Nella notte tra l’11 e il 12 gennaio a Guarene, nell’Albese, in provincia di Cuneo, un padre e un figlio sono stati trovati senza vita nella loro abitazione della frazione Castelrotto a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio. L’allarme è scattato nella mattinata del 12 gennaio, quando un familiare, non riuscendo a ottenere risposta dopo essere arrivato davanti alla casa, ha contattato i soccorsi: vigili del fuoco e carabinieri, intervenuti sul posto, hanno rinvenuto i corpi di Paolo Foglino, ristoratore di 57 anni, e del figlio Francesco, di 17. Foglino era conosciuto ad Alba perché titolare, insieme ai soci Paolo Salomone e Diego Paschina, dell’Osteriadei sognatori, uno dei locali più noti e frequentati del centro storico. Restano da chiarire le cause che hanno portato alla dispersione del gas letale: gli accertamenti sono in corso e l’indagine è affidata ai carabinieri, intervenuti insieme ai vigili del fuoco.
Martedì 13 gennaio 2026 i taxi si fermeranno in quasi tutta Italia per uno sciopero nazionale di 24 ore. L’astensione dal lavoro è prevista dalle 00:00 alle 24:00 e coinvolgerà tutte le principali città, con l’unica eccezione dell’Umbria. Lo sciopero è stato indetto da un fronte molto ampio di sigle sindacali e associative del settore taxi, in tutto 18 organizzazioni, tra cui Filt Cgil Taxi, Ugl Taxi, Usb Taxi, Uritaxi, Fedartaxi Cisal e Orsa Taxi.
I servizi garantiti
Taxi a Roma (foto Ansa).
Durante lo sciopero restano garantite le prestazioni minime indispensabili, sotto la vigilanza della Commissione di Garanzia: sono assicurati i servizi urgenti e quelli per persone con disabilità o diretti verso strutture sanitarie. Per l’utenza sono attesi forti disagi, soprattutto nei collegamenti con aeroporti e stazioni.
Le ragioni dello sciopero dei taxi
Alla base della mobilitazione ci sono le contestazioni contro quello che i tassisti definiscono l’ingresso «aggressivo» delle multinazionali delle piattaforme digitali nel trasporto non di linea. La categoria rivendica il taxi come servizio pubblico regolato, con tariffe fissate dai Comuni, obblighi di sicurezza, controlli e responsabilità precise verso l’utenza. Secondo i sindacati, questo modello sarebbe messo a rischio da sistemi basati su algoritmi e prezzi variabili, con il pericolo di rincari nei momenti di maggiore domanda. Tra le richieste rivolte al governo figurano il completamento e la piena applicazione della legge 12 del 2019 contro l’abusivismo, regole chiare per le piattaforme tecnologiche e la tutela del servizio pubblico taxi.
Un operaio è morto lunedì mattina all’acciaieria 2 dello stabilimento ex lIva di Taranto. Si tratta di Claudio Salamida, 46 anni. Ha perso la vita dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’impianto mentre era in servizio. Secondo le prime informazioni, era impegnato in attività di controllo e ispezionedelle valvole su un paiolato, una pedana interna all’impianto, che avrebbe ceduto facendolo cadere per diversi metri, da un’altezza di circa otto metri. L’incidente sarebbe avvenuto al convertitore 3. Sul posto sono intervenuti i responsabili della sicurezza e il personale sanitario del 118, che ha tentato a lungo le manovre di rianimazione, senza esito. I funzionari dello Spesal hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle procedure di sicurezza.
Proclamato sciopero immediato di 24 ore
I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato 24 ore di sciopero a partire da subito, da svolgersi in tutti i siti del gruppo con articolazioni territoriali. «In attesa di conoscere la dinamica, tutti i lavoratori dell’ex Ilva e del mondo metalmeccanico si stringono intorno alla famiglia del lavoratore», comunicano i sindacati. Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, ha espresso «profondo cordoglio» e ha fatto sapere che «sono in corso tutte le verifiche necessarie per accertare la dinamica dei fatti».
«È stato tutto così improvviso, inaspettato». Sono le prime parole di Alberto Trentini, il cooperante veneto liberato in Venezuela dopo 423 giorni di detenzione. «Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l’Italia. Ora posso fumare una sigaretta?», ha aggiunto al suo arrivo presso l’ambasciata d’Italia a Caracas. Ha chiesto subito di sentire la mamma al telefono, poi ha chiamato la fidanzata. Ha raccontato di non essere stato maltrattato e che durante gli spostamenti non è stato incappucciato. La sua famiglia ha commentato la notizia con un breve comunicato: «Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione».
Il rientro in Italia è previsto tra lunedì sera e martedì mattina
Con Trentini è stato liberato anche l’imprenditore piemontese Mario Burlò. La premier Meloni ha reso noto che è già partito da Roma un aereo per riportarli in Italia. Il rientro è previsto tra lunedì sera e martedì mattina. L’operazione fa parte di un disegno più ampio del governo venezuelano per scarcerare molti prigionieri politici stranieri dopo la cattura di Maduro e l’insediamento del nuovo governo di Delcy Rodriguez.
Sta per tornare in Italia di Leonardo Bove, il 16enne rimasto gravemente ferito nell’incendio di Crans-Montana. Dopo giorni di attesa, l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha annunciato che «abbiamo avuto l’ok dai medici svizzeri al trasferimento del ragazzo milanese ferito e le condizioni meteo ci offrono una finestra utile per il viaggio». Il giovane era ricoverato all’ospedale di Zurigo e non era stato finora possibile procedere al trasferimento né per le sue condizioni cliniche né per il maltempo che aveva impedito l’uso dell’elicottero. Con il miglioramento della situazione, il ponte aereo tra Italia e Svizzera è stato riattivato e «in questo momento l’elicottero di Areu della base di Bergamo, con l’equipe sanitaria a bordo, è partito per Zurigo», ha aggiunto Bertolaso, precisando che si attende «l’arrivo all’Ospedale Niguarda entro la serata».
A poche ore dalla strage di Crans-Montana, i titolari del Constellation, Jacques e Jessica Moretti, sono stati ascoltati dagli investigatori. Durante l’interrogatorio sono emersi diversi aspetti critici: la porta di servizio «era bloccata dall’interno», il soffitto era rivestito con schiuma isolante e infiammabile, il personale «non era formato» per affrontare emergenze e sull’uso di candele nel seminterrato hanno ammesso che «non era la prima volta». A seguito dell’incendio che è costato la vita a 40 persone, lui è finito in carcere, lei ai domiciliari.
Jacques Moretti (Ansa).
La ricostruzione dei momenti immediatamente precedenti al rogo è stata riferita da BfmTv. Dopo la mezzanotte del 31 dicembre il locale era affollato, tra musica, brindisi e camerieri che, sollevati dai colleghi, portavano bottiglie di champagne tra i clienti. Jessica racconta di aver notato improvvisamente «una luce arancione verso l’angolo del bar»: le candele accese sulle bottiglie avrebbero raggiunto il soffitto, innescando le fiamme. «Ho urlato: tutti fuori! Sono uscita dall’ingresso principale, salendo le scale, per dire alla guardia giurata di far uscire tutti. Ho chiamato il 118. Era l’1.28». Subito dopo contatta il marito, che si trovava in un altro pub: «Gli ho detto: c’è un incendio, venite subito! Ero nel panico, la chiamata è durata 11 secondi».
Il locale ristrutturato «dalla A alla Z» e l’utilizzo delle candele
Jacques arriva poco dopo e tenta di entrare, ma «era impossibile, troppo fumo». Si dirige allora verso l’uscita posteriore, al piano terra, trovandola «chiusa e bloccata dall’interno con un chiavistello», una situazione che sostiene non si verificasse mai. «L’abbiamo forzata e ha ceduto in pochi secondi». All’interno vede persone a terra, «tra loro la mia figliastra. Le abbiamo tirate fuori» per prestare i primi soccorsi. Chiede poi alla moglie, ferita a un braccio, di allontanarsi: «Le ho detto di non restare ad assistere a questa tragedia. Volevo proteggerla». Jessica conferma: «Ero nel panico, stordita, il mio corpo stava cedendo». Sul locale, Jacques afferma che era «ristrutturato dalla A alla Z», compreso il soffitto, e che in dieci anni «i vigili del fuoco hanno effettuato due o tre ispezioni» senza «alcuna richiesta di modifica». Ammette però l’assenza di un sistema antincendio e, alla domanda sulla preparazione dello staff, risponde: «No». Sull’uso delle candele precisa che non erano una consuetudine fissa: «Non era una cosa che facevamo sistematicamente. Non ho mai impedito di farlo, ma non li ho nemmeno mai obbligati».
Svolta nelle indagini per la morte di Alex Marangon, 25enne barista di Marcon (Venezia), che fu trovato senza vita nel Piave il 2 luglio 2024, dopo aver preso parte a un rito sciamanico a Vidor, nel Trevigiano. Cinque persone sono state infatti iscritte nel registro degli indagati, con le accuse di morte in conseguenza di altro reato e cessione di sostanze stupefacenti. Secondo la ricostruzione ipotizzata dalla magistratura, Marangon sarebbe precipitato sul letto ghiaioso del fiume da un terrapieno alto una decina di metri, probabilmente privo di lucidità a causa dell’assunzione di varie sostanze. (aveva sicuramente consumato un decotto di ayahuasca).
Chi sono le cinque persone iscritte nel registro degli indagati
Sono stati iscritti nel registro degli indagati Diana Da Sacco, moglie del proprietario dell’abbazia di Santa Bona (ex edificio religioso oggi adibito a residenza privata e sede per eventi), Andrea Zuin e Tatiana Marchetto, ovvero gli organizzatori dell’evento, e i due curanderos colombiani Jhonni Benavides e Sebastian Castillo, che gestirono la liturgia pagana. Quest’ultimi, tornati nel loro Paese dopo il ritrovamento del cadavere di Marangon, sono tuttora irreperibili. Il 15 gennaio la procura conferirà l’incarico al medico legale di effettuare l’analisi dei capelli di tutte le 20 persone che tra il 29 e il 30 giugno 2024 parteciparono al rito sciamanico, già prelevati nelle prime fasi dell’inchiesta.
Un terremoto di magnitudo 5.1 si è verificato alle 5:53 lungo la costa calabrese sud-orientale. L’epicentro, secondo quanto riporta il sito dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, è stato individuato nel Mar Ionio a una profondità di 65 chilometri. La scossa è stata avvertita in tutta la Calabria e nelle province della Sicilia orientale, con segnalazioni da Catania, Ragusa e Messina. Ma è stata percepita anche in Puglia, tra Taranto e Bari, e persino a Malta. Nonostante la magnitudo elevata, non si segnalano danni a cose o persone. La circolazione ferroviaria è stata però sospesa in Calabria, possibili ritardi e cancellazioni.
La Corte d’assise di appello di Bologna ha ratificato la condanna all’ergastolo nei confronti di Giampaolo Amato, un tempo medico della Virtus, ritenuto responsabile degli omicidi della moglie Isabella Linsalata, ginecologa di 62 anni spirata tra il 30 e il 31 ottobre 2021, e della suocera Giulia Tateo, 87 anni, mancata 22 giorni prima. I magistrati hanno avallato il verdetto emesso in primo grado, sposando l’istanza avanzata dalla procura generale, secondo cui le due vittime sarebbero perite a causa di un cocktail di medicinali somministrati con intento letale.
Le parole di Amato prima della sentenza
Prima che i giudici si pronunciassero, Amato, recluso da aprile 2023, ha proclamato la propria innocenza: «Sono solo un uomo che ha visto la sua vita travolta dal sospetto di un duplice delitto. Le morti di Isabella e di sua mamma sono spiegabili, ed è stato fatto in maniera logica dai miei difensori. È stata solo una tragedia. Quello che voglio farvi comprendere è che io non ne porto la responsabilità. Sono innocente e non smetterò mai di gridarlo. Per me, per i miei figli e per la verità, senza la quale non c’è giustizia». «Non ho commesso quello che mi viene addebitato», ha ribadito Amato, «non ho ucciso mia moglie e mia suocera, non ho mai commesso un gesto di violenza verso altre persone. Sono un medico, ho dedicato tutta la mia vita alle cure».
Gianni Alemannoresterà in carcere. La Corte di Cassazione ha respinto, dichiarandolo inammissibile, il ricorso presentato dai legali dell’ex sindaco di Roma, condannato a 22 mesi nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo. Alemanno è stato condannato per traffico di influenze e attualmente sta scontando la sua pena nel carcere di Rebibbia, dopo la revoca dei servizi sociali. La difesa, rappresentata dall’avvocato Cesare Placanica, ha espresso il proprio rammarico e la sua «delusione» per la decisione della Cassazione. Alemanno è in carcere dal 31 dicembre 2024, dopo la revoca dei servizi sociali. L’ex sindaco di Roma avrebbe presentato al tempo falsa documentazione per evitare le attività che avrebbe dovuto svolgere in una struttura che si occupa di vittime di violenza e famiglie in difficoltà.
Dai tavoli della Gintoneria e della Malmaison a quelli di chi è disposto a offrire la cifra più alta. Il 9 gennaio si è aperta l’asta telematica sulle bottiglie di champagne e di altri alcolici pregiati sequestrate nell’ambito dell’inchiesta su un presunto giro di droga e prostituzione con al centro il noto locale milanese di via Napo Torriani e il vicino privé. Inchiesta che, a marzo 2025, aveva portato all’arresto di Davide Lacerenza e dell’ex compagna Stefania Nobile.
Davide Lacerenza (Facebook).
Sei bottiglie di Jacques Selosse a partire da 2.550 euro
Fino al 30 gennaio collegandosi ai siti di spazio aste e Ivgmonza sarà possibile fare un’offerta per accaparrarsi «vini e liquori di alto pregio», tra cui Petrus, La Tache, Romanèe, Krug, Dom Perignon, Masseto, beni ora in mano al custode giudiziario della Procura di Milano. Per sei bottiglie di champagne Jacques Selosse si parte da una base di 2.550 euro. Cinque bottiglie di tequila Clase Azul Reposado in porcellana decorata vengono battute a partire da 1062 euro. Con l’edizione speciale Dia de los Muertos a 1955 euro. Il lotto più costoso è formato da una bottiglia di vino rosso La Tache che parte da 5.525 euro. Sotto i 100 euro resta solo qualche bottiglia di vino rosso.
La confisca dei beni e il patteggiamento
Lo scorso ottobre la gip aveva ratificato i patteggiamenti a quattro anni e otto mesi di Lacerenza e a tre anni di Nobile, oltre alla confisca di oltre 900 mila euro, ossia il valore stimato delle bottiglie messe all’asta, di alcune decine di migliaia di euro trovati sui conti, oltre agli arredi dei locali sequestrati. Lacerenza, dopo il patteggiamento, ha chiesto come misura alternativa al carcere l’affidamento in prova ai servizi sociali anche per disintossicarsi in una comunità, mentre Nobile è stata già ammessa a lavori di pubblica utilità.
Partiti da Melegnano, i trattori hanno raggiunto Milano poco dopo mezzogiorno, entrando in piazza Duca d’Aosta da via Pirelli sotto la scorta della polizia locale. Circa un centinaio di mezzi agricoli, con bandiere tricolori, clacson e sirene, si sono schierati davanti al Pirellone, per manifestare contro l’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur. Tra gli slogan esposti e scanditi durante il presidio, anche «Difendiamo il made in Italy e la qualità dei nostri prodotti anche per voi consumatori, il governo non deve firmare l’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur». Sui trattori campeggiavano cartelli con scritte come «a mali estremi, estremi rimedi», «la terra chiama il governo risponda: stato di crisi» e «padroni di noi stessi, schiavi di nessuno». Alla protesta hanno preso parte anche pescatori, artigiani e cittadini, mentre i mezzi sono stati parcheggiati lungo la rotonda davanti alla stazione Centrale.
I trattori bloccano il traffico a Milano (Ansa).
La mobilitazione è stata promossa da Coapi e Riscatto agricolo Lombardia contro la firma del trattato, ritenuto un accordo che «favorisce la speculazione e punisce agricoltori e cittadini europei e sudamericani». Nel frattempo, a Bruxelles, la maggioranza dei Paesi dell’Unione europea ha dato il primo via libera alla firma dell’intesa di libero scambio con il Mercosur, che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Una volta completata la procedura formale, la Commissione europea potrà procedere alla firma dell’accordo con i Paesi sudamericani nei prossimi giorni. L’accordo è stato approvato con il voto favorevole della maggioranza qualificata, mentre Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda si sono espresse contro e il Belgio si è astenuto.
La procura di Roma, competente per i reati commessi all’estero ai danni di cittadini italiani, ha aperto un fascicolo sull’incendio scoppiato a Crans-Montana, costato la vita a 40 persone, tra cui sei italiani. L’indagine riguarda le ipotesi di omicidio colposo e incendio. Nel rogo del bar Le Costellation sono rimaste ferite oltre 100 persone e tra queste figurano anche numerosi cittadini italiani, in gran parte giovanissimi; alcuni versano in condizioni gravissime e sono attualmente ricoverati in strutture ospedaliere di Milano e della Svizzera. Il ministero degli Esteri ha trasmesso una comunicazione ufficiale a piazzale Clodio.
L’ambasciatore italiano in Svizzera: «Incontrerò a Sion le autorità locali»
L’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, che segue la vicenda fin dalle prime ore, incontrerà a Sion le autorità del Canton Vallese per fare il punto sull’inchiesta: «Nei prossimi giorni sarò a Sion per avere incontri con tutte le autorità locali, da quelle governative a quelle di polizia e quelle giudiziarie, per acquisire informazioni sulle indagini. Dobbiamo concordare una data, ma siamo già d’accordo per vederci a Sion con il governo vallesano, il capo della polizia cantonale e la procuratrice generale, senz’altro».
È stato arrestato con l’accusa di tentato inquinamento delle prove Franco Vacchina, commerciante di pneumatici di 64 anni, già indagato per l’incidente stradale costato la vita a Matilde Baldi. L’uomo è stato sorpreso mentre si introduceva nel deposito dove si trova la sua Porsche, sottoposta a sequestro giudiziario dopo lo schianto avvenuto l’11 dicembre sull’autostrada Asti-Cuneo. Secondo la procura di Asti, quel comportamento avrebbe potuto compromettere elementi utili alle indagini, motivo per cui è stato disposto l’arresto e la misura dei domiciliari. Vacchina è accusato di omicidio stradale. Per la stessa vicenda è indagato anche Davide Bertello, 47 anni, che deve rispondere di cooperazione colposa.
La dinamica dell’incidente che ha portato alla morte di Matilde Baldi
L’incidente risale a poco dopo le 20.30 dell’11 dicembre, nel tratto dell’A33 nei pressi di Revigliasco d’Asti. Matilde Baldi, 20 anni, studentessa universitaria di Economia e barista ad Asti, viaggiava come passeggera su una Fiat 500 condotta dalla madre, Elvia Pia, quando l’auto è stata tamponata violentemente dalla Porsche guidata da Vacchina, che secondo gli inquirenti procedeva a una velocità di circa 212 chilometri orari e potrebbe essersi lanciata in una sfida con un’altra vettura. L’impatto ha scaraventato l’utilitaria in aria: la giovane ha riportato gravissime lesioni alla testa ed è morta cinque giorni dopo all’ospedale di Alessandria, mentre la madre è rimasta seriamente ferita al volto ed è tuttora in cura.
L’uomo fermato per il femminicidio di Aurora Livoli, la 19enne trovata morta in un cortile a Milano, ha confessato. Il peruviano Emilio Gabriel Valdez Velazco, interrogato nel carcere di San Vittore dal pm Antonio Pansa e dalla collega Letizia Mannella, ha ammesso di aver ucciso la ragazza e di aver abusato di lei. A riferirlo è stato il suo legale, l’avvocato Massimiliano Migliara. Secondo quanto riportato da Ansa, il 57enne ha riferito di non essersi reso conto di averla uccisa e che pensava «fosse assopita». Lo avrebbe fatto soltanto il giorno dopo. Per il legale: «Il procedimento era meramente indiziario, ne abbiamo avuto conferma nel momento dell’interrogatorio, quindi questa tecnicamente questa è una confessione di cui si dovrà tener conto».
La Procura di Torino ha formalizzato l’imputazione nei confronti di John Elkann e del commercialista Gianluca Ferrero nell’ambito dell’indagine sull’eredità Agnelli. L’accusa riguarda presunte dichiarazioni fiscali infedeli e non l’ipotesi di truffa, con riferimento a due annualità per le quali in precedenza i magistrati avevano chiesto l’archiviazione. Le contestazioni si riferiscono alle dichiarazioni dei redditi presentate dopo la scomparsa di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. Sul piano procedurale si tratta di una richiesta di rinvio a giudizio, che dovrà ora essere valutata dal giudice nelle prossime settimane.
Fissata per l’11 febbraio l’udienza per la messa alla prova
La formulazione dell’accusa segue l’ordine emesso il 15 dicembre, che aveva disposto la cosiddetta imputazione coatta nei confronti di Elkann e Ferrero. I reati fiscali contestati sono quelli ritenuti non assorbiti dall’ipotesi di truffa ai danni dello Stato, per la quale il procedimento prosegue separatamente. È fissata per l’11 febbraio l’udienza sulla richiesta di messa alla prova avanzata da John Elkann, che nel frattempo ha versato 183 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate. Disposta invece l’archiviazione integrale per Ginevra Elkann, Lapo Elkann e per il notaio Urs Robert von Gruenigen, come richiesto dalla Procura.
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto sui punti centrali i ricorsi presentati da Silvio Berlusconi e da Fininvest in relazione alla lunga vicenda giudiziaria del «lodo Mondadori». Le decisioni di Strasburgo hanno stabilito che nei procedimenti italiani non vi è stata violazione né del principio di presunzione di innocenza dell’ex presidente del Consiglio, né del diritto a un equo processo per la società del gruppo, così come non è stato leso il diritto alla proprietà privata in riferimento alle somme riconosciute alla Cir di Carlo De Benedetti. L’unico profilo accolto riguarda la mancata motivazione della Corte di Cassazione sulla condanna alle spese processuali, quantificate in circa 900 mila euro.
Il legale di Fininvest: «Non è stata colta la fondatezza dei nostri ricorsi»
L’avvocato Andrea Saccucci di Fininvest: «Prendiamo atto della deludente decisione della Cedu, che non ha minimamente colto la forza e la fondatezza dei punti fondamentali dei nostri ricorsi. Restiamo profondamente convinti di tutte le nostre valutazioni, a partire dal fatto che Silvio Berlusconi in Italia è stato vittima di una grave ed evidentissima violazione del fondamentale principio della presunzione d’innocenza, in quanto le sentenze italiane che in sede civile hanno deciso il risarcimento alla Cir hanno affermato fosse colpevole, mentre in sede penale era stato prosciolto già in udienza preliminare». Il legale ha inoltre sottolineato che «Non è un caso che la decisione della Corte sul punto non sia stata unanime e che un giudice del collegio abbia espresso un’opinione dissenziente», ribadendo la posizione della società sul fronte risarcitorio: «Quanto alla Fininvest, restiamo convinti, in base alle regole consolidate della legge italiana, che le pretese di Cir al risarcimento non fossero in alcuna misura ammissibili. Ci riserviamo ogni più approfondita valutazione della sentenza anche ai fini di un ricorso dinanzi alla Grande Camera della Corte».
L’iter processuale nel corso degli anni
Per il resto, la Cedu ha ritenuto conforme ai parametri europei l’esito della causa civile che, attraverso tre gradi di giudizio tra il 2009 e il 2013, aveva condannato Fininvest a versare complessivamente circa 560 milioni di euro, tra capitale, interessi e spese, alla Cir, allora editrice di Repubblica. Il risarcimento era stato riconosciuto per i danni derivanti dalla corruzione giudiziaria che nel 1991 aveva inciso sull’esito dello scontro tra Berlusconi e De Benedetti per il controllo della Mondadori, all’epoca la principale casa editrice italiana. In particolare, il 24 gennaio 1991 la Corte d’Appello civile di Roma, con una sentenza redatta dal giudice Vittorio Metta, annullò il cosiddetto «lodo Mondadori», ossia la decisione arbitrale del 1988 che aveva inizialmente dato ragione a De Benedetti nella controversia sugli accordi con la famiglia Formenton. Successivamente, però, le indagini dei pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo e una serie di sette processi penali celebrati tra il 1996 e il 2007 accertarono in via definitiva che l’annullamento del lodo era stato ottenuto tramite corruzione. In cambio della sentenza del 1991, l’avvocato Cesare Previti, insieme ai legali Attilio Pacifico e Giovanni Acampora, fece recapitare al giudice Metta 400 milioni di lire in contanti, provenienti da fondi Fininvest trasferiti su conti esteri. Per la corruzione in atti giudiziari, le sentenze definitive del 13 luglio 2007 condannarono Metta a 2 anni e 9 mesi di reclusione e Previti a 18 mesi, pene aggiuntive rispetto a quelle già inflitte nel procedimento Imi-Sir.
Svolta nelle indagini sull’uccisione di Sergiu Tarna, il barista 25enni rinvenuto senza vita il 31 dicembre in un’area agricola della Malcontenta di Mira, nel territorio veneziano. Nella mattinata dell’8 gennaio, i carabinieri hanno eseguito un fermo: secondo quanto riportato da Gazzettino, il Corriere del Veneto e la Nuova Venezia, la persona sospettata sarebbe un agente della polizia locale di Venezia. Il ritrovamento del corpo risale alla tarda mattinata dell’ultimo giorno dell’anno, quando Tarna fu notato a terra tra l’erba secca dei campi lungo via Pallada, a breve distanza dal Naviglio del Brenta. Il giovane indossava ancora la divisa da lavoro da cameriere e aveva con sé i documenti e alcuni effetti personali. Sul capo era presente una ferita riconducibile a un colpo d’arma da fuoco alla tempia, elemento che fin da subito ha indirizzato gli investigatori verso l’ipotesi di un omicidio.
Il rito neofascista si è ripetuto anche nel 2026. Centinaia di aderenti a CasaPound e altri militanti di estrema destra hanno commemorato ad Acca Larentia i morti dell’agguato del 7 gennaio 1978 con il saluto romano e il “presente” ripetuto tre volte dopo il grido “per tutti i camerati caduti“. A qualche centinaio di metri, sull’Appia Nuova all’altezza dell’Alberone, il contro-presidio antifascista di gruppi autonomi e studenti.
Quattro militanti aggrediti alla vigilia dell’anniversario
Alla vigilia della commemorazione di Acca Larentia quattro militanti di Gioventù Nazionalesono stati aggrediti a sprangate, nei pressi di un supermercato all’Alberone, da un gruppo di dieci persone. Immediata la condanna da parte di Fratelli d’Italia. «Quanto avvenuto è inammissibile, siamo di fronte a un odio politico di estrema gravità, che condanno con fermezza. Queste aggressioni non cancelleranno la memoria, né fermeranno chi, con coraggio e determinazione, continua a difendere il diritto al ricordo e alla libertà di espressione», ha scritto sui social Ignazio La Russa, presidente del Senato.
I fatti di Acca Larentia: cosa successe il 7 gennaio 1978
Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, due giovani appartenenti al Fronte della Gioventù, furono assassinati davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano in via Acca Larenzia, nel quartiere Tuscolano, esattamente 48 anni fa: a compiere gli omicidi un gruppo armato di estrema sinistra. Poche ore dopo Stefano Recchioni morì negli scontri con le forze dell’ordine, durante una manifestazione di protesta organizzata sul luogo.
«Questa mattina, alla riapertura della nostra sede nel quartiere di Primavalle a Roma, sono stati rinvenuti cinque fori di proiettile. Uno per ciascuna delle vetrate e delle serrande della nostra sede». Lo scrive su Facebook la Cgil di Roma e del Lazio, parlando di «gravissimo atto intimidatorio», che ha «esclusivamente» la sede del sindacato «e nessun altro locale limitrofo». E poi: «Quanto accaduto ci preoccupa fortemente, anche in relazione a un clima di ostilità e delegittimazione costante della nostra organizzazione sindacale, ma continueremo a presidiare il territorio e a dare risposte ai problemi delle persone che si rivolgono alle nostre sedi». Nel corso del sopralluogo delle forze dell’ordine sono state trovate anche due ogive. Al momento non ci sono state rivendicazioni.