Un infermiere è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Legnano per maltrattamenti e violenza sessuale ai danni due anziane ospiti di una Rsa di Parabiago (Milano), che avrebbe palpeggiato. L’uomo, dipendente della struttura, è stato fermato al termine di indagini scattate dopo una denuncia presentata a ottobre dai familiari di una delle due vittime, che avevano notato sul corpo dell’anziana segni di violenza: telecamere installate all’interno della struttura hanno ripreso l’infermiere, un peruviano di 46 anni residente appunto a Parabiago, avvicinare in più occasioni le due donne sole a letto. Il comando provinciale dei carabinieri di Milano, in un comunicato stampa, spiega che sono stati raccolti «forti elementi indiziari». L’infermiere è stato posto agli arresti domiciliari.
Il tribunale di Tempio Pausania ha chiarito nei dettagli le motivazioni che hanno portato alla condanna di Ciro Grillo, figlio di Beppe, e di tre amici genovesi per lo stupro di gruppo denunciato da un’allora 18enne nel luglio del 2017 a pochi passi da Porto Cervo. Il collegio giudicante ha sottolineato come la vittima «deve essere ritenuta pienamente attendibile. Le sue dichiarazioni hanno trovato, infatti, significativi riscontri. Non può revocarsi in dubbio che l’assunzione del “beverone”, contenente anche una quantità di vodka, abbia provocato nella stessa una condizione di inferiorità fisica e psichica che ha agevolato l’operato criminoso degli imputati». I giudici hanno evidenziato come la giovane non potesse in alcun modo dare consenso, «dato che si sono consumati in un contesto di costrizioni ed impossibilità di reagire, che denotano la particolare brutalità del gruppo, coeso fin da principio, e che ha agito in un contesto predatorio e prevaricatorio non tenendo in considerazione alcuna lo stato di fragilità in cui versava la ragazza».
Il tribunale: «Lesa la libertà sessuale della ragazza»
La ricostruzione del tribunale ripercorre anche la serata del 16 luglio 2017, iniziata al Billionaire e proseguita fino al giorno successivo nell’appartamento di Beppe Grillo al Pevero. Il collegio ha ricordato come la giovane sia stata costretta a bere alcool, trovandosi in uno stato di alterazione psicofisica e ridotta lucidità: «non vi è alcun dubbio che gli imputati abbiano, con la loro azione, consapevolmente leso la libertà sessuale della ragazza, approfittando, a tal fine, delle condizioni di minorata difesa di quest’ultima, e dunque ben consci dello stato di ubriachezza della vittima». Per quanto riguarda il consenso, i giudici chiariscono che «nel caso in parola è palese l’inesistenza di positive manifestazioni di volontà» e ricordano che «un siffatto consenso non è libero consenso bensì consenso coatto». Infine, i magistrati sottolineano come «la deposizione resa dalla teste appare dunque dimostrativa dell’assenza di profili di animosità e astio della ragazza nei confronti degli imputati; da essa, piuttosto, traspare la rappresentazione di una ragazza profondamente incisa dall’esperienza subita».
I figli della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli, a Chieti, resteranno nella struttura protetta dove attualmente si trovano. Lo ha stabilito il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che ha disposto anche una perizia sia sui bambini sia sui genitori. L’incarico è stato affidato alla perita Simona Ceccoli, alla quale sono stati concessi quattro mesi per rispondere ai quesiti posti dai giudici. Nel provvedimento emergono diverse criticità: tra queste, l’assenza della documentazione necessaria ad attestare le autorizzazioni per gli interventi effettuati sull’abitazione. Un elemento che ha indebolito una delle principali linee difensive. Restano inoltre le perplessità legate alla prospettiva di trasferimento in un nuovo casolare, ritenuta incerta anche alla luce di precedenti episodi, quando la coppia aveva fatto perdere le proprie tracce dopo l’avvio di verifiche da parte dei servizi sociali.
La casa nel bosco di Palmoli (Ansa).
A tutto si aggiunge il tema del diritto allo studio, in particolare per la figlia maggiore, che secondo il Tribunale risulta compromesso, rendendo necessaria una «indagine personologica e psicodiagnostica» sull’intero nucleo familiare, come stabilito dal collegio presieduto da Cecilia Angrisano. Non ci sarà dunque un ricongiungimento per le festività, anche se una parziale occasione di incontro è prevista per il giorno di Natale. Giovedì 25, infatti, è fissata la visita del padre, Nathan Trevallion, che potrà recarsi nella casa famiglia di Vasto dove sono ospitati i bambini. Al termine dell’orario consentito, è ritenuto probabile che la struttura permetta al genitore di trattenersi per il pranzo insieme ai figli all’interno della comunità, consentendo così almeno un momento di condivisione familiare durante le feste.
Il tribunale di Roma ha escluso, allo stato attuale, la nomina di un amministratore di sostegno per Vittorio Sgarbi, ritenendolo capace di gestire gli atti ordinari della propria vita quotidiana. La decisione arriva dopo l’istanza presentata dalla figlia Evelina Sgarbi, che aveva chiesto l’intervento del giudice sostenendo che il padre non fosse più in grado di tutelare autonomamente i propri interessi. Contestualmente, però, il tribunale ha disposto una perizia medica per verificare se Sgarbi sia idoneo anche a compiere atti straordinari e a esercitare i diritti personalissimi.
Sospeso il matrimonio tra Sgarbi e Sabrina Colle
La perizia dovrà accertare se esistano condizioni psicologiche, psicopatologiche o cognitive tali da incidere sulla capacità di comprendere e valutare le conseguenze personali, patrimoniali e giuridiche di decisioni di particolare complessità. L’esame riguarderà in particolare la gestione straordinaria del patrimonio, la possibilità di fare testamento e la scelta di contrarre matrimonio. La consulenza è stata affidata a una psicologa psicoterapeuta nominata dal tribunale. In attesa dell’esito — che non è previsto prima della primavera del 2026 – resta sospesa la possibilità di celebrare il matrimonio con Sabrina Colle, annunciato nelle scorse settimane. Il procedimento giudiziario è iniziato dopo un periodo di grave depressione attraversato da Sgarbi, culminato con un ricovero al Policlinico Gemelli. Successivamente Evelina Sgarbi aveva presentato un’istanza di ricusazione del giudice, poi respinta.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato cinque provvedimenti di grazia, dopo il via libera del ministro della Giustizia al termine della prevista istruttoria. A darne notizia è un comunicato del Quirinale, che chiarisce come i decreti riguardino situazioni personali e giudiziarie differenti, valutate singolarmente sulla base dei pareri espressi dalle autorità competenti e delle circostanze specifiche di ciascun caso.
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
Il primo provvedimento riguarda Zeneli Bardhyl, nato nel 1962, condannato a un anno e sei mesi per evasione dagli arresti domiciliari: la grazia copre l’intera pena, tenendo conto delle valutazioni favorevoli del magistrato di sorveglianza e del procuratore generale, secondo cui l’allontanamento dall’abitazione sottoposta all’obbligo di dimora non configurava il reato contestato. È stata invece estinta la pena residua per Franco Cioni, nato nel 1948, condannato per l’omicidio volontario della moglie, malata terminale, avvenuto nell’aprile 2021. Atto di clemenza anche per Alessandro Ciappei, nato nel 1974, condannato per una truffa commessa nel 2014: la grazia riguarda la pena ancora da scontare ed è stata motivata dalla limitata gravità del reato, dal tempo trascorso e dal percorso di vita ricostruito all’estero.
I casi di Gabriele Spezzuti e Abdelkarim Alla F. Hamad
Gli altri due decreti interessano Gabriele Spezzuti, nato nel 1968, e Abdelkarim Alla F. Hamad, nato nel 1995. Nel primo caso la grazia è stata concessa sulla parte residua della sanzione pecuniaria, pari a 80 mila euro, dopo che la pena detentiva per reati legati agli stupefacenti, commessi nel 2005, era già stata interamente espiata, tenendo conto anche delle difficili condizioni economiche e dell’assenza di ulteriori condotte illecite negli anni successivi. Per Abdelkarim Alla F. Hamad, condannato a 30 anni di reclusione per concorso in omicidio plurimo e violazioni della normativa sull’immigrazione risalenti al 2015, il presidente ha disposto una grazia parziale. La decisione si fonda, tra l’altro, sulla giovane età al momento dei fatti, sul percorso di recupero riconosciuto durante oltre dieci anni di detenzione e sulla complessità del contesto in cui maturarono i reati.
È morto a 74 anni Giovanni Masotti, giornalista e inviato Rai, figura di primo piano dell’informazione televisiva italiana. Era ricoverato in una clinica privata di Roma a causa di una broncopolmonite, le cui complicazioni si sono rivelate fatali. Nel corso della sua carriera ha ricoperto numerosi ruoli all’interno del servizio pubblico, distinguendosi come inviato, conduttore e condirettore, oltre a essere stato vicedirettore del Tg2. Importante anche la sua attività come corrispondente dall’estero, con incarichi a Londra e a Mosca, che ne hanno consolidato il profilo internazionale.
La carriera di Giovanni Masotti
Masotti aveva mosso i primi passi nel giornalismo nel 1974, iniziando come cronista al quotidiano Momento-sera. Da lì un percorso articolato che lo ha portato a collaborare con Radio Monte Carlo e successivamente con La Nazione di Firenze. Negli Ottanta entra in Rai nella redazione di Firenze, dove conduce il Tgr Toscana. Nel 1990 approda al Tg2 come giornalista parlamentare e tra il 1994 e il 1997 è volto dell’edizione notturna. In seguito viene nominato caporedattore dell’area politica e nel 2002 assume l’incarico di vicedirettore del Tg2 dal Parlamento. Tra le esperienze più significative anche la conduzione di programmi come Italia sì, Italia no e Punto e a capo. Dopo le corrispondenze estere, nel 2019 si era trasferito a Viterbo, dove aveva fondato la testata giornalistica Lamiacittànews.
All’ospedale Cisanello di Pisa i corpi di Jacopo Gambini, 17 anni, e Leonardo Renzoni, 16, sarebbero stati scambiati. I genitori di Jacopo hanno vegliato per circa due giorni su un ragazzo che credevano fosse il loro figlio, ricoverato in rianimazione dopo lo schianto in moto, mentre in realtà Jacopo era deceduto quasi subito ed era già stato trasferito in obitorio. Allo stesso tempo, l’altra famiglia non ha potuto salutare il proprio figlio, convinta che fosse morto sul colpo, quando invece stava lottando per sopravvivere. Intanto proseguono anche le indagini sull’incidente che ha coinvolto i due giovani, avvenuto in un parcheggio vicino a un punto vendita Ikea.
Come la famiglia Gambini si è accorta dello scambio
La verità è emersa solo dopo 48 ore, quando i genitori di Jacopo, insospettiti dalle condizioni del giovane ricoverato e dalle difficoltà nel riconoscerlo a causa di maschere e bendaggi, hanno scoperto che il gruppo sanguigno non coincideva. A quel punto i sanitari hanno effettuato verifiche interne, facendo emergere lo scambio. Resta ora da chiarire come sia potuto accadere: la documentazione compilata dai soccorritori risulterebbe corretta, mentre l’errore sarebbe avvenuto dopo l’arrivo in pronto soccorso, forse nella gestione dei fascicoli clinici. La famiglia Gambini ha presentato una denuncia per accertare responsabilità e cause dell’accaduto.
Un 15enne ha denunciato di essere stato trattenuto per circa un’ora da un gruppo di giovani che, dopo averlo circondato, lo hanno spogliato e minacciato per ottenere denaro. L’episodio è avvenuto nella serata di domenica 21 dicembre nella zona di corso Buenos Aires, a Milano, e si è poi spostato tra via San Gregorio e le strade limitrofe. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera inizialmente i ragazzi gli hanno sottratto il giubbotto, costringendolo subito dopo a consegnare anche maglione e scarpe. La situazione è degenerata quando gli aggressori si sono fatti dare portafoglio e cellulare: il giovane non aveva contanti, ma solo una carta prepagata, circostanza che ha spinto il gruppo a pretendere un prelievo forzato a uno sportello automatico.
Fermate quattro persone: un 20enne e tre minorenni
Poiché la carta risultava priva di fondi, i ragazzi gli hanno imposto di contattare i genitori per chiedere una ricarica. Il padre, insospettito dalla telefonata, ha chiamato il 112 consentendo ai carabinieri di intervenire con più pattuglie. I militari sono riusciti a fermare quattro presunti responsabili e a recuperare l’intera refurtiva, poi restituita alla vittima. Si tratta di un 20enne tunisino, trasferito nel carcere di San Vittore, e di tre minorenni — una ragazza italiana di 15 anni, un 16enne marocchino e un 17enne siriano — portati al centro di prima accoglienza del carcere minorile Beccaria. Tutti residenti nella Bergamasca, risultano già coinvolti in episodi simili.
Nel mese di gennaio 2026 sono previsti una serie di scioperi programmati in tutti i settori del trasporto: aerei, ferroviario, trasporto pubblico locale e taxi. Il calendario pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti indica una concentrazione di proteste soprattutto tra il9 e il 13 gennaio, periodo destinato a creare disagi a pendolari e viaggiatori.
Scioperi a gennaio: le date più critiche
Un treno della metro a Milano (Imagoeconomica).
Il 9 gennaio è il primo snodo problematico: lo stop coinvolgerà il trasporto aereo per 24 ore e il trasporto pubblico locale con un’astensione nazionale. Nella stessa giornata sono previste proteste nel settore handling, con le aziende aderenti ad Assohandlers ferme quattro ore. Tra il 9 e il 10 gennaio scatterà anche uno sciopero ferroviario dalle 21 del 9 alle 21 del 10. Dal 12 al 13 gennaio il personale ferroviario tornerà a fermarsi, con uno sciopero di quasi 24 ore dalla mattina del 12 alle 2 del 13. Il 13 gennaio sarà inoltre la giornata nazionale dello stop dei taxi, programmato per l’intera prestazione lavorativa.
Altre agitazioni nel mese
Il calendario prevede ulteriori azioni nel trasporto merci su rotaia (14 gennaio), un nuovo sciopero Trenitalia (23 gennaio) e uno stop di settore il 30 gennaio. Nel comparto aereo seguiranno altre mobilitazioni: il 26 gennaio per il personale Asc Handling e il 31 gennaio per lo sciopero Enav.
Enrico Varriale è stato condannato a 7 mesi di reclusione con pena sospesa e al pagamento di una provvisionale di 2 mila euro alla vittima per il reato di minacce e lesioni. Secondo quanto ricostruito, al termine di una discussione Varriale ha schiaffeggiato una donna con cui aveva iniziato una relazione: i fatti risalgono al 2021. Il processo ha riqualificato il reato di stalking, per il quale l’ex giornalista Raiera stato denunciato. Varriale era già stato denunciato per lesioni e stalking da un’altra donna, la ex compagna: a giugno il tribunale di Roma lo aveva condannato a 10 mesi di reclusione.
La procura di Milano ha aperto un’indagine su Fabrizio Corona con l’accusa di aver diffuso materiale a contenuto sessualmente esplicito senza il consenso delle persone coinvolte. Il reato contestato è quello previsto dalla normativa sul cosiddetto revenge porn. L’inchiesta prende avvio dall’ultima puntata di Falsissimo, il programma di gossip che Corona conduce su YouTube, in cui ha reso pubbliche chateimmagini private per sostenere una lunga serie di accuse nei confronti di Alfonso Signorini, direttore editoriale di Chi e conduttore del Grande Fratello.
Alfonso Signorini (Ansa).
Secondo la ricostruzione proposta da Corona, Signorini avrebbe costruito nel tempo un sistema in cui rapporti sessuali o scambi di messaggi e foto intime con giovani uomini sarebbero stati funzionali all’ingresso nel reality. L’ex fotografo sostiene che questo meccanismo andrebbe avanti da circa dieci anni e coinvolgerebbe centinaia di persone. A sostegno della tesi, Corona ha citato episodi relativi ad Antonio Medugno e altri ex concorrenti del Grande Fratello: si tratta tuttavia di affermazioni non verificate in sede giudiziaria. A seguito della pubblicazione del video, Signorini ha presentato querela, scegliendo il silenzio pubblico e affidando la vicenda ai propri legali. La procura, oltre all’iscrizione nel registro degli indagati, ha disposto una perquisizione nell’abitazione di Corona e negli studi dove registra Falsissimo.
Il caso del centro sociale Askatasuna di Torino ha riportato l’attenzione sugli sgomberi di altri immobili occupati in altre città d’Italia. A Roma, in particolare, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza dovrebbe occuparsene dopo le festività natalizie, con focus su occupazioni storiche come quella di Casapound all’Esquilino e lo SpinTime in via Santa croce in Gerusalemme. Secondo l’Ansa, se ne discuterà dopo la chiusura del Giubileo del 6 gennaio. Nello specifico, l’immobile di proprietà del Demanio occupato dall’estrema destra è sesto nella lista degli sgomberi della prefettura capitolina, davanti al centro sociale di San Giovanni dove si trovano anche molti minorenni.
Dario Cipullo, il 16enne di Novara che nella notte tra venerdì 19 e sabato 20 dicembre 2025 non era tornato a casa dopo una festa a casa di amici, è stato trovato morto. Il suo corpo è stato rinvenuto nel canale Cavour ad Agognate, nei pressi della rotonda che porta al castello autostradale dell’A4 di Novara Ovest. Dario era stato visto per l’ultima volta intorno all’1 di notte nei pressi del centro commerciale San Martino, dove si era fatto lasciare dal padre di una amica per poi proseguire a piedi fino a casa sua, che si trova a poche centinaia di metri. Nell’abitazione, però, non ci è mai arrivato, e da quel momento il suo telefono è risultato spento. Sul caso indagano i carabinieri.
Una ragazza di 33 anni è rimasta gravemente ferita a Palermo a causa di alcuni colpi di fucile esplosi in piazza Nascé, luogo della movida. I fatti si sono verificati intorno alle 2.30 di domenica 21 dicembre in via Quintino Sella, adiacente alla piazza. La giovane era seduta in un locale a bere un drink quando è stata raggiunta alla spalla da un proiettile. Il colpo è stato fatto partire da una Smart che, fuggita dopo aver sparato, ha anche investito due pedoni all’altezza di via Mazzini. La 33enne, che non sarebbe stata l’obiettivo dell’agguato, è stata trasportata in codice rosso a Villa Sofia. Le sue condizioni sono gravi ma non è in pericolo di vita. L’aggressore non è ancora stato identificato.
Migliaia di persone si sono radunate a Torino per manifestare contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Il corteo è partito alle 14.30 da Palazzo Nuovo, una delle sedi dell’Università. Il livello di allerta è molto alto tanto che sono giunti in città mezzi e uomini delle forze dell’ordine da diverse zone d’Italia. L’attenzione massima è rivolta agli obiettivi sensibili, in primis la prefettura in piazza Castello.
Tajani: «Non ci faremo intimidire»
«Io penso che la legge debba essere sempre rispettata. Quando si vìola la legge lo Stato ha il dovere, non il diritto, di farla rispettare, e il ministro dell’Interno Piantedosi ha fatto rispettare la legge». Così il vicepremier Antonio Tajani ai giornalisti. «Se poi i violenti vogliono continuare a fare violenza non possono pensare che lo Stato rimanga immobile, il governo non può rimanere immobile, perché la violenza è la violenza contro i cittadini. Distruggere auto, menare poliziotti, carabinieri, finanzieri che fanno il loro dovere… tanti di questi sono figli di papà che se la prendono con i figli del popolo, come diceva Pasolini, e così non va bene». E ancora: «Il diritto di manifestare senz’altro, tutti sono liberi di farlo. Chiunque può manifestare, l’importante è che non ci sia alcun messaggio violento. Non basta non essere violenti, nel senso distruggere auto, distruggere negozi, aggredire la polizia. Ma anche messaggi violenti sono inaccettabili. Si possono manifestare le proprie idee anche senza offendere o insultare nessuno. Certamente non ci facciamo intimidire, questo assolutamente no, perché la legge va sempre e comunque rispettata».
Un ragazzo di 11 anni è morto nel tardo pomeriggio di venerdì 19 dicembre 2025, in Val Venosta, dopo essere caduto mentre si stava arrampicando con un amico al parco giochi del paese. L’incidente è avvenuto a Laudes, frazione del Comune di Malles. Secondo le prime ricostruzioni i due si stavano arrampicando su un pendio particolarmente scosceso nel bosco e uno dei due avrebbe perso l’equilibrio, cadendo per decine di metri e morendo sul colpo. L’altro sta bene. Immediato l’allarme lanciato da alcuni uomini di una vicina falegnameria che hanno sentito le grida. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco, i carabinieri e il soccorso alpino, ma per il giovane non c’è stato nulla da fare.
C’è una nuova persona indagata nel caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. Si tratta di una donna, secondo quanto apprende l’Adnkronos, alla quale viene contestato il reato di false informazioni al pubblico ministero. L’iscrizione nel registro degli indagati arriva all’interno del nuovo filone di accertamenti avviato dalla procura di Roma nel maggio 2023, quando l’indagine è stata riaperta con l’ipotesi di sequestro di persona a scopo di estorsione. La donna è stata ascoltata venerdì mattina in presenza del suo difensore. Gli inquirenti intendono approfondire le circostanze su cui aveva riferito in passato, valutando eventuali discordanze rispetto alle risultanze raccolte nell’ultimo anno e mezzo.
La riapertura delle indagini su Emanuela Orlandi
Dal 2023 i pm, insieme ai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, stanno procedendo a una rilettura sistematica degli atti accumulati in oltre quattro decenni di inchieste, iniziative parlamentari, piste archiviate e testimonianze spesso contraddittorie. L’obiettivo è verificare elementi ritenuti rilevanti sulle ore immediatamente precedenti alla scomparsa della cittadina vaticana, avvenuta il 22 giugno 1983. A 42 anni dai fatti, l’inchiesta torna dunque a concentrarsi su testimoni, dichiarazioni e ricostruzioni che potrebbero aver inciso sulle direzioni intraprese dagli investigatori, nel tentativo di chiarire se informazioni non veritiere abbiano condizionato dei passaggi chiave di una delle storie giudiziarie più controverse del Paese.
Un uomo di 59 anni è stato fermato nella notte dei carabinieri di Prato. Secondo la ricostruzione della Procura avrebbe versato di nascosto la droga dello stupro nella minestra di una dipendente all’interno della sua ditta, dopo averla convinta a restare qualche ora in più a lavoro. La vittima, 24 anni, è stata poi violentata. La ragazza si è risvegliata priva di conoscenza all’interno di un camper, con vestiti diversi rispetto a quelli che indossava. Così si è recata in ospedale e ha denunciato l’accaduto. Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle videocamere di sorveglianza che avrebbero ripreso la violenza. Nell’organismo della vittima era presente, inoltre, del benzodiazepine, sostanza spesso associata a episodi simili.
Il direttore dei telegiornali dell’editrice Medianordest, Luigi Bacialli, 71 anni, è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso dopo essere stato aggredito in strada da una persona poi fuggita. L’episodio è avvenuto nel centro storico, non lontano dall’abitazione del giornalista, mentre si trovava a passeggio. Secondo quanto riferito dall’Ansa, Bacialli ha riportato ferite alla testa. Sull’identità dell’aggressore stanno indagando gli investigatori della questura.
Il sindaco di Treviso Mario Conte: «Diverbio a causa dei cani»
A fornire ulteriori elementi è stato il sindaco di Treviso, Mario Conte, intervenuto poco prima delle 13 in via Cornarotta, strada centrale della città dove si trova anche il comando dei carabinieri. Secondo quanto riferito dal primo cittadino, l’autore dell’aggressione risiederebbe nella stessa via. «Esprimo la mia solidarietà al direttore Bacialli che è un amico – ha detto Conte –; da quello che ho appreso si tratterebbe di una discussione originata da un bisticcio verbale a causa del comportamento dei cani del direttore. Non conosco il presunto autore del gesto, di cui si stanno occupando le forze dell’ordine». All’origine del diverbio ci sarebbe stata una piccola macchia di urina lasciata vicino al muro esterno dell’abitazione da uno dei due cani di piccola taglia del giornalista, che nel frattempo è stato dimesso dal pronto soccorso.
Da Zaia a Stefani: «Un episodio inaccettabile»
In una nota, il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia ha dichiarato: «Apprendo con grande preoccupazione quanto accaduto al direttore di Tg Medianordest, Luigi Bacialli, aggredito oggi da uno sconosciuto nel centro storico di Treviso. Identità, ragioni e circostanze dell’aggressione sono al momento al vaglio degli inquirenti, ma c’è un elemento che deve rimanere ben chiaro: la condanna, ferma e irremovibile, di qualsiasi forma di violenza o intimidazione». Zaia ha sottolineato che «la libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti sono valori fondamentali della nostra società». Sulla stessa linea anche il presidente del Veneto Alberto Stefani: «Quanto accaduto al direttore Bacialli stamattina a Treviso mi ha colpito profondamente. Si tratta di un episodio inaccettabile, da condannare senza esitazioni. Non è possibile essere aggrediti con quella violenza, in pieno centro città, per giunta per un motivo futile, e finire in ospedale». Stefani ha infine aggiunto: «Al direttore Bacialli va la mia vicinanza personale, prima ancora che istituzionale. Mi auguro che il responsabile di quanto accaduto venga individuato con celerità e punito di conseguenza».
La Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato il ricorso dei legali di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham contro l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni del capoluogo abruzzese, che aveva sospeso la responsabilità genitoriale alla coppia anglo-australiana, disponendo il trasferimento dei tre figli dalla casa nel bosco di Palmoli(Chieti) in una struttura protestta di Vasto. Nella casa famiglia si trova anche la madre, che può stare con i figli in alcuni momenti della giornata. Il padre, invece, si è trasferito momentaneamente in un casolare messo gratuitamente a disposizione da un ristoratore a pochi chilometri da Palmoli, in attesa dei lavori di ristrutturazione della casa nel bosco.
Immediato è arrivato il commento via social di Matteo Salvini, che nelle scorse settimane si è espresso a più riprese a favore di Nathan e Catherine: «Per questi giudici una sola parola: VERGOGNA. I bambini non sono proprietà dello Stato, i bambini devono poter vivere e crescere con l’amore di mamma e papà!».
Per questi giudici una sola parola: VERGOGNA. I bambini non sono proprietà dello Stato, i bambini devono poter vivere e crescere con l’amore di mamma e papà! pic.twitter.com/knaAynLvl9