Piantedosi e il libro dalla parte delle divise (e dell’Ice?): le pillole del giorno

Il timing non è certo dei migliori. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e Annalisa Chirico presentano nella serata di lunedì 26 gennaio, a Roma, il libro edito da Mondadori Dalla parte delle divise. Proprio nei giorni dominati dalle polemiche su cosa sta accadendo negli Stati Uniti, sempre più sull’orlo di una guerra civile, attorno all’Ice, la tremenda agenzia anti-immigrazione di Donald Trump che ammazza cittadini inermi e sembra un grande laboratorio americano dello Stato di sorveglianza, tanto da essere definita la nuova Gestapo. Neanche a farlo apposta, l’ombra dell’Ice si è allungata sull’Italia dopo che è girata la notizia di un possibile suo sbarco a Milano e a Cortina per scortare gli atleti statunitensi impegnati alle Olimpiadi invernali. «Non ci risulta, ma anche se fosse vero non vedo il problema», ha detto Piantedosi. In realtà il problema lo vedono in tanti, dalle opposizioni all’ex presidente Barack Obama che, a proposito delle uccisioni, ha parlato di «campanello d’allarme per tutti». Poi il capo del Viminale ha in parte corretto il tiro, aggiungendo che «l’Ice non può svolgere attività di polizia in Italia». Alla fine, comunque, non erano solo voci: il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha confermato la presenza dei controversi agenti nel nostro Paese, anche se «soltanto per controllare il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio». In ogni caso, per Piantedosi è una bella scommessa parlare genericamente di «divise» in queste ore, e celebrarle durante la presentazione di un libo. E numerosi invitati al termine dell’evento saranno accolti a cena, per festeggiare gli autori…

Piantedosi e il libro dalla parte delle divise (e dell’Ice?): le pillole del giorno
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).

Borgonzoni ha a cuore Rimini e Riccione

Ama Rimini e Riccione, Lucia Borgonzoni. Sottosegretaria al ministero della Cultura con delega al cinema, lo aveva detto: «Nel 2026 torneremo in Riviera». Promessa mantenuta: l’Italian Global Series Festival, la kermesse dedicata alla fiction italiana e internazionale, organizzata da Apa, l’Associazione dei produttori audiovisivi, con il supporto del suo stesso ministero della Cultura, di Agis, Siae, Regione Emilia-Romagna e dei Comuni di Rimini e Riccione, è in programma dal 3 all’11 luglio. Borgonzoni spinge per dare visibilità all’evento, affermando che è obbligatorio stare «nella terra di Federico Fellini, dove l’immaginazione è cultura e identità. Qui le serie tivù, grazie al festival, non sono solo intrattenimento: sono racconto, industria, lavoro, futuro. Portano con sé promozione del territorio, visibilità internazionale, milioni di euro di indotto. Ma soprattutto portano orgoglio. Sono certa che anche quest’anno arriveranno grandi titoli, grandi ospiti, grandi storie». E pure grandi polemiche…

Piantedosi e il libro dalla parte delle divise (e dell’Ice?): le pillole del giorno
Lucia Borgonzoni (foto Imagoeconomica).

Giuliano Giubilei, un libro in chiesa

Da quando sulla scena è entrato il giovane cesenate Francesco Giubilei, classe 1992, onnipresente (sui social e in tivù) soldatino della narrazione di destra, nonché editore e presidente della Fondazione Giuseppe Tatarella, le cose non sono andate più bene per il “vecchio” Giuliano Giubilei, giornalista pensionato, già mezzobusto del Tg3 e candidato sindaco a Terni per la sinistra, bocciato però dagli elettori. Comunque “Santa romana Chiesa” gli ha aperto le porte, tanto che il suo libro Giovinezza è stato presentato all’interno di un luogo di culto, nel centro di Roma: addirittura in via del Tritone, di fronte a Il Messaggero, nella chiesa dedicata a Santa Maria Odigitria, cara alla comunità siciliana di stanza nella Capitale. L’evento si è svolto venerdì, con monsignor Renzo Giuliano, primicerio della confraternita, e la giornalista del Corriere della sera Antonella Baccaro.

Piantedosi e il libro dalla parte delle divise (e dell’Ice?): le pillole del giorno
Giuliano Giubilei in una foto del 2015 (Imagoeconomica).

Roma offre a Tunisi… un ascensore

Ma la cooperazione tra Tunisia e Italia cosa prevede? L’impegno del governo di Meloni riguarda «un progetto di ricerca, restauro e valorizzazione del grande santuario della Magna Mater e di Attis a Zama, nonché del sito di El-Jem (l’antica Thysdrus), attraverso azioni concrete quali la realizzazione di un ascensore, sul modello di quello inaugurato nel 2023 al Colosseo di Roma». A Tunisi, con questo dono, ora tutti si sentiranno sollevati…

Giansanti, futuro in politica?

Da tempo nelle stanze della sede romana di Confagricoltura gira la voce di un prossimo ingresso in politica del presidente Massimiliano Giansanti, ancora una volta rieletto al vertice della confederazione. Deputato o senatore? E con quale partito? Intanto Giansanti presta la sontuosa sede romana (già quartier generale della confederazione fascista dei commercianti) alle presentazioni di saggi dall’elevato significato politico: nella serata di mercoledì 28 gennaio proprio nel Palazzo Della Valle si parlerà del libro di Miguel Gotor L’omicidio di Piersanti Mattarella, con, tra gli altri, la storica Michela Ponzani. Che poi lo storico Gotor è l’ex assessore alle politiche culturali del Comune di Roma, con sindaco Roberto Gualtieri.

Piantedosi e il libro dalla parte delle divise (e dell’Ice?): le pillole del giorno
Massimiliano Giansanti (foto Imagoeconomica).

Fontana di cioccolato

A Palazzo Lombardia giornata indimenticabile per il presidente della Regione Attilio Fontana: c’è “The Winter Games Express”, ossia la presentazione del treno di cioccolato più lungo del mondo, pronto a entrare nei Guinness dei primati con i suoi 52 metri di lunghezza e 23 quintali di peso. Chissà che fine farà, dopo l’evento, tutto questo cioccolato…

Piantedosi e il libro dalla parte delle divise (e dell’Ice?): le pillole del giorno
Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia (foto Ansa).

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno

Cerimonia solenne per i 25 anni dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori – che oggi si chiama “Osservatorio for independent thinking” anche per mancanza di materia prima -, ossia gli editori pronti a finanziare la creatura di Andrea Ceccherini. Una volta i denari non mancavano, le kermesse si svolgevano in tenute sontuose, ora «si va dai preti, nella Capitale», addirittura a Giubileo concluso. A Roma, nell’Auditorium Antonianum, mercoledì 21 gennaio sono arrivati, tra gli altri, Gianni Letta, apparso pure nel servizio che il Tg5 ha dedicato all’evento, il cardinale Pietro Parolin, Giulio Tremonti, il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, il direttore del romanissimo Il Messaggero Roberto Napoletano, l’ex numero uno della Rai Luigi Gubitosi, tanti giovani studenti (nello stile della casa) e soprattutto l’editore Andrea Riffeser Monti. Ma alla Fieg, la federazione degli editori dei giornali che proprio lui presiede, qualcuno svelena: «Riffeser ha dovuto aspettare un giorno, dopo la fine dell’evento, per comunicare la cessione della sua En – Editoriale Nazionale (che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e Qn, ndr) a Leonardo Maria Del Vecchio. Se no che figura ci faceva presentandosi da Ceccherini in qualità di ex editore?».

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno

Meloni, il Board of Peace e il fantasma di Renzi

«Giorgia Meloni ha scoperto che la Costituzione può essere utile», sibila un forzista commentando la presa di “non posizione” della presidente del Consiglio sull’offerta (?) di Donald Trump per farla entrare nel “Board of Peace”, ossia l’anti-Onu. Anche se il presidente americano afferma che l’Italia vuole «disperatamente» farne parte, Giorgia nicchia, prende tempo, mette in mezzo la Costituzione, il parlamento, insomma tutti i mobili possibili addosso alla porta pur di non far entrare nessuno. Tra i diplomatici però gira ironicamente anche un’altra storia, che sa di fantapolitica ma fa comunque dare di gomito: «Metti che l’Italia finanzia questa iniziativa e poi Tony Blair dice a Trump di inserire, in nome e per conto del nostro Paese, il suo grande amico Matteo Renzi, ti immagini poi la faccia della premier?».

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Tony Blair con Matteo Renzi a Roma nel 2024 (foto Ansa).

Lollo per “il bello e il buono”

Lollo ci sarà, a “Why Italia – Il Bello e Il Buono, 5 paradigmi per il futuro”, l’evento in programma il 27 gennaio alla Camera dei deputati, nella sala della Lupa, a commentare i risultati dell’analisi di Deloitte sull’andamento del sistema produttivo italiano dal 2018 a oggi. Partenza con i saluti istituzionali del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, del viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo e l’intervento dell’amministratore delegato di Deloitte Central Mediterranean, Fabio Pompei. E poi ecco il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. Che poi gli invitati si chiedono: «Ma non era più a tema un intervento del numero uno delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno

Musumeci fa infuriare Confesercenti

È ministro del Mare e pure della Protezione civile, Nello Musumeci: e siciliano, proprio dell’isola che ha subito forti danni dal maltempo e dalle mareggiate. Ma parlando delle assicurazioni ha fatto infuriare Confesercenti: «Le dichiarazioni del ministro Musumeci, che invita a verificare quanti esercizi fossero assicurati, pongono un punto che va chiarito subito. La polizza ‘cat nat’ (catastrofe naturale, ndr) obbligatoria per le imprese, per come è stata definita, non copre le mareggiate. Per questo è assurdo richiamare la polizza come criterio per restringere o condizionare gli aiuti dopo i danni provocati dal ciclone Harry alle zone costiere di Sicilia, Sardegna e Calabria». Non solo, perché Confesercenti sottolinea che «chi si è assicurato rischia di non essere rimborsato perché l’evento non rientra nelle coperture previste, ma potrebbe comunque accedere ai contributi pubblici. Chi non è assicurato, invece, rischia di restare escluso dai ristori pubblici proprio perché non ha una polizza, anche se quella polizza non avrebbe comunque coperto quel danno. Un sistema che non tutela nessuno in modo coerente e che, anziché accelerare la ripartenza, aggiunge confusione». Poteva bastare? Ovviamente no, perché il caos è totale: «A complicare ulteriormente le cose c’è il regime delle proroghe e delle scadenze differenziate per categorie, con il rischio di creare trattamenti diversi tra attività colpite dallo stesso evento: bar e attività ricettive, che hanno avuto la proroga dell’obbligo al 30 marzo, potranno avere contributi pubblici anche se non assicurati. Gli altri no. Un pasticciaccio che va corretto subito. Gli aiuti devono seguire il danno e la necessità di ripartenza dei territori: non si lasci indietro nessuno».

Le mosse di Riffeser e gli spifferi alla Fieg: le pillole del giorno
Nello Musumeci (Imagoeconomica).

La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole

Giuseppe Conte e Giorgio La Malfa, insieme, per parlare di politica: la coppia è senz’altro inedita, ma il pentastellato e il repubblicano storico si riuniranno davvero, nella mattinata di sabato 24 gennaio, a Roma. Lo scenario sarà quello di piazza Campo de’ Fiori, all’ombra di Giordano Bruno, l’eretico: nella sala del cinema Farnese andrà in scena la presentazione di Officina Repubblicana, che viene definito come «un movimento di opinione erede delle posizioni politico-culturali della sinistra democratica». Protagonista, appunto, Conte, ex presidente del Consiglio e leader del Movimento 5 stelle. A seguire Vincenzo Amendola, già ministro per gli Affari europei del governo Conte II e sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei nell’esecutivo guidato da Mario Draghi. E poi l’emergente Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi, Sport, Turismo e Moda del Comune di Roma e coordinatore di “Progetto Civico Italia”. La Malfa, alla fine dell’incontro, riassumerà i contenuti della giornata e lancerà la sfida politica, alla tenera età di 86 anni. Qualcuno dica a Conte che dai “sacri palazzi”, quelli vaticani, viene guardata con preoccupazione la sua partecipazione a questo incontro, «dal carattere sicuramente laico», si sente affermare, «e poi, con quella statua di Giordano Bruno lì davanti, che affronto per la Chiesa che lui ha tanto frequentato».

La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole

I funerali di Valentino o un convegno con Amato e Ruffini?

Venerdì mattina di fuoco a Roma, il 23 gennaio. Da una parte i funerali di Valentino, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, con autorità e vip provenienti da ogni parte del Pianeta. Dall’altra, all’Istituto Sturzo, ecco una mattinata in stile Prima Repubblica, sul tema “Parliamo seriamente di politica”, ossia “Ricostruire la partecipazione della politica muovendo dall’esempio di cattolici e socialisti”, con l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, il fondatore del Censis Giuseppe De Rita, il democristiano di lungo corso Marco Follini, l’eterno riformista Enrico Morando, monsignor Vincenzo Paglia e l’attesissimo Ernesto Maria Ruffini, che poi è il più giovane della compagnia, già direttore dell’Agenzia delle Entrate e fondatore di un nuovo movimento politico di ispirazione cattolica Più Uno. La sede, l’istituto dedicato a don Luigi Sturzo, è quella giusta, «anche per le origini siciliane del sacerdote e di Ruffini, nipote del cardinale Ernesto Ruffini», spiffera uno degli organizzatori.

La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole

Un prete c’è sempre

Ormai, quando si deve organizzare un convegno, il mix perfetto sembra essere questo: «Metti un po’ di politici, un rappresentante delle forze dell’ordine, un prete». Detto fatto: il 27 gennaio, nella sede della Camera di Commercio di Roma, va in scena l’incontro intitolato “Emergenza abitativa. Una casa che manca, un bisogno che cresce”. E chi ci sarà? Oltre al padrone di casa, appena confermato, il presidente Lorenzo Tagliavanti, il direttore generale di Federlazio Luciano Mocci che deve presentare il rapporto dell’Osservatorio Edilizia, e anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il prefetto di Roma Lamberto Giannini (già capo della Polizia di Stato) e don Antonio Coluccia. Il convegno può cominciare.

La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole

Comunicare stanca, a una certa età

Dicono che un comunicatore, ormai anziano, faccia «sempre più fatica». Un commento che viene fatto anche nel suo “quartier generale”, non solo all’esterno. Dopo una lunga carriera passata nei panni del giornalista, al comando del settore dell’economia di un importante organo di informazione, ha cambiato casacca per servire il mondo della finanza e, infine, quello dei grandi appalti. Ma la lucidità è solo un ricordo, gli acciacchi sono continui, comunicare stanca, a una certa età. E lui sta trascinando il suo datore di lavoro nella fossa delle Marianne, non rendendosi conto che è ora di andare in pensione. E che pensione…

Giustizia, tutti all’Ergife sabato con Tajani

A Roma l’Hotel Ergife, storico feudo andreottiano, sabato torna protagonista con la politica. “Valori: Più Libertà Più Giustizia”, organizzato da Forza Italia, è l’appuntamento programmato in vista del referendum. Dopo i saluti istituzionali, tra gli altri, di Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Forza Italia al Senato, e di Paolo Barelli, presidente del gruppo Fi alla Camera, ecco Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, Enrico Costa, vicepresidente della commissione Giustizia, Deborah Bergamini, vicesegretario nazionale Fi, Francesca Scopelliti, presidente del comitato “Cittadini per il sì, Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale, Gian Domenico Caiazza, presidente del comitato “Sì separa”, e poi Stefania Craxi, presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato. Conclusioni affidate ad Antonio Tajani, nei ruoli di segretario nazionale di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. Olè.

La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole
La strana coppia Conte-La Malfa, il comunicatore nel mirino e altre pillole

Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno

Niente da fare. Anche stavolta, Antonio Tajani con la “sua” (davvero?) Forza Italia si è messo di traverso. Tanto che i leghisti duri e puri ormai lo hanno ribattezzato «Rompitajani». Non bastava la politica estera ad accendere le scintille tra Lega e FI, ora anche la Consob è diventata un casus belli: il leader azzurro in zona Cesarini ha posto il veto alla nomina di Federico Freni, indicato da Matteo Salvini e pare già bollinato dal potente sottosegretario Alfredo Mantovano, come successore di Paolo Savona. E il Consiglio dei ministri ha rinviato la decisione. «Abbiamo rinunciato ad altre nomine su altri enti», ha sbottato il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, minacciando indirettamente di fatto di far crollare il castello di carta delle nomine, presidenze, amministratori delegati, direttori generali, che devono essere fatte dal governo meloniano. «Quella di Freni era una nomina che partiva già con un accordo di massima con Forza Italia e che ora è stata messa in discussione», ha aggiunto assicurando: «Noi continueremo a portare avanti quel nome».

Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
Riccardo Molinari (Imagoeconomica).

Alla Consob però difficilmente sarà possibile rimpiazzare Freni con un altro leghista. Il dossier banche è infatti caro a Forza Italia che pare abbia già avanzato il nome di Federico Cornelli, dal 2023 commissario dell’Autorità per la vigilanza dei mercati. L’altro nome tornato in circolo è quello di Marina Brogi, professoressa di Economia e tecnica alla Bicocca di Milano. Ma i problemi non finiscono qui. Tajani lo scorso ottobre aveva accolto alcuni transfughi alleati da Noi Moderati, tra cui il sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli. Un ritorno pesante, il suo, perché vale una poltrona al governo. Ora Maurizio Lupi, che aveva appoggiato la nomina di Freni – « Evitiamo veti pregiudiziali. Non sempre, peraltro, i ‘tecnici’ si dimostrano migliori», ha commentato – potrebbe rivendicare un posto per i suoi. E perché non proprio alla Consob?

Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
Maurizio Lupi e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Mieli nelle foto di Di Piazza

C’era anche Paolo Mieli martedì sera a Roma all’inaugurazione della mostra dedicata alle fotografie dell’amico Giuseppe Di Piazza, per anni a capo delle pagine romane del Corriere della Sera, e rimpianto da molti giornalisti quando se n’è andato in pensione. Tra i tanti che sono accorsi ai Musei di San Salvatore in Lauro, negli spazi artistici de Il Cigno di Lorenzo Zichichi, c’erano anche Fabrizio Roncone, Bobo Craxi, Francesco Rutelli e Peppe Cerasa.

Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
Giuseppe Di Piazza (L43).

Da segnalare pure la presenza dell’attrice, pittrice e scultrice Marilina Succo. Nota al pubblico Rai per le previsioni del tempo, Succo vanta nel suo cv artistico anche la performance The Process andata in scena nel marzo 2025 al Vittoriale degli Italiani.

Tornando a Mieli: il giornalista e storico era “presente” anche nelle opere esposte con un scatto che lo ritrae assieme alla figlia Oleandra.

Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
Paolo Mieli e la figlia ritratti da Giuseppe Di Piazza (L43).

Parolin per Ceccherini e i giovani editori

È già passato un quarto di secolo dalla fondazione dell’Osservatorio dei giovani editori di Andrea Ceccherini recentemente ribattezzato Osservatorio for independent thinking. E mercoledì 21 gennaio a Roma, nell’Auditorium Antonianum, all’incontro con gli studenti sarà presente anche il cardinale Pietro Parolin. L’evento sarà moderato dal direttore del Corriere della sera, Luciano Fontana, e dalla giornalista Maria Latella.

Scintille nel centrodestra su Freni e le altre pillole del giorno
Andrea Ceccherini (Imagoeconomica).

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno

Con Valentino è morto un imperatore, anzi The Last Emperor, come recitava il titolo del film-documentario che è stato mandato in onda nella notte, quando ormai era già martedì, su Rete4. Nel quale erano formidabili i dialoghi e le litigate, in francese, tra Garavani e Giancarlo Giammetti, la sua metà, il manager che lo ha lanciato nel business e che, soprattutto, gli ha permesso di dedicarsi totalmente alla creatività, togliendogli ogni preoccupazione pratica e materiale. Celebrazioni grandiose, quelle per l’addio a Valentino, con due giorni di camera ardente allestita a piazza Mignanelli a Roma, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, e poi il funerale, dal tono istituzionale dato che la basilica scelta per l’addio allo stilista è Santa Maria degli Angeli, quella di solito riservata per le cerimonie “di Stato”. In tanti sono attesi, e si parla anche di presidenti di varie nazioni, reali in carica e in esilio, oltre a una corte di miliardari. Le voci che girano nella Capitale indicano come possibile addirittura la presenza di Melania Trump, che amava vestirsi con gli abiti dello stilista per le occasioni importanti: per esempio ai funerali di Jimmy Carter, durante un incontro con la regina Elisabetta, oppure con la regina di Spagna o ancora durante una convention repubblicana in cui sfoggiò un verde acceso che divenne virale.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno

Difficile che per salutare “l’ultimo imperatore” possa arrivare persino Donald Trump, impegnato proprio in quei giorni a Davos, in Svizzera, per il World Economic Forum (anche se, dopotutto, basterebbe un’ora di aereo). Ovviamente, nel caso si tratterebbe di «un passaggio di consegne del titolo», scherzano alcuni americani di stanza a Roma. E poi The Donald, a ben guardare, indossa quasi sempre cravatte color “rosso Valentino”.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
Donald Trump (Imagoeconomica).

Al Quirinale, invece, l’agenda del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fissata sempre con ampio anticipo, prevede ancora la presenza a Palermo, nella mattinata di venerdì, per una visita agli stabilimenti Fincantieri. Ma, è la domanda che gira nelle stanze del Colle, «si può mancare ai funerali di Valentino, un gigante della moda che ha rappresentato l’Italia nel mondo?».

Veltroni a Milano con Ambra

A proposito di Valentino: quando venne festeggiato all’Ara Pacis con una sontuosa mostra, il sindaco all’epoca era Walter Veltroni. Ora “Uolter” è impegnatissimo con le sue attività editoriali, e ha in programma una trasferta a Milano per presentare un suo libro, assieme ad Ambra Angiolini e a Michela Ponzani. Il titolo del volume è Buonvino e l’omicidio dei ragazzi, proprio in una stagione dominata da delitti e fatti di sangue tra gli studenti. Che poi i maligni, nel Partito democratico, dicono che «ogni volta che Walter sale su al Nord è perché deve incontrare Luciano Fontana al Corriere della Sera». Il direttore in effetti ha lavorato a l’Unità, quando Veltroni guidava il quotidiano del Pci, ed era caporedattore. Il mondo è piccolo…

Alla Camera c’è la canzone napoletana

Tenetevi forte, nel disastro internazionale la nostra Camera dei deputati ha in programma, nella giornata di mercoledì 21 gennaio, in commissione, le audizioni informali dedicate alla valorizzazione della canzone napoletana classica, grazie al parlamentare di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano (sì, quello che ha avuto una storia con Valeria Marini, per non parlare dell’ex Miss Italia Danny Mendez): verranno ascoltati Vincenzo De Luca, esperto (e qualcuno si chiede se è un omonimo o se si tratta proprio dell’ex governatore della Regione Campania…), Pier Luigi Petrillo, professore ordinario di diritto comparato dei patrimoni culturali all’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, Gino Aveta, fondatore dell’archivio storico della canzone napoletana della Rai, e Bruno Tabacchini, direttore artistico del Festival delle Ville Vesuviane. Le audizioni si svolgono nella VII Commissione, quella che si occupa di cultura, scienza e istruzione.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
Gimmi Cangiano (foto Imagoeconomica).

Flavio Cattaneo al Copasir

Doppietta del Copasir: nell’aula del sesto piano di Palazzo San Macuto, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica svolge martedì pomeriggio l’audizione dell’amministratore delegato e direttore generale dell’Enel, Flavio Cattaneo. Mercoledì è in programma l’audizione del direttore dell’Aisi, l’Agenzia informazioni per la sicurezza interna, Bruno Valensise.

I funerali di Valentino e quella passione di Melania Trump: le pillole del giorno
Flavio Cattaneo (Enel).

Le bordate tra Ranucci e Barbareschi in Rai, Salvini a Roccaraso e altre pillole

Panico alla Rai, e sempre con Sigfrido Ranucci nel ruolo del protagonista. Nella serata di domenica 18 gennaio è andata in onda un’altra puntata della trasmissione, arricchita dalle dimissioni di Guido Scorza, uno dei componenti del Garante della Privacy. Come al solito il presidente Pasquale Stanzione ne è uscito malissimo, così come Agostino Ghiglia e Ginevra Cerrina Feroni, tra spese per macellai, grandi alberghi, parrucchieri e auto di servizio. Scorza diceva di non aver mai usato l’auto che spetta solo al presidente, e invece era stato immortalato mentre la utilizzava lui. Adesso però c’è un altro problema, e riguarda il rapporto, sempre peggiore, tra Ranucci e Luca Barbareschi. Con il primo che ha bombardato mediaticamente il secondo. Tutta colpa di una delle solite “rodomontate” di Barbareschi, dicono alla Rai con tono grave, che l’altra domenica aveva attaccato Report e il consulente Gian Gaetano Bellavia, accusato dall’attore di averlo spiato. Lamentandosi poi, come sempre, del mancato annuncio per la sua trasmissione: un’usanza classica del sistema Rai, e non solo, visto che spesso il programma precedente “alletta” i telespettatori dicendo cosa arriva dopo.

Domenica, a fine puntata, Ranucci ha “conciato per le feste” Barbareschi, ricordando tutte le sue disavventure con il Teatro Eliseo, mettendo in mezzo pure l’ex suocero Andrea Monorchio che si interessava alle vicende dell’attore, in un crescendo rossiniano che è durato praticamente fino alle 23.30, sforando di un quarto d’ora il palinsesto, dato che Barbareschi, da tabella, doveva partire alle 23.15. In diretta. Niente da fare, i due sono molto permalosi e così Ranucci ha messo in riga l’ex parlamentare finiano, finendo il suo velenoso intervento con un passaggio di consegne che suonava beffardo: «Ora Allegro ma non troppo può cominciare». Barbareschi ha dunque iniziato la sua trasmissione, in ritardissimo, con gli occhiali da sole, evocando Bianca Berlinguer più che Emmanuel Macron. Il guaio è che la guerra tra i due sembra non sia finita, anzi…

Tutti a Davos

Giorgia Meloni è pronta per Davos. E pure Donald Trump. Lunedì 19 gennaio si apre l’edizione numero 56 del World Economic Forum che prevede la partecipazione di 65 capi di Stato e di governo, oltre a manager delle multinazionali, finanzieri, produttori di armi. Dopo il concerto inaugurale, tavola rotonda intitolata “Open forum: which 2050 do we want?”. E c’è da andare avanti fino al 23 gennaio. Martedì mattina è atteso il discorso della presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, poi quello del vicepremier cinese He Lifeng, del presidente francese Emmanuel Macron, dell’ucraino Volodymyr Zelensky, del primo ministro del Canada Mark Carney, oltre che del numero uno della Bundesbank Joachim Nagel.

Le bordate tra Ranucci e Barbareschi in Rai, Salvini a Roccaraso e altre pillole
I preparativi per Davos 2026 (foto Ansa).

Salvini a Roccaraso

Tre giorni con i leghisti a Roccaraso, in Abruzzo. Per Matteo Salvini è una bella sfida: mentre il potere sta a Davos, i fedelissimi si riuniscono da venerdì nella sala comunale del Comune abruzzese diventato famoso dopo l’invasione di turisti scatenata dall’influencer Rita De Crescenzo, e anche nella vicina Rivisondoli. Tra i panel previsti, si legge nella locandina: “La nostra forza sono i territori”. Salvini chiuderà la rassegna domenica 25, e ci saranno i ministri Giancarlo Giorgetti, Matteo Piantedosi, Giuseppe Valditara, Alessandra Locatelli e Roberto Calderoli, attesi nella giornata di sabato. Con un freddo bestiale…

Le bordate tra Ranucci e Barbareschi in Rai, Salvini a Roccaraso e altre pillole
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Mattarella a Torino per San Paolo

Giornata torinese, martedì 20 gennaio, per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che prenderà parte all’evento istituzionale “430 anni di storie e cambiamento sociale” organizzato per il 430esimo (appunto) anniversario della Fondazione Ufficio Pio. L’incontro è in programma nelle sale delle Gallerie d’Italia, in piazza San Carlo. Nel corso dell’evento, insieme a Franca Maino e William Revello, presidente e direttore della Fondazione Ufficio Pio, sono attesi gli interventi di Marco Gilli e Alberto Anfossi, presidente e segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo. Sarà presentato in anteprima il racconto audiovisivo “Volta pagina” nato dalla voce di 215 partecipanti ai programmi della Fondazione e a partire dal quale Mario Calabresi dialogherà con la Fondazione e i suoi beneficiari.

I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole

Accuse di spese pazze alla Privacy, con rimborsi per viaggi, alberghi di lusso, cene e servizi personali: la magistratura va all’attacco di Pasquale Stanzione e dei membri del Garante, dopo l’inchiesta di Report. Quando venne realizzato il servizio, evocando potenziali conflitti d’interessi per le sue molteplici attività accademiche e le assunzioni nell’ufficio del Garante, Stanzione negò qualsiasi accusa. E non ha mai voluto fare un passo indietro, nonostante le pressioni politiche da parte delle opposizioni. «Sta di fatto che, negando ogni conflitto d’interessi, ora non potrà usarne nemmeno uno per difendersi», dice un suo vecchio amico. «La prima contestazione all’ex segretario generale Angelo Fanizza è stata firmata da Cosimo Comella, il dirigente che alla Privacy è responsabile della transizione digitale e del dipartimento tecnologie digitali e sicurezza informatica», ricordano in molti. Fanizza ha dovuto lasciare il suo posto dopo appena quattro mesi dalla nomina, capro espiatorio nello scandalo sulla richiesta di scandagliare le mail dei dipendenti per capire chi aveva fatto uscire le notizie interne del Garante, dandole a Report (alla faccia della privacy!). Ma quale sarebbe il conflitto d’interessi che Stanzione non può evocare (e fa meglio a non farlo)? «Che il suocero di Comella è il presidente del Consiglio superiore della magistratura, e si chiama Sergio Mattarella, che è anche il presidente della Repubblica», nota qualcuno. E in effetti sarebbe davvero singolare, come strategia difensiva: vorrebbe dire che in qualsiasi luogo lavorasse Comella, tutti i magistrati verrebbero ricusati perché il suocero è il numero uno del Csm che valuta e promuove la professionalità dei giudici… No, stavolta per Stanzione sembra davvero inevitabile il game over.

I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole

Chi saranno i nove che non hanno votato Napoletano?

Ha stravinto, Roberto Napoletano: la votazione tra i giornalisti del quotidiano Il Messaggero ha registrato, tra i 91 partecipanti sui 113 aventi diritto, la bellezza di 82 voti a favore e, un po’ a sorpresa, nove contrari. Nessun astenuto. Visto che non c’erano stati particolari malumori alla notizia del ritorno di Napoletano al comando del giornale di via del Tritone, gli identikit dei dissenzienti al momento non esistono. Girano voci su qualche “capo” che, nel segreto dell’urna, avrebbe manifestato la sua contrarietà, ma nessuno è uscito allo scoperto. E per Napoletano si tratta di un grattacapo difficile da risolvere, se non riuscirà a capire chi sono davvero quei nove che lo hanno bocciato. Magari è qualcuno che ufficialmente è dalla sua parte. Una minoranza silenziosa capace però di raggiungere quasi il 10 per cento dei giornalisti interni, ragionando sul numero degli aventi diritto. Che poi, ce l’avevano con lui o con l’editore Francesco Gaetano Caltagirone e sua figlia Azzurra?

I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole

Come rosica Vespa per i successi di Cazzullo…

«Chissà quanto starà rosicando Bruno Vespa per i successi di Aldo Cazzullo», scherza un amico del giornalista del Corriere della Sera. Tutta colpa degli ottimi risultati editoriali dei libri di Cazzullo, che in tutte le classifiche ha stracciato Vespa. Nel volume Minicifre della Cultura redatto dal ministero di Alessandro Giuli c’è una tabella con l’indicazione dei libri più venduti nel 2024, e al primo posto compare appunto Cazzullo con Il Dio dei nostri padri. Il grande romanzo della Bibbia, edito da HarperCollins. Di Vespa nessuna traccia, almeno nei primi 10. L’appuntamento natalizio con i suoi libri è ormai uno stanco rito che si trascina da anni. Evidentemente ci sono più presentazioni e battage pubblicitario che lettori reali. Nemmeno nel 2025 appena concluso è andata meglio a Vespa. I numeri narrano di una sconfitta senza precedenti per il conduttore di Porta a Porta. E poi Cazzullo ha superato Bruno pure per le presenze televisive dedicate a promuovere le sue fatiche editoriali. Senza contare che Aldo ha 22 anni in meno del collega: Cazzullo è nato nel 1966, mentre Vespa è del 1944. La battaglia ormai è persa?

I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole
I guai di Stanzione, i traditori di Napoletano e la sfida Vespa-Cazzullo: le pillole

Direttivo Anm, il governo suda freddo

Due giornate di comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati, sabato 17 e domenica 18 gennaio nella Corte di Cassazione, il “palazzaccio” di piazza Cavour. Ovviamente al centro dell’attenzione c’è il referendum, e a Palazzo Chigi sono molto preoccupati per la visibilità mediatica che saranno in grado di ottenere i giudici. «Qualcuno trema», sussurrano quelli che seguono per il governo la campagna per il sì, «perché la mancanza del quorum favorirà solo chi è spinto dall’ideologia ad andare a votare, e obiettivamente per quelli del “no” è molto forte».

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica

John Elkann c’è, al Mattatoio di Roma, ma per i 50 anni del quotidiano la Repubblica il comitato di redazione lo contesta con un cartello dove si legge “Elkann questa non è la tua festa”, con tanti giornalisti della testata lasciati fuori dallo spazio, che poi è del Comune di Roma. Ecco il sindaco Roberto Gualtieri, “proprietario” dell’area, che da padrone di casa accoglie gli invitati. Arriva il presidente Sergio Mattarella, c’è persino una lettera di papa Leone XIV, sfila pure il presidente del Senato Ignazio La Russa.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Gli striscioni di protesta dei giornalisti all’esterno: “Elkann non è la tua festa” (foto L43).

Boschi guarda le paginate, lei che è tra le poche a essere nata dopo la Repubblica

Pier Ferdinando Casini poteva mancare? Ovviamente no, e ci tiene a far scolpire sui taccuini queste parole: «A parte che quando hai una certa età tutti i ricordi di gioventù ti sembrano bellissimi, ma qui c’è un pezzo straordinario di memoria del Paese per come l’abbiamo vissuto noi, che ne siamo figli». Qualcuno sottovoce dice che «Arnaldo Forlani non sarebbe d’accordo», ma è meglio andare avanti. Maria Elena Boschi guarda le paginate di una volta, ed essendo nata nel 1981 è tra i pochi invitati (assieme a Elly Schlein, ancora più giovane) a non aver vissuto la creazione di Repubblica, che ha visto la luce nel 1976.

LEGGI ANCHE: La parabola di Repubblica e la fine dell’ultima grande narrazione del giornalismo italiano

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica

Massimo Giannini sfoggia il vestito delle migliori occasioni

Se fuori la redazione protesta, dentro le “grandi firme” ci sono, eccome, e certo non stanno fuori a contestare la vendita del gruppo Gedi. L’elenco è lungo: si comincia da Francesco Merlo e si continua con Stefano Folli, che si siede comodo per inviare messaggi con il cellulare, poi c’è Massimo Giannini che sfoggia il vestito delle migliori occasioni. Opinionisti a raffica, come Michele Ainis che crea un capannello. Il critico musicale Gino Castaldo racconta aneddoti legati ai grandi delle sette note, e c’è chi piange per Ernesto Assante, con il quale, in coppia, ha ideato e realizzato tante iniziative.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
In una foto d’archivio, i redattori che fondarono la Repubblica 50 anni fa, il 14 gennaio 1976. Al centro, col giornale in mano, Eugenio Scalfari (foto Ansa).

Stretta di mano tra Schlein e Conte davanti all’edicola allestita

Ma torniamo ai politici: il “più a destra” tra quelli di sinistra a detta di tutti è Paolo Gentiloni, che viene subito arpionato da Dario Franceschini, sempre pronto a lanciare un programma elettorale e a parlare delle sorti del Partito democratico. Proprio quando i due arrivano al punto “clou” appare Elly Schlein, alla quale tocca sorbirsi la visita a ogni pannello della mostra con il direttore Mario Orfeo. Che gode come un riccio quando, davanti all’edicola piazzata nel padiglione, il pentastellato Giuseppe Conte stringe la mano a Elly.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica

Divertentissimo l’approccio di Conte, che arriva quando Schlein sta uscendo: con grande charme, Peppiniello butta là un «vieni a fare un giro con me?», agganciando la segretaria del Pd, ma lei con una mossa rapida si divincola e spara un «ho già fatto, ci incrociamo domani in parlamento». Pericolo evitato, almeno stavolta.

Il “padrone di casa” Delogu ha parlato a lungo con Elly

Alla fine Marco Delogu, numero uno dell’Azienda speciale Palaexpo che gestisce il Mattatoio ed erede di una dinastia da sempre di casa nel Pci, si mette a parlare a lungo con Elly. Fuori una strana coppia è impegnata in un lungo dialogo: Domenico Arcuri, l’ex numero uno di Invitalia, e Antonello Giacomelli, giornalista ed ex sottosegretario nei governi Renzi e Gentiloni, che nella serata appare attivissimo nell’attività di public relations.

Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica
Marco Delogu con Elly Schlein (foto L43).

Lucia Annunziata non manca, anche se ormai è nella “quota” dei politici dato che è europarlamentare. Quindi via con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, i dioscuri di Alleanza Verdi e Sinistra, e quando passano vengono etichettati da una battuta formidabile: «Vanno sempre insieme perché ognuno controlla cosa sta facendo l’altro».

Presente la dinastia Cerasa, una delle figlie di Scalfari e…

La dinastia Cerasa c’è, con padre Peppe – direttore delle Guide di Repubblica – e figlio Claudio, numero uno del Foglio. Della famiglia del fondatore ecco Enrica Scalfari, una delle figlie di Eugenio. C’è un padiglione dove il buffet, sobrio, accompagna la fine della festa: molto apprezzata la “Ribolla gialla” di Forchir. Qualcuno poi torna a vedere la mostra, notando che tra i pannelli appesi, da terra a cielo, ne appare uno con una prima pagina dove il fondo è firmato da Giampaolo Pansa. È un po’ in alto, bisogna guardare con attenzione, anche perché la stampa è sgranata, però c’è. Di testi firmati da Paolo Guzzanti, invece, non appare traccia.

Chi non è stato invitato? Si fa il nome di Carlo Verdelli

Si parla di ex direttori non invitati, e qualcuno fa proprio nome e cognome: Carlo Verdelli. Gianni Riotta cammina a passo svelto nel padiglione, Annalisa Cuzzocrea dialoga con i politici, Roberto Saviano è attorniato dai suoi fedelissimi “angeli custodi” che da anni lo accompagnano. Alcuni evocano la parità di genere: «A fine serata possiamo dire che l’80 per cento dei partecipanti era composto da uomini, le donne solo il 20 per cento. Di femminile c’è il nome della testata». Amen.

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno

Giornata in agrodolce dedicata alla famiglia Elkann e ai suoi interessi editoriali, a Roma. Ore che, agli occhi di chi segue la situazione delle testate Gedi, a livello di emozioni ricordano le montagne russe. Cominciamo dalla nota più piccante: alla Camera dei deputati, in commissione Cultura, davanti al presidente (meloniano) Federico Mollicone si è tenuta (dalle 12.30 alle 13.15) l’audizione del sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini sulle problematiche legate alla vendita del gruppo Gedi: 45 minuti per trattare un tema che ha provocato fin qui facce lunghe, continue richieste sulle garanzie per i posti di lavoro e per l’indipendenza editoriale, scioperi e dubbi sulle intenzioni della proprietà. Su Repubblica c’è sempre forte l’interesse dei greci di Antenna (per Gedi si era fatto avanti pure Leonardo Maria Del Vecchio, che dopo la porta in faccia ha però virato su il Giornale), mentre per La Stampa si vocifera di un possibile accordo col gruppo veneto Nord Est Multimedia di Enrico Marchi (che ha già, tra gli altri, Il Mattino di PadovaLa Nuova VeneziaIl Messaggero Veneto). Una guerra che passa anche dalla comunicazione.

Ma basta qualche ora e la situazione cambia, almeno di facciata, per coinvolgere una marea di vip nella gioia di un compleanno speciale: in serata nel quartiere Testaccio, al Mattatoio, dove una volta si uccidevano i vitelli (e non solo), grande party per il mezzo secolo di vita del quotidiano la Repubblica, fondato nel 1976. Un modello che fu la più importante impresa editoriale del 900 e su cui sembra stia calando il sipario. In tanti si chiedono chi verrà della proprietà, tanto alla fine tutti pronosticano che il vero protagonista sarà il direttore Mario Orfeo, che ha chiamato a raccolta, personalmente, ogni collega direttore in circolazione, con sollecito telefonico per assicurarsi della presenza. Anche perché, di questi tempi, gli editori è meglio se non si fanno vedere. Prevista comunque una folta rappresentanza della Rai, tra gli invitati. Qualcuno, amaramente, ha già fatto trapelare la battuta: «Fanno la festa prima che gli facciano la festa».

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno
Mario Orfeo (Imagoeconomica).

Per Urso pure il guaio delle radio Fm

Non se l’aspettava nessuno, eppure la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto del codice europeo delle comunicazioni elettroniche e della direttiva quadro, ritenendo che il nostro Paese non abbia adottato misure amministrative sufficienti per eliminare le interferenze dannose causate dalle emittenti radiofoniche Fm italiane negli Stati europei nella banda di frequenza Fm. Le interferenze si estenderebbero in particolare al territorio croato, sloveno, francese (cioè alla Corsica) e maltese. L’ennesima grana da risolvere per il ministro Adolfo Urso.

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno
Adolfo Urso (Imagoeconomica).

Il Corriere e Report agli antipodi

«I laboratori di cucina degli chef stellati per ripartire dopo anoressia e bulimia», si legge sulla prima pagina romana del Corriere della Sera, con spazio visibilissimo e tanto di foto, più una testimonianza e un’intervista a Ciro Scamardella, il cuoco del ristorante Pipero di Roma. Di che si tratta? «Nelle campagne dell’orvietano, il centro Verdeluce della Fondazione Cotarella è un punto di riferimento per la riabilitazione dei giovani che hanno sofferto di disturbi del comportamento alimentare». Una bella iniziativa, a leggere il giornale diretto da Luciano Fontana. Poi la mente ricorda qualcosa: ma quel centro non era stato preso di mira da Report, la trasmissione di RaiTre condotta da Sigfrido Ranucci, con il servizio “In vino non veritas” dove si parlava di 240 mila euro raccolti grazie alla beneficenza per mettere su questa dimora? Sì, è proprio quello.

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Alla Francia piace Rosso (Renzo)

Légion d’honneur per Renzo Rosso all’ambasciata di Francia in Italia, nel romano Palazzo Farnese. Che poi è il riconoscimento, spiffera qualcuno nei dintorni di Palazzo Chigi, «a chi non ama il governo di Giorgia Meloni». Insomma, una specie di club transalpino che mette insieme i vip italiani che detestano la maggioranza di centrodestra. L’imprenditore della moda (pure dei vini, ma non ricordatelo al gruppo Masi Agricola, quelli dell’Amarone) si è presentato in giacca, ma sotto indossava una maglietta nera con stampata una cravatta. Martin Briens, il diplomatico che rappresenta il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, ha apparecchiato una tavolata per il festeggiato. Rosso poi ha pubblicato un testo sui social per esaltare l’onorificenza ricevuta dai “galli” in terra romana. In quale lingua? In italiano? No. In francese? Nemmeno. In inglese…

Feltri dai Radicali per il Sì, il ritorno di Bertinotti e le altre pillole del giorno

Il Comitato per il Sì “Pannella Sciascia Tortora” organizza una conferenza pubblica sul referendum costituzionale in materia di separazione delle carriere dei magistrati e sorteggio del Csm, in programma giovedì mattina a Roma nella sede del Partito Radicale, in via di Torre Argentina. Attesi gli interventi di Giorgio Spangher, Nicola Buccico, Valerio Spigarelli e Vittorio Feltri.

Feltri dai Radicali per il Sì, il ritorno di Bertinotti e le altre pillole del giorno
Vittorio Feltri (foto Imagoeconomica).

Tajani da Trentini a Roccella

La lunga giornata di Antonio Tajani, in qualità di ministro degli Affari Esteri: prima all’aeroporto di Ciampino per recuperare gli italiani in arrivo dal Venezuela, a cominciare da Alberto Trentini, poi al Senato a mezzogiorno e al pomeriggio alla Camera dei deputati. Quindi appuntamento a Palazzo Borromeo con la ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, per parlare di maternità surrogata. E nel pomeriggio di giovedì 16 gennaio nella sala Aldo Moro del ministero degli Esteri, altro incontro con la “collega” Roccella per la presentazione della “Guida alle adozioni internazionali”, realizzata dalla Farnesina in collaborazione con la Commissione adozioni internazionali. Una vitaccia…

Feltri dai Radicali per il Sì, il ritorno di Bertinotti e le altre pillole del giorno
Eugenia Roccella con Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

Il Messaggero, Napoletano alla prova del cdr

Pomeriggio, certo non di fuoco, martedì al quotidiano Il Messaggero. Nella sede romana di via del Tritone è in programma la riunione del comitato di redazione per votare la fiducia al nuovo direttore Roberto Napoletano. L’esito è scontato…

Feltri dai Radicali per il Sì, il ritorno di Bertinotti e le altre pillole del giorno
Roberto Napoletano (Imagoeconomica).

Rai Cinema scopre il banchiere Giannini

Giuseppe Tornatore, regista premio Oscar che ha prestato la sua arte al servizio di un film per Brunello Cucinelli, ora con Rai Cinema e Kavac Film sta lavorando alla scrittura della sceneggiatura di The first dollar – Il primo dollaro, per una pellicola dedicata alla figura di Amadeo Peter Giannini, fondatore della Bank of Italy, poi divenuta Bank of America. Il film sarà girato interamente in inglese, con un cast di attori italiani e internazionali. Giannini, figlio di emigrati liguri, nato in California nel 1870, «seppe rivoluzionare il sistema bancario mettendo il credito al servizio delle persone comuni: immigrati, lavoratori, donne, famiglie fino a quel momento escluse. Amava ripetere che non si può diventare mai così grandi da dimenticarsi della gente comune, un principio che ha guidato ogni sua scelta», evidenziano da Rai Cinema presentando il contenuto del film. Fu di Giannini «il sostegno decisivo alla nascita della grande industria cinematografica, finanziando opere di Charlie Chaplin, Walt Disney e Frank Capra; la costruzione del Golden Gate. Finanziò inoltre sia il New Deal sia il piano Marshall e contribuì alla ricostruzione dell’Europa e dell’Italia nel secondo Dopoguerra». Roba da far paura ai ministri Alessandro Giuli e Matteo Salvini, che si occupano, rispettivamente, di Cultura e di Infrastrutture. E Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, per parlare del film si imbarca in una lezione di politica bancaria, affermando che verrà sottolineata «la coerenza morale di un uomo che ha dimostrato come il successo economico possa andare di pari passo con la responsabilità sociale». Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, sarà senz’altro in prima fila alla proiezione dedicata ai vip.

Feltri dai Radicali per il Sì, il ritorno di Bertinotti e le altre pillole del giorno
Amadeo Peter Giannini, il figlio di emigrati italiani negli Usa e diventato uno dei più grandi banchieri americani, ricordato nel 2020 con un francobollo (foto Ansa).

Chi si rivede: l’85enne Bertinotti

Fausto Bertinotti non ha smesso di combattere. E di cercare la piazza. L’ex leader di Rifondazione Comunista, già presidente della Camera dei deputati, classe 1940, il pomeriggio di martedì 20 gennaio sarà a Roma nell’Accademia di San Luca per presentare un libro intitolato L’aula e la piazza. Dialogo sull’architettura, l’università e la società, di Alessandro Armando e Carlo Olmo. Un testo che sembra cercare un nuovo moto di rivolta nelle università che, secondo gli autori, «sono diventate luoghi di riproduzione piuttosto che di elaborazione del sapere. Il docente, sempre più incapsulato in un sistema di valutazione impersonale, si trova a destreggiarsi tra l’obbligo di costruire curriculum e pubblicazioni scientifiche e il vuoto di una comunità che non riesce più a dialogare al suo interno. L’internazionalizzazione, che avrebbe dovuto ampliare gli orizzonti della disciplina, è spesso ridotta a un meccanismo che promuove la globalizzazione dei saperi senza favorire una vera comprensione tra le diversità». Per questo, sottolineano, «non si tratta solo di riflettere su come restituire valore e orizzonti alle pratiche universitarie e professionali, ma di ritrovare spazi per un dialogo che vada oltre il semplice scambio accademico. Il confronto tra saperi, idee e tradizioni deve essere il cuore di un’architettura che non voglia ridursi a mera prestazione di servizio e riscopra la propria forza politica ed etica». Parole che sembrano ideate proprio per scatenare un esponente del sindacato, e poi della politica, come Bertinotti…

Feltri dai Radicali per il Sì, il ritorno di Bertinotti e le altre pillole del giorno
Fausto Bertinotti (foto Imagoeconomica).

Il passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno

Un passo indietro prima della decisione. Il promotore di Giustizia vaticana Alessandro Diddi (l’equivalente del pubblico ministero) si è chiamato fuori dal processo contro il cardinale Angelo Becciu prima che la Cassazione vaticana sostenesse l’inammissibilità dell’appello. Diddi aveva impugnato la sentenza di primo grado del 16 dicembre 2023, dopo che le difese di Becciu avevano fatto ricorso in appello per tentare di ribaltare la condanna (il caso è quello della compravendita di un palazzo a Sloane Avenue a Londra). Solo che aveva commesso degli errori formali e così la Corte d’appello vaticana, presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, aveva dichiarato l’inammissibilità dell’appello. La Cassazione ora doveva decidere se ricusare il promotore di Giustizia vaticana, escludendolo dal processo. Ma lui ha anticipato tutti. Per i suoi detrattori, adesso dovrebbe essere anche rimosso dal suo ruolo di promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano…

Il passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno
Alessandro Diddi (Ansa).

Forza Italia punta tutto sul Sì

Sulla Giustizia Forza Italia non scherza. Del resto la separazione delle carriere dei magistrati è da sempre un cavallo di battaglia dei berluscones. In nome del Cav, il partito ha deciso così di puntare pesante sul Sì al referendum con una serie di iniziative in ogni regione e pure all’estero. Un impegno che non sarà soltanto a parole, ma anche a suon di danè. Quelli raccolti con la campagna di tesseramento – 250 mila circa i nuovi iscritti nel 2025 – sicuramente, ma si sta pensando anche a un contributo ad hoc da parte degli eletti azzurri. Così almeno hanno stabilito Tajani, il coordinatore del comitato per il sì Giorgio Mulè, Enrico Costa, Pierantonio Zanettin e il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini. Si parte con una tre giorni nel weekend del 24 gennaio a Milano, Roma e Napoli. E proprio nella Capitale ci si concentrerà sulla giustizia con un evento – il 24 – all’hotel Ergife. Saranno presenti Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora e presidente del comitato nazionale dei cittadini per il sì, il radicale Maurizio Turco, Giandomenico Caiazza. La ciliegina sulla torta sarebbe l’apparizione di Marina e Pier Silvio, ma l’ipotesi di una loro discesa romana al momento è remota. Intanto Tajani, impegnato a difendere la propria leadership tra richiami di Arcore e correnti interne, si gode i complimenti ricevuti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che nel corso della conferenza stampa di inizio anno ha definito i suoi ultimi tre anni di gestione «miracolosi»: «Forza Italia non aveva più il carisma di Silvio Berlusconi», ha detto la premier. «Nessuno pensava che fosse possibile vedere lo stato di salute attuale di Forza Italia. Antonio Tajani ha fatto un lavoro straordinario». Mentre in qualità di ministro degli Esteri non può che fare silenziosamente il tifo per Donald Trump: grazie all’interventismo spregiudicato del presidente Usa, anche lui si è riconquistato i riflettori di tg e quotidiani…

Il passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Toh, chi si rivede: Enrico Letta

Elly Schlein, tanto per cambiare, deve preoccuparsi: torna Enrico Letta. L’ex segretario del Partito democratico ed ex presidente del Consiglio sarà protagonista del convegno conclusivo del programma Restart, finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca guidato da Anna Maria Bernini con 116 milioni di euro nell’ambito del Pnrr. L’incontro, dal titolo: Shaping Horizons In Future Telecommunications si svilupperà lungo tre giornale, dal 19 al 21 gennaio, a Roma, nell’Auditorium della Tecnica di Confindustria. Il programma coinvolge oltre 130 partner tra università, grandi imprese, con l’obiettivo di rilanciare e rafforzare il settore delle telecomunicazioni in Italia. Tra i presenti, Livia Ferraro head IT Digital Public Policy di Amazon Italia, Giuseppe Gola ceo Open Fiber, Alessandro Gropelli direttore di Connect Europe, Stefano Grieco ceo Nokia Italia, Benedetto Levi ceo iliad, Andrea Missori ceo Ericsson Italia, Antonio Perrucci presidente Astrid, Federico Protto ceo Cellnex Italia. Letta partecipa in qualità di presidente di Arel, l’Agenzia di Ricerca e Legislazione nata da un’idea di Beniamino Andreatta.

Il passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno
Enrico Letta (Imagoeconomica).


Meloni in conferenza, lo sgambetto di Sorrentino, l’armocromista: le pillole di L43

Mattinata del venerdì dominata politicamente dalla conferenza stampa “di inizio anno” della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha ribattezzato Carlo Bartoli, il numero uno dell’Ordine dei giornalisti, come «il presidente De Bortoli», correggendosi subito dopo dicendo «ma sì, tanto sempre di giornalisti si tratta». E così ha sistemato pure Ferruccio (che tra l’altro commentava le parole meloniane su SkyTg24), oltre a depotenziare Bartoli sbagliandone il cognome (della serie, per stare in zona Garbatella, “ma a te chi te conosce”). Nel mondo dello spettacolo però, che non ama particolarmente la premier, proprio mentre è in corso la conferenza stampa ecco la presentazione in pompa magna del film La grazia diretto da Paolo Sorrentino, con la proiezione a Testaccio, in via del Commercio. E non c’è solo Sorrentino nell’elenco dei “reprobi”, o – come ha detto qualcuno – «dei disfattisti», perché pure la Rai di Giampaolo Rossi si è messa di fatto contro Meloni, con la fiction Zvanì, il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli presentata alla stampa nella stessa mattinata. Che poi tra i colleghi, parlando di Pascoli, alcuni hanno scherzato dicendo che «questa fiction, con il titolo che ha, forse non è stata scelta a caso, visto che la nuova sede della Rai, via Alessandro Severo, sembra davvero posta in mezzo alla campagna».

Meloni, Il Messaggero conduce insieme alla Rai

Non solo è stata la prima a poter fare una domanda al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, grazie al sorteggio effettuato tra i 40 giornalisti ammessi alla conferenza stampa nella nuova aula dei gruppi parlamentari a Campo Marzio: Ileana Sciarra, “di casa” a Palazzo Chigi, in forze al quotidiano Il Messaggero, ha anche co-condotto per la Rai la presentazione dell’incontro. C’è da dire che Meloni, maligna un vecchio cronista parlamentare, «ha anche dato una notizia, annunciando che è stato siglata una convenzione con l’agenzia Dire, da tempo in crisi, per la gioia di Nicola Perrone, il direttore presente nella sala e autore anche di una domanda relativa alla situazione in Medio Oriente con un “che fa il governo italiano per la popolazione stremata di Gaza?”. E da Meloni non sono mancate alcune dichiarazioni relative all’equo compenso. E ha fatto perfino il nome di Francesco Cancellato, il direttore di Fanpage».

Pure Giorgia ha l’armocromista?

«E pure Giorgia ha l’armocromista», ha bofonchiato un giornalista parlamentare vedendo la scenografia della conferenza stampa e soprattutto lo stile della presidente del Consiglio. Armocromista: per Wikipedia, «professionista della consulenza d’immagine che analizza i colori naturali di una persona (pelle, occhi, capelli) per determinare la sua palette cromatica ideale, consigliando i colori». Era stato uno dei punti di debolezza di Elly Schlein, quando la segretaria del Partito democratico confessò di dotarsi di queste consulenze, anche se nessuno si è mai reso conto dell’effetto di questo lavoro sull’immagine della leader del Nazareno. Fatto sta che Meloni, a sentire i professionisti della televisione, «con lo sfondo azzurro e un vestito chiaro, per nulla istituzionale ma da scampagnata primaverile che sembra dare meno importanza del dovuto all’appuntamento con la stampa», ha «fatto risaltare il colore degli occhi e con un tocco giovanile, tanto da sembrare uscita da una settimana in una farm di Chenot o Mességué».

Meloni in conferenza, lo sgambetto di Sorrentino, l’armocromista: le pillole di L43
Meloni in conferenza, lo sgambetto di Sorrentino, l’armocromista: le pillole di L43
Meloni in conferenza, lo sgambetto di Sorrentino, l’armocromista: le pillole di L43
Meloni in conferenza, lo sgambetto di Sorrentino, l’armocromista: le pillole di L43
Meloni in conferenza, lo sgambetto di Sorrentino, l’armocromista: le pillole di L43
Meloni in conferenza, lo sgambetto di Sorrentino, l’armocromista: le pillole di L43

Nel pomeriggio la messa per le vittime italiane di Crans-Montana

Giornata di venerdì davvero micidiale, per i parlamentari: ci sono da onorare le vittime italiane di Crans-Montana, e nel pomeriggio nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo in via del Corso verrà celebrata una messa con la presidente del Consiglio Meloni, i ministri e tutti i rappresentanti dei partiti, della maggioranza e dell’opposizione. Chi, tra gli onorevoli e i senatori, voleva tornare a casa giovedì pomeriggio ha dovuto rinviare la partenza da Roma.

Ranucci, dalla Rai a teatro

La Sardegna ospiterà lo spettacolo teatrale di Sigfrido Ranucci sabato 7 febbraio, a Cagliari, all’Auditorium del Conservatorio. Due appuntamenti, alle 18 e alle 21, con il conduttore della trasmissione Rai Report pronto a portare in scena un racconto che intreccia le sue esperienze di giornalista d’inchiesta con riflessioni intime, aneddoti sconosciuti, incontri sorprendenti e scelte difficili che hanno segnato la sua vita personale e professionale. Non a caso il titolo è Diario di un trapezista, accompagnato dalle musiche originali di Enrico Melozzi e dalla voce narrante di Stella Gasparri. Al termine Ranucci incontrerà il pubblico per un momento di dialogo e per il firmacopie del suo libro.

Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno

«L’uomo è ambizioso, oltre che esuberante», spifferano dalle parti di via del Tritone, dove ha sede Il Messaggero: al centro delle chiacchiere c’è Roberto Napoletano, appena tornato alla guida del principale quotidiano dell’editore-costruttore Francesco Gaetano Caltagirone (e, non dimentichiamo, della figlia Azzurra), che ha mostrato subito la sua caratteristica voglia di fare. E così, visto che nella giornata di venerdì 9 gennaio è fissata la conferenza stampa di fine anno, anche se si tiene all’inizio dell’anno successivo, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ci si presenta con un bel biglietto da visita: il titolone, lunghissimo tanto da occupare due righe, a tutta pagina, che recita “Il potere d’acquisto delle famiglie cresce di 20 miliardi in un anno”, sottolineando che si tratta di «numeri veri» sul «reddito reale disponibile». Paginata da sfoggiare davanti alla premier, occasione straordinaria per annunciarsi alla conferenza stampa, nutrendo magari ambizioni per il futuro. «Con un titolone così puoi anche aspirare a diventare direttore del Tg1», si sente commentare davanti a Palazzo Chigi, e «possiamo dire che Napoletano con questa pagina si è portato avanti con il programma». Da notare c’è anche il fondo firmato in prima pagina da Marco Fortis, accademico di chiara fama, che elogia i numeri diramati dall’Istat: roba da inserire il suo nome nelle prossime nomine delle grandi società, magari in un board eccellente…

Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno

Casini, Follini e Mauro Moretti per Guarguaglini

Ultimo saluto, nel pomeriggio di mercoledì 7 gennaio a Roma, nella basilica di Santi Apostoli, a Pier Francesco Guarguaglini, storico “comandante” di Finmeccanica morto a 88 anni. Immancabile, come in tutte le cerimonie, Gianni Letta, sempre pronto a ricordare le storie di chi non c’è più, sottolineando le note positive del compianto. Poi ecco Pier Ferdinando Casini, «uno che non dimentica», come si è sentito dire nella chiesa. Presente anche Mauro Moretti, già gran capo delle Ferrovie dello Stato e poi amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, da tempo assente dalle scene dopo le disavventure giudiziarie. Nella basilica, come storico esponente democristiano c’era, oltre a Casini, Marco Follini, che è stato notato mentre commentava: «Pensavo di vedere qui anche Fabiano Fabiani, ma non c’è».

Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno

Giorgetti tra question time e debito pubblico

La disastrosa gestione francese dei conti pubblici sta valorizzando ancora di più il nostro ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. E il primo impegno istituzionale, nel pomeriggio di giovedì nell’aula del Senato, a Palazzo Madama, è tutto per Giorgetti, con un question time. Nell’aria, comunque, i 350 miliardi di euro di emissioni di titoli a medio e lungo termine. Numeri che fanno sempre impressione, anche se le agenzie di rating promuovono l’Italia.

Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Con de Meo, moda a tutto gas

Luca de Meo ha lasciato il mondo dell’auto per traslocare in quello della moda, da Renault a Kering. Ma sta andando a tutto gas nel far arrivare nel mondo del fashion tanti suoi amici che hanno lavorato nel settore delle quattro ruote: l’elenco è lungo e sembra non finire mai. Ecco così Luca Stoppelli, già Fiat, ora chef industrial officer di Gucci. Da Renault è arrivato a Kering Thomas Cuntz, “head of global talent development and people engagement”. Sempre dalla “casa della losanga” ecco Philippine de Schonen alle relazioni con gli investitori, quindi Gianluca de Ficchy nella veste di direttore finanza di Gucci. A quanto dicono, la lista non è ancora completa: sono in arrivo altri rinforzi a Kering, per la gioia delle case automobilistiche che devono tagliare il numero dei dirigenti.

Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno

La signora Cattaneo aiuta Canale 5

Commenti in Rai dopo i dati degli ascolti di mercoledì sera: «La “signora Cattaneo” aiuta Canale 5». Già, perché la fiction A testa alta – Il coraggio di una donna con Sabina Ferilli ha sbancato, arrivando al 25,2 per cento di share. Rai1 è riuscita a totalizzare solo alla metà degli ascolti. E pensare che Flavio Cattaneo ha guidato anche il servizio pubblico radiotelevisivo, quando viale Mazzini regnava e vantava tanti record…

Il vero obiettivo di Napoletano dietro le lusinghe a Meloni: le pillole del giorno
Flavio Cattaneo e Sabrina Ferilli nel 2011, anno in cui si sono sposati (foto Imagoeconomica).

Il boom delle spillette anti-Venezi e le altre pillole del giorno

Da simbolo di una protesta locale a gadget virale in tutta Italia e non solo. Se non è un salto di specie – uno spillover – poco ci manca. La spilletta con una chiave di violino su sfondo giallo autoprodotta dai lavoratori del Teatro La Fenice di Venezia a sostegno della battaglia degli orchestrali contro la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale va a ruba. Dopo aver distribuito più di 1.200 spillette durante il Concerto di Capodanno – il gadget è stato indossato dall’orchestra, dal coro e da parte del pubblico – la Rsu del teatro veneziano ha deciso di produrne altre visto il boom di richieste (oltre 3 mila) arrivate da altri teatri italiani e persino dall’estero.

Il boom delle spillette anti-Venezi e le altre pillole del giorno
L’orchestra e il coro della Fenice con le spillette della protesta.

È stato così aperto un conto PayPal con una donazione minima di 2 euro a spilla. «Con questo gesto, il pubblico ha l’opportunità di unirsi ai lavoratori nella difesa dell’identità artistica, della competenza tecnica e dell’amore per la Musica, che rendono La Fenice un’eccellenza mondiale», ha scritto la Rsu in un comunicato. «Non lottiamo contro una persona, ma contro un metodo di gestione che antepone logiche estranee alla missione culturale della Fondazione, ovvero, la salvaguardia dell’eccellenza artistica». La raccolta fondi per la ristampa del gadget è però stata sospesa quando sul conto si è superata la soglia dei 2 mila euro. «Dobbiamo già sospendere per evadere queste prime numerosissime richieste», ha spiegato il sindacato, promettendo aggiornamenti.

Il boom delle spillette anti-Venezi e le altre pillole del giorno
Beatrice Venezi (Imagoeconomica).

Cardinali in giro per saldi, grazie al concistoro

Chiuso il Giubileo della speranza, Papa Leone XIV ha convocato il concistoro straordinario, il primo del suo pontificato. Immancabile la presenza, con il ruolo di guida, del cardinale decano, l’italiano Giovanni Battista Re, che il 30 gennaio festeggerà il suo 92esimo compleanno. Previste lunghe sessioni dedicate alla spiritualità, giornate di discussioni sul futuro della chiesa cattolica, preghiere con il pontefice. Ma si sa, non si vive solo di orazioni e sante messe, tanto che qualche porporato potrebbe approfittare della due giorni (7 e 8 gennaio) per fare shopping con la scusa dei saldi.

Gualtieri pensa già al prossimo Giubileo

Si è appena chiuso il Giubileo, e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri già pensa al prossimo. «Abbiamo iniziato a verificare la possibilità di un nuovo tunnel su via Traspontina che passi sotto via della Conciliazione», ha detto il primo cittadino. «Sarebbe una cosa bella da realizzare. Certo bisognerà avere tempo per calendarizzare bene i prossimi interventi». Se il prossimo Giubileo ordinario è atteso nel 2050, è molto probabile che nel 2033 il Papa decida di celebrare i 2000 anni dalla nascita di Gesù con un Giubileo straordinario «o in un’altra forma», ha accennato il responsabile della Santa Sede per il Giubileo, monsignor Rino Fisichella. Dunque per Gualtieri non c’è tempo da perdere. Anche perché il sindaco del Pd nel 2027 dovrebbe conquistare senza problemi il suo secondo mandato in Campidoglio: nel centrodestra al momento non ci sono candidati in grado di batterlo.

Il boom delle spillette anti-Venezi e le altre pillole del giorno
Da sinistra il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, Alfredo Mantovano, monsignor Rino Fisichella, Roberto Gualtieri e Francesco Rocca (Imagoeconomica).

Parenzo in onda con il tutore al braccio

David Parenzo, mercoledì, ha aperto la puntata de L’Aria che Tira con un tutore al braccio: «La prima lezione dell’anno: mai fare troppo i bischeri sulle piste da sci, specie quando si arriva alla soglia dei 50 anni. Ma non è questo il punto della puntata di oggi…». Parenzo ha poi scherzato sull’infortunio: «No, non stavo con gli americani a Caracas».

Il boom delle spillette anti-Venezi e le altre pillole del giorno
David Parenzo con il tutore (da X).

C’è Sky per Buttafuoco: le pillole del giorno

Pochi se ne sono accorti: Pietrangelo Buttafuoco, oltre all’impegno con Radio Rai 1 con Lupus in fabula, tornerà in televisione. Ma non sugli schermi della tv pubblica, dove si dice gli sarebbe piaciuto sbarcare dopo le passate (e remote) esperienze a Canale 5 con Sali e tabacchi e a La7 con Giarabub, più una serie di apparizioni su Rai5. Il presidente della Biennale di Venezia ha debuttato su SkyTg24 Insider, con la rubrica settimanale Caravanserai – titolo che, come non è sfuggito ai maligni, contiene la parola “rai” – come lo storico album di Carlos Santana uscito nel 1972. E dire che non ci sarebbero nemmeno stati problemi di “conflitti d’interessi”, dato che un soprintendente come Costantino D’Orazio, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, cura da anni una rubrica su RaiNews24, Ar – Frammenti d’Arte. Naturalmente alla Rai, Giampaolo Rossi, andrà subito a vedere gli ascolti della concorrenza, per contare quanti sono gli amici di Buttafuoco…

C’è Sky per Buttafuoco: le pillole del giorno
Pietrangelo Buttafuoco (foto Imagoeconomica).

Cirio-Lo Russo, la strana coppia

La politica piemontese ha inaugurato il 2026 con un maldipancia bipartisan. L’assist indiretto e involontario del governatore forzista e vicesegretario azzurro Alberto Cirio al sindaco di Torino, il dem Stefano Lo Russo non è passato inosservato. Come ha sottolineato Lo Spiffero, nel centrodestra è stato mal digerito il post con cui Cirio ha tessuto le lodi della città sabauda snocciolando i numeri da record del suo sistema museale: «Numeri che raccontano una città viva, attrattiva e capace di fare della cultura un motore di sviluppo, turismo e identità per Torino e per tutto il Piemonte». Nessun endorsement, ovvio, ma considerando anche il buon rapporto tra i due, il messaggio di giubilo è stato percepito come una manina tesa a quello che dovrebbe essere un avversario. E pure a sinistra c’è chi ha storto il naso perché l’asse percepito tra i due rischia di neutralizzare gli attacchi dell’opposizione in Regione.

Dopo i De Luca, i Manfredi: le famiglie campane preoccupano Schlein

La segretaria del Pd Elly Schlein è preoccupata anche da che accade in Campania che, come al solito, crea scompiglio. A causarlo sono sempre le ‘dinastie’. I De Luca, i Mastella, ora pure i Manfredi. Quelli che vengono definiti «i famiglioni». Che poi la stessa cosa accade pure sulla sponda destra, con i Martusciello sopra a tutti. «Fratello sindaco, fratello presidente», scherzano al Nazareno parlando di Gaetano sindaco di Napoli e Massimiliano presidente del Consiglio regionale. «I due hanno guadagnato troppo potere», sibilano i fedelissimi del governatore Roberto Fico. «E quando fanno le riunioni di famiglia, Gaetano e Massimiliano possono dettare l’agenda comunale e regionale, fuori dalle sedi istituzionali».

C’è Sky per Buttafuoco: le pillole del giorno
Gaetano Manfredi (Imagoeconomica).

Su chi si punta a L’Espresso per il dopo Carelli: le pillole del giorno

Grandi manovre in tutti i settori dell’editoria italiana. All’appello, oltre ai big, ai “giornaloni” che fanno tendenza e vendono ancora copie (e c’è anche un trasferimento digital, cioè Francesca Milano che lascia Chora Media per andare in un quotidiano online) non può mancare un settimanale con uno storico passato, oggi appannato, come L’Espresso. I rumors indicano un cambio di rotta, quest’anno, all’insegna dello svecchiamento. L’intenzione sembra quella di dare una “scossa” alla testata. A maggio 2026 scade infatti il contratto del direttore Emilio Carelli, classe 1952, che proprio in quel mese festeggerà i suoi 74 anni: figlio di Guglielmo, storico dirigente della Rai, nella sua lunga vita professionale che ormai tocca oltre mezzo secolo è stato a Mediaset, grazie alla fiducia di Fedele Confalonieri, quindi a Sky, con il rampollo Murdoch. Non si è perso nemmeno l’esperienza da parlamentare del Movimento 5 stelle, quando lo “spin doctor” era Rocco Casalino. Alla fine Carelli è rientrato nel mondo del giornalismo, per la sorpresa di molti, ma presto per lui dovrebbe arrivare il momento di godersi le pensioni accumulate. Per il futuro in molti puntano su un giovane, dinamico, con voglia di scommettere, pronto a confermarsi ancora di più nel settore digitale: il profilo è quello di Felice Florio, attualmente responsabile del sito, già giornalista politico a Open sotto la guida di Franco Bechis, che è sempre uno dei più esperti “inchiestisti” presenti sulla piazza giornalistica. Per il barese Florio, nato nel 1993, c’è aria di promozione, e qualcuno si spinge addirittura a prefigurare per lui un futuro, anche molto prossimo, alla conduzione de L’Espresso. L’idea sarebbe quella di virare su una versione del settimanale senza carta, abbattendo così i costi di produzione. Non resta che attendere la prossima primavera.

Su chi si punta a L’Espresso per il dopo Carelli: le pillole del giorno
Emilio Carelli (foto Imagoeconomica).

Aridatece Silvio, dicono a Mediaset

«Gli manca l’empatia», dicono a Mediaset parlando di Pier Silvio Berlusconi. E subito dopo, quasi in coro, tutti sospirano: «Aridatece Silvio». La gestione del cosiddetto “affaire Alfonso Signorini” sta preoccupando molti storici volti del Biscione, tanto che qualcuno è stato sentire mentre commentava: «Se fosse stato ancora vivo il Cavaliere, non sarebbe accaduto tutto questo. Lui avrebbe risolto la questione». Come? A questa domanda, però, nessuno risponde…

Su chi si punta a L’Espresso per il dopo Carelli: le pillole del giorno
Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente e amministratore delegato di Mfe-Mediaset (foto Ansa).

Addio a Valentino Martelli, il senatore con la Rolls Royce

A 82 anni se n’è andato Valentino Martelli, cardiochirurgo di chiara fama che per tre volte è stato senatore: arrivava a Palazzo Madama in Rolls Royce, e ogni volta era una festa. Un personaggio d’altri tempi: sardo di Laconi, era il figlio dell’amministratore della Bastogi, e dopo una gioventù spensierata a Cagliari, conquistata la laurea in medicina partì per il Regno Unito, dove trovò il successo professionale e tante amicizie di altissimo livello. A cominciare da quella con Maria Gabriella di Savoia e tante altre teste coronate. Diventò il “playboy italiano” di Londra, oltre che il medico più ricercato per la sua bravura, e quando tornò in Italia la sua villa fu acquistata dallo scrittore Ken Follett. Il legame fortissimo con Francesco Cossiga lo portò a entrare nell’Udr, diventando sottosegretario agli Esteri con il primo governo di Massimo D’Alema. Un’antica amicizia, quella con il presidente sardo: sfogliando l’agenda del Quirinale, visibile nel portale storico della presidenza della Repubblica, alla data del 3 ottobre 1985 si legge che nelle “udienze” della giornata Cossiga incontrò prima Martelli, poi il presidente dell’Efim Stefano Sandri, quindi il direttore generale della Rai Biagio Agnes e infine Giuliano Amato, allora sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio. Con la morte di Martelli scompare davvero un’epoca: il 10 gennaio a Roma verrà ricordato con una messa, nella basilica di San Lorenzo in Lucina, con la moglie Mirella e il figlio Dario.

Su chi si punta a L’Espresso per il dopo Carelli: le pillole del giorno
Su chi si punta a L’Espresso per il dopo Carelli: le pillole del giorno
Su chi si punta a L’Espresso per il dopo Carelli: le pillole del giorno

La storica enoteca romana Bernabei va in tilt

Clamorosa débâcle natalizia della Bernabei, la storica enoteca romana famosa per la bontà dei prezzi e la puntualità del servizio online che in due giorni evade gli ordini in tutta Italia, e addirittura in 24 ore quelli su Milano e Roma. Un meccanismo perfetto, che suscitava l’invidia dei concorrenti, ma che durante le feste è andato completamente in tilt. Vuoi per il sovraccarico degli ordini, vuoi perché il corriere Bartolini, cui Bernabei si affida per le spedizioni, si è trovato intasato di consegne, sta di fatto che molti utenti del sito hanno visto i loro regali non recapitati per tempo. Risultato? Call center preso d’assalto, mail di protesta inevase, clienti inferociti per la brutta figura patita con i destinatari dei loro pacchi dono.

Gualtieri e i botti vietati a Roma, il futuro di Emiliano e altre pillole

L’ordinanza ha un che di assurdo: a Roma il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato il divieto dei botti di fine anno dalle 00.01 del 31 dicembre alle ore 24 del 6 gennaio. Anche Beppe Sala a Milano ha previsto una serie di limitazioni, ma solo nelle aree più affollate della città, in particolare in piazza Duomo. Nella Capitale, invece, ci sarà (in teoria…) un’intera settimana di astinenza dai fuochi. Gli obiettivi del primo cittadino? Salvaguardare «il patrimonio storico e archeologico di Roma», combattere «gli agenti inquinanti nell’aria, come biossido di azoto e il Pm10, per i quali si assiste ancora a situazioni di criticità» nella città, vietando «fuochi artificiali, petardi, botti, razzi e simili artifici pirotecnici», e poi «tubi di lancio e candele romane». Ammessi solo petardini da ballo, fontane pirotecniche, bengala, bottigliette a strappo lancia coriandoli, fontane per torte, bacchette scintillanti, ossia quelle conosciute dai più piccoli come “stelline”, trottole, girandole e palline luminose. Sanzioni amministrative previste: da 25 a 500 euro, senza contare il sequestro del materiale esplodente. E qui viene il bello: come si fanno i controlli? Quanti vigili andranno in giro per le strade della Capitale a controllare la situazione dei “botti”, cercando di identificare gli autori dei lanci di petardi? Con quale equipaggiamento dovranno vagare per la città? Non sarà un compito troppo pericoloso per l’incolumità dei lavoratori? Anche perché nel corpo della polizia municipale di Roma Capitale non esiste un reparto artificieri

Gualtieri e i botti vietati a Roma, il futuro di Emiliano e altre pillole
Botti sequestrati a Roma a fine 2024 (foto Ansa).

Per Emiliano un posto da assessore in Puglia

Quale sarà il futuro di Michele Emiliano? A Bari tutti sono sicuri che l’ex governatore della Regione Puglia alla fine farà l’assessore nella giunta di Antonio Decaro, nonostante le promesse e i giuramenti di quest’ultimo che non avrebbe mai dato un posto a Emiliano e a Nichi Vendola. «Il ritorno in magistratura di Emiliano sta creando problemi al Consiglio superiore della magistratura», afferma un vecchio giurista, dato che sono vent’anni che non esercita funzioni, e l’ex presidente aveva lasciato la toga «con la quarta valutazione di professionalità (un controllo periodico quadriennale, gestito dal Csm, ndr), mentre punta a tornare con la settima» che gli garantirebbe un raddoppio dello stipendio. Ma come si fa a saltare le valutazioni senza incorrere nelle ire dei colleghi, che a questo punto potrebbero protestare con la segretaria del Partito democratico Elly Schlein, proprio adesso che c’è in ballo il referendum sulla giustizia? Nell’attesa, che rischia di essere lunghissima, meglio trovargli un posto nella giunta pugliese fino al raggiungimento della pensione. Emiliano ora ha 66 anni (nel 2025 è pure diventato padre per la quarta volta) e lui stesso ha detto che il traguardo dovrebbe scattare a 67 anni, anche se in qualità di magistrato il limite di età per il collocamento a riposo d’ufficio è fissato a 70 anni. Insomma, dato che la giunta regionale dura cinque anni, il timing per risolvere il “problema Emiliano” appare perfetto…

Gualtieri e i botti vietati a Roma, il futuro di Emiliano e altre pillole
Michele Emiliano (foto Imagoeconomica).

Pure Lvmh acquista giornali, non solo Lmdv

Lotta tra sigle quasi simili per conquistare il mondo dell’editoria. La francese Lvmh (Louis Vuitton Moët Hennessy), il più grande conglomerato del lusso al mondo, ha acquistato il 100 per cento delle azioni della casa editrice francese Les Editions Croque Futur, che vanta tre testate come Challenges, Sciences & Avenir e La Recherche, con l’impegno di fornire «un’informazione di alta qualità» per rendere la cultura scientifica «accessibile a un pubblico più ampio». E pensare che il quasi omonimo Lmdv, ossia Leonardo Maria Del Vecchio, dopo lo shopping (si è comprato una parte de il Giornale e ha fondato Lmdv Media proprio per investire nel settore) ha puntato in Ciociaria su una società attiva nel settore delle costruzioni, Impredo, che era stata fondata dall’imprenditore Daniele D’Orazio, di Monte San Giovanni Campano. Impredo ha firmato la realizzazione del Twiga e delle milanesi Terme De Montel. Cioè quelle che fanno riferimento a Massimo Caputi, uno dei fedelissimi, da sempre, di Francesco Gaetano Caltagirone

Gualtieri e i botti vietati a Roma, il futuro di Emiliano e altre pillole
Bernard Arnault, fondatore, chairman e ceo di Lvmh (foto Ansa).

Brunetta fa scuola, i mega stipendi piacciono a tutti…

«Fece il passo più lungo della gamba, Renato Brunetta, da presidente del Cnel, aumentandosi lo stipendio da 250 mila a 310 mila euro annui», dicono a una cena alcuni suoi ex colleghi di Forza Italia. Dopo una forte polemica politica e l’irritazione del governo, e in particolare di Giorgia Meloni, Brunetta revocò l’infausta decisione, annullando l’aumento. «Ora che è passata la buriana sul maxi stipendio, molti potrebbero seguire il suo esempio, anche perché l’Italia è un Paese che dimentica velocemente, come dimostra il caso del Garante della Privacy: sono rimasti inchiodati alla poltrona, a piazza Venezia, nonostante le richieste di dimissioni per Pasquale Stanzione e tutti gli altri», commentano i forzisti. Quindi che succederà adesso? I rumors indicano una schiera di altissimi dirigenti di società, enti e casse previdenziali in fila per cercare di approdare all’Inps, l’istituto che – dopo la sentenza della Corte costituzionale che a luglio del 2025 ha cancellato il tetto di 240 mila euro per gli stipendi pubblici (Brunetta ne prendeva 250 mila dopo l’adeguamento Istat del tetto) – garantirebbe ai super dirigenti compensi a quota 310 mila euro. Certo, un’eventuale manovra del genere, quando lo saprà Meloni, rischia di finire affossata nel peggiore dei modi…

Gualtieri e i botti vietati a Roma, il futuro di Emiliano e altre pillole
Renato Brunetta (foto Imagoeconomica).

E pure il Corriere si dedica all’oroscopo

«Leone, Sagittario e Ariete i favoriti del 2026», si legge a tutta pagina sul Corriere della Sera. Sono i pronostici sull’oroscopo del prossimo anno firmati da Paolo Fox, che grazie a Candida Morvillo allieta l’ultimo giorno dell’anno con i segni zodiacali. E pensare che una volta dalle parti di via Solferino parlare di astrologia era vietatissimo. Ma chi è del Leone? Giuseppe Conte, il leader M5s, è nato l’8 agosto, e dello stesso segno sono Barack Obama e Federica Pellegrini. Del Sagittario è Pier Ferdinando Casini, in compagnia di Antonella Clerici e Maria De Filippi. E dell’Ariete è Massimo D’Alema, senza dimenticare Flavio Briatore e Lilli Gruber. Sarà il loro anno…

La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno

E ora i quadri da ritrovare, quelli del tesoro della famiglia Agnelli, sono 35. Dopo l’ultimo saluto a Maria Sole Agnelli, arriva la svolta della Procura di Roma: i pm Giovanni Conzo e Stefano Opilio ipotizzano reati di ricettazione ed esportazione illecita di opere d’arte. Indagine per ora senza indagati. Tra i quadri che sarebbero stati trasferiti all’estero (la lista è in parte stata secretata) ci sono anche tele di Monet, Picasso e De Chirico. Il sospetto è che siano stati portati in Svizzera senza darne conto, come prevede la legge, al ministero della Cultura. Tra l’altro non è facile inserire in una lista tutti gli acquisti di Gianni Agnelli, perché da amante dello shopping “compulsivo” era solito acquistare spesso capolavori visitando le gallerie: a Roma erano frequenti le sue incursioni, prima a via del Babuino e poi a piazza di Spagna, da Claudio Bruni Sakraischik, che trattava delle meravigliose opere di Igor Mitoraj. Altro gallerista amico di Agnelli era Pino Casagrande. Pochi lo sanno, ma l’Avvocato prendeva anche “a noleggio” le opere d’arte, un metodo che poi sarebbe stato mutuato da Flavio Briatore per i servizi fotografici dedicati alle sue residenze: in occasione dei consigli d’amministrazione, c’era un’esperta incaricata di arredare il salone con opere sceltissime che il giorno dopo tornavano ai legittimi proprietari. Quello che contava, per Agnelli, era “l’effetto wow”. E intanto passava l’immagine del “re di quadri”.

La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno
Gianni Agnelli (Imagoeconomica).

Ai funerali di Maria Sole Agnelli mancava Lapo

Restando in casa Agnelli, a Palidoro, per l’ultimo saluto a Maria Sole – sorella di Gianni e Susanna – la famiglia era rappresentata ai massimi livelli. Mancava solo Lapo Elkann, che ha inviato una corona di fiori. Presenti, tra gli altri, Alain Elkann, John Elkann e Lavinia Borromeo, Ginevra Elkann e Giovanni Gaetani dell’Aquila d’Aragona. Avvistata anche Margherita, ben lontana dai figli con cui è ai ferri corti per le ben note questioni ereditarie. Al termine della cerimonia funebre, con tanto di stemma della Juventus, il feretro è stato portato dai pronipoti all’esterno della chiesa. Le autorità erano rappresentate dal sindaco di Fiumicino, Mario Baccini. La chiesa era piccola e per questo, all’esterno, erano state sistemate tante sedie bianche, forse troppe. Curiosità: la ditta di onoranze funebri era La Sfinge, la stessa che ha curato anche i funerali di Aldo Brachetti Peretti (alle esequie di Maria Sole era presente il figlio del Cavaliere, Ugo Maria Brachetti Peretti, presidenti di Api). Stessa auto per l’addio: una Maserati.

La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno
La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno
La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno
La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno
La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno
La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno
La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno
La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno
La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno
La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno
La caccia ai quadri di Agnelli e le altre pillole del giorno

Allo spaccio del Vaticano non si risparmia più

Avevano parlato di «straordinaria innovazione», e anche di «aria nuova in Vaticano». Fatto sta che il passaggio dello storico spaccio della Santa Sede, ovvero “il supermercato del Papa”, dall’Annona a un’azienda privata non ha soddisfatto la clientela, e le voci stanno arrivando a Papa Leone XIV. La Magazzini Gabrielli Spa, con sede ad Ascoli Piceno e con punti vendita nelle cinque regioni del centro Italia (Marche, Abruzzo, Molise, Umbria e Lazio) qualche mese fa è entrata in Vaticano con il marchio Tigre: all’interno della struttura, che occupa complessivamente una superficie totale di 1.321 metri quadrati, di cui 875 destinati alla vendita, con sei casse e 30 posti auto riservati, lavorano 34 addetti e si conta un assortimento di circa 11 mila prodotti. Qual è il problema dei clienti, specie quelli del sabato mattina, ovvero i vip “esterni” che vantano da sempre la tessera dell’Annona? «Non si risparmia più, qui dentro, tanto vale andare al supermercato Tigre di via Ferrari, vicino a piazza Mazzini, perché i prezzi sono gli stessi, esattamente uguali», sibilano. «Noi siamo sempre venuti qui perché si risparmiava, dato che in Vaticano non esiste l’Iva, si compravano casse di superalcolici senza le accise, c’erano pure le sigarette e i tabacchi, al costo. E allora la differenza di prezzo che c’era una volta, grazie all’assenza del fisco tra le sacre mura, ora che fine fa?».

Lo strappo di Veneziani e gli scricchiolii a destra di Meloni: le pillole del giorno

Le dichiarazioni anti-meloniane di Marcello Veneziani hanno fatto danni, a destra. Quella voglia di “staccarsi dal gruppo”, come al Giro d’Italia, covava da tempo: su La Verità il 5 novembre Veneziani parlava di «Melonarchia, ovvero la presenza della Meloni al governo», che non è certo un complimento. Fino alla più recente accusa di «non aver cambiato niente nella nostra vita di italiani», che forse è quello che spera ogni reazionario. Veneziani è stato consigliere d’amministrazione della Rai (e in quel caso come si è adoperato lui per cambiare le cose?, bisbiglia velenoso qualcuno), e pure di Cinecittà Holding: in quest’ultima realtà statale venne nominato da Giuliano Urbani, liberalissimo ex ministro della Cultura, di Forza Italia, e mandato via da un altro inquilino di via del Collegio Romano, il filosofo cattolico Rocco Buttiglione. Ed era il 2005. Se Elly Schlein «non l’hanno vista arrivare» al Nazareno, per usare una formula lessicale in voga tra i maggiorenti di una volta (?) del Partito democratico, Veneziani ha voluto far vedere che usciva dal recinto della destra. Anche se, e va detto al ministro Alessandro Giuli, Veneziani aveva lanciato un avvertimento dal quotidiano romano Il Tempo in un’intervista del 31 ottobre, nelle paginate spese in tante giornate dall’ex direttore Tommaso Cerno per ricordare Pier Paolo Pasolini: intervistato da Pietro De Leo, disse non troppo cripticamente che lo scrittore e regista forniva alcuni strumenti per capire la politica di oggi, evidenziando che «ci fa capire i presupposti da cui deriva l’odierno declino della politica, delle idee e delle appartenenze», con «il vuoto e la miseria dei nostri anni, e la perdita di umanità». Un messaggio nella bottiglia che voleva annunciare un malessere, ma che evidentemente non era arrivato a destinazione, tanto da avere bisogno di una robusta e ampia contumelia, scritta in prima persona, prendendo di petto il governo. Come andrà a finire? Qui tocca sentire Matteo Renzi: il leader di Italia viva è arrivato a dire che Giorgia Meloni «è messa molto peggio del previsto, gli scricchiolii si sentono a destra». Ma potrebbe essere anche il rumore di qualche tarlo, solerte divoratore del legno, presente a Palazzo Chigi. Comunque, anche la bile nera fa rumore…

Lo strappo di Veneziani e gli scricchiolii a destra di Meloni: le pillole del giorno
Lo strappo di Veneziani e gli scricchiolii a destra di Meloni: le pillole del giorno
Lo strappo di Veneziani e gli scricchiolii a destra di Meloni: le pillole del giorno
Lo strappo di Veneziani e gli scricchiolii a destra di Meloni: le pillole del giorno

Cosa non dirà Mattarella nel suo discorso di fine anno?

Mentre la manovra fa litigare maggioranza e opposizione, con il solito triste spettacolo della finanziaria di fine anno che permette però ai funzionari parlamentari e a chi lavora nei palazzi del potere di fare il pieno di straordinari grazie alle sedute notturne, i politici nei ritagli di tempo, tra una votazione e l’altra, si chiedono «cosa dirà il presidente della Repubblica nel messaggio del 31 dicembre?». Un domandone al quale nessuno riesce a dare una risposta: certo, i timori sono tanti, con Lega, Movimento 5 stelle e Alleanza verdi e sinistra che sperano di non sentire arrivare dal Quirinale «parole bellicose» in tema di riarmo e difesa europea. Quelli di Fratelli d’Italia invocano il silenzio sulla giustizia e sul referendum, «anche perché Sergio Mattarella è presidente del Consiglio superiore della magistratura». Ognuno cerca di pronosticare «cosa non ci sarà nel discorso», ma è certo che l’appuntamento a reti unificate sarà seguitissimo, più degli anni precedenti.

Lo strappo di Veneziani e gli scricchiolii a destra di Meloni: le pillole del giorno
Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

I castelli di carta di Marattin

«Poi uno dice la deforestazione dell’Amazzonia». Luigi Marattin ha pubblicato sui social una foto con i carrelli pieni di carte, alla Camera dei deputati: erano gli stampati «per la lettura parlamentare della legge di bilancio». Roba da cancelleria di tribunale, con i faldoni spostati in occasione della celebrazione dei processi. Masse di documenti che mai verranno letti da tanti eletti, ma solo da chi ha interesse a un particolare emendamento: tutti gli altri si attengono alle direttive del partito e votano secondo l’indicazione del capogruppo, lasciando intonse le carte. Marattin, che ora fa parte del Partito liberaldemocratico dopo lunghe stagioni renziane, verga un commento di fuoco sulla scena immortalata: «Tutto, assieme al lavoro di centinaia di funzionari e impiegati, assolutamente per l’anima dell’organo riproduttivo maschile». Cosa avrà voluto dire?

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno

«Allarghiamo la coalizione», ha spifferato il turborenziano Luciano Nobili, già deputato di Italia viva e ora consigliere regionale del Lazio: sì, in Campidoglio, dopo l’approvazione del bilancio, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri si trova un nuovo alleato, Matteo Renzi, «che porta Iv nella maggioranza di sinistra cercando di farla diventare di centrosinistra», dicono nel Partito democratico romano. Alla faccia di chi pronosticava un futuro meloniano per Renzi. Il passo compiuto nella Capitale dicono che abbia fatto preoccupare Elly Schlein, che teme sempre la vitalità politica dell’ex presidente del Consiglio. E invece per Gualtieri si tratta di un’astuta operazione di marketing elettorale, con l’obiettivo di annacquare il rosso che contraddistingue l’attuale coalizione.

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Matteo Renzi e Luciano Nobili (foto Imagoeconomica).

Il gruppo di Iv è composto da Francesca Leoncini e Valerio Casini e ha votato favorevolmente la delibera del bilancio, l’ultimo del mandato di Gualtieri: «Il nostro è un voto di adesione a un progetto politico nel quale ci riconosciamo. Questo bilancio è un passo in avanti verso una visione di Roma europea e competitiva, nel medio e lungo periodo Roma deve diventare una Capitale pienamente all’altezza delle altre capitali europee, con la qualità della vita che migliori dal centro alle periferie».

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno

A benedire l’operazione è intervenuta Maria Elena Boschi, presentissima sulla scena romana e presidente dei deputati renziani: «Dall’inizio di questa consiliatura Italia viva ha scelto un’opposizione costruttiva e responsabile, fondata sul merito dei provvedimenti e sull’interesse dei cittadini romani. Il nostro sostegno nasce dal riconoscimento del lavoro portato avanti dal sindaco Roberto Gualtieri e dalla sua giunta, in particolare nell’ultimo anno, segnato da passaggi decisivi come l’organizzazione del Giubileo e la gestione delle risorse del Pnrr. Roma è una città complessa, ma è evidente che sta cambiando in meglio». Va anche detto che tutti i sondaggi prevedono una vittoria bis, e a mani basse, di Gualtieri nel caso di una sua ricandidatura in Campidoglio. Senza alcuna speranza per un potenziale competitor di centrodestra.

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno

Veneziani e Giordano, fuoco su Giuli

«Dopo Venezi ci mancava Veneziani». Le rogne per il ministro della Cultura Alessandro Giuli provengono da due cognomi quasi simili, con la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi nominata a La Fenice (attenti alla manifestazione prevista nel teatro a Capodanno dagli orchestrali) e Marcello Veneziani che verga editoriali contro l’ormai ex amico Alessandro, accusando la destra di non aver tolto dagli schermi Bruno Vespa e Roberto Benigni. Le accuse di Veneziani fanno male: «Nulla di significativo e di sostanziale è cambiato nella vita di ogni giorno, negli assetti del Paese, nella politica estera ma anche sul piano delle idee, della cultura e degli orientamenti pubblici e perfino televisivi, eccetto l’inchino al governo; tutto è rimasto come prima». Prima è arrivata la replica di Giuli, poi a ruota Mario Giordano sempre su La Verità ha difeso Veneziani, sparando ad alzo zero contro il ministro «adoratore del dio Pan e della dea Dia, già suonatore di flauti pagani, seguace dei fauni». Anche se chi lo conosce bene non si esime dal dire: «Lui, Veneziani, quando è stato nel consiglio d’amministrazione della Rai, vero e proprio luogo di potere, che cosa ha fatto?».

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno

Napoletano grandi eventi

Titoloni. Convegnoni. Nel giornale diretto da Roberto Napoletano, Il Messaggero, si pensa in grande. Appena è tornato al posto di comando di via del Tritone, richiamato dall’editore Francesco Gaetano Caltagirone, ha inaugurato una sala televisiva intervistando il sindaco di Roma Gualtieri. Ed è già pronta una lunga lista di iniziative da realizzare nel 2026. E così, pronti a cominciare: alla fine del mese di gennaio, il 29, ecco una giornata in Campidoglio, nella sala della Protomoteca, con il titolo “Roma città dei grandi eventi”. Il progetto porta la firma dell’assessorato di Roma Capitale che si occupa di grandi eventi, sport, turismo e moda, guidato da Alessandro Onorato, e vanta «il finanziamento del ministero del Turismo», dove al comando c’è Daniela Santanchè. Quindi è un convegno pubblico, nel senso che i soldi per realizzarlo provengono da un’istituzione. Però per partecipare alla giornata tocca chiamare la “segreteria organizzativa eventi” del quotidiano Il Messaggero, e non un ufficio capitolino. Ma è normale?

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Roberto Napoletano (Imagoeconomica).