Checco Zalone, dove vedere in streaming i suoi film prima di Buen Camino

Checco Zalone è il re del cinema italiano. Con l’uscita di Buen Camino, capace di conquistare il box office del nostro Paese, il comico pugliese si è confermato il vero e proprio dominatore della settima arte, portando nelle sale più di 8 milioni di spettatori. Un primato incredibile, che gli ha consentito – secondo i dati Cinetel – di riscrivere i libri dei record nella storia dello spettacolo. Un successo che ha coinvolto anche lo streaming: nella prima settimana di gennaio, Quo Vado? e Cado dalle nubi sono entrati in Top 10 su Netflix rispettivamente al secondo e all’ottavo posto. Dal debutto fino a Tolo Tolo del 2020, ecco dove guardare per la prima volta oppure riscoprire i cinque film del comico pugliese.

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Checco Zalone, dove vedere in streaming tutti i film della carriera

Cado dalle nubi (2009)

Nel primo film della sua carriera, uscito nel 2009 per la regia di Gennaro Nunziante, Zalone interpreta un giovane cantante neomelodico con grossi problemi nello sbarcare il lunario: sognando il successo, nonostante la rottura con la sua storica fidanzata Angela, si trasferisce a Milano dal cugino Alfredo. E conosce la bella Marika. Capace di incassare 14 milioni di euro, Cado dalle nubi è disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e per gli abbonati Sky.

Che bella giornata (2011)

Due anni dopo Cado dalle nubi, Checco Zalone è tornato in sala con Che bella giornata. Qui il comico veste ancora una volta i panni di un ragazzo pugliese, che però da anni vive al Nord con i genitori Anna e Nicola e che si guadagna da vivere come buttafuori in una discoteca. Grazie allo zio carabiniere, ottiene dall’arcivescovo di Milano un posto come addetto alla sicurezza del Duomo di Milano, ma con la sua incompetenza finisce per creare più guai che ordine. Sul posto di lavoro conosce Farah, ragazza araba che si finge studentessa di storia dell’arte per compiere un attentato terroristico. È disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e per gli abbonati Sky.

Sole a catinelle (2013)

Quasi 52 milioni di euro al box office per Sole a catinelle, terzo film della carriera di Checco Zalone, uscito nel 2013. Il comico pugliese è qui un cameriere che, stanco della vita monotona, lascia il lavoro ma sfortunatamente, nello stesso giorno, la moglie Daniele viene licenziata dalla fabbrica in cui era impiegata. Divenuto venditore di aspirapolveri, ottiene un enorme successo convincendo i suoi numerosi parenti ad acquistarne uno, ma terminati i familiari finisce sul lastrico. Deciso nell’osservare la promessa fatta al figlio di portarlo in vacanza, parte con lui verso la Basilicata, dove conosce la francese Zoe e il figlio Lorenzo. In streaming è possibile recuperarlo su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e TimVision: è disponibile anche sull’on demand di Sky.

Quo vado? (2016)

Nel quarto film della carriera, Quo Vado?, Zalone è un ragazzo pugliese che ha realizzato il suo sogno sin da bambino: avere un posto fisso. Quando un giorno però il governo approva una riforma per il taglio degli impiegati pubblici, viene spinto al licenziamento con cospicua buona uscita. Pur di mantenere il lavoro, tuttavia, accetta di trasferirsi all’estero e di ricoprire i ruoli più improbabili e pericolosi. Al Polo Nord conosce Valeria, ricercatrice di cui si innamora e con cui inizia una nuova avventura prima di sentire il richiamo dell’Italia. È disponibile in streaming sulle piattaforme Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, Now Tv, Mediaset Infinity, TimVision e sull’on demand di Sky.

Tolo Tolo (2020)

In Tolo Tolo Zalone è invece un giovane imprenditore pugliese che sognava di fare successo con un ristorante di sushi in Puglia: oberato dai debiti, fugge in un resort africano, dove si confida con l’amico e collega Oumar. Quando una guerra civile spazza ogni cosa, finisce sulla rotta dei migranti verso l’Europa: determinato a non tornare in Italia, dove debiti e parenti attendono solo di condurlo alla giustizia, decide di sfruttare il viaggio per andare in Liechtenstein. Innamoratosi di Idjaba, anche lei in fuga con il figlio Doudou, finirà in un’avventura capace di insegnarli molto più di quanto potesse immaginare. Il film è disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e sulla piattaforma on demand di Sky.

Golden Globes 2026, la protesta contro Trump: gli attori indossano spille anti-Ice

A Hollywood, le spille sono diventate il nuovo strumento di protesta. Era accaduto con il conflitto a Gaza durante gli Oscar 2024 e gli Emmy 2025 e, ancor prima, con il Black Lives Matter e il movimento MeToo e si è ripetuto nuovamente ai Golden Globes 2026. Sul red carpet e durante la cerimonia al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, diverse celebrità hanno deciso di appuntarne una sul vestito per attaccare il presidente americano Donald Trump e l’Ice, l’agenzia federale che si occupa di applicare le leggi sull’immigrazione. Un omaggio a Renee Nicole Good, 37enne uccisa il 7 gennaio da un agente a Minneapolis.

Golden Globes 2026, la protesta contro Trump: gli attori indossano spille anti-Ice
Mark Ruffalo e Sunrise Coigney ai Golden Globes 2026 (Ansa).

Golden Globes 2026, origine e significato delle spille di protesta anti-Ice

Sia sul red carpet sia durante la cerimonia di premiazione, diverse celebrità hanno sfoggiato sul petto una spilla con due slogan in primo piano: «Ice Out» in chiara relazione all’Immigration and Customs Enforcement, e «Be Good» in omaggio alla giovane donna uccisa a colpi di pistola nella sua auto a Minneapolis. A ideare le spille è stata Nelini Stamp, attivista Working Families Power, associazione che si batte per la parità di diritti negli States, assieme a Jess Morales Rocketto, direttrice esecutiva di un gruppo di difesa dei latini chiamato Maremoto. «Abbiamo bisogno che ogni parte della società civile, la società, prenda la parola» ha dichiarato Stamp ad Associated Press. «Abbiamo bisogno dei nostri artisti, dei nostri intrattenitori. Abbiamo bisogno delle persone che riflettono la società».

«La campagna #BeGood mira a onorare Renée Nicole Good e Keith Porter (altra vittima degli agenti Ice, ndr.), ricordandoci anche cosa significhi essere buoni gli uni con gli altri di fronte a un simile orrore: essere buoni cittadini, vicini, amici, alleati e esseri umani», si legge in una nota congiunta di Maremoto, Move On e Working Families Power, tra gli organizzatori della protesta. La campagna non si fermerà ai Golden Globes, ma si protrarrà per l’intera stagione dei premi televisivi e cinematografici verosimilmente fino agli Oscar, attesi il 15 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles.

Le parole degli attori, Mark Ruffalo: «Gli agenti Ice come Stormtroopers»

«Abbiamo letteralmente degli Stormtroopers (unità d’assalto dell’esercito imperiale nella saga Star Wars, ndr.) che vanno in giro a spargere terrore», ha dichiarato Mark Ruffalo, noto per aver recitato nei panni di Hulk nel Marvel Cinematic Universe. «Anche se amo tutto ciò (i Golden Globes, ndr.) non so se posso far finta che questa follia non stia avvenendo». Parlando con Variety, invece, Wanda Sykes – che ha ritirato il premio per la stand-up comedy al posto di Ricky Gervais – ha precisato come l’intera comunità di Hollywood debba «essere là fuori per fermare questo governo allo sbando, perché quello che stanno facendo alle persone è semplicemente terribile». Sempre sul red carpet, Jean Smart (premiata ancora una volta per la serie Hacks) ha spiegato di aver aderito alla campagna #BeGood «non come attrice, ma come madre e cittadina». Tra le star che hanno indossato le spille anche Ariana Grande e Natasha Lyonne.

Golden Globes 2026, tutti i vincitori per film e serie tv

È andata in scena, nella notte italiana, la cerimonia degli 83esimi Golden Globes, premi per il cinema e la televisione assegnati dalla Hollywood Press Association, con la conduzione di Nikki Glaser. Come da pronostico e senza grandi sorprese, l’evento ha certificato il successo di Una battaglia dopo l’altra e Hamnet, che hanno trionfato rispettivamente come miglior commedia e miglior film drammatico e hanno lanciato la corsa agli Oscar di marzo. A Paul Thomas Anderson la statuetta per la regia. Fra gli attori, dopo l’antipasto dei Critics Choice Awards, Timothée Chalamet ha nuovamente battuto Leonardo DiCaprio nella categoria dei drama, mentre fra le donne si è imposta Jessie Buckley con Hamnet. Fra le serie, successi per The Pitt, The Studio e Adolescence, che rispettando i pronostici ha fatto man bassa di riconoscimenti. Owen Cooper a 16 anni ha fatto invece la storia come miglior attore non protagonista più giovane di sempre.

Golden Globes 2026, tutti i vincitori di ogni categoria

Golden Globes 2026, tutti i vincitori per film e serie tv
Timothee Chalamet ai Golden Globes 2026 (Ansa).

Miglior film drammatico

  • Frankenstein
  • Hamnet
  • Un semplice incidente
  • L’agente segreto
  • Sentimental Value
  • Sinners – I peccatori

Miglior film musical o commedia

  • Blue Moon
  • Bugonia
  • Marty Supreme
  • No Other Choice – Non c’è altra scelta
  • Nouvelle Vague
  • Una battaglia dopo l’altra

Miglior regista

  • Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra
  • Ryan Coogler, Sinners – I peccatori
  • Guillermo del Toro, Frankenstein
  • Jafar Panahi, Un semplice incidente
  • Joachim Trier, Sentimental Value
  • Chloé Zhao, Hamnet

Miglior attore in un film drammatico

  • Joel Edgerton, Train Dreams
  • Oscar Isaac, Frankenstein
  • Dwayne Johnson, The Smashing Machine
  • Michael B. Jordan, Sinners – I peccatori
  • Wagner Moura, L’agente segreto
  • Jeremy Allen White, Springsteen: Liberami dal nulla

Miglior attrice in un film drammatico

  • Jessie Buckley, Hamnet
  • Jennifer Lawrence, Die My Love
  • Renate Reinsve, Sentimental Value
  • Julia Roberts, After the Hunt – Dopo la caccia
  • Tessa Thompson, Hedda
  • Eva Victor, Sorry, Baby

Miglior attore in un film musical o commedia

  • Timothée Chalamet, Marty Supreme
  • George Clooney, Jay Kelly
  • Leonardo DiCaprio, Una battaglia dopo l’altra
  • Ethan Hawke, Blue Moon
  • Lee Byung-hun, No Other Choice – Non c’è altra scelta
  • Jesse Plemons, Bugonia

Miglior attrice in un film musical o commedia

  • Rose Byrne, If I Had Legs I’d Kick You
  • Cynthia Erivo, Wicked – Parte 2
  • Kate Hudson, Song Sung Blue
  • Chase Infiniti, Una battaglia dopo l’altra
  • Amanda Seyfried, The Testament of Ann Lee
  • Emma Stone, Bugonia

Migliore attore non protagonista

  • Benicio del Toro, Una battaglia dopo l’altra
  • Jacob Elordi, Frankenstein
  • Paul Mescal, Hamnet
  • Sean Penn, Una battaglia dopo l’altra
  • Adam Sandler, Jay Kelly
  • Stellan Skarsgard, Sentimental Value

Migliore attrice non protagonista

  • Emily Blunt, The Smashing Machine
  • Elle Fanning, Sentimental Value
  • Ariana Grande, Wicked – Parte 2
  • Inga Ibsdotter Lilleaas, Sentimental Value
  • Amy Madigan, Weapons
  • Teyana Taylor, Una battaglia dopo l’altra

Miglior film straniero

  • Un semplice incidente
  • No Other Choice – Non c’è altra scelta
  • L’agente segreto
  • Sentimental Value
  • Sirat
  • La voce di Hind Rajab

Miglior sceneggiatura

  • Una battaglia dopo l’altra
  • Marty Supreme
  • I peccatori
  • Un semplice incidente
  • Sentimental Value
  • Hamnet

Miglior film d’animazione

  • Arco
  • Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba
  • Elio
  • KPop Demon Hunters
  • La piccola Amélie
  • Zootropolis 2

Miglior colonna sonora

  • Alexandre Desplat, Frankenstein
  • Ludwig Göransson, Sinners – I peccatori
  • Jonny Greenwood, Una battaglia dopo l’altra
  • Kangding Ray, Sirat
  • Max Richter, Hamnet
  • Hans Zimmer, F1

Miglior canzone originale

  • Dream As One, Avatar: Fire and Ash
  • Golden, KPop Demon Hunters
  • I Lied To You, Sinners – I peccatori
  • No Place Like Home, Wicked – Parte 2
  • The Girl in the Bubble, Wicked – Parte 2
  • Train Dreams, Train Dreams

Golden Globes 2026, tutti i premi per le serie tv

Golden Globes 2026, tutti i vincitori per film e serie tv
Owen Cooper con il Golden Globe 2026 per Adolescence (Ansa).

Miglior serie drammatica

  • The Diplomat
  • The Pitt
  • Pluribus
  • Scissione (Severance)
  • Slow Horses
  • The White Lotus

Miglior attore in una serie drammatica

  • Sterling K Brown, Paradise
  • Diego Luna, Andor
  • Gary Oldman, Slow Horses
  • Mark Ruffalo, Task
  • Adam Scott, Scissione (Severance)
  • Noah Wyle, The Pitt

Miglior attrice in una serie drammatica

  • Kathy Bates, Matlock
  • Britt Lower, Scissione (Severance)
  • Helen Mirren, Mobland
  • Bella Ramsey, The Last of Us
  • Keri Russell, The Diplomat
  • Rhea Seehorn, Pluribus

Miglior serie commedia o musical

  • Abbott Elementary
  • The Bear
  • Hacks
  • Nobody Wants This
  • Only Murders in the Building
  • The Studio

Miglior attore in una serie commedia

  • Adam Brody, Nobody Wants This
  • Steve Martin, Only Murders in the Building
  • Glen Powell, Chad Powers
  • Seth Rogen, The Studio
  • Martin Short, Only Murders in the Building
  • Jeremy Allen White, The Bear

Miglior attrice in una serie commedia o musical

  • Kristen Bell, Nobody Wants This
  • Ayo Edebiri, The Bear
  • Selena Gomez, Only Murders in the Building
  • Natasha Lyonne, Poker Face
  • Jenna Ortega, Mercoledì
  • Jean Smart, Hacks

Miglior miniserie o film televisivo

  • Adolescence
  • All Her Fault
  • The Beast in Me
  • Black Mirror
  • Dying for Sex
  • The Girlfriend

Miglior attore in una miniserie o un film televisivo

  • Jacob Elordi, La strada stretta verso il profondo Nord
  • Paul Giamatti, Black Mirror
  • Stephen Graham, Adolescence
  • Charlie Hunnam, Monster: The Ed Gein Story
  • Jude Law, Black Rabbit
  • Matthew Rhys, The Beast in Me

Miglior attrice in una miniserie o un film televisivo

  • Claire Danes, The Beast in Me
  • Rashida Jones, Black Mirror
  • Amanda Seyfried, Long Bright River
  • Sarah Snook, All Her Fault
  • Michelle Williams, Dying for Sex
  • Robin Wright, The Girlfriend

Miglior attore non protagonista in una serie, una miniserie o un film televisivo

  • Owen Cooper, Adolescence
  • Billy Crudup, The Morning Show
  • Walton Goggins, The White Lotus
  • Jason Isaacs, The White Lotus
  • Tramell Tillman, Scissione (Severance)
  • Ashley Walters, Adolescence

Miglior attrice non protagonista in una serie, una miniserie o un film televisivo

  • Carrie Coon, The White Lotus
  • Erin Doherty, Adolescence
  • Hannah Einbinder, Hacks
  • Catherine O’Hara, The Studio
  • Parker Posey, The White Lotus
  • Aimee Lou Wood, The White Lotus

Miglior performance di Stand-Up Comedy

  • Bill Maher, Is Anyone Else Seeing This?
  • Brett Goldstein, The Second Best Night of Your Life
  • Kevin Hart, Acting My Age
  • Kumail Nanjiani, Night Thoughts
  • Ricky Gervais, Mortality
  • Sarah Silverman, Postmortem

Miglior film per incassi

  • Avatar – Fuoco e cenere
  • F1KPop Demon Hunters
  • Mission: Impossible – The Final Reckoning
  • Sinners – I peccatori
  • Weapons
  • Wicked – Parte 2
  • Zootropolis 2

Miglior podcast

  • Armchair Expert with Dax Shepard
  • Call Her Daddy
  • Good Hang with Amy Poehler
  • The Mel Robbins Podcast
  • Smartless
  • Up First

Actor Awards 2026, tutte le nomination degli ex SAG Awards

Una battaglia dopo l’altra si prepara a dominare la stagione dei premi di Hollywood. Il film di Paul Thomas Anderson con Leonardo DiCaprio, già favorito ai Golden Globes del prossimo 11 gennaio e vincitore ai Critics Choice Awards, ha riscritto la storia ai SAG Awards, i riconoscimenti assegnati dal sindacato americano Screen Actors Guild agli interpreti del grande e del piccolo schermo e dal 2026 denominati Actor Awards. Con sette candidature ha stabilito un nuovo record nella storia della cerimonia, seguito da Sinners con cinque. Tra le 15 categorie totali, nove appartengono alle serie tv: qui domina The Studio di Apple TV con cinque nomination. La cerimonia verrà trasmessa da Netflix il primo marzo.

Chi sono i favoriti e quali sono le esclusioni a sorpresa

Per quanto riguarda la miglior performance corale in un film, con Una battaglia dopo l’altra sono in lizza Frankenstein, Hamnet, Marty Supreme e Sinners. Favoriti per il miglior attore protagonista sono Leonardo DiCaprio (Una battaglia dopo l’altra) e soprattutto Timothée Chalamet (Marty Supreme), già insignito del Critics Choice. Tra le donne occhio a Jessie Buckley di Hamnet, che potrebbe spuntarla su Emma Stone, habitué delle cerimonie di gala, quest’anno candidata per Bugonia. Non mancano le esclusioni eccellenti: snobbate infatti le performance di Cynthia Erivo in Wicked Parte 2 e Wagner Moura in L’agente segreto, così come quelle di Dwayne Johnson in The Smashing Machine e del cast di Sentimental Value di Joachim Trier. Escluse dalle nomination tutte le interpretazioni in una lingua diversa dall’inglese.

Quanto al piccolo schermo, stupisce l’assenza dalle nomination di attori e attrici protagonisti e non protagonisti di The Last of Us, presente solo fra gli stunt così come Stranger Things. Assente anche Jeremy Allen White che con il suo Carmy Berzatto in The Bear ha dominato la scena negli ultimi anni. Quanto al cast corale di un drama, se la giocheranno The Diplomat di Netflix, Landman di Paramount+, The Pitt e The White Lotus di HBO e Severance di Apple Tv. Fra le commedie, favorito The Studio (Apple) con Seth Rogen, seguito da The Bear (FX/Hulu), Hacks (HBO), Abbott Elementary (Abc) e Only Murders in the Building (Hulu).

Actor Awards 2026, tutte le nomination degli ex SAG Awards

Miglior cast corale in un film

  • Frankenstein
  • Hamnet
  • Marty Supreme
  • Una battaglia dopo l’altra
  • Sinners

Miglior attore protagonista in un film

  • Timothée Chalamet, Marty Supreme
  • Leonardo DiCaprio, Una battaglia dopo l’altra
  • Ethan Hawke, Blue Moon
  • Michael B. Jordan, Sinners
  • Jesse Plemons, Bugonia

Miglior attrice protagonista in un film

  • Jessie Buckley, Hamnet
  • Rose Byrne, If I Had Legs I’d Kick You
  • Kate Hudson, Song Sung Blue
  • Chase Infiniti, Una battaglia dopo l’altra
  • Emma Stone, Bugonia

Miglior attore non protagonista in un film

  • Miles Caton, Sinners
  • Benicio Del Toro, Una battaglia dopo l’altra
  • Jacob Elordi, Frankenstein
  • Paul Mescal, Hamnet
  • Sean Penn, Una battaglia dopo l’altra

Miglior attrice non protagonista in un film

  • Odessa A’zion, Marty Supreme
  • Ariana Grande, Wicked Parte 2
  • Amy Madigan, Weapons
  • Wunmi Mosaku, Sinners
  • Teyana Taylor, Una battaglia dopo l’altra

Miglior stunt in un film

  • F1
  • Frankenstein
  • Mission: Impossible – The Final Reckoning
  • Una battaglia dopo l’altra
  • Sinners

Miglior cast corale in una serie drammatica

  • The Diplomat
  • Landman
  • The Pitt
  • Severance
  • The White Lotus

Miglior attore in una serie drama

  • Sterling K. Brown, Paradise
  • Billy Crudup, The Morning Show
  • Walton Goggins, The White Lotus
  • Gary Oldman, Slow Horses
  • Noah Wyle, The Pitt

Miglior attrice in una serie drama

  • Britt Lower, Severance
  • Parker Posey, The White Lotus
  • Keri Russell, The Diplomat
  • Rhea Seehorn, Pluribus
  • Aimee Lou Wood, The White Lotus

Miglior cast corale in una comedy

  • Abbott Elementary
  • The Bear
  • Hacks
  • Only Murders in the Building
  • The Studio

Miglior attore in una serie comedy

  • Ike Barinholtz, The Studio
  • Adam Brody, Nobody Wants This
  • Ted Danson, A Man on the Inside
  • Seth Rogen, The Studio
  • Martin Short, Only Murders in the Building

Miglior attrice in una serie comedy

  • Kathryn Hahn, The Studio
  • Catherine O’Hara, The Studio
  • Jenna Ortega, Mercoledì
  • Jean Smart, Hacks
  • Kristen Wiig, Palm Royale

Miglior attore in una serie limitata

  • Jason Bateman, Black Rabbit
  • Owen Cooper, Adolescence
  • Stephen Graham, Adolescence
  • Charlie Hunnam, Monster: The Ed Gein Story
  • Matthew Rhys, The Beast In Me

Miglior attrice in una serie limitata

  • Claire Danes, The Beast In Me
  • Erin Doherty, Adolescence
  • Sarah Snook, All Her Fault
  • Christine Tremarco, Adolescence
  • Michelle Williams, Dying For Sex

Miglior stunt in una serie televisiva

  • Andor
  • Landman
  • The Last of Us
  • Squid Game
  • Stranger Things

Le 10 serie tv più viste nella storia di Netflix

A circa una settimana dall’uscita dell’episodio finale, Stranger Things 5 è già entrata tra le 10 serie televisive in lingua inglese più viste di sempre su Netflix. L’ultima stagione del fenomeno mondiale ideato dai fratelli Matt e Ross Duffer ha totalizzato infatti 105,7 milioni di visualizzazioni, posizionandosi al nono posto della classifica di tutti i tempi misurata sulle prime 13 settimane di distribuzione in streaming. Con 1,099 miliardi di ore trascorse dagli utenti davanti allo schermo, è già terza in questa speciale chart dietro solo alla prima stagione di Mercoledì, tuttavia più breve in termini di durata complessiva degli episodi, e a Stranger Things 4, che vanta una runtime maggiore.

Netflix, quali sono le 10 serie tv in lingua inglese più viste di sempre

Le 10 serie tv più viste nella storia di Netflix
Jenna Ortega alla première di Mercoledì 2 (Ansa).

In vetta alla classifica delle serie tv in lingua inglese più viste della storia, che tiene conto solamente dei primi 91 giorni di distribuzione, c’è la prima stagione di Mercoledì. La produzione di Tim Burton con Jenna Ortega tratta dalla famiglia Addams ha totalizzato 252,1 milioni di visualizzazioni per un totale di 1,7 miliardi di ore. Segue con 142 milioni di views Adolescence, miniserie con Owen Cooper e Stephen Graham che ha conquistato il mondo nel 2025. Sul podio Stranger Things 4 con 140 milioni di visualizzazioni e 1,8 miliardi di ore trascorse dagli utenti online. Ecco la Top 10 completa.

  • 1. Mercoledì: 252,1 milioni visualizzazioni
  • 2. Adolescence: 142,7 milioni di visualizzazioni
  • 3. Stranger Things 4: 140,7 milioni di visualizzazioni
  • 4. Mercoledì 2: 119,3 milioni di visualizzazioni
  • 5. Dahmer: Mostro: 115,6 milioni di visualizzazioni
  • 6. Bridgerton: 113,3 milioni di visualizzazioni
  • 7. La regina degli scacchi: 112,8 milioni di visualizzazioni
  • 8. Bridgerton 3: 106 milioni di visualizzazioni
  • 9. Stranger Things 5: 105,7 milioni di visualizzazioni (ancora in corsa)
  • 10. The Night Agent: 98,2 milioni di visualizzazioni

Le 10 serie tv non in lingua inglese più viste della storia

Le 10 serie tv più viste nella storia di Netflix
Le guardie rosa di Squid Game (Ansa).

Parallelamente, Netflix ha stilato anche la classifica delle 10 serie tv realizzate in una lingua diversa dall’inglese. In questo caso è un vero e proprio dominio di Squid Game, la produzione sudcoreana di Hwang Dong-hyuk che occupa con le sue tre stagioni tutte le posizioni sul podio. In cima c’è la prima stagione, capace di totalizzare 265,2 milioni di visualizzazioni per oltre 2,2 miliardi di ore e diventare così la più vista in assoluto sulla piattaforma streaming californiana. Medaglia d’argento per la seconda tornata di episodi (192,6 milioni di visualizzazioni), seguita dalla terza e ultima, fermatasi a 145,8 milioni di views che hanno confermato un calo di interesse e di qualità. In classifica anche alcune produzioni europee, tra cui La casa di carta.

  • 1. Squid Game: 265,2 milioni di visualizzazioni
  • 2. Squid Game 2: 192,6 milioni di visualizzazioni
  • 3. Squid Game 3: 145,8 milioni di visualizzazioni
  • 4. La casa di carta: parte 4: 106 milioni di visualizzazioni
  • 5. Lupin: 99,5 milioni di visualizzazioni
  • 6. La casa di carta: parte 5: 99,2 milioni di visualizzazioni
  • 7. La casa di carta: parte 3: 80 milioni di visualizzazioni
  • 8. La Palma: 70,3 milioni di visualizzazioni
  • 9. Lupin: Parte 2: 68,4 milioni di visualizzazioni
  • 10. Che fine ha fatto Sara?: 58,4 milioni di visualizzazioni

Stranger Things 7 gennaio, perché i fan pensano che esca un nuovo episodio

I fan di Stranger Things stanno ancora elaborando il finale della serie. Tra entusiasmo e aspre critiche, l’ottavo episodio della storia creata e diretta dai fratelli Matt e Ross Duffer sta dividendo il pubblico dei social tra chi celebra l’epica conclusione e chi invece elenca buchi di trama, irregolarità ed errori di continuità. Tanto da elaborare un’incredibile teoria secondo cui il finale, visto in streaming il primo gennaio 2026, sia in realtà finto, in quanto un’illusione provocata dal villain Vecna che ci ha soltanto fatto credere che gli eventi siano andati realmente così. La vera ultima puntata, invece, arriverebbe – sempre secondo tale teoria, nota come Conformity Gate – mercoledì 7 gennaio. Un sistema per elaborare l’addio a una delle produzioni più influenti degli ultimi anni, cui gli appassionati non sono evidentemente ancora pronti a rinunciare.

Stranger Things, cos’è il Conformity Gate e perché si parla di illusione

Diffusasi inizialmente negli Stati Uniti, la teoria del Conformity Gate – in italiano, ponte di conformità – ritiene che il finale di Stranger Things 5 sia solamente un’illusione. Gli appassionati ritengono che il villain Vecna (Jamie Cambell Bower) non sia mai stato sconfitto, ma abbia irretito i protagonisti e, con loro, anche il pubblico in uno stato di trance lasciando vedere loro solamente un’illusione. Una falsa situazione di comfort, normalità e sicurezza prima di attaccarli una volta per tutte. Anzi, c’è chi è convinto che la battaglia contro il Mind Flayer nell’Abisso sia stata persa da Will, Undici e compagni e ora tutti loro vivano attaccati ai cordoni assieme a Holly e agli altri 11 bambini rapiti da Henry. Sui social circolano decine di prove, dalle più “attendibili” fino alle più stravaganti che confermerebbero l’illusione e lascerebbero dunque aperte le porte per un nono episodio.

Dal fake ending al look dei personaggi, le “prove” dei fan

Per corroborare la loro tesi, i fan di Stranger Things hanno smontato scena per scena l’episodio finale della quinta stagione, isolando alcuni momenti a loro avviso non conformi alla trama. Secondo alcuni l’illusione di Vecna sarebbe iniziata nelle fasi iniziali della puntata, in un dei momenti che più di altri hanno fatto sobbalzare i fan. Steve Harringon (Joe Keery) è sul punto di cadere dalla torre radio nel Sottosopra, quando Jonathan Byers (Charlie Heaton) lo afferra salvandolo da morte certa. Nel mezzo, lo schermo si oscura per diversi secondi: un cliché narrativo utile ad aumentare la tensione che per gli appassionati sarebbe l’inizio dell’illusione creata dal villain della serie. L’amato Steve in realtà non è sopravvissuto e proprio da questa cruda scena potrebbe aprirsi Conformity Gate.

A sostegno del finto finale ci sarebbero poi i vestiti arancioni degli studenti alla fine dell’episodio, il cui colore richiamerebbe quello dei prigionieri (in questo caso di un’illusione). Persino la posa delle loro mani sarebbe identica a quella del personaggio di Henry Creel alias Vecna in alcune scene delle precedenti stagioni. E ancora, gli occhiali che Mike Wheeler (Finn Wolfhard) indossa nelle ultime scene sono identici a quelli del villain così come il taglio dei capelli. Che dire del fatto che tutti i personaggi si tengano per mano, ugualmente ai bambini rapiti durante lo stato di trance? C’è anche chi ha riesumato l’amato Eddie Munson (Joseph Quinn) che, in una scena della quarta stagione, descrive Vecna in Dungeons & Dragons come un mago cattivo ancora vivo pur essendo stato dato per morto in vecchie campagne.

Stranger Things 7 gennaio, perché i fan pensano che esca un nuovo episodio
La scritta “X è una bugia” rilevata dai fan.

Infine, i manuali da Dungeon Master che i protagonisti lasciano sulla mensola di casa Wheeler dopo la loro ultima partita a D&D formano – agli occhi dei complottisti – la scritta «X a Lie» ovvero «la dimensione X è una menzogna». Altri ideatori del Conformity Gate di Stranger Things 5 hanno invece scoperto che, scrivendo «fake ending» nella barra di ricerca di Netflix si arriva proprio alla serie dei fratelli Duffer. Una coincidenza dettata tuttavia dall’algoritmo che, spinto dalle tante ricerche, ha ora interiorizzato il collegamento ed erroneamente creato un legame.

Stranger Things 7 gennaio, perché i fan pensano che esca un nuovo episodio
Il risultato della scritta Fake ending su Netflix.

Quando dovrebbe uscire il vero finale di Stranger Things 5?

Secondo gli appassionati, dunque, l’ottava puntata non è la vera conclusione di Stranger Things. Il vero finale dovrebbe arrivare mercoledì 7 gennaio, quando tuttavia in Italia saranno le 2 del mattino di giovedì 8. Una data casuale? Nemmeno per sogno, in quanto anche qui si nasconderebbero indizi celati nella serie. Il numero sette infatti appare spesso: è quanto esce dal dado lanciato da Will nella prima puntata del 2016, ma anche l’intervallo di tempo che trascorre tra i fulmini nel Sottosopra. Se si contano dunque sette giorni dal “finto finale” si arriva al 7 gennaio. Curiosamente, Netflix è pronta a un importante annuncio nella medesima data, il «What Next», tramite cui la piattaforma anticipa i nuovi prodotti dell’anno. Non resta che attendere, dato che anche nel Sottosopra la speranza sembra l’ultima a morire.

Brigitte Bardot è morta di cancro: la rivelazione del marito

A uccidere Brigitte Bardot, morta a 91 anni lo scorso 28 dicembre, è stato il cancro. Lo ha rivelato il marito Bernard d’Ormale, per più di 30 anni accanto alla diva del cinema francese, in un’intervista a Paris Match mercoledì 7 gennaio, giorno dei funerali a Saint-Tropez. «Ha resistito molto bene alle due operazioni per curare il cancro che alla fine e ha tolto la vita, ma voleva assolutamente tornare a La Madrague (la sua residenza, ndr.)», ha spiegato al quotidiano. «Negli ultimi tempi, il dolore alla schiena la debilitava e rendeva complicata ogni sua riabilitazione». Una sofferenza che ha segnato i suoi ultimi giorni: «Le è sfuggito due o tre volte “Sono stufa, voglio andarmene”». D’Ormale, rimasto al capezzale della star fino alla fine, ha raccontato come l’ultimo giorno fosse «bellissima, come ai tempi della giovinezza» prima di andarsene circondata dai suoi amati cani e gatti.

Brigitte Bardot è morta di cancro: la rivelazione del marito
Una foto di Brigitte Bardot durante i funerali (Ansa).

Brigitte Bardot, il 7 gennaio i funerali a Saint Tropez: dove sarà sepolta

La mattina di mercoledì 7 gennaio, con inizio alle ore 11, è in programma la cerimonia funebre in forma privata presso la chiesa Notre-Dame de l’Assomption.  «Voleva esequie senza fronzoli», ha spiegato il marito d’Ormale. «Anche se tutto intorno a lei era complicato, era ciò che desiderava». Tra gli invitati Marine Le Pen, Mireille Mathieu, Paul Belmondo e Paul Watson. L’attrice sarà sepolta nella tomba di famiglia nel cimitero marino di Saint-Tropez, che si affaccia sul mare. L’area offre una vista panoramica sulla baia di Sainte-Maxime, sul massiccio dell’Estérel e sulle Alpi del Mercantour, completando il tributo a una delle figure più iconiche del cinema mondiale. La cerimonia religiosa sarà trasmessa su tre schermi giganti installati a Saint-Tropez, uno sul porto, uno in centro e un terzo davanti al municipio. Al termine, si terrà la processione dietro al feretro in direzione del cimitero.

Oasis e il nuovo James Bond: «Scrivere la colonna sonora? Un onore»

Gli Oasis scriveranno davvero il tema musicale del prossimo film di James Bond? Secondo le ultime indiscrezioni circolate sui tabloid britannici, la band di Liam e Noel Gallagher sarebbe stata contattata da Amazon MGM Studios per realizzare la colonna sonora del nuovo capitolo di 007, diretto da Denis Villeneuve. Stando al Sun, inoltre, il gruppo di Manchester sarebbe addirittura in cima alla lista dei desideri della produzione. In attesa di conferme o smentite ufficiali, gli stessi fratelli del Britpop hanno commentato i rumors, accendendo la curiosità dei fan.

Gli Oasis e James Bond: le parole di Noel e Liam Gallagher

Come spesso accaduto in passato, i due fratelli Gallagher hanno utilizzato un atteggiamento diverso per rispondere alla notizia. Su X, Liam ha risposto a un fan che chiedeva aggiornamenti sulla notizia con un’apparente conferma. «Sta accadendo», ha scritto sul social di Elon Musk. «Aspetta di sentirlo, sarà il miglior pezzo Bond di sempre». Più pacata invece la risposta di Noel che, intervenuto durante un programma dell’emittente radiofonica TalkSport, ha raffreddato gli animi. «Questa storia di James Bond? Cosa, gli Oasis? Nah», ha spiegato il chitarrista e compositore, che tuttavia si è detto pronto a mettersi al lavoro qualora arrivasse una richiesta ufficiale. «Se accetterei? Assolutamente. Penso che questo genere di cose dovrebbero farle gli inglesi, non gli americani. Sarebbe un onore».

Oasis e il nuovo James Bond: «Scrivere la colonna sonora? Un onore»
Il commento di Liam Gallagher su X ai rumors su James Bond.

Chi ha composto le canzoni di 007 negli anni

Tradizione nata già con il primo film della saga, Licenza di uccidere del 1962, la sigla di James Bond presenta sempre un autore differente a eccezione di pochi casi. Gli unici a realizzare più di un brano sono stati John Barry, scelto nel 1962, nel 1963 e nel 1969, e Shirley Bassey, che compose le canzoni per i film del 1964, del 1971 e del 1979. Negli anni si sono succedute star come Tom Jones, Paul McCartney e Wings, Duran Duran, Adele e Sam Smith, fino ad arrivare a Billie Eilish che ha scritto e interpretato il brano di No Time To Die, film che ha segnato l’addio al ruolo di Daniel Craig. Ancora ignoto l’attore che ne prenderà il testimone nel nuovo capitolo, il primo sotto il controllo di Amazon MGM Studios e senza il contributo creativo di Eon Productions.

Critics Choice Awards 2026, i vincitori: da Adolescence a Timothée Chalamet

Si è aperta ufficialmente la stagione dei premi a Hollywood. Nella notte italiana fra il 4 e il 5 gennaio infatti, sono stati assegnati a Santa Monica, in California, i Critics Choice Awards 2026. La 31esima edizione della cerimonia, che conferisce i riconoscimenti all’industria cinematografica e televisiva americana, ha visto il successo di Una battaglia dopo l’altra, miglior film dell’anno: a Paul Thomas Anderson è andato il premio come miglior regista. Tra gli attori, trionfo per Timothée Chalamet – che dal palco ha ringraziato la fidanzata e influencer Kylie Jenner – per Marty Supreme e Jessie Buckley per Hamnet. Quanto alle serie tv, The Pitt è il miglior drama, mentre The Studio si è aggiudicato la statuetta per le commedie e Adolescence ha dominato tra le miniserie. Niente da fare per M – Il figlio del secolo, battuto da Squid Game fra le produzioni in lingua straniera.

Critics Choice Awards 2026: tra i vincitori anche Frankenstein e KPop Demon Hunters

La 31esima edizione dei Critics Choice Awards, primo vero antipasto degli Oscar, offre uno scenario in cui non sembra esserci un vero dominatore della stagione. Se Una battaglia dopo l’altra è miglior film dell’anno, con Anderson capace di vincere anche per la regia e la sceneggiatura non originale, non è tuttavia il titolo con più statuette. A livello numerico hanno primeggiato infatti Frankenstein di Guillermo del Toro e Sinners di Ryan Coogler – che aveva 17 nomination – con quattro riconoscimenti ciascuno. L’adattamento del romanzo di Mary Shelley si è distinto per costumi, trucco e acconciatura e scenografia oltre che fra gli attori non protagonisti con Jacob Elordi, volto della creatura. Il thriller-horror con Michael B. Jordan ha conquistato sceneggiatura originale, colonna sonora, miglior attore giovane (Miles Caton) e la prima edizione del premio per il casting. Miglior attrice non protagonista è invece Amy Madigan per Weapons.

Critics Choice Awards 2026, i vincitori: da Adolescence a Timothée Chalamet
Jacob Elordi ai Critics Choice Awards 2026 (Ansa).

I Critics Choice Awards 2026 hanno visto anche il trionfo di KPop Demon Hunters, tra le rivelazioni e i fenomeni del 2025, nell’animazione e nella miglior canzone (Golden) e di Una pallottola spuntata, remake con Liam Neeson, come miglior commedia. Due riconoscimenti anche per F1 – Il film di Apple con Brad Pitt, che si è imposto nel sonoro e nel montaggio. Sorpresa fra i lungometraggi in lingua straniera, dove L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho ha battuto il più accreditato Un semplice incidente di Jafar Panahi. Quanto agli stunt, i Critics Choice Awards hanno premiato l’ultimo capitolo di Mission: Impossible, mentre negli effetti visivi l’ha spuntata Avatar: Fuoco e cenere. Ad Adolpho Veloso di Train Dreams la statuetta per la fotografia.

Adolescence e le altre: quali sono le serie tv premiate

Passando invece al piccolo schermo, ai Critics Choice Awards 2026 si è assistito all’ennesimo trionfo di Adolescence. Miglior miniserie dell’anno, la produzione Netflix ha vinto anche tre riconoscimenti fra gli attori: Stephen Graham è il miglior interprete, mentre Owen Cooper ed Erin Doherty si sono distinti fra i non protagonisti. L’unica in grado di rompere l’egemonia è stata Sarah Snook che con All Her Fault ha trionfato fra le attrici. Fra i drama l’ha spuntata The Pitt con Noah Wyle miglior attore e Katherine LaNasa miglior attrice non protagonista: nelle altre categorie, riconoscimento per Rhea Seehorn con Pluribus, mentre come interprete maschile di supporto è salito sul palco Tramell Tillman di Severance.

Critics Choice Awards 2026, i vincitori: da Adolescence a Timothée Chalamet
Owen Cooper ai Critics Choice Awards 2026 (Ansa).

Passando alle commedie, i Critics Choice Awards hanno premiato The Studio con Seth Rogen e Ike Brainholtz rispettivamente miglior attore e miglior attore non protagonista. Tra le donne si è imposta ancora una volta Jean Smart per Hacks, già insignita del riconoscimento nel 2022 e nel 2023. Miglior attrice non protagonista è Janelle James per Abbott Elementary. Infine, a South Park è andata la statuetta per l’animazione e a Squid Game quella per la produzione in lingua straniera. Jimmy Kimmel ha primeggiato nei talk show, “ringraziando” sul palco Donald Trump «per tutte le cose assurde» di ogni giorno e dicendo che avrebbe preferito «un premio per la pace della Fifa».

Emily in Paris e quei marchi che entrano a gamba tesa nel racconto

La serie di Netflix Emily in Paris, arrivata alla sua quinta stagione, è uno dei prodotti di maggiore successo della piattaforma californiana di streaming. Al debutto nell’ottobre del 2020, con l’attrice Lily Collins nei panni di una giovane americana, specializzata in marketing e social media e paracadutata nella scintillante vita di Parigi, nel 2022 è stata la serie Netflix più vista al mondo. E ha continuato a mietere successi di pubblico (mostra il lato che ogni turista ha in mente quando pensa a Parigi e alla Francia, e proprio per questo è detestata dai francesi) nei cinque continenti, diventando un fattore piuttosto importante anche per l’economia transalpina.

Una ricerca commissionata dal ministero del turismo francese ha mostrato che il 10 per cento dei visitatori dichiara di scegliere la Francia dopo aver visto un film, una serie o uno show dedicato al Paese, e che all’interno di questo 10 per cento oltre il 35 per cento ritiene che Emily in Paris sia il prodotto audiovisivo più significativo su questo fronte.

Emily in Paris e quei marchi che entrano a gamba tesa nel racconto
Emily in Paris e quei marchi che entrano a gamba tesa nel racconto
Emily in Paris e quei marchi che entrano a gamba tesa nel racconto
Emily in Paris e quei marchi che entrano a gamba tesa nel racconto
Emily in Paris e quei marchi che entrano a gamba tesa nel racconto
Emily in Paris e quei marchi che entrano a gamba tesa nel racconto

Si è scomodato persino Macron dopo lo spostamento a Roma

Non è un caso, quindi, che sia stato il presidente Emmanuel Macron in persona a muoversi e a fare sentire la sua pressione quando le ultime due puntate della quarta stagione di Emily in Paris sono state ambientate a Roma, aprendo forti dubbi sul futuro titolo della serie. E, in effetti, la quinta stagione, da poco rilasciata da Netflix (è stata la più vista in Italia fino al 26 dicembre, quando sono arrivate le nuove puntate della stagione conclusiva di Stranger Things), ha cinque puntate su 10 ambientate in Italia: quattro a Roma, con il titolo che viene corretto in Emily in Rome, e la puntata finale a Venezia (Emily in Venice).

Emily in Paris e quei marchi che entrano a gamba tesa nel racconto
Emmanuel Macron (Ansa).

Un’ottima operazione di marketing turistico per l’Italia (vien da chiedersi se Roma e Venezia ne avessero così bisogno), che tuttavia ha portato a un salto di qualità anche per la promozione dei marchi italiani. Emily in Paris, che racconta la storia di un’agenzia di comunicazione parigina impegnata a sviluppare progetti per aziende, è infatti sempre stata un ricettacolo di product placement, più o meno velato, sin dall’inizio.

Le storpiature tipo Bavazza o la chiara evocazione a Cucinelli…

Alcuni loghi vengono sapientemente inquadrati, altri brand sono nominati esplicitamente nel corso delle puntate, e per quelli che magari non hanno dato il consenso c’è sempre il piacere della storpiatura (il caffè Bavazza, che allude, con un certo sense of humor, al caffè Lavazza) o dell’evocazione (il marchio italiano di cachemire Muratori che ricorda in tutto lo storytelling di Cucinelli, con tanto di retorica sul borgo, sui valori, sul tocco umano, sui dipendenti al centro).

Emily in Paris e quei marchi che entrano a gamba tesa nel racconto
Peroni Nastro Azzurro tra gli sponsor che entrano nel racconto di Emily in Paris.

Però, come notato da un esperto di marketing aziendale, in alcuni episodi della quinta stagione di Emily in Paris si assiste a un salto di livello. I brand Nastro Azzurro, Fendi e Intimissimi entrano infatti a gamba tesa nel racconto. Qualcosa che somiglia più a una “presentazione cliente” che a una serie tivù. Ci sono attivazioni commerciali di Nastro Peroni, pezzi di episodi ambientati all’interno della sede di Fendi, con i vertici aziendali che spiegano la filosofia del marchio (e capsule collection lanciata in contemporanea all’uscita dell’episodio su Netflix) ed Emily, assieme ai colleghi dell’agenzia di comunicazione, che prova a conquistarne il budget. Stessa cosa con Intimissimi, a tutti gli effetti protagonista di un’altra puntata.

Insomma, qui non si parla più di product placement, ma di brand che rubano proprio la scena. Non sono auto o moto utilizzate per spostarsi, bevande sorseggiate, hotel frequentati, abbigliamento o gioielli indossati: sono marchi che senza ritegno entrano nella sceneggiatura, con un contenuto audiovisivo che vira verso il genere “film-documentario su Brunello Cucinelli”.

Non è ancora chiarissimo quanto i telespettatori possano apprezzare o meno questo genere di irruzioni. Di sicuro Peroni, Fendi e Intimissimi avranno speso buona parte del loro budget di comunicazione per essere presenti in Emily in Paris e parlare, così, a tutto il mondo. Con tanti saluti alla pubblicità classica, insomma.

Laura Pausini alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026

La cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026 si arricchisce di una nuova grande protagonista. Sul palco di San Siro ci sarà infatti anche Laura Pausini, icona della musica italiana nel mondo e divenuta ambasciatrice di un linguaggio universale che emoziona e unisce le generazioni. Come si legge nella nota ufficiale dei Giochi olimpici, la 51enne artista di Faenza incarna «in modo autentico il concetto di Armonia», elemento centrale della cerimonia in programma il 6 febbraio al Meazza di Milano. «La sua musica rappresenta un punto di incontro tra tradizione e contemporaneità, tra radici italiane e respiro internazionale». Pausini sarà protagonista di un momento «fortemente iconico e dal grande coinvolgimento emotivo, offrendo al pubblico un’emozione collettiva spettacolare».

Milano-Cortina 2026, non solo Laura Pausini: le altre star alla cerimonia

Laura Pausini si aggiunge quindi a un ricco parterre di star che animeranno la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026. Sul palco di San Siro ci sarà infatti anche Mariah Carey, superstar internazionale pronta a emozionare tutti con alcuni dei suoi successi che rappresentano «l’unione tra culture, creatività e partecipazione». In scena anche Pierfrancesco Favino, il cui ruolo nella cerimonia sarà «un omaggio all’armonia dei territori e al dialogo tra città e montagna». La sua interpretazione di un testo sarà accompagnata dalle partiture originali del violinista Giovanni Zanon. In scaletta anche una performance di Sabrina Impacciatore, attrice capace di conquistare il mondo grazie a serie come The White Lotus e The Paper, spin-off di The Office. Al Meazza offrirà al pubblico «un momento di intensa suggestione».

Laura Pausini alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026
Pierfrancesco Favino a Venezia (Ansa).

Clooney risponde all’attacco di Trump sulla cittadinanza francese

George Clooney è diventato un cittadino francese. Assieme a lui anche la moglie Amal e i due gemelli di otto anni, Alexander ed Ella. Una decisione che la coppia ha preso anche in funzione della maggior privacy che possono garantire ai figli, lontani dai riflettori e dai paparazzi di Hollywood. La notizia ha tuttavia scatenato una dura reazione di Donald Trump, che in un post su Truth ha attaccato l’attore, definendolo «un uomo comune» che sa solo lamentarsi e che ha realizzato solo «film mediocri». A poche ore di distanza è arrivata anche la replica dello stesso premio Oscar.

George Clooney, l’attacco di Donald Trump sui social

Il presidente americano si era espresso proprio l’ultimo giorno dell’anno con un lungo post su Truth Social. «Buone notizie! George e Amal Clooney, due dei peggiori pronosticatori politici di sempre, sono diventati ufficialmente cittadini della Francia, che è, tristemente, nel bel mezzo di un enorme problema criminale a causa del loro trattamento assolutamente orrendo dell’immigrazione, come quello che abbiamo avuto sotto Sleepy Joe Biden», ha scritto il tycoon. «Clooney ha ottenuto più pubblicità dalle sue idee politiche che per i suoi pochissimi e totalmente mediocri film. Non è mai stato una star del cinema, era solo un tipo comune che si lamentava, costantemente, del buon senso in politica. Make America Great Again!».

Clooney risponde all’attacco di Trump sulla cittadinanza francese
Il post di Trump su George Clooney (Truth).

La replica dell’attore al tycoon

Immediata la replica dello stesso Clooney, che ha rilasciato una breve dichiarazione all’Hollywood Reporter. «Sono totalmente d’accordo con l’attuale presidente», ha detto l’attore. «Dobbiamo rendere l’America di nuovo grande. Inizieremo a novembre». Il riferimento è alle elezioni di midterm, fondamentali per ridisegnare l’equilibrio di potere al Congresso e influenzare così la capacità del presidente in carica di attuare la sua agenda politica per i successivi due anni. George Clooney, d’altronde non ha mai fatto mistero, come gran parte di Hollywood, del suo pensiero nei confronti di Donald Trump. Parlando alla Cbs per presentare il suo Jay Kelly si era riferito al tycoon come a «un grosso fessacchiotto» di cui tuttavia non gli importa: «Il mio lavoro non è compiacere il presidente degli Stati Uniti, ma dire la verità quando ne ho l’opportunità».

Tommy Lee Jones, la figlia Victoria trovata morta in un hotel

Grave lutto per Tommy Lee Jones. La figlia della star di Hollywood, Victoria, è stata trovata senza vita in una stanza d’albergo a San Francisco la notte di Capodanno. Lo riporta Tmz citando alcune fonti delle forze dell’ordine, spiegando che la 34enne è morta all’interno dell’elegante Hotel Fairmont. I soccorsi sono intervenuti poco prima delle tre del mattino per un’emergenza medica, ma all’arrivo i paramedici non hanno potuto far altro che constatare il decesso, di cui per il momento non sono note le cause. Spetterà ora al Dipartimento di polizia di San Francisco e all’ufficio del medico legale effettuare ulteriori accertamenti. Nessun commento ufficiale da parte dei rappresentanti dell’attore premio Oscar per Il fuggitivo.

Tommy Lee Jones, la figlia Victoria trovata morta in un hotel
Tommy Lee Jones con la figlia Victoria (Ansa).

Chi è Victoria, la figlia di Tommy Lee Jones morta a 34 anni

Victoria Jones era nata dal matrimonio tra Tommy Lee Jones e la prima moglie Kimberlea Cloughley. In giovane età aveva deciso di seguire le orme del padre, debuttando nella recitazione al suo fianco in Men in Black II interpretando una piccola parte. Successivamente, aveva preso parte alla serie tv One Tree Hill del 2003 e al film Le tre sepolture di due anni dopo, diretto dal padre, al quale aveva anche collaborato la matrigna Dawn Laurel-Jones come fotografa di scena. Negli ultimi anni, Victoria si era tenuta per lo più lontana dai riflettori, anche se occasionalmente era apparsa accanto al padre alle anteprime cinematografiche e ai festival internazionali.

Will Smith denunciato da un violinista per molestie sessuali

Will Smith accusato di molestie sessuali e comportamento predatorio. Come riporta Variety, il rapper e divo di Hollywood è stato denunciato a Los Angeles da un violinista che ha preso parte alla tournée Based on a True Story 2025. Ingaggiato alla fine dell’anno precedente per uno spettacolo a San Diego, Brian King Joseph – con un passato anche ad America’s Got Talent – è stato successivamente inserito nella band per il tour mondiale. Con il passare del tempo, il rapporto con la star di Men in Black e di Willy, il principe di Bel-Air si sarebbe trasformato in amicizia, accompagnato da presunte attenzioni ritenute inappropriate dal musicista, che ora chiede un risarcimento.

Will Smith accusato di molestie: il racconto del violinista

La causa depositata in un tribunale di LA menziona un episodio risalente al marzo 2025 durante una tappa a Las Vegas del tour. Il violinista sostiene di essere stato avvicinato sempre più da Will Smith, che a un certo punto gli avrebbe confessato di sentire con lui «un legame speciale» che non aveva con nessun altro membro della band. Joseph ha raccontato che in seguito qualcuno sarebbe entrato nella sua camera d’albergo senza permesso lasciando una serie di oggetti e messaggi indesiderati. Utilizzando la sua chiave personale, prelevata apparentemente dalla borsa a sua volta sparita per diverse ore, un ignoto individuo avrebbe lasciato in stanza alcune salviette, una bottiglia di farmaci contro l’Hiv con il nome di un’altra persona e un biglietto: «Tornerò non più tardi delle 17.30, solo noi».

Will Smith denunciato da un violinista per molestie sessuali
Will Smith in concerto in Spagna (Ansa).

Avvertita la sicurezza dell’hotel, Joseph ha raccontato di aver riferito l’accaduto ai rappresentanti di Will Smith prima di avvisare le forze dell’ordine. Pochi giorni dopo, tuttavia, un membro della troupe gli avrebbe comunicato il licenziamento immediato, insinuando che le sue fossero solo menzogne inventate per mettere in cattiva luce il team. L’accusa sostiene come l’allontanamento improvviso senza giusta causa abbia provocato conseguenze economiche e psicologiche rilevanti. Chiesto quindi un risarcimento per ritorsione, licenziamento immotivato e molestie sessuali. Al momento, né Will Smith né i suoi rappresentanti hanno commentato la vicenda.

È morto Isiah Whitlock Jr., star di The Wire e dei film di Spike Lee

Isiah Whitlock Jr., attore statunitense noto soprattutto per la serie HBO The Wire, è morto all’età di 71 anni. A darne notizia è stato il suo manager Brian Liebman con un breve post su Instagram: «Se lo avete conosciuto, lo avete amato. Un attore brillante e una persona ancora migliore. Che il ricordo di lui sia per sempre una benedizione, ci mancherà moltissimo». Celebre il suo sodalizio con Spike Lee, per cui ha recitato in cinque film tra cui La 25esima ora e BlacKkKlansman. In carriera ha avuto modo di collaborare anche con Martin Scorsese, Woody Allen, Antoine Fuqua ed Elizabeth Banks.

È morto Isiah Whitlock Jr., star di The Wire e dei film di Spike Lee
L’attore Isiah Whitlock Jr. (Ansa).

Isiah Whitlock Jr., la carriera e il suo ruolo simbolo

Nato a South Bend, in Indiana, il 13 settembre 1954 in una famiglia di 11 figli, Whitlock ha iniziato a studiare recitazione teatrale alla Southwest Minnesota State University laureandosi nel 1976. Ha poi frequentato l’American Conservatory Theater di San Francisco, ottenendo il primo ruolo nel film per la tv del 1981 A Christmas Carol. Per il debutto al cinema dovette aspettare nove anni, prima che nel 1990 ricevette la parte di un medico nel cult Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese. A consegnargli la fama è stato tuttavia il ruolo di Clay Davis, politico corrotto nonché uno dei volti più riconoscibili di The Wire, serie creata da David Simon. «Il pubblico ha capito che è stato davvero uno dei più grandi spettacoli di tutti i tempi», ha raccontato nel 2010 a Blackfilm. «Questo mi fa sentire molto, molto bene e molto orgoglioso di averne fatto parte».

In carriera, Isiah Whitlock Jr. ha recitato anche in diversi progetti di Spike Lee. È stato l’agente Flood ne La 25esima ora del 2002 con Edward Norton e Philip Seymour Hoffman, prima di partecipare due anni dopo a Lei mi odia con Anthony Mackie e Monica Bellucci. Per il regista di Atlanta è apparso in Chi-Raq, BlacKkKlansman e Da 5 Bloods – Come fratelli con il compianto Chadwick Boseman, alla sua ultima performance cinematografica. Di recente aveva recitato in Cocainorso di Elizabeth Banks e, sul piccolo schermo, nelle serie Your Honor con Brian Cranston e The Residence di Netflix.

Il ricordo di Spike Lee: «Ho perso un amato fratello»

Tanti gli omaggi sui social, tra cui quello di Spike Lee che lo ha diretto in diversi lungometraggi. «Oggi ho appreso della scomparsa del mio caro amato fratello Isiah Whitlock Jr.», ha postato il regista sui social assieme a una scena cult de La 25esima ora. «Possa riposare in pace». Tributi anche dalla HBO, che ha condiviso sui propri canali ufficiali una foto dell’attore nei panni di Clay Davis in The Wire.

Stranger Things 5, ecco il trailer della puntata finale

Si torna nel Sottosopra, un’ultima volta. Netflix ha rilasciato il trailer della puntata finale di Stranger Things 5 che concluderà una volta per tutte la trama iniziata nel 2016 con la prima stagione e che ha appassionato milioni di spettatori in tutto il mondo. La scena si apre con il personaggio di Jim Hopper, interpretato da David Harbour, intento a pronunciare un emozionante discorso a Undici (Millie Bobby Brown) pronta all’ultimo scontro con il villain Vecna. «La vita è stata così ingiusta con te», afferma il padre adottivo della ragazza, mentre scorrono le immagini di tutte le precedenti puntate. «Ti hanno portato via l’infanzia, sei stata aggredita, manipolata, da persone orribili, ma non ti sei mai lasciata spezzare. Lotta per i giorni felici che verranno, per un mondo al di là di Hawkins. Facciamola finita». Intitolato Rightside Up, in chiaro contrasto con l’Upside Down (in italiano Sottosopra), sarà disponibile in streaming il primo gennaio 2026.

LEGGI ANCHE: Stranger Things 5, i record della serie Netflix in streaming

George Clooney, la moglie Amal e i figli diventano cittadini francesi

George Clooney, la moglie Amal Alamuddin e i loro due gemelli di otto anni, Alexander ed Ella, sono cittadini francesi. Come rivela Paris Match, il decreto è stato pubblicato sabato 27 dicembre sulla Gazzetta Ufficiale. L’annuncio conferma un’ambizione che il divo di Hollywood aveva accennato già a inizio dicembre, quando aveva elogiato le leggi sulla privacy in vigore a Parigi, elemento cruciale per la sua decisione. «Amo la cultura francese, la vostra lingua», aveva spiegato l’attore parlando alla radio Rtl. «Anche se dopo 400 giorni di corsi ancora non la parlo bene».

Perché George Clooney e la famiglia hanno chiesto la cittadinanza francese

Il 64enne attore americano e l’avvocata 47enne specializzata in diritto internazionale, che possiede già doppia cittadinanza libanese e britannica, trascorrono da tempo parte dell’anno in Francia, Paese con cui hanno consolidato negli anni un rapporto sempre più stretto. La coppia ha acquistato infatti nel 2021 una villa con vigneto a Brignoles, nel dipartimento del Var, in Provenza. Una proprietà che, pur non ospitandoli tutti i giorni, da allora rappresenta un punto di riferimento importante della loro vita. «Crescendo nel Kentucky, tutto ciò che volevo era andarmene da una fattoria, allontanarmi da quella vita», ha raccontato Clooney al New York Times lo scorso febbraio. «Ora mi ritrovo di nuovo in quella vita. Guido un trattore. È la migliore possibilità di una vita normale».

George Clooney, la moglie Amal e i figli diventano cittadini francesi
George Clooney con la moglie Amal (Ansa).

«Qui non fotografano i bambini», ha dichiarato l’attore in varie interviste. «Non ci sono paparazzi nascosti davanti ai cancelli della scuola. Questo è il fattore più importante per noi». Parlando con la rivista Esquire a ottobre si era detto invece preoccupato dall’idea di dover crescere i suoi figli negli Usa: «Avevo la sensazione che a Los Angeles, immersi nella cultura di Hollywood, non avrebbero mai avuto una vita giusta. In Francia, a loro non importa nulla della fama. Non voglio che debbano andare in giro preoccupandosi dei paparazzi o che vengano paragonati ai figli famosi di qualcun altro». La proprietà in Provenza non è l’unica in Europa della famiglia Clooney: il divo e la moglie possiedono infatti una tenuta in Italia sul lago di Como, acquistata dall’attore nel 2002, e un maniero storico in Inghilterra.

Presto anche Jim Jarmusch prevede di chiedere la cittadinanza francese

George Clooney non è l’unica star di Hollywood a puntare alla cittadinanza francese. Parlando con la radio France Inter, il regista statunitense Jim Jarmusch ha spiegato di voler fare domanda: «Vorrei un posto in cui poter fuggire dagli Stati Uniti. La Francia, Parigi, la loro cultura, sono profondamente radicate in me. Credo che sarei molto onorato di avere un passaporto francese». Il 72enne ha anche aggiunto di voler girare nel Paese i suoi prossimi film: con il suo ultimo lavoro, Father Mother Sister Brother ha vinto il Leone d’Oro all’82esima Mostra del cinema di Venezia lo scorso settembre.

George Clooney, la moglie Amal e i figli diventano cittadini francesi
Il regista Jim Jarmusch con il Leone d’Oro 2025 (Ansa).

Peaky Blinders, online il trailer del film The Immortal Man

«Che fine ha fatto Tommy Shelby, il famoso gangster?». Inizia così il teaser trailer ufficiale di Peaky Blinders: The Immortal Man, film che proseguirà la pluripremiata saga della famiglia Shelby dopo le sei stagioni della serie Bbc. Diretto da Tom Harper, sarà disponibile in esclusiva su Netflix a partire dal 20 marzo 2026: nei panni del protagonista, ovviamente, tornerà il premio Oscar Cillian Murphy, mentre la sceneggiatura sarà ancora una volta opera di Steven Knight, già autore del copione per la serie originale. Tante le new entry del cast, tra cui spiccano Barry Keoghan, Rebecca Ferguson e Tim Roth. Il film non concluderà definitivamente la saga: già annunciate infatti due serie sequel.

Peaky Blinders, trama e cast del film The Immortal Man

Assieme al primo trailer, Netflix ha rilasciato anche alcune anticipazioni ufficiali sulla trama del film The Immortal Man. La narrazione riprenderà nel 1940, qualche anno dopo la conclusione degli eventi della sesta stagione di Peaky Blinders, e si svolgerà ancor una volta a Birmingham. Nel pieno caos della Seconda guerra mondiale, il noto gangster Tommy Shelby si vede costretto a far ritorno in città da un esilio autoimposto per affrontare la resa dei conti più distruttiva della sua vita. Con il futuro della sua famiglia e del Paese in bilico, dovrà affrontare una volta per tutte i suoi demoni e scegliere se battersi per la sua eredità oppure distruggerla definitivamente. «Sarà un capitolo esplosivo nella storia di Peaky Blinders», ha spiegato il creatore Knight. «Senza esclusione di colpi».

Nel cast torneranno Sophie Rundle, volto della sorella di Tommy Shelby, Ada, e Stephen Graham e Ned Dennehy, rispettivamente nei panni degli alleati del protagonista Hayden Stagg e Charlie Strong. Ancora ignoto il destino di Arthur, maggiore degli Shelby, interpretato per tutte le sei stagioni da Paul Anderson: l’attore non è indicato nel cast del film. Tante le new entry: in Peaky Blinders: The Immortal Man ci saranno infatti Rebecca Ferguson (Dune e Mission Impossibile), Barry Keoghan (Saltburn e Gli spiriti dell’isola) e Tim Roth (Le Iene e Pulp Fiction). Prima del debutto in streaming, il film uscirà dal 6 marzo in alcune sale selezionate, ma non è chiaro se sarà coinvolta anche l’Italia.

Natale 2025, cinque film da vedere in streaming

I classici Disney sulle reti Rai, gli intramontabili Una poltrona per due, Il Grinch e Polar Express sui canali Mediaset, che proporrà anche i primi due capitoli della saga di Harry Potter dopo aver dato spazio, sul 20, alla trilogia de Il Signore degli Anelli in versione integrale. Da diversi anni ormai, sulle principali emittenti generaliste si ripete ciclicamente la stessa programmazione che, dal 24 fino al 26 dicembre, accompagna i telespettatori a Natale. Chi è stanco dei soliti film, può ricorrere alle piattaforme streaming, dove sono disponibili decine di titoli freschi ma comunque intrisi dello spirito delle festività. Ecco cinque idee.

Da Netflix a Prime Video, cinque film da guardare in streaming a Natale

Natale senza Babbo, la commedia con Gassmann e Ranieri

È possibile un Natale senza Babbo? È quello che si chiede la nuova commedia di Stefano Cipani, già disponibile su Amazon Prime Video dal 26 novembre scorso. Nei panni di un Santa Claus in profonda crisi esistenziale c’è Alessandro Gassmann, che restituisce un personaggio alla disperata ricerca di un po’ di ferie e relax. Tanto da sparire all’improvviso senza lasciare alcuna istruzione. Toccherà alla moglie Margaret (Luisa Ranieri) l’arduo compito di salvare il Natale di miliardi di persone nel mondo. Un’impresa ancor più complessa per l’influenza della strega Sabrina (Caterina Murino), la Befana, che insieme all’amica Santa Lucia (Valentina Romani) hanno deciso di rubare la scena a Babbo Natale approfittando della sua assenza. Nel cast anche Diego Abatantuono, Angela Finocchiaro, Francesco Centorame e Simone Susinna.

Buon Natal-Ex, la proposta comedy di Netflix

Il 12 novembre 2025, Netflix ha inaugurato la stagione natalizia 2025 con Buon Natal-Ex, commedia di Steve Carr, già regista de Il dottor Dolittle 2, con protagonisti Oliver Hudson e Alicia Silverstone, la celebre Cher di Ragazze a Beverly Hills o Batgirl in Batman & Robin. I due vestono qui i panni di una coppia ormai prossima al divorzio che decide di trascorrere un ultimo 25 dicembre in famiglia nella piccola cittadina (immaginaria) di Winterlight, nel Vermont. Ai due, che si sono allontanati mentre crescevano i loro figli Sienna (Emily Hall) e Gabe (Wilder Hudson, vero figlio di Oliver), riesce tutto, tranne che aggiustare la loro relazione. Nel cast anche Jameela Jamil, volto della nuova fidanzata di lui, e Pierson Fodé, che interpreta un amico di lei.

My Secret Santa: se Babbo Natale fosse una lei?

Tra le nuove commedie natalizie di Netflix c’è anche My Secret Santa di Mike Rohl. Protagonista della narrazione è Taylor, interpretata da Alexandra Breckenridge, mamma single piena di energia e pronta a tutto pur di rendere speciale il Natale della figlia Zoey (Madison Maclsaac). Non si arrende neanche quando sprofonda in forti difficoltà economiche, che minacciano di rovinare le feste. Accetta quindi di lavorare, presso un lussuoso comprensorio sciistico, come Babbo Natale. Nascosta dietro una folta barba bianca e il tradizionale costume rosso, si innamora dell’affascinante Ethan (Ryan Eggold), capo dell’albergo che tuttavia non sospetta nulla del suo lavoro. Tra equivoci e risate, Taylor arriverà al punto di dover scegliere se continuare a nascondersi o rivelare la sua doppia identità.

Last Christmas, su Disney+ la commedia romantica con Emilia Clarke

Su Disney+ è invece possibile guardare Last Christmas, film sentimentale del 2019 con protagonista Emilia Clarke, celebre per aver interpretato Daenerys nella serie HBO Il Trono di Spade. Qui interpreta Kate, una giovane donna particolarmente goffa e afflitta da un’irrimediabile sfortuna, la cui vita da sempre è costituita di scelte sbagliate. Non ha tuttavia mai abbandonato il sogno di diventare una cantante famosa, sebbene le avversità non le abbiano mai permesso di mostrare il suo valore. Tutto cambia quando sul posto di lavoro, un negozio di decorazioni natalizie gestito da Santa (Michelle Yeoh), incontra Tom (Harry Golding), giovane troppo perfetto per essere vero.

A Very Jonas Christmas Movie, Natale insieme alla boy band americana

Natale in compagnia di Nick, Joe e Kevin. Sempre su Disney+ è disponibile A Very Jonas Christmas Movie, film con protagonisti i Jonas Brothers al completo. Sbarcato in streaming a metà dicembre, segue la storia dei tre fratelli artisti che, dopo aver concluso il loro ultimo tour a Londra, desiderano solamente tornare nelle loro case di New York per trascorrere le feste in famiglia. Il semplice viaggio verso la Grande Mela si trasforma tuttavia in una vera e propria avventura tra passaporti smarriti, treni bloccati e aeroporti colmi di ostacoli. Scopriranno che è stato Babbo Natale in persona (Jesse Tyler Ferguson) ad aver deciso di sfidarli per far ritrovare loro il vero spirito delle feste. Accanto alle canzoni della band, tra cui diversi inediti, c’è spazio anche per alcuni easter egg di Camp Rock, film che ne lanciò la carriera assieme a quella di Demi Lovato.

Eurovision, Marvin Dietmann è il nuovo direttore artistico

L’Eurovision ha un nuovo direttore artistico. L’emittente austriaca Orf ha nominato Marvin Dietmann, noto registra e coreografo, Head of Contest per l’edizione 2026, in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio. Prende il posto di Christer Björkman, ex capo del Melodifestivalen svedese, che ha ricoperto l’incarico negli ultimi tre anni. Tra i suoi compiti, ci sarà il coordinamento delle delegazioni dei vari Paesi partecipanti, di cui dovrà tradurre in performance sul palco le idee artistiche, e la definizione dell’ordine di uscita per le semifinali e la finale. La sua nomina arriva in un momento di profonda riorganizzazione strutturale della manifestazione canora, che ha recentemente deciso di scorporare le funzioni manageriali e artistiche prima nelle mani di un solo Executive Supervisor. Accanto a Dietmann, infatti, Martin Green si dovrà occupare del comparto gestionale e operativo.

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Marvin Dietmann, chi è il nuovo Head of Contest dell’Eurovision

Regista e coreografo austriaco, Marvin Dietmann ha diretto e prodotto programmi televisivi, film, video musicali e opere teatrali. Originario di Vienna, dove è nato nel novembre 1986, ha iniziato a ballare all’età di sei anni e a 13 ha iniziato gli studi di danza classica a livello professionale, partecipando a opere come Il lago dei Cigni e Lo schiaccianoci. A 16 anni è passato al teatro musicale, seguendo corsi di canto e recitazione, per poi apparire stabilmente in diversi musical. Vittima di un grave infortunio a soli 22 anni, ha deciso di cambiare rotta e intraprendere la carriera di direttore artistico. Lunga la sua esperienza anche con l’Eurovision. Nel 2014 era nel team che ha portato al successo Conchita Wurst, mentre quattro anni dopo ha portato sul podio Cesar Simpson, inserito tra l’altro tra i papabili conduttori dell’edizione 2026.

Eurovision, Marvin Dietmann è il nuovo direttore artistico
Marvin Dietmann (da Instagram).

Tra le sue numerose collaborazioni figurano artisti di Spagna, Croazia, Germania, Estonia, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca e ovviamente Austria, per cui ha diretto le performance tra il 2012 e il 2017. Nel 2022 ha invece curato la performance del britannico Sam Ryder, che con la sua Spaceman si piazzò terzo nell’edizione andata in scena a Torino. Nel 2024 è stato Creative Producer per la cerimonia di chiusura del campionato europeo di calcio in Germania. Dal punto di vista personale, è sposato con l’artista Kaleen, cantante oltre che ballerina e coreografa classe 1994 che ha rappresentato l’Austria proprio lo scorso anno con la canzone We Will Rave a Malmö, piazzandosi 24esima.