Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno

Finora non si era esposto pubblicamente, poi alla fine ha “ceduto”: Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano (non un ex qualunque visto che nel 2011 riuscì nell’impresa di strappare la città al centrodestra), voterà Sì al referendum sulla giustizia. Un coming out che però non stupisce. Anzi, all’ombra del Duomo a qualcuno è tornato in mente il padre dell’ex primo cittadino, quel Giandomenico Pisapia, giurista e docente universitario, alla guida della commissione ministeriale che nel 1988 elaborò il Codice di Procedura penale (entrato in vigore l’anno successivo) nel quale si introduceva il cosiddetto ‘modello accusatorio’, del quale per molti militanti del fronte del Sì, la separazione delle carriere prevista dalla riforma Nordio è diretta conseguenza.

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno
Giandomenico Pisapia (Imagoeconomica).

Non solo. Giuliano Pisapia, prima di entrare a Palazzo Marino e poi all’Europarlamento nelle file del Pd, fu anche per due legislature deputato di Rifondazione Comunista e nel 2001 con Giovanni Russo Spena presentò una proposta di legge per modificare l’articolo 190 dell’ordinamento giudiziario «in tema di distinzione delle funzioni requirenti e giudicanti e di passaggio da una funzione all’altra». Infine con Carlo Nordio, nel 2010 scrisse il libro In attesa di Giustizia edito da Guerini e Associati in cui si toccavano i temi della separazione delle carriere, del sorteggio, e dell’Alta corte disciplinare. Insomma, negli anni è rimasto coerente. L’attuale sindaco e suo successore Beppe Sala, che invece voterà No, ha commentato con ambrosiano fairplay. «Non ne abbiamo mai parlato. Anche il mio amico Mazzali (Mirko, consigliere comunale di Sel ai tempi dell’amministrazione Pisapia, ndr.) si è espresso per il Sì. Rispetto totalmente ogni opinione. Io voterò no e parteciperò con Schlein all’evento a Milano settimana prossima. Ma non deve essere una questione ideologica».

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Giuliano Pisapia e Beppe Sala (Ansa).

Quel Pignolo di Cerno

L’Associazione del Pignolo del Friuli Venezia Giulia, fondata nel 2023 dall’irlandese Ben Little e presieduta da Fabio d’Attimis Maniago Marchiò, il 20 marzo promuove il World Pignolo Day, allo Spazio industriale rigenerato Villalta, ex Birrificio Dormisch di Udine.

Tra gli ospiti, la giornalista Giovanna Botteri e Tommaso Cerno direttore de Il Giornale e conduttore di Due di picche su Rai2. Il il Pignolo è un raro vino rosso, in una terra “bianchista” per eccellenza come il Friuli Venezia Giulia: la sua presenza è documentata dal XIV secolo nei registri monastici dell’Abbazia di Rosazzo, dove veniva definito uno dei vitigni più pregiati. Dagli Anni 70 è stato recuperato grazie alla propagazione di vecchie viti sopravvissute nei chiostri dell’abbazia.

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno
Tommaso Cerno (foto Ansa).

L’ex vendoliano Stefàno da Assoenologi

Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, è il protagonista del forum “Vino e Giovani: un incontro tra cultura e responsabilità” organizzato dall’associazione a Palazzo Medici Riccardi a Firenze. Sul palco anche Dario Nardella, ex sindaco di Firenze, eurodeputato dem e componente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale.

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Il dibattito è moderato dal giornalista di La7 Andrea Pancani. Immancabile Dario Stefàno, presidente del Centro Studi Enoturismo Università Lumsa di Roma, già parlamentare, nato politicamente “vendoliano” in Puglia e poi passato al Pd fino a quando restituì la tessera del partito a Enrico Letta.

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno
Riccardo Cotarella e Francesco Lollobrigida (foto Imagoeconomica).

Bollicine per Pino Strabioli

A Milano, al Teatro Gerolamo, celebrazioni per i “Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura. Un racconto corale tra storia d’Italia, costume e visione d’impresa”, con Pierluigi Bolla presidente Valdo Spumanti, la chef “green” Chiara Pavan, e Giulio Somma, moderati dall’attore e conduttore tv Pino Strabioli.

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Pino Strabioli (Imagoeconomica).

Josi al Festival Franciacorta

Il 14 e il 15 marzo si tiene il Festival Franciacorta di Primavera per scoprire le 50 cantine della zona. Inaugurazione ufficiale a Brescia nel Teatro Grande, con “Il Futuro dei Luoghi. Identità, visione e responsabilità culturale”, un dialogo pubblico dedicato al valore dei territori come spazi culturali vivi, moderato dal giornalista del Tg5 Dario Maltese, e con gli interventi di Luca Josi, nei panni di manager culturale e creativo, Daniele Cipriani, direttore del Festival dei Due Mondi di Spoleto, e di Melania Rizzoli, medico e membro del cda del Teatro alla Scala nonché ex vicepresidente azzurra di Regione Lombardia.

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno
Luca Josi (Imagoeconomica).

Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole

Instancabile. Irrefrenabile. Hoara Borselli, volto di punta di quell’esercito di suffragette di destra che attanaglia la scena politica italiana dall’avvento del melonismo, non conosce sosta: le sue giornate romane sono fitte di appuntamenti pubblici, dove conduce convegni e presenta libri. Prendiamo il pomeriggio di mercoledì 11 marzo: la scatenata Borselli era a Palazzo Giustiniani, uno degli edifici del Senato della Repubblica guidato da Ignazio La Russa, per presentare nella sala Zuccari il libro di Giancarla Rondinelli, autrice televisiva e già giornalista del quotidiano Il Tempo, intitolato L’impronta. La lezione di Garlasco e la fiducia dei cittadini nella giustizia. Ma il vero impegno politico è arrivato subito dopo, su un tema caldissimo come la giustizia: via di corsa in piazza Cavour, di fronte al “Palazzaccio” dove ha sede la Corte Suprema di Cassazione: qui, nel cinema Adriano, Borselli ha dialogato con il Guardasigilli Carlo Nordio davanti a una folla di giovani, in un incontro intitolato “La generazione che dice sì. Gli studenti a confronto con il referendum”. Esilarante la scena di Nordio che le parlava coprendosi la bocca, mentre Borselli rispondeva senza nascondere nulla della conversazione…

Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole
Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole
Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole
Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole
Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole
Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole
Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole
Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole

Il “no” si proietta al cinema, al Pigneto

Il fronte del no di certo non sta a guardare. Giovedì 12 marzo al Pigneto, storica zona romana “de sinistra”, gli oppositori della riforma della giustizia si trovano al cinema L’Aquila, in un incontro organizzato da Magistratura Democratica. L’evento si intitola “Preferirei di no” e vede la partecipazione di Giovanni Battista Bachelet, Pier Luigi Bersani, Attilio Bolzoni, Rosy Bindi, Paola Caridi, Luciana Castellina, don Luigi Ciotti, gli scrittori Maurizio De Giovanni ed Erri De Luca, Ida Dominijanni, Andrea Fabozzi, Patrizio Gonnella, Franco Grillini, Maria Concetta Guerra, Fabio Ingrassia, Franco Ippolito, Michele Laforgia, Riccardo Mancuso, Emiliano Manfredonia, Livio Pepino, Armando Punzo, Dario Salvetti, Guido Saraceni, Donatella Stasio, Sergio Vesperitno, Claudio Volpe. E un “contributo” di Dacia Maraini.

Il Messaggero, il Martino ha l’oro in bocca

Grandi rivoluzioni in vista a Roma, nel quotidiano Il Messaggero. Il direttore Roberto Napoletano è impegnato a dare una scossa al quotidiano caltagironesco, e dovrà cominciare con l’attesissima nomina di un nuovo vicedirettore. Da mesi si parla di un upgrade per Ernesto Menicucci, una storica colonna della cronaca, che ha lavorato anche al Corriere della Sera. Ma negli ultimi giorni le preferenze sembrano destinate a chi lavora nella redazione economia, quella che ha sempre un posto di primo piano nel cuore dell’editore (e non solo) Francesco Gaetano Caltagirone, visti gli impegni sul fronte finanziario. Il prescelto, a sentire i bookmaker, risponderebbe al nome di Christian Martino. «Anche perché», spifferano nella sede del giornale, in via del Tritone, «qualche giorno di vacanza se le dovrà prendere pure Napoletano, e delegare a un vice con competenze nel settore dell’economia per lui rappresenterebbe un grande sollievo». Non resta che attendere…

Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole
Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole
Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole

Il Monda non si è fermato mai un momento

Come ti giri, c’è un Monda che presenta un libro. Mercoledì 11 marzo ecco Andrea Monda, scrittore e saggista, direttore de L’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, in quel di Viterbo: nella Biblioteca Consorziale è stato chiamato per condurre l’incontro “Toglietemi tutto tranne il superfluo, tranne la poesia”, dedicato alla presentazione del libro di papa Francesco intitolato Viva la poesia! curato dal gesuita padre Antonio Spadaro.

Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole
Andrea Monda (foto Imagoeconomica).

Ma in famiglia c’è anche Antonio Monda, quello che vive a New York, dove insegna alla New York University, collabora con il quotidiano Il Foglio ed è titolare della rubrica “Central Park West” per RaiNews24 ed è il direttore artistico del festival letterario “Le Conversazioni”. Antonio, quando si trova a Roma, presenta i libri, i suoi: come giovedì 12 marzo, di sera, al Maxxi, dove parlerà della sua fatica editoriale Una mattina gloriosa, con gli amici Eraldo Affinati e Melania Mazzucco. Ci sarà anche la presidente della Fondazione Maxxi, Maria Emanuela Bruni: che poi si è sempre sentito dire che quella poltrona, dopo l’uscita di Alessandro Giuli che è andato a fare il ministro della Cultura, la voleva proprio lui, Antonio Monda…

Hoara Borselli con Nordio per il sì, il nuovo vice del Messaggero e le altre pillole
Antonio Monda (foto Imagoeconomica).

Tutti al Tar

È al centro di tutte le disfide imprenditoriali, e non solo, per tutti coloro che hanno rapporti con lo Stato e gli appalti pubblici: il Tar del Lazio ha un’importanza fondamentale. E infatti nella giornata di giovedì 12 marzo, in via Flaminia, nel palazzone che una volta ospitava la Sip e poi la Telecom, va in scena la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della Giustizia amministrativa. In programma, la relazione del presidente Roberto Politi sull’attività svolta dal tribunale nel corso del 2025, più gli interventi del presidente del Consiglio di Stato Luigi Maruotti, dell’avvocata generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, della componente del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa Eva Sonia Sala e del presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma Alessandro Graziani. Di più non si può…

Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno

Ora è ufficiale: Mariarosaria Rossi, ex figura chiave del cerchio magico berlusconiano passata al partito centrista nel 2022 dopo una parentesi in Coraggio Italia di Toti e Brugnaro, torna in campo alle prossime Amministrative con Noi Moderati di Maurizio Lupi. Sarà candidata a sindaco di Santa Marinella e Santa Severa, vicino Roma. La conferma è arrivata direttamente dal leader Lupi e dai referenti regionali e provinciali Marco Di Stefano e Paolo Toppi. «Con questa scelta emerge con chiarezza la volontà di costruire una proposta politica solida e credibile per la città, capace di interpretare le aspettative dei cittadini e di offrire una guida autorevole dopo la conclusione anticipata dell’esperienza amministrativa del centrosinistra guidato da Pietro Tidei», recita il comunicato. «La candidatura di Mariarosaria Rossi rappresenta la sintesi tra esperienza politica, capacità amministrativa e profonda conoscenza delle dinamiche istituzionali: qualità ritenute fondamentali per affrontare le sfide che attendono Santa Marinella e Santa Severa nei prossimi anni». Non solo: «Santa Marinella è una città dalle grandi potenzialità e merita una guida di alto profilo. Siamo convinti che Mariarosaria Rossi possa rappresentare il punto di riferimento per riportare una guida di centrodestra alla città, restituendo stabilità, visione e concretezza all’azione amministrativa».

Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Maurizio Lupi (Imagoeconomica).

La mossa di Lupi, però, non è andata a genio a tutti gli alleati, soprattutto all’interno di Fratelli d’Italia. Il senatore Marco Silvestroni aveva infatti bocciato il metodo scelto da Noi Moderati e sui «presunti appoggi e sostegni di candidature a sindaco»: «Le fughe in avanti non aiutano il centrodestra e fanno un danno al territorio», aveva sottolineato il meloniano. «Ribadisco che il tavolo provinciale dei partiti del centrodestra, convocato per venerdì prossimo è l’unico che conta per trovare l’unità e la possibile vittoria del centrodestra a Santa Marinella». Subito dopo però è arrivato l’ok a Rossi del coordinatore territoriale Giampiero Rossanese che ha salutato l’ufficializzazione della candidatura come «un’ottima notizia per la coalizione di centrodestra, una garanzia di riscatto per i nostri cittadini».

Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno

La Giostra della Quintana alla Camera

Roma, Camera dei Deputati, sala della Regina: alla presenza degli onorevoli umbri Virginio Caparvi, Walter Verini, Emma Pavanelli e Elisabetta Piccolotti, il 10 marzo è stato presentato l’ottantennale della Giostra della Quintana di Foligno. Non sono mancati all’incontro alcuni partecipanti in costumi storici. La Quintana, ha detto la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, è «un punto di riferimento. Il coinvolgimento dei giovani è il valore più alto delle nostre feste di identità collettiva, che tramanda valori e identità e svolge anche un vero servizio sociale, portando i ragazzi a confrontarsi nella ricostruzione storica, nella competizione e nella valorizzazione del rapporto con il cavallo, che resta un grande elemento identitario per una terra come l’Umbria». A fare gli onori di casa è stato il forzista umbro Raffaele Nevi che aveva fatti inserire nella manovra uno stanziamento straordinario di 100 mila euro per la manifestazione di Foligno. Tre gli appuntamenti: la “Quintana dell’Ottantennale” il 30 maggio, la “Giostra della Sfida” in calendario il 13 giugno e la “Rivincita” il 13 settembre. Senza dimenticare i concerti con le bande musicali della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e della Marina Militare.

Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Raffaele Nevi (Imagoeconomica).

Se il nemico del referendum è la maratona di Roma: le pillole del giorno

Il referendum, dicono gli stessi promotori del quesito sulla giustizia, «è una corsa ad ostacoli». E in effetti proprio domenica 22 marzo, nella prima giornata di voto, Roma sarà bloccata perché si corre la maratona. Quella vera, con decine di migliaia di iscritti, che gireranno in lungo e in largo per 42 chilometri, toccando ogni parte della città. La classica manifestazione podistica che fa arrabbiare i negozianti romani del centro, innanzitutto, e che invece fa godere chi ha uno store in un centro commerciale situato fuori dal raccordo anulare. Si chiama esattamente “Acea Run Rome The Marathon”, con partenza dai Fori Imperiali e un percorso che fatalmente blocca una quantità enorme di mezzi pubblici, con bus fermi per la durata della corsa, vigili urbani impegnati a tenere a bada gli automobilisti e pure i pedoni che vorrebbero semplicemente attraversare una strada ma non possono farlo.

Se il nemico del referendum è la maratona di Roma: le pillole del giorno
Una veduta dei Fori Imperiali (Imagoeconomica).

Sul percorso si trovano, più o meno ovunque, tavoli con acqua e spugne, tutto gentilmente donato da organizzatori e sponsor ma che finirà gettato per terra tra una sgambata e l’altra. E in questo scenario complicato, con la maratona nemica del referendum e la città ferma, ci sono i seggi (se gli addetti riescono ad arrivarci) con le urne aperte nelle scuole, che a Roma nelle ultime settimane sono vittime dei vandali: l’ultimo caso riguarda il liceo Righi, con estintori scaricati nelle aule rese così inagibili e lezioni sospese fino al completo ripristino dell’istituto.

Se il nemico del referendum è la maratona di Roma: le pillole del giorno
Carlo Nordio e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Senza contare che, come da tradizione, ai seggi non mancano mai come scrutatori gli autisti dell’Atac, ossia il servizio dei mezzi pubblici romani, con l’effetto di veder diminuire i bus in circolazione perché mancano i guidatori. Insomma un allarme rosso, dato che al referendum dedicato alla giustizia non serve il quorum: vince chi è andato a votare esprimendo la propria preferenza, sì o no. Nel governo qualcuno vorrebbe “dirne quattro”, per non dire proprio litigare, con il ministro dello Sport Andrea Abodi, una presenza immancabile a eventi come questa maratona. Anche se l’organizzazione è responsabilità delle imprese che gestiscono l’evento, mentre la decisione finale sulla data e il percorso spetta al Comune di Roma (forse il sindaco Roberto Gualtieri ha cucinato lo scherzetto sperando di abbattere l’affluenza, visto che più bassa sarà e più probabilità avrà il no di vincere, dicono i sondaggi).

Se il nemico del referendum è la maratona di Roma: le pillole del giorno
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Forse Abodi potrebbe rimediare quando, posizionato accanto allo starter, con la pistola in mano, potrà urlare: «Appena terminata la maratona andate tutti a votare!». C’è qualcuno che vorrebbe persino rinviare ad altra data la manifestazione, con la motivazione che «impedirebbe l’esercizio regolare del voto». Tra l’altro non bisogna dimenticare le esigenze delle persone con disabilità, che vengono accompagnate ai seggi con mezzi idonei per le loro condizioni che però rischiano di non poter essere utilizzati. Insomma, un caos. Che poi è l’ennesima spinta per rilanciare il voto elettronico, da casa, con ognuno davanti al suo computer a esprimere la preferenza: dicono che con la nuova carta d’identità l’innovazione sarebbe possibile, però si potrà solo fare quando la avranno tutti…

Una targa mette Arianna Meloni a fianco dell’extra-Pd Smeriglio

Massimiliano Smeriglio a Roma è l’assessore alla Cultura che ha preso il posto di Miguel Gotor: “sinistrissimo”, come lo definiscono nel centrodestra, è stato tra i fondatori del partito Articolo Uno, poi parlamentare europeo con la benedizione di Alleanza Verdi e Sinistra, ora in Campidoglio per la generosità di Goffredo Bettini che punta su forze “extra-Pd” per consolidare la rielezione di Roberto Gualtieri a sindaco di Roma. Ebbene, da lunedì sera nella Capitale girano foto di Smeriglio al fianco di Arianna Meloni, postate sui social dalla stessa sorella di Giorgia: tutta colpa della targa toponomastica che è stata creata nel parco Garbatella, zona dell’infanzia meloniana, posta per ricordare la figura di padre Guido Chiaravalli.

Arianna ha scritto che l’oratorio della parrocchia San Filippo Neri è stato «un luogo dove anche noi abbiamo passato davvero tante ore», sottolineando che qui «c’è tutta la sua comunità riunita in modo semplice e autentico». Smeriglio ha ringraziato «le tantissime persone presenti, le autorità, Arianna Meloni per essere qui all’intitolazione del viale a padre Guido Chiaravalli, nel parco Garbatella». Che fu un sacerdote innovatore: cambiò le regole dell’oratorio per permettere anche alle ragazze di partecipare, all’epoca precluse, nel nome della coesione e della solidarietà. Era apprezzato da tutti, dalla sinistra e dalla destra, tanto che Smeriglio ha detto: «Ho ritrovato delle lettere di padre Guido di oltre 20 anni fa che voleva informarsi su come andava la mia vita di presidente di municipio. Ripeteva spesso che è sempre stato a contatto con la vita perché è stato un prete di popolo in mezzo alla sua gente, con gentilezza, coraggio e anche con ruvidità. È sempre stato alla ricerca costante del giusto e del vero, con l’amore per il recupero dei ragazzi di strada e dei fragili». Non solo: «Io non sono cattolico, ma trovo giusto che il quartiere e la città lo ricordi come un eroe popolare, semplice. Uomo molto misurato e schivo, che aveva capito, tra l’altro, il problema della violenza di genere, che 30 anni fa era semi sconosciuto: per questo era un uomo del passato e del futuro». A Roma, si sa, il Partito democratico, anche nella versione “extra”, è sempre più avanti di Elly Schlein. E martedì 10 marzo, per stare in tema di sport, in Campidoglio, nell’aula Giulio Cesare, il sindaco Gualtieri interviene alla cerimonia di presentazione della maglia della Virtus Roma per la prossima Final Four di Coppa Italia di basket.

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena

Grande è la confusione sotto il cielo dei lettori del quotidiano la Repubblica. Tutta colpa della domenica dedicata alla festa della donna, l’8 marzo, che si è trasformata in una santa messa dove è stata data comunicazione della “prima lettera di Marina Berlusconi”. Un apostolato che non poteva trovare niente di meglio del giornale fondato da Eugenio Scalfari e oggi diretto da Mario Orfeo. Se, comunque, a fondo pagina si leggeva il nome di un’esponente storica della sinistra italiana, Luciana Castellina, classe 1929, il classico lettore di Repubblica potrebbe aver avuto un travaso di bile guardando cosa aveva scritto la figlia prediletta di Silvio Berlusconi. Proprio quel Cavaliere contro il quale sono state spese centinaia di prime pagine nel corso degli anni.

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
La lettera di Marina Berlusconi pubblicata in prima pagina su Repubblica domenica 8 marzo.

Pure Veronica Lario aveva usufruito degli spazi del giornale romano, ma “per dirne quattro” al caro Silviuccio, non certo per ricordarlo e andare avanti con le sue battaglie, come la riforma della giustizia. Le battaglie delle donne ora vengono intestate a Marina…

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
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Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena

Ma qual è il retroscena? All’interno del quotidiano si parla dell’ennesima prova di funambolismo di Orfeo, un camaleonte a 24 carati, impegnato a traghettare il vascello (che una volta era un transatlantico) di carta seguendo la nuova proprietà proveniente dalla Grecia, che certo non è desiderosa di mettersi contro il governo guidato da Giorgia Meloni, volendo coltivare qualche business redditizio nel nostro Paese.

LEGGI ANCHE Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica

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Mimun a 72 anni non ha comunque voglia di mollare la presa

Dopo alcuni attriti tra cdr e direttore, la voglia di proclamare sciopero da parte dei giornalisti non mancherebbe, anche se la vera battaglia verrà fatta dopo aver visto le carte dell’editore in pectore. Ma più che a un consolidamento di Orfeo alla guida di Repubblica, c’è chi indica un’altra possibile astutissima mossa del direttore: «Dando platealmente spazio a Marina Berlusconi lui si è posto in luce come un ottimo, presentabilissimo, successore di Clemente Mimun, uno che conta la bella età di 72 anni e che di certo non ha voglia di mollare la presa del Tg5, ma che comunque non è eterno, come chiunque sulla Terra».

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Clemente Mimun (Imagoeconomica).

De Benedetti non avrebbe mai offerto alla figlia del Cav una tribuna del genere

Insomma, un beau geste che può suonare come una sorta di prenotazione per il suo futuro professionale, avendo offerto alla figlia del Cavaliere una tribuna impensabile fino a pochi anni fa. Una cosa che CDB, ossia l’Ingegnere Carlo De Benedetti, non avrebbe mai permesso. Lui di Berlusconi ha sempre detto che non era un imprenditore, ma «un impresario»: sì, la definizione riferita a quelli che nei teatri di una volta allestivano l’avanspettacolo con le ballerine pronte a fare qualche numero di can-can mostrando le gambe al pubblico.

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Carlo De Benedetti (foto Imagoeconomica).

Prospettiva affascinante, quella di vedere Orfeo direttore del telegiornale della rete ammiraglia di Mediaset: in questo modo gli verrebbe assegnato d’ufficio il “Grande Slam” del giornalismo italiano, perché nella sua carriera ha già raggiunto tutti i posti di comando possibili, quelli che pesano davvero, e vederlo pure a Cologno Monzese sarebbe un vero spettacolo. Se nel tennis il riconoscimento spetta a chi vince i trofei più prestigiosi del Pianeta, cioè Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open, Orfeo vanta un palmarès incredibile, perché ha diretto tutti e tre i telegiornali della Rai, l’azienda radiotelevisiva pubblica di cui è stato anche direttore generale, e nella carta stampata è stato direttore de Il Mattino, Il Messaggero e ora di Repubblica, dal 2024.

Orfeo e quel soprannome che la dice lunga sulla sua capacità di adattarsi

Un recordman, a tutti gli effetti, con un curriculum a prova di bomba, inattaccabile, zigzagando tra ogni possibile governo di centro, destra e sinistra, oltre ad aver dimostrato di essere capace di resistere per anni e senza fare una piega di fronte a un editore incontentabile e dal carattere aspro come Francesco Gaetano Caltagirone, nelle piazze di Napoli e di Roma. Che poi sono le più “calde” da gestire e non solo nel senso meteorologico, tanto che Orfeo si è guadagnato quel soprannome di “Pongo” che la dice lunga sulla capacità di adattarsi e assumere la forma migliore, rendendosi sempre utile sotto ogni tipo di cielo, evitando acquazzoni e colpi di sole.

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Francesco Gaetano Caltagirone (Imagoeconomica).

Incredibile facilità nel tessere pubbliche relazioni con chi conta

Pubblico o privato per lui pari sono, avendo dimestichezza con il potere a ogni latitudine. Tra l’altro il 21 marzo per Orfeo sono previsti straordinari festeggiamenti, in occasione del suo compleanno: nel 2026 le candeline da mettere sulla torta sono 60, dato che è nato nel 1966. Un evento che si annuncia faraonico, per la “cifra tonda” e la personalità del protagonista, senza dimenticare la sua incredibile capacità di tessere le pubbliche relazioni, stando al cellulare dalla mattina alla sera per rimanere in contatto con i veri vip della politica, dell’economia e dell’informazione. Un uomo costretto a sobbarcarsi trasferte perigliose e dalle distanze enormi pur di seguire le partite di calcio della Juventus in tribuna autorità, tra gli Elkann e gli Agnelli.

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Corrado Augias, Sergio Mattarella, John Elkann, Ezio Mauro e Mario Orfeo (foto Ansa).

La ciliegina sulla torta? Il piano che porta addirittura al Quirinale…

Ciliegina sulla torta, da anni a Roma gira la voce che qualora Pier Ferdinando Casini diventasse un giorno presidente della Repubblica, coronando il sogno di una lunga vita da democristiano e mettendo d’accordo centro, destra e sinistra, il portavoce e capo della comunicazione al Quirinale sarebbe… proprio Mario Orfeo, per un settennato indimenticabile. «A meno che lui stesso non voglia fare il capo dello Stato», sibila sorridendo un amico carissimo, anche lui nel mondo del giornalismo. E, vista l’ambizione del direttore, forse c’è poco da scherzare…

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Pier Ferdinando Casini (foto Imagoeconomica).

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43

Tocca Napoli e poi muori. Mediaticamente, si intende. Lo sa bene Aldo Cazzullo che ha osato criticare Sal Da Vinci, fresco vincitore di Sanremo con Per sempre sì. Ormai diventata tormentone su TikTok et similia. Il vicedirettore del Corriere della sera, proprio perché ama «Napoli e i napoletani», ha bocciato Sal. Perché, a suo dire, rappresenta «la Napoli che pensano e che vorrebbero coloro che la detestano». Nella sua difesa della tradizione partenopea degli Eduardo, dei Troisi e dei Totò, dei Senese dei Pino Daniele e via dicendo, Cazzullo però è andato oltre, definendo Per sempre sì una canzone «adatta a un matrimonio della camorra».

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Aldo Cazzullo (Imagoeconomica).

Parole che non sono andate giù al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: «Devo dire che per come erano state formulate le parole di Cazzullo erano chiaramente inopportune, perché sebbene ogni valutazione artistica sia assolutamente personale e accettabile, l’associazione fatta a stereotipi della città non può essere valutata positivamente», ha detto il primo cittadino, cercando però di spegnere la futile polemica: «Mi affido alle parole di Cazzullo che ha detto che la sua era semplicemente una provocazione alla Checco Zalone e la prendiamo per quella che era».

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Gaetano Manfredi (Ansa).

Finita qui? Proprio per nulla. Perché a rincarare la dose ci ha pensato l’ex sindaco partenopeo Luigi De Magistris che ha liquidato il commento di Cazzullo come «un giudizio fondato su un pregiudizio, sull’assenza di conoscenza della città di Napoli». E ancora: «Valutare in modo così negativo e inaccettabile una canzone, come quella dei “matrimoni della camorra”, mi pare davvero fuori luogo».

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Luigi De Magistris (foto Imagoeconomica).

Insomma l’ex pm dice basta «a questa canea che ogni volta viene lanciata contro Napoli e i napoletani anche a Sanremo. È capitato con Geolier, ora con Sal Da Vinci che ha vinto il Festival. Vorrei che una volta per tutte si interpretasse in maniera autentica una frase del capolavoro Napul’è di Pino Daniele, ossia il passaggio ”Napule è tutto nu suonno E a’ sape tutto o’ munno, Ma nun sanno a’ verità”, cioè questo fatto di pretendere di giudicare una città-mondo, senza confini, che è stata capitale, che ha un sentimento popolare fatto di sensibilità diverse con un giudizio così tranchant non mi pare giusto». Insomma, «nessun napoletano cerca un’immagine patinata di Napoli, che è un teatro vero, in cui c’è il Sal Da Vinci del musical Scugnizzi, come quello di Sanremo». Parafrasando il maestro Bennato, son solo polemichette. Battuta zaloniana o meno, associare automaticamente la napoletanità forse un po’ kitsch, neomelodica e dalle tinte Grecian 2000 che non incontra i gusti sabaudi alla criminalità organizzata è qualcosa che Napoli non merita. E non merita nemmeno Sal Da Vinci.

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43

Stampa Estera, tour nella Ciociaria cara a Tajani

Stampa Estera, tutti in tour nella Ciociaria cara ad Antonio Tajani. Il 15 dicembre era stata presentata a Roma, a Palazzo Grazioli, nella sede dei corrispondenti stranieri, la candidatura della Ciociaria a Capitale italiana della Cultura 2028. Il progetto, denominato “Hernica Saxa“, punta a valorizzare il patrimonio storico e culturale delle città fortificate della provincia di Frosinone. Ora è scattato il viaggio premio, ossia il press tour, alla scoperta delle delizie archeologiche, artistiche, ambientali e soprattutto gastronomiche nei comuni di Anagni, Ferentino, Alatri e Veroli. Giornate piene di eventi, che terranno lontano da Roma molti associati e alla fine, chissà, a stringere le mani dei giornalisti si materializzerà anche un collega, il vicepresidente del Consiglio nonché ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale: sì, proprio lui, il ciociaro per eccellenza, Tajani, sempre che trovi tempo tra una dichiarazione imbarazzata sul collega di governo Guido Crosetto e qualche uscita che ha suscitato ironia sui rimedi anti-droni e sui consigli agli italiani a Dubai che devono prendere il pullman. Meglio dimenticare tutto davanti al piatto tipico di Anagni, il timballo di Bonifacio VIII, con fettuccine all’uovo e animelle…

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Antonio Tajani e, sullo sfondo, una foto di Donald Trump (foto Imagoeconomica).

Valli di lacrime per Pinault

Allarme rosso per François-Henri Pinault: una delle sue maison, Giambattista Valli, è in crisi. Tanto da annullare la sfilata in calendario il 6 marzo, dove era attesa la collezione autunno-inverno del prossimo anno. La situazione appare pessima, per il brand della moda nato a Roma e ora inserito nel portafogli della holding Artémis della famiglia Pinault.

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
François-Henri Pinault con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso (foto Imagoeconomica).

Mattarella alla festa del Corriere

Venerdì milanese per i vip: il Corriere della Sera viene celebrato al Teatro alla Scala di Milano con l’evento “Corriere 150 anni. La libertà delle idee”, con la partecipazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Pezzi storici delle firme letti da Cristiana Capotondi e Serena Rossi, testimonianze personali legate al quotidiano con lettori d’eccezione e il presidente di Fondazione Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli. Aprono l’evento il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il sovrintendente del Teatro alla Scala Fortunato Ortombina, il direttore del giornale Luciano Fontana e ovviamente il patron, ossia il presidente di Rcs MediaGroup Urbano Cairo. Interventi e testimonianze si alterneranno alle esecuzioni dell’orchestra del Teatro alla Scala diretta da Alexander Soddy, dell’Inno d’Italia e di opere tratte da Norma di Vincenzo Bellini e da Götterdämmerung di Richard Wagner. Programma impegnativo…

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Lazio: Sarri rammaricato, Lotito imbufalito

Dopo il 2-2 della semifinale d’andata di Coppa Italia tra Lazio e Atalanta, l’allenatore biancoceleste Maurizio Sarri ha dichiarato su Italia 1: «Siamo rammaricati per il risultato. La squadra purtroppo si sta addirittura abituando a questo tipo di situazione nello stadio. Brutto a dirsi perché è veramente triste e anche stasera rimane la sensazione che se fossero stati 45 mila si poteva portare a casa la partita. Quest’anno ci siamo trovati spesso in difficoltà numerica in certi ruoli. È una rosa di giocatori da riequilibrare secondo me». Parole che ovviamente non sono piaciute a Claudio Lotito, che ormai viene definito «imbufalito» (e proprio giovedì 5 marzo viene “audito” in commissione Antimafia).

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Una delle proteste dei tifosi della Lazio contro il presidente Claudio Lotito (foto Ansa).

Niederkofler, chef in the Sky

Sta lanciando nuove iniziative, lo chef pluristellato Norbert Niederkofler: non a caso, nella serata di giovedì sarà su Sky, a MasterChef, in qualità di ospite della serata finale. I giudici Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli decreteranno chi, tra loro, sarà il cuoco amatoriale che diventerà il 15esimo MasterChef italiano. Niederkofler ha bisogno di pubblicità; ora arriva a Venezia e, con lui, Nobu Matsuhisa, Jean-Georges Vongerichten e il debuttante in Italia Cédric Grolet, per quello che viene definito «un poker d’assi eccezionale»: apre Airelles Palladio, una destinazione super lusso attesa per aprile 2026 alla Giudecca, con tre ristoranti e una pasticceria.

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Lo chef Norbert Niederkofler in una foto d’archivio del 2015 (Ansa).

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno

«Andrà a finire che se vinceranno i no al referendum sulla giustizia sarà colpa dei tifosi della Lazio», dicono dalle parti di Palazzo Chigi, dove non mancano i fan della squadra biancoceleste che per tradizione ha tantissimi sostenitori “con il cuore a destra”: a Roma la situazione calcistica è incandescente, con la curva Nord dello stadio Olimpico che anche nella serata di mercoledì 4 marzo, per la semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta, si riunirà a Ponte Milvio per protestare contro il presidente Claudio Lotito. Striscioni in tutta la città annunciano il voto “no” al referendum per protestare contro la proprietà, con cartelli che invitano alle elezioni a non votare Forza Italia perché Lotito è parlamentare del partito del fu Silvio Berlusconi.

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
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Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno

I gruppi stilano comunicati: «È sotto gli occhi di tutti come il distacco tra società e tifosi sia ormai giunto a livelli insanabili, continuiamo a constatare da parte della dirigenza della Lazio continue provocazioni verso di noi». Nel mirino anche l’atto compiuto dalla società sportiva, che ha voluto «regalare biglietti a destra e a manca con il rischio concreto di far entrare anche tifosi non laziali a tifare Atalanta», e «ciò qualifica il pensiero e la strategia del signor Lotito e dei suoi accoliti». I ticket sono stati offerti alle scolaresche di Roma e Amatrice. E la divisione è anche interna a chi lavora a Formello, nel quartier generale della Lazio, tanto che i tifosi chiedono «a chi ne ha la facoltà di far passare il pullman della squadra a Ponte Milvio dove stazioneremo prima della partita contro i bergamaschi per far sentire ai giocatori il nostro calore, spostandoci poi in corteo sotto la Nord a intonare i nostri cori e farli sentire fin dentro al campo». Uno striscione esposto sotto la sede di Forza Italia, nel centro di Roma, recita: «Il laziale voterebbe sì, ma vota no! Ringraziate Lotito, senatore del vostro partito».

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
La protesta “politica” dei tifosi della Lazio contro Lotito.

Festa per i 90 anni di Occhetto, ma D’Alema non parla

“Nonno” Ugo Sposetti, 79 anni, è riuscito ad allestire una grande festa per Achille Occhetto, fresco 90enne. Nella sala della Camera di Commercio di Roma sono arrivati in tanti, da Pier Luigi Bersani (che però poi doveva presentare un libro di Arturo Scotto in zona Prati) a Walter Veltroni, passando per Massimo D’Alema che però non ha parlato “in onore” di Achille: nella lista dei relatori il suo nome non c’era, così si è messo in prima fila ad ascoltare. Assenza plateale della famiglia Berlinguer. C’erano Elly Schlein, Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini, che si è ricordato di essere stato eletto grazie al Partito democratico. Enrico Mentana ha evocato il confronto televisivo fra Silvio Berlusconi e Occhetto, il Braccio di ferro in diretta. Veltroni ha tracciato un ritratto curioso: «È stato al tempo stesso capace di salvaguardare un’identità, rigenerando un’identità. Non un oggetto da tenere in salvaguardia antiquariale, ma come strumento nobile capace di adattarsi, rimanendo se stessa dentro il tempo della storia. La svolta della Bolognina fu un momento duro. Noi non sapevamo cosa avrebbe detto Occhetto. Però lo sapevamo perché era obbligatorio, era necessario, e non farlo sarebbe stato come svendere quell’identità e quel patrimonio». Insomma, il trionfo del “ma anche”, come sempre quando c’è “Uolter”. Luciana Castellina è apparsa in forma smagliante, come sempre, indifferente all’anagrafe, lei che è della classe 1929, e scherzava con il fotografo Umberto Pizzi, nato nel 1937, dicendogli «ciao fanciullo». Non c’era Fausto Bertinotti, che però si trovava a poca distanza, al Teatro Argentina, per il Riccardo III con Maria Paiato sulla scena: il subcomandante Fausto si è messo a parlare con Gianni Letta, presenza immancabile alle prime teatrali.

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno

La ribellione contro la tassa di Gualtieri sulle auto elettriche

A Roma si parla molto della tassa da mille euro voluta dal sindaco Roberto Gualtieri per entrare in centro alla guida di un’auto elettrica. La rivolta cresce, grazie anche a Fiorello che a La Pennicanza su Rai Radio 2, imitando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha protestato contro la misura decisa dal Campidoglio. In alcuni palazzi del potere ci si chiede: «L’aria è elettrica, toccherà pagare pure per quella, entrando in centro?». E a contare quanti sono i proprietari di auto elettriche si sono messi i dipendenti della Banca d’Italia, a Palazzo Koch: la sede è in via Nazionale, in piena Ztl, e chi lavora dalle parti di Fabio Panetta, anche grazie a stipendi pesanti, è sempre stato in prima linea quando si tratta di comprare vetture tecnologicamente avanzate. La mazzata riguarderebbe molti tra funzionari e dirigenti, almeno tra quelli che non sono dotati di un servizio con autista da parte dell’istituzione. Idem alla Corte costituzionale, che si trova davanti al Quirinale, e anche al Consiglio di Stato e all’Avvocatura di Stato: ognuno dovrà cacciare mille euro per entrare in centro con l’auto elettrica, anche se l’amministrazione dispone di garage dedicati ai dipendenti. E pure alla presidenza della Repubblica se ne parla, non solo con la voce di Fiorello. Anche tra le authority il problema esiste: si salva solo la Consob, che ha una sede al di fuori della Ztl.

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Bocchino prezzemolino su La7 e l’endorsement di Sempio per il Sì: le pillole del giorno

«Ma perché Italo Bocchino è sempre su La7?», chiedeva l’altro giorno un parlamentare di Forza Italia a un collega. La risposta è stata immediata: «L’astuto Italo ha pensato bene di pubblicare il suo libro dedicato a Giorgia Meloni – Giorgia la figlia del popolo – con la casa editrice Solferino che fa parte del gruppo Rcs. Che a sua volta fa capo a Urbano Cairo, proprietario di La7. Sinergia assicurata». A proposito, martedì mattina, Bocchino era tanto per cambiare su La7 all’Aria che tira con David Parenzo, intento a litigare con la dem Anna Ascani. E poi ci sono naturalemente le consuete ospitate da Lilli Gruber a Otto e mezzo

L’endorsement di Sempio per il sì al referendum

In tv ormai il delitto di Garlasco è diventato – ahinoi – un vero e proprio genere. Anche nell’ultima puntata di Quarta Repubblica, Nicola Porro ha intervistato Andrea Sempio chiedendogli pure cosa voterà al referendum della giustizia. E Sempio ha risposto convinto «Sì». Chissà se sposterà voti… 

Meloni contro Occhetto

Sfida romana a distanza, nella serata di martedì, tra Giorgia Meloni e Achille Occhetto. La presidente del Consiglio è attesa al Foro Italico, nella Casa delle Armi, per un incontro dedicato alle donne, in vista dei festeggiamenti per gli 80 anni della Costituzione, con i ministri Eugenia Roccella e Andrea Abodi. Occhetto celebrerà i suoi 90 anni in piazza di Pietra, nella sala della Camera di Commercio di Roma, con “officiante” Ugo Sposetti e tanti compagni del vecchio Pci. Chissà se arriverà pure Pier Luigi Bersani, che ha in agenda anche la presentazione dell’ultima fatica di Arturo Scotto Flotilla. In viaggio per Gaza alla Mondadori Bookstore in piazza Cola di Rienzo…

Bocchino prezzemolino su La7 e l’endorsement di Sempio per il Sì: le pillole del giorno
Achille Occhetto (foto Imagoeconomica).

Attesa per l’inaugurazione del Corinthia Rome

Guerra in corso? Buttiamoci sul lusso. Mercoledì sera a Roma sarà grande festa per l’apertura dell’hotel a 5 stelle Corinthia Rome, il primo della catena in Italia, in un palazzo piacentiniano con vista sulla Camera dei Deputati. Tutto è pronto: anche i cantieri che occupavano la strada sono magicamente scomparsi. Attesa per Carlo Cracco che gestirà la proposta enogastronomica.

Bocchino prezzemolino su La7 e l’endorsement di Sempio per il Sì: le pillole del giorno
Il Corinthia Rome.

Il ritorno spagnoleggiante di Letta, gli sponsor di Lupi e altre pillole

Enrico Letta torna a Roma, presentandosi come decano “IE School of Politics, Economics & Global Affairs, Madrid”. Archiviata in fretta l’esperienza parigina di Sciences Po, rieccolo stavolta con panni spagnoleggianti per discutere all’Istituto Affari Internazionali presieduto da Michele Valensise, nel pomeriggio di lunedì 2 marzo, di “Savings and Investments Union: a che punto siamo?” con Pier Carlo Padoan, che viene indicato solamente come “vicepresidente Iai” omettendo la ben più vistosa e impegnativa carica di presidente UniCredit, e Simone Bemporad, “Group Chief Communications & Public Affairs Officer, Assicurazioni Generali”.

Il ritorno spagnoleggiante di Letta, gli sponsor di Lupi e altre pillole
Enrico Letta (foto Imagoeconomica).

Quella volpe di Lupi col giubbetto Deloitte

Il moderatissimo Maurizio Lupi una ne pensa e cento ne fa: con l’ultima apparizione nei telegiornali della Rai ha messo in crisi il controllo anti-sponsor (che a Roma viene chiamato “anti-marchette”) sui personaggi che vanno in tivù con loghi sparsi secondo le esigenze, anche se nessuno sa di chi. Facendosi intervistare on the road, da vera volpe Lupi ha esibito un bel giubbetto che però aveva ben visibile la scritta Deloitte. Tutti si sono concentrati sull’abbigliamento, e qualcuno si è messo pure a scherzare dicendo «non abbiamo controllato se al polso aveva un Rolex»…

Il ritorno spagnoleggiante di Letta, gli sponsor di Lupi e altre pillole
Maurizio Lupi (foto Imagoeconomica).

L’umiltà del poeta Rondoni

Ha un incarico sontuoso, il poeta Davide Rondoni: presidente del comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi. Prossimamente, sul tema, una grande mostra su Giotto e il poverello di Assisi, in quel di Perugia. E Rondoni si presenta come la guida di un «comitato da me indegnamente presieduto». È più umile del santo patrono d’Italia.

Il ritorno spagnoleggiante di Letta, gli sponsor di Lupi e altre pillole
Davide Rondoni (foto Imagoeconomica).

Legge elettorale, la Lega ingoia il rospo e Salvini striglia Sardone

Il rapporto con i vice non sembra essere tra i punti forti di Matteo Salvini in questo inizio 2026. Il divorzio da Roberto Vannacci, il 3 febbraio, deve aver stressato troppo i nervi del segretario leghista, oggi poco propenso a «farsi concavo e convesso» (cit. Silvio Berlusconi) davanti alle intemperanze dell’altra neo-numero due, Silvia Sardone.

Legge elettorale, la Lega ingoia il rospo e Salvini striglia Sardone
Silvia Sardone (Imagoeconomica).

Malumori a denti stretti per la legge elettorale

Nella Lega raccontano che il capo sia letteralmente esploso la scorsa settimana dopo un intervento dell’europarlamentare milanese nel corso di una riunione tra dirigenti. L’incontro era a porte chiuse e, convocato dopo l’accordo di maggioranza sulla legge elettorale, è servito a spiegare ai dirigenti il senso del compromesso raggiunto sul nuovo sistema di voto. Nessuno tra i colonnelli che hanno partecipato alla riunione ha avuto realmente il coraggio di esprimere malumore rispetto a una legge che rischia di penalizzare fortemente la Lega (che risulterebbe dimezzata nei consensi in alcune simulazioni pubblicate dai quotidiani). D’altronde, il via libera al nuovo sistema proporzionale – molti fingono di dimenticarlo – fa parte del patto stretto da Salvini con Giorgia Meloni in cambio della candidatura di Alberto Stefani alla presidenza della Regione Veneto. Quindi, denti stretti, nessuno ha fiatato, tutti hanno ascoltato Roberto Calderoli spiegare che il compromesso raggiunto rappresenta il «male minore».

Legge elettorale, la Lega ingoia il rospo e Salvini striglia Sardone
Roberto Calderoli e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

«Siamo riusciti a scongiurare le preferenze e la modifica dei collegi, che Meloni voleva, e che avrebbe ulteriormente danneggiato la Lega», avrebbe rivendicato l’autore del Porcellum, che ha condotto la trattativa insieme al senatore Andrea Paganella.

Legge elettorale, la Lega ingoia il rospo e Salvini striglia Sardone
Andrea Paganella (Imagoeconomica).

La vice Sardone contro Calderoli zittita da Salvini

Insomma, tutti in religioso silenzio. Finché non è intervenuta Sardone. La quale si è spinta a contraddire Calderoli facendo un intervento tutto a favore delle preferenze. Salvini non l’ha fatta finire. «Qui stiamo dando di matto, se volete le preferenze, io mi tiro indietro, gestiscano tutte le candidature i segretari provinciali, ci pensino loro, se hanno le risorse», è esploso, tra l’incredulità degli altri dirigenti. Sardone era livida. Per fortuna che Matteo può contare su altri due vice. Alberto Stefani che fa in Veneto tutto quello che Bellerio impone (come candidare il bergamasco Alberto Di Rubba a Rovigo). E, soprattutto, Claudio Durigon, che trasforma in oro tutto quello che tocca. Almeno così appare nella narrazione salviniana.

Legge elettorale, la Lega ingoia il rospo e Salvini striglia Sardone
Claudio Durigon (Imagoeconomica).

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole

Ci sarà anche Elly Schlein a festeggiare i 90 anni di Achille Occhetto. A Roma la prossima settimana l’ultimo segretario del Partito comunista italiano sarà al centro di un seminario il 3 marzo, giorno del suo compleanno, ideato da Ugo Sposetti con l’associazione Enrico Berlinguer, supportato dai gruppi parlamentari del Partito democratico. Nella sala della Camera di Commercio a piazza di Pietra sono attesi Corrado Augias, Pier Ferdinando Casini, Luciana Castellina, Gad Lerner, Claudio Martelli, Francesco Rutelli e tanti altri…

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
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I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole

Rossi non ha Fifa di portare sfortuna…

Sarà perché quest’anno il Festival di Sanremo non sembra piacere particolarmente al pubblico, fatto sta che il vertice della Rai è corso ai ripari aggiudicandosi i diritti per il Mondiale di calcio 2026. Si tratta di 35 partite da trasmettere in chiaro, comprese semifinali e finale. La previsione è di mandare in onda 32 incontri su Rai1, con highlights diffusi in ogni notiziario e contenitore sportivo, compresi i canali social ufficiali. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha fatto la sua dichiarazione: «Quando il grande sport chiama, Rai risponde. E lo fa senza compromessi, offrendo ai telespettatori una copertura eccezionale dell’evento. Parliamo della Coppa del Mondo Fifa 2026 che è un evento acquisito dalla Rai in esclusiva in chiaro per 35 incontri che comprendono la partita di apertura». Ma poi Rossi ha detto una frase che, per i superstiziosi, è stata terrificante, annunciando che verranno trasmesse «tutte le partite della Nazionale italiana alla quale auguriamo di qualificarsi». Ma come? Ci sono ancora i playoff da giocare, e per scaramanzia non si dice…

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
Il ct della Nazionale Gennaro Gattuso (Ansa).

Donnarumma fa festa (i pendolari un po’ meno)

A Roma gran finale per la mostra dedicata alle Ferrovie dello Stato, al Vittoriano e a Palazzo Venezia. Il numero uno del gruppo ferroviario Stefano Antonio Donnarumma ha organizzato un “finissage” riservatissimo solo per vip, con tanto di conclusione a cena, a casa sua. Poi i treni non arrivano in orario (e c’è pure uno sciopero di 24 ore tra venerdì 27 e sabato 28 febbraio!), ma quella è sempre una colpa da addossare al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
L’ad di Ferrovie Stefano Donnarumma (foto Imagoeconomica).

L’Inps contro l’intelligenza artificiale che licenzia

Sta facendo molto rumore la sentenza del tribunale di Roma, sezione lavoro, che ha dichiarato sostituibile il lavoro umano con l’intelligenza artificiale. C’è un legittimo licenziamento, quindi, se al posto di un essere umano si “assume” l’IA. L’Inps sta correndo ai ripari, con un gruppo dedicato al tema della sostituzione uomo-robot. Ma cosa si può fare concretamente per evitare danni enormi alle casse dell’istituto? Un’idea che sta girando è quella di far pagare comunque dei contributi previdenziali figurativi all’azienda che caccia un lavoratore rimpiazzandolo con l’IA. La destinazione di queste somme andrebbe a un fondo sociale per sostenere chi viene licenziato. Il tema dovrà interessare anche la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone.

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
Elivira Calderone (Imagoeconomica).

Sergio Cragnotti al bar dello sport

Proprio quando la contestazione all’attuale presidente della Lazio Claudio Lotito è arrivata al punto più alto (persino da Palazzo Chigi), tanto che nella Capitale sono apparsi i manifesti dei tifosi che invitano a non votare più Forza Italia fino a quando Lotito sarà in parlamento a rappresentare il partito fondato da Silvio Berlusconi, ecco che a Roma si rivede un ex presidente biancoceleste, amatissimo dalla Curva Nord: Sergio Cragnotti, classe 1940. Per la tifoseria rappresenta il presidente più vincente della storia della Lazio, grazie a un palmares davvero memorabile, avendo conquistato uno scudetto, per due volte la Coppa Italia, e poi due Supercoppe italiane, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa europea. Amatissimo, tanto da far dimenticare ai laziali tutte le volte che il finanziere ha avuto disavventure e problemi. Cragnotti era seduto a un bar, già ribattezzato “dello sport”, della romana piazza Barberini: sempre a telefonare, con un cellulare che deve essere bollente come quello di Lotito…

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
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Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno

Roma e Parigi sempre più ai ferri corti. Tra i tanti dissapori politici che dividono francesi e italiani (ultima la piccata reazione di Emmanuel Macron al commento di Giorgia Meloni sulla morte dell’attivista di destra Quentin Deranque) ora c’è di mezzo un dossier finanziario che definire un inciampo è un eufemismo. Al centro della contesa la governance di Borsa Italiana, diventata terreno simbolico di un braccio di ferro tra sovranità nazionale e logica paneuropea. Da una parte Cassa depositi e prestiti, azionista rilevante del gruppo; dall’altra i francesi di Euronext, che nel 2021 hanno acquisito Piazza Affari promettendo integrazione e sviluppo. Il nodo è il rinnovo dell’amministratore delegato di Borsa Italiana, Fabrizio Testa; Cdp spinge per un cambio al vertice chiedendo discontinuità: prima che sulla persona, ne fa una questione di rispetto del peso della componente italiana come azionista di riferimento di Euronext. Il suo attuale ceo nonché presidente Stéphane Boujnah difende invece Testa al punto da avergli già garantito la riconferma, anche in assenza della delibera formale dell’assemblea di aprile. La questione non è certo di lana caprina, visto che in ballo ci sono il controllo e l’influenza su un’infrastruttura strategica per il mercato dei capitali italiani. Per Roma, Piazza Affari non è una semplice filiale di un network europeo, mentre secondo i francesi l’integrazione funziona solo se le regole sono comuni e le scelte non rispondono a spinte domestiche. E l’attuale ad Testa che fa? Tace, facendo così ancora più irritare i soci italiani che in privato lo accusano senza mezzi termini di essere passato dalla parte dei soci d’Oltralpe. Se, come tutto fa pensare, non si arriverà a una soluzione concordata, da Roma fanno sapere che saranno i tribunali a doversene occupare.

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
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L’archeovino pompeiano affascina Londra

La strana coppia. Gabriel Zuchtriegel, archeologo, e Antonio Capaldo, imprenditore del vino, sono stati avvistati a Londra. Il direttore degli scavi di Pompei, il sito archeologico più famoso al mondo, e il presidente della cantina Feudi San Gregorio, figlio di Pellegrino Capaldo – già presidente della Banca di Roma, che nel 1986 decise di in vestire in Irpinia fondando l’attività vitivinicola – hanno intrattenuto una folla di britannici in estasi all’Istituto Italiano di Cultura diretto da Francesco Bongarrà, presentando l’affascinante progetto di un archeovino. Grazie a un partenariato pubblico-privato, la casa vinicola, una delle più grandi del Sud d’Italia con 30 milioni di euro di fatturato, ha stretto un accordo con il parco archeologico per piantare vigneti autoctoni all’interno delle ville di Pompei, riprendendo un’attività di 2 mila anni fa. L’obiettivo del gruppo Tenute Capaldo (Cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco) è creare una realtà unica al mondo e produrre 30 mila bottiglie l’anno. Il pubblico, entusiasta, ha poi brindato con bottiglie di Cutizzi, il Greco di Tufo edizione riserva di Feudi.

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
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Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno

Chi si rivede, Tarak Ben Ammar

Alla presentazione romana di Berlusconi, il mondo secondo lui, il libro di Giovanni Castellaneta e Marco Carnelos, alla Camera di Commercio di Roma, è apparso anche Tarak Ben Ammar. L’influente finanziere tunisino, protagonista del mondo della finanza francese ed ex socio proprio del Cavaliere, con cui aveva rapporti strettissimi, si è messo in prima fila, a poca distanza da Gianni Letta, per ascoltare il lungo dibattito sulla politica estera. Letta, come ha dimostrato nella prefazione, conserva idee chiare sul Cav: «Oggi Silvio Berlusconi osserverebbe, affranto, l’America che aveva sempre ammirato, e per la quale provava un profondo debito di riconoscenza, resa irriconoscibile e ostile da una classe politica che sembra aver smarrito la consapevolezza delle basi di una comune civiltà; lo sarebbe altrettanto nel vedere Europa e Russia sull’orlo di uno scontro epocale. Non avrebbe avuto le forze per contribuire a ricucire questi strappi, nel farsi concavo e convesso, come soleva dire, per trovare una soluzione giusta e duratura a crisi così inquietanti, ma avrebbe sicuramente sperato che la sua lezione di politica estera, improntata al dialogo, al realismo, e al buon senso, potesse costituire, in questo incredibile disordine globale, un punto di riferimento per ritrovare la strada della pace; sempre con il fine ultimo della tutela degli autentici interessi dell’Italia». Carnelos ha rivelato particolari curiosi, come i retroscena sui dialoghi tra Berlusconi e i big mondiali in tema di televisione, con il pallino di Silvio di evitare ogni paragone tra lui e Donald Trump. E Castellaneta ha svelato che il piano di costruzione edilizia di Gaza è vecchio di almeno vent’anni, e ha le sue origini proprio con Berlusconi, perché l’obiettivo era creare ricchezza per la popolazione palestinese

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
Tarak Ben Ammar (foto Imagoeconomica).

Per Bocchino e Arianna fila in Galleria Sordi

Per Italo Bocchino e Arianna Meloni, protagonisti in Galleria Sordi per parlare dell’ennesimo libro sulla premier Giorgia, blindatura con poliziotti in assetto da guerriglia. Tanto che i fotografi hanno dovuto penare: lo sa bene Umberto Pizzi, che nel caos si è beccato due forti colpi al fianco, tanto da urlare per il dolore. Si è fatta notare la presenza di Francesca Pascale, storica compagna di Silvio Berlusconi. Gigi Marzullo controllava la situazione. C’era l’ex ministro della Difesa Cesare Previti, l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, oltre a Fabrizio Tatarella e Giampaolo Angelucci. Sul palco, insieme con Bocchino e “sister” Meloni, ecco Ignazio La Russa e Hoara Borselli, a fare da moderatrice. «La parità di genere è stata assicurata», si è sentito dire dalla platea.

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
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Il rispetto di Gualtieri per la Corte dei conti

Corte dei conti ingabbiata: a Roma la “presa di possesso” dell’area di cantiere della metro C per la fermata “Mazzini” è stata calendarizzata aspettando l’apertura dell’anno giudiziario della magistratura contabile, il 24 febbraio, ma il giorno dopo tutto è cominciato. Sì, il sindaco Roberto Gualtieri ha dovuto attendere la celebrazione, però ora le ruspe sono pronte. Le foto scattate documentano la scomparsa del grande parcheggio al centro di viale Mazzini, e il cartello indica la durata del cantiere, ossia 4.078 giorni. Praticamente, un supplizio lungo addirittura 11 anni…

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
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Abete, virata a destra con elogi a Giuli e Mazzi

Incredibile ma vero: Luigi Abete, classe 1947, 79 anni compiuti il 17 febbraio, elogia il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il sottosegretario Gianmarco Mazzi. Una virata a destra che scuote il panorama dei salotti romani, e chissà cosa ne pensano i suoi vecchi amici Franco Bassanini e Fabiano Fabiani: fatto sta che Abete ha preso carta e penna, parlando in qualità di presidente di Confindustria Cultura Italia (sì, ha anche quest’incarico) per accogliere «con soddisfazione l’annuncio del sottosegretario Mazzi della firma da parte del ministro della Cultura, Alessandro Giuli del decreto di adeguamento delle tariffe da copia privata, come previsto dalla legge». Perché «troppo spesso ci dimentichiamo che senza tutela del diritto d’autore non esiste diffusione della cultura, perché proprio la garanzia di essere remunerati per la propria attività intellettuale costituisce il presupposto che consente a scrittori, musicisti, autori in generale, editori in qualsiasi forma di poter esistere e vivere del loro lavoro». E Abete poi si ripete: «Ringraziamo il ministro Giuli, il sottosegretario Mazzi e il comitato consultivo per il diritto d’autore per avere congiuntamente trovato una sintesi capace di rafforzare questo strumento essenziale per la tutela dell’intero settore culturale italiano in un ecosistema troppo spesso dominato dalla tecnologia». Manca solo un «evviva il governo di Giorgia Meloni»…

Borsa Italiana, lo scontro Roma-Parigi finisce in tribunale? Le pillole del giorno
Luigi Abete (foto Imagoeconomica).

La quota di Rcs in Mediobanca la prenderà Del Vecchio jr? Le pillole del giorno

«Dopo le fusioni c’è sempre qualcosa che avanza», sussurra un vecchio banchiere. Ultimo caso, quello tra Mps e Mediobanca, con partecipazioni definite “storiche” e che in alcuni casi permettevano di sedere nei consigli “giusti”, quelli per pochi eletti: ci sono dei pacchetti azionari di Italmobiliare dei Pesenti, il 25,4 per cento dello Ieo (Istituto europeo di oncologia) che ha fatto scatenare la guerra finanziaria ancora in corso, qualcosa di Piquadro e soprattutto il 6,55 per cento di Rcs. «Che ci facciamo con questa quota?», si chiede qualcuno dei componenti del board. Domanda condita da una proposta, che magari si concretizzerà davvero: «Forse il migliore acquirente potrebbe essere Leonardo Maria Del Vecchio, il figlio del fondatore di Luxottica che ora si è appassionato di editoria e che va a caccia di giornali. Magari gli interessa pure il Corriere della Sera». LMDV, nonostante la figuraccia da Lilli Gruber, pare volersi pigliare tutto quello che c’è su piazza (forse il problema non è lui, ma il mondo dell’editoria che ne ha bisogno), tanto che ha fondato una società apposta per investire nel settore, dove si è già “pappato” il 30 per cento del Giornale e la maggioranza di Editoriale Nazionale, la società che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e QN. E aveva fatto anche un’offerta per Repubblica, respinta però nettamente da John Elkann (rifiuto che pare gli abbia provocato qualche tensione di troppo con il fratello Lapo, sceso in campo per perorare la causa dell’amico Leonardo). Insomma, vuoi vedere che se offrono la quota Rcs a LMDV lui la prende? Altrimenti tocca chiedere un posto nel prossimo consiglio di amministrazione di Rcs Media Group. Ipotesi che comunque non è da scartare, visto che lì già ci si trova un big come Carlo Cimbri, il “comandante” di Unipol, incarico che con astuzia mette bene in evidenza nel suo curriculum. Che poi Cimbri è anche presidente dello Ieo, sempre grazie a Unipol. Chiamiamole “coincidenze curiose”. Non resta che attendere.

La quota di Rcs in Mediobanca la prenderà Del Vecchio jr? Le pillole del giorno
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Un’altra poltrona per Bianca Farina

Arriva un’altra poltrona per Maria Bianca Farina, classe 1941, soprannominata “highlander” dai suoi amici più stretti: dopo aver ricoperto incarichi di ogni tipo, uno tra tutti la presidenza di Poste Italiane, per l’85enne manager è pronta la presidenza con compiti non esecutivi del nuovo fondo di garanzia per le polizze vita. È ancora presidente emerito di Ania, l’associazione nazionale tra le imprese assicuratrici.

La quota di Rcs in Mediobanca la prenderà Del Vecchio jr? Le pillole del giorno
Maria Bianca Farina (foto Imagoeconomica).

Una limousine per Bellanova e il marito

Teresa Bellanova: chi la ricorda? Prima sottosegretaria e poi ministra come fedelissima di Matteo Renzi, nel pomeriggio di martedì 25 febbraio è apparsa improvvisamente nel centro storico di Roma: una limousine nera con autista si è fermata davanti alla Galleria Sordi, Bellanova è scesa dal lato del marciapiede e dalla parte opposta il marito, Abdellah El Motassime. Lei elegantissima, guidava la coppia, diretta verso via del Tritone. Bellanova conobbe l’attuale marito all’aeroporto di Casablanca, nel 1989, nel corso di un viaggio in Marocco con la delegazione di Federbraccianti.

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Un mare di incontri tra Berlusconi, Bocchino, Meloni e Veltroni

Pomeriggio di fuoco a Roma per chi si occupa di politica, a causa di una serie di presentazioni di libri. Si comincia a piazza di Pietra, alla Camera di Commercio di Roma, con Berlusconi, il mondo secondo lui di Giovanni Castellaneta e Marco Carnelos, con la prefazione di Gianni Letta, per rileggere la politica estera del Cavaliere: ovviamente si parlerà dell’attuale titolare della Farnesina, cioè il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, leader di Forza Italia. A discuterne, il direttore del quotidiano Il Messaggero Roberto Napoletano, Maria Latella e molti altri ancora. Seconda tappa in Galleria Sordi, dove Italo Bocchino presenta la sua fatica editoriale dedicata a Giorgia Meloni: protagonisti della serata, il presidente del Senato Ignazio La Russa e la “sister”, ossia Arianna Meloni. E chissà, magari al termine si affaccerà pure la presidente del Consiglio, attraversando la strada, proveniente da Palazzo Chigi. Terza tappa, a Spazio Sette, in via dei Barbieri, a due passi da largo Argentina, con Walter Veltroni, impegnato a presentare il libro di Carlo Verdelli, Il diavolo in tasca. Poi tutti a casa a vedere il Festival di Sanremo.

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno

Tensione alle stelle tra fratelli in casa Elkann. Lapo non ha preso bene il fatto che, sulla vicenda Repubblica, John abbia chiuso la porta in faccia al suo amico Leonardo Maria Del Vecchio senza nemmeno incontrarlo. Il giovane LMVD era entrato a gamba tesa nella trattativa tra Gedi e il gruppo Antenna (secondo le voci di corridoio giunta faticosamente alle battute finali) offrendo sull’unghia 140 milioni di euro, cioè molti più soldi di quelli che verserà l’armatore-editore greco Theo Kyriakou a Exor per rilevare la casa editrice. Lapo, secondo le voci di corridoio, avrebbe perorato fino all’ultimo la causa del suo amico. Ma John è stato irremovibile.

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno

E da Bettini arriva D’Alema, il decostruttore

Arriva Massimo D’Alema alla corte di Goffredo Bettini: all’evento romano per la rivista Rinascita, il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte appare solo in collegamento ed elogia il suo vice Mario Turco, destinato a contare sempre di più nella geografia politica pentastellata. C’è Elly Schlein, la segretaria del Partito democratico, poi ecco tutto il quartier generale di Alleanza Verdi e Sinistra con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Ma il più atteso è lui, “Baffino”, che ha tanta voglia di parlare: «Oggi da pensionato posso offrire un contributo di idee e di passione», dice Max. «Bisogna lavorare ancora per allargare il nostro campo ad altre forze democratiche, anche decostruendo quello della destra». Citando come esempio il 1996, quando lui stesso lavorò per far divorziare Umberto Bossi da Silvio Berlusconi. Chissà da chi vuol cominciare questa “decostruzione”, D’Alema…

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
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Ma che Fao? Candidi proprio lui?

Il governo di Giorgia Meloni ha dovuto candidare chi guiderà la Fao. Una personalità di destra? Macché. Il dem Maurizio Martina. Proprio l’ex segretario del Partito democratico – in quel periodo del 2018 da reggente, a cavallo tra i regni di Matteo Renzi e Nicola Zingaretti – è stato candidato dal governo italiano e dai ministri Francesco Lollobrigida e Antonio Tajani alla guida dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, a partire dal 2027. Martina ricopre già il ruolo di vicedirettore generale dell’agenzia specializzata delle Nazioni Unite. E dal 2014 al 2018 è stato ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali nei governi Renzi e Gentiloni. Chi ha festeggiato per questa decisione? Coldiretti, che ha espresso grande apprezzamento per la decisione attraverso il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo: «La candidatura di Martina rappresenta un’opportunità strategica e ci auguriamo che l’Europa prenda una posizione unitaria su una nomina di tale rilievo». A destra, invece, polemiche a non finire: non c’era proprio nessuno da candidare dei “nostri”?

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
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Zuppi da “papa” Carlin Petrini

Lo hanno sempre chiamato “il papa di Slow Food”, Carlin Petrini. E il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale Matteo Zuppi, è andato dal papa. Dicendo che «oggi stiamo rimettendo in discussione diritti e sistemi che sembrerebbero acquisiti, ma non lo sono. È il tempo della forza che li sminuisce, i diritti, si dice che ce ne sono troppi, che la logica della produzione e del mercato è quella che guida le scelte. Ma il “buono pulito e giusto” di Slow Food in realtà è l’unico modo per sopravvivere, non è una cosa per poche persone per bene, è l’unico modo per andare avanti. Il tempo della forza è pericoloso, serve consapevolezza». Non solo: «Scegliere il buono, pulito e giusto, e soprattutto il giusto, è una buona strada, l’unica. È l’unico modo in cui si guadagna tutti, solo così ci può essere futuro. La solidarietà non è un lusso, è l’unico modo sostenibile di vivere. Il senso della vita, per chi crede, si trova anche nella religione, ma per tutti c’è quando costruiamo la comunità». E poi tutti a bere…

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
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Il parlamento alle prese con le arti culinarie

Di cosa si occupa questa settimana il parlamento? Di tanti dettagli, secondo il calendario d’Aula della Camera dei deputati. Leggiamone qualcuno. «Modifica dell’intesa tra il governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione». Poi: «Modifica dell’intesa tra il governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione (approvato dal Senato)». Quindi: «Modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio (approvate dal Senato)». Nelle commissioni, «disposizioni concernenti la denominazione degli anni del corso di studi del liceo classico», «istituzione del Premio Formatore dell’anno», «disposizioni per la celebrazione del quinto centenario della morte di Niccolò Machiavelli». E, tra gli atti del governo, «proposta di nomina del generale di brigata Giovanni Capasso a direttore generale per il supporto all’attuazione dei programmi dell’Unità Grande Pompei», «valorizzazione della canzone napoletana classica». Gran finale con il presidente della commissione Cultura Federico Mollicone per «inserimento delle arti culinarie e dell’ospitalità tra le discipline artistiche tutelate e riconosciute nell’ambito del sistema Afam».

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Federico Mollicone (Imagoeconomica).

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno

Chi ha detto che il cosiddetto campo largo è morto e sepolto? Con la sua infinita pazienza, Goffredo Bettini, la «mente storica della sinistra italiana», quello che viene definito anche come «l’ultimo ideologo del vecchio Pci», mette un’altra volta insieme, a un tavolo, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein e il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, per parlare di politica. L’occasione è unica: nella serata di lunedì 23 febbraio, a Roma, viene organizzato un aperitivo per la nuova Rinascita, la storica rivista fondata da Palmiro Togliatti e che ha ora per dominus lo stesso Bettini e il sostanziale aiuto di Andrea Orlando, ex ministro del Lavoro. Tutto andrà in scena a Testaccio, in un locale di via Libetta: ci sarà molto lavoro per i vigili urbani, che saranno impegnati fino a tarda sera per evitare l’ingorgo di auto blu. Nel comitato scientifico della rivista ci sono Mario Turco, il tarantino fedelissimo di Conte e che dei pentastellati è vicepresidente, l’ex direttore del quotidiano Avvenire Marco Tarquinio, in compagnia di Enzo Amendola, Miguel Gotor, Pietro Bartolo, Rosa Calipari, Giacomo Marramao, gli ex ambasciatori Giorgio Starace e Michelangelo Pipan, Tosca (sì, la cantante). Nel comitato di direzione della rivista ecco Enrico Rossi, Enrico Gasbarra, Roberto Morassut, Michele Meta, Daniele Marantelli, Livia Turco, Massimiliano Smeriglio e Massimo Zedda. Inevitabilmente si discuterà di Ucraina, con Bettini pronto a parlare di pace immediata e fine delle ostilità, trovando sul tema un alleato di ferro come Conte, con il classico “no alla guerra”: ma non ditelo a Carlo Calenda

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
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Lucio non Presta l’altra guancia

Forse è l’unico che può rompere le uova al Festival di Sanremo: Lucio Presta, uno dei protagonisti del mercato delle star televisive, con il suo libro L’uragano soffia sul fuoco. E il Corriere della Sera offre molto spazio all’agente che se la prende con Paolo Bonolis e Sonia Bruganelli, Amadeus, Maria De Filippi, la Rai. L’unico che viene graziato è Urbano Cairo, che oltre a essere editore del Corsera è proprietario di La7, e guarda caso tutte le stelle del piccolo schermo che vengono citate lavorano con le reti concorrenti. A proposito, dagli uffici romani della televisione di Urbanetto ricordano che è ancora vacante il posto di amministratore delegato, lasciato vuoto con la prematura morte di Marco Ghigliani. E qualcuno vaticina un futuro manageriale per Presta, alla guida di una tivù privata…

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
Lucio Presta (Imagoeconomica).

Belloni sulla neve, al Cimone, e una villa…

Ora si parla di appalti, su Domani, ma sì, qualche giorno fa quella signora sugli sci era proprio Elisabetta Belloni, la (ex) candidata grillina alla presidenza della Repubblica, l’ex dirigente dei Servizi segreti, al vertice del Dis, l’ex consigliera personale di Ursula von der Leyen all’Unione europea. È andata sul monte Cimone, «in quanto la mamma Lea era sestolese doc, che sposò l’ingegner Giorgio Belloni e si trasferì nella Capitale», hanno sottolineato le gazzette locali. Una giornata sulla neve, spinta da Luciano Magnani, presidente del Consorzio Cimone. Con Magnani pronto a dire a Il Resto del Carlino che la presenza belloniana è «un onore e un incentivo a proseguire il nostro impegno nel migliorarci continuamente nell’impiantistica e nelle iniziative promozionali», con un “autogossip” della stessa Belloni, con la decisione di restaurare la villa di Sestola lasciata dalla madre a lei e alla sorella, oltre che per un valore affettivo anche per l’aumentata attrattività turistica della zona. E Domani parla proprio di 331 mila euro per i lavori di sicurezza di una villa

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
Elisabetta Belloni (Imagoeconomica).

Le case popolari occupate? Ai poliziotti

Per qualcuno è un incentivo, per altri si tratta comunque di una motivazione per impegnare i poliziotti negli sgomberi, fatto sta che l’iniziativa non cadrà nel vuoto: le unità immobiliari dell’Ater di Roma, ossia le case popolari, se liberate dall’occupazione abusiva e ancora in attesa di un’assegnazione saranno destinate alle forze dell’ordine. L’accordo è ufficiale, scritto nero su bianco, tra il ministero dell’Interno e la Regione Lazio. L’intesa tra il ministro Matteo Piantedosi e il governatore regionale Francesco Rocca dovrebbe anche riuscire a risolvere la cronica assenza di appartamenti a Roma per le forze dell’ordine. Però ad alcuni giuristi tutto questo non piace, dato che «è come arrestare gli autori di un furto e poi, se nessuno reclama il denaro o i gioielli ritrovati, autorizzare la divisione del bottino tra coloro che hanno compiuto l’arresto». Per ora nel governo qualcuno si limita a commentare che «sarà grande festa quest’anno per la liberazione. Sì, delle case occupate».

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
Matteo Piantedosi e Francesco Rocca (foto Imagoeconomica).

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno

In molti si stanno chiedendo che fine abbia fatto l’audit interno che doveva chiarire l’assunzione del fidanzato della figlia di Antonio Marano, Alessandro Valadè, a Rai Pubblicità. Era stato lo stesso consigliere di amministrazione in quota Lega nonché presidente ad interim della Rai a chiedere un accertamento che verificasse il rispetto delle procedure aziendali e la correttezza della sua condotta. La storia del genero di Marano era stata raccontata per prima da la Repubblica: Valadè era stato scelto all’interno di una selezione che mirava a reclutare esperti in marketing, comunicazione, digitale e vendite. Tra i tanti candidati, alla fine ha avuto la meglio proprio lui. Le opposizioni avevano subito parlato di «vergognosa parentopoli» e «servizio pubblico preda delle scorribande della destra». E pare che anche l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi (nel frattempo indaffarato anche con l’imbarazzante caso Petrecca) non abbia preso bene l’episodio e si sia lamentato dell’inopportunità politica di quell’assunzione, che presta il fianco agli attacchi sulla presunta occupazione militare della destra della tivù di Stato, trasformata in TeleMeloni. Il “suocero” ha provato a difendere Valadè così: «Ha un curriculum prestigioso. Ha passato sei colloqui di selezione. E se io non ho rivelato prima all’ad di Rai Pubblicità quale fosse il nostro rapporto è proprio per non esercitare alcuna forma di pressione». Sarà, ma intanto adesso si attende il risultato dell’audit, visto che nel frattempo sono passati due mesi.

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
Antonio Marano (foto Ansa).

Si vocifera, tra l’altro, anche di un Marano preoccupato dal fatto che dopo la fine dei Giochi olimpici invernali ci possano essere ulteriori sviluppi sulle vicende giudiziarie che hanno riguardato l’operato della Fondazione Milano Cortina, di cui lo stesso Marano è stato direttore commerciale dal 2021 praticamente fino a oggi. Anche qui sono piovute accuse di parentopoli, per restare in tema: nelle carte dell’inchiesta si è parlato di «carenza di trasparenza e imparzialità nelle assunzioni» e «malsani fenomeni di favoritismo, nepotismo o clientelari». Tra gli altri, per esempio, sono stati assunti il figlio di Ignazio La Russa e la nipote di Mario Draghi. Tra rimborsi spese vari e vetture con autista a carico della fondazione, i pm hanno trasmesso gli atti dell’indagine al procuratore della Corte dei conti della Lombardia per eventuali profili di danni erariali, come raccontato da Il Fatto Quotidiano. Anche se gli stessi pm hanno pure chiesto al gip di archiviare il fascicolo a carico di ignoti, perché da un lato l’abuso d’ufficio non è più previsto dalla legge come reato, grazie alla riforma Nordio del luglio 2024. E dall’altro perché l’ipotesi di turbativa d’asta nelle gare private per conto di amministrazioni pubbliche sussiste solo nell’acquisto di «beni e servizi» e non per «l’assunzione di personale». Il decreto Salva Olimpiadi del 2024 oltretutto aveva definito la Fondazione come ente privato, bloccando di fatto le indagini per reati contro la pubblica amministrazione. La questione però è passata all’esame della Corte costituzionale: il tribunale di Milano ha sollevato infatti la questione di legittimità costituzionale, e ora la decisione della Consulta potrebbe riaprire le indagini. L’udienza è fissata per il 5 maggio 2026.

Arianna Meloni a Gradoli, al pranzo del Purgatorio

Gradoli, si sa, è un Comune diventato noto per colpa del rapimento di Aldo Moro: dal tavolino della seduta spiritica di Romano Prodi e dei suoi commensali spuntò proprio “Gradoli”, indicato come il luogo nel quale trovare lo statista democristiano, ma invece di andare in via Gradoli a Roma, nel covo delle Brigate rosse, tutti andarono nel paese situato in provincia di Viterbo, con un enorme, e inutile, dispiegamento di mezzi. Fatto sta che lì, proprio nel Comune di Gradoli, ogni mercoledì delle Ceneri va in scena il cosiddetto “pranzo del Purgatorio”, preparato nel corso della notte da un esercito di cuoche nella “stanza del fuoco”, con 50 quintali di legna per riscaldare i calderoni: alle 13 in punto, nei capannoni della Cantina Oleificio Sociale, ecco i prelibati “fagioli del Purgatorio”, con tanto di luccio, nasello, baccalà e tinca. L’organizzazione che cura tutto si chiama “Fratellanza del Purgatorio di Gradoli”, e ha al suo vertice il capitano Massimo Del Signore. E se c’è una fratellanza, ecco Fratelli d’Italia, con la presenza di Arianna Meloni. Che a Gradoli hanno chiamato «la sorellanza», per restare in tema con il sodalizio. Gli abitanti sono poco più di un migliaio, i partecipanti al pranzo molti di più, qualcuno ne ha contati 1.500, e Arianna è legatissima a questi luoghi. Tanto da lasciare un messaggio sui social: «Grazie per averci accolto al Pranzo del purgatorio. Una giornata in cui la comunità intera si prende cura dei più deboli attraverso un banchetto di beneficenza e si ritrova intorno a un piatto di fagioli e un brodo di tinca, tipici della cucina territoriale». Con Arianna c’erano il deputato Mauro Rotelli, la vicepresidente del parlamento europeo Antonella Sberna, i consiglieri regionali Daniele Sabatini e Giulio Zelli, la capogruppo di FdI Viterbo Laura Allegrini, il coordinatore provinciale Massimo Giampieri. Lo scorso anno, all’evento, c’era il ministro della Cultura Alessandro Giuli.

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
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I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
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Giovanni Grasso va per mostre

Giovanni Grasso, oltre a lavorare al Quirinale come portavoce del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, coltiva da sempre la passione per la letteratura. E per l’arte. Così l’altra sera era al Mattatoio di Roma, a Testaccio, all’inaugurazione della mostra “Chiara Capobianco. Architettura di una metamorfosi”. Come si legge nella presentazione, «l’idea che sostiene il progetto espositivo è ispirata dai miti raccontati nelle Metamorfosi di Ovidio, i cui motivi narrati, che hanno per soggetto identità fluide, corpo, desiderio, perdita e resistenza, diventano strumento per interrogare il presente…».

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
Giovanni Grasso con Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Fiuggi, Abodi porta lo sport

Dite a Leonardo Maria Del Vecchio che dal 20 al 22 marzo Fiuggi si trasformerà in un grande laboratorio nazionale dedicato al futuro della “Repubblica del Movimento” e delle comunità attive. L’iniziativa promossa da Fondazione Sportcity in collaborazione con il comune di Fiuggi coinvolgerà oltre 200 addetti ai lavori tra rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, manager, imprenditori del settore e dirigenti sportivi. Ecco così il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, insieme al sottosegretario all’Ambiente Claudio Barbaro. La seconda giornata entrerà nel vivo con una serie di interventi dedicati a politiche sportive, infrastrutture e sviluppo dei territori. Tra i protagonisti della mattinata ci saranno Diego Nepi Molineris, Livio Gigliuto ed Evelina Christillin, oltre ai rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’impiantistica sportiva.

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
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Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino

Nella Lega post Vannacci ormai è guerra totale. Nei corridoi dei palazzi romani a incrociare le armi non sarebbero più solo le varie fazioni: salviniani del Sud contro nordisti, lombardi fedeli al segretario contro dirigenti vicini al ‘partito dei governatori’, pasionarie anti-Islam contro ex vannacciani, veneti zaiani contro veneti del nuovo corso. Dai gruppi parlamentari la balcanizzazione pare essersi trasferita anche sui collaboratori. Ed è così che l’ufficio stampa della Lega, dal Mit al gruppo alla Camera e al Senato, è da tempo uno dei luoghi più infuocati della Roma leghista. L’arrivo dell’ex direttore del Tempo di Antonio Angelucci, Davide Vecchi, avrebbe aumentato le tensioni.

Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino

Le accuse della vecchia guardia all’ex direttore del Tempo

Ritenuto vicino alla fidanzata di Matteo Salvini, Francesca Verdini, Vecchi sarebbe accusato dalla vecchia guardia dell’ufficio stampa di aizzare i parlamentari l’uno contro l’altro, favorire i pasdaran come Domenico Furgiuele e Claudio Borghi e cercare di danneggiare i capigruppo di Camera a Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. Le accuse sarebbero pesanti e il clima incandescente, tanto che si parla di minacce di rese dei conti ‘fisiche’ tra una fazione e l’altra dell’ufficio stampa. A Montecitorio si attendono il redde rationem per la prossima settimana, quando finalmente il capo tornerà da Milano-Cortina e trascorrerà qualche giorno a Roma prima di tornare fisso sulle piste fino alla conclusione delle Paralimpiadi. 

Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno

Alla fine, nel gioco delle tre carte della Rai, sono arrivate le attese dimissioni di Paolo Petrecca da Rai Sport: una decisione che da giorni sembrava inevitabile, dopo la fallimentare telecronaca durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. «Roba da far accapponare la pelle», come dicono i “vecchi” del servizio pubblico radiotelevisivo. Un caso che era diventato ben presto politico, con tanto di fragorosa protesta dei giornalisti. E la figuraccia aveva superato i confini italiani, trasformandosi in spernacchiata internazionale. Non è bastato togliergli il commento della serata di chiusura: è stata decisa proprio la defenestrazione, prevista per la fine dei Giochi (inizialmente sembrava che la questione sarebbe stata affrontata dopo Sanremo). L’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi avrebbe fatto volentieri a meno di tutto questo caos, e ha dovuto rimuoverlo obtorto collo, anzi obtorto Lollo, visto che al posto di Petrecca arriva il 54enne Marco Lollobrigida come f.f. ossia facente funzione. “Lollo”, come lo chiamano tutti, «fa parte del giro di Arianna Meloni», e infatti è anche «amico delle sue amiche», con una forte predilezione per la gastronomia (come l’altro Lollo, il ministro dell’Agricoltura, nonché ex di Arianna). La sua era una classica carriera da vice, senza mai esporsi troppo (è in azienda dal 2001): ora però è arrivato in cima, al vertice di Rai Sport, per harakiri altrui.

Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
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Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno

Gianni Letta abbandona il premio Carli/Liuzzo

Il mondo si evolve, progredisce, migliora, dicono gli ottimisti: e infatti Gianni Letta non è più il presidente onorario del premio Guido Carli, quello curato da Romana Liuzzo. Il nome dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio non appare più nel sito del premio: un abbandono di peso, per il premio. Il “garante” non c’è, e per tanti investitori ha un significato importante, questa scelta di andarsene. Alla pagina web ora ci sono solamente la presidente (Liuzzo) e il vicepresidente (Guido Massimo Dell’Omo, figlio della presidente): sparito Letta. Come sede appare ancora la Luiss (sulla questione c’era stata aria di tempesta), nella Capitale, anche se in viale Romania 32, non certo nella villa, sempre dell’ateneo confindustriale, che era stata scelta anche come set per i servizi fotografici e televisivi. A proposito, sulle reti Mediaset sono ricominciati gli spot con la presidente protagonista assoluta, pubblicità di cui però nello stesso gruppo berlusconiano nessuno riesce a capire il contenuto e la finalità, tranne che a promuovere la stessa Liuzzo appena uscita dal “trucco e parrucco”, in stile star di Hollywood. E, soprattutto, se vengono diffusi gratuitamente, tipo “pubblicità progresso”, come accadeva una volta nel servizio pubblico radiotelevisivo: anche perché i bilanci della fondazione appartengono al mondo dei misteri, dato che sono totalmente sconosciuti e non sono mai apparsi, nonostante le normative sul tema e le minime, elementari, regole di trasparenza, nemmeno sul sito internet. In qualche salotto capitolino dicono che Liuzzo potrebbe essere candidata alle elezioni politiche 2027 nelle liste di Forza Italia. Ma senza Gianni Letta al suo fianco, nelle vesti di “garante”, come si fa…

Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
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Amato superstar con Cartabia

Pomeriggio di incontri al vertice, a Roma, per parlare di norme e magistrati, nel Centro Studi Americani: mercoledì 18 febbraio, proprio nel giorno della visita molto simbolica del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Csm, in via Caetani l’ex ministro della Giustizia Maria Cartabia ha presentato il suo libro Custodi della democrazia. La Costituzione, le corti e i confini del politico. Sul palco c’erano Giuliano Amato, presidente emerito della Corte costituzionale, vera star dell’incontro, Francesco Clementi, professore ordinario di Diritto pubblico comparato alla Sapienza Università di Roma, Luca Antonini, vicepresidente della Corte costituzionale, oltre all’autrice. In sala, ad assistere all’evento, Giovanni Amoroso, presidente della Corte costituzionale, assieme a giudici costituzionali e magistrati. E l’immancabile Gianni Letta. Chi conduceva? «La fedelissima di Marta Cartabia», ossia la giornalista Donatella Stasio.

Un Lollo tira l’altro, Letta lascia il premio Carli: le pillole del giorno
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Mattarella in campo a difesa del Csm (capito Nordio?): le pillole del giorno

Altro che «sistema para-mafioso del Csm», come detto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che non si è nemmeno preso la responsabilità della dichiarazione, scaricando il barile su una citazione passata del magistrato antimafia Nino Di Matteo. Per il Quirinale era arrivato il momento di fissare un punto, dopo che l’asticella delle sparate sul referendum si stava spostando sempre più in là. E così è sceso in campo il Sergio Mattarella, fisicamente, aprendo il plenum del Consiglio superiore della magistratura, quello che verrebbe “splittato” in due in caso di vittoria dei . «Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in 11 anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm». Una stilettata per il Guardasigilli e tutto il governo Meloni, impegnati sempre di più nell’opera di delegittimazione dei giudici in vista dell’appuntamento referendario del 22-23 marzo.

Mattarella in campo a difesa del Csm (capito Nordio?): le pillole del giorno
Sergio Mattarella presiede l’assemblea del Csm (foto Imagoeconomica).

In una breve dichiarazione, Mattarella ha espresso «la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione». Quindi ha aggiunto: «Il Csm non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario». Il Csm dovrebbe rimanere fuori dallo scontro: «In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica, più che nella funzione di presidente di questo Consiglio come presidente della Repubblica, avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica». Formalmente la presidenza del Csm spetta al capo dello Stato secondo l’articolo 104 della Costituzione, ma di solito non viene esercitata per rispettare la separazione dei poteri. Questa volta Mattarella ha voluto far sentire la sua presenza. Nordio avrà recepito il messaggio?

C’è il pienone dal numero uno della Fabi

“Homo Fabi”. “Un uomo solo al comando”. “Il sinbancalista”. Sono solo tre dei numerosi soprannomi che vengono affibbiati a Lando Maria Sileoni, il numero uno di Fabi, il sindacato dei bancari. Sileoni ci sa fare: dal 3 al 5 marzo, a Milano, negli East End Studios, mette in scena l’evento “Next generation bank. Come eravamo, come siamo, come saremo”, una gigantesca kermesse che servirà a far capire, ancora una volta, quanto conta il suo sindacato. È il consiglio nazionale numero 130, per Fabi: l’elenco dei giornalisti chiamati a moderare tavole rotonde è lunghissimo e copre (quasi) ogni parte del mondo dell’editoria tradizionale, tra tivù e giornali (manca giusto Il Fatto Quotidiano). Per il mondo del credito e dell’economia, ecco Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, Matteo Spanò, vicepresidente di Federcasse, le testimonianze di Corrado Passera, Alessandro Profumo, Piero Luigi Montani e Fabrizio Viola per ripercorrere «la banca di ieri, fondata su sportelli, territorio e relazioni personali, per metterla a confronto con la banca di oggi e con quella che verrà». Attesi Ilaria Dalla Riva, Roberto Cascella (Intesa Sanpaolo), Fiorella Ferri (Mps), Roberto Speziotto (Banco Bpm), Andrea Merenda (Bper), Geraldine Conti (Bnl Bnp Paribas) e Matteo Bianchi (Crédit Agricole Italia), insieme con l’ex presidente del Casl, Francesco Micheli, e Donato Masciandaro che analizzerà gli scenari della politica economica internazionale, Alberto Brambilla che «si soffermerà sull’importanza del welfare e delle tutele sociali in una fase di profondi cambiamenti economici e demografici». E poi, pranzi, cene, gadget…

Mattarella in campo a difesa del Csm (capito Nordio?): le pillole del giorno
Lando Maria Sileoni della Fabi (foto Imagoeconomica).

Scholz alla Link (e c’è pure Boccia)

Il 19 febbraio l’Università degli Studi Link di Roma conferirà il premio “Economia, Salute e Società” a Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli Ets, che svolgerà una lectio magistralis dal titolo “La libertà è il bene”. La lezione sarà preceduta dagli interventi del magnifico rettore della Link, Carlo Alberto Giusti, del presidente del Consiglio di Stato, Luigi Maruotti, e Incoronata Boccia, capa dell’ufficio stampa Rai data tra i nomi papabili per la direzione del Tg1, nonostante (o forse proprio per quello) vecchie sparate su aborto e Gaza. In occasione della prima edizione, il premio è stato assegnato ad Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana. A Scholz sono stati riconosciuti «grandi meriti nelle attività per il sociale svolte nei diversi contesti in cui ha operato, in particolare alla guida della Scuola di Impresa Sociale della Fondazione per la Sussidiarietà, della Compagnia delle Opere e della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli».

Mattarella in campo a difesa del Csm (capito Nordio?): le pillole del giorno
Bernhard Scholz (foto Imagoeconomica).

Napoli a fuoco, le canzoni alla Camera

Il teatro Sannazaro è andato a fuoco, e mercoledì il ministro della Cultura Alessandro Giuli effettua un sopralluogo per constatare i danni. Per una singolare coincidenza, nello stesso momento, la Commissione Cultura della Camera svolge le «audizioni nell’ambito della discussione della risoluzione sulla valorizzazione della canzone napoletana classica».

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno

Un Doge per Venezia? L’ipotesi di una candidatura di Luca Zaia a sindaco alle elezioni della prossima primavera è suggestiva, ma sempre meno realistica. Vero, l’ex governatore non ha mai chiuso del tutto la porta. E considerando le 7 mila preferenze raccolte in città alle Regionali 2025, la sua corsa sarebbe in discesa. Non solo: Fratelli d’Italia a livello nazionale ha già garantito al leghista «il massimo appoggio», segno del rapporto stretto da Zaia con Giorgia Meloni (e anche a Matteo Salvini non dispiacerebbe sistemarlo a Venezia togliendosi così un potenziale disturbatore). Il fatto è che l’ex governatore pare avere obiettivi diversi. Nel 2027 sono in programma le Politiche e potrebbe aprirsi per lui la possibilità di tornare al governo da ministro o essere eletto presidente della Camera, poltrona su cui ora siede il collega leghista Lorenzo Fontana. Oppure l’ex governatore potrebbe ambire a un ruolo di primo piano nella Lega. Difficile che Salvini lo nomini vicesegretario (una poltrona che a Zaia comunque andrebbe stretta), ma, visto il ciclone Vannacci, potrebbe riprendere piede il progetto di Lega del Nord sul modello Cdu-Csu, finora scartato dal leader. Su ogni piano aleggia poi l’incognita referendum. Il fronte del no tallona quello del sì e un eventuale sorpasso rischia di avere effetti anche sui voti locali. Pure a Venezia. Meglio dunque non rischiare. Resta il fatto che, a pochi mesi dall’appuntamento con le urne, il centrodestra non ha ancora un candidato ufficiale per la città, a differenza del fronte progressista che ha schierato per tempo Andrea Martella, segretario regionale dem. La coalizione potrebbe allora puntare su Simone Venturini, attuale assessore al Turismo. Un segno di continuità con Luigi Brugnaro e la giunta uscente.

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Luca Zaia, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Il party per i 50 anni della top manager

Serata molto allegra per festeggiare il compleanno di Rosalba Benedetto (siciliana, 50 anni dichiarati anche sulla torta), vicepresidente di Banca Ifis. Ad accogliere gli ospiti nella Residenza Vignale, location di charme nel centro di Milano, un carrettino siciliano con limoni e arance, come siciliana è stata tutta la cena, composta da arancini, sarde a beccafico e grande torta di cassata. Tra gli ospiti Francesco Specchia, portavoce e capo ufficio stampa del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Osvaldo De Paolini, condirettore del Giornale, il giornalista Claudio Antonelli, Patrizia Rutigliano, Gianluca Comin, Fabiana Giacomotti, Giovanni Bernabei, Monica Provini, Elena Di Giovanni, l’amministratore delegato di Prelios Luigi Aiello, Marco Forlani e Roberto Papetti, direttore de Il Gazzettino. E naturalmente Ernesto Fürstenberg Fassio, proprietario di Ifis, assieme al team della banca. Prezzario dei regali, visto il parterre, in sintonia con le lussuose tasche.

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
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La longevità di Daniele Franco

«Mai come oggi il tema della longevità ha occupato il dibattito pubblico e suscitato tanto interesse. La consapevolezza odierna che non solo singoli individui ma intere società stanno invecchiando e che la durata e la qualità della vita degli anziani stanno via via migliorando, assieme all’incertezza su quale sia il limite ultimo alla durata della vita, inducono a riflettere sulle implicazioni di questo processo. È un tema che va affrontato da molteplici prospettive scientifiche, economiche e politiche; ma anche filosofiche e culturali e quindi artistiche, storiche, spirituali»: lo ha detto Daniele Franco, classe 1953, ex ragioniere generale dello Stato dal 2013 al 2019, quindi direttore generale della Banca d’Italia e poi nominato ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo di Mario Draghi, ora direttore scientifico della Fondazione Giorgio Cini, a Venezia. E proprio “l’aspirazione umana alla longevità” è il cantiere tematico della fondazione per il 2026, con workshop, conferenze, giornate di studio e un simposio internazionale. Tutto, dopo una lunga serie di iniziative che hanno avuto al centro dell’attenzione Giacomo Casanova e la sua vita. Chissà cosa combinerà durante il martedì grasso, a Venezia.

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
Daniele Franco (foto Imagoeconomica).