Hasbro nomina due nuovi membri nel Cda

Hasbro ha nominato Doug Bowser e Carla Vernón come nuovi membri del proprio Consiglio di amministrazione. Una scelta non da poco per l’azienda leader nel settore del gioco e dell’intrattenimento. Basti pensare che il primo è ex presidente e Coo di Nintendo of America. Bowser è uno dei fautori del successo globale di Nintendo Switch e dell’espansione della società nel Sud America. Inoltre è stato in Electronic Arts e Procter & Gamble. Vernón, invece, attualmente è la Ceo di The Honest Company ed è stata vice president di Amazon oltre che president di General Mills. In quest’ultimo ruolo è tra le principali fautrici della crescita di brand come Cheerios e Nature Valley.

Valentino, di chi è il marchio e chi controlla la maison

La morte di Valentino Garavani, scomparso nella sua abitazione all’età di 93 anni, lascia un vuoto enorme nella moda italiana e internazionale. Il suo marchio, fondato a Roma nel 1960, rappresenta oggi un asset da miliardi di euro nonché un protagonista nel grande mercato del lusso globale. Dietro l’inconfondibile rosso e l’iconica V che campeggia sulle passerelle e sui capi di abbigliamento delle celebrità, tuttavia, non c’è più il suo ideatore ormai da anni. La maison è infatti passata più volte di mano negli ultimi decenni, andando dal controllo diretto del fondatore fino a quello degli investitori internazionali. Oggi è controllata dal qatariota Mayhoola for Investments, mentre il colosso francese Kering (che gestisce anche Gucci e Bottega Veneta, tra le altre) dal 2023 detiene una partecipazione di minoranza del 30 per cento. Quota che potrebbe salire al 100 per cento entro pochi anni.

La storia di Valentino e i diversi passaggi di mano fino a oggi

Valentino, di chi è il marchio e chi controlla la maison
Lo stilista Valentino negli Anni 90 (Imagoeconomica).

La storia della maison Valentino ha inizio nel 1960, quando l’omonimo stilista fondò un marchio che fosse a sua immagine, con un’idea di eleganza e di stile che coincidessero con l’alta moda italiana. Il primo passaggio di mano è arrivato tuttavia già alla fine degli Anni 90, quando nel 1998 entrò il gruppo Hdp, la finanziaria della famiglia Romiti partecipata anche da Gianni Agnelli, per una cifra che si aggirò attorno ai 500 miliardi di lire. Appena quattro anni dopo, nel 2002, un altro passaggio di testimone, stavolta al gruppo Marzotto, storico nome del settore tessile nel nostro Paese, per circa 240 milioni di euro: un’operazione mirata al raggiungimento e alla formazione di un polo nazionale del lusso. Il progetto durò tuttavia poco, dato che nel 2007 il fondo Permira acquisì la maggioranza, portando Valentino fuori da Piazza Affari.

Valentino, di chi è il marchio e chi controlla la maison
Lo stilista Valentino (Imagoeconomica).

La svolta arrivò invece nel 2012, quando il qatariota Mayhoola for Investments rilevò l’intero gruppo per un valore di circa 700-720 milioni di euro, includendo anche la licenza di M Missoni. Oggi ha in mano ancora il 70 per cento del capitale, dato che dall’estate 2023 il restante 30 per cento è gestito dal colosso francese del lusso Kering, che lo acquisì per 1,7 miliardi di euro in un’operazione che valutò l’intera maison 5,6 miliardi. Una quota che tuttavia potrebbe salire fino all’intero pacchetto entro il 2028 oppure il 2029.

Chi è il direttore creativo della maison

Valentino, di chi è il marchio e chi controlla la maison
Alessandro Michele, direttore creativo di Valentino (Ansa)

Valentino aveva lasciato anche la direzione creativa da diverso tempo. Lo stilista infatti aveva deciso di fare un passo indietro nel 2007, dopo aver già progressivamente ceduto il controllo dell’azienda. Negli anni si sono succeduti alla guida del brand alcuni grandi protagonisti della moda e del fashion italiani, da Maria Grazia Chiuri a Pierpaolo Piccioli fino ad Alessandro Michele, direttore creativo unico dal 2024. Quanto alla questione operativa, dall’agosto 2025 Riccardo Bellini è amministratore delegato. Con più di 1.600 impiegati, Valentino ha registrato nel 2024 un fatturato superiore agli 1,3 miliardi di euro.

In arrivo la tessera elettorale digitale: da quando e come funziona

La tessera elettorale si prepara a entrare nell’era digitale. La novità è contenuta nel decreto Pnrr su cui lavorano da settimane i tecnici del governo e che dovrebbe approdare a breve sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il provvedimento accompagna l’ultima fase di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e interviene su una serie di aspetti molto concreti della vita quotidiana, dalle ricevute dei pagamenti elettronici alla durata dei documenti d’identità, fino appunto alle modalità con cui si esercita il diritto di voto. Nel capitolo dedicato alle semplificazioni, il decreto apre alla possibilità di richiedere e utilizzare la tessera elettorale anche in formato digitale. La versione elettronica non sostituisce quella cartacea, ma si affianca ad essa, offrendo un’alternativa pensata per chi utilizza già servizi e documenti attraverso piattaforme digitali.

Tessera elettorale digitale: le tempistiche

In arrivo la tessera elettorale digitale: da quando e come funziona
Tessera elettorale (Imagoeconomica).

Dal punto di vista normativo, la bozza interviene sulla legge del 30 aprile 1999, introducendo un nuovo articolo che prevede esplicitamente il rilascio della tessera elettorale in formato digitale, fondato sui dati integrati dell’Anpr. Tuttavia, l’entrata in funzione concreta della tessera digitale non sarà immediata. Il decreto rimanda infatti a uno o più provvedimenti attuativi che dovranno essere adottati entro 12 mesi dalla conversione in legge. Spetterà al ministro dell’Interno definire le caratteristiche tecniche e le modalità di utilizzo della tessera elettorale digitale. Prima dell’adozione dei decreti sarà inoltre necessario acquisire il parere del Garante della privacy e della Conferenza Stato-città e autonomie locali. Gli stessi decreti dovranno chiarire anche un altro punto centrale: se e come la tessera elettorale digitale potrà essere integrata in It-Wallet, il portafoglio digitale italiano.

Davos, le frecciate di Macron a Trump

Parlando al World Economic Forum di Davos, il presidente francese Emmanuel Macron ha puntato il dito contro Donald Trump, affermando che «i nuovi dazi sono inaccettabili, soprattutto se usati come leva contro la sovranità territoriale». Il capo dell’Eliseo, nel suo intervento fitto di frecciate al presidente Usa – che oggi ha condiviso su Truth un messaggio privato dell’omologo transalpino – ha anche affermato che bisogna «smettere di perdere tempo con idee folli» di «imperialismo o di colonialismo», quando invece servirebbe collaborazione. Macron ha inoltre sottolineato che siamo passati a un «mondo senza regole, dove la legge internazionale è calpestata e le ambizioni imperiali tornano alla superficie», caratterizzato da «instabilità e squilibrio sia per la sicurezza per l’economia. «Il mondo pende verso l’autocrazia, nel 2024 ci sono state oltre 60 guerre anche se mi dicono che alcune sono state risolte», ha ironizzato Macron riferendosi al ruolo di pacificatore rivendicato da Trump (atteso in Svizzera il 21 e 22 gennaio). Proseguendo senza citare il tycoon, Macron ha poi dichiarato che «bisogna escludere di accettare passivamente la legge del più forte che porta alla vassallizzazione e alla politica del sangue». Nota di colore, il presidente francese ha iniziato il suo intervento scherzando così: «Viviamo tempi di pace, stabilità e prevedibilità».

LEGGI ANCHE: Dalla Groenlandia ai dazi, cosa ha detto von der Leyen nel suo intervento a Davos

Netflix rivede i termini dell’offerta per Warner Bros: sarà interamente in contanti

Netflix ha rivisto i termini dell’operazione su Warner Bros trasformando l’offerta in un pagamento interamente in contanti, una modifica approvata all’unanimità dal consiglio di amministrazione del gruppo media. La proposta valuta ogni azione Warner 27,75 dollari e mantiene invariato il valore complessivo rispetto alla precedente struttura mista di cash e titoli. L’operazione attribuisce a Warner Bros un enterprise value di circa 82,7 miliardi di dollari, debito compreso, mentre il valore dell’offerta è stimato in 72 miliardi. Secondo Netflix, la scelta del cash-only consente di garantire maggiore certezza agli azionisti, eliminando l’esposizione alla volatilità dei mercati finanziari e favorendo un’accelerazione dell’iter autorizzativo, con l’obiettivo di arrivare al completamento entro il 2026.

Il ceo di Warner Bros: «Sempre più vicini alla chiusura dell’operazione»

Il via libera è arrivato da entrambi i consigli di amministrazione: «Questa transazione rivista ci spinge ancora più vicino all’unione delle due società», ha dichiarato l’amministratore delegato di Warner Bros, David Zaslav. Sulla stessa linea il co-CEO di Netflix, Ted Sarandos, secondo cui «il consiglio di amministrazione di Warner Bros. continua a sostenere e a raccomandare all’unanimità la nostra transazione». Netflix ha chiarito che la revisione dell’offerta è funzionale a portare rapidamente al voto degli azionisti di WBD, atteso già entro aprile, passaggio per il quale il gruppo ha depositato presso la SEC la dichiarazione preliminare di delega. Gli azionisti beneficeranno inoltre del valore aggiuntivo delle azioni di Discovery Global, che saranno distribuite dopo la separazione societaria, mentre il finanziamento dell’operazione avverrà attraverso una combinazione di liquidità disponibile, linee di credito esistenti e fondi già impegnati.

Stipendi: bonus, sgravi e incentivi rischiano di saltare nella busta paga di gennaio 2026

L’applicazione delle nuove misure previste dalla legge di Bilancio nella busta paga di gennaio 2026 richiede estrema cautela a causa della mancanza di istruzioni tecniche ufficiali. Sebbene il testo normativo introduca diversi sgravi fiscali e incentivi contributivi, le aziende produttrici di software segnalano l’impossibilità di aggiornare i sistemi gestionali in assenza di chiarimenti dagli enti competenti. Per questa ragione, AssoSoftware invita i sostituti d’imposta, sia nel settore pubblico sia in quello privato, ad adottare un comportamento prudente e conservativo. L’obiettivo è quello di prevenire errori di calcolo che potrebbero generare sanzioni amministrative. La problematica coinvolge misure rilevanti, quali la detassazione dei rinnovi contrattuali e del lavoro notturno, rendendo indispensabile attendere le circolari interpretative prima di procedere con l’erogazione dei benefici spettanti ai lavoratori.

Busta paga di gennaio 2026, quando arrivano bonus e incentivi?

Stipendi: bonus, sgravi e incentivi rischiano di saltare nella busta paga di gennaio 2026
Banconote (Freepik).

Il mancato rilascio delle specifiche tecniche impedisce alle software house di implementare le modifiche necessarie per gestire i nuovi flussi. Il rischio è quello di estendere dei benefici fiscali e contributivi nelle buste paga e poi di dover intervenire nuovamente con correzioni e integrazioni. Risulta infatti poco chiaro se alcune aliquote ridotte debbano essere applicate all’intera retribuzione o solo a specifiche componenti. Le principali novità soggette a rinvio includono:

  • la detassazione dei rinnovi contrattuali;
  • gli sgravi contributivi per le lavoratrici madri;
  • la detassazione del lavoro notturno;
  • gli incentivi sul reddito accessorio nel pubblico impiego.

Si ricorda che l’articolo 46 della legge 182/2025, in vigore dal 18 dicembre scorso, riconosce la necessità di tempi congrui per lo sviluppo e il test dei software.

Il recupero dei benefici nei mesi successivi

I lavoratori riceveranno comunque gli i bonus e gli sgravi spettanti non appena il quadro normativo sarà definito. Gli enti competenti, in costante dialogo con i produttori di software, stanno elaborando provvedimenti che consentiranno il recupero delle somme non erogate nel primo periodo di paga utile. Si ipotizza che le circolari del ministero dell’Economia e delle Finanze possano essere pubblicate entro il mese di febbraio 2026, permettendo così il conguaglio degli arretrati. Esiste inoltre un accordo consolidato con l’Inps che prevede il blocco degli interventi tecnici fino alla fornitura dei codici corretti per i flussi Uniemens. Questo approccio garantisce l’ordinato svolgimento degli adempimenti amministrativi e la qualità dei dati trasmessi. Tuttavia, nel breve termine, gli stipendi saranno calcolati sulla base delle regole fiscali consolidate, rimandando l’applicazione delle nuove agevolazioni al momento in cui i sistemi saranno aggiornati e testati in totale sicurezza.

Giorgio Marrapodi Capo della Rappresentanza permanente all’ONU

Il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale ha nominato Giorgio Marrapodi nuovo Ambasciatore e Capo della Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York. Si tratta dell’ex ambasciatore d’Italia in Turchia. Prima di assumere lì l’incarico nel 2022, però, è stato direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo dal 2018 alla Farnesina. Precedentemente è stato ambasciatore in Austria e Capo del Servizio per gli Affari giuridici. Ruolo, quest’ultimo, che lo ha portato a rappresentare il Paese davanti alla Corte internazionale di Giustizia nella causa Germania c. Italia. Marrapodi è già stato alla Rappresentanza permanente d’Italia alle Nazioni Unite a New York dal 1994 al 1998.

Groenlandia, il documento americano del 1916 che smentisce Trump sulla sovranità danese

Una dichiarazione firmata dagli Stati Uniti nel 1916 smentisce le affermazioni di Donald Trump sulla sovranità della Groenlandia. «La Danimarca non può proteggere quella terra, e perché mai dovrebbe avere un “diritto di proprietà”? Non esistono documenti scritti», ha scritto Trump su Truth lunedì 19 gennaio. Ma un documento firmato dall’allora Segretario di Stato americano Robert Lensing, emanato in concomitanza con l’accordo tra Stati Uniti e Danimarca di commerciare con le Indie Occidentali, indica il contrario. Il documento è stato riportato dal Guardian e recita: «Nel procedere oggi alla firma della Convenzione relativa alla cessione delle isole danesi delle Indie Occidentali agli Stati Uniti d’America, il sottoscritto Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, debitamente autorizzato dal suo governo, ha l’onore di dichiarare che il governo degli Stati Uniti d’America non si opporrà all’estensione dei propri interessi politici ed economici da parte del governo danese all’intera Groenlandia».

LEGGI ANCHE: Groenlandia, non solo Trump: gli altri presidenti Usa che hanno provato ad annetterla

Perché Trump vuole la Groenlandia

Groenlandia, il documento americano del 1916 che smentisce Trump sulla sovranità danese
Un post di Trump su Truth.

Donald Trump insiste sul voler annettere la Groenlandia fin dal suo primo mandato. Sostiene che il territorio autonomo del Regno di Danimarca sia un’area di cui gli Stati Uniti «hanno assolutamente bisogno» per la «sicurezza nazionale», sostenendo che l’isola sia circondata da navi russe e cinesi. Una lettura che però si scontra con la presenza storica degli Stati Uniti sull’isola: Washington ha un accordo di difesa con la Danimarca dal 1951 e sulla costa nord-occidentale sorge la Pituffik Space Base, gestita dalla United States Air Force per il rilevamento missilistico e la sorveglianza spaziale. Oltre alla sicurezza, pesa la posizione strategica della Groenlandia, al centro di rotte marittime destinate a moltiplicarsi con lo scioglimento dei ghiacci artici. L’isola è inoltre ricca di risorse naturali – dalle terre rare all’uranio, fino a ferro, zinco, petrolio e gas — e ha già concesso oltre 50 permessi di esplorazione mineraria, anche a società cinesi, un elemento che a Washington viene osservato con crescente preoccupazione.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno

Con Valentino è morto un imperatore, anzi The Last Emperor, come recitava il titolo del film-documentario che è stato mandato in onda nella notte, quando ormai era già martedì, su Rete4. Nel quale erano formidabili i dialoghi e le litigate, in francese, tra Garavani e Giancarlo Giammetti, la sua metà, il manager che lo ha lanciato nel business e che, soprattutto, gli ha permesso di dedicarsi totalmente alla creatività, togliendogli ogni preoccupazione pratica e materiale. Celebrazioni grandiose, quelle per l’addio a Valentino, con due giorni di camera ardente allestita a piazza Mignanelli a Roma, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, e poi il funerale, dal tono istituzionale dato che la basilica scelta per l’addio allo stilista è Santa Maria degli Angeli, quella di solito riservata per le cerimonie “di Stato”. In tanti sono attesi, e si parla anche di presidenti di varie nazioni, reali in carica e in esilio, oltre a una corte di miliardari. Le voci che girano nella Capitale indicano come possibile addirittura la presenza di Melania Trump, che amava vestirsi con gli abiti dello stilista per le occasioni importanti: per esempio ai funerali di Jimmy Carter, durante un incontro con la regina Elisabetta, oppure con la regina di Spagna o ancora durante una convention repubblicana in cui sfoggiò un verde acceso che divenne virale.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno

Difficile che per salutare “l’ultimo imperatore” possa arrivare persino Donald Trump, impegnato proprio in quei giorni a Davos, in Svizzera, per il World Economic Forum (anche se, dopotutto, basterebbe un’ora di aereo). Ovviamente, nel caso si tratterebbe di «un passaggio di consegne del titolo», scherzano alcuni americani di stanza a Roma. E poi The Donald, a ben guardare, indossa quasi sempre cravatte color “rosso Valentino”.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
Donald Trump (Imagoeconomica).

Al Quirinale, invece, l’agenda del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fissata sempre con ampio anticipo, prevede ancora la presenza a Palermo, nella mattinata di venerdì, per una visita agli stabilimenti Fincantieri. Ma, è la domanda che gira nelle stanze del Colle, «si può mancare ai funerali di Valentino, un gigante della moda che ha rappresentato l’Italia nel mondo?».

Veltroni a Milano con Ambra

A proposito di Valentino: quando venne festeggiato all’Ara Pacis con una sontuosa mostra, il sindaco all’epoca era Walter Veltroni. Ora “Uolter” è impegnatissimo con le sue attività editoriali, e ha in programma una trasferta a Milano per presentare un suo libro, assieme ad Ambra Angiolini e a Michela Ponzani. Il titolo del volume è Buonvino e l’omicidio dei ragazzi, proprio in una stagione dominata da delitti e fatti di sangue tra gli studenti. Che poi i maligni, nel Partito democratico, dicono che «ogni volta che Walter sale su al Nord è perché deve incontrare Luciano Fontana al Corriere della Sera». Il direttore in effetti ha lavorato a l’Unità, quando Veltroni guidava il quotidiano del Pci, ed era caporedattore. Il mondo è piccolo…

Alla Camera c’è la canzone napoletana

Tenetevi forte, nel disastro internazionale la nostra Camera dei deputati ha in programma, nella giornata di mercoledì 21 gennaio, in commissione, le audizioni informali dedicate alla valorizzazione della canzone napoletana classica, grazie al parlamentare di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano (sì, quello che ha avuto una storia con Valeria Marini, per non parlare dell’ex Miss Italia Danny Mendez): verranno ascoltati Vincenzo De Luca, esperto (e qualcuno si chiede se è un omonimo o se si tratta proprio dell’ex governatore della Regione Campania…), Pier Luigi Petrillo, professore ordinario di diritto comparato dei patrimoni culturali all’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, Gino Aveta, fondatore dell’archivio storico della canzone napoletana della Rai, e Bruno Tabacchini, direttore artistico del Festival delle Ville Vesuviane. Le audizioni si svolgono nella VII Commissione, quella che si occupa di cultura, scienza e istruzione.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
Gimmi Cangiano (foto Imagoeconomica).

Flavio Cattaneo al Copasir

Doppietta del Copasir: nell’aula del sesto piano di Palazzo San Macuto, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica svolge martedì pomeriggio l’audizione dell’amministratore delegato e direttore generale dell’Enel, Flavio Cattaneo. Mercoledì è in programma l’audizione del direttore dell’Aisi, l’Agenzia informazioni per la sicurezza interna, Bruno Valensise.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
Flavio Cattaneo (Enel).

Allarme per la centrale nucleare di Chernobyl: cosa è successo

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) ha reso noto che «diverse sottostazioni elettriche ucraine, vitali per la sicurezza nucleare, sono state colpite questa mattina da un’intensa attività militare» e che la centrale di Chernobyl «ha perso tutta l’energia elettrica esterna». Colpite anche le linee elettriche di altri impianti nucleari. «L’Aiea sta monitorando attivamente gli sviluppi per valutare l’impatto sulla sicurezza nucleare», ha aggiunto l’Aiea citando il direttore generale Rafael Grossi.

Kyiv: «La Russia è uno Stato terrorista»

«Gli attacchi sconsiderati della Russia minacciano la sicurezza nucleare. Mentre i funzionari russi parlano dell’importanza delle linee elettriche, le loro forze colpiscono deliberatamente le sottostazioni, mettendo direttamente a repentaglio la sicurezza nucleare e sfidando i ripetuti avvertimenti dell’Aiea». Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha: «La Russia è uno Stato terrorista che crea deliberatamente rischi per la sicurezza nucleare».

Andrea Orlandini nuovo Presidente dell’Associazione italiana per l’IA

L’Associazione italiana per l’Intelligenza artificiale ha un nuovo presidente. Si tratta di Andrea Orlandini, Primo Ricercatore presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR (CNR-Istc). A nominarlo è stato il nuovo Consiglio direttivo dell’AIxIA, che si è insediato il primo gennaio 2026. Orlandini ha una lunga esperienza nel campo della robotica cognitiva e dei processi di interazione uomo-macchina. Succede a Gianluigi Greco, che lascia l’incarico. Confermata nel ruolo di Segretario del Consiglio direttivo la ricercatrice Gabriella Cortellessa, esperta in tecnologie assistive e IA a supporto degli anziani.

Dati Agcom sui primi nove mesi del 2025: tg più visti, ascolti e streaming

Nei primi nove mesi del 2025 il Tg1 si conferma il telegiornale più seguito in Italia sia a pranzo sia in prima serata, mentre l’Agcom registra un calo complessivo degli ascolti televisivi e una crescita selettiva delle piattaforme di streaming a pagamento. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle Comunicazioni dell’Autorità, aggiornato al terzo trimestre 2025.

Telegiornali: Tg1 primo a pranzo e alle 20

Dati Agcom sui primi nove mesi del 2025: tg più visti, ascolti e streaming
Sala di regia del Tg3 (Imagoeconomica).

Nella fascia delle 13.30 il Tg1 supera i 3 milioni di spettatori, con una crescita dell’1 per cento su base annua. Seguono il Tg5 delle 13.00 con oltre 2,6 milioni di telespettatori (-2,9 per cento), il TgR delle 14.00 su Rai 3 con poco più di 2 milioni (-3 per cento) e il Tg2 con meno di 1,4 milioni (-10,1 per cento). Crescono invece Studio Aperto delle 12.25 (oltre 1 milione, +1,9 per cento), il Tg4 delle 12.00 (+17,2 per cento) e il Tg La7 delle 13.30 (+14,1 per cento). Alle 20 il Tg1 registra poco più di 4,1 milioni di ascolti giornalieri, in aumento dell’1,3 per cento nel terzo trimestre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Seguono il Tg5 con oltre 3,2 milioni (-4,4 per cento), il TgR serale con 2,1 milioni (-2,8 per cento) e il Tg3 con 1,6 milioni (-2,7 per cento). Il Tg La7 cresce da 1,17 a 1,23 milioni di telespettatori (+5 per cento), mentre il Tg2 perde il 15,3 per cento. Tra i Tg serali Mediaset, Studio Aperto delle 18.30 sale da 464 mila a 507 mila spettatori (+9,3 per cento) e il Tg4 delle 19.00 da 496 mila a 594 mila (+19,8 per cento).

Ascolti tv: flessione generale, Rai leader in prime time

Nel giorno medio fino al terzo trimestre 2025 gli ascolti tv calano del 2,9 per cento in prime time e del 3 per cento sull’intera giornata rispetto al 2024. In prima serata la Rai resta prima con 6,8 milioni di spettatori medi (37 per cento di share), ma scende del 6,8 per cento. Mediaset segue con 6,7 milioni (36,5 per cento di share) e cresce di 1,1 punti percentuali. Nell’intera giornata Mediaset guida con 2,9 milioni di spettatori medi (37,2 per cento), mentre la Rai registra 2,8 milioni (35,7 per cento), in calo del 6,4 per cento.

Streaming: Netflix resta prima

A settembre 2025 le piattaforme di streaming a pagamento contano 15,7 milioni di utenti unici, in calo di 210 mila rispetto al 2024 (-1,3 per cento). Nel terzo trimestre Netflix guida con 8,3 milioni di utenti unici (+1,6 per cento), seguita da Amazon Prime Video con 7,2 milioni (+5,5 per cento), Disney+ con 3,7 milioni (+0,8 per cento), Dazn con 2,3 milioni (+7,3 per cento) e Now con 1,3 milioni (-7,7 per cento). Il tempo complessivo di navigazione supera i 43 milioni di ore a settembre, in aumento dell’11,1 per cento su base annua.

Bonus spopolamento Sardegna 2026: incentivo di 600 euro al mese in arrivo per i nuovi nati

La Regione Sardegna prosegue la sua lotta contro il declino demografico attraverso il bonus spopolamento 2026, la misura economica strutturale rivolta ai residenti dei piccoli centri. Il fenomeno dell’esodo dai territori interni verso le città ha spinto l’amministrazione regionale a investire risorse significative per invertire la tendenza. Nel 2023, l’Isola ha toccato il tasso di natalità più basso in Italia, con soli 4,9 nati ogni mille abitanti. Per fronteggiare l’emergenza, la Regione ha pianificato una dote finanziaria complessiva di 150 milioni di euro da ripartire nel triennio successivo. I fondi sono destinati a finanziare assegni diretti per le famiglie che scelgono di restare o trasferirsi nei centri dove i servizi, dalla sanità all’istruzione, sono spesso carenti. Il piano prevede un trasferimento di risorse agli enti locali che gestiranno materialmente le domande e l’erogazione dei contributi ai nuclei familiari aventi diritto.

Bonus spopolamento Sardegna 2026: quali sono gli incentivi in arrivo?

Bonus spopolamento Sardegna 2026: incentivo di 600 euro al mese in arrivo per i nuovi nati
Il Nuorese si è svegliato sotto la neve e sono tanti i paesi che hanno chiuso le scuole. Tra questi Fonni, Desulo, Gavoi, Ollolai, Bitti, Lanusei e Villagrande (Ansafoto).

Per il triennio che inizia nel 2026, la Regione Sardegna ha confermato un impegno finanziario costante per garantire stabilità alle politiche demografiche. Le risorse sono così suddivise:

  • 51,4 milioni di euro per l’anno 2026;
  • 51,4 milioni di euro per l’anno 2027;
  • 50 milioni di euro per l’anno 2028.

Gli stanziamenti permettono di finanziare non solo l’assegno per i nuovi nati, ma anche altre strategie già sperimentate in precedenza, come i fondi per l’acquisto della prima casa e gli incentivi per l’apertura di nuove attività imprenditoriali nei territori a rischio. Rispetto agli anni passati, la soglia demografica per accedere ai benefici resta fissata ai comuni con popolazione inferiore a 5 mila abitanti. Si tratta di una continuità necessaria per dare certezze a chi decida di stabilire il proprio progetto di vita in contesti rurali o montani.

Qual è il bonus di 600 euro per i nuovi nati in Sardegna

La misura principale consiste in un contributo economico mensile erogato per ogni figlio nato, adottato o in affido preadottivo. Il sostegno è pensato per alleggerire i costi di crescita dei bambini ed è slegato dalla situazione economica del nucleo familiare.

L’assegnazione avviene indipendentemente dall’Isee, rendendo l’incentivo universale per chiunque risieda nei comuni interessati. Nel caso di trasferimento della residenza durante l’anno, il calcolo dell’importo avviene in proporzione ai mesi di effettiva permanenza nel territorio comunale. Lo schema ricalca il potenziamento già avvenuto nel 2025, confermando l’efficacia di un aiuto economico diretto e prolungato nel tempo per sostenere la genitorialità.

Bonus 600 euro Regione Sardegna, quando arriva

Bonus spopolamento Sardegna 2026: incentivo di 600 euro al mese in arrivo per i nuovi nati
Banconote (Freepik).

Il bonus anti spopolamento della Sardegna viene erogato tramite i singoli Comuni, che pubblicano periodicamente gli avvisi a sportello per raccogliere le istanze. Per ottenere il beneficio, è fondamentale che i genitori verifichino il rispetto di alcuni requisiti. Innanzitutto, è necessario possedere la residenza nel piccolo centro o trasferirla da un comune più grande. Inoltre, i beneficiari devono impegnarsi a mantenere la residenza nel territorio per almeno cinque anni consecutivi, pena la decadenza dal diritto. Almeno uno dei due genitori deve coabitare con il minore e risiedere legittimamente in un immobile a uso abitativo. Per quanto riguarda le tempistiche, le domande devono essere presentate direttamente al Comune di appartenenza. Infine, è consigliabile monitorare i siti istituzionali degli enti locali per conoscere le scadenze specifiche di presentazione delle istanze per le diverse annualità, inclusi i bandi per l’acquisto e la ristrutturazione delle abitazioni.

Lavorare per le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026? Ecco le posizioni ancora aperte

Lavorare per le Olimpiadi e le Paraolimpiadi invernali Milano Cortina 2026 rappresenta un’occasione professionale senza precedenti per partecipare a un evento storico che per la prima volta vede la collaborazione tra due città e due regioni. La Fondazione Milano Cortina 2026, incaricata della gestione dei Giochi, collabora con Randstad in qualità di HR partner ufficiale. La collaborazione mira a selezionare profili che condividano i valori della determinazione, dell’inclusione e della sostenibilità, fondamentali per guidare le generazioni future attraverso lo spirito sportivo. Le attività di reclutamento riguardano diverse sedi strategiche, tra cui Milano, Cortina d’Ampezzo (Bl), Verona, Anterselva (Bz), Bormio (So), Livigno (So) e la Val di Fiemme (Tn). Partecipare alla candidatura per Milano Cortina 2026 consente di inserirsi in un contesto globale, dove i principi dello sport si integrano nei processi aziendali per favorire un ambiente lavorativo orientato all’eccellenza.

Lavorare per le Olimpiadi Milano Cortina 2026: quali sono le ultime opportunità?

Lavorare per le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026? Ecco le posizioni ancora aperte
Luminarie olimpiche Milano Cortina 2026 (Ansafoto).

Le ricerche attuali di personale da assumere per lavorare per le Olimpiadi e le Paraolimpiadi invernali Milano Cortina 2026 coprono diversi settori operativi, dalla logistica alla gestione degli eventi. Le figure richieste devono possedere competenze specifiche per operare in contesti complessi e dinamici. Tra le posizioni aperte figurano:

  • event assistant e event & protocol officer a Milano;
  • coordinatore dei trasporti per la sede nel Milanese;
  • specialista operazioni di trasporto e logistica presso Cortina d’Ampezzo (Bl);
  • village communication centre supervisor a Cortina d’Ampezzo (Bl);
  • event supervisor a Predazzo (Tn);
  • operatore logistico con patentino a Tesero (Tn) e Rasun Anterselva (Bz).

Per questi ruoli si ricercano professionisti capaci di gestire i flussi di persone e materiali, garantendo l’efficienza organizzativa. Anche profili come hostess per Milano Cortina 2026 risultano determinanti per l’accoglienza e il supporto logistico durante le competizioni.

Come candidarsi per Milano Cortina 2026?

La procedura per sottoporre il proprio profilo avviene attraverso i canali ufficiali messi a disposizione dall’agenzia per il lavoro partner della Fondazione. Per accedere alla sezione «Lavora con noi Olimpiadi», gli interessati possono consultare il portale web di Randstad, dove sono pubblicati i dettagli dei singoli annunci. Tramite la piattaforma «Milano Cortina 2026 – Lavora con noi», è possibile filtrare le posizioni in base alla località e alla specializzazione desiderata. Tuttavia, è necessario verificare attentamente i requisiti tecnici, per esempio il possesso di patentini specifici per la movimentazione merci o la conoscenza delle lingue straniere per i ruoli di coordinamento. Le Olimpiadi di Cortina offrono contratti mirati a strutturare i vari dipartimenti della Fondazione in vista dello svolgimento delle gare, ma anche nei periodi successivi all’evento sportivo.

Dalla Groenlandia ai dazi, cosa ha detto von der Leyen nel suo intervento a Davos

Un momento che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito come «un cambiamento sismico» sta attraversando gli equilibri globali, segnati da dazi, conflitti e nuove tensioni legate al controllo delle materie prime. Intervenendo al Forum economico mondiale di Davos, von der Leyen ha spiegato che questa situazione può diventare per l’Europa un’occasione per rafforzare la propria autonomia strategica e costruire «una nuova forma di indipendenza». Un’esigenza che, ha sottolineato, «non è nuova, né una reazione agli eventi recenti: è un imperativo strutturale da molto tempo», aggiungendo che «oggi esiste un vero consenso su questo».

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Von der Leyen: «Un errore i dazi proposti da Trump»

Nel suo intervento la presidente ha criticato l’ipotesi avanzata da Donald Trump di introdurre tariffe del 200 per cento su vini e champagne francesi come ritorsione nel contesto delle tensioni sulla Groenlandia. «I dazi aggiuntivi proposti» dal presidente statunitense «sono un errore, soprattutto tra alleati di lunga data», ha affermato, ricordando che «l’Ue e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo commerciale lo scorso luglio». Da qui il richiamo al rispetto degli impegni presi: «E in politica, come negli affari, un accordo è un accordo. E quando degli amici si stringono la mano, deve significare qualcosa».

Von der Leyen: «Spetta al popolo della Groenlandia decidere del proprio futuro»

Sul dossier Groenlandia, von der Leyen ha ribadito che «spetta al popolo sovrano decidere del proprio futuro» e ha ricordato che l’Unione considera gli Stati Uniti «non solo come nostri alleati, ma come amici». Allo stesso tempo ha avvertito che «trascinarci in una pericolosa spirale discendente finirebbe solo per aiutare gli stessi avversari che entrambi siamo impegnati a tenere fuori dal nostro orizzonte strategico», annunciando che «la nostra risposta sarà quindi ferma, unita e proporzionata». L’Ue sta lavorando a un pacchetto di misure per la sicurezza dell’Artico fondato su quattro pilastri: il sostegno alla Groenlandia e al Regno di Danimarca, perché «la sovranità e l’integrità del loro territorio non è negoziabile», l’aumento degli investimenti «per supportare l’economia e le infrastrutture locali», la cooperazione con gli Stati Uniti e gli altri partner «per garantire una maggiore sicurezza nell’Artico» e il rafforzamento del coordinamento con Regno Unito, Canada, Norvegia e Islanda.

Il rendimento dei bond giapponesi a 40 anni supera il 4 per cento per la prima volta

Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 40 anni ha superato il 4 per cento, un livello mai raggiunto dalla loro introduzione nel 2007 e il più alto per qualsiasi scadenza del debito sovrano negli ultimi trent’anni. L’aumento riflette un sell-off dei bond innescato dalle elezioni anticipate annunciate dalla premier Sanae Takaichi, fissate per l’8 febbraio, e dai suoi piani di stimolo fiscale. Takaichi ha chiesto un mandato per un «cambiamento di politica di ampia portata», che include una spesa pubblica da 135 miliardi di dollari e la sospensione per due anni dell’Iva dell’8 per cento sui prodotti alimentari.

Il debito pubblico giapponese è già pari al 200 per cento del Pil

Il mercato non ha reagito bene ai piani della premier. Il debito pubblico giapponese è già pari al 200 per cento del Pil, e nuovi stimoli fiscali e tagli alle tasse stanno spingendo gli investitori a chiedere rendimenti più alti per detenere bond a lunga scadenza. Di conseguenza, il prezzo dei titoli è sceso e il rendimento è salito, mentre l’asta di titoli a 20 anni ha registrato una domanda relativamente debole, con un rapporto di copertura pari a 3,29 inferiore alla media dell’ultimo anno. Il sell-off segna un cambiamento significativo nel mercato obbligazionario giapponese, tradizionalmente caratterizzato da tassi ultra-bassi. I rendimenti dei bond a lungo termine hanno superato quelli di alcuni pari scadenza europei, come i Bund tedeschi a 30 anni. Gli investitori restano cauti, aspettando segnali chiari sull’evoluzione dei piani fiscali e sul comportamento della banca centrale, mentre il governo cerca di rassicurare il mercato sul fatto che le nuove misure non comprometteranno la sostenibilità delle finanze pubbliche.

Consob, Federico Freni verso la presidenza

Il Consiglio dei ministri che si riunirà nel pomeriggio di martedì 20 gennaio 2026 dovrebbe designare Federico Freni, sottosegretario all’Economia in quota Lega, come nuovo presidente della Consob, la Commissione nazionale per le società e la borsa. Succederà a Paolo Savona, il cui mandato è in scadenza a marzo, e resterà in carica per sette anni. Il governo ha deciso di muoversi per tempo perché la nomina della presidenza dell’ente è un processo lungo. Dopo l’indicazione del Cdm ci sarà infatti un passaggio alle commissioni Finanze di Camera e Senato, dopodiché, ottenuto il parere favorevole, la palla tornerà al Consiglio dei ministri per l’approvazione della delibera definitiva. Quindi il capo dello Stato dovrà firmare il decreto, che sarà sottoposto al vaglio della Corte dei conti per il via libera.

Chi è Federico Freni

Avvocato del Foro di Roma, dopo una laurea in Giurisprudenza e un dottorato in Diritto amministrativo alla Sapienza ha insegnato in diverse università tra cui la Luiss Guido Carli. Attualmente è professore straordinario di Diritto amministrativo presso l’università Pegaso. Prima di entrare attivamente in politica, è stato consulente giuridico per diversi ministeri e società a partecipazione pubblica. Già sottosegretario al Mef nel governo Draghi, Freni sarà il più giovane presidente nella storia della Consob.

Nevi: «No a guida politica, serve tecnico di alto livello»

La nomina di Freni è stata spinta in particolare dal vicepremier Matteo Salvini, che l’ha definito «un bravissimo sottosegretario all’Economia» che «penso che possa fare con altrettanta capacità altri ruoli». Non tutti, però, nel centrodestra appoggiano la scelta. Il portavoce nazionale di Forza Italia Raffaele Nevi ha infatti dichiarato che «non ci ha mai convinto la designazione di un politico alla Consob, secondo noi è bene che lì, siccome si tratta di questioni molto tecniche, ci sia un tecnico, un non politico di alto livello con grande esperienza». E ancora: «Non facciamo nomi, ci sono tante persone autorevoli che secondo noi potrebbero svolgere al meglio senza nulla togliere a Freni che è uno straordinario sottosegretario al ministero delle Finanze e penso stia facendo bene. La Consob deve essere trattata in modo completamente diverso».

Allianz Trade, Francesca Agostino è la nuova Cfo per l’Italia

Francesca Agostino è la nuova Chief Financial Officer di Allianz Trade, leader globale nell’assicurazione crediti, per l’Italia e la Regione Mmea (Mediterraneo, Medio Oriente e Africa). La nomina avrà effetto a partire dal primo febbraio 2026. Nell’ambito del suo nuovo incarico, Agostino entrerà a far parte anche dell’Executive Board della regione Mmea: riporterà direttamente al responsabile dell’area Luca Burrafato e funzionalmente a Limon Loeiz Duparcmeur, Group Chief Financial Officer. Svolgerà le sue funzioni principalmente dalla sede di Roma.

Allianz Trade, Francesca Agostino è la nuova Cfo per l’Italia
Luca Burrafato di Allianz Trade (Imagoeconomica).

Chi è Francesca Agostino, nuova Chief Financial Officer di Allianz Trade

Laureata in Economia all’Università La Sapienza di Roma, Francesca Agostino ha mosso i primi passi della carriera in Allianz Trade nel 1992, allora SIAC. Da allora ha maturato una forte esperienza in HR, traeasury e accounting, guidando anche diversi progetti chiave tra cui l’implementazione di SOX e SAP. Fra il 2015 e il 2021 ha ricoperto il ruolo di Cfao per la Business Unit italiana, con responsabilità su Finance, Accounting, Reinsurance e Legal. A partire dal 2022, invece, ha guidato i team Finance, Risk e Actuarial per la Regione Mmea, con focus sull’accuratezza delle riserve tecniche e sul reporting normativo.

L’ultima provocazione di Musk: «Dovrei comprare Ryanair?»

Continua sui social la faida tra Elon Musk e Ryanair, con il fondatore di SpaceX che è tornato a evocare l’ipotesi di acquistare la compagnia aerea irlandese dopo lo scontro con il suo amministratore delegato. Su X, Musk ha lanciato un sondaggio chiedendo agli utenti se dovesse rilevare il vettore low cost e «ripristinare Ryan come legittimo sovrano».

L’ultima provocazione di Musk: «Dovrei comprare Ryanair?»
Ryanair (Ansa).

In precedenza aveva replicato a un post di Ryanair domandando quale sarebbe il prezzo per l’acquisizione e tornando a sollecitare la rimozione di Michael O’Leary, storico ceo e volto pubblico della compagnia. La disputa è esplosa quando O’Leary ha escluso l’adozione del sistema Starlink sugli aerei Ryanair, motivando la scelta con l’aumento dei consumi legato al peso e alla resistenza aerodinamica dell’antenna installata sulla fusoliera. Musk ha accusato il manager di essere male informato, ricevendo in risposta l’etichetta di «idiota, molto ricco, ma pur sempre idiota», definendo X «una fogna. Lui è il tizio che sosteneva Donald Trump, non presterei a lui alcuna attenzione».

Chiara Baravalle alla guida di Dsquared2

Chiara Baravalle è la nuova General Manager di Dsquared2, il brand di moda fondato nel 1995 dai gemelli Dan e Dean Caten. La nomina avrà effetto a partire dal primo febbraio e giunge in un delicato e decisivo momento per il marchio, che spera di confermare la propria posizione sul mercato e di ridefinire la propria strategia dopo una fase di transizione. L’annuncio della nuova leadership affidata a Baravalle è stato accompagnato dall’estensione della licenza con Staff International, società gestita dal gruppo OTB (che controlla anche Diesel e Marni), per la produzione e la distribuzione di collezioni prêt-à-porter: in vigore dal 2000, l’accordo è stato prolungato fino all’autunno 2031.

Chiara Baravalle alla guida di Dsquared2
Un negozio Dsquared2 (Imagoeconomica).

Chi è Chiara Baravalle, nuova General Manager di Dsquared2

Formatasi alla Stanford University, Chiara Baravalle ha iniziato la sua carriera nella Silicon Valley prima di passare alla catena Bain & Company per la divisione moda e lusso. Dal 2021 al 2024 è stata Chief of Staff dell’allora Ceo Marco Bizzarri in Gucci, prima di ricoprire per poco meno di due anni il ruolo di General Manager & Board Member di Elisabetta Franchi, incarico terminato nell’ottobre 2025. Arriva ora in Dsquared dopo aver diretto la strategia, gli investimenti e lo sviluppo del portafoglio in Forel, società di investimento fondata dall’ex Ceo di Gucci Bizzarri.