La sezione di ActionAid del Regno Unito vuole cambiare profondamente il modo in cui raccoglie fondi per i Paesi più poveri, mettendo in discussione uno dei pilastri storici dell’aiuto umanitario: le adozioni a distanza. Il programma, che consente ai donatori di scegliere un bambino da sostenere economicamente, secondo la nuova leadership dell’organizzazione riflette oggi dinamiche paternalistiche e che «riflettono un’epoca diversa». A spiegare la svolta sono le nuove co-amministratrici delegate, Taahra Ghazi e Hannah Bond, che hanno avviato il loro mandato annunciando un processo di «decolonizzazione» dell’ong. «La maggior parte dei nostri sostenitori sono persone relativamente benestanti e molte sono bianche», ha detto Ghazi. «Chiedere loro di scegliere la foto di un bambino nero e il Paeseda cui proviene, crea una relazione molto transazionale e piuttosto paternalistica», ha spiegato citata dal Guardian.
Il nuovo modello di ActionAid
ActionAid ha introdotto le adozioni a distanza nel 1972, partendo da India e Kenya. Oggi il programma delle adozioni a distanza è attivo in 30 Paesi e garantisce circa il 34 per cento dei fondi globali dell’organizzazione. Ma per i nuovi vertici l’attuale modello contribuisce a spostare l’attenzione sulla compassione individuale più che sulle cause strutturali della povertà. La trasformazione, prevista fino al 2028, riguarda il modo in cui ActionAid raccoglie e distribuisce le risorse, coinvolgendo direttamente i team e le comunità in Africa, Asia e America Latina. «Stiamo ripensando i nostri sistemi, come spendiamo il denaro e come prendiamo decisioni: stiamo decolonizzando l’organizzazione», ha spiegato Ghazi. Bond ha sottolineato che l’obiettivo è «evolvere il modello affinché sia plasmato dalle voci delle comunità e risponda alle realtà che affrontano oggi». La nuova strategia dunque punta su finanziamenti di lungo periodo ai gruppi locali, in particolare alle organizzazioni per i diritti delle donne.
Secondo i dati Inps nel 2025 le nuove pensioni liquidate alle donne continuano a risultare sensibilmente più basse rispetto a quelle degli uomini. L’importo medio degli assegni riconosciuti alle pensionate si è attestato a 1.056 euro mensili, un valore inferiore del 26,51 per cento rispetto ai 1.437 euro percepiti in media dagli uomini. Limitando l’analisi alle sole gestioni previdenziali, e quindi escludendo gli assegni sociali, la distanza resta ampia: 1.139 euro al mese per le donne contro 1.545 euro per gli uomini, con una differenza pari al 26,28 per cento. Il divario è legato a più fattori, tra cui carriere lavorative mediamente più brevi, retribuzioni più basse e un tasso di occupazione femminile inferiore, elementi che incidono anche sul maggior ricorso alle pensioni ai superstiti.
I dati su Opzione donna
In flessione anche nel 2025 il numero di pensionamenti con Opzione donna, il meccanismo che consente l’uscita anticipata dal lavoro accettando il calcolo interamente contributivo dell’assegno. Secondo il Monitoraggio Inps sui flussi di pensionamento, nell’anno hanno aderito alla misura 2.147 lavoratrici, con una riduzione del 40,5 per cento rispetto alle 3.612 dell’anno precedente. Più di 1.800 pensioni Opzione donna sono state liquidate prima dei 63 anni di età. Il calo, evidenziano i dati, è influenzato dalle restrizioni introdotte negli ultimi anni sui requisiti di accesso alla misura.
Chiara Ferragni è stata scelta come testimonial della campagna Primavera-Estate 2026 di Guess. L’annuncio arriva a pochi giorni dalla conclusione del procedimento legato al Pandoro Gate, chiuso con il proscioglimento dell’imprenditrice digitale. Per l’imprenditrice si tratta di un ritorno al marchio statunitense a distanza di quasi 13 anni dalla prima collaborazione. «Questo progetto è stato molto più di una campagna: è arrivato in un momento in cui avevo voglia di ripartire, di raccontarmi per quella che sono oggi, una persona più consapevole e serena, e lavorare con un brand iconico come Guess, che ha fatto la storia della moda, mi ha fatto sentire accolta e libera di esprimere tutte le mie sfaccettature», ha dichiarato. Ferragni ha poi aggiunto: «Un grande e doveroso ringraziamento va a Paul Marciano, co-fondatore di Guess, per il supporto e la fiducia che mi ha dimostrato in un momento delicato della mia vita. L’esperienza sul set è stata speciale e la porterò sempre con me».
Guess: «Ferragni riflette l’impegno del brand di valorizzare donne capaci di definire il proprio percorso»
In una nota ufficiale, Guess spiega che la scelta di Ferragni «riflette l’impegno costante del brand nel valorizzare donne capaci di definire il proprio percorso con sicurezza, visione e resilienza». La campagna, realizzata dai Morelli Brothers, viene descritta come caratterizzata da «un’intensità raffinata e un’allure contemporanea». Soddisfazione è stata espressa anche da Paul Marciano, Co-Founder e Chief Creative Officer di Guess?, Inc.: «Siamo entusiasti di avere Chiara Ferragni come volto della nostra nuova campagna Guess. Fin dall’inizio abbiamo percepito una forte affinità con Chiara: la sua energia, la sua sicurezza, il suo atteggiamento e naturalmente la sua bellezza erano perfettamente in sintonia con Guess», ha sottolineato, aggiungendo che Ferragni «rappresenta una donna che crede in sé stessa e procede con forza».
Continua a tenere banco quella che in tanti hanno ribattezzato la guerra dei Beckham, scoppiata dopo che il primogenito di David e Victoria, il 26enne Brooklyn, ha duramente attaccato i genitori con una lunga serie di stories su Instagram. Spiegando di aver chiuso totalmente i rapporti con loro, il ragazzo ha raccontato diversi eventi tra cui il suo matrimonio con l’attrice ed ereditiera americana Nicola Peltz dell’aprile 2022, confessando di essere stato «umiliato» dalla madre che gli avrebbe rubato il primo ballo di nozze con la moglie. Ora i tabloid hanno svelato, citando alcuni presenti alla cerimonia, cosa sarebbe accaduto veramente quel giorno.
Victoria Beckham si è «strusciata» al collo del figlio Brooklyn? La ricostruzione
A riportare in anteprima una ricostruzione degli eventi e soprattutto dell’ormai celebre ballo proibito di Victoria Beckham con il figlio Brooklyn sono il Daily Mail e Page Six. Secondo quanto riportato da alcune fonti, verosimilmente presenti alla cerimonia nuziale, l’ex stella delle Spice Girls, una volta salita sul palco, avrebbe iniziato a «strusciarsi» attorno al collo del primogenito, danzando con lui in modo del tutto inappropriato per la situazione e mettendolo a disagio di fronte ai circa 500 invitati. «Era molto imbarazzato, mentre sua moglie si è sentita umiliata ed era furiosa per essere stata messa in ombra», ha raccontato una fonte anonima. «Quella cosa ha rovinato l’intera serata». Come hanno raccontato alcuni presenti al Sun, Peltz avrebbe subito dopo lasciato la sala in lacrime, salvo tornare solo dopo diverso tempo su invito dei genitori, ma conservando un aspetto cupo e triste.
Brooklyn Beckham con la moglie Nicola Peltz (da Instagram).
Non mancano tuttavia coloro che difendono Victoria Beckham. «Era solo un po’ alticcia e si stava divertendo con il figlio, non c’era alcuna malizia», ha raccontato un altro contatto del Daily Mail. Non a caso, l’ex cantante e il marito David sarebbero rimasti sconcertati dalle accuse del figlio Brooklyn, in quanto convinti che quel ballo non potesse sollevare tanto clamore. La verità potrà rivelarla solo lo stesso primogenito della coppia: assieme alla moglie Nicola, possiede infatti l’unica copia del video che immortalerebbe il presunto ballo proibito e «inappropriato» di Victoria, siccome l’uso dei cellulari venne vietato durante la cerimonia e l’azienda che ha prodotto il filmato ha cancellato quello in suo possesso. «Non è certo che lo pubblicherà», ha chiosato la fonte. «Potrebbe non voler rivivere una cosa così grande e difficile».
Anche l’ex di Brooklyn contro Victoria: «Non le sono mai piaciuta»
Gli attacchi a Victoria Beckham non si fermano qui. Mentre è scoppiata la bufera, infatti, la cantante e influencer scozzese Tallia Storm, fidanzata di Brooklyn in adolescenza, ha raccontato di non aver mai avuto un rapporto disteso con la madre del fidanzato. «Avremmo dovuto partecipare a un gala di Eva Longoria, amica intima della star delle Spice Girls», ha spiegato al Mirror. «Eravamo emozionatissimi, io e Brooklyn ci saremmo dovuti sedere accanto. Poi lui mi ha mandato un messaggio dicendomi che sua madre non lo lasciava venire: ovvio, a Victoria non sono mai piaciuta».
L’ex fidanzata di Brooklyn, Tallia Storm (da Instagram).
La domanda della Rottamazione quinquies può essere inoltrata dal 20 gennaio 2026 utilizzando esclusivamente i servizi telematici disponibili sul sito dell’Agenzia delle entrate – Riscossione. La misura, introdotta dalla legge numero 199 del 2025, rappresenta uno strumento fondamentale per la risoluzione delle pendenze fiscali maturate in un arco temporale di oltre venti anni. La definizione agevolata riguarda, infatti, i carichi affidati all’agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. La procedura permette di estinguere i debiti versando solo il capitale e le spese accessorie, eliminando sanzioni e interessi. Poter regolarizzare la propria posizione contributiva senza l’aggravio degli interessi di mora è estremamente importante per i contribuenti, spesso in difficoltà con il pagamento delle rate dell’intero debito. La norma si applica sia ai debiti tributari sia ai contributi previdenziali, a esclusione di quelli derivanti dalle attività di accertamento.
Quando si può fare la domanda per la rottamazione quinquies?
La schermata dell’Agenzia delle Entrate (Ansafoto).
L’adesione alla Rottamazione quinquies deve essere comunicata entro il termine perentorio del 30 aprile 2026 attraverso il portale istituzionale dell’Agenzia delle entrate – Riscossione. L’ente provvederà a inviare la risposta entro il 30 giugno 2026, indicando l’accoglimento o i motivi del diniego. Il pagamento può avvenire a un’unica scadenza entro il 31 luglio 2026, oppure attraverso un piano di 54 rate bimestrali della durata di nove anni. Tuttavia, nel caso di dilazione, si applicano gli interessi pari al 3 per cento annuo a decorrere dal 1° agosto 2026. L’inefficacia della misura si determina con il mancato versamento di due rate, anche non consecutive. L’eventuale decadenza comporta, pertanto, la ripresa dei termini di prescrizione e delle procedure esecutive. È possibile includere anche carichi derivanti da precedenti definizioni agevolate risultate inefficaci alla data del 30 settembre 2025.
Come aderire alla definizione agevolata 2026?
Il contribuente può scegliere tra due percorsi digitali per l’invio della richiesta. Il primo, quello relativo all’area riservata del portale dell’Agenzia delle entrate – Riscossione, necessita dell’accesso tramite Spid, Cie o Cns. In questa modalità il sistema propone automaticamente i soli documenti definibili. Al contrario, l’area pubblica richiede la compilazione di un form e l’invio della copia del documento di identità. Per chi utilizza questa modalità, la procedura prevede la convalida di un link ricevuto via e-mail entro 72 ore, pena l’annullamento della richiesta. Successivamente, si riceve una conferma di presa in carico e, se i documenti sono corretti, una terza comunicazione con il link per scaricare la ricevuta entro 120 ore. I professionisti possono gestire le istanze per i propri assistiti direttamente dall’area EquiPro. I canali disponibili per il versamento delle somme sono:
le piattaforme digitali e l’app EquiClick;
la domiciliazione bancaria sul conto corrente;
i moduli di pagamento presso gli sportelli bancari e gli uffici postali;
i servizi di home banking;
i punti vendita presso ricevitorie e tabaccai;
gli sportelli bancomat dei circuiti Cbili;
gli sportelli Postamat;
gli uffici dell’ente della riscossione su appuntamento.
David Beckham ha risposto al figlio Brooklyn, che ha attaccato l’ex calciatore e la moglie Victoriacon una serie di durissime stories su Instagram, affermando di aver chiuso definitivamente i contatti con i genitori che lo hanno «oppresso e controllato per tutta la vita».
BREAKING: David Beckham breaks silence on family feud
A poche ore dallo sfogo del primogenito, durante un’intervista al programma Squawk Box della Cnbc riguardante l’uso dei social media, Beckham – senza citare il 26enne Brooklyn – ha di fatto minimizzato, affermando che «i figli commettono errori» e che «bisogna lasciare li commettano», perché «è così che imparano».
Brooklyn e David Beckham (Ansa).
L’intervista è stata diffusa poco dopo che l’ex calciatore, a Davos per il World Economic Forum, si era rifiutato di commentare – su richiesta di un giornalista di Sky News – le dichiarazioni del primogenito.
Una potente tempesta solare si sta abbattendo sulla Terra. Iniziata nella serata di lunedì 19 gennaio attorno alle ore 20.30, è la più violenta degli ultimi 20 anni e addirittura ai livelli di quelle registrate ad Halloween del 2003, finora considerate le più intense mai registrate nell’era moderna del meteo spaziale. Secondo i dati del Centro di previsione meteorologica dell’agenzia americana Noaa, ha già raggiunto il livello G4, appena un gradino sotto quello più alto in assoluto. Il fenomeno può causare ripercussioni sui sistemi tecnologici terrestri, dai Gps ai radar passando alle telecomunicazioni, ma anche rendere possibili alcuni fra gli eventi più spettacolari. In casi particolari, anche dall’Italia infatti alcuni fortunati potrebbero imbattersi nell’aurora boreale. Ecco dove e quando.
Aurora boreale visibile in Italia? Ecco dove e quando
L’aurora boreale sui monti italiani (da X).
Già nella notte fra il 19 e il 20 gennaio sono arrivate le prime segnalazioni, supportate da immagini condivise sui social, di avvistamenti dell’aurora boreale nei cieli italiani, soprattutto nelle regioni del Nord come Piemonte, Valle d’Aosta, Emilia-Romagna e Veneto. Lo spettacolo notturno ha illuminato con bagliori verdi, violacei e rossastri le cittadine innevate e le montagne, generando scatti davvero indimenticabili. Tra oggi e domani le condizioni geomagnetiche straordinarie ed estreme potrebbero permettere il ripetersi dell’aurora, soprattutto con il cielo dovesse essere sereno e lontano da fonti luminose: le ore più favorevoli sono quelle notturne e della pre-alba, ossia dalle 21 fino alle prime luci del mattino.
Timelapse di Manuel Crestani dell'aurora boreale di ieri sera vista da Rubbio (VI). pic.twitter.com/TXA2DZrFyI
— Italia 24H Live – Notizie dall'Italia (@Italia24HLive) January 20, 2026
Cosa ha scaturito la tempesta solare che sta colpendo la Terra
Il fenomeno della tempesta geomagnetica è reso possibile dall’interazione tra il vento solare e la magnetosfera del nostro pianeta. Quando le particelle cariche accelerate del Sole entrano all’interno dell’atmosfera terrestre ed eccitano gli atomi di ossigeno e di azoto, danno origine alle spettacolari luci colorate che caratterizzano l’aurora boreale. La tempesta che ha investito la Terra nella serata di lunedì 19, come ha spiegato Mauro Messerotti, docente di Meteorologia spaziale all’Università di Trieste, all’Ansa, si è rivelata particolarmente veloce. Ha infatti viaggiato a più di 1.000 chilometri al secondo, il triplo rispetto al solito, arrivando al nostro pianeta in appena 25 ore. Ad accompagnare la tempesta geomagnetica anche una tempesta di radiazioni solari, innocue per l’uomo grazie alla protezione data dal campo magnetico, ma pericolose per gli astronauti soprattutto in caso di una passeggiata spaziale, per satelliti e veicoli spaziali.
Fenomeno dell'aurora boreale in questi minuti lungo tutto l'arco alpino a causa di una tempesta geomagnetica. pic.twitter.com/Bf1n2f2qRE
— Italia 24H Live – Notizie dall'Italia (@Italia24HLive) January 19, 2026
Accogliendo il ricorso dei tassisti contro i nuovi limiti di velocità, il Tar dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento con cui il Comune di Bologna dal primo luglio 2023 aveva istituito la ‘Città 30‘, portando tutte le strade urbane al limite massimo di 30 chilometri orari, fatta eccezione per quelle ad alto scorrimento (come i viali e le radiali). Dopo un periodo-test di sei mesi, le sanzioni erano scattate dal 16 gennaio 2024.
Il ricorso dei tassisti è stato sostenuto da Fratelli d’Italia
Il ricorso dei tassisti (solo due hanno poi proseguito la battaglia legale) è stato sostenuto da Fratelli d’Italia. «Il Tar ha rimarcato l’illegittimità dell’azione del Comune, che ha operato fuori dalle proprie competenze per meri scopi propagandistici», ha dichiarato Galeazzo Bignami, capogruppo dei meloniani alla Camera. Così l’europarlamentare di FdI Stefano Cavedagna: «La sentenza del Tar conferma che il sindaco Matteo Lepore ha forzato l’articolo 142 del codice della strada, solo per motivi ideologici».
Un incontro casuale, in un bar di Roma nell’epoca brillante e fiorente della Dolce Vita. Poi, l’inizio di una collaborazione lunga più di 60 anni che avrebbe ridefinito l’intero panorama della moda italiana e, successivamente, internazionale. Se Valentino Garavani, stilista morto lunedì 19 gennaio a 93 anni, è stato l’estro e il lato creativo della sua maison del lusso fondata nel 1960, Giancarlo Giammetti ne è stato lo stratega, che nel corso degli anni ha contribuito a trasformare il brand in un protagonista del mercato globale e in una vera icona inconfondibile. Ecco chi è l’imprenditore romano, per oltre mezzo secolo partner lavorativo e di vita dello stilista.
Giancarlo Giammetti, il primo incontro con Valentino e i 12 anni di amore
Giancarlo Giammetti con Valentino (Imagoeconomica).
Nato a Roma nel 1938, Giancarlo Giammetti è un imprenditore nonché una figura chiave della moda italiana. Il primo incontro con Valentino risale all’inizio degli Anni 60, quando i due si incrociarono in un caffè di Via Veneto nella Capitale, attraversata dalla Dolce Vita felliniana. Lo stilista, diversi anni dopo, lo avrebbe ricordato con naturalezza, parlando di una serata come tante in un locale senza alcun posto libero e di sguardi incrociati. «Forse il giorno in cui ci siamo conosciuti è il ricordo più toccante», ha invece confessato Giammetti parlando a Storie Italiane. Da quel giorno sarebbe però iniziata una vita condivisa, non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche sentimentale. Per circa 12 anni i due si sono amati, prima di trasformare il loro rapporto in un’amicizia solida e in una stabile collaborazione professionale.
Giancarlo Giammetti (Imagoeconomica).
All’interno della maison, i loro ruoli furono chiari fin dai primi istanti: Valentino si sarebbe dedicato alla creazione dei capi, Giammetti alla gestione, all’organizzazione e alla visione imprenditoriale. Fu lui a dare una struttura all’azienda, a costruirne l’immagine internazionale e a rendere una maison artigianale in un colosso mondiale del lusso. Il loro equilibrio ha permesso al duo di attraversare, con il brand, decenni di successi, vestire star di Hollywood e potenti della Terra, infiammare le passerelle romane e quelle newyorkesi. Un rapporto fatto anche di qualche lite, come il battibecco reso celebre dal documentario Valentino, l’ultimo imperatoredi Matt Tyrnauer. La scena, oggi virale sui social, li vede discutere con grande ironia sul design di una sfilata e sull’uso della sabbia in passerella. Un tono mai conflittuale, ma quello di due esperti che si rispettano e discutono su opinioni divergenti.
L’échange entre Valentino et son compagnon/associé Giancarlo Giammetti,filmé en 2008 par Matt Tyrnauer dans «Valentino :The Last Emperor»,commence en français (il est question de défilé et de sable),se dilue en italien et s’achève en français par une pique vacharde du couturier.… pic.twitter.com/yNsRS79CKZ
Negli ultimi anni, Giammetti ha promosso diverse iniziative filantropiche, tra cui la fondazione L.I.F.E. per sostenere i bambini colpiti da Hiv e l’Accademia Valentino per valorizzare la moda e il ruolo della città di Roma nel mercato del fashion. Dopo il ritiro dello stilista dalle scene, ne ha custodito l’eredità tramite diversi progetti come il Valentino Garavani Archives, l’archivio digitale che raccoglie migliaia di bozzetti, abiti e materiali storici. Abile fotografo, per diversi anni ha scattato immagini della «vita straordinaria» ma quotidiana con Valentino, finite nel libro Private oggi oggetto di collezione. Dopo la notizia della morte dello stilista, lo ha salutato con un breve post su Instagram: una foto in bianco e nero e una parola, «…forever…».
La tessera elettorale si prepara a entrare nell’era digitale. La novità è contenuta nel decreto Pnrr su cui lavorano da settimane i tecnici del governo e che dovrebbe approdare a breve sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il provvedimento accompagna l’ultima fase di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e interviene su una serie di aspetti molto concreti della vita quotidiana, dalle ricevute dei pagamenti elettronici alla durata dei documenti d’identità, fino appunto alle modalità con cui si esercita il diritto di voto. Nel capitolo dedicato alle semplificazioni, il decreto apre alla possibilità di richiedere e utilizzare la tessera elettorale anche in formato digitale. La versione elettronica non sostituisce quella cartacea, ma si affianca ad essa, offrendo un’alternativa pensata per chi utilizza già servizi e documenti attraverso piattaforme digitali.
Tessera elettorale digitale: le tempistiche
Tessera elettorale (Imagoeconomica).
Dal punto di vista normativo, la bozza interviene sulla legge del 30 aprile 1999, introducendo un nuovo articolo che prevede esplicitamente il rilascio della tessera elettorale in formato digitale, fondato sui dati integrati dell’Anpr. Tuttavia, l’entrata in funzione concreta della tessera digitale non sarà immediata. Il decreto rimanda infatti a uno o più provvedimenti attuativi che dovranno essere adottati entro 12 mesi dalla conversione in legge. Spetterà al ministro dell’Interno definire le caratteristiche tecniche e le modalità di utilizzo della tessera elettorale digitale. Prima dell’adozione dei decreti sarà inoltre necessario acquisire il parere del Garante della privacy e della Conferenza Stato-città e autonomie locali. Gli stessi decreti dovranno chiarire anche un altro punto centrale: se e come la tessera elettorale digitale potrà essere integrata in It-Wallet, il portafoglio digitale italiano.
Con Valentino è morto un imperatore, anzi The Last Emperor, come recitava il titolo del film-documentario che è stato mandato in onda nella notte, quando ormai era già martedì, su Rete4. Nel quale erano formidabili i dialoghi e le litigate, in francese, tra Garavani e Giancarlo Giammetti, la sua metà, il manager che lo ha lanciato nel business e che, soprattutto, gli ha permesso di dedicarsi totalmente alla creatività, togliendogli ogni preoccupazione pratica e materiale. Celebrazioni grandiose, quelle per l’addio a Valentino, con due giorni di camera ardente allestita a piazza Mignanelli a Roma, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, e poi il funerale, dal tono istituzionale dato che la basilica scelta per l’addio allo stilista è Santa Maria degli Angeli, quella di solito riservata per le cerimonie “di Stato”. In tanti sono attesi, e si parla anche di presidenti di varie nazioni, reali in carica e in esilio, oltre a una corte di miliardari. Le voci che girano nella Capitale indicano come possibile addirittura la presenza di Melania Trump, che amava vestirsi con gli abiti dello stilista per le occasioni importanti: per esempio ai funerali di Jimmy Carter, durante un incontro con la regina Elisabetta, oppure con la regina di Spagna o ancora durante una convention repubblicana in cui sfoggiò un verde acceso che divenne virale.
Difficile che per salutare “l’ultimo imperatore” possa arrivare persino Donald Trump, impegnato proprio in quei giorni a Davos, in Svizzera, per il World Economic Forum (anche se, dopotutto, basterebbe un’ora di aereo). Ovviamente, nel caso si tratterebbe di «un passaggio di consegne del titolo», scherzano alcuni americani di stanza a Roma. E poi The Donald, a ben guardare, indossa quasi sempre cravatte color “rosso Valentino”.
Donald Trump (Imagoeconomica).
Al Quirinale, invece, l’agenda del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fissata sempre con ampio anticipo, prevede ancora la presenza a Palermo, nella mattinata di venerdì, per una visita agli stabilimenti Fincantieri. Ma, è la domanda che gira nelle stanze del Colle, «si può mancare ai funerali di Valentino, un gigante della moda che ha rappresentato l’Italia nel mondo?».
Veltroni a Milano con Ambra
A proposito di Valentino: quando venne festeggiato all’Ara Pacis con una sontuosa mostra, il sindaco all’epoca era Walter Veltroni. Ora “Uolter” è impegnatissimo con le sue attività editoriali, e ha in programma una trasferta a Milano per presentare un suo libro, assieme ad Ambra Angiolini e a Michela Ponzani. Il titolo del volume è Buonvino e l’omicidio dei ragazzi, proprio in una stagione dominata da delitti e fatti di sangue tra gli studenti. Che poi i maligni, nel Partito democratico, dicono che «ogni volta che Walter sale su al Nord è perché deve incontrare Luciano Fontana al Corriere della Sera». Il direttore in effetti ha lavorato a l’Unità, quando Veltroni guidava il quotidiano del Pci, ed era caporedattore. Il mondo è piccolo…
Tenetevi forte, nel disastro internazionale la nostra Camera dei deputati ha in programma, nella giornata di mercoledì 21 gennaio, in commissione, le audizioni informali dedicate alla valorizzazione della canzone napoletana classica, grazie al parlamentare di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano (sì, quello che ha avuto una storia con Valeria Marini, per non parlare dell’ex Miss Italia Danny Mendez): verranno ascoltati Vincenzo De Luca, esperto (e qualcuno si chiede se è un omonimo o se si tratta proprio dell’ex governatore della Regione Campania…), Pier Luigi Petrillo, professore ordinario di diritto comparato dei patrimoni culturali all’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, Gino Aveta, fondatore dell’archivio storico della canzone napoletana della Rai, e Bruno Tabacchini, direttore artistico del Festival delle Ville Vesuviane. Le audizioni si svolgono nella VII Commissione, quella che si occupa di cultura, scienza e istruzione.
Gimmi Cangiano (foto Imagoeconomica).
Flavio Cattaneo al Copasir
Doppietta del Copasir: nell’aula del sesto piano di Palazzo San Macuto, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica svolge martedì pomeriggio l’audizione dell’amministratore delegato e direttore generale dell’Enel, Flavio Cattaneo. Mercoledì è in programma l’audizione del direttore dell’Aisi, l’Agenzia informazioni per la sicurezza interna, Bruno Valensise.
L’Associazione italiana per l’Intelligenza artificiale ha un nuovo presidente. Si tratta di Andrea Orlandini, Primo Ricercatore presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR (CNR-Istc). A nominarlo è stato il nuovo Consiglio direttivo dell’AIxIA, che si è insediato il primo gennaio 2026. Orlandini ha una lunga esperienza nel campo della robotica cognitiva e dei processi di interazione uomo-macchina. Succede a Gianluigi Greco, che lascia l’incarico. Confermata nel ruolo di Segretario del Consiglio direttivo la ricercatrice Gabriella Cortellessa, esperta in tecnologie assistive e IA a supporto degli anziani.
Nei primi nove mesi del 2025 il Tg1 si conferma il telegiornale più seguito in Italia sia a pranzo sia in prima serata, mentre l’Agcom registra un calo complessivo degli ascolti televisivi e una crescita selettiva delle piattaforme di streaming a pagamento. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle Comunicazioni dell’Autorità, aggiornato al terzo trimestre 2025.
Telegiornali: Tg1 primo a pranzo e alle 20
Sala di regia del Tg3 (Imagoeconomica).
Nella fascia delle 13.30 il Tg1 supera i 3 milioni di spettatori, con una crescita dell’1 per cento su base annua. Seguono il Tg5 delle 13.00 con oltre 2,6 milioni di telespettatori (-2,9 per cento), il TgR delle 14.00 su Rai 3 con poco più di 2 milioni (-3 per cento) e il Tg2 con meno di 1,4 milioni (-10,1 per cento). Crescono invece Studio Aperto delle 12.25 (oltre 1 milione, +1,9 per cento), il Tg4 delle 12.00 (+17,2 per cento) e il Tg La7 delle 13.30 (+14,1 per cento). Alle 20 il Tg1 registra poco più di 4,1 milioni di ascolti giornalieri, in aumento dell’1,3 per cento nel terzo trimestre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Seguono il Tg5 con oltre 3,2 milioni (-4,4 per cento), il TgR serale con 2,1 milioni (-2,8 per cento) e il Tg3 con 1,6 milioni (-2,7 per cento). Il Tg La7 cresce da 1,17 a 1,23 milioni di telespettatori (+5 per cento), mentre il Tg2 perde il 15,3 per cento. Tra i Tg serali Mediaset, Studio Aperto delle 18.30 sale da 464 mila a 507 mila spettatori (+9,3 per cento) e il Tg4 delle 19.00 da 496 mila a 594 mila (+19,8 per cento).
Ascolti tv: flessione generale, Rai leader in prime time
Nel giorno medio fino al terzo trimestre 2025 gli ascolti tv calano del 2,9 per cento in prime time e del 3 per cento sull’intera giornata rispetto al 2024. In prima serata la Rai resta prima con 6,8 milioni di spettatori medi (37 per cento di share), ma scende del 6,8 per cento. Mediaset segue con 6,7 milioni (36,5 per cento di share) e cresce di 1,1 punti percentuali. Nell’intera giornata Mediaset guida con 2,9 milioni di spettatori medi (37,2 per cento), mentre la Rai registra 2,8 milioni (35,7 per cento), in calo del 6,4 per cento.
Streaming: Netflix resta prima
A settembre 2025 le piattaforme di streaming a pagamento contano 15,7 milioni di utenti unici, in calo di 210 mila rispetto al 2024 (-1,3 per cento). Nel terzo trimestre Netflix guida con 8,3 milioni di utenti unici (+1,6 per cento), seguita da Amazon Prime Video con 7,2 milioni (+5,5 per cento), Disney+ con 3,7 milioni (+0,8 per cento), Dazn con 2,3 milioni (+7,3 per cento) e Now con 1,3 milioni (-7,7 per cento). Il tempo complessivo di navigazione supera i 43 milioni di ore a settembre, in aumento dell’11,1 per cento su base annua.
Non è una riforma sanitaria. È un riordino di potere. Il governo la presenta come una modernizzazione interforze, una razionalizzazione necessaria, persino come un contributo alla sanità pubblica. Ma leggendo lo schema di decreto e i documenti interni alle Forze Armate, emerge un quadro molto diverso: la nascita di un Corpo sanitario autonomo, con una propria catena di comando, vertici dedicati e canali economici separati. Di fatto, una quinta Forza Armata sanitaria. Non è una definizione polemica, ma il modo in cui la riforma presentata il 21 novembre con un decreto legislativo viene descritta da sindacati e osservatori qualificati, quando si prende atto che il futuro assetto sanitario militare dipenderà direttamente dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, svuotando le sanità di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri della loro autonomia funzionale.
Guido Crosetto (Imagoeconomica).
Si scrive modello interforze, si legge corpo unico
Un modello interforze coordina, armonizza, mette in rete strutture che restano all’interno delle rispettive Forze Armate. Un corpo unico, invece, assorbe personale, carriere, progressioni, identità. Ed è esattamente questo il nodo sollevato da USMIA Interforze (l’unione sindacale militare Interforze associati) e SAM (il sindacato autonomo dei militari) che hanno contestato sia il metodo sia lo schema di decreto, denunciando l’assenza di un confronto reale e la mancanza di chiarimenti su criteri di transito, effetti economici e trattamento previdenziale del personale sanitario. Alle stesse criticità si è aggiunta USIC/ USICC, che rappresenta il mondo dell’Arma dei Carabinieri, evidenziando il rischio concreto di una perdita dell’identità ordinamentale e dello status per il personale entrato nell’Arma tramite concorso. È, nei fatti, un trasferimento ordinamentale mascherato da coordinamento. Ed è qui che nasce il primo problema giuridico serio: una delega pensata per razionalizzare lo strumento militare può spingersi fino a creare un corpo autonomo con una propria catena di comando, assimilabile a una nuova Forza Armata?
La riforma promette risparmi ma crea nuove gerarchie
Il governo parla di efficienza e di invarianza di spesa. Ma i numeri raccontano un’altra storia. Secondo le ricostruzioni basate sulle tabelle allegate allo schema, il ruolo normale degli ufficiali della sanità militare arriverebbe a 1.443 unità, contro le 1.008 attuali dei ruoli normali dei corpi sanitari di Esercito, Marina e Aeronautica: un aumento di 435 ufficiali. Non solo. Crescono anche i gradi apicali: cinque brigadieri generali e 25 colonnelli in più. Quando una riforma che promette risparmi produce una nuova piramide gerarchica, il punto non è quanto costerà. Il punto è perché serve. Se l’obiettivo fosse davvero sanitario, non si partirebbe dall’alto.
Il policlinico militare del Celio (Imagoeconomica).
Il vertice blindato per due anni con richiamo in servizio
C’è poi una disposizione che chiarisce il metodo seguito dal legislatore delegato. L’articolo 3, comma 1, lettera d dello schema prevede che il comandante del nuovo Corpo sanitario rimanga in carica per almeno due anni e che, qualora raggiunga il limite di età, venga richiamato in servizio dall’autorità fino al termine del secondo anno di mandato. È una clausola eccezionale, che non risponde a esigenze organizzative ordinarie ma serve a blindare il vertice, anche in barba all’anagrafe. Ed è legittimo chiedersi se questa previsione non delinei, di fatto, una figura già individuata: il generale di Corpo d’armata Carlo Catalano, che – secondo quanto risulta – maturerebbe il pensionamento il 28 agosto 2026. È solo un dubbio che però una riforma trasparente dovrebbe evitare di generare.
Il generale Carlo Catalano (Imagoeconomica).
I conti dell’operazione
Per comprendere davvero la riforma bisogna seguire i flussi finanziari. La Corte dei Conti ha quantificato la spesa sanitaria a carico del ministero della Difesa, per il 2018, in 367.818.354 euro. Una cifra coerente con le stime che collocano il costo annuo della sanità militare tra 340 e 370 milioni di euro. Oggi, dunque, la sanità militare è finanziata dal bilancio della Difesa. Il progetto che emerge dal decreto, però, va oltre e prevede ristrutturazione di strutture, il loro accreditamento, l’apertura all’utenza civile intercettando flussi del Servizio Sanitario Nazionale. Non per rafforzarlo dall’interno, ma per costruire un canale parallelo.
Il ruolo di Difesa Servizi spa
Nel documento circolato tra i Carabinieri compare una previsione che non dovrebbe comparire in una riforma sanitaria se l’obiettivo fosse esclusivamente assistenziale: la possibilità di attivare sinergie con operatori pubblici e privati del settore sanitario «anche per il tramite di Difesa Servizi spa». Qui il punto è strutturale. Difesa Servizi è uno strumento di valorizzazione economica del perimetro Difesa. Inserirlo esplicitamente nel decreto significa trasformare la sanità in asset, non in servizio. Il meccanismo è evidente: oggi lo Stato finanzia la sanità militare con risorse della Difesa, domani, attraverso accreditamenti e convenzioni, fondi del SSN possono affluire in un perimetro con governance militare ed economica separata. In un Sistema Sanitario Nazionale già sottofinanziato, questo non è integrazione: è spostamento di risorse.
Il logo di Difesa Servizi.
A rischio l’identità professionale dell’Arma
Il fronte più esplosivo è quello dell’Arma dei Carabinieri. Qui la riforma non incide solo sull’organizzazione, ma sull’identità professionale costruita tramite concorso, ordinamento e carriera. Nei documenti interni la posizione è netta: interforze sì, ma ognuno deve restare nella propria Forza Armata, conservando uniforme, status, trattamento economico e previdenziale. Il transito forzato in un Corpo unico non significa solo cambiare comando: significa modificare il regime pensionistico, le indennità e le prospettive di fine carriera. È una perdita secca di diritti acquisiti, non una riorganizzazione neutra.
Berretti dell’Arma dei Carabinieri (Imagoeconomica).
Mancano accordi chiari con le Regioni
Il governo promette di aiutare i cittadini e ridurre le liste d’attesa utilizzando la sanità militare. Ma, allo stato degli atti, non esiste alcun piano pubblico verificabile che spieghi come questa promessa dovrebbe tradursi in prestazioni reali. Non sono stati indicati il numero degli specialisti effettivamente impiegabili, il monte ore trasferibile senza compromettere la sanità operativa delle Forze Armate, le discipline coinvolte, le strutture interessate né i volumi misurabili di prestazioni aggiuntive in grado di incidere concretamente sulle liste d’attesa. Mancano, soprattutto, accordi chiari con le Regioni e un modello di integrazione con i sistemi di prenotazione e con la programmazione sanitaria territoriale. Senza numeri, senza programmazione e senza un impianto operativo trasparente, la promessa resta uno slogan. E quando una riforma sanitaria prende forma aumentando i vertici, blindando il comando e introducendo nel testo strumenti economici come Difesa Servizi spa, lo slogan smette di essere credibile.
L’obiettivo non è curare i cittadini, ma concentrare comando e flussi
Insomma, questa riforma ha un problema di sostanza. Crea un Corpo autonomo sotto comando centrale, amplia le gerarchie, introduce deroghe sul vertice, apre a sinergie pubblico-private tramite una società economica della Difesa e promette aiuto al Servizio Sanitario Nazionale senza un piano verificabile. Non è una riforma per curare i cittadini. È una riforma per concentrare comando e flussi, spostando pezzi di sanità pubblica in un recinto militare-economico. Nella prossima puntata dell’inchiesta entreremo nel dettaglio di ciò che questa riforma significa per l’Arma dei Carabinieri: concorsi, status giuridico, trattamento pensionistico e perché, per l’Arma, questa non è una riorganizzazione ma un esproprio.
Skyscanner ha analizzato milioni di voli e prezzi per individuare le mete più economiche da visitare nel 2026. Dalla vivace Italia alla Finlandia artica, le destinazioni low cost combinate a esperienze uniche offrono viaggi accessibili senza rinunciare alla qualità. Il Planner sul sito di Skyscanner segnala anche il giorno più economico per volare, spesso il venerdì, e i 10 voli più economici di ogni mese.
Le mete più economiche del 2026
Istanbul (Wikipedia).
In Italia, Napoli sorprende con il suo centro storico patrimonio dell’Unesco, la pizza leggendaria e le escursioni giornaliere verso Pompei e la Costiera Amalfitana, con voli a partire da 89 euro. Kittilä, in Finlandia, offre sport invernali, aurore boreali e avventure su slitte trainate da husky a 105 euro. Budapest affascina con il Danubio, le terme storiche e i ruin bar a 110 euro, mentre Londra combina musei gratuiti, parchi reali e street food a 118 euro. Atene, con monumenti antichi e quartieri vivaci, si raggiunge da 134 euro. Lisbona attira con colline soleggiate, azulejos e bar di fado a 143 euro. Vienna, tra palazzi imperiali e caffè storici, costa 148 euro. Copenaghen unisce design scandinavo, canali e cucina New Nordic a 168 euro. Istanbul offre bazar, moschee e traghetti sul Bosforo a 216 euro, mentre Sal, a Capo Verde, permette di godersi spiagge e immersioni a 233 euro.
Se vi sentite tristi, stanchi o particolarmente giù di morale, non siete i soli. Oggi 19 gennaio, come ogni terzo lunedì del primo mese, è infatti il Blue Monday, ossia il giorno più deprimente dell’anno. Almeno secondo un’espressione nata nel 2005 per la campagna pubblicitaria di un’agenzia viaggi e nel tempo divenuta talmente virale da entrare di diritto nel linguaggio comune, condizionando sia i media sia, soprattutto, i social. A oltre 20 anni dalla nascita, ecco la storia dell’evento, dalla scelta del colore blu fino ai parametri che hanno dato vita alla formula.
Blue Monday: chi l’ha ideato e perché ha scelto proprio quel colore
Una persona nella nebbia (Foto di Kilarov via Unsplash).
Il giorno più triste dell’anno non è di colore nero, come ci si potrebbe aspettare, ma blu. La ragione? Nel mondo anglosassone, come testimonia il film di animazione campione di incassi della Disney Inside Out, è proprio il blu a rappresentare lo stato d’animo che evoca depressione, malinconia e un giorno plumbeo. Fu lo scrittore Geoffrey Chaucer a usarlo per primo, nel XIV secolo, quando nel suo The Compliant of Mars parlò di «lacrime blu e cuore tormentato». L’espressione Blue Monday nacque invece nel 2005 da una campagna pubblicitaria di Sky Travel, diffusa agenzia viaggi americana, che intendeva convincere i propri clienti che uno stato d’animo negativo particolarmente diffuso nei primi giorni dell’anno potesse avere un fondamento di natura scientifica e che per combatterla bisognasse per forza prenotare una vacanza.
La credenza che ricada proprio sul terzo lunedì di gennaio deriva da una complessa equazione, che il Guardian non ha esitato a definire qualche anno fa «ridicola», formulata da Cliff Arnall, psicologo dell’Università di Cardiff che da tempo ha preso le distanze da lui. Su quali basi? L’esperto prese in analisi diverse variabili, tra cui il tradizionale meteo grigio d’inverno, gli addebiti sulla carta di credito dopo le spese per le feste, la distanza dalle vacanze natalizie, il calo motivazionale dovuto alla ripresa del lavoro e i sensi di colpa per non riuscire a mantenere i buoni propositi fissati nel desiderio di Capodanno. Progettata per il sito di viaggi Sky Travel, la formula non presenta alcuna prova scientifica e nel tempo persino il suo ideatore si è visto costretto ad ammettere la natura prettamente mediatica dell’operazione.
Perché allora funziona ancora dopo più di 20 anni?
Una mano alla finestra in una giornata di pioggia (Foto di Kristina Tripkovic via Unsplash).
Il Blue Monday dunque non è altro che una trovata pubblicitaria. Come mai allora, nonostante siano passati più di 20 anni, ha ancora una sua efficacia? Il successo non sta nella sua validità scientifica, quanto nella sua forza narrativa: dare un nome a un’emozione aiuta infatti il cervello a riconoscerla e renderla condivisibile. Terminate le festività di Natale, infatti, si è già inconsciamente suscettibili a una maggiore sensibilità, che rafforza la necessità di parlarne con qualcun altro e di trovare altri che la avvertono. «Il Blue Monday offre una narrazione pronta all’uso a un’emozione che molte persone provano davvero in questo periodo dell’anno», ha spiegato all’AnsaLuna Mascitti, specializzata in neuromarketing e storytelling. «Tuttavia, c’è un rischio nell’utilizzo superficiale di questo concetto: la malinconia non è un trend, è un’esperienza che merita di essere trattata con rispetto, empatia e consapevolezza».
Dopo il giorno più triste, Arnall ideò anche quello più felice
Il Blue Monday inoltre non è nemmeno l’unica invenzione di Arnall. L’azienda produttrice di gelati Wall’s gli commissionò infatti il calcolo della giornata più felice dell’anno. E lo psicologo, sempre mediante suoi personalissimi calcoli, la individuò non lontana dal solstizio d’estate, tra il 18 e il 24 giugno a seconda degli anni. Un’altra bufala a favore di marketing.
Panico alla Rai, e sempre con Sigfrido Ranucci nel ruolo del protagonista. Nella serata di domenica 18 gennaio è andata in onda un’altra puntata della trasmissione, arricchita dalle dimissioni di Guido Scorza, uno dei componenti del Garante della Privacy. Come al solito il presidente Pasquale Stanzione ne è uscito malissimo, così come Agostino Ghiglia e Ginevra Cerrina Feroni, tra spese per macellai, grandi alberghi, parrucchieri e auto di servizio. Scorza diceva di non aver mai usato l’auto che spetta solo al presidente, e invece era stato immortalato mentre la utilizzava lui. Adesso però c’è un altro problema, e riguarda il rapporto, sempre peggiore, tra Ranucci e Luca Barbareschi. Con il primo che ha bombardato mediaticamente il secondo. Tutta colpa di una delle solite “rodomontate” di Barbareschi, dicono alla Rai con tono grave, che l’altra domenica aveva attaccato Report e il consulente Gian Gaetano Bellavia, accusato dall’attore di averlo spiato. Lamentandosi poi, come sempre, del mancato annuncio per la sua trasmissione: un’usanza classica del sistema Rai, e non solo, visto che spesso il programma precedente “alletta” i telespettatori dicendo cosa arriva dopo.
Domenica, a fine puntata, Ranucci ha “conciato per le feste” Barbareschi, ricordando tutte le sue disavventure con il Teatro Eliseo, mettendo in mezzo pure l’ex suocero Andrea Monorchio che si interessava alle vicende dell’attore, in un crescendo rossiniano che è durato praticamente fino alle 23.30, sforando di un quarto d’ora il palinsesto, dato che Barbareschi, da tabella, doveva partire alle 23.15. In diretta. Niente da fare, i due sono molto permalosi e così Ranucci ha messo in riga l’ex parlamentare finiano, finendo il suo velenoso intervento con un passaggio di consegne che suonava beffardo: «Ora Allegro ma non troppo può cominciare». Barbareschi ha dunque iniziato la sua trasmissione, in ritardissimo, con gli occhiali da sole, evocando Bianca Berlinguer più che Emmanuel Macron. Il guaio è che la guerra tra i due sembra non sia finita, anzi…
"Ora Barbareschi dovrebbe restituire quegli 8 milioni di euro al Ministero della Cultura, che glieli ha anche chiesti, però Barbareschi si è rifiutato e ha aperto l'ennesimo procedimento, questa volta in sede civile. Ora Allegro ma non troppo può cominciare" pic.twitter.com/GzRLnNwaVz
Giorgia Meloni è pronta per Davos. E pure Donald Trump. Lunedì 19 gennaio si apre l’edizione numero 56 del World Economic Forum che prevede la partecipazione di 65 capi di Stato e di governo, oltre a manager delle multinazionali, finanzieri, produttori di armi. Dopo il concerto inaugurale, tavola rotonda intitolata “Open forum: which 2050 do we want?”. E c’è da andare avanti fino al 23 gennaio. Martedì mattina è atteso il discorso della presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, poi quello del vicepremier cinese He Lifeng, del presidente francese Emmanuel Macron, dell’ucraino Volodymyr Zelensky, del primo ministro del Canada Mark Carney, oltre che del numero uno della Bundesbank Joachim Nagel.
I preparativi per Davos 2026 (foto Ansa).
Salvini a Roccaraso
Tre giorni con i leghisti a Roccaraso, in Abruzzo. Per Matteo Salvini è una bella sfida: mentre il potere sta a Davos, i fedelissimi si riuniscono da venerdì nella sala comunale del Comune abruzzese diventato famoso dopo l’invasione di turisti scatenata dall’influencer Rita De Crescenzo, e anche nella vicina Rivisondoli. Tra i panel previsti, si legge nella locandina: “La nostra forza sono i territori”. Salvini chiuderà la rassegna domenica 25, e ci saranno i ministri Giancarlo Giorgetti, Matteo Piantedosi, Giuseppe Valditara, Alessandra Locatelli e Roberto Calderoli, attesi nella giornata di sabato. Con un freddo bestiale…
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Mattarella a Torino per San Paolo
Giornata torinese, martedì 20 gennaio, per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che prenderà parte all’evento istituzionale “430 anni di storie e cambiamento sociale” organizzato per il 430esimo (appunto) anniversario della Fondazione Ufficio Pio. L’incontro è in programma nelle sale delle Gallerie d’Italia, in piazza San Carlo. Nel corso dell’evento, insieme a Franca Maino e William Revello, presidente e direttore della Fondazione Ufficio Pio, sono attesi gli interventi di Marco Gilli e Alberto Anfossi, presidente e segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo. Sarà presentato in anteprima il racconto audiovisivo “Volta pagina” nato dalla voce di 215 partecipanti ai programmi della Fondazione e a partire dal quale Mario Calabresi dialogherà con la Fondazione e i suoi beneficiari.
Il bando dell’Inps per i corsi di lingua all’estero 2026 rappresenta una rilevante opportunità per gli studenti delle scuole superiori che desiderino perfezionare le proprie competenze linguistiche durante l’estate. L’iniziativa, promossa dall’Istituto di previdenza, mira a sostenere economicamente il conseguimento di certificazioni di livello B2, C1 o C2 secondo il quadro comune europeo di riferimento (Cefr). Attraverso l’erogazione di 670 contributi, l’ente finanzia soggiorni studio della durata compresa tra tre e cinque settimane, da svolgersi nel periodo tra giugno e il 31 agosto 2026. È opportuno considerare che il beneficio è rivolto specificamente ai figli di dipendenti e pensionati della Pubblica amministrazione iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali o alla Gestione fondo postelegrafonici. La procedura di invio delle istanze avviene esclusivamente per via telematica, garantendo trasparenza e tracciabilità attraverso il portale dedicato.
Requisiti di ammissione per il bando Inps corsi di lingua all’estero 2026
Facoltà di Lingue e Letterature straniere di un ateneo (Imagoeconomica).
La partecipazione al concorso è subordinata al possesso di specifici requisiti anagrafici, scolastici e linguistici al fine di garantire l’accesso ai profili meritevoli. Possono presentare domanda gli studenti che rispondano alle seguenti caratteristiche:
aver compiuto almeno 16 anni ed avere un’età compresa tra 16 e 23 anni al 30 giugno 2026;
frequentare, nell’anno scolastico 2025-2026, la classe seconda, terza, quarta o quinta di una scuola superiore;
essere titolari, al 31 dicembre 2025, di una certificazione linguistica di livello almeno B1 rilasciata da enti riconosciuti dal ministero dell’Istruzione e del Merito;
aver conseguito la promozione nell’anno scolastico 2024-2025;
non essere risultati assegnatari di altri benefici incompatibili, come il programma Itaca 2025-2026 o 2026-2027.
Importo dei contributi e criteri di ripartizione delle spese
Il valore massimo del contributo per ogni studente è di 3 mila 900 euro, calcolato sulla base dell’indicatore Isee del nucleo familiare. La somma è destinata a coprire diverse voci di spesa relative al soggiorno, riportate di seguito nel dettaglio.
Inoltre, è previsto un premio di 200 euro in caso di effettivo superamento dell’esame di certificazione. La percentuale di copertura varia dal 100 per cento per redditi Isee fino a 8 mila euro, a un’aliquota progressivamente più bassa (fino al 65 per cento) per valori superiori a 56 mila euro o in assenza di dichiarazione sostitutiva unica.
Modalità e termini per la presentazione della domanda online
Due studenti di scuola superiore (Freepik).
La domanda deve essere trasmessa dal richiedente a decorrere dalle 15.00 del 20 gennaio prossimo e, tassativamente, entro le 12.00 del 10 febbraio 2026. L’invio avviene tramite il Portale prestazioni welfare sul sito dell’Inps, previa autenticazione con credenziali SPID, Cie o Cns. Tuttavia, è necessario che il richiedente abbia presentato la dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) per l’attestazione Isee 2026 ordinario prima dell’inoltro dell’istanza. Le graduatorie degli ammessi con riserva saranno pubblicate entro il 18 marzo 2026. In seguito alla pubblicazione, i vincitori dovranno caricare la documentazione relativa all’iscrizione e la fattura del corso entro il 3 aprile 2026, pena la decadenza dal beneficio. Successivamente, l’Istituto provvederà al pagamento di un acconto pari al 100 per cento del costo del solo corso di lingua entro il 3 giugno 2026.
Una volta lo spirito era collaborativo, tra Francesco Gaetano Caltagirone e Pietro Salini. Sempre nello stile della casa dell’Ingegnere: ossia il primo comanda e il secondo esegue. Punto. Ora tutto è cambiato, e Il Messaggero venerdì ha inserito il patron di Webuild tra gli «ometti». Definendolo un personaggio che entra «in una situazione senza che quella situazione l’avesse creata o gli appartenesse e poi, aggiuntasi, quella persona si è volutamente piazzata al centro, si è sistemata e ha preteso di essere riconosciuta molto più di quanto il suo ruolo le consentisse».
Francesco Gaetano Caltagirone (Imagoeconomica).
Salini «il complementare»
Tutta colpa della Metro C di Roma, ma non solo. Il testo della fatwa pubblicata dal quotidiano di via del Tritone recita: «Salini il complementare rilevò con la sua Webuild la società Astaldi, che era nel progetto della metro, ed entrò così, per combinazione, in seconda battuta, non per caso ma come subentrante della società acquisita, nella realizzazione di questa infrastruttura cruciale per la modernizzazione della Capitale. Ma si sa come sono fatti gli ultimi arrivati. C’è un detto popolare che spiritosamente li descrive: “Si trasut ‘e spighetto e ti si mis ‘e chiatto”. Significa che una persona è entrata in una situazione senza che quella situazione l’avesse creata o gli appartenesse e poi, aggiuntasi, quella persona si è volutamente piazzata al centro, si è sistemata e ha preteso di essere riconosciuta molto più di quanto il suo ruolo le consentisse».
Pietro Salini (Imagoeconomica).
Quei «mammozzoni» di piazza Venezia…
Tutti hanno subito pensato all’archeostazione del Colosseo, presentata in pompa magna con tanto di ministri, ma c’è altro. «Ci mancavano pure i mammozzoni a piazza Venezia», si è sentito dire dalle parti di Calta. Il riferimento è ai silos piazzati a pochi passi dal balcone mussoliniano che, ciclicamente, vengono adornati con opere d’arte realizzate su grandi tele. Iniziative pure costose, che Salini ama presentare presso la Coffee House di Palazzo Colonna, con ingresso dal Museo delle Cere, con tanto di lunch. Che poi, per i casi della vita, nel comitato che sceglie gli artisti c’è pure Renata Cristina Mazzantini, ora a capo della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, quella di Valle Giulia, che fu pure testimone di nozze di Azzurra Caltagirone e Pier Ferdinando Casini. Questi «mammozzoni», visibilissimi anche a causa del traffico micidiale che ingorga tutta la zona di piazza Venezia e che obbliga a guardarli anche per un quarto d’ora, fanno il paio con la mostra Evolution che Salini ha proposto nel mese di ottobre all’Ara Pacis, con il suo comunicatore Gigi Vianello ancora dolorante e con il tutore. Dal palazzo delle Assicurazioni Generali di piazza Venezia i silos si vedono benissimo, e guardando come sta andando l’avventura con il Leone di Trieste è chiaro che l’animosità nei confronti di Salini cresca sempre di più.
La nuova opera a rivestimento dei silos del cantiere della Metro C di piazza Venezia (Ansa).
I lavori sotto l’edificio di Generali
A proposito: dato che Vianini, società di Caltagirone, e Salini sono costretti a lavorare insieme nel cantiere della Metro C, qualcuno si chiede cosa succederebbe se, per un malaugurato caso, la talpa danneggiasse l’edificio delle Generali, che è stato costruito seguendo l’esempio dei palazzi veneziani. Come si legge nei volumi del gruppo triestino, «la Compagnia riesce a inserirsi nelle vicende di demolizione del palazzo Torlonia a piazza Venezia e di ricostruzione di un immobile nell’area, progetto non portato avanti dai precedenti proponenti per motivi finanziari. Il palazzo è posto come quinta scenografica e pendant del quattrocentesco palazzo Venezia di Paolo II Barbo, ai piedi dell’Altare della Patria, rappresentando entrambi i due propilei che introducono la celebrazione del nuovo stato e richiamano le glorie antiche e moderne della cultura veneziana». L’immobile ha un valore stratosferico, e danneggiarlo avrebbe conseguenze inenarrabili per chi guida il cantiere. «Per un curioso paradosso, se riuscisse a terminare la scalata che vede come bersaglio le Generali, Caltagirone subirebbe da una parte un danno e dall’altra si troverebbe insieme agli autori, vestendo contemporaneamente i panni della vittima e del colpevole, un classico ‘caso di scuola’ per gli appassionati del diritto», sussurra un vecchio avvocato. Intanto, Luigi Lovaglio, l’ad di Montepaschi che voleva fondere Mediobanca con l’istituto senese, sarebbe stato giubilato da Caltagirone. E Piazzetta Cuccia ha il 13 per cento della compagnia triestina.
Continuano le polemiche sul funzionamento di Grok, il chatbot di intelligenza artificiale a servizio di X. Stavolta a scagliarsi contro lo strumento è stata Ashley St Clair. La donna, influencer da un milione di follower sul popolare social, è anche la madre di uno dei figli di Elon Musk. Nelle scorse ore ha spiegato di aver depositato una causa contro la società di AI del miliardario al tribunale dello Stato di New York. L’accusa contro Grok è di aver generato immagini sessuali che la ritraggono, senza il suo consenso. E tra questi «numerosi deepfake sessualmente abusivi, intimi e degradanti» ce ne sarebbero anche alcuni di lei a 14 anni.
Musk blocca le modifiche alle immagini
Intanto lo stesso Elon Musk ha affermato in un post su X di aver dato l’input per bloccare le modifiche alle foto. Ha scritto: «Abbiamo implementato misure tecnologiche per impedire che l’account Grok consenta la modifica di immagini di persone reali in bikini o biancheria intima. Questa restrizione si applica a tutti gli utenti, compresi gli abbonati». Inizialmente aveva invece affermato, ha ricordato Reuters, di «non essere a conoscenza di alcuna immagine di minorenni nudi generata da Grok».