Cosa sta accadendo alla Fiorentina: i motivi della crisi, in campo e non solo
La Fiorentina è ultimissima in classifica, a un passo dalla serie B, a pochi mesi dai teorici festeggiamenti per l’anno del centenario (1926-2026). I giornalisti esperti di statistiche, come Andrea Trapani, sono lapidari: «Al momento siamo a otto punti dalla salvezza, quattro o cinque partite in cui le altre (almeno cinque squadre) dovrebbero iniziare a perdere sempre o quasi per farsi superare». Il cielo fiorentino è plumbeo come l’animo dei tifosi che non sanno più come prenderla. Rassegnazione, rabbia, sarcasmo. Le hanno provate tutte. È persino arrivata, qua e là, la richiesta di soccorso della politica, come se la politica potesse farci qualcosa. Sembra essere tuttavia una richiesta preventiva, in caso di fallimento della società. Ci pensi il Comune, ci pensi la Regione, ci pensino i parlamentari.

Le voci di una cessione imminente smentite da Commisso
Già una volta la Fiorentina fu salvata dalla politica. Fu l’allora sindaco Leonardo Domenici a guadagnarsi un posto nella hall of fame della squadra che fu di Batistuta e Rui Costa: «Il primo agosto 2002, giorno della cancellazione della Fiorentina, il sindaco di Firenze, assieme all’assessore allo Sport Eugenio Giani, costituì la società “Fiorentina 1926 Florentia srl” per salvare il titolo sportivo della Fiorentina e consentire l’arrivo di una nuova proprietà», ricorda il sito Museo Viola, ricco di dettagli interessanti sulla storia della squadra. Le cose oggi sono un po’ diverse, ma la città e la sua tifoseria sono cadute in una profonda depressione, sicché qualsiasi argomento o ragionamento semi-razionale non trova sponda. Nemmeno le parole del patron, Rocco Commisso, sono servite. L’imprenditore italoamericano ha problemi di salute che lo tengono lontano da Firenze (e che si sono aggiunti all’improvvisa scomparsa, nel 2024, del direttore generale Joe Barone), ma questo non gli impedisce di aggiornarsi su quel che succede. Comprese le voci che danno per imminente la cessione della Fiorentina. Più un desiderio di parte della tifoseria, politica compresa, che non dello stesso Commisso. «Queste voci non fanno altro che destabilizzare ulteriormente l’ambiente quando, invece, ci vorrebbe una grande compattezza da parte di tutti», ha detto l’imprenditore di origine calabrese a La Nazione. «Se avessi ragionato in questa maniera ogni volta che mi sono trovato in difficoltà con una mia azienda, oggi Mediacom non rappresenterebbe l’eccellenza che è! Tutte le aziende attraversano momenti di difficoltà ma la lungimiranza di chi guida una società sta proprio nel trarre insegnamento dai momenti bui per poter uscirne più forti. Io non ho mai mollato in nessuna delle mie attività e a maggior ragione non lo farò adesso».

Un campionato disastroso nonostante gli investimenti
Intanto la Viola continua a perdere. Domenica 2 a 1 in casa contro l’Hellas Verona. In campionato non ha ancora vinto una partita, ha appena sei punti. Un vero disastro, impensabile a inizio stagione. Soprattutto dopo tutti i soldi spesi da Commisso in questo anno. Prima per fare il Viola Park, un gioiello alle porte di Firenze, a Bagno a Ripoli, costato 121 milioni di euro. Poi per il calciomercato di quest’anno. Novanta milioni di euro spesi per riscattare e comprare giocatori. Un allenatore di esperienza come Stefano Pioli, rientrato in Italia dopo due anni a Riad, al posto di Raffaele Palladino.

Pioli, che non ha mai legato davvero con lo spogliatoio, è stato esonerato ma resta sotto contratto fino al 2028. «Per provare a capire cosa c’è dietro la crisi bisogna ripartire dall’inizio», ha detto l’ex portiere Giovanni Galli al Corriere della Sera. «L’ingaggio di Stefano, un tecnico esperto che ha vinto uno scudetto meraviglioso con il Milan, ha liberato inconsciamente i dirigenti. Avranno pensato che dopo due allenatori bravi ma giovani, come Italiano e Palladino, era arrivato il momento di rilassarsi. Una società non può mai abbassare la guardia». Ora c’è Paolo Vanoli, a rischio esonero pure lui.

«Firenze non merita questo scempio», ha twittato Matteo Renzi, ex sindaco, ex presidente del Consiglio, tifoso della Fiorentina.
La surreale vicenda del Franchi
C’è d’altronde una forte identificazione fra la città e la sua squadra di calcio. Un orgoglio di strapaese che talvolta rischia di non far vedere i limiti sia della città sia della squadra. Però questo sembrava davvero l’anno della Fiorentina, candidata ad arrivare fra le prime sei. Le motivazioni andranno scandagliate, prima o poi si capirà che cos’è successo. C’è chi ritiene che le motivazioni extracalcistiche abbiano pesato non poco. E qui si torna alla politica. Come la vicenda della ristrutturazione dello stadio Artemio Franchi. Surreale, certo.

Breve recap: Commisso avrebbe voluto pagare di tasca sua il nuovo stadio, portandolo fuori da Campo di Marte, quartiere di Firenze che da sempre ospita il Franchi. Il problema è che la politica – Comune e Regione – hanno sempre detto no. Lo stadio della Fiorentina in mano ai privati? Giammai. Per giustificare il diniego tutti, compreso a suo tempo Eugenio Giani, citavano l’eccesso di presunta megalomania di Commisso, che sul Viola Park ha messo un insegna gigantesca con il suo nome: “Rocco B. Commisso”. E allora? Uno spende 120 milioni di euro e non può neanche metterci il nome sopra? Sarà pure un’americanata, come dice qualcuno, ma Firenze ci campa con le americanate da sempre. La città è un’immensa Disneyland da visitare in un giorno e mezzo, da troppi scambiata per un immaginario gabinetto a cielo aperto per espellere i propri malesseri, che male avrebbe fatto una scritta sul nuovo Franchi o come si sarebbe chiamato? Sicché i lavori di ristrutturazione, necessari per rendere più sicuro lo stadio, sono cominciati senza i soldi di Commisso. La Fiorentina, che paga l’affitto al Comune per giocare al Franchi, affronta gli avversari in uno stadio che è un cantiere e ha la metà dei posti rispetto ai 40 mila previsti (gli altri sono inagibili). Il che non è certo un aiuto allo spirito di una squadra che avrebbe bisogno del sostegno dei suoi tifosi non a mezzo servizio. L’anno scorso, con lo stadio mezzo vuoto per via dei lavori, la squadra arrivò sesta con 65 punti. Sembra un’altra epoca, quando la Fiorentina sembrava avere ancora una prospettiva solida.










































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