C’è Sky per Buttafuoco: le pillole del giorno

Pochi se ne sono accorti: Pietrangelo Buttafuoco, oltre all’impegno con Radio Rai 1 con Lupus in fabula, tornerà in televisione. Ma non sugli schermi della tv pubblica, dove si dice gli sarebbe piaciuto sbarcare dopo le passate (e remote) esperienze a Canale 5 con Sali e tabacchi e a La7 con Giarabub, più una serie di apparizioni su Rai5. Il presidente della Biennale di Venezia ha debuttato su SkyTg24 Insider, con la rubrica settimanale Caravanserai – titolo che, come non è sfuggito ai maligni, contiene la parola “rai” – come lo storico album di Carlos Santana uscito nel 1972. E dire che non ci sarebbero nemmeno stati problemi di “conflitti d’interessi”, dato che un soprintendente come Costantino D’Orazio, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, cura da anni una rubrica su RaiNews24, Ar – Frammenti d’Arte. Naturalmente alla Rai, Giampaolo Rossi, andrà subito a vedere gli ascolti della concorrenza, per contare quanti sono gli amici di Buttafuoco…

C’è Sky per Buttafuoco: le pillole del giorno
Pietrangelo Buttafuoco (foto Imagoeconomica).

Cirio-Lo Russo, la strana coppia

La politica piemontese ha inaugurato il 2026 con un maldipancia bipartisan. L’assist indiretto e involontario del governatore forzista e vicesegretario azzurro Alberto Cirio al sindaco di Torino, il dem Stefano Lo Russo non è passato inosservato. Come ha sottolineato Lo Spiffero, nel centrodestra è stato mal digerito il post con cui Cirio ha tessuto le lodi della città sabauda snocciolando i numeri da record del suo sistema museale: «Numeri che raccontano una città viva, attrattiva e capace di fare della cultura un motore di sviluppo, turismo e identità per Torino e per tutto il Piemonte». Nessun endorsement, ovvio, ma considerando anche il buon rapporto tra i due, il messaggio di giubilo è stato percepito come una manina tesa a quello che dovrebbe essere un avversario. E pure a sinistra c’è chi ha storto il naso perché l’asse percepito tra i due rischia di neutralizzare gli attacchi dell’opposizione in Regione.

Dopo i De Luca, i Manfredi: le famiglie campane preoccupano Schlein

La segretaria del Pd Elly Schlein è preoccupata anche da che accade in Campania che, come al solito, crea scompiglio. A causarlo sono sempre le ‘dinastie’. I De Luca, i Mastella, ora pure i Manfredi. Quelli che vengono definiti «i famiglioni». Che poi la stessa cosa accade pure sulla sponda destra, con i Martusciello sopra a tutti. «Fratello sindaco, fratello presidente», scherzano al Nazareno parlando di Gaetano sindaco di Napoli e Massimiliano presidente del Consiglio regionale. «I due hanno guadagnato troppo potere», sibilano i fedelissimi del governatore Roberto Fico. «E quando fanno le riunioni di famiglia, Gaetano e Massimiliano possono dettare l’agenda comunale e regionale, fuori dalle sedi istituzionali».

C’è Sky per Buttafuoco: le pillole del giorno
Gaetano Manfredi (Imagoeconomica).

L’effetto delle accise sul prezzo dei carburanti

L’entrata in vigore delle misure fiscali previste dalla manovra dal primo gennaio ha prodotto un ribaltamento nei listini dei carburanti: il gasolio è tornato a costare più della benzina, evento che non si verificava da tre anni. Secondo i dati diffusi da Staffetta Quotidiana, il prezzo medio nazionale del diesel ha raggiunto 1,666 euro al litro, superando quello della benzina ferma a 1,650 euro. Un sorpasso che mancava dal 9 febbraio 2023, periodo successivo alla fase più critica della crisi energetica innescata dall’invasione russa dell’Ucraina. La riduzione dell’accisa sulla benzina ha inoltre spinto il prezzo della verde al livello più basso dal 19 dicembre 2022, mentre l’aumento parallelo della tassazione sul gasolio ha inciso in senso opposto.

L’effetto delle accise sul prezzo dei carburanti
Una stazione di rifornimento (Imagoeconomica).

Dall’inizio dell’anno, segnala ancora Staffetta Quotidiana, sui listini si è sommato anche l’incremento del costo di miscelazione dei biocarburanti, legato all’innalzamento della quota obbligatoria, con un aggravio stimato tra 1,5 e 2 centesimi al litro. Questo aumento è stato bilanciato dalla flessione delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati tra la fine del 2025 e i primi giorni del nuovo anno, anch’essa compresa tra 1,5 e 2 centesimi, senza però riflessi al ribasso sui prezzi alla pompa. L’allineamento delle accise — ridotte di 4,05 centesimi al litro sulla benzina e aumentate dello stesso importo sul gasolio fino a 67,26 centesimi — è stato motivato dal fatto che il precedente vantaggio fiscale sul diesel era considerato un «sussidio dannoso dell’ambiente». Con questo intervento l’Italia registra ora l’accisa sul gasolio più elevata d’Europa, mentre sulla benzina scende dal terzo all’ottavo posto, dietro Francia e Irlanda e davanti alla Germania.

Chi è Alvin Hellerstein, il magistrato che giudicherà Maduro

A presiedere il giudizio nei confronti di Nicolas Maduro alla corte federale di Manhattan sarà un magistrato di enorme esperienza: il 92enne ebreo ultraortodosso Alvin K. Hellerstein, ovvero uno dei volti più noti nella magistratura federale, che nel corso dei decenni ha presieduto importanti casi finanziari, legati al terrorismo e azioni civili di primo piano, incluse cause legate agli attacchi dell’11 settembre.

Hellerstein è uno dei giudici più anziani del sistema statunitense

In servizio presso la magistratura federale dal 1998 dopo la nomina di Bill Clinton, Hellerstein è uno dei giudici più anziani del sistema statunitense. Prima di entrare nell’ufficio federale aveva prestato servizio presso il Judge Advocate General’s Corps dell’esercito degli Stati Uniti. Presta servizio da sempre presso l’ufficio del procuratore federale di Manhattan e dal 2011 ha assunto lo status di senior. Hellerstein è stato tra i giudici che a maggio hanno definito illegittimo il tentativo dell’Amministrazione Trump di utilizzare l’Alien Enemies Act del 1798 per deportare immigrati venezuelani in El Salvador senza giusto processo

Morto Pier Francesco Guarguaglini, ex presidente di Finmeccanica

È morto a 88 anni Pier Francesco Guarguaglini, ex amministratore delegato e presidente di Finmeccanica (oggi Leonardo), che aveva guidato dal 2002 al 2011. Lo ha annunciato il ministro della Difesa Guido Crosetto su X, definendolo «un uomo di intelligenza straordinaria e di visione». Nel corso della sua lunga carriera, oltre che amministratore e presidente dell’azienda pubblica attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, Guarguaglini era stato anche direttore generale delle Officine Galileo, ceo di Oto Melara e Breda Meccanica Bresciana, presidente di Alenia Marconi Systems e ad di Fincantieri.

Concorso per 130 funzionari e assistenti alla Presidenza del Consiglio: bando 2026 e domanda

Negli ultimi giorni, il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri ha pubblicato il bando di concorso pubblico per reperire 130 nuove figure, da assumere con contratto a tempo indeterminato. Dei posti, 90 unità andranno a chi si candidi per l’area dei funzionari, categoria A, posizione economica F1; altri 40 posti sono destinati all’area degli assistenti, categoria B, posizione economica F3. Ecco, quindi, dove reperire il bando, quali sono i requisiti richiesti per essere ammessi e in che modo inviare la domanda di candidatura, nonché in cosa consistono le procedure selettive considerando che il concorso pubblico è per titoli ed esami. 

Concorso funzionari e assistenti 2026: quali sono i posti? 

Concorso per 130 funzionari e assistenti alla Presidenza del Consiglio: bando 2026 e domanda
Palazzo Chigi, sede del governo e della Presidenza del Consiglio dei ministri (Imagoeconomica).

C’è tempo fino al 27 gennaio 2026 per inviare la domanda di candidatura al concorso pubblico per reperire 130 unità da assumere nell’area dei funzionari e degli assistenti. Nello specifico delle posizioni relative ai funzionari, il bando prevede l’immissione di: 

  • 41 specialisti nel settore scientifico tecnologico, da inquadrare nella famiglia delle competenze scientifiche tecnologiche e sanitarie (Codice concorso F.TEC);
  • 31 specialisti giuridici, legali, finanziari, da inquadrare nella famiglia delle competenze giuridico finanziarie e legali (Codice F.GIUR);
  • 16 specialisti della comunicazione e dei sistemi di gestione e informatici, da inquadrare nella famiglia dei sistemi organizzativi e di gestione (Codice F.COM);
  • due specialisti del settore sanitario, da inquadrare nella famiglia delle competenze scientifiche tecnologiche e sanitarie (Codice F.SAN).

Quali sono i posti per diplomati?

Per quanto concerne i 40 posti da assistente del concorso del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio, i posti da assegnare sono i seguenti: 

  • 22 di assistente amministrativo contabile, da inquadrare nella famiglia delle competenze giuridiche, finanziarie e legali (Codice concorso A.AMM);
  • 13 da assistente di settore tecnologico, da inquadrare nella famiglia delle competenze scientifiche, tecnologiche e sanitarie (Codice A.TEC);
  • cinque da assistente di segreteria e dei servizi interni, da inquadrare nella famiglia dei servizi interni (Codice A.SEG).

Requisiti e prove d’esame

È utile sapere che chi si candida al concorso per i posti da funzionario deve essere in possesso del titolo di laurea (triennale o magistrale) previsto dal bando per la specifica figura ricercata. Gli assistenti, invece, devono aver conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado nell’indirizzo richiesto dal bando all’articolo 2. Le procedure di selezione prevedono un eventuale esame preselettivo, una prova scritta, una orale e la valutazione dei titoli. Le materie da studiare sono elencate all’interno del bando. 

Come inviare la domanda per il concorso funzionari e assistenti 2026?

Concorso per 130 funzionari e assistenti alla Presidenza del Consiglio: bando 2026 e domanda
Svolgimento delle prove di un concorso (Imagoeconomica).

Per inviare la domanda è necessario utilizzare il portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa), sito istituzionale sul quale possibile reperire anche il bando facendo la ricerca del concorso. Sulla pagina di interesse, si trovano i tasti «Invia la tua candidatura» comprendenti il profilo per il quale ci si voglia candidare. Dopo aver compilato il form di domanda e allegato i documenti richiesti dal bando, è necessario cliccare sul tasto «Conferma e invia» entro la scadenza delle ore 18.00 del 27 gennaio 2026.

Carceri: un disastro senza risposte tra numeri impietosi e immobilismo

Il 2025 si è chiuso con 80 suicidi nelle carceri italiane. Non è per fortuna un record; quello appartiene al 2024, quando si tolsero la vita 91 persone. In complesso i morti in prigione, secondo i dati di Ristretti Orizzonti, sono 241, appena cinque in meno dell’anno scorso. Il bilancio di fine anno è dunque tragico e niente fa sperare per un 2026 migliore. «Alla fine di novembre 2025 nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2 mila in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti (700 in meno di quelli che vi erano all’inizio dell’anno)», scrive Antigone nel suo ultimo rapporto. Sono oltre 180 persone in più ogni mese. «Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5 per cento, con 72 istituti oltre il 150 per cento e punte superiori al 200 per cento». Nel 42,9 per cento delle 120 carceri visitate – e delle 71 schede di cui sono già stati elaborati i dati – non sono garantiti i tre metri quadrati di spazio vitale per persona (nel 2024 questa percentuale si fermava al 32,3 per cento); oltre la metà delle carceri ha celle senza doccia e nel 45,1 per cento mancano acqua calda o si registrano scarse condizioni igieniche.

Carceri: un disastro senza risposte tra numeri impietosi e immobilismo
Detenuti e guardie carcerarie a San Vittore (foto Ansa).

Amnistia: la parola che il governo non vuole sentire pronunciare

Tutti reclamano soluzioni adeguate. Anche Papa Leone XIV. «Sono molti a non comprendere ancora che da ogni caduta ci si deve poter rialzare», ha detto il pontefice domenica 14 dicembre nella messa del Giubileo dei detenuti, rilanciando alle «istituzioni» l’appello fatto da Francesco nella Bolla di indizione per «forme di amnistia o di condono della pena»: «Confido che in molti Paesi si dia seguito al suo desiderio». Il Papa si riferiva soprattutto a problemi come «il sovraffollamento, l’impegno ancora insufficiente di garantire programmi educativi stabili di recupero e opportunità di lavoro». Il governo però non vuole sentire pronunciare quel termine, amnistia. Nonostante le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa. «Occorre incarnarla la speranza affinché non sia foriera di illusioni», ha detto la presidente di Nessuno Tocchi Caino, Rita Bernardini, all’Unità. «Amnistia e indulto sono provvedimenti costituzionali di ‘buon governo’ per affrontare il sovraffollamento dei detenuti e quello dei procedimenti penali pendenti che a milioni ingolfano la nostra giustizia i cui tempi sono irragionevolmente lunghi come certificato da almeno 30 anni dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa». Una giustizia che arriva troppo tardi è una giustizia negata sia per le vittime del reato sia per il reo: «Provvedimenti di clemenza dovrebbero essere obbligatori per uno Stato che non riesca ad assicurare un’esecuzione penale e un’amministrazione della giustizia ‘legali’. Pannella e il Presidente Napolitano (con il suo messaggio alle Camere del 2013) parlavano di ‘obbligo’ di intervento immediato per uno Stato che voglia definirsi ‘di diritto’. Se si transige su questo, si è pronti a fare qualsiasi scempio della democrazia nella sua accezione più alta».

Carceri: un disastro senza risposte tra numeri impietosi e immobilismo
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

Il carcere italiano è ridotto a un «contenitore di corpi»

Gravissime, dice Antigone, sono le carenze di spazi per lavoro, scuola e socialità. «Il carcere italiano è ormai ridotto a un contenitore di corpi», dice il presidente Patrizio Gonnella, «e ha abdicato alla funzione di reinserimento sociale prevista dalla Costituzione». «È sempre doloroso tirare le somme di un altro anno di carcere in Italia ma il bilancio di fine 2025 è forse il più cupo degli ultimi anni. Perché restituisce l’immagine di un sistema penitenziario che è sempre più in crisi, con tensioni in costante crescita e un silenzio assordante da parte delle istituzioni che rifiutano qualsiasi ipotesi di riforma e qualsiasi intervento che permetterebbe di alleggerire il peso delle carceri, a beneficio delle persone detenute, che vivono ammassate l’una sull’altra e degli operatori che, già sotto organico, denunciano un pesante e crescente stress lavorativo». 

Carceri: un disastro senza risposte tra numeri impietosi e immobilismo
Patrizio Gonnella, presidente di Antigone (Imagoeconomica).

Il piano carceri si è rivelato un nulla di fatto

Il 2025 è stato l’anno del lancio del piano carceri da parte del governo Meloni. Secondo quanto riportato dallo stesso governo già nel 2025, i nuovi posti sarebbero dovuti essere 864. «Ciò a cui si è assistito è stata invece una perdita di 700 posti effettivi, con un dato registrato ai primi giorni di dicembre che non conteggia i circa 250 posti persi nel solo incendio di San Vittore di alcuni giorni fa», fa notare sempre Antigone. «Restano altissimi anche gli eventi critici: negli istituti visitati si registrano in media 16,7 atti di autolesionismo ogni 100 detenuti, 2,6 tentati suicidi e 16,4 isolamenti disciplinari ogni 100 persone detenute. La sofferenza psichica è una delle grandi emergenze del carcere italiano». Dalle oltre 100 visite effettuate nel 2025 da Antigone è emerso come l’8,9 per cento delle persone detenute presentava una diagnosi psichiatrica grave al momento delle visite. A fronte di ciò, il 20 per cento assumeva regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi, mentre il 44,4 per cento faceva uso di sedativi o ipnotici. «Gli psicofarmaci continuano a rappresentare uno degli strumenti principali di gestione dell’ordine interno e del disagio sociale, spesso in assenza di reali necessità e percorsi terapeutici e di supporto. E mentre il carcere si riduce a spazio di mera custodia, lavoro, formazione e istruzione restano largamente marginali», ribadisce l’associazione presieduta da Gonnella. «Lavora per l’amministrazione penitenziaria circa il 30 per cento delle persone detenute, mentre solo il 3,7 per cento ha un impiego con datori di lavoro esterni. Frequenta la scuola il 30,4 per cento dei presenti, ma solo il 10,4 per cento è coinvolto in percorsi di formazione professionale. Strumenti che dovrebbero essere centrali nel reinserimento sociale diventano invece eccezioni. Tutto questo avviene nonostante il 38 per cento delle persone detenute abbia una pena residua inferiore ai tre anni e potrebbe accedere a misure alternative alla detenzione, che non rappresentano una rinuncia alla pena ma una modalità più efficace e costituzionalmente orientata di esecuzione, capace di ridurre drasticamente la recidiva e aumentare la sicurezza collettiva». Fin qui però niente è servito per far cambiare idea al governo. Nemmeno i diari dal carcere dell’“amico” Gianni Alemanno. 

Università Cattolica, rinnovato il Cda per il prossimo quadriennio

L’Università Cattolica del Sacro Cuore ha definito la nuova composizione del Consiglio di amministrazione, che resterà in carica per il prossimo quadriennio. Tra gli elementi di maggiore novità figura, per la prima volta, la presenza di un componente scelto direttamente dagli studenti: si tratta di Andrea Rovati. Alla guida del CdA è confermata la rettrice Elena Beccalli. L’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ente fondatore dell’Ateneo, ha nominato dieci membri: Francesca Bazoli, Matteo Giuseppe Cabassi, Carlo Cimbri, Carlo Maria Gallucci Calabrese, Sergio Gatti, Giacomo Renato Ghisani, Giorgio Gobbi, Victor Massiah, Salvatore Nastasi e Nando Pagnoncelli.

Università Cattolica, rinnovato il Cda per il prossimo quadriennio
Elena Beccalli (Ansa).

Fanno inoltre parte del nuovo Consiglio, in qualità di rappresentanti eletti dal corpo docente di prima e seconda fascia delle diverse sedi dell’Ateneo, Monica Amadini, Ivana Pais e Ketty Peris. La governance rinnovata include anche Monsignor Angelo Vincenzo Zani come rappresentante della Santa Sede, Giuseppe Notarstefano e Massimo Rubechi in rappresentanza del Governo. Il Consiglio di amministrazione sarà completato con la successiva designazione del componente indicato dalla Conferenza Episcopale Italiana.

Gli eventi mondiali più attesi del 2026, dalle Olimpiadi al G7 in Francia

Il 2025 è già storia. L’anno appena concluso ci ha lasciato in eredità alcuni grandi eventi che hanno, in vari modi, segnato la quotidianità dell’intera popolazione. Basti pensare alla morte del pontefice Francesco, cui è seguita la nomina di Papa Leone XIV, proprio nell’anno del Giubileo. Negli Stati Uniti si è assistito invece al secondo insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, eletto nel novembre precedente ma entrato ufficialmente in carica a gennaio. Proiettando lo sguardo verso il futuro, il 2026 si preannuncia ricco di appuntamenti: ecco i più importanti.

Gli eventi mondiali più attesi del 2026

La fine del Giubileo è in programma il 6 gennaio

Fra i primi grandi eventi del 2026 c’è la conclusione del Giubileo universale ordinario della Chiesa cattolica, noto anche come Giubileo della Speranza. L’anno santo, inaugurato da Papa Francesco con l’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano, terminerà infatti il 6 gennaio con una cerimonia guidata da Leone XIV: alle ore 9.30, il pontefice celebrerà il rito e la Messa in Vaticano. Sarà possibile seguire il tutto in diretta su Rai 1 e Tv2000.

Milano-Cortina 2026, al via i XXV Giochi olimpici invernali

Gli eventi mondiali più attesi del 2026, dalle Olimpiadi al G7 in Francia
I loghi di Olimpiadi e Paralimpiadi a Cortina (Imagoeconomica).

Esattamente un mese dopo la fine del Giubileo sarà il turno dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, XXV edizione della storia. La cerimonia di apertura si terrà allo stadio San Siro con performance di star del calibro di Laura Pausini e Mariah Carey la sera di venerdì 6 febbraio, che aprirà due settimane di gare fino al 22. Coinvolte anche Bormio, Livigno e Predazzo, che ospiteranno alcune discipline tra cui lo sci alpino maschile. Esattamente un mese dopo, il 6 marzo, inizieranno i Giochi paralimpici che termineranno il 15 dello stesso mese.

Il G7 in Francia al confine con la Svizzera

La Francia ospiterà il prossimo vertice del G7. La 52esima edizione dell’annuale vertice si terrà infatti nella località termale alpina di Evian-les-Bains dal 14 al 16 giugno, come annunciato dal presidente e padrone di casa Emmanuel Macron. Situata in Alta Savoia, la località sorge vicino al confine con la Svizzera, sulle rive del lago di Ginevra. Per la cittadina sarà un ritorno delle superpotenze mondiali, in quando aveva ospitato il G8 nel 2003: gli incontri fra i leader avverranno nell’Hotel Royal.

I primi Mondiali di calcio a 48 squadre

Grande attesa anche per la Coppa del mondo Fifa 2026. Si giocherà dall’11 giugno al 19 luglio in Usa, Messico e Canada: sarà la prima edizione in tre nazioni diverse nonché la prima con ben 48 squadre partecipanti invece delle canoniche 32, per un totale di 104 partite. La prima si disputerà a Città del Messico, presso lo storico impianto dello Stadio Azteca, mentre la finale sarà ospitata negli Usa nel MetLife Stadium di New York. Ancora incerta la partecipazione degli Azzurri: la nostra Nazionale sarà in campo il 26 marzo contro l’Irlanda del Nord nella semifinale dei playoff, con eventuale finale pochi giorni dopo contro una fra Galles e Bosnia.

I 250 anni dalla firma della Dichiarazione d’indipendenza americana

Come ogni anno, il 4 luglio gli Stati Uniti festeggeranno il Giorno dell’Indipendenza. Nel 2026 cadrà tuttavia un anniversario particolare, in quanto saranno trascorsi esattamente 250 anni dalla firma della Dichiarazione nel 1776 che diede di fatto vita alla nazione. Un evento unico che il presidente Donald Trump, 47esimo della storia, ha intenzione di iniziare a festeggiare già nei mesi di avvicinamento, tanto da aver creato un’apposita task force per la promozione e la pianificazione di ogni dettaglio. Previsto, tra le altre cose, un incontro di arti marziali miste alla Casa Bianca.

Nel 2026 ci sarà anche un’eclissi solare totale, parziale in Italia

Gli eventi mondiali più attesi del 2026, dalle Olimpiadi al G7 in Francia
Un’eclissi solare parziale in Italia (Ansa).

Tutti con il naso all’insù il 12 agosto, quando si verificherà uno degli eventi astronomici più attesi e affascinanti degli ultimi anni. Sopra i cieli di Groenlandia, Islanda, Spagna settentrionale e Portogallo sarà visibile infatti un’eclissi solare totale, la prima in Europa a più di 25 anni dall’ultima volta. In Italia sarà solo parziale, con la copertura del disco che varierà a seconda della posizione nella penisola. Più fortunati al Nord, con città come Milano, Torino, Venezia e Bologna che vedranno il 90 per cento del Sole oscurato, con picco massimo alle 20.20. Scendendo al Sud, la frazione scenderà al 45 per cento di Napoli e il 69 di Roma.

Le elezioni di Midterm negli Stati Uniti d’America

Gli eventi mondiali più attesi del 2026, dalle Olimpiadi al G7 in Francia
Donald Trump (Ansa).

Oltre al G7, tra gli appuntamenti politici più attesi del 2026 ci sono anche le elezioni di Midterm negli Stati Uniti, cruciali per ridisegnare l’equilibrio di potere al Congresso e influenzare così la capacità del presidente in carica di attuare la sua agenda politica per i successivi due anni. Tutti i cittadini Usa si recheranno alle urne il 3 novembre per il consueto medio termine in cui si voterà per i 435 seggi della House of Representatives e 35 seggi (su 100) del Senato. Nella stessa data si voterà per 39 elezioni governative statali e territoriali.

La nuova conferenza sul clima farà tappa in Turchia

Nel 2026 si terrà anche la nuova edizione della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. La Cop 31 si svolgerà dal 9 al 20 novembre in Turchia, ad Antalya, ma sarà l’Australia a guidare i negoziati, tanto che il pre-summit avrà luogo in uno stato insulare del Pacifico. A metà novembre 2025 le due nazioni hanno finalmente posto fine allo stallo diplomatico di circa un anno e proseguito anche durante la Cop 30 di Belém.

La sonda Voyager 1 arriverà a un anno luce dalla Terra

L’eclissi solare totale in Europa sarà solo uno dei grandi appuntamenti astronomici dell’anno. Stando agli ultimi studi, il 15 novembre la sonda Voyager 1, lanciata nel 1977, sarà distante un anno luce da noi. A circa 26 miliardi di chilometri, sarà l’oggetto artificiale più lontano dalla Terra segnando una vera pietra miliare per la ricerca spaziale. Già suoi diversi record, tra cui quello di essere stato il primo a entrare nello spazio interstellare. È verosimile che la Nasa organizzi una diretta streaming per poter seguire l’evento con il commento di numerosi esperti.

Su chi si punta a L’Espresso per il dopo Carelli: le pillole del giorno

Grandi manovre in tutti i settori dell’editoria italiana. All’appello, oltre ai big, ai “giornaloni” che fanno tendenza e vendono ancora copie (e c’è anche un trasferimento digital, cioè Francesca Milano che lascia Chora Media per andare in un quotidiano online) non può mancare un settimanale con uno storico passato, oggi appannato, come L’Espresso. I rumors indicano un cambio di rotta, quest’anno, all’insegna dello svecchiamento. L’intenzione sembra quella di dare una “scossa” alla testata. A maggio 2026 scade infatti il contratto del direttore Emilio Carelli, classe 1952, che proprio in quel mese festeggerà i suoi 74 anni: figlio di Guglielmo, storico dirigente della Rai, nella sua lunga vita professionale che ormai tocca oltre mezzo secolo è stato a Mediaset, grazie alla fiducia di Fedele Confalonieri, quindi a Sky, con il rampollo Murdoch. Non si è perso nemmeno l’esperienza da parlamentare del Movimento 5 stelle, quando lo “spin doctor” era Rocco Casalino. Alla fine Carelli è rientrato nel mondo del giornalismo, per la sorpresa di molti, ma presto per lui dovrebbe arrivare il momento di godersi le pensioni accumulate. Per il futuro in molti puntano su un giovane, dinamico, con voglia di scommettere, pronto a confermarsi ancora di più nel settore digitale: il profilo è quello di Felice Florio, attualmente responsabile del sito, già giornalista politico a Open sotto la guida di Franco Bechis, che è sempre uno dei più esperti “inchiestisti” presenti sulla piazza giornalistica. Per il barese Florio, nato nel 1993, c’è aria di promozione, e qualcuno si spinge addirittura a prefigurare per lui un futuro, anche molto prossimo, alla conduzione de L’Espresso. L’idea sarebbe quella di virare su una versione del settimanale senza carta, abbattendo così i costi di produzione. Non resta che attendere la prossima primavera.

Su chi si punta a L’Espresso per il dopo Carelli: le pillole del giorno
Emilio Carelli (foto Imagoeconomica).

Aridatece Silvio, dicono a Mediaset

«Gli manca l’empatia», dicono a Mediaset parlando di Pier Silvio Berlusconi. E subito dopo, quasi in coro, tutti sospirano: «Aridatece Silvio». La gestione del cosiddetto “affaire Alfonso Signorini” sta preoccupando molti storici volti del Biscione, tanto che qualcuno è stato sentire mentre commentava: «Se fosse stato ancora vivo il Cavaliere, non sarebbe accaduto tutto questo. Lui avrebbe risolto la questione». Come? A questa domanda, però, nessuno risponde…

Su chi si punta a L’Espresso per il dopo Carelli: le pillole del giorno
Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente e amministratore delegato di Mfe-Mediaset (foto Ansa).

Addio a Valentino Martelli, il senatore con la Rolls Royce

A 82 anni se n’è andato Valentino Martelli, cardiochirurgo di chiara fama che per tre volte è stato senatore: arrivava a Palazzo Madama in Rolls Royce, e ogni volta era una festa. Un personaggio d’altri tempi: sardo di Laconi, era il figlio dell’amministratore della Bastogi, e dopo una gioventù spensierata a Cagliari, conquistata la laurea in medicina partì per il Regno Unito, dove trovò il successo professionale e tante amicizie di altissimo livello. A cominciare da quella con Maria Gabriella di Savoia e tante altre teste coronate. Diventò il “playboy italiano” di Londra, oltre che il medico più ricercato per la sua bravura, e quando tornò in Italia la sua villa fu acquistata dallo scrittore Ken Follett. Il legame fortissimo con Francesco Cossiga lo portò a entrare nell’Udr, diventando sottosegretario agli Esteri con il primo governo di Massimo D’Alema. Un’antica amicizia, quella con il presidente sardo: sfogliando l’agenda del Quirinale, visibile nel portale storico della presidenza della Repubblica, alla data del 3 ottobre 1985 si legge che nelle “udienze” della giornata Cossiga incontrò prima Martelli, poi il presidente dell’Efim Stefano Sandri, quindi il direttore generale della Rai Biagio Agnes e infine Giuliano Amato, allora sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio. Con la morte di Martelli scompare davvero un’epoca: il 10 gennaio a Roma verrà ricordato con una messa, nella basilica di San Lorenzo in Lucina, con la moglie Mirella e il figlio Dario.

Su chi si punta a L’Espresso per il dopo Carelli: le pillole del giorno
Su chi si punta a L’Espresso per il dopo Carelli: le pillole del giorno
Su chi si punta a L’Espresso per il dopo Carelli: le pillole del giorno

La storica enoteca romana Bernabei va in tilt

Clamorosa débâcle natalizia della Bernabei, la storica enoteca romana famosa per la bontà dei prezzi e la puntualità del servizio online che in due giorni evade gli ordini in tutta Italia, e addirittura in 24 ore quelli su Milano e Roma. Un meccanismo perfetto, che suscitava l’invidia dei concorrenti, ma che durante le feste è andato completamente in tilt. Vuoi per il sovraccarico degli ordini, vuoi perché il corriere Bartolini, cui Bernabei si affida per le spedizioni, si è trovato intasato di consegne, sta di fatto che molti utenti del sito hanno visto i loro regali non recapitati per tempo. Risultato? Call center preso d’assalto, mail di protesta inevase, clienti inferociti per la brutta figura patita con i destinatari dei loro pacchi dono.

Cos’è il flashover, il possibile fenomeno dietro la strage di Crans-Montana

Nel bar Le Contellation di Crans-Montana, devastato dall’incendio nella notte di Capodanno, le autorità del Canton Vallese hanno indicato tra le ipotesi principali il verificarsi di un flashover, forse partito da candeline scintillanti poste su bottiglie di champagne e sollevate verso il soffitto. Il flashover è uno fenomeni più pericolosi negli incendi in ambienti chiusi e aiuta a capire perché, in certi casi, le fiamme sembrano esplodere all’improvviso e in modo ampio, senza lasciare molte possibilità di fuga. L’ultimo bilancio aggiornato della strage in Svizzera è di 47 vittime e un centinaio di feriti, gran parte dei quali in condizioni critiche.

Come si crea un flashover e perché è così pericoloso

Il flashover indica il passaggio rapidissimo da un incendio circoscritto a un incendio che coinvolge l’intero ambiente. Tutto può partire da una sorgente piccola e apparentemente gestibile, come una candelina. Le fiamme e il calore tendono a salire e si accumulano sotto il soffitto, dove si concentrano anche i fumi e i gas prodotti dalla combustione. In uno spazio chiuso, senza un adeguato ricambio d’aria, la temperatura cresce molto rapidamente fino a raggiungere diverse centinaia di gradi. Quando il calore accumulato diventa sufficiente, si verifica il cosiddetto salto di fase: i materiali presenti nel locale – tavoli, tende, arredi, rivestimenti – non prendono fuoco in modo progressivo, ma quasi simultaneamente. L’irraggiamento termico li fa degradare e rilasciare grandi quantità di gas infiammabili che, in presenza di ossigeno, si accendono nello stesso istante. In pochi secondi l’intero ambiente viene avvolto dalle fiamme, spesso con fiammate estremamente violente, in grado di rompere i vetri e di dare l’impressione di un’esplosione. Il flashover è particolarmente micidiale per tre motivi: il tempo di reazione si riduce a pochi minuti, o anche meno; le temperature diventano rapidamente insostenibili per chi non è protetto; e fumo e gas tossici aumentano di colpo, rendendo l’aria irrespirabile e la visibilità quasi nulla.

Nuovo concorso 2026 per 294 funzionari ed elevate professionalità: requisiti e domanda

C’è tempo fino al 27 gennaio per inviare la domanda di candidatura al concorso pubblico per 294 posti tra funzionari e unità ad elevata professionalità, da assumere tutti con contratto a tempo indeterminato. Il bando riguarda vari ministeri e la Presidenza del Consiglio dei ministri ed è per titoli e esami. Ecco, quindi, dove reperire il bando, quali sono i requisiti di ammissibilità, in che modo inviare la domanda di partecipazione e in cosa consistono le procedure di selezione.

Nuovo concorso 2026 per funzionari: quali sono i posti?

Nuovo concorso 2026 per 294 funzionari ed elevate professionalità: requisiti e domanda
La sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nello storico Palazzo Piacentini in via Veneto a Roma (Ansafoto).

Ci si può candidare al concorso pubblico per 294 posti di funzionario e di unità a elevata professionalità in materia di analisi, valutazione delle politiche pubbliche e di revisione della spesa di varie amministrazioni pubbliche e della Presidenza del Consiglio dei ministeri. Nel dettaglio, i posti riguardano 261 funzionari e 33 unità da inquadrare nell’area delle elevate professionalità. La distribuzione dei posti riguarda i ministeri:

  • dell’Università e della Ricerca (33 funzionari);
  • degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (34 funzionari);
  • del Turismo (6 unità di elevate professionalità e 18 funzionari);
  • dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (30 funzionari);
  • dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (27 funzionari);
  • dell’Economie e delle Finanze (11 unità di elevate professionalità e quattro funzionari);
  • dell’Interno (10 unità di elevate professionalità e 6 funzionari);
  • dell’Istruzione e del Merito (3 funzionari);
  • del Lavoro e delle Politiche sociali (32 funzionari);
  • della Cultura (6 unità di elevate professionalità e 17 funzionari);
  • della Salute (15 funzionari);
  • della Giustizia (5 funzionari);
  • delle Imprese e del Made in Italy (22 funzionari);
  • Presidenza del Consiglio dei ministri (15 funzionari).

Quali sono i requisiti per candidarsi al nuovo concorso 2026 per funzionari?

Per quanto riguarda i requisiti di ammissione al concorso pubblico per 294 posti, l’articolo 2 prevede il titolo di studio della laurea magistrale per gli interessati a candidarsi ai posti riservate alle elevate professionalità (codice 01) più l’esperienza di almeno tre anni nell’ambito dell’analisi, della valutazione delle politiche pubbliche, della revisione della spesa e della ricerca economica e sociale in forma di lavoro autonomo o dipendente, all’interno di un’unità organizzativa, presso un’amministrazione o ente pubblico, un ente privato o un’organizzazione internazionale. Per chi si candidi ai posti da funzionario, invece, è sufficiente la laurea magistrale nelle materie elencate nel bando. È importante sottolineare che i candidati alle elevate professionalità dovranno sostenere anche una prova preselettiva eventuale, nel caso in cui il numero delle domande pervenute dovesse essere di 10 volte superiore a quello dei posti, oltre alla prova scritta, all’esame orale e alla valutazione dei titoli. Le informazioni sullo svolgimento delle procedure sono reperibili a partire dall’articolo 3 del bando.

Come inviare la domanda di candidatura ai concorsi nei minsiteri?

Nuovo concorso 2026 per 294 funzionari ed elevate professionalità: requisiti e domanda
Ministero della Pubblica Istruzione a Trastevere (Ansafoto).

Per inviare la domanda di candidatura al concorso pubblico per funzionari ed elevate professionalità dei ministeri è necessario compilare l’apposito form reperibile sul portale di reclutamento della Pubblica amministrazione. Pertanto, occorre entrare sul sito Inpa, cercare la pagina del bando di concorso e cliccare su uno dei due tasti in basso «Invia la tua candidatura» riferiti ai profili di funzionario o di funzionario a elevate professionalità. Dopo aver compilato il form e allegato i documenti richiesti, occorre cliccare sul tasto «Conferma e invia» entro la scadenza delle ore 18.00 del 27 gennaio 2026.

I dati sanitari di migliaia di pazienti lombardi sono in vendita sul dark web

I dati sanitari di migliaia di pazienti lombardi sono finiti in vendita sul dark web. Secondo quanto scrive Il Post, a “offrirli” è un utente che si firma wizgun, legato all’attacco hacker che lo scorso ottobre ha colpito la piattaforma Paziente Consapevole, usata da molti medici di medicina generale per inviare prescrizioni. Secondo un’analisi di Cyberoo, sul mercato clandestino circolerebbero i profili di circa 90mila pazienti: ogni scheda completa costa 35 euro, mentre l’intero database viene proposto a 1,84 bitcoin, circa 140mila euro.

I dati sanitari di migliaia di pazienti lombardi sono in vendita sul dark web
Hacker (Ansa).

Nei file non ci sono solo nomi e contatti, ma anche informazioni sanitarie sensibili: prescrizioni mediche, certificati di malattia, esenzioni. È questo che rende i dati particolarmente preziosi. Con documenti reali e dettagli clinici verificabili, i criminali possono costruire truffe molto credibili, come false richieste di pagamento per prestazioni sanitarie, già arrivate a diversi pazienti via mail. Le stesse informazioni possono essere usate per furti d’identità, per attivare servizi a nome delle vittime o per campagne di phishing mirate, via telefono e posta elettronica. I dati erano stati sottratti con un attacco ai server di Murex Software, che gestisce il portale oggi messo offline. La Regione Lombardia ha escluso il coinvolgimento dei propri server, ma l’episodio ha riacceso l’allarme sulla sicurezza delle piattaforme sanitarie usate dai medici, sollecitati dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso a utilizzare software istituzionali per garantire maggiore sicurezza ai cittadini.

Dal 2026 il gasolio costerà di più: di quanto aumentano le accise

Il 2026 si aprirà con un rincaro per circa 17 milioni di automobilisti in Italia. È infatti previsto a partire dal primo gennaio l’aumento delle accise sul gasolio in virtù di un riallineamento voluto dal governo per quanto riguarda la tassazione della benzina e del diesel. Per quest’ultimo è previsto un surplus pari a 4,05 centesimi al litro, mentre per la prima è in programma una diminuzione della stessa cifra. L’intento è quello di ridurre i «sussidi ambientalmente dannosi», ossia gli incentivi economici statali che tendono a favorire attività potenzialmente dannose per l’ambiente. Il Codacons ha calcolato per le casse dello Stato un incremento delle entrate pari a 552 milioni di euro nel 2026. Ecco che cosa cambierà per un pieno alla stazione di servizio.

Aumentano le accise sul gasolio: quanto costerà fare un pieno

Dal 2026 il gasolio costerà di più: di quanto aumentano le accise
Una stazione di rifornimento (Imagoeconomica).

Come detto, con l’aumento delle accise ogni litro di gasolio costerà 4,05 centesimi in più. Quanto si arriverà dunque a spendere per un pieno? Tenendo anche conto dell’Iva al 22 per cento, rifornire 50 litri di diesel richiederà una spesa di 2,47 euro in più rispetto a oggi: su base annua, ipotizzandone due al mese, per ciascun automobilista si prevede un rincaro di 59,30 euro. Considerando però anche l’incremento di 1,5 centesimi scattato lo scorso maggio 2025, l’aumento complessivo sale a 3,38 euro per ogni pieno e supera gli 80 euro in 12 mesi.

Dal 2026 il gasolio costerà di più: di quanto aumentano le accise
Una stazione di rifornimento (Imagoeconomica).

Discorso inverso invece per la benzina: mentre da un lato il gasolio aumenta, quest’ultima infatti cala grazie a una riduzione analoga per quanto riguarda le apposite accise. Tuttavia, se si considera quanto accaduto a maggio, il risparmio rischia di rimanere solamente sulla carta. Anche in quel caso, nonostante per la verde al distributore ci fosse una riduzione di 1,5 centesimi al litro (a fronte di un analogo rincaro per il diesel), i ribassi sono stati minimi. Per questo motivo, Assoutenti ha chiesto al governo di allertare Mister Prezzi – Garante per la sorveglianza dei prezzi – affinché vigili sulla corretta applicazione del riallineamento accise. «Non vorremmo che la storia si ripetesse anche a gennaio», ha spiegato il presidente Gabriele Melluso. «Ciò rappresenterebbe non solo un danno economico per gli automobilisti, ma anche una vera e propria speculazione vietata dalla legge».

Mimit: «Prezzo della benzina ai minimi dal 2021

Dal 2026 il gasolio costerà di più: di quanto aumentano le accise
Una pompa di benzina in una stazione di rifornimento (Imagoeconomica).

Intanto il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha rilevato come il ribasso dei prezzi medi del carburante sia già iniziato lo scorso 26 novembre, in linea con i mercati internazionali. Il Mimit ha parlato di un «calo particolarmente significativo in quanto coincide con il periodo delle festività di Natale, caratterizzato da un aumento degli spostamenti degli italiani, e che ha portato il prezzo della benzina a toccare il livello più basso da ottobre 2021». Alla fine del 2025, i valori medi nazionali del self sono di 1,68 euro al litro per la verde e 1,64 euro al litro per il diesel.

Discorso fine anno Mattarella 2025: a che ora e dove vederlo in tv e in streaming

Un appello rivolto a tutti gli italiani, soprattutto ai più giovani, a riprendere in mano il proprio futuro, rafforzando la coesione sociale del nostro Paese in nome della Costituzione. Ricordandone i valori e tenendo a mente che nel 2026 cadrà anche l’80esimo anniversario della nascita della Repubblica. È il tema centrale del tradizionale discorso di fine anno del presidente Sergio Mattarella, pronto ad augurare un buon 2026 pieno di speranze e buoni propositi. Il capo dello Stato, atteso dall’undicesimo messaggio dall’inizio del suo primo mandato, sarà inquadrato in piedi nello Studio della Vetrata. Ecco a che ora e dove vederlo in tv e in streaming e quanto durerà.

Quando e dove vedere il discorso di fine anno di Mattarella

Discorso fine anno Mattarella 2025: a che ora e dove vederlo in tv e in streaming
Il presidente Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Come da tradizione, il discorso di fine anno del capo dello Stato precederà i cenoni e i brindisi degli italiani. Andrà in onda (non in diretta, in quanto i presidenti sono soliti registrare qualche giorno in anticipo) alle 20.30 a reti unificate. Sarà quindi possibile vederlo su tutti i e tre canali principali della Rai, ma anche su Canale 5 e Rete 4 (durante 4 di Sera) di Mediaset, su La7 e su Tv2000. Oltre che in televisione, si potrà seguire il messaggio di Sergio Mattarella anche in streaming sulle piattaforme delle emittenti citate, tra cui RaiPlay e Mediaset Infinity. Sul sito del governo si potrà invece trovare anche la trascrizione integrale del discorso parola per parola. Quanto durerà? Seguendo il format degli altri anni, circa 15 minuti, terminando quindi verso le 20.45.

I temi principali nel messaggio di fine anno del capo dello Stato

Per quanto riguarda gli argomenti cardine del discorso di fine anno di Sergio Mattarella, dal Quirinale filtrano poche anticipazioni che tuttavia consentono di intuire su cosa si concentrerà l’attenzione del capo dello Stato. Principali destinatari del messaggio saranno i giovani, i millennial, che il presidente intende esortare a riprendere le redini del proprio destino divenendo protagonisti attivi e non passivi della società e della vita collettiva. L’invito arriverà in un periodo segnato dal profondo astensionismo che ha caratterizzato le ultime tornate elettorali, confermando una scarsa partecipazione al voto di gran parte della popolazione, in particolare delle fasce più giovani. Non mancheranno, ovviamente, riferimenti alla necessità per il mondo di una pace solida e duratura, nella speranza che si depongano le armi in Ucraina e Medio Oriente.

Discorso fine anno Mattarella 2025: a che ora e dove vederlo in tv e in streaming
Il presidente Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Spazio, inoltre, ai tanti mali che affliggono l’Italia e che, negli anni, restano ancora senza apparente soluzione: dalle liste d’attesa nella sanità al sovraffollamento delle carceri, passando per i bassi salari, le disparità territoriali, i femminicidi e gli incidenti sul lavoro. Il presidente farà leva sui valori civili, sui buoni sentimenti e sulla Costituzione. Proprio su quest’ultima si fonderà gran parte del messaggio del presidente Mattarella, il quale richiamerà un’importante ricorrenza del 2026: saranno infatti gli 80 anni dalla nascita della Repubblica grazie al referendum del 2 giugno 1946 in cui la popolazione decise fra monarchia e repubblica. Stando alle anticipazioni, non dovrebbero esserci richiami politici per la sinistra o la destra: inutile cercare messaggi subliminali alle autorità, in quanto il presidente intende rivolgersi alla cittadinanza.

Cosa dirà Mattarella nel discorso di fine anno 2025: i temi, dai giovani al lavoro

«La speranza siamo noi, il nostro impegno, la nostra libertà, le nostre scelte». Così Sergio Mattarella chiuse il tradizionale discorso di fine anno appena 12 mesi fa, augurando un sereno 2025 a tutta la popolazione italiana. Sarà il concetto da cui il capo dello Stato partirà anche stasera, 31 dicembre, a reti unificate dallo studio alla Vetrata del Quirinale per accogliere il 2026. Lo si potrà dunque ascoltare su Rai 1, Rai 2 e Rai 3, ma anche Canale 5, Rete 4, La 7, SkyTg24 e Tv2000 oltre che sulle relative piattaforme streaming. Sul sito del governo ci sarà anche la trascrizione integrale dell’intero messaggio di auguri. Dalla pace alla coesione sociale, ecco quali saranno i temi portanti.

I temi principali di cui parlerà il discorso di fine anno 2025 di Mattarella

Cosa dirà Mattarella nel discorso di fine anno 2025: i temi, dai giovani al lavoro
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

L’undicesimo discorso di San Silvestro di Sergio Mattarella arriverà, come da tradizione, a precedere veglione e spumante per invitare tutta la popolazione alla riflessione collettiva e a volgere lo sguardo al futuro. Il capo dello Stato parlerà in piedi, con alle spalle il tricolore e le 12 stelle dorate dell’Unione europea. In circa 15 minuti, in linea con le versioni degli scorsi anni, il presidente della Repubblica si concentrerà si vari temi, spaziando dalla speranza di pace alla coesione sociale, pur senza entrare nei meriti dell’attualità della politica internazionale. Come anticipa l’Ansa, inoltre, Mattarella userà toni pacati e un lessico semplice, fornendo spunti su cui concentrarsi in vista del 2026 ormai alle porte. Un anno cruciale, in cui cadrà l’80esimo anniversario della Repubblica italiana, nata nel 1946.

Cosa dirà Mattarella nel discorso di fine anno 2025: i temi, dai giovani al lavoro
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Obiettivo delle parole del presidente Mattarella saranno soprattutto i giovani, con cui cercherà di colmare il distacco sempre più marcato dalla politica che si manifesta in un astensionismo evidente durante le tornate elettorali. Il capo dello Stato parlerà della necessità di pace, in un periodo in cui il mondo – dall’Ucraina al Medio Oriente – è attraversato da numerosi conflitti che ne destabilizzano l’ordine. Ci sarà spazio anche per la coesione sociale, spronando le istituzioni a unire il Paese invece che dividerlo e i cittadini a fare la propria parte nella tenuta della società. Ricordando soprattutto i valori che sono il fondamento della nostra democrazia, dal lavoro all’equo salario, dal rispetto per i diritti umani alla dignità di ciascuno, passando per l’uguaglianza, l’accoglienza, la solidarietà, la tutela dei bisognosi e la sanità.

Cosa non ci sarà nel messaggio del capo dello Stato

Cosa dirà Mattarella nel discorso di fine anno 2025: i temi, dai giovani al lavoro
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Il discorso del presidente Mattarella eviterà, com’è doveroso, giudizi e commenti diretti sulla politica interna, soprattutto in un periodo come quello attuale attraversato da forti tensioni sulla manovra economica e sul referendum sulla giustizia. Stasera 31 dicembre 2025, stando alle anticipazioni, si concentrerà su un altro referendum, quello del 2 giugno 1946 in cui il popolo sovrano si espresse sulla decisione tra monarchia e repubblica. L’occasione sarà l’80esimo anniversario, che cadrà proprio nel 2026.

Capodanno 2026, dove si festeggia prima: i Paesi che sono già nel nuovo anno

Mentre l’Italia attende la mezzanotte del 31 dicembre, in alcuni Paesi stanno già festeggiando l’anno nuovo. Il Capodanno, infatti, non scatta ovunque allo stesso momento: il calendario globale segue la linea del cambio di data, che attraversa l’oceano Pacifico e assegna ad alcuni Paesi il primato simbolico dell’ingresso nel nuovo anno.

I primi Paesi che festeggiano il Capodanno

Capodanno 2026, dove si festeggia prima: i Paesi che sono già nel nuovo anno
epa12618900 Fireworks light up the sky over Sydney Harbour during the 9 pm Calling Country display of the New Year’s Eve Celebrations at Mrs Macquaries Point in Sydney, Australia, December 31, 2025. EPA/DAN HIMBRECHTS NO ARCHIVING AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT

Quando in Italia è ancora primo pomeriggio, il nuovo anno è già realtà in alcune isole dell’Oceania. Il primo Stato sovrano a salutare il 2026 è Kiribati, in particolare nelle Line Islands, che adottano il fuso UTC+14, il più avanzato al mondo: qui la mezzanotte scatta alle 12 italiane. Circa un’ora dopo, alle 13 italiane, il nuovo anno arriva anche in Samoa e Tonga, che condividono lo stesso fuso orario. Alle 14 italiane entra nel 2026 la Nuova Zelanda, spesso indicata come il primo Paese a festeggiare, anche se in realtà è preceduta di circa due ore dalle isole di Kiribati. Solo più tardi, tra le 15 e le 17 italiane a seconda delle aree e dei fusi, il Capodanno raggiunge anche l’Australia.

Gli ultimi a entrare nell’anno nuovo

All’estremo opposto della linea del cambio di data ci sono invece gli ultimi Paesi a entrare nel 2026. Si tratta delle isole del Pacifico centrale che adottano il fuso UTC-12, le più “indietro” al mondo. In particolare, Stati Uniti per quanto riguarda le Howland e Baker Islands, territori disabitati ma ufficialmente parte del Paese, saranno gli ultimi a salutare il nuovo anno: qui la mezzanotte scatterà alle 13:00 italiane del 1° gennaio. Poco prima, alle 12:00 italiane, entrerà nel 2026 anche Samoa Americane, che condividono lo stesso fuso orario. Questo significa che, mentre in Italia il nuovo anno sarà già iniziato da oltre mezza giornata, in alcune aree del Pacifico sarà ancora pieno 31 dicembre, chiudendo un ciclo globale che si estende complessivamente per 26 ore.

Concorso per 1.340 funzionari in varie amministrazioni: bando 2025, requisiti e domanda

Nella giornata del 30 dicembre 2025, varie amministrazioni pubbliche e ministeri hanno pubblicato il bando di concorso pubblico per 1.340 funzionari. Si tratta del reclutamento di unità di personale non dirigenziale, da assumere con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Nel bando, reperibile sul portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa), sono specificati i requisiti di ammissione, le modalità di presentazione della domanda e in cosa consistono le procedure di selezione dal momento che si tratta di un concorso per titoli ed esami.

Concorso per 1.340 funzionari, per quali posti ci si può candidare?

Concorso per 1.340 funzionari in varie amministrazioni: bando 2025, requisiti e domanda
Ministero della Pubblica Istruzione a Trastevere, Roma (Ansafoto).

C’è tempo fino al 27 gennaio 2026 per inviare la domanda di candidatura al concorso pubblico per complessivi 1.340 posti da funzionario in varie amministrazioni. Nel dettaglio, la suddivisione dei posti riguarda:

  • due unità da inquadrare nell’Area delle elevate professionalità appartenenti alla famiglia professionale tecnico-informatica dei ruoli dell’Agenzia per l’Italia digitale;
  • 697 funzionari amministrativi da inquadrare in varie amministrazioni secondo quanto indicato nell’allegato 1 del bando;
  • 219 funzionari economici per i posti indicati nell’Allegato 2;
  • 271 funzionari informatici per i posti indicati nell’Allegato 3;
  • 36 funzionari della comunicazione per i posti indicati nell’allegato 4;
  • 33 funzionari statistici per i posti indicati nell’Allegato 5;
  • due funzionari chimici per il ministero del lavoro e delle politiche sociali presso la sede di Roma;
  • otto funzionari assistenti sociali per i posti indicati nell’Allegato 6;
  • due funzionari bibliotecari per il ministero dell’interno presso la sede di Roma;
  • dieci funzionari per le attività economiche, commerciali e statistiche per il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale;
  • 50 funzionari tecnico-informatici e delle telecomunicazioni statistiche per il ministero degli Affari esteri;
  • dieci funzionari archivisti di Stato/di biblioteca statistiche per il ministero degli Affari esteri.

Quali sono gli enti e i ministeri del concorso per 1.340 funzionari?

All’interno del bando per i funzionari e degli allegati è riportata la suddivisione dei posti tra le amministrazioni pubbliche e i ministeri, nonché il codice del concorso da indicare nella domanda di candidatura. Si ricorda che la scelta deve avvenire sia per la famiglia professionale di funzionario che per l’amministrazione pubblica e la sistemazione territoriale. Tra gli enti presenti, si elencano:

  • Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata;
  • Agenzia per l’Italia Digitale;
  • Aran;
  • Aci;
  • Enac;
  • Ispettorato Nazionale del Lavoro;
  • Inail;
  • ministero dell’Università e della Ricerca;
  • ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale;
  • ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali;
  • ministero del Turismo;
  • ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste;
  • ministero dell’Interno;
  • ministero dell’Istruzione e del Merito;
  • ministero della Cultura;
  • Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Come candidarsi ai concorsi per funzionario?

Concorso per 1.340 funzionari in varie amministrazioni: bando 2025, requisiti e domanda
Svolgimento delle prove di un concorso (Imagoeconomica).

Per candidarsi al concorso pubblico per 1.340 funzionari è necessario essere in possesso del titolo di studio della laurea nelle materie elencate dal bando per ciascun profilo professionale di interesse. Per alcune candidature, il bando richiede inoltre l’esperienza professionale documentata per un periodo di almeno due anni, anche non continuativi, in funzioni specialistiche e di responsabilità. La domanda di candidatura si invia dal portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa), ricercando la pagina del bando dall’apposita funzione e compilando il form con i dati richiesti. La scadenza è fissata alle ore 18.00 del 27 gennaio 2026. Per quanto riguarda le procedure di selezione, si prevede una prova preselettiva, una scritta e un esame orale nelle materie elencate agli articoli 6, 7 e 8. Si ricorda, infine, che ci si può candidare anche per l’altro concorso riguardante enti e ministeri per la ricerca di 3.997 assistenti.

Quanto guadagna un infermiere nel 2025?

Quanto guadagna effettivamente un infermiere nel contesto odierno caratterizzato dai recenti rinnovi contrattuali e da una crescente domanda di professionisti? Il settore sanitario italiano sta vivendo una fase di profondo cambiamento economico, descritto dal nuovo rapporto Aran che delinea incrementi medi mensili vicini ai 172 euro lordi. Pertanto, la retribuzione di un infermiere comprende non solo la base tabellare, ma anche le numerose indennità che compongono la busta paga.

Quanto guadagna al mese un infermiere?

Quanto guadagna un infermiere nel 2025?
La busta paga di una lavoratrice dipendente (Ansafoto).

Determinare quanto guadagna un infermiere in Italia al netto richiede l’analisi di diverse variabili, come l’anzianità e i turni. In media, un professionista con esperienza guadagna tra i 1.700 e i 1.900 euro netti mensili. Se si guardano le prestazioni occasionali o la libera professione, si può stimare quanto guadagna un infermiere all’ora in una forbice che va dai 15 ai 25 euro. Esiste però una differenza sostanziale se non si lavora per il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) dal momento che, spesso, le retribuzioni iniziali nel privato partono da circa 1.250-1.400 euro netti, salvo per le cliniche convenzionate che seguono standard più elevati. La dinamicità del mercato attuale spinge molti a chiedersi quanto guadagna un infermiere per valutare il passaggio alla libera professione o all’estero.

Quanto guadagna un infermiere nell’ospedale pubblico?

Lo stipendio di un infermiere che lavori per un ospedale pubblico è regolato dal Ccnl Sanità, che nel 2025 beneficia degli aumenti previsti dal triennio 2022-2024. È interessante sapere quanto guadagna un infermiere inserito in un contesto critico, per esempio in sala operatoria: grazie alle indennità di rischio e reperibilità, la busta paga può superare i 2.000 euro netti. Salendo di livello, le responsabilità aumentano: un infermiere caposala percepisce retribuzioni che superano i 2.500 euro netti mensili, grazie alle indennità di coordinamento e di funzione previste dal contratto nazionale. Questi valori riflettono l’impegno professionale richiesto nelle strutture pubbliche, dove la turnazione notturna e festiva incide pesantemente sul calcolo finale del reddito annuo percepito.

Qual è la differenza di stipendio tra gli operatori socio sanitari e gli infermieri?

Quanto guadagna un infermiere nel 2025?
Calcolatrice, tabelle e soldi (Freepik).

Il rapporto Aran evidenzia un divario netto tra i profili professionali del settore della Sanità. Mentre per gli infermieri la media netta oscilla intorno ai 1.800 euro, gli operatori socio sanitari (Oss) percepiscono solitamente tra i 1.200 e i 1.500 euro netti. Questa differenza, pari a circa 400-500 euro mensili, è giustificata dal diverso percorso formativo e dalle responsabilità cliniche superiori degli infermieri. Per chi si domanda quanto guadagna un infermiere rispetto a un Oss, è necessario considerare che l’infermiere gode di indennità legate alla professione (come quella di specificità infermieristica) che non sono previste per il personale di supporto. Il divario riflette, pertanto, la complessità delle mansioni diagnostiche e terapeutiche svolte dai laureati in infermieristica, il cui valore economico è stato parzialmente rivalutato negli ultimi aggiornamenti semestrali.

Mara Venier operata all’occhio: il messaggio dall’ospedale

Maglione blu, espressione stanca e un occhio bendato. Con una story sul suo profilo Instagram, Mara Venier ha comunicato ai suoi follower di essersi sottoposta a un nuovo intervento chirurgico all’occhio. «Finiamo l’anno così», dice la storica conduttrice della Rai tra un accenno di risata e uno sguardo affaticato sotto il bendaggio trasparente. Poi i tradizionali auguri per le festività: «Speriamo che sia davvero la fine di quest’anno». La presentatrice 75enne soffre da tempo di maculopatia, una malattia che intacca la parte centrale della retina e può portare a una progressiva perdita della visione centrale. Non è la prima operazione cui si sottopone: solo lo scorso anno erano state cinque. L’ultima, il 9 novembre, quando era andata in onda poco prima di andare sotto i ferri. «Oggi è un po’ difficile», disse allora. «Finita Domenica In andrò a fare l’intervento».

Mara Venier operata all’occhio: il messaggio dall’ospedale
La story di Mara Venier (Instagram).

Mara Venier e la maculopatia di cui soffre la conduttrice

Nella sua story, Mara Venier non ha perso il sorriso e ha colto l’occasione per ringraziare il professor Andrea Cusumano che l’ha operata. La conduttrice di Domenica In si era aperta sulla maculopatia a gennaio 2025, in occasione dell’uscita al cinema di Diamanti di Ferzan Ozpetek. «Avevo da poco cominciato a girare quando ho avvertito un fastidio a un occhio», ha raccontato a Gente. «Vedevo male, annebbiato: una sera, davanti alla tv, mi sono accorta di vedere solo da una parte. Ho avuto un’emorragia alla retina causata da una patologia, la maculopatia essudativa». Subito si era reso necessario un intervento d’urgenza, cui ha fatto seguito un programma più dettagliato: «Dovrò fare altre operazioni. Il professor Cusumano aveva detto che non avrei più visto dall’occhio destro, invece ho recuperato un pochino. Dovrei stare calma e tranquilla ma mi sbatto come una pazza, lavoro tanto, non mi risparmio mai».

Milano, addio biglietto cartaceo Atm: cosa fare se se ne hanno ancora

Milano preme forte sull’acceleratore della digitalizzazione per il suo servizio di trasporto pubblico. Dal primo gennaio, sarà archiviato definitivamente il biglietto cartaceo per Atm: su metro, tram, bus e filobus si potrà infatti viaggiare solamente con RicaricaMi, il nuovo ticket elettronico, ricaricabile e contactless che simboleggia la transizione verso un sistema più sostenibile. I due ticket hanno infatti convissuto per un anno, ma ora il passaggio è definitivo. Ecco tutto quello che bisogna sapere per continuare a utilizzare liberamente i mezzi pubblici del capoluogo lombardo.

Milano, addio al biglietto cartaceo Atm: cos’è RicaricaMi

Milano, addio biglietto cartaceo Atm: cosa fare se se ne hanno ancora
Una stazione metro di Milano (Imagoeconomica).

Il nuovo biglietto RicaricaMi è elettronico e contactless, pertanto per poter validare il proprio viaggio e superare i tornelli in metropolitana è sufficiente avvicinare la tessera ai lettori ottici. Svaniranno dunque completamente le fessure finora necessarie per l’obliterazione, destinate a scomparire come i vecchi ticket. Su RicaricaMi sarà possibile caricare più viaggi su un unico supporto, senza alcun costo aggiuntivo: nello specifico, si potranno sommare fino a 30 biglietti ordinari della stessa tariffa oppure fino a cinque carnet con tariffa Mi1-Mi3. Si potranno caricare al massimo un biglietto giornaliero o un plurigiornaliero, purché si conservi sempre la stessa tipologia. Invariate le tariffe. La tessera potrà essere ritirata gratuitamente e ricaricata alle casse automatiche Atm, nelle stazioni metro e presso bar, edicole e tabaccai autorizzati. In alcune delle linee più recenti, tra cui la M4, si ricorda che i distributori accettano solo pagamenti elettronici.

Quali tratte si potranno effettuare e come utilizzare i biglietti cartacei rimasti

Milano, addio biglietto cartaceo Atm: cosa fare se se ne hanno ancora
Una metro di Milano (Imagoeconomica).

Il nuovo biglietto elettronico e contactless RicaricaMi sarà utilizzabile su tutte le zone del sistema tariffario integrato Stibm, ossia dalla linea Mi1 fino alla Mi9. I ticket caricati potranno essere anche convalidati sulle carrozze Trenord e sui mezzi extraurbani delle compagnie aderenti. Cosa fare con i biglietti cartacei rimasti oltre il 31 dicembre? Non li si potrà infatti più utilizzare sui mezzi pubblici, ma li si potrà convertire su RicaricaMi entro i sei mesi successivi e non oltre il 30 giugno 2026 presso tutti gli Atm Point principali, come per esempio quelli di Duomo, Cadorna e Centrale.