Contrabbando dalla Cina, maxisequestro di capi di abbigliamento e tessuto a Prato

Su disposizione della procura europea a Prato sono scattate perquisizioni in quattro magazzini e in una residenza privata, che hanno portato al sequestro complessivo di oltre 5,5 milioni di metri di tessuto grezzo e di 237 mila capi di abbigliamento, importati illegalmente dalla Cina senza il pagamento di dazi doganali e Iva. Il valore stimato della merce sequestrata è superiore ai 10 milioni di euro.

A capo del sistema una donna, assunta in un’azienda di pronto-moda e commercio all’ingrosso

Il sequestro è solo l’ultimo compiuto nell’ambito di un’ampia operazione denominata Fraus ab oriente. Le indagini, avviate da oltre un anno, si sono concentrate sui magazzini di stoccaggio a Prato: già nel corso dell’autunno è stato individuato un articolato sistema di imprese “apri e chiudi”, con immobili apparentemente sfitti o affittati a società estranee, ma utilizzati in realtà come hub logistici per lo smercio dei tessuti di contrabbando. A capo del sistema è stata individuata una donna di nazionalità cinese, residente a Prato, formalmente dipendente di una società di pronto moda e commercio all’ingrosso di tessuti, al momento non coinvolta nell’indagine. Contestati i reati di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

I grossi danni della tempesta Harry in Sicilia

La Sicilia si è svegliata davanti a danni ingenti sul territorio dopo il passaggio del ciclone Harry, una tempesta di eccezionale intensità che nelle ultime ore ha provocato piogge, vento forte e mareggiate violente sul litorale. Fortunatamente, non si registrano vittime, ma i danni alle infrastrutture e alle abitazioni costiere sono ingenti. In totale, circa 190 persone sono state evacuate in tutta l’isola, tra cui gli ospiti della RSA Villa Aurora a Giampilieri Marina e residenti di Capo Mulini, Santa Maria La Scala e Riposto. In queste ore le squadre di soccorso continuano a lavorare per ripristinare energia elettrica, acqua e viabilità. Anche a Catania sono decine i nuclei familiari e le persone evacuate dalle abitazioni dei villaggi a mare della Plaia, zona in cui l’esondazione dei torrenti Buttaceto e Acquicella ha provocato l’allagamento della strada statale 121, mentre il fiume Simeto in alcuni tratti ha superato i livelli di guardia riversandosi nelle aree limitrofe.

I grossi danni della tempesta Harry in Sicilia
I danni sul lungomare di Catania (Ansa).
I grossi danni della tempesta Harry in Sicilia
I danni sul lungomare di Catania (Ansa).

A Itala spazzato via il tratto di un binario

Il ciclone ha paralizzato il sistema dei trasporti ferroviari: la circolazione sulla linea Messina – Catania – Siracusa e sulla tratta Catania – Caltanissetta Xirbi è completamente sospesa. A Itala, la furia del mare ha spazzato via un tratto di massicciata ferroviaria, lasciando i binari sospesi nel vuoto. Secondo gli esperti, la mareggiata potrebbe durare fino a «36-48 ore con onde alte fino a 7 metri», ha detto il meteorologo Daniele Ingemi al giornale locale Tempostretto. «Parliamo di un ciclone che rimane bloccato nella stessa posizione per diversi giorni consecutivi. Il moto ondoso va a battere sulle stesse aree. Più dura, più fa danni, più crea erosione e compromette tutti quei centri rivieraschi che si affacciano sul mare».

I danni più gravi nel Messinese

La fascia ionica del Messinese mostra i danni più gravi. A Santa Teresa di Riva il lungomare è completamente devastato per circa 800 metri, con blackout idrici ed elettrici diffusi. Letojanni e Roccalumera hanno registrato il crollo parziale di tratti del lungomare, case invase da acqua e sabbia, e danni a strutture turistiche e commerciali. Anche Sant’Alessio Siculo ha subito gravi danni a infrastrutture e lungomare. Nel Siracusano, il fiume Anapo è esondato a Siracusa, con ordinanze di evacuazione per le zone di Pantanelli, Traversa Cozzo Pantano, Fonte Ciane e Serramendola. Circa 20 persone sono state trasferite temporaneamente presso la Palestra Akradina, con supporto della Croce Rossa e della Protezione Civile. A Lentini, una casa disabitata è crollata a causa del maltempo, senza feriti.

Federica Torzullo uccisa con 23 coltellate, contestato il nuovo reato di femminicidio

Ben 23 coltellate, di cui 19 al collo e al volto. Una gamba, la sinistra, completamente amputata. E poi segni di ustioni sul corpo. È il drammatico quadro che emerge dall’autopsia sul corpo di Federica Torzullo, uccisa ad Anguillara Sabazia (Roma) dal marito Claudio Carlomagno, che poi l’ha seppellita in un canneto alle spalle della sua azienda. Secondo gli inquirenti, l’assassino ha provato a fare a pezzi il corpo e bruciarlo per «ostacolarne il riconoscimento», prima di nasconderlo in una buca che aveva scavato nel terreno. Sono state rilevate almeno quattro ferite da arma da taglio alle mani di Torzullo, segno che la vittima ha provato a difendersi. Alla luce delle risultanze investigative, la Procura di Civitavecchia ora contesta a Carlomagno il nuovo reato di femminicidio (e non “semplice” omicidio) oltre che l’occultamento di cadavere. L’articolo 577 bis del codice penale prevede la condanna all’ergastolo per l’omicidio di una donna che viene commesso «per motivi di odio, discriminazione di genere, o per reprimere la sua libertà, i suoi diritti o la sua personalità, come il rifiuto di una relazione».

Regione Campania, chiesto l’arresto del consigliere Zannini

La procura di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto l’arresto del consigliere regionale campano Giovanni Zannini, eletto con Forza Italia, nell’ambito di un’indagine che ipotizza i reati di corruzione e concussione. Nello stesso procedimento è stata avanzata anche la richiesta di divieto di dimora per gli imprenditori Paolo e Luigi Griffo, padre e figlio di Castel Volturno e titolari della Spinosa Spa, azienda specializzata nella produzione di mozzarella di bufala campana e dei suoi derivati. Secondo gli inquirenti, l’ipotesi di corruzione riguarderebbe un intervento sollecitato a Zannini dai due imprenditori per superare ostacoli amministrativi legati alla realizzazione di un impianto produttivo, con l’impegno del consigliere, all’epoca presidente della Commissione Ambiente della Regione Campania, a interessarsi presso gli uffici regionali in cambio di una gita su uno yacht di lusso.

Caso Signorini, cosa ha detto Antonio Medugno ai pubblici ministeri

Antonio Medugno è stato ascoltato a Milano dai pubblici ministeri nell’ambito dell’indagine che ruota attorno alle accuse di violenza sessuale ed estorsione legate ad Alfonso Signorini. Il 27enne, convocato come persona offesa, ha trascorso oltre tre ore in procura confermando integralmente quanto già raccontato nel format Falsissimo di Fabrizio Corona. L’audizione si inserisce nel filone aperto dopo la querela presentata dal direttore di Chi contro Corona per revenge porn: secondo quanto emerso, Medugno non è indagato e si è presentato con il suo avvocato.

Medugno: «Altre denunce? Credo che non rimarrò il solo»

Al termine della testimonianza, il modello ha ribadito la propria versione dei fatti, parlando di un presunto meccanismo di favori sessuali per accedere al Grande Fratello. «Non sono io a dover dire se esiste un sistema, penso a quello che ho subìto e che ho raccontato, ho detto tutta la verità e ho fiducia nella magistratura», ha dichiarato. Alla domanda sulla possibilità che altri decidano di denunciare, ha aggiunto: «Credo che non rimarrò solo». Medugno ha anche denunciato le conseguenze mediatiche della vicenda, sostenendo di essere bersaglio di attacchi online. Sul punto la sua legale ha parlato di «linciaggio mediatico» e di «vittimizzazione secondaria» nei confronti di un uomo che denuncia una violenza.

Le accuse nei confronti di Signorini: «So che è successo ad altre persone»

Secondo quanto messo a verbale, nella primavera del 2021 Signorini gli avrebbe lasciato intendere che «se mi fossi concesso, sarei entrato nella Casa» dell’edizione 2021-2022 del Grande Fratello. Medugno ha riferito di aver respinto le avances e di essere riuscito a entrare successivamente nel Gf Vip 6 soltanto come «ripescato», dopo un incontro con Clarissa Selassie. Durante l’audizione ha ribadito anche il presunto ricatto «se non vieni con me non entri al Grande Fratello» e ha affermato: «So che è successo anche ad altre persone». La procura di Milano, guidata da Marcello Viola, sta ora raccogliendo le diverse versioni in due fascicoli distinti: uno su Fabrizio Corona per revenge porn e l’altro che vede Medugno indicato come presunta parte offesa nella denuncia contro il conduttore.

Morte di Valentino, il cordoglio dal mondo della politica e dello spettacolo

Dalla politica al mondo dello spettacolo, in tanti piangono la morte di Valentino. A partire dalla premier Giorgia Meloni, che sui social ha scritto: «Valentino, maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana. Oggi l’Italia perde una leggenda, ma la sua eredità continuerà a ispirare generazioni. Grazie di tutto». Anche Elly Schlein affida ai social il suo cordoglio: «Valentino Garavani ha contribuito a rendere grande la creatività italiana nel mondo, interpretando, con il suo lavoro, l’eleganza e la cultura del nostro Paese in modo unico e irripetibile. L’Italia perde un grande protagonista della moda, un simbolo internazionale di stile che ha ispirato e continuerà a ispirare altri stilisti e creativi». Non mancano le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Con la scomparsa di Valentino l’Italia perde uno stilista di successo, capace di guardare oltre le tendenze e le convenzioni. Il mondo della moda gli deve grandi intuizioni e splendide creazioni. Esprimo ai suoi familiari e ai collaboratori cordoglio e vicinanza».

Numerosi colleghi e amici hanno reso omaggio al designer. La maison Armani ha affermato: «Maestro indiscusso di grazia ed eleganza, per il quale Giorgio Armani ha sempre nutrito grande stima, Valentino ha incarnato l’eccellenza della couture, il rigore del mestiere e una visione unica della moda fatta di linee pure, colori iconici e bellezza assoluta. La sua scomparsa lascia un vuoto immenso». Donatella Versace ha scritto su Instagram: «Abbiamo perso un vero Maestro, sarà sempre ricordato per la sua arte. I miei pensieri vanno a Giancarlo, che in tutti questi anni non è mai andato via. Valentino non sarà mai dimenticato». Giancarlo Giammetti, storico compagno di vita e lavoro dello stilista, ha postato una foto con la scritta «…forever…».

Tra le numerose testimonianze anche quelle di personalità del mondo dello spettacolo e della moda. L’attrice Gwyneth Paltrow ha scritto: «Sono stata così fortunata ad aver conosciuto e amato Valentino, ad aver conosciuto l’uomo vero, nella sua vita privata. Mancherà profondamente a me e a tutti coloro che lo hanno amato. Riposa in pace, Vava». Sophia Loren ha ricordato: «Mio caro Valentino, la notizia della tua scomparsa mi addolora profondamente. Con te ho condiviso momenti di grande affetto e di sincera stima reciproca. Avevi un animo gentile, ricco di umanità. Sei stato un amico e la tua arte e la tua passione resteranno per sempre fonte di ispirazione». Un pensiero anche da parte di Chiara Ferragni: «È stato uno dei più grandi maestri della moda italiana e mondiale. Con la sua visione ha definito un’idea di eleganza senza tempo, rendendo l’Italia un punto di riferimento assoluto nel lusso. La sua eredità creativa continuerà a ispirare i giovani designer del futuro».

Delitto di Federica Torzullo, i pm: «L’indagato progettava la fuga»

Claudio Carlomagno, marito di Federica Torzullo, accusato di omicidio e occultamento di cadavere, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio. Gli inquirenti cercavano di ottenere dall’indagato chiarimenti sulla sua presunta responsabilità, sulla dinamica dei fatti tra l’8 e il 9 gennaio e sul movente, oltre all’individuazione dell’arma utilizzata, ancora sconosciuta. Secondo gli inquirenti, Carlomagno era pronto a fuggire non appena aveva compreso che tutti i sospetti convergevano su di lui, ma ha preferito non rispondere alle domande. L’uomo ha trascorso la prima notte in carcere, dopo il fermo avvenuto domenica, e dovrà rispondere delle accuse di «omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva» e di occultamento di cadavere.

Secondo il decreto di fermo, Carlomagno avrebbe tentato di bruciare il cadavere

Le indagini proseguono per ricostruire le ultime ore di vita della 41enne di Anguillara Sabazia e chiarire la dinamica dell’omicidio e lo strumento impiegato per ucciderla. Dai primi riscontri emerge un quadro di delitto di «particolare ferocia»: il procuratore capo ha spiegato che il corpo della donna era «irriconoscibile» quando è stato rinvenuto tra i detriti vicino all’azienda di Carlomagno. Secondo il decreto di fermo, l’indagato avrebbe tentato di bruciare il cadavere. Per questo motivo, i pm hanno disposto l’autopsia e ulteriori accertamenti. Nella giornata del 19 gennaio i carabinieri sono tornati nella villetta della coppia per effettuare verifiche irripetibili sulla scatola nera dell’auto del marito e sui cellulari, accertamenti che però verranno completati nei prossimi giorni.

Studente ucciso in classe a La Spezia, Atif resta in carcere

Il gip del tribunale della Spezia ha confermato la custodia cautelare in carcere per Zouhair Atif, il 19enne che ha ucciso con una coltellata Abanoub Youssef, 18 anni, all’interno dell’istituto professionale “Domenico Chiodo”. Secondo quanto filtra dalla città ligure, il giudice ha indicato il reato di omicidio aggravato dai futili motivi e non avrebbe ancora preso in considerazione l’aggravante della premeditazione, che però potrebbe essere applicata in un secondo momento.

Il legale: «Tutto lascia pensare ci sia spazio per una perizia psichiatrica»

«Ha detto di essersi sentito minacciato da Youssef e nega assolutamente ci siano stati altri episodi di minacce da parte sua con un coltello in passato. Per assurdo trovo che la misura cautelare in carcere sia oggi la soluzione che meglio possa difendere Zouhair da sé stesso». Lo ha dichiarato Cesare Baldini, legale di Atif, che parlando con i cronisti ha descritto il suo cliente come «una persona con un passato di grandi sofferenze, lasciato da solo in Marocco fino ai 15 anni, poi tornato prima del Covid e ritornato dopo la pandemia». Un giovane, ha poi aggiunto, «con poche amicizie» e che in passato ha compiuto atti di autolesionismo: «Tutto lascia pensare ci sia lo spazio per una perizia psichiatrica, ne parleremo con il pubblico ministero».

Delitto di Arce, le dichiarazioni spontanee di Marco Mottola

«Sono innocente, non ho mai fatto del male a Serena e neanche i miei familiari. Non so chi le abbia fatto del male. Lei quel giorno non è mai venuta da me». È quanto ha affermato Marco Mottola nel corso di dichiarazione spontanee rilasciate ai giudici della corte d’Assise d’Appello di Roma. L’uomo è imputato con il padre e la madre per l’omicidio della 18enne Serena Mollicone, trovata morta il primo giugno del 2001 in un boschetto ad Arce (Frosinone). Mottola ha inoltre smentito le parole di Santino Tuzi, il carabiniere che prima di togliersi la vita disse riferì della presenza di Serena in caserma il giorno dell’omicidio. Mottola ha negato qualsiasi rapporto sentimentale o sessuale con la ragazza, così come il fatto di essere stato coinvolto nello spaccio di droga (e dunque anche l’eventualità che Mollicone volesse denunciarlo). Nelle sue dichiarazioni ha poi fatto riferimento alla porta interna alla stessa caserma, contro la quale la ragazza sarebbe andata a sbattere dopo essere stata colpita: «L’ipotesi che io l’abbia spinta contro la porta è falsa e ci sta rovinando la vita. Di quella porta rotta all’interno della caserma dei carabinieri ho saputo solo nel marzo del 2008, mio padre mi raccontò di averla danneggiata nel corso di una lite con mia madre».

Fondi ad Hamas, la decisione del Riesame su Hannoun

Mohammad Hannoun resta in carcere dopo la decisione del tribunale del Riesame di Genova, chiamato a valutare le misure cautelari disposte nell’inchiesta che lo vede accusato di aver finanziato Hamas tramite associazioni benefiche e di essere a capo della presunta cellula italiana dell’organizzazione. I giudici hanno esaminato i provvedimenti emessi dalla gip e hanno annullato tre delle sette misure cautelari eseguite il 27 dicembre scorso, su un totale di nove disposte, mentre per altre posizioni è stata confermata la custodia. Le motivazioni del provvedimento saranno depositate entro trenta giorni. Il presidente dell’associazione dei Palestinesi in Italia rimarrà quindi presso il carcere di massima sicurezza di Terni.

Il legale di Hannoun: «La giustizia non può essere usata come strumento di guerra»

Dal dispositivo emerge che, per una parte degli indagati, è stata disposta la scarcerazione, mentre per altri le misure sono rimaste in vigore. In attesa delle motivazioni, il tribunale avrebbe escluso l’utilizzabilità della cosiddetta “battlefield evidence” di origine israeliana, ritenendo di dover valutare eventuali indizi sulla base di fonti diverse. Su questo punto è intervenuto l’avvocato Nicola Canestrini, secondo cui «È un risultato importante: viene affermato che la giustizia non può essere usata come strumento di guerra. La lotta al terrorismo va combattuta con le regole, non con scorciatoie». La difesa ha inoltre ribadito che continuerà «a vigilare con rigorosa attenzione critica su ogni tentativo di piegare il diritto a logiche militari, riservandosi ogni ulteriore valutazione dopo il deposito delle motivazioni». Più cauto Fabio Sommovigo, uno dei legali di Hannoun, che ha dichiarato: «Non siamo ovviamente soddisfatti del mancato annullamento della misura nei confronti di Hannoun ma notiamo che già in questa fase l’impianto accusatorio ha ceduto in modo importante a partire dal piano dell’utilizzabilità del materiale israeliano, visto che con questa decisione i giudici sembrano aver operato una separazione tra il finanziamento e la partecipazione all’associazione». I difensori hanno già annunciato il ricorso in Cassazione, dove, ha concluso Sommovigo, «si apriranno nuove prospettive difensive».

Fano, ritrovati i resti della Basilica di Vitruvio

Nel sottosuolo di piazza Andrea Costa, a Fano, gli scavi hanno restituito importanti strutture di età romana, tra cui colonne di notevoli dimensioni, riconducibili a un edificio pubblico di grande rilievo. L’annuncio ufficiale è arrivato dal sindaco Luca Serfilippi, collegato in videoconferenza anche con il ministro Alessandro Giuli. Il primo cittadino, riferendosi alla scoperta, ha affermato: «Da oltre 2 mila anni aspettavamo questa scoperta e abbiamo trovato la Basilica di Vitruvio. Sono orgoglioso del lavoro fatto: ci proiettiamo in una dinamica mondiale». Il complesso individuato sarebbe stato progettato nel I secolo d.C. da Marco Vitruvio Pollione, considerato una figura cardine nella storia dell’architettura occidentale.

Le evidenze emerse potrebbero corrispondere alla celebre Basilica menzionata da Vitruvio nel trattato De Architectura. Le indagini archeologiche hanno portato alla scoperta di murature alte fino a due metri, pavimentazioni realizzate con marmi pregiati di provenienza esterna e una serie di spazi interconnessi, risalenti a circa 2 mila anni fa. Gli studiosi non escludono che si tratti proprio delle vestigia del complesso pubblico romano descritto da Vitruvio. Saranno necessari ulteriori approfondimenti per una conferma definitiva.

Anguillara, è di Federica Torzullo il corpo ritrovato nell’azienda del marito

Il corpo di Federica Torzullo è stato ritrovato all’interno dell’azienda del marito Claudio Carlomagno. Il rinvenimento, avvenuto nella mattinata del 18 gennaio, mette fine alle ricerche avviate dopo la scomparsa della donna, funzionaria delle Poste di 41 anni, di cui si erano perse le tracce dall’8 gennaio ad Anguillara Sabazia. L’identificazione ufficiale sarà completata solo dopo il riconoscimento formale da parte dei familiari, ma nelle ore successive al ritrovamento parenti e conoscenti hanno indicato come riconducibili a Federica alcuni indumenti e accessori trovati sul corpo. Nel frattempo Claudio Carlomagno si trova presso la caserma dei carabinieri di Anguillara Sabazia, dove sono in corso gli accertamenti investigativi: al momento l’uomo non risulta sottoposto a fermo.

Scontri tra ultras di Fiorentina e Roma in autostrada

Scontri in autostrada tra ultrà della Fiorentina e della Roma. I gruppi si stavano spostando verso due diverse destinazioni: i tifosi viola erano diretti a Bologna, dove alle 15 era in programma il derby dell’Appennino, disputato a poche ore dalla scomparsa del presidente Rocco Commisso, mentre i romanisti viaggiavano verso Torino, dove alle 18 la squadra di Gasperini avrebbe affrontato i granata. L’episodio si è verificato poco dopo l’ora di pranzo, lungo l’A14, all’altezza del chilometro 195, sulla corsia di emergenza in direzione Ancona.

Secondo le prime ricostruzioni, numerose auto si sono fermate improvvisamente e da diversi veicoli sono scesi tifosi con il volto coperto, alcuni incappucciati e altri mascherati, in parte armati di mazze e bastoni. La maggioranza sarebbe appartenuta agli ultras della Fiorentina, che avrebbero preso di mira un mezzo sul quale viaggiava un piccolo gruppo di sostenitori romanisti. In breve tempo sarebbero arrivati rinforzi anche dall’altra tifoseria e lo scontro è degenerato in una rissa, durante la quale si è tentato di sottrarre striscioni e bandiere agli avversari. Nel caos sono state danneggiate anche diverse automobili di utenti estranei ai fatti. Al momento non risultano feriti; sul posto sono intervenuti la Polizia stradale e la Digos.

Anguillara, trovato un cadavere nell’azienda del marito di Federica Torzullo

Un cadavere è stato rinvenuto all’interno del deposito di via comunale San Francesco, sede operativa dell’azienda di Claudio Carlomagno, e gli accertamenti in corso dovranno stabilire se si tratti di Federica Torzullo, la funzionaria delle Poste di 41 anni scomparsa l’8 gennaio ad Anguillara Sabazia. L’uomo, marito della donna, è da alcuni giorni indagato a piede libero per omicidio: le verifiche del Ris, effettuate con il luminol, avevano evidenziato tracce di sangue sui suoi vestiti da lavoro, nell’abitazione, sui veicoli in uso e in una cava. Le indagini si erano concentrate su di lui già dal 9 gennaio, giorno della denuncia di scomparsa, anche in ragione di una ricostruzione ritenuta illogica e contraddittoria. Dalle verifiche è emerso inoltre che la coppia stava attraversando una fase di crisi: era infatti prevista a breve la prima udienza per la separazione e per l’affidamento del figlio di dieci anni, nonostante Carlomagno avesse riferito ai militari di un rapporto definito normale, con alti e bassi.

Stretta sui locali dopo Crans-Montana, chiusi tre club a Roma

Dopo la tragedia di Crans-Montana, anche in Italia sono aumentati i controlli sui locali per verificarne la sicurezza e riscontrare eventuali irregolarità. A Roma, in particolare, sono stati chiusi tre club sviluppati ciascuno su un piano dello stesso edificio in via del Tritone, gestiti dalla stessa società titolare di una licenza unica per attività di somministrazione e trattenimenti danzanti. Si tratta di Toy Room (discoteca nel seminterrato), White Bar (bar al piano terra) e Clamore (dinner club al primo piano). La polizia li ha sequestrati dopo un blitz che ha svelato uno scenario di irregolarità diffuse e gravi carenze sul fronte della sicurezza antincendio.

Estintori mancanti, passaggi ostruiti, installazioni fuori norma

In dettaglio, nella sala da ballo sono state trovate installazioni non previste dalla planimetria autorizzata dalla Commissione comunale di vigilanza, tra cui casse acustiche e sistemi di illuminazione appesi al soffitto fuori norma. Oltre al tavolo allestito come un privé, tavoli e divani erano disposti in modo diverso da quanto consentito. Inoltre mancavano due estintori rispetto al numero originariamente previsto e lo spazio da adibire ad “area di protezione” in caso di emergenza era inaccessibile – chiuso a chiave e trasformato in magazzino. Stessa cosa al primo piano, dove la zona destinata all’evacuazione era ostruita dai motori degli impianti, i sensori antifumo sono risultati sottodimensionati e mancava l’unico estintore previsto. La situazione più grave, però, è stata riscontrata al piano terra, dove confluivano le uscite degli altri due livelli. Una porta di emergenza era coperta da un pesante tendaggio e bloccata con una spranga in ferro, un’altra era ostruita da un elemento decorativo, la terza parzialmente coperta da un frigorifero e priva di maniglione antipanico. Il titolare dovrà pagare sanzioni di migliaia di euro.

Studente ucciso a La Spezia, arrivano le prime ammissioni dell’aggressore

Zouhair Atif, il ragazzo accusato di aver ucciso il suo compagno di scuola Abanoud Youssef all’istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia, ha ammesso di aver commesso l’omicidio per aver visto delle foto che coinvolgevano la vittima e la ragazza che frequenta. «Non doveva fare quello che ha fatto, scambiare quelle foto con la ragazza che frequento», avrebbe detto l’aggressore durante l’interrogatorio davanti al magistrato, che sta valutando se contestare l’aggravante della premeditazione dovuta all’essersi portato il coltello da casa. Secondo quanto appreso, Abanoud conosceva fin da bambino la ragazza che Atif frequentava e si sarebbero scambiati foto di quando erano piccoli.

Un altro studente accoltellato davanti a scuola

Uno studente di 17 anni è stato accoltellato da un giovane davanti al liceo artistico di Sora, in provincia di Frosinone. I fatti si sono verificati intorno alle 14 di venerdì 16 gennaio 2026. Secondo le prime ricostruzioni, i due avrebbero discusso in maniera accesa, dopodiché uno ha estratto un coltello e ha colpito l’altro al collo causandogli alcune escoriazioni, per poi fuggire – è ancora ricercato dalle forze dell’ordine, che stanno raccogliendo testimonianze e visionando i filmati delle telecamere della zona. Il ragazzo ferito è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Sora, dove i sanitari gli hanno medicato l’escoriazione al collo giudicandola guaribile in 10 giorni. La vicenda segue di pochi giorni i fatti di La Spezia, dove uno studente di 18 anni è morto dopo essere stato accoltellato da un compagno di classe.

È morto lo studente di 18 anni accoltellato a La Spezia

Lo studente di 18 anni accoltellato il 16 gennaio mattina all’interno dell’istituto professionale Domenico Chiodo della Spezia è morto. Il ragazzo è stato colpito all’addome, pare da un altro studente. Le condizioni sono apparse subito gravi a causa della gran quantità di sangue perso e di una lesione alla milza. Era stato condotto in sala operatoria, ma nonostante l’operazione non ce l’ha fatta. Il presunto aggressore, un giovane di origini marocchine, è stato fermato dalla polizia. Come riportato da Repubblica si tratterebbe di un altro studente, di 19 anni. Gli agenti hanno anche recuperato l’arma usata per l’aggressione: un coltello da cucina portato da casa.

Valditara: «Fatto di assoluta gravità»

A commentare la vicenda è stato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che nel pomeriggio ha affermato: «Quanto accaduto all’Istituto Einaudi – Chiodo della Spezia è di una gravità assoluta. Allo studente ferito ed alla sua famiglia va la mia sentita vicinanza. Episodi di questo genere non devono trovare spazio nella nostra società. La scuola è impegnata a trasmettere valori e ad insegnare il rispetto delle persone e delle regole, nel dialogo e nel rifiuto di ogni forma di violenza».

Cos’è successo tra Valentino Rossi e il padre Graziano

Ne è passato di tempo da quando Valentino Rossi, pluricampione del motociclismo e simbolo dello sport italiano e internazionale, era un tutt’uno con suo padre Graziano, che gli ha trasmesso la passione per le due ruote dentro e fuori dalla pista. Oggi una frattura profonda ha incrinato il loro rapporto, per via di questioni economiche dal valore di centinaia di migliaia di euro. Il campione di Pesaro ha denunciato l’attuale compagna del padre per circonvenzione d’incapace, accusandola di aver sottratto circa 200 mila euro dal suo conto dello stesso Graziano. Una storia dolorosa, come lo sono tutte quelle che rischiano di spaccare una famiglia.

Cos’è successo tra Valentino Rossi e il padre Graziano

Come ha riportato il Quotidiano Nazionale, tutto ha avuto inizio nel 2024, quando Valentino Rossi chiese e ottenne l’incarico di amministratore di sostegno del padre, secondo una perizia di parte in difficoltà e fragile. È in questo momento che il campione della MotoGP si accorse che la compagna del padre, stando a una sua ricostruzione, avrebbe prelevato dal suo conto 176 mila euro, di cui 100 mila con la causale “prestito”, cui se ne aggiungerebbero altri 34 mila in contanti presi nel corso di una relazione lunga 12 anni. Nonostante ciò, tuttavia, nel marzo 2025 Graziano Rossi chiese al figlio di liberarlo dal controllo legale. Intentando una causa civile dopo aver ricevuto un rifiuto. Il giudice gli diede ragione, sostenendo che Graziano, che nel frattempo aveva continuato a guidare oltre che a partecipare alle gare di rally, fosse perfettamente in grado di intendere e di volere.

Cos’è successo tra Valentino Rossi e il padre Graziano
Valentino Rossi con il padre Graziano (Ansa).

Valentino Rossi decise di non ricorrere in appello, tanto che la vicenda sembrò essersi ormai chiusa. Invece no, in quanto il nove volte campione del mondo ha ora spostato il suo obiettivo sull’attuale compagna del padre, un’impiegata di 54 anni, denunciandola per circonvenzione di incapace. Ne è scaturita una serie di perizie e controperizie, secondo il Quotidiano Nazionale almeno cinque fra le città di Pesaro e Bologna: l’ultima, affidata dal gip di Pesaro al professor Luca Cimino di Bologna ha confermato che Graziano Rossi non ha bisogno di amministratori di sostegno. Ora, mentre la Guardia di Finanza indaga sulle uscite dai conti di quest’ultimo, la parola passa alla pm di Pesaro Irene Lilliu, cui toccherà decidere cosa fare del fascicolo a carico della compagna del padre di Valentino. Restano fuori dalla vicenda la mamma del campione, Stefania Palma, e la figlia che Graziano ha avuto dalla compagna, Clara.

La Spezia, 19enne accoltellato a scuola: è grave

Nella tarda mattinata del 16 gennaio all’interno dell’istituto professionale “Domenico Chiodo” di La Spezia, uno studente di 19 anni è stato accoltellato durante l’orario delle lezioni. L’aggressione, avvenuta poco dopo le 11 in aula, sarebbe stata compiuta da un altro studente che lo ha ferito all’addome. Il giovane ha riportato una forte emorragia ed è stato immediatamente portato in sala operatoria, con prognosi riservata. Soccorso dai volontari della Croce Rossa e dal personale del 118, è stato trasferito in codice di massima urgenza nella shock room del pronto soccorso dell’ospedale Sant’Andrea, mentre sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, impegnati a ricostruire la dinamica dei fatti.