Acca Larentia, aggrediti a sprangate quattro militanti di Gioventù Nazionale

Quattro attivisti di Gioventù Nazionale sono stati aggrediti a Roma, nei pressi di un supermercato di via Tuscolana. Secondo quanto emerso dal racconto delle persone coinvolte, l’episodio si sarebbe verificato durante l’affissione di manifesti relativi alla commemorazione promossa al parco della Rimembranza nel 48esimo anniversario della strage di Acca Larentia. Gli aggressori erano dieci, incappucciati, armati di spranghe e aste, stando a quanto raccontato. Potrebbero essere stati ripreso dalle telecamere di videosorveglianza: le immagini sono al vaglio della Digos, che ha trasmesso una prima informativa in Procura. Uno dei quattro militanti di Gioventù Nazionale è stato portato in ospedale in codice giallo con tumefazioni.

Fratelli d’Italia: «C’è chi vuole far tornare la violenza di quegli anni»

«Atto vile, premeditato e organizzato in occasione dell’anniversario dell’uccisione a Acca Larentia di tre giovani militanti di destra. Evidentemente c’è chi ha la volontà di far ritornare la violenza di quegli anni, intenzione che va unanimemente condannata senza alcuna ambiguità», ha dichiarato Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia. Così Fabio Roscani, deputato di FdI e presidente di Gioventù Nazionale: «Ancora una volta l’odio politico prevale sul dialogo e sul confronto costruttivo, tutto ciò non è ammissibile, auspico pertanto una condanna unanime di tutte le forze politiche. Fiducioso che le forze dell’ordine individuino presto i colpevoli, esprimo ai ragazzi feriti la mia sentita vicinanza e l’augurio di una pronta guarigione».

Meloni: «L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale»

«Una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione, che ci richiama al dovere della memoria e della responsabilità. Quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano». Così la premier Giorgia Meloni nel 48esimo anniversario dei fatti di Acca Larentia. La presidente del Consiglio ha poi scritto che «l’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale», affermando che «quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde». E poi: «Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare. Ricordare significa scegliere ogni giorno il rispetto, il dialogo e la convivenza civile, perché le idee forti non temono il confronto».

Sciopero 9-10 gennaio 2026: chi si ferma, orari e fasce di garanzia

Il 2026 si apre con due giornate di scioperi. Venerdì 9 e sabato 10 gennaio concentrano proteste che coinvolgono aerei, treni, trasporto locale, con disagi diffusi in tutta Italia. Per quanto riguarda il settore aereo, EasyJet incrocia le braccia per l’intera giornata, dalle 00 alle 23.59. Il personale di Vueling sciopera dalle 10 alle 18, mentre i lavoratori di Assohandlers si fermano dalle 13 alle 17. Inoltre, si fermeranno per 24 ore i lavoratori di Swissport Italia dell’aeroporto di Milano Linate e quelli di handling sia di Milano Linate che Malpensa. Le astensioni possono incidere su check-in, imbarco e gestione dei bagagli, con ritardi e cancellazioni. Restano operative le fasce di garanzia previste dalla normativa, soprattutto sui voli di prima mattina e serali.

Lo sciopero dei treni e del Tpl il 9 e 10 gennaio

Sciopero 9-10 gennaio 2026: chi si ferma, orari e fasce di garanzia
Treno (Ansa).

I lavoratori di Fsi-Rfi scioperano per otto ore, dalle 21 del 9 alle 21 del 10 gennaio. Le ripercussioni possono riguardare treni regionali, a lunga percorrenza e Alta Velocità. Anche in questo caso valgono le fasce di garanzia ferroviarie, con servizi minimi assicurati nelle ore di punta. Mobilitazione più contenuta per quanto riguarda il trasporto pubblico locale: in Sardegna è prevista un’astensione Arst per l’intera giornata in più province; a Termoli è previsto uno stop del personale Gtm di quattro ore.

Rinviato lo sciopero nelle scuole

Le due giornate dovevano coinvolgere anche la scuola, con lo sciopero nazionale del personale del ministero dell’Istruzione e del Merito. Ma la mobilitazione è stata rinviata al 12 e 13 gennaio. I sindacati protestano contro: mancati rinnovi contrattuali e aumenti salariali giudicati insufficienti rispetto all’inflazione; precarietà e ritardi nei percorsi di stabilizzazione; carichi di lavoro crescenti nelle segreterie e nelle scuole e carenza di risorse per funzionamento, inclusione e sicurezza degli edifici.

Capotreno ucciso, il pm: «Aggravante dei motivi abietti»

In attesa dell’udienza di convalida del fermo, che si terrà a Brescia, la Procura di Bologna ha formalizzato l’accusa di omicidio nei confronti di Marin Jelenic, cittadino croato di 36 anni arrestato a Desenzano del Garda. Il procedimento è seguito dal pm Michele Martorelli e, allo stato, vengono contestate due aggravanti: l’aver agito per motivi ritenuti abietti e l’aver commesso il delitto all’interno o nelle immediate vicinanze di una stazione ferroviaria. Jelenic è accusato di aver ucciso il 5 gennaio scorso a Bologna il capotreno Alessandro Ambrosio, 34 anni. Subito dopo l’omicidio, secondo quanto ricostruito dagli investigatori delle Squadre mobili di Milano e Bologna e dalla Polfer, l’uomo avrebbe trascorso la notte in una sala d’attesa dell’ospedale Niguarda di Milano.

Gli spostamenti di Jelenic dopo l’omicidio

Le indagini hanno ricostruito nel dettaglio gli spostamenti successivi al delitto. Jelenic era arrivato a Milano alle 22.40, dopo essere stato fatto scendere da un treno a Fiorenzuola perché privo di biglietto e aver proseguito il viaggio su un altro convoglio. Le telecamere di sorveglianza lo hanno ripreso in piazza Duca d’Aosta, all’uscita della Stazione Centrale. Poco dopo la mezzanotte, alle 00.15, è salito su un tram della linea 4, raggiungendo in seguito il Niguarda, dove avrebbe passato la notte prima di allontanarsi nuovamente.

Il precedente dell’aggressione nel centro di Udine

Intanto emergono precedenti episodi che vedono coinvolto il 36enne. Il 18 ottobre 2025, nel centro di Udine, aveva danneggiato un supermercato dopo essere stato sorpreso a nascondere alcune birre nello zaino. A raccontarlo al Messaggero Veneto e a Il Piccolo è il titolare dell’esercizio, Alfredo Vasto, che lo ha riconosciuto dalle immagini delle foto segnaletiche. «Un mio collega aveva sorpreso quell’uomo mentre stava imboscando delle birre e glielo aveva fatto notare, invitandolo a pagarle», ha spiegato, aggiungendo che Jelenic si era rifiutato e aveva iniziato a comportarsi in modo violento. «A quel punto, era andato fuori di testa, incominciando a mangiare cioccolatini e gettandone a terra le carte, oltre a prendersela con gli espositori».

Arrestato Marin Jelenic, il presunto killer del capotreno ucciso a Bologna

La polizia ha arrestato a Desenzano del Garda Marin Jelenic, 36enne croato, ricercato da lunedì sera per l’omicidio di Alessandro Ambrosio, capotreno ucciso lunedì sera a Bologna nel parcheggio riservato al personale ferroviario. Jelenic era arrivato a Desenzano in autobus da Milano, dove si era spostato dopo essere riuscito a far perdere le proprie tracce.

La fuga

La fuga era iniziata poche ore dopo il delitto, avvenuto verso le 18.30. Lunedì sera i carabinieri di Fiorenzuola d’Arda, nel piacentino, avevano fermato Jelenic su un treno regionale diretto a Milano, identificandolo in seguito alla segnalazione del capotreno di un ubriaco molesto a bordo. In quel momento, però, è stato rilasciato perché non risultava ricercato: l’omicidio era avvenuto da poco e gli investigatori di Bologna non avevano ancora attribuito un nome e un volto al possibile responsabile, sulla base delle immagini delle telecamere.

Ancora da chiarire il movente

Le prime indagini indicano che Jelenic avrebbe seguito Ambrosio all’interno della stazione di Bologna e fino al parcheggio, dove lo avrebbe colpito con una coltellata mortale al polmone. Il capotreno è morto dissanguato. Senza fissa dimora, Jelenic viveva da tempo tra treni e stazioni ed era noto alle forze dell’ordine per piccoli reati e comportamenti molesti legati all’alcol. Il movente resta dunque da chiarire.

Capotreno ucciso a Bologna: identificato il presunto killer

È stato identificato il presunto aggressore che lunedì sera, in stazione a Bologna, ha accoltellato al polmone Alessandro Ambrosio, 34 anni, capotreno di Trenitalia. Si tratta di Jelenic Marin, 36 anni, cittadino croato già noto alle forze dell’ordine per precedenti episodi violenti in stazioni di altre città. È attualmente in fuga e si teme possa essersi allontanato in treno. L’aggressione è avvenuta intorno alle 19 in viale Pietramellara, nell’area che conduce al parcheggio riservato ai dipendenti della stazione, non accessibile ai viaggiatori. Ambrosio non era in servizio e stava andando a prendere l’auto quando è stato colpito. A trovarlo a terra, in una pozza di sangue, è stato un dipendente di Italo che ha subito allertato la Polfer. I soccorsi del 118, intervenuti rapidamente, non sono riusciti a salvargli la vita.

Le reazioni

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha parlato di «un atto gravissimo» e ha aggiunto: «Attendiamo di capire cosa sia avvenuto, ma intanto voglio esprimere la nostra vicinanza, in un momento così doloroso, ai familiari e ai colleghi del giovane capotreno trovato morto».
Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha dichiarato di essere «profondamente addolorato per la tragedia di Bologna», esprimendo «affettuosa solidarietà alla famiglia della vittima e ai suoi colleghi». In una nota ha inoltre confermato «la propria determinazione per portare a 1.500 le donne e gli uomini in divisa di Fs Security per vigilare su treni e stazioni».

Capotreno ucciso a coltellate a Bologna: killer in fuga

A Bologna un uomo di 34 anni è stato ucciso a coltellate da un aggressore che poi è fuggito. La vittima è un dipendente di Trenitalia che si stava recando al parcheggio della stazione in viale Pietramellara. Lì è stato raggiunto da un fendente mortale all’altezza dell’addome. Nonostante l’immediato intervento, il personale del 118 non è riuscito a salvarlo. L’aggressore intanto è in fuga mentre la polizia ferroviaria e la squadra mobile, con il medico legale, è sul posto per i rilievi scientifici. L’area è adibita a parcheggio riservato agli operatori della stazione, non aperta al pubblico. Potrebbero chiarire la dinamica le telecamere della zona.

Cerca di difendere un amico e viene accoltellato: grave un 15enne

Un ragazzo di 15 anni è stato accoltellato mentre difendeva un amico da una rapina. È successo a Milano, in viale Sarca, non distante dal Bicocca Village. Il giovane è stato trasportato al pronto soccorso del Niguarda in codice rosso. I fendenti lo hanno raggiunto al volto e all’addome. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, i fatti sono avvenuti intorno alle 17.30 del 5 gennaio. I due ragazzi sono stati bloccati da un uomo che ha puntato contro di loro un coltello. La richiesta è stata di consegnare il giubbotto dell’amico del 15enne. Quest’ultimo, invece, è intervenuto per difenderlo ed è stato colpito dall’aggressore, che poi è scappato. Non dovrebbe essere in pericolo di vita, seppur in condizioni gravi. I militari sono alla ricerca dell’aggressore.

Cervia, ufficiali le dimissioni del sindaco Mattia Missiroli

Sono state ufficializzate le dimissioni del sindaco di Cervia, Mattia Missiroli, annunciate il 23 dicembre dopo l’apertura di un’indagine per maltrattamenti e lesioni nei confronti della moglie, dalla quale è in corso la separazione. Nelle settimane precedenti la procura di Ravenna aveva avanzato richiesta di custodia cautelare in carcere, istanza respinta dal gip. In una nota diffusa dal Comune, Missiroli ha spiegato le ragioni della decisione affermando che «La conferma di questa scelta risponde esclusivamente a esigenze di sicurezza, a tutela della mia famiglia e della città di Cervia, che è stata coinvolta in una macchina del fango senza precedenti». Una situazione che, ha aggiunto, «non ha riguardato solo la mia persona, ma che ha avuto ricadute sull’intera comunità, rendendo necessario un gesto di responsabilità utile a riportare il clima entro limiti di civiltà».

Missiroli: «Garantismo messo in discussione dalla gogna mediatica»

Il primo cittadino dimissionario ha ribadito la propria posizione rispetto alle accuse, sottolineando: «ribadisco con chiarezza il mio fermo rigetto di ogni accusa e addebito che mi viene contestato. La mia fiducia nel percorso giudiziario è totale: solo in questo modo possono essere accertati i fatti, ricostruita la verità e garantita giustizia in modo imparziale». Missiroli ha inoltre precisato che «nei primi giorni del 2026 è stato possibile prendere visione degli atti dell’indagine, oggi al vaglio dei legali che tutelano la mia persona e la mia onorabilità, al di fuori dell’ambito istituzionale», denunciando come «Il principio del garantismo, pilastro delle istituzioni, oggi rischia di essere messo in discussione di fronte a una gogna mediatica senza precedenti». Da qui l’annuncio dell’intenzione di «procedere al deposito di querele per diffamazione» contro chi avrebbe diffuso accuse infondate. Rivendicando di agire nell’interesse della città, Missiroli ha affermato che «ciò che guida le mie scelte, oggi come in passato, è l’esclusivo interesse della città di Cervia e dei suoi cittadini», invitando alla prudenza perché «oggi non è il momento delle reazioni istintive o delle contrapposizioni», ma «il tempo della lucidità, della riflessione e del senso delle istituzioni», ricordando infine che «In momenti complessi come questo la responsabilità di chi governa consiste nel tutelare le persone, mantenere la calma e garantire che la città possa affrontare il futuro con fiducia, serenità e coesione».

È morto il giornalista Gianluigi Armaroli

È scomparso a 77 anni Gianluigi Armaroli, giornalista bolognese e volto storico dell’informazione Mediaset, a lungo corrispondente dall’Emilia-Romagna per il Tg5 diretto da Enrico Mentana. La notizia della sua morte è stata comunicata in diretta durante l’edizione del notiziario. Nato a Bologna nel 1948, Armaroli aveva raccontato da inviato alcuni dei passaggi più rilevanti della cronaca regionale, occupandosi anche, negli ultimi tempi, delle gravi alluvioni che hanno colpito il territorio.  Prima di dedicarsi al giornalismo televisivo, Armaroli aveva seguito un percorso artistico: dopo la laurea all’Accademia di Belle Arti con specializzazione in scenografia, aveva frequentato l’Accademia Antoniana per la recitazione, lavorando come attore radiofonico e televisivo in Rai, per poi passare alle emittenti private e infine a Mediaset.

Crans-Montana, identificati tutti i 116 feriti

Sono stati identificati tutti i 116 feriti coinvolti nell’incendio scoppiato la notte di Capodanno a Crans-Montana, di questi, 83 restano ricoverati in ospedale. Il bilancio definitivo è stato comunicato dalla polizia del Cantone Vallese, che ha chiarito come il primo conteggio di 119 persone comprendesse anche tre pazienti arrivati in pronto soccorso per cause non legate al rogo. Tra i feriti, la quota più numerosa è rappresentata da cittadini svizzeri, con 21 donne e 47 uomini, seguiti dai francesi, 21 in totale, di cui 10 donne e 11 uomini.

Crans-Montana, identificati tutti i 116 feriti
Le salme dei giovani morti a Crans-Montana a Linate (Ansa).

Atterrato a Linate l’aereo con a bordo le salme dei ragazzi

Intanto è arrivato in Italia il velivolo C-130 dell’Aeronautica militare con a bordo le salme dei giovani italiani morti nella tragedia, atterrato all’aeroporto di Milano Linate alla presenza, tra gli altri, del presidente del Senato Ignazio La Russa, del sottosegretario Alberto Barachini, dei governatori Attilio Fontana, Marco Bucci e Michele De Pascale e del capo della Protezione civile Fabio Ciciliano. Le bare saranno trasferite via terra verso Milano, Bologna e Genova, mentre l’aereo proseguirà per Roma Ciampino, dove sono attesi il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dello Sport Andrea Abodi. Dopo l’incontro con i familiari delle vittime italiane, l’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado ha riferito che «Le famiglie delle vittime chiedono giustizia», aggiungendo che «Le autorità elvetiche mi hanno assicurato la massima collaborazione» dopo il colloquio con il presidente del governo vallesano Mathias Reynard e con Stephan Ganzer, responsabile del dipartimento cantonale per la sicurezza.

Morta Anna Falcone, sorella di Giovanni

È morta a 95 anni Anna Falcone, sorella maggiore di Giovanni ucciso nella strage di Capaci assieme alla moglie Francesca e i tre agenti di scorta. Prima di tre fratelli, con la sorella Maria aveva contribuito alla creazione della Fondazione intitolata al magistrato. «La scomparsa di Anna Falcone rappresenta un momento di profondo cordoglio per la città di Palermo», ha dichiarato il sindaco del capoluogo siciliano Roberto Lagalla, sottolineando che, «con il suo stile riservato e la sua straordinaria dignità, ha custodito e onorato la memoria del fratello Giovanni».

Morta Anna Falcone: l’omaggio della politica italiana

«Ho appreso con sincero dolore della scomparsa di Anna Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone. Alla sua famiglia e ai suoi cari giungano le più sentite condoglianze mie personali e del Senato della Repubblica». Lo ha scritto su X il presidente del Senato Ignazio La Russa. Così Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati: «Un pensiero di profondo cordoglio per la scomparsa di Anna Falcone. Il suo impegno ha contribuito a rafforzare la cultura della legalità e a mantenere viva l’eredità morale di Giovanni Falcone». Elly Schlein, segretaria del Pd, ha dichiarato: «Voglio ricordarla oggi soprattutto per il lavoro fatto con studentesse e studenti delle scuole di tutto il Paese per diffondere la cultura della legalità. Una vera formazione permanente portata avanti nella consapevolezza che la conoscenza del fenomeno mafioso sia la base per una riscossa civile della coscienza delle giovani generazioni».

Femminicidio di Aurora Livoli, l’uomo fermato era stato espulso due volte dall’Italia

Il peruviano Emilio Gabriel Valdez Velazco, in carcere per l’aggressione di un’altra ragazza ma indagato per l’omicidio di Aurora Livoli, trovata senza vita la mattina del 29 dicembre in un cortile di via Paruta a Milano, era stato già espulso due volte dall’Italia perché ritenuto pericoloso: secondo quanto riportato da Adnkronos, il 57enne ha precedenti penali per rapina aggravata, violenza sessuale e immigrazione clandestina.

La prima espulsione, avvenuta nel 2019

Entrato in Italia dalla frontiera di Linate nel 2017, Velazco era diventato irregolare dal 4 agosto del 2019, essendosi trattenuto oltre i termini consentiti. Da qui il primo provvedimento di espulsione, eseguito con decreto di accompagnamento coattivo alla frontiera due giorni dopo. Nello stesso anno è stato arrestato e condotto in carcere a Pavia per aver violentato una ragazza per strada a Milano. Altri precedenti per abusi sessuali sono risalgono al 2024 e al 2025, ma l’uomo è finito in carcere solo per il primo episodio.

Il rientro in Italia e la seconda espulsione

Tornando alla prima espulsione, dopo il no del questore per motivi di pericolosità sociale al rilascio del permesso di soggiorno, Velazco – aveva fatto domanda in qualità di fratello di una cittadina italiana – è stato arrestato il 25 marzo del 2024. Questo perché era rientrato in Italia prima che fossero decorsi cinque anni dall’esecuzione dell’espulsione. Ecco quindi il secondo analogo provvedimento. Non è stato però possibile procedere al rimpatrio di Velazco: il suo passaporto risultava infatti scaduto il 2 maggio del 2022. A quel punto era stata richiesta l’assegnazione di un posto al Cpr, almeno fino al lasciapassare da parte dell’autorità consolare. Ma il posto è stato successivamente rifiutato a causa dell’inidoneità alla vita in comunità, decretata dal medico, a causa di una patologia delle vie urinarie. A quel punto nei confronti di Velazco è stato emesso un ordine a lasciare il territorio nazionale entro sette giorni, che evidentemente è stato disatteso.

Infortuni, malattie professionali, morti sul lavoro: un altro anno di occasioni mancate

Tra gennaio e ottobre 2025 le denunce di infortunio sul lavoro sono arrivate a 497.341: 5.902 casi in più rispetto allo stesso periodo del 2024, pari a un aumento dell’1,2 per cento. Le morti accertate sono cresciute da 890 a 896. Le denunce di malattia professionale hanno fatto un salto più netto: da 73.922 a 81.494, con un incremento del 10,2 per cento. La media è rimasta invariata: tre lavoratori morti al giorno. Il 2025 si è chiuso così, senza scarti, senza inversioni, senza alibi. Il manifesto della distanza tra i buoni propositi e i fatti.

La retorica della fatalità perde consistenza

L’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (Anmil) ha parlato di «anno delle stragi» e di occasione mancata. I numeri non raccontano un’emergenza improvvisa, ma una continuità. Quando crescono insieme infortuni, morti e malattie professionali, la retorica della fatalità perde consistenza. Qui il tema è l’organizzazione del lavoro, il modo in cui si produce, si appalta, si risparmia.

Infortuni, malattie professionali, morti sul lavoro: un altro anno di occasioni mancate
Una manifestazione contro le morti sul lavoro davanti al ministero del Lavoro (foto Ansa).

La misura simbolo del 2025 doveva essere la patente a crediti. Il bilancio reale è minimo: tre ritiri effettivi in un anno. Tre. Un deterrente che resta sulla carta, mentre la sua applicazione si trasforma in burocrazia. Le risorse utilizzate arrivano dall’Inail, quindi dai contributi dei lavoratori. La sicurezza viene finanziata da chi subisce il rischio, non da chi lo genera.

Corsi sulla sicurezza in video: un paradosso operativo

Nel frattempo la formazione sulla sicurezza viene spinta verso modalità a distanza, anche per attività ad alto rischio. Un paradosso operativo: corsi seguiti in video mentre si lavora. La tutela diventa un adempimento, perde fisicità, perde efficacia. Nello stesso pacchetto restano esclusioni che segnano un arretramento dei diritti, come quella delle coppie di fatto dalle tutele previste in caso di morte sul lavoro.

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Un vecchio flash mob “Basta morti sul lavoro” organizzato dai sindacati in piazza Montecitorio (foto Ansa).

Il decreto sicurezza e la legge di bilancio non intervengono sul nodo centrale. Il modello produttivo resta quello che ha già mostrato i suoi effetti: precarietà strutturale, subappalti a cascata, compressione dei costi, contratti collettivi aggirati. Lo stop ai subappalti multipli nei cantieri resta fuori dall’agenda. La procura nazionale del lavoro resta una proposta. Il reato di omicidio sul lavoro continua a non esistere. Le famiglie delle vittime restano senza patrocinio automatico. Tutto rimane com’era.

Gli irregolari che non entrano nelle statistiche

Il numero ufficiale delle 896 vittime racconta solo una parte della storia. L’aggettivo “accertate” segnala un confine. Oltre ci sono i morti che non entrano nelle statistiche: lavoratori irregolari, sfruttati, spesso vittime di caporalato, che muoiono nel silenzio o vengono cancellati. È una strage che procede senza nemmeno il riconoscimento pubblico, senza nome, senza conteggio. Qui il problema diventa anche linguaggio: ciò che non viene contato tende a non esistere.

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Corteo contro le morti sul lavoro (foto Ansa).

La distribuzione delle vittime ha un profilo netto. Si muore nei cantieri, nei capannoni, nei magazzini, nei campi agricoli, sulle strade percorse per lavorare. Dentro questa mappa rientrano anche i lavoratori (come i rider) gestiti dalle piattaforme digitali, formalmente autonomi, sostanzialmente esposti agli stessi rischi. Chi muore appartiene sempre allo stesso perimetro sociale: chi non può permettersi di rifiutare una mansione pericolosa, chi non può dire no.

L’allungamento della vita lavorativa e le mansioni pensate per corpi giovani

Nel 2025 pesa anche l’età. Un morto su tre ha più di 60 anni. Nel 2024 erano 315 su 1.090. Nel 2025 il rapporto resta simile: 323 vittime over 60 su 962 (sono le vittime totali, fino a dicembre), con una presenza significativa di lavoratori oltre i 70 anni. L’allungamento della vita lavorativa incontra mansioni pensate per corpi giovani. Il rischio cresce, l’organizzazione del lavoro resta ferma.

Infortuni, malattie professionali, morti sul lavoro: un altro anno di occasioni mancate
Circa 200 bare, di cartone, posizionate in piazza della Signoria a Firenze, di fronte a Palazzo Vecchio, per commemorare le vittime sul lavoro in Toscana (foto Ansa).

Si muore in agricoltura, edilizia, autotrasporto, industria, taglio della legna. Si muore anche nei servizi, nel commercio, nel giardinaggio, fino agli infortuni domestici legati ad attività lavorative. Il rischio aumenta con l’età, ma non viene compensato da tutele aggiuntive. Si continua a lavorare come prima, più a lungo.

A morire sono sempre gli stessi, non certo gli amministratori delegati

Il bilancio del 2025 è tutto qui. Più infortuni, più malattie, più morti. In mezzo, decreti che non toccano il cuore del problema e un sistema produttivo che resta identico. A morire sono sempre gli stessi. Gli amministratori delegati restano fuori dalla conta. I nomi dei luoghi si accumulano: Calenzano, Brandizzo, Firenze, Suviana, Casteldaccia, Bologna. Cambiano le città, resta la stessa responsabilità rimossa.

Ruba un milione di file al consulente di Report: 42enne a processo

La procura di Milano ha deciso di rinviare a giudizio con citazione diretta Valentina Varisco. Si tratta di una 42enne, ex collaboratrice del commercialista Gian Gaetano Bellavia. È accusata di aver rubato un milione di file «ad altissima sensibilità» dall’ufficio dell’uomo, consulente di pm e della trasmissione Report, in onda sui Rai3. L’ipotesi di reato, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, è di accesso abusivo a sistema informatico. Così avrebbe copiato file tra il 18 giugno e il 25 settembre del 2024.

L’avvocato della donna: «Versione incompleta»

A farne le spese circa un centinaio di personaggi famosi. Tra questi anche Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, John Elkann, Manfredi Catella, Bettino Craxi, Massimo D’Alema, Luigi Di Maio, Alberto Di Rubba, Lamberto Dini, Roberto Formigoni, Ennio Doris, Geronimo La Russa, Flavio Briatore, Luca Barbareschi, Giuseppe Graviano, Irene Pivetti, Gianni Letta, Claudio Lotito, Cesare Previti e Giulio Tremonti. Il legale della donna, invece, parla di una denuncia che riporta «una versione non aderente ai fatti e comunque incompleta se non si conoscono ulteriori eventi, di estremo rilievo, in una collaborazione quasi ventennale tra i due».

I ragazzi di Crans-Montana e l’emergenza che non spezza la narrazione social

A Crans-Montana, nella notte che doveva essere teatro dell’allegria di Capodanno, l’incendio della discoteca Le Constellation ha provocato una tragedia: un bar che brucia, ragazzi che muoiono. E un dettaglio che, più di ogni altro, definisce un’epoca. Alle prime avvisaglie del fuoco che aveva intaccato il soffitto, molti dei presenti, invece che allontanarsi subito dal pericolo, si sono precipitati a rappresentarlo. Hanno filmato le fiamme che si allargavano, come se la priorità fosse immortalare l’evento, non sottrarvisi il prima possibile.

La reazione istintiva a uno shock non è scappare, ma riprendere col cellulare

In questi casi l’equivoco più diffuso è pensare che il virtuale conti più della vita reale. Non è così. Conta più del corpo. Che è mortale, mentre la sua immagine sopravvive. E se sei cresciuto in un mondo che ti chiede continuamente di mostrare dove sei, cosa provi, cosa accade intorno a te, la reazione istintiva a uno shock non è scappare, ma riprendere col cellulare quanto sta accadendo per trasferirlo sulle piattaforme social. È un automatismo culturale prima che tecnologico: documentare per rendere l’evento incontestabile, perché se non entra nello schermo dello smartphone non entra nel mondo.

Una volta si restava immobili per impotenza, oggi per fare un video

Il virtuale ha abolito la gerarchia delle urgenze non negando la realtà, ma trasformandola in materia narrativa. Le fiamme non vengono ignorate: vengono montate in un racconto istantaneo. Il pericolo fisico diventa una scena di pericolo: non mi brucio, ma sto riprendendo qualcosa che brucia. L’emergenza non spezza la narrazione, le fornisce l’abbrivio. E così l’istinto di sopravvivenza non punta alla salvezza, ma alla testimonianza. Una volta, per shock o impotenza, si restava immobili davanti a un disastro. Oggi si resta immobili perché si è impegnati a fare un video. Il dito scorre. Il corpo, a differenza del fuoco, attende.

Il reale si consuma alle tue spalle. E, purtroppo, a tue spese

Viviamo nell’era della Fomo (Fear of missing out) evoluta: non più la paura di perdere l’evento, ma quella di non poterne diventare il tramite. L’importanza non risiede nel vivere il momento, ma nell’essere riconosciuti mentre il momento accade. La tragedia diventa atto pubblico che ti assegna un ruolo: testimone, narratore, regista del tuo video. Solo che, mentre ti attribuisci il ruolo, il reale si consuma alle tue spalle. E purtroppo, come dimostra la tragedia di Capodanno, a tue spese.

Prima l’io visibile, poi l’io in carne e ossa

Il dramma di Crans-Montana non è la vittoria del virtuale sul reale. È qualcosa di più sottile e più amaro: è il reale che deve diventare immagine per essere percepito come tale. La discoteca teatro dell’immane tragedia ha bruciato non solo un soffitto, ma l’ordine delle priorità: prima la prova, poi l’esperienza. Prima la testimonianza, poi la fuga. Prima l’io visibile, poi l’io in carne e ossa. Non è che quei ragazzi non sapessero che il fuoco uccide. Ma alcuni stavano verificando se si sviluppava in modo tale da meritare un pubblico fatto dai loro follower. Fornendo così un ritratto disilluso e spietatamente nitido di un tempo che non cancella la realtà, ma la riconosce tale solo quando è pronta per la condivisione.

Valanga in valle Maira, coinvolti quattro escursionisti

Una valanga di grandi proporzioni si è verificata in alta valle Maira, nel territorio comunale di Acceglio, nella zona del bivacco Bonelli, a una quota superiore ai 2.300 metri. La massa di neve ha investito almeno quattro escursionisti; le squadre impegnate nei soccorsi stanno verificando se vi siano ulteriori persone coinvolte. Le prime ricostruzioni parlano di una vittima accertata e di almeno due feriti recuperati in condizioni gravi. L’allarme è stato lanciato poco dopo le 13 e ha attivato un’imponente macchina dei soccorsi. L’assessore regionale allo Sviluppo e Promozione della Montagna, Marco Gallo, ha espresso «cordoglio per la vittima e massima vicinanza alle persone rimaste ferite e alle loro famiglie. In momenti come questi la Regione segue con attenzione l’evolversi della situazione ed è in costante contatto con l’amministrazione comunale e con le squadre di soccorso. Ringrazio tutti i soccorritori per la rapidità e la professionalità dimostrate nelle operazioni di soccorso, rese sono particolarmente complesse dalle condizioni difficili».

Morte di Aurora Livoli, c’è un indagato

A distanza di diversi giorni dal ritrovamento del corpo della 19enne Aurora Livoli in un cortile di via Paruta, a Milano, spunta il primo indagato. Secondo quanto ricostruito si tratta di un uomo di 57 anni, peruviano. I carabinieri lo hanno fermato il giorno dopo al ritrovamento per una tentata rapina commessa poco prima del presunto incontro con la giovane. Il cadavere è stato trovato all’alba del 29 dicembre. Soltanto il 30 è però stato identificato, grazie a un’immagine della ragazza estrapolata dai filmati di videosorveglianza. Secondo quanto riportato da Open, dell’uomo ha parlato lo zio della giovane, che all’agenzia La Presse ha rivelato: «Abbiamo saputo che è in stato di fermo un cittadino peruviano che è stato indagato per articolo 575 del codice penale e quindi omicidio volontario».

Primo sbarco del 2026 a Lampedusa: arrivati 30 sudanesi

Primo sbarco di migranti dell’anno a Lampedusa, dove sono giunti 30 sudanesi: erano a bordo di un gommone di otto metri, che è stato soccorso dalla motovedetta V1104 della Guardia di finanza. I migranti, trasferiti all’hotspot di contrada Imbriacola che era vuoto, hanno raccontato di essere salpati da Sorman, in Libia, e di aver pagato l’equivalente di 950 euro per la traversata.

Amsterdam, un incendio ha distrutto la chiesa di Vondelkerk

Un incendio scoppiato nella notte di Capodanno ha distrutto la Vondelkerk di Amsterdam, una chiesa monumentale in stile neogotico situata ai margini del Vondelpark. L’allarme è scattato poco prima dell’una, quando le fiamme hanno iniziato a propagarsi dal tetto per poi avvolgere la torre campanaria. Il campanile è crollato completamente e anche una porzione della struttura centrale è collassata. La Regione di sicurezza Amsterdam-Amstelland ha comunicato che l’edificio non è più recuperabile, e che le operazioni si sono concentrate sul contenimento del rogo e sulla protezione delle abitazioni circostanti. 

Il problema principale, secondo i soccorritori, è stata la pioggia di scintille e detriti proiettati su un’area ampia, con rischio di propagazione alle case vicine. Per precauzione sono state evacuate alcune decine di abitazioni e l’area è stata transennata. Non risultano feriti, mentre le cause del rogo restano da accertare. La sindaca Femke Halsema, presente sul posto, ha definito l’incendio «terribile». Costruita nel 1872 e progettata da P.J.H. Cuypers, architetto del Rijksmuseum, la Vondelkerk era un bene storico tutelato a livello nazionale ed era stata riconvertita negli ultimi decenni in spazio per eventi e concerti.

Mistero a Venezia: trovato un cadavere con una ferita alla tempia

A Mira, Comune della provincia di Venezia, i carabinieri hanno trovato un cadavere. Si tratterebbe di un giovane di età compresa apparente tra 25 e 30 anni. A notarlo è stato un passente, che ha subito allertato i militari. La vittima era vestita e riversa su un fianco. Sulla tempia una ferita che sembra essere compatibile con un colpo di arma da fuoco. Ora indaga il nucleo investigativo dell’Arma.