Femminicidio di Federica Torzullo, morti suicidi i genitori del marito accusato del delitto

Non ha fine la tragedia di Anguillara Sabazia. Dopo il femminicidio di Federica Torzullo, sono stati trovati morti i genitori di Claudio Carlomagno, il marito della donna accusato di averla uccisa. A casa dell’altro figlio, a Roma, trovato un biglietto di addio che avevano lasciato nel pomeriggio. È stato proprio lui che, allarmato per la sorte dei familiari, ha contattato una zia che, raggiunta la villetta sul Tevere dove vivevano i coniugi, ha fatto la tragica scoperta. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 per la constatazione del decesso e i carabinieri per i rilievi. Gli investigatori hanno ipotizzato fin da subito il suicidio.

Chi erano i genitori di Claudio Carlomagno

La donna, Maria Messenio, era una figura nota nell’amministrazione locale della cittadina laziale, dov’è stata assessora alla sicurezza del Comune di Anguillara fino a pochi giorni prima. Dopo il ritrovamento del corpo della nuora nell’azienda di famiglia e l’arresto del figlio, aveva presentato le dimissioni. Il marito, Pasquale Carlomagno, era finito nei giorni scorsi nelle carte delle indagini. Le telecamere di sorveglianza avevano ripreso il suo furgone transitare davanti alla villa della coppia nelle ore a ridosso del delitto e fermarsi per nove minuti. Nei giorni scorsi non si escludeva che la coppia potesse essere sentita dai carabinieri, anche se non era stata fissata una convocazione.

Torneo di Wimbledon, una legge vittoriana contro la cementificazione

I tantissimi tifosi italiani che il 13 luglio 2025 percorrevano Church Road, nel quartiere di Southfields di Londra, per dirigersi al campo centrale di Wimbledon, il tempio mondiale del tennis, erano così presi dall’imminente finale tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz che non avranno certo fatto caso ai manifesti affissi nella zona residenziale della periferia londinese puntellata di villette a schiera. Era la protesta dei residenti che da anni si battono contro una mega operazione immobiliare accusata di devastare l’ambiente.

Il progetto prevede la creazione di 39 nuovi campi e di uno stadio

Mentre fervono i preparativi per il prossimo torneo, oggi il silenzio quasi religioso dei campi in erba è rotto dal rumore delle carte bollate. Si sta combattendo infatti una furiosa battaglia per il futuro della competizione di tennis più prestigiosa al mondo. L’AELTC (All England Lawn Tennis Club), la secolare associazione che organizza Wimbledon, da tempo coltiva un progetto ambizioso quanto devastante: triplicare la superficie della già imponente struttura attuale, che conta otto campi con gradinate. Il piano prevede la costruzione di 39 nuovi campi da tennis e di uno stadio da 8 mila posti, con tanto di tetto retrattile, destinato a diventare il futuro centrale. Il tutto dovrebbe sorgere sull’ex sito del Wimbledon Park Golf Club, un’area naturale che per decenni ha rappresentato uno storico polmone verde per la zona. Per gli organizzatori, l’espansione è necessaria per mantenere il torneo ai vertici mondiali, permettendo finalmente di ospitare le qualificazioni “in casa” anziché nella scomoda Roehampton, nel parco di Richmond. L’accorpamento farebbe lievitare ricavi e introiti per l’AELTC, ma l’espansione monstre comporterebbe anche la cementificazione di un’area incontaminata, la stessa che rende Wimbledon così speciale.

Torneo di Wimbledon, una legge vittoriana contro la cementificazione
L’ingresso dell’AELTC a Wimbledon (Ansa).

Il caso si è trasformato in un intricato rebus politico

La vicenda urbanistica si è trasformata però in un intricato rebus politico. Nel 2023, il Consiglio comunale di Wandsworth, dove ha sede il torneo, aveva alzato il muro del no, bocciando il progetto. Tuttavia, poiché la maggior parte del terreno interessato dal progetto ricade sotto la giurisdizione del vicino Consiglio di Merton, la palla è passata alla Greater London Authority. Nel settembre 2024, il vicesindaco di Londra, Jules Pipe, ha dato il via libera definitivo, scatenando l’ira dei residenti. È nato pure un comitato Save Wimbledon Park (SWP) che accusa gli organizzatori dello storico torneo di prepotenza edilizia mascherata da progresso sportivo.

Torneo di Wimbledon, una legge vittoriana contro la cementificazione
Un manifesto contro L’AELTC a Wimbledon (Ansa).

Una legge vittoriana potrebbe affossare l’espansione

Quella che finora era stata solo una protesta di quartiere che AELTC pensava di liquidare facilmente ora invece rischia di diventare un ostacolo insormontabile. Il comitato ha scovato una vecchissima legge che potrebbe bloccare tutto: il terreno conteso sarebbe infatti soggetto a un trust statutario in base al Public Health Act, una norma datata 1875, ai tempi della Regina Vittoria, che non è mai stata abolita, secondo cui la zona può essere destinata esclusivamente a “passeggiata pubblica” o ad area ricreativa. Ironia della storia: il primo torneo di tennis a Wimbledon nacque proprio lì, nel 1877, perché la legge vittoriana di due anni prima consentiva di fare degli sport all’aria aperta. La medesima legge che fece nascere l’AELTC oggi potrebbe affossarla.

Torneo di Wimbledon, una legge vittoriana contro la cementificazione
La protesta del comitato Save Wimbledon Park alla Royal Court of Justice (da Fb).

Netflix, i maxi investimenti in Italia e il bacio della pantofola da parte dei produttori

Non siamo ancora ai livelli della Rai. Ma Netflix sta diventando un motore fondamentale per lo sviluppo dell’industria audiovisiva in Italia. E non è un caso che tutti i maggiori produttori si siano presentati, il 21 gennaio, allo Spazio Colonna di Roma, per il bacio della pantofola ai vertici di Netflix in Italia, in primis alla vicepresidente contenuti Tinny Andreatta (figlia del politico Nino Andreatta, più volte ministro e tra gli ideatori dell’Ulivo), ringraziando per gli investimenti nella serialità originale.

Netflix, i maxi investimenti in Italia e il bacio della pantofola da parte dei produttori
Eleonora “Tinny” Andreatta (foto Imagoeconomica).

Solo per le 11 serie originali Netflix Italia (una distribuita sulla piattaforma nel 2025, le altre nel 2026) la filiale tricolore del colosso americano ha infatti speso circa 147,7 milioni di euro, cui sommare oltre 30 milioni di euro per altri cinque film originali Netflix. Anni luce di distanza rispetto alle cifre, molto più piccole, messe sul piatto italiano da altre piattaforme streaming, tipo Paramount+ o Disney+, insomma.

La differenza la fa anche la sensibilità del management

E la differenza la fa, probabilmente, anche la sensibilità del management: Netflix Italia è guidata da Andreatta, manager con un lungo trascorso nella fiction Rai, mentre le altre piattaforme hanno management di vertice lontano dall’Italia, con base a Londra o direttamente negli Usa.

Netflix, i maxi investimenti in Italia e il bacio della pantofola da parte dei produttori
Netflix, i maxi investimenti in Italia e il bacio della pantofola da parte dei produttori
Netflix, i maxi investimenti in Italia e il bacio della pantofola da parte dei produttori
Netflix, i maxi investimenti in Italia e il bacio della pantofola da parte dei produttori
Netflix, i maxi investimenti in Italia e il bacio della pantofola da parte dei produttori
Netflix, i maxi investimenti in Italia e il bacio della pantofola da parte dei produttori

Giusto per mettere in riga un po’ di numeri, nel dicembre 2025 Netflix ha distribuito la miniserie Sicilia Express (di Ficarra e Picone), costata 12,1 milioni di euro. Poi a gennaio è stata la volta della docu-serie Io sono notizia, dedicata a Fabrizio Corona: 2,5 milioni di euro (e 800 mila euro di tax credit).

Dal 23 gennaio è su piattaforma il film originale Il falsario, con Pietro Castellitto e Giulia Michelini: 11 milioni di budget con un tax credit pari a 3,3 milioni. Quindi, dal 10 febbraio, è la volta della mega-produzione seriale Motorvalley, realizzata dalla società di produzione Groenlandia di Matteo Rovere, con budget da 26,5 milioni (7,6 milioni di tax credit) e cast formato da Luca Argentero e, ancora, Giulia Michelini.

La nuova serie di Zerocalcare, Due spicci, sarà disponibile da maggio: 8,1 milioni di costi produttivi e 3 milioni di tax credit.

Ci sono poi la terza stagione di Lidia Poet (con Matilda De Angelis) a 14 milioni di budget; la seconda stagione di Maschi veri (10,4 milioni di euro) e di Storia della mia famiglia (10,3 milioni di euro).

Netflix, i maxi investimenti in Italia e il bacio della pantofola da parte dei produttori
Matilda De Angelis (foto Ansa).

E altre novità: una serie young-adult ambientata in una scuola militare, tipo Nunziatella, ossia Minerva-La scuola (16,6 milioni di euro); Chiaroscuro, un light crime seriale con Pierpaolo Spollon e Andrea Lattanzi (16,1 milioni di euro); Nemesi, serie thriller con Pierfrancesco Favino, Elodie e Barbara Ronchi (16 milioni di euro di costi produttivi, con un tax credit di 4,8 milioni); Il capo perfetto, prodotto seriale su un imprenditore romagnolo, con Luca Zingaretti (15,1 milioni di budget e 4,4 milioni di tax credit).

Netflix, i maxi investimenti in Italia e il bacio della pantofola da parte dei produttori
Elodie (foto Imagoeconomica).

Fuori dal conto c’è pure Suburramaxima, nuova produzione della saga di Suburra arrivata alla quinta stagione dopo un film e tre serie: è in lavorazione e non ci sono ancora i dati di budget. L’ultima serie prodotta, Suburra Aeterna, era costata oltre 18 milioni di euro. Quindi i 147,7 milioni di cui sopra potrebbero lievitare a quasi 170 milioni di euro per la serialità Netflix. Tra gli altri nuovi film originali Netflix in arrivo, infine, ecco Noi un po’ meglio, con Elio Germano e la regia di Daniele Luchetti: 6,3 milioni di euro di costi produttivi.

Treni, fino a quando dura il blocco della circolazione a Firenze

È scattato alle 15 il blocco della circolazione dei treni tra Firenze Campo di Marte e Firenze Rifredi per i lavori al cavalcaferrovia di Ponte al Pino. L’ultimo convoglio Alta velocità è transitato in direzione Sud verso le 14.45, mentre alle 15.30 sono partiti i primi autobus sostitutivi che collegano le due fermate. Il Gruppo Fs e Italo hanno dispiegato una grande quantità di volontari e personale per dare indicazioni, ma il numero dei viaggiatori è risultato inferiore alle attese tanto che un solo pullman aveva passeggeri a bordo. Il blocco proseguirà fino alle 15 di domenica 25 gennaio 2026.

Le ripercussioni sulla circolazione

Per consentire il completamento dei lavori, alcuni treni Alta velocità subiranno cancellazioni, modifiche di orario e/o di fermate, anche con anticipi in partenza. Alcuni convogli fermeranno a Firenze Campo Marte o Firenze Rifredi anziché a Firenze Santa Maria Novella. Anche alcuni treni Intercity e Intercity Notte subiranno limitazioni di percorso e modifiche di orario e/o di fermate, anche con anticipi in partenza. Per i treni Intercity della tratta Trieste – Roma è previsto un collegamento con bus sostitutivo fra le stazioni di Prato Centrale e Firenze Rovezzano. Possibili disagi anche sui treni del Regionale.

Khaby Lame vende la sua società e crea il suo “gemello digitale” con l’AI

Khaby Lame, il tiktoker italiano più seguito al mondo, ha venduto la sua società per 975 milioni di euro. A soli 25 anni, il creator ha ceduto la maggior parte delle quote aprendo le porte a un nuovo progetto, ovvero la creazione di un avatar digitale con intelligenza artificiale basato su di lui. L’accordo concede infatti ai compratori l’autorizzazione a utilizzare i dati biometrici di Khaby – volto, voce e movimenti – per creare un clone digitale che potrà condurre dirette streaming, vendere prodotti, parlare più lingue contemporaneamente e operare 24 ore su 24 al posto suo, senza limiti fisici.

La società è stata aquistata dal Rich Sparkle Holdings Limited

Ad acquistare la Step Distinctive Limited, che controllava l’attività commerciale e di live commerce legata al brand di Lame, è stato Rich Sparkle Holdings Limited, un gruppo quotato al Nasdaq. L’accordo non prevede un pagamento in contanti, ma l’emissione di 75 milioni di azioni ordinarie della società acquirente, che ora detiene il controllo operativo del business. Secondo i documenti depositati presso la Sec, l’autorità di controllo dei mercati americani, Khaby deteneva indirettamente il 49 per cento della società, il che lo ha reso il principale venditore nell’operazione. Lui, in ogni caso, non uscirà di scena. Il contratto specifica che continuerà a essere coinvolto nella gestione operativa del business di live streaming e nella strategia commerciale del brand.

Russia-Ucraina, concluso il secondo round di negoziati ad Abu Dhabi: com’è andato

Si è concluso il secondo round di negoziati sull’Ucraina ad Abu Dhabi. «Non si può dire che sia stato infruttuoso, anzi ci sono stati dei risultati», ha detto una fonte all’agenzia di stampa russa Tass. «Il dialogo in formato “troika” potrebbe proseguire nei prossimi giorni», ha aggiunto. Secondo l’Afp, gli inviati di Kiev, Mosca e Washington si vedranno nuovamente la prossima settimana sempre nella capitale emiratina. Zelensky ha riferito che «la nostra delegazione ha presentato un rapporto sugli incontri negli Emirati, si è discusso molto ed è importante che le conversazioni siano state costruttive». «Le parti hanno concordato di riferire nelle capitali», ha aggiunto in un post su X, «e di coordinare le ulteriori fasi con i leader».

Zelensky: «Discussi parametri per la fine della guerra»

«Il tema chiave della discussione sono stati i possibili parametri della fine della guerra», ha scritto sempre Zelensky su Telegram. In particolare, «la parte americana ha sollevato la questione dei possibili formati per l’adozione dei parametri della fine della guerra e delle condizioni di sicurezza necessarie a tal fine». Ai negoziati hanno partecipato:

  • da Kiev il ministro della Difesa Rustem Umerov, il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il comandante delle forze congiunte Andriy Hnatov, il deputato del partito Servo del popolo David Arakhamia, il rappresentante permanente dell’Ucraina presso le Nazioni Unite Serhiy Kyslytsia e il vice capo della direzione regionale militare Vadym Skibitsky;
  • da Washington c’erano Steve Witkoff, Jared Kushner, Dan Driscoll, Alex Grinkevich e Josh Gruenbaum;
  • da Mosca funzionari dell’intelligence militare e dell’esercito guidati dal capo della direzione generale dell’Intelligence dello Stato maggiore russo, Igor Kostyukov.

Crans-Montana, la procuratrice svizzera: «Non cederò alle pressioni dell’Italia»

La procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, titolare dell’inchiesta sulla strage di Crans Montana, è intervenuta dopo che la premier Meloni e il ministro Tajani hanno richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera, incaricandolo di esprimere proprio a Pilloud la grande indignazione del governo italiano per la scarcerazione di Jacques Moretti, il titolare del locale dove si è consumato l’incendio. «Non voglio provocare un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera ma non cederò a un’eventuale pressione delle autorità italiane», ha detto la procuratrice, sottolineando di non essere stata lei a scarcerare l’uomo ma il Tribunale delle misure coercitive. Pilloud ha riferito di essere stata contattata dall’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado: «Gli ho spiegato che non si tratta di una mia scelta e gli ho consigliato di prendere contatto con il tribunale, oppure con le autorità federali».

Svizzera: «Anche noi vogliamo chiarezza e piangiamo le vittime»

Sulla vicenda è intervenuto anche Ignazio Cassis, vicepresidente della Confederazione svizzera, con un post su X: «Come l’Italia, anche la Svizzera piange le 40 vittime e i tanti feriti della tragedia di Crans Montana. Capiamo il dolore, perché è anche il nostro dolore. Vogliamo chiarezza. Seguiamo con attenzione il lavoro della giustizia del canton Vallese. Ne ho discusso oggi con il collega Antonio Tajani e abbiamo ribadito la volontà di Svizzera e Italia di sostenersi reciprocamente in questa tragedia comune».

Cina, indagato e rimosso il numero uno dei militari Zhang Youxia

Il ministero della Difesa cinese ha messo sotto indagine e rimosso Zhang Youxia, il generale di grado più alto dell’esercito nonché vicepresidente della Commissione militare centrale, l’organo direttivo dell’esercito. L’uomo, numero due dell’ente dopo il presidente Xi Jinping, è indagato per sospette gravi violazioni della disciplina e della legge. La sua rimozione è l’ultima delle estesissime epurazioni a cui Xi sta sottoponendo le forze armate. Gli analisti ritengono che le purghe siano mirate sia a riformare l’esercito sia a garantire lealtà al leader cinese. Fanno parte di una più ampia campagna anti corruzione che ha punito oltre 200 mila funzionari da quando è salito al potere nel 2012.

Indagato un altro generale, nella Commissione restano solo due membri

Insieme a Zhang è stato indagato anche un altro generale, Liu Zhenli, anch’egli per presunte violazioni disciplinari su cui non si hanno dettagli. Nella Commissione restano dunque solo due membri, lo stesso Xi e il generale che lui stesso ha incaricato delle epurazioni, Zhang Shengmin. Tutti gli altri sei comandanti nominati in passato da Xi sono stati rimossi.

Milano, morto in un incidente l’ex bodyguard di Alberto Genovese

Incidente mortale all’alba di sabato 24 gennaio 2026 in centro a Milano. Secondo le prime ricostruzioni, un mezzo dell’Amsa (la società che si occupa della raccolta dei rifiuti) non avrebbe dato la precedenza all’incrocio tra corso Sempione e via Filiberto, urtando una Bmw. Dopo l’impatto, avvenuto intorno alle 5.30, l’auto è stata trascinata in avanti, abbattendo semaforo e segnaletica verticale, ed è andata a sbattere contro un’altra vettura che arrivava dalla direzione opposta. Il conducente della Bmw, 45 anni, è morto poco dopo l’incidente, nonostante il trasporto d’urgenza in Pronto soccorso. Si tratta di Simone Bonino, ex bodyguard di Alberto Genovese, l’imprenditore condannato per le violenze e gli abusi di Terrazza sentimento. Bonino, secondo quanto riporta il Corriere, sarebbe stato l’uomo che faceva da guardia mentre Genovese era in camera da letto anche con le ragazze che poi denunciarono i fatti. Il dipendente dell’Amsa è stato trasportato in codice giallo al San Carlo mentre il terzo automobilista è rimasto illeso.

Il cordoglio dell’Amsa

In una nota, l’Amsa ha espresso «profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia dell’automobilista». «In attesa di conoscere gli esiti degli accertamenti in corso, l’azienda si è immediatamente messa a disposizione delle autorità competenti per contribuire a chiarire ogni aspetto dell’accaduto e accertare la dinamica dell’incidente», si legge nel comunicato.

Media: «Usa chiedono all’Italia di far parte della Forza di stabilizzazione per Gaza»

Gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Italia di partecipare, come membro fondatore, alla Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) per Gaza. Si tratta del contingente concepito nell’ambito del piano di pace statunitense per monitorare la sicurezza nell’enclave palestinese. A riferirlo è Bloomberg, citando fonti informate. Secondo queste ultime, la proposta sarebbe stata presentata questa settimana alla premier Meloni e al ministero degli Esteri, che non avrebbero ancora deciso. In base alla richiesta, l’Italia non contribuirebbe con truppe ma sarebbe sufficiente un impegno ad addestrare la futura forza di polizia di Gaza. La portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers, interpellata nel merito, non ha specificato se gli Usa abbiano esteso un invito a Roma. «Gli annunci sull’Isf arriveranno presto», ha detto.

Scarcerazione Jacques Moretti, l’Italia richiama il nostro ambasciatore in Svizzera

La Farnesina ha deciso di richiamare a Roma l’ambasciatore italiano in Svizzera dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, il titolare del locale Le Constellation di Crans-Montana dove si è verificata la strage di Capodanno. L’uomo, indagato per omicidio, lesioni e incendio colposi, è infatti uscito di prigione dopo aver pagato una cauzione di 200 mila franchi. Ora sarà comunque sottoposto a misure cautelari come l’obbligo di firma e la consegna dei documenti di identità, ma la notizia ha suscitato molta rabbia nell’opinione pubblica e tra i membri del governo.

La nota di Palazzo Chigi: «Grave offesa e ulteriore ferita alle famiglie delle vittime»

Per questo la premier Meloni e il ministro degli Esteri Tajani hanno dato istruzione all’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado «di prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud per rappresentarle la viva indignazione del governo e dell’Italia di fronte alla decisione del tribunale di Sion (ndr quello che ha disposto la scarcerazione di Moretti) nonostante l’estrema gravità del reato di cui è sospettato Moretti, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico». Una decisione che, prosegue la nota di Palazzo Chigi, «rappresenta una grave offesa e una ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e di coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale». E infine: «L’Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia, e chiede che a ridosso di questa sciagura vengano adottati provvedimenti rispettosi, che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie».

Proseguono i negoziati tra Russia e Ucraina ad Abu Dhabi

Sono ancora in corso ad Abu Dhabi i negoziati formali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti «nell’ambito degli sforzi per promuovere il dialogo e individuare soluzioni politiche alla crisi». Sono le parole dello sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, vice primo ministro e ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, il quale ha spiegato che i colloqui dovrebbero durare due giorni, quindi fino a sabato. Le discussioni di venerdì, ha spiegato il principale negoziatore ucraino Rustem Umerov, si sono concentrate sul raggiungimento di una «pace dignitosa e duratura».

Zelensky: «Trump ci darà i Patriot»

Intanto Zelensky ha riferito che, dopo l’incontro tra Stati Uniti e Ucraina al Forum economico mondiale di Davos, le due parti hanno concordato la fornitura di munizioni per il sistema di difesa aerea Patriot. «Ho parlato con il Trump e ho ricevuto missili Pac-3 per il sistema Patriot», ha detto. Sui negoziati, invece, «è ancora troppo presto per trarre conclusioni, vedremo come proseguiranno e quali saranno i risultati». «È necessario», ha scritto su Telegram, «che non solo l’Ucraina desideri porre fine a questa guerra e raggiungere la piena sicurezza, ma che anche in Russia nasca in qualche modo un desiderio simile».

Australian Open, Sinner lotta con i crampi e finisce agli ottavi

Jannik Sinner è agli ottavi degli Australian Open 2026. Dopo quasi quattro ore di lotta con i crampi e il caldo, l’altoatesino ha battuto lo statunitense Eliot Spizzirri per 4-6, 6-3, 6-4, 6-4. Nel prossimo turno sfiderà in derby Luciano Darderi, che ha avuto la meglio contro il russo Karen Khachanov. Prosegue la corsa anche Lorenzo Musetti, che ha vinto sul ceco Tomas Machac, per un’edizione da record per il nostro tennis con ben tre azzurri agli ottavi. L’atleta toscano sfiderà il vincente tra lo svizzero Stan Wawrinka e lo statunitense Taylor Fritz.

È morto l’avvocato Giuliano Spazzali

È morto a Milano Giuliano Spazzali, uno degli avvocati più noti della storia giudiziaria italiana, protagonista dagli Anni di Piombo alla stagione di Mani Pulite. Nato a Trieste il primo gennaio 1939, negli anni Sessanta si era trasferito nel capoluogo lombardo, dove aveva avviato una lunga carriera diventando legale di Soccorso Rosso e difensore di esponenti della sinistra extraparlamentare. In oltre 40 anni di attività ha assistito, tra gli altri, gli anarchici milanesi tra cui Pietro Valpreda, accusato ingiustamente per la strage di piazza Fontana, e Toni Negri. Negli anni Novanta era tornato alla ribalta come difensore di Sergio Cusani nel processo Enimont, segnato dai celebri confronti in aula con Antonio Di Pietro.

Crans-Montana, le reazioni del governo alla scarcerazione di Jacques Moretti

La decisione del tribunale di Sion di disporre la scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana, ha scatenato la rabbia del governo. Giorgia Meloni ha espresso la propria indignazione sui social, definendo il provvedimento «un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di Capodanno e un insulto alle loro famiglie, che stanno soffrendo per la scomparsa dei loro cari», aggiungendo che «il governo italiano chiederà conto alle Autorità svizzere di quanto accaduto».

Parole di condanna sono arrivate anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che su X ha scritto: «Non ho parole per commentare la scarcerazione in Svizzera di Jacques Moretti. È un atto che rappresenta un vero oltraggio alla sensibilità delle famiglie che hanno perso i loro figli a Crans-Montana, che non tiene conto del lutto e del dolore profondo che queste famiglie condividono con il Popolo italiano». Nello stesso messaggio, il titolare della Farnesina ha assicurato che «rafforzeremo il nostro sostegno e la nostra solidarietà ai genitori delle vittime di questa incredibile sciagura» e che l’Italia continuerà a collaborare «affinché le autorità svizzere accertino la verità e le responsabilità di quanto accaduto». Sulla vicenda è intervenuto anche il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini, che ha commentato con un secco «Vergogna!» la decisione della magistratura elvetica.

È morto l’attore Carlo Cecchi

È morto Carlo Cecchi, attore e regista tra i più importanti del teatro italiano: nato a Firenze nel 1939, avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 25 gennaio ed è stato trovato senza vita nella sua abitazione di Campagnano, alle porte di Roma. Protagonista nel mondo del teatro, interpretò Finale di partita di Samuel Beckett, e ha attraversato il cinema d’autore scegliendo registi e progetti lontani dai circuiti commerciali, a partire da Morte di un matematico napoletano di Mario Martone. Nel corso della carriera ha lavorato, tra gli altri, con Cristina Comencini, Bernardo Bertolucci, Ferzan Özpetek, Pupi Avati e Valeria Golino, mentre nel 2007 ha ricevuto il Premio Gassman come miglior attore teatrale italiano. Nelle ultime stagioni aveva portato in scena La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth.

Roma, la Lega indica Antonio Maria Rinaldi come candidato sindaco

La Lega ha indicato Antonio Maria Rinaldi come proprio candidato sindaco per Roma, una proposta ufficializzata durante la tre giorni “Idee in Movimento” promossa dal partito di Matteo Salvini in Abruzzo, tra Roccaraso e Rivisondoli, che ha riunito amministratori locali, esponenti di governo, rappresentanti politici e della società civile. Economista ed ex europarlamentare, Rinaldi è descritto dal Carroccio come «profondo conoscitore della realtà romana» e il suo nome sarà ora sottoposto al confronto con gli alleati del centrodestra nelle prossime settimane. «La Lega ha già una squadra forte da mettere al servizio della comunità e è pronta ad amministrare Roma, risollevando la Capitale dalla cattiva gestione targata Gualtieri». In vista delle elezioni comunali, previste tra aprile e giugno del 2027, il quadro dei possibili candidati inizia così a delinearsi, mentre resta confermata la ricandidatura dell’attuale sindaco Roberto Gualtieri.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi

Un’ammucchiata di nomi che spuntano, circolano, si testano e spesso si bruciano. Controfigure para-civiche, candidati per autoproclamazione personale e gente buttata nella mischia milanese a caso. A un anno e mezzo dal voto per Palazzo Marino (appuntamento fissato per la primavera del 2027), il dopo Beppe Sala è un gran bailamme da qualsiasi punto lo si voglia guardare: destra e sinistra.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Beppe Sala (Imagoeconomica).

L’eterna vicesindaca o l’ex candidato alla Regione già sconfitto una volta

Al momento il Partito democratico è nella fase della successione senza progetto. Si muove in ordine sparso e scava nel suo passato recente. I wannabe sono Anna Scavuzzo, l’eterna vice(sindaca) in lista d’attesa da anni, e Pierfrancesco Majorino, che dopo la batosta alle Regionali 2023 cerca la sua ennesima nuova occasione.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi

I profili civici per rassicurare i salotti

Accanto a loro riaffiorano i soliti nomi “civici”: Mario Calabresi, profilo rassicurante per i salotti che contano, e Umberto Ambrosoli, già protagonista in passato e già sconfitto (battuto da Roberto Maroni sempre alle Regionali, nel 2013), ma mai davvero archiviato.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi

In questo contesto si inserisce il dibattito sulle Primarie. Il segretario metropolitano del Pd, Alessandro Capelli, ha parlato di Primarie “omeopatiche”: una definizione efficace che, tradotta dal politichese, significa una consultazione placebo, utile a simulare partecipazione mentre le decisioni reali restano chiuse nelle segreterie. Un modo elegante per prendere tempo, non per cambiare passo.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Alessandro Capelli (Imagoeconomica).

A destra cronico problema di classe dirigente

Se a sinistra il problema è il logoramento di un sistema arrivato a fine corsa, a destra la questione è ancora più elementare: la mancanza di una classe dirigente pronta a metterci la faccia. Nel centrodestra milanese il dibattito ruota da mesi intorno alle Primarie, chieste con insistenza dall’area che fa riferimento all’ex assessore regionale Giulio Gallera e sostenute in Consiglio comunale da Alessandro De Chirico. Ma anche qui la procedura viene prima della politica, perché il nome condiviso semplicemente non c’è.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi

Dai sandwich a 17 euro alla visione di una Milano inclusiva

Nel vuoto, sbucano candidature improbabili e profili civici. L’ultimo è quello di Antonio Civita, proprietario della catena di locali Panino Giusto. Bravo, bravissimo come imprenditore – parlano le visure camerali -, come politico chi lo sa. «Mi metto a disposizione. La Milano di Sala è esclusiva e escludente», ha detto. Chissà in che modo invece i suoi sandwich gourmet a 17 euro sono inclusivi e includenti.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Antonio Civita (Imagoeconomica).

Ricordare Bernardo? Difficile fare peggio

Forza Italia sogna il civico moderato per non allarmare l’elettorato; la Lega porta ancora i segni della candidatura di Luca Bernardo, pediatra “pistolero” (si diceva avesse un’arma con cui girava in ospedale, ma lui disse che la teneva in cassaforte), idea fallimentare del 2021, mentre Fratelli d’Italia chiede – legittimamente – un purosangue, un politico vero. Nel frattempo, nessuno guida.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Luca Bernardo (Imagoeconomica).

Con Albertini votava l’82,2 per cento, ora siamo arrivati al 47…

Mentre i partiti giocano a Risiko con i nomi, Milano si allontana dalle urne. Il dato che dovrebbe imbarazzare tutti è l’affluenza: dal picco record dell’82,2 per cento toccato al primo turno da Gabriele Albertini (correva l’anno 2001) al 47 per cento del Sala bis. Più della metà dei milanesi ha smesso di partecipare perché non si riconosce più in questo gioco di sostituzioni interne. La città è accusata di essere diventata un privé sempre più esclusivo, dove gli affitti sono fuori scala, il ceto medio è in via di estinzione e la sicurezza è percepita come un lusso da ZTL.

Sindaco di Milano: la corsa al dopo Sala tra nomi, suggestioni ed elettori stufi
Giuseppe Sala e Gabriele Albertini (Imagoeconomica).

Il centrosinistra insiste su diritti e sostenibilità, ma governa una città sempre più inaccessibile a chi lavora. Il centrodestra parla di legalità, però non riesce a costruire un’alternativa credibile prima del calendario elettorale. In mezzo restano i milanesi. Spettatori disillusi di una competizione che sembra riguardare tutti tranne loro.

Autostrade, al via la gara per il Lotto B del tunnel subportuale di Genova

Autostrade per l’Italia ha annunciato di aver trasmesso, a valle dell’approvazione del consiglio di amministrazione, all’ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea per il tramite della Banca dati nazionale dei contratti pubblici, il bando relativo alla procedura di gara dei lavori di realizzazione del Lotto B del tunnel subportuale urbano di attraversamento della città di Genova, progetto esecutivo approvato dal concedente. La pubblicazione del bando e della relativa documentazione di gara sarà resa disponibile secondo le modalità previste dal Codice Appalti e sul portale acquisti di Autostrade per l’Italia.

Referendum giustizia, il caso della presunta censura al video di Barbero

Alleanza Verdi e Sinistra denuncia un presunto caso di censura da parte di Meta. Secondo quanto riferito dal partito, sarebbe stato oscurato un video in cui lo storico Alessandro Barbero spiega le ragioni del suo voto contrario nel referendum della giustizia, etichettandolo come “informazione falsa” dopo un fact-checking commissionato dalla stessa piattaforma. «Un atto gravissimo: una big tech statunitense decide di silenziare un’opinione politica legittima di uno dei più autorevoli intellettuali italiani su un tema centrale per la nostra democrazia», afferma Avs. In risposta, il movimento ha annunciato che il filmato è stato nuovamente sui canali social di Avs, Europa Verde e Sinistra Italiana, oltre che sulle pagine Facebook dei parlamentari, a partire da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.

In una nota, Avs parla di una dinamica che favorirebbe il governo «Una ‘coincidenza‘ fin troppo comoda per Meloni, un vero e proprio regalo politico. Un pericolo per l’Italia e per la libera espressione dell’opinione, visto che Meta ha già dimostrato di segnalare e oscurare contenuti soltanto in base alla posizione politica e non alla falsità o verità delle informazioni. Proprio mentre il NO cresce nei consensi, un colosso Usa guidato da miliardari sempre più vicini a Trump interviene per limitare il dibattito pubblico italiano. È la prova di un sistema di social e big tech che non garantisce democrazia e partecipazione. Per questo tocca a noi rompere la censura: Condividiamo il video, facciamolo girare ovunque, parliamone. E Al referendum costituzionale, votiamo No», si legge nel comunicato.