Silvia Salis sull’arresto di Hannoun: «Mai avuto contatti»

La sindaca di Genova Silvia Salis ha affrontato il tema dell’arresto di Mohammad Hannoun, accusato di finanziamento ad Hamas, intervenendo dopo le critiche provenienti dalla destra: «Avevo scelto il silenzio sulle indagini perché le inchieste non si commentano e si lascia lavorare la magistratura senza strumentalizzazioni politiche». Una posizione, ha aggiunto, cambiata di fronte a quella che definisce una ricostruzione distorta: «Ma in queste ore sta circolando un racconto falso, costruito con fotomontaggi e insinuazioni, che ha superato la soglia della tollerabilità». La sindaca ha quindi rivendicato la propria scelta di scendere in piazza, chiarendo: «Non prenderò mai alcuna distanza – la sua precisazione – da uno straordinario movimento di solidarietà per la popolazione palestinese nato a Genova e del quale sono profondamente orgogliosa».

Salis: «Se le accuse fossero vere danno enorme per la popolazione palestinese»

Entrando nel dettaglio delle accuse, Salis ha ricostruito quanto avvenuto durante una manifestazione di settembre: «Non sono mai andata in piazza con altri sindaci ad ascoltare Hannoun il 17 settembre. In quella giornata abbiamo partecipato per pochi minuti a una delle tante iniziative di Music for Peace, senza alcun contatto con Hannoun, né allora né in altre occasioni. Se lui ha parlato, lo ha fatto dopo che io e gli altri sindaci avevamo già lasciato la piazza. Querelerò chi diffonde notizie inventate e chiedo agli altri sindaci di seguirmi». Replicando alle contestazioni politiche, ha aggiunto: «Secondo la destra non avrei dovuto partecipare a manifestazioni di solidarietà a un popolo massacrato perché c’era anche lui, all’epoca sconosciuto ai più e per di più libero cittadino», per poi concludere: «Se le accuse verranno confermate, sarà un danno enorme: per la popolazione palestinese; per chi, pensando di aiutare persone che morivano e soffrivano sotto le bombe, è stato ingannato a beneficio dei terroristi».

Il Cdm approva il decreto aiuti per l’Ucraina

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto che proroga il sostegno italiano all’Ucraina. Il testo è arrivato all’esame del Cdm con alcune modifiche, un’intesa confermata dal ministro della Difesa Guido Crosetto. La versione approvata contiene un richiamo esplicito sia agli aiuti militari sia agli interventi a favore della popolazione civile, includendo misure che affiancano l’invio di armamenti con iniziative su logistica, sanità e ricostruzione delle reti elettriche, attribuendo così alla formulazione del decreto un valore non solo terminologico ma anche operativo. Nei giorni precedenti la Lega ha esercitato una forte pressione su Palazzo Chigi, insistendo sulla necessità di vigilare sull’utilizzo dei fondi destinati a Kyiv e richiamando il tema della corruzione in Ucraina. Giorgia Meloni ha richiamato l’esigenza di coesione tra alleati, affermando: «Mai come in questo momento, è necessario mantenere l’unità di vedute tra partner europei, Ucraina e Stati Uniti per porre fine a quasi quattro anni di conflitto. Solo attraverso questa solida unità di vedute la Russia può essere posta di fronte alle proprie responsabilità e spinta a dimostrare una reale disponibilità a sedere al tavolo dei negoziati».

Pd: «Quanto emerge dal Consiglio dei ministri smentisce Salvini»

Dall’opposizione sono arrivate diverse critiche. La capogruppo di Italia Viva al Senato, Raffaella Paita, intervenendo a Tagadà, ha dichiarato: «A dispetto dei tentativi della Lega e del suo senatore Borghi di far credere il contrario, quello di cui si parla in questi giorni è a tutti gli effetti un decreto di aiuti militari, e non ‘anche militari’». Anche la deputata del Pd Lia Quartapelle, sentita dall’Ansa, ha osservato: «Per inviare aiuti militari c’è bisogno di un decreto da sottoporre al voto del Parlamento. Per aiutare la popolazione civile di Gaza non ci sono stati passaggi parlamentari, ma per l’Ucraina servono perché si tratta di un sostegno militare. Se c’è un decreto significa che il governo sta chiedendo al Parlamento di continuare con il sostegno militare. La Lega può giocare con le parole ma il fatto è questo. Quanto emerge dal Consiglio dei ministri smentisce Salvini», aggiungendo infine «La Lega non è sola perché Conte torna al suo vecchio amore con il suo ordine del giorno alla legge di bilancio. Un odg totalmente sulla linea salviniana e che è quindi irricevibile».

Campania, Massimiliano Manfredi nuovo presidente del Consiglio regionale

Massimiliano Manfredi è il nuovo presidente del Consiglio regionale della Campania. L’elezione è avvenuta nella mattinata del 29 dicembre, al primo scrutinio, con 41 preferenze su 51 votanti, grazie a una convergenza che ha coinvolto sia la maggioranza sia le opposizioni. Durante la votazione sono state registrate anche sei schede bianche, un voto nullo attribuito a Vincenzo De Luca perché non presente in aula, oltre a una preferenza per Lucia Fortini e una per Luca Fella Trapanese.

Chi è Massimiliano Manfredi

Cinquantadue anni, nato a San Paolo Belsito, sposato e padre di due figlie, Manfredi vanta un lungo percorso politico e istituzionale. Dopo l’esperienza come segretario provinciale della sinistra giovanile a Napoli, ha lavorato al Comune di Napoli occupandosi di politiche del lavoro e concertazione. È stato poi capo della segreteria del ministro della Funzione Pubblica Luigi Nicolais, dirigente nazionale del Partito democratico e presidente provinciale del Pd napoletano. Eletto alla Camera nel 2013, ha fatto parte delle commissioni Ambiente, Antimafia e Politiche dell’Unione europea. Nel 2020 è entrato in Consiglio regionale con quasi 20mila voti, venendo rieletto alle ultime regionali con 30.500 preferenze. È componente dell’Assemblea nazionale del Pd ed è fratello del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.

Sangiuliano: «Una sconfitta per De Luca»

Sul risultato si è espresso il capogruppo di Fratelli d’Italia Gennaro Sangiuliano: «L’elezione di Massimiliano Manfredi, per il quale abbiamo votato per dare un segnale di collaborazione istituzionale, rappresenta la prima sconfitta di De Luca e del deluchismo. Fino a pochi minuti prima dell’inizio del consiglio la maggioranza era profondamente spaccata. Il monarca spodestato ha provato a manipolare ma è stato respinto. Diciamo che c’è stato un soccorso blu, siamo di destra e crediamo nel valore delle istituzioni. Il fatto che siano usciti voti a Trapanese, Fortini e uno nullo a De Luca è significativo circa compattezza della maggioranza». Da Forza Italia, il segretario regionale Fulvio Martusciello e il capogruppo Massimo Pelliccia hanno dichiarato: «Forza Italia responsabile ma la legislatura parte con franchi tiratori in maggioranza. Abbiamo scelto la via della responsabilità istituzionale votando convintamente Massimiliano Manfredi presidente del Consiglio regionale ma bisogna prendere atto che la maggioranza ha problemi seri». A queste parole si è aggiunto il senatore Franco Silvestro: «Abbiamo dato una grande prova di responsabilità e ci aspettiamo da Manfredi equidistanza e rispetto di tutti».

Manfredi: «Impegno contro femminicidi e morti bianche»

Nel suo primo intervento da presidente, Manfredi ha sottolineato il ruolo dell’assemblea regionale affermando: «Ci sono contrasti nell’aula della Regione ma abbiamo sempre un’unione su temi importanti. A partire da Anna Tagliaferri, che dal suo compagno è stata uccisa, e da Giacomo Bortone cittadino di Cercola che 18 giorni fa è l’ultima morte bianca in Campania schiacciato dal carrello elevatore. Sul femminicidio e sulla morte sul lavoro questa aula si è saputa unire approvando all’unanimità o a grandissima maggioranza norme che ci consentono di avere in Regione leggi di grande avanzamento su questi temi. Questi sono punti in cui nostro ruolo di legislatori ci fa sentire utili nei confronti dei cittadini che ci hanno votato».

Campania, Massimiliano Manfredi nuovo presidente del Consiglio regionale
Massimiliano Manfredi (Ansa).

Manfredi ha poi aggiunto: «Questo voto così ampio va al di là del risultato elettorale e impone alla mia figura un ruolo e una responsabilità molto ampia e credo che vada condivisa con il ruolo di questa aula in questi 5 anni», concludendo: «oggi inizia un nuovo percorso dopo 10 anni di De Luca. Fico è il primo dei nostri consiglieri, a lui in bocca al lupo perché questa aula possa essere sempre il luogo dell’incontro, dello scontro ma politico ma soprattutto rendere orgogliosi i cittadini che hanno voluto che fossimo qui».

Lo strappo di Veneziani e gli scricchiolii a destra di Meloni: le pillole del giorno

Le dichiarazioni anti-meloniane di Marcello Veneziani hanno fatto danni, a destra. Quella voglia di “staccarsi dal gruppo”, come al Giro d’Italia, covava da tempo: su La Verità il 5 novembre Veneziani parlava di «Melonarchia, ovvero la presenza della Meloni al governo», che non è certo un complimento. Fino alla più recente accusa di «non aver cambiato niente nella nostra vita di italiani», che forse è quello che spera ogni reazionario. Veneziani è stato consigliere d’amministrazione della Rai (e in quel caso come si è adoperato lui per cambiare le cose?, bisbiglia velenoso qualcuno), e pure di Cinecittà Holding: in quest’ultima realtà statale venne nominato da Giuliano Urbani, liberalissimo ex ministro della Cultura, di Forza Italia, e mandato via da un altro inquilino di via del Collegio Romano, il filosofo cattolico Rocco Buttiglione. Ed era il 2005. Se Elly Schlein «non l’hanno vista arrivare» al Nazareno, per usare una formula lessicale in voga tra i maggiorenti di una volta (?) del Partito democratico, Veneziani ha voluto far vedere che usciva dal recinto della destra. Anche se, e va detto al ministro Alessandro Giuli, Veneziani aveva lanciato un avvertimento dal quotidiano romano Il Tempo in un’intervista del 31 ottobre, nelle paginate spese in tante giornate dall’ex direttore Tommaso Cerno per ricordare Pier Paolo Pasolini: intervistato da Pietro De Leo, disse non troppo cripticamente che lo scrittore e regista forniva alcuni strumenti per capire la politica di oggi, evidenziando che «ci fa capire i presupposti da cui deriva l’odierno declino della politica, delle idee e delle appartenenze», con «il vuoto e la miseria dei nostri anni, e la perdita di umanità». Un messaggio nella bottiglia che voleva annunciare un malessere, ma che evidentemente non era arrivato a destinazione, tanto da avere bisogno di una robusta e ampia contumelia, scritta in prima persona, prendendo di petto il governo. Come andrà a finire? Qui tocca sentire Matteo Renzi: il leader di Italia viva è arrivato a dire che Giorgia Meloni «è messa molto peggio del previsto, gli scricchiolii si sentono a destra». Ma potrebbe essere anche il rumore di qualche tarlo, solerte divoratore del legno, presente a Palazzo Chigi. Comunque, anche la bile nera fa rumore…

Lo strappo di Veneziani e gli scricchiolii a destra di Meloni: le pillole del giorno
Lo strappo di Veneziani e gli scricchiolii a destra di Meloni: le pillole del giorno
Lo strappo di Veneziani e gli scricchiolii a destra di Meloni: le pillole del giorno
Lo strappo di Veneziani e gli scricchiolii a destra di Meloni: le pillole del giorno

Cosa non dirà Mattarella nel suo discorso di fine anno?

Mentre la manovra fa litigare maggioranza e opposizione, con il solito triste spettacolo della finanziaria di fine anno che permette però ai funzionari parlamentari e a chi lavora nei palazzi del potere di fare il pieno di straordinari grazie alle sedute notturne, i politici nei ritagli di tempo, tra una votazione e l’altra, si chiedono «cosa dirà il presidente della Repubblica nel messaggio del 31 dicembre?». Un domandone al quale nessuno riesce a dare una risposta: certo, i timori sono tanti, con Lega, Movimento 5 stelle e Alleanza verdi e sinistra che sperano di non sentire arrivare dal Quirinale «parole bellicose» in tema di riarmo e difesa europea. Quelli di Fratelli d’Italia invocano il silenzio sulla giustizia e sul referendum, «anche perché Sergio Mattarella è presidente del Consiglio superiore della magistratura». Ognuno cerca di pronosticare «cosa non ci sarà nel discorso», ma è certo che l’appuntamento a reti unificate sarà seguitissimo, più degli anni precedenti.

Lo strappo di Veneziani e gli scricchiolii a destra di Meloni: le pillole del giorno
Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

I castelli di carta di Marattin

«Poi uno dice la deforestazione dell’Amazzonia». Luigi Marattin ha pubblicato sui social una foto con i carrelli pieni di carte, alla Camera dei deputati: erano gli stampati «per la lettura parlamentare della legge di bilancio». Roba da cancelleria di tribunale, con i faldoni spostati in occasione della celebrazione dei processi. Masse di documenti che mai verranno letti da tanti eletti, ma solo da chi ha interesse a un particolare emendamento: tutti gli altri si attengono alle direttive del partito e votano secondo l’indicazione del capogruppo, lasciando intonse le carte. Marattin, che ora fa parte del Partito liberaldemocratico dopo lunghe stagioni renziane, verga un commento di fuoco sulla scena immortalata: «Tutto, assieme al lavoro di centinaia di funzionari e impiegati, assolutamente per l’anima dell’organo riproduttivo maschile». Cosa avrà voluto dire?

Manovra, rush finale alla Camera

A seguito del via libera al Senato, la legge di bilancio è approdata alla Camera dei deputati. Dopo la discussione generale di oggi, domenica 28 dicembre, il governo porrà la questione di fiducia. Lunedì 29 dicembre nel primo pomeriggio ripartiranno i lavori dell’aula di Montecitorio con le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia: la chiama è prevista per la serata, a partire dalle 19. Al termine verrà avviato l’esame degli ordini del giorno con una preannunciata seduta notturna. Martedì 30 dicembre i lavori riprenderanno dalle 9:30, con le dichiarazioni di voto previste per le 11 e votazione finale entro le 13.

Corte dei Conti, Schlein: «Il governo si ritiene al di sopra della legge»

La segretaria del Pd Elly Schlein ha affermato che «la riforma della Corte dei Conti è un’altra prova del disegno di un governo che si ritiene al di sopra della legge» e che «il silenzio assenso e il tetto massimo di sanzione per un funzionario che viola la legge, insieme all’abolizione dell’abuso d’ufficio, crea una sacca d’impunità pericolosa».

Schlein: «Questo governo vuole le mani libere»

«Questo governo vuole le mani libere per fare tutto ciò che ritiene coi soldi degli italiani, rifiuta ogni forma di controllo, rifiuta ogni risposta che non sia ‘sì signora’», si legge in una nota. Schlein prosegue poi: «Per loro chi prende un voto in più alle elezioni non deve essere sottoposto al controllo di legalità. La separazione dei poteri è un principio fondamentale della democrazia, che vuole che ad ogni potere, specialmente di governo, corrisponda un limite adeguato a garanzia di tutti. È questo principio ad essere messo sotto attacco dalle riforme del governo Meloni».

Il governo ha raggiunto l’accordo sul decreto armi per l’Ucraina

Il 29 dicembre è atteso in Consiglio dei ministri il decreto per la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina anche nel 2026. Una questione, quella del sostegno a Kyiv, che ha portato a forti tensioni all’interno della maggioranza. Ma, dopo settimane di trattative (e contatti continui tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini), la quadra finalmente sembra essere arrivata: il testo che approderà lunedì in Cdm – all’indomani del vertice in Florida tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky – prevede la fornitura di aiuti militari in munizioni, artiglieria e ogni altro possibile dispositivo armato utile alla resistenza ucraina, come nei testi precedenti. Ma (ecco la differenza rispetto al passato) parlerà anche di «autorizzazione prioritaria a equipaggiamenti sanitari e logistici» e di rafforzamento e ricostruzione della rete elettrica, ad esempio con l’invio di gruppi elettrogeni e generatori. Si tratta di misure, volte a “controbilanciare” l’invio di armi, che erano già tecnicamente possibile con i precedenti decreti. Ma la riformulazione viene incontro alla Lega, che chiedeva di inviare all’Ucraina aiuti principalmente civili.

Corte dei Conti, approvato dal Senato il ddl: che cosa cambia

Con il voto finale dell’Aula di Palazzo Madama, il disegno di legge sulla Corte dei Conti è stato approvato in modo definitivo, senza modifiche rispetto al testo già licenziato dalla Camera. I voti favorevoli sono stati 93, contrari 51 e cinque le astensioni. Il provvedimento, presentato a Montecitorio con prima firma di Tommaso Foti, diventerà legge dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tra le principali novità figura l’introduzione di un limite alla responsabilità erariale e una delega al governo per emanare uno o più decreti legislativi destinati alla riorganizzazione e al riordino delle funzioni della Corte dei Conti.

Sanzioni economiche per chi provoca ritardi nei procedimenti legati al Pnrr e Pnc

Sul piano della responsabilità, la legge stabilisce un tetto ai danni risarcibili: la Corte, «salvi i casi di danno cagionato con dolo o di illecito arricchimento, esercita il potere di riduzione ponendo a carico del responsabile, in quanto conseguenza immediata e diretta della sua condotta, il danno o il valore perduto per un importo non superiore al 30 per cento del pregiudizio accertato», con un limite massimo che non può superare il doppio della retribuzione lorda. In Aula la maggioranza ha richiamato «il principio secondo cui la buona fede degli amministratori politici si presume fino a prova contraria». Le nuove regole si applicano anche ai procedimenti ancora in corso alla data di entrata in vigore della legge e non definiti con sentenza definitiva. Sono inoltre previste sanzioni economiche per chi provoca ritardi superiori al 10 per cento nei tempi di conclusione dei procedimenti legati a Pnrr e Pnc.

LEGGI ANCHE: Meloni occhio, c’è la Corte dei Conti contro il governo

Mantovano: «Nessuna vendetta per il Ponte sullo Stretto»

Sulle critiche delle opposizioni è intervenuto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, affermando: «Non c’è unanimità di dissensi tra i giudici contabili, più di uno di loro ha manifestato favore nei confronti della riforma, soprattutto nella parte di approfondimento che ha avuto alla Camera, vi è stata una costante interlocuzione con rappresentanti della corte dei conti che ha permesso di modificare più di una delle norme dell’impostazione originaria. Non c’è nessuna vendetta perché l’iter di questa riforma parte all’incirca due anni fa. In Senato è approdata nel marzo di quest’anno, vi è stata una serie di audizioni, legarla al provvedimento della magistratura contabile sul Ponte dello stretto che è intervenuto poco più di un mese fa mi sembra, per usare un eufemismo, una forzatura».

Ucraina, Salvini: «Trump per la pace, no ai guastatori occidentali»

Nonostante il massiccio attacco russo in Ucraina nella notte, Matteo Salvini ha manifestato ottimismo sulla situazione del conflitto in vista dell’incontro previsto a Mar-a-Lago tra Zelensky e Trump. Intervenendo a Radio Libertà il leader leghista ha detto: «Mi aspetto un altro passo avanti. Ringrazio come tutti dovrebbero ringraziare il presidente Trump per lo sforzo che sta facendo. E poi è chiaro che la partita finale sarà a tre: Trump-Zelensky e Putin. Spero non ci siano guastatori occidentali a cui conviene la continuazione della guerra con la produzione e la vendita delle armi magari per riconvertire settori industriali messi in ginocchio da Bruxelles. Ci sono migliaia di morti ogni giorno», ha affermaato il ministro dei Trasporti, «un massacro insensato per una guerra che ormai è chiaro a entrambi i fronti che nessuno vincerà sul campo», ha aggiunto, precisando che «la soluzione territoriale dovranno trovarla Zelensky e Putin con l’accompagnamento dell’amministrazione americana, non Macron, Kallas, Stamer o Salvini». Il vicepremier ha inoltre osservato: «Mi sembra che le parole di Zelensky nelle ultime settimane rappresentino la voglia di mettere fine a questo massacro».

Salvini sull’arresto di Hannoun: «Accusava me, ma è lui un finanziatore dei genocidi»

Nel corso della stessa trasmissione radiofonica, Salvini ha commentato anche l’arresto di nove persone accusate di aver finanziato Hamas, tra cui Mohammad Hannoun, presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia: «Spero che vengano presi tutti. Che vengano espulsi quelli che sono in Italia illegalmente e spero che il processo di pace prosegua nonostante i pro-pal», ha dichiarato. Appresa la notizia in diretta, ha aggiunto: «Quindi il presidente dei giovani palestinesi, che è stato intervistato centinaia di volte e che mi dava dell’assassino e del genocida, come a tutto il governo, era lui un finanziatore dei genocidi». Salvini ha poi ribadito il ruolo degli Stati Uniti nel quadro internazionale: «Se oggi a Gaza e a Tel aviv non volano missili e scorre meno sangue non è grazie alla Flottilla, all’Albanese, a Greta Thumberg, alla Schlein ma è grazie a Donald Trump e alla buona volontà dimostrata da palestinesi e israeliani nonostante i fenomeni che in Italia e in Europa hanno fatto casino dalla parte sbagliata», ricordando infine che «l’Italia è fra i Paesi non musulmani quello che ha maggiormente aiutato la popolazione palestinese».

Natale, gli auguri social dei politici: dal maglione di Meloni alle foto di famiglia

Come di consueto, gli auguri di Natale di politici e istituzioni sono arrivati via social. Dal video del Quirinale ai post dei leader di partito, eccone una carrellata.

Gli auguri di Natale della politica

Il video del Quirinale

Sugli account del Colle è comparso un filmato con diverse immagini. La prima ritrae una bambina nei corridoi del Quirinale che saluta un corazziere, il quale le risponde con un tenero sorriso. Poi c’è la stella che illumina il piazzale d’onore, le statuine del Presepe e il maestoso albero alla Vetrata, con tanto di pallina personalizzata con le insegne della presidenza della Repubblica.

Il maglione di Meloni

La premier Giorgia Meloni ha optato per una foto davanti all’albero con uno spiritoso maglione rosso che reca la scritta «anche a te e famiglia».

Salvini e il suo primo Natale da assolto dopo cinque anni

Più loquace il suo vice Matteo Salvini, che non ha mancato di ricordare come questo sia il suo primo Natale da assolto dopo cinque anni di processo Open Arms. Proprio nei giorni scorsi, infatti, la Cassazione ha confermato definitivamente la sua assoluzione. «Tanti, tanti e tanti auguri di serenità, di salute, di successo, di pace per il mondo che ci circonda. Io sono felice perché dopo cinque anni di processi, di viaggi e testimonianze, è il primo Natale che posso festeggiare in famiglia, non più da indagato o da imputato, ma da italiano assolto, libero, perché ho difeso la sicurezza, i confini e la dignità del mio Paese», ha detto in un video.

La foto di Tajani

«Che questo Natale sia un’occasione per riscoprire la sacralità della vita, il rispetto dell’altro, la libertà che costruisce dialogo e la pace che rinnova», ha invece scritto il vicepremier Antonio Tajani postando un’immagine della Natività.

Santanchè in mezzo alla neve

Gli auguri di Daniela Santanché, ministra del Turismo, sono arrivati dalla montagna. Paesaggio innevato, fiocchi che cadono, un cagnolino e un outfit coordinato color nocciola per augurare «buon Natale a tutti, ma soprattutto ai lavoratori del settore del turismo, a tutti coloro che per rendere più grande la nostra nazione in questi giorni di festa lavoreranno». Poi la chiosa: «Gli auguri li faccio a chi mi vuole bene e a chi mi vuole male. Cerchiamo di essere tutti un po’ più buoni, forse sarà difficile ma ci dobbiamo provare».

Conte e la foto con la compagna Olivia

Foto di famiglia invece per il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, che ha condiviso un’immagine che lo ritrae accanto alla compagna Olivia Palladino e a un cane nero con l’albero di Natale sullo sfondo.

Natale con i tuoi (guai): cosa chiedono Meloni, Schlein, Conte & co. sotto l’albero

Natale si avvicina. Anche per i nostri politici. Ma quali sono i regali che i leader vorrebbero trovare sotto l’albero?

Giorgia Meloni non vuole più colleghi di partito e ministri porta guai

Quasi condotta in porto la “manovrina” economica da appena 18,5 miliardi (incassato l’ok del Senato, è atteso solo il via libera “blindato” della Camera, che dovrà approvarla senza modifiche), che cosa può chiedere la premier Giorgia Meloni a Babbo Natale, visto che un notebook da quasi 10 mila euro lo riceverà dai parlamentari di Fratelli d’Italia, che hanno fatto una colletta da 50 euro a testa? Il primo desiderio forse sarà quello di avere una classe dirigente più all’altezza della situazione, perché la sensazione è che lei agisca in una magnifica solitudine. I suoi colleghi di partito (vedi, ultima in ordine di tempo, Elisabetta Gardini, autrice di una contestata proposta per riformare i condomini e la legge sui morosi) e i suoi ministri (come Matteo Salvini) sembrano portare solo guai che si potrebbero tranquillamente evitare. Il primo scoglio sarà ancora sulle armi a Kyiv, naturalmente. Per Meloni, poi, sarà fondamentale il referendum sulla giustizia, anche se lei, a differenza di Matteo Renzi, sta cercando di politicizzarlo il meno possibile. Infine, forse chiederà pure che la provvidenza conservi in salute Elly Schlein e Giuseppe Conte che, con il loro rapporto altalenante e schizofrenico, per la premier rappresentano una sorta di assicurazione sulla vita.

Natale con i tuoi (guai): cosa chiedono Meloni, Schlein, Conte & co. sotto l’albero
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio (Imagoeconomica).

Matteo Salvini chiede il Ponte e una sistemazione tranquilla per Zaia

È Matteo Salvini la vera spina nel fianco di Meloni, come si è capito anche nell’evoluzione della manovra economica, che ha visto il Capitano contrapporsi addirittura al “suo” ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Sotto l’albero, però, Salvini si aspetta di trovare soprattutto un ruolo per Luca Zaia, tale da non mettere in discussione la sua leadership alla guida del Carroccio. Per adesso l’ex governatore si accontenterà di fare il presidente del Consiglio regionale veneto, ma si sa che la sua ambizione è quella di guidare una sorta di Csu padana, sul modello tedesco, cui Salvini si opporrebbe strenuamente poiché ne dimezzerebbe il potere sul Nord. Il regalo più grande, però, per lui sarebbe la partenza del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, vedendo così superate tutte le criticità, a partire dai rilievi della Corte dei conti. Su questo come ministro delle Infrastrutture si gioca tutto. Con uno sguardo al futuro: tornare al Viminale in caso di conferma del centrodestra alle Politiche. Non ne ha mai fatto mistero, ora più che mai.

Natale con i tuoi (guai): cosa chiedono Meloni, Schlein, Conte & co. sotto l’albero
Luca Zaia e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Antonio Tajani punta a fermare la scalata di Roberto Occhiuto dentro Forza Italia

Poteva essere un Natale tranquillo, quello del ministro degli Esteri Antonio Tajani. E invece no, è arrivato Roberto Occhiuto a rompergli le uova nel paniere: il governatore calabrese si è addirittura messo in testa di scalare Forza Italia e sfidarlo al prossimo congresso. Roba da matti. Il problema, per Tajani, è che Occhiuto è assai ben visto della “famiglia”. Piace a Marina e Pier Silvio Berlusconi perché la pensa come loro sulla necessità di rinnovare il partito, cacciare le vecchie facce e aprire alle nuove, rielaborando la versione aggiornata della rivoluzione liberale. Finora, di fronte alle lamentele di Marina e Pier Silvio, Tajani ha fatto orecchie da mercante. E così loro sembrano aver deciso di puntare su un altro cavallo. E Antonio, c’è da giurarci, non ci dorme la notte.

Natale con i tuoi (guai): cosa chiedono Meloni, Schlein, Conte & co. sotto l’albero
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Marina & Pier Silvio spingono per facce nuove e un partito più moderno

Marina non ci pensa proprio a scendere in politica, ma molti invece ci sperano. Pier Silvio invece ci si butterebbe, tanto più che avrebbe praticamente gli stessi anni del padre Silvio versione 1994 (57 anni), ma lo sconsigliano e lui temporeggia. I due figli più grandi del Cav non la pensano politicamente allo stesso modo su tutto, ma su molte cose sì. Per esempio sono convinti che il potenziale bacino elettorale di Forza Italia sia del 20 per cento, ma che con l’attuale segretario Tajani e i suoi fidati colonnelli non ci si arriverà mai. Per loro nel partito molti dovrebbero essere pensionati per fare spazio ai giovani, in primis Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, grazie e arrivederci. Inoltre soprattutto Marina vorrebbe una Forza Italia più liberale, riformista e aperta sui diritti civili, dallo ius scholae ai diritti della comunità Lgbtq+. Insomma, sotto l’albero di Natale Marina e Pier Silvio vorrebbero trovare una Forza Italia rinnovata, frizzante, moderna e spostata un filo… più a sinistra. «Un Psi craxiano rivisitato e corretto in versione 2.0», sussurrano da Arcore. Per questo lasciano trapelare il loro appoggio a Occhiuto, partito lancia in resta alla conquista del partito. Se andrà bene sarà anche merito loro (che detengono sempre 100 milioni di fideiussioni a credito di Forza Italia), se andrà male sarà colpa di Occhiuto.

Natale con i tuoi (guai): cosa chiedono Meloni, Schlein, Conte & co. sotto l’albero
Marina e Pier Silvio Berlusconi.

Elly Schlein spera di trovare sotto l’albero un Conte rabbonito e controllabile

Non ci sono dubbi su ciò che Elly Schlein possa voler trovare sotto l’albero: un Giuseppe Conte rabbonito e controllabile. Dall’incidente sulla presenza ad Atreju i due nemmeno si parlano e la segretaria dem sa bene che il problema è sempre lo stesso: la sfrenata ambizione di Conte di tornare a Palazzo Chigi. Ma Schlein, sempre “testardamente unitaria”, non molla. Secondo lei a Chigi dovrebbe andarci il leader del primo partito della coalizione, cioè del Partito democratico, dunque se stessa. La soluzione più logica. Oppure si decida con le Primarie, anche se in questo caso Elly qualcosa rischia, dato che Conte piace pure a qualche frangia dem. Ma ci sarebbe anche la concorrenza interna di Silvia Salis, che per i sondaggi risulta terza, a un’incollatura dai primi due. Il 2026, comunque, sarà decisivo per confermare la sua leadership. Vincere il referendum sulla giustizia sarebbe già un bel passo in avanti, ma non basterà. Dovrà sempre guardarsi dai tranelli e dalle trappole che le vengono gettate tra i piedi dall’Avvocato del popolo. Che lei, forse, dovrebbe cominciare a “filarsi” di meno. Sul fronte interno, invece, la nascita del correntone di Montepulciano, se da una parte la commissaria, dall’altra la rafforza. Almeno fino a quando Dario Franceschini, Andrea Orlando & co. continueranno a stare dalla sua parte.

Natale con i tuoi (guai): cosa chiedono Meloni, Schlein, Conte & co. sotto l’albero
Elly Schlein (Ansa).

Ma “Giuseppi” ha in mente solo una cosa: tornare a Palazzo Chigi

Cosa vorrebbe trovare Giuseppe Conte sotto l’albero di Natale? Ma naturalmente un bel pacchetto con dentro l’assicurazione di essere lui, alle Politiche, il candidato del campo largo a Palazzo Chigi. Del resto, volete mettere: ha l’aplomb e l’esperienza, visto che al timone del Paese c’è già stato, oltretutto in tempo di emergenza Covid. L’Avvocato del popolo punta a quello e altro in testa non ha, anche perché non ha mai digerito la sua cacciata da Chigi a opera di Mario Draghi (e Matteo Renzi). Certo, poi c’è la non secondaria questione di mettere in campo una coalizione credibile soprattutto sulla politica estera e sugli armamenti, dove Pd e Movimento 5 stelle sono agli antipodi. Una grossa mano in tal senso potrebbe arrivare da un percorso verso la pace tra Russia e Ucraina, che toglierebbe dal tavolo almeno un elemento divisivo. Ma il tema del riarmo europeo in chiave orfani della Nato e anti-Putin continuerà a dividere i due partiti. Per il resto, “Giuseppi” ha azzerato qualsiasi tipo di dissenso interno: nessuno nel movimento gli fa ombra. Molto più lui di Schlein, però, si giocherà molto sul referendum, perché la battaglia contro la separazione delle carriere è da sempre un caposaldo del M5s e dei suoi parlamentari ex magistrati, come Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho.

Natale con i tuoi (guai): cosa chiedono Meloni, Schlein, Conte & co. sotto l’albero
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Matteo Renzi tra maggioranze allargate e rebranding di Italia viva

L’ex premier Matteo Renzi ha solo una cosa da chiedere a Babbo Natale: qualche voto in più per Italia viva che, nonostante la sua debordante presenza sui media, non riesce a schiodarsi dal 2,5 per cento. Da quando il governo Meloni gli ha stoppato per legge il suo secondo lavoro di conferenziere pagato a peso d’oro nel mondo arabo, l’ex rottamatore si è ributtato anima e corpo sulla politica nostrana iniziando una strenua battaglia contro la premier. A volte sembra lui il capo dell’opposizione, aiutato anche da buona stampa, visto il numero di interviste in tivù e sui giornali. Spesso è ago della bilancia nelle elezioni locali, dove il suo apporto è stato decisivo nelle vittorie del campo largo in Toscana e al Comune di Genova. E ora i renziani sono anche pronti ad allargare la maggioranza che sostiene il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Per molti Renzi è l’unico nel centrosinistra a saper fare davvero politica e resta un fuoriclasse. Con tutti i limiti che il suo ego ipertrofico gli pone. Per prendere più voti si è affidato al marketing, ribattezzando Iv “Casa Riformista“. Schlein lo considera un valido alleato e pure Conte ormai se lo fa andar bene. Comunque vada, Renzi ha già fatto bingo.

Natale con i tuoi (guai): cosa chiedono Meloni, Schlein, Conte & co. sotto l’albero
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Carlo Calenda deve decidere cosa fare da grande

Il regalo non richiesto per Carlo Calenda è un centro di gravità permanente che gli faccia finalmente decidere da che parte stare. Dopo la fine del Terzo Polo, infatti, Carletto, forte del suo 3 per cento, è basculante: un po’ di qua e un po’ di là. Anche se lui giura che non appoggerà mai questa maggioranza di governo, in realtà su diversi provvedimenti Azione s’è schierata col governo. E flirta con Forza Italia un po’ ovunque, specie a Milano, dove per Palazzo Marino potrebbe schierarsi col centrodestra. Di sicuro buca il video e parla chiaro. Per contro è un po’ troppo volubile e irascibile. Anche lui, come Renzi, gode di buona stampa: sta sempre dappertutto. Resta solo una domanda: che vuol fare Calenda da grande?

Natale con i tuoi (guai): cosa chiedono Meloni, Schlein, Conte & co. sotto l’albero
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Bonelli & Fratoianni: alla “coppia di fatto” della sinistra sta andando tutto benone

Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sono la “coppia di fatto” della politica italiana e i sondaggi finora danno loro ragione, perché Alleanza verdi e sinistra (Avs) viene sempre data intorno al 6 per cento. Come gemelli diversi, la pensano alla stessa maniera su molto ma non su tutto. E soprattutto tra i due sono toni e atteggiamenti a essere differenti. Il duro e puro Fratoianni, per esempio, ad Atreju non ci è voluto andare, Bonelli invece sì perché «bisogna dialogare con tutti, anche con i nemici». Pure loro, egoisticamente, si avvantaggiano delle divisioni tra Conte e Schlein. Dimenticati gli scivoloni “Soumahoro” e “Tesla”, a Babbo Natale possono chiedere solo di continuare così, con opposizione verace e sondaggi in crescita. Cosa desiderare di più?

Natale con i tuoi (guai): cosa chiedono Meloni, Schlein, Conte & co. sotto l’albero
Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Imagoeconomica).

Il sindaco di Cervia si è dimesso dopo le accuse di maltrattamenti alla moglie

Mattia Missiroli, sindaco di Cervia (Ravenna), ha annunciato le proprie dimissioni dopo le accuse di maltrattamenti nei confronti della moglie, da cui si sta separando. L’ormai ex primo cittadino ha comunicato la decisione con una lunga lettera che ha anticipato la seduta del 23 dicembre del Consiglio comunale.

La lettera di Missiroli

Missiroli, che ha ceduto alle molte pressioni arrivate da parte delle opposizioni e dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, nella lettera ha ribadito «la totale estraneità a qualsiasi episodio di maltrattamenti», motivando il passo indietro con l’impossibilità di affrontare «una situazione così complessa con la necessaria lucidità» e di garantire «la serenità che l’istituzione comunale merita». Nella lettera, Missiroli ha inoltre denunciato «giudizi pubblici formulati prima degli accertamenti giudiziari», ribadendo di non aver ricevuto comunicazioni formali, né di aver potuto visionare atti dell’indagine sui fatti, che si sarebbero verificati a partire dal 2009.

Mattarella ha telefonato alla madre di Alberto Trentini

Sergio Mattarella nei giorni scorsi ha telefonato alla madre di Alberto Trentini, il cooperante veneto detenuto da oltre un anno in Venezuela. Lo scrive l’Ansa, citando fonti vicine alla famiglia dell’operatore umanitario. Il presidente della Repubblica ha manifestato vicinanza ad Armanda Colusso e solidarietà a nome di tutto il Paese: a metà novembre la donna aveva puntato il dito contro il Governo Meloni.

Mattarella ha telefonato alla madre di Alberto Trentini
Armanda Colusso (Ansa).

Manovra, Beppe Sala: «Milano non è nel cuore del governo»

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, intervenendo al brindisi di Natale con la stampa, si è espresso sulla manovra, a poche ore dalla sua approvazione in Senato: «Ancora una volta devo dire che Milano non è esattamente nel cuore del governo». Secondo il primo cittadino, le scelte adottate penalizzano il capoluogo lombardo, in particolare con il taglio di 15 milioni di euro destinati alla linea M4. Un intervento che, a suo avviso, conferma come «il trasporto pubblico è sempre il grande penalizzato in ogni manovra, ed è un servizio che i cittadini sentono come il più necessario».

Manovra, Beppe Sala: «Milano non è nel cuore del governo»
Il sindaco di Milano Beppe Sala (Imagoeconomica).

Sala ha poi richiamato l’attenzione sulla questione delle risorse per la polizia locale, collegata al decreto anticipi che ha previsto un fondo per coprire gli straordinari dei vigili durante le Olimpiadi. Un fondo che, però, «non è attingibile da Milano», ha spiegato il sindaco, sottolineando le difficoltà operative che la città potrebbe affrontare in quel periodo. Da qui la richiesta avanzata dall’amministrazione comunale: «Noi chiediamo o fondi o di derogare perché in quel periodo ci sarà bisogno di fare tanti straordinari».

Sulla candidatura di Scavuzzo: «Logico che pensi di fare il sindaco»

Sulla possibile candidatura a sindaca della vicesindaca Anna Scavuzzo, Sala ha detto: «ne penso bene e penso anche che sia legittimo», aggiungendo che «è molto probabile che ci saranno» le primarie. Ha poi precisato che «Scavuzzo ha non solo il diritto, ma è logico che ci pensi anche perché ha fatto il vicesindaco per 11 anni» e che il suo «ci sono» equivale a dire «ci sono per le primarie», ribadendo però che «devono essere primarie di coalizione». Guardando al confronto tra schieramenti, ha osservato che «nel centrosinistra c’è qualcuno che si fa avanti e nel centrodestra no», pur auspicando «che ci sia un candidato forte nel centrodestra».

Grazia concessa dal presidente della Repubblica: cos’è, come funziona e casi recenti

Negli ultimi giorni il potere di grazia è tornato al centro dell’attenzione dopo la decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella di concederla a cinque persone. Un numero che, preso da solo, dice poco: dall’inizio del secondo mandato nel 2022 le grazie concesse sono state 36, a fronte di oltre 1.500 pratiche esaminate. Un dato che restituisce la misura di uno strumento usato con cautela e dopo un’istruttoria complessa.

Cos’è la grazia e chi la può chiedere

Grazia concessa dal presidente della Repubblica: cos’è, come funziona e casi recenti
Sergio Mattarella (Ansa).

La grazia è prevista dall’articolo 87 della Costituzione. È un atto di clemenza individuale che interviene solo dopo una condanna definitiva e può eliminare del tutto la pena, ridurla oppure trasformarla in un’altra prevista dalla legge. Non equivale a un’assoluzione: il reato resta e restano anche gli altri effetti penali della condanna, salvo diversa indicazione nel decreto per le pene accessorie. La richiesta è indirizzata al capo dello Stato ma passa dal ministro della Giustizia, e può presentarla il condannato o persone a lui legate, come familiari, conviventi o difensori. Se la persona è detenuta, la domanda può essere inoltrata anche tramite il magistrato di sorveglianza; in casi specifici può partire dall’amministrazione penitenziaria come riconoscimento per condotte particolarmente meritevol

Come funziona il procedimento

L’istruttoria prevede l’acquisizione di pareri qualificati: procuratore generale, magistrato di sorveglianza e amministrazione penitenziaria valutano la posizione giuridica, il comportamento tenuto, il contesto del reato e l’eventuale atteggiamento delle persone offese. Tutto confluisce al ministro della Giustizia, che trasmette il fascicolo al Quirinale con un parere motivato. La decisione finale spetta al presidente della Repubblica. Questo assetto è stato chiarito nel 2006 dalla Corte costituzionale, che ha stabilito che il capo dello Stato può concedere la grazia anche in presenza di un parere contrario del ministro, motivando la scelta.

Le cinque grazie concesse da Mattarella lunedì

Come detto all’inizio lunedì 22 dicembre Mattarella ha concesso la grazia a cinque persone. I decreti riguardano Zeneli Bardhyl, Franco Cioni, Alessandro Ciappei, Gabriele Spezzuti e Alla F. Hamad Abdelkarim. Tra i casi più noti c’è quello di Cioni, 77 anni, condannato per l’omicidio della moglie gravemente malata nel 2021 a Vignola: i giudici avevano riconosciuto il contesto di sofferenza e la lunga assistenza prestata alla donna, infliggendo una pena di sei anni e quattro mesi, di cui restavano da scontare oltre cinque anni. La grazia è invece parziale per Alla F. Hamad Abdelkarim, condannato nel 2017 per omicidio plurimo in seguito al naufragio in cui morirono 49 migranti asfissiati nella stiva. L’uomo, che all’epoca dei fatti aveva 20 anni, era stato ritenuto una delle persone alla guida dell’imbarcazione, venendo così indicato come “scafista”. È una definizione problematica perché viene spesso utilizzata in modo estensivo, facendo rientrare nella categoria anche persone che non appartengono ai gruppi criminali che organizzano questi viaggi. Nella motivazione Mattarella sottolinea il «proficuo percorso di recupero» compiuto durante la detenzione e il «contesto particolarmente complesso e drammatico» in cui il reato si è verificato.

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno

«Allarghiamo la coalizione», ha spifferato il turborenziano Luciano Nobili, già deputato di Italia viva e ora consigliere regionale del Lazio: sì, in Campidoglio, dopo l’approvazione del bilancio, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri si trova un nuovo alleato, Matteo Renzi, «che porta Iv nella maggioranza di sinistra cercando di farla diventare di centrosinistra», dicono nel Partito democratico romano. Alla faccia di chi pronosticava un futuro meloniano per Renzi. Il passo compiuto nella Capitale dicono che abbia fatto preoccupare Elly Schlein, che teme sempre la vitalità politica dell’ex presidente del Consiglio. E invece per Gualtieri si tratta di un’astuta operazione di marketing elettorale, con l’obiettivo di annacquare il rosso che contraddistingue l’attuale coalizione.

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Matteo Renzi e Luciano Nobili (foto Imagoeconomica).

Il gruppo di Iv è composto da Francesca Leoncini e Valerio Casini e ha votato favorevolmente la delibera del bilancio, l’ultimo del mandato di Gualtieri: «Il nostro è un voto di adesione a un progetto politico nel quale ci riconosciamo. Questo bilancio è un passo in avanti verso una visione di Roma europea e competitiva, nel medio e lungo periodo Roma deve diventare una Capitale pienamente all’altezza delle altre capitali europee, con la qualità della vita che migliori dal centro alle periferie».

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno

A benedire l’operazione è intervenuta Maria Elena Boschi, presentissima sulla scena romana e presidente dei deputati renziani: «Dall’inizio di questa consiliatura Italia viva ha scelto un’opposizione costruttiva e responsabile, fondata sul merito dei provvedimenti e sull’interesse dei cittadini romani. Il nostro sostegno nasce dal riconoscimento del lavoro portato avanti dal sindaco Roberto Gualtieri e dalla sua giunta, in particolare nell’ultimo anno, segnato da passaggi decisivi come l’organizzazione del Giubileo e la gestione delle risorse del Pnrr. Roma è una città complessa, ma è evidente che sta cambiando in meglio». Va anche detto che tutti i sondaggi prevedono una vittoria bis, e a mani basse, di Gualtieri nel caso di una sua ricandidatura in Campidoglio. Senza alcuna speranza per un potenziale competitor di centrodestra.

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno

Veneziani e Giordano, fuoco su Giuli

«Dopo Venezi ci mancava Veneziani». Le rogne per il ministro della Cultura Alessandro Giuli provengono da due cognomi quasi simili, con la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi nominata a La Fenice (attenti alla manifestazione prevista nel teatro a Capodanno dagli orchestrali) e Marcello Veneziani che verga editoriali contro l’ormai ex amico Alessandro, accusando la destra di non aver tolto dagli schermi Bruno Vespa e Roberto Benigni. Le accuse di Veneziani fanno male: «Nulla di significativo e di sostanziale è cambiato nella vita di ogni giorno, negli assetti del Paese, nella politica estera ma anche sul piano delle idee, della cultura e degli orientamenti pubblici e perfino televisivi, eccetto l’inchino al governo; tutto è rimasto come prima». Prima è arrivata la replica di Giuli, poi a ruota Mario Giordano sempre su La Verità ha difeso Veneziani, sparando ad alzo zero contro il ministro «adoratore del dio Pan e della dea Dia, già suonatore di flauti pagani, seguace dei fauni». Anche se chi lo conosce bene non si esime dal dire: «Lui, Veneziani, quando è stato nel consiglio d’amministrazione della Rai, vero e proprio luogo di potere, che cosa ha fatto?».

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno

Napoletano grandi eventi

Titoloni. Convegnoni. Nel giornale diretto da Roberto Napoletano, Il Messaggero, si pensa in grande. Appena è tornato al posto di comando di via del Tritone, richiamato dall’editore Francesco Gaetano Caltagirone, ha inaugurato una sala televisiva intervistando il sindaco di Roma Gualtieri. Ed è già pronta una lunga lista di iniziative da realizzare nel 2026. E così, pronti a cominciare: alla fine del mese di gennaio, il 29, ecco una giornata in Campidoglio, nella sala della Protomoteca, con il titolo “Roma città dei grandi eventi”. Il progetto porta la firma dell’assessorato di Roma Capitale che si occupa di grandi eventi, sport, turismo e moda, guidato da Alessandro Onorato, e vanta «il finanziamento del ministero del Turismo», dove al comando c’è Daniela Santanchè. Quindi è un convegno pubblico, nel senso che i soldi per realizzarlo provengono da un’istituzione. Però per partecipare alla giornata tocca chiamare la “segreteria organizzativa eventi” del quotidiano Il Messaggero, e non un ufficio capitolino. Ma è normale?

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Roberto Napoletano (Imagoeconomica).

Cambia l’inno d’Italia: come e perché

Durante le cerimonie militari ufficiali non si potrà più gridare il «sì» finale durante l’esecuzione cantata dell’inno d’Italia. La modifica era stata formalizzata con un decreto del presidente della Repubblica del 14 marzo 2025, adottato su proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma lo Stato Maggiore della Difesa lo ha recepito solo a dicembre di quest’anno. 

Perché Meloni ha voluto modificare l’inno d’Italia

Cambia l’inno d’Italia: come e perché
Giorgia Meloni (Ansa).

La scelta non ha motivazioni politiche particolari, ma risponde a un criterio filologico e alla volontà di attenersi il più possibile al testo originale. Il decreto richiama infatti il riconoscimento del testo di Goffredo Mameli e dello spartito di Michele Novaro come riferimento ufficiale dell’inno della Repubblica. Nel manoscritto autografo del 1847 conservato a Torino, Mameli non inserì il «sì», mentre l’avverbio compare nello spartito di Novaro come aggiunta successiva, motivata da lui stesso con l’intenzione di concludere con «un grido supremo, il quale è un giuramento e un grido di guerra». Sul sito del Quirinale è già adottata l’esecuzione del 1971 cantata da Mario Del Monaco, che si chiude senza il grido finale. Il decreto è stato firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e rende obbligatorio, almeno in ambito militare, l’allineamento al testo considerato originario.

Via libera del Senato alla Manovra

L’Aula del Senato ha approvato la quarta legge di bilancio del Governo Meloni, che vale 22 miliardi di euro come ha spiegato il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti, con 110 voti a favore, 66 contrari e 2 astenuti. Approvata anche la Nota di variazione. Poco prima il Senato ha votato la fiducia posta dal governo sul maxiemendamento alla Manovra: i voti favorevoli in questo caso sono stati 113, i contrari 70, gli astenuti 2. «Siamo intervenuti su questioni che sembravano quasi impossibili. La tassazione solo al 5 per cento degli aumenti contrattuali era qualcosa che veniva chiesto da sempre dai sindacati e l’abbiamo fatto per i lavoratori dipendenti con redditi più bassi. La tassazione all’1 per cento dei salari di produttività credo anche che sia sintomatica della direzione verso cui si deve andare. Quindi davvero un bilancio positivo che dimostra ancora una volta come tutto il governo sostiene questa linea che abbiamo impostato tre anni fa», ha dichiarato Giorgetti. La legge di bilancio passa ora alla Camera.

Stralciate cinque norme dal maxiemendamento dopo i dubbi del Quirinale

Prima del nuovo round nell’emiciclo di Palazzo Madama, la Commissione Bilancio del Senato – dopo i dubbi del Quirinale – ha stralciato dal maxiemendamento sulla Manovra cinque misure: la norma che consentiva agli imprenditori condannati per aver sottopagato i propri dipendenti ma che si erano comunque attenuti agli standard di alcuni contratti collettivi di non pagare gli arretrati; di due norme sulle porte girevoli nella pubblica amministrazione; di una sulla disciplina del collocamento fuori ruolo dei magistrati; di una sulla revisione della disciplina del personale della Covip.

Salerno, De Luca prepara il ritorno da sindaco

Vincenzo De Luca ha inaugurato un nuovo ufficio nei pressi di piazza Vittorio Veneto, a Salerno, uno spazio che, come riporta Il Fatto Quotidiano, rappresenta anche il punto di partenza per un possibile ritorno alla guida del Comune, puntando a un quinto mandato da sindaco. Salerno sarà chiamata alle urne nella primavera del 2026 e De Luca è destinato a succedere a Vincenzo Napoli, mentre il primo incarico da sindaco risale al 1993. Il mandato iniziato nel 2015 si concluse anticipatamente per l’incompatibilità con l’incarico di ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel governo Letta, prima di un decennio alla guida della Regione Campania, vinto con due elezioni consecutive. Napoli, invece, dovrebbe restare presidente della Provincia, ruolo per il quale sarebbe sufficiente l’elezione in consiglio comunale.

Manovra, saltano all’ultimo cinque norme

La manovra di bilancio è arrivata al traguardo dell’esame preliminare del Senato dopo una giornata di stop and go e con cinque norme cancellate dal maxiemendamento del governo. Il via libera definitivo di Palazzo Madama è atteso oggi, martedì 23 dicembre, prima del passaggio alla Camera per l’approvazione entro il 31 dicembre. In Aula, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non ha fatto mistero delle difficoltà incontrate, sopratutto all’interno della maggioranza, ma ha difeso l’impianto della manovra parlando di «prudenza, non austerità». Critiche le opposizioni, secondo cui la legge di bilancio 2026 non dà una spinta all’economia e non protegge le fasce economiche più fragili del Paese.

Le norme cancellate dalla manovra

Il dietrofront più rilevante riguarda lo “scudo” per gli imprenditori condannati per aver sottopagato i lavoratori. La norma, presentata da Fratelli d’Italia, avrebbe modificato l’attuale disciplina sul riconoscimento degli arretrati retributivi, prevedendo che non fosse più sufficiente un ricorso vinto davanti a un giudice per ottenere il pagamento delle differenze maturate prima dell’azione legale. Dopo le proteste delle opposizioni e dei sindacati, che hanno parlato di violazione dell’articolo 36 della Costituzione, la norma è stata fermata da Mattarella. Sono saltate anche le modifiche sulle cosiddette porte girevoli nella pubblica amministrazione: niente riduzione da tre a un anno dei tempi per passare dal pubblico al privato e stop alle deroghe al divieto di ricoprire ruoli nella pubblica amministrazione dopo incarichi in enti di diritto privato o finanziati dalla stessa amministrazione, nel caso di nomine commissariali, straordinarie o temporanee. Fuori dal maxiemendamento sono state inoltre stralciate le norme che intervenivano sull’anzianità dei magistrati collocati fuori ruolo e quelle che modificavano la disciplina del personale della Covip, l’Autorità di vigilanza sui fondi pensione. Resta invece irrisolto il nodo dello spoil system per le Authority, inviso al Quirinale che solleva dubbi sulla loro indipendenza.