe dovuto ‘accontentare’ della photo opportunity con Vance, scattata durante il ricevimento a Palazzo Reale.

Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
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Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista

La tigre leghista e il commesso

La “zampata” della tigre leghista. Nei corridoi di Montecitorio si parla così dell’ennesimo episodio di intemperanza della deputata eletta nelle file del partito di Matteo Salvini. Un collega che ha visto tutto ricostruisce così i fatti: «È successo circa 10 giorni fa. Presiedeva l’Aula la vice presidente Anna Ascani. Lei ha fatto irruzione in Aula urlando, letteralmente sbraitando, al telefono. Stava palesemente litigando con qualcuno». A quel punto è stata invitata ad abbassare i toni. «È intervenuto un commesso. Uno dei giovani assistenti parlamentari appena assunto, forse non troppo esperto», continua il racconto. Il ‘ragazzo’ l’ha invitata più volte ad abbassare il volume della voce. E lei? «Lo ha respinto malamente con il braccio, gli ha dato una spinta, salvo poi sostenere che era stato il commesso a spingerla». L’episodio sarebbe stato poi riesaminato e si sarebbe risolto con le scuse della deputata al commesso.

Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
L’Aula di Montecitorio (Imagoeconomica).

La replica di Tajani a Marina Berlusconi sul rinnovamento di Forza Italia

«È da un pezzo che lo stiamo facendo, da quando sono diventato segretario». Così Antonio Tajani ha replicato così alle affermazioni sul rinnovamento di Forza Italia pronunciate da Marina Berlusconi in un’intervista al Corriere della Sera, che sapevano di benservito. Parlando al termine delle celebrazioni del Giorno del Ricordo alla Camera, ha poi aggiunto: «Ci sono i congressi regionali, adesso facciamo una campagna per il referendum, poi ci sarà il congresso nazionale che eleggerà il nuovo segretario che porterà il partito alle elezioni del 2027. La novità è proprio questa, l’elezione di tutta la classe dirigente dal basso con gli iscritti. Il rinnovamento è già in atto, quindi bene rinnovare e cambiare, assolutamente sì».

La replica di Tajani a Marina Berlusconi sul rinnovamento di Forza Italia
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

Cosa aveva detto Marina Berlusconi

Tajani ha in pratica fatto orecchi da mercante dopo le dichiarazioni della primogenita del fondatore di FI. «Penso che noi elettori di Forza Italia dovremmo solo esprimere gratitudine e apprezzamento per quello che ha fatto e che continua a fare. Ha tenuto saldo il partito in un momento delicatissimo. Adesso inevitabilmente comincia una fase nuova, in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro», aveva dichiarato Marina Berlusconi, dicendosi «certa» che «il primo a saperlo e a volerlo fare sia proprio lui». Ma non è certo questo che trapela dalle parole di Tajani.

La replica di Tajani a Marina Berlusconi sul rinnovamento di Forza Italia
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Il governo torna alla carica sui migranti: le possibili misure del nuovo ddl

Nel Consiglio dei ministri previsto per la mattinata di mercoledì 11 febbraio potrebbe arrivare il nuovo disegno di legge sui migranti annunciato dall’esecutivo. Nel provvedimento dovrebbero confluire sostanzialmente due elementi: le norme necessarie a recepire in Italia il Patto europeo su asilo e immigrazione, che adottato dall’Ue nel 2024 entrerà in vigore a giugno, e alcune disposizioni che non hanno trovato posto nel decreto Sicurezza appena approvato.

Il governo torna alla carica sui migranti: le possibili misure del nuovo ddl
Sbarco di migranti in Italia (Ansa).

Le norme per recepire il Patto Ue su asilo e immigrazione

A dicembre il governo aveva lavorato a un ddl con otto articoli, che delegava al governo l’adozione di decreti legislativi per recepire la direttiva sull’accoglienza e adeguare la normativa nazionale ai regolamenti Ue in materia di asilo, procedure, gestione dei flussi, rimpatri, controlli alle frontiere e situazioni di crisi. Il testo, ad esempio, prevedeva la riorganizzazione del sistema di accoglienza, con la definizione delle condizioni materiali garantite, dei casi di riduzione o revoca dei benefici e delle possibili limitazioni alla libertà di circolazione. Disciplinava poi il riconoscimento della protezione internazionale, ridefinendo status, cause di esclusione e revoca. Attuava inoltre il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, le procedure di rimpatrio e l’uso del sistema Eurodac. Resta da chiarire quali di queste norme confluiranno effettivamente nel ddl.

Il governo torna alla carica sui migranti: le possibili misure del nuovo ddl
Migranti nell’hotspot di Lampedusa (Ansa).

Le misure rimaste fuori dal recente decreto Sicurezza

er quanto riguarda le misure stralciate dal decreto Sicurezza, secondo quanto fatto intendere dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nel ddl immigrazione potrebbe rientrare il “blocco navale”, ovvero la possibilità di interdire (per non più di 30 giorni, prorogabili fino a un massimo di sei mesi) l’attraversamento del limite delle acque territoriali, «nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale intesa come rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi», ma anche di «pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini». In tali casi i migranti potrebbero essere «condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi». Secondo il governo queste misure (che però presentano diversi profili critici e problematici dal punti di vista giuridico) dovrebbero – tra le altre cose – far finalmente decollare i centri in Albania. Nel ddl potrebbe poi rientrare anche una stretta sui ricongiungimenti familiari.

A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia

Il nuovo nemico della sottosegretaria no vax per autodefinizione, collezionista di post e virgolettati politicamente autolesionisti, è il sesso protetto dal logo istituzionale. Le solite e sempre più numerose vipere di palazzo riferiscono che Federica Picchi sia furibonda per la distribuzione di 300 mila preservativi alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, rivendicata dal governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana. Il leghista ha detto: «Se a qualcuno sembra strano, non è consapevole della prassi olimpica consolidata. Un tema che non deve creare imbarazzo». E in effetti è iniziato tutto nel 1988 a Seul, per sensibilizzare gli atleti alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (ai Giochi il corpo a corpo sessuale è disciplina molto praticata). A qualcuno però il tema evidentemente crea comunque imbarazzo, eccome. Secondo quanto riferiscono fonti certe, la cattolicissima sottosegretaria allo Sport Picchi sarebbe fuori dalle grazie di Dio per colpa di quel simbolo lombardo sui condom. Contrario al (suo) Vangelo.

A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia
A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia
A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia
A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia
A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia
A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia
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A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia
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A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia
A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia

Marina Berlusconi: «Giustizia condizionata da un vergognoso mercato delle nomine»

«La separazione delle carriere è necessaria per spezzare un giogo che soffoca tutti», afferma la presidente di Fininvest in vista del referendum. Poi si allinea al fratello Pier Silvio su Tajani: «Grazie, ma Forza Italia deve guardare avanti».
Intervistata dal Corriere della Sera, Marina Berlusconi ha parlato del referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e il 23 marzo, fortemente sostenuto da Forza Italia e un tempo cavallo di battaglia del padre Silvio. «La separazione delle carriere è necessaria per spezzare un giogo che soffoca tutti, a partire dagli stessi magistrati. E per garantire la vera terzietà dei giudici. Abbiamo un’occasione irripetibile, non lasciamocela scappare», ha detto la presidente di Fininvest e Mondadori. E poi: «È vero, mio padre ha subìto un’inaccettabile persecuzione giudiziaria. Ma non ragiono per rivalsa, e il problema non riguarda una sola stagione, né una sola persona. C’è una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a fare danni. La giustizia è condizionata da un vergognoso mercato di nomine». La primogenita di Silvio Berlusconi ha inoltre affermato che «in nessun caso un magistrato dovrebbe fare carriera con la politica, né fare politica con l’attività giudiziaria». Il voto di fine marzo, ha sottolineato Marina Berlusconi «non è una resa dei conti politica, né un voto pro o contro il governo».

Marina Berlusconi: «Giustizia condizionata da un vergognoso mercato delle nomine»
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

Dopo Pier Silvio anche Marina congeda Tajani

Nel corso dell’intervista, Marina Berlusconi ha anche smentito di essere la vera leader che ispira le scelte del centrodestra: «Ancora questa storia… Il mio lavoro è un altro». Allineandosi poi al fratello Pier Silvio su Antonio Tajani: «Penso che noi elettori di Forza Italia dovremmo solo esprimere gratitudine e apprezzamento per quello che ha fatto e che continua a fare. Ha tenuto saldo il partito in un momento delicatissimo. Adesso inevitabilmente comincia una fase nuova, in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro. Sono certa che il primo a saperlo e a volerlo fare sia proprio lui». Infine poche parole sull’addio di Roberto Vannacci alla Lega e, dunque, alla coalizione di maggioranza: «Non una grande perdita».

Confagricoltura, Santori family

Si intitola “Coltiviamo Agricoltura Sociale”, è il bando di Confagricoltura, Senior-L’età della Saggezza Onlus, Reale Foundation e Rete delle Fattorie Sociali, con il ministero dell’Agricoltura, giunto all’edizione numero 10, e che premia anche quest’anno, con 40 mila euro ciascuno, tre progetti nel nome della solidarietà. Protagonista è Angelo Santori, presidente Senior-L’Età della Saggezza Onlus. Che è lo zio di Fabrizio Santori, ora della Lega, segretario dell’assemblea capitolina, con un passato (ancora più) a destra…

Confagricoltura, Santori family
Confagricoltura, Santori family
Confagricoltura, Santori family
Confagricoltura, Santori family

La partita per il posto di Bitonci al Mimit e i calcoli della Lega

Tra la difesa pubblica di Andrea Pucci e l’attacco alle «bande di delinquenti» e «nemici dell’Italia» che hanno l’ardire di manifestare contro le Olimpiadi, Giorgia Meloni deve anche trovare il tempo per sistemare qualche casella vacante nell’esecutivo. Non si può parlare di rimpastino, certo, ma la poltrona di sottosegretario al Ministero delle imprese e del made in Italy liberata dal leghista Massimo Bitonci, chiamato dal presidente del Veneto Alberto Stefani in Giunta, deve essere riempita.

La partita per il posto di Bitonci al Mimit e i calcoli della Lega
Massimo Bitonci (Imagoeconomica).

Favorito il leccese Marti

Essendo bega leghista, l’incastro non sarà una passeggiata. Anche perché la bomba Vannacci ha scombinato le carte in tavola. Prima che l’ex generale strappasse con Matteo Salvini, sul posto di Bitonci aveva messo gli occhi il vicesegretario Claudio Durigon, intenzionato a promuovere il senatore leccese Roberto Marti. Ex forzista, nel 2017 è passato alla Lega di cui è coordinatore regionale in Puglia. Dopo la mancata elezione alle Europee 2024, Marti potrebbe rifarsi con una poltrona governativa. Senza contare il fatto che lascerebbe il posto di presidente della commissione Cultura al Senato al mantovano Andrea Paganella, ex stretto collaboratore di Salvini (come capo segreteria e poi al Viminale, nonché ex socio di Luca Morisi) che, in questo gioco a incastri, libererebbe a sua volta l’incarico di segretario d’Aula a Palazzo Madama. Per la poltrona di Bitonci, però, sgomita anche la veneta Mara Bizzotto, leghista della prima ora.

La partita per il posto di Bitonci al Mimit e i calcoli della Lega
La partita per il posto di Bitonci al Mimit e i calcoli della Lega
La partita per il posto di Bitonci al Mimit e i calcoli della Lega
La partita per il posto di Bitonci al Mimit e i calcoli della Lega

Ed è ancora viva, sebbene debole, l’ipotesi di un trasferimento a Roma di Guido Guidesi, assessore lombardo alle Attività produttive. Guidesi, tra gli ex deputati più vicini al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e già sottosegretario ai Rapporti con il parlamento nel Conte I (ministro era il cinque stelle Riccardo Fraccaro), nel 2021 venne “inviato” in Regione Lombardia proprio con l’idea di garantire una successione ad Attilio Fontana. Anche se su questo fronte l’accordo siglato tra Salvini e Meloni, che prevedeva la blindatura leghista del Veneto in cambio della Lombardia, pare aver congelato ogni ambizione degli ex lumbard. Vedremo.

La partita per il posto di Bitonci al Mimit e i calcoli della Lega
Guido Guidesi (Imagoeconomica).

Salvini potrebbe premiare il Centro-Sud in ottica anti Vannacci

Lo strappo di Vannacci, dicevamo, ha però innescato un terremoto nella Lega e nel centrodestra. Salvini, per evitare nuove fuoriuscite verso Futuro Nazionale (dopo quelle del barese Roberto Sasso e di Edoardo Ziello, nato a Civitavecchia ma pisano d’adozione), potrebbe promuovere al Mimit un esponente del Centro-Sud, area in cui l’ex generale ha più presa. Un modo per sottolineare l’attenzione di via Bellerio e la vocazione nazional-sovranista del partito. Per questo le quotazioni di Marti, già alte, stanno risalendo.

La partita per il posto di Bitonci al Mimit e i calcoli della Lega
Edoardo Ziello e Rossano Sasso (Ansa).

Resta aperta la partita per il dopo Savona alla Consob

Ma c’è un’altra partita che Meloni deve gestire. E si tratta della nomina del nuovo presidente della Consob. Riassumendo: il Mef e Palazzo Chigi avevano trovato la quadra su Federico Freni, sottosegretario all’Economia. Un nome che, si mormora, non dispiacerebbe a Francesco Gaetano Caltagirone. L’editore-costruttore dormirebbe sonni più tranquilli con una persona fidata al posto di Paolo Savona, vista la partita in corso per Generali. Antonio Tajani però all’ultimo si è messo di traverso. Forza Italia, che al dossier banche tiene parecchio, è contraria a una nomina politica e punta su un profilo tecnico. Come quello di Federico Cornelli, attuale commissario della Consob stimato anche dalle parti di via della Scrofa. Tra i nomi papabili c’è pure quello di Marina Brogi, professoressa di Economia e tecnica alla Bicocca di Milano. Il governo ha tempo fino all’8 marzo per decidere. E dunque ci sono ancora i margini per una trattativa. Certo è che l’eventuale nomina di Freni libererebbe in un colpo solo un posto al governo e un posto in parlamento. Una merce preziosa per Salvini. Che ora più che mai sta cercando di puntellare la sua leadership.

La partita per il posto di Bitonci al Mimit e i calcoli della Lega
Federico Freni (Imagoeconomica).

Chi è Annamaria Frigo, responsabile nazionale del tesseramento di Futuro Nazionale

Roberto Vannacci ha scelto la responsabile nazionale del tesseramento di Futuro Nazionale, che scatterà tra un paio di settimane (quota minima 10 euro). Si tratta di Annamaria Frigo, attualmente consigliera comunale a Bagni di Lucca e vannacciana della prima ora, cioè da quando l’ex generale «presentò il libro Il mondo al contrario», come ha spiegato lei stessa a Querceta, sempre in provincia di Lucca, alla firma dell’atto costitutivo del nuovo partito.

Chi è Annamaria Frigo, “lady tessere” di Futuro Nazionale

Laureata in Economia e commercio, Frigo è un’imprenditrice: fondatrice dell’agenzia formativa Estetica, è proprietaria di alcuni centri benessere e gestisce corsi di qualifica professionale della Regione Toscana. Per quanto riguarda la politica, da sette anni è collaboratrice del consigliere regionale Massimiliano Simoni (altro fedelissimo di Vannacci). «Abbiamo condiviso due campagne politiche per le Regionali, quando mi sono candidata con Fratelli d’Italia nel 2020 e poi 2025», quando aveva già aderito alla Lega, ha spiegato Frigo. Simoni, luogotenente toscano di Vannacci, è stato indicato come il futuro coordinatore nazionale del progetto.

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I parlamentari che hanno già aderito al partito di Vannacci

A Querceta, alla firma dell’atto costitutivo di Futuro Nazionale, erano presenti anche Edoardo Ziello e Rossano Sasso, freschi di addio alla Lega: entrambi, nei giorni scorsi, hanno votato contro la risoluzione di maggioranza sull’invio di armi in Ucraina, sposando di fatto la posizione dell’ex generale. Tra gli aderenti al nuovo partito c’è anche Emanuele Pozzolo, ex Fdi. Tra i possibili “uomini dell’ex generale” figura poi Domenico Furgiuele, il deputato leghista organizzatore della conferenza stampa di CasaPound sulla remigrazione alla Camera, poi saltata.

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Caso Sangiuliano, Maria Rosaria Boccia rinviata a giudizio

L’imprenditrice Maria Rosaria Boccia è stata rinviata a giudizio per stalking aggravato, lesioni e interferenze illecite nella vita privata ai danni dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. L’ha deciso il gup di Roma Gabriele Fiorentino. Alla donna vengono contestati anche i reati di diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di alcuni eventi. La prima udienza del processo è stata fissata per il 6 ottobre.

Sangiuliano denunciò 33 episodi di stalking

L’inchiesta della procura di Roma è stata aperta dopo la denuncia dell’ex ministro che contestava a Boccia 33 episodi di stalking. Secondo l’accusa, la donna avanzava «continue richieste di essere portata a conoscenza dei colloqui istituzionali o con il proprio staff», si era fatta consegnare la chiave d’oro della città di Pompei e vessava quasi quotidianamente Sangiuliano, arrivando perfino a obbligarlo a tenere la porta del bagno aperta. Gli avvocati dell’imprenditrice controbattono: «Lui aveva potestà di interrompere quando voleva questo rapporto».

Pucci, Sanremo e lo scontro politico che si autogenera

Tecnicamente, nella struttura del racconto, si chiama messa in abisso. È quel dispositivo della narrazione per cui si parte da una storia che ne contiene un’altra, che a sua volta ne contiene un’altra ancora e poi un’altra, fino a trasformare il tutto in una sorta di specchio infinito. Tutto questo per dire che la vicenda che ha coinvolto Andrea PucciSanremoGiorgia Meloni e oppositori, Pd in testa, è una messa in abisso perfetta. Non voluta, non progettata, ma i cui esiti ben ne ricalcano il funzionamento. Si dirà che anche il Festival di Sanremo, con il suo spasmodico centellinare da mesi prima personaggi e modalità dell’evento, è una messa in abisso. E infatti questa è un’altra storia nella storia, da sfogliare nei suoi molteplici livelli. 

La protesta dell’opposizione trasforma l’invito di Pucci in un caso

Primo livello. Il comico Pucci, campione del politicamente scorretto, viene invitato alla kermesse canora. Un comico sul palco: accade da sempre, spesso con esiti imbarazzanti, raramente memorabili, anche perché quella platea è irta di insidie, lo sa bene Maurizio Crozza quando dileggiò Silvio Berlusconi tra fischi e grida di disapprovazione. E qui scatta la prima reazione: l’opposizione protesta, l’invito diventa un caso e lo showman, che aveva postato sui social una foto col sedere di fuori annunciando il suo arrivo, si ritira. Partita chiusa? Macché, siamo solo all’inizio. 

L’intervento di Meloni e il solito vittimismo destrorso

Secondo livello. Giorgia Meloni, invece che lasciar scatenare i suoi, interviene in prima persona. Parla di censura, di clima illiberale, di artisti intimiditi, di satira accettabile solo quando la dileggia. In altre parole, trasforma un invito televisivo saltato in una questione di censura. 

Ammettiamo che l’occasione, prendere un episodio ed estrapolarlo dal contesto per farlo diventare simbolico, era troppo ghiotta. La destra, quando fiuta aria di vittimismo, non sbaglia quasi mai il colpo. E la premier, ovvero la sua massima rappresentante, ha voluto (a nostro parere sbagliando) ribadirlo. C’è una schiera di adepti pronta a difendere Pucci e la discriminazione subita, lascia fare a loro: de minimis non curat praetor

Pucci, Sanremo e lo scontro politico che si autogenera
Giorgia Meloni (Ansa).

Il cortocircuito narrativo del Pd

Terzo livello. Il Pd pavlovianamente risponde. Un po’ nel merito, denunciando Pucci e le sue battute sessiste che fanno apparire Pio e Amedeo, altri campioni della satira di destra, delle educande. Ma soprattutto sull’intervento a sua difesa di Meloni che si occupa di Sanremo e non di cose più serie come il ruolo impone. Una considerazione apparentemente spendibile, ma che in realtà è un assist narrativo. Perché sancisce che questa vicenda non è una cosa seria nel momento in cui tutti ne parlano, si indignano e si sfogano sui social. Il Pd insomma denuncia l’irrilevanza della questione di fronte ai grandi problemi che affliggono il Paese e l’universo mondo nel momento in cui la cavalca. Ma così facendo fa diventare l’irrilevanza rilevante. 

Pucci, Sanremo e lo scontro politico che si autogenera
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Per la politica satira e censura diventano il pretesto per parlarsi addosso

A questo punto, per non perdersi, è bene riassumere gli elementi di questo perfetto esempio di messa in abisso: un comico che viene invitato a Sanremo fa scattare una polemica che provoca un intervento della premier che provoca una contro polemica dell’opposizione che genera prese di posizione, post denigratori, editoriali che inducono Pucci a ritirarsi dal Festival, che al mercato mio padre comprò. Una polemica a generazione spontanea. In questo bailamme infatti non si intravvede un burattinaio, una regia che tiri le fila della trama. C’è solo un sistema mediatico che funziona per autoriproduzione. Ogni livello non definisce il precedente, ma lo moltiplica. Ogni intervento sul tema non chiude il discorso ma lo rilancia. È un ipertesto involontario in cui ciascun attore recita una parte che crede autonoma, ma che invece è totalmente asservita alla logica del meccanismo. In tutto questo Sanremo è solo lo sfondo, un luogo virtuale dove il fatto in sé perde di significato rispetto alle sue conseguenze. Satira e censura diventano il pretesto offerto alla politica per commentare se stessa. La messa in abisso trasforma il dibattito nella proiezione di un sistema che alimenta all’infinito la propria rappresentazione.

Pucci e il bizzarro doppiopesismo di Giorgia Meloni

Giorgia Meloni torna a parlare del caso Pucci in un colloquio con il Corriere della sera. Dopo essersi già espressa sui social a poche ore dalla decisione del comico di non partecipare più a Sanremo come co-conduttore di una serata – scelta seguita «agli inaccettabili insulti e minacce» ricevuti da lui e dalla sua famiglia» -, la premier ha ribadito di essersi schierata al fianco dello showman perché «non sopporto il doppiopesismo, un principio insopportabile, la cifra della sinistra». Pucci è stato infatti criticato per le sue battute e uscite (spesso infelici) contro diversi esponenti della sinistra tra cui Elly Schlein. Meloni ha quindi citato alcune vignette di Natangelo comparse sul Fatto Quotidiano che la ritraggono una inginocchiata mentre lecca il didietro di Trump, l’altra piegata in avanti con la frase «Noi saremo vicini all’Ucraina a 360 gradi, ma ne bastano 90». E si è chiesta: «Queste sono cose che disegnano o dicono su di me: questo si può fare? Parlano di sessismo e io che dovrei dire? Mi facciano capire, quando attaccano me è satira, quando attaccano la Schlein è sessismo? Su di noi si può dire tutto e su di loro solo quello che condividono? Ci hanno sempre spiegato che la satira è sacra, ma ovviamente finché era contro di noi. Noi, a differenza loro, non abbiamo mai chiesto la censura di nessun comico».

Quando Meloni querelò il comico Daniele Fabbri

Eppure proprio la premier, nel 2023, aveva querelato il comico Daniele Fabbri che, durante un monologo satirico del 2021, l’aveva definita «puzzona» e «caccolosa». Per le «gravi offese che le hanno causato profondi strascichi sulla psiche», la leader di Fratelli d’Italia si è costituita parte civile e ha chiesto un risarcimento danni di 20 mila euro. «La vera Giorgia Meloni è stata ferita nei suoi sentimenti da paroline che non offendono più nessuno manco in terza elementare. È uno scandalo che riguarda tutti, perché se “puzzona” diventa querelabile, non le si può più dire nulla, perché qualsiasi critica è più grave di “puzzona”. Un capo di governo che se la prende con un artista indipendente, per una scemenza del genere poi, fa una mossa vigliacca, perché è molto comodo schiacciare un pesce piccolo con la pressione di un processo, che costa parecchi soldi e mette parecchia ansia, sperando di crearsi facilmente un precedente per attaccare il diritto di satira garantito dalla Costituzione», aveva scritto Fabbri su Instagram annunciando la querela.