Stati Uniti nel caos: il rischio di guerra civile e la “strategia” di Trump
Dopo la morte di Renee Good per mano dell’Immigration Customs and Enforcement (Ice), Minneapolis brucia per quella di Alex Pretti, freddato dalla Border Patrol durante una manifestazione contro i raid anti-migranti. Le agenzie federali preposte all’applicazione delle leggi sull’immigrazione, ampiamente foraggiate da Donald Trump, hanno superato il limite. La repressione voluta dal presidente, che nel primo anno del suo secondo mandato ha schierato scientificamente agenti federali in città a guida democratica (come a imporre una punizione collettiva), è ormai andata ben oltre gli immigrati clandestini. E gli sta costando consensi. Ma forse fa parte di una precisa strategia. Di sicuro, negli Stati Uniti è a rischio il concetto stesso di democrazia, mentre sullo sfondo continua ad aleggiare lo spettro della guerra civile.

Perché Trump ha messo nel mirino il Minnesota
Garrett Graff, giornalista e storico, ha scritto chiaro e tondo che «c’è una città degli Stati Uniti occupata dalla polizia segreta presidenziale fascista», paventando un allargamento di questo scenario a tutto il Paese, destinato a trasformarsi – se le cose non cambieranno – in autocrazia. Trump ha iniziato a lavorare al “progetto” schierando 3 mila agenti dell’ICE e della Customs and Border Protection in Minnesota, Stato per il quale pare nutrire un odio particolare. Qui ha infatti perso le elezioni presidenziali nel 2016, nel 2020 e nel 2024, nonostante la maggior parte degli Stati confinanti avesse votato a suo favore. Di recente, peraltro, ha affermato di avere vinto tutte e tre le volte: falso, l’ultimo repubblicano a esserci riuscito è stato Ronald Reagan nel 1972. Il Minnesota ospita inoltre la più grande comunità somala degli Usa, Stato dunque in cui vivono – citando sempre il tycoon – molte «persone con un basso quoziente intellettivo». Tra cui l’ex rifugiata Ilhan Omar, deputata progressista definita «spazzatura». Inoltre, verso la fine del primo mandato trumpiano, Minneapolis fu teatro dell’omicidio di George Floyd, che scatenò le proteste del movimento Black Lives Matter. Non bisogna poi dimenticare che il governatore è Tim Walz, candidato vicepresidente al fianco di Kamala Harris nel 2024. Trump ha inizialmente legato il massiccio dispiegamento di agenti federali a Minneapolis (in quella che ha ribattezzato “Operation Metro Surge“) alla grande frode sui rimborsi durante la pandemia con al centro il programma Feeding Our Future, avviato dall’Amministrazione Biden per finanziare pasti per bambini di famiglie indigenti. Le indagini hanno raggiunto il culmine tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026: delle 86 persone incriminate, 78 sono di origine somala.
In Minnesota è arrivato anche lo “zar dei confini”
Nel suo accanimento contro il Minnesota, Trump ha pure annunciato l’arrivo dello “zar dei confini” Tom Homan. «Severo ma giusto, riferirà a me», ha assicurato il presidente. Come ha spiegato la Casa Bianca, Homan «gestirà le operazioni dell’Ice sul terreno per continuare ad arrestare i peggiori criminali immigrati irregolari». Il suo arrivo non porterà però – come sembrava – alla rimozione di Greg Bovino dal suo incarico di comandante del Border Patrol come precisato dal Dipartimento per la Sicurezza interna, che però ha confermato riduzione degli agenti Ice nello Stato.
“I am sending Tom Homan to Minnesota tonight. He has not been involved in that area, but knows and likes many of the people there. Tom is tough but fair, and will report directly to me…” – President Donald J. Trump pic.twitter.com/VMTijN2Eh9
— The White House (@WhiteHouse) January 26, 2026
Sembra invece traballare il posto di Kristi Noem alla guida del Dipartimento di Sicurezza interna, a cui fanno capo le due agenzie sulla graticola: l’Ice, che istituita nel 2003 dall’amministrazione di George W. Bush si occupa di applicare le leggi sull’immigrazione e combattere i reati transnazionali, e la Border Patrol (o meglio la U.S. Customs and Border Protection), la maggiore tra le forze dell’ordine per la sicurezza delle frontiere. I due corpi hanno uniformi simili e, ormai è noto, condividono anche i metodi brutali. Per Noem sono arrivate da parte dem richieste di impeachment.

La versione dei fatti dell’Amministrazione Trump
A fronte di due morti oltre a studenti colpiti da lacrimogeni, automobilisti (anche disabili) trascinati fuori dagli abitacoli, nativi americani fermati e interrogati senza motivo, minacce a troupe televisive, bambini presi in custodia, rastrellamenti violenti e brutali ritenuti da molti esperti violazioni dei diritti umani, l’Amministrazione Trump continua a difendere l’operato degli agenti federali. E il presidente punta il dito contro il Partito democratico a suo dire colpevole di curarsi di più dei «criminali immigrati clandestini che dei cittadini rispettosi della legge e dei contribuenti», creando «circostanze pericolose per tutti i soggetti coinvolti».
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Il Minnesota può rappresentare un momento di svolta
«Quanti altri residenti, quanti altri americani devono morire o farsi male gravemente perché questa operazione finisca?», si è chiesto in conferenza stampa Jacob Frey, sindaco di Minneapolis e nuovo punto di riferimento dei dem. In realtà si sta diffondendo la sensazione che il Minnesota rappresenti un punto di svolta: davanti alle violenze, all’impunità degli agenti e alle fake news anche chi aveva votato The Donald potrebbe voltargli le spalle. Vero, Trump è ritornato alla Casa Bianca anche a causa dell’incapacità dell’ex presidente Joe Biden di proteggere il confine meridionale. Ma gli elettori non lo hanno votato per ritrovarsi con gruppi di agenti armati e mascherati in giro per le città o per subire perquisizioni che violano le tutele del Quarto Emendamento.

Anche i repubblicani e la NRA criticano Trump
Critiche alle modalità violente degli agenti per l’immigrazione stanno arrivando non solo dai dem, ma anche da alcuni repubblicani e dalla National Rifle Association. Il governatore repubblicano dell’Oklahoma, Kevin Stitt, ha detto che gli americani «stanno guardando altri americani essere uccisi in televisione». Il senatore Bill Cassidy ha invece espresso dubbi sulla credibilità di ICE e Dipartimento per la Sicurezza Nazionale. La NRA, lobby per il libero possesso delle armi molto vicina a Trump, ha chiesto «un’indagine completa», prendendo le distanze da chi sostiene che avvicinarsi alle forze dell’ordine mentre si porta legalmente un’arma giustifichi automaticamente l’uso della forza letale.
La “chiamata alle armi” dei big democratici
Per quanto riguarda i democratici, Barack e Michelle Obama hanno rilasciato una dichiarazione congiunta definendo l’uccisione di Pretti «una tragedia straziante» e «un campanello d’allarme per tutti gli americani, indipendentemente dal partito». Un altro big dell’Asinello, Bill Clinton, ha scritto su X: «Nel corso di una vita, affrontiamo solo pochi momenti in cui le decisioni che prendiamo plasmano la nostra. Questo è uno di quei momenti. Sta a tutti noi che crediamo nella promessa della democrazia americana alzarci in piedi, parlare e dimostrare che la nostra nazione ci appartiene». Sulla stessa linea Walz, che ha definito quanto accaduto «un punto di svolta per l’America» e ha rinnovato la richiesta a Trump di ritirare gli agenti federali da Minneapolis. La deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha su X ha messo in guarda: «Gli americani vengono uccisi per strada dal loro governo. La nostra Costituzione viene fatta a pezzi e i nostri diritti si stanno dissolvendo». Insomma, il preludio di una guerra civile.

La strategia di Trump per evitare l’impeachment
Ospite del programma State of the Union sulla Cnn, il senatore democratico Chris Murphy ha affermato che gli scontri tra cittadini del Minnesota e i funzionari federali non sono solo un effetto collaterale delle politiche di Trump: «Ice e Border Patrol agiscono per causare un conflitto, per creare caos. E non si limiteranno a Minneapolis». Preoccupato che un Congresso controllato dai Democratici possa indagare su di lui, metterlo sotto accusa e ostacolare la sua agenda (lo ha detto lui stesso a un evento repubblicano), Trump starebbe tentando di innalzare il livello dello scontro per creare le condizioni idonee a istituire la legge marziale ed evitare così le elezioni di midterm. Di certo, il tycoon sta già usando altri strumenti per cercare di influenzare le prossime elezioni di metà mandato: ha infatti chiesto agli Stati a maggioranza repubblicana (Ohio, Missouri, Carolina del Nord, Texas e Florida) di ridisegnare le mappe dei collegi per togliere seggi ai democratici. E sta spingendo mettere fine alla possibilità del voto per posta, strumento usato perlopiù dagli elettori di sinistra. Inoltre si sta facendo largo l’ipotesi del dispiegamento di agenti dell’Ice e della Guardia Nazionale per garantire la sicurezza nei seggi elettorali, mossa in realtà studiata per intimidire gli elettori nei collegi a maggioranza democratica. Ma, soprattutto, tramite la procuratrice Pam Bondi – responsabile della Giustizia americana – avrebbe vincolato il ritorno alla normalità in Minnesota al rilascio dei dati personali di milioni di elettori. Una mossa per “blindare” le elezioni di midterm, su cui però il governo statale ha fatto muro. Tutto questo nell’anno in cui gli States celebrano il 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza.
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