Due ragazzi sopravvissuti al rogo di Crans-Montana hanno lasciato il centro grandi ustionati dell’ospedale Niguarda per tornare nelle proprie case. Si tratta di due studenti milanesi tra i 15 e i 16 anni, ricoverati ai primi di gennaio e dimessi dopo circa 20 giorni di cure intensive. La notizia è stata confermata dalla Regione Lombardia e dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso durante un punto stampa davanti al pronto soccorso: «Abbiamo fatto una visita approfondita e ho parlato con tutti i sanitari che stanno curando i nostri ragazzi e ho potuto anche salutare i due ragazzi che questa mattina vengono dimessi. La prognosi per loro è stata sciolta dai nostri medici curanti e quindi loro possono tornare a casa». Bertolaso ha precisato che, pur tornando a casa, i due giovani dovranno seguire un percorso di riabilitazione e medicazioni, ma già tra circa due settimane potranno riprendere la scuola.
Al Niguarda sono ancora ricoverati otto pazienti
Restano ancora ricoverati al Niguarda otto pazienti, di cui quattro in terapia intensiva, tre al centro ustioni e uno in reparto ordinario. Durante il punto stampa, l’assessore ha raccontato anche il dialogo con i ragazzi rimasti ricoverati: «Con alcuni nel centro ustioni sì, in particolare con uno che è cosciente ma stanco di stare in queste condizioni. Abbiamo fatto esercizi con le dita perché ha entrambe le mani ustionate e la sua preoccupazione è poterle riutilizzare, anche perché fa sport, gioca a tennis. L’ho confortato: ci vorrà tempo, sarà duro, ma molto dipenderà anche dalla sua forza di volontà, oltre al lavoro straordinario dei medici». Bertolaso ha inoltre espresso un augurio per il ragazzo di Roma: «Abbiamo iniziato a organizzarci per andare a vedere insieme Inter-Roma fra qualche settimana».
L’Inps ha ufficializzato il calendario dei pagamenti dell’Assegno di inclusione 2026 attraverso la pubblicazione del messaggio numero 214 del 22 gennaio 2026. Il documento risulta fondamentale per i nuclei familiari che beneficiano della misura di sostegno, poiché stabilisce con precisione le tempistiche per la disponibilità delle somme spettanti a ogni beneficiario. Per ricevere l’indennità è necessario che i richiedenti abbiano superato con esito favorevole la fase istruttoria e sottoscritto il Patto di attivazione digitale (Pad). La procedura segue due percorsi distinti: il primo riguarda chi accede alla prestazione per la prima volta, mentre il secondo interessa i rinnovi per le domande già attive e soggette a verifiche periodiche sulla permanenza dei requisiti previsti dalla legge. Il primo pagamento dell’anno è in programma per martedì 27 gennaio 2026, mentre giovedì 15 gennaio 2026 è stato già versato l’importo per le nuove domande accolte.
Calendario dei pagamenti Assegno inclusione 2026 per i nuovi beneficiari
Banconote (Freepik).
Le somme relative alle prime istanze accolte dell’Assegno di inclusione 2026 vengono erogate mediamente intorno alla metà di ogni mese, includendo e eventuali mensilità arretrate maturate dal nucleo familiare. Le date stabilite dall’ente previdenziale per i primi accrediti sono le seguenti:
giovedì 15 gennaio 2026;
sabato 14 febbraio 2026;
venerdì 13 marzo 2026;
mercoledì 15 aprile 2026;
venerdì 15 maggio 2026;
martedì 16 giugno 2026;
mercoledì 15 luglio 2026;
venerdì 14 agosto 2026;
martedì 15 settembre 2026;
giovedì 15 ottobre 2026;
venerdì 13 novembre 2026;
martedì 15 dicembre 2026.
Tempistiche per i rinnovi e ricariche mensili
Schermata del sito dell’Inps per la richiesta di indennità e prestazioni (Ansafoto).
Per quanto concerne le prestazioni dell’Assegno di inclusione oggetto di rinnovo e, dunque, già in corso, la disponibilità degli importi sulla carta di inclusione avviene solitamente verso la fine di ogni mensilità. Tuttavia, l’erogazione è subordinata alla verifica costante del mantenimento dei requisiti economici, patrimoniali e di inclusione sociale. Nel 2026, i primi e prossimi pagamenti sono fissati per il 27 gennaio, il 27 febbraio e il 27 marzo. Nei mesi successivi, le ricariche avverranno in queste date:
martedì 27 gennaio 2026;
venerdì 27 febbraio 2026;
venerdì 27 marzo 2026;
martedì 28 aprile;
mercoledì 27 maggio;
venerdì 26 giugno;
martedì 28 luglio;
giovedì 27 agosto;
venerdì 25 settembre;
martedì 27 ottobre;
venerdì 27 novembre;
mercoledì 23 dicembre.
In particolare, l’ultima mensilità annuale dell’Adi viene erogata in anticipo per le festività natalizie. Tale pianificazione permette alle famiglie una gestione organizzata delle proprie risorse finanziarie durante tutto l’anno solare, garantendo continuità al sostegno previsto.
Carlo Conti è pronto a lasciare Sanremo. A quasi un mese esatto dall’inizio dell’edizione 2026, ospite del podcast Pezzi – Dentro la musica di Luca Dondoni, Andrea Laffranchi e Paolo Giordano (su tutte le piattaforme dalle ore 18 del 23 gennaio), il direttore artistico e conduttore ha escluso di tornare anche nel 2027. «Questo è il mio ultimo anno al Festival come direttore artistico e presentatore», ha chiarito. «Non penso nemmeno all’opportunità, che qualcuno ha già immaginato, di ricoprire lo stesso ruolo nel 2027 e padrino di un eventuale conduttore-conduttrice. Reputo assolutamente remota la possibilità che io possa esserci nel 2027». Quella dal 24 al 28 febbraio sarà dunque, verosimilmente, l’ultima volta sul palco del Teatro Ariston nelle vesti di padrone di casa. Chi al suo posto?
Sanremo, Stefano De Martino al posto di Carlo Conti nel 2027?
Il conduttore Carlo Conti (Imagoeconomica).
Sempre durante il suo intervento al podcast, Conti ha spoilerato il possibile profilo del successore al Festival di Sanremo. «Spero che il prossimo anno ci sia qualcun altro, anche più giovane, aitante e belloccio», ha spiegato a Pezzi – Dentro la musica. Un ritratto che, come hanno interpretato molti utenti sui social, sembra calzare a pennello con Stefano De Martino, ormai da diverso tempo uno dei volti di punta della Rai anche grazie al successo di Affari Tuoi. Intanto il Conti V prende forma. «Ci sarà più varietà musicale rispetto all’anno scorso: un tocco di rock, country, ma anche rap puro, suoni e ritmi latini, pop, un brano classico ma senza ritornello», ha anticipato il conduttore. «La direzione artistica è la parte più entusiasmante del lavoro. Per me il Festival è finito all’annuncio dei nomi al Tg1: il resto è un prodotto televisivo che rientra nel mio lavoro normale».
Il conduttore: «Festival senza Big? Leggendo i nomi, non direi»
Marco Masini e Fedez a Sarà Sanremo (Ansa).
Parlando nel podcast, Conti ha avuto modo anche di replicare a chi afferma che l’edizione 2026 del Festival sarà priva di Big. «Non credo che Francesco Renga, Raf, Patty Pravo, Luchè, Marco Masini e Fedez, Malika Ayane, Arisa e potrei andare avanti, non siano Big», ha spiegato il direttore artistico. «Molti sono venuti l’anno scorso, qualcuno non aveva il disco pronto, qualcuno ha partorito: ho lavorato per chi ci sarà nel 2027». Un impegno descritto mediante l’uso di una metafora: «Magari vuoi un mazzo solo di rose dai colori diversi, poi dal fioraio scopri che ha solo quelle rosse e che quelle gialle sono appassite e vedi altri fiori dei quali non sai il nome ma che stanno bene». Quanto all’edizione in arrivo, Conti ha anticipato che ci saranno degli omaggi a Pippo Baudo, così come per Ornella Vanoni,Tony Dallara, Sandro Giacobbe ePeppe Vessicchio.
Cerimonia solenne per i 25 anni dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori – che oggi si chiama “Osservatorio for independent thinking” anche per mancanza di materia prima -, ossia gli editori pronti a finanziare la creatura di Andrea Ceccherini. Una volta i denari non mancavano, le kermesse si svolgevano in tenute sontuose, ora «si va dai preti, nella Capitale», addirittura a Giubileo concluso. A Roma, nell’Auditorium Antonianum, mercoledì 21 gennaio sono arrivati, tra gli altri, Gianni Letta, apparso pure nel servizio che il Tg5 ha dedicato all’evento, il cardinale Pietro Parolin, Giulio Tremonti, il direttore del Corriere della SeraLuciano Fontana, il direttore del romanissimo Il MessaggeroRoberto Napoletano, l’ex numero uno della Rai Luigi Gubitosi, tanti giovani studenti (nello stile della casa) e soprattutto l’editore Andrea Riffeser Monti. Ma alla Fieg, la federazione degli editori dei giornali che proprio lui presiede, qualcuno svelena: «Riffeser ha dovuto aspettare un giorno, dopo la fine dell’evento, per comunicare la cessione della sua En – Editoriale Nazionale (che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e Qn, ndr) a Leonardo Maria Del Vecchio. Se no che figura ci faceva presentandosi da Ceccherini in qualità di ex editore?».
Meloni, il Board of Peace e il fantasma di Renzi
«Giorgia Meloni ha scoperto che la Costituzione può essere utile», sibila un forzista commentando la presa di “non posizione” della presidente del Consiglio sull’offerta (?) di Donald Trump per farla entrare nel “Board of Peace”, ossia l’anti-Onu. Anche se il presidente americano afferma che l’Italia vuole «disperatamente» farne parte, Giorgia nicchia, prende tempo, mette in mezzo la Costituzione, il parlamento, insomma tutti i mobili possibili addosso alla porta pur di non far entrare nessuno. Tra i diplomatici però gira ironicamente anche un’altra storia, che sa di fantapolitica ma fa comunque dare di gomito: «Metti che l’Italia finanzia questa iniziativa e poi Tony Blair dice a Trump di inserire, in nome e per conto del nostro Paese, il suo grande amico Matteo Renzi, ti immagini poi la faccia della premier?».
Tony Blair con Matteo Renzi a Roma nel 2024 (foto Ansa).
Lollo per “il bello e il buono”
Lollo ci sarà, a “Why Italia – Il Bello e Il Buono, 5 paradigmi per il futuro”, l’evento in programma il 27 gennaio alla Camera dei deputati, nella sala della Lupa, a commentare i risultati dell’analisi di Deloitte sull’andamento del sistema produttivo italiano dal 2018 a oggi. Partenza con i saluti istituzionali del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, del viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo e l’intervento dell’amministratore delegato di Deloitte Central Mediterranean, Fabio Pompei. E poi ecco il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. Che poi gli invitati si chiedono: «Ma non era più a tema un intervento del numero uno delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso?»
Musumeci fa infuriare Confesercenti
È ministro del Mare e pure della Protezione civile, Nello Musumeci: e siciliano, proprio dell’isola che ha subito forti danni dal maltempo e dalle mareggiate. Ma parlando delle assicurazioni ha fatto infuriare Confesercenti: «Le dichiarazioni del ministro Musumeci, che invita a verificare quanti esercizi fossero assicurati, pongono un punto che va chiarito subito. La polizza ‘cat nat’ (catastrofe naturale, ndr) obbligatoria per le imprese, per come è stata definita, non copre le mareggiate. Per questo è assurdo richiamare la polizza come criterio per restringere o condizionare gli aiuti dopo i danni provocati dal ciclone Harry alle zone costiere di Sicilia, Sardegna e Calabria». Non solo, perché Confesercenti sottolinea che «chi si è assicurato rischia di non essere rimborsato perché l’evento non rientra nelle coperture previste, ma potrebbe comunque accedere ai contributi pubblici. Chi non è assicurato, invece, rischia di restare escluso dai ristori pubblici proprio perché non ha una polizza, anche se quella polizza non avrebbe comunque coperto quel danno. Un sistema che non tutela nessuno in modo coerente e che, anziché accelerare la ripartenza, aggiunge confusione». Poteva bastare? Ovviamente no, perché il caos è totale: «A complicare ulteriormente le cose c’è il regime delle proroghe e delle scadenze differenziate per categorie, con il rischio di creare trattamenti diversi tra attività colpite dallo stesso evento: bar e attività ricettive, che hanno avuto la proroga dell’obbligo al 30 marzo, potranno avere contributi pubblici anche se non assicurati. Gli altri no. Un pasticciaccio che va corretto subito. Gli aiuti devono seguire il danno e la necessità di ripartenza dei territori: non si lasci indietro nessuno».
L’annuncio fatto giovedì a Davos da Volodymyr Zelensky in vista dell’incontro fra Ucraina, Russia e Stati Uniti ad Abu Dhabiha aperto di fatto una nuova fase del processo di pace. Dietro lo stallo apparente delle settimane a cavallo tra fine 2025 e inizio 2026, la diplomazia ha continuato a lavorare dietro le quinte, mentre il palcoscenico internazionale era occupato dalla saga groenlandese targata Donald Trump. E mentre The Donald teneva banco in Svizzera e incontrava Zelensky, a Mosca hanno fatto capolino Steve Witkoff e Jared Kushner, per preparare i tavoli negli Emirati Arabi.
Volodymyr Zelensky e Donald Trump a Davos (Ansa).
Perché Abu Dhabi potrebbe rappresentare una svolta
Dopo l’avvio, lo scorso maggio, delle trattative dirette fra Mosca e Kyiv, accompagnate dalla mediazione di Washington, è la prima volta che si arriva a un confronto trilaterale: l’accelerazione impressa in autunno dalla Casa Bianca, in coordinamento con il Cremlino, con il piano di 28 punti, rivisto in parte con il contributo sia della Bankova sia dell’Unione Europea, pare aver dato i suoi frutti. Non è ancora chiaro quale sia la base dettagliata dei negoziati e se il nuovo piano in 20 punti, spacchettato in quattro aree con elementi ancora nebulosi, potrà davvero essere il trampolino di lancio per la conclusione del conflitto, ma è evidente che da Abu Dhabi passa la via per la possibile pace. La vera novità è che Mosca ha accettato l’incontro, ammorbidendo le sue posizioni. Finora era stata perentoria: no a colloqui diretti ad alto livello senza una base concreta su cui discutere, ossia la risoluzione del conflitto nell’ambito di un accordo di ampio respiro che vada oltre un cessate il fuoco temporaneo, come richiesto da Kyiv e dai volenterosi, ma che contempli un’intesa dettagliata con le definizioni di due questioni fondamentali: quella territoriale e quella dello status postbellico dell’Ucraina fuori dalla Nato. Per questo gli incontri negli Emirati sono un banco di prova per capire se la strada imboccata porterà al termine della guerra, oppure se sarà solo l’ennesimo Giorno della marmotta, già citato da Zelensky a Davos.
Da sinistra in senso orario, Steve Witkoff, Jared Kushner Kyrylo Budanov e Kirill Dmitriev, i probabili negoziatori ad Abu Dhabi (Ansa).
Il j’accuse di Zelensky smaschera l’ipocrisia dei volenterosi
Il mini vertice del Cremlino tra Putin e Witkoff, accompagnati da nutrite delegazioni, è stato l’assaggio di quello che potrebbe diventare lo showdown di Abu Dhabi. La Russia ha ribadito che senza il raggiungimento degli obiettivi discussi in Alaska da Putin e Trump, riguardanti i confini e le garanzie di sicurezza, la guerra andrà avanti. «Le forze armate ucraine devono lasciare il Donbass. Questa è una condizione fondamentale», ha ribadito venerdì il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov. «Senza una risoluzione della questione territoriale, è inutile sperare in un accordo a lungo termine». L’Ucraina per ora si rifiuta di cedere territori ma presto Zelensky potrebbe dover prendere scelte drammatiche, come ha dimostrato il j’accuse pronunciato a Davos nei confronti dell’Europa, colpevole di non aver mantenuto le promesse di aiuto. Le dure parole del presidente ucraino hanno smascherato l’impotenza e l’ipocrisia dei volenterosi, che ora siedono al tavolo senza carte vincenti visto che gli assi li ha in mano Putin e Trump tiene il banco.
Volodymyr Zelensky al World Economic Forum di Davos (Ansa).
I punti ancora da sciogliere
Kyiv al momento non sembra avere alternative a un compromesso al ribasso che sancisca la situazione attuale sul campo, con la perdita dei territori occupati dai russi, e il futuro fuori dall’Alleanza atlantica. Restano da vedere il nodo dei confini, km più o meno, e quello delle garanzie di sicurezza occidentali: l’Ucraina arriva ad Abu Dhabi con le rassicurazioni degli Usa e l’appoggio dei volenterosi che però sono andati in ordine sparso. Francia e Gran Bretagna hanno annunciato di voler inviare contingenti, mentre Italia e Germania si sono tirate fuori. Anche su questo dossier, però, le ultime parole verranno dettate dalla Casa Bianca e dal Cremlino, che difficilmente sarà disposto a tollerare la presenza di truppe Nato nell’ex repubblica sovietica. Gli Usa sembrano averlo capito da un pezzo, negli Emirati vedrà se anche i volenterosi ne vorranno prendere atto.
Scuderia Ferrari ha svelato la SF-26, monoposto che gareggerà in Formula 1 nel 2026 e sulla quale sono riposte molte speranze, dopo un 2025 avaro di soddisfazioni. La nuova Rossa di Charles Leclerc e Lewis Hamilton è stata presentata sui social e con i primi giri sulla pista di Fiorano: a mettersi per primo al volante è stato il sette volte campione del mondo per un installation lap ad andatura ridotta, sull’asfalto umido per la pioggia.
Per quanto riguarda il “look”, la SF-26 sfoggia il classico rosso Ferrari, sostituito però nell’area dell’abitacolo e del cofano motore dal bianco, dove campeggia il blu del title sponsor HP, presente anche sull’alettone. La linea più bassa della monoposto e alcuni elementi delle ali sono invece neri. Curiosità: inizialmente, nella sezione per i media del sito ufficiale, Ferrari aveva pubblicato le immagini della monoposto del 2025. A Maranello si sono poi corretti subito dopo.
La Ragioneria generale dello Stato ha pubblicato le nuove proiezioni della speranza di vita sul sistema previdenziale che prospettano un nuovo inasprimento dei requisiti anagrafici e contributivi delle pensioni a partire dal 2029. La previsione è contenuta nella nota di aggiornamento del 26esimo Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del ministero dell’Economia e delle Finanze. Il documento tecnico, basato sullo scenario demografico elaborato dall’Istat e riferito all’anno 2024, delinea scatti biennali che allontanano la data del ritiro dal lavoro. Sebbene la legge di Bilancio 2026 abbia introdotto una certa gradualità sugli aumenti dei requisiti pensionistici per il biennio precedente (2027-2028), il meccanismo automatico basato sui dati statistici a consuntivo sembra destinato a riprendere la corsa.
Pensioni, requisiti e scatti previsti dal 2029
Il ministro dellíEconomia Giancarlo Giorgetti (Ansafoto).
Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, l’elaborazione della Ragioneria generale dello Stato prevede, dal 1° gennaio 2029, un nuovo innalzamento di tre mesi per l’accesso alla pensione di vecchiaia. La soglia anagrafica per l’uscita dal lavoro con almeno 20 anni di contributi salirà, dunque, a 67 anni e sei mesi. Contemporaneamente, per la pensione anticipata saranno necessari 43 anni e quattro mesi di versamenti, con un anno di sconto per le lavoratrici. Le proiezioni indicano che nel 2031 si verificherà un ulteriore incremento di due mesi, portando l’età anagrafica a 67 anni e otto mesi.
Quadro normativo e la legge di Bilancio 2026
La determinazione delle soglie delle pensioni dipende dal decreto direttoriale del 19 dicembre 2025, che ha disciplinato gli adeguamenti con decorrenza dal 1° gennaio 2027. Tuttavia, la legge di Bilancio di quest’anno ha diluito gli aumenti dei requisiti, limitando l’aumento a un solo mese per il 2027 e a tre mesi complessivi per il 2028. Questo intervento ha influenzato sia l’età anagrafica sia il monte contributivo. La Rgs ribadisce che le proiezioni restano ancorate all’aspettativa di vita accertata. Si ricorda che nel 2026 l’accesso è garantito con:
42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
67 anni di età e 20 anni di contributi per la vecchiaia.
Come cambiano i requisiti delle pensioni nei prossimi anni?
La gestione dell’adeguamento anagrafico comporta oneri significativi per le finanze statali. Per esempio, il blocco totale dell’aumento di tre mesi previsto per il 2027 avrebbe richiesto una copertura economica superiore a tre miliardi di euro. Tale spesa spiega la decisione del governo di applicare una diluizione graduale invece di una sospensione integrale, al fine di mantenere il rigore richiesto in sede europea. Tuttavia, la variabile politica giocherà un ruolo fondamentale, poiché nel 2027 si terranno le elezioni politiche. I partiti saranno chiamati a esprimersi sulle soglie di uscita che appaiono impopolari per l’elettorato. Spetta al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, l’emanazione dei decreti di variazione necessari a rendere esecutivi gli scatti basati sulle rilevazioni Istat.
I bonus sociali 2026 rappresentano una misura fondamentale per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie italiane che si trovino in condizioni di vulnerabilità economica. Nelle ultime ore, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) ha ufficializzato l’innalzamento della soglia dell’Isee per accedere alle agevolazioni, recependo l’adeguamento triennale legato all’inflazione. Il provvedimento mira a proteggere i nuclei familiari dai rincari dei costi energetici e dei servizi essenziali attraverso un automatismo che facilita la gestione e l’erogazione dei benefici. È importante notare che l’aggiornamento dei parametri reddituali permette a una platea più ampia di cittadini di beneficiare delle riduzioni previste per le utenze domestiche. La gestione centralizzata tramite l’incrocio dei dati tra Inps e fornitori assicura che il sostegno arrivi correttamente a chi ne abbia diritto.
Bonus sociale, di quanto deve essere l’Isee per avere agevolazioni 2026
Manopola termosifone gestione risparmio bollette elettriche e del gas (Imagoeconomica).
Per accedere ai bonus sociali, la soglia minima del valore Isee del 2026 è stata ritoccata verso l’alto per riflettere l’andamento dei prezzi al consumo. Dal 1° gennaio di quest’anno, il limite passa dai precedenti 9.530 euro a 9.796 euro. Tuttavia per le famiglie numerose, ovvero con almeno quattro figli a carico, la normativa conferma la soglia Isee più alta del 2025, fissata in 20 mila euro. Inoltre, viene prorogato anche l’adeguamento dell’andamento dei prezzi basato sull’Indice nazionale del triennio di riferimento, nonché l’applicazione automatica degli sconti sconti nelle bollette di luce, gas, acqua e Tari a favore delle famiglie con la semplice presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), utile al calcolo dell’Isee. L’aggiornamento triennale è previsto dal decreto del ministro dello Sviluppo economico del 29 dicembre 2016. In questo modo, il sistema garantisce una protezione dinamica che segue il reale costo della vita per le fasce della popolazione meno abbienti.
Di quanto sarà l’assegno sociale nel 2026
L’entità del risparmio economico garantito dai bonus sociali 2026 varia significativamente in base alla tipologia di utenza e alla composizione del nucleo familiare. Non si tratta di un versamento monetario diretto sul conto corrente dei beneficiari, sia per quanto riguarda l’energia elettrica sia per il gas, bensì di una decurtazione applicata nelle fatture emesse dai fornitori. Per esempio, il sistema assicura che il peso delle bollette sulle spese mensili sia ridotto in modo proporzionale.
Quali sono gli sconti nelle bollette di luce, gas, acqua e Tari 2026
Nel corso del 2026, gli sconti nelle bollette di luce, gas, acqua e Tari permettono di abbattere i costi dei servizi a rete in modo cumulativo. Per l’energia elettrica, la riduzione è pari al 30 per cento della spesa dell’utente medio. Per il gas, il risparmio si attesta al 15 per cento, mentre per l’acqua viene garantito il quantitativo minimo vitale gratuito, pari a 50 litri al giorno per ogni componente del nucleo. Infine, la Tari prevede un abbattimento del 25 per cento sulla tariffa corrispettiva dovuta. Per beneficiare di tali misure, è sufficiente che il cittadino ottenga l’attestazione Isee presso l’Inps. Di seguito si riportano le percentuali e le modalità di calcolo dello sconto previste.
Altri due incidenti mortali sul lavoro in Italia. Un trasportatore 51enne di Ponsacco (Pisa), ha perso la vita questa mattina a Livorno, mentre stava scaricando materiale edile da un camion. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo stava movimentando dei laterizi sul pianale del mezzo, quando è stato schiacciato dalla benna della gru dell’autoarticolato. A dare l’allarme è stato un collega: purtroppo il medico del 118 non ha potuto far altro che constatare il decesso del trasportatore.
L’altro incidente mortale in Abruzzo
Nella notte è invece morto un operaio 59enne di nazionalità romena, residente a Civitavecchia, vittima di un incidente con un mezzo meccanico nel cantiere della nuova centrale idroelettrica in costruzione a Petrella Liri, frazione di Cappadocia (L’Aquila). L’uomo lavorava per una ditta impegnata nella realizzazione di un grande serbatoio idrico destinato ad approvvigionare una vasta porzione di territorio abruzzese. L’operaio è deceduto all’ospedale di Avezzano, dove era stato trasportato in condizioni critiche.
La Casa Bianca ha diffuso un’immagine digitalmente alterata di una donna fermata dall’ICE a St. Paul, in Minnesota. Nella foto la donna, che si chiama Nekima Levy Armstrong, appare in lacrime, ma nell’immagine originale pubblicata dal Guardian è composta. Inoltre, la sua pelle è stata modificata per apparire più scura. Armstrong è una delle tre persone arrestate durante una protesta contro l’ICE che domenica ha interrotto una funzione religiosa. I manifestanti accusavano uno dei pastori, David Easterwood, di essere il direttore operativo dell’ufficio locale dell’agenzia federale per l’immigrazione. Da settimane in Minnesota sono in corso delle proteste scoppiate dopo l’uccisione da parte dell’ICE di Renée Nicole Good. A pubblicare per prima la foto originale di Armstrong è stata la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem. Circa mezz’ora dopo, la Casa Bianca ha diffuso un’altra immagine dello stesso momento ma modificata. Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, l’account della Casa Bianca ha pubblicato numerosi contenuti realizzati con l’uso di intelligenza artificiale, spesso con l’intento di disumanizzare e fare apparire come pericolosi immigrati e cittadini non bianchi.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato i nuovi membri del consiglio d’amministrazione della rete Musei Nazionali dell’Umbria. Entrano a far parte del cda l’imprenditrice Luisa Todini (designata dal Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici), il professore e politologo Alessandro Campi, Andrea Assenza e Federica Benda, imprenditrice e moglie di Brunello Cucinelli (designata da Giuli d’intesa con Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze). Prendono il posto dei consiglieri uscenti Corrado Azzollini, Brunello Cucinelli, Giovanna Giubbini e Laura Teza.
Federica Benda (Imagoeconomica).
La rete Musei Nazionali dell’Umbria
La rete dei Musei Nazionali dell’Umbria comprende il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria e la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, il Museo Archeologico Nazionale e Teatro Romano di Spoleto, il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, il Palazzo Ducale di Gubbio, l’Area archeologica di Carsulae, Castello Bufalini di San Giustino, l’Ipogeo dei Volumni e Necropoli del Palazzone, Rocca Albornoz – Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, la Necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo, il Teatro romano e Antiquarium di Gubbio, il Tempietto sul Clitunno e Villa del Colle del Cardinale.
La perizia psichiatrica su Nathan Trevallion e Catherine Birmingham per valutare se la coppia anglo-australiana abbia «caratteristiche psichiche idonee a incidere sull’esercizio della responsabilità genitoriale», è slittata di una settimana a causa dell’indisponibilità dell’interprete del tribunale, chiesto dalla difesa per permettere al padre e alla madre della “famiglia nel bosco” di comprendere a pieno domande tecniche e personali. «Ogni giorno che passa è un giorno di dolore che si aggiunge», ha dichiarato Danila Solinas, assieme a Marco Femminella legale della coppia. La perizia è stata affidata alla dottoressa Simona Ceccoli in rappresentanza del tribunale dei minorenni e, per la difesa, allo psichiatra Tonino Cantelmi. Ma ci sarà da aspettare ancora qualche giorno.
Le azioni di iVision Tech, società italiana quotata alla Borsa di Milano che controlla il marchio francese di occhiali Maison Henry Jullien, hanno chiuso la seduta di giovedì con un rialzo del 32 per cento dopo l’improvvisa popolarità del modello indossato da Emmanuel Macron a Davos. L’impennata è arrivata proprio all’indomani dell’apparizione del presidente francese al World Economic Forum, che per un problema agli ha occhi ha indossato un paio di Pacific S 01, un modello aviator a lenti blu.
Le immagini di Macron sul palco e agli incontri al chiuso hanno fatto il giro dei media e dei social, generando non solo commenti e meme, ma anche una domanda immediata per quel preciso modello.Il sito del marchio è addirittura andato in crash per l’elevato numero di accessi, costringendo l’azienda a creare una pagina temporanea per continuare le vendite online. Gli occhiali costano 659 euro e vengono prodotti a Lons-le-Saunier, nel dipartimento dello Jura, interamente in Francia. Il ceo di iVision Tech, Stefano Fulchir, ha detto al Guardian che Macron non ha accettato di riceverli in omaggio, ma li ha acquistati personalmente nel 2024, dopo essersi informato sull’origine della produzione. Un dettaglio che, insieme all’esposizione mediatica di Davos, ha trasformato un accessorio di nicchia in un caso finanziario in appena 24 ore.
Ripartono i negoziati sull’Ucraina. Dopo l’incontro a Davostra Volodymyr Zelensky e Donald Trump e il colloquio al Cremlino tra Vladimir Putin e la coppia Steve Witkoff-Jared Jushner, oggi negli Emirati Arabi Uniti va in scena il primo trilaterale tra Kyiv, Mosca e Washington. Abu Dhabi, come ha spiegato Zelensky, i delegati ucraini, russi e statunitensi discuteranno la questione chiave del controllo territoriale dell’Ucraina orientale, in particolare – come sottolinea Axios – del Donbass.
Rustem Umerov (Ansa).
Chi partecipa al trilaterale di Abu Dhabi
Witkoff e Kushner, dopo l’incontro con Putin, si sono recati da Mosca ad Abu Dhabi. Con loro sarà anche Dan Driscoll, segretario dell’esercito Usa. La delegazione ucraina è formata dall’ex ministro della difesa Rustem Umerov, oggi consigliere per la sicurezza nazionale, da Kyrylo Budanov, capo gabinetto di Zelensky, dal consigliere diplomatico Serhii Kyslytsia, dal capo di stato maggiore militare Andrii Hnatov e dal negoziatore David Arakhamia. La delegazione di Mosca è guidata dal direttore dell’intelligence militare, l’ammiraglio Igor Kostyukov, e da Kirill Dmitriev, direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato del Cremlino. Quest’ultimo, a margine della sessione negoziale, incontrerà separatamente Witkoff.
Piazza Affari apre in ribasso dello 0,41%. Spread Btp-Bund stabile in avvio a 62 punti base. Rendimento dei decennale italiano in flessione di un punto base al 3,5%.
Le quotazioni di Borsa italiana e spread
9.14 – Apertura debole per l’Europa
Listini europei deboli in avvio: Parigi -0,39%, Francoforte -0,15%, Londra -0,03%.
9.01 – Avvio in calo per Milano: -0,41%
Lieve ribasso per il principale indice della Borsa di Milano, in flessione dello 0,41%, a quota 44.904,78 in apertura.
8.37 – Lo spread Btp-Bund apre stabile a 62 punti
Lo spread Btp-Bund apre stabile a 62 punti base. Rendimento dei bond italiani in flessione di un punto base al 3,5%.
8.33 – Gas in forte ribasso ad Amsterdam (-4,4%)
Il presso del gas apre in forte ribasso ad Amsterdam a 36,4 euro al megawattora (-4,4%).
8.29 – Asia ai massimi storici
Le Borse asiatiche toccano nuovi massimi storici. L’indice Msci dell’area Asia-Pacifico sale dello 0,4%, con Tokyo e Hong Kong che avanzano dello 0,3%, Shanghai dello 0,2%, Shenzhen dell’1,1%, Seul dello 0,8% e Sydney dello 0,1%.
È già finita l’avventura di Jasmine Paolini agli Australian Open. La tennista italiana, ottava del ranking Wta, ha perso al terzo turno contro la 18enne statunitense Iva Jovic, testa di serie numero 29, che adesso si giocherà un posto nei quarti di finale con la kazaka Yulia Putintseva. Paolini ha ceduto in due set col punteggio di 6-2, 7-6(3), complice un malessere allo stomaco che l’ha debilitata (e non è il primo caso a Melbourne). Verso la fine del primo set, al cambio campo sul 5-2 per l’avversaria, l’azzurra è stata costretta a chiedere l’intervento del medico. Poi ha proseguito la partita, senza però riuscire a eguagliare il miglior risultato ottenuto nel primo Slam dell’anno (ottavi nel 2024).
Iva Jovic (Ansa).
Subito fuori Errani-Vavassori nel doppio misto
Subito fuori al primo turno Sara Errani e Andrea Vavassori, teste di serie numero 1 del tabellone del doppio misto. Gli azzurri hanno perso 6-4, 6-2 contro la coppia formata dalla tedesca Laura Siegemund e dal francese Edouard Roger-Vasselin.
TikTok ha annunciato di aver concluso l’accordo per la cessione delle sue attività negli Stati Uniti a investitori non cinesi, chiudendo uno scontro politico e legale che andava avanti da anni. L’operazione porta alla nascita di una nuova società, TikTok U.S. Joint Venture, controllata in maggioranza da capitali americani. Oracle, Silver Lake e MGX detengono ciascuna il 15 per cento, mentre ByteDance scende al 19,9 per cento.
L’accordo evita la chiusura di TikTok negli Stati Uniti
La separazione delle operazioni statunitensi risponde alla legge approvata dal Congresso nel 2024, che prevedeva il divieto dell’app negli Stati Uniti se la società cinese non avesse ceduto il controllo. Il provvedimento mirava a ridurre i timori sulla sicurezza nazionale, legati alla possibile raccolta di dati degli utenti americani e all’influenza di Pechino sui contenuti. Il bando sarebbe dovuto entrare in vigore a gennaio 2025, ma Donald Trump ne ha rinviato più volte l’applicazione per consentire il raggiungimento di un’intesa. Trump ha rivendicato il risultato con un messaggio su Truth Social, definendo l’accordo una «conclusione drammatica, finale e bellissima» e scrivendo: «Sono così felice di aver aiutato a salvare TikTok». Una posizione distante da quella del suo primo mandato, quando aveva sostenuto il divieto dell’app, prima di cambiare linea dopo le elezioni del 2024.
ByteDance tuttavia manterrà l’algoritmo
Secondo TikTok, l’operazione consente di «allentare i legami con la Cina» e garantire continuità agli oltre 200 milioni di utenti statunitensi. In un memo interno, l’amministratore delegato Shou Chew ha parlato di «ottime notizie» per la community americana. Restano però interrogativi sull’impatto reale dell’accordo: ByteDance manterrà l’algoritmo, che verrà concesso in licenza alla nuova entità, e diversi esperti continuano a dubitare che la riorganizzazione sia sufficiente a eliminare tutte le preoccupazioni sulla sicurezza.
Il quadro normativo inerente i bonus per la genitorialità, la disabilità e l’inclusione sociale è stato delineato dalla nuova legge di Bilancio con non poche novità per il 2026. La legge 199 del 30 dicembre 2025 introduce, infatti, una serie di misure volte a rafforzare il sistema di protezione sociale per i nuclei familiari, con un’attenzione specifica verso le fragilità e le responsabilità di cura. Le disposizioni di competenza dell’Inps mirano a garantire una maggiore flessibilità nel lavoro e un sostegno economico diretto per contrastare l’inflazione e le difficoltà abitative. Attraverso un recente focus dell’istituto, si delinea una strategia di inclusione che non riguarda solo i sussidi mensili o una tantum, ma anche lo sviluppo di infrastrutture digitali e normative per agevolare l’assistenza continuativa ai soggetti più vulnerabili all’interno della società italiana.
A chi spetta il bonus genitorialità del 2026?
Lavoratrice addetta in un’azienda ortofrutticola (Imagoeconomica).
Le novità riguardanti il sostegno ai genitori prevedono l’estensione del congedo parentale ordinario fino ai 14 anni di vita del figlio, applicabile anche in caso di prole con disabilità. Per quanto concerne la malattia del bambino, la tutela è stata potenziata per la fascia d’età compresa tra tre e 14 anni. I giorni fruibili da ciascun genitore passano da cinque a dieci all’anno. Una misura rilevante è il bonus mamme 2026, destinato alle lavoratrici dipendenti, escluso il settore domestico, e alle autonome con reddito fino a 40 mila euro. Tale beneficio, erogato su domanda dall’Inps, non concorre alla formazione del reddito imponibile e non rileva ai fini Isee.
Riforma dell’assegno di inclusione e strumenti di contrasto alla povertà
La disciplina dell’assegno di inclusione, anche ai fini sociali, ha subito modifiche sostanziali riguardanti i rinnovi. La prestazione viene riconosciuta per 18 mesi e può essere rinnovata per ulteriori 12 mesi senza l’obbligo di sospensione di un mese tra i cicli. Tuttavia, la prima mensilità di ogni rinnovo è erogata al 50 per cento dell’importo spettante. Parallelamente, è stata rifinanziata la carta Dedicata a te per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità, destinata a chi possiede un Isee entro i 15 mila euro. Per i genitori separati è stato istituito un fondo specifico presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Le principali novità includono:
l’erogazione continua dell’assegno di inclusione senza pause tra i periodi;
il contributo straordinario per chi abbia terminato la fruizione a novembre 2025;
l’incremento dei fondi per la carta acquisti;
il sostegno abitativo per genitori non assegnatari con figli a carico fino a 21 anni;
il rifinanziamento delle convenzioni operative con Poste italiane.
Quali indennità si possono richiedere nel 2026 per la disabilità e l’assistenza familiare?
Caregiver (Ansafoto).
Il governo ha stanziato risorse significative per la figura del caregiver familiare, prevedendo la creazione di una piattaforma informatica entro il mese di settembre 2026 per la gestione dei flussi di sostegno. Presso il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) è stato istituito un fondo con una dotazione iniziale di 1 milione 150 mila euro per quest’anno, che salirà a 207 milioni di euro annui dal 2027. Per quanto riguarda gli accertamenti sanitari, l’epilessia farmacoresistente ottiene il riconoscimento di gravità ai sensi della legge 104 del 1992. Si segnalano inoltre:
l’assegno sostitutivo dell’accompagnatore militare pari a 1.000 euro mensili;
l’implementazione di una piattaforma telematica dell’Inps per il controllo dei permessi legge 104;
l’integrazione dei flussi informativi Uniemens per la verifica degli utilizzi;
il vincolo delle risorse per definire il valore economico dell’attività di cura;
il trasferimento all’Inps di quote del fondo caregiver per la gestione digitale.
Il bonus per le ristrutturazioni edilizie del 2026 rappresenta la principale agevolazione fiscale per il recupero del patrimonio immobiliare, disciplinata dal Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir). Nelle ultime ore, l’Agenzia delle entrate ha diffuso i dettagli operativi per accedere alla detrazione Irpef, che deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Nonostante la normativa generale prevedesse una riduzione delle aliquote, il governo è intervenuto per stabilizzare il sostegno al settore edilizio. La misura mira a incentivare la riqualificazione degli edifici esistenti, garantendo un risparmio d’imposta significativo per i proprietari che decidano di investire nell’efficienza e nella sicurezza delle proprie abitazioni. La Manovra 2026 conferma l’esclusione dagli incentivi delle caldaie a combustibili fossili.
Bonus ristrutturazioni edilizie 2026: chi può richiederlo?
Sede dell’Agenzia delle entrate (imagoeconomica).
Il bonus per le ristrutturazioni edilizie del 2026 rappresenta un incentivo di natura fiscale rivolto a una vasta platea di beneficiari che sostengono le spese per interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo sui propri immobili. Possono accedere alla detrazione, quindi, i proprietari degli immobili, chi detiene un diritto reale di godimento su di essi e i locatari. Nello specifico, i soggetti ammessi sono:
i proprietari e i nudi proprietari;
i titolari di un diritto reale di godimento come usufrutto, uso, abitazione o superficie;
i locatari e i comodatari;
i soci di cooperative a proprietà divisa e indivisa;
gli imprenditori individuali, limitatamente agli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce.
Inoltre, il bonus è riconosciuto a chi acquista immobili a uso abitativo facenti parte di edifici interamente ristrutturati da imprese di costruzione o cooperative edilizie, purché l’alienazione avvenga entro 18 mesi dal termine dei lavori.
Quali sono le nuove agevolazioni per la ristrutturazione nel 2026?
La legge 199/2025 ha modificato, ancora per un anno, le aliquote ordinarie al fine di sostenere contribuenti e imprese edili. Per le spese sostenute nel corso del 2026, l’entità del rimborso varia in base alla tipologia di immobile.
Per chiacquista da impresa, la detrazione si calcola su un importo forfettario pari al 25 per cento del prezzo di vendita comprensivo di Iva. Dal 2027, l’aliquota del bonus ristrutturazioni scenderà al 30 per cento per le seconde case e al 36 per cento per l’abitazione principale.
Quali sono le nuove regole per i bonus edilizi nel 2026?
Il modello 730 per la denuncia dei redditi (Ansafoto).
Le modalità di fruizione del bonus sulle ristrutturazioni edilizie hanno subìto restrizioni importanti rispetto al passato. Innanzitutto, per gli interventi previsti dall’articolo 16-bis del Tuir, non è più possibile optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito d’imposta, salvo rari casi previsti dalle deroghe normative. Pertanto, la detrazione avviene quasi esclusivamente in modo diretto nella dichiarazione dei redditi. Restano comunque vigenti alcune disposizioni per le cessioni residue, che possono essere effettuate verso:
banche e intermediari finanziari;
società appartenenti a un gruppo bancario;
imprese di assicurazione autorizzate.
È fondamentale conservare i bonifici parlanti e le abilitazioni amministrative per fruire dell’incentivo. Infine, si segnala che la sostituzione di gruppi elettrogeni di emergenza con modelli a gas di ultima generazione mantiene una detrazione specifica del 50 per cento.
Un ritorno all’antico; sarà un progresso. David Ermini, già vicepresidente del Csm (vice dunque del presidente della Repubblica Sergio Mattarella), già parlamentare del Partito Democratico, avvocato penalista con il no alla riformadella giustizia in tasca, in ottimi rapporti con la responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani, sarà il candidato sindaco del centrosinistra alle elezioni amministrative di Figline e Incisa Valdarno, nato nel 2014 dalla fusione di due Comuni del Valdarno fiorentino (c’è anche un valdarno aretino e ovviamente fra i due territori contigui esiste un’accigliata contesa).
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con David Ermini e Carlo Nordio (Imagoeconomica).
Sulla candidatura si allunga l’ombra di Renzi
L’annuncio ufficiale è stato dato questa settimana dopo una riunione serale del Pd locale, ma la notizia era nell’aria da tempo. Almeno dalle dimissioni del precedente sindaco, Valerio Pianigiani, che i conterranei descrivono come ingenuo e impolitico (non il massimo per guidare una comunità), avvenute nel novembre del 2025 ad appena un anno dal voto. Ermini, un tempo compagno di classe dell’allenatore Maurizio Sarri, sarà dunque il candidato sindaco del centrosinistra e torna nel suo Valdarno: l’esordio in politica fu infatti da consigliere comunale a Figline (tra il 1980 e il 1985, incarico che poi ha ricoperto anche tra il 2001 e il 2006). Tutto semplice, tutto chiaro, tutto risolto? Naturalmente no. Ermini è appena tornato ma deve già affrontare un enigma proveniente dal suo passato politico: che farà Italia Viva? Che farà Matteo Renzi, con cui ci sono stati cospicui e stranoti scazzi a mezzo stampa? L’ex presidente del Consiglio è in una fase ecumenica, va d’accordo con tutti nel campo largo, ha buone parole per chiunque (da Elly Schlein in giù), ha favorito anche alleanze in ogni dove alle Regionali. Ha accettato di buon grado l’idea di farsi perdonare qualcosa (l’essere Renzi, a occhio). Ma chissà se riuscirà a sostenere anche l’ex amico Ermini, considerato nientemeno che un traditore sia da Renzi sia da un altro ex membro autorevole del vecchio Giglio Magico, Luca Lotti (ma anche con lui Renzi ha avuto non pochi problemi; c’è qualcuno che ancora non ha litigato con il fondatore di Italia Viva?).
Matteo Renzi (Imagoeconomica).
La rottura tra Ermini e il leader di Italia viva
Il problema è che il renzismo vive di superlativi, tutto è bellissimo o bruttissimo. Nella renziana guerra dei superlativi – un giorno sei un genio, quello dopo uno sfigato – Ermini è rimasto sempre sulla linea mediana. Non una parola di troppo, non un bercio, mai una parola contro il Capo, neanche quando ci rimase male perché nel 2017 Renzi fece un rimpasto della segreteria e lui rimase fuori. Sempre basso profilo, anche sui social dove basta un “ciaone” a far deragliare. Questo però era vero un tempo. Nel senso che la rottura con Renzi è conclamata, aspra, superlativa appunto. Una bellissima rottura (dipende dai punti di vista; giornalisticamente, lo è). Ermini tuttavia non sembra essere troppo preoccupato, alle persone con cui ha parlato in queste ore spiega di non aver bisogno di Italia Viva, che può anche farne a meno. Per il momento, comunque, non sono arrivate dichiarazioni di Francesco Bonifazi, parlamentare di primo piano di Italia Viva, che di solito viene mandato in avanscoperta quando c’è da tirare una legnata a qualche avversario.
Francesco Bonifazi (Ansa).
Il mite avvocato diventato battagliero
Aver fatto il vice di Mattarella ha dunque dato non poco coraggio a questo mite avvocato, ex mite, oggi piuttosto battagliero. Si è pure messo a scrivere un libro, Ermini, ma chissà se a questo punto vedrà mai la luce. «Arriva un momento nella vita in cui chi ha avuto l’onore di ricoprire incarichi di grande prestigio come ho avuto l’onore di ricoprire io, può dimostrare che le Istituzioni, le proprie idee e i propri valori si possono servire provando a mettersi al servizio e a disposizione della Comunità di cui si è figli». È questo un modo anche per rintuzzare chi non lo voleva, tipo appunto Italia Viva: io ho fatto il vice di Mattarella, dice Ermini, che altro volete di più da me?